Quando la legge ti obbliga a far lavorare gratis

Si parla in questi giorni delle misure per la tutela dei lavoratori precari.

Non ho le competenze per parlarne, ma ho una prospettiva un po’ particolare su tali questioni.

Al Giardino, abbiamo bisogno di innumerevoli lavori, che tutti attualmente fanno volontariamente. Il che è di per sé bello e nobile quanto si vuole, ma la gratuità ha sempre qualcosa di artificiale: la vita è fatta di scambi, e solo i ricchi si possono permettere di fare la carità ai poveri.

Inoltre, è piacevole gestire tutti insieme un giardino, ma magari tra chi ci porta il figlio a fare il compleanno, e chi pulisce il cesso, il secondo merita qualcosa in più.

Da noi, ci sono molte persone con situazioni difficili, cui farebbe comodo avere qualche euro in più: anche pochi farebbero la differenza, in certi casi.

Ora, un po’ di euri si potrebbero avere, sia da frequentatori con meno problemi, sia battendo cassa per bandi e altre fonti di finanziamento.

Giuridicamente, ci sarebbe anche un potenziale datore di lavoro, l’Associazione, che essendo una Onlus, non deve guadagnarci in nessun modo.

Quindi, ci piacerebbe poter fare in modo legale una colletta; oppure andare a bussare alle porte di qualche fondazione, e così potremmo dare, che so, venti euro alla mamma tunisina con tre figli e il marito disoccupato per pulire i bagni o per curare l’orto. E zero euri, ovviamente, ai dirigenti dell’Associazione.

A quanto ci è dato capire (le informazioni te le devi sempre conquistare lentamente, a tua spesa), l’unica cosa che l’Associazione possa fare legalmente è distribuire i cosiddetti voucher PrestO, fino a un tetto di 5.000 euro.

Ora, per tutelare i lavoratori, questi voucher sono obbligatoriamente per 4 ore consecutive ogni volta, e quindi significa che ogni volta che si fa pulire il bagno (meno di un’ora di lavoro), bisogna dare 48 euro.

Una volta superata la cifra di 5.000 euro, bisogna fare buste paga e altre cose misteriose, con grandi complicazioni burocratiche e fiscali e altre spese, e col rischio che l’Associazione che non ci guadagna nulla e non ha soldi, sia costretta ad assumere a tempo pieno qualcuno.

E se magari diciamo, “ma venti euro li possiamo tirar fuori e darglieli in mano?”, rischiamo che qualcuno faccia la spia e faccia chiudere tutto il giardino perché “ci stiamo facendo i soldi”.

Così la mamma tunisina deve pulire il bagno gratis, tanto il lavoro lo fa lo stesso.

Almeno questo è quanto abbiamo capito finora, se qualcuno ci aiuta a uscire dal ginepraio, gli saremo grati.

Questo aneddoto può essere letto in due modi.

Si potrebbe concludere che bisogna abolire ogni regola, e quindi dare mano libera agli squali. In questo, caso, abbiamo uno squalo che si lamenta, perché invece di poter prendere tutto ciò che gli pare, lo Stato lo costringe ad accontentarsi del 70%.

Però quando gli “imprenditori” non si prendono assolutamente nulla, ma vorrebbero che i pochi soldi che ci sono andassero a chi fa qualcosa davvero, è un po’ diverso. Anche perché gli “imprenditori” vengono in questo caso eletti democraticamente tanto da chi i soldi li metterebbe, quanto da chi li prenderebbe.

Infatti, il problema vero è come tutto il sistema in cui viviamo sia calibrato sulle grandi imprese.

Coltivi un orticello? Devi osservare le stesse norme igienico-sanitarie della Buitoni.

Siete alcune famiglie che si sono messe insieme per gestire un giardino? Dovete osservare le stesse regole fiscali e retributive della Finmeccanica.

Il nostro caso può sembrare un po’ particolare, ma a mano a mano che lo Stato si ritira, può scegliere se delegare alla Finmeccanica a un gruppo di cittadini come noi.

E noi siamo molto, molto più simpatici della Finmeccanica.

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258 Responses to Quando la legge ti obbliga a far lavorare gratis

  1. Francesco says:

    Primo, si chiama Leonardo e non più Finmeccanica.
    Secondo, è simpatico perchè fa dei begli elicotteri da combattimento.
    Terzo, hai appena scoperto che le leggi possono essere fatte male, il che per uno di Common Law è arrivare un pò tardi. Diciamo che la CGIL, con la scusa di fermare gli squali, vi affoga a voi di regole assurde.

    Per le indicazioni utili, confido in altri utenti.

    • Per Francesco

      “Primo, si chiama Leonardo e non più Finmeccanica”

      Pensa che mi è capitato come lavoro di tradurre proprio i verbali dell’assemblea con cui hanno cambiato nome 🙂

      • Francesco says:

        Sei un membro del Complesso Militar-industriale? cavolo, allora sei una Persona Importante!

        😀

  2. Z. says:

    Miguel, so di essere noioso e ripetitivo, ma vi siete dotati di un legale competente di cui vi fidate? uno che non solo conosca bene le norme e la giurisprudenza di settore, ma abbia voglia di affrontare la prassi delle istituzioni del quartiere e del Comune?

    Siete in tanti, immagino che sarebbe un investimento sopportabile…

    E consentirebbe a voi di dedicarvi maggiormente agli aspetti più piacevoli e concreti del vivere comunitario.

    Credo, almeno.

    • Francesco says:

      sennò invitate Z, lo rapite e lo obbligate a lavorare gratis per voi, promettendogli di liberarlo un giorno

      ma non lo liberate mai, naturalmente

    • In questi anni, abbiamo conosciuto un legale, sicuramente competente, che ci ha chiesto 6.000 euro per iniziare a studiare alcune pratiche riguardanti i confini dell’area (nulla a che vedere con le questioni che ho posto).

      Avendo circa 2.000 euro l’anno di “giro” economico, abbiamo rinunciato.

      • Z. says:

        Urca.

        Second best, come diceva quel tizio della parete maschile:

        un giovane avvocato che si accontenti di meno? ce ne saranno pure a Firenze, su!

  3. Mauricius Tarvisii says:

    Insomma, rivendicate il diritto per le piccole aziende di assumere in nero senza pagare contributi previdenziali e senza rispettare le condizioni minime previste dai contratti collettivi perché andare da un consulente del lavoro costa?

    • Per Mauricius

      ” rivendicate il diritto per le piccole aziende di assumere in nero senza pagare contributi previdenziali”

      Ho detto così?

      Rileggi con attenzione.

      Ho rivendicato il diritto di associazioni che non hanno soldi e che non guadagnano nulla, di retribuire in qualche modo le persone invece di farle lavorare gratuitamente.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Hai detto questo?

        “Una volta superata la cifra di 5.000 euro, bisogna fare buste paga e altre cose misteriose, con grandi complicazioni burocratiche e fiscali e altre spese, e col rischio che l’Associazione che non ci guadagna nulla e non ha soldi, sia costretta ad assumere a tempo pieno qualcuno.”

        Ti giuro che hai scritto una cosa che significa proprio quella roba lì 😀

        A parte gli scherzi, rivolgetevi a un consulente del lavoro: tutti i lavoratori o quasi nel settore delle pulizie/multiservizi sono part-time.

        • Per MT

          “Ti giuro che hai scritto una cosa che significa proprio quella roba lì ”

          Allora, partiamo dalla premessa fondamentale: nessun dirigente dell’Associazione ha intenzione di guadagnare un centesimo dall’operazione. Chiaro? Penso che questo ci distingua in maniera definitiva dall’azienda che incassa 10 euro per i pomodori raccolti, ne dà uno al negretto che ha fatto il lavoro e si tiene nove.

          Qui, se abbiamo cinque euro, vogliamo dare cinque euro a chi lavora.

          Nei fatti, c’è bisogno di pulire il bagno una quarantina di volte l’anno, per circa un’ora alla volta.

          Ora, non sarebbe difficile tirare fuori, con collette martellanti, 40 x 15 euro, pari a 600 euro. E mi sembra che quindici euro (ma magari anche venti) superino anche lo stipendio minimo.

          Bene, legalmente non lo possiamo fare.

          Siamo costretti a pagare quanto meno 48 euro per ogni azione di pulizia dei bagni (48 euro per un’ora di lavoro fanno circa 7.000 euro al mese); e se la cosa viene fatta con troppa regolarità, siamo costretti ad assumere la persona.

          E quindi siamo costretti a tirare fuori migliaia e migliaia di euro, che non abbiamo, per far girare i pollici alla persona, che deve fare soltanto un’ora di lavoro la settimana.

          A noi non dispiacerebbe che la mamma tunisina si portasse a casa lo stipendio di un mese, per un’ora di lavoro la settimana, ma perché gliela dobbiamo pagare noi che non ci guadagniamo assolutamente nulla?

          Per cui, come alternativa, la persona in questione deve continuare a pulire il bagno gratuitamente, perché il lavoro lo fa lo stesso.

          Quanto costa un consulente del lavoro?

          Perché ogni volta che ti si dice di fare le cose in regole, bisogna sempre considerare i costi per consulenti del lavoro, commercialisti e altri privati, che non sono certo mamme tunisine con tre figli e il marito disoccupato.

          • maffeia says:

            Forse sono semplicistico, ma vediamo se ho capito.
            Avete una persona che fa un lavoro che vorreste pagare 15€ a prestazione. Lo stato vi obbliga a pagare almeno 48€ a prestazione.
            Non vi potete mettere d’accordo con la persona, e pagarla una volta su tre?
            Quella volta, da dipendente a termine, prenderebbe i 48€. Altre due volte, da volontaria, pulirebbe i cessi gratis come già fa adesso. Media di 16€ alla volta, e siete tutti soddisfatti.
            Probabilmente è illegale, ma questo è un problema?

            • Per Maffeia

              “Non vi potete mettere d’accordo con la persona, e pagarla una volta su tre?”

              Sicuramente 🙂

              E forse non sarebbe nemmeno illegale, non credo che la legge possa vietarti di pagare qualcuno l’equivalente di quattro ore, anche se ha lavorato soltanto un’ora. Come non può vietare di lavorare gratuitamente altre volte.

              • Francesco says:

                non vorrei fare il menagramo ma se la legge impone di lavorare almeno 4 ore alla volta la vostra mossa potrebbe essere un vero e proprio aggiramento della legge

                con i rischi connessi

              • Peucezio says:

                Che rischi, se sono d’accordo ambo le parti?
                Certo, se l’interessato denuncia e ci ha mezzo testimone, sono cavoli.

              • Francesco says:

                Peucezio

                la Legge, è lei che potrebbe mettersi in mezzo!

                un hegeliano dovrebbe capirlo bene

              • Peucezio says:

                Ma lo stato italiano non è hegeliano. 🙂

              • Z. says:

                Nemmeno Hegel lo era… come Chinz non era chinziano.

                OK, lo ammetto. Avevo voglia di scrivere Chinz e ho usato Egghel come scusa 😀

              • Peucezio says:

                Chi cazzo è Chinz?

              • Per Peucezio

                “Chi cazzo è Chinz?”

                Sospetto sia Keynes 🙂

              • Z. says:

                Esattevolmente!

                Noi nella Capitale diciamo Chèines. Voi a Mediolanum (etim.: “in mezzo al nulla”) non dite Chìnz?

              • Peucezio says:

                Vivo a Milano da circa 44 anni e non ho mai sentito “chinz”.
                C’è da dire che di solito Keynes lo sento nominare nei dibattiti televisivi, non dai milanesi in mezzo alla strada.
                Che al massimo direbbero: “Ovè, l’ha dìi el Chèines!”. “T’hée leggiùu se ‘l dis el Chèines?”.

                D’altronde “Chèines” potrebbe quasi sembrare una parola milanese, come “moeuves” (muoviti, lett. “muovi-si”, con clitico riflessivo per la seconda persona), “settes giò”, ecc.

              • Peucezio says:

                Ovviamente a Milano nessuno sotto i settant’anni parla così, ma questo non significa che i milanesi non parlino più il milanese, ma solo che non esistono più i milanesi.
                Ma non in senso genetico: era molto più milanese Jannacci, figlio di meridionali, di un discendenti di milanesi autentici che abbia trent’anni oggi.

              • PinoMamet says:

                Non so, gli emiliani esistono ancora (credo siano all’incirca la metà della popolazione dell’Emilia) e comunque al di sotto dei 70 non parlano dialetto.

