I Tre Pilastri che crollano

Ho capito la vanità dei nove decimi delle discussioni politiche che sento in giro, il giorno che Costanzo Preve mi fece leggere un suo saggio, dove spiegò che il sistema  (parliamo di una decina di anni fa) si fondava su tre pilastri (enfatizzo con la maiuscola i concetti chiave):

Una CULTURA di SINISTRA

Un’AMMINISTRAZIONE di CENTRO

Un’ECONOMIA di DESTRA

So che ogni termine può essere interpretato in mille modi, ma l’importante è che ci capiamo.

Costanzo Preve ha significato molto per me, perché grazie a lui ho imparato a rispettare l’illuminismo, il rigore ottocentesco, la borghesia e anche quel gran borghese illuminista, rigoroso e ottocentesco di cui non ho letto quasi niente, che fu Karl Marx.

C’è gente buffa che oggi usa il nome di Costanzo Preve a caso, e mi dispiace, ma l’autore della Divina Commedia che ci può fare se a Firenze, oggi esiste un Ristorante Dante e Beatrice, con tanto di insegna al neon?

Il mondo di Costanzo mi è lontano quanto il Bisanzio che lui tanto amava: non sono borghese, non sono ottocentesco, non sono marxista, non sono illuminista, non sono antropocentrico, e so che lui non percepiva nemmeno l’immensa questione ambientale.

Posso solo rispettare il suo mondo.

Come ho già scritto da qualche parte, sentivo molto più vicino a me un altro saggio, Roberto Giammanco, che già intuiva i mondi in cui stavamo entrando, e mi diceva che Costanzo, che pure stimava, apparteneva al passato. Ma Roberto aveva tutto insieme studiato con Adorno a Francoforte in tedesco e aveva vinto una borsa di studio negli Stati Uniti, e quindi aveva visto un mondo diverso da quello di Costanzo, che  invece aveva studiato con Althusser a Parigi.

Ma l’intuizione di Costanzo sui tre pilastri del mondo in cui si viveva un lontano decennio fa, mi ha fatto capire molte cose.

Mi ha spiegato il luogo in cui vivo, in cui un’AMMINISTRAZIONE tutta pragmatista, “basta ideologia“, si sposava poligamicamente con un’ECONOMIA di rapina privante e una CULTURA fatta di cooperantesse precarie quarantenni che si prendevano settecento euro al mese per fare prediche contro il bullismo omofobo e parlare male di un certo Benito Mussolini, morto settant’anni fa.

In questa triade, la CULTURA conta molto meno delle altre due. Le cooperantesse sfigate non sono lontanamente paragonabili agli intellettuali semidivini della Francia.

Però i destri  che si fissano su queste cose, non hanno tutti i torti.

La CULTURA è di SINISTRA (nel mondo da cui stiamo uscendo) perché si fonda sul concetto di uguaglianza tra esseri umani; e siccome tutti cercano di raschiare il fondo del barile per avere voti, tutti devono fare gli egalitari.

Facciamo un esempio semplice semplice.

In una società in cui la metà degli elettori sono donne, a un politico non conviene dire che le donne siano più stupide degli uomini, perché il 50% dei suoi potenziali elettori sono elettrici. Quindi è presumibile che il politico medio (maschio) in pubblico dirà sempre cose simpatiche sulle donne.

E fin qui, poco male.

Siccome viviamo in una società in cui i maschi si sentono ancora padroni per molti versi, una battuttina di tanto in tanto tipo, “le donne hanno una marcia in più” accontenta le donne e non ferisce la maggior parte dei maschi.

Solo che una piccola minoranza di maschi inizia a bofonchiare, “hai visto, quelli di sinistra fanno tanto gli egalitari ma in realtà dicono che le femmine sono meglio dei maschi!”

E’ una base discutibilissima, però tecnicamente hanno ragione i Destri: se dici che le femmine hanno una marcia in più dei maschi, non sei un egalitario.

Su questa discutibile base, nasce una sorta di anticultura di Destra: non propone nulla di proprio, ma sottolinea le contraddizioni dell’avversario.

Nel momento in cui lo fa, però accetta le premesse dell’avversario.

E infatti la reale cultura di Destra consiste in una serie di sgradevoli pretese di sinistra, dal “porco per tutti alla mensa”, a “ti strappo il hijab perché le donne devono essere tutte candidabili per Sanremo”.

Se io dico, “quelli di Sinistra mi fanno schifo, perché dicono che va bene che le donne islamiche vengano umiliate portando il velo”, da una parte rivelo una vera contraddizione della Sinistra, dall’altra dico che non esiste altra cultura possibile che quella di Sinistra.

Ecco, la Destra, in Italia (a differenza ad esempio dell’Inghilterra) è quasi interamente parassitaria della cultura di Sinistra.

Quindi, nel sistema dei lontani dieci anni fa descritti da Preve, è vero che la CULTURA era  di SINISTRA.

Chi ha una formazione antropologica potrebbe restare un po’ sorpreso, visto che l’Italia è lontanissima di ciò che vorrebbe la “Sinistra”.

Precisiamo, per CULTURA intendo solo la cultura ufficiale, lo spazio ammesso nelle scuole, nei discorsi dei politici, nei grandi media.

Però il sistema economico e amministrativo ha totalmente distrutto ogni cultura reale, creando frammenti umani, atomi isolati.

Decenni fa, esistevano in Italia mondi interi, che però sono stati annientati in un genocidio radicale, compiuto insieme dal nazionalismo, dall’illuminismo, dai media, dalla cultura “di Sinistra”, dal fascismo, dalla Chiesa: quasi nessuno in Italia si è schierato dalla parte degli italiani. Mi vengono in mente due nomi di difensori degli italiani veri, delle loro straordinarie culture – Michael Ende che era tedesco, e Ouida che era inglese.

Restano stili di vita, assai vaghi – l’abitudine di vestire i figlioli da esploratori artici quando la temperatura scende sotto i venti gradi, l’idea che la famiglia perbene guarda il Grande Fratello insieme mentre la nonna fa da mangiare cibi straordinari di cui la metà verrà buttata, la grintosa certezza che alla cresima dalla notte dei tempi i nonni hanno sempre regalato uno smartphone al bambino di sei anni e guai a chi interrompe la tradizione…

Lo sterminio delle culture reali ha portato alla creazione di una CULTURA sostanzialmente unica, e moderatamente di SINISTRA, anche se di scarsa importanza: l’Italia, per fortuna, non è la Francia, e dà un peso minimo alla “cultura”.

A preoccuparsi della cultura, in Italia, è in genere un ceto fragile e precario di gente che ha avuto la sfortuna di laurearsi in materie inutili, il ceto intellettuale subalterno, intuito da Marino Badiale.

Questa gente vorrebbe certamente costituire quello che esiste in alcuni altri paesi (torniamo sempre lì, in Francia), ma non ci sono proprio le circostanze.

In Francia, i Signori del Ditino Imparatore hanno creato l’unico regime ancora clericale d’Europa.

Il compito sostanziale del Clero consiste nel mescolare le carte di realtà e di etica.

Tipo, io constato il fatto (realtà) che Tizio ha un tumore e morirà tra sei mesi.

Arriva Caio, e mi dice che non è vero, perché non è etico che io auguri la morte di Tizio, l’odio è una brutta cosa, quindi è realtà che Tizio camperà cent’anni.

Fin qui, il mondo descritto da Costanzo Preve.

Costanzo era un uomo dell’Ottocento, con un cervello e una disciplina mentale tre volte la mia e la tua.

Ma era un uomo dell’Ottocento latino.

L’Ottocento anglosassone, come più volte ho scritto, aveva la capacità di intuire il futuro e non solo il presente.

E infatti, la brillante e correttissima intuizione di Costanzo, sta andando a pezzi.

Gli imperi di Bezos e Zuckerberg non sono l’ECONOMIA di DESTRA che lui aveva in mente.

Per quanto criticasse il capitalismo e – da buon hegeliano – avesse prefigurato il capitalismo assoluto che ci attende, Costanzo non era in grado di cogliere il suo aspetto virtuale, immateriale, menzognero.

Ora, da questa menzogna,  gli atomi isolati che il capitalismo ha prodotto, hanno trovato una perversa voce e hanno trasformato la CULTURA in un urlo costante, che non richiede alcuna ideologia di partenza, se non i diritti individuali.

Rivendicati nello spazio visivio di uno smartphone, uno spazio piccolo come uno slogan.

