Nel pomeriggio, che fai?

In questi giorni si parla di Gaza.

Come sempre, riemergono discorsi ampiamente prevedibili.

Assumono caratteri da una parte macroscopici (“la guerra dell’imperialismo occidentale o il baluardo contro le orde islamiche?”), dall’altra parte miscropici (“bugiardi palestinesi, non è vero che i feriti erano tutti gravi, due erano lievi” “ah sì, e che mi dici del soldato israeliano filmato mentre diceva che odiava gli arabi, eh?”), che entrambi alla fine finiscono in gloria, a giocarsi l’Hitler Card.

Io vorrei provare a fare un altro discorso, che se non ci fosse tanta fuffa da entrambe le parti a nasconderlo, dovrebbe essere ovvio.

Senza legittimare o delegittimare degli Stati (lo “Stato” è un’arbitraria invenzione europea, scopiazzata in giro per il mondo in tempi molto recenti, spesso senza particolare successo), diciamo che nei fatti esistono due blocchi: Israele e Gaza. Ci sarebbe da discutere sul West Bank, ma semplifichiamo.

Gli israeliani raccontano la barzelletta, “stamattina voglio farmi un giro d’Israele” e l’altro gli fa, “e nel pomeriggio che fai?”, e infatti Israele è  grande – in chilometri quadrati – più o meno come la Puglia.

Gaza invece è grande più o meno come il Comune di Enna, solo che ha gli abitanti di Milano e Bologna messi insieme, spiaccicati dentro un imbuto largo più o meno la distanza che io cammino tutti i giorni. Definirlo un “carcere  a cielo aperto” può sembrare retorica, ma anche no.

Una volta che ci siamo orientati nello spazio, orientiamoci nella qualità di vita delle due comunità in questione.

La differenza è talmente abissale, che non merita di essere discussa qui. E non è misurabile soltanto nella qualità dell’acqua o delle scuole, ma anche nel fatto che chi abita a Tel Aviv può andare in vacanza a New York e chi abita a Gaza non è detto che possa nemmeno andare al mare, ed è così da memoria d’uomo.

Questo fatto segna indubbiamente numerosi punti vittima per gli abitanti di Gaza, e spiega la simpatia di cui godono in ambienti minoritari europei.

Ma la situazione degli abitanti di Gaza non è altro che quella della stragrande maggioranza dell’umanità oggi, con la differenza che quella di Gaza è costretta dentro una gabbia microscopica.

Gli abitanti di Gaza – a parte la condizione di prigionia trentennale – non vivono peggio di quelli di Kinshasa, di Caracas, di Mumbai, del Cairo, di Iztapalapa o di tutte le altre metropoli in cui miliardi di contadini sradicati sono stati cacciati e stipati, e dove si sono riprodotti, per dirla brutalmente, come conigli, perdendo legami e orientamenti storici: la Palestina storica fu un luogo straordinario di saggezza artigiana e contadina, in un ambiente difficile, la Gaza di oggi sono solo blocchi infiniti di cemento in balia di qualunque bombardiere che passi.

Mentre gli israeliani non stanno probabilmente meglio, in media, dei veneti.

E qui arriviamo al nocciolo.

Israele/Gaza sono il pianeta intero, ridotto in formato tascabile: Padova con a venti metri, Iztapalapa.

Quello che succede su scala paranoicamente ridotta a Gaza, sta succedendo nel mondo intero; una minoranza dell’umanità si illude ancora di qualche forma del mito del progresso, la maggioranza sa di non avere davanti alcun futuro, se non quello che riuscirà a conquistarsi con qualche forma di violenza.

A prima vista, non c’è dubbio – gli israeliani hanno la stellina in fronte, gli abitanti di Gaza sono gli sfigati.

Da cui nasce la forte simpatia di una certa Sinistra, nei confronti dei primi.

Che forse però è fuori luogo.

