Crisi di astinenza da crescita

Seguo la straordinaria manifestazione che si è svolta ieri a Torino a favore del TAV.

Alla testa di tutto, c’è la Confindustria:

“Confindustria ribadisce “con forza l’assoluta necessità di completare i lavori della Tav”. E annuncia “che proprio a Torino convocherà un Consiglio generale straordinario allargato alla partecipazione dei Presidenti di tutte le Associazioni Territoriali d’Italia per protestare insieme contro una scelta, il blocco degli investimenti, che mortifica l’economia e l’occupazione del Paese”.”

Leggo su Repubblica la composizione, invece, della piazza:

“Il sit-in è stato promosso dall’associazione “Sì Torino va avanti” e da “Sì lavoro”, legata a Mino Giachino, ex sottosegretario ai Trasporti del governo Berlusconi, che ha lanciato una petizione online arrivata a più di 65mila sottoscrizioni. Hanno aderito il Partito democratico, i moderati, Forza Italia e anche la Lega, nonostante il partito di Matteo Salvini governi insieme al Movimento 5 Stelle che intende bloccare i cantieri e ha annunciato l’analisi costi benefici per l’alta velocità.

In piazza anche i Radicali e Fratelli d’Italia, che raccolgono firme per due referendum.”

Casa Pound, che è ovviamente fortemente schierata dalla parte delle Opere che Fanno Grande l’Italia, all’ultimo momento ha deciso di non scendere direttamente in piazza,

«Pur condividendo le legittime proteste degli amici del No Ztl non intendiamo manifestare formalmente con il Partito Democratico e il circuito di poteri forti che la sinistra rappresenta».

Mettiamo da parte per un momento i pareri sul valore o sul pericolo dell’opera in sé, e partiamo dalla parolina che meno vi avrà colpiti: “gli amici del No Ztl“.

Non è solo in Oltrarno che le cose piccole permettono di cogliere la chiave di quelle grandi: no Ztl, cioè i commercianti che sotto l’egida di Casa Pound si stanno battendo perché il flusso di auto nel centro della città non si fermi nemmeno per un istante.

Auto prodotte con frammenti provenienti da tutto il mondo, che trasformano il petrolio ricavato dai deserti arabi in veleno per i nostri polmoni e in gas serra e tutto il resto. Va da sé che i No Ztl si battono soprattutto su Facebook regalando i propri profili al signor Zuckerberg, quindi tranquilli, non sono antisemiti.

Benzina e sottoprodotti portano un momentaneo sollievo alla crisi, che somiglia piuttosto a una crisi di astinenza. E certamente hanno ragione i piccoli commercianti a sentirsi addosso il fiato della morte addosso.

Però tutta la sciarada di ieri diventa più comprensibile, se partiamo da questo concetto: la crisi da astinenza da crescita. E’ chiaramente il motivo della scelta della Confindustria, ma anche di tutte le piccole realtà a scendere, giù giù fino ai Fratelli d’Italia.

Insomma, stiamo parlando qui di politica vera e non solo di politica spettacolo, per questo si mescolano tra di loro i giocatori delle varie squadre.

Apriamo una parentesi.

Nel 1936, Daniel Guérin scrisse Fascisme et gran capital, pubblicato in italiano come Fascismo e gran capitale dall’amico Roberto Massari.

Guérin, osservando da vicino la nascita del fascismo e del nazismo, aveva osato fare ciò che oggi i furbi evitano accuratamente di fare: dare una definizione falsificabile di fascismo.

Con molti esempi calzanti, Guérin diceva che gli imprenditori dell‘industria pesante, in particolare metalmeccanica, godevano di un enorme potere, strettamente legato agli appalti statali, perché dallo Stato ricavavano sia le infrastrutture che gran parte delle loro commesse.

Dallo Stato l’industria pesante aveva ottenuto la più Grande Opera Inutile e Imposta di tutti i tempi, la prima guerra mondiale.

Dall’altra parte, c’era l’industria leggera (segnatamente quella tessile della Toscana, che lui evidentemente conosceva bene), che non aveva bisogno di Grandi Opere, ma di traffici internazionali; era molto meno dirigista, non era legata allo Stato; e cercava di mediare nello scontro con i lavoratori.

Con la fine della pacchia (cioè della Grande Strage), l’industria pesante si trovava in una crisi paurosa: quando non c’è più da ammazzare, non ti comprano più le bombe.

A lungo termine, la soluzione più semplice sarebbe stata quella geniale adottata dagli Stati Uniti nel 1945: “facciamo altri ottant’anni di guerra, ovunque sia!”

Ma nel 1919, gli operai – che avevano goduto di una piccola pacchia anche loro – pretesero di avere il controllo sul luogo dove passavano la maggior parte delle loro vite da svegli. 

Fu a quel punto che la Confindustria decise di finanziare lo squadrismo fascista.

Ma siccome la crisi si faceva dura, si aggregarono anche l’industria leggera, e tutto il mondo agrario.

Questa analisi del fascismo, a ottant’anni di distanza, presenta diversi problemi.

Intanto Guérin era un latino, e all’epoca solo anglosassoni e germanici intuivano qualcosa del vero problema del mondo, la catastrofe ecologica in preparazione.

Poi, esiste oggi una “industria pesante” e una “industria leggera” in Italia?

Come facciamo a distinguere capitali che girano vorticosamente per il pianeta su computer, e definirli “italiani” o “americani” o magari “nigeriani”?

In un mondo di anziani, esistono reduci ventenni fuori di testa per aver passato tre anni di vita e morte in trincea?

Esistono operai che rivendicano il controllo della fabbrica in cui lavorano?

E se nel 2018 cerchi l’olio di ricino, vai su Amazon e trovi questo:Insomma, si fa presto a dire che stanno tornando i fascisti.

Ma fatta la tara a tutto ciò, la Confindustria esiste ancora; la crisi c’è; la crescita bisogna farla lo stesso; i lavoratori vanno flessibilizzati, globalizzati, delocalizzati, automatizzati; e almeno in Toscana, i padroni delle terre che producono il vino e i palazzi che ospitano i turisti sono i pronipoti degli stessi conti e marchesi che qui inventarono il fascismo.

Abbiamo finito di scherzare, quando si deve decidere sul serio, arrivano i produttori e decidono loro come bisogna fare.

E il momento tremendo arriva, quando compare anche il No Ztl, quando tutti i piccoli disperati spaventati dalla crisi si aggregano, e i profitti di pochi diventano la furia di tanti.

Con la differenza che gli squadristi del 1920 si limitavano a bastonare contadini e operai. Questa nuova furia crescista che non picchia nessuno e usa l’olio di ricino solo per abbellirsi le ciglia, è diretta contro la sopravvivenza della vita sull’unico pianeta che abbiamo.

Immaginatevi questa gente che si agita per un’ipotetica linea ferroviaria, il giorno che qualcuno minaccia di privarla della plastica usa e getta.

E mi dicono che Marte è proprio bruttino.

Print Friendly, PDF & Email
This entry was posted in ambiente, destre, neofascisti, riflessioni sul dominio and tagged , , , . Bookmark the permalink.

181 Responses to Crisi di astinenza da crescita

  1. Z. says:

    Sei proprio di sinistra, Miguel: se qualcosa non ti piace, fai di tutto per dimostrare che è fascista 😀

    • Per Z

      “Sei proprio di sinistra, Miguel: se qualcosa non ti piace, fai di tutto per dimostrare che è fascista”

      🙂

      A parte gli scherzi, no.

      1) Credo che una vasta parte di cose che non mi piacciono NON siano fasciste. Dall’Isis ai selfie, per capirci.

      2) Credo che Guérin avesse però buona parte di ragione, nella sua analisi del fascismo reale; e nel porre il problema di cosa succede quando il grande capitale che campa di grandi appalti, grandi infrastrutture e grandi mercati si trova in crisi. E’ effettivamente la migliore chiave di lettura della storia degli anni Venti (certo non sufficiente). Non è la migliore chiave di lettura di piccole realtà come Casa Pound, che certamente non è “la grande arma dei padroni” oggi; ma è vero che Casa Pound si ritrova in un clima in qualche modo familiare.

      • Z. says:

        Visto che qui amiamo tassonomia e nomenclatura, diciamo che il fascismo è stato nazionalismo italiano mischiato al gusto per la prevaricazione violenta.

        Che sicari e prevaricatori si mettano al soldo di chi può pagarli non è cosa che possa stupire. Che il nazionalismo sia stato l’ultimo rifugio per più di un mascalzone, men che meno.

        Identificare il fascismo con i lavori pubblici, o con i nobili fiorentini, o con Fassino, mi sembra invece più che altro un esercizio di acrobatica intellettuale 🙂

        • Per Z

          “diciamo che il fascismo è stato nazionalismo italiano mischiato al gusto per la prevaricazione violenta.”

          Sul nazionalismo, credo che ci sia un errore di prospettiva.

          Salvini è un pochino nazionalista, Andreotti lo era molto poco, Mussolini lo era di più. Quindi guardiamo indietro, ci sembra un “ritorno”.

          Il problema però emerge quando guardiamo dall’alto e non solo indietro. Vedremo allora 120 anni di nazionalismo estremo che sfociano in Mussolini, il quale non aggiunge nulla; e vedremo ancora tracce di nazionalismo che ci sembrano incredibili nei libri di scuola fino al 1968, ma anche tra i partigiani che ricordiamo si chiamavano “patrioti” e “garibaldini”.

          Ciò che rende particolare il fascismo è la coincidenza tra questo secolare sentimento nazionalista e l’interesse delle grandi imprese che in tempo di crisi avevano bisogno di ristrutturarsi a spese dei lavoratori. E questo significava ricorrere alla violenza contro gran parte della popolazione (ecco che emerge l’elemento di prevaricazione che sottolinei); significava modernizzare la produzione agricola per renderla competitiva sui mercati internazionali; significava spezzare le cooperative; significava imporre grandi appalti allo Stato, tra cui se possibile il più grande di tutti, la guerra.

