Radicalchic all’opera

Stamattina ci siamo ritrovati al giardino, per decidere come organizzare il rientro.

Le prime ad arrivare erano la cantante lirica macedone, la gelataia danese, il violinista toscano e l’ex-commessa sarda che quando lavorava al Penny Market faceva piegare in due tutta la fila dei clienti dalle risate, per le battute che faceva.

A un certo punto, entra nel giardino, senza dire niente a nessuno, un tipo tarchiato, che anche se non fosse vestito con una tuta fosforescente e macchiata, avresti detto che era un operaio.

E infatti è uno di quelli che il mese di agosto lo passa con gli stivali nella melma e il martello pneumatico che sfonda l’orecchio, a sbucaltare Via de’ Serragli.

L’avevo già visto assieme al suo collega senegalese, che è molto più loquace di lui: il senegalese non solo parla toscano, ma pensa come un contadino toscano. Mentre il suo collega bianco tende al silenzio.

L’operaio va dritto verso un cespuglio e comincia a fare strani movimenti.

Mi avvicino e vedo che sulla mano ha qualcosa che strofina contro le foglie.

All’inizio penso a una cavalletta, ma è qualcosa di totalmente diverso.

“E’ una mantide!”, mi spiega.

“L’ho trovata laggiù, e ho pensato che poteva stare meglio qui”.

Non mi ricordo di aver mai visto prima una mantide: è enorme, e non ha la minima intenzione di mollare il suo salvatore.

Resto colpito dalla bellezza. L’altro giorno, qualcuno molto più giovane di me mi chiedeva quale fosse il mio insetto preferito, e solo adesso so rispondere.

Mantide per gli insetti, gatto per gli animali.  E mi chiedo perché la bellezza sia inseparabile dalla natura di predatore – le mantidi, mi dicono, ammazzano persino le rane.

Alla fine, l’operaio riesce a mettere la mantide su una foglia, che lei afferra con le sue lunghissime zampe anteriori.

E’ tranquilla, non ha paura.

Lui la accarezza delicatamente sul dorso.

“Io sono uno che alle bestie gli vuole bene”, dice, e torna a spaccare il selciato.

Giusto per quelli che, “io i radicalchic con la erre moscia che amano gli animali…”

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132 Responses to Radicalchic all’opera

  1. Francesco says:

    anche a me piacciono i gatti

  2. PinoMamet says:

    Le mantidi sono piuttosto comuni nelle campagne qua attorno, ne ho sempre viste diverse. Sono un po’ preoccupanti da vedere, mi danno sempre l’impressione che possano fare male (ovviamente non credo siano un problema per l’uomo), un po’ come gli scorpioni (visti molto più raramente)…

    comunque non è vero che solo i radicalscicche amano gli animali; ma loro sono convinti di sì 😀

    • Peucezio says:

      😀

      Ci sono vari tipi di amore per gli animali.
      Quello ideologico, che tendo a credere che non sia empatico, ma solo di principio, quello semplice, di tante persone, quello per compensazione, tipico di tante cinquanta-sessantenni zitelle che hanno gatti a muzzi perché si sentono sole…
      Poi c’è anche quello contadino, additato come morboso nella cultura popolare, come testimoniano vari canti tradizionali su quello che si dispiaceva di più della morte dell’asino che di quella della moglie o di quel pastore che voleva più bene alle sue pecore che alla moglie.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Secondo me quello contadino non è altro che quelli che hai elencato sopra (salvo l’ideologico) solo che provato da contadini.

        • Peucezio says:

          Mmh, non so, era un mondo talmente diverso, persino l’affettività fra gli uomini era diversissima…
          Non è un caso che siano animali legati al lavoro, non certo (non esistevano) da compagnia.

          C’è anche un’altra storia, quella del carrettiere che col freddo e la pioggia copriva l’animale anziché sé stesso, perché morto lui,i figli potevano comunque portare il carretto con il cavallo, mentre se moriva il cavallo morivano di fame tutti quanti.
          Oppure quello – e qui non c’entrano gli animali, ma è estremamente sintomatico – di quello che si feriva seriamente il piede e ringraziava il cielo di non aver avuto le scarpe, altrimenti, anziché i piedi, avrebbe danneggiato quelle, cosa molto più grave.

        • PinoMamet says:

          La penso come Mauricius.

          Avendo conosciuto moltissimi contadini (clienti di mio padre, e ribadisco che nessuno di loro si definiva contadino, ma tutti agricoltori) sono a riconfermare di non aver mai trovato nulla di strano, notevole o diverso in loro.

          • PinoMamet says:

            Beh, no, così è un po’ esagerata.
            C’erano sì delle differenze, ma direi di tipo sociale: gli agricoltori avevano dei valori più vecchio stampo e sostanzialmente cavallereschi, nobiliare (il rispetto, la parola data, la fiducia, l’aiuto reciproco, l’odio per la furbizia ecc.) mentre la plebe cittadina aveva sostanzialmente valori “zingareschi” (la prontezza d’eloquio, la furbizia, il fiuto per gli affari ecc.)

            ma niente riguardante l’abbigliamento, lo sguardo o la camminata, come si sente dire di solito.

      • Z says:

        Il mio amore per gli animali è sconfinato grazie al ripieno dei tortellini.