Infatti, la Sinistra – almeno quella marxista – diceva una cosa semplice e chiara: i proletari si fanno un mazzo così e producono tutte le cose utili di questo mondo.

E non hanno bisogno dei parassiti che si chiamano padroni e passano il tempo a farsi le vacanze alle terme a spese dei proletari.

In due parole: i padroni hanno bisogno dei proletari, i proletari non hanno bisogno dei padroni. E siccome c’è un fondo di verità in questa idea, i padroni non parlavano in genere male dei proletari, mentre i proletari parlavano malissimo dei padroni.

Ma oggi, le cose stanno esattamente al contrario. Perché la questione essenziale è che gli israeliani non solo non sfruttano i palestinesi: non ne hanno proprio bisogno.

Diciamo, ne hanno bisogno quanto noi abbiamo bisogno di un campo Rom sotto casa, o di un mendicante nigeriano con il cappellino ogni cinquanta metri. Che poi i nigeriani si atteggiano a simpatici, figuriamoci uno pure arrabbiato perché mio nonno ha rubato la nostra casa al suo.

Se non ci vogliamo raccontare balle, è impossibile rapportarsi con altri esseri umani, per sola pietà, senza avere qualcosa da scambiare.

A essere sinceri, la minor parte dell’umanità non ha proprio bisogno della maggior parte. Ci sono macchine, programmi informatici, droni, qualunque cosa, che riescono a fare meglio la fatica che facevano gli umani di una volta.

L’altro giorno, una mia amica, mamma separata con un bambino, l’hanno cacciata di casa, dicendole, “scusami, ma se affitto questo appartamento con AirBnB, guadagno 90 euro al giorno, e tu quelli non me li potrai mai pagare”. E in effetti, nemmeno lei ha saputo dare torto al padrone di casa. La mia amica a cosa serve?

Soprattutto quando cominciamo a capire che abbiamo passato il picco delle risorse: la coperta si fa sempre più stretta e il nostro compagno di letto è sempre più inutile.

L’Africa è immensa. L’Europa è immensa.

Tra l’Africa e l’Europa si stende un vasto mare, e comunque le centinaia di milioni di disperati che vorrebbero fuggire dall’Eritrea, dalla sovrappopolazione nigeriana, dalla desertificazione del Senegal o del Niger, dal prosciugamento del Ciad, dal collasso dell’Egitto, vengono diluite, annegano in mare, sanno che saranno torturate a morte e violentate e ridotte in schiavitù molto prima di arrivare in qualche centro di accoglienza italiana.

Eppure tanti affrontano la morte.

Ma la frontiera tra Gaza e Israele, anzi la fine del proprio mondo, è a mezz’ora a piedi, e cosa c’è di più normale, a sedici anni, che buttarcisi contro come falene che immaginano la luce?

Mentre gli israeliani non sono quella cosa immensa e vaga e burocratica che da Tallinn a Lisbona, fa finta di chiamarsi “Europa”, e che comunque può contare su un vasto mare profondo per annegare chi si avvicina.

E quindi è assolutamente naturale che gli israeliani rispondano sparando.

“Non si può sparare sui barconi dei profughi”, ci dicono i moralisti.

Dai posti di frontiera su Gaza ci rispondono, “certo che si può, basta tirare il grilletto!”

Come non c’è nulla di immorale nel tentativo di sfuggire dal naufragio, non c’è nulla di immorale nel fatto che chi ha comunque afferrato un salvagente, se lo tenga per sé. Non esistono salvagente a due posti.

Ogni volta che c’è una vera scelta da fare, non retorica, si spara.

E siccome gli inutili in questo mondo sono tanti, e stanno diventando sempre di più, è anche normale che si spari tanto. Non necessariamente con le armi da fuoco.

Prendiamo un contesto solo in apparenza diverso.

Vivo in un Comune, i cui esponenti parlano spesso di ambiente, verde, sostenibilità.