          E’ storia, non è acrobazia.

          Poi si può considerare che la lettura che Guérin fa del fascismo sia troppo schematica (ma sono anch’io che l’ho ridotta all’osso), che c’erano anche tanti altri fattori: quello psicologico di tre anni e mezzo in trincea ad ammazzare e farsi ammazzare e vedere ammazzare mi sembra non da poco…

          C’era anche l’estrema frammentazione del potere sotto il fascismo, con mille piccole potenze in conflitto tra di loro, dal vecchio marchese feudatario all’ex-sindacalista rivoluzionario, dal notaio massone al teppista di strada, dall’innovatore sognatore all’imprenditore astuto, per cui è difficile parlare di una politica precisa.

          Comunque, probabilmente tu e io siamo d’accordo che Salvini è a favore delle grandi opere; e non è escluso che la Confindustria lo possa aiutare a rovesciare il governo attuale pur di ottenerle. In quel caso ci sarebbe davvero una forte analogia con il fascismo, magari con selfie e senza guerre.

          • Francesco says:

            Miguel,

            la Grande Guerra aveva coinvolto le società partecipanti più di quelle precedenti, era durata uno sproposito per quel livello di intensità.

            Aveva richiesto la trasformazione di tutto in funzione della guerra.

            Parlare di crisi per il periodo post-bellico mi pare quindi riduttivo.

            Ti faccio una domanda: perchè solo l’Italia divenne fascista già nella prima metà degli anni ’20, quando le condizioni oggettive erano simili tra tutte le nazioni europee? Questo mi incuriosce molto

            Ciao

            • Per Francesco

              “Ti faccio una domanda: perchè solo l’Italia divenne fascista già nella prima metà degli anni ’20”

              Vediamo, azzardo, parlando dei paesi che hanno avuto un forte investimento economico nella Guerra.

              La Germania aveva una struttura statale molto forte e sentita. E poi i mandanti dei Freikorps contro gli operai erano gli stessi socialisti, che quindi hanno cavalcato il “protofascismo” tedesco.

              L’Austria ha avuto in effetti la dittatura di Dollfuss, ma non so molto dell’industria austriaca.

              L’Ungheria ha avuto Horthy.

              La Francia aveva un impero, e si è rifatta economicamente sulla Germania.

              L’Inghilterra pure aveva un immenso impero come retroterra.

              Gli Stati Uniti sono un caso interessante e strano, perché nel ’19 hanno fatto la scelta esattamente contraria al ’45: hanno deliberatamente smantellato il complesso militare-industriale-pubblicitario creato sotto Wilson.

              La Russia fa caso a sé;

              in Turchia poi l’elite imprenditoriale è stata spazzata via e sostituita dai militari kemalisti e loro cugini e parenti.

              • Francesco says:

                la Francia … sarei curioso di sapere l’impatto effettivo delle riparazioni di guerra. Keynes mica aveva scritto qualcosa, iniziando a diventare famoso per quello?

                l’Inghilterra … mah, dovremmo approfondire, l’Impero era già vecchiotto, i grandi furti compiuti, non so come potesse assorbire i costi di ristrutturazione dell’economia britannica

                forse sarebbe interessante la Germania, che NON poteva all’inizio dare commesse militari, venendo invece dalla tradizione militarista prussiana

                che bello se avessi il tempo per studiare!

                ciao

      • Z. says:

        Comunque di questi tempi il nazionalismo è tornato di moda, il gusto per la prevaricazione dilaga, il dilettantismo e l’arroganza imperversano. Mi sembra tendenza diffusa in quello che chiamiamo Occidente.

        Sono cose già viste. Ma almeno in Italia c’è (tra le altre) una differenza significativa che tu sottolineasti poco tempo fa: da sette figli col fucile siamo passati a un figlio con lo smartphone.

        E la vera differenza, secondo me, non è tanto l’arma quanto il numero di figli. Se ne abbiamo sette, alcuni possono pure partire militari; se ne abbiamo uno la cosa è diversa. Non credo che la natalità tornerà a correre, né oggi né domani.

        Anche (non solo) per questo il fanatismo esaltato di oggi difficilmente farà gli stessi danni di quello di ieri.

        • PinoMamet says:

          ” il dilettantismo e l’arroganza imperversano.”

          Posso?
          L’arroganza, vabbè, non c’è bisogno di parlarne.

          Ma dopo gli anni in cui era di moda prendersela con i “professionisti della politica”, adesso i nemici numeri uno sono i “dilettanti della politica”.

          Sia chiaro, dei due gruppi, a naso, preferisco i primi: ma solo per la mia invincibile nostalgia della Prima Repubblica.

          Nulla vieta però che esistano anche dilettanti di talento…

          • Z. says:

            Pino,

            — Ma dopo gli anni in cui era di moda prendersela con i “professionisti della politica”, adesso i nemici numeri uno sono i “dilettanti della politica”. —

            Per adesso, in Italia, mi sembra che il disprezzo per i “professionisti della politica” viaggi a gonfie vele e così l’amore per i “dilettanti”. Entrambi i fenomeni sono dotati una maggioranza solida e di ampio consenso popolare.

            Il che però non toglie che la fase che descrivi prima o poi verrà, e probabilmente verrà quando sarà ora di riattaccare i cocci.

            Non dico che non possano esserci dilettanti di talento, per carità: solo non ne ho ancora visti, e sarà il mio pessimismo ma non credo ne vedremo. Spero di sbagliarmi.

          • PinoMamet says:

            Boh, forse frequentiamo categorie diverse… io sento e leggo continuamente lamentele contro gli “incompetenti”.

            Il lato positivo è che in questo modo stanno venendo tutti nel mio carrugio, e tra dieci anni il mio partito
            (potrei chiamarlo Illiberalealtissimo o Lonorevoledemita) sarà il primo partito 🙂

            • Roberto says:

              Mi sa che quando i politici sono professionisti non vanno bene e quando sono dilettanti non vanno bene

              Io ho sempre pensato che la politica sia una professione e che ci vogliano dei professionisti

              • Per Roberto

                “Io ho sempre pensato che la politica sia una professione e che ci vogliano dei professionisti”

                Il problema è che non è una professione neutrale.

                Sono amministratori competenti che hanno saputo trasformare tante periferie in ordinati casermoni neobrutalisti https://www.city-journal.org/html/architect-totalitarian-13246.html; che negli Stati Uniti hanno pensato che fosse più efficiente creare scuole enormi serviti da giganteschi parcheggi; che hanno inventato il concetto di zonizzazione…

                Forse sarebbero stati da preferire amministratori incompetenti.

              • roberto says:

                gli incompetenti avrebbero fatto la stessa cosa ma costruendo le scuole con la sabbia…..

                il competente magari insieme alla scuola crea una rete di bus scolastici perfettamente organizzata.
                non lo fa lui di persona, non è un mobility manager, ma ascolta i cittadini, rielabora (perché i cittadini sono tanti, hanno interessi spesso incompatibili fra loro, e a volte hanno desideri non che si scotrano con ecologia, fattibilità, tecnologia eccetera), trasforma le idee in realtà.

                la rielaborazione ovviamente non è neutrale, il politico di destra e quello di sinistra daranno allo stesso problema risposte diverse.

              • roberto says:

                su le corbusier,
                ti invito a spendere una mezz’oretta su questo sito degli abitanti della cité radieuse

                http://www.marseille-citeradieuse.org/cor-cite.php

              • werner says:

                Miguel, gli errori di cui parli sono principalmente dovuti a paradigmi urbanistici in voga in certi posti e in certi tempi. E vennero ripetuti da politici competenti e incompetenti senza grosse distinzioni.

                Per un esempio degli effetti prodotti dai politici incompetenti io guarderei alla gestione dei trasporti pubblici si Bologna. Tanti soldi spesi e risultati quasi a zero.

                https://cityrailways.com/il-solito-tram-tram-trentanni-di-giravolte/

              • roberto says:

                iniziando da qui magari

                http://www.marseille-citeradieuse.org/cor-vivre.php

                Le Corbusier comprit que, dans un village, il existe un lien entre les habitants qui se perçoivent comme membres d’une certaine communauté.
                Entre eux existe un lien ce n’est pas le cas dans nos villes actuelles ou les habitants sont trop nombreux, se sentent dispersés sans liaison entre eux.
                Proposant des habitations d’environ 300 familles, il voulut établir entre elles ce sentiment de faire partie d’une même équipe. Il créa ainsi une unité sociale.
                Les quelques unités d’habitation réalisées ont confirmé cette convivialité.
                Dans chacune d’entre elle s’est créé spontanément entre les habitants un lien surtout culturel. Chaque famille garde son indépendance et sa liberté. Mais entre les familles se crée spontanément une liaison éprouvée et pensée par les habitants. Chacun se situe dans la société comme un membre d’une sorte de communauté.
                Le Corbusier attache une très grande importance à cette unité. C’est pour cela qu’il nomma ces nouveaux immeubles des unités d’habitation.

              • Per roberto

                “Proposant des habitations d’environ 300 familles, il voulut établir entre elles ce sentiment de faire partie d’une même équipe. ”

                Credo che l’essenza per una comunità sia la diversità, una diversità tale da tendere a una sorta di autosufficienza aperta.

                Dove ci sono classi sociali diverse, mestieri diversi, case fatte anche visivamente in maniera diversa, attività economiche raggiungibili a piedi e variegate, un minimo di autosufficienza anche alimentare.

                Certo, in una comunità di persone che fanno sostanzialmente la stessa vita, nascono forme di solidarietà: gli operai storicamente erano poco portati alla concorrenzialità, avevano un’infinità di aneddoti in comune, e presumo sia questo tipo di comunità di cui si parla con Le Corbusier.

