Non esistono pasti gratuiti

Ieri mattina, passavo presto dalle parte dell’Ardiglione, e c’era un gran mucchio di rifiuti. Purtroppo non avevo dietro la macchina fotografica, ma prendo da Scattonetto una foto che rende l’idea di come si presenta normalmente il nostro quartiere:

Solo che questa volta, succedeva in un posto in cui cassonetti non ce ne sono, su un marciapiede largo forse venti centimetri.

Quello che sta succedendo, ce lo spiega un signore che cura con grande attenzione gli ospiti delle stanze che affitta, accanto a dove abita.

Con l’esplosione di gente che affitta camere tramite agenzie planetarie, sarebbe bello se la gente che abita davvero qui potesse fare qualche soldo in più, affittando la stanza che non usa mai a qualcuno innamorato di Firenze, e magari usando i soldi per rimettere in sesto case vecchie che rischiano di crollare.

Solo che non funziona così.

C’è la nostra amica reduce da un divorzio pesante, con un figliolo a carico, che prende in affitto una camera, poi la buttano fuori, e il padrone di casa spiega,

“se ci faccio un B&B, guadagno novanta euro al giorno”.

Così lei va prima a casa di un amico, poi di un parente, e il bimbo tutto contento di tante avventure le chiede, “e stanotte dove dormiamo?”

Nelle case, o ci stanno i residenti o ci stanno i turisti.

E allora, gli indigeni o scappano in qualche quartiere periferico e affittano le case in San Frediano, oppure le vendono, che oggi nel quartiere più incoolato del pianeta, i prezzi sono alle stelle.

Abbiamo scritto più volte che, in questi tempi di sovrabbondanza di roba, l’unica cosa di cui gli esseri umani hanno davvero bisogno è un tetto.

Certo, i tetti si sono affittati dai tempi di Giuseppe e Maria, ma comunque sono sempre stati legati al pensiero, io qui ci abito, qui farò crescere i figlioli. Se tutte le locande non fossero state piene, il piccolo Gesù magari sarebbe stato coccolato dalla figliola dell’oste, visto che anche i padroni ci abitavano nella locanda.

I nuovi acquirenti, che in genere non si sa nemmeno chi siano, o gli indigeni scappati altrove, non hanno alcun rapporto con il quartiere: non è una rete di case, di persone, di generazioni, ma un investimento.

In questo investimento, devono rendere conto a un’unica autorità: una sorgente elettronica di clienti, che non si sa nemmeno dove si trovi. Ecco la sede di AirBnB a San Francisco, che da sola mostra come i proprietari vedono una città:

foto diDlluOwn work, CC BY-SA 4.0, Link

I proprietari presenti, come quello che ci parla all’Ardiglione, stanno attentissimi al quartiere, ma sono ormai una minoranza. Tanto, quando ti chiedono se ti è piaciuto o no l’appartamento, AirBnB mica ti chiede come il proprietario si rapporta con il quartiere. O cosa ne è dei rifiuti.

I proprietari assenteisti aspettano il cliente per cinque minuti sotto Dante and Beatrice Flat, poi dicono, “Ere iz de key de batroom iz det yu pay now bai bai!” e spariscono, lasciando i turisti nel dubbio su cosa fare con i loro rifiuti.

La mattina dopo, quindi i turisti o li depositano sul marciapiede in fondo alla casa, o li lasciano nell’appartamento.

Mezz’ora dopo, arriva un ragazzo peruviano pagato in nero per pulire l’appartamento: deve fare di corsa, però deve pulirne altri nove, prima che arrivino i clienti nel pomeriggio. Così sistema i letti, spazza, abbandona i rifiuti all’angolo della strada e salta sul motorino per andare a pulire il Giotto Apartment.

Le pulizie pubbliche vengono fatte invece da operatori che lavorano per cooperative in subappalto, pagati al minimo e con i secondi contati, visto che gli appalti si vincono promettendo  molto lavoro per pochi soldi.