        Quelli veri, non quei fagottini insapori che si mangiano dalle vostre parti 😀

  3. roberto says:

    in effetti a bologna ne ho viste abbastanza regolarmente (non me ne ricordo in città, ma in campagna sicuramente si)
    ma non sono animali, sono insetti! bleah
    😉

  4. GUIDO says:

    Due temi in cui tutti inciampiamo quotidianamente, due evidenze che proprio in quanto tali non sono per nulla evidenti: “bellezza” e “animale”.
    Credo che qualsiasi definizione di bellezza sia necessariamente limitata. Ne possiamo trovare a bizzeffe e quella che nella mia limitata conoscenza tra quelle conosco trovo sia la più bella, che più corrisponde maggiormente alla mia sensibilità, è di Baudelaire:
    https://illentodardodellabellezza.wordpress.com/2013/01/15/baudelaire-e-la-definizione-del-bello-del-suo-bello/
    e vi si potrebbero associare le immagini ben disegnate dei versi essenziali degli haiku giapponesi, tutte incentrate sull’effimero e sul mortale.
    Quanto all’animale… All’immagine dell’animale è associata la percezione delle potenzialità del nostro corpo, cioè il veicolo su cui perennemente viaggiamo e che ci condiziona a tal punto da non accorgerci di averlo (o, per meglio dire, di ESSERLO). Quando pensiamo all’animale, così come quando pensiamo all’ALIENO (ad es. l’immigrato), stiamo interrogando noi stessi, vale a dire ciò che un lungo e incessante lavoro di “civilizzazione” ci ha fatto diventare. Nel suo divenire animale lo sciamano libera le potenzialità che possiede e che solo attraverso la sua abilità riesce a dominare. In un certo senso la stessa arte si impone nell’esperienza della caccia nelle comunità premoderne. Questo farsi animale è forse la scienza più ignorata da noi cittadini della moderna metropoli e penso che sia una questione di primaria importanza su cui riflettere per immaginare una via di fuga da ciò che ci fa sentire in gabbia.

  5. Harmachis says:

    Sì le mantidi sono molto belle, anche se devo dire che dopo aver visto una Sfinge dell’Oleandro me ne sono quasi innamorato.

  6. Josemar says:

    Spesso quando leggo questo sito trovo riscontro in qualcosa che si manifesta attorno a me, che è al di là del bello (per me), a volte mi sgomenta, ma che trovo principalmente interessante. In questo caso ciò che mi ha colpito ed ho contemplato l’ho trovato anche molto bello: si tratta dello stile del Kung fu detto Tang Lang Quang, arte della mantide religiosa. Spero che la mantide si trovi bene nel giardino, cosicché , per riprendere Guido , la si possa osservare ed imparare!

    • Per Josemar

      “Spero che la mantide si trovi bene nel giardino,”

      Noto che ho dovuto approvare il tuo commento, quindi deve essere la prima volta che commenti, almeno con questo indirizzo email.

      La cosa mi ha colpito, perché Josemar è uno dei lettori del blog che conosco meglio, e non ci avevo pensato – forse non ha mai commentato prima.

      Leggo (ispirato da un giovane che da poco ha scoperto Kung Fu Panda) che “Kung Fu” vuol dire semplicemente, “lavoro maestro”, o meglio, “maestria”.

      Insomma, quel senso di rapporto tra mano e mente che dovrebbe essere alla base del “nostro” modo di cercare di vivere la vita.

      • PinoMamet says:

        In effetti “gong fu” (credo sia la trascrizione corretta, ma rarissimamente usata) non ha nulla a che fare specificamente con le “arti marziali”
        (che in Cina sono state chiamate in vari modi nei secoli; il più corretto dovrebbe essere tipo zhong guo wu shu “arti di guerra del paese di mezzo”, ) ma è un termine che indica (se ho capito bene) il risultato che si ottiene con uno sforzo appassionato, e, a quanto mi dicevano, si usa anche in espressioni tipo “quel violinista ha davvero gong fu”, per dire che è un esperto che ha lavorto molto e si vede il risultato.

        Un po’ il contrario del sogno mediterraneo del talento immeritato, piovuto dall’alto.

      • PinoMamet says:

        Tanto per fare il rompi, visto che è un argomento che ho freuentato un po’ tempo fa, faccio notare che l’anonima espressione “wu shu” (arti di guerra, marziali) è stata scelta dalla Cina Popolare per indicare, specialmente, una forma di kung fu acrobatico e sportivo, unificato e nazionale, giudicato con i criteri della ginnastica artistica;

        mentre il termine “guo shu” (“arti nazionali”) era usato nella Cina nazionalista, per indicare il complesso delle arti marziali tradizionali, che si tentò di unificare in qualche modo razionalizzandone l’insegnamento sul modello di quelle giapponesi
        (che erano passate da piccole scuole finanziate dai clan feudali o dai templi buddhisti, a grandi sport di massa- judo, kendo ecc.- organizzati a livello statale/imperiale; solo che in Cina la frammentazione era immensamente maggiore e non c’era alcun clan feudale, ogni poveraccio le faceva a modo suo…)

        • Z says:

          I taiwanesi dicevano “guo”?

        • PinoMamet says:

          Io imparai da un allievo toscano di un maestro taiwanese (in realtà della Cina settentrionale ma esule lì). Non so come si dica a Taiwan ora, ma quella era la dizione delle scuole (di tipo militare o paramilitare) della Cina di Sun yat sen.

          Nella Cina comunista, il Kung fu venne anche proibito, per un periodo (retaggio arcaico, superstizioso ecc. ecc.) poi recuperato ma in classico stile “socialista”
          (gli atleti di wushu sono bravissimi, ma in effetti fanno ginnastica, a volte con dei simulacri di armi) mentre quello tradizionale è tornato ad essere tollerato e poi accettato.