Ti fanno anche la lezioncina sulla differenziazione dei rifiuti, e ci sono anche regole sul tipo, se io abbatto un bosco per fare un grattacielo, da qualche parte devo piantare un alberello.

Poi quando si tratta di decidere tra ambiente e fare più soldi, da noi si trasforma l’ultima area rimasta naturale – tutto insieme – in inceneritore, terza corsia dell’autostrada, nuovo stadio e super-aeroporto. Dopo di che non resterà loro nulla da mangiare, e creperanno tra i propri rifiuti, ma tant’è.

La nostra specie è fatta così, e prima di giudicare qualcuno, sarebbe giusto camminare per un anno nei moccassini del buon boia con cinque figlioli, che a ciascuno deve fare un regalo a Natale, e non ha nessuna intenzione di farsi licenziare prima.

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58 Responses to Nel pomeriggio, che fai?

  1. PinoMamet says:

    Mmmm
    Capito e anche approvato l’impianto generale dell’articolo, ho molte perplessità su tutto il resto. I gazani, per dirne una, non vengono a fare i profughi in Israele, e non sono sparati addosso per questo motivo.
    E per stretta che sia Gaza, sarebbe territorio egiziano, che poi l’Egitto ha ceduto per far nascere la Palestina, e ora non rivuole indietro per evitarsi altri casini.
    E controlla l’altro muro della prigione, non meno ferocemente di Israele (è al Sisi ad aver allagato i tunnel, con i tizi dentro) anche se Hamas non manda i suoi a protestare là e a chiedere il ritorno al Cairo di tutti quelli di origine egiziana- non pochi mi pare.

    Ma così si torna a parlare di Israele Palestina che, lo ammetto, è noiosissimo

    • Per PinoMamet

      “Ma così si torna a parlare di Israele Palestina che, lo ammetto, è noiosissimo”

      Infatti, e non contesto ciò che dici tu (o che dice Mauricius), anche perché condividiamo il desiderio di vedere la cosa più in grande.

      Il fatto è che anche l’Egitto è una Gaza: molto molto grande, con frontiere permeabili, non sotto costante bombardamento, visitabile da turisti, da cui molti possono uscire anche se con difficoltà e a gran costo. Quindi operano le stesse dinamiche, ma in circostanze meno folli.

  2. Sono solo io ad avere la propensione a ricordare al buon boia con cinque figlioli che prevenire è meglio che curare? Un preservativo costa un euro, e ti saluto problemi natalizi.

    • Z. says:

      No INScO, lo diceva anche De André!

      In linea di massima avete ragione, secondo me. Meglio pensarci prima.

      Ma c’è chi mette al mondo uno o due figli quando ha la ragionevole certezza di avere mezzi per crescerli dignitosamente, e poi le cose cambiano inaspettatamente in peggio.

      • Francesco says:

        il che dimostra che in tre (cinque, con Pannella e il principe Filippo) avete torto marcio!

        anche se adesso avete dalla vostra parte il fortissimo Thanos, con il Guanto dell’Infinito

  3. Francesco says:

    Miguel,

    sospetto che tu abbia mescolato problemi assai diversi, come ama fare la realtà, ma è attività che in sede di analisi produce confusione.

    Mi interesserebbe capire bene la questione dell’inutilità, che azzera il marxismo e non è prevista neppure dalla visione cristiana. A volte mi pare una classica fola luddista, a volte mi convince.

    Sul resto, voto 9+, solo ti manca notare che i gazini vanno verso Israele per motivi diversi (o CREDENDO di avere motivi diversi) da quelli per cui i nigeriani vengono in Italia.

    Ciao

    • Per Francesco

      ” i gazini vanno verso Israele per motivi diversi (o CREDENDO di avere motivi diversi)”

      Ma i motivi dichiarati sono sempre legati alle circostanze: il nigeriano parte da solo anche per motivi geografici, non ha poi alcun rapporto significativo con il luogo verso cui si avvicina.