              • roberto says:

                infine, credo che sarebbe interessante confrontare le corbusier con tutto quello che è stato costruito nel dopoguerra in europa in generale ed in francia in particolare
                (dico francia in particolare pensando alla massa di gente che è arrivata in francia dalle ex colonie negli anni 50 e 60)

              • roberto says:

                werner

                “Tanti soldi spesi e risultati quasi a zero”

                se posso, da semplice utilizzatore, credo che a bologna siano riusciti a peggiorare il trasporto pubblico rispetto a quello che era quando ci vivevo (15 anni fa)

              • werner says:

                Peggio mi sento.

                Su Le Coubusier mi chiedo come sia possibile che i suoi emuli pur osannandolo e studiando ogni dettaglio delle sue opere, abbiano ignorato il nodo della questione:

                dans un village, il existe un lien entre les habitants qui se perçoivent comme membres d’une certaine communauté.
                Entre eux existe un lien ce n’est pas le cas dans nos villes actuelles ou les habitants sont trop nombreux, se sentent dispersés sans liaison entre eux.

            • paniscus says:

              “credo che a bologna siano riusciti a peggiorare il trasporto pubblico rispetto a quello che era quando ci vivevo (15 anni fa)”
              ——————

              Ah, perché… pensi che sia successo solo a Bologna?

          • Francesco says:

            Pino,

            anch’io avevo qualche speranza sui dilettanti di talento, poi ho visto tutta la parabola di Silvio e Umberto e mi sono fatto persuaso che la professionalità sia una base imprescindibile.

            Non basta, sennò la Prima Repubblica e i Socialismi Reali non sarebbero finiti come sono finiti.

            Ma serve eccome

            Ciao

  2. Peucezio says:

    Miguel,
    “Mettiamo da parte per un momento i pareri sul valore o sul pericolo dell’opera in sé, e partiamo dalla parolina che meno vi avrà colpiti: “gli amici del No Ztl“.”

    Invece è la prima cosa che mi ha colpito.
    Strano però che tu, così critico, come me d’altronde, verso la gentrificazione e musealizzazione dei centri storici e dei quartieri, non provi un moto di gioia leggendo le cinque letterine “No Ztl”.
    Le Ztl sono la tipica espressione dei centri che diventano turistici, vetrine finte e fighette dove non si vive più, ma sono solo sfondi commercializzabili, come cartoline illustrate.
    Nei luoghi vissuti i bambini giocano a pallone, i bidoni traboccano di immondizia, le macchine passano caoticamente dappertutto e te le trovi in tripla fila, la gente forma crocchi, parla, interagisce, si infila nei “bar degli autoctoni” di oltrarnina memoria, conosce i negozianti del quartiere, i clacson suonano e formano un tutt’uno con le imprecazioni nella parlata locale.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Mai visto auto mollate in tripla fila dove i bambini giocano a pallone in mezzo al traffico. E mai sentito imprecazioni lanciate da crocchi assemblatisi sulla linea di mezzeria tra le macchine strombazzanti.

      Ma il problema di voi milanesi è che non avete un vero centro storico 😀

      • Francesco says:

        certo, non siamo mica un paesotto!

        ah, da noi è pieno di ZTL ma anche di vie con auto in doppia fila, in gioiosa attesa che ci scappi il morto

        e lo sfondo è identico, negozi e passanti

        il resto forse c’è nei quartieri più periferici

        • PinoMamet says:

          Ah, quindi Parigi è un paesotto. Mo’ me lo segno.
          😉

          • Francesco says:

            Loro avrebbero un centro? moh me lo segno, che avevo proprio letto il contrario

            • Mauricius Tarvisii says:

              Hai presente la zona dove si trova Notre Dame insieme ad un mucchio di altre cose? 😀

            • Roberto says:

              Beh si, gli arrondissements 1-7 penso proprio che possano essere definiti centro.
              Poi dipende da cosa intendiamo per centro

              • Francesco says:

                Ecco: è UN posto o mille posti a cui diamo un nome collettivo ad minchiam?

                Giusto per capirci

    • PinoMamet says:

      Mmm però bambini che giocano a pallone, e macchine che passano caoticamente, non vanno troppo d’accordo.

      Se sei bambino magari te ne freghi, se sei automobilista con un minimo di coscienza un po’ di attenzione ce la fai, se sei genitore è finita: via il bambino dalla strada, e dritto nella noiosa palestra o corso di inglese.

      è un po’ la faccenda che volevo scrivere a Francesco sulla scuola di don Milani: poi è venuto un intervento troppo lungo e non l’ho postato (proverò a sintetizzare poi).
      Cioè, alcune cose funzionano in materia semplice e spontanea in alcune realtà, molto piccole.

      Quando sono grandi, per forza di cose, c’è bisogno di regole. Ed è finito il divertimento.

      Negli anni ’50 e ’60, boh, le macchine saranno andate più piano. Ce n’erano un po’ meno. Erano sicuramente più piccole (confronta un’utilitaria di oggi con una di 40 anni fa… è il doppio!).

      Gli orari erano diversi, i negozi erano diversi, erano diverse le cose che ci si comprava dentro e chi lo faceva. Era tutto diverso.

      Anche a me, come sai, piacerebbe tornare in qualche modo a quell’epoca, ma è impossibile.

      le Ztl sono lo specchio di una situazione come è già.

      Ripeto per l’ennesima volta il titolo apparso in una delle due cittadine vicine che frequento (vivo-lavoro) quando hanno fatto la Ztl dopo che quasi tutti i negozi si sono trasferiti nel vicino outlet:
      “hanno fatto un deserto, e lo hanno chiamato centro”.

      • Francesco says:

        a Milano era quello che dicevano PRIMA della ZTL

        poi hanno smesso perchè era troppo ridicolo rispetto alla realtà

        ma abbiamo un bel giro di mezzi pubblici, in centro, a Milano, anche se non abbiamo un centro

        😀

        • PinoMamet says:

          Quando vuoi difendere Milano sei commovente.

          Comunque è vero: a Milano i mezzi pubblici funzionano abbastanza bene.

          • Francesco says:

            sai che non ho capito? ho solo detto che la zona C a traffico limitato non ha affatto ucciso il centro, come dicevano le destre quando è stata proposta

            e che parte della spiegazione è che la gente arriva in piazza Duomo con i mezzi pubblici e compra lo stesso (o guarda lo stesso)

      • Per PinoMamet

        “Ripeto per l’ennesima volta il titolo apparso in una delle due cittadine vicine che frequento (vivo-lavoro) quando hanno fatto la Ztl dopo che quasi tutti i negozi si sono trasferiti nel vicino outlet:
        “hanno fatto un deserto, e lo hanno chiamato centro”.”

        Da noi la questione ztl è molto sentita.

        Ci sono mille piccoli problemi e contraddizioni (tipo chi abita appena fuori la ztl, ha il negozio a duecento metri dentro, ma non può caricare e scaricare; oppure tutti quelli che hanno l’auto intestata alla zia novantenne pure con permesso invalidi), ma in sostanza è semplice: i residenti hanno bisogno di posti auto nel quartiere, almeno fino alle 8.30 di mattina – dopo o vanno al lavoro da un’altra parte, oppure lasciano la macchina parcheggiata dov’è.

        Poi dopo le 19 circa, hanno bisogno di parcheggiare vicino a casa e la notte hanno bisogno di dormire.

        Quindi la Ztl dovrebbe essere sostanzialmente dalle 19.30 di sera alle 8.30 di mattina, con ampia tolleranza durante il giorno per chi carica, scarica, fa acquisti eccetera.

        Tanto, i ristoranti e i locali notturni non hanno nulla a che vedere con il quartiere: non sono del quartiere né i proprietari, né i lavoratori, né i clienti.

        Comunque non essendoci fisicamente posto per parcheggiare, non capisco perché alcuni commercianti sperano che i clienti arrivino in macchina.

        • werner says:

          Credo di non aver capito.
          Auspichi una Ztl solo notturna?

          • Per Werner

            “Credo di non aver capito.
            Auspichi una Ztl solo notturna?”

            Parlando solo in termini di comodità per i residenti, potrebbe essere la soluzione meno traumatica, almeno nel contesto del centro storico fiorentino.

            • werner says:

              Il centro storico Fiorentino lo conosco poco… Ma aprirne un pezzo al traffico indiscriminato penso porterebbe pochi vantaggi (il traffico sarebbe perennemente intasato visti i molti incroci, le strade strette e i tantissimi pedoni) e tanti svantaggi.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Il carico e scarico degli esercizi commerciali è generalmente consentito nelle Ztl.

          • Per MT

            “Il carico e scarico degli esercizi commerciali è generalmente consentito nelle Ztl.”

            Certo, si può chiedere un permesso al comando dei vigili, ne abbiamo usufruito anche noi.

            Ma sto parlando del proprietario del piccolo negozio che deve fare una consegna improvvisa a un ristorante vicino; abita pure vicino, ma non dalla parte burocraticamente giusta della ztl.

            E’solo un esempio di infiniti problemi in fondo insolubili, ma non tragici.

            Noi tra l’altro siamo ztl… di giorno, cioè quando non serve, e comunque passa una marea di traffico lo stesso, costituita in larga parte da migliaia e migliaia di giovanissimi guidatori di auto intestate a invalidi 🙂

            • werner says:

              Oggi il traffico nella Ztl ti sembra troppo, e invece che chiedere di chiuderla ai nipoti degli invalidi che vanno al pub tu la vorresti aprire a tutta la città? Perdonami ma continuo a non capire.

              • Per Werner

                “invece che chiedere di chiuderla ai nipoti degli invalidi che vanno al pub tu la vorresti aprire a tutta la città?”

                Fermi tutti 🙂 Io vorrei meno traffico sempre. Cioè far andare a piedi la gente, e questo significa avere il lavoro vicino a casa (diciamo tre chilometri a piedi al giorno fanno solo bene).

