Think Like a Commoner

Ieri si citava il libro di David Bollier, Think Like a Commoner.

Nella speranza che un giorno venga tradotto in italiano, vi presento un brano che spiega molto bene i punti fondamentali.

“Non esiste alcuna formula o progetto standard per la creazione di un  commons; questo si vede esaminando qualunque commons particolare. I commons poi non sono una panacea o un’utopia. I commoner sono spesso in disaccordo tra di loro. Ci sono scontri di personalità, oltre a discussioni interne su cosa funzioni meglio e cosa sia equo. Ci possono essere problemi strutturali di gestione e interferenze politiche esterne.

Ma i commoner sono impegnati ad affrontare difficili questioni pratiche, come, ‘qual è il modo migliore per irrigare questi quindici ettari,quando scarseggia l’acqua? Qual è il modo equo di assegnare accesso a una pesca in diminuzione in questa baia costiera?

I commoner poi non hanno paura di affrontare il problema dei fannulloni, dei vandali e degli scrocconi: individui che cercano benefici senza assumersi le relative responsabilità.

Il punto è che i commons sono un paradigma pratico per l’autogoverno, la gestione delle risorse e il ‘vivere bene’. I commoner spesso riescono a negoziare soluzioni soddisfacenti per ottenere i loro obiettivi condivisi, senza coinvolgere il mercato o le burocrazie statali.

Si impegnano a definire le strutture migliori per gestire una risorsa collettiva, le procedure per stabilire regole e norme operative che funzionano. Capiscono la necssità di stabilire pratiche efficaci per impedire lo sfruttamento eccessivo del loro bosco o lago o terreno agricolo.

Riescono a negoziare un modo equo di assegnare doveri e diritti.

Amano ritualizzare e interiorizzare i loro usi collettivi ed etica di cura, e questo nel tempo diventa una bellissima cultura.

Una sfida costante è la tendenza di alcuni a ‘disertare’ un accordo collettivo e minare quindi progetti potenziali che altrimenti andrebbero a beneficio di tutti. Questo può portare allo sfruttamento privato di una risorsa collettivo oppure, peggio ancora, a una caotica tana liberi tutti che distrugge la risorsa. E’ quello che si chiama un ‘problema di azione collettiva’. Gli studiosi di scienze sociali passano molto tempo a cercare di capire perché i problemi di azione collettiva siano così intrattabili, e come si possono risolvere.

Ci aiuta a capire che i commons non sono semplicemente cose o risorse. Chi non conosce gli studi sui commons cade facilmente in questo errore, o perché sono economisti che tendono a reificare tutto, o perché sono commoner che dichiarano che una certa risorsa dovrebbe essere governata come un commons (…).

I commons possono certamente includere risorse fisiche e intangibili di ogni sorta, ma è più corretto definirli come paradigmi che combinano una comunità distinta con un insieme di pratiche, valori e regole sociali utilizzati per gestire una risorsa. In altri termini, un commons è una risorsa + una comunità + un insieme di protocolli sociali. I tre costituiscono un insieme integrato e interdipendente.

Da questo punto di vista, la domanda non è se il Lago Rosa nel Senegal o i database genomici su Internet sono commons, ma piuttosto se una particolare comunità si sente motivata a gestire tale risorsa come commons; e se riesce a tirare fuori le regole, norme e sanzioni realmente applicabili  tali da far funzionare il sistema?”

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294 Responses to Think Like a Commoner

  1. Francesco says:

    Quanta fatica per un mimic del mercato!

    Non capisco questo sforzo per arrivare a esiti, nel migliore dei casi, equivalenti

    Ciao

    • Peucezio says:

      Veramente il mercato a cui pensi tu non era nemmeno in mente dei quando queste erano le forme normali di gestione dei beni, cioè per qualche migliaio d’anni.
      Il mercato dovrebbe essere un sistema di gestione di quel minimo di surplus che una comunità produce: io sto in un pezzo di territorio che ha una risorsa abbondante che non sfrutterò mai tutta, allora una parte te la do a te, che in cambio mi dai delle cose che non ho.
      Oggi invece tutta la produzione e la distribuzione dei beni è soggetta al mercato, non si usano nemmeno più i pantaloni del fratello maggiore per quello minore. E questa è patologia, non fisiologia.

      • Francesco says:

        miniera preistorica di selce, in una zona in cui non c’era neppure l’acqua per non far morire di sete i minatori

        il commercio, la specializzazione, il mercato siamo noi umani

        PS a Milano i vestiti dei fratelli/cugini maggiori girano alla grandissima, per vari gradi di parentela, addirittura a onta delle ostilità familiari … non so che dirti

        • Peucezio says:

          Certo che ‘sta cosa è un bel mistero:
          viviamo nella stessa città e ogni volta che tu ne parli, mi sembra stai facendo una di quelle descrizioni che c’erano una volta sui libri libri di antropologia e di viaggi esotici…

          • Francesco says:

            Non so cosa dirti: io frequento quasi solo ambienti borghesi, in maggioranza progressisti.

            Non so se sia il lascito di nonni fascisti ma il buonsenso borghese impera palesemente, a onta di scelte politiche divergenti.

            Una mia cognata, figlia unica di genitori benestanti, è non solo donna mirabile ma anche una maga del riciclo a ogni costo di abiti scarpe libri e qualsiasi altro bene dismesso.

            Ciao

            • Francesco says:

              Ma in sintesi direi che “noi” siamo borghesia “manzoniana” fino al midollo e ho sempre pensato che questo fosse l’essenza di essere milanesi.

              Avendo passato la fanciullezza molto fuori Milano.

              Ciao

              • Peucezio says:

                No, d’accordo, anch’io ho ben presente questo tipo di milanesità (che tra l’altro apprezzo molto).
                Ma non nelle generazioni attuali (diciamo a partire dalla nostra più o meno).

              • Francesco says:

                Come dicevo, qualcuno ha avuto la fortuna di avere nonni fascisti … ma non credo sia il punto

                Qualcuno ha avuto la fortuna di avere nonni milanesi, a prescindere dalle scelte politiche

                Ciao

  2. Peucezio says:

    Interessantissimo!

    Quello che però non mi è del tutto chiaro, da profano che intuisce subito cosa siano i commons ma non ne aveva mai sentito parlare prima di ieri (con questo termine, intendo):
    ma è solo una definizione sociologica o un’autodefinizione tradizionale di uno stato fattuale o nel mondo anglosassone è anche una forma giuridica codificata o comunque prevista formalmente?

    • Per Peucezio

      “ma è solo una definizione sociologica o un’autodefinizione tradizionale di uno stato fattuale o nel mondo anglosassone”

      Commons è da sempre il nome tradizionale, termine popolare e storicamente usato, cosa che rende difficile la traduzione in italiano (“usi civici” è un termine più “tecnico” e non so se si usasse in tutta Italia).

      Oggi commons è più che altro un nome geografico, che fa pensare vagamente a prati e campi aperti.

      Sulla formulazione giuridica inglese, non saprei… per l’Italia, invito a leggere questo eccellente articolo (che avevo già linkato nel post precedente): https://demaniocivico.blogspot.it/2008/11/uso-civico.html

      • Peucezio says:

        Molto interessante.
        Par di capire che c’è voluto il fascismo per eliminare gli utlimi residui di questo mondo.
        Duole ammetterlo, ma è la furia modernizzante del fascismo, che in certe cose è stato un rinnegamento del giacobinismo rivoluzionario (i Patti Lateranensi), ma in altro è stato il completamento, ahimè, del Risorgimento.
        Insomma, l’Italia modernia è nata allora, nel bene e nel male.

  3. Moi says:

    @ IZZALDIN

    SE sei in contatto … cosa sai “di prima mano” del caso dell’ ONG OpenArms (l’ immagine che va per la maggiore dovrebbe essere un “caiccu”, come tipo d’imbarcazione) VS il PM di Catania, tal Carmelo Zuccaro ?