      L’inutilità poi porta necessariamente a un’identificazione “nazionale” di qualche tipo e non classista: se tutti quelli da questa parte del muro sono inutili (e come sottolinea Pino Mamet, sono inutili anche per l’Egitto), diventano tutti un unico gruppo, specie se questo gruppo è marcato poi da elementi simbolici forti come lingua e “nome” religioso.

      Succederebbe la stessa cosa se i molisani in blocco diventassero “inutili” e li chiudessimo tutti con un muro dentro la città di Campobasso, altro che vendetta sannita 🙂

      D’altra parte, perché mai gli altri dovrebbero accettare esseri umani inutili, che già la vita è difficile così com’è?

      Era facile (e figo) farsi custodi del prossimo negli anni Sessanta, con la pacchia economica. E se l’Inutile poi non è diluito a piccole dosi, ma è una massa da centinaia di migliaia di persone in uno spazio piccolo, rinchiuderlo dentro un muro e sparare di tanto in tanto è oggettivamente quasi l’unica alternativa, e non ha molto senso condannare chi lo fa, perché in circostanze uguali, lo farebbe chiunque.

      • roberto says:

        “il nigeriano parte da solo anche per motivi geografici, non ha poi alcun rapporto significativo con il luogo verso cui si avvicina.”

        miguel,
        questo è un altro punto di differenza fra il nigeriano ed il palestinese.
        al nigeriano effettivamente poco importa se finisce in italia o spagna (lasciamo perdere i casi personali del tipo “ho famiglia a trapani”)
        il palestinese vuole andare in israele punto e basta.

        proviamo con un’ipotesi.
        se i palestinesi diventassero un paradiso fiscale tipo monaco, e vivessero in un paese affollato ma ricco (sempre come monaco), pensi che smetterebbero di voler emigrare in israele?
        secondo me no, perché dietro non ci sono semplicemente motivazioni economiche, logiche e razionali

        • Per roberto

          “il palestinese vuole andare in israele punto e basta.”

          Non so quanti palestinesi conosci.

          Tra quelli che conosco io, la visione è molto più complessa, o se si preferisce confusa.

          Direi che l’elemento fondamentale è negativo: il desiderio di non essere sottoposti a posti di blocco e muri, la fantasia di potersi muovere al di fuori “oltre”. Poi ci sono infinite questioni, tra cui quella che mi sembra più sentita è quella dell’acqua. E anche non vivere di aiuti, che è poi il destino di chi è inutile. Anche perché l’inutilità risale al 1948, una condizione di normale “utilità” viene ricordata solo dai più anziani.

          Chiaramente in questo stato gioca un ruolo l’accesso alle comunicazioni internazionali, il fatto di poter fare un continuo confronto tra la propria situazione e quella di altri, e forse Israele prima ancora di costruire muri, avrebbe dovuto costruire un muro elettronico che isoli i palestinesi da Facebook e affini.

          • roberto says:

            e fra tutti i tuoi conoscenti palestinesi, sognano di poter non essere sottoposti a posti di blocco e muri, di potersi muovere al di fuori “oltre”, di avere acqua, di non vivere di aiuti in un posto qualsiasi del mondo (= allora effettivamente non c’è differenza con i nigeriani) o in israele (= allora mi sembra che la questione sia diversa rispetto al nigeriano)?

            stiamo ovviamente parlando di quelli che si vogliono spostare (scrivevi “il nigeriano parte”), non di quelli che sognao tutte quelle cose a gaza, che è ancora un altro discorso

            • Francesco says:

              verrebbe da dire che i palestinesi dovrebbe fare manifestazioni analoghe in tutti i posto in cui sono tenuti in quelle condizioni, che a mia memoria comprendono tutti i paesi arabi in cui sono stati accolti

              o mi ricordo male?