  7. Josemar says:

    Tang Lang Quan (scusate ma non so come mettere gli accenti correttamente)

    • PinoMamet says:

      Di dove sei? studi con Dante Basili? L’ho visto per caso su youtube e mi sembra in gamba, molto preparato (mi dispiace hackerare il blog per questioni un po’ più terra terra del solito…)

  8. Mario says:

    Non scomoderemo il classico tema della bellezza di Lucifero per accostarci alla terrifica, “vexata quaestio” della “bellezza malvagia”. E’ codesta una percezione degli umani, visto che l’animale manca di intelletto/volontà, e quindi non può essere, a rigore, ritenuto colpevole o malvagio di ciò che a noi sentimentali appare crudele: ma in realtà è naturale, pure se di una natura caduta.

    Mentre il suo collega bianco tende al silenzio.

    Tipico “ethos” indoario, di tratto dorico, e fors’anche di inconsapevole, nobile origine spartiate.

  9. Moi says:

    I Mantoidei hanno anche la nota caratteristica della femmina più grossa e più forte che mangia il maschio dopo l’ accoppiamento perché “ha già dato” … e a quanto pare NON gli è concesso fare “altri giri” 😉 con altre femmine …

    • maffeia says:

      Leggenda metropolitana.
      È un comportamento aberrante, osservato raramente e solo in cattività, dove l’animale è più stressato.

      • Moi says:

        Non sarà sistematico,ma al Mantido a cui sta capitando della statistica frega poco 😉 … poi di ‘sti tempi una smentita da “Boldrinismo Interspecie” 😉 è sospetta !

  10. Moi says:

    In ogni caso ci sono foto e filmati di mantidi che hanno ucciso perfino piccolissimi serpentelli, lucertole, toporagni e affini, colibrì, ecc … e se ne nutrono.

  11. Peucezio says:

    Pino, Mirkhond e gli altri,
    in questi giorni (non vi posso dire dove sono per riservatezza) ho conosciuto un simpaticissimo “romeo”, coltissimo, che parla un sacco di lingue, fra cui un perfetto italiano (ma veramente perfetto, con un lieve accento greco) e inoltre molto socievole e gioviale.
    Quando gli ho detto di avere un amico che scrive su un blog e che chiama i greci “romei”, al punto che gli altri scrivono “sono andato a mangiare al gr…, ehm, romeo”, era molto divertito, ha riso di gusto!

    Mi spiegava come secondo lui sia stato un errore abolire la katharevusa, al punto che oggi i giovanissimi nemmeno la sanno più e questo crea loro difficoltà anche con la letteratura classica, mentre il mantenimento di una diglossia katharevusa-dhimotikì avrebbe preservato un maggiore pluralismo linguistico.
    Ma abbiamo parlato di mille altre cose; tra l’altro conosce le biblioteche baresi meglio di me (ma non l’ho conosciuto in Puglia)! Ha una cultura sterminata, di cui cercherò di approfittare per imparare un po’ di cose… Senz’altro ci rimarrò in contatto.

  12. mirkhond says:

    “Quando gli ho detto di avere un amico che scrive su un blog e che chiama i greci “romei”, ”

    Gli hai anche spiegato il motivo sul perché li definisco romei?

    • Peucezio says:

      Ovviamente.
      Ma intelligenti pauca: glie l’ho spiegato in poche parole e lui ha capito subito.

  13. mirkhond says:

    Quanto alla diglossia Dimotiki-Katharevusa, nell’800, il governo del nuovo stato “greco” inviò nell’Anatolia ottomana, dei maestri che insegnassero ai Rum locali, proprio l’arcaicizzante Katharevusa.
    Col risultato di annullare il bilinguismo romaico-osmanico di quelle popolazioni, nell’Anatolia centrale, a favore della monoglossia osmanica!

    • PinoMamet says:

      Non so niente dell’episodio, ma risulta che per esempio esistesse un dialetto greco cappadoce ancora parlato al tempo della “catastrofe micrasiatica”, molto divergente dal neo-greco standard (anche il pontico è abbastanza diverso);

      invece per esempio i cosiddetti “griko” (salentino) e “greko” (calabro), leggermente diversi tra loro, al netto dei prestiti italiani e della fonologia estremo-meridionale italiana, sono molto simili ai dialetti neogreci della Grecia insulare.

      • mirkhond says:

        Come sai bene, vi sono due teorie sull’origine dei Griki.
        Una li considera eredi della Magna Grecia, sopravvissuti alla latinizzazione di epoca romana.
        L’altra teoria invece, crede che queste comunità si siano formate per la fuga di profughi romei dalla Grecia continentale, soprattutto dall’Epiro, psssando proprio per le Isole Ionie.

        • mirkhond says:

          Fuga dalle invasioni slave del Balcano Romano nel VI-VII secolo dopo Cristo.

        • PinoMamet says:

          E non so quale mi convinca di più. Mi pare abbastanza assodato storicamente che ci siano stati importi dalle Isole Ionie in epoca abbastanza recente, ma immagino che si siano innestati su una situazione di ellenofonia continuata.

          Invece non credo tanto alla latinizzazione di epoca romana.

          Secondo me i nuovi arrivi di immigrati “insulari” (in parte religiosi, come in Calabria) si spiegano nell’ambito della mobilità in un “orbe” ellenofono che continuava a sentirsi tutto sommato unito
          (credo dal rito religioso soprattutto, ma anche da una serie di rotte tradizionali- per una visione folkloristica che lo spiega bene rimando al passaggio del libro sul Mani di P. Leigh Fermor).