Non è certo previsto che ogni giorno si prendano carico di roba che non sta in nessun cassonetto, anche se spesso lo fanno, come lo fanno anche i residenti del quartiere (gli stessi che ogni mattina puliscono la strada dalla pipì dei movidari nottambuli).

Insomma, la solita lezione, non esistono pasti gratuiti.

I soldi che arrivano a tanti piccoli proprietari si guadagnano con l’espulsione dei residenti, l’abbruttimento del quartiere, lavoro straordinario per i vicini e per gli spazzini, e ogni volta, un importo tra il 6% e il 12% della transazione finisce in quel palazzone di San Francisco. Che immaginiamo molto pulito dentro.

Ecco perché è giusto dire che gli stranieri ci invadono, anzi ci distruggono.

E non parlo certo delle famiglie marocchine che vengono sfrattate anche loro, e nemmeno dei turisti che se vengono qui, vuol dire che in qualche modo vedono in maniera positiva il luogo.

No, gli stranieri sono gli estranei.  Non dovrebbe essere un concetto difficile da capire.

Gli stranieri sono le persone di ogni etnia (ma quasi tutti italiani) che vedono il quartiere non come un luogo vivo, ma come un investimento.

Stiamo cercando di vedere se si riesce a contattare AirBnB, per convincerli a mettere qualche domanda sulla sostenibilità tra quelle che danno punteggio ai host, ma si fa molta fatica ad arrivare a un essere umano.

Nel frattempo, sentiamo che il nuovo governo ha intenzione di abolire la tassa di soggiorno, unica tenue compensazione per i comuni del danno inferto da questi meccanismi.

Pare che la proposta parta proprio da quel partito che pretende di difendere l’identità degli italiani.

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57 Responses to Non esistono pasti gratuiti

  1. Roberto says:

    “Stiamo cercando di vedere se si riesce a contattare AirBnB, per convincerli a mettere qualche domanda sulla sostenibilità tra quelle che danno punteggio ai host, ma si fa molta fatica ad arrivare a un essere umano.”

    Questa è una buona idea e non dovrebbe essere impossibile.
    So che per gli USA c’è una menzione speciale per quelli che hanno case energeticamente autosufficienti (o qualcosa del genere) e per quelli che pagano più del minimo i tizi che puliscono

    • Per roberto

      “So che per gli USA c’è una menzione speciale per quelli che hanno case energeticamente autosufficienti (o qualcosa del genere) e per quelli che pagano più del minimo i tizi che puliscono”

      Molto interessante… hai per caso una stampata di una tua recensione, o qualcosa del genere, che possiamo sfruttare come precedente?

      • Roberto says:

        No, non nelle recensioni, nelle presentazioni delle case (sai dove c’è la breve presentazione del proprietario? Lì)
        Ti cerco degli esempi

      • Roberto says:

        Guarda qui
        https://www.airbnb.com/help/article/1975/what-s-airbnb-s-living-wage-pledge

        In fondo alla pagina ci sono le istruzioni per avere la menzione “fair Wage”

        • Per Roberto

          “In fondo alla pagina ci sono le istruzioni per avere la menzione “fair Wage””

          Il concetto è simpatico, però qui non dobbiamo pensare all’autocertificazione del host, ma a quello che scrive il guest.

          Il guest deve vedere qualcosa di molto concreto, tipo tre bidoni (plastica, organico, indifferenziato) e dire, “l’host ce li ha” e automaticamente scatta un punto in più a favore dell’host.

          E’ molto difficile da stabilire, perché le regole cambiano addirittura di comune in comune, figuriamoci tra Italia e Argentina e Canada; l’host può mettere tre bidoni e poi buttare tutto insieme, ma il concetto è: l’host guadagna punteggio facendo uno sforzo in più, non solo a essere simpatico con il guest, ma anche facendo qualcosa per danneggiare di meno l’ambiente.