                Non credo che il fattore genetico c’entri più di tanto…

              • Peucezio says:

                Probabilmente hanno ancora una loro caratterizzazione, anche nell’italofonia (che già di per sé è un genocidio culturale).

                I milanesi no. Sono solo la subumanità di una periferia occidentale: non sono diversi dai negri di Los Angeles.
                Parlo ovviamente di quelli dei ceti bassi; i borghesi una minima caratterizzazione ce l’hanno ancora.
                E’ il paradosso di quando il degrado arriva molto avanti: parte dall’alto, ma, quando arriva in basso all’ultimo gradino, fa ancora più danni, quindi, se si preserva qualcosa, si preserva nei ceti medio-alti (non fra i miliardari, che sono cozzali quanto quelli delle periferie).

              • Peucezio says:

                Senti, Pino, ma a chi come te viene dalla provincia del nord, da una regione come l’Emilia, che effetto fanno i milanesi? Soprattutto a livello espressivo intendo. Ma anche in generale.

              • PinoMamet says:

                Prima di tutto, mi accordo, discutendo con Francesco, che l’E-R non è proprio “il nord”: tante cose che lui dà per scontate, perché il resto del nord ragiona così, qui non lo sono mica.

                A parte questo:
                i milanesi mi sembrano parlare una specie di italiano patinato, con alcune espressioni locali, ma tutto sommato troppo poche per parlare di un italiano regionale o locale;
                hanno un accento “scivoloso”, con le vocali finali tenute più lunghe che altrove
                (a Parma invece sono le vocali accentate; a Reggio nessuna), forse un lascito dai dialetti lombardi (“andàà” hai presente?) applicato per ipercorrettismo un po’ a tutto: non ho idea.

                L’accento per il resto non mi pare abbia altre caratteristiche lombarde, perlomeno che noti io. Non è troppo simpatico da sentire, ma poi i milanesi sono persone assolutamente normali, anche se poco italiani: ma sarebbe un altro discorso.

                Da cose che leggo credo che il dialetto milanese avesse un sacco di termini peculiari per indicare lavori, usi e costumi, che il parmigiano non ha mai avuto o ha perso: in parte perché è stato parlato comunemente più a lungo, e quindi le espressioni tradizionali per indicare alcune professioni sono state sostituite da quelle prese dall’italiano standard
                (“a vag dal mazlèr” anziché “a vag dal pchèr”, oppure “idràulic” anziché “fontanèr”, come riportano i dizionari ottocenteschi, e che nessuno usa più)
                in parte perché credo fossero già in partenza le stesse dell’italiano standard toscano.

                Ma mi sa che queste espressioni milanesi siano ormai dei fossili, utilizzati in stile “pro loco fighetta”
                (c’è un negozio di scarpe online, per esempio, che chiama i suoi modelli “castagnàtt”, “cervelee” ecc.)

              • Peucezio says:

                Interessante.
                Approfondisci il “poco italiani” se ti va.

              • Z. says:

                Da noi “fontaniere” si diceva abbastanza spesso anche in italiano, fino a non troppo tempo fa…

                FRANCESCO tu dici Chèines, Chèinz o Chinz?

              • Roberto says:

                Sui Milanesi,
                Temo che alla domanda di Peucezio sia impossibile rispondere, perché il milanese va da mariomonti a fighetto dell’apericena, passando per il giovine fracassone sui navigli.

                L’unica cosa che hanno in comune è, forse, l’idea che hanno che tutti li stiano guardando (una cosa che secondo me accomuna tutti gli abitanti delle capitali, Roma, Napoli, Parigi….), ma forse è solo una mia impressione

              • Francesco says:

                io per me dico Chèins, devo ammettere, ma il mio inglese è molto modesto, soprattutto gli accenti

                dove la totale mancanza di orecchio si fa sentire

                grazie a Roberto per aver riconosciuto lo status di capitale di Milano!

                🙂

          • Mauricius Tarvisii says:

            Esistono i rapporti di lavoro subordinato a tempo parziale.

            • Per mt

              “Esistono i rapporti di lavoro subordinato a tempo parziale.”

              Mi mandi un link in merito?

            • Roberto says:

              Ma puoi fare un contratto di lavoro subordinato senza orario?
              Se capisco bene, miguel non ha bisogno di un’ora tutti i venerdì, ma un’ora ogni tanto, in maniera irregolare

              • Z. says:

                Ma pulirlo loro, il bagno?

                Saranno almeno in venti?

                Quaranta volte l’anno significa due a testa…

              • Per Z

                “Ma pulirlo loro, il bagno?”

                dici a gratisse?

                Ci abbiamo provato per quattro anni.

                Calcola che non stiamo parlando di ventenni, ma di un gruppo molto variegato di almeno-quarantenni, che hanno figlioli, lavoro e molte altre cose, oltre che caratteri personali forgiati da quattro decenni di esperienza.

                Quindi non è come prendere un gruppo di scout.

                Per questo, stiamo cominciando a capire che retribuire qualcuno, permette di avere la certezza di fare qualcosa.

                Anche perché così si può anche fare qualcosa di utile per le persone che vivono situazioni molto pesanti: che poi sono spesso le stesse persone che farebbero volontariamente il lavoro.

                Come sempre, poi, le azioni hanno bisogno di un coordinatore: venti persone hanno bisogno di qualcuno che crei il calendario, che telefoni a ciascuna persona, che si assicuri che ci siano i materiali per le pulizie al momento e al luogo giusto.

                E’ comunque un’esperienza interessante, perché ti insegna ogni giorno qualcosa in più sulla vita comune.

              • Per roberto

                “Ma puoi fare un contratto di lavoro subordinato senza orario?”

                Un’ottima idea (come anche quella di MT e quella cattiva di Maffeia).

                Mi sembra sempre di più, che il problema sia trovare persone che facciano da “capoproblema”: basterebbe una persona che seguisse soprattutto la questione delle retribuzioni, mentre un’altra segue soprattutto i bandi e gli introiti.

              • Z. says:

                Miguel,

                boh, francamente, se tra di voi ci sono almeno venti adulti allora mi sembra immensamente più facile provvedere in economia che escogitare soluzioni burocratiche.

                Magari mi sbaglio, eh…

              • Roberto says:

                No, non è un idea ma un dubbio. Secondo me un contratto di lavoro subordinato a tempo parziale richiede un orario di lavoro. Se non hai un orario di lavoro non puoi usare questo contratto. Ma l’esperto è mauricius, forse sbaglio

              • Roberto says:

                Z
                Orsù credo che sia chiaro che miguel ed i suoi amici vogliono pagare la loro amica, sennò non si facevano problemi a prendere stracci e scopettini

              • Mauricius Tarvisii says:

                Ma puoi fare un contratto di lavoro subordinato senza orario?

                No, la cosa più simile sarebbe il lavoro intermittente, ma se già riteniamo complicato un part-time, in quel casino io eviterei a prescindere di infilarmici 😀

              • Z. says:

                Robè, se lo scopo è dare dei soldini a qualcuno mica serve simulare un rapporto di lavoro…

  4. Moi says:

    Il Libero Mercato, se vogliamo, è l’ eccesso opposto al “Comunitarismo” … ci ritroviamo con l’ Ideologia (talmente Ideologia che viene data come un “Fatto Naturale” , NON ammettendo che la si possa questionare …) tale per cui esiste soltanto un Individuo che può fare tutto ciò che _ in potenza sull’ intera superficie terracquea del Pianeta _ il proprio denaro gli consente.

    Pure due maschi entrambi “genitori naturali” senza che vi sia di mezzo il “concetto antropologico denominato madre” [cit.], perché no …

    • Peucezio says:

      Ottima osservazione.
      Una volta la sinistra sosteneva il diritto di non morire di fame, ora ci può essere benissimo chi muore di fame, ma se uno ha i mezzi economici per farlo, la sinistra strilla perché possa fare qualsiasi cosa.
      Compreso spostarsi nel mondo: in Africa escludo che la maggioranza della popolazione abbia qualche migliaio di euro per tentare di arrivare qui
      1) perché non ne vede la metà in tutta la propria vita,
      2) perché anziché migliaia, tenterebbero di entrare in decine di milioni,
      ma la sinistra sta, anche in questo caso, coi privilegiati. Gli altri schiattino in Africa.

      • Francesco says:

        gli altri hanno raccolto i soldi perchè uno su mille riuscisse a provarci, Peucezio

        ricordalo

        • Peucezio says:

          Mica saranno così scemi.
          Spendo soldi, pur stando morendo di fame, perché un altro cambi vita?

          • Roberto says:

            No perché un altro *mi* cambi la vita.

            1000 raccolgono i soldi per farne arrivare uno qui e sperando di vivere di rimesse

            • Francesco says:

              stringere di un altro buco la cintura, nella speranza che “uno di noi” ce la faccia, che possa ricambiare dopo con le rimesse o far venire qualcuno là quando si è sistemato?

              mi sembra la cosa più naturale del mondo

              • roberto says:

                anche a me sembra una cazzata (ma lo dico stando in un piacevole ufficio con aria condizionata e con la certezza che tra un’ora vado a mangiare,) ma è una costante nella storia di ogni immigrato che viene dal sud del mondo “devo mandare i soldi giù, devo ripagare il debito, devo far venire la famiglia”

              • Peucezio says:

                Ma, scusate,
                finché si tratta di moglie, figli, parenti vari va bene.

                Ma una volta che io mi sono insaccocciato i soldi della colletta che hanno fatto mille cristiani del mio villaggio e me ne vado in Europa, una volta che sono lì che cavolo me ne frega di adempiere all’obbligo e mantenere tutto il villaggio? Mando un po’ di soldi alla famiglia e con il resto ci campo in Italia.

              • Per Peucezio

                “Ma una volta che io mi sono insaccocciato i soldi della colletta che hanno fatto mille cristiani del mio villaggio e me ne vado in Europa, una volta che sono lì che cavolo me ne frega di adempiere all’obbligo e mantenere tutto il villaggio?”

                Credo che dipenda moltissimo dalla cultura.

                Senegalesi e filippini mantengono famiglie intere, tunisini non credo.

              • Francesco says:

                “del mio villaggio”, dove vivono i miei vecchi … vorrai mica sputtanarli? persino io ho idea di quanti legami e quanti stretti possano esserci in un paese

                anche perchè la prima parte di viaggio la faccio con Flavio, nel campo X chiedo di quelli che mi ha indicato Pina, il passaggio a mare secondo Gigio è meglio se lo cerca dalla banda Y, in Sicilia c’è il cognato di Giorgia nella città di Z e così via!

  5. Moi says:

    La Sedicente Sx ha sostituito (… ripeto: “sostituito”, NON “aggiunto” !) i Diritti Sociali con i Diritti Civili, poi casca dal pero se nelle Periferie di Roma che sembrano sempre più quelle di Caracas perde voti ! 😉

  6. Roberto says:

    Contratto d’opera (art. 2222 del codice civile) non si può usare?

    • Per roberto

      “Contratto d’opera (art. 2222 del codice civile) non si può usare?”

      rispondo a braccio: credo che si possa usare per retribuire attività qualificate (che so, un’insegnante di musica); quando però il reddito della persona che percepisce tale importo supera i 5.000 euro, cambiano diverse cose e si complica molto la contabilità e la maniera in cui il datore di lavoro deve pagare imposte, contributi, ecc, sulla fascia eccedente i 5.000 euro, il che significa che devi anche controllare le dichiarazioni dei redditi delle persone retribuite.

      Cosa – ripeto – giustissima quando il datore di lavoro ne trae qualche profitto, ci mancherebbe. Ma non è il caso nostro.

      Comunque in qualche modo, si supererà, volevo soltanto sottolineare come la legge faccia fatica a riconoscere forme di vita diverse dallo “Stato” e dal “Privato”.

      • roberto says:

        “credo che si possa usare per retribuire attività qualificate (che so, un’insegnante di musica)”

        no su questo sono sicuro che lo puoi usare per ogni tipo di prestazione d’opera o servizi. basta che sia una prestazione occasionale e che non ci sia nessun tipo di subordinazione

        “quando però il reddito della persona che percepisce tale importo supera i 5.000 euro”

        credo (ma qui non ho nessuna certezza e forse dovreste chiedere all’INPS o a un commercialista o ad un avvocato che si occupa di diritto del lavoro o ad un sindacato) che siano 5000 euro per la prestazione d’opera non come reddito della persona, e quindi non dovrebbe essere il vostro caso se avete un budget di 2000 euri

  7. Roberto says:

    Mi stupisce che nella vostra comunità non abbiate un avvocato o un commercialista che possa darvi una mano

    • Moi says:

      Beh , no … Quella è gente che, come direbbe Diego Fusaro, gli Oltrarniani li osserva “dalla patrizia noia del sontuoso attico” [cit.] invece 😉 !