          Ovviamente sto parlando di un insieme culturale /linguistico dai confini incerti ed evanescenti, come sono tutti i popoli “vivi”, non di granitiche certezze su discendenze dai Leonida e Pericle dell’antichità…

          mi immagino più uno scenario come quello degli attuali popoli celtici, che sono celtici perché sì, perché parla(va)no lingue di quel ceppo e avevano un insieme di tradizioni simili, ma questo non significa che discendano tutti dagli antichi bardi e druidi (bisognerebbe spiegarlo anche a loro): ogni popolo è sempre una specie di lago, ha affluenti e effluenti, esiste perché esiste, indipentemente dai suoi antenati…

          • mirkhond says:

            Concordo nella sostanza.
            Il grande linguista tedesco Rohlfs, credeva che la grecofonia salentina e calabrese fossero un continuum storico di diretta discendenza dalla Magna Grecia.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Il fatto è che il cuore della grecofonia medievale salentina, nel periodo preromano, non era prettamente grecofono, seppure fortemente ellenizzato.

            • PinoMamet says:

              Sì, in realtà neanche quello della grecofonia calabrese, perlomeno come rimasta oggi (insomma, per intenderci, è una cosa dell’interno);

              ma bisogna tenere presente prima di tutto che dall’epocadella Magna Grecia al Medioevo, queste località hanno avuto moltissimo tempo per adottare il greco come lingua comune;

              e poi ci sono epoche di cui sappiamo poco o niente.

              Senza contare poi gli apporti da fuori ecc.

              La mia idea è che l’Italia meridionale, in epoca romana, sia diventata”più greca” di prima…

              • Mauricius Tarvisii says:

                E i dialetti meridionali estremi come si sono imposti?

              • PinoMamet says:

                Lessi che la Calabria estrema rimase grecofona fino al Cinquecento; sul Salento non so.
                Immagino che molto abbia fatto la Chiesa cattolica, che “normalizzò” progressivamente i riti.

                La Sicilia subì anche l’ondata araba, e poi normanna (con apporto notevole di parlanti neo-latini dall’area occitanica e dell’Italia settentrionale) così i resti greci sono ancora più frammentari e dilavati.

              • Mauricius Tarvisii says:

                Se fossero parlate romanze d’importazione, però, dovrebbero essere imparentate con quelle dei luoghi d’origine (come nel caso dei galloitalici siciliani).

              • PinoMamet says:

                Sulla dialettologia pugliese l’esperto è Peucezio! caspita, è il suo campo!

                In brevissimo, non credo che siano parlate “di importazione” medievale o post-medievale, credo che siano l’evoluzione di un sistema forse bilingue (o plurilingue) fin dall’antichità (greco come lingua di comunicazione e di alcuni gruppi, + messapico e altre lingue che andarono a scomparire, +latino di varie colonizzazioni) in cui il greco per un lungo periodo fece la parte del leone, per poi perdere terreno di fronte alle parlate romanze in epoca ormai recente…

              • Peucezio says:

                Pino, Mauricius e Mirkohnd,

                Pino:
                “In brevissimo, non credo che siano parlate “di importazione” medievale o post-medievale, credo che siano l’evoluzione di un sistema forse bilingue (o plurilingue) fin dall’antichità ”

                D’accordo al 100%.
                Rinnovo per l’ennesima volta l’invito a leggere Franco Fanciullo, “Fra Oriente e Occidente”, che spiega tutte queste cose, sostanzialmente in un’ottica di romanizzazione antica, con permanenza però di un bilinguismo romanzo-greco fino ai Normanni.

                Comunque, mo’ che torno a Milano (ora mi sto godendo delle impagabili giornate romane) magari vi articolo un po’ meglio il discorso (anche se non è una questione su cui sono espertissimo).

              • Peucezio says:

                Peraltro ero a scambiarci qualche parola proprio qualche giorno fa (a proposito di altri temi), ma lui non sa che sto pubblicizzando i suoi libri 🙂

                Comunque è un personaggio molto interessante e preparatissimo: quando comincia a parlare ha una gestualità ampia, un’espressività molto toscana, pur essendo salentino (vive a Pisa da sempre), e tende a lunghe divagazioni, solo apparentemente tali, in realtà profondamente pertinenti e di grandissimo interesse: insomma, merita! E’ uno dei migliori dialettologi che abbiamo e tra l’altro, diversamente da molti dialettologi, che non escono dai confini della romanistica, lui è anche un indoeuropeista.

        • PinoMamet says:

          Copio e incollo da qua
          (molto interessante)

          http://siba-ese.unisalento.it/index.php/idomeneo/article/viewFile/15280/13276

          ” epoca pre-normanna esistevano comun
          ità con soli latini o con soli greci,
          e anche comunità miste. Dopo il secolo XI, i centri abitati non dovevano essere
          molto diversi da come appaiono nella Re
          lazione dell’Abate Epifani del 1412, e
          dalle relazioni di Brancaccio (1577), con casali e terre di soli greci come
          Galatone, Casarano piccolo, Alliste, Nevi
          ano, e casali latini come Copertino,
          Parabita, Matino, Melissano; con greci e latini insieme si trovava Casarano
          grande. Dalle relazioni di Brancaccio troviamo «castelli dove si parla greco
          62
          F.
          F
          ANCIULLO
          ,
          Latino e greco nel Salento
          , in B.
          V
          ETERE
          (a cura di),
          Storia di Lecce. Dai
          Bizantini agli Aragonesi
          , Roma-Bari, Laterza, 1983, pp. 472-473.
          63
          T.
          F
          RANCESCHI
          , Presentazione a “M. G
          RIMALDI
          , Nuove ricerche sul vocalismo tonico del
          Salento meridionale. Analisi acus
          tica e trattamento fonologico dei
          dati”, Alessand
          ria, Dell’Orso,
          2003, p. IX.
          64
          L
          OMBARDO
          ,
          Tra mito e storia
          …, cit., p. 21.
          65
          C.D.
          P
          OSO
          ,
          Il Salento Normanno. Territo
          rio, istituzioni, società
          , Galatina, Congedo, 1988. Per
          la politica normanna a favore della Ch
          iesa latina e greca da parte di
          Roberto il Guiscardo, v. pp.
          89-102.
          p. Giovan Battista Mancarella
          41
          solamente: Soleto, Sternatia, Strudà,
          Neviano, Zollino; castelli dove si parla
          greco e latino: Galatina, Aradeo, Noha
          , Martano, Castrignano, Melpignano,
          Carpignano, Cursi, Bagnolo; castelli dove si parla latino solamente e ci sono
          preti greci e latini: Alessano e altri venti centri come Maglie, Abbazia di Casale “