    • Moi says:

      … se non erro, in Sicilia “u caiccu” è diventato l’ imbarcazione da escursione a vela (ma volendo si propelle anche a motore) fighetta , cosa che si presta a malevole battutine sui Radical-Chic !

      Altre imbarcazioni di OpenArms sono comunque tirate a nuovo che nemmeno ai porti escursionistici … insomma, NON certo il classico vecchio “pescherecciazzo” arrugginito vissuto da Vecchi Lupi di Mare !

      • izzaldin says:

        l’obbiettivo di Zuccaro e dei politici italiani (Minniti-DiMaio-Salvini) è quello di eliminare le ONG dal Mediterraneo e lasciare l’incombenza eella gestione dei migranti alla marina libica.
        Le Ong gestiscono il mare come si gestiscono i commons: ci si riunisce, si raccolgono dei soldi tutti insieme senza scopo di lucro e si va a dare una mano a chi rischia di annegare in mare. Evidentemente staranno dando realmente fastidio a chi intende gestire i flussi in maniera politicamente lucrativa

        • Peucezio says:

          Oddio, l’accostamento fra le Ong e i commons mi sembra quantomeno originale…
          I commons mica prelevano masse umane per scaricarle su altre comunità. Questo semmai mi ricorda le navi negriere.

          • Per Peucezio

            “l’accostamento fra le Ong e i commons mi sembra quantomeno originale…”

            Ma a prescindere dalle opinioni su ciò che fanno, credo che il punto di vista sia diverso; e riguarda peraltro il motivo per cui noi abbiamo costituito un’associazione di promozione sociale (APS) e non un’organizzazione di volontariato (OdV) (poi pure i politici ci chiamano “il comitato” 🙂 ).

            Il “volontariato” caratteristico delle ONG è “da parte di chi ha e può verso chi non ha e non può”: per questo motivo, il criterio fondamentale è che nessun socio può essere retribuito.

            Nei Commons, l’elemento caratterizzante è la comunità che pone regole per la condivisione di una risorsa. E non mi sembra che l’obiettivo delle ONG in questione sia quello di condividere l’acqua.

            • Casomai somiglia ai Commons un gruppo di nigeriani che decide di partire insieme all’avventura, condividendo le risorse che trovano.

            • Peucezio says:

              Sì, ma oltretutto l’ONG, come ogni attività di volontariato, non ha una funzione pratica per chi ne fa parte: serve ad appagare un bisogno che possiamo definire come di solidarietà umana o di altro, comunque voluttuario (per il volontario, presumibilmente non per il beneficiato, che di solito non fa parte del contesto sociale del volontario).

              Invece i commons riguardano persone che fanno parte della stessa comunità e gestiscono cose pratiche, utili per tutti.

              Inoltre i commons gestiscono risorse proprie, mentre le ONG esistono praticamente solo in virtù del finanziamento di governi e grossi finanziatori privati.
              Questa è una differenza fondamentale.

              • izzaldin says:

                il passaggio da un lato all’altro del mediterraneo è una pratica che si può gestire in vari modi-
                i nigeriani che si riuniscono per partire di cui parla Miguel poi dovranno rivolgersi a degli scafisti per fare il viaggio, mica possono mettersi in comune, prendere una barca e partire. Fosse così facile!
                Questa Ong Open Arms risponde più o meno a questi criteri:
                “la domanda non è se il Lago Rosa nel Senegal o i database genomici su Internet sono commons, ma piuttosto se una particolare comunità si sente motivata a gestire tale risorsa come commons; e se riesce a tirare fuori le regole, norme e sanzioni realmente applicabili tali da far funzionare il sistema?”
                mi pare che questo caso possa applicarsi alla Open Arms: persone che riescono a fare funzionare un sistema, quello dell’attraversamento del mare, tramite l’autotassazione e senza chiedere nulla alle persone beneficiarie del trasbordo.
                ci sono persone che si riuniscono, si danno delle regole, si autotassano e raccolgono fondi, fanno lavoro volontario per gestire un giardino pubblico sottratto dai privati in rione storico; ci sono altri che si danno delle regole, si autotassano e raccolgono fondi, fanno lavoro volontario per gestire il passaggio da una costa a un altra del mediterraneo in condizioni sicure.
                Miguel dice “Nei Commons, l’elemento caratterizzante è la comunità che pone regole per la condivisione di una risorsa. E non mi sembra che l’obiettivo delle ONG in questione sia quello di condividere l’acqua.”
                a me sembra invece che la Ong Open Arms non faccia altro che condividere un bene (le barche, la benzina, le coperte, i pasti etc) con chiunque ne abbia bisogno

              • Per Izzaldin

                “a me sembra invece che la Ong Open Arms non faccia altro che condividere un bene (le barche, la benzina, le coperte, i pasti etc) con chiunque ne abbia bisogno”

                E’ interessante la maniera in cui si intrecciano due discorsi diversi:

                io ho parlato dei Commons, che sono un metodo di autogoverno, moralmente neutro (anche un gruppo di briganti onesti tra di loro che condividono la Risorsa Viandanti è una specie di Commons).

                Però io ne ho parlato sostanzialmente bene, nessuno ne ha parlato male, quindi abbiamo creato una premessa condivisa, i Commons sono “buoni”.

                A questo punto, Izzaldin fa un paragone tra i Commons e le ONG.

                E questo paragone si trova confuso tra due discorsi diversi:

                1) Commons e ONG sono strutturalmente simili?

                2) Se i Commons sono buoni (se!), le ONG sono buone o cattive?

                Ora, la risposta alla prima è che Commons e ONG sono totalmente diversi, a meno che non pensiamo che quelli delle ONG usino i migranti come risorsa da spartirsi equamente.

                La seconda domanda è su un altro piano, e riguarda altre cose.

              • Z. says:

                Izz,

                brevemente: le ONG di cui parli forniscono un servizio a soggetti terzi. I commons di cui parla Miguel no.

              • Peucezio says:

                Non ci capiamo.
                C’è una differenza sostanziale fra chi mette in comune risorse per una necessità o un’utilità propria e chi lo fa per un’utilità altrui, cioè di persone del tutto estranee al suo contesto sociale.

                I genitori dei bambini che giocano nel Nidiaci, così come i membri dei commons anglosassoni, sono persone che si conoscono fra loro, vicini di casa, amici, gente che vive gomito a gomito da anni, che condivide le stesse strade, va negli stessi negozi.

                I volontari di Open Arms non c’entrano nulla coi nigeriani che arrivano in Libia per imbarcarsi.

                Qui c’è tutta la differenza fra la Gesellschaft e la Gemeinschaft, che sono due polarità sociologiche e antropologiche radicali.

                E’ come paragonare i soldi che un genitore dà al figlio per pagare la retta dell’università a quelli che dà in beneficenza per i poveri dell’Africa o i terremotati di chissà dove.
                La famiglia e le forme di solidarietà internazionale sono proprio strutture diverse.

              • Peucezio says:

                Ecco…
                Z. a differenza mia ha il dono della sintesi!

          • Z. says:

            Izz,

            donde escono questi elenchi di congiurati intenti a seminare sale per conto del Maligno, uniti a espressioni da reality show TV tipo “danno fastidio”?

            Get ye hence, Casarini’s ghost!

            🙂

          • Francesco says:

            Scusa Peucezio ma quando io studiavo storia al liceo i negri non erano esattamente loro a decidere di imbarcarsi sulle navi negriere.

            Toccava anzi andare a prenderli nei villaggi manu militari (europea, araba, negra) e portarli legati fino alla costa a frustate.

            Mi sembra una lieve differenza rispetto all’oggidì!