      • roberto says:

        mah guarda, conosco personalmente vari avvocati e qualche commercialista che aiutano a titolo di amicizia gli amici (toh, che cosa strana, ci sono degli esseri umani anche tra i professionisti).

        se ne conoscessi qualcuno a firenze l’avrei già segnalato a Miguel, ma firenze proprio mi manca

        • Per roberto

          “se ne conoscessi qualcuno a firenze l’avrei già segnalato a Miguel, ma firenze proprio mi manca”

          Grazie! Ovviamente pronti a ricambiare anche con due o tre architetti per ogni commercialista o avvocato.

          Ho voluto indicare un problema, che è certamente risolvibile: basta avere una persona competente (e prima o poi la troveremo) e fondi da investire. E siamo abbastanza motivati per farcela, magari non quest’anno.

          Però è un problema vero per realtà più fragili della nostra – sono questi i campi in cui l’art. 118 della Costituzione andrebbe applicato.

          Perché non ci si può aspettare che – per poter curare gratuitamente dei beni pubblici – persone comuni, non esperte, si improvvisino professionisti di diritto amministrativo, fiscale, del lavoro e assicurativo, assumendosi i relativi rischi.

          In realtà, a Firenze siamo anche fortunati sotto questo profilo, perché lo Sportello Eco-Equo del Comune è tenuto in piedi da due donne che fanno un lavoro incredibile.

          • Francesco says:

            Miguel

            l’Italia è il Paradiso dei consulenti: non solo perchè così i politici possono ricompensare amici, amanti, mogli e figli ma anche perchè CREDIAMO fermamente nelle regole complesse e nelle carte bollate.

            Di più i comunisti però! 🙂

            Anzi, di recente ci sono stati grandi progressi nella semplificazione, adesso l’INPS mi manda il bollettino con i contributi da pagare alla COLF, prima potevo scegliere tra nero, consulente a caro prezzo, improvvisarmi esperto del campo

            Auguri

    • Per roberto

      “Mi stupisce che nella vostra comunità non abbiate un avvocato o un commercialista che possa darvi una mano”

      No, ma abbiamo TANTI architetti 🙂

  8. roberto says:

    Miguel (continuo qui)

    “Perché non ci si può aspettare che – per poter curare gratuitamente dei beni pubblici – persone comuni, non esperte, si improvvisino professionisti di diritto amministrativo, fiscale, del lavoro e assicurativo, assumendosi i relativi rischi.”

    certo.
    Se vuoi dire che tutto dovrebbe essere il più semplice possibile, le leggi chiare e ben scritte, le procedure semplici e lineari, sfondi una porta aperta.

    però il problema di fondo è che la vita è complicata e che non tutti sono candidi come voi.
    Voi volete, giustamente, pagare la vostra amica. ma penso che tu possa immaginare da solo situazioni in cui “pagare la nostra amica” si trasforma in “sfruttare il lavoro della nostra amica”, ed è giusto e normale che il legislatore si sforzi di evitare queste situazioni.

    al problema di fondo possono essere date varie soluzioni.
    Mi sembra che quella italiana sia “lasciate che i cittadini se la sbrighino da soli con l’aiuto pagante di professionsti”, ma un altro mondo è sicuramente possibile (siti internet che spieghino le procedure da seguire alla lettera, uffici pubblici che aiutino i cittadini a districarsi….)
    quello che a me non sembra possibile è eliminare completamente la complessità del mondo; o meglio è possibile, ma a costo di conseguenze che non mi sembrano auspicabili

    • Per roberto

      “Voi volete, giustamente, pagare la vostra amica. ma penso che tu possa immaginare da solo situazioni in cui “pagare la nostra amica” si trasforma in “sfruttare il lavoro della nostra amica”, ed è giusto e normale che il legislatore si sforzi di evitare queste situazioni.”

      Io capisco benissimo la complicazione e la sua motivazione.

      Il problema però è che crea ostacoli per tutti TRANNE per quelli che possono contare su un megastudio di avvocati, cinque commercialisti, quattro esperti di diritto amministrativo e sedi alle Isole Cayman o in Lussemburgo 🙂

      Penso che sia possibile:

      1) creare una legislazione semplificata per certe piccole realtà (rendere facile per noi pagare l’amica, ecc)

      2) dare un’ampia assistenza tecnica dall’alto a queste piccole realtà (ad esempio, se un gruppo di cittadini decide di curare a proprie spese un giardino, facendo risparmiare migliaia di euro allo Stato, non scaricare su di loro i costi dell’assicurazione, oltre tutto nemmeno spiegando loro che tipo di assicurazione ci vuole)

      3) sorvegliare e stroncare spietatamente chi approfitta di simili agevolazioni per fare interessi personali.

      • Francesco says:

        il punto 3 fa di te un grillino, che si illude di poter davvero fare quella cosa lì!

        😉

      • roberto says:

        non hai affatto bisogno di un megastudio, ti basta un pincopoallo qualsiasi che sappia come muoversi.

        te lo farei anche io se fossi in italia (il mio problema è che non mi occupo di diritto italiano da una vita e quindi sugli aggiornamenti sono inaffidabile)

        • Per roberto

          “te lo farei anche io se fossi in italia”

          Lo so, infatti sono sicuro che se tu fossi qui, saresti il nostro pilastro. Sia per le questioni legali, sia per organizzare le cene.

          • Francesco says:

            ho qualche sospetto che il nostro Robè sia più uno che le cene le svuota velocemente …

            😀

            • Peucezio says:

              Tutto è in proporzione a ‘sto mondo: una macchina più grande e potente richiede più benzina. 🙂

            • Roberto says:

              È vero che svuoto ma è anche vero che spesso sono io che penso ad imbandire la tavola
              😉

    • Mauricius Tarvisii says:

      Ma per semplificare cosa si dovrebbe fare? Abolire LUL, Uniemens e certificazione unica per i datori di lavoro che sono associazioni? E i loro dipendenti non godono di contribuzione previdenziale?

      • Francesco says:

        Beh, visto il tipo di prestazione, già parlare di contribuzione previdenziale mi sembra assurdo.

        Dovrebbe esserci una no-paper area o qualcosa di molto simile. Solo l’assicurazione mi sembra imprescindibile.

        Ciao

        • Mauricius Tarvisii says:

          Già. Ma perché non spingerci oltre? Aboliamo l’Inps e se uno vuole la pensione si fa un’assicurazione privata.

          • Francesco says:

            seriamente, non è che il costo di metter su il sistema INPS per lavori di quel tipo sia di molto maggiore delle eventuali pensioni erogate?

            come funziona con i voucher?

  9. Francesco says:

    x Moi

    cosa ne pensi del carteggio Bettazzi-Berlinguer?

    • Moi says:

      Non l’ho letto …

      • Francesco says:

        mi deludi, un caso di connubio catto-comunista in funzione anti-borghese da manuale, spiega l’Italia, del 1977 ma di molti decenni, più di mille parole

        anche se di suo è abnormemente lungo, come di moda all’epoca

        due lettere lunghissime per dirsi “Ti amo”

  10. Moi says:

    Ah, questa ve la devo “girare” … ho visto un commento memorabile su youtube circa la vexata quaestio della Cultural Appropriation:

    “Se negli USA ci fosse più “Appropriazione culturale”, a quest’ora non sarebbe pieno zeppo di capre ignoranti. ” [sic]

    😉

  11. Francesco says:

    OT di scarso interesse

    https://ilmanifesto.it/no-a-quote-per-le-minoranze-trump-rivuole-campus-bianchi

    perchè non riesco a detestare Trump quanto detesto Salvini o Di Maio

    e perchè amo l’ottusa e ingenua baldanza del Manifesto!

    fine OT

  12. Moi says:

    Cioè … in pratica dicono che senza la quota specifica se non sei”HeteroCisWhiteMale” non ce la farai mai a entrare ?! … Lo troverei piuttosto “offensivo”, se appartenessi a una “minority” che venga “difesa” in questo modo.

    • PinoMamet says:

      In Italia sono d’accordo con te; in America non ho idea, quindi sospendo il giudizio, però in effetti ci sono anche poveri bianchi, che non credo siano particolarmente aiutati, loro la “quota” non ce l’hanno?

      E poi (non leggo l’articolo, mi baso perciò solo sulla tua sintesi) davvero LGBTT sono discriminati a livello accademico? Mi riservo di non crederlo affatto.

      Oso dire, da cose orecchiate nelle scuole/università italiane, che tutte le discriminazioni che ho sentito (“il professore fa passare solo i terroni” “fa passare solo i polentoni” “fa passare solo i comunisti” “fa passare solo i fascisti”) alla prova dei fatti si sono rivelate infondate.

      Certo, non escludo che esista il singolo professore razzista, stronzo, odiatore dei gay ecc.; ce ne saranno, come no; non escldo neppure (e per una serie di motivi è già più difficile) che qualcuno di questi possa abbassare arbitrariamente il voto alla minoranza che detesta, o essere più severo negli esami;
      ma si tratta di singoli casi incontrollabili, che oltretutto nel sistema italiano fanno media tra loro
      (per il professor Brambilla che odia i terroni c’è il collega Scognamiglio che odia i polentoni…), non di un “sistema” da combattere con “quote”.

      E oso credere che negli USA non sia troppo diverso.

      • Moi says:

        Un argomento usatissimo è quello della disponibilità economica. Ebbene penso che sia stato vero in passato, massimo fino agli Anni Settanta. Nel senso che i ricchi ignoranti e cafoni io li vedo rappresentatissimi (specie nei film “di costume”, ripeto : “di” costume, NON “in” costume !) fin dagli Anni Ottanta.

        Con questo non pretendo assolutamente di esaurire l’argomento, eh !

      • PinoMamet says:

        Che poi, il problema della poco disponibilità economica si risolve con le borse di studio ai meritevoli (indipendentemente da razza colore religione orientamento sessuale), non con le “quote” alla minoranza di volta in volta preferita…

        • Z. says:

          Specie negli Stati Uniti, dove chi è più povero per il fisco di norma è più povero anche nella realtà, quindi le borse di studio basate anche sul censo non sono necessariamente inique…

  13. Moi says:

    A proposito, pare gli “Accoiènti” 😉 di Capalbio stiano assoldando privatamente gli Expendables 😉 perché sorveglino i loro beni e i loro possedimenti … non si sa mai, che passi qualche Fratello Migrante !

    Ovviamente rileggendo con sussulti ideologici utopistici Proudhon e discettandone amabilmente, con l’ upupa [cit.] in poetico sottofondo all’ ombra del Monumento della Nave della Solidarietà [sic] in spiaggia …

  14. Moi says:

    Woh ! Woh ! Woh ! Woh ! Woah !

    … Arriva il CisWashing :

    Scarlett Johansson Responds To ‘Ciswashing’ Criticism After Being Cast As A Transgender Man In ‘Rub And Tug’

    https://www.huffingtonpost.co.uk/entry/scarlett-johansson-transgender-man-rub-and-tug-criticism-response_uk_5b3c7df4e4b09e4a8b28a97f?guccounter=1

  15. Moi says:

    la rivista patinata Rolling Stone Italia mobilita l’Armata VIP Vs Salvini …

    https://www.rollingstone.it/rolling-affairs/news-affairs/noi-non-stiamo-con-salvini-da-adesso-chi-tace-e-complice/419240/

    Noi non stiamo con Salvini. Da adesso chi tace è complice.
    A musicisti, attori, scrittori e figure legate allo showbiz e alla tv Rolling Stone ha chiesto se volevano prendere una posizione. Per una società aperta, moderna, libera e solidale.

