Al prossimo che mi chiede, “ma non hai Whatsapp? E’ tanto comodo!”

Presumo che  il rancoroso medio di Destra, che usa giorno e notte Facebook per insultare gli immigrati, si immagini il Grande Capo di Facebook come un nerd ecologista antirazzista che si preoccupa del riscaldamento globale.

Ora, il Grande Capo di Facebook, che attualmente impiega la forza lavoro gratuita di un miliardo e mezzo di persone, è anche il Grande Capo di Whatsapp, che oggi di utenti ne ha un miliardo.

Un po’ di tempo fa, Whatsapp ha annunciato al mondo che avrebbe introdotto delle innovazioni, inconciliabili con le versioni di smartphone di qualche anno fa.

E’ stata una decisione sofferta, annuncia Whatsapp nel comunicato ufficiale, “ma quella giusta per permettere alle persone di tenersi meglio in contatto con amici, famiglia e persone care usando WhatsApp.”

Grazie a questa decisione sofferta, quindi l’umanità butterà nella pattumiera qualche centinaio di milioni di telefonini.

Sapete, i buttarifiuti si dividono in due categorie: gli ignoranti che buttano tutto insieme, e i bravi cittadini che differenziano per bene.

Ora, i rifiuti che i bravi cittadini differenziatori mettono nel contenitore corretto, una volta finivano in Cina.

Solo che i cinesi hanno capito – meglio tardi che mai – che si stavano avvelenando in maniera irreversibile, in cambio di quattro soldi immediati.

E così hanno chiuso la frontiera alla nostra immondizia.

Quindi i telefonini che non sono più in grado di godere di Whatsapp, finiranno in Tailandia, dove gli imprenditori cinesi in pochi mesi hanno aperto un centinaio di impianti per rifiuti elettronici.

In pochi mesi, anche i tailandesi hanno scoperto che i veleni che escono da questi improvvisati laboratori stanno distruggendo velocemente aria, acqua, terra e pesci.

Una soluzione ci sarebbe. Il signor Zuckerberg potrebbe accogliere tutti gli smartphone di cui ha decretato l’obsolescenza, nella sua villa a Kauai, da cui i suoi avvocati stanno diligentemente cacciando i proprietari indigeni.

Una foto del posto dimostra che il nostro sicuramente ama la natura,  e quindi non esiterà a fare la sua parte per salvare la Tailandia dall’avvelenamento.

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57 Responses to Al prossimo che mi chiede, “ma non hai Whatsapp? E’ tanto comodo!”

  1. Mauricius Tarvisii says:

    La app del Libro dei Ceffi è già da un pezzo che è incompatibile col mio telefono.

    • Per MT

      “La app del Libro dei Ceffi è già da un pezzo che è incompatibile col mio telefono.”

      Quindi non è solo Whatsapp…

      Vorrei che fosse chiaro che a me di Zuckerberg non me ne importa niente.

      Quello che voglio sottolineare è come, in una società che si riempie la bocca di ecoparole fino a farsi venire la lingua verde, una decisione ambientalmente catastrofica come questa sia la norma.

      Una volta finite le chiacchiere sul clima, è OVVIA la scelta tra:

      1) aumentare del 5% la qualità dei video scemi che gli adolescenti si scambiano in classe

      2) evitare che si riversino sul mondo (poniamo) 652 milioni di telefonini che non sopportano quell’aumento del 5%

      Poi mi chiedete perché a volte sono pessimista.

  2. Francesco says:

    ma tu scrivi Tailandia o Thailandia?

  3. habsburgicus says:

    whatsapp però è comodo veramente 😀 (e io ce l’ho solo da un anno e mezzo)
    il mondo russofono non ama whatsapp..così come a fb predilige il “suo” v-kontakte, o financo odnoklassniki (molto diffuso anche in Moldova), parimenti al posto di whatsapp predilige viber, che é lo strumento preferito delle non poche gnocche di quelle parti 😀

    @Francesco
    Tailandia é più “vecchia Italia”, la “h” é pleonastica al meglio

    • Peucezio says:

      Tra l’altro c’è Telegram che ha tutte le funzioni di WhatsApp più altre, è molto più snello, funzionale e veloce, ma ovviamente non si diffonde perché la gente non lo conosce. Basterebbe che l’utente medio fosse meno rincoglionito. Io uso anche WhatsApp perché lo usano tutti, quindi per praticità mi trovo “costretto” a usarlo, ma se la gente si convertisse a Telegram, manderei subito affanculo whatsapp.

      • roberto says:

        “ma se la gente si convertisse a Telegram,”

        ma nessuno si converte a telegram perché tutti hanno whatsapp….

        • Peucezio says:

          Che è una merda. Come usare una Panda che consuma come una Ferrari, potendo usare una Ferrari che consuma come una Panda.

          • Francesco says:

            ma che parla solo con le altre Ferrari, mentre tutti hanno la Panda!

            ah, a me WAppe funziona benissimo

      • paniscus says:

        “Io uso anche WhatsApp perché lo usano tutti, quindi per praticità mi trovo “costretto” a usarlo,”
        ————————

        E come si spiega che esistano anche persone che non lo usano e che non si sentono per nulla “costrette” a usarlo?

        • Francesco says:

          saranno degli asociali …

          😀 😀 😀

          • Roberto says:

            È una battuta ma dici una cosa vera.
            Se tutti usano il mezzo X per comunicare, non usarlo implica automaticamente togliersi dalle comunicazioni con ” tutti”.
            Immagino che in questo caso uno è felice con il mezzo Y che permette la comunicazione con i pochi che lo usano

            • paniscus says:

              Ma cosa vuol dire, esattamente, il concetto di “comunicazione con tutti”?

              Vuol dire ricevere 24 ore su 24 un flusso continuo di messaggi rivolti indifferentemente a gruppi numerosi di decine o centinaia di persone, la maggior parte dei quali futili e irrilevanti, e comunque non personali?

              Non è proprio il concetto che io chiamo “comunicazione”.

              • Peucezio says:

                Vabbè, quello è l’uso da rincoglioniti.
                Io lo uso come sostituto gratuito degli sms (un po’ come tutti) e, soprattutto, quando capita che un piccolo gruppo di persone, me compreso, deve accordarsi su delle questioni pratiche (anche lì come tutti, e per quell’utilizzo è molto comodo).

                Devo dire che proprio non amo le crociate ideologiche su queste cose.
                Poi rispetto pienamente chi si rifiuta di usare una cosa che usano tutti. Purché non ne faccia una bandiera.
                Per assurdo rispetterei di più un pazzo che andasse a far saltare per aria i server di Whastapp, perché agisce in modo molto più incisivo.

              • Per Peucezio:

                “Devo dire che proprio non amo le crociate ideologiche su queste cose.”

                I rifiuti se ne fregano dell’ideologia.

                Far riflettere sulla fine che fanno i rifiuti elettronici, poi, non è “farsene una bandiera”.

                Io poi non ho capito questa storia degli sms che si pagano: per il mio paleofono, ho un contratto forfettario, minuti e sms illimitati.

              • Comunque, vedere la faccenda di Whatsapp dal punto di vista del consumatore significa sbagliare prospettiva.

                Anch’io uso Windows e non Linux, perché devo lavorare continuamente con clienti che usano solo Windows; ma questo non toglie che so che esiste una radicale differenza diciamo etica tra i due sistemi, e che hanno conseguenze completamente diverse sul mondo reale.

                La cosa interessante è la scelta, profondamente ideologica, del produttore di Whatsapp, di non adattare il prodotto all’esistente, ma di obbligare l’esistente ad adattarsi al prodotto.

                Come dicono anche i vazzappanti su questo blog, serve sopratutto per scambiare messaggi. Una funzione presumo assolta benissimo dalla prima tecnologia: ma la tecnologia deve cambiare, e questa è una scelta del tutto ideologica.

                A questo punto subentra una seconda scelta ideologica: mettiamo che il vecchio smartphone possa contenere 2 gb di informazioni (cifra a caso, non ho idea). A questo punto, si preferisce operare un aumento a 3 gb, piuttosto che cercare di far rientrare un eventuale miglioramento in 2 gb.

                Non è un caso che Linux occupi molto meno spazio di Windows su un computer, proprio perché il concetto di miglioramento che c’è in Linux non prevede una logica di continua espansione.

              • Roberto says:

                Ti spiego con un esempio

                Ci sono i mondiali di calcio

                Tizio crea un gruppo WhatsApp in cui mette tutti i suoi amici nel giro di 30 km.

                Ad ogni partita manda un messaggio “chi viene stasera da me?”

                Caio non usa WhatsApp, non vede i messaggi.
                Tu mi dirai, ma perché tizio non usa dei normali SMS?
                A parte che magari si scoccia a spendere tot centesimi a messaggio….boh, non lo so, resta il fatto che se caio non ha WhatsApp non vede i messaggi

              • Peucezio says:

                Miguel,
                “Comunque, vedere la faccenda di Whatsapp dal punto di vista del consumatore significa sbagliare prospettiva.”

                A questo mi riferivo parlando di crociata ideologica, non al tuo discorso sull’ambiente: fosse per me, Zuckerberg o chi per lui, quando ha imposto che Whatsapp potesse funzionare solo sui cellulari di nuova generazione sarebbe stato impalato nella pubblica piazza senza processo (perché non ci sono leggi che gli vietano di farlo, quindi non ci vuole il processo, ma la giustizia sommaria).
                Ma se io uso o non uso Whatsapp non cambia nulla.
                L’unica cosa che posso fare è spiegare a chi capita che Telegram è molto meglio e infatti con alcune persone ci comunico solo su Telegram (che non è farina del mio sacco: mi è stato fatto conoscere da altri).

        • Peucezio says:

          Lisa,
          ho messo di proposito “costretto” tra virgolette.
          Esistono situazioni in cui il non uso di Whatsapp crea notevoli inconvenienti pratici, me ne accorgevo quando avevo un vecchio smartphone lentissimo, in cui praticamente non girava.
          Poi uno può scegliere di tenersi questi inconvenienti.
          Magari anche per un fine nobile.
          Io personalmente cerco di ridurre al minimo la componente ideologica nelle mie scelte pratiche. Al minimo non significa “al nulla”.

          • paniscus says:

            Ma guarda che c’è un equivoco grosso… io non è che non voglia usare whatsapp “per ragioni ideologiche”! Non lo voglio usare (e non solo whatsapp ma tutto ciò che ha a che fare con lo stile dei social, a partire da facebook e simili) soprattutto perché è una modalità di comunicazione che non mi piace, che mi disturba, e che quasi sicuramente peggiorerebbe i miei ritmi e le mie abitudini di vita invece che agevolarle, tutto lì.

            Essere collegati 24 ore su 24 a un flusso continuo e infinito di comunicazione velocissima, frammentaria e caotica, è una modalità di vita quotidiana che io trovo ansiogena e rincoglionente, e mi basta questo. per non volerci entrare.

            Le considerazioni (eventualmente) ideologiche vengono dopo, e non sono certo al primo posto

            • PinoMamet says:

              “Essere collegati 24 ore su 24 a un flusso continuo e infinito di comunicazione velocissima, frammentaria e caotica”

              Sì, però nella realtà di solito funziona così:

              “mi è arrivata l’ennesima barzelletta scema mandata da Simone nel gruppo Gli amiconi del baretto; vabbè, lo silenzio, alla prossima esco dal gruppo”

              dopo tre ore
              “ah, ecco Giovanna che mi chiede se domani sero esco con lei e Guido che è tornato dalla Spagna dove lavora: digito c-i-a-o G-i-o, virgola, sto lavorando ma ti richiamo dopo”.

              Fine dello sbattimento 😉

              • roberto says:

                stavo per scrivere la stessa cosa

              • Peucezio says:

                Siamo in tre 🙂
                Io su tutti i gruppi ho disabilitato le notifiche: mi arrivano solo per gli individui.
                E ovviamente ho disabilitato subito ne notifiche di Facebook, perché appena installato sullo smarthpone ho cominciato subito a bestemmiare perché saltavano fuori ogni attimo: ora devo essere io ad aprire facebook anche per vedere se qualcuno mi ha messaggiato in privato, altrimenti non viene nemmeno il pallino nell’angolo.

              • Francesco says:

                confermo: pochi contatti selezionati su WA, versione Lite di FB giusto per perdere tempo mentre aspetto il bus

                e intanto organizzo le sere per vedere i mondiali con altri amici maschi

              • Per Francesco

                “confermo: pochi contatti selezionati su WA, versione Lite di FB giusto per perdere tempo mentre aspetto il bus”

                E secondo te, per queste tue esigenze, non bastava ciò che ti poteva fornire il vecchio smartphone?

                Perché qui ci sono due questioni parallele un po’ diverse: “cosa faccio io con WA e FB”, e “ma era davvero necessario introdurre un meccanismo che facesse mandare al macero centinaia di milioni di telefonini?”.

                La prima è una scelta personale di singoli individui, la seconda è una decisione strategica con ripercussioni planetarie gigantesche.

              • PinoMamet says:

                “E secondo te, per queste tue esigenze, non bastava ciò che ti poteva fornire il vecchio smartphone?”

                Ma a dire il vero bastava il piccione viaggiatore, per tante cose 😉

                davvero, permettetemi di scherzare un po’, ma tu e Lisa, a sentirvi, pare di sentire quei signori che negli anni Trenta non volevano il telefono in casa 😉

                a parte tutto, capisco il discorso etico/economico:
                trovo abbastanza ingiusto per i consumatori, e terrificante per gli sfruttati, che si debba cambiare periodicamente telefonetto per adeguarlo a un “miglioramento” della applicazione di cui si fa tranquillamente a meno.

                Dal punto di vista dell’utilizzo, invece, Whattsapp non è tutto ‘sto dramma.
                Naturalmente si campa benissimo anche senza, come tante persone che conosco (anche su questo blog 😉 ) campano senza Facebook, o senza televisione…

              • Francesco says:

                Boss

                come ho già detto, io HO il vecchio telefono!

                mica posso comprarne uno nuovo ogni due anni, che cavolo

                poi come mi pago la droga e le ragazze di facili costumi?

              • PinoMamet says:

                😀

                è per questo che ti apprezzo, lo sai
                (droga e ragazze di facili costumi 😉 )

            • PinoMamet says:

              Comunque sono gusti, oh, mica è obbligatorio.

            • Peucezio says:

              Lisa,
              su tutto questo hai pienamente ragione.
              Ma lì sta alla persona.
              C’è quello che non è capace di avere mezzi come questi senza abusarne nel modo che tu hai spiegato, ma la cosa normale dovrebbe essere che se a me Whatsapp o Facebook mi servono solo per determinati fini pratici e voglio evitare di stare tutto il giorno col telefono in mano a chattare e a mettere “Mi piace”, sia capace di farlo.

              • paniscus says:

                per Peucezio:

                il motivo per cui non nutro nessuna fiducia nella ricostruzione ottimistica che fai tu, è che nella mia esperienza non è affatto vero che “dipenda tutto dalla persona”: dipende, in massima parte, dall’atteggiamento diffuso tra tutte le altre numerose persone con cui l’interessato si troverà in contatto.

                E proprio per i motivi esposti sopra (e non da me, ma da qualcuno che quei canali li usa, e che quindi li conosce meglio di me): ossia, che quando una cosa “la usano tutti”, tutti finiscono con l’appiattirsi su certe modalità di uso (quelle che appaiono più comuni, più diffuse, e quindi “normali”.

                Quando una cosa è tanto generalizzata, ed è considerata il modo più normale e più diffuso di comunicare tra tutti, vuol dire che tra i nostri contatti possiamo ritrovarci chiunque, non solo pochi amici personali che selezioniamo noi, con cui abbiamo confidenza e di cui conosciamo bene i gusti e i comportamenti , o non solo qualche collega di lavoro con cui siamo tenuti a scambiare solo informazioni tecniche.

                Alla lunga ci troviamo un campionario vasto di conoscenti di tutti i tipi, compresi quelli con cui non abbiamo niente in comune come idee e atteggiamenti personali… e che nella media rispecchierà il comportamento più comune e più diffuso nella massa complessiva degli utenti.

                E siccome, nella mia esperienza personale, la maggioranza della gente lo usa “male” (nel senso che lo usa enfatizzando proprio quei comportamenti compulsivi, frivoli e rincoglionenti che ame non piacciono e con cui io non voglio avere a che fare), allora anche la maggioranza dei miei (ipotetici) contatti lo userà così, in proporzione, e finirei con l’esserne condizionata anch’io.

                (esempio raccapricciante: hai un’idea di cosa siano i gruppi whatsapp di genitori, che raccolgono mamme e babbi dei ragazzi di un’intera classe o di un’intera squadra sportiva? E in quel caso non si può decidere con quali comunicare e con quali no, o si sta nel gruppo o non ci si sta… e la maggior parte di quei gruppi sono, appunto raccapriccianti, qualunque sia l’età dei ragazzi in questione, anzi, alle superiori sono PEGGIO che alle elementari)

                Finché posso evitare, lo preferisco di gran lunga…

              • roberto says:

                “hai un’idea di cosa siano i gruppi whatsapp di genitori, che raccolgono mamme e babbi dei ragazzi di un’intera classe o di un’intera squadra sportiva?”

                io si perché ho tutti e due

                gruppo genitori (di due classi): una volta ogni tanto riceviamo un messaggio per un Elternabend (cena dei genitori) ed un po’ di risposte “si no”

                una volta all’anno un messaggio su “chi compra un mazzo di fiori per la maestra” o qualche comunicazione di servizio per la grande.

                squadra: lì siamo molto più attivi: una volta a settimana mando i risultati delle nostre partite e seguono una serie di messaggi (alé, bravi! o siete delle seghe!), per 20 partite all’anno

                se poi togli l’avvertimento sonoro diventa come una mail (la guardi quando hai tempo)

                direi che non è nulla di raccapricciante….

              • paniscus says:

                roberto:

                i miei colleghi, preside compreso, sono preoccupatissimi di quello che i gruppi di genitori si dicono su whatsapp (perchè nella maggior parte dei casi si tratta di liste a traffico fittissimo e molto concitato, che diventano formidabili amplificatori di polemiche, di contestazioni, di accuse e insulti agli insegnanti, e di diffusione a cascata di affermazioni false, o comunque riportate nel modo sbagliato).

                In pratica, mentre fino a pochi anni fa le ansie e le contestazioni venivano veicolate solo individualmente, in ogni famiglia, a seconda di quello che il figliolo riferiva a casa in privato (e quindi poi eventualmente discussa a colloquio con l’insegnante come un fatto individuale, al massimo raccontata ai rappresentanti di classe o a qualche singolo altro genitore coinvolto)…

                …adesso, qualsiasi cosa che un ragazzo riferisca in famiglia (comprese futilità, bugie o irrilevanze varie) viene immediatamente condivisa in tempo reale con altre 25 famiglie, la maggior parte delle quali ritengono di avere qualcosa da aggiungere, da caricare, da smentire o da interpretare in un altro modo.

                E siamo in un liceo.

              • Francesco says:

                Prof

                ma stare in quel mondo a modo tuo? il gruppo WA della classe di mia figlia funziona come dici tu, adesso stanno cercando di far fuori una prof colpevole di essere giovane e inesperta

                mia moglie non ci scrive mai, si limita a leggere e a pensare che sono scemi

                se ci fossi io, glielo scriverei anche!

                🙂

              • Peucezio says:

                Lisa,
                giuro che non ho idea di cosa parli.
                Io sono iscrito a pochi gruppi, per tutti ho tolto le notifiche (tranne per uno, che m’interessa di più) e in alcuni leggo tutto, ma cursoriamente e non intervengo quasi mai (ci perderò 3 secondi alla settimana), ad altri butto solo un occhio ogni tanto, se pure.

                Circa i genitori che fanno i gruppi ed eccitano reciprocamente la loro ostilità verso gli insegnanti, quello è un altro discorso, ma non c’entra nulla con la questione se persone come noi debbano o meno utilizzare (cum grano salis) questi mezzi: il fatto che tu non usi Whastapp non cambia nulla da questo punto di vista.

              • roberto says:

                Lisa

                “i miei colleghi, preside compreso, sono preoccupatissimi”

                fammi capire, se domani scompare whatsapp (e facebook e istagram eogni cosa social), sarete più tranquilli?

                perché per insultare i prof basta una semplicissima ed arcaica mailing list, o additittura dei banali SMS.

                quindi qual è il punto, che whatsapp è il male o che la gente è impazzita?

              • Francesco says:

                roberto

                non sottovalutare la capacità della cretineria di accrescersi per contatto! da quel punto di vista, l’optimum sarebbe che ogni famiglia vivesse isolata da tutte le altre

                e che gli scolari fossero in un collegio in Siberia

              • paniscus says:

                “fammi capire, se domani scompare whatsapp (e facebook e istagram eogni cosa social), sarete più tranquilli?”
                ———————-

                Io rimarrei tranquilla esattamente come prima, perché già adesso mi disinteresso totalmente di quello che alunni e famiglie possono dire su whatsapp, e infatti (casomai non si fosse capito) disapprovo alla grande quei miei colleghi che vi attribuiscono tanta importanza.

                Quei miei stessi colleghi, immagino, ben lungi dallo “stare più tranquilli”, si straccerebbero le vesti dalla disperazione se venisse a mancare whatsapp, perché ne sono dipendenti a loro volta, e proprio perché sono loro ad attribuirvi un’importanza smodata, non certo io.

              • roberto says:

                tanto per la cronaca, proprio in questi giorni, un gruppo di mamme invasate sta trasformando una protesta, ragionevole e civile, contro la totale mancanza di comunicazione della scuola in un’inutile gazzarra*, ed il tutto senza whatsapp ma con un’arcaica e-mail….come volevasi dimostrare la potenza dei mezzi è nulla senza la potenza dell’idiozia

                *l’ultima è una sedicente psicologa che sostiene che la lettera di protesta va firmata solo dai papà perché la scuola non ascolta le mamme….

  4. Moi says:

    Ho sempre letto “Thai” , sia in Inglese sia in Italiano per il popolo come per la lingua e il Paese.

    Però in Inglese NON è mai “z’ai” interdentale … nel dubbio,”Siam(ese)” 😉 !

  5. Moi says:

    Ma perché in Inglese c’è questa “h” dopo la “t” ?!

    • Per Moi

      “Ma perché in Inglese c’è questa “h” dopo la “t” ?!”

      Non è la “th” di “think”, è una “t” aspirata che – come anche in cinese – è un fonema totalmente distinto dalla “t” non aspirata.

  6. Moi says:

    c’è anche questo spiegone qui :

    Si scrive thai (ไทย) oppure tai (ไท)?

    http://waithai.it/pizzichi/pizzico_thai_o_tai.html

    • PinoMamet says:

      Io non sopporto quelli che scrivono “thai chi chuan”, come se fosse parente della “muay thai”;
      ma in generale mi stanno antipatici i thailandesi proprio 😀

      • paniscus says:

        “ma in generale mi stanno antipatici i thailandesi proprio”
        ————————————————-

        Qualunque italiano che abbia più di 40 anni e che abbia un vago ricordo della tragedia del bambino nel pozzo, non può fare altro che fare il tifo per i thailandesi OGGI, indipendentemente da quanto gli stiano antipatici a pelle.

        • Francesco says:

          concordo

        • Peucezio says:

          Boh, mi sfugge il nesso…
          Quindi, hai tempi di Alfredino, dovevano essere tutti filo-italiani?

        • Peucezio says:

          ai

        • PinoMamet says:

          Li hanno ritrovati.

          Possono tornare a starmi antipatici
          (e penso in particolare a due thailandesi specifici, ma uno di questi ne faceva tutto un discorso nazionale- quanto sarebbero fighi loro e quanto saremmo sfigati noi italiani- per cui mi sento legittimato a generalizzare).

          In genere non sono particolarmente nazionalista, solo il minimo sindacale.
          Ma se proprio mi ci tirano, ecco…

  7. Francesco says:

    io c’ho un telefono economico, quindi sfigato

    uotsappe funziona benissimo

    fb lo ho tolto e messo una versione lite, per quello che serve

  8. Z. says:

    Mig-18 vorrebbe parlare di consumismo, rifiuti, ideologia, ecologia e propaganda.

    Noi invece, dopo pochi minuti, passiamo a discettare di linguistica. Di acche aspirate e non. Di Tailandie con o senza le acche.

    Non lo facciamo per cattiveria. Ci viene spontaneo, senza nemmeno accorgercene.

    E Miguel che fa? si arrabbia? No, ci asseconda.

    Viva Miguel, viva i chelebecchiani, viva la Repubblica, viva il Re!

  9. Francesco says:

    IT

    abbiamo più volte letto che i telefonini sono pieni di terre rare preziosissime che si vanno a prendere in posto stranissimi, con danni ecologici e/o rischi strategici

    e per SMONTARLI e recuperare questi prodotti ad alto valore ci sono solo cialtroni fai date?

    come funziona sta cosa?

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