Totonacos y Prosecco

La Vinaia Messicana è la filosofa del nostro quartiere.

Lei è tutta bianca, a differenza della huaxteca dell’Istmo che ha un bar e ha le risate grosera di una sanfredianina e i capelli un po’ ricci.

Il prosecco (che io pensavo avesse qualcosa a che fare con “secco”, finché non mi sono trovato nel paesino di Prosek sul Carso) richiede molto tempo, per passare dalla botte in bottiglia, e così si forma dietro una fila di anziani (come quello che ti racconta che a dieci anni, gli si dava come merenda il biscotto con il vino), ex-carcerati, clochard di Santo Spirito, scrittrici americane, africane ridenti, lavoratori precari sfruttati, ciascuno pronto a raccontarti la sua storia.

Ma se sei fortunato e la fila è corta, Mariella la Messicana ti racconta.

Ad esempio, ieri (immaginatevela a pochi metri dal luogo in cui nacque San Filippo Neri, tra una fila di tubi, in una sorta di caverna trecentesca, e all’ingresso una cassa di dinamite – vuota – ma con chiare istruzioni riguardanti i pericoli di utilizzo).

“Io vengo da Cordoba, che sta nelle montagne, e vicino a noi c’è un villaggio abitato da Totonacos, che non parlano nemmeno lo spagnolo.

Allora si pensava che noi dovevamo aiutarli, ancora non ci rendevamo conto che vivevano meglio di noi… E così andai volontaria a insegnare loro lo spagnolo, e conobbi un signore che mi raccontò la sua storia.

Un giorno, era sceso in città, da solo.

Era entrato in un supermercato, e aveva trovato una fila di bottiglie di shampoo.

Ne svitò una, e lui che aveva finora soltanto sentito odore di erbe, rimase incantato; e così ne svitò un’altra e un’altra ancora e un’altra ancora.

Prese una bottiglia e se la portò via, perché nel villaggio tu sai com’è, non si deve chiedere o pagare.

Alla cassa, suonò l’allarme, lo fermarono, e da noi se tu rubi trecento euro o una bottiglietta, è la stessa cosa, sei un ladro.

In Messico, se rubi, puoi pagare una cauzione del valore di 25 euro, e ti lasciano libero, ma lui non aveva soldi, e non aveva nessun modo di comunicare ciò che gli era successo.

Così lo arrestarono, e tu sai che il carcere non è come qui, ti riempiono di botte, e nessuno nel villaggio venne a sapere perché era scomparso… Passarono anni e anni, ma un giorno una religiosa che lavorava con i carcerati lo incontrò e conobbe la sua storia.

Così la religiosa fece una colletta e trovò i venticinque euro, e lo liberò.

Nel villaggio, lui mi chiese da dove venivo, e quando gli dissi, da Córdoba, lui tremò tutto, e disse, non vorrei mai tornare lì, che la gente è molto cattiva!”

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34 Responses to Totonacos y Prosecco

  1. Z. says:

    Eh, se avesse saputo lo spagnolo non sarebbero passati anni, se non altro.

    Credo che la tua amica Mariella avesse avuto un’ottima idea!

  2. Peucezio says:

    Io direi semmai che non si deve poter tenere dentro uno che non può nemmeno capire di cosa è accusato.

    E casomai promuoverei la conoscenza del totonaco (se si chiama così) presso gli ispanofoni dei territori vicini: di ispanofonia ce n’è già abbastanza in giro per il mondo.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Voglio vedere se io vado nel loro villaggio e faccio qualcosa che loro considerano tabù se non mi puniscono a prescindere da ogni discorso sulla conoscenza. E credo che loro stessi non si pongano il problema della conoscenza della legge penale…

      • Mauricius Tarvisii says:

        Non per sembrare cinico, ma i rapporti tra società arcaiche si risolvevano proprio così, con il puro rapporto di forza.

      • Peucezio says:

        Vabbè, ma se tu fai una cosa del genere sei fesso tu.
        Non puoi mettere sullo stesso piano uno stato moderno e organizzato, che dovrebbe avere certe tutele (e anche, tra l’altro, difendere il pluralismo linguistico), da un villaggio: è verissimo che tra le società arcaiche i rapporti si risolvono in termini di forza (non solo e non sempre, ma di massima sì), ma nella fattispecie solo una è la società arcaica.

        Per inciso, le società arcaiche non hanno carceri e ignorano la reclusione.

        • Mauricius Tarvisii says:

          La reclusione era ignorata anche da società molto più vicine a noi, che le preferivano i supplizi. Davvero un supplizio è così più gradito del carcere, anche carcere messicano? Boh…

          • Z. says:

            Due voci importanti della scuola bolognese sostengono che il carcere così come concepito oggi sia nato assieme alla fabbrica, all’epoca della rivoluzione industriale.

            • Peucezio says:

              E’ una cosa che sa più o meno qualunque storico, senza scomodare scuole bolognesi (cos’è la scuola bolognese? In ambito cattolico è l’ala più radicale del modernismo, quella che interpreta il C.V.II in ottica di discontinuità, ma non come critica, bensì compiaciutamente, come dire: che bello un Dio che cambia idea e ci piglia per il sedere!).

            • PinoMamet says:

              Posso dubitare della tua lettura del pensiero della “scuola bolognese” cattolica? 😉

              Mi sembra leggermente di parte, ecco 😉

            • Z. says:

              Non sono molto familiare col pensiero religioso, neppure con le sue declinazioni locali, per quanto nutra stima per il Mons. Zuppi.

              Mi riferivo ad un altro ambito:

              https://books.google.it/books/about/Carcere_e_fabbrica_Alle_origini_del_sist.html?id=O4qgtgEACAAJ&source=kp_cover&redir_esc=y

              Di recente, il professor Pavarini ebbe modo di osservare l’abbandono della costante tendenza alla parsimonia della pena, ormai consolidata nel corso dei secoli.