                Ma so che i piccoli commercianti, che alla fine sono importanti proprio perché danno lavoro “sotto casa” e permettono di arrivare al lavoro sotto casa, hanno problemi anche legati alla Ztl.

                Non dico di aprire in maniera indiscriminata. Dico che invece di permettere la libertà totale di notte, perché non pensare a una maggiore libertà di giorno e nessuna di notte?

              • werner says:

                Ok ora capisco.
                Penso che entrambe le questioni possano essere oggetto di una trattativa con il comune. Anche se io sarei poco propenso ad accordare eccezioni alla Ztl durante il giorno. Il rischio di vanificare del tutto la Ztl è dietro l’angolo e i commercianti continuerebbero a lamentarsi lo stesso.

              • roberto says:

                miguel

                “e questo significa avere il lavoro vicino a casa (diciamo tre chilometri a piedi al giorno fanno solo bene)”

                tu veramente vorresti avere tutto concentrato in 3 km?
                esempio: tutti quelli che lavorano al careggi vivono a tre km da lì nel quartiere “ospedale”, tutti quelli che lavorano in tribunale stanno nel quartiere “tribunale” e così via….

                se è così mi pare in completa contraddizione rispetto alla tua idea del quartiere visto come entità autonoma

                è una cosa che speso salta fuori ed è una utopia della quale proprio non riesco a capire il meccanismo

              • Per roberto

                “tu veramente vorresti avere tutto concentrato in 3 km?”

                Basta non usare la parola “tutto” e pensare invece in termini di sussidiarietà.

                Ci deve essere un centro in ogni quartiere per la cura delle persone che hanno la sfortuna di avere tre mani invece di due?

                No.

                Bisogna tenere aperto il consultorio di quartiere, a cui fino al 2010 le mamme e le donne di San Frediano si potevano rivolgere senza attraversare mezza città, con una dottoressa competente che le seguiva?

                Si.

                E se continuare a pagarele lo stipendio costa qualche euro in piu, pensate al risparmio in termini di problemi identificati velocemente e di benzina risparmiata.

              • roberto says:

                “io sarei poco propenso ad accordare eccezioni alla Ztl durante il giorno”

                io sono totalmente contrario.
                carico scarico merci entro un ora definitiva e punto.
                poi solo trasporto pubblico (bus, taxi) e posso al limite pensare ai medici in visita domiciliare (se esistono ancora)

                invalidi? convenzione con il comune che permette taxi a prezzo di un autobus

                abiti in centro e devi prendere la macchina per andare al mare? ci pensavi prima a parcheggiare la macchina fuori dalla ZTL

                nessun permesso = nessun abuso

              • Per roberto

                “abiti in centro e devi prendere la macchina per andare al mare?”

                Non è questione di abitare al mare.

                E’ questione che chi vive in centro non può mai andare da nessuna parte la sera in macchina, perché fino alla mattina, tutti i posti sono occupati da gaudenti notturni non del quartiere, che frequentano locali che appartengono a persone che hanno come unico rapporto quello di scaricarci addosso la loro immondizia.

                Io vado a piedi, e poi la sera non esco praticamente mai (a parte domani sera https://affidamenti.comune.fi.it/node/2398, ma l’evento si svolge a circa trenta metri da casa mia).

                Per cui mi faccio portatore molto distaccato delle proteste di quei poveretti che invece di piedi hanno ruote.

              • Per roberto

                “carico scarico merci entro un ora definitiva e punto.
                poi solo trasporto pubblico (bus, taxi) e posso al limite pensare ai medici in visita domiciliare (se esistono ancora)”

                Sarei d’accordo anch’io, se si estendesse questo concetto a tutta la città. Perché deve essere limitato al “centro storico”?

                Credo che nasca da lì tutto il problema.

                Anche i tanti che scappano dal centro storico perché non sopportano la ztl, ci ripenserebbero se pensassero che si pone lo stesso problema ovunque.

                E magari si accorgerebbero che si può vivere senza automobile.

              • Francesco says:

                OMDAR

              • roberto says:

                Miguel

                “E’ questione che chi vive in centro non può mai andare da nessuna parte la sera in macchina”

                sei al centro di firenze, dove cavolo vuoi andare in macchina, a mangiare un gelato a scandicci?

                ma scherzia a parte, per riparare a questa “ingiustizia” proponi una ZTL in periferia (e una notturna in centro), in modo che pure quelli di periferia non possano andare da nessuna parte in macchina???

              • Per roberto

                “sei al centro di firenze, dove cavolo vuoi andare in macchina, a mangiare un gelato a scandicci?”

                Penso ad esempio a una mia amica che ha la sorella a Sesto Fiorentino, e che non può andarla a trovare in macchina, perché non è possibile trovare posto quando torna a casa.

                Oppure quelli che devono portare i figli a qualche attività sportiva e si torna alle otto o alle nove di sera.

                Ma la domanda fondamentale è, perché deve esistere un “centro” e perché devono esistere “periferie”?

                Perché non possono esistere dieci, cento quartieri?

                Poi è vero che un quartiere avrà più chiese e un altro meno, ma quanto gliene importa alla gente oggi?

                E perchése sto al quartiere Scandicci devo per forza andare al quartiere Oltrarno se mi voglio ubriacare, e non posso andare al quartiere Novoli o al quartiere Gavinana o magari proprio a Scandicci?

                Il fatto che nel 1300 c’era una confraternità in Oltrarno e non a Scandicci perché deve influenzare la pipì che faccio per strada alle 3 di notte?

              • Se vuoi uscire la sera a Scandicci, e c’è la ztl, la gente di Scandicci cercherà locali a Scandicci.

                Dove possono arrivare a piedi oppure se proprio hanno bisogno di andare in auto (in effetti Scandicci è un comune particolare, fatto di diverse frazioni), trovano parcheggio molto più facilmente che in Oltrarno.

                E così i residenti di Scandicci capiranno che c’è mercato, e apriranno locali sotto casa, e magari smetteranno di aprirne in Oltrarno.

              • Oppure si ammette che ci sono quartieri che sono così schifosi e disumani, che tutti quelli che ci vivono, scappano via appena possono, ci vanno solo per dormire.

                Ma allora il problema è ben più grande, vuol dire che c’è un errore alla radice nell’impianto di tutta la città.

                Cioè, tolti gli appassionati di storia rinascimentale, che saranno lo 0,03% della gente, perché la gente di Scandicci dovrebbe avere tutto ‘sto bisogno di andare in Oltrarno? Non sarà perché l’Oltrarno è speciale, ma perché manca qualcosa nel loro quartiere?

              • PinoMamet says:

                Ehm… ari-OMDAR 😉

              • Roberto says:

                Miguel

                “perché deve esistere un “centro” e perché devono esistere “periferie””

                Questa è un’ottima domanda alla quale non ho nessuna risposta.
                Mi limito a constatare che
                1. Oggi 14 novembre 2018, esistono centri e periferie, almeno in Italia (pino ha già fatto notare che negli usa con le loro uptown e downtown è diverso)
                2. Non puoi avere tutto in ogni quartiere

                Per gli esempi, alle attività sportive ci vai in bus, bici, piedi.
                Il problema della tizia che non può andare a sesto lo vuoi trasformare nel problema della tizia di sesto che non può andare a trovare la sorella in oltrarno. Cambia poco in realtà, c’è sempre uno che ha un problema

              • Per roberto

                “Per gli esempi, alle attività sportive ci vai in bus, bici, piedi.”

                Certo, e lo stesso dovrebbe valere per tutti, in qualunque quartiere risiedano. E’ esattamente il concetto di ztl universale che dicevo.

              • PinoMamet says:

                “Il problema della tizia che non può andare a sesto lo vuoi trasformare nel problema della tizia di sesto che non può andare a trovare la sorella in oltrarno.”

                OMDARissimo 😉

              • Per PinoMamet

                ““Il problema della tizia che non può andare a sesto lo vuoi trasformare nel problema della tizia di sesto che non può andare a trovare la sorella in oltrarno.””

                Allora, io non sto dicendo che la gente debba avere il diritto di andare in auto.

                Ti dico, dal punto di vista dei residenti, che non poter mai parcheggiare vicino casa la sera, perché la zona ztl è aperta di sera e di notte, è uno dei principali motivi di abbandono del quartiere da parte dei residenti.

                Questo non ha un parallelo nelle periferie.

                Forse faccio confusione tra critici che in realtà sostengono tesi diverse tra di loro, ma mi sembra che se io dico che il centro storico va difeso di sera/notte con una ztl, non va bene perché impedisco a tutto il mondo di parcheggiarci; mentre se dico che si potrebbe invece essere più elastici di giorno senza particolari danni per i residenti, non va bene perché ci vuole una ztl rigorosa.

              • paniscus says:

                roberto:
                “sei al centro di firenze, dove cavolo vuoi andare in macchina, a mangiare un gelato a scandicci?”
                ————————

                Cioè, siamo seri: pensi davvero che chi abita vicino al centro frequenti solo il centro, e abbia amici e parenti che abitano tutti solo in centro?

                Magari chi abita dentro i confini della ZTL ha genitori o fratelli che abitano appena fuori, o ha qualche amico o conoscente che ogni tanto organizza una cena o un ritrovo in un altro quartiere…

                …oppure, trovi tanto incredibile che qualche volta possa andare ad assistere a un concerto, uno spettacolo teatrale, una conferenza o un evento sportivo in periferia?

                Mica si esce di casa solo per prendersi un gelato, in una qualunque gelateria che venga comoda, eh.

              • Roberto says:

                E quindi?
                Non puoi prendere un autobus dal centro verso la periferia? Dalla zia o al concerto per forza in macchina ci devi andare?

              • Per roberto

                “Non puoi prendere un autobus dal centro verso la periferia?”

                Risposta:

                “Non puoi prendere un autobus dalla periferia verso il centro?”

              • PinoMamet says:

                Siete troppo complicati.