E il mio diritto individuale può essere quello di fare un’orgia omosessuale a tre, di far promuovere mia figlia che ha tre in tutte le materie, di sbattere fuori il negretto che mi sta antipatico, di ottenere un risarcimento milionario perché sono stato escluso dal Grande Fratello…

Se la CULTURA non è più quella di dieci lontanissimi anni fa;

se l’ECONOMIA non somiglia più al capitalismo di dieci lontanissimi anni fa;

è forse inevitabile che le AMMINISTRAZIONI di CENTRO stiano perdendo il potere in tutta Europa.

Vorrei chiamare Costanzo, e fare una delle nostre lunghe telefonate, per rimarcare con affetto tutta la distanza tra me e lui.

Costanzo era un conservatore, voleva difendere il mondo dell’illuminismo, della ragione, della scienza, della correttezza dei comportamenti, delle regole, dello Stato, dalla barbarie.

Pur volendogli un immenso bene, io invece era dalla parte di tutta quella Vita che la sua Ragione ha distrutto.

Tanto ha lavorato la Ragione, a controllare ogni cosa, che oggi  corriamo rischi che somigliano solo a quelli che corsero i dinosauri nel giorno della loro estinzione.

Il futuro che ci attende fa drizzare i capelli in testa, ma siamo certi che fosse migliore il mondo dei Tre Pilastri?

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119 Responses to I Tre Pilastri che crollano

  1. Peucezio says:

    Stupendo contributo!

    La cosa curiosa poi di Preve è che aveva un’estrema finezza e profondità nel cogliere il presente, pur coi suoi schemi hegelo-marxiani.
    Chissà cosa direbbe oggi…

  2. Moi says:

    Ogni riferimento a Diego Fusaro (che cmq conosceva Costanzo Preve di persona) e le sue forbite invettive con lessico ottocentesco è completamente casuale 😉 … nevvero ?

    Per quanto concerne la sparizione dell’ Italia”profonda” (ma nei luoghi più remoti, fuori perfino da”Wikitravel” o “Wikivoyage”, specie al Sud, sopravvive …) , tra gli “autoctoni” penso meritino menzione due autori misconosciuti per motivi molto diversi, accomunati dalla “convenienza politica professionale”:

    Pier Paolo Pasolini e Giovannino Guareschi.

    • Arrigo de Angeli says:

      Purtroppo la matrice di destra deteriore della mia adolescenza non mi ha permesso di conoscere Pasolini, e devo vergognarmene, oggi a 70 anni. Per Guareschi, concordo pienamente.
      Anche mia moglie ed io stiamo pensando ad un viaggio conoscitivo in quel Sud in cui, in effetti, sopravvive ancora qualche valore tradizionale.

  3. Moi says:

    I Diritti Individuali prevedono potenzialmente tanti Sistemi Giuridici quanti gli Individui … nonché le Indvidue e l* Individu*, per carità ! 😉

    Tuttavia, l’ Idea Egemone (partendo dalle Avanguardie Intellettuali fino al Funzionariettume !) è che la Radice di Ogni Male sia il Maschio EteroCisBianco Occidentale … per questo la Lesbica Vegana trova peggio il “Cat Calling” [sic] della Lapidazione Islamica delle “Donnacce” …per questo l* Person* Gender Plasma (vedrai che esiste ! … O esisterà a breve !) trova più grave “Aò, a Froscioooo demmMerdaaaaaa !!!” a Roma che NON l’ impiccagione alle gru dei Pervertiti a Teheran !

  4. Moi says:

    Il Plasma è il cosiddetto “Quarto Stato”* della Materia tale per cui lo Stato Gassoso viene “ionizzato” e … bon ! Sulla Terra appare principalmente sottoforma di Fulmine !

    Col Gender, l’ultuma volta 😉 si era al “fluid” e si deve “tirare di lungo” 😉 in cotal direzione ! 😉

    ———

    *NON nel senso di Pellizza da Volpedo riciclato per i Migranti sui Barconi, eh ! 😉 … Ma anche gli LGBTQ+ si raffigurano sovente in mezzo alloro come “Alleati” VS lo InimiKo Komune:

    il Western HeteroCisWhite Male, che oramai è l’unica roba con cui ci puoi spaventare ancora la gente ad Halloween , in USA !

  5. Francesco says:

    1) attento alle date, se fossi un tuo insegnante questo post avrebbe un bel 4 per “eccessivo uso di decenni”! 😀

    2) giusto per farti capire, quando e chi avrebbe distrutto le culture popolari italiane? non mi puoi spacciare per contemporanei la Chiesa (che forse ha agito verso l’Anno Mille, gli illuministi e liberali dell’Ottocento, la Televisione)

    2) inizio a sospettare che la tua idea della cultura reale del popolo italiano sia più astratta e televisiva di quello che pensavo. Dai per morte moltissime cose che, semplicemente, non appaiono in TV. Pensa solo a Padre Pio: per quanti decenni il suo culto è sopravvissuto prima che la TV si arrendesse e lo inglobasse?

    ciao

    • Peucezio says:

      Francesco,
      “Dai per morte moltissime cose che, semplicemente, non appaiono in TV. ”

      Ma dai, Miguel non ha la tv ed è sempre in giro, parla con tutti, gira l’Italia.
      Io la tv ce l’ho, la guardo poco, ma conosco ogni angolo del Barese e conosco benino la Lombardia. E ti assicuro che nel sud la differenza rispetto a vent’anni fa è forte.
      A Trani nel centro storico c’erano ancora gli abitanti del centro storico, i tranesi cozzali, cioè la vera Trani. Oggi solo negozietti, localini, cazzate…

      Bari Vecchia resiste ancora, come anche Bitonto… Ma per quanto ancora?
      A Milano non c’è più quasi nulla, non è più una città milanese. Pensare che una volta gh’eren i trani.

      • mirkhond says:

        Peucezio
        “gh’eren i trani.”

        Che sarebbero?

        • Peucezio says:

          Questo richiede una lunga spiegazione.

          Devi sapere che un tempo (diciamo fino agli anni ’60 almeno, forse ’70, già dall’inizio del secolo se non dall”800) a Milano si importava molto vino da taglio dalla zona di Barletta e Trani. Si trattava di un vino di bassa qualità, usato, da quello che ho potuto capire, oltre che da taglio (cioè per produrre vini più pregiati), così com’era, per il mercato più povero (non so se venisse in qualche modo annacquato o mescolato con altri vini più leggeri o venduto proprio così com’era).
          Purtroppo la produzione pugliese non si era ancora raffinata, non si era sviluppata un’imprenditoria capace di valorizzare i vini locali, che quindi si esportavano appunto come vini economici e di bassa qualità.

          Il mercato di questi vini quindi era quello degli avvinazzati milaesi di ceto basso, i ciocch (leggi ciùk, che andavano nelle bettole, nelle osterie di quartiere.
          Per questo motivo tali locali presero il nome di “trani”: i>on trani era un’osteria popolare, un posto da ubriaconi milanesi, ma anche, più in generale, un ristorante di quartiere senza pretese, che insieme al vino serviva anche da mangiare (el va in d’on trani a mangià on boccon / el ved ona dònna lì in d’on canton).

          Una volta a Barletta conobbi un signore attempato che, decenni prima, era proprio dentro questo commercio ed esportava vino nel nord.

          Inoltre ho presente un’altra canzone, che parla dei barboni milanesi, che fra l’altro bevono on fiàa de Barletta, se non ricordo male insieme a on salamm de basletta, per fare la rima.

          • mirkhond says:

            Molto interessante, non lo sapevo.

          • mirkhond says:

            “Purtroppo la produzione pugliese non si era ancora raffinata, non si era sviluppata un’imprenditoria capace di valorizzare i vini locali, che quindi si esportavano appunto come vini economici e di bassa qualità.”

            Carlo Alianello, nel suo romanzo storico, L’Eredità della Priora, afferma che il vino pugliese era utilizzato per migliorare quello della Basilicata.
            Dunque un vino da taglio utilizzato all’interno dello stesso Regno di Napoli.

        • Peucezio says:

          http://www.portaledelleosterie.it/osterie_dettaglio.php?Main=20&Sub=&Ter=222

          Non è detto che la ricostruzione sia fedelissima.
          Ma avevo già sentito tranatt nel senso di frequentatore abituale dei trani, ubriacone: “quell lì l’è on tranatt”.

          • Bellissima la storia dei Trani.

            Mi ricorda il mio Supereroe preferito, il grande Superciuk!

            • Peucezio says:

              Miguel,
              “Bellissima la storia dei Trani.”

              Non ne avevi mai sentito parlare?

            • Tizio.8020 says:

              Il SuperEroe più attuale che esista, il più reale.
              Peccato che ora abbia un mucchio di concorrenti: sono in tanti infatti a “rubare ai poveri per dare ai ricchi” !

        • Peucezio says:

          http://www.treccani.it/vocabolario/trani/

          Questo è più attendibile, ma sintetico.
          Comunque anche le informazioni dell’altro dovrebbero essere di massima corrette.