            Ciao

        • PinoMamet says:

          “Le Ong gestiscono il mare come si gestiscono i commons: ci si riunisce, si raccolgono dei soldi tutti insieme senza scopo di lucro e si va a dare una mano a chi rischia di annegare in mare. Evidentemente staranno dando realmente fastidio a chi intende gestire i flussi in maniera politicamente lucrativa”

          Ma andreottianamente: e se anche le ONG non fossero del tutto “senza scopo di lucro”, ma magari ci lucrassero un po’ sopra?

          Non voglio dire tutte tutte, eh?

          Ma ecco, non riesco a immaginarmi un’organizzazione di persone che si svegliano e dicono “to’, andiamo a fare del bene” senza che nessuno tra di loro pensi “magari ci scappa la cresta”.

          Considerando poi che fare la ONG del Mediterraneo significa avere una barca, del carburante, della gente da pagare, dei permessi, dell’organizzazione… tutta roba che costa.

          E che fare la ONG salva migranti significa avere anche contatti con persone non troppo raccomandabili, tipo gli scafisti.

          Che ancora loro, saranno pure criminali: ma sono anche esseri umani, e come tali sensibili all’argomento denaro.

          • izzaldin says:

            provo a rispondere a tutti e a chiarire:

            @Z.
            Izz,

            brevemente: le ONG di cui parli forniscono un servizio a soggetti terzi. I commons di cui parla Miguel no.

            forniscono un servizio gratuito basato sull’autotassazione e sul rispetto di regole condivise. come nei commons, la raccolta di denaro seve a finanziare il servizio e non ad arricchirsi IN TEORIA… e così rispondo a Pino che dice:
            “Ma andreottianamente: e se anche le ONG non fossero del tutto “senza scopo di lucro”, ma magari ci lucrassero un po’ sopra?

            Non voglio dire tutte tutte, eh?

            Ma ecco, non riesco a immaginarmi un’organizzazione di persone che si svegliano e dicono “to’, andiamo a fare del bene” senza che nessuno tra di loro pensi “magari ci scappa la cresta”.

            ma è ovvio che è così, mica dico il contrario! proprio su queste pagine si è letto della truffa di Oxfam, e sono d’accordo che il 99% delle ONG sia composto da gente che vuole ‘farci la cresta’. Ma se sei in mare aperto su un barcone sovraffollato tendi a non pensare a quanti soldi si è preso il tal burocrate della tal Ong.

            @Peucezio
            C’è una differenza sostanziale fra chi mette in comune risorse per una necessità o un’utilità propria e chi lo fa per un’utilità altrui, cioè di persone del tutto estranee al suo contesto sociale.

            I genitori dei bambini che giocano nel Nidiaci, così come i membri dei commons anglosassoni, sono persone che si conoscono fra loro, vicini di casa, amici, gente che vive gomito a gomito da anni, che condivide le stesse strade, va negli stessi negozi.

            I volontari di Open Arms non c’entrano nulla coi nigeriani che arrivano in Libia per imbarcarsi.”

            è una obiezione che potrebbe avere il suo senso se non stabiliamo cosa intendiamo per ‘comunità’: in questo caso la comunità è composta da persone che ritengono giusto autotassarsi per finanziare dei propri simili che a bordo di barche salvano altri propri simili in difficoltà. QUESTA è la comunità di cui parlo che mette in comune soldi, risorse e conoscenze per altri membri della comuntà. Al Nidiaci mica ti cacciano se vai al giardino a leggerti il giornale e non muovi un dito per la loro O. d. V.

            chiudo rispondendo alle ironie di Z. sul linguaggio e nello specifico sul ‘dare fastidio’: come definiresti un PM che denuncia pubblicamente ai giornali dei reati commessi da una ONG ma dichiara candidamente di ‘non avere prove’? a me sembra un abuso di potere da parte della magistratura, che dovrebbe essere cauta nei giudizi quando ci sono indagini in corso, tanto più in una fase iniziale e senza alcun riscontro probatorio. A me sembra che esprima esattamente ‘fastidio’ contro l’operato delle Ong: come a dire, noi vi teniamo d’occhio, state attenti. a tal proposito,
            “Il significato di queste affermazioni non è completamente chiaro. Zuccaro si interessa soprattutto del finanziamento delle ONG, visto che non riesce ad immaginarsi che ci sia un vero e proprio sostegno alle azioni di salvataggio da parte della società civile che si manifesti in donazioni. Come se fosse un’azione illecita, si domanda come mai le ONG si facciano sostenere economicamente dal multimiliardario George Soros [3].
            Al di la del fatto che la fondazione di Soros Open Society Foundation in Italia sostiene molti progetti e che quindi non ci sarebbe niente d’illegale, nessuna ONG riceve finanziamenti da Soros.”

            http://www.meltingpot.org/Le-ONG-danno-fastidio-questo-e-il-vero-motivo-della.html#.WrFMUMhJlE4

            diciamo che certe dichiarazioni da parte di politici e magistrati fanno trasparire ‘fastidio’ verso le ONG. che ne pensi? ti sembra un discorso da Casarini populista oppure da avvocato puoi notare delle stranezze? che termine useresti se non ‘fastidio’ per definire l’atteggiamento di Zuccaro, Salvini, Di Maio e compagnia contro le Ong?

            • Per Izzaldin

              Calcola che qui in Toscana viviamo sommersi dal “volontariato”.

              Ovviamente il fatto che dei volontari “ci facciano la cresta” è irrilevante, rispetto alla realizzazione di un servizio utile oppure dannoso per altri.

              Le soddisfazioni sono altre.

              Il volontario sa di essere dalla parte giusta, e quindi è Buono.

              Il volontario è lineare: lui scava il pozzo, il negretto ha più acqua, il mondo sta meglio. Se poi con mille pozzi si prosciuga la falda acquifera, nessuno se ne ricorderà più.

              Il volontario dà e il povero disgraziato riceve, e quindi il volontario è Ricco ma non Egoista.

              Il volontario non può essere giudicato per le conseguenze delle sue azioni, perché i suoi intenti sono puri.

              Quindi le soddisfazioni che il volontario ricava dal proprio operato sono gigantesche.

              Ed è bene che sia così, perché siamo tutti umani.

              Questo vale per il volontario della Misericordia che guida le ambulanze in quartieri che conosce a menadito, dove il rapporto causa-effetto è abbastanza chiaro (insomma, fa davvero una “buona azione”), ma anche per il volontario che si lancia in luoghi di cui non sa nulla, con la sua borsa piena di rimedi magici.

              Si può solo sperare che dandogli dei soldi, si ridimensioni un po’.

              • izzaldin says:

                Si può solo sperare che dandogli dei soldi, si ridimensioni un po’.

                il discorso dei common nasce dall’azione comunitaria. le comunità non sono escluse dalle decisioni, possono partecipare ai consigli delle varie associazioni/ong/volontari etc.
                l’Associazione di Volontariato Nidiaci avrà un presidente e delle cariche anche solo formali, e sono loro a rigor di elgge a prendere le decisioni, mica la comunità. “si può sperare che agiscano per il bene comune” è uan frase che si può applicarea a qualsiasi esperienza comunitaria. per questo il consiglio che dò sempre, oltre a mettere in comune i commons e agestirli, senza puntare su autogestione e autorganizzazione non si può spingere la gente a prendersi cura delle cose di tutti.

              • Per Izzaldin

                “l’Associazione di Volontariato Nidiaci avrà un presidente e delle cariche anche solo formali, e sono loro a rigor di elgge a prendere le decisioni, mica la comunità.”

                Certo, hai detto una cosa importante.

                Intanto, lo Stato ti obbliga ad assumere una di due forme:

                1) il gruppo illegale, che fa quello che vuole e di solito se la cava, ma può essere stroncato in qualunque momento

                2) una replica delle ditte private: il diritto “societario” è sostanzialmente uguale per le aziende a scopo di lucro e per le associazioni, le differenze riguardano sostanzialmente soltanto i rapporti con il fisco.

                Insomma, o sei un burocrate, o sei un “privato”, o sei un delinquente.