              • Per Francesco

                Presumo che tu ti riferisca al Libano, dove c’è un numero imprecisato di profughi (tra 200.000 e 500.000), comunque sufficiente per far saltare tutti gli equilibri tra cristiani, sunniti, sciiti e drusi, tanto che hanno giocato una parte importante nella guerra civile libanese.

                Quindi è normale che tutti i libanesi reagiscono come reagiscono gli israeliani, quando “arrivano i palestinesi” in uno spazio piccolissimo.

                Però in Libano non possono votare; non è che gli sparano se escano dai campi.

              • Francesco says:

                no, mi riferisco a tutti i paesi arabi in cui vivono (pochi) profughi palestinesi e (molti) loro discendenti: ho letto che sono obbligati a restare “profughi palestinesi” ed è loro proibito diventare abitanti del paese

                ciao

              • Z. says:

                Francesco,

                — ho letto che sono obbligati a restare “profughi palestinesi” ed è loro proibito diventare abitanti del paese —

                Eh, è quello che ho letto anch’io. Essere “ospiti” a oltranza immagino sia abbastanza avvilente, anche se non ti sparano addosso.

          • roberto says:

            ps di palestinesi ne ho conosciuti due:

            cuoco (scarsissimo) che ha sempre vissuto in olanda sognando di “tornare” in palestina (rectius israele), fidanzato con un’italiana bellissima

            studente/lavoratore contentissimo di vivere in italia

            • PinoMamet says:

              Anch’io ne ho conosciuti un paio, in Italia.
              Non abbiamo mai affrontato l’argomento.

              Ho conosciuto anche degli arabi israeliani, contentissimi di vivere in Israele;
              uno (studente) però si spacciava in Italia per palestinese “occupato” perché faceva più figo con le studentesse.

              • mirkhond says:

                “Ho conosciuto anche degli arabi israeliani, contentissimi di vivere in Israele”

                Come cittadini di serie B.

              • PinoMamet says:

                Tipo? Che discriminazione hanno?

              • mirkhond says:

                Discriminazione nei posti di lavoro, nella vita politica.

              • PinoMamet says:

                Mah, io conosco un ragazzo arabo di Haifa, e non mi dice nulla del genere.

                Da cose dette a mezza bocca (da ebrei israeliani) mi risulta invece che gli arabi musulmani siano “non facilitati” se si vogliono arruolare nell’esercito come volontari.
                Lo fanno lo stesso, peraltro.

                Discriminazioni ufficiali non mi risultano sul lavoro non mi risultano, non escludo invece che ci siano imprenditori israeliani razzisti, come ce ne sono ovunque.

                So che una volta gli israeliani- non so se la pratica sia fuori legge ora- mettevano annunci in cui assumevano di preferenza persone che avevano fatto il servizio militare, che nel 90% dei casi vuol dire essere ebrei…
                e so che molte iniziative di imprese nascono appunto tra ex commilitoni.

                Ma in quest’ultimo caso è difficile dire con certezza che si tratti di discriminazione contro gli arabi.

              • PinoMamet says:

                Peraltro ho conosciuto un ragazzo israeliano che non ha fatto il militare:

                è giovane, sano, forte, non credo sia particolarmente pacifista (più o meno di qualunque ventenne del mondo) e ignoro le sue idee politiche:
                non gli andava di farlo e si è reso irreperbile all’estero o si avvantaggia di qualche passaporto, non so come ha fatto, comunque ha evitato il servizio.

                Ha imparato l’italiano con Emigratis e mi dicono che cucini da cani…
                a parte questo, è simpatico 😉

              • roberto says:

                il renitente alla leva israeliano ce l’ho pure io!
                tra l’altro conosciuto perché faceva l’eurocrate (ma alla fine l’ho frequentato poco). poi ha cambiato lavoro e l’ho totalmente perso di vista.

