Il mistero di Firenze

A volte, noi si adopera l’Oltrarnometro, per misurare il mondo, ma ammetto che a volte funziona davvero solo per l’Oltrarno.

Ron è un pittore irlandese di paesaggi, che ho conosciuto una mattina su ai bastioni mentre tiravamo con l’arco.

L’irlandese vede come luoghi meravigliosi, gli stessi che tanti fiorentini vedono come il luogo dove parcheggiare i propri Suv.

Così l’abbiamo invitato a dipingere il Carmine da dentro il Giardino Segreto, una prospettiva che è negata ai mortali comuni.

Oggi ha voluto regalarci il quadro che ha dipinto, e ha organizzato una festa a casa sua, che è così piccola che giacche e borse si lasciano fuori nel giardino.

Immaginate attorno all’umida ma ordinatissima buca dove abita, un bosco sterminato di cipressi, altissimi e neri sotto la mezza luna e le nuvole spinte dal vento gelido.

E’ un’immensa proprietà, che appartiene tutta ai Von H., calati vagamente dal Nord.

Ed ecco gli ospiti.

Thomas è grande e grosso, parla un British così veloce che anche gli anglofoni fanno fatica a stargli dietro, ha passato la giornata ad abbacchiare gli ulivi, poi ci dice che è nato a Roma.

E’ uno della famiglia dei B., che sono entrati per matrimonio nel terreno dei Von H.

Scopro che il babbo o il nonno di Thomas è nato anche lui a Roma nel 1910, figlio di americani che discendevano dai primi puritani a sbarcare negli Stati Uniti, e che aveva scritto un libro dal significativo titolo, A Cosmopolite’s Journey.

Poi arriva Gianni, il giardiniere, che non è fuori luogo, perché Firenze è esattamente  questo, e racconta delle olive che ha raccolto, e si parla del vento e del ghiaccio e del caldo.

C’è S., giovane e bella, che è arrivata dall’Australia e vorrebbe fare l’illustratrice di racconti per bambini, e ci parla del Clochard dei Libri, che dormiva per strada sotto casa sua e poi è scomparso.

Suonano alla porta W. e S., una settantina d’anni a testa.

Lui violinista canadese, lei storica dell’arte inglese che si occupava dello straordinario intrico di donazioni papali di quadri nel Seicento, solo che sta perdendo la memoria e lui, le fa da interprete (sa solo dirmi, “tu somigli tanto a mio fratello!”, e la cosa un po’ mi commuove).

Lo fa con una dolcezza e una capacità di trasformare la tragedia in qualcosa di leggero, che conoscevo solo tra gli inglesi.

Arriva un vero Von H.

Mite e gentile anche lui, e gli dico, ma il tuo cognome l’ho già sentito, non è quello di uno dei più famosi teologi cattolici del Novecento? Gente così cosmopolita da essere subito fuggita dalla Germania nazista…

“E’ vero, da allora siamo tutti diventati cattolici… Era il fratello di mia nonna, ma io sono nato in Kenya

dove suo padre che aveva sposato una famosa attrice inglese lavorava nella polizia.

A., che viene dall’Indonesia, parla poco, ma siccome in quella compagnia, tutti siamo uguali e ci trattiamo con affettuoso rispetto, racconta alla fine anche lei, di come è venuta a Firenze per cercare di imparare a dipingere.

Arriva poi una coppia dall’accento americano.

Entrambi cantanti lirici nel tempo libero, lei viene dal Pakistan ma è cresciuta a Dubai, e porta un antico nome arabo per usignolo, che non è bulbul ma un altro: un nome quinquilettero, cosa assai rara.

Mentre beve il bicchiere di Chianti (il vino è ciò che di più iranico vi sia), ci dice che il suo nome colpisce sempre gli arabi e i persiani, e così abbiamo occasione di parlare di poesia persiana.

Poi la D., che viene anche lei dall’Australia e vagamente canta e si occupa di giardini, racconta del suo amico serbo, che ha creato una compagnia di pittori di icone, e sono tutti alti, e lei dice come è stata felice a vedere tanti maschi più alti di lei, e ridiamo tutti.

Iniziano a raccontare aneddoti folli di passaporti e di frontiere, argomento su cui ognuno di loro è più che esperto.