    • Z. says:

      E poi avete il coraggio di darmi torto, quando dico che la locuzione “radical chic” qualifica chi la usa? 😉

      • Francesco says:

        c’è anche chi ha letto i libri e sa di cosa parla, non solo chi la usa come sinonimo di “tizio che sa leggere e scrivere”

        non generalizzare

        • Z. says:

          Chi ha letto libri sa appunto quello che fa, deve presumersi. E se sanno ciò che fanno…

          • Francesco says:

            riconoscono che lo stronzetto radical-chic è una maschera immortale quanto il fascista o il guerriero a chiacchiere

            😀

  16. MOI says:

    ** Selvaggia Lucarelli (da Facebook in chiaro, prima che sparisca) VS Rolling Stone **

    5 luglio alle ore 15:44 ·

    ———————

    Volevo trattenermi dal commentare ma chi tace è complice, quindi non taccio.
    Grande rumore per la coraggiosissima, poppissima, impavidissima copertina di Rolling Stone “Noi non stiamo con Salvini” in cui viene fatto passare per appello un collage di pensieri contro Salvini di vari personaggi tra cui un Mentana che ha già smentito di aver aderito. Anzi, ha detto : vi avevo risposto NO e mi ci avete messo dentro. (e così anche altri firmatari a loro insaputa)
    Ma vabbè.
    Sono stata tre mesi a Rolling Stone e francamente un appello per una società aperta, libera e moderna me lo sarei aspettato più da Erdogan che dal mondo Rolling Stone Italia.
    Il motivo per cui dopo tre mesi ho rassegnato le dimissioni è proprio che di moderno, libero, solidale, lì dentro forse al massimo c’è la macchinetta del caffè che distribuisce caffè a tutti. Non avevo mai visto un ambiente di lavoro così tossico, illiberale, ostile, scorretto.

    Amici di Rolling.
    Se fate una copertina di sinistra, parlando di libertà, accertatevi di praticare tutto ciò che vi rende così diversi da Salvini.

    Nei tre mesi in cui ho provato a lavorare con voi, mi è stato impedito di realizzare un servizio su ticket one e la truffa del secondary ticketing per ragioni di convenienza, mi è stato proibito di far esprimere libere opinioni a giornalisti su dischi, attori e altro per ragioni di denaro o convenienza.
    E’ venuto l’inpgi per controllare le posizioni lavorative dei giornalisti e diverse persone sono state fatte scappare giù in strada perchè avevano contratti da lavoratori esterni e erano gentilmente invitate a lavorare IN UFFICIO e da casa anche nel weekend.

    Alla mia più diretta collaboratrice, che aveva un contratto da esterna ed era tutti i giorni in ufficio, a un certo punto è stato chiesto di non accompagnare più i figli a scuola e di presentarsi 30 minuti prima degli altri in redazione.
    L’editore urla e umilia continuamente i suoi dipendenti, al punto che, per rimanere in tema umanità, c’è più gente che negli ultimi anni è scappata da Rolling Stone che dalla Siria.
    E così via.

    Io, di fronte a tutta questa mancanza di rispetto della libertà e del LAVORATORE, dopo tre mesi ho rassegnato le dimissioni. E all’editore ho detto e scritto tutto quello che avete letto fin qui. Gli altri sono rimasti lì (alcuni ben sollevati dalla mia fuga), qualcuno che da lì era scappato è pure tornato, ben sapendo chi sia l’editore e le condizioni di lavoro lì dentro.
    Ergo, DA VOI la copertina di sinistra proprio no.

    Detesto Salvini, ma almeno lui è quello che è, senza doppia morale. E se ne ha una doppia, nel suo caso, quella nascosta non può che essere migliore di quella che mostra.

    • MOI says:

      Selvaggia Luccarelli mi pare confondere (ma più probabilmente finge di confondere !) Pensiero Liberal (ovvero mai guai con le “minoranze” mai sfrutta chi lavora a randa !) con il Marxismo (le “minoranze” si attaccano morbosamente a elementi identitarii “sovrastrutturali”, destinati a farsi “merce” e a mettere altre identità davanti alla coscienza di classe, che fanno il Giuoco del Kapitale).

    • PinoMamet says:

      To’, non credevo che l’avrei mai detto, ma appoggio la Lucarelli!

  17. MOI says:

    (e così anche altri firmatari a loro insaputa)
    Ma vabbè.

    [cit. ]

    ………………………………………………………

    http://www.iltempo.it/politica/2018/07/06/news/rolling-stone-copertina-salvini-bluff-appello-mentana-selvaggia-lucarelli-1076335/

    Il grande bluff di Rolling Stone. E Selvaggia Lucarelli fa a pezzi la rivistaDa Mentana a Robecchi, tutti smentiscono di aver aderito alla campagna contro il ministro Salvini

  18. MOI says:

    In ogni caso, ci sono degli Hipsters (ovviamente dichiarati di Sx) che hanno riscoperto Sun Tzu (magari attraverso citazioni farlocche, ma NON è questo il punto …) in termini di “a combattere un nemico con le sue stesse armi peculiari, hai già perso in partenza” :

    In pratica, a “blastare” [sic] i Populisti, da Intellettuali si perde …

    • Z. says:

      Non è una frase di Sunzi, che io ricordi

    • PinoMamet says:

      Mi risulta che i primi a riscoprire Sun Zi siano stati gli yuppies.

      Essendo cinese è molto farloccabile, ed essendo cinese classico è molto sintetico e quindi “quotabile”; quanto a chiarezza e applicabilità, invece, non vale un’unghia di Machiavelli.

      • Z. says:

        Piano, vez…

        quella dell’aspettare che l’esercito nemico abbia attraversato il fiume per metà è collaudata. Funziona alla grande!

        Vedi se il Tarvisii non conferma 🙂

        • Mauricius Tarvisii says:

          Funziona spesso, ma a volte (vedi Piave) può tradursi in un disastro se il nemico impianta una testa di ponte.

      • PinoMamet says:

        E chi sarà il responsabile di quell’altra roba che si sente sempre, di aspettare sulla riva del fiume il cadavere del nemico?

  19. MOI says:

    https://www.nerdgazmo.it/blastare-significato/https://www.nerdgazmo.it/blastare-significato/

    Il neologismo angloamericanizzante “blastare” è stato “mainstreamizzato” da Enrico Mentana, nientemeno.

  20. MOI says:

    Sunzi è Pinyin e Sun Tzu è Wade-Giles, giusto ? … Tipo Gongfu e Kung Fu, Mao Zedong e Mao Tse Tung ! 😉

    Lo so: il Wade-Giles è glottologicamente desueto, ma mantiene intatto quel gusto Anni Settantoso-Ottoantoso 😉 per l’ Immaginario “di maniera” esotico (“nell’ Oriente Misterioso c’è un Brigante Generoso” [cit.] ) della Cina pre (!) Mao …

    https://www.youtube.com/watch?v=iWikLVix2Fk

  21. MOI says:

    Comunque almeno la Sx extraparlamentare a “blasterìe” 😉 non è seconda a nessuno !

    • Z. says:

      Una volta, Muà. Poi come sempre la destra ha imparato l’arte della blastérie altrettanto benone 🙂

      • Francesco says:

        sì però io mi trovo solo soletto, ormai

        tutto l’arco parlamentare (o quasi) mi è alieno e disgustoso

        mi tocca appartarmi con Miguel nella spelonca dei non votanti

        • Peucezio says:

          C’è sempre PaP 🙂
          Non saranno magari così fanatici per la libera circolazione delle merci (ma sostengono l’equo solidale), ma degli uomini sì.
          E già qualcosa, no?

          • Francesco says:

            Paperopoli ai Polli?

            non credo di conoscerli

            e poi è meglio che le merci viaggino e la gente possa stare dove preferisce, non viceversa

  22. mirkhond says:

    Non è il sonno ma il sogno della Ragione che ha partorito mostri

    Il futuro non è davanti ma dietro di noi

    L’economia nella forma del libero mercato, insieme a tutti i suoi infiniti addentellati, domina interamente la nostra società e la discussione pubblica (lo stesso tema cogente dell’immigrazione vi è strettamente legato).

    Il libero mercato è basato sull’iniziativa privata e ha al suo centro la figura dell’imprenditore, tanto più apprezzato se particolarmente abile. A questo proposito va sottolineato un elemento cui si da, ci pare, pochissima attenzione: l’iniziativa privata non è la stessa cosa della proprietà privata. La proprietà privata sta all’iniziativa privata come la forza fisica sta alla possibilità di farne uso. In nessun tempo si è mai negato a qualcuno il diritto di possedere una forza fisica superiore che dovesse essere in qualche modo ridotta per uguagliarla a quella degli altri. La forza fisica è un dono di natura e chi ce l’ha se la tiene. Ma il problema di mettere dei limiti all’uso indiscriminato di questa forza si è posto fin dall’inizio, appena l’uomo ha cominciato a vivere in comunità sufficientemente organizzate. In origine il diritto nasce proprio per impedire che individui fisicamente superiori possano usare la loro forza per danneggiare gli altri o per sottometterli. Non si capisce perché lo stesso criterio non debba valere per un altro dono di natura qual è l’abilità economica. Nella società preindustriale, preliberale, predemocratica la proprietà privata non era messa in alcun modo in discussione, era invece messa in discussione la possibilità che l’individuo potesse usare illimitatamente della propria superiore abilità e capacità in campo economico per danneggiare il prossimo o per soggiogarlo. Tutto lo sforzo della Scolastica, con la lotta al profitto e all’interesse (il tempo è di Dio e quindi di tutti e non può essere perciò monetizzato, Duns Scoto), l’elaborazione dei concetti di “giustizia commutativa e distributiva” e dei princìpi cui dovevano essere sottoposti gli atti di scambio “perché fossero conformi a un criterio di giustizia” e non permettessero sopraffazioni illimitate, fu un tentativo, generoso e per molti secoli riuscito, di evitare che alla violenza della forza fisica si sostituisse quella dell’abilità economica, dell’iniziativa privata dispiegata senza limiti ai danni dei più sprovveduti, dei meno capaci o anche dei meno interessati.

    La democrazia liberale e liberista, insieme a tutta una serie di altri fattori, precedenti, concomitanti e successivi, fra cui determinanti sono la rivoluzione scientifica, la Riforma e, soprattutto, la Rivoluzione industriale, abbatte questi limiti e contribuisce a porre le premesse dell’attuale modello di sviluppo occidentale, dove al centro c’è l’economia (insieme alla sua ancella, la Tecnologia) e l’uomo è semplicemente una variabile dipendente.

    Se la liberaldemocrazia ha avuto molti e insidiosi nemici, l’attuale modello di sviluppo, inteso nella sua essenza, come Modernità, non ne ha nessuno, né a destra né a sinistra. Il presupposto, inamovibile e irrevocabile, comune ai liberali ma anche al marxismo (che all’origine si pone anch’esso come una forma di democrazia: la democrazia comunista), è infatti che il mondo moderno, pur con tutte le sue contraddizioni e lacerazioni, è infinitamente più vivibile di quello di ieri, descritto come un mondo di fame, di miseria, di prepotenze, di illiberalità, di sangue e di morte. La convergenza di destra e di sinistra, di liberali e marxisti, su questo punto fondante, che legittima l’intera Modernità, insieme alle sue dottrine politiche, è del tutto coerente e comprensibile. Figli entrambi della Rivoluzione industriale liberalismo e marxismo, nelle loro varie declinazioni, sono in realtà due facce della stessa medaglia. Sono entrambi modernisti, illuministi, progressisti, ottimisti, razionalisti, materialisti e, su tutto, economicisti, entrambi hanno il mito del lavoro, sono entrambi industrialismi che pensano che l’industria e la tecnica produrranno una tale cornucopia di beni da rendere liberi tutti gli uomini (Marx) o, più realisticamente per i liberal-liberisti, il maggior numero possibile. Questa utopia bifronte è fallita. Prima sul versante marxista che si è rivelato un industrialismo inefficiente e perciò perdente. L’unica faccia della medaglia della Modernità spendibile era quindi rimasta quella liberale, liberista, “democratica” che soprattutto attraverso i processi di globalizzazione che hanno esasperato tutti i vizi del capitalismo si è rivelata a sua volta fallimentare. Ma né i liberal-liberisti, né i marxisti fin che sono esistiti, possono mettere in discussione la Modernità perché significherebbe recidere le proprie radici dato che dalla modernità sono nate e nella modernità si sono affermate. E’ questo il “pensiero unico” di cui si sente tanto parlare senza peraltro sapere bene, spesso, di che cosa si tratti.

    I pochi che osano mettersi di traverso a questo pensiero sono bollati come inguaribili e ridicoli passatisti. In un saggio di qualche tempo fa, una specie di epitome del pensiero e della sicumera modernista, lo storico francese Pierre Milza (ma lo prendiamo solo come esempio degli infiniti ‘laudatores’ della modernità) scriveva: “E’ nostro dovere spiegare che il pericolo di morte per le civiltà esiste solo quando queste si irrigidiscono nella sterile contemplazione del proprio passato”. E’ curioso come gli idolatri della Modernità, liberali o marxisti che siano, di destra o di sinistra, maniaci del cambiamento, perché da un cambiamento, anzi da una rivoluzione, sono nati, non si rendano conto che “irrigiditi nella contemplazione del passato” sono proprio loro, loro i veri passatisti perché sono seduti su categorie di pensiero ottocentesche, vecchie di due secoli, che han fatto il loro tempo e non sono più in grado di capire appieno la realtà e soprattutto le esigenze più profonde dell’uomo occidentale contemporaneo che al di là di ogni apparenza non sono economiche ma esistenziali. Non è il sonno ma il sogno della Ragione che ha partorito mostri.