            • Z. says:

              Ecco perché sei diventato filoisraeliano. Altro che giudaismo! 🙂

              • PinoMamet says:

                In effetti non erano il massimo della simpatia, devo dire…

              • Z. says:

                E poi è scorretto…

              • PinoMamet says:

                Beh non è che avessero soffiato ragazze a me, ma è sicuramente scorretto 😀

                comunque sempre meglio del tizio keniota “che nel suo paese è come un principe”…
                😉

    • per Francesco

      “Mi interesserebbe capire bene la questione dell’inutilità, che azzera il marxismo e non è prevista neppure dalla visione cristiana. ”

      Immagino che il concetto di inutilità sia più accettabile allo spirito cattolico che a quello marxista: la storia cristiana è piena di gente che si prendeva carico di lebbrosi, storpi, vedove, ciechi e altri scarti umani, senza minimamente aspettarsi che si “integrassero”, che avessero delle “opportunità” o cose simili.

      Sulla questione dell’inutilità, ci medito da anni, pensando agli zingari, che hanno perso anche le poche cose utili che potevano fare una volta, tipo vendere cavalli o fare pentole di rame: in Romania, qualcuno legge ancora le carte, che è almeno sentito come utile dai loro clienti.

      Ma cosa ci fai oggi, con un campo Rom sotto casa? Certo, ci sono alcuni piccoli scambi possibili – ad esempio, il meccanico qui vicino che ogni tanto lo vedi in trattative con una famiglia di Rom che gli porta un gran bidone di fili di rame, che il meccanico altrimenti dovrebbe pagare molto di più.

      Ma un simile scambio non è paragonabile per valore ad altri scambi illegali – prostitute o spacciatori ad esempio offrono servizi di massa, che milioni di persone trovano utili o addirittura indispensabili, mentre i Rom non riescono nemmeno a occupare una seria nicchia di illegalità.

      • Francesco says:

        Miguel,

        mi pare strano che tu non veda la differenza tra inutilità di chi non è in grado di fare alcunchè – mitigata poi dall’importanza della spiritualità per i cristiani – e inutilità di chi sarebbe perfettamente in grado di lavorare ma non trova nulla da fare.

        La seconda, estesa poi a livello mondiale e non legata a particolari situazioni locali, è un vero sconvolgimento per il “mondo immaginario” almeno dell’Occidente. Alla base di numerose idee strambe (la fine del lavoro, il reddito di cittadinanza) che tentano di affrontarla.

        Ciao

        • Per Francesco

          “mi pare strano che tu non veda la differenza tra inutilità di chi non è in grado di fare alcunchè – mitigata poi dall’importanza della spiritualità per i cristiani – e inutilità di chi sarebbe perfettamente in grado di lavorare ma non trova nulla da fare.”

          Certo, hai ragione. Ma forse si tratta di un’estensione del concetto antico: da “non puoi lavorare perché hai perso entrambe le braccia” a “tu non puoi lavorare perché la tua startup non è stata scelta tra centomila per l’unica opera disponibile”.

          Concordo sulle “idee strambe”, che mi sembrano sostanzialmente tentativi di creare qualche forma di macchina del moto perpetuo.

          • Francesco says:

            storicamente, ogni qual volta una parte dell’umanità è diventata inutile, sono successe due cose:

            si sono messi in due a fare il lavoro di uno (oggi si lavora solo 7 ora al giorno, ai bei tempi andati erano 12-14)

            si sono messi a fare cose che prima non si pensavano neppure (e qui l’elenco è più lungo del catalogo di Casanova)

            sono emigrati dove c’era meno densità di popolazione

            ma non si è mai visto che esseri umani siano rimasti inutili a lungo

            • Z. says:

              Non si era mai visto nemmeno il transistore. Ma da quando si è visto, la valvola termoionica ha perso gran parte del suo appeal…

        • Z. says:

          Miguel, il reddito di cittadinanza è moto perpetuo quanto il SSN, l’assegno sociale INPS o le imposte sui redditi 🙂

          • Per Z

            “Miguel, il reddito di cittadinanza è moto perpetuo quanto il SSN, l’assegno sociale INPS o le imposte sui redditi 🙂”

            Non credo che c’entri molto.