          Credo che ci vorrà un lungo lavoro a definire criteri che abbiano qualche validità internazionale, ma proviamoci.

          • Roberto says:

            Più che altro è difficile da realizzare perché è difficile avere un’omogeneità di comportamenti fra i turisti.
            Per dire, quest’estate ad ogni Airbnb greco mia moglie è partita con una lunghissima lista di domande su “dove si butta questo?” Ricevendo immancabilmente la stessa risposta “qui” con un dito puntato all’unico saccone. Immagino che i greci l’abbiano regolarmente presa per pazza o scassacazzi (o tutte e due).
            A me difficilmente verrebbe da fare la stessa domanda. Certo terrei da parte le bottiglie e la carta ma nulla più.
            Moltiplica questo per tutti i turisti possibili, dallo svedese fanatico allo spagnolo menefreghista.

            Meglio un sistema tipo pubblicitario.
            Sono un superhost non solo se sono gentile, ma pure se organizzo la raccolta differenziata

      • Roberto says:

        Invece mi sbagliavo sulla cosa dell’autonomia energetica. È una cosa che scrivono i proprietari senza controllo (mi aveva colpito perché dove andiamo quest’estate almeno un 30% delle case lo indica)

  2. Roberto says:

    “sentiamo che il nuovo governo ha intenzione di abolire la tassa di soggiorno, unica tenue compensazione per i comuni del danno inferto da questi meccanismi.”

    Anche qui sono d’accordo

    • Z. says:

      OPUCRDDR!

      (vi lascio indovinare l’acronimo)

      Anzi tutto ho forti perplessità sulla legittimità costituzionale dell’imposta di soggiorno, laddove applicata a cittadini italiani e comunitari, visto l’art. 16 c. 1 Cost. che la ditta Zalambani Zanardo si pregia di rammentarvi:

      Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

      Inoltre, la facciamo pagare ai turisti o a tutti? I malati, le famiglie dei malati, i lavoratori devono pagare? E i disoccupati in cerca di lavoro?

      In altre parole, cosa ci si propone di tassare con codesto bizzarro balzello?

      • Per Z

        “In altre parole, cosa ci si propone di tassare con codesto bizzarro balzello?”

        Accolgo la tua obiezioni sul piano giuridico.

        Sul piano se vogliamo etico, invece…

        perché io che abito qui, dal turismo non ci guadagno nulla e sto attentissimo ai rifiuti, devo pagare per quel mucchio in più di rifiuti, solo per permettere a qualcuno (che nemmeno abita qui) che a fini speculativi ha comprato la casa accanto alla mia di guadagnare un sacco di soldi?

        Non è diverso dal chiedere a me di prendere il sacchetto abbandonato di rifiuti che trovo all’angolo, e buttarlo io nel cassonetto.

      • Roberto says:

        Esiste però già adesso dappertutto e fanno pagare a chi dorme in posti in cui si paga (hotel, affittacamere eccetera)

        • Z. says:

          Robè,

          il mondo è pieno di tributi discutibili, e di ingiustizie di ben altra gravità che cinque euro al giorno di tassa sul letto. Pensa alle veline che vanno solo coi calciatori: non è ingiusto?

          Però restano comunque ingiustizie!

          🙂

          • Roberto says:

            Pensavo alla questione costituzionalità, limitandomi ad osservare che esiste dappertutto e da anni. Possibile che nessuno ne abbia mai contestato la costituzionalità?

          • Z. says:

            Robè,

            fino ai primi decenni del Novecento, con la pistola si sparava con una sola mano. Perché nessuno ci aveva pensato, a sparare a due mani? 😉

            Può anche darsi che i miei dubbi siano infondati, naturalmente!

          • Z. says:

            Banalmente, ed è solo un esempio: chi radica un giudizio per tre euro?

            Se devo fare una questione di principio, la faccio per cose gravi, tipola legge elettorale (e infatti).