      • Peucezio says:

        Pino,
        “invece per esempio i cosiddetti “griko” (salentino) e “greko” (calabro), leggermente diversi tra loro, al netto dei prestiti italiani e della fonologia estremo-meridionale italiana, sono molto simili ai dialetti neogreci della Grecia insulare.”

        Me lo diceva esattamente l’amico “romeo”.

  14. mirkhond says:

    Si trattava di comunità rum ortodosse, che da secoli erano bilingui.
    Anche in Cappadocia erano bilingui romeo-osmanici, e anzi i Karamanlides almeno nell’800-‘primo ‘900 erano turcofoni monoglotti!
    Per questi cristiani bizantini, sopravvissuti come isole nel mare osmanico, la Katharevusa e la Grecia che essa rappresentava, erano un mondo totalmente estraneo.

    • PinoMamet says:

      Beh vabbè, ma quello è un po’ un destino comune alle comunità isolate;

      pensa ai Cimbri (ormai definizioen tradizionale) dell’altopiano di Asiago: il loro “tedesco” è incomprensibile a un tedesco, e quasi tutti hanno trovato più comodo passare all’uso del dialetto veneto e dell’italiano.

  15. mirkhond says:

    Riguardo al Pontico, o meglio il Romeika, esso è ancora parlato nel Ponto turco di oggi, da circa 50-75.000 persone, però non è riconosciuto dallo stato turco, e dunque sopravvive come vernacolo paesano.
    Secondo lo studioso turco Omer Asan (di origine romaica pontica), nei villaggi di montagna a sud di Trebisonda, il Romeika era parlato anche dai musulmani ed utilizzato perfino nelle prediche degli imam locali!
    Almeno fino al 1947, quando le autorità turche inviarono maestri di scuola per insegnare il Turco, relegando appunto il Romeika ad un vernacolo famigliare e paesano.

  16. mirkhond says:

    Pino
    “La mia idea è che l’Italia meridionale, in epoca romana, sia diventata”più greca” di prima…”

    Non tutta l’Italia meridionale però.
    Le aree sannitiche e l’Apulia propriamente detta non erano greche.

  17. mirkhond says:

    Pino
    “Lessi che la Calabria estrema rimase grecofona fino al Cinquecento; sul Salento non so.
    Immagino che molto abbia fatto la Chiesa cattolica, che “normalizzò” progressivamente i riti.”

    L’area grika salentina ancora nel XVI secolo contava circa 30 comuni.
    In effetti la cattolicizzazione operata dalla Controriforma, assieme alla scomparsa del rito greco-bizantino, portò anche alla riduzione dell’area grikofona a favore della parlata latina salentina.

    • Per Mirkhond,

      “L’area grika salentina ancora nel XVI secolo contava circa 30 comuni.”

      Ci hanno detto che a Roghudi Nuova, dove sono scappati i residenti di Roghudi Vecchia, abiterebbe, “subito dopo il benzinaio”, l’ultimo parlante greco della zona.

      • Peucezio says:

        Nel Salento comunque il grico, almeno presso gli anziani, ha ancora un numero ragguardevole di parlanti; in Calabria sono rimasti veramente tre gatti.

    • PinoMamet says:

      Sono iscritto a una gruppo di Facebook che si occupa della promozione del greko calabrese;
      vedo che c’è un certo fermento per salvarlo
      https://semiparlivivo.wordpress.com/
      ma la situazione del numero dei parlanti non è certo rosea…

      • Moi says:

        più che “farlo fare a scuola” (ora alternativa a religione ?) , non sarebbe fare corsi on-line tipo corso tutorial su Youtube ? … Infondo potrebbe esserci benissimo il giovanotto Salentino che non gliene può fregare di meno e lo studioso interessatissimo al Griko perfino da Osaka, no ? 😉

      • PinoMamet says:

        è una buona idea ma mi pare che ci abbiano già pensato
        (sicuramente ci sono corsi- mi pare anche video- didattici su FB)

  18. mirkhond says:

    A Parma e a Fidenza abitano dei Grecanici?
    Tu ne conosci qualcuno?

    • PinoMamet says:

      Conosco un ragazzo dei paesi grecanici del Salento, che mi diceva che aveva studiato un po’ il griko a scuola, e conobbi una ragazza all’università, che però era figlia sempre di un griko salentino che viveva a Milano.

      Immagino che nel circondario ci siano anche molti calabresi della provincia di Reggio Calabria i cui nonni o bisnonni parlavano greko.

      • Moi says:

        Prima di fare Griko a scuola, però, bisognerebbe che imparassero decentemente l’ Italiano, no ?
        😉

      • PinoMamet says:

        A dire il vero è un ricercatore universitario e parla senza nessun accento e in modo forbito.