                Metti là la ZTL qua, toglila là
                (ovviamente scaricando i disagi, piccoli o grandi, sempre chi abita dove non stiamo noi…)

                Tocca dar ragione a Peucezio: auto libera! 😀

                O seguire il modesto consiglio di zio Pino:

                i quartieri nati per essere percorsi a piedi siano percorsi a piedi, quelli nati per essere percorsi in macchina siano percorsi in macchina.

              • Per PinoMamet

                “i quartieri nati per essere percorsi a piedi siano percorsi a piedi, quelli nati per essere percorsi in macchina siano percorsi in macchina.”

                Io potrei essere d’accordo.

                Il punto è che Roberto dice invece che chi abita in periferia ha il diritto di entrare in macchina in centro, mentre chi abita in centro ha diritto solo ad andare a piedi, anche quando va in periferia.

                E’ un punto di vista un po’ particolare.

              • Roberto says:

                No mi confondi con un altro. Io ho detto: “ZTL assoluta e senza eccezioni (tranne trasporto pubblico, carico e scarico in ore predefinite e forse medici in visita domiciliare) in centro. Liberi in periferia. Trasporto pubblico efficace sempre e dappertutto”

                Il principio è quello descritto da pino. Una città costruita 1000 anni fa non è per le macchine, un quartiere costruito negli anni 60 non è concepito per i pedoni

              • Per roberto

                “No mi confondi con un altro. Io ho detto:”

                Scusami, avevo risposto a Zeta prima di leggere questo tuo commento.

                Quindi tu sei per vietare ai periferici di entrare in auto in centro la notte?

                Perché era questo il punto in discussione: cioè che la nostra amica non può andare a Sesto a trovare la sorella, perché se torna a casa alle nove di sera trova tutto il centro intasato da auto “periferiche” in doppia fila.

                Se ci fosse la Ztl anche di notte (c’è in alcuni periodi dell’anno e alcune ore, ma non funziona per motivi che sarebbero complicati da spiegare) non ci sarebbero problemi – troverebbe dove parcheggiare.

                E quindi se ho capito bene, stavamo discutendo di nulla.

                Io partivo però da un’altra questione molto diversa.

                Criticavo il modello fiorentino – Ztl di giorno, bordello automobilistico di notte. Dicendo che casomai, se qualche concessione alle auto bisogna proprio farla, sarebbe meno dannoso liberalizzare un po’ di giorno e chiudere rigorosamente di notte.

              • Roberto says:

                Mentre invece ho l’impressione che la tua politica sia “e chissenefrega degli abitanti della periferia” cosa che ti renderà difficile l’elezione a sindaco…..

              • Roberto says:

                Prima che mi si dica “ma tu vivi in un paesino sperduto e non capisci i problemi del centro” ho elaborato questa teoria quando abitavo in pieno centro a Bologna, con problemi simili ai vostri: casino la notte ed impossibilità a parcheggiarsi vicino casa

              • Z. says:

                Scooter.

                Inquina poco, arreca poco danno alle strade, occupa poco spazio per il parcheggio.

                E se devi rimuoverne, immagino si possa farne un bel carico collettivo.

                Comunque l’idea “io sto in centro, quindi si deve limitare il traffico in periferia” è bellissima: come sempre, ordine e disciplina, ma per gli altri 🙂

              • Per Z

                “Comunque l’idea “io sto in centro, quindi si deve limitare il traffico in periferia” è bellissima: come sempre, ordine e disciplina, ma per gli altri ”

                E chi ha avuto questa idea?

                Io dico che:

                1) non credo, in linea teorica, che dovrebbero esistere “periferia” e “centro”. Ogni luogo dovrebbe essere “centro” a se stesso.

                2) Sempre in linea teorica, credo che il traffico andrebbe ridotto e limitato ovunque: apporterebbe benefici a tutti i livelli, di salute, di spesa, di qualità della vita, di rapporti umani.

                3) In pratica, non condivido l’idea di Roberto per cui le auto delle periferie dovrebbero entrare liberamente in centro, mentre se quelli del centro vogliono andare da qualche parte in periferia, ci dovrebbero andare solo a piedi. Francamente la trovo bizzarra, ma forse sono io che non capisco.

              • roberto says:

                Miguel

                “Quindi tu sei per vietare ai periferici di entrare in auto in centro la notte?”

                più precisamente, io sono per liberare il centro dalle macchine, periferiche o indigene che siano.

                solo trasporto pubblico, bici, taxi, pompieri, ambulanze

                carico e scarico merci in orari predefiniti

                possiamo discutere su scooter o macchine elettriche, ma il principio deve essere: hai una strada stretta e senza marciapiede? è stata concepita per i pedoni e non per il passaggio o il parcheggio macchine.

                e quelli che vivono in centro come fanno con la loro macchina? beh, parcheggi sotterranei a ridosso del centro

                la mia utopia, si basa sulle seguenti rivoluzioni
                1. trasporto pubblico efficace, capillare, rapido (hai presente il metro di parigi? ecco, una fermata ogni 500 metri, treni ogni 2 minuti, 7giorni su 7. dovrebbe giusto essere prolungato di notte per essere perfetto)
                2. parcheggi vicino al centro (sotterranei). da discutere se ci debbano essere posti risevati a chi vive in centro e se a pagamento o no. faccio notare che se ora metti la macchina in una piazza pubblica, occupi con il tuo mezzo privato uno spazio che è di tutti
                3. aiuti per i trasporti pubblici/taxi.
                sei vecchietto ? gratis i bus e prezzo scontato taxi
                sei invalido? taxi gratis
                sei un imbroglione e viaggi a scrocco sul taxi gratis? in pasto ai leoni

              • Per Roberto

                “la mia utopia, si basa sulle seguenti rivoluzioni”

                E’ divertente vedere come dopo una discussione in cui sembrava che fossimo in disaccordo scopriamo di essere in sostanziale accordo.

                Casomai chi abita in centro dovrebbe insegnare a chi non ci abita, che la vita senza auto è possibile e auspicabile.

                Però il problema ancora maggiore è come salvaguardare la residenzialità nel centro.

              • roberto says:

                miguel

                “Però il problema ancora maggiore è come salvaguardare la residenzialità nel centro.”

                certo, ma secondo me togliere le macchine sarebbe un’ottima cosa proprio per la residenzialità.

                penso a bologna che conosco meglio.

                a piedi puoi fare praticamente tutto e la minima fatica di camminare sarebbe ampiamente compensata dal piacere di girare in un posto bellissimo senza dover respirare catrame, essere assordato dal rumore o rischiare la vita ad ogni attraversamento

                i commercianti ovviamente si lamenteranno, ma basta organizzarsi per esempio con un servizio consegne

                (non mi ricordo chi l’aveva segnalato
                https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/12/mi-sono-licenziato-e-ora-faccio-consegne-in-bici-cosi-ho-riscoperto-il-valore-del-mio-tempo/2447209/)

                elimini buona parte dei fracassoni notturni (questo è discutibile, ma il tizio che parcheggia un SUV su un marciapiede secondo me corrisponde con il fracassone….)

              • Per roberto

                “certo, ma secondo me togliere le macchine sarebbe un’ottima cosa proprio per la residenzialità.”

                E’ che probabilmente ciò che descrivi è più pedonalizzazione che Ztl.

                Qui la pedonalizzazione c’è solo nella Città Morta, la parte esclusivamente turistico-commerciale.

                In Oltrarno, abbiamo la Ztl. Dove il traffico non cessa mai comunque (pensa ai 15.000 moribondi, ultracentenari, storpi e ciechi che scorrazzano per la città con i loro permessi invalidi), solo che alle 19.30 c’è l’irruzione del traffico notturno. Che teoricamente durante l’estate, da lunedì a giovedì, si dovrebbe richiudere alle 23, peccato che una volta che sei dentro, non ti butta fuori nessuno; e comunque il fine settimana c’è tana liberi tutti.

                Quindi gli aspetti positivi della Ztl (che ovviamente è meglio di niente) restano un po’ nell’ombra, e molti notano solo gli aspetti fastidiosi.

              • Mauricius Tarvisii says:

                Mezzi pubblici intensivi sono possibili solo con elevata densità abitativa.
                Come dicevo: arcologizzazione.

              • PinoMamet says:

                Falla tu a casa tua 😀

                a parte tutto, distruggere l’esistente, che funziona (perlomeno qua nel Mondo) e sostituirlo con un’Idea, mi pare… una pessima idea 😉

              • roberto says:

                “Mezzi pubblici intensivi….”

                Bisogna avere un po’ di fantasia e politici capaci

                guardate per esempio nel mio paesello, che è appunto un posto in mezzo a campi e foreste

                https://www.vdl.lu/se-deplacer/en-bus/reseau-et-plans/call-bus

                certo, 6 euro sono tanti (ma un taxi per andare in centro me ne costa almeno 50) finire a mezzanotte è presto, e chiamare 1 ora prima vuol dire almeno un po’ organizzarsi, ma è abbastanza carina come idea

              • Per roberto

                ““Mezzi pubblici intensivi….”

                Bisogna avere un po’ di fantasia e politici capaci”

                Credo che il nostro principale problema sia che tu te ne stai in Alta Cruccofranconia.

                Riuscissimo a rapirti, trascinarti in Oltrarno e farti diventare il nostro Ministro dei Trasporti, avremmo risolto un bel po’ di problemi.

                Perché è esattamente di queste cose piccole, concrete, che abbiamo bisogno.

              • PinoMamet says:

                Nel frattempo, nel Mondo…

                http://www.tep.pr.it/servizi_speciali/pronto_fidenza/default.aspx

                e senza demolire niente 😉

              • Mauricius Tarvisii says:

                A Fidenza, quindi, c’è una rete di trasporto pubblico comparabile a quella di Parigi? Interessante…

              • Z. says:

                Pino,

                — a parte tutto, distruggere l’esistente, che funziona (perlomeno qua nel Mondo) e sostituirlo con un’Idea, mi pare… una pessima idea —

                Eh, pure a me 🙂

              • PinoMamet says:

                Mmm che c’entra Parigi?

                a Parigi avranno i mezzi pubblici adatti alle dimensioni di Parigi, a Fidenza adatti alle dimensioni di Fidenza.
                Per esempio, non hanno la metropolitana.
                Ancora 😉

                PS
                Non riesco proprio a capire chi vuol vedere a tutti i costi dei problemi dove non ci sono.