            Comunque, a me il testo della costituzione pare chiaro e inequivocabile. Partendo da lì, mi sembra un’imposta dal presupposto discutibile: se io dormo da un amico a Roma, non sto soggiornando?

            Insomma, non mi convince…

            • per Z

              “Comunque, a me il testo della costituzione pare chiaro e inequivocabile. Partendo da lì, mi sembra un’imposta dal presupposto discutibile: se io dormo da un amico a Roma, non sto soggiornando?”

              Pensa che io non so esattamente in cosa consiste la “tassa di soggiorno”.

              E immagino che se io invitassi Z a casa mia e poi la mattina, mentre è in dormiveglia, gli puntassi un coltello alla gola chiedendogli 100 euro, nessun ispettore del Comune arriverebbe per tassare la nostra piccola transazione.

              Quello che voglio tassare è il fatto che AirBnB e Bookingcom prendono 10 euro da un signore che ne spende 100 per arrivare, tramite loro, in San Frediano, cosa documentabile attraverso molteplici canali.

              Poi se io fossi il dittatore d’Italia:

              1) renderei inaccessibili AirBnB e Bookingcom

              2) creerei in ogni comune un ufficio/impresa che cura il sito internet dei B&B locali

              3) abolirei la tassa di soggiorno, e darei il 10% su ogni scambio al Comune

              • Mauricius Tarvisii says:

                Scusami, eh, ma io per un periodo ho dovuto fare spesso su e giù per posti diversi e ho dovuto cercarmi alberghi. Toglimi pure booking, ma il tuo servizio sostitutivo mi riesce a trovare una camera d’albergo a prezzi sostenibili da casa mia?

            • Roberto says:

              Infatti Z, che io sappia l’imposta di soggiorno si applica a chi dorme in strutture turistiche (hotel, campeggi, Airbnb….) non se dormi dalla tua ragazza a Firenze.
              Dovrebbero chiamarla “imposta turistica”.

              Sulla libertà di circolazione, boh? 2 euro al giorno limitano il tuo diritto di circolazione?

              • Z. says:

                Certo Robè.

                Tre, quattro, otto euro al giorno, per fare quattro notti a Roma per un concorso, limitano il diritto alla circolazione di un cittadino disoccupato.

                Poi possiamo discutere se questo basta a dichiarare l’illegittimità costituzionale.

                Ma il disoccupato, anzitutto, non è un turista…

              • Roberto says:

                Scusa Z, il disoccupato invece di andare in un albergo da 70 euro andrà in uno da 68.
                Capirei se l’albergo si lamentasse

              • Z. says:

                Robè, il disoccupato va dove trova e dove può.

                Il punto è che l’imposta di soggiorno è a carico dei soggiornanti, non degli albergatori; e di tutti i soggiornanti, non dei soli turisti.

                E insomma, ecco, dormire da qualche parte a pagamento – di questo si tratta, non essere turisti – mi pare un presupposto molto discutibile per un’imposta.

                Ne dico un’altra?

                Considerare un disoccupato alla stregua di un villeggiante, e affermare che con la sua sgradevole trasferta sta manifestando una capacità contributiva eccezionale, a me suona poco meno che canzonatorio.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Banalmente, ed è solo un esempio: chi radica un giudizio per tre euro?

              Federalberghi…

              • Z. says:

                MT,

                questo può essere se effettivamente l’imposta viene traslata all’indietro.

                Che è il contrario di quel che sostiene Miguel!

      • Z. says:

        Miguel,

        capisco ciò che vuoi dire, ma qui parliamo di un tributo che grava sul soggiornante, non sul tizio che gli affitta la stanza.

        Inoltre, ammesso che vi sia traslazione all’indietro dell’imposta, essa traslazione danneggia gli operatori in regola a vantaggio di quelli in nero.

        E dunque, bisognerebbe chiedersi appunto cosa si intenda tassare, prima di valutare se l’imposta di soggiorno sia o meno strumento idoneo a farlo.