Ridendo, il violinista canadese ci racconta di come ha ottenuto il passaporto italiano e quindi potrà entrare nel nostro Giardino Segreto senza problemi. E poi tutti ci accorgiamo che il passaporto, in questo contesto, non c’entra niente, che per entrare nel Giardino Segreto ci vuole qualcosa di totalmente diverso.

A un certo punto entra nella casa una gatta tigrata, che saluta ciascuno di noi, e scopriamo che quasi tutti abbiamo gatti, e mi viene improvvisamente in mente l’immensa testa di gatto in marmo, vecchia di due millenni, che avevo visto la mattina stessa nel Cenacolo di Santo Spirito: occhi spalancati e vivi.

Anche qui, hanno occhi spalancati e vivi: tutti sanno ascoltare, nessuno prevarica l’altro.

Intuisco qualcosa della differenza tra un sistema capitalistico e un sistema aristocratico, come quello fiorentino.

L’arricchito che si è costruito camminando su una montagna di cadaveri, ha bisogno di distinguersi sempre dal misero,e quindi è una schifezza in partenza e in arrivo.

Ma l’aristocratico, che si pone istintivamente alla pari con l’ultimo, stenta a immaginarsi cosa significhi il dolore e la rabbia e la cattiveria di chi si trova senza nulla: ne parlavamo l’altro giorno con qualcuno che si era messo a discutere con il Marchese Supremo in persona, che per un certo periodo ha deciso i destini di buona parte dell’Italia.

Il Marchese Supremo, per consenso unanime, è una persona buona; ma non potrà mai capire cosa voglia dire trovarsi senza casa, sfrattato, senza lavoro.

Non so ancora bene cosa dedurre da tutto ciò, se non che la faccenda delle migrazioni e delle classi non rientra proprio negli stereotipi, né di destra né di sinistra.

Come è difficile orientarci nella faccenda dei cosmopoliti, che in fondo sono gli eredi del sacro romano impero , di quello austroungarico, di quello ottomano, di quello britannico.

Nel bene e nel male, ma in fondo, a noi interessa soltanto trovare tracce del bene, che non ha senso perdere i pochi attimi di vita che ci restano a letihare.

Il senso di cercare il meglio, lo spiegava meravigliosamente la D.,

“ogni volta che mi dicono che la mia gatta è morta  a vent’anni, tiro un sospiro di sollievo, vuol dire che la mia vivrà ancora qualche anno!”

E’ facile capire alcuni cognomi, non c’è nulla da nascondere, ma per favore se li indovinate, non li tirate fuori nei commenti, Google non perdona.

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27 Responses to Il mistero di Firenze

  1. PinoMamet says:

    La Toscana è diversa, ma è un po’ quello che dicevo quando scrivevo che, da queste parti, il “sistema della campagna” aveva mantenuto dei lavori diversi (aristocratici) rispetto al “sistema della città” (borghesi).

    Poi qua mi risulta- almeno a giudicare dalle realtà cghe conosco, almeno la mia famiglia paterna e i suoi luoghi- una discreta classe media, e una discreta mobilità in alto e in basso, all’interno dei due sistemi economico/valoriali: che però restano distinti (certo, si può passare anche dall’uno all’altro).

    PS
    forse l’ho già scritto, ma conosco una persona il cui… bisnonno? qualcosa del genere, era un buttero toscano statunitense, cioè, un cowboy (nel senso proprio di mandriano) americano che venne (per motivi normai impossibili da ricostruire) in Italia e continuò a fare lo stesso lavoro in Maremma.
    sui documenti USA alla voce professione c’era proprio “cowboy”.

    • PinoMamet says:

      “valori” non “lavori”. Ma l’anagramma è significativo.

      • MOI says:

        Sì, anagramma significativo … tipica frase da Umarell in pensione “finalmente faccio i lavori che mi pare a me e non più dei lavori che gli pare a qualcun altro !”

        Penso che dia un buono spunto di riflessione.

  2. MOI says:

    Visto che l’ Oltrarno è così cosmopolita (ma senza “sradicare” …), be’ … non sarà OT accennare una cosa sull’ India 😉 !