          C’era anche la canzone “Trani a gogò”: non mi ricordavo…
          Tieni conto che erano luoghi dove gli uomini si riunivano e cantavano, quindi sono molte le vecchie canzoni che vi fanno riferimento.

          Un altro link:
          https://mondointasca.it/2014/06/02/milano-dei-trani-e-osterie-storiche/

          In Puglia in effetti questo fatto lo sanno in pochi, ma a Milano tutte le persone di una certa età ricordano benissimo i “trani”. Io non ho fatto in tempo a vederli. O, meglio, negli anni ’70 ero piccolo, un po’ ancora sopravvivevano, ma non li conoscevo. Oggi darei un occhio della testa per ritrovare un luogo simile, ma non ne esiste più nemmeno traccia, per quello che ho visto.
          A parte i soliti pub e ristoranti, ci sono le enoteche fighette, che col trani c’entrano quanto Calatrava con i costruttori dei Nuraghi. Tutt’al più ci sono un po’ di trattorie milanesi, alcune ancora abbastanza autentiche, che vagamente ci si avvicinano.

          Una volta frequentavo un posto che era qualcosa di abbastanza simile a un trani: era una trattoria di un signore friulano, che faceva cucina un po’ lombarda e un po’ friulana, dove dopo le 19,20 non c’era verso di cenare (ma il locale rimaneva aperto fino a tardi per i bevitori), mangiavi tanto e spendevi al massimo 15 euro, ma se eravate in due, essendo i tavoli tutti da quattro, vi sedevate con altri due estranei ed era bello, perché facevi chiacchiera e conoscenza.
          Il friulano ti dava i bicchieri, il suo vino sfuso del Friuli e il menù, poi ordinavi. Era un tipo un po’ burbero ma in realtà molto buono. Un vero angolo di una milanesità d’altri tempi. Purtroppo lui cominciava ad avere i suoi anni, era coadiuvato da una signora più anziana di lui e si vede che si è stancato: ormai da qualche mese ha chiuso definitivamente, ahimè.
          Ma mi ricordo certi fegatini alla veneta, lingua salmistrata, tartare di cavallo… E poi quanto era buono quel vino! E certe grappe!

        • Peucezio says:

          https://www.gocasteldelmonte.it/enogastronomia/wine-bar-in-principio-erano-i-trani-le-osterie-del-popolo/

          Ecco, questo è ancora più bello, perché ci sono le foto.
          La foto grande rappresenta un luogo che ora fa parte del quartiere cinese, vicino Corso Sempione, ma è un antico quartiere milanese extra moenia.

      • PinoMamet says:

        I trani li conoscevo anch’io! di nome ovviamente.

        Ho un collega nuovo che viene proprio da Trani. Io mi ricordavo il centro, da una lontanissima gita scolastica, come lo descrive Peucezio nel passato: un posto di cozzaloni, piuttosto ostili ai forestieri (a differenza di altre zone della Puglia che visitammo).

        Ora il collega, che per inciso è gentilissimo, mi dice- a mia domanda sulla sinagoga di Trani, recentemente riaperta- che nei pressi c’è una pizzeria “La sinagoga”, il che mi dà l’idea di come, più o meno, si creano e si distruggono le identità locali in Italia
        (vedi alla voce “Pizzeria Dante e Beatrice”).

        • Peucezio says:

          Ho presente la zona della sinagoga, è proprio nel cuore del centro storico, ma non avevo notato la pizzeria.

  6. MS says:

    “Mi vengono in mente due nomi di difensori degli italiani veri, delle loro straordinarie culture – Michael Ende che era tedesco, e Ouida che era inglese.”

    Se hai un momento per approfondire…mi spieghi com’è che l’autore della Storia Infinita era un difensore degli italiani?

  7. roberto says:

    sono un pochine scettico sulla questione “cultura” o forse non ho ben capito cosa vuoi dire

    “La CULTURA è di SINISTRA (nel mondo da cui stiamo uscendo) perché si fonda sul concetto di uguaglianza tra esseri umani;”
    la cultura si fonda sul concetto di uguaglianza? interessante, ma forse da approfondire.

    “Facciamo un esempio semplice semplice.
    In una società in cui la metà degli elettori sono donne, a un politico non conviene dire che le donne siano più stupide degli uomini, perché il 50% dei suoi potenziali elettori sono elettrici. Quindi è presumibile che il politico medio (maschio) in pubblico dirà sempre cose simpatiche sulle donne.”
    abbiamo avuto berlusconi, abbiamo trump, non gente simpaticissima sulle donne….

    “E infatti la reale cultura di Destra consiste in una serie di sgradevoli pretese di sinistra, dal “porco per tutti alla mensa”, a “ti strappo il hijab perché le donne devono essere tutte candidabili per Sanremo”.”
    qui sono totalmente perso. porco per tutti è una pretesa di sinistra? via il hijab è una pretesa di sinistra?
    a me sembrano due chiare fissazioni di destra! a sinistra casomai dirai “il giorno che c’è porco alla mensa tu puoi avere pollo” o “tieni il tuo hijab finché non sei obbligata dal marito”

    infine
    “Decenni fa, esistevano in Italia mondi interi, che però sono stati annientati in un genocidio radicale, compiuto insieme dal nazionalismo, dall’illuminismo, dai media, dalla cultura “di Sinistra”, dal fascismo, dalla Chiesa: quasi nessuno in Italia si è schierato dalla parte degli italiani.”

    notte profonda. chi è stato genocidato? possiamo fare qualche esempio concreto per capirci?

    • Per roberto

      “la cultura si fonda sul concetto di uguaglianza?”

      No, “la CULTURA” è semplicemente l’insieme delle retoriche permissibili: nel Quattrocento, la retorica era teologica, nell’Ottocento era nazionalista, nella seconda metà del Novecento era egalitaria. La Sinistra ha come base l’egalitarismo, quindi la Cultura ufficiale della seconda metà del Novecento era egalitaria.

      “Porco/hijab”. Allora, dire che gli altri devono mangiare come noi, e che devono avere dei costumi sessuali uguali ai nostri, è una pretesa egalitaria. Non è per nulla “di Destra”. Ecco, la Destra non sa tirare fuori altro, in Italia, che questi discorsi “di sinistra” (che poi come giustamente dici, non sono discorsi che farebbe realmente gente di sinistra, fuori dalla Francia).

      “genocidio”

      La Destra politica rivendica “l’identità”. Che la vera identità delle mille comunità che formano l’Italia è stata annientata dal nazionalismo (“tutti a scuola a imparare l’italiano!”), dall’illuminismo (“contadini ignoranti, fuori dalle tenebre!”), dai media (“invece di ascoltare i racconti del nonno, guardate Sanremo”), dalla sinistra (“scateniamo le forze produttive!”), dal fascismo (“tutti italiani da Trieste in giù!”), dalla Chiesa (e qui il discorso della distruzione risale a secoli indietro).

      Quindi la Destra italiana (a differenza di quelle di altri paesi) semplicemente non ha una cultura propria.

      Berlusconi e Trump, come dicevo, compaiono alla fine del paradigma di cui parlava Preve.

      • Z. says:

        Miguel,

        ho l’impressione che tu voglia far tornare i conti, come tutti i metafisici. Io invece sono per l’altra metà:

        1) Davvero pensi che il nazionalismo, in Italia, abbia annientato i dialetti? Mi suona molto bizzarro. Considerato che la Romagna era in larga misura nativa dialettofona fino almeno alla metà del secolo scorso – e altre regioni lo rimasero probabilmente più a lungo – devo dedurne che nel dopoguerra c’è stata un’esplosione di nazionalismo?

        2) davvero pensi che l’illuminismo abbia cancellato le tradizioni e le identità contadine? quando è successo, dove, come? abbiamo riferimenti concreti?

        3) mah, credo che i nonni, nella storia d’Italia, abbiano guardato Sanremo ben più dei nipoti! Però mi hai fatto venire in mente una bella poesia di Rodari: quella del nonno, del nipote e dello Sputnik.

        4) che significa “scateniamo le forze produttive”, e in che modo avrebbe causato genocidi?

        5) tutti italiani da TS in giù, certo, ma questo davvero ha sradicato secoli di tradizione? non sono esattamente un simpatizzante del fascismo ma questa accusa mi giunge nuova…

        6) sulla Chiesa non so proprio niente e pendo dalle tue labbra, invece!

        • Lucia says:

          “6) sulla Chiesa non so proprio niente e pendo dalle tue labbra, invece!”