              • PinoMamet says:

                Comunque Maurì. se mai ti fosse data l’opportunità di distruggere un quartiere per ricostruirlo “arcologicamente”, parti pure da Parigi, e dimentica noialtri da queste parti 😉

              • Z. says:

                Miguel,

                — non credo, in linea teorica, che dovrebbero esistere “periferia” e “centro”. Ogni luogo dovrebbe essere “centro” a se stesso. —

                Certo, e così tante cose non sono come dovrebbero essere in un mondo ideale.

                In particolare, come già osservato da persone più sagge di me, ci sono quartieri inadatti ai pedoni e quartieri inadatti alle auto.

                A Bologna ne abbiamo di entrambi i tipi.

                Le Roveri non sono una località adatta ai pedoni, ad esempio: è rumorosa, e gli spazi per chi cammina, se pure ci sono, sono poco protetti.

                Per contro, il centro – con le sue strade strette, i pochi posteggi, gli edifici in arenaria – è assai poco adatto alle automobili.

                Non sorprendentemente, la ZTL c’è in centro e non alle Roveri.

                Ora, l’idea di distruggere e ricostruire le Roveri mi sembrerebbe bizzarra. L’idea di demolire e ricostruire il centro non la considero neppure…

              • roberto says:

                miguel

                ” farti diventare il nostro Ministro dei Trasporti, ”

                ti ringrazio e apprezzo la battuta, ma questo è esattamente il contrario della mia idea di politica.

                dicevo sopra che diffido istintivamente dei non professionisti in politica e nel caso della tua battuta per professonista non intendo per forza un mobility manager, ma qualcuno che sappia raccogliere i bisogni, esaminarli (=mettere i bisogni espressi nel loro contesto), stabilire priorità, muoversi tra altri politici, amministrazioni ed elettori, scegliere dei buoni tecnici che lo aiutino a prendere le decisioni, realizzare le sue idee.

                io sono bravino forse nei primi due punti perché ho una certa esperienza, anche se limitata a cose noiose come informatica e diritto, ma per tutto il resto dovrei imparare da qualcuno che sa già fare, facendo gavetta dal basso.

                poi per carità ci sono “non politici” che possono diventare dei polici bravissimi, ma appunto, diffido aprioristicamente

              • Per roberto

                “ti ringrazio e apprezzo la battuta, ma questo è esattamente il contrario della mia idea di politica. ”

                Ma infatti è una battuta, non ti auguro una condanna a Ministro.

                Penso piuttosto a questo.

                Immaginati un gruppo di persone che hanno molta esperienza, sia individuale sia di azione collettiva.

                Hanno le idee di fondo molto chiare, e durano molto più di qualunque incarico politico.

                Poi convincono politici e amministratori a mettere loro in pratica quelle idee, prendendosi – i politici – onori (cioè voti e applausi) e oneri (cioè insulti e cause legali), e a trovare il modo pratico e tecnico di metterle in atto.

                Identificare le questioni di fondo non richiede enormi competenze tecniche.

                Ad esempio, tu e io capiamo che gli imballi di plastica oggi sono un problema enorme, e che la soluzione non sta nel riciclaggio, ma nello smettere di produrli.

                Poi andiamo dall’Assessore (che non ci capisce niente e dopo sei mesi cambia incarico) e dal funzionario, che ci dice subito che Non si Può, e spieghiamo a tutti due che:

                1) si può

                2) trovate voi il modo tecnico e concreto di realizzare il progetto

                3) dopo applausi e denunce saranno tutti per voi

              • Z. says:

                Ma che può fare l’assessore per la plastica, concretamente?

              • Per Z

                “Ma che può fare l’assessore per la plastica, concretamente?”

                Immagino che l’assessore in questione sia o quello all’ambiente, o quello alle attività commerciali.

                Certo, qui ci scontriamo con il problema che il Comune non fa le leggi nazionali.

                Però immagino che un assessore che decide che “difendere l’ambiente” non significa (solo) tagliare rami ad alberi che possono cadere in testa alla gente o farsi fotografare mentre si puliscono i giardini, potrebbe scomparire dalla vista pubblica e mettersi per otto ore al giorno per un anno a studiare tutte le quisquilie legali che gli permettono di mettere i bastoni tra le ruote ai supermercati che non fanno niente per abolire gli imballi di plastica, e le quisquilie che gli permettono di concedere favori a quelli che lo fanno.

                Ma per fare così, deve restare almeno due anni in carica, cosa inimmaginabile a Firenze (e presumo in molti altri comuni).

              • Z. says:

                Miguel,

                se anche ci provasse, sarebbe davvero una goccia nel mare da una parte contro un mucchio di svantaggi dall’altra.

                E considera che non è una obiezione di merito, dato che sulla plastica la pensiamo in modo molto simile.

              • Per Z

                “se anche ci provasse, sarebbe davvero una goccia nel mare da una parte contro un mucchio di svantaggi dall’altra.”

                Certo, e nulla è facile. Ma la situazione è anche drammatica.

    • Per Peucezio

      “Le Ztl sono la tipica espressione dei centri che diventano turistici, vetrine finte e fighette dove non si vive più, ma sono solo sfondi commercializzabili, come cartoline illustrate.”

      In parte è vero.

      Infatti comincerei facendo le Ztl in periferia.

      • PinoMamet says:

        Ma sono vent’anni almeno che gli amministratori ci stanno provando, in tutti i modi possibili.
        L’idea che le città moderne (quindi le periferie) siano costruite per, e attorno alle automobili, non li sfiora.

        Come esistono ancora centri storici non chiusi al traffico, esistono, e sono legione, persone che vorrebbero centrostoricizzare le periferie, riducendo il traffico di auto, allargando i marciapiedi e così via. Lo fanno di continuo.

        Il risultato è esattamente il contrario di quanto sperato: allontanando le persone dalle città, i centri diventano vuote periferie, non il contrario.

        • PinoMamet says:

          Ricordo che io vivo in E.R., e precisamente tra il paese di Ritorno al Futuro e quello di ET.

      • Roberto says:

        Eh già, metti caso che a quelli delle periferie dovesse saltare in mente di voler uscire dal loro quartiere dormitorio….

        • Mauricius Tarvisii says:

          Sono dormitori proprio perché la gente è dipendente da quello che c’è in altri quartieri.
          Onestamente non so quale sia la soluzione al circolo vizioso.

          • PinoMamet says:

            Sì ma vedi sono quartieri nati così .

            Sono nati con l’automobile , quando non avevi bisogno che tutti i servizi fossero a portata di piede 😉 , perché potevi prendere la macchina; invece di fare cinque minuti a piedi, ne facevi cinque in macchina.

            Ha senso tentare di trasformarli in qualcos’altro? Secondo me no, infatti vedo che i tentativi naufragano. Anche se allarghi il marciapiede, metti il traffico limitato “contro le polveri sottili” ecc., non è che per questo in questi quartieri poi ci aprano il negozietto di fiducia, che la gente vada dal fruttarolo anzichè al supermercato ecc.
            Restano tali e quali, solo più scomodi.

          • Roberto says:

            Non so nemmeno se serva una soluzione.

            Penso alla mia vita bolognese: quartiere periferico dove però ho il parco per andare a correre, il playground per giocare con gli amici (con tanto di chiosco con le bibite e panchine per pomiciare), la parrocchia per chi ci andava, la biblioteca.
            Poi il quartiere X con il cinema ed il supermercato.
            Il quartiere Y dove c’era la palestra della mia squadra
            Il centro magnifico per rifarsi gli occhi, le due torri, il crescentone, l’università, le osterie, i teatri
            I colli fuori porta per le gite e tigelle e crescentine

            Non vedo cosa ci sia da risolvere in una città che funziona con vari centri ben collegati fra loro. Il problema inizia a nascere quando la macchina è vietata e gli autobus finiscono a mezzanotte

            • PinoMamet says:

              OMDAR

            • Z. says:

              Parafrasando quella canzone: ma loro vivono fuori dal Mondo, che ne sanno 🙂

            • Lucia says:

              Come Roberto, anche la zona non centrale della Großstadt dove vivo è essenzialmente un dormitorio se vogliamo, però servizi essenziali (alimentari e pannolini, farmacia e ..parrucchiere) ci sono,alle strade per auto (che però tra le case devono girare a 30 km/h) si affiancano zone verdi e laghetti per cui i servizi di cui sopra si possono raggiungere a piedi o in bicicletta o in passeggino, gli umarells e le zdaure arrivano in bici fino alla fermata dove c’è un parcheggio per i loro mezzi e il tram passa anche di notte. Le periferie fatte per gente che ha perennemente il deretano sopra l’automobile non funzionano più, anche volendo fregarsene del problema ambientale e accettando un traffico mostruoso, e pure fingendo che un minimo di verde vicino a casa non sia importante, se non altro perché l’età media della popolazione è di molto aumentata dai tempi aurei delle periferie per automobilisti e molti rischiano di rimanere bloccati nella loro cantinetta. Ha ragione Miguel,la ZTL serve anche e soprattutto nelle periferie.