    Massimo Fini

    Il Fatto Quotidiano, 6 luglio 2018

    http://www.massimofini.it/articoli/non-e-il-sonno-ma-il-sogno-della-ragione-che-ha-partorito-mostri

    • Z. says:

      I sogni spesso diventano incubi, ma non si può restare svegli per sempre.

    • Francesco says:

      beh, alla base dell’uso della forza fisica c’è la mazzata nei denti

      alla base dell’uso della “abilità economica” c’è il contratto

      non è che non è la stessa cosa?

      F o’ passatista

    • Francesco says:

      >> non sono più in grado di capire appieno la realtà e soprattutto le esigenze più profonde dell’uomo occidentale contemporaneo che al di là di ogni apparenza non sono economiche ma esistenziali.

      qualcuno avvisi Fini che la Storia non sta eliminando il capitalismo ma l’uomo occidentale. o è più caritatevole non farlo?

  23. mirkhond says:

    E Zanardo cosa sogna?

  24. Moi says:

    Fusaro Vs Saviano … spaKKaaaaa !!! 😉

    https://www.youtube.com/watch?v=dErtHKxGX8I

    Dal Sontuoso Attico di Nuova York, Saviano: Bardo del PlusImmigrazionismo

    • Roberto says:

      Madonna, e io che pensavo che saviano fosse noioso quando parla! Questo è considerato trattamento inumano e degradante dalla corte europea dei diritti dell’uomo

      • Moi says:

        diritti dell’uomo

        ———————-

        Aaaaargh !!! Sei AndroNormativo 😉 nonché “Missogggeno” per Omissione 😉 !!! … trìggher !!! Trìggher !!! Trìggher !!! Trìggher !!!

        • Roberto says:

          Scherzi ma una volta ho avuto una studentessa che mi ha fatto questa osservazione. Le ho ricordato che l’aula di sociologia era la porta accanto e che non era obbligatorio seguire diritto internazionale

  25. Moi says:

    Copertina di Vanity Fair :

    http://www.online-news.it/wp-content/uploads/2012/01/saviano-copertina-vanity-fair.jpg

    George Clooney e Rihanna solo citati … Saviano invece appare in foto.

    … Fa un certo effetto nonsocché, o no ?! 😉

    • PinoMamet says:

      Non dimentichiamoci la Balivo… un’altra che avrei preferito in copertina al posto del cupolone frontale di Saviano 😉

  26. PinoMamet says:

    OT sui milanesi, per Peucezio

    Roma è bellissima: la sua bellezza te la sbatte in faccia. La bellezza di Milano devi andarla a cercare.
    Idem per i rispettivi abitanti. (E si potrebbe andare avanti con il paragone…)

    Ma perché i milanesi sono poco italiani?
    I romani erano (quando ci abitai perlomeno: ora mi pare di intuire che si stiano milanesizzando, partendo dalle loro Milano cioè i quartieri tipo Pigneto, ma lascio la parola a chi ha il polso della situazione) i romani erano distaccati verso le novità, convinti di avere tutto in casa da ben prima, smorzatori e autosmorzatori di entusiasmi, altezzosi verso l’estero, in fondo all’anima paesani.
    Arci-italiani, quindi.
    Del genere, sì, bbona la cucina ggiapponese, ma quella romana…

    I milanesi, la cucina giapponese ce l’hanno da prima del resto d’Italia; appena dopo Londra e Parigi, e ce l’hanno buona, appena dopo Tokyo in classifica, se non prima di Tokyo.
    Viene la moda di gettarsi da un grattacielo senza paracadute vestiti da torero venezuelano?
    I milanesi sono i primi a farlo, e lo fanno bene, ma soprattutto ci credono , non hanno mai il sospetto di essere presi per il culo, o che se ne potrebbe fare anche a meno, o che la cosa si possa fare anche più alla buona, no! deve essere fatto con tutti i crismi, tutte le etichette al punto giusto, altrimenti non si divertono.

    Visti da dentro, sono dei fighi. Visti da fuori, sono dei pirla. Non si scappa, non c’è via di mezzo.
    Nella loro foga di essere americani assomigliano un po’ ai francesi 😉
    (non è proprio vero: i più grandi “americani francesi” d’Italia sono a Parma, a Parma si fanno gli sport americani come li farebbero i francesi, i viaggi nel mondo avventurosi da grande viaggiatore statunitense… come li farebbe un francese e così via; ma non divaghiamo. A Parma camminerebbero sul filo tra due grattacieli, sono per queste americanate, ma un po’ poetiche, alla francese: solo che non hanno due grattacieli, dommage).

    E quindi sono pochissimo italiani.
    Lo dico con affetto, avendo zii e cugini che sono milanesi dei più tipici (infatti la zia è emiliana, lo zio romagnolo, e i cugini cresciuti in quartieri di veneti, pugliesi, calabresi, emiliani…)

    • Moi says:

      O impazzire per Starbucks (non tanto berne, ma proprio “andarci” …) perché … lo fanno in tutte “Capitali Estere”, Londra come Seoul ! Che altro serve, come motivo ? 😉

    • Peucezio says:

      Pino,
      sì, mi pare un’analisi molto centrata e ficcante.
      Sono in fondo i motivi per cui non amo Milano e mi ci sento un po’ in esilio.
      Mentre ho il culto della milanesità del passato, che però non è una milanesità del Medioevo, ma neanche dell”800: è una milanesità anni ’50-’60-’70 (ma escludendo i più giovani degli anni ’70, quelli che allora avevano vent’anni e avevano quell’orribile parlata nasale che oggi per forza di cose associamo a gente matura).

      “I milanesi, la cucina giapponese ce l’hanno da prima del resto d’Italia; appena dopo Londra e Parigi, e ce l’hanno buona, appena dopo Tokyo in classifica, se non prima di Tokyo.”

      Questa è un’affermazione azzardata, per essere eufemisti 🙂
      Avendo una cugina acquisita giapponese e avendo provato il suo sushi, ti posso dire che fra la cugina giapponese che si mangia a Milano e quella vera c’è non il rapporto che c’è fra gli spaghetti americani con la maionese e la marmellata e quelli nostri, ma molta più distanza!
      la cucina giapponese di Milano è semplicemente merda.
      Molto meglio quella cinese, almeno in certi posti dove vedi quasi solo clientela cinese: cinesi che cucinano per altri cinesi. Io ho frequentato a lungo un posto di questo tipo.

      • PinoMamet says:

        Mi permetto di dissentire.
        So che a Milano esistono non gli unici ristoranti giapponesi gestiti da giapponesi d’Italia, ma sicuramente i migliori (e mi pare che qualcuno sia abbastanza rispettato anche in Giappone);

        invece ho mangiato una volta in un cinese-per-cinesi e se non ho vomitato è perché mi sono sforzato molto…
        un po’ troppo per cinesi, ecco. 😉

        • Moi says:

          Qua un classico sono i Cinesi che si spacciano per altri “Asiatici Gialli” …

          Però, in fondo, se anche dei Pakistani si spacciano per Indiani o Srila o Bangla o come si dice … chi se ne accorge, a parte Pino 😉 ?!

          • Moi says:

            Con Thailandia e Indonesia (che si va sullo scuretto su base “Cinesoide” 😉 …) fan fatica, i Cinesi … perciò, al massimo, si può pensare che siano in realtà Filippini.

            • Moi says:

              Cmq te ne accorgi anche senza essere esperto di glottologia EstremoOrientale, del tipo che dovrebbero essere Giapponesi … poi, quando parlano fra di loro, anziché sentire una lingua polisillabica monocorde senti sentire una lingua monosillabica tonalissima; specie le donne che quasi “cinguettano” 😉 con voci delicate tendenzialmente acute.

          • PinoMamet says:

            Mah, qua c’è un sacco di cinesi che si son convertiti al sushi o hanno aggiunto il sushi nel menù, ma non fingono di essere giapponesi.

            Ho provato anche un ristorante thailandese, gestito credo da sino-thailandesi.

            Anni fa, in un posto imboscatissimo dove comincia l’Appennino, c’era un ristorante indonesiano… ed erano semmai gli indonesiani che lo gestivano a essere scambiati per cinesi 😉
            (tutti lo chiamavano “la casa dei cinesi”, era in un ex albergo che occupava tutto).

            Qualche anno fa ho conosciuto altri indonesiani, dei preti cattolici che venivano a lezione di italiano nel centro didattico dove lavoravo: uno dei due era un marcantonio di due metri, l’altro più bassino, ma sempre scuretti in effetti.

            I thailandesi cambogiani e compagnia in genere li distinguo dai cinesi invece per le narici! che hanno spesso larghe e un po’ appiattite, come quelle delle loro statue del resto. Anche di loro ce n’è di scuri, anche scurissimi, e di chiari e chiarissimi. Vallo a sapere!

          • PinoMamet says:

            Comunque, per le simpatie immotivate:

            gli indonesiani, che son rimasti indonesiani, mi stanno simpatici;

            i filippini, che parlano mezzo spagnolo e mezzo inglese e si vestono da rapper, mi stanno un po’ sulle palle.

            Eppure sarebbero all’incirca dello stesso gruppo…

            • Peucezio says:

              Senti, ma che hai contro la Thailandia, che ha quelle magnifiche massaggiatrici?
              Sui Filippini pienamente d’accordo, sono un po’ sottosviluppati.
              Che hanno di bello gli indonesiani? Sono pure mussulmani… Poi tutte quelle isole… so’ mezzi portoghesi…

              • Peucezio says:

                O erano olandesi? Uno dei due insomma…

              • Mauricius Tarvisii says:

                Ex portoghese è solo Timor Est, non indonesiana, ma occupata dall’Indonesia, e che tra l’altro è cattolica.

              • Francesco says:

                Informo che Timor Est è da qualche anno uno stato libero e indipendente!

            • PinoMamet says:

              Gli indonesiani però non parlano mezzo olandese o mezzo portoghese (in qualche isolettina, forse).
              In Olanda sì, ci sono diversi piatti indonesiani che sono di uso comune (credo siano l’unica cosa mangiabile delle cucina olandese 😉 , ammetto di avere una passione per il nasi goreng).

              Dei thailandesi ho conosciuto una signora antipaticissima che dopo essersi fatta caricare le valigie sul bus navetta ha cominciato una lunga tirata in inglese sugli italiani che sono tutti ladri e disonesti (un tizio all’aeroporto si era sbagliato a darle il resto di circa 50 centesimi: non scherzo, il problema era proprio questo) e cretini perché non parlano tutti inglese e insomma a lei glielo avevano detto che gli italiani erano brutta gente ecc. ecc.

              Un’altra tizia conosciuta telematicamente era la moglie di un maestro di boxe thailandese, e gli occupava le pagine del sito con pagine razzistissime contro gli italiani (compreso suo marito?) che sono vili e codardi perché non fanno tutti boxe thailandese e poi si sono fatti invadere dai tedeschi e dagli americani invece la Thailandia non l’ha mai invasa nessuno (grazie al cazzo, l’hanno consegnata chiavi in mano come protettorato prima agli inglesi e poi ai giapponesi, al solo sentire il rumore degli scarponi) e tutto perchè loro sono coraggiosissimi e fortissimi e hanno una bellissima cultura, tipo fare la boxe con i piedi e far prostituire le bambine.

              Diciamo che non mi hanno fatto una grande pubblicità al paese.

              Ah, mi risulta che poi il maestro di thai boxe abbia divorziato, probabilmente perchè a tutto c’è un limite, e la simpaticona se ne sarà andata al diavolo.

            • PinoMamet says:

              Del resto, vedo un’intervista all’insegnante di tecnica dei ragazzi, ed è un tizio con indosso una divisa che pare un’ammiraglio…
              non so se siano così tutte le scuole thailandesi, ma se lo sono, non mi stupisce che qualche problemino relazionale ce lo abbiano.

            • Roberto says:

              “l’unica cosa mangiabile delle cucina olandese”

              Confermo! Di olandese a me piacciono solo la zuppa di piselli, aringhe e anguille, il resto è merda e cucinata male

              Pustazz….