                E’ una cosa terrificante se ci si pensa.

                Su cui si innestano dinamiche umane: gli esseri umani sono sia generosi che approfittatori, tutto insieme.

                Un approccio (non una “soluzione”) consiste nel far partecipare alle decisioni una larga e variegata minoranza, cercando di non far mai prevalere un solo ambiente, un solo tipo di persone, una sola mentalità.

                E permettere sempre a tutti di entrare a far parte di questa “variegata minoranza”.

              • Z. says:

                Miguel e non solo:

                ora forse vi sarà più chiaro perché trovo molto poco appropriato l’uso di locuzioni come “contratto sociale” al di fuori del loro ambito tecnico.

            • Peucezio says:

              Izzaldin,
              boh, non capisco com’è che ti sfugga questa distinzione.

              Sono completamente diversi sia i rapporti fra la comunità, che lo scopo.
              I commons sono comunità “naturali”, che esistono spontaneamente, per caso, per il fatto che delle persone vivono in uno stesso luogo: non si costituiscono in virtù di uno scopo (parlo della comunità stessa, non dell’istitutio giuridico e sociale del common).
              Cioè se io faccio la società degli amanti dei fumetti anni ’70 e mi associo con gente dell’Austalia come della Sardegna e della Lombardia in nome di questo, non costituisco una comunità naturale, ma creo una comunità di proposito.
              La Gemeinschaft tönniesiana è una comunità spontanea e il common ne è un prototipo perfetto, mentre ciò di cui parli tu fa parte al 100% della logica della Gesellschaft.

              • Per Peucezio

                “Cioè se io faccio la società degli amanti dei fumetti anni ’70 e mi associo con gente dell’Austalia come della Sardegna e della Lombardia in nome di questo, non costituisco una comunità naturale, ma creo una comunità di proposito.”

                Ci sono diversi livelli.

                1) La comunità di coloro che collezionano fumetti è una comunità che mette in comune una risorsa (unica) e si dà delle regole. In questo senso, si tratta comunque di un abbozzo di commons.

                2) La comunità di quartiere che si autogestisce, approfondisce questo tipo di relazione, perché il territorio ha una profondità diversa dai fumetti; perché i rapporti diventano intergenerazionali; perché uniscono persone che hanno caratteri e gusti molto diversi; perché diventano rapporti a lungo termine, in cui ciò che viviamo oggi darà i suoi frutti nei nostri nipoti.

                Quindi, il secondo se vogliamo è “più commons”. Diciamo che il primo è bidimensionale, il secondo tridimensionale (o quadridimensionale, se aggiungiamo anche il tempo).

                Quello che non si può, secondo me, chiamare Commons, è l’agire “a favore di chi non conosciamo e con cui non condividiamo nulla”.

                Va benissimo, può essere una cosa assai nobile e a volte persino utile, ma è semplicemente diversa.

              • izzaldin says:

                Quello che non si può, secondo me, chiamare Commons, è l’agire “a favore di chi non conosciamo e con cui non condividiamo nulla”.

                Va benissimo, può essere una cosa assai nobile e a volte persino utile, ma è semplicemente diversa.

                non pretendo che si conoscano le leggi del mare, perchP non tutti ci hanno vissuto. ma chi ha studiato qualcosa (e Habs potrebbe venirmi in soccorso qui!) sa che il mare è uno dei posti in cui consuetudini, pratiche di mutuo soccorso e condivisione di pratiche e beni comuni comunitari è più antico e radicato.
                quando ci troviamo in mare, facciamo parte della stessa comunità. condividiamo una condizione perché abbiamo scelto di trovarci lì. nel corso dei millenni gli uomini hanno sviluppato leggi e consuetudini sul mare.
                ecco, in questo momento Minniti e Zuccaro vogliono far venir meno queste consuetudini.
                IL MARE è ciò che abbiamo in comune noi popoli del mediterraneo. ci sono delle regole millenarie di soccorso e condivisione di ciò che si ha quando si è in difficoltà in mare.
                capisco che l’esempio del giardino è molto più semplice e immediato. nessuno di voi, mi pare di capire, ha mai vissuto in mare. da qui le incomprensioni.

              • Per Izz

                “nessuno di voi, mi pare di capire, ha mai vissuto in mare. da qui le incomprensioni.”

                Questo è vero.

                Ma non credo che quelli delle ONG siano dei pescatori, che si trovano in mare (godendo quindi di questa risorsa comune) e casualmente incontrano un profugo che soccorrono, obbedendo giustamente alle leggi del mare.

                Questi (correggimi se sbaglio) vanno in mare apposta.

                Se uno sconosciuto entra al giardino e ci chiede aiuto, lo soccorriamo subito.

                Ma non è un posto di pronto soccorso.

              • Peucezio says:

                Izzaldin,
                ma guarda che non parliamo di navigatori o di naufraghi, né dall’altra parte, di gente che viveva il mare per motivi suoi, tipo pescatori o marinai di navi da trasporto, e già che c’è, soccorre chi trova in difficoltà.

                No, qua parliamo di gente che arriva in Libia pensando poi di arrivare in Europa e di altri tizi che li vanno a prelevare a poca distanza a largo della costa e che usano il mare solo perché è l’unico modo per farlo.

              • izzaldin says:

                esistono società private di soccorso in mare, e Pro Activa Open Arms era esattamente questo prima di trasformarsi in Ong che salva i barconi.
                il soccorso è quindi ampiamente normato. L’intento di una parte politica trasversale e di parte della magistratura è di spezzare questo circuito di salvataggio, questo vero e proprio canale umanitario autogestito.
                e poi HABSBURGICUS INTERVIENI anche Garibaldi prima di darsi alla politica lavorava su una piccola impresa privata di navigazione, proprio come Open Arms 😉 e Garibaldi in Sud America ha fatto diversi “interventi umanitari” con le sue navi

              • Z. says:

                izz,

                Miguel intende dire che nel caso di cui tu parli c’è un’organizzazione che soccorre e altre che vengono soccorse. Così come, quando vai a donare il sangue, tu lo doni e qualcuno lo riceve (ecco perché facevo questo esempio).

                Ora, se tu insieme ad altre persone istituiste, organizzaste, gestiste in economia un centro trasfusionale per scambiarvi il sangue tra di voi in caso ne aveste bisogno, direi che siete commoner.

                Se invece vai all’AVIS a donarlo per chiunque ne abbia bisogno direi che sei un volontario.

                Non importa quali siano le norme vigenti – statuali e non – in materia di trasfusione. La differenza è a monte, secondo me.

                Detto questo, mi piacerebbe che tu ci parlassi della tua esperienza di vita in mare, cosa che ti invidio molto.

            • Z. says:

              Izz,

              non ci capiamo: i commons di cui parla Miguel sono “istituiti” dai commoner per i commoner. Le ONG di cui parli tu sono organizzazioni fondate per aiutare terze persone.

              Questa è la differenza radicale, e per questo trovo che Peucezio abbia ragione a rilevarla.

              Per il resto, quando si ipotizzano vaste cospirazioni per dare fastidio al soldo di non si sa chi, ecco, mi tornano in mente gli Isola Posse e mi sento molto vecchio.

