I pasti gratuiti, i poveri li pagano a rate

Il nostro buon Francesco, che è un liberale fatto e finito, ci spiega che i prezzi dovrebbero rispecchiare i costi.

Per costi, pensiamo di solito a quanto ha pagato il produttore a sua volta per comprare delle merci, o quanto ha dovuto pagare ai propri operai: insomma, pensiamo ad altri prezzi, di materie prime o di “manodopera”.

Ma i costi sono un’altra cosa.

A Piazza Santo Spirito, c’è una pizzeria che gode di un successo incredibile con i turisti. Non so perché, visto che non è l’unica, ma immagino che anche il prezzo piuttosto contenuto giochi la sua parte. E mi immagino che la “qualità” (per cui la gente intende, il sapore che senti lì per lì) sia buona.

Quindi, ogni giorno, in Piazza Santo Spirito, vedrete tanti giovani turisti seduti sugli scalini della chiesa, ciascuno con il proprio cartone di pizza.

Finito di mangiare, buttano correttamente il cartone nei due grandi cestini davanti alla chiesa.

Dopo un po, i cestini si riempiono.

Allora i turisti, sempre correttamente, mettono i cartoni accanto al cestino. E ammucchiano lì anche le bottiglie di birra, che ormai nel cestino non ci stanno più.

Questa che vedete nella foto è solo la scena che si presenta il primo pomeriggio, immaginatevi dopo l’abbuffata serale e notturna.

Tutto questo ha una serie di costi.

Quanto meno, è un lavoro che non viene calcolato nella fatica per cui sono pagati gli spazzini, e quindi ci vuole un passaggio in più dei mezzi. Questi mezzi, e i tempi di lavoro degli spazzini sono calcolati all’osso dalla cooperativa che li manda (altrimenti non avrebbe mai vinto al ribasso l’appalto), e quindi vengono tolti da altri posti, che restano sporchi.

Non ho informazioni sicure, ma posso immaginarmi che qualche topo si diverta a razzolare lì in mezzo, e che questa possa richiedere quanto meno interventi dell’ufficio d’igiene e magari anche qualche cura medica.

Infine, sicuramente i fiorentini finiscono per odiare i turisti sporcaccioni.

A me di tutta questa faccenda importa poco, non conosco di persona il pizzaiolo e frequento poco Piazza Santo Spirito. Però è un esempio molto semplice e quindi comprensibile, del problema di fondo dei nostri tempi.

Tutti quelli che ho descritto sono costi, che non vengono pagati dalla pizzeria: il prezzo concorrenziale a cui vendono la pizza infatti è reso possibile dal fatto che tutti  i costi, tolti quelli immediati, li paga qualcun altro.

Sono costi molto reali, ma difficili da quantificare – l’altro giardino lasciato sporco, il bambino che potrebbe o non potrebbe venire morso da un topo, come si possono conteggiare?

Il costo più interessante forse è l’ultimo: qualcosa dentro di noi si ribella a questa storia; eppure il venditore riesce persino a far pagare la rabbia ad altri. Un modo, come si dice, di esternalizzare un costo difficilissimo da stimare. E come ho spesso visto, i costi di questo tipo sono spesso tra i peggiori.

Immagino che un ragioniere un po’ creativo potrebbe fare un calcolo approssimativo dei costi e tradurlo in un prezzo: diciamo una pizza da quindici euro invece che da cinque.

Il nostro pizzaiolo, in quel caso, verrebbe immediatamente additato come ladro e boicottato su TripAdvisor, con conseguente fallimento, visto che per mantenere il ritmo di lavoro che ha, si sarà probabilmente ampiamente indebitato.

Siccome nessuno vuole finire sul lastrico, possiamo immaginarci che il pizzaiolo sia disposto a mobilitare tutte le proprie ricchezze, buoni avvocati e il peso politico di tutta la propria categoria  per mantenere le cose come stanno: come si è visto dai risultati anomali delle ultime elezioni, questa gente decide il destino politico di Firenze.

Se si dovessero includere nel prezzo pure i costi, non ci sarebbero più le pizze da cinque euro per giovani avventurosi, che vogliono godersi una serata di primavera sui gradini della chiesa, ascoltando altri giovani che improvvisano balli e suonano (per poi giustamente scappare appena arriva la Siae).

Quest’ultimo punto è fondamentale: ci aiuta a capire perché la maggioranza preferisce sempre le esternalizzazioni, che poi dovrà pagare dolorosamente, ma con piccoli prelievi di soldi e salute e benessere che dureranno tutta la vita.

I pasti gratuiti, i poveri li pagano a rate.

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24 Responses to I pasti gratuiti, i poveri li pagano a rate

  1. Due esempi di esternalizzazione su scala un po’ più grande:

    1) si parlava qui tra i commenti del fatto che possiamo fare acquisti su Amazon a poco prezzo.

