Il volo dell’airone

Immaginate una ragazza sui tredici, forse quattordici anni, su una terrazza in San Frediano, in una sera di primavera di perfetta luce, che assaggia una piccola arancia, buccia e tutto, cresciuta in un vaso.

Ecco perché adoro Firenze“, dice e guarda i sassi della chiesa del Cestello, su cui sta tramontando la luce del sole.

Poi lo sguardo va verso il pinnacolo di Santo Spirito, sale su verso Arcetri e la fila dei boschi, coglie il fumo leggero che esce da un camino facendo vibrare il paesaggio, scende al Carmine, con accanto ancora grigi i platani e i tigli del nostro giardino, e poi risale verso Bellosguardo.

Da San Niccolò e la sua torre, appare molto alto nel cielo un airone che plana verso Occidente. Attraversa tutto il cielo senza mai battere un’ala, il collo piegato all’indietro, poi scompare nel tramonto.

In quel momento, mi rendo conto che sono arrivati i rondoni, fischiano nel cielo talmente in alto, che i loro petti – illuminati dal sole al tramonto – sembrano così bianchi che per un attimo la ragazza li scambia per rondini.

“Firenze è il luogo più bello del mondo, e questa casa è il luogo più bello di Firenze!”

E’ esattamente così: questo luogo, qualunque sia, è quello che ci è dato, è diverso da ogni altro, è quello che noi dobbiamo coltivare e difendere, insieme.

For every tiny town or place
God made the stars especially

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3 Responses to Il volo dell’airone

  1. Francesco says:

    Oppure si deve traslocare e andare in un luogo diverso.

    Tutto sommato non sono d’accordo con te, anche se credo di percepire le tue ragioni.

    Ciao

  2. roberto says:

    in effetti capisco Miguel, ma pure per me la vita ha funzionato in modo diverso. ci sono un bel po’ di posti ai quali sono affezionato, molti che ho veramente amato, nessuno che mi sia mai sembrato irrinunciabile.

  3. roberto says:

    faccio fatica a pensare ad un posto dove ho vissuto in cui mi sono detto “non mi muoverò mai da qui”. forse sono una di quelle piante con radici che si staccano, i tumbleweed….

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