              Francamente trovo difficile immaginare che tu ritieni che il mondo di oggi possa essere spiegato da simili teorie, che poco hanno da invidiare al kalergismo…

              • izzaldin says:

                Z. tu però sfotti e non rispondi alle mie domande, una pratica sempre più diffusa qui dentro che sta spingendo me ed altri ad allontanarsi senza rimpianti da questo sito.

                nello specifico, tu che sei un garantista, come definisci le parole di Zuccaro e quelle di Gratteri in sua difesa?
                https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/03/ong-gratteri-zuccaro-e-una-delle-persone-piu-serie-in-magistratura-un-gentiluomo/3559944/

                “Sul rischio di collusioni tra Ong e trafficanti non mi pronuncio, perché in genere sono abituato a parlare con le prove in tasca. Io, però, conosco il procuratore Zuccaro. Se lui ha detto determinate cose, probabilmente ha delle informazioni certe dei Servizi, come intercettazioni preventive che vengono utilizzate per la cattura dei latitanti. Però queste intercettazioni sul piano probatorio e processuale non possono essere spese in dibattimento”. E aggiunge: “Quindi, Zuccaro dice: ‘So, ma non lo posso dimostrare’. E intende sul piano probatorio. Io immagino questo, altrimenti andare a inventarsi di sana pianta una cosa del genere non è da lui, non è da procuratore Zuccaro, non è da uomo che conosco io”

                un PM che accusa una persona o una entità giuridica dicendo esplicitamente che non ha prove. io ho usato il termine ‘fastidio’, che a te sembra complottista e vabbè, ma forse il termine più adatto è ‘avvertimento mafioso’: “stai attento perché so quello che fai, e anche se non ho prove per condannarti in un processo mi prendo la libertà di umiliarti pubblicamente”.
                poi ti ripeto, ormai non mi aspetto più una risposta nel merito. un tempo questo sito era diverso dal resto di internet ma vedo che adesso assomiglia sempre di più al resto.

                poi tu dici:
                “non ci capiamo: i commons di cui parla Miguel sono “istituiti” dai commoner per i commoner. Le ONG di cui parli tu sono organizzazioni fondate per aiutare terze persone.

                Questa è la differenza radicale, e per questo trovo che Peucezio abbia ragione a rilevarla.”

                l’unica cosa su cui concordo è il ‘non ci capiamo’.
                io ho tentato di spiegare che la comunità di persone in questione racchiude chi va sulle navi, chi viene salvato e chi dona solfi affinché avvengano i salvataggi. tu dici che non si conoscono, e siamo d’accordo. ma da che mondo è mondo esistono le comunità immaginate, e se qualcuno si sente parte della comunità di persone che vogliono attraversare liberamente il mediterraneo, allora darà soldi e sosterrà un’organizzazione che si limita a caricare le persone in difficoltà.
                magari tu lo chiami ‘volontariato’ e non ‘commons’. io penso che il bene in questo caso sia la possibilità di attraversare senza rischi il mare, e che Open Arms si organizzi, sia dia delle regole e raccolga fondi per mettere in comune con TUTTA la comunità le proprie barche e le proprie braccia.
                tu mi dici “è volontariato, non sono commons’. io ti rispondo che anche l’associazione Nidiaci è a rigor di legge una associazione di volontariato, quindi non vedo alcuna differenza se non di statuto

              • Per Izz

                “’associazione Nidiaci è a rigor di legge una associazione di volontariato, quindi non vedo alcuna differenza se non di statuto”

                Forse ho capito l’origine dell’equivoco. L’Associazione Nidiaci NON è un’OdV. Non vuole essere un’OdV. Ha uno spirito opposto a quello di un’OdV.

                Poi siccome la legge non offre alternative, si inquadra come un’APS.

              • Peucezio says:

                Ma il mio è un discorso sociologico, mica giuridico.
                Il volontariato di chi vuole aiutare gente che non conosce è una cosa, la gestione da parte di una comunità dei suoi spazi e delle sue risorse è un’altra.

                E, sulle comunità immaginate, scusami, non è per ironizzare, ma è come se tu mi dicessi che hai un amico immaginario e che per lui valgono gli stessi diritti che per le persone reali.
                Io trovo ci siamo molto d’inquietante nel fatto che oggi si sostituisca l’immaginario alla realtà.

              • Peucezio says:

                Poi tu vuoi dire che apprezzi le ong che aiutano gli immigrati e che credi nella loro buona fede.
                Benissimo. Ho qualche dubbio in merito, ma rispetto la tua opinione.

                Ma giuro che non capisco perché tu debba farlo a tutti i costi tramite un accostamento che a me pare molto forzato.

              • Z. says:

                Izz,

                mi dispiace davvero che tu ci sia rimasto male. Ci conosciamo da tempo, sai che ho stima della tua cultura e credevo di potermi permettere una battuta 🙂

                Resta la mia perplessità sulla teoria che vedrebbe tre politici e un magistrato coinvolti in una sorta di piano per colpire le ONG del settore.

  4. Moi says:

    @ MAURICIUS

    Icché ne pensi del Rinnegato Non-Rinnegato M5S Emanuele Dessì ?

  5. Moi says:

    … che fine ha fatto la “Prof. Antifa” dei tafferugli di Torino, quella che voleva sparare alle “merde fasciste” [sic] delle FFdO, tal Lavinia Flavia Cassaro ?

    • Francesco says:

      fammi sapere quando sarà licenziata in tronco per indegnità morale e intellettuale

      sennò lasciamo perdere, è inutile sprecare energie dietro a questa storia

      ciao

    • Z. says:

      Licenziata per aver urlato parolacce durante uno scontro di piazza?

      E magari fare lo stesso con un agente di polizia, se puta caso si trova di fronte ad un mariuolo e la parolaccia scappa a lui?

      Essù, meno caffè 🙂

      • izzaldin says:

        caro Z. la maestra è stata già sospesa venti giorni fa quindi Francesco può essere contento
        https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/03/01/torino-provvedimento-disciplinare-per-la-maestra-che-ha-insultato-le-forze-dellordine-chiesto-licenziamento/4195950/

        L’Ufficio scolastico regionale del Piemonte, infatti, ha notificato al’insegnante un provvedimento disciplinare. La sanzione prospettata è quella del licenziamento “in considerazione della gravità della condotta tenuta dalla docente”.

        poi fossi in te consiglierei meno caffè anche al segretario del tuo partito:

        A chiedere la cacciata della docente, ieri, era stato Matteo Renzi. “Che schifo! Un insegnante che augura la morte di un poliziotto o un carabiniere andrebbe licenziata”, ha detto il segretario del Pd.

        • Z. says:

          Un politico dice certe cose, si deve presumere, nella speranza che gli tornino comodo politicamente.

          Qui non abbiamo questa esigenza, credo.

          Comunque che Renzi abbia bisogno di serenità e riposto non ci sono dubbi!

        • Francesco says:

          bravo Renzi! se fosse sempre stato così e meno Mattarella e Cirinnà avrei potuto convertirmi

          invece nisba

  6. Moi says:

    https://www.youtube.com/watch?v=HRSN1fxddNo

    Breve intervista alla Prof. Cassaro …

    • Moi says:

      Maestra o Prof ? … Boh, con tutte ‘ste riforme della scuola non si capisce più un fittone 😉 !

  7. izzaldin says:

    @Miguel
    “E’ interessante la maniera in cui si intrecciano due discorsi diversi:

    io ho parlato dei Commons, che sono un metodo di autogoverno, moralmente neutro (anche un gruppo di briganti onesti tra di loro che condividono la Risorsa Viandanti è una specie di Commons).

    Però io ne ho parlato sostanzialmente bene, nessuno ne ha parlato male, quindi abbiamo creato una premessa condivisa, i Commons sono “buoni”.

    A questo punto, Izzaldin fa un paragone tra i Commons e le ONG.

    E questo paragone si trova confuso tra due discorsi diversi:

    1) Commons e ONG sono strutturalmente simili?

    2) Se i Commons sono buoni (se!), le ONG sono buone o cattive?

    Ora, la risposta alla prima è che Commons e ONG sono totalmente diversi, a meno che non pensiamo che quelli delle ONG usino i migranti come risorsa da spartirsi equamente.