          Mi accodo al punto sei! Anche perché sono un po’ confusa: da altri tuoi post mi è sembrato di capire che tu consideri le chiese locali e i contatti comunitari che ne sono sorti e da lì evoluti – dalle misericordie al patrimonio di edifici e terreni delle varie congregazioni – come uno dei lasciti della società italiana “originaria” che va scomparendo. E difatti lamenti che stanno svanendo anch’essi, tipo il convento dove ci sono più badanti che suore. Ma forse ho capito male.

      • PinoMamet says:

        1- i dialetti sono stati annientati dalla TV, lo sanno tutti, e anche dalla scuola; non dall’insegnamento dell’italiano a scuola, ma del senso di vergogna instillato nei dialettofoni;

        2-le tradizioni contadine sono scomparse, punto e basta. Non so sia colpa di Voltaire, ma sono scomparse.

        3-4- non so

        • Z. says:

          Sul punto 2, immagino che le tradizioni contadine siano scomparse via via che i contadini si inurbavano.

          Sul punto 1, sbaglierò ma non sono sicuro che la TV sia il principale colpevole. Non so altrove, ma dalle mie parti il dialetto ha iniziato a scomparire quando ha cessato di essere la prima lingua insegnata ai figli, ben prima che la TV fosse diffusa nelle case…

        • Peucezio says:

          La responsabilità dell’Illuminismo credo sia indiretta, cioè ha predicato una sorta di omologazione razionalizzatrice, che però è stata applicata solo due secoli dopo appunto con la televisione, la scolarizzazione di massa, ecc.

          • Z. says:

            Tipo il colpo del palmo vibrante, che uccide il nemico tre giorni dopo averlo colpito.

            Voltaire il Guerriero, un Kenshiro dell’Età dei Lumi.

            • Peucezio says:

              Sì, più o meno il concetto è questo.
              D’altronde nella storia niente s’improvvisa.

              • Z. says:

                Per altri versi, il colpo vibrante non esiste, e Kenshiro è un personaggio di fantasia 🙂

                E se fosse che la terra ha perso importanza rispetto al commercio?

        • Peucezio says:

          Comunque credo che in un modo o nell’altro siano veri tutti i colpevoli elencati da Miguel, compresa la Chiesa e compreso il fascismo (non faccio favoritismi! 🙂 ), solo che oggi vediamo solo l’uccisione efferata del paziente (la tv, ecc.), non tutto ciò che l’ha indebolito prima.

          Probabilmente il momento di massima vitalità della complessità popolare e locale in Italia è stata nel basso medioevo, in virtù di un fenomeno di frammentazione che è partito coi Longobardi e poi si è andato sviluppando e arricchendo dopo il 1000.
          Direi che l’opera di omologazione violenta (ma niente di paragonabile a ciò che è accaduto nel ‘900) sia iniziato con la Controriforma, che nel mondo cattolico inaugura la modernità.
          Per inciso, non il Rinascimento o l’Umanesimo, che semmai sono forme di ritorno alla classicità, ma non certo di modernità, infatti Lutero li odiava.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Lutero non voleva mica la modernità: per lui era diabolica…

            • Moi says:

              Gli AngloSassoni Liberal nefanno l’ Alfiere della “Freeeeeeedomm !!!” Vs il Papastro 😉 !

            • Peucezio says:

              Mauricius,
              bisognerebbe intendersi sul concetto di modernità.
              Io trovo che il primato dell’individuo e della sua libera interpretazione della scrittura, senza mediazioni, cioè il rifiuto dell’istituzione come mediatrice del sacro, sia un elemento di modernitò fortissimo.
              E’ la base del liberalismo (anche se non nego che per arrivare al liberalismo devi fare un passaggio in più, ma non puoi farlo, se prima non hai fatto quell’altro) e, insomma, della società come la concepiamo oggi.

              • Per Peucezio

                “Io trovo che il primato dell’individuo e della sua libera interpretazione della scrittura, senza mediazioni, cioè il rifiuto dell’istituzione come mediatrice del sacro, sia un elemento di modernitò fortissimo.”

                Sono d’accordo. Infatti, il mio disaccordo sulla lettura del rapporto protestantesimo-modernità è solo sul versante della teoria di Weber, che la ricchezza fosse segno di grazia divina.

                Invece la lettura libera delle scritture è la base stessa della modernità americana (ma non di quella francese).

              • Peucezio says:

                E però quella francese da dove viene?

          • Francesco says:

            Peucezio,

            grazie per aver fatto chiarezza sulla vittima ma … porca paletta, fare del Basso Medioevo una Età dell’Oro e di tutto quello che è venuto dopo una lunghissima decadenza è alquanto non serio.

            Anche perchè pure Roma sarebbe una Forza del Male … però allora abbiamo una Storia ciclica? fasi di omologazione vs fasi di complessità?

            Una volta tutti a guardare Rai1, oggi tutti hanno il loro programma specifico, molti neppure su una TV, viva oggi?

      • Z. says:

        Riguardo alla destra e alla sinistra.

        In Italia, il più delle volte:

        – “sinistra” si usa per dire “istruito”, “giusto”, “avanzato”. Si accusa il rivale di non essere abbastanza di sinistra, si rivendica di essere più di sinistra di lui, si discute di cosa sia veramente di sinistra. In senso dispregiativo “sinistra” si usa soprattutto per accusare il rivale di non essere all’altezza delle sue idee, negare che le qualità vantate dal rivale sussistano davvero;
        – “destra” si usa per dire “ignorante”, “arbitrario”, “arretrato”. Si accusa il rivale di essere di destra, di aver scavalcato qualcuno di molto cattivo a destra e cose così. Meno comune sentir dire “sono di destra”, salvo che non ci si riconosca nell’estrema destra.

        Non pretendo di essere stato precisissimo, comunque era per dire che non sono due termini simmetrici. Il che è abbastanza normale, visto che la simmetria è soprattutto un’esigenza della nostra mente.

        Però non è sempre stato così. Pensiamo alla Rivoluzione francese, dove nascono i concetti di “destra” e “sinistra” in base a dove si sedevano i deputati.

        Senza andare troppo lontano, al PCdI: c’era la corrente di destra e c’era la corrente di sinistra. Non è che Tasca fosse considerato cattivo e Bordiga fosse considerato buono: si rilevava che avevano idee che si discostavano da Gramsci, dall’una e dall’altra parte.

        Poi succede qualcosa per cui il termine “destra” prende una piega sinistra…

        • Per Z

          “Riguardo alla destra e alla sinistra.”

          Verissimo, condivido tutto.

        • Peucezio says:

          Sì, vero.

          E’ quello che dissi anni fa, quando feci notare che non essere di sinistra in Italia pare brutto.

          • roberto says:

            mentre adesso è il contrario.

            prova a metterti in una piazza ed esclama ad alta voce “ammiro moltissimo nanni moretti” e vedi quanti sputazzi ti prendi……
            😉

            • Peucezio says:

              Bisogna distinguere gli ambienti e i ceti.
              D’altronde in osteria puoi ruttare, in altri ambienti no.
              Ecco, non essere di sinistra è come ruttare.

              • roberto says:

                il rutto è stato sdoganato da fantozzi negli anni settanta (ricordi? peroni ghiacciato, frittatona di cipolle e rutto libero) e l’italia è un’enorme osteria, gli “altri ambienti” ormai si contano sulle dita di una mano

                sul serio, ma adesso che il mondo gira dalla tua parte, non ne sei nemmeno un po’ contento? o non te ne accorgi? o hai paura di svegliarti da un bel sogno?

              • Peucezio says:

                Certo che sono contento.
                Ho paura che non duri…

                E poi ho la paura (molto fondata) che tutto ciò incida poco sulla realtà.
                Però se già si creasse un clima molto ostile al politicamente corretto e più in linea con la morale naturale (in senso cattolico; sia chiaro che anche la natura è una costruzione culturale) già sarebbe un grande risultato.

                Ma la politica non può cambiare più di tanto l’antropologia; l’auspicio semmai è che una certa politica sia il sintomo e l’epifenomeno di una certa trasformazione antropologica.

              • Peucezio says:

                Bella comunque dell’Italia come enorme osteria a cielo aperto.

                Però, capisco e in generale apprezzo le tue preoccupazioni umanitarie e anche la tua sensibilità anche verso le varie minoranze come sensibilità per le persone e i loro problemi, ecc.

                Ma a parte questi aspetti, per te importanti e d’accordo, tu non sei un fighetto, anzi! Non ti piace l’idea di un’enorme osteria col rutto libero come norma fondante? 😀

              • roberto says:

                “Non ti piace l’idea di un’enorme osteria col rutto libero come norma fondante?”