        • Peucezio says:

          Pino,
          sì, saranno due in tutta Milano e non li conosce nessuno tranne i giapponesi di Milano.
          Quindi non sono significativi per il costume e la società milanese.
          Tieni conto che il milanese medio attuale iè nnu mangiammèrde. Ed è un peccato, perché la cucina milanese non era ricchissima, ma non era per nulla disprezzabile (dico “era” perché a Milano saremo rimasti in duecento a cercarla e a mangiarla).
          Ma d’altronde in una città così internazionalizzata e anonima che pretendi?

    • Francesco says:

      >>> deve essere fatto con tutti i crismi, tutte le etichette al punto giusto, altrimenti non si divertono.

      ecco, su questo concordo in pieno, fare le cose alla carlona è anti-milanese, hai il diritto di essere pirla ma non di esserlo con sciatteria, devi esserlo fino in fondo.

      se non ci credi stai al tuo paese (inteso come sozzo villaggio contadino, barbarico, semi-umano, pagano, puzzolente, analfabeta, romano magari)

      però la cucina milanese è viva e lotta insieme a noi, anche se alla pari con le altre, che si sono dimenticati che è la nostra cucina (o quasi)

      ciao

  27. Moi says:

    @ MIGUEL

    Ti risulta niente , in Arabo, su ‘sta storia ?

    http://offskies.blogspot.com/2017/12/larca-di-gabriele-il-papa-ed-il.html?m=1

    • PinoMamet says:

      Ma sono seri o è un sito ironico? cosa fanno, prendono in giro i complottisti?

    • Peucezio says:

      Moi,
      ma esiste qualcosa di tutto ciò che viene pubblicato in rete che, sia pure così, per un disguido, per fatalità, ti sfugga? 🙂

      • Moi says:

        La CNN è una fonte attendibile ?

        https://www.youtube.com/watch?v=N2J9Wn6l1kM

        … In caso negativo, vi tocca dar ragione a Trump

      • PinoMamet says:

        Beh, a quanto pare una gru (non una benna o una scavatrice come dice l’articolo) è crollata alla Mecca durante una forte tempesta o temporale. Ci sono stati anche dei fulmini, come succede durante i temporali.

        Che dire, l’articolo ha più parte di verità di quanta credessi (cioè, nessuna 😉 ) ;

        rimaniamo fiduciosi in attesa di fonti anche per il resto dell’articolo, cioè accordi segreti tra Papa e Patriarca russo, flotte russe dirette in Antartide verso basi segrete, accompagnate da misteriosi manoscritti in arabo, e l’ancor più segreta e misteriosa “arca di Gabriele”
        (che non ho ancora capito bene cosa sia, visto che gli unici articoli che ho trovato in proposito, sia in italiano che in inglese, rimandano tutti a siti complottisti e allo stesso identico evento del crollo della gru alla Mecca)

        Mi tocca levare di mezzo la mia ipotesi che il sito sia un’esca per fresconi o un sito di burle: vedo invece che questa storia sembra essere apparsa improvvisamente su un sacco di siti complottisti.

        E questo secondo me è il dato interessante: chi ha sceneggiato questa storia, e perchè?

        Faccio un’altra ipotesi: uno studio sulla velocità di diffusione delle bufale complottiste (a partire da un singolo evento reale).

        Un po’ come la faccenda delle magliette con la cintura di sicurezza stampata sopra a Napoli, ricordate?

        • Z. says:

          Ho ricercato oggi e ho scoperto che quella cosa della maglietta con la cintura era una specie di esperimento sociale. Non lo sapevo.

        • paniscus says:

          E’ almeno dal 2012 (anzi, da un anno o due prima, quando cominciavano a diffondersi i deliri sulla profezia dei Maya) che io propongo ai miei studenti di costruire un esperimento sociale diffondendo su siti e social vari una storia analoga, relativa a una presunta profezia di un popolo realmente esistente o esistito, ma meno famoso dei Maya (che so, i Mandei, i Sabei, gli Ainu, o altra roba confrontabile)… ma non ho avuto grande seguito : – )

  28. Moi says:

    Fosse vera, i “Corani che abbiamo in casa” 😉 letti PaleoContattisticamente a mo’ di Romanzi Urania come le “Bibbie che abbiamo in casa” 😉 , spiegherebbero tutto senza tergiversamenti teologici:

    Il busso 🙂 della mega-benna cascata ha fortuitamente riattivato per un attimo l’ Arma (sotterrata) di Distruzione di Massa al Plasma denominata “Aron Habberit” che un “Malach” di grado militare “Ghavir” mise a disposizione del “Nevì” Muhmammad per sottomettere (“Islamizzare”) questo Pianeta all’ unico “Eloah” aspirante Monarca: il Golpista Hubal d’Arabia !

    Questo spiegherebbe anche la furia iconoclasta dei Taliban e dell’ ISIS : il Mondo / Afar NON deve capire che Allah dell’ Islam è uno dei Neteru /Elohim / Anunnaki …
    e quando i suoi Umani della Umma avranno finito il lavoro, magari torna qua mediante le “Petachim Leolàm” : ovvero lo “Stargate” che apre il “Cosmic Wormhole” con andata e ritorno per Nibiru ! 😉

    … Che si farebbe prima a far la spola tra la Terra e Nibiru in “Kavod” che a far la spola
    in automobile fra Firenze ed Empoli ! 😉 😀 🙂

  29. Vi ricordate che si era discusso qui degli effetti della circolare Gabrielli su attività all’aperto in Italia?

    Ne parla il Fatto Quotidiano https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/08/sicurezza-sagre-e-feste-annullate-nei-paesi-rispettare-le-norme-costa-ancora-troppo-appello-dei-sindaci-a-salvini/4472721/

    • Peucezio says:

      Non si potrebbe banalmente abrogare la circolare?
      Per la sicurezza, basterebbe inibire l’accesso a qualsiasi festa all’aperto a persone di origini maghrebine 😉
      Scherzi a parte, la logica è che si risolvono i problemi con le carte, mentre le carte li aggravano soltanto.

    • PinoMamet says:

      “Per la sicurezza, basterebbe inibire l’accesso a qualsiasi festa all’aperto a persone di origini maghrebine 😉 ”

      Nel frattempo, l’ormai tradizionale, e maghrebinamente affollatissima Festa multietnica di C. (qua nei dintorni) continua a farsi, come dal sottoscritto ipotizzato 😉

      non mi risulta (ma non posso certo essere esaustivo) un solo evento, grande o piccolo, saltato a causa della direttiva, in questa provincia.

      Ho leggiucchiato l’articolo, e in effetti, alla resa dei conti, il problema della direttiva Gabrielli si traduce banalmente in soldi spesi in più, che alcuni comuni possono permettersi in relazione alla grandezza dell’evento, e altri no;
      leggo inoltre che “A luglio 2017 a chiarire alcuni aspetti era intervenuto il capo di Gabinetto del ministero dell’Interno con una circolare che aveva distinto tra manifestazioni in luogo pubblico, che richiedono agli organizzatori solo l’onere di avvisare il questore, e manifestazioni di pubblico spettacolo, sottoposte ad autorizzazione, individuando tre diversi livelli di rischio per calibrare le misure di sicurezza.” ma restano comunque problemi per i piccoli comuni.

      Non mi pare niente di irrisolvibile, però.

      ho leggiucchiato l’articolo, vedo che comunque

      • Peucezio says:

        Pino,
        “banalmente in soldi spesi in più, che alcuni comuni possono permettersi in relazione alla grandezza dell’evento, e altri no;”

        Chiamalo “banalmente”. E’ quella la cosa che fa girare il mondo, insieme al piccione (scusa la crudezza).

    • Francesco says:

      Tipo umano insopportabile, il tuo amico.

      Poi quelli che rigettano le statistiche per principio, salvo leggerle a proprio uso e consumo due paragrafi dopo …

      E sì che la Grecia dovrebbe offrire materiale per una nuova sinistra seria, se l’Occidente avrà un futuro. Non mi pare il caso

      Ciao

      • Z. says:

        Credo che a Tsipras vada riconosciuta una cosa: ha ereditato un Paese sull’orlo del collasso ed è riuscito a mantenerlo, almeno ad oggi, vivo e integro.

        Non sono affatto sicuro che i suoi oppositori sarebbero riusciti a fare di meglio, e forse neppure altrettanto.

        • Peucezio says:

          Che ne sai che è vivo ed integro? A me sembra morto e disintegro.

          • Z. says:

            Beh, a me risulta che continuino a funzionare scuole, ospedali e amministrazioni pubbliche: tre anni fa non era scontato.

            Emigrazioni di massa, come da certi Paesi d’Africa e Asia, non mi pare ci siano.

            Non so se la crescita di cui si parla ci sia davvero o meno, se i dati rilevanti siano o meno attendibili. Non me ne intendo, del resto. Di sicuro il temuto collasso, ipotesi ritenuta tutt’altro che remota all’epoca del referendum, ad oggi non c’è stato.

            Riconosciamoglielo, bisdrucciolamente, al compagno Alessio di Grecia.

            • Peucezio says:

              Sì, beh, non si sono retrocessi del tutto a Terzo Mondo.
              Bisogna vedere come ci si vive. Se i licenziati dal pubblico sono rimasti disoccupati, se le cure mediche sono ancora inaccessibili e costose perché lo stato non le foraggia più, e così via…

        • Francesco says:

          Non so cosa dire, sento i rossi e lo accusano di tradimento, i borghesi riportano le statistiche sul ritorno alla crescita.

          Dovrei studiare i dati di persona. Ma sono pigro e mi astengo.

  30. habsburgicus says:

    l’uscita di Boris Johnson (che può piacere o non piacere, ma é un britannico vero) può significare un cambio di rotta sulla brexit ?
    @Roberto
    negli ambienti “in” di Lussemburgo si sta festeggiando ? lo si interpreta come un ritorno della Gran Bretagna nell’alveo della UE, oppure no ?
    se devo dire la mia opinione, penso che la Brexit ci sarà
    ma sarà una Brexit “soft”…cioé l’Inghilterra, come sempre, schiverà tutti gli onori e si prenderà tutti i vantaggi 😀
    e, dunque, credo che non possa che dispiacere ad un europeista serio [ammesso che ne esistano ancora]

    • Francesco says:

      La Brexit è una stupidaggine, una scelta con costi economici altissimi e nessun vantaggio di nessun genere. Infatti chi ha a che fare con la vera Brexit e non con la propaganda si brucia.

      Spero, di tutto cuore, venga buttata nella pattumiera della Storia.

      Ma temo sia troppo tardi.

      • habsburgicus says:

        La Brexit è una stupidaggine

        la Brexit è un capolavoro di ingegno, l’ultimo guizzo della grandezza britannica, l’ultimissimo e flebile esempio della sapienza politica di un popolo che dominò il mondo e ha imposto, e continua a imporre la sua cultura e la sua lingua dovunque !
        purtroppo per loro (e per noi) sembra che non abbiano la forza per mantenere i buoni propositi
        è da molto che ho eliminato dalla lista delle Nazioni la Spagna, la cui fine simbolica è data dal 20/11/1975….da ancor più tempo la Germania, sull’Italia si può financo discutere se sia sia mai esistita 😀
        vabbé, oggi dovrò aggiungere all’elenco di Nazioni che hanno cessato di esistere anche la Gran Bretagna 😀
        e non l’avrei mai detto !

        @Francesco
        tu sei proprio un “homo oeconomicus” 😀 detto assolutamente in tono amichevole
        di quelli per cui l’economia è tutto…un liberale anche liberista
        non riesco però a capire come mai ti dichiari cattolico 😀 il Cattolicesimo è l’antitesi della tua (supposta) Weltanschauung..al limite, se proprio si rimane in ambito “cristiano” il calvinismo…però, contento tu 😀

        • Roberto says:

          Riesci a spiegare perché il Brexit è un capolavoro di ingegno?

          • Z. says:

            Combini un guaio atomico e lo accolli ai tuoi rivali politici, secondo antica tradizione della destra europea (est. Weimar, 1918).

            Capolavoro non so, ma in effetti è ingegnoso.