    La seconda domanda è su un altro piano, e riguarda altre cose.”

    il bene che mette in comune la Ong è il passaggio attraverso il Mediterraneo.
    il discorso dei commons non l’ho conosciuto su questo blog ma molto prima, forse Miguel ricorderà che ne parlammo anche quando ci incontrammo anni fa. mesi fa qui parlai del concetto di autogestione e venni preso a fischi e peti qui dentro, ma non è tanto diverso dal discorso dei common. un centro sociale è l’esatta rappresentazione di un uso dei common in cui la comunità si dà delle regole e gestisce un bene comune senza scopo di lucro ma per un uso civico attento al bene comune di chi partecipa. poi a me sembra che si faccia troppa attenzione alle sigle burocratiche, è ovvio che i commons richiedono la minore burocratizzazione possibile ma ciò non significa che una Odv è sempre legata ai commons e una Ong o Associazione Culturale o Associazione di promozione sociale o cooperativa sociale siano sempre il contrario dei commons. mi sembra una visione un po ristretta della questione. I creative commons sono commons in senso stretto o sono comunque un ‘marchio’ che è registrato, quindi i commons possono esistere solo al di là del copyright? io sono per una interpretazione larga ma ci sta che chi vuole fregiarsi del lusso filosofico e morale del concetto di commons sia per una visione più ristretta possibile di questo concetto.

    • Z. says:

      Izz, i membri di una ONG non sono commoner che si uniscono per attraversare il mediterraneo. Questa è la differenza.

      Si uniscono, semmai, per aiutare altri a farlo.

      Sono commoner quanto i donatori AVIS, ossia non lo sono.

      • izzaldin says:

        questo perchè tu non ti senti parte della stessa comunità di chi deve attraversare il mediterraneo. loro e chi li sostiene economicamente sì.

        • Z. says:

          E che ne sai di come “mi sento” io? ci conosciamo di persona? no, non sei mai venuto a trovarmi nemmeno quando abitavi a Bologna 😀

          • izzaldin says:

            io ero tra quelli che spingeva per l’incontro eh.
            cmq se ti senti parte della comunità di chi attraversa il mediterraneo, può unirti ad altri commoner che hanno messo soldi in comune per comprare delle barche e andare a fornire un servizio di volontariato epr la condivisione di un bene comune: la sicurezza in mare. se non hai voglia di passare un mese in mare, puoi aiutare la tua comunità economicamente

    • Z. says:

      Questo ovviamente non significa che sono meglio o peggio, sono qualcosa di diverso.

      • izzaldin says:

        parliamo di commons in senso negativo, così magari ci chiariamo.
        un gruppo di disoccupati di un quartiere popolare di Palermo o di Napoli si mette in comune, raccoglie un po di soldi e compra un bel carico di eroina. ci si autogestisce, ci si organizza per gestire questo bene comune: uno pensa al taglio con medicinali scaduti, un altro pensa a contattare il mafioso di zona per chiedere il permesso, un altro va a comprare le bustine, un altro si mette a fare la vedetta etc.
        si condividono i beni (l’eroina), gli spazi (la piazza dove si spaccia), le spese (il pizzo da pagare al boss della zona, il taglio etc).
        Ora tu pensi che lo sfruttamento del commons sia unicamente a vantaggio di questa banda di commoners?
        niente affatto.
        esiste un’altra comunità di commoners che si accolla la situazione: quella dei tossici.
        loro condividono alcune norme che i commoners spacciatori si sono dati: spegni la macchina quando arrivi, non scendere, dammi i soldi prima etc. quindi lo sfruttamento dei beni comuni ha due facce, due comunità diverse che entrano in contatto.
        al Nidiaci esiste un ‘gruppo dirigente’ che quantomeno dal punto di vista legale organizza la vita del gruppo; e poi esiste un gruppo di persone che quel posto lo vive, condividendo certo le regole ma senza essere parte in causa.

        ecco, forse adesso riesci a capire perchè intendo che la Open Arms è una organizzazione che *mette in comune* le proprie barche coi membri di una comunità. ci sono vari ruoli diversi, ma alla base c’è sempre l’idea di condividere un bene, in questo caso la possibilità di attraversare il mediterraneo in sicurezza.

        poi oh, non devo convincere nessuno, io ho la mia idea di commons e voi la vostra, bona lì

        • izzaldin says:

          altro esempio per chiarire la mia posizione: la sanità pubblica.
          tu e Peucezio dite che la Ong del mediterraneo non usa i commons perchè ‘non è una comunità, non conoscono personalmente le persone che vanno a salvare”.
          ma in Italia abbiamo una sanità pubblica, in cui tutta la comunità nazionale partecipa alla spesa sanitaria per tutti i suoi membri.
          Io voglio che gli ospedali funzionino, e pago le tasse perché voglio che tutti possano avere in comune i mezzi necessari a curarsi. sono lieto di pagare le tasse che vanno a comprare siringhe e farmaci, e mica conosco tutti i medici e tutti i pazienti d’Italia!
          insomma, io sono per una interpretazioneLARGA E INCLUSIVA DEL CONCETTO DI COMMONS, altrimenti si può arrivare a negare che lo stesso Nidiaci sia un progetto di commons visto che ha uno statuto, un organigramma, uno status giuridico e burocratico ben definito etc.
          altrimenti definiamo come commons solo le gestioni effettivamente informali, de-burocratizzate, volontaristiche come possono essere le case occupate o i rifugi dei tossicodipendenti o i boschi medievali

          • Roberto says:

            Izz,
            Però se la metti così, che differenza c’è tra un servizio pubblico ed un common?

            • izzaldin says:

              sono varie forme, e varie possibilità di definirlo. teoricamente l’italia dovrebbe essere uan comunità, e la sanità pubblica è uno dei più nobili esempi di messa in comune delle risorse di una comunità per il bene comune.
              di fatto, non credo esistano differenze fra servizio pubblico e commons, cambia solo la scala.

              • Peucezio says:

                Questo già sta più in piedi.
                Cambia la scala.
                Però è vero che il popolo italiano non è un’entità fondata per aiutare terzi o per coltivare un qualche ideale o interesse, ma esiste di suo, storicamente, come gli abitanti dell’Oltrarno o il common anglosassone.

                Manca uno degli elementi della comunità classica, e cioè la possibilità di avere rapporti diretti con tutti, per cui si deve sostituire con rapporti giuridici “freddi”. In questo senso è diverso.
                Ma per altri aspetti l’analogia funziona.

            • Z. says:

              izz, di fatto le differenze ci sono: proprio perché il common opera su scala molto più ridotta rispetto al SSN i commoner possono partecipare concretamente, direttamente, alle decisioni che vengono prese.

              Io e te come partecipiamo alle decisioni prese in materia sanitaria? votando il parlamento che poi fissa leggi che poi le regioni…

              Non è questo il funzionamento a cui ci si riferisce parlando di commons.

              Anzi, ciò che Miguel descrive è precisamente finalizzato a evitare le storture che si verificano con la delega di deleghe ad altri deleganti che a loro volta delegano etc.

              • izzaldin says:

                ok Z. però dimmi: dove fissare il confine di dimensioni per cui una organizzazione “usa i common” o “offre un servizio”?
                non vedoconfini netti: nè burocratici nè statutari nè di dimensioni: il carnevale di Rio è autorganizzato da migliaia di associazioni e gruppi di ballo e di fatto coinvolge milioni di persone CHE NON SI CONOSCONO come io e te non conosciamo ogni medico o ferroviere del ervizio pubblico. offrono un servizio o mettono in comune qualcosa?

              • Per Izz

                “i: dove fissare il confine di dimensioni per cui una organizzazione “usa i common” o “offre un servizio”?”

                Certo, anche le Nazioni Unite sono un modo per gestire un bene comune, e se vogliamo alla fine lo è tutto l’ecosistema.

                Chi studia i Commons cerca cose che siano analoghe ai commons storici: gli usi civici in Italia, ad esempio, lo sono. Per estensione, lo può essere Wikipedia, perché è un bene curato insieme da una comunità – vasta, che non si conosce tra di loro, ma presente in ogni momento a curare i dettagli.