              Mi ha rattristato che ci abbia voluto lasciare anzitempo, ma forse è meglio per lui che non abbia visto a che punto è arrivata la canea ai nostri giorni.

      • Z. says:

        Capito Maurì?

        Se lo fanno loro sono buoni, se lo fai tu sei cattivo. E pure fesso, por junta 😀

        • Peucezio says:

          Esatto! 🙂

          Beh, insomma, diciamo anche che cambiano leggermente i rapporti di forza fra lo stato messicano e un villaggio di nativi. E inoltre i nativi so’ nativi: chi gli ha detto agli spagnoli di andare là?

          • Z. says:

            E ai baresi, chi glielo ha detto di andare a Milano? Eh? 😀

            • Peucezio says:

              Beh, però noi non abbiamo imposto ai milanesi il dialetto barese, arrestando la gente che non lo conosce.

              • Per Peucezio

                “Beh, però noi non abbiamo imposto ai milanesi il dialetto barese, arrestando la gente che non lo conosce.”

                Ma non credo che al messicano meticcio governativo interessi molto imporre lo spagnolo al totonaco.

                Al limite spaccargli la faccia sì, ma quello è un altro discorso.

            • Z. says:

              Se un barese viene arrestato e non parla italiano lo rimettete in libertà?

              How liberal! 😀

          • Per peucezio

            “E inoltre i nativi so’ nativi: chi gli ha detto agli spagnoli di andare là?”

            La Costituzione messicana è eccellente, a questo riguardo: riconosce i diritti collettivi delle comunità tradizionali, compresi gli incarichi elettivi loro, e non prevede una lingua nazionale.

            Il problema è che lo Stato messicano è sostanzialmente un’immensa impostura astratta, una perfetta fantasia europea/giacobina di Diritti e Doveri del Cittadino, di Elezioni Trasparenti, di Separazione dei Poteri e le solite cose, calata sul México Profundo, come recita il titolo del libro di Guillermo Bonfil, con migliaia di anni di storia alle spalle https://zoonpolitikonmx.files.wordpress.com/2012/07/mexico-profundo-guillermo-bonfil-batalla.pdf

            Lo scontro tra la fantasia giacobina e la realtà campesina, il “costumbre”, è tale, che si può risolvere soltanto con la pura violenza, come nel nostro caso, ma come tutto alla fine. Che è la tragedia della società meticcia.

      • PinoMamet says:

        “E credo che loro stessi non si pongano il problema della conoscenza della legge penale…”

        Non so niente della cultura dei Totonacos quindi non ne ho idea.
        Può anche darsi che se lo pongano, invece.

        Ma- con il caveat di Peucezio sulla realtà del racconto, che può benissimo essere stato romanzato- totonaco o non totonaco, che abbia preso lo shampoo per odorarselo o lo abbia coscientemente rubato per venderlo, tenerlo in carcere per questo è davvero un po’ eccessivo, su questo spero siano tutti d’accordo.

        • Francesco says:

          più che altro mi pare un pò costoso: se è sopravvissuto per anni e anni in carcere, devono almeno averlo nutrito

  3. Peucezio says:

    Ma sarà poi vera ‘sta storia? Mi dà di un po’ romanzata a dire il vero.

    • Per Peucezio

      “Ma sarà poi vera ‘sta storia?”

      esistono le storie vere, esistono le storie false ed esistono le storie messicane (nonché quelle zingare, ma sono su un altro piano ancora).

      • Z. says:

        E secondo alcuni, esistono le storie indecidibili. Secondo me invece la categoria “indecidibile” è frutto di un equivoco logico. Ma credo di essere, al solito, in minoranza 🙂

  4. mirkhond says:

    “Se un barese viene arrestato e non parla italiano lo rimettete in libertà?”

    Anni fa, in una città del nord, Trieste mi sembra ma non ne sono sicuro, per interogare un pregiudicato di Bitonto, i giudici ebbero bisogno dell’interprete, perché il pregiudicato suddetto parlava solo in bitontino, dialetto che è incomprensibile persino ad un barese. 🙂

  5. mirkhond says:

    interrogare

  6. mirkhond says:

    “Il prosecco (che io pensavo avesse qualcosa a che fare con “secco”, finché non mi sono trovato nel paesino di Prosek sul Carso)”

    C’è anche un altro Prosek sul Vardar in Macedonia.

  7. mirkhond says:

    C’era, perché oggi Prosek è in rovina.

    https://en.wikipedia.org/wiki/Prosek

  8. Z. says:

    Comunque la si veda, c’è differenza tra il mondo di oggi e quello di ieri.

    Com’è stato osservato, in democrazia il tuo voto conta. Nel feudalesimo, il tuo conte vota.

  9. Moi says:

    Mi sa che agli Zingari NON interessa la veridicità dei loro racconti … ma solo l’ emozione suscitata.

  10. rossana says:

    Prosek: vero che nome deriva da frazione sull’altopiano carsico di Trieste, ma c’é un altro vino che si chiama Prosek, completamente diverso (niente bollicine, dolce e molto simile allo zibibbo siciliano) prodotto in Croazia, e pare che si dovrà decidere a livello Ue quale dei due potrà continuare a usare la denominazione (è la battaglia del Prosek?)
    http://www.uiv.it/il-prosecco-doc-dice-no-al-dalmazia-prosek/
    https://www.newsfood.com/croazia-prosecco-o-prosek/

  11. Indirizzo della vinaia, che quasi quasi passo a prendere una bottiglia o due?
    Sì, pubblicità gratuita.
    La metto anche su Trippa Avvisatoria, come ho fatto tempo fa col CPAFiSud…

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