        • Moi says:

          Va bene, ma il voler imporre un interesse culturalmente elitario a gente che parla “di default” 😉 come Checco Zalone o il Terrunciello di Diego Abatantuono ed è “già posto così” mi sembra quantomeno discutibile … potenzialmente controproducente.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Detto da quello che quando scrive non si capisce una mazza…

          • Z says:

            Poi è la sinistra che disprezza il popolo 🙂

            • Peucezio says:

              Z.,
              con tutta l’amicizia verso il nostro Moi, quando hai ragione hai ragione 🙂

              • Francesco says:

                il “bello” è che questa volta ha ragione Moi oggettivamente, anche se non politicamente … a meno di voler aprire un dibattito su cosa sia la cultura

                nel qual caso credo si torni alla nota disputa tra Tolstoj e Fedez

              • PinoMamet says:

                Perdonami Francesco ma se c’è una volta in cui il nostro Moi NON ha ragione è proprio questa.

                -trovo abbastanza antipatica, senza essere meridionale (se non in piccolissima parte) la caratterizzazione dei meridionali come sempre sgrammaticati e dotati di pesanti accenti;

                -persone sgrammaticate e dotate di pesanti accenti si trovano in tutt’Italia, e abbondano in diverse aree del Nord;

                -i salentini che ho conosciuto, al netto dell’accento caratteristico (che ogni regione o città di Italia possiede) sono sempre state persone colte sopra la media e in possesso di ottima grammatica e sintassi; se gli trovo (senza antipatia) un difetto, è che spesso la menano con quanto è bello il Salento, ma è anche difficile dargli torto;

                -lo studio del grecanico non è una perdita di tempo (la protezione delle minoranze linguistiche è doverosa e garantita dalle nostre leggi) e non è in alternativa allo studio dell’italiano;

                insomma, mi dispiace, ma torto su tutta la linea.

              • PinoMamet says:

                PS
                Non so quando mai Fedez abbia avuto qualcosa da dire a Tolstoj, e mi vanto di ignorare qualunque cosa faccia Fedez
                (non nel senso che non lo so ma potrebbe interessarmi; nel senso attivo del verbo, cioè, quando vedo qualche notizia che riguarda Fedez giro pagina o cambio canale).

                Comunque, mi immagino che tu, coerentemente, considererai anche lo studio del tedesco in Alto Adige come una perdita di tempo per gente che dovrebbe prima imparare l’italiano… o no??

              • Francesco says:

                Mi sono, di nuovo, espresso male: è l’idea di imporre la cultura al popolo che trovo degna di dibattito, nello specifico del greco per la Magna Grecia nulla ho da dire.

                Dove il dibattito è tra “il popolo ha già la vera cultura” e “che ce ne fotte”

                😉

              • PinoMamet says:

                Ma che vuol dire imporre la cultura al popolo??
                Non stiamo parlando di costringere tutti gli abitanti di Calimera in provincia di Lecco a iscriversi al liceo classico, ma di mantenere la loro lingua minoritaria, come espressamente e giustamente richiesto dalle nostre leggi.

          • Peucezio says:

            Moi,
            guarda che il modo di parlare italiano di un salentino non ha davvero nulla a che vedere con quello di un barese.
            Non dico che lo parli con un accento meno vistoso, dico che non c’entra nulla con la caricatura alla Lino Banfi o anche alla Ceccho Zalone, che non fa altro che usare il suo accento naturale, caricandolo un po’.

            • Moi says:

              Il Salentintaliano 🙂 dovrebbe essere il “Terrunciellese” di Porcaro e Abatantuono d’antan, no ?

        • PinoMamet says:

          Moi, scusami, ognuno ha il suo accento, e suppongo che tu abbia quello bolognese: che c’è di male?

          Mi pare che il grecanico o griko o greko venga insegnato poco e male (tipo “attività opzionale nelle scuole”, qualcosa del genere) sarebbe bene anzi che venisse insegnato di più, proprio perché non un qualche interesse culturale da fighetti sfaccendati (può esserlo per me) ma la lingua minoritaria tradizionale di quelle zone.

          • Peucezio says:

            OMDAP ovviamente!

          • Peucezio says:

            A proposito, oggi non potevo andare a mangiare i carciofi per ragioni logistiche, ma mi sa che domani non scappa 🙂

            Pazienza solo per il capodanno… Comunque ho respirato l’aria 🙂
            Ho anche parlato al telefono con una mia amica, dicendole che ero nella tana del lupo, nel cuore del territorio nemico 😀
            Lei, pure ideologicamente vicina a me, conviene con me circa l’estrema suggestione di quei luoghi.

    • Per Mirkhond

      “A Parma e a Fidenza abitano dei Grecanici?
      Tu ne conosci qualcuno?”

      Non conosceo nessun Grecanico, ma conosco un molisano di Acquaviva Collecroce (Kruč) che parla ” naš jezik”.

      E’ abbastanza comprensibile come parlata, solo che non capiscono le importazioni turche nelle lingue balcaniche, tipo il caratteristico “hajde” (forza, vieni, avanti!).

      • mirkhond says:

        Perché i Croati del Molise, vi si rifugiarono nel XV-XVI secolo, proprio per sfuggire alle invasioni turche.
        Quella dei Croati del Molise è un’area che un tempo comprendeva circa 15 comuni dell’attuale provincia di Campobasso, mentre oggi ne comprende solo tre: Acquaviva Collecroce che hai citato, Montemitro e San Felice Slavo.