                I Commons possono avere qualunque o nessuna forma giuridica (infatti anche i “patti per la gestione condivisa dei beni comuni” introdotti da Labsus riconoscono i “cittadini organizzati in maniera informale”); ma la forma meno probabile sarebbe l’Organizzazione di Volontariato (OdV).

                L’OdV presuppone infatti uno spirito opposto a quello dei Commons (non è un giudizio morale né sull’uno né sull’altro).

              • Z. says:

                izz,

                sono d’accordo che nel mondo reale i confini non siano sempre netti: quand’è che poche monete diventano un mucchio di monete? c’è un confine?

                Anzi, direi che i confini di questo tipo non sono quasi mai netti. E siamo d’accordo.

                Detto questo, le forme di organizzazione di cui parla Miguel presuppongono una comunità attiva che si organizza in modo diretto e immediato nell’interesse prevalente non di terzi, ma della stessa comunità.

                Laddove “comunità” non significa “insieme di persone che la pensano come me” o “che hanno i miei gusti”, ma che condividono con me anzi tutto gli spazi della vita quotidiana.

                Intendiamoci: ciò non significa che i terzi non possano beneficiarne, anzi, né che ciò debba dispiacere ai commoner. Sono convinto che Miguel sarebbe contento di accogliermi nel giardino che cura.

                Ma se Miguel si sbatte per il giardino, non lo fa prevalentemente per me, ma per la sua famiglia, per la sua comunità, per il suo quartiere. E lo fa direttamente, non votando Tizio che vota il ddl Caio che autorizza Sempronio a nominare una commissione composta di Mevio, Filano e Calpurnio.

                Per questo vedo molta differenza tra Miguel e un donatore di sangue (che poi magari Miguel è anche donatore di sangue!).

              • Peucezio says:

                OMDAZ.

                Il punto è questo effettivamente.
                A un certo punto c’è una discontinuità.
                Ed è quando i rapporti diretti non bastano più a gestire l’entità della cosa.

              • Z. says:

                Miguel,

                chi scrive su wiki non lo fa per sé e per gli altri contributori, lo fa per chiunque legga ciò che scrive (e a scrivervi è, credo, una minoranza di chi ne fruisce).

              • Per Z

                “chi scrive su wiki non lo fa per sé e per gli altri contributori, lo fa per chiunque legga ciò che scrive (e a scrivervi è, credo, una minoranza di chi ne fruisce).”

                Questo dipende dalla natura della risorsa, che per quanti la consumino, non diminuisce. Per cui si può estendere anche a chi non partecipa, senza alcun limite. Ma questo non toglie che l’essenziale su Wikipedia è la condivisione.

                Ma se io che sono ricco metto un euro nel cappellino del mendicante che è povero, io divento più povero di un euro e lui più ricco di uno: questa non è condivisione, ma donazione.

              • Z. says:

                Ochèi Miguel, ora mi è chiaro il punto. Però si potrebbe dire che anche Pino, quando insegna, condivide ciò che sa.

                E del resto, se Gino scrive una voce non lo fa per “contribuire ad una comunità”. Come i contributori abituali amavano ripetere, la comunità è finalizzata all’enciclopedia e ad essa soltanto.

                E chi scrive spende il proprio tempo anziché divertirsi o guadagnare al fine di istruire altri, non nell’interesse di una comunità: se wiki lo è, lo sono anche le ONG di cui parla Izz.

            • izzaldin says:

              cmq Roberto qui ha centrato il punto: che differenza c’è tra una OdV che tiene aperto un giardino a Firenze e una Onlus (ad esempio, Emeregency) che tiene aperto un ambulatorio sociale a Kandahar?
              secondo me nessuna:
              entrambi offrono un servizio a terze persone: la fruizione di un giardino e le cure mediche.
              la differenza è solo di scala

              • Peucezio says:

                Eh no.
                Sarebbe così se il Nidiaci fosse fatto da alcuni che lo tengono aperto per i bambini di altri.
                Ma sono gli stessi che lo gestiscono ad usufruirne per i propri figli. Non in tutti i casi, ma, insomma, la ratio è quella: gestiamo il nostro giardino per i nostri bambini.

                Intendiamoci, non è più nobile o migliore, anzi, forse è pure meno altruistico, ma è diverso.

              • Per Izz

                “entrambi offrono un servizio a terze persone: la fruizione di un giardino e le cure mediche.”

                Ripeto, l’equivoco è mio: evidentemente mi sono espresso male. La nostra NON è una OdV. Non facciamo qualcosa per gli altri, la facciamo per noi stessi 🙂

                Invece, non c’è differenza tra:

                1) Emergency a Kandahar

                2) gli Angeli della Città, che sono un gruppo di signore di una certà età che hanno tutte casa e da mangiare, che vanno in giro la sera a portare cibo ad altri signori che al contrario di loro non hanno casa.

                Quelli sono Volontariato, noi no.

                Un gruppo di contadini afghani che scavano insieme un canale per portare l’acqua ai propri campi sono un commons.

          • Z. says:

            izz,

            pure io sono contento che le mie tasse siano utilizzate per finalità pubbliche, ad es. per i servizi di trasporto pubblico.

            Ma non è che io e te partecipiamo alla gestione delle ferrovie, o ci accordiamo con altri per quando far partire o arrivare i treni.

            E per tornare alla sanità, se doni il sangue lo doni se, dove e quando lo prevede la legge e solo se il medico ti reputa idoneo, né hai nessuna voce in capitolo per decidere dove e come verrà impiegato. Ti limiti a donare un bene: il sangue. Ràiga 🙂

            • izzaldin says:

              Ma non è che io e te partecipiamo alla gestione delle ferrovie, o ci accordiamo con altri per quando far partire o arrivare i treni.

              neanche la totalità di chi va al giardino Nidiaci prende le decisioni su come gestire il giardino. cambia solo la scala

              • Z. says:

                Izz,

                la differenza è che se loro volessero potrebbero farlo, e credo proprio che Miguel e gli altri li ascolterebbero volentieri se avessero qualcosa da proporre.

                Prova ad andare in una stazione a dire che vuoi cambiare gli orari e i percorsi dei treni 🙂

              • izzaldin says:

                tecnicamente no. la OdV nidiaci ha un capo che prende le decisioni.

                per questo dico, intendiamoci. se la burocrazia e le dimensioni sono un discrimine, allora solo situazioni tipo il CPA Firenze Sud e i boschi del Derbyshire nel dodicesimo secolo sono common “puri”. se invece accettiamo forme burocratizzate mi sa che siamo costretti ad allargare un bel po’ il campo dei commons

          • Per Roberto

            “ma in Italia abbiamo una sanità pubblica, in cui tutta la comunità nazionale partecipa alla spesa sanitaria per tutti i suoi membri.”

            Ecco la radice dell’equivoco: il termine “Bene Comune” contro il termine “Commons”.

            I Commons sono un termine che nel mondo anglosassone aveva un significato ben preciso, sostanzialmente simile a “usi civici” in italiano.

            Oggi ha un utilizzo più esteso: una comunità che si prende attivamente cura, in prima persona, di una risorsa. Che può essere anche incidentalmente utile ad altri, quando si tratta di una risorsa illimitata (come nel caso dei “commons intellettuali” tipo Wikipedia), ma in genere è una risorsa limitata, gestita in maniera cosciente e perché duri nel tempo; ed è sempre a favore della comunità stessa.

            Nel Servizio Sanitario Nazionale c’è il senso che “lo facciamo per noi stessi” (i sani di oggi sono i malati di domani, facendo le corna), e in questo somiglia a una sorta di mega-commons; ma manca completamente la dimensione di comunità che si “prende attivamente cura”.

            Certo, tutto somiglia a tutto alla fine, ma se vogliamo discutere, dobbiamo dare sempre dei confini: noi ci occupiamo dell’Oltrarno, anche Roma è “oltre l’Arno”, ma noi ci fermiamo a Porta Romana qui a Firenze, e i Commons si fermano dove si ferma l’impegno dei diretti interessati.