        Allo stato mi sembra un balzello arbitrario, distorsivo ed essenzialmente iniquo.

        • Roberto says:

          Anche l’IVA danneggia chi è in regola rispetto a chi imbroglia. Non capisco quest’argomento

          • Z. says:

            Roberto,

            parliamo di un settore che ha un’intera sezione sottoposta a regole completamente diverse (i B&B). Non stiamo confrontando la cartoleria Tizio con la cartoleria Caio.

            Se – e ribadisco, se – si verifica questa traslazione che Miguel dà per scontata, si tratta di un ulteriore incentivo al B&B per non dichiarare.

            • Per Z

              “Se – e ribadisco, se – si verifica questa traslazione che Miguel dà per scontata, si tratta di un ulteriore incentivo al B&B per non dichiarare.”

              1) la traslazione mi sembra scontata dal momento in cui l’host dice, “qui devi pagare 90 euro la notte più 10 euro di tassa di soggiorno, che prendi di tasca tua”.

              2) boh, certo, qualunque tassa è un incentivo per non dichiarare. E’ un argomento che non capisco, soprattutto da parte tua.

              Ma ripeto, non voglio essere polemico, mi interessa una proposta concreta. Anche perché quest’anno ci saranno le elezioni comunali a Firenze, e possiamo chiedere a tutti i partiti (senza fare preferenze) di adottare programmi concreti.

            • Z. says:

              Miguel,

              l’imposta è pensata per colpire il turista, non l’host.

              Se la dinamica è quella che descrivi, significa che il turista non riesce a traslarla, e che il governo ha fatto centro.

              A me pare di capire, invece, che tu voglia tassare gli host…

        • Per Z

          “Allo stato mi sembra un balzello arbitrario, distorsivo ed essenzialmente iniquo.”

          Sto cercando di fare un discorso esclusivamente costruttivo: cioè come facciamo a ridurre l’impatto sui luoghi “turistici” del meccanismo B&B.

          Quindi, nulla di polemico, partiamo dal presupposto che io ci capisco poco di fisco.

          Ora, come facciamo affinché il turismo (che di per sé non è una cosa mostruosa, e non odio affatto i turisti) non distrugga un quartiere?

          E che i costi vengano sostenuti da chi ci guadagna dal turismo, non da chi semplicemente ci abita?

          E’ una domanda aperta, cerco consigli, anche perché poi eventuali consigli cercheremo di tradurli in fatti concreti.

          • Z. says:

            Miguel,

            ci sta e sono preoccupazioni legittime e ragionevoli.

            Io mi pongo problemi per ceri versi simili con riguardo all’università, come sai.

  3. Francesco says:

    Miguel

    io ti voglio bene ma stai diventando ogni giorno di più un camerata, da qualche parte devi stare sbagliando!

    ciao

    • Per Francesco

      “io ti voglio bene ma stai diventando ogni giorno di più un camerata, da qualche parte devi stare sbagliando!”

      Non mi offendo, ma non capisco… di solito non critico la Lega, perché mi interessa poco e a Firenze non esiste proprio. Poi mi metto a criticare una specifica iniziativa della Lega (perché se ho ben capito, è la Lega e non il M5S ad aver chiesto l’abolizione della tassa di soggiorno) e mi dai del camerata?

  4. supervice says:

    Miguel, hai ragione su tutto, ma su quei cassonetti interrati andrebbero aggiunte due postille. La prima riguarda l’indifferenziato; siccome per conferire ci vuole la chiavetta, anche il benintenzionato straniero o non residente la munnezza la getta per strada; la seconda postilla riguarda la genialità dei ragazzi che lavorano nei due baretti vicino a Borgo San Frediano (visti di persona varie volte): cercano sempre di infilarci degli enormi sacconi di plastica, che si incastrano nel cassonetto prima di scendere sottoterra.
    Ma anche in questi due casi gli stranieri sono italiani.