  19. Moi says:

    Va be’ : c’è anche chi dice che i Bronzi di Riace (impressionantemente realistici, molto più d’ ogni bronzo moderno, in effetti …) sarebbero OOPARTS ! 😉

  20. Moi says:

    Starbacks è arrivato :

    … spopolerà fra i RadicalChic perché Salvini lo schifa !

    https://www.liberoquotidiano.it/news/sfoglio/13375446/matteo-salvini-starbucks-due-ore-di-fila-nemmeno-se-mi-pagano.html

    • Moi says:

      Francesco … ci sei già stato ? 😉

      • Francesco says:

        ma che cazzo ti vai a pensare? non sono mai entrato in un posto alla moda in vita mia (forse una volta, facevo il cameriere ma mi sa che era un posto sfigato), l’unica volta che per disperazione sono finito in uno Starbucks ne sono uscito convinto che i baracchini indonesiano sarebbero stati meglio

        e in più costa una cifra per un beverone o peggio

        manco morto

    • Roberto says:

      Ovviamente ogni orologio rotto due volte al giorno segna l’ora esatta e salvini dice una cosa giusta: due ore di fila per un caffè di merda bevuto nel cartone è da mentecatti….

      I radical chic (uso questo termine solo perché lo usi tu) bevono il caffè cacato dallo zibetto, non la ciofeca di Starbucks con la quale si sollazzano i millenials

      • Mauricius Tarvisii says:

        Secondo me dovremmo cominciare a sistematizzare i vari archetipi sociali in cui ci imbattiamo, distaccandoci una volta per tutte da ciò che le parole significavano una volta.
        Ad esempio, molti confondono hipster e radical chic, che sono in realtà due categorie diverse. Ma io mi spingerei oltre, sfruttando i le espressioni “radical chic” e “sinistra al caviale” in modo da far loro assumere significati differenti.
        Per il milanese fighetto che fa la fila da Starbucks le tre categorie sopraindicate non vanno bene. Millennials (che indica la generazione Y, la mia, per intenderci) è una scelta pessima, perché in quella coda c’erano sicuramente persone più anziane (generazione X) e più giovani (generazione Z).

        • Z says:

          Da non confondersi con l’ormai vetusta generazione Z., nella quale la panza gareggia con la prostata 🙁

        • Roberto says:

          Per una volta mauricius ha ragione, i millenials c’entrano come i radical chic, cioè nulla.
          Meglio hipster, o ancora scimuniti

          • Mauricius Tarvisii says:

            Secondo me ci vuole un’espressione per indicare il frequentatore di eventi commerciali e promozionali. Suggerimenti?

            • Francesco says:

              testolina di minchia?

              😀

              • Mauricius Tarvisii says:

                Alla faccia dell’egemonia culturale della sinistra: manca un termine per indicare il Nemico! 😀

              • Roberto says:

                Però non vedo gli scimuniti come nemici, ma solo come scimuniti.
                Poi per carità i gusti sono gusti, magari loro pensano che lo scimunito sono io che perdo tre giorni e varie centinaia di euro per andare a novembre a Leeds a vedere 30 omoni che si picchiano per acchiappare un pallone…..

              • Peucezio says:

                Francesco,
                “testolina di minchia?”

                Approvato!

              • Francesco says:

                MT

                in quel caso, che ne dici di “renziani”?

                😀

                PS dovremmo distinguere il “vero” fighetto pieno di grana da far schifo dall “wannabe” fighetto senza un soldo.

      • PinoMamet says:

        Il bicchierone cartoncino di Starbucks era l’accessorio perfetto per le fan di Sex & the City primi anni Duemila; e avrebbero meritato due, e anche tre ora di fila, solo per essere fan di quella serie orrenda.

        Per il resto, penso che Salvini abbia del lavoro più urgente da fare (vale anche per le cotinue esternazioni sui migranti: ok, ti stanno sul cazzo e non li vuoi; stabilito ciò, ti dispiacerebbe occuparti degli italiani? ripensandoci… continua così 😉 )

        • Roberto says:

          Non sono estremista come miguel sulla produzione di oggetti, ma se penso alla quantità di monnezza che produce Starbucks tra bicchieroni, tappi di plastica e cannucce mi viene un senso di vertigine….altro che la pizza da asporto dell’oltrarno

        • Z. says:

          Può essere che McDonald lo vendesse come caffè per la colazione nei bicchieroni, tipo dieci anni fa? o era solo un simbolo che ci assomigliava?

    • Peucezio says:

      Non è né fighetto, né popolare, solo da dementi.

  21. Moi says:

    starbUcks

  22. Moi says:

    E adesso vai di Anchenoiunavoltismo Politically Correct come se non ci fosse un domani …

    https://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/13239267/islam-fatwa-sesso-moglie-defunta-halal-lecito-coito-addio-.html

    L’Islam “moderato”: “Lecito fare sesso con la moglie defunta, è il coito d’addio”.

    Alla peggio, scatterà il “I Maschi sono Maschi dappertutto e lo farebbero anche qui !”

  23. Moi says:

    Questa mi mancava, almeno in dettaglio :

    http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Formazione-anti-razzismo-Starbucks-chiude-per-un-giorno-e-apre-le-toilette-senza-consumazione-c8b62b6f-a714-43f8-962d-e57a42dfe3e5.html#foto-1

    Formazione anti-razzismo: Starbucks chiude per un giorno (e apre le toilette senza consumazione) Dopo l’arresto dei due giovani afro-americani “colpevoli” di voler usare il bagno senza aver ancora ordinato.

    • Moi says:

      a Bologna nei bar il cesso è sempre “guasto” se (bianco, nero, giallo, viola a puà lillà, verde, azzurro, ecc … che tu sia) vuoi andarci senza aver prima ordinato … altrimenti il cesso “funzia”.