          • habsburgicus says:

            @Roberto
            Riesci a spiegare perché il Brexit è un capolavoro di ingegno?

            perché si torna liberi ! e grazie al voto del Popolo Sovrano !
            lo so che adesso, specialmente a sx, la libertà non é più di moda
            e siamo al punto che io, che fui acerbo critico del liberalismo, ormai con questi chiari di luna quasi passo per un liberale classico ottocentesco 😀 e pure democratico [non è necessariamente la stessa cosa, Cavour era liberale ma tutt’altro che democratico..molti proto-DC erano democratici, ma non liberali] perché ho esaltato il Popolo, rigorosamente con la maiuscola..come nell’Emilia d’antan 😀 quel Popolo che oggi non piace più a sx, che è per definizione..ovvove !
            ma insomma..sarò retro..o lapalissiano..però continuo a preferire l’indipendenza alla servitù 😀
            e servi di chi poi ?
            di un principe con molti Sovrani nella sua prosapia ? di un Sacro Impero ?
            oppure di circoli che non si guadagnano alcun rispetto ? la quintessenza della mediocrità e della bassezza !
            la scelta mi pare chiara !
            i cronisti almeno diranno “il popolo inglese, UNICO in Europa, cercò di ribellarsi alla tirannide..ci riuscì, mandando in bestia nel 2016 tutti i poteri forti e soprattutto i loro lacché, che ebbero crisi isteriche (ti ricordi i TG, Moi ? 😀 poi si beccarono Trump 😀 annus horribilis per le newspaperswomen, i newspapersmen, le anchorwomen e gli anchormen :D), ma fu tradito dai suoi capi”
            e sia..se così è scritto

        • Francesco says:

          Hasburgicus,

          in realtà sono un pochino in crisi: più invecchio e meno vedo i motivi di questo violentissimo scontro tra Cattolicesimo e Buona Economia, che pure divampa con furore (da parte cattolica, lo ammetto, l’altra parte se ne fotte alla grande delle geremiadi pretesche).

          Entrambi gli approcci sono personalistici e universalistici e mettono nella giusta prospettiva i Gruppi (che siano partiti o paesi o nazioni o civiltà intere). Entrambi sanno che quaggiù non è prevista l’instaurazione del Paradiso e diffidano dell’eccesso di zelo. Entrambi sanno che l’uomo è limitato e quindi diffidano delle buone intenzioni quasi quanto di quelle cattive.

          Quindi, nel caso di specie, non sacrificherebbero neppure un agnellino zoppo sull’altare della Libertà Albionica, tradotta poi nel mondo reale in duplice asservimento, alla UE e agli USA, perchè la libertà non si mangia. Più liberi come parte della UE che come ridicoli pirati senza lettere da corsa!

          Ciao

    • Roberto says:

      Più che festa, c’è un vago sentimento di “ve l’avevamo detto che sarebbe stato complicato” oltre allo stupore assoluto e preoccupazione rassegnata per il fatto che in due anni non è stato fatto praticamente nulla. Non c’è un solo dossier sul quale gli inglesi hanno una posizione chiara e definitiva….continuano così e ci troveremo al 30 marzo che gli aerei della BA non possono atterrare nell’UE (e viceversa)

      Per dirne una, uno dei cavalli di battaglia dei brexiters era “nessuna competenza per la corte di giustizia dopo il 29 marzo”. Ora questo dogma assoluto….non è più un dogma assoluto per tutti (gli hard brexiter mantengono, i soft brexiter no).

      • Peucezio says:

        Roberto,
        “….continuano così e ci troveremo al 30 marzo che gli aerei della BA non possono atterrare nell’UE (e viceversa)”

        Chi me lo doveva dire che la storia doveva riservarmi simili gratificazioni! 🙂 🙂 🙂

        VOGLIO ANCHE UNA BREXIT LINGUISTICA!!!!!!!!

        • Francesco says:

          così ti tocca imparare 200 lingue invece che il solo inglese? eppure che si tratti del greco della koinè o del latino sia bene che UNA lingua è necessaria

          mica siamo tutti Miguel!

          • Peucezio says:

            Ma non potrebbe semplicemente ognuno usare la sua?
            E comunque una brexit linguistica significa che l’inglese se ne va affanculo e che possiamo sostituirlo per esempio col latino, appunto.

            • Peucezio says:

              E sopratututto, dove cazzo sta scritto che i popoli debbano comunicare fra loro?
              E’ bene che lo faccia una ristrettissima élite, usando il latino.

              • PinoMamet says:

                Scusa Peucezio, ma… perché?

              • Francesco says:

                gli è che io non ho i titoli per entrare nella ristrettissima elites, laonde cui preferisco che ci sia comunicazione popolare e pure una lingua comune, nella misura del possibile

                F o’ democratico

              • Peucezio says:

                Pino,
                beh, ma è nell’ordine delle cose.
                La curiosità è di pochi ed è giusto che sia così, anche perché, se tutti sono sradicati, non esistono identità, quindi non esistono alterità, quindi non c’è nulla di cui essere curiosi.

        • Z. says:

          Rallegrati, sdrucciolamente, poiché secondo JCJ ci sarà!

        • Roberto says:

          No mi dispiace per te Peucezio, ma il Brexit non avrà nessun effetto sulle lingue. L’inglese resterà una delle lingue ufficiali della UE, e se anche così non fosse resterà lingua franca ancora per un pezzo. Devi aspettare il crollo dell’impero americano per cambiare qualcosa, chissenefrega della piovosa isoletta

  31. habsburgicus says:

    oneri

  32. Z. says:

    Vive la Belgique, vive l’Eurocratie, vive la Monarchie!

    • Z. says:

      Miseriache.

      • habsburgicus says:

        dobbiamo tenerci la Francia campione del mondo
        ormai nessuno la può fermare
        ed è questa la vera notizia triste 😀

        • habsburgicus says:

          solo Londra, forse

          come nella realtà storica 😀
          i Galli, veri nemici del nostro popolo, gli unici, sono stati fermati solo da Londra..pensiamo al giacobinissimo Napoleone che infatti pagò, purtroppo poco, per i suoi crimini e le sue aggressioni
          a me piace la madre di Costantino !
          ecco perché divergo un pochino dall’amico @Peucezio di cui capisco l’anti-britannismo ma che, secondo me, andrebbe sfumato
          io non riesco a detestare gli inglesi..sono un grande popolo (lo ERANO, fino a ieri :D)
          certo, mi sarebbe piaciuto che fosse “nostro”, donde la mi simpatia per i cattolici inglesi
          e, oggi, per i veri inglesi della brexit
          comunque Londra NON è pregiudizievolmente a noi ostile
          a dx non lo si capisce
          come a sx non si capisce che gli USA, pur arroganti, sono meglio.e di gran lunga-dell’UE
          purtroppo non sono più i tempi, sennò la soluzione migliore per l’Italia sarebbe “complottare” con Londra e Washington per far fuori l’UE..in cambio di aiuti (degli americani..Londra per definizione prende e non dà :D)..ci vorrebbe però un “true American” come Bannon (vigliaccamente abbandonato da Trump) e un “true British” come Farage al posto della May
          l’unica speranza dell’Italia, e vi sembrerà paradossale, sarebbe quella di fare la escort di lusso degli anglosassoni 😀 contro l’UE 😀 però per far questo occorrerebbe un peggioramento dei rapporti UE/anglosassoni, sennò i servigi della escort Italia mica li pagano :D…si va però in direzione opposta (soft brexit, umiliazione dei veri inglesi, vittoria di Bruxelles..negli USA, un Trump sempre più addomesticato)
          quindi non avverrà nulla 😀
          e resteremo schiavi 😀
          e vabbé..
          adesso con i migranti, faranno fuori questo governo
          torneranno i poteri forti anche in Italia…con una sottomissione assoluta ai transalpini
          e le élites rideranno a crepapelle 😀
          gli sventurati italiani un po’ meno 😀

          • Moi says:

            Te / Ve lo dico spassionatamente :

            … c’è mai stata davvero la “Brentry”, sul serio 😉 ?!

            A me pare che abbiano sempre avuto “the full barrel and the drunk wife” 😉 rispetto a tantissimi altri “Membri”, Italia soprattutto ! 😉

          • Francesco says:

            caro Hasb

            se parliamo degli sventurati popoli occidentali, la caduta dei “popolari” come Trump (signore dei Dazi e quindi della Sventura), come di Salvidamaio, Signori del Nulla Cosmico e Corifei della Camusso, sarebbe solo un Dono dei Cieli. Nella notte più buia, i cialtroni possono apparire come salvatori ma non lo sono mai. Figurati quindi Farage, ometto durato meno del suo stesso bluff!

            Il complotto francese per dominare l’Europa, sempre a corto dei soldi necessari ,va sconfitto con una Libera Europa di uomini liberi, non con un salto nel Settecento.

            Ciao

  33. PinoMamet says:

    Specialmente per Moi; appropriazione culturale e risposta, ironica e costruttiva, dalla Romania:

    http://www.elisamotterle.com/2018/07/dior-bihor-appropriazione-culturale/

    native americans, prendete esempio, invece di scassare il cazzo alle statue di Colombo e Giovanna d’Arco 😉

    • Moi says:

      Be’, interessante … anche perché ‘sti MegaStilistoni se la vogliono sempre tirare da “Inclusivi”, ma senza mai ammettere cosa debbano agli Altri da Includere 😉 .

      Segnalo anche (senza farne il nome per evitare eventuali “e-beghe” 😉 … ) una nota Youtuber (o Youtubress ?) “AfroItaliana” [sic] molto criticata per il fatto _ di per sé “antirazzista” _ dello sperimentare un make up “inclusivo” per pelli “non-bianche” (cioè di “non-White people”, si direbbe in USA) MA … quando si trucca si mette parrucche lisce, si schiarisce la pelle e perfino si mette lenti a contatto chiare.

      Eppure ostenta anche in Inglese un presunto “Black Beauty Pride” ! 😉 Sì, lo so: NON è un caso isolato!

      • Moi says:

        Fin troppo facili obiezioni di tipo : bambini “neri” che muoiono di fame, ebola, malaria, guerre civili/ faide tribali sanguinose, Boko Haram, bambini-minatori “neri”, annegamenti di “neri” in mare, desertificazione dell’ Africa,mille altre inenarrabili sfighe … e ti preoccupi della compatibilità delle pelli scure da ” meicappare ” ?! 😉

  34. mirkhond says:

    Potevano prendere delle donne più giovani per il video. 🙂

  35. PinoMamet says:

    Peucezio, ti rispondo qua per comodità.

    Dici:
    “La curiosità è di pochi ed è giusto che sia così, anche perché, se tutti sono sradicati, non esistono identità, quindi non esistono alterità, quindi non c’è nulla di cui essere curiosi.”

    Secondo me è un ragionamento a rovescio. Non solo dalla tua idea di restringere la conoscenza e lo studio a un’elite (ricavo da altri tuoi interventi, basata sul criterio più odioso e arbitrario, l’eredità) risulterebbe una società esecrabile e ripugnante sotto il profilo morale;
    ne risulterebbe anche una società decadente e destinata al progressivo indebolimento ed estinzione.

    In effetti storicamente i popoli e le nazioni sono diventati grandi quando sono stati aperti verso le culture esterne e hanno assimilato e soprattutto diffuso le conoscenze il più possibile; quando si sono rinchiuse in sè stesse e hanno optato per restringere la conoscenza (sempre rigida e manieristica e dogmatica) a un’elite di qualche tipo, sono diventati poveri, arretrati, e preda di potenze straniere.
    (non mi metto a farti tutta la storia cinese, che illustra questo punto in maniera esemplare).

    Inolte, se ci si mettesse a fare l’elenco delle conoscenze e scoperte fatte da quelle persone che secondo te non avrebbero dovuto studiare, ed eliminarle per gioco dalla lista di ciò che abbiamo a disposizione, credo che la cultura europea ne risulterebbe decimata e ridotta a ben poca cosa…

    del resto, impara dai tuoi avversari 😉
    gli ebrei hanno vinto numerosi premi Nobel non certo per una inesistente comunanza genetica, né perché gli scandinavi li guardino con particolare simpatia (tutt’altro), ma perché hanno una società che fa il contrario di quello che vorresti tu, cioè diffonde al suo interno l’alfabetizzazione, e soprattutto la curiosità e il dibattito.

    Mentre il Giappone dei Togukawa, quasi impermeabile alle influenze esterne e con una classe di letterati quasi tutti figli di letterati (e tra l’altro, mica perché il nonno era letterato, ma perchè il nonno era un contadinaccio diventato samurai al momento giusto… cioè sostanzialmente “i nobili” di tutto il mondo) ha dovuto capitolare alle “navi bianche” degli americani ottocenteschi.

    Peggio ancora la Corea, che essendo ancora più vicina alle tue idee, è sempre stata un paese poverissimo e preda degli stranieri.
    Finchè i coreani del sud hanno deciso di far studiare un sunto del Talmud a scuola (pare proprio per questo motivo) e ora figurano ai primi posti per istruzione e ricerca…

    • paniscus says:

      “mica perché il nonno era letterato, ma perchè il nonno era un contadinaccio diventato samurai al momento giusto… cioè sostanzialmente “i nobili” di tutto il mondo”
      ——————–

      Beh, mi pare ovvio che l’unica differenza tra un nobile e un villano rifatto consiste nella misura dell’intervallo di tempo trascorso dal “rifacimento”.