    • Per Supervice

      “siccome per conferire ci vuole la chiavetta, anche il benintenzionato straniero o non residente la munnezza la getta per strada; la seconda postilla riguarda la genialità dei ragazzi che lavorano nei due baretti vicino a Borgo San Frediano (visti di persona varie volte): cercano sempre di infilarci degli enormi sacconi di plastica”

      Interessante.

      1) Per ora, la chiavetta nel nostro quartiere non c’è (credo che ci sia a San Niccolò). E mi sono trovato esattamente nelle condizioni che dici tu, a Castrovillari in Calabria, dove c’è una rigorosa politica dei rifiuti (chiavetta compresa), che mal si concilia con il turismo. Tu hai qualche idea di come si potrebbe affrontare questo problema?

      2) Sui sacconi grandi, ci sono due problemi: uno quello che dici tu, due, il fatto che i contenitori non sono comunque sufficienti per un quartiere di pochi abitanti, ma con decine di migliaia di “non abitanti” (turisti, frequentatori di locali, ecc.).

      Sapete che a volte mi piace fantasticare su temi tipo il futuro della specie umana, ma su queste cose qui sono molto concreto, e mi interessano le piccole soluzioni, che possono venire da chiunque.

  5. Roberto says:

    “Ora, come facciamo affinché il turismo (che di per sé non è una cosa mostruosa, e non odio affatto i turisti) non distrugga un quartiere?”

    Io metterei un limite di giorni di affitto delle case private.
    O diventi un vero B&B o puoi affittare la casa al massimo, chessò 90 giorni all’anno.
    Escluderei da Airbnb chi gestisce più di una casa.

    (Bene o male è quello che cercano di fare in alcune città USA, con successi limitati sul secondo punto, ma abbastanza evidenti sul primo)

    • Z. says:

      Un privato che gestisce un B&B come attività occasionale dovrebbe farlo saltuariamente e senza organizzazione professionale, già oggi.

      Non so come funzioni nella pratica. Non amo viaggiare, del resto 🙂

  6. Roberto says:

    Comunque miguel,
    Tu vedi solo costi e ci sono, sono d’accordo.
    ma il turismo è anche guadagni e non solo per lo speculatore, ma anche per il panettiere, il bar, la tintoria, il cameriere, il tabaccaio, la società che gestisce gli autobus. E poi a cascata per tutti quelli dove i personaggi summenzionati vanno a spendere i loro soldi guadagnati con il turismo.
    Ora tu dirai che non conosci nessuno che vive di turismo a Firenze, mia moglie però ha tradotto brochure turistiche quando eravamo a Bologna. Guarda fino a dove arriva il turismo, ad una traduttrice freelance….

    • Per roberto

      “ma il turismo è anche guadagni e non solo per lo speculatore, ma anche per il panettiere, il bar, la tintoria, il cameriere, il tabaccaio, la società che gestisce gli autobus.”

      Conoscendo praticamente l’intero quartiere…

      Distinguiamo tra stranieri talmente innamorati di Firenze, da appassionarsi delle piccole vicende, e quelli che passando due notti qui.

      Nella seconda categoria…

      la cartolaia,no, il ciabattino nemmeno ci guadagnano qualcosa.

      Il panettiere, un pochino ma non più di tanto.

      Il bar… conosco in effetti un paio che hanno anche, qualche volta, clienti “turisti”…

      il cameriere non abita nel quartiere, perché gli affitti ormai sono troppo alti a causa del turismo…

      la società che gestisce gli autobus, boh, non conosco nessuno nel quartiere che gestisca una ditta di autobus.

      Con questo non sto facendo un discorso generale sul turismo, voglio solo dire che l’effetto su un quartiere non è semplicemente, “iuhhuuuuu, arrivano i soldi!”