                BUUUUURP!!! certo che si!
                🙂

              • Z. says:

                roberto,

                — prova a metterti in una piazza ed esclama ad alta voce “ammiro moltissimo nanni moretti” —

                Non molti, credo. Molti non sanno chi è, e buona parte degli altri o non ti sputazza o non gli interessa cosa ne pensi 🙂

                PS: in Italia la destra non ha mostrato il suo lato migliore, diciamo, a partire dagli anni Venti. Forse è per questo che essere di destra (più che “non essere di sinistra”) a molti pareva brutto.

              • Peucezio says:

                Z.,
                non so però se il fascismo si autodefinisse di destra.

              • Z. says:

                Di certo la destra ha considerato il fascismo, però 🙂

              • Z. says:

                Battute a parte, quello che dici è abbastanza vero per il 1919, immagino.

                Negli anni Trenta le analogie tra il fascismo italiano e i regimi autoritari europei erano notevoli. Dopo la guerra, “destra” significa quello per molti decenni, direi fino a Berlusconi.

                (anche lui, peraltro, molto cauto a maneggiare il termine “destra”)

              • Roberto says:

                Z

                “A molti pareva brutto.”

                D’accordo con l’uso del passato!

              • Francesco says:

                >> Dopo la guerra, “destra” significa quello per molti decenni, direi fino a Berlusconi.

                mmmmmm mica verissimo. mai sentito parlare di Indro Montanelli? nonchè di nazioni oltre le Alpi? ti stai attenendo alla narrazione interna al mondo “Unità Repubblica Avvenire” 😉

              • Z. says:

                Francesco,

                qui parliamo della destra in Italia, dove Montanelli rappresentava – appunto – una minoranza a dir poco esigua.

    • PinoMamet says:

      Strano però che a me queste idee sembrino quasi auto-evidenti, mentre altri non le colgono. Boh.

      Mi concentro sull’ultimo punto, che forse è il più difficile e controintuitivo: in effetti, l’Italia sembra piena di cultura locale, e gli italiani impegnatissimi nello loro sport preferito di guardarsi indietro.

      Verso un passato immaginario, che vedono diviso in due tempi:

      -IlMedioevo, un’epoca (attenzione, parlo del loro immaginario) che non è mai esistita, di cui si leggono due pagine sui libri di scuola e quindi è un’opera di pura fantasia; in quest’epoca, l’italiano proietta sé stesso inevitabilmente come ciò che i suoi antenati non erano, cioè nobili cavalieri guerrieri che menavano mazzate

      -Aitempidiporononno, che è l’altra epoca immaginaria, ma desunta dai racconti di un’entità mitica chiamata, secondo la regione, “ilpoverononno” o “porononno” o termini similari: in quest’epoca, che ha qualche vago legame con la realtà, la povertà era estrema
      (molto più estrema di quanto fosse davvero: ho fatto lotte a coltello con tizi che volevano dimostrarmi che nel loro paesino di origine, in montagna, dove eravamo in visita, non conoscevano il cavallo “perché da ricchi”- da notare che esiste una conosciutissima razza locale di cavalli da lavoro- e addirittura nemmeno il mulo, non so perché, forse perché somiglia al cavallo- finché- davvero!- siamo passati davanti al necrologio di Pino il mulattiere…)
      in quell’epoca misteriosa nessuno aveva mai sentito parlare di crimine e la gente aveva una strana malattia chiamata “voglia di lavorare”;
      e nonostante l’estrema povertà, in qualche modo mangiavano piatti costosi ed elaboratissimi…

      Entrambi questi passati mitici sono il risultato del profondo complesso che nutre l’italiano verso le sue origini.

      Ieri un tizio mi leggeva, non se da Dagospia o altro sito, le frasi dei ragazzini che scioperavano contro la politica scolastica del governo; ok, solito stupidario dei fancazzisti che approfittano del giorno di vacanza, strumentalizzabile a piacere;

      ma una frase mi ha colpito. “Noi siamo a favore dell’immigrazione, perché se diventiamo tutti dottori, poi chi ci va a zappare la terra?”

      L’italiano, con tutto sè stesso, considera zappare la terra come una cosa non solo faticosa, ma anche degradante e profondamente ignobile, una macchia da cancellare al più presto.
      Molto, molto lentamente, i lavori manuali stanno riprendendo (o forse, cominciando per la prima volta) ad avere una certa dignità nel nostro Paese: a forza soprattutto di programmi televisivi su cuochi, cucina locale, artigiani della qualità e così via.

      La scuola invece rimane assolutamente legata al concetto mediterraneo per cui il lavoro manuale è un “labor”, una “doulìa” come si dice in greco attuale, una cosa da schiavi, mentre il lavoro intellettuale salva e nobilita.

      Ma il prodotto del lavoro manuale, così profondamente legato alla terra, al clima, alle stagioni, al dialetto, diventa anche un mezzo di identificazione.

      Si moltiplicano perciò le sagre feste e ritrovi para-locali e para-tradizionali, in cui si finge di apprezzare un finto prodotto locale.

      In realtà, da queste parti, credo che la festa più autenticamente tradizionale sia ormai la festa multietnica di Collecchio…

      • Lucia says:

        ma una frase mi ha colpito. “Noi siamo a favore dell’immigrazione, perché se diventiamo tutti dottori, poi chi ci va a zappare la terra?”

        Che frase da stronzi. O era ironica?

        • Moi says:

          Se sbarcano dei Negri Geniali, però, si fregano da soli 😉 …

        • PinoMamet says:

          Credo fossero veramente stronzi.
          O magari pensavano di dire una cosa intelligente, di sinistra, ecologista.

          • Z. says:

            Se il problema fosse tutto lì, basterebbe inasprire il numero chiuso all’università.

            Che non sarebbe affatto una brutta idea, a prescindere dall’immigrazione…

            • Moi says:

              Qua crollerebbe la forma più diffusa di … Turismo ! 😉

              • Z. says:

                Forse. Però:

                1) hai un pub?
                2) hai un appartamento-alveare con 10 studenti dentro?
                2) hai un minimarket che vende birra fresche?

                no?

                E allora dove sta scritto che è un problema tuo? 😀

            • Peucezio says:

              Z.,
              “Se il problema fosse tutto lì, basterebbe inasprire il numero chiuso all’università.”

              Ma non lo si potrebbe mettere alle scuole elementari?

              • Z. says:

                Puoi provare a proporlo a Salvini.

                Solo che il governo pare abbia in mente di toglierlo anche a Medicina…

              • Peucezio says:

                Appunto, bisogna toglierlo da medicina e metterlo alla scuola elementare.

              • Z. says:

                Suggerirei di risparmiare e chiudere direttamente scuole e ospedali.

            • Francesco says:

              non credo servirebbe: quelli vanno a fare i NEET, non a zappare la terra

              se anche loro volessero, i parenti piuttosto li ammazzano

      • Peucezio says:

        Pino,
        bellissime analisi, come sempre.

  8. Moi says:

    Una visione iperintelletualistica della realtà implica effetti psicotropi … e pesi, anche 😉 !

  9. Roberto says:

    Miguel
    Scusami se insisto su questo

    “Porco/hijab”. Allora, dire che gli altri devono mangiare come noi, e che devono avere dei costumi sessuali uguali ai nostri, è una pretesa egalitaria. Non è per nulla “di Destra”. Ecco, la Destra non sa tirare fuori altro, in Italia, che questi discorsi “di sinistra” (che poi come giustamente dici, non sono discorsi che farebbe realmente gente di sinistra, fuori dalla Francia).”

    La pretesa egalitaria è proprio tipicamente destra! Devono essere uguali a noi è una cosa che a sinistra nessuno si sogna di dire, nemmeno in Francia. A sinistra ti si dirà (e pure in Francia) “hanno gli stessi diritti” oppure “sono uguali davanti alla legge”.

    • Moi says:

      E’ l’atteggiamento culturale che è diverso … tipo se a picchiare la moglie è un bestemmiatore ubriacone o un imam zelantissimo.

    • Per roberto

      “La pretesa egalitaria è proprio tipicamente destra! Devono essere uguali a noi è una cosa che a sinistra nessuno si sogna di dire, nemmeno in Francia”

      “Destra” e “sinistra” sono termini assai vaghi, ma credo che tu confonda i diritti individuali con i diritti collettivi.

      Un ragionamento di Destra sarebbe, i Gentiluomini devono studiare latino e indossare la cravatta; gli altri devono zappare la terra, ma possono anche cantare sull’aia la sera e fare a meno del latino.

      Nella Russia zarista, che mi sembra un buon esempio di paese di “Destra”, si applicava la legge religiosa di ciascuna comunità: il musulmano poteva divorziare, l’ortodosso no: diverse “caste” (termine improprio) hanno diverse regole.