    Ieri Trump ha notato https://www.theguardian.com/technology/2018/mar/29/trump-amazon-attack-stocks-tumble-presidents-twitter

    “Why is the United States Post Office, which is losing many billions of dollars a year, while charging Amazon and others so little to deliver their packages, making Amazon richer and the post office dumber and poorer? Should be charging MUCH MORE!”

    Insomma, aggiungere i costi postali ai prezzi Amazon.

    2) Stamattina leggo poi sul sito di Repubblica:

    “Nuova sfida di Trump all’ambiente: pronto ad allentare limiti sulle emissioni delle auto”

    Esternalizzare quindi i costi delle auto sull’aria e sul pianeta intero, per ridurne i prezzi.

  2. Credo che la pizzeria paghi almeno qualcosa, tramite tassa sui rifiuti.

  3. carlo says:

    Lunga vita a compagno Cracco ! Con la sua pizza da 16 Euro, tiene lontani i topi dai bambini di via Montenapoleone.

  4. Francesco says:

    Miguel,

    nella tua ricostruzione mancano alcuni pezzi.

    1) l’appalto per la gestione dei rifiuti da dato al massimo ribasso tra quelli che garantiscono di fare il lavoro. come fa qualsiasi azienda privata. o anche io quando faccio benzina: vado alla pompa più economica CHE MI DA LA BENZINA. sennò col cavolo che ci vado.

    2) l’assessorato alla munnezza per mestiere sa che a quell’angolo si riempie il cestino in 15 minuti e prevede quel ritmo di svuotatura quando fa l’appalto. sennò sta lavorando male.

    3) la gestione dei rifiuti deve essere finanziata con le tasse, il cui costo si scarica sul prezzo delle pizze.

    per criticare il sistema liberale, devi mostrarmi che fallisce quando queste cose vengono fatte. sennò mi pare si tratti di presa per i fondelli.

    un sistema fallisce quando tutti fanno le cose per bene e lo stesso va a fondo, giusto?

    F o’liberale

    • Per Francesco

      “nella tua ricostruzione mancano alcuni pezzi.”

      Vai, che entriamo nelle cose che conosco meglio!

      1) I fondi non ci sono, e quelli che non ci sono vengono tagliati ogni anno, pur aumentando in maniera insopportabile il peso complessivo delle tasse.

      2) Se si calcolasse un sistema in base al massimo utilizzo, collasserebbe tutto.

      3) Se si fa pagare alla pizzeria il costo vero, la pizzeria fallisce. Se si fa pagare ai fiorentini, ci saranno catene di fallimenti e la rivolta generale. Se si fa pagare ai figli – attraverso i debiti – arriva Roberto e si arrabbia.

      • Francesco says:

        1) scuse, non ho ancora visto tagliare gli sprechi e le consulenze, quindi i soldi ci sono.

        2) la pulizia dei cestini si calcola in base all’utilizzo effettivo.

        3) che fallisca, cazzo! nulla di peggio di un sistema che dichiara un principio e ne segue un altro.

        poi non fallirebbe un tubo, siamo seri, perchè si spartisce il costo di vuotare i cestini con altri 10 esercizi della zona

        ciao

        PS ogni tanto, parlando di economia, mi dai più dell’argentino che del messicano 😉

  5. Roberto says:

    Immagino che non facciamo pagare nemmeno l’inquinamento da metano delle mucche che producono il latte per la mozzarella, né il danno ambientale dei pesticidi usati per coltivare pomodori, olio e grano, né l’inquinamento prodotto dai cambio che trasportano il tutto, e chissà quante altre cose esternalizzano.

    Più seriamente miguel, la parte distruens come sempre è chiarissima. Ma la costruens?
    Come rimediare a questa distorsione, facendo chiudere la pizzeria?

    • Per roberto

      “Più seriamente miguel, la parte distruens come sempre è chiarissima. Ma la costruens?”

      Ecco, è proprio sull’avverbio “più seriamente”, che non concordo.

      Sono esattamente le cose che tu hai elencato, che io ritengo serie.

      Non è esattamente una “pars destruens”, perché non è contro qualche presunto cattivo – magari ci fosse, sarebbe tutto molto più semplice.

      Semmai c’è una polemica, è con chi non si rende conto proprio di tali costi.

      Prendere innanzitutto coscienza della realtà, per quanta ne possiamo cogliere noi esseri umani – anche gli esperti ci hanno messo anni per arrivare a capire qualcosa come il cambiamento climatico, e nemmeno oggi è tutto chiaro.

      L’unica cosa che sappiamo è che tutte le nostre attività costano, a lungo andare, più di quanto ne possiamo ricavare, almeno non appena superiamo la soglia delle risorse che la natura rigenera da sola.

      Quindi, la prima cosa è “stand up, look around”. Occorre capire il mondo, prima di presumere di cambiarlo.