    Ho visto (c’è solo in Hindi sottotitolato in Italiano, ed ero purtroppo l’unico ad averne bisogno in sala) il recente film “Thugs of Hindostan” e volevo segnalarvi un paio di cose:

    Avete presente la polemica sulla “negra” Indiana in Friuli ?! Be’: non so che parola fosse in Hindi, ma … gli Inglesi venivano definiti come “Uomini Bianchi”, e questo mi ha sorpreso. Però, poi,mi chiedo: che abbiano interiorizzato il non-politically correct “Brownies” ?!

    Del resto, c’è una contraddizione narratologica sul fatto che i “Thugs” (qui i Buoni, di una Resistenza … insomma: l’ AntiSandokan 😉 !) sono SuperGuerrieri (Principessa simil-Lady Oscar di turno Girl Power più che compresa 😉 …) quasi al limite del SuperEroistico, tanto Epos !

    mentre gli Inglesi Cattivi sono dei Pipponi, combattenti di livello infimo ! … E allora come accidenti han fatto a conquistare lo Hindostan, e a tenerlo sotto il proprio tallone ?! 😉

    Mostrano anche i “Traditori” insidiosi dell’ Esercito Indigeno … ma oculatamente NON mostrano che rispetto alla brutalità delle Sistema delle Caste, effettivamente per i meno Fortunati il Dominio Britannico potesse essere il “Male Minore” (in senso Democristiano Italiano 😉 … )

    • Per Moi

      Mostrano anche i “Traditori” insidiosi dell’ Esercito Indigeno … ma oculatamente NON mostrano che rispetto alla brutalità delle Sistema delle Caste,”

      Interessante.

      Un film deve sempre rappresentare dei “buoni” e dei “cattivi”, e immagino un film di Bollywood lo faccia il doppio.

      Il problema è che in India, gli inglesi non furono affatto particolarmente cattivi; erano pochissimi in un paese immenso e credo sia stato uno dei regimi meno corrotti della storia indiana.

      Quando gli inglesi erano razzisti, la cosa prendeva più che altro la forma di dignitoso distacco dagli “indigeni”; e quando non erano razzisti, non sognavano di fare alla francese, “civilizzando” la gente.

      Era il sistema economico in cui erano inseriti che fu devastante, distruggendo l’agricoltura e l’artigianato e facendo morire milioni di fame: anche durante la Seconda guerra mondiale, l’Inghilterra riuscì a nutrirsi anche grazie alla morte di circa tre milioni di bengalesi.

      Ma capisco che sia difficile fare un film su un sistema economico.

      • MOI says:

        https://www.youtube.com/watch?v=zI-Pux4uaqM

        il trailer, solo in Hindi senza sottotitoli … cento milioni (!) di visualizzazioni in un mese (!) , il ché ci dà un’ idea delle proporzioni demografiche odierne. Ah, dura 2 h e 45 min … ma nel “Kasaloristan” 😉 è considerato medio-breve !

        PS

        Si noti, oltre al resto simil-Hollywood, il simil-Jack Sparrow al Curry 😉 …

        • Roberto says:

          Il simil jack sparrow è abatantuomo!

          Curiosi questi effetti scenici da B Movie degli anni 70 (guarda la torre che cade), una costante dei film di Bollywood. Curiosi perché Bollywood è un’industria gigantesca, possibile che non trovino soldi ed idee per fare una cosa più interessante? O forse nella loro estetica il balletto e i primi piani primeggiano di tutto il resto?

          • PinoMamet says:

            Credo che in effetti ci sia questo sotto, poi probabilmente c’è anche una questione di gusto, ma non sono addentro ai meccanismi di Bollywood.

            Ne vidi uno stranissimo in cui un poliziotto muscolosissimo risolveva una situazione complicata a suon di pugni, a metà tra Bud Spencer e i duri di Hollywood, però con dentro una love story con balletti e canzoni, e intermezzi slapstick in cui un personaggio dell’India del Sud (ricciolone e con accento incomprensibile) serviva da spalla comica…
            boh?? valli a capire!

    • PinoMamet says:

      peraltro alcune scemenze del sistema delle caste furono inventate proprio dagli inglesi…

  3. Lucia says:

    Però il giardino è ben poco segreto,se avete perfino riconoscimenti a livello internazionale..non che sia un male, anzi complimenti!

  4. MOI says:

    (il vino è ciò che di più iranico vi sia)

    ———

    … o forse sarebbe meglio dire “Persiano” , per “disislamizzare” [un Rumi Jallauddin, per quanto gran Poeta, NON fa Primavera …) 😉 il concetto ?