      Pensa anche all’immagine classica degli ebrei russi, vestiti di nero e con i barboni: i cristiani potevano odiarli, ma non pensavano certo a obbligarli a mangiare gli stessi cibi o a vestirsi allo stesso modo (hai presente Tarabas?).

      L’uniformità nasce con la scuola e con l’esercito, che sono due creature della rivoluzione francese: che tu sia provenzale o bretone, devi parlare francese; e devi anche vestirti allo stesso modo.

      In questo, insisto che “Porco per tutti” e “via il hijab” sono “cultura di sinistra”. Non sono di Sinistra invece le motivazioni sottostanti: in buona parte, lo scopo di queste rivendicazioni è dimostrare a quelli “di Sinistra” che i musulmani non sono di Sinistra, che sono “comunitaristi” (come si dice in Francia), che hanno leggi proprie più forti di quelle dello Stato.

      E trovo interessante proprio questo “dover dimostrare qualcosa alla sinistra”, di cui una destra normale se ne dovrebbe fregare.

      • roberto says:

        Miguel,
        prima di essere d’accordo sul nostro disaccordo,
        due appunti/spunti:

        “L’uniformità nasce con la scuola e con l’esercito, che sono due creature della rivoluzione francese: che tu sia provenzale o bretone, devi parlare francese; e devi anche vestirti allo stesso modo.
        In questo, insisto che “Porco per tutti” e “via il hijab” sono “cultura di sinistra”

        1. non è che sono molto convinto che rivoluzione francese = sinistra.
        la rivoluzione francese data di svariati secoli fa e ci sono cose che la sinistra come la abbiamo vissuta noi (seconda metà del XXesimo secolo, ti do quindi 70 anni) non approverebbe affatto (tipo le teste tagliate)

        2. adesso ti è venuto il pallino della francia cattiva, ma anche qui vorrei farti notare che l’uniformizzazione nazionale che c’è stata fino a 50 anni fa non è affatto né tanto attuale né sinistra.
        anzi, è proprio la destra francese che vuole “tutto francese”. questo è un discorso che si è totalmente perso a sinistra. idem per le lingue: quando mia suocera era bambina ti picchiavano ad ogni parola catalana pronunciata a scuola. oggi ci sono a perpignan scuole bilingue!

        sul porco, è una questione che mi preme perché se ne parla dappertutto e specialmente nei paeselli della lorena, quindi qui intorno. La destra (le pen) dice “dobbiamo essere tutti francesi, mangiare maiale è francese, se non mangi maiale sei un menodiniente” (sembra un ragionamento macchiettistico, ma l’ho sentito fare esattamente in questi termini), la sinistra invece proprio non ci pensa a queste cose. nei comuni con sindaco socialista ci sono state per anni mense con alternativa maiale/non maiale (e poi cribbio, mica si deve mangiare maiale ogni giorno!). appena hanno cambiato colore e sono diventati neri (i comuni), la prima cosa è stata abolire la scelta (e la seconda togliere mezzi e locali alle varie associazioni che potevano avere un minimo di odore di sinistra)

        per me il tuo discorso poteva essere valido negli anni 60, ma adesso sicuramente no

        • Per roberto

          ” prima di essere d’accordo sul nostro disaccordo,”

          Guarda che sono d’accordo con la maggior parte delle tue affermazioni. Non ho sostenuto che le amministrazioni di sinistra siano più dure contro i musulmani di quelle di destra.

          Ho detto che quelli di Destra, contro l’Islam, fanno discorsi di sinistra.

          Riguarda un attimo la mia definizione della “società ideale di Destra”.

          Da quel punto di vista, non ha senso far mangiare le stesse cose ai “nostri” figli e ai “loro”, o preoccuparsi della libertà delle loro donne.

          Casomai, ci si potrebbe preoccupare che le nostre figlie non si sposino con i loro figli.

          I politici di Destra tirano fuori, provocatoriamente, maiale e velo per dire:

          1) i musulmani sono fanatici religiosi, mentre dovremmo essere tutti laici

          2) hanno comportamenti comunitari obbligatori e chiusi, mentre esiste un’unica legge di Stato, la sola cui tutti devono obbedire

          3) le donne non devono andare in giro con “segni di sottomissione”, perché le Cittadine e i Cittadini sono individui liberi e uguali

          4) non c’è e non ci deve essere differenza tra “noi” e “loro”, sono loro che “fanno i diversi”

          5) “voi di sinistra” siete ipocriti perché permettete l’oppressione delle donne, il fanatismo religioso, la circoncisione femminile, il divieto per le persone di scegliere liberamente il proprio modo di mangiare.

          Questo non solo non è un discorso di Destra; ma rivela un pauroso complesso di inferiorità verso la Sinistra e la mancanza completa di una visione propria.

          Un Junker prussiano nel 1888 gli avrebbe mandato i cani contro, a gente che fa questi discorsi.

          • Francesco says:

            beh, dimentichi che la Destra ha preso il potere in molti casi dopo la Rivoluzione francese, non però per rovesciarne assunti ed esiti (la breve e ahimè fallita età della restaurazione) ma spesso per il potere in sè.

            quindi ha fatti propri i mezzi e spesso alcuni assunti della Rivoluzione stessa, tra cui la pretesa che lo Stato tutto omologasse ai valori di chi deteneva il potere.

            ha ragione Roberto a dire che la Destra francese ha un culto della Repubblica che non ha nulla da invidiare alla Sinistra

            e questo ha influito su un paese piccolo e sfigato come il nostro

            mi scuso per la rozzezza ma … io sarei di altre sponde, diviso tra anima pre-illuminismo (anzi, pre-Luigi XIV) e anima anglosassone

            🙁

          • Mauricius Tarvisii says:

            Ho sempre sostenuti che Torquemada fosse di sinistra! 😀

  10. Sulla definizione di Destra…

    credo che ogni cultura abbia una sorta di immagine ideale di se stessa.

    Ad esempio, è abbastanza facile immaginarsi la “società ideale” dell’Islam.

    Quale dovrebbe essere la “società ideale di Destra”?

    Intanto, ci vorrebbe un riferimento simbolico centrale molto forte e abbastanza impersonale: insomma, ci vuole un re. Che è carismatico perché ha una corona, non perché è simpatico o grintoso o altro.

    Poi conta molto la proprietà terriera, gli investimenti nell’industria sono qualcosa di secondario, di cui quasi ci si vergogna; anche perché la terra, come le dinastie e l’eredità, dura nel tempo.

    Le famiglie che contano idealmente si sentono “migliori” perché hanno più rigore degli altri in tante cose: studiano di più (specie cose inutili tipo il greco antico), indossano abiti più scomodi, non ruttano mai a tavola, i maschi fanno a lungo i sottufficiali nell’esercito e le femmine stanno composte ma non sottomesse.

    In compenso, sono esonerati dal lavoro manuale e dal maneggiare troppo direttamente i soldi.

    Chi invece è condannato a livelli meno rispettabili di esistenza, si può permettere delle libertà negate ai migliori: mentre i Migliori si ascoltano tutto un concerto di musica classica in silenzio e a schiena dritta, i Contadini possono ballare sull’aia o gli ebrei prestare i soldi e vestirsi con lunghi caftani neri, e le chanteuse si possono far vedere in pubblico con il loro ganzo del momento.

    In questo senso è una società abbastanza tollerante (finché ognuno sta al posto suo!), e trova normale che comunità intere vivano in maniera diversa. Se non lo facessero, che gusto ci sarebbe a essere i Migliori?

    Ecco, una società così è fiera di essere com’è.

    Non sente alcun complesso di inferiorità verso la Sinistra, non sente di doverne scimmiottare i discorsi o dire “siamo più egalitari di voi!”, anzi…

    • rutt1 says:

      Quello che descrivi mi fa pensare alla theory of the leisure class di thorstein veblen.

      In un certo senso è di ‘destra’ perché è ‘tradizionale’ e celebra la stasi invece del cambiamento, proprietà di solito accatastate nel capannone a destra.

      Ad esser sincero a me tutto il discorso di cosa è di destra o cosa di sinistra sembra un po’ ozioso.

      Specialmente se pensi che la destra economica è quella che sposa il cambiamento perpetuo (quindi nemmeno si può dire destra=tradizionalismo , sinistra=progressismo)

      In fondo parlare di destra e sinistra ha senso solo riferendosi ad un parlamento formato.
      Non esistono in maniera assoluta.
      Chi lo crede non ha capito la funzione logica di tali termini.
      Cioè uno che si dichiara ‘di sinistra’ o ‘di destra’ sta parlando della scatola ma non del contenuto.

      Ciao

      • Peucezio says:

        “Destra economica” è un ossimoro.