  24. Moi says:

    In ogni caso, c’ è un meme dell’ Emilia Romagna presentata come la terra ove si lavora come in Lombardia MA ci si diverte come al Sud … 😉

  25. Moi says:

    @ HABSUBURGICUS / TUUTI … E TUTTE 😉 !

    A proposito di “Battaglie” [sic , dicono proprio così] RadicalChic Vs Prostituzione :

    https://www.leggo.it/italia/cronache/lumidolls_torino_casa_di_appuntamenti_bambole_silicone-3944626.html

    http://www.lastampa.it/2018/09/04/cultura/a-torino-la-prima-casa-delle-bambole-hot-lsBdffSqIDF1JREZdd0W1L/pagina.html

    il LumiDolls di Torino fa il “bizness” a gonfie vele (Insomma : “tira”] … Eterogenesi dei Fini del Femminismo (spiegazione Occamiana più semplice) o che ?!

  26. Moi says:

    Arriverà qualche Femminista RadicalChic di turno SessuoDemonologa AlteroMondialista a dire [vedi sopra] che è meno peggio il cadavere della moglie di una bambola , anche se i MasKi son sempre MasKi ?!

    • Moi says:

      Ti dirò: delle due, mi meraviglia di più che a “Uomo” non vi abbia aggiunto pure “Bianco” … sai quanti làichs 😉 in più ?!

    • PinoMamet says:

      “Se fossi stato..” è un argomento molto debole, comunque. Non voglio dire che non possa avere ragione la Williams; ma l’argomento, in sé, non è particolarmente convincente.
      L’unica è contestare la decisione dell’arbitro nel merito del regolamento del tennis, che ignoro completamente.

      Mi pare che la Williams a Parigi non abbia potuto indossare un suo costume particolarmente attillato, che i giudici di gara o le autorità quali che siano hanno ritenuto inappropriato: anche in quel caso se l’è presa col sessismo, che secondo me non c’entrava niente.

      • PinoMamet says:

        Sia ben chiaro che per me i tennisti dovrebbero indossare pantaloni lunghi bianchi e polo…

        a dire il vero, l’unico motivo per cui apprezzo il baseball è che i giocatori portano i pantaloni lunghi!

      • Z. says:

        In effetti, gridare “ladro” all’arbitro, ecco, non si fa. Nel vituperato football, come fino a poco tempo fa ancora gli anziani di qua lo chiamavano, credo ti valga il rosso.

        • Mauricius Tarvisii says:

          In teoria nel calcio l’unico a poter parlare all’arbitro sarebbe addirittura il capitano. Ma si sa: è il patriarcato.

    • Roberto says:

      Dire ladro all’arbitro ti espone ad una sanzione immediata (espulsione nel calcio e nel basket)….poi sessista perché, la sua avversaria non era donna?

      • Mauricius Tarvisii says:

        Perché lei dice che gli uomini possono insultare gli arbitri, mentre le donne no.

        • Roberto says:

          Possiamo dire alla william che robeluxe da arbitro ha cacciato fuori dei maschi per molto meno (e da giocatore non sono mai stato espulso ma ho visto espulsioni per un’occhiata storta)

          No vabbè lei ha perso la ciribicoccola in un momento in cui era piena di adrenalina, comprensibile ma da dimenticare un minuto dopo

          • Moi says:

            sì,ma … potendo incassare punti-vittima su due fronti (sessismo e razzismo) … stranamente, ha scelto solo il sessismo (che è anche l’unica opzione che avrebbe avuto una tennista bianca)

  27. Moi says:

    Per la gente succube della moda si dice “fashion victim”, no ? … Solo che fashion si usa solo per l’abbigliamento. Ma di sicuro in Anglobalese Millennialese il termine c’è già: si tratta solo di scovarlo …

  28. mirkhond says:

    Peucezio
    “romanizzazione antica, con permanenza però di un bilinguismo romanzo-greco fino ai Normanni.”

    Bilinguismo romanzo-greco in riferimento solo nel Salento, Calabria e Sicilia?

  29. mirkhond says:

    Comunque, nel XIII secolo, anche in Terra di Bari, vi erano minoranze “greche”, forse un residuo di epoca bizantina e/o un indizio di un movimento di colini dalla Terra d’Otranto.
    Queste comunità si trovavano in quella che il bizantinista Pasquale Corsi, chiama “area di dissolvenza della grecità”.
    Comunità romee c’erano a Bari, Gioia del Colle, Altamura (con abitanti provenienti da Gravina, Castellana, Bitetto, Gioia del Colle e Toritto), Cassano (quest’ultimo nel XIII secolo era solo un casale legato a Bitritto, e in un documento del 1267, vi risulta la presenza del solo clero di rito greco-bizantino).
    Tra i coloni che popolarono Altamura, fondata da Federico II (1220-1250), la maggiorparte erano latini, ma vi era anche una minoranza romea, proveniente da Gioia del Colle e almeno da Castellana.
    E infatti ad Altamura c’è ancora la Chiesa di San Nicola dei Greci, che fino al 1601, era la chiesa della comunità bizantina della città.
    Comunque a questo primo gruppo, si aggiunsero degli immigrati dalla Terra d’Otranto, specialmente dalle comunità di Cutrofiano e Gagliano del Capo.

  30. mirkhond says:

    movimento di coloni

  31. Moi says:

    sul Griko, ho risposto (per errore, capita spesso, coi post nuovi) nell’ altro …

  32. mirkhond says:

    Si ho letto i tuoi interventi.

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