            Il SSN un sistema tramite cui “le persone che lavorano” mettono da parte qualcosa dei propri guadagni per aiutare se stesse.

            Il reddito di cittadinanza (quello vero) è un sistema tramite cui le poche persone che lavorano devono mantenere una maggioranza che non lavora.

            Ma se ne era già discusso qui.

          • Z. says:

            Miguel,

            no. Il SSN ridistribuisce risorse dai ricchi verso i poveri: contribuiscono in misura diversa e si ammalano entrambi (i poveri più dei ricchi, peraltro).

            Lo stesso fanno gli assegni sociali e familiari comunque denominati.

            Lo stesso fa il reddito di cittadinanza. Sia quello propriamente detto, sia quello dei gialloverdi.

            Non è detto che il reddito di cittadinanza sia desiderabile. Non è detto che, in Occidente, sia attuabile in un Paese solo. Ma non è che una forma di redistribuzione del reddito.

  4. Moi says:

    Una roba però resta inspiegata: perché nessun Paese di “Goyim Colpiti” emula Israele in materia di Pubblica Sicurezza anti Terror-Jihad-ismo, mandando l’ Aviazione Militare a radere al suolo gli Insediamenti Islamici AutoGhettizzati ?

  5. Moi says:

    @ MIRKHOND & MAURICIUS

    Come vi chiederebbe un Millennial Trumpettino-Kekistani Refugee in Normieland Wannabe d’ OltreOceano, “memando” il Velociraptor (0 quel cazzo di lucertolonazzo preistorico che l’è !) che si gratta il muso con l’artiglione:

    “What part of ‘ ‘ Peace was Never an Option ‘ ‘ [cit. / quot.] don’t you get ?!”

  6. Moi says:

    Ha imparato l’italiano con Emigratis e mi dicono che cucini da cani…

    [cit.]

    ————–

    Allora il Metodo Emigratis NON funzia ! 😉

  7. Moi says:

    SE la teologia è fuffa, per cui il massimo della metafora consentita in un Testo Sacro è a livello di “Cavallo di Ferro” per la “locomotiva” vista dai Pellerossa in Tex Willer [cit.] …

    SE ho ben capito …

    Assumendo che il Corano sia veritiero così com’è scritto , Israele NON può Islamicamente (!) esistere perché il Nevì 😉 Muhammad, con relativo Messaggio intermediato da un (!) Malach 🙂 di Grado Militare Ghavir 😉 mediante Ruach 😉 di Ascesi (e cioè “tecnologia antigravitazionale” …), ha inverato in sé tutti i predecessori: chiunque fosse l’ Eloah 😉 suo di riferimento con relativo Kavod 😉 adibito a location d’abduction.

    • PinoMamet says:

      Eh???

    • PinoMamet says:

      Non è la seconda parte che non capisco, ma la prima.

      E come si leghi con la seconda.

      Comunque dal punto di vista ebraico puoi trovare tutte le metafore, le letture segrete e gli anagrammi che vuoi.

  8. Moi says:

    Russia : 17 125 191 km² ; 146 838 993 ab.

    Bangladesh : 147 570 km² ; 168.957.745 ab.

  9. PinoMamet says:

    OT:
    riceviamo e volentieri pubblichiamo:
    http://www.repubblica.it/esteri/2018/05/17/news/la_ragazza_con_il_mitra_che_divide_l_america_portarlo_con_me_e_un_mio_diritto_-196674100/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P5-S1.4-T1

    per completezza, aggiugno di aver visto un’intervista in cui la bianchissima ragazza sosteneva di essere stata vittima di “commenti razzisiti” (che sarebbero consistiti nell’averle detto che poter portare un mitra senza essere arrestati o venir sparati addosso dalla Polizia è “white privilege”) e “minacce di morte”.