        • Z. says:

          Può pure essere. Ma l’importante non è che la locuzione sia filologicamente corretta: quando tu usi la parola “affitto”, o la parola “azienda”, quasi sicuramente stai parlando in modo impreciso [1]. Ma tutti ti capiscono comunque 🙂

          L’importante è che la locuzione comunichi qualcosa di significativo tra due o più interlocutori.

          Z.

          [1] Salvo che tu non dica “affitto d’azienda”. In quel caso molto probabilmente stai parlando in termini corretti e precisi!

          • Peucezio says:

            “L’importante è che la locuzione comunichi qualcosa di significativo tra due o più interlocutori.”

            Appunto!

            • Z. says:

              E allora “destra economica” non è un ossimoro, è solo una locuzione che comunica qualcosa 🙂

              • Peucezio says:

                No, è una mistificazione.

              • Z. says:

                Warum?

              • Peucezio says:

                Perché già di per sé il primato dell’economia è di sinistra (marxista per la precisione).
                E inoltre perché la destra liberista è una falsa destra.
                Come tutto ciò che è borghese e liberale: destra abusiva. In realtà è sinistra, giacobina e rivoluzionaria.

              • Per Peucezio

                “E inoltre perché la destra liberista è una falsa destra.”

                Da “destro”, cosa pensi della “destra ideale” che avevo descritto qui?

              • Z. says:

                Peucezio,

                vabbè, in effetti è colpa mia che mi aspetto risposte serie 😛

              • Peucezio says:

                Z.,
                devi diventare più faceto 😛

              • Z. says:

                Sì, ma decidersi!

                Se mi aspetto risposte serie, devo essere più faceto…

                se sono faceto, scherzo troppo e non faccio mai quello serio…

                non ti vado mai bene!

    • Francesco says:

      Miguel

      non è che stai parlando SOLO della Germania di un certo periodo storico post-unificazione?

      negli USA non ci sarebbe posto per la destra, in base a questa definizione, almeno dal 1865 …

      e la terra non conta più quasi nulla da … Oddio, dall’alesatrice Wilkinson, credo

      😉

    • Mauricius Tarvisii says:

      società abbastanza tollerante (finché ognuno sta al posto suo!),

      Tutte le società sono tolleranti con chi si conforma.

      • Peucezio says:

        Non sono molto d’accordo.
        Una cosa è farsi i fatti propri, una cosa conformarsi.

        Sotto l’Isis, se non ti conformi, ti tagliano la gola.
        A Sparta succedeva qualcosa di molto simile.
        Insomma, non hai diritto a una vita privata come la vuoi tu.
        Invece in molte società puoi fare tutto quello che ti pare, purché non pesi i calli al potere.
        Nell’Italia fascista più o meno era così (con qualche limite); è senz’altro così nella Russia attuale (anzi, anche pubblicamente hai molte libertà, purché non esageri). E’ così nella Turchia di Erdogan, anzi, forse è il caso più tipico: vivi come cavolo vuoi, ma se crei problemi al regime, ti appendono per le palle.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Certo: cuius regio eius religio, il top della tolleranza.

          • Peucezio says:

            Non capisco che vuoi dire.
            In Turchia puoi essere pure pastafariano, nessuno ti scassa le palle.

            • Francesco says:

              a parte che non è vero, stai solo lodando il secondo tempo di tutte le dittature

              in Iran puoi fare quasi tutto quello che vuoi, se lo fai con discrezione. certo, se poi vogliono farti fuori usano quella roba lì contro di te ma qualcosa userebbero in ogni caso

              i guardiano della moralità troppo zelanti stanno sulle palle a tutti, come i fascistoni troppo convinti e gli stakanovisti troppo seri e anche i cattolici troppo bigotti (nello Stato della Chiesa, intendo)

              “mai troppo zelo” è il sommo insegnamento per chi gestisce un regime

              io preferisco essere libero per davvero
              ma

              • Peucezio says:

                Francesco,
                “certo, se poi vogliono farti fuori usano quella roba lì contro di te ma qualcosa userebbero in ogni caso”

                Sì, ma devono avere un motivo per volerti fare fuori; se non glie ne dai nessuno perché ti fai i cavoli tuoi…

                Nello stato della Chiesa non so se ci sono mai stati veri zelanti: se devo pensare a eresie o anche gruppi ortodossi ma molto radicali e integristi, mi vengono in mente sempre movimenti sviluppatisi fuori da Roma o da quelle zone, penso alla Pataria milanese, ai Catari, a Savonarola, a certo movimenti monastici. Al massimo certe tendenze rigoriste dalla periferia si sono poi insediate a Roma, per reazione ai momenti di eccesso di lassismo e decadenza, ma, insediatisi a Roma, si sono immancabilmente temperati.

                Roma non mi sembra luogo da rigoristi 🙂 Stasera peraltro sarò lì a godermi una coda alla vaccinara o qualcosa di simile e pare saranno anche piacevoli giornate calde e soleggiate.

              • Peucezio says:

                Qualche settimana fa, sempre a Roma, in centro, godendomi delle fantastiche giornate di fine estate, con un’aria gradevolissima, da favola, facevo questa riflessione:
                ma in un posto del genere come può venirti voglia di lavorare?
                E quindi come può funzionare uno stato che ha qui la sua capitale, con tutti i ministeri, parlamento, governo e tutto?
                Non ci sono Berlusconi, sinistra, Lega, pentastelluti che tengano… Mettiamo la capitale a Bolzano, dove se non lavori come un negro ti suicidi per la noia, e vedrete come cambia la musica!
                😀

              • Francesco says:

                Lavorano a Vienna, dove hanno pure loro i colli, i castelli, il vino frizzante, mill’anni di storia, un sacco di cultura e di gnocca, e si mangia pure molto bene …

                E ti ricordo che Roma era lì, con Cicerone e Catone e Cesare e Augusto

                so’ tutte scuse

                😀

              • per Francesco

                “io preferisco essere libero per davvero”

                Di usare la parola “spogliatoio” senza rischiare il carcere?

                Di camminare per strada senza temere di essere travolto da una tonnellata d’acciaio?

              • Peucezio says:

                Francesco,
                Vienna non fa testo, perché è bella ma non certo quanto Roma, non vi si mangia altrettanto bene e d’inverno il clima non è esattamente uguale (l’ha sperimentato sulla propria pelle un mio amico per nulla freddoloso).

                Su Roma antica, effettivamente hai ragione, non so che risponderti.

              • Francesco says:

                Pure a Roma il clima fa spesso schifo, non vale confrontare lei al meglio e Vienna in inverno!

                Sulla bellezza hai ragione al 100% , sul cibo non so, è molto soggettivo. A Roma c’hanno la Sacher?

                😀

                ciao

              • Francesco says:

                x Miguel

                anche, caro.

                Certo, se la parola spogliatoio è inesatta sarebbe bello essere informati dal Tecnico di quali sono i termini corretti. Anche perchè alla fine, con un pò di pazienza, li si inchioda, questi psicopatici dei dettagli. Sudando e studiando.

              • PinoMamet says:

                “Pure a Roma il clima fa spesso schifo, non vale confrontare lei al meglio e Vienna in inverno!

                Sulla bellezza hai ragione al 100% , sul cibo non so, è molto soggettivo. A Roma c’hanno la Sacher?

                😀

                ciao”

                A Roma il clima fa spesso schifo??
                Francè, di che Roma parli, di quella in Ohio?
                (immagino ce ne sia una).

                Capisco il campanilismo, ma dai, c’è un limite 😉

                L’Appenino toscoemiliano in autunno/inverno segna un netto confine: a nord il tempo è bruttino (triste e umido, raramente davvero brutto nel senso “sublime” del termine), a sud è ottimo, freschino e salubre.
                (Nelle restanti stagioni il clima è perfettamente identico- tranne la Bassa che è un forno- quindi a Roma se la possono anche tirare meno…)

                E a Roma hanno IL Sacher… 😉

      • Peucezio says:

        Poi c’è anche lo schema opposto:
        partrecipi alle decisioni, c’è libertà di parola, ma sei assoggettato al gruppo: una volta prese le decisioni, ti lasciano poco margine di libertò individuale.
        Atene doveva essere qualcosa di simile, ma anche in una certa misura la Roma repubblicana.

        Bisogna badare a non confondere la libertà personale con la libertà politica: sono due fattori indipendenti.

        Per inciso, credo che tutti qui dentro preferirebbero vivere avendo garantita la prima a costo della seconda, piuttosto che viceversa.

  11. Moi says:

    Cmq SE mai un politico, al momento in carica, dovesse attuare sul serio il test d’accesso di educazione civica pre-elettorale … direi decisamente Macron: d’altronde, la “Statolatria” l’ hanno inventata nonché esportata con gran successo “Loro” 😉

  12. daouda says:

    Cultura di sinistra? Ma l’individualismo non è destra?