    • PinoMamet says:

      Ma Iran non è un nome particolarmente islamico, è sostanzialmente un sinonimo di “persiano” nel suo senso più esteso (“ariano”, propriamente).

  5. MOI says:

    A proposito, di “Cosmopolitismo” … come saprete, adesso l’ Impero Romano solletica l’ Immaginario (un tempo Fascistissimo) di Sx (la Sx Liberal Americanizzata, ovviamente: quella egemone !) in positivo: con tanto di proclama di non so quale o quali Imperatore o Imperatori “Proto-Obama” 😉 Honoris Causa ! Cmq … Basta(va)no origini “sotto Lampedusa” e già si è “negh …” ; pardon: “ner…” ; pardon: “di col …”; pardon : “Pi-O-Ssì” [PoC] !

    A ulteriore dimostrazione che gli “Strommen”, i “Cerripicchi” e tutto il resto _ non senza qualche spruzzatina di “Féich Gnus” q.b. … _ ci possono essere anche nella Storia, NON solo nell’ Attualità !

    • PinoMamet says:

      ?
      Non so a cosa ti riferisca riguardo alla “moda dell’Impero Romano”, che non mi è ancora pervenuta.
      L’ultimo imperatore italico nato in Italia mi risulta Nerva, dopodiché furono tutti provinciali di nascita o di origine o entrambe le cose. Imperatori “neri” non mi risultano, anche se ovviamente nell’impero vivevano anche dei neri.

      Ho letto di non so quale documentario o servizio TV o su internet (boh?) per il pubblico infantile/giovanile in Inghilterra (non ci ho prestato troppa attenzione, scusa) in cui un personaggio romano realmente esistito, vissuto lassù, è rappresentato come un nero.

      Gli interventi di chi lo trovava discutibile sono stati subito etichettati come razzisti (a torto, nella maggior parte dei casi), e l’intervento di una studiosa locale, che ha sostenuto che invece la rappresentazione è “fairly accurate” perché il signore in questione era nato in Africa (a me sembra un po’ “stiracchiare la coperta” ma vabbè).

      • MOI says:

        Ma infatti, è una roba “In Fieri” : cerca “impero romano” in combinazione con “multietnico” e “multiculturale” …

        Che dire ? Be’, lo era, per certi versi, ma non per altri. Soprattutto: sono categorie da lettura anacronistica, entrambi razzismo biologico (roba da Fine Settecento-Inizio Ottocento agli Anni Quaranta, max Cinquanta) e antirazzismo / inclusivismo /politically correct (roba da Anni Sessanta in poi, sempre meno culturalmente d’élite …) .

        SE si deve studiare la Storia in ottica dicotomica “Fasci VS Zecche” … meglio NON studiarla !

        • MOI says:

          In ogni caso, ‘sta roba degli AfroAmericani che i Personaggi Storici da Lampedusa in giù sarebbero “Tutti dei Loro” e chi ha da ridire, perfino se portando fonti antiche, è razzista … ha ” reso” . 😉

          C’è da qualche parte qualche Africanista, tipo la “tua” Giornalista Inglese, convinto che gli Antichi Romani abbiano sfasciato i nasi delle statue e monumenti dell’ Antico Egitto … perché non sopportavano che fossero troppo”camusi” per morfologia genetica.

          • MOI says:

            Questa dei nasi Egizi , almeno in Italiano, l’ ho letta per la prima volta da Jacopo Fo …

            • PinoMamet says:

              Non mi stupisce… era quel clima culturale della sinistra italiana anni Novanta “volevamo essere gli anni Settanta”, per il quale qualunque scemenza andava bene, senza bisogno di controllare, purché andasse contro il presunto “sistema” (che aveva smesso di esistere da un pezzo);

              credo abbia aperto la strada ai vari complottismi e sciechimichismi.

              • Z. says:

                Temo che tu non abbia tutti i torti.