    Il filmato che ho visto io, sempre per completezza, aggiungeva i casi di un ragazzino (nero) colpito a morte dalla polizia perché aveva una pistola giocattolo, e di un altro giovane (nero) ucciso dalla polizia in un negozio perché aveva in mano una pistola da soft-air (in vendita nel negozio).

    • roberto says:

      “poter portare un mitra senza essere arrestati o venir sparati addosso dalla Polizia è “white privilege””

      questo mi sembra oggettivamente vero

      • PinoMamet says:

        Anche a me.

        Altre cose che ho letto o sentito sul “privilegio bianco” mi sembrano delle sciocchezze, ma teniamo conto che parliamo degli USA.

        In realtà mi piacerebbe che anche gli statunitensi, quando si trovano in Italia o altrove nel mondo, tenessero in considerazione che non si trovano negli USA, e le dinamiche possono essere molto diverse
        (specialmente quelle “razziali”, dove invece hanno la tendenza ad applicare universalmente il peculiarissimo caso statunitense).

    • Z. says:

      Salutiamo con approvazione la baldanzosa giovinetta – a proposito: quello non è un mitra, è un fucile d’assalto e direi SINANCO con mirino telescopico – cogliamo l’occasione per rilanciare un progetto che ci è caro:

      BIDELLI COL BENELLI

      Supernova Benelli: il fucile a pompa che tutto il mondo ci invidia. Un capolavoro dei maestri d’arme di Urbino, in grado di coniugare tradizione, modernità e difesa del cittadino.

      La sicurezza a scuola, come scrisse Mao, nasce dalla canna del fucile. E l’ordine scolastico non è un pranzo di gala.

      Dio creò gli uomini, Colt li rese uguali, Benelli li rese sicuri.

    • PinoMamet says:

      Bidelli col Benelli è fantastico e sostiene il Prodotto Nazionale, quindi ha il mio appoggio pieno.
      😀

      Se invece si opta per un approccio alternativo 😉 ….
      (per inciso, com’era quella cosa che l’unico strumento che hai è un martello, tutti i problemi ti sembrano chiodi? direi che si applica molto agli ammeregani coi fucili…)

      1-le scuole statunitensi dovrebbero far seguire dei corsi intensivi, non solo agli studenti, ma a presidi, insegnanti e soprattutto genitori, in cui si insegni che gli studenti non sono “jock”, “nerd”, “loser”, “winner”, “geek”, “popular” e altre emerite stronzate, ma sono studenti, devono imparare a leggere scrivere e far di conto, e già che ci sono se imparassero anche un po’ di altre materie non sarebbe male.

      2-far capire agli statunitensi che il diritto di possedere armi da fuoco, in astratto, non vuol dire che in concreto qualunque sciroccato possa comprare un’arma da guerra e portarsela dove gli pare; noi saremmo un po’ bizantini nelle nostre interpretazioni delle leggi, commi e articolucci bis vari; ma loro, caspita! abbiamo fatto qualche in passo in avanti dal codice di Hammurabi, lo sanno?

      3-corso intensivo per la polizia americana dove gli insegna con un cartellone di 5×10 metri (o yarde a loro piacimento) a caratterei cubitali che NEGRO NON VUOL DIRE DELINQUENTE

      4-corso intensivo ai ragazzi bianchi ricchi di buona famiglia dove gli si ricorda, comunque, di andare affanculo

      5-corso intensivo a negri e femministe dove si ricorda che MASCHIO BIANCO NON VUOL DIRE STRONZO PRIVILEGIATO

  10. Moi says:

    A cercarli per immagini, i motocicli Benelliescono prima rispetto agli omonimi fucili … che siano parenti ? Non me ne maraviglierei affatto !

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