    Politica di centro? Ma se i potentati si servono degli stati dov’è?

    Economia di destra? AHAHAHHAHAHAJAJAJ la totale oloballa!

    Innanzitutto la cultuta si dipana in due frangie / arte e scienza. Ora considerare l’economico o semmai il finanziario NON POLITICO è ignorare la distinzione tra lavoratore cooperativo associato ( quadri e manovalanza, autonomi ) e renditiere e speculatore.

    • daouda says:

      Di conseguenza i pilastri sono a rigore 5. Il potere scientifico e relativa propaganda ermeneutica. La politica gestionale con le due polarità finanziaria e militare, da cui dipende la propaganda etica. Il potere produttivo d’approvvigionamento che ha in sè una propaganda estetica.
      Poi c’è una sottesa guida religiosa che conferma od incentiva il tutto ed è la vena occultista che infondo è solo per ora appannaggio dei leaders.

      Lasciando perdere un centro inesistente se non come pilota esoterico o politico dei poteri scientifici o produttivi, cosa avrebbe la destra e cosa la sinistra?

      Chi dice che non eistano queste categorie è coglione ma troppo spesso si accolla all’una od all’altra cosa che non gli appartengono.

  13. Danilo says:

    Lei non ha letto Pasolini, che parlava di genocidio culturale, propriamente, mentre lo viveva (in polemica con tutti). E la sua pur brillante analisi mi pare parziale, non universale e mi permetta la critica, presuntuosa. Lei scende sempre dall’alto.
    Soprattutto su Costanzo Preve che dice di conoscere bene, ma a me sembra di no.
    Il nucleo del pensiero di Preve è il carattere veritativo della filosofia non la ragione della scienza, di cui credo ne rispettasse gli spazi tenendoli ben divisi da quanti (marxisti inclusi) hanno fatto della filosofia una dottrina scentifica.
    Lei dimentica inoltre che Preve era soprattutto un grecista e la sua concezione della storia della filosofia era coniugata attraverso la genesi sociale delle categorie. Cioè non ricavandone contenutti astratti e accademici, ma sociali e umani.
    Di quale vita doveva farsi difensore?
    Il suo totale e impenitente carattere anticapitalistico, non era come per Pasolini, una disperata difesa dell’uomo, dell’essere uomo,?
    Lei confonde clamorosamente Preve (l’autore anche di lettera sull’umanesimo), mettendolo sullo stesso piano dei distruttori dell’uomo e del “sano” passato, cioè sullo stesso piano della iper-razionalità del neocapitalismo.
    Questo magari le permette di trarne un ritorno di autostima, visto che si pone come “l’ultimo uomo”, ultimo baluardo della vita (termine ambiguo e falso come la parola libertà) , ma non di esprimere un opinione veritativa, cioè di valore.
    Lei fa un torto enorme alla memoria di Costanzo Preve.

  14. Per Danilo

    “Il suo totale e impenitente carattere anticapitalistico, non era come per Pasolini, una disperata difesa dell’uomo, dell’essere uomo,?
    Lei confonde clamorosamente Preve (l’autore anche di lettera sull’umanesimo), mettendolo sullo stesso piano dei distruttori dell’uomo e del “sano” passato, cioè sullo stesso piano della iper-razionalità del neocapitalismo.”

    Libero ovviamente di giudicarmi come vuoi (ti do del tu, solo perché lo facciamo sempre qui e sarebbe buffo dare del lei a un commentatore e del tu a tutti gli altri).

    Però credo che ci sia un equivoco. Io ho scritto:

    “Il mondo di Costanzo mi è lontano quanto il Bisanzio che lui tanto amava: non sono borghese, non sono ottocentesco, non sono marxista, non sono illuminista, non sono antropocentrico, e so che lui non percepiva nemmeno l’immensa questione ambientale.”

    Ora, in questo confermo esattamente quello che dici tu: dico che io non sono antropocentrico, tu parli di “uomo” e di “umanesimo”.

    Non credo che borghesia, ottocento, marxismo o illuminismo siano sinonimi di turbocapitalismo.

    Non nego che Preve fosse anticapitalista.

    Quando parlo di “vita” intendo vita, dagli organismi unicellulari alle balene e ai boschi, passando ovviamente anche per i primati, pelosi e non.

    Ho sbagliato a dire che Preve non si rendeva conto della questione ambientale? Ammetto di non essermi messo a rileggere i testi di Preve prima di dare questo giudizio. Semplicemente non mi ricordo che fosse un tema né di scritti che mi ricordi, né di discussioni che abbiamo avuto di persona.

    Se poi mi sbaglio, cambio volentieri la frase nel post.

    Insomma, mi posso benissimo sbagliare su Preve; hai fatto bene anche a sottolineare la sua idea “veritativa”; però non mi riconosco nelle critiche che mi fai.

    Ovviamente leggerò con interesse e attenzione una tua replica.

    • Danilo says:

      Grazie Miguel per la gentile risposta, visto l’equivoco in cui sono caduto. Mi scuso anche per i giudizi espressi, evidenti di una falsa immagine.
      Non so quanto fosse “ambientalista” Costanzo Preve, e immagino che la tua visione della vita (quella che poi spieghi) sia distante dalla sua.
      Visto che ci siamo…nel merito tu che proponi?

      Ad ogni modo cercavo di difenderne la connotazione e il pensiero, che tu comunque metti tra i “colpevoli” di questa distruzione, perchè sta dalla parte della “ragione”. Ecco mi sembra quantomeno ingeneroso (visto la sua estraneità e ghettizzazione) soprattutto il fatto di “condannarlo” per la presunta inattualità delle sue categorie (a parte che è morto) ma quali colpe uno deve scontare per questo? A mio avviso hanno ancora valore e non sono d’accordo con te sul fatto che i loro contenuti reali siano altro o almeno così distanti da queste formulazioni. Costanzo Preve ha definito dialetticamente le fasi del capitalismo e conosceva benissmo la sua collocazione attuale.
      Per me è il male assoluto (rovina delle rovine per citare Pasolini) responsabile di questa distruzione.

      • Per Danilo

        “Ad ogni modo cercavo di difenderne la connotazione e il pensiero, che tu comunque metti tra i “colpevoli” di questa distruzione, perchè sta dalla parte della “ragione””

        Grazie.

        Sospetto che l’equivoco sia dovuto al fatto che non intendevo per nulla esporre il pensiero di Preve (non sarei semplicemente in grado), volevo solo esprimere un concetto: lo stimo molto, la mia sensibilità è molto lontana dalla sua (e questo fatto mi sembra buono, per lui e per me), ma a volte resto fulminato da alcuni dei concetti che Preve riusciva a esprimere in maniera così chiara.

        Sulle fasi dialettiche del capitalismo, condivido sicuramente il pensiero di Preve, poi io tendo a vedere le cose da una prospettiva diversa. Che non invalida per nulla quella di Preve.

        Comunque benvenuto, mi fa piacere che ci siano nuovi commentatori su questo blog!

  15. Ancora per Danilo…

    Se vuoi scrivere qualcosa su questo blog a proposito di Costanzo, lo ospito molto volentieri.

    C’è un indirizzo che vedrai sul sito, ma è molto più facile raggiungermi a questo indirizzo: ‘contact’ (scritto all’inglese) chiocciolina e poi ‘imolanet’ seguito da punto e il fatidico ‘com’ (scusa il modo bizzarro di scrivere l’indirizzo, ma come antispam spero che funzioni ancora per un po’).

  16. Luca says:

    Sì, stupendo contributo Miguel…
    😉

  17. guerrino fosca says:

    Non ho mai avuto la verità in tasca e faccio parte di una generazione strana, quelli nati alla fine dei ’60, abbiamo scavalcato a piè pari gli anni ottanta, ma li abbiamo visti, nei novanta mentre ci stavamo faticosamente “tirando fuori” dalle beghe della gioventù comandava gente nata prima della guerra che non ci ha fatto toccar palla. Quando, teoricamente, cominciava a “toccare a noi” il disastro economico della prima bolla economica post industriale. Nessuno si è mai preso la briga di spiegarci niente ne di darci un’orizzonte diverso da quello che ognuno di noi si autocostruiva, con fatica.
    Leggo di notte spinto da una curiosità antica e questo articolo è per me illuminante, mi permette di rimettere a posto un po di tasselli che girano per la mente, non so se rispetta o meno la personalità del Prof. Preve, di cui avevo sentito parlare, non so nemmeno se l’analisi è giusta, ma almeno cerca di argomentare una possibile traccia di quanto è successo; vi giuro che poche o pochissime volte mi succede di leggere cose che abbiano un “respiro” diverso e ne leggo tante.

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