      • Roberto says:

        Miguel
        Ti chiedo di fare uno sforzo di astrazione e di non pensare al tuo quartiere che è manifestamente l’unico posto in Italia in cui nessun indigeno guadagna con il turismo.
        In Italia circa il 10% del PIL (cioè della ricchezza nazionale) è generato dal turismo. Tre milioni di posti di lavoro sono legati al turismo.
        http://www.lastampa.it/2017/07/17/economia/turismo-anno-boom-per-litalia-qGf4tZbaoxOlj9xaDycfNM/pagina.html
        (A caso, primo link)

        Sono d’accordo nel dire che non bisogna essere ciechi davanti ai problemi che vengono dal turismo, ma da qui a dire che sono solo costi e problemi mi sembra veramente assurdo

        • supervice says:

          A spanne, le attività che possono guadagnare dal turismo: schiacciaterie, lavanderie industriali, minimarket, GDO aperta anche la domenica, ristoranti.
          Gran parte del PIL di cui parli va a finanziare l’aumento della quotazione degli immobili: Firenze è la città italiana in cui il calo post-bolla è avvenuto con maggiore ritardo, con una percentuale minore, e le quotazioni hanno iniziato a risalire prima, pur essendo questa una provincia senza industrie e con poca manifattura.
          I lavori che si creano in questo contesto sono in genere sottopagati al punto che abitare a Firenze (anche fuori dal centro) con stipendi del genere è impossibile, e avvicinarsi a Firenze in auto è impossibile anche quello.
          L’acquisto di imprese di questo tipo segue la quotazione degli immobili; alla fine ci lavorano bengalesi, pakistani, et similia, tutto le altre attività chiudono per i costi impossibili.
          Quindi, o sei giovane e fai il cameriere, il pizzaiolo, il cuoco o la cassiera (ma devi essere frizzantino e sorridente, poliglotta ed entusiasta di guadagnare 1000 euro al mese), oppure hai il babbo che ti ha fatto ereditare 4 case. Non ci sono altre strade.

          • Per Supervice

            “A spanne, le attività che possono guadagnare dal turismo: schiacciaterie, lavanderie industriali, minimarket, GDO aperta anche la domenica, ristoranti.”

            Grazie, hai delineato molto bene il quadro.

            Poi è vero che ci sono anche piccoli esercizi locali che qualcosa guadagnano, non tanto con il turismo, quanto con gli stranieri che decidono di risiedere a lungo e che apprezzano il luogo.

            Però il bilancio alla fine è quello che dici tu.

        • Per roberto

          “Ti chiedo di fare uno sforzo di astrazione e di non pensare al tuo quartiere che è manifestamente l’unico posto in Italia in cui nessun indigeno guadagna con il turismo.”

          La questione è un filo più complessa.

          I supermercati guadagnano eccome, e qualche loro dipendente vive nel quartiere.

          Mentre il negoziante del quartiere che vede sparire i residenti, chiude bottega.

          • Roberto says:

            Quelli che vendono ai supermercati non li conti?

            Proviamo così

            Hai un paese di 1000 abitanti in cui si vendono 1000 pomodori, 100 kg di pasta al giorno, 10 bottiglie di vino e 100 kg di pane.

            Se stabilmente vengono tutti i giorni 500 persone, si dovrà dividere tutto per 1500 o venderai più pomodori, più pasta, più vino e più pane?
            E quello che produce pomodori o farina venderà di più o di meno?

            È un discorso che faccio spesso con gli indigeni quassù. Tutti maledicono alle otto del mattino i pendolari. In effetti in una cittadina di 75.000 abitanti, ogni giorno arrivano 100.000 persone creando ingorghi mostruosi (e lasciamo perdere la folla su bus e treni). Eppure queste 100.000 persone mangiano un pasto, pagano biglietti del bus, comprano giornali e sigarette, fanno il pieno, a volte fanno la spesa.
            Insomma rompono le palle (ed è un problema serio, che non puoi certo nascondere come vorrebbe il titolare del bar), ma portano anche soldi (ed è un fatto, che non puoi nascondere come vorrebbe l’insegnante che resta bloccato mezz’ora su un autobus affollato, senza trarne nessun beneficio diretto)

            • Per roberto

              “Quelli che vendono ai supermercati non li conti?