      Le grandi dinastie signorili italiane fiorite nel Medioevo e del Rinascimento avevano come capostipiti, nel migliore dei casi, qualche commerciante, traffichino e/o truffatore, e nel peggiore qualche capitano di ventura violentissimo, che erano stati onorati con un titolo aristocratico dal papa o dall’imperatore soddisfatti dei servizi ricevuti da loro.

      La gente ha un’idea di che razza di tagliagole fossero gli Orsini, i Colonna, i Montefeltro, i Visconti o gli Sforza?

      • Francesco says:

        credo che non conoscano neppure più quei cognomi, figurati se sanno chi fossero e chi fossero i fondatori delle dinastie!

        🙁

      • Peucezio says:

        Lisa,
        essenzialmente l’aristocrazia europea nasce dai guerrieri germanici, cioè, in buona sostanza, dai selvaggi.
        Poi si sono aggiunti personaggi locali più violenti o traffichini, come hai detto tu, specialmente in Toscana, dove i comuni di popolo hanno spazzato via l’aristocrazia tradizionale di origine feudale.

        • PinoMamet says:

          Mah, direi che l’Italia dei Comuni fosse tutta quella del Centro e Nord, anche se non sono mancati fenomeni simili nel Sud.
          Poi ci mettiamo anche le Fiandre, la Lega Anseatica e diverse città inglesi.

          La nobiltà di origine germanica tutto sommato credofosse un più desiderio della stessa più che la realtà: ai nobili spagnoli piaceva raccontarsi che erano Goti, per esempio, ma i loro numeri bastavano da soli a smentirli.

          Immagino che l’assoluta maggioranza dei nobili fosse di origine germanica in Germania 😉

          • Peucezio says:

            E’ possibile.
            Al nucleo originario altomedievale si sono aggregati via via soggetti di origine autoctona, anche magari per matrimoni misti o per semplice diluizione dei germani nel tessuto locale.
            In ogni caso credo sia difficile quantificare le proporzioni.

        • Mauricius Tarvisii says:

          essenzialmente l’aristocrazia europea nasce dai guerrieri germanici, cioè, in buona sostanza, dai selvaggi.

          In realtà già Oddone di Cluny faceva notare agli arroganti nobili del suo tempo le loro umili origini (dietro il signore, diceva, c’era un nonno muratore o imbianchino…).

        • Per Peucezio

          “Poi si sono aggiunti personaggi locali più violenti o traffichini, come hai detto tu, specialmente in Toscana, dove i comuni di popolo hanno spazzato via l’aristocrazia tradizionale di origine feudale.”

          Il marchese Torrigiani ci raccontava che i suoi avi avevano una casetta così piccola e stretta che si chiamava “la Torre”, dove vendevano il vino. E i loro discendenti andarono in Germania a vendere il vino toscano per strada. In effetti, di nobili fiorentini con avi predoni non ne conosco. Magari erano tutti truffatori, però!

    • Peucezio says:

      Pino,
      “(ricavo da altri tuoi interventi, basata sul criterio più odioso e arbitrario, l’eredità)”

      Da che lo ricavi? Non l’ho mai detto.
      Io penso che ognuno deve fare ciò verso cui si sente inclinato. Oggi le persone studiano mica perché gli piace, ma perché c’è una pressione sociale fortissima perché lo facciano. Io, tu, Miguel, ecc. studiamo perché ci piace e ce ne fottiamo della pressione sociale.

      Sul resto: questo è un punto cruciale.
      Io credo in un equilibrio. Che nella storia si è manifestato spesso, ma che non ha niente a che fare con un mondo tecnologico in cui ci si muove da una parte all’altra del globo in poche ore e si comunica istantaneamente da un continente all’altro. Questo è un inedito storico che non ha nulla a che fare con le civiltà aperte e complesse di cui parli e che sta portando a un’omologazione che sta distruggendo qualsiasi forma di alterità sulla faccia della terra.

      E’ chiaro che le civiltà più splendide sono quelle in cui c’è un buon equilibrio fra stabilità delle strutture e flessibilità e apertura all’esterno.
      Quelle che esagerano decadono: la Roma imperiale è andata oltre e si è visto come è finita.
      Però è anche vero che tu, come esempi di decadenza, pensi a società complesse sclerotizzatesi in forme di rigidità artificiale e fanatica. Io, quando penso a società semplici e stabili, penso a società primitive, con contatti verso l’esterno limitati, ma spontaneamente, non perché qualcuno a tavolino ha deciso di irrigidirsi in un modello. E società così possono durare migliaia di anni con poche trasformazioni, d’altronde l’accelerazione dei tempi della storia è una cosa recente, degli ultimi secoli e millenni.
      Certo, mi puoi obiettare che io invece perseguo scientemente la chiusura e l’irrigidimento. Ma io lo faccio solo per compensazione rispetto a quella macchina travolgente che ti dicevo, che sta rendendo tutto uguale ogni angolo del mondo (e si nota a vista d’occhio, ogni volta che torni in un posto dopo qualche anno). Non è che il mio ideale sono le società sclerotizzate; ma quando c’è siccità uno vuole l’acquazzone, non perché ci debba essere sempre e così allagare tutto quanto.

      • Francesco says:

        e ma l’acquazzone è un rimedio ingenuo per la siccità, soprattutto se la siccità è diventata la nuova fisiologia del sistema

        quindi tocca scavare dei pozzi, se si vuole sopravvivere, non credi?

        fuor di metafora, tocca imparare a nuotare nel mare della comunicazione totale e della mobilità facile, trovando altri modi di essere una società, quindi un gruppo ristretto rispetto al mondo

        ciao

        • Peucezio says:

          Io infatti più che nell’acquazzone, spero nel ritorno di piogge regolari.
          Fuor di metafora, nella società chiusa, che tanto non piace a Popper e Soros.

          • Z. says:

            Per la società chiusa in sé o per l’intermezzo granguignolesco che la precederebbe?

          • PinoMamet says:

            Continuo a non vedere cosa abbia di bello la società chiusa, a parte non piacere a Soros, poraccio, che sta antipatico a tutti e dovrebbe essere il Grande Vecchio in persona…

            • Per Pino Mamet

              “Continuo a non vedere cosa abbia di bello la società chiusa”

              Ha di bello che Peucezio sa che parlarne suscita le ire di molti 🙂

              Ovviamente non è mai esistita una “società chiusa”, nel senso che anche la tribù più remota del mondo dipendeva dall’aria, dall’acqua, dalle stagioni, dal ciclo della vita e della morte.

              Casomai, esiste oggi una società chiusa che contrappone “l’umanità sulla via del progresso” al pianeta stesso su cui vive. E questo è davvero un mostro.

            • PinoMamet says:

              “Ha di bello che Peucezio sa che parlarne suscita le ire di molti 🙂 “

          • Francesco says:

            caro mio, questo è il punto debole dei reazionari: speriamo nel ritorno del Buon tempo antico

            fingendo di non sapere che è l’unica cosa che non torna, insieme alla giovinezza

            😉

            • Peucezio says:

              Anche questo non è vero. Ci sono merdate degli anni ’60, ’70 e ’80 che sono apparse e poi scomparse. Insieme, certo, a tante altre che, ahimè, sono rimaste (e anche a qualcuna buona che purtroppo è sparita).

              E comunque l’invecchiamento è un fenomeno naturale, mentre la storia la fanno gli uomini, quindi siamo noi a decidere e non c’è nulla di ineluttabile.

              • Francesco says:

                gli uomini (singoli) non fanno la Storia, ne sono fatti

                alcuni si illudono di farla (che so, il buon vecchio Napoleone)

                certo che la Storia la fanno gli uomini ma come risultato collettivo, imprevisto e ignoto di azioni singole e limitate

                pensare di dirigere la Storia è assurdo, ovunque la si voglia dirigere

                ciao

              • Per Francesco

                “pensare di dirigere la Storia è assurdo, ovunque la si voglia dirigere”

                Concordo in linea di massima (quello che dici tu veniva già espresso in maniera molto più sottile e ragionata nel Mahabharata).

                Però esistono attimi storici in cui i fattori sono talmente complessi, che sarebbero stati possibili anche altri esiti.

              • Francesco says:

                Miguel

                mica ho detto che si riesce a CAPIRE come va la Storia, è talmente complessa che anche solo descriverla è impossibile, figurati decifrarla per davvero e (poi) prevederla

                ciao

      • Roberto says:

        “Io penso che ognuno deve fare ciò verso cui si sente inclinato”

        Per esempio studiare la lingua franca del XXI secolo per aumentare le proprie capacità di accoppiamento

        • Peucezio says:

          Infatti non ci deve essere bisogno della lingua franca per l’accoppiamento.
          Diciamo che le italiane una buona volta dovrebbero aprirsi di f… ehm, ci siamo capiti.
          Come hanno fatto per millenni, tanto è vero che siamo nati tutti noi che siamo qui.

          • paniscus says:

            Peucezio:

            ah, perché pensi che le italiane siano tutte caste e/o asessuate? E però contemporaneamente pensi anche che siano tutte puttane, libertine e promiscue?

            C’è veramente qualcosa che non quadra…

            • Peucezio says:

              Io penso che le italiane siano puttane, libertine e promiscue????
              Fra un po’ mi direte pure che mi piace Bergoglio…

              • habsburgicus says:

                Io penso che le italiane siano puttane, libertine e promiscue???

                magari lo fossero, ahahah 😀

              • Peucezio says:

                😀

              • paniscus says:

                Ma non vi state a lamentare di continuo sulla diffusa debosciatezza dei costumi della maggioranza della gente?

              • Moi says:

                … Be’, dài: più interessante individuarne le Lobbies Colpevoli 😉 , Prof. !

              • PinoMamet says:

                “Ma non vi state a lamentare di continuo sulla diffusa debosciatezza dei costumi della maggioranza della gente?”

                No, direi che su questo blog perlopiù ci si lamenta del cattivo gusto della gente, non della debosciatezza, che anzi viene vista con favore.

                Insomma, va bene l’orgia, ma con cravatta nera obbligatoria all’ingresso 😉

              • PinoMamet says:

                Aspettiamo anche la descrizione del kelebekliano medio da parte di Z.!

              • Peucezio says:

                Lisa,
                “Ma non vi state a lamentare di continuo sulla diffusa debosciatezza dei costumi della maggioranza della gente?”

                In quale sogno?
                Mi sembra di stare dicendo ossessivamente che viviamo in un’epoca moralista, bigotta e sessuofobica.
                Preferivo i tabù di una volta, questo sì, perché sotto si agitava una vitalità e un’esuberanza sessuale che oggi ci sogniamo.
                E soprattutto mi fa schifo la legittimazione pubblica e istituzionalizzata della perversione.
                La sessualità dev’essere piena di perversioni, il sesso è multiforme. Ma devono restare in camera da letto, mica devono essere delle bandiere pubbliche.
                Io sono per la rispettabilità formale e lo sporcellamento nella realtà, invece il mondo d’oggi è libertario nella facciata e repressivo nella sostanza (e ultimamente anche nella facciata).

              • Francesco says:

                >> Io sono per la rispettabilità formale e lo sporcellamento nella realtà

                credo di essere d’accordo. la rivoluzione sessuale è stata una boiata pazzesca

              • mirkhond says:

                Concordo con Peucezio.

              • Peucezio says:

                Insomma,
                non tutto va esibito e deve diventare pubblico.
                Un esempio limite: le funzioni fisiologiche non solo sono indispensabili, ma sono anche un piacere: mingere e defecare è BELLO!
                Però questo significa che dobbiamo farlo davanti a tutti?
                In mezzo alla piazza?
                O magari in diretta davanti alle telecamere con milioni di spettatori?
                Il sesso è infinitamente più bello e nobile rispetto a queste cose (anche se meno indispensabile), ma ha anch’esso il suo luogo e i suoi giusti pudori (senza eccessi, ma senza esibizioni gratuite, né materiali, ma neanche ideologico, simboliche o politiche).
                Insomma, in casa non sto in giacca e cravatta: in questi giorni sto in maglietta e pantaloncini da casa. Ma non mi presenterei così per parlare a un convegno.
                Non è ipocrisia l’idea che le cose abbiano i loro luoghi e che esistano ragioni di decoro e di buon gusto.

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