            Il contrario di un Commons è una struttura in cui esistono due parti contrapposte: chi “dà” e chi “riceve”. Quest’ultimo è ciò che in italiano si definisce giuridicamente come “volontariato”:

            “Infatti se l’associazione senza fine di lucro può rivolgere i propri servizi ai suoi stessi iscritti (come ad esempio le associazioni di categoria) anche perseguendo finalità diverse da quelle solidaristiche, al contrario, per espressa volontà di legge, l’organizzazione di volontariato deve svolgere esclusivamente un’attività con finalità di solidarietà e quindi nei confronti di terzi, in assenza di scopo di lucro, almeno nella propria attività istituzionale.”

            Commons e SSN quindi non sono essenzialmente “solidaristici”.

            Un gruppo di persone che tiene pulito uno spazio per portarci i cani è un “commons”.

            Una gattara vegetariana che porta le scatolette di carne ai gatti è una “volontaria”.

        • Z. says:

          Intendiamoci su un punto, su cui non vorrei ci fossero equivoci.

          Quando dico che le ONG che imbarcano e sbarcano viaggiatori non sono commons non perché lo facciano o meno per scopi reconditi di lucro. Anzi, nel nostro ragionamento sto dando per scontato che lo facciano per puro spirito di solidarietà, privandosi di tempo e autotassandosi per aiutare persone che ne hanno bisogno.

          Al contrario, spesso che i commoner operano anche per il loro proprio interesse, e per interesse intendo profitto.

          Non è questo il punto.

          Il punto è che le ONG di cui parli offrono un bene a terzi (la traversata), in modo unidirezionale e senza nulla ricevere in cambio. Né più né meno del donatore che “mette in comune” gratuitamente il proprio sangue.

          Ora, ognuno può dare alle parole il senso che preferisce, ma nell’accezione con cui Miguel usa il termine faticherei parecchio a considerare “commoner” un donatore per il fatto che “mette in comune” il proprio sangue, a prescindere da quale sia la comunità cui “si sente” di appartenere.

  8. OT

    Nel lontano 1989, un gruppo di (allora) ragazzi di Firenze occuparono una scuola materna abbandonata dai tempi della piena del ’66, e la trasformarono in un luogo in cui si fanno un sacco di cose, il “Centro Popolare Autogestito” o CPA.

    Sono iniziative che rispetto perché richiedono energia e condivisione, ed è uno dei pochi posti a Firenze dove si possa fare qualcosa senza pagare il dazio a uno speculatore mafioso. E ammiro due volte, chi riesce a reggere per trent’anni.

    Allo stesso tempo, non mi entusiasmano ambienti dove tutti la pensano allo stesso modo. Dopo il centesimo poster filokurdo, mi piacerebbe sentire anche la campana turca, e lì non la sentirei mai. Ma questi sono dubbi miei, che non riguardano gli altri.

    La cosa interessante è che il CPA è illegale (che per me non è una critica, è una constatazione).

    Da trent’anni, viene tollerato, perché nessuno ha voglia di prendersi la rogna di fare qualcosa.

    Nel nostro giardino, ogni giorno un funzionario si permette di fare il bullo, perché agiamo nella legalità; mentre nessuno osa dire nulla per quello che fa il CPA: badate che non è affatto un punto a nostro favore, è solo una constatazione sociologica interessante.

    L’altro giorno il CPA ha invitato a parlare (a pochi intimi) una signora che un millennio fa, faceva parte delle BR (all’epoca c’era ancora l’Unione Sovietica e la Luce degli Arii regnava felice sull’Iran) e che da allora ha sicuramente sistemato tutti i propri conti con la legge.

    Nell’ambito di un lungo discorso, ha detto a quei pochi intimi qualche frase, del tutto legale, che è arrivata a orecchie lontane, che si sono messe subito in agitazione sentendosi OFFESE e gridando allo scandalo mediatico, con l’effetto che le cose antipatiche che ha detto a venti persone, sono arrivate a qualche milione.

    Quindi, dopo aver tollerato per anni una situazione del tutto illegale, per una frase perfettamente legale detta a persone adulte e consenzienti in privato, ecco che:

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2018/03/20/news/moro_procura_firenze_apre_fascicolo_sulle_parole_balzerani-191766750/

    “ieri il consiglio comunale di Firenze ha approvato una risoluzione, presentata da Forza Italia e Fratelli d’Italia e votata anche da Pd e M5s, per liberare l’immobile di proprietà del Comune e occupato abusivamente, dove è avvenuto l’incontro di venerdì.”

    Cioè gli eredi del fascismo (Fratelli d’Italia) se la prendono con una cosa perfettamente legale; e il partito che da mesi si vanta di avere l’antifascismo nel DNA e nella saliva, finalmente si muove per porre fine a trent’anni di illegalità che tutti hanno tollerato.

    • Z. says:

      Niente dura per sempre, e spesso anzi cessa di esistere proprio quando ci si crede intoccabili.

      Se qualcuno offre voce, visibilità e spazio a una persona del genere, del resto, non merita certo papiri parasolidali da parte mia.

    • Peucezio says:

      A margine delle frasi infelici o supposte tali di esponenti delle BR di questi giorni, mi è sorta una riflessione.
      Io ci tengo alla libertà di parola ma capisco anche che, quando c’è stato del sangue, per alcune persone (penso soprattutto ai parenti delle vittime) resta una ferita aperta, che le parole riacutizzano, come un coltello rigirato nella piaga (sia chiaro che anch’io non voglio fare della retorica vittimistica o dare giudizi: constato il fatto).
      E mi viene in mente che il sistema americano (non a caso loro sulla libertà di parola non transigono), forse un po’ vendicativo, risolve il problema alla radice: ti mando a morte, così non puoi più parlare definitivamente e le vittime si sentono in qualche minima misura moralmente compensate.
      In effetti la libertà di parola riguarda solo i vivi.

      • Roberto says:

        Mi sembra un po’ esagerato privare uno della vita per proteggere il diritto della vittima a non sentire gli sproloqui dei carnefici

      • Z. says:

        Non è che la pena di morte sia l’unico possibile esito per i fatti di sangue, negli Stati Uniti…

      • Peucezio says:

        Ci ho provato…
        Pazienza, mi bocciate la proposta.

      • Per Peucezio

        “Io ci tengo alla libertà di parola ma capisco anche che, quando c’è stato del sangue, per alcune persone (penso soprattutto ai parenti delle vittime) resta una ferita aperta, che le parole riacutizzano”

        Bene, allora eviti di entrare dentro la saletta del CPA assieme ad altre 20 persone che non la pensano come te.

        Sono sicuro che nelle loro (molto più affollate) adunate, i Testimoni di Geova dicano cose che a me darebbero fastidio.

        Evito quindi di frequentare le loro adunate.

        • Io e Peucezio siamo al bar sotto casa, e gli dico, “certo non se ne può più di questi greci che fanno le vittime”.

          Lo viene a sapere non si sa come un tizio ad Atene, che non ha mai messo piede a Firenze in vita sua, e che chiede che si chiuda il bar, perché lui soffre troppo, avendo avuto i nonni uccisi dai turchi.

          • roberto says:

            beh miguel, l’esempio sarebbe pertinente se tu e peucezio aveste ucciso il nonno del tizio che soffre troppo

            se vuoi dirmi che ci sono cose più importanti della balzerani sono d’accordo, ma se chi ha rapito ed ucciso mio padre andasse a dire in giro che faccio di mestiere la vittima, me le farebbe veramente girare

            tra parentesi, trovo curiosa questa cosa dello spazio dato ai carnefici, e del fatto che delle vittime sostanzialmente non gliene frega niente a nessuno (a meno che non stiano piangendo e maledicendo il mondo con il corpo ancora caldo del loro caro ucciso, poi oblio)

            • Per roberto

              “se chi ha rapito ed ucciso mio padre andasse a