      Ma proprio per questo, non ci sono “soluzioni”, infatti tutte le “soluzioni” del Novecento sono ampiamente fallite.

      Però capiamo che è meglio ciò che va verso l’essere piccoli, essere autosufficienti, essere umili: “and scale that down too”.

      Non è una soluzione, è un verso.

      • Francesco says:

        >>> Immagino che non facciamo pagare nemmeno l’inquinamento da metano delle mucche che producono il latte per la mozzarella, né il danno ambientale dei pesticidi usati per coltivare pomodori, olio e grano, né l’inquinamento prodotto dai cambio che trasportano il tutto, e chissà quante altre cose esternalizzano.

        basta internalizzarle e ogni problema dovrebbe essere velocemente risolto, dal punto di vista generale, no? ci stanno pure lavorando, almeno per inquinamento e pesticidi

        ciao

        • Per Francesco

          “basta internalizzarle e ogni problema dovrebbe essere velocemente risolto, dal punto di vista generale, no? ”

          Non pensi che se si internalizzassero davvero i costi, diventerebbero insostenibili?

          Pensa al caso di Groningen, di cui si parlava qui tempo fa. Come fai a internalizzare oggi la trasformazione – a risorsa esaurita – di un intero distretto in un luogo invivibile a causa dei microterremoti, senza alcuna fine prevedibile?

          • Francesco says:

            perchè il valore di stare a vivere a Groningen è molto più basso di quello che pensi tu, Miguel.

            a me pare che tu, di fronte ai costi del “progresso”, azzeri i suoi benefici.

            invece il calcolo è un calcolo costi vs benefici ed è un calcolo sociale (con gran dolore di un liberale come me)

  6. roberto says:

    segnalo quest’articolo che dovrebbe per alcuni contenere la promessa di una rassicurante pausa di 10 anni dalle attività moderne, con conseguente immediato ripensamento della società

    http://www.corriere.it/scienze/18_aprile_01/tempesta-solare-potrebbe-riportare-civilta-all-inizio-dell-800-59a0a9e8-357c-11e8-b2e5-b255d4399dd5.shtml

    (il mio problema è che nel congelatore ho un quarto di vitello, un agnello e un cinghiale, se si ferma l’elettricità che faccio?)

    • Z. says:

      roberto,

      potrai affumicarli e metterli sotto sale, mentre osservi le reazioni subito prima del botto:

      Salvini: è colpa dei buonisti!
      Renzi: è colpa dei gufi!
      Grillini: è colpa di Renzi!
      Moi: è colpa della Boldrini !
      LeU/PaP: è colpa del capitalismo!
      Berlusconi: è colpa dei comunisti!
      Francesco: è colpa dei magistrati!
      Peucezio: è colpa del Sessantotto!
      Habs: è colpa di una Società che non nomino… e non a caso li chiamavano Illuminati…
      MT: è colpa del PD!
      Izz: c’è un asse trasversale che vuole lasciarci al buio!
      Paniscus: primo, non si chiama “asse trasversale” ma “asse terrestre”. Secondo, non “vuole” proprio niente. Terzo, e cosa più importante, chi ha scritto questo articolo?? è sbagliata la velocità dei protoni!
      Pino: ve l’ho detto più volte, e ora ve ne accorgerete: sarà dura, per voi, la vita in campagna…
      Lucia: cosa volete che sia, maial, qua siamo abituati a non vedere la luce!
      Miguel: e allora? qui in Oltrarno l’elettricità ce la facciamo da noi!
      Z.: ma come, ora che siamo pure senza segretario! e adesso cosa si fa?

      Nel frattempo non potrai non considerare che le candele, nel più economico discount di tutto il Granducato, costano almeno 99 euro l’una…

    • Francesco says:

      x Roberto

      “all’inizio dell’Ottocento”? ho letto bene? col mio adorato Stato della Chiesa?

      oh gaudio, oh giubilo, oh grande gioia!

      😀

      • Z. says:

        Noi a Bologna abbiamo eletto Casini. Siamo pronti, anzi prontissimi.

        A Bologna, a Ravenna e a Roma sostituiremo le carte da 5 Euro con quelle da 1 scudo.

        Per noi sarà un tuffo nell’Ottocento.

        Per i romani sarà come tornare agli anni Novanta, quando all’ufficio cambi locale i forestieri si presentavano per cambiare dieci sacchi con du scudi.

        Per te, Francesco, niente Papa. Per te, repubbliche di stampo napoleonico 😛

        • Francesco says:

          mi siedo sulla ripa del fiume e attendo la restaurazione

          poi si parte a caccia di repubblicani, massoni, atei e altra gentaglia

          faremo una pulizia che neppure la crociata contro i catari

          F o’terribile

  7. Moi says:

    … prima bisogna scampare alla Sonda Cinese !

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