              Proviamo così

              “Hai un paese di 1000 abitanti in cui si vendono 1000 pomodori, 100 kg di pasta al giorno, 10 bottiglie di vino e 100 kg di pane.”

              Io sto parlando di impatto sul quartiere, non sul bilancio economico nazionale o europeo.

              I pomodori non li facciamo noi. Di solito li producono dei camorristi al sud con l’aiuto di africani pagati in nero.

              Il fatto che loro diventino più ricchi, non compensa il nostro disagio.

              La pasta – quando il grano è italiano – si produce ormai quasi senza manodopera.

              Leggermente diverso il discorso dei vini, ma anche lì quelli venduti ai supermercati sono in massima parte di produzione industriale.

              Il pane nei supermercati è industriale.

              Poi è vero che anche i fornai qualcosa vendono, e fa piacere.

              • Mauricius Tarvisii says:

                Ma il kebabbaro dell’angolo lo consideriamo, oppure lo ignoramo, in quanto non residente nel centro storico?

              • Per MT

                “Ma il kebabbaro dell’angolo lo consideriamo, oppure lo ignoramo, in quanto non residente nel centro storico?”

                Non è dove dorme che conta, ma dove la persona si colloca. Agisce da corpo estraneo in un contesto che considera una discarica, oppure no?

            • PinoMamet says:

              Una parola sui pomodori:

              qua è pieno di coltivazioni di pomodoro: la maggior parte del prodotto industriale viene da qua
              (credo sia stata anche la prima parte d’Italia a coltivarli, sono proprio un “prodotto tradizionale”); dal Sud vengono in genere quelli più pregiati.

              Centinaia di studenti locali, prima dell’Alternanza Scuola Lavoro, si sono pagati le vacanze o il motorino con la “campagna del pomodoro”.

              Quindi niente camorristi 😉

              • Per PinoMamet

                “Una parola sui pomodori:”

                Certamente, conosci i posti.

                Torno sempre all’esempio della pizzeria: in realtà non me ne importa molto, ma è un esempio lineare.

                1) Io, che sto attentissimo a non buttare un foglio per terra, pago più tasse per i rifiuti per permettere al proprietario della pizzeria può guadagnare più soldi

                3) La pizzeria poi dà soldi a una ditta dell’Emilia che fornisce i pomodori

                4) una parte di quei soldi vanno ad aumentare il consumo della benzina in Italia, sia con i trasporti dall’Emilia a qui (sempre meglio che dal Brasile a qui), sia con i motorini dei ragazzi di cui parli.

                5) un’altra parte va in pesticidi che sterminano api e uccelli.

                Mi sento molto buono.

  7. Moi says:

    Visto che con gli imprenditori grandi o piccoli Silvio NON è mai OT … secondo me Sorrentino rischia involontariamente (!) di ottenere il Memberberry Effect 😉 ; Intelligenti Pauca 😉 !

  8. Probabilmente il problema fondamentale è la sede del centro che prende le decisioni sul luogo in cui viviamo e che amiamo e che difendiamo con le unghie e con i denti.

    Se è il nostro ineffabile, ma tutto sommato simpatico sindaco, a decidere, è un conto.

    Se è un palazzone a San Francisco, è un altro paio di maniche.

  9. Mario says:

    Gli stranieri sono le persone di ogni etnia (ma quasi tutti italiani) che vedono il quartiere non come un luogo vivo, ma come un investimento.

    Sottoscriviamo “toto corde”. La razza bianca è ormai ridotta a un cumulo di degenerati. Quando il sistema non regge più, i cani degli ebrei cominciano ad abbaiare.
    Eppure, la luna, dopo la tempesta, riapparirà, radiosa.

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