              • roberto says:

                altro che “non hai torto”, hai perfettamente ragione

                molto clazante anche la definizione
                “sinistra italiana anni Novanta “volevamo essere gli anni Settanta””

        • PinoMamet says:

          L’idea tipicamente afro-americana che gli Egizi fossero tutti neri cade di fronte alla banale constatazione che gli Egizi antichi, che conoscevano benissimo i neri, li raffiguravano diversi da loro…
          e per inciso, raffiguravano diversi anche i “libici” (tutti quelli a ovest del Nilo) che erano raffigurati chiari e con i capelli rossi (come molti berberi di oggi…)

          ciò non toglie che effettivamente l’Egitto abbia avuto delle dinastie nubiane, cioè sudanesi per dirla alla moderna, e sicuramente nere.

          ma come al solito, la moneta cattiva scaccia quella buona, e l’orgoglio e la divulgazione di cose fittizie (“gli antichi egiziani erano tutti neriiii e i bianchi cattivi non lo vogliono dire!”) impedisce l’orgoglio e la divulgazione di cose vere (“l’Africa nera ha delle antiche civiltà autentiche, con scrttura, arte e così via”).

          • paniscus says:

            “L’idea tipicamente afro-americana che gli Egizi fossero tutti neri cade di fronte alla banale constatazione che gli Egizi antichi, che conoscevano benissimo i neri, li raffiguravano diversi da loro…”
            ———————-

            Citofonare Mary Lefkowitz, che una ventina d’anni fa si beccò denunce e guerre mediatiche (e ancora non c’erano i social che ci sono oggi) per aver smentito il mito afrocentrista che Cleopatra fosse nera…

            L’ho anche conosciuta di persona, adesso è ultraottantenne ma mi risulta che sia ancora in gamba.

            • PinoMamet says:

              La povera Cleopatra (quella famosa) era di origine greco/macedone e (probabilmente) egizia, e gli storici antichi ci fanno sapere che era poliglotta e di affascinante conversazione, e, a parte che si fa raffigurare anche con la caratteristica parrucca delle nobili egizie, da nessuna descrizione, statua o immagine risulta avere lineamenti particolarmente “neri”.

              A giudicare da qua sembra palliduccia anzichenò:
              https://it.wikipedia.org/wiki/Cleopatra#/media/File:Venus_and_Cupid_from_the_House_of_Marcus_Fabius_Rufus_at_Pompeii,_most_likely_a_depiction_of_Cleopatra_VII_(2).jpg

              • paniscus says:

                “La povera Cleopatra (quella famosa) era di origine greco/macedone ”
                ———————-

                …e oltretutto apparteneva a una dinastia tradizionalmente incestuosa (peggio dei Targaryan, o come cavolo si scrive, del “Trono di Spade”), in cui tutti si sposavano tra fratelli e sorelle, e se proprio uno voleva fare l’anticonformista trasgressivo estremo, si sposava con la cugina.

                Ignoro se questa tradizione fosse dovuta all’ossessione patologica per la purezza del sangue nobile e alla convinzione che nessuno fosse nobile quanto loro… o piuttosto alla paura che, facendo sposare le figlie femmine con uomini di altre famiglie, i nipoti da parte di madre potessero rivendicare diritti al trono per conto di un’altra dinastia concorrente.

                In ogni caso, se i nonni e bisnonni di Cleopatra erano greco-macedoni, e se in tutte le generazioni intermedie si erano sposati tra parenti stretti, è piuttosto improbabile che si fossero mescolati con africani neri.

              • PinoMamet says:

                Penso che influisse effettivamente l’ossessione per mantenere il potere in una cerchia piuttosto ristretta (come anche in certe dinastie imperiali romane), l’eredità della tradizione egizia precedente, e poi anche forse un certo libertinaggio ai limiti della promiscuità.

                La madre della Cleopatra “famosa” è ignota e, leggo su Wikipedia, è probabile che fosse egizia, forse di una famiglia nobiliare/sacerdotale, ma è materia di speculazione.

            • PinoMamet says:

              Grazie per la segnalazione della Lefkowitz!

              Il titolo “Not Out of Africa: How Afrocentrism Became an Excuse to Teach Myth As History” mi sembra molto promettente, perché (sicuramente molto meglio di quanto possa fare io) mi pare dire quello che intendo io nel mio piccolissimo.

              Divertente anche la sua polemica con un tale che sosteneva che Aristotele avesse “rubato” il suo sapere dalla Biblioteca di Alessandria: che (a parte contenere per la stragrande maggioranza opere scritte in greco) è stata fondata dopo la sua morte…

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