  3. MOI says:

    Per non parlare del modello USA (e d’onde, sennò ?!) con le “downtown” VS le casette unifamiliari + giardinetto da bbq recintato + garagino (viste e riviste sin dalla più tenera età: fra serie tv, fumetti, cartoni animati ecc …) … in Italia va un po’ meno peggio. 😉

    • PinoMamet says:

      In effetti là era il ragazzaccio del centro che si innamorava della fighetta uptown girl, da noi era il ragazzo di periferia che viveva ai margini della città “e tu ti prendi gioco di meeee” 😀

    • MOI says:

      v.di il vecchio post molto interessante sulla “suburbia” e l’ “accoiènza” 😉 …

  4. MOI says:

    Poi “Noi-Altri” abbiamo pure la “Provincia DeNuclearizzata a 6 km di curve dalla vita” [cit.] ,,,

  5. MOI says:

    A Bologna, da anni, si cerca di ri-umanizzare i cosiddetti “quartieri dormitorio”, ove è ovvio che la gente _ specie i Giovani Maschi con il “Fàiga Instinct” a manetta e dediti al Cazzeggio 😉 … _ si abbrutisca . In ogni caso, rispetto a Scampìa o Quarto Oggiaro, il famigerato “Pilastro” è sempre stato una mini-Disneyland ! 😉

    • izzaldin says:

      sono d’accordo, il Pilastro è un bel quartiere pieno di verde come anche Quarto Oggiaro. Scampia e Zen sono un’altra cosa.

  6. MOI says:

    Questa :

    Shimizu Mega-City Pyramid

    https://en.wikipedia.org/wiki/Shimizu_Mega-City_Pyramid

    … ve l’ immaginate a Firenze ?! 😉

  7. MOI says:

    A proposito di crescita … nella canzonetta di Cristna D’Avena ‘sta strofa NON c’era 😉 …

    https://le-citazioni.it/frasi/170207-jacques-attali-ma-cosa-crede-la-plebaglia-europea-che-leuro-l/

  8. MOI says:

    Durante un incontro privato con Alain Parguez come riportato dallo stesso Parguez; citato in Paolo Barnard, Il più grande crimine. Ecco cos’è accaduto veramente alla democrazia e alla ricchezza comune. E a vantaggio di chi, ottobre 2011, p. 75.

    https://it.wikiquote.org/wiki/Jacques_Attali#cite_ref-2

    • Roberto says:

      Continuo a non trovare nessuna citazione in francese. Sarà colpa mia ma mi pare strano

    • PinoMamet says:

      A me manca anche il contesto della “citazione”, cioè il passaggio del libro di Barnard in cui si trova.

      Sospetto che sia una libera ricostruzione, cioè che Barnard non metta neppure davvero queste parole in bocca ad Attali, ma ne “interpreti” (forse, chissà, con ironica esagerazione) il pensiero. Senza il contesto comunque rimane impossibile dirlo.
      Un po’ come gli storici antichi che ricostruivano a memoria o a gusto personale interi discorsi di condottieri e comandanti, o se li inventavano di sana pianta.

      Wikipedia farebbe bene però a controllare meglio queste cose, e non fare semplici copia-incolla di frasi pescate qua e là senza criterio.

  9. izzaldin says:

    su periferie e inclusione sociale, rapporto di Save the Children uscito oggi:

    https://www.palermotoday.it/attualita/infanzia-quartieri-rischio-save-the-children.html

  10. OT

    Per qualunque rapporto con le istituzioni, noi dovremmo essere iscritti al Registro Provinciale delle Associazioni di Promozione Sociale (sì lo so, le Province non esistono più, ma la burocrazia esiste su molti piani paralleli contemporaneamente).

    E’ una sorta di certificazione del fatto che esistiamo.

    E sarebbe indispensabile per partecipare a bandi e finanziamenti pubblici. C’è scritto su tutti i documenti del Comune.

    Nel gennaio del 2017, abbiamo spedito tutta la documentazione necessaria per essere iscritti; sul sito c’è scritto che se entro 60 giorni non ti respingono la domanda, sei iscritto.

    Ogni tanto, andiamo a vedere se c’è il nostro nome, e non lo troviamo mai.

    Cioè, siamo iscritti, perché a fine marzo 2017 sono scaduti i 60 giorni; ma non siamo iscritti perché non siamo iscritti.

    Oggi una di noi telefona.
    La signora che risponde è molto gentile, ma interrompe e dice,

    “scusi, lo so che non siete ancora iscritti, io sono sola in questo ufficio, non ho ancora trovato il tempo per analizzare la vostra richiesta, ma nei prossimi giorni cercherò di farcela”.

    Non infierisco sulla singola impiegata, solo che è impressionante… sono passati 21 mesi, cioè per 19 mesi l’illegalità è stata dalla parte della Pubblica Amministrazione.

    Però se lo fai presente spendendo soldi per avvocati, la PA si rivarrà su una signora gentile, che io non so giudicare, perché non ho la minima idea se sia una lavativa, o debba fare da sola il lavoro di dieci persone.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Le provincie esistono ancora: hanno solo abolito le elezioni provinciali.

    • Roberto says:

      Piccolo segreto da burocrate: se per un anno non è successo nulla e quando telefoni dicono “ah proprio in questi giorni lo esaminiamo” diffida. Certo potrebbe essere una vera coincidenza, ma chi crede alle coincidenze? Più facile che l’abbiano lasciata dormire in un cassetto

  11. MOI says:

    E mi dicono che Marte è proprio bruttino.

    [cit.]

    ———————

    Già, ma … solo dopo che gli Anunnaki ci han combattuto le Guerre Atomiche ! 😉

    https://www.express.co.uk/news/weird/745738/Life-on-Mars-wiped-out-nuclear-war-Dr-John-Brandenburg

    SHOCK CLAIMS: Intelligent life on Mars was wiped out by nuclear war, says scientist

    A SCIENTIST is trying to convince the world that intelligent civilisations flourished on Mars before wiping themselves out through nuclear war.

  12. MOI says:

    Segnalo a Pino (appassionato di abbigliamento storico, ci ha atto sapere …) i Trigghers 😉 in USA (prontamente emulati in giro nel resto del “Mondo Libero” …) perché Melania Trump s’è messa in testa un “pith helmet” in Egitto …

    Be’, sì, insomma: per chi non s’intendesse troppo di ‘ste robe … il classico cappello da “Jane Porter” nei film / cartoons / anime ecc … di Tarzan, o similari.

    • PinoMamet says:

      Il casco coloniale di sughero, insomma, ricoperto di solito di tela kakhi o bianca.

      Leggo- grazie alla tua segnalazione- che il copricapo sarebbe stato visto come “una reliquia dei tempi del colonialismo”, perché (dal primo sito di una giornalista nera che ne parla) “appare nelle foto di cacciatori nei safari, tutti bianchi, mentre i neri sono disarmati e senza casco”.
      e senza pantaloni, aggiungo io.

      Anche questi un relitto del colonialismo? 😉

    • PinoMamet says:

      Sul forum di abbigliamento americano che frequentavo, e leggiucchio ogni tanto, esiste da anni un thread colossale dedicato proprio al “pith helmet” nei suoi vari stili ed incarnazioni.

      La stragrande maggioranza- no, tutti- delle persone che lo indossano, lo mettono (una volta ogni dieci anni, direi) come “statement ironico”, per “giocare”, per fare gli scemi imitando gli esploratori degli anni Trenta.

      Certo, immaginerei che in Africa possa essere visto in maniera diversa…

      ma in effetti credo proprio di no: secondo me agli africani non gliene frega una cippa, e probabilmente per la maggioranza sono troppo giovani per collegare il copricapo a qualunque cosa (e troppo ignoranti, anche: vale anche per USA e Europa) e in effetti gli unici articoli “indignati” che ho trovato sono di americani.

  13. MOI says:

    … un po’ come se dessero del Nazista a Oliver Hardy (va be’, Charlie Chaplin l’ ha imitato in una celeberrima satira …) perché aveva i baffetti a spazzolino come Hitler … 😉

  14. MOI says:

    Mi sa che con ‘sto “pith helmet” gli Americani in generale e gli Afro(!)Americani in particolare … si sono “triggherati” per conto terzi NON richiesto ! 😉

    PS

    Ah, il Bianco (!) Creatore (Stan Lee) dell’ Eldorado Nero Wakanda (o almeno uno dei due, c’era anche Jack Kirby) recentemente purtroppo scomparso … spero non li abbia mai triggherati troppo. Sì, lo so: alcuni AfroAmericani hanno rovesciato i ruoli di “Hero” e “Villain” fra T’chaka & T’challa VS N’Jobu & Killmonger !

  15. OT

    Oggi a Bruxelles, nella palazzo delle regioni europee, la Iclei, la rete globale di 1500 amministrazioni locali per la sostenibilità. ha assegnato il “Transformative Action Award”, più precisamente un premio a un’istituzione e una “menzione speciale” a un’organizzazione civica.

    Il Premio è andato alla città di Gand (Ghent) in Belgio e la Menzione Speciale all’Associazione Amici del Nidiaci in Oltrarno di Firenze.

    Ne parla oggi l’Ansa:

    Migranti: a genitori Firenze riconoscimento europeo per attivismo civico

    Menzione speciale per associazione che gestisce il giardino Nidiaci

    Migranti: a genitori Firenze riconoscimento europeo per attivismo civico

    BRUXELLES – L’associazione fiorentina ‘Amici del Nidiaci in Oltrarno’ ha ricevuto la menzione speciale del premio europeo ‘Transformative action’ (azione che porta a una trasformazione), assegnato da Iclei, la rete globale che riunisce governi locali e regionali impegnati per la sostenibilità. “Il progetto fiorentino affronta la questione dell’integrazione degli immigrati in maniera esemplare, ci piacerebbe fosse seguita anche da altre realtà in Europa”, ha dichiarato Wolfgang Teubner, direttore di Iclei Europa, durante la cerimonia di premiazione che si è svolta al Comitato europeo delle Regioni.

    ‘Amici del Nidiaci’ nasce nel 2013, quando un gruppo di famiglie dell’Oltrarno si organizza “per gestire lo spazio alle spalle della chiesa di Santa Maria del Carmine, dove nasce il Rinascimento”, spiega all’ANSA Miguel Martinez, responsabile dell’associazione. Nel 2012, infatti, era stato chiuso ‘il Nidiaci’, ludoteca e giardino frequentato dai bambini del quartiere. “Uno spazio unico nel contesto fiorentino, che ora è gestito dai residenti ed è anche una grande opportunità d’integrazione – continua Martinez -. Mettendo insieme circa 200 famiglie di autoctoni e di immigrati cerchiamo di fare educazione, gestiamo diverse attività come una scuola calcio gratuita e un’orchestra, e facciamo anche un monitoraggio ambientale dell’area”. A frequentare gli spazi del Nidiaci sono circa 200 bambini, “figli di famiglie fiorentine, miste o straniere, che vengono dal Senegal o dalla Moldavia, ma anche dalla Germania e dagli Stati Uniti – sottolinea Martinez – ai quali vogliamo far conoscere il quartiere e la sua storia, in modo che la facciano propria. Quando l’integrazione nasce dall’alto spesso non funziona, ma se arriva spontaneamente dai genitori, allora può avere un effetto reale”. “In futuro vorremmo estendere il progetto a tutto il quartiere, sperando che il nostro modello sia seguito anche in altre città”, conclude Martinez.

    Il primo premio ‘Transformative action’ è andato alla città di Ghent (Belgio), che battuto le altre finaliste Tirana e Bologna.

  16. MOI says:

    @ MIGUEL

    http://time.com/5401767/space-observatory-child-pornography-investigation-new-mexico/

    U.S. NEW MEXICO

    Space Observatory Suddenly Closed Because of Child Porn Investigation, Not Aliens, Authorities Say

  17. Z. says:

    Ritorno brevemente in argomento per segnalare che la manifestazione di Torino nulla aveva di straordinario. Infatti il mio amico Marco scrive che trattavasi soltanto di sette madamin di Torino 🙂

    • Mauricius Tarvisii says:

      Parliamo della manifestazione di domenica citata (quella con una forte presenza di imprenditori, per intenderci) o quella del sabato precedente dove erano effettivamente qualche centinaio?

      • Z. says:

        Quella con gli imprenditori, presumo. Donde borghesucci, madamin etc.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Onestamente? Il poverino che scende dalla Porsche per andare a manifestare mi suscita estremamente poca empatia…

          • Z. says:

            Mi sfugge il nesso. Io segnalavo che non si trattava di una manifestazione straordinaria, ma di sette madamin 🙂

          • Francesco says:

            a prescindere dalla causa? odi la Porsche come tutti i ferraristi o odi i ricchi come tutti i comunisti?

            😉

  18. Z. says:

    Oggi c’è stato un presidio neofascista di una dozzina di persone a Ravenna, presso S. Giovanni Evangelista.

    Ma se vien fuori che non sono SI-TAV, potranno ancora ritenersi neofascisti?

  19. Crisi di astinenza di crescita…

    In Francia, un morto e 200 feriti nelle sommesse contro l’aumento del prezzo della benzina.

    Vuol dire che siamo del gatto.

    • Z. says:

      Anche qui mi sfugge il nesso. Però i gatti mi sono simpatici. Ci parlo, e di solito mi rispondono 🙂

    • PinoMamet says:

      Il mio gatto capisce benissimo l’italiano, è un esperto di evasioni, e ha acquisito completamente la gestualità umana…

      e può anche darsi che in Francia, come in Italia, il prezzo della benzina sia gravato da una serie di imposte più o meno giustificate e più o meno ben spese!

      • Z. says:

        In effetti ho dato per scontato che i rincari contestati fossero dovuti alla politica fiscale del governo.

        E del resto Roberto ci ha parlato più volte di sobborghi periferici dove senza automobile è difficile spostarsi…

        Comunque io coi gatti parlo in gattese, mica in italiano!

    • Roberto says:

      È un mezzo miracolo che non sia successo di peggio, vista la totale destrutturazione e disorganizzazione della rivolta.

      Interessante però una rivolta che nasce da un paio di petizioni su change.org e un video su YouTube….

      • Per roberto

        “Interessante però una rivolta che nasce da un paio di petizioni su change.org e un video su YouTube….”

        Il meccanismo mi sembra quello ormai diffuso in tutto l’Occidente.

        Gli scienziati ci dicono che siamo sull’orlo di una catastrofe planetaria, indotto dai cambiamenti climatici, e che l’unica speranza sia prendere subito misure drastiche.

        Il governo francese quindi aumenta le tasse su benzina e diesel.

        Solo che questo significa mettere in crisi l’intera struttura urbanistica della “crescita”, basata sulla creazione di zone con funzioni distinte – a volte spontanea, a volte organizzata – collegate tra di loro da linee auto. E colpisce anche quel ceto medio che si è fatto la casetta suburbana sul modello statunitense.

        E quindi leggiamo che il 73% dei francesi si schiera dalla parte dei manifestanti:

        https://www.politico.eu/article/one-dead-as-french-fuel-gilets-jaunes-protests-challenge-macron-castaner-pont-de-beauvoisin/

        Come in Germania, la grande maggioranza si schiera con l’industria automobilistica.

        Il problema infatti è che la il cambiamento climatico non è causato da qualche specifica attività, che si possa modificare.

        E’ l’effetto dell’intero modo in cui è impostata la civiltà in cui viviamo, e quindi ogni tentativo di affrontare il problema porta inevitabilmente a rivolte che i governi basati sul consenso elettorale non sono in grado di affrontare. E nemmeno quelli dittatoriali, che non hanno alcun interesse a farlo.

        Questo pone un problema di difficile soluzione, sempre che ci sia qualcuno che lo voglia “risolvere” davvero.

        • Mi sembra di capire che il morto e la maggior parte dei feriti, tra i manifestanti pro-automobile, siano opera di automobilisti che non si volevano fermare.

          Ironia tragica…

          • Le Monde conferma:

            Du Var, à la Gironde, en passant par la Charente et le Nord, les centaines de personnes blessées samedi sont principalement des manifestants percutés par des automobilistes en colère face aux mouvements de blocage. Dans la majorité des cas, les conducteurs ont été interpellés.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Per me il punto inarrivabile resta sempre quell’articolo che avevo letto in cui si diceva una cosa come “basta accise sulla benzina” e poi “vogliamo la carbon tax”. Le accise sulla benzina SONO una carbon tax.

      • Francesco says:

        piano

        le accise sulla benzina sono una carbon tax in sè ma non per sè

        sono state messe solo al bieco scopo di far incamerare soldi allo Stato, senza riferimenti alle esternalità dell’utilizzo dei motori a scoppio

        e sono ben note al largo pubblico per questo

        ciao

        • Mauricius Tarvisii says:

          Ok, ma fare la carbon tax al posto delle accise sarebbe un’operazione tipo abolizione di Equitalia…

          • Francesco says:

            forse avrebbe una qualche valenza educativa, una possibilità di far capire cosa sono le tasse al popolo italico

  20. MOI says:

    Il termine “la madamin” non lo conoscevo … ma mi pare seguire lo stesso “meccanismo” dialettizzante di “al milurdén” ! Va be’: anche la Borghesia ogni tanto “si trigghera” , ed è giusto così 😉 per non discriminare !

  21. MOI says:

    A proposito di “Milordini” 😉 … Beppe Severgnini all’ amara confessione dell’ Opera Matura :

    Italiani Si Rimane [sic]

    https://www.deejay.it/news/italiani-si-rimane-lautobiografia-di-beppe-severgnini-lintervista-a-deejay-chiama-italia/577763/

    intervistato dai Govanilisti Oltranzisti di Radio DeeJay, quella _ per Peucezio _ che ha fatto sparire l’ espressione “i lunga” in Italiano per sostituirla con “gei” …

    • MOI says:

      Giovanilisti [e.c.]

      PS

      Già che ci sono: si noti il Parallelismo Francia-Lombardia (!) tale per cui anziché esserci “Parigi e la Provincia” (nel senso di resto della Francia) c’è “Milano e la Provincia” (nel senso di resto della Lombardia) …

  22. MOI says:

    In realtà, almeno dagli Anni Novanta è stato dichiarato “sessista” anche “Signorina” in Italiano … poi, si sa, il dialetto o il dialettalismo sono considerati “aggravanti”, segno di non essere andati abbastanza a scuola dando per negativo ciò che Pasolini dava per positivo e viceversa !

    Ma … non si poteva risolvere la questione riportando in auge l’ Ottocentesco termine “Signorino” ?! … Che fa tanto “Zitella Governante del Rampollo”, regolarmente ridicolizzata a dovere negli Anime Giapponesi Anni Ottanta ambientati in Occidente Ottocentesco ? 😉

    • Z. says:

      Uhm, allora.

      Il compagno, secondo me, ha ragione sia riguardo alla meritocrazia sia al modo di rivolgersi alle persone. La gran parte della gente non fa parte dell’1% di eccellenti. Lo dico (non solo ma) anche per ragioni personali: faccio parte del 99% che residua, naturalmente, e assicurare a noi 99% rispetto e dignità dovrebbe essere uno degli obiettivi del PD.

      Nel merito va detto che ha ragione pure su Burioni: proprio perché Burioni non è uno qualsiasi dovrebbe esprimersi diversamente (e la reazione di Burioni direi che lo dimostra).

      Ha torto quando si esprime in modo inutilmente rozzo (gli auguro un futuro di successi, ma il qualsiasi è lui, ad oggi), per giunta in un modo che pare strizzare l’occhio ai no-vax.

      Detto questo secondo me ha detto cose importanti, che mi auguro che facciano riflettere i candidati di maggior peso.

  23. Roberto says:

    OT

    La Brexit per il momento è fonte di grande divertimento….temo che poi cambierà ma ora ne approfitto

    https://www.independent.co.uk/news/uk/home-news/nadie-dorries-slams-brexit-deal-leave-remain-jk-rowling-a8639216.html

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *