Sovranità ! Sovranità ?

Riporto qui una riflessione di Jacopo Simonetta, tratta dal blog Apocalottimismo, che mi sembra importante, e spiega meglio di come potrei fare io, perché diffido del “sovranismo”.

Sarebbe interessante inserire anche la questione della sovranità locale, diciamo “rionale”.

Pensiamo al post di ieri: un proprietario di dieci case, che vive all’altro capo della città, guadagna (poniamo) 20.000 euro al mese dai vari B&B sparsi per l’Oltrarno. Dove la popolazione subisce un danno difficile da valutare, ma per gioco buttiamo che si possa stimare in 10.000 euro al mese.

Se a decidere della questione del turismo è esclusivamente il Comune di Firenze, il guadagno netto di 10.000 euro fa sì che si sostenga senza esitazioni il proprietario.

Se invece anche la comunità locale potesse farsi sentire, si ridurrebbe sia il guadagno del proprietario, che il danno alla comunità. In questo senso, la sovranità “rionale” è sicuramente positiva in termini ambientali. Mentre può avere anche effetti negativi, ovviamente.

 

Sovranità è una parola sempre più spesso impiegata, ma raramente spiegata. Se si da un’occhiata all’enciclopedia, si trovano in bell’ordine diversi significati, a seconda del contesto: sovranità nazionale, sovranità popolare, sovranità territoriale, sovranità monetaria, sovranità alimentare, eccetera.
Qui vorrei proporre una riflessione personale da un punto di vista leggermente diverso: sovranità rispetto a cosa?   Vedo infatti due ordini di problemi che occorre tener distinti: sovranità rispetto ad organizzazioni politiche e sovranità rispetto ad organizzazioni commerciali.  I problemi che si pongono sono infatti diversi e parzialmente antitetici.

Sovranità rispetto ad organizzazioni politiche.

Per abitudine, siamo portati ad associare l’idea di “sovranità” agli stati-nazione, così come ci sono stati insegnati a scuola.  Ma di solito a scuola omettono di spiegarci che questo particolare tipo di stato rappresenta un’assoluta eccezione nella storia dell’umanità.  Comincia infatti a formarsi in Europa con la Pace di Westfalia (1648) che pose fine alla terrificante guerra dei trent’anni, ma non giunge a compimento che con Napoleone, paradossalmente sotto l’etichetta di “impero”.  Etichetta a parte, lo stato napoleonico piacque molto alle élite dei paesi che sconfissero il dittatore corso, ma che ne copiarono buona parte delle riforme.  Fu così che, nel corso del XIX secolo, lo stato-nazione divenne la regola in Europa e (mutatis mutandis) nell’America Latina ribelle all’Impero Spagnolo. Ma la sua diffusione globale si concluse solo nella seconda metà del XX secolo, con la disintegrazione degli altri imperi coloniali europei.
Dunque un esperimento che, ad oggi, ha fra i 200 ed i 50 anni di età a seconda dei paesi e forse vale la pena di ricordare che la loro costruzione è avvenuta quasi sempre mediante conquiste militari, repressione di rivolte, assimilazioni forzate ed acculturamento sbrigativo.    Senza voler cadere negli eccessi della demagogia neo-borbonica, l’unità d’Italia ha comportato non poche sofferenze e non poca perdita di identità e di sovranità da parte di molte popolazioni.  E lo stesso vale per gli altri stati-nazione attuali, tanto che ancor’oggi in quasi tutti si trovano regioni e minoranze che rivendicano sovranità e autonomia.
Del resto, gli stati-nazione sono solo una delle molte fonti di sovranità possibili.   Per limitarci ad uno solo dei molti aspetti della questione, non è mai stato chiarito (e non credo sia possibile chiarire) quale sia il livello organizzativo che ha diritto ad esercitate la propria sovranità.  Per esempio, oggi la Catalogna rivendica la propria sovranità rispetto alla Spagna, ma non rispetto all’Unione Europea, mentre molti a Barcellona rivendicano la propria sovranità rispetto alla Catalogna.
L’Inghilterra ha votato la “brexit” rivendicando la sovranità del Regno Unito rispetto all’Unione Europea, ma la Scozia e l’Ulster rivendicano la propria rispetto all’Inghilterra e l’elenco potrebbe proseguire a lungo.  Forse l’esempio più paradigmatico è rappresentato dal Kosovo: regione storicamente serba, ma attualmente a maggioranza albanese, in cui ci sono però città a maggioranza serba, all’interno delle quali ci sono quartieri albanesi e così via.  Il Kosovo è albanese o serbo?

In un sistema di “matriosche”, quale è la bambola che fa aggio sulle altre?  La più grande o la più piccola?  Oppure una intermedia?  Se del caso, quale?  Fra l’ONU ed il municipio, quale è il livello che ha diritto alla maggiore sovranità?  E sulla base di quali parametri si stabilisce la legittimità di tali pretese?
Personalmente, non credo che alcuna di queste domande possa avere una risposta univoca.   In pratica, la soluzione viene comunque da temporanei equilibri fra le differenti forze centripete e centrifughe. Dunque dipende da combinazioni sempre cangianti tra fattori storici e culturali, ma anche economici, energetici e militari, per citarne solo alcuni.

Uno dei fattori più sovente trascurati, malgrado la sua rilevanza, è quello entropico.
Per funzionare, una qualunque organizzazione deve dissipare energia in quantità proporzionale alle proprie dimensioni ed alla propria complessità.  Contemporaneamente, chi riesce a dissipare più energia acquisisce un vantaggio sui concorrenti, così da accedere più facilmente alle riserve di bassa entropia di cui ha bisogno.  E così da meglio scaricare ad altri l’alta entropia risultante dai propri processi economici e sociali.   La guerra è un caso estremo di accaparramento di risorse ed esportazione di alta entropia, ma non è certo né il solo, né il principale, almeno oggi.
In estrema sintesi, quando aumenta la loro disponibilità di bassa entropia (energia, risorse, ecc.), le società tendono a crescere ed assorbire o eliminare quelle che sono meno efficienti nel fare altrettanto.  Contemporaneamente, devono scaricare fuori dal proprio sistema sociale ed economico il massimo possibile di alta entropia (rifiuti, violenza, sovrappopolazione, ecc.).   Viceversa, quando ci sono difficoltà di alimentazione e/o di scarico, i sistemi socio-economici necessariamente si disgregano e semplificano.  Non necessariamente del tutto, ma spesso a vantaggio di altri sistemi che crescono “mangiandosi” quelli che vanno in crisi.  Un processo storico, questo, costantemente all’opera, tanto che ne possiamo seguire le vicende giorno per giorno sui giornali.
Ecco perché la decrescita è una strategia valida a livello individuale o di gruppo perché riduce la propria vulnerabilità alla contrazione dell’economia generale.  Ma a livello di stati o di meta-stati è una strategia suicida, a meno che non si sia in grado di impedire ad altri di approfittare della nostra decrescita.  Il che non è certo facile.

In sintesi, non credo che lo stato-nazione ottocentesco sia necessariamente un buon riferimento.   In molti casi è anzi contemporaneamente sia troppo grande per garantire l’identità delle realtà regionali, sia troppo piccolo per difendersi da super-stati quali USA, Russia e Cina.
Al contrario, credo che ci sia tutto l’interesse a far parte di organizzazioni il più vaste e complesse possibile, compatibilmente con le possibilità di rifornimento e scarico di bassa e alta entropia.  Certo ciò comporta una perdita di sovranità verso “matrioske” più grandi, ma evita di essere inglobati in altre, magari più scomode.   Insomma, meglio far volontariamente parte di organismi di cui si ha un parziale controllo, piuttosto che essere asserviti ad organismi che non si possono influenzare.
Visto il progressivo impatto con dei limiti globali sia dalla parte dell’approvvigionamento che da quella dello scarico, le grandi organizzazioni dovranno progressivamente disarticolarsi in sistemi più piccoli e semplici, ma non lo faranno né tutte insieme, né tutte alla stesso modo.  E quelle che si smembreranno per prime serviranno almeno in parte da “cibo” per quelle capaci di resistere più a lungo.  Del resto, si è già visto anche di recente.  Negli anni ’90, l’UE si è allargata considerevolmente a scapito dell’ex-Impero Sovietico, mentre oggi è l’UE che sta perdendo pezzi, alcuni dei quali forse saranno assorbiti da un parziale recupero dell’impero russo.
L’Iran si è appena “mangiato” il grosso di Siria, Iraq e Libano, mentre la Cina, attualmente lo stato più potente del mondo, sta rapidamente crescendo a scapito di tutti gli altri, approfittando soprattutto della pertinacia con cui USA, Russia e paesi Europei si danneggiano vicendevolmente.

 

Sovranità rispetto ad organizzazioni commerciali.

Mentre la questione della sovranità rispetto ad organizzazioni politiche risale a prima ancora che esistessero gli stati e continuerà finquando ci saranno uomini sulla Terra, la questione della sovranità rispetto ad organizzazioni commerciali e economiche e’ recente.  Beninteso, i centri di potere economico hanno sempre avuto influenza sui centri di potere politico, ma se si eccettuano alcuni casi storici piuttosto remoti (tipo la Compagnia delle Indie), solo da pochi decenni gli stati hanno cominciato a rinunciare a quote importanti di potere a favore di imprese commerciali.   Alcuni trattati in discussione, come il TTP, cercano addirittura di formalizzare un rapporto paritario fra compagnie commerciali e stati su alcune materie.   Anche se certi estremi stentano ad affermarsi, sia gli stati-nazione che le organizzazioni meta-statali (come l’UE) hanno di fatto già rinunciato a parte della loro sovranità a favore delle grandi holding.
Un ruolo chiave in questa dinamica lo ha giocato il processo di globalizzazione, spesso confuso con l’internazionalizzazione del commercio e l’integrazione europea, che, al contrario, sono sempre stati antitetici alla globalizzazione e sono stati da questa sovvertiti.   In particolare, Il processo di europeizzazione mirava ad eliminare le frontiere interne all’Unione, rinforzando nel contempo quelle esterne con lo scopo dichiarato di giungere ad una qualche variante di federazione; cioè a qualcosa che avesse un livello superiore di sovranità grazie al suo maggiore peso politico.
L’internazionalizzazione, invece, consiste nell’aprire le frontiere alle merci, ma non alle persone ed ai capitali, come invece avviene con la globalizzazione. E’ una novità assoluta nella storia che i grandi capitali possano spostarsi liberamente o quasi da una parte all’altra del mondo e che sia i pochi grandi capitalisti, sia le masse dei disoccupati si possano passare da un paese all’altro.   Se la cosa aveva dato risultati positivi in un ambito ristretto e relativamente omogeneo come l’Europa occidentale, un simile approccio applicato su scala globale ha necessariamente creato una serie di conseguenze che cominciamo appena a vedere.
Fra queste, quella che qui ci interessa maggiormente è che ha posto gli stati nazionali in competizione fra loro per attrarre i capitali internazionali.  Cosa che, all’atto pratico, significa concedere vantaggi fiscali, oltre che allentare le normative di tutela ambientale e sociale.  Ma vuol dire anche che, nella perenne contesa fra capitale e lavoro, il capitale può fare “cappotto”.   Dal momento che si può spostare facilmente verso paesi più appetibili, o, in alternativa, spostare masse di gente riproponendo il fenomeno dei “crumiri” su scala globale, è in condizione di dettare lui stesso le regole.

Fra quelli che fanno le spese di tutto ciò vi sono le classi lavoratrici e medie del mondo occidentale che dovevano la propria prosperità ad una combinazione di fattori storici, economici e politici irripetibile.  Un’altra grossa fetta del conto viene pagato dalle classi lavoratrici dei paesi poveri, che sono sfruttate senza pietà grazie ai propri governi che gareggiano nel facilitare lo sviluppo di un capitale che risponde a dinamiche apolidi e globalizzate, anche quando è materialmente detenuto da miliardari locali (come sempre più spesso accade).  Tuttavia, non bisogna per questo dimenticare che gran parte delle disperata situazione dei molte popolazioni attuali dipende in gran parte dal loro tasso di crescita demografica: forse la principale causa di debolezza delle classi lavoratrici nei confronti del grande capitale, fin dagli albori della rivoluzione industriale.
Ma soprattutto, e se ne parla molto poco, a fare le spese di questo fenomeno sono la biosfera, l’idrosfera e l’atmosfera che vengono usate sia come cave, sia come discariche in modo sempre più spudorato; al di là di operazioni di “greewashing” più o meno ben orchestrate.  Ma se riusciremo a scardinare la struttura portante della biosfera (e forse lo abbiamo già fatto), non solo l’estinzione della nostra civiltà, ma anche quella della nostra specie diventeranno inevitabili.

 

Sovranità versus sovranità.

Dunque, se la perdita di sovranità rispetto ad organismi politici può avere sia effetti negativi che positivi secondo i casi, la perdita di sovranità verso organismi commerciali ne ha solo dei negativi.
E’ possibile un recupero di sovranità da parte della politica nei confronti della finanza e del commercio?  Molto difficile, visto il potere che le grandi lobby hanno acquisito presso tutti i governi.   Ma almeno teoricamente sarebbe possibile ad una condizione: che gli organismi politici avessero un potere maggiore di quello delle holding principali.
In pratica, ciò significa che solo degli stati più potenti potrebbero, se volessero, invertire la tendenza in atto.  In pratica, questo significa Cina ed USA; forse Russia, Indonesia e India, ma certamente non paesi che, ad onta del loro passato, sono oramai una periferia fané del mondo che conta.   Vuol dire che per noi, l’unica possibilità sarebbe un’azione congiunta e unitaria da parte di tutti i 27 paesi menbri dell’UE (T. Piketty “Il Capitale nel XXI secolo” 2013).

Oggi, “Divide et impera” è certamente la strategia vincente del potere economico nei confronti del potere politico, ma bisogna dire che davvero non deve faticare per imporla!   Non solo, infatti, i governi in carica competono fra loro per creare condizioni peggiori per i propri cittadini, nell’illusione di attirare investimenti capaci di “rilanciare la crescita”, unico e salvifico scopo di esistere.  Ma, paradossalmente, anche i partiti ed i movimenti che si oppongono a questa che è stata definita giustamente “macelleria sociale”, lo fanno rivendicando una maggiore sovranità a quegli stati-nazione che hanno creato questa situazione.
Questo è un punto che vale la pena di enfatizzare perché quando si rivendica la sovranità degli stati nazionali, non si fa altro che invocare il soccorso di esattamente quegli organi che hanno creato esattamente la situazione da cui si chiede di essere salvati.

Dunque non c’è speranza?  Sono molte le cose che possono accadere ed alcune di queste hanno il potenziale di modificare drasticamente la situazione attuale, forse in meglio, probabilmente in peggio.   Ma quello che sembra davvero impossibile è che emerga una forza politica in grado di coalizzare le residue forze dei 27 stati europei per far fronte comune al Fato che incombe, anziché continuare a beccarsi come i capponi di Renzo.

 

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103 Responses to Sovranità ! Sovranità ?

  1. Roberto says:

    Perché sovranità rionale e non addirittura di ogni strada? Anzi di ogni famiglia?

    Per dire, se io non voglio che le macchine passino davanti a casa mia, perché c’è rumore, puzzano, inquinano, ma tutto il rione si oppone a pedonalizzare il tratto di strada davanti casa mia, la decisione del rione sarà sicuramente meno attenta all’ambiente della mia. Quindi avrei un buon argomento a favore della mia personale sovranità

    (Il tono è faceto, ma la questione seria. Perché la dimensione ideale è quella del rione, ed è ideale per qualsiasi cosa?)

    • PinoMamet says:

      OMDAR

    • Per roberto

      ” Perché la dimensione ideale è quella del rione, ed è ideale per qualsiasi cosa”

      Non esistono dimensioni ideali o soluzioni perfette per alcunché.

      Premesso questo, mi sembra evidente l’importanza della conoscenza diretta dei problemi e la sim-patia, em-patia, il fatto che se Tizio che conosco ha un problema, riesco a capirlo.

      1) Caso di fantasia: c’è un supermercato dietro casa, uno degli azionisti è un signore lussemburghese che ha bisogno di soldi per mandare la figlia all’università all’estero. Quindi soffre, se il supermercato chiude.

      2) c’è un fornaio che conosco da anni, che se mi sono dimenticato i soldi mi fa credito, la cui figlia è in classe con la mia, che quando si fa la festa del quartiere offre la schiacciata a tutti. E adesso rischia di chiudere.

      Ora, la sofferenza della prima persona è troppo lontana da me perché io me ne possa occupare, anzi non so nemmeno che esiste.

      Quella della seconda invece la sento un po’ mia.

      Il “rione” è lo spazio in cui queste relazioni possono esistere.

      • PinoMamet says:

        Sì ma il fatto che tu non sappia nemmeno che esista non significa che non possa esistere.

        Per questo sono un po’ diffidente del metodo “a simpatia” elevato a sistema politico.

        Mi va benissimo che ci si occupi, privatamente, delle situazioni e delle persone che si conoscono;
        non credo che si possa costruire a partire da ciò qualcosa di politico o che abbia a che fare con il concetto di sovranità, perché un’entità “sovrana”, fosse pure di quartiere, deve occuparsi di tutti, non solo di quelli che ci stanno simpatici e che conosciamo.

        • Per PinoMamet

          “non credo che si possa costruire a partire da ciò qualcosa di politico”

          Direi che la “politica”, nel senso etimologico, è proprio questo: le mie relazioni con i miei simili, con i miei luoghi, con i miei ascendenti e discendenti.

          Una parte di queste relazioni richiede sistematicità, sicuramente, e quindi deve essere istituzionalizzata, ma è solo un aspetto di questa politica più profonda.

          E la politica rionale è l’unico antidoto possibile alle esternalizzazioni.

          La pizzeria vende pizze ai turisti.

          Per accomodare i clienti, possono scegliere tra:

          1) spendere un sacco di soldi, allargando la pizzeria

          2) vendere le pizze nei cartoni, lasciando che i turisti utilizzino la pubblica piazza come ristorante

          Avendo venduto pizza e cartone ai turisti, non è certo un problema per la pizzeria se i turisti li buttano poi per terra, nell’improbabile caso che arrivi un vigile, sarà il turista a essere multato.

          A livello comunale, i costi maggiori per la raccolta vengono fatti pagare a tutti i cittadini insieme, e quindi i conti generali, nel senso che dice Pino Mamet, tornano e nessuno ci rimette.

          Ma se quelli del rione, che amano la propria piazza e che non vogliono pagare per i guadagni extra del proprietario della pizzeria (che nemmeno abita nel rione) potessero dire la loro, troverebbero il modo di far pagare i costi alla pizzeria.

          Anche se ciò potrebbe significare meno guadagni per il proprietario.

          • Roberto says:

            E qui potrebbe intervenire lo stato.
            Facciamo che sui cartoni metti due euro di vuoto a rendere (come sulle bottiglie). Li riporti alla pizzeria? Ti ridanno i due euro? Non li riporti? Una margherita ti costerà un 30% in più.
            Li il problema diventa di nuovo della pizzeria, che se vuol vendere deve organizzare un sistema di smaltimento.
            Se metti una regola rionale svantaggerai la tua pizzeria a favore di quella del rione vicino.

            • Per roberto

              “Se metti una regola rionale svantaggerai la tua pizzeria a favore di quella del rione vicino.”

              Non è “mia”, nel senso che è un corpo alieno al quartiere.

              In realtà non so nulla della proprietà, ma immaginiamo (proprio per spiegare il concetto):

              un tizio (poniamo) di Arezzo, con investitori di Brescia, che usa cuochi pakistani che abitano alla massima distanza possibile dal centro storico, e che ha come clienti americani… quindi anche se un altro rione si sapesse difendere meno bene di noi, che problema ci sarebbe?

              Poi se tutti i rioni si sapessero difendere insieme (il principio del Not in Anybody’s Back Yard), potremmo proporre insieme quella norma che suggerisci. Ma il Comune non ha alcuna motivazione per proporla da solo, perché l’importante è che l’insieme di tutti i cittadini paghi l’insieme di tutti i costi dei rifiuti e basta.

              E l’associazione dei pizzaioli, che ha un rappresentante eletto in Comune (invento sempre), si opporrebbe a oltranza a qualunque modifica in merito.

              • Roberto says:

                Noterai che non ho parlato di una “legge” comunale ma statale

                Vabbè comunque mi arrendo all’idea che per te l’unica via di uscita sia tornare a questo
                https://youtu.be/KF0VYpzsZYE

              • Per roberto

                “Noterai che non ho parlato di una “legge” comunale ma statale ”

                E chi, se non l’insieme dei rioni, avrebbe interesse a promuovere una legge simile?

                “per te l’unica via di uscita sia tornare a questo”

                Sarebbe un’idea 🙂

          • Francesco says:

            >>> A livello comunale, i costi maggiori per la raccolta vengono fatti pagare a tutti i cittadini insieme,

            e chi lo dice? questo è un classico caso in cui c’è bisogno di più mercato. inventare un modo per cui la tassa sulla monnezza sia direttamente collegato alla produzione di monnezza e non un pro-capite (magari progressivo)

            ah, è anche un classico caso in cui c’è bisogno di far rispettare la legge: buttare il cartone per terra è vietato, se ogni turista che trova il cestino pieno si beccasse una multa la soluzione B del pizzaiolo (esternalizzare il problema) diventerebbe impraticabile

            Miguel, a me pare che tu unisca analisi delle patologie e analisi dei massimi sistemi, con risultati analitici non soddisfacenti

            ciao

            • werner says:

              Peraltro la tariffa “a peso” con bonus per chi differenzia di più è meglio è già realtà in parecchi comuni. E anche senza di questa se si volesse far pagare un po’ di tassa dei rifiuti in più alle pizzerie dasporto penso sia fattibile.

              • per Werner

                “E anche senza di questa se si volesse far pagare un po’ di tassa dei rifiuti in più alle pizzerie dasporto penso sia fattibile.”

                Certo, ma dal punto di vista del Comune, è più semplice aumentare la tariffa a tutti. E si fanno arrabbiare meno le pizzerie.

              • Francesco says:

                questa è una patologia del Comune: è come un comandante di caserma che non vuole la scocciatura di punire il maresciallo che ruba

              • Per Francesco

                “questa è una patologia del Comune: è come un comandante di caserma che non vuole la scocciatura di punire il maresciallo che ruba”

                E’ un po’ più complesso.

                Pensiamo alle stradine strettissime di questo quartiere, piene di buche, di lavori in corso e tutti a senso unico.

                Alle otto di mattina arrivano centinaia di furgoni, che devono rifornire ristoranti e locali di ogni sorta.

                Non esiste semplicemente un posto dove parcheggiare, e quindi parcheggiano tipicamente sulle strisce pedonali, o anche in mezzo alla strada, bloccando anche la vista dei semafori.

                Una volta mi ricordo, quando mi sono rifiutato di spostarmi dalle strisce per far parcheggiare un furgone (c’erano dei bambini che stavano attraversando), il guidatore mi ha detto, “ti spacco la faccia se non ti sposti”. Per informazione, non mi sono spostato 🙂

                Ho provato a dirlo ai due, tre vigili che devono coprire l’intero quartiere, e mi hanno chiesto, “ma allora che si fa? Lo vede anche lei che non c’è posto per parcheggiare?”

              • Francesco says:

                No caro Mig non è affatto complesso: è esattamente la situazione descritta dal mio esempio.

                Fino a quando sulla Carta del Reggimento non c’è scritto che la priorità dello stesso è far rubare i marescialli e non scocciare i comandanti, a loro tocca farsi il culo per far rispettare il regolamento.

                Compreso quello per cui i furgoni non possono fermarsi dove vogliono

                Se vuoi aprire un locale in quel quartiere, spetta a TE trovare come rifornirlo senza violare le leggi e il codice della strada

                Ci vorrebbe un pò più di Germania e di coscienza di COSA sono le regole

                Ciao (da una città quasi uguale alla tua)

              • Roberto says:

                Inutile dire che sono totalmente d’accordo con francesco.

            • Roberto says:

              Miguel ti dirà che nessuno ha interesse a fare multe ai turisti

              • Per roberto

                “Miguel ti dirà che nessuno ha interesse a fare multe ai turisti”

                non solo… i vigili in Oltrarno sono ormai pochissimi, e anche se la comandante è una persona molto in gamba, non riescono a fare quasi nulla. Anche perché se cercassero di applicare un minimo di legalità, l’intera industria della ristorazione andrebbe in crisi.

                Ma anche quando hai multato un turista, cos’hai risolto? Non è che gli altri quindici milioni lo vengono a sapere e si mettono paura.

                Poi come dicevo, i turisti in genere si avvicinano ai bidoni, li trovano pieni, appoggiano ordinatamente il cartone accanto al bidone, e magari se ne dispiacciono pure.

                Il turista in sé è un falso bersaglio.

                Certamente, ce ne vorrebbero di meno; e certamente molti di loro sarebbero più felici alla fine a visitare qualche luogo sconosciuto vicino a casa, piuttosto che fare il tour obbligato di posti che forse interessano poco alla maggior parte di loro.

                Ma in genere i turisti sono buoni, gentili, felici di incontrare un sorriso, non intenzionati a fare danno in un luogo in cui si sentono ospiti.

                E’ un po’ come il discorso sull’immigrazione, che è così difficile fare: il problema delle migrazioni esiste, ma il problema non sono “gli immigrati”.

            • Per Francesco

              “Miguel, a me pare che tu unisca analisi delle patologie e analisi dei massimi sistemi, con risultati analitici non soddisfacenti”

              Che io abbia ragione o torto, vorrei ribadire una cosa.

              Io non ho alcuna intenzione di sfogarmi per questioni locali, che giustamente non devono interessare a chi vive altrove.

              Mi interessa qui solo citare queste questioni locali per analizzare cose che possono riguardare anche chi vive lontano da noi.

              In fondo, i test nei laboratori non si fanno in tutto il mondo, anzi descrivono fenomeni piccolissimi visti al microscopio in due o tre luoghi del pianeta; ma i risultati sono utili per tutti.

              • Francesco says:

                sì certo ma tu parti dalla patologia (il Comune non fa il suo dovere nell’organizzare la raccolta della monnezza) e ne trai conclusioni contro il turismo, il libero scambio, la ristorazione, eccetera eccetera.

                dal mio punto di vista, se partiamo dicendo “non raccolgono la monnezza” è chiaro che l’unica conclusione sarà “spariamoci tutti per non vivere nella puzza”

                🙂

      • Roberto says:

        Se il supermercato chiude, l’azionista lussemburghese perderà soldi e sua figlia non andrà all’università se è stato fesso. Se è mediamente intelligente, avrà investito da qualche altra parte un po’ del capitale e si consolerà.
        Il problema sarà per le due cassiere licenziate (tue vicine di casa), i tre facchini che perdono posto (uno è il figlio della cassiera, gli altri mandano i figli a scuola con i tuoi), del salumiere che perde il posto (e aveva appena perso la bottega che era sotto casa tua, quella comprata dallo speculatore….cornuto e mazzolato due volte)
        Certo il supermercato non ti faceva credito…

        • Per roberto

          “Il problema sarà per le due cassiere licenziate”

          Certo, calcola che prima c’erano venti negozietti, che impiegavano un totale di 60 persone.

          Oggi c’è un supermercato, che ne impiega (facendo i tuoi conti) sei.

          Senza contare che nei negozietti, quelli che ci stavano passavano la maggior parte delle loro vite a fare cose che davano qualche soddisfazione. Per i bottegai, hanno un fascino anche i problemi.

          Mentre non esiste nessuna soddisfazione nei ruoli che dici tu: se la devono trovare da un’altra parte, con i soldi che incassano. Si chiama alienazione.

          Marx (copincollo in rete):

          “L’espropriazione dell’operaio nel suo prodotto non ha solo il significato che il suo lavoro diventa un oggetto, un’esterna esistenza, bensì che esso esiste fuori di lui, indipendente, estraneo a lui, come una potenza indipendente di fronte a lui, e che la vita, da lui data all’oggetto, lo confronta estranea e nemica.”

          • Roberto says:

            “Certo, calcola che prima c’erano venti negozietti, che impiegavano un totale di 60 persone.”

            Bene ma oggi no. Chiude il supermercato riapriranno i negozietti? O semplicemente gli abitanti dell’oltrarno prenderanno la macchina per andare al penny market a 10 km più lontano, che comunque cosa un buon 20% in meno della botteguccia?

            • per roberto

              “Chiude il supermercato riapriranno i negozietti? ”

              Comunque, ci stiamo perdendo…

              Nessuno propone di chiudere i supermercati.

              Casomai di difendere i negozietti e gli artigiani sopravvissuti.

              Dicevo una cosa diversa: che il coinvolgimento del quartiere con il supermercato è completamente diverso da quello con la bottega.

              La difesa di un’entrata fissa mensile di soldi è assolutamente comprensibile, ma è cosa completamente diversa dalla difesa di un lavoro che ti coinvolge.

              Infatti, l’attrattiva del “reddito di cittadinanza” (a prescindere se fattibile o no) sta proprio lì: posso prendere lo stipendio lo stesso, senza dovermi bruciare le otto ore migliori della mia vita al servizio di qualcuno di cui non me ne potrebbe importare di meno, a fare cose che non mi riguardano e che non mi interessano.

              • Francesco says:

                cambiare lavoro no, scusa?

                piuttosto che vivere così male …

              • Per Francesco

                “cambiare lavoro no, scusa?

                piuttosto che vivere così male …”

                Andare a vendere contratti-truffa per l’Enel?

                Distribuire volantini porta a porta?

                Fare le consegne per Foodora in bicicletta pedalando sotto la pioggia contromano per non arrivare in ritardo?

                Dai…

                Non dico che il lavoro nel supermercato sia “brutto”; è anche sicuramente tra i più garantiti che esistano oggi.

                Semplicemente, non ha nulla a che fare con chi la fa, a differenza di fare la cartolaia. E sai che tu stai dando la parte migliore della tua vita a qualcuno che non vede l’ora di buttarti fuori e sostituire con un robot.

              • Francesco says:

                se proprio odi il lavoro dipendente, allora inventatene uno autonomo

                mi pare una sproporzione tra la sofferenza e lo sforzo per eliminarla

                ciao

              • Per Francesco

                “se proprio odi il lavoro dipendente, allora inventatene uno autonomo”

                Il problema è il giovane normale: quello che non è un aspirante archivista esperto di manoscritti greci medievali e non è diventato un programmatore di Linux a sette anni e non discende da quattro generazioni di notai.

                Insomma, non si realizzerà mai con lo studio, e nemmeno con lo “startup” o con l’inculator, dove uno si mille esce vincitore e diventa milionario e gli altri, boh.

                La società attuale ha una gran fame, e ne avrà forse anche per il prossimo futuro, di estetiste, idraulici, elettricisti, parrucchieri, muratori, giardinieri.

                Il problema è che con la distruzione dei vecchi artigiani, i ragazzi si devono improvvisare mestieri che non si improvvisano, assumendosi contemporaneamente un peso insopportabile di burocrazia e di tasse.

                Aggiungi che hanno addirittura prolungato l’obbligo scolastico, e che c’è una crescente cultura buonista che ritiene che qualunque ragazzo esca dal sistema scolastico sia un “fallimento” da “recuperare”. Facendogli così perdere anni preziosi in cui imparare un mestiere.

                Insomma, non è tanto facile oggi inventarsi un mestiere autonomo, motivo in più per ammirare i pochi che lo fanno.

    • Carlo says:

      Non voglio atteggiarmi a difensore di Miguel, ma non mi sembra abbia affermato che la dimensione rionale sia ideale per qualsiasi cosa, visto che nel post dice apertamente che la sovranità rionale può avere anche effetti negativi.

      • Roberto says:

        Mi aveva colpito la sovranità rionale come positiva per l’ambiente, mentre mi sembra che sia una tipica materia in cui la anche la sovranità statale rischia di essere inutile

      • Roberto says:

        E stessa considerazione per il commercio

  2. Roberto says:

    Per quanto riguarda invece l’articolo del buon Jacopo, molti dubbi potrebbero essere risolti pensando che la sovranità è un elemento costitutivo dello Stato, non di altre organizzazioni a base territoriale

  3. Z. says:

    Z.Z. dice:

    ci sono questioni che si regolano meglio a livello individuale, altre a livello familiare, altre a livello di rione, quartiere, città, provincia, regione…

    Dipende.

  4. Moi says:

    … Nuovo psicodramma Radical-Chic : Towanda Day

    Il Towanda Day delle donne dem: “Mai più pluricandidature”
    Dall’appello che ha raccolto più di 1000 firme alla nascita di una nuova associazione per risvegliare un Pd sempre più maschile

    ——————

    http://www.repubblica.it/politica/2018/05/12/news/il_towanda_day_delle_donne_dem_mai_piu_pluricandidature_-196199747/

    L’assemblea delle donne del Pd Towanda (ansa)

    ROMA –

    “Fate bene a essere incazzate ma dovete passare, come sapete fare e state già facendo, dalla protesta alla proposta. Prepariamo assieme l’assemblea del 19 maggio”. Il segretario Maurizio Martina getta acqua sul fuoco all’assemblea delle donne Dem riunite nel Teatro de’ Servi a Roma per denunciare la sotto-rappresentanza femminile fra i nuovi parlamentari del Partito Democratico.

  5. Moi says:

    *** Ecco dove l’ avevo già sentito, ‘sto Towanda : **

    http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2018/04/12/usate-dai-big-donne-contro-donne-nel_BkQ8qTQo0GEHbzcev8CptL.html

    Donne contro donne: nel Partito democratico non c’è pace. ‘Towanda dem’, come in

    ‘Pomodori verdi fritti’.

    https://en.wikipedia.org/wiki/Fried_Green_Tomatoes

    (NON ho colto il nesso … ma da quando i Liberals all’Amatriciana hanno “logica” nel proprio agire ?!)

    E’ lo slogan dell’appello sottoscritto da 450 donne, impegnate a diversi livelli nel Pd, per denunciare la scarsa rappresentanza femminile nei gruppi usciti dal voto del 4 marzo e tornare ad essere “protagoniste della necessaria fase costituente del Partito democratico a cominciare dall’effettiva rappresentanza paritaria ad ogni livello, ispirata a merito, competenze e rappresentatività politica territoriale, piuttosto che a logiche di fedeltà politica”.

    L’appello è promosso da Francesca Puglisi, già presidente della commissione contro il femminicidio al Senato.

  6. Moi says:

    Sette uomini a contendersi una leadership e una serie di candidate messe come figurine in più collegi per aggirare le quote rosa. «Un gioco scorretto», l’ha definito Rosy Bindi, «cui si sono prestate le stesse donne».

    https://www.vanityfair.it/news/politica/2018/03/12/pd-donne-candidate-elette-pluricandidate

    Che, secondo Nadia Urbinati, «non sempre mostrano solidarietà tra di loro»

    ———————

  7. Moi says:

    Opposizione Intera (!) di Gender nel PD ! … D’altronde, perché Scioperi di Genere sì e Opposizioni di Genere no ?!

    http://www.la7.it/tagada/video/spunta-towanda-corrente-delle-donne-pd-14-05-2018-241580

    Spunta ‘Towanda’, corrente delle donne PD

  8. Moi says:

    “InterNa” e.c.

    ———-

    Questi/e/* a trasformare le proprie beghe élitarie in problemi del “Paese” sono inarrivabili !

  9. Moi says:

    @ MIRKHOND

    https://www.maurizioblondet.it/non-amano-nostri-valori-poteva-immaginarlo/

    NON AMANO “I NOSTRI VALORI” (Chi poteva immaginarlo?)
    Maurizio Blondet

    • Moi says:

      * CortoCircuito Kalergico-Sorosiano imminente da Ius Soli : *

      Le Towandiane (o come accidenti si chiamano) si realizzino quindi esclusivamente in quanto madri premurose e mogli fedeli nonché alacri nelle faccende domestiche … giacché le Risorse Boldriniane ci ricordano incessantemente icché vòlle, vòle nonché vorrà l’ Unica Religione Veramente Vera Fondante e Fondativa di qualsivoglia Società !

      😉

    • Francesco says:

      Sono impressionato dalla banalità delle scoperte fatte dalle inchieste citate da Blondet.

      Tu no?

      Fortuna che non hanno intervistato nessuno di noi!

      😀

      • Francesco says:

        PS io sarei finito nella categoria filo-ISIS per praticamente tutte le domande “di costume” o “teologiche”

        😀

  10. mirkhond says:

    Non mi sembra che dica novità rispetto all’argomento che tratta.
    Comunque a parte la paura, quali soluzioni si prospettano concretamente per risolvere il problema dell’immigrazione islamica in Europa?
    Poi antisemitismo arabo è davvero un ridicolo ossimoro.
    Casomai sarebbe più corretto antigiudaismo o antiebraismo.

    • Moi says:

      ali soluzioni si prospettano concretamente per risolvere il problema dell’immigrazione islamica in Europa?

      ————-

      O nessuna o … emulare Israele. Perciò, nessuna!

      • mirkhond says:

        E’ curioso come Israele piaccia più a destra che a sinistra, e proprio per il suo militarismo cazzuto che ci da un’immagine ben diversa dell’ebreo, rispetto al mite abitante del ghetto continuamente perseguitato.

      • PinoMamet says:

        è vero;
        dal mondo ebraico italiano, in proposito, giungono voci contrastanti.
        Data per scontata l’inevitabile vicinanza alle posizioni israeliane, quasi universale, mentre molti l’appoggio da destra è accettato acriticamente, non mancano pareri, anche autorevoli, che mettono in guardie da certe amicizie scomode.

        Si percepisce un dissidio, una scomodità, un poco agio proprio con le posizioni anti-arabe/anti-musulmane, che sono “strategicamente” utili ma ricordano spesso un po’ troppo il vecchio anti-semitismo, nei modi e negli argomenti…

        • Moi says:

          A parte i Neo-Fascisti ” Tradizionali ” che si vantano di stare dalla parte dei Palestinesi, fin dai tempi di Al-Husseini !

          … Piccolo “Bug” 😉 della Vulgata Main Stream !

    • Francesco says:

      A nessuno viene in mente anche solo di chiedersi “per quanto tempo” le idee degli immigrati restano così separate da quelle delle società ospitanti?

      Credo che nella maggioranza dei casi storici la prima generazione abbia adottato una versione “irrigidita” della propria identità, soprattutto nelle componenti più simboliche e identitarie.

      Poi per osmosi i valori della società ospitante hanno inquinato questa artificiosa purezza.

      Ciao

      • Per Francesco

        “Credo che nella maggioranza dei casi storici la prima generazione abbia adottato una versione “irrigidita” della propria identità, soprattutto nelle componenti più simboliche e identitarie.”

        Nel caso degli ispanici negli Stati Uniti, direi al contrario.

        Nel senso che i padri magari erano più devoti ad andare in chiesa, ma i figli hanno scoperto l’identità della “Raza” e la rivendicazione del Texas e forme di neopaganesimo.

        Dipende anche da quanto il sistema economico sia inclusivo: finché c’è lavoro per tutti, non c’è problema. Poi se c’è la crisi, una prima scrematura è etnica, con azioni e reazioni di ogni tipo.

        Se sommi questo all’urbanistica “zonizzata”… nelle banlieues francesi, siamo ormai alla terza generazione.

        • Francesco says:

          quindi la discriminante è il lavoro: se c’è lavoro, mi integro, se non c’è non posso integrarmi e mi invento una identità etnica radicale quanto le mie frustrazioni?

          però in Francia quello che non ha funzionato è l’integrazione quando c’era lavoro, come in Inghilterra, almeno così mi pare, e forse anche in Germania.

          così allo scoppio della crisi la mancata integrazione ha fatto esplodere le divisioni etniche

          ?

          • Per Francesco

            “così allo scoppio della crisi la mancata integrazione ha fatto esplodere le divisioni etniche”

            Può darsi, forse nulla calato dall’alto “funziona”.

            Funziona – nel bene come nel male – la spontanea interazione, che dipende da fattori molto sottili, che nessuna politica può determinare.

            Forse la politica potrebbe agire su alcune cose, che evitino la concentrazione di gruppi sociali ed etnici in certi distretti, e di altri in altri distretti.

            • Francesco says:

              però la creazione dei nuovi cittadini USA inizia da lì, da 200 anni a questa parte

              o mi sbaglio?

  11. Moi says:

    SOCIAL VIDEOGAMES [cit.] …

    https://www.corriere.it/cronache/18_maggio_16/i-rom-puzzano-facebook-4-mesi-carcere-modella-razzista-f5f0e012-58e3-11e8-a92f-c55317f6ffa7.shtml

    condannata la “Miss” Xenfoba Vs i Rumeni … «Io e il popolo romeno non andremo mai d’accordo, tra badanti depresse e altri elementi maleodoranti privi di civiltà ed educazione». Il post pubblicato quattro anni fa da Michela Bartolotta sulla sua pagina Facebook

    • Per moi

      “Miss xenofoba”

      Divertente… il link (ma non il titolo dell’articolo) parla di “i-rom-puzzano”.

      I romeni ogni giorno dicono dei rom cose un po’ peggiori di “badanti depresse”.

  12. Moi says:

    Irlanda: e il Santo Patrizio, Patrono della Birra 😉 riebbe davvero la sua Festa …

    https://www.irishcentral.com/roots/history/pubs-closed-ireland-st-patricks-day

    • PinoMamet says:

      A proposito di ubriacature, che è questa cosa degli Alpini a Trento accusati di molestie?

      Io non so nulla di più di quanto leggiucchiato nei giornali, butto lì però un po’ di riflessioni a caso:

      -gli Alpini sono noti per ubriacarsi, ma sono noti anche come volontari, altruisti ecc.; nelle loro adunanze (ne hanno fatta una anche a Parma, e una più piccola nella mia cittadina) non mi risulta sia mai successo nulla del genere;

      -d’altra parte, quando si riunisce una massa di uomini ubriachi, c’è da aspettarsi le peggio cose, e forse gli Alpini in congedo dovrebbero riconsiderare la loro immagine e la loro educazione, che
      può benissimo essersi deterioriata

      -la presenza degli Alpini a Trento è stata preceduta da una serie di polemiche e boicottaggi: gli Alpini sono considerati un simbolo di “italianità” e poco ben visti; scopro che anche Trento, come Bolzano (ma Trento non era una città italofona? boh) gradisce poco l’italianizzazione (nel suo caso suppongo presunta, perché non mi risulta abbia mai parlato tedesco) e ha i suoi gruppi di schuetzen nostalgici dell’Impero austro-ungarico

      -prima di queste polemiche, ce ne sono state altre perché gli Alpini (in servizio) avrebbero mostrato e fatto maneggiare armi (scariche) ai bambini, durante qualche dimostrazione o manifestazione;

      -la cosa è stata poi vista, insieme alle molestie, come “i valori machisti e retrogradi ecc.”, mentre (e questo è un mio parere) ritengo che i soldati che mostrano le armi ai bambini, e gli ex soldati che toccano il culo alle donne, siano proprio esempi di valori opposti.

      • mirkhond says:

        Da noi a Bari, gli Alpini tennero il loro raduno nel lontano 1993.
        Mi ricordo che a salutarli c’era una folla immensa di baresi, tanto che si faceva fatica a camminare per poterli vedere.
        Ricordo ancora lo scambio di indirizzi con alcuni Alpini piemontesi.
        A guastare lo spettacolo, alcune gesta dei topini barivecchiani che rubarono persino il berretto ad alpini isolati.

        • mirkhond says:

          Ricordo anche un alpino delle valli bergamasche che sembrava il nonno di Heidi con la sua gran barba bianca.

      • Francesco says:

        andrei “all in” sulla voce “cazzate ideologiche di una sinistra vecchissima” che a Trento sarà ancora viva per colpa della storia della città

        ciao

  13. Moi says:

    Avete presente il film di Ciprì e Marisco con l’ autoerotismo in chiesa ?

    https://www.ilgazzettino.it/vicenza_bassano/vicenza_arresto_lesioni_atti_osceni_polizia_duomo-3658378.html

    Kenyano lo fa davvero a Vicenza

  14. mirkhond says:

    “scopro che anche Trento, come Bolzano (ma Trento non era una città italofona? boh) gradisce poco l’italianizzazione (nel suo caso suppongo presunta, perché non mi risulta abbia mai parlato tedesco) e ha i suoi gruppi di schuetzen nostalgici dell’Impero austro-ungarico”

    I welschtiroler, i Tirolesi latinofoni.

  15. Moi says:

    Alpini “accusati di” molestia ?! … Sono molestatori in flagrante: se metti in dubbio la parola delle donne sei misssoggeno ! 😉

    • Francesco says:

      micromega … esiste ancora?

      inizio quasi a pensare che il governo dei due cretini potrebbe avere qualche lato positivo, se spazza via certo marciume renitente a crepare

      ma temo sia ottimismo senza ragione

  16. Roberto says:

    Io suggerisco per le prime 24 ore di un nuovo topic di non andare OT (per gli OT si può sempre utilizzare il penultimo post).
    Non che gli OT non siano divertenti ma per una volta 🙂 la discussione in topic era interessante!

    Vogliamo concludere questo gentleman’s agreement?

    • PinoMamet says:

      Mi sembra ragionevole, anche se non condivido il tuo gusto in fatto di topic 😉
      Sono argomenti un po’ troppo seri per me 😀

    • Per roberto

      “Io suggerisco per le prime 24 ore di un nuovo topic di non andare OT (per gli OT si può sempre utilizzare il penultimo post).”

      Una bellissima proposta, condivido!

  17. Tornando in topic

    “Mi aveva colpito la sovranità rionale come positiva per l’ambiente, mentre mi sembra che sia una tipica materia in cui la anche la sovranità statale rischia di essere inutile”

    La sovranità rionale è positiva per il proprio ambiente; per il coordinamento tra ambienti, ci vuole una sovranità più elevata.

    Il Comune “A” si trova a monte del fiume e c’è una fabbrichetta, pulita pulita che però scarica nel fiume addosso al Comune “B”.

    Soluzioni:

    1) sovranità nazionale alla Trump, “certo c’è un prezzo da pagare, ma l’economia nel suo complesso ci guadagna, poi vuoi mettere,i Posti di Lavoro?!”

    2) sovranità rionale del Comune “A”: ci piace così!

    3) sovranità rionale del Comune “B”: noi non paghiamo per arricchire “A”.

    4) sovranità nazionale sensata, considera che qualunque sia il bilancio economico complessivo, il punto di vista del Comune B è importante quanto quello del Comune A, e che il Comune A è sovrano (sussidiarietà!) sul proprio territorio finché non danneggia gli altri (come invece sta facendo il Comune B).

    Nessuno come il Comune B ha davvero la motivazione diretta, immediata per combattere uno scempio ambientale. Non per motivi astratti, ma perché ne va della sua vita.

    • PinoMamet says:

      D’accordo ma per combattere, per esempio, uno scempio ambientale, non basta la motivazione, ci vogliono delle leggi e qualcuno che le faccia rispettare.

      Se esistesse solo la sovranità del Comune B sul territorio del Comune B, tanti saluti: o fa la guerra al Comune A, oppure quello continuerà a scaricare come gli pare.

      Per questo è necessaria una sovranità più alta, che sappia all’occorrenza essere “sensata”
      (sono poi i cittadini, auspicabilmente, a decidere cosa è più o meno sensato).

      E in effetti questa è anche la motivazione degli accordi internazionali, dall’ONU al Protocollo di Kyoto…

      • Per Pino Mamet

        “Per questo è necessaria una sovranità più alta, che sappia all’occorrenza essere “sensata””

        infatti, sta lì la sussidiarietà.

        Ma il punto di partenza è che un territorio ha sempre il diritto di resistere a diventare la discarica di un altro.

        Nell’esempio della pizzeria, è il rione che si ribella all’essere usato come discarica. Poi arriva lo Stato e applica la proposta di Roberto di tassare i cartoni per la pizza.

        Mentre oggi prevale il criterio opposto: Miguel guadagna soldi scaricando i rifiuti davanti casa di Pino, e siccome l’economia si misura in soldi, Pino se obietta è uno sporco nimbista e nemico della crescita.

        • PinoMamet says:

          “Ma il punto di partenza è che un territorio ha sempre il diritto di resistere a diventare la discarica di un altro. ”

          Non è che sia a contrario a priori, ma trovo difficile esprimerlo in una forma giuridica accettabile.

        • Roberto says:

          Giusto un dettaglio: non voglio tassare i cartoni ma istituire un sistema tipo “vuoto a rendere”

          • per roberto

            “Giusto un dettaglio: non voglio tassare i cartoni ma istituire un sistema tipo “vuoto a rendere””

            Secondo me, se invece di fare l’asociale in Lussemburgo, stessi qui, saresti il nostro “politico” ideale: tra virgolette, non nel senso di “consigliere eletto”, ma di quello che riesce a trovare proposte pratiche che risolvono realmente dei problemi.

            Infatti, siamo in disaccordo sulle premesse, poi arrivi tu e in un attimo trovi una soluzione con cui sono d’accordo pure io!

        • Francesco says:

          >>> Ma il punto di partenza è che un territorio ha sempre il diritto di resistere a diventare la discarica di un altro.

          “sempre” mi pare una parola grossa

          le cose che si possono fare senza danneggiare in nessun modo nessun altro sono quasi nessuna. il 99% della politica (quella vera, non quella che definisci tu in senso etimologico) è gestione di vantaggi e svantaggi e compensazioni tra gruppi

          ciao

  18. Francesco says:

    OT

    intendo protestare per la lunghezza del testo.

    sarà che la mia capacità di concentrazione è limitata (o tempora o mores) ma mi sono rotto le palle dopo, credo, un terzo

    in verità è bastato l’arrivo disinvolto dell’entropia, concetto fisico infilato con faciloneria in un discorso politico, per farmi arrabbiare ma in ogni caso sarebbe meglio controllare cosa di ha da dire PRIMA di scrivere lenzuolate intere

    🙁

  19. Francesco says:

    >> E’ una novità assoluta nella storia che i grandi capitali possano spostarsi liberamente o quasi da una parte all’altra del mondo

    questo è solo parzialmente vero, la seconda metà del 1800 era in una situazione simile

    >> le masse dei disoccupati […] possano passare da un paese all’altro [liberamente]

    avrei molto da obiettare su questo punto, che mi pare sostanzialmente errato

    >>> Un’altra grossa fetta del conto viene pagato dalle classi lavoratrici dei paesi poveri,

    direi che i fatti sono esattamente al contrario: le classi lavoratrici dei paesi poveri non sono mai state così bene in tutta la storia.

    >>> la perdita di sovranità verso organismi commerciali [.] ha solo [effetti] negativi.

    pregasi di non fare affermazioni economiche senza dimostrarlo, si rischia di cadere in grossi errori

    PS solo per curiosità: come mai l’Indonesia è un candidato a “stato sovrano”? non vedo cosa abbia di più di moltissimi deboli stati del terzo mondo. piuttosto l’Iran, per dire

  20. Moi says:

    penultimo post … 24 h passate abbondantemente :

    … avete sentito la nuova tiritera che Meghan Markle è “bi-racial” ? … Visto che in tanti c’avete ‘sta fissa “razzialista” [sic] !

    • PinoMamet says:

      Io ho scoperto che era mulatta perché l’hanno detto, e poi han fatto vedere sua madre.
      Dice che in America non la facevano lavorare nei ruoli da nera perché “troppo bianca”, e questo mi sembra senz’altro vero, e nei ruoli da bianca perché “troppo nera”, e questo mi stupisce molto.
      Fortuna che ci sono anche ruoli non “razziali” 😉

      Del resto, nonostante Ariana Grande abbia spergiurato ovunque di essere italiana (e lo è, al 100%) ci sono ancora siti che la definiscono “racially ambiguous” perché è una morettina. Bah.
      In uno di quei programmi con i test genetici salta fuori che il suo patrimonio genetico verrebbe (con tutte le semplificazioni del caso) in parte da Francia, Africa del Nord e Grecia (ovviamente non vuol dire un cazzo…) e infatti nelle rispettive lingue anche questi paesi, su Wikipedia, rivendicano la “paternità” della cantante per adolescenti (credo molisana).

      Curiosità: ho in classe una studentessa indiana che le somiglia tantissimo.

      Curiosità due: scopro da Instagram, dove non so perché tanti Sikh mi “seguono”, che c’è un’attivista indiana giovanissima, tale Navjot Kaur Lambi.

      Beh, la Navjot è chiarissima di pelle e castana di capelli; somiglia a una mia amica di un paesino qua attorno. Lì per lì ho pensato fosse anglo-indiana, invece no, pare che venga da una famiglia di agricoltori del Punjab.

      • PinoMamet says:

        Per inciso, Cose che non c’entrano due, la Navjot è un’attivista del “Partito dell’Uomo Qualunque”
        (si chiama proprio così, Aam Aadmi Party).

        • Z. says:

          Forte! Si ispira all’esperienza italiana di Giannini?

        • PinoMamet says:

          Non ne ho idea, in compenso la signora Kaur Lambi prende ispirazione da un tal “martire” Baghat Singh che a sua volta si ispirava a Mazzini…

  21. Moi says:

    A me Doria Ragland (così si chiama) sembra più “nera” (benché un po’ pochino sbiadita) … di tante (ma davvero tante !) altre

    (tipo la mamma e la figlia maggiore de “I Robinson” … anzi: pure la “Denise” ! … Per non parlare dei nonni, chiarissimi rispetto al figlio Cliff !). O la Zia Rachel di OttoSottoUnTetto ! Nonché di … Obama stesso ! 😉

    E mica solo “skin tone”, ma anche i famigerati “tratti somatici”: che solo la parola mi suggerisce l’ immagine di una mano che tiene un compasso ricurvo craniometrico, mentre l’ altra titilla i baffi a manubrio durante calcoli complicatissimi fatti “a mano” 😉 .

    Boh … mah: confesso che le logiche “razzialiste” USA mi sfuggono ! Anche perché più si ideologizzano, più il “Sociale” prevale sul “Biologico”. Per capirci.

    • PinoMamet says:

      Infatti.
      Un giorno qualcuno gli aprirà gli occhi e la molleranno di infastidirsi e di ammorbarci con questa cosa di white&black, e sarà un gran bel giorno per tutti.

  22. Moi says:

    fra l’altro, mi pare proprio che Jaleel White (il SuperNerd Steve Urkel) , crescendo abbia perso i tratti somatici da “negretto” 😉 per sembrare un Arabo del modello più scuretto. 😉

  23. Moi says:

    Fortuna che ci sono anche ruoli non “razziali”

    —-

    Già: tipo le Divinità Norrene 😉 !

  24. Moi says:

    Io credevo che Meghan Markle avesse giusto-giusto una sola nonna (o nonno) dal Pakistan (che poi anche lì, mica c’è solo un gruppo etnico …) di extra-Albionico.

  25. Peucezio says:

    Mah, mi sembrano petizioni di principio.

    “E’ possibile un recupero di sovranità da parte della politica nei confronti della finanza e del commercio? Molto difficile, visto il potere che le grandi lobby hanno acquisito presso tutti i governi. Ma almeno teoricamente sarebbe possibile ad una condizione: che gli organismi politici avessero un potere maggiore di quello delle holding principali.
    In pratica, ciò significa che solo degli stati più potenti potrebbero, se volessero, invertire la tendenza in atto. In pratica, questo significa Cina ed USA; forse Russia, Indonesia e India, ma certamente non paesi che, ad onta del loro passato, sono oramai una periferia fané del mondo che conta. Vuol dire che per noi, l’unica possibilità sarebbe un’azione congiunta e unitaria da parte di tutti i 27 paesi menbri dell’UE (T. Piketty “Il Capitale nel XXI secolo” 2013).”

    Va bene, ma devi suffragarlo con dati, esempi, cifre, altrimenti io posso affermare l’opposto con altrettanta ragione.
    Poi mette un link a Wikipedia che non chiarisce nulla.
    Ed è impostato un po’ tutto così: molta teoria, ma poi bisogna vedere quali sono le vere forze in campo e quelle che vi si oppongono.

    • Z. says:

      Beh, il principio alla base del ragionamento, di cui al primo paragrafo, mi sembra condivisibile: per esercitare sovranità occorre un potere superiore a quello di cui dispone chi la mina.

      • Peucezio says:

        Ma il potere è dato dallo stato di diritto.
        Nessuno vieta allo stato non solo di cacciare un’impresa dal suo territorio e chiuderla, ma anche di espropriarne i beni.
        Mentre un privato non può fare nulla di tutto questo.
        Ma perché lo stato, che ha il monopolio della forza, lo usi contro le multinazionali o chiunque cerchi di sovrastarlo, bisogna che i governanti abbiano coraggio, cosa che di solito non hanno (in Occidente almeno; in Russia hanno preso Chodorkovskij e l’hanno sbattuto in Siberia).

      • Peucezio says:

        In ogni caso la sovranità è un principio giuridico, non economico e non, in senso stretto, geopolitico.
        L’esercizio della sovranità ha conseguenze geopolitiche, ma la sovranità in sé ha la il suo fondamento nel diritto, non nella forza, altrimenti la mafia eserciterebbe la sovranità, invece esercita localmente solo forme di controllo de facto del territorio.

        • Francesco says:

          Credevo che la sovranità fosse la doratura legalistica del potere effettivo.

          Almeno noi cinici seguaci del realismo dovremmo pensarla così, no?

          Certo che in teoria qualsiasi Stato può decidere cosa fare con qualsiasi privato molto ricco … solo che ci sono delle conseguenze. Di solito legate alle scelte degli altri Stati.

          Ah, lo stato di diritto è quella nozione sulla cui assenza si basa tutto in Russia. Giusto?

          Ciao

          • Peucezio says:

            Francesco,
            “Credevo che la sovranità fosse la doratura legalistica del potere effettivo.”

            Non direi. Ripeto, la mafia che doratura legalistica ha? E vuoi forse negare che abbia potere effettivo?

            Circa la Russia: la sovranità, come la legge stessa, trova in sé la sua legittimazione: anche l’arbitrio (che comunque non è certo quello che regge la Russia, che è uno stato di diritto a tutti gli effetti e con tutte le garanzie, ma con una politica orientata nel senso dell’interesse nazionale, che è ciò che dovrebbe essere ogni stato normale) è espressione dello stato di diritto.
            D’altronde una certa dose di arbitrio c’è in tutti gli stati: i poteri dei magistrati per esempio hanno margini di discrezionalità e in Italia se ne vedono le conseguenze (e se si dovesse ricavare da ciò una definizione dell’Italia, dovremmo dire che l’Italia è l’esatto opposto della Russia: arbitrio e sopruso dello stato contro i cittadini, senza interesse nazionale; insomma, come un ristorante in cui paghi tanto e mangi di merda; non solo, ma il ristoratore nemmeno si arricchisce, perché spende male, è disorganizzato, ecc.).

            • Francesco says:

              Appunto, alla mafia manca ancora la legittimità del potere che ha già. Poverini!

              Garanzie … secondo me non esiste neppure la parola in russo, la traducono direttamento con tradimento!
              E il bello è che l’arbitrio del potere è (evidentemente) il più grave limite della società russa, quello che impedisce loro di stare meglio e diventare civili (nel senso vero del termine).
              I potenti russi hanno una serie di scuse pronte all’uso per giustificare la propria prepotenza, da molto tempo: nessuna è vera, però.

              Ah, io preferisco l’anarchia confusionaria italiana alla prepotenza pseudo-organizzata russa, mi lascia più spazio per respirare.

              Ciao

    • Francesco says:

      il problema sono i politici che vorrebbero “recuperare sovranità” gratis

      cioè vogliono dichiarare guerra ai possessori di capitali finanziari mobili ma allo stesso tempo si offendono se questi portano i loro capitali altrove, non investono nel Sovranistan, non ne comprano i titoli di Stato, non si fidano di promesse ma chiedono garanzie … figurarsi se disdegnano il Tallero Sovrano e preferiscono altre valute

      esistono gli Snowflakes Sovranists? 😀

  26. Un esempio dei pericoli posti dal sovranismo nazionale:

    http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2017/09/15/news/colossi-vi-sconto-le-tasse-1.310148

    “Bruxelles Leaks: ecco come il governo Renzi ha scontato le tasse alle multinazionali
    I vantaggi fiscali sono stati enormi. Ma la lista di chi ne ha approfittato è ancora segreta. Dalle carte riservate dell’Unione Europea emerge che nel 2015 l’Italia ha dimezzato le imposte ai grandi gruppi multinazionali.”

    • Francesco says:

      Questa cosa ha una parte di verità, le multinazionali riescono a “spostare” con artifici contabili i loro profitti per farli apparire in nazioni con cui hanno accordi a loro vantaggiosi.

      La parte che non viene detta è che questi paesi si sono infilati in situazioni economicamente disastrose e hanno venduto la loro dignità (altro che la sovranità) per un piattino di lenticchie.

      A me non pare così strano che se metto tasse altissime provoco la fuga di chi voglio tartassare. Mi basta che questi non riescano poi a godere dei vantaggi della mia spesa pubblica lo stesso (eg residenza fiscale in Lussemburgo ma vivo in Germania). Quello per me si chiama imbrogliare.

      Ciao

  27. Francesco says:

    IT

    caro Pino, hai visto “Lui è tornato”? cosa ne pensi?

    avrebbe potuto essere un film molto più interessante e provocatorio e utile, invece il regista ha avuto paura e ha virato troppo sulla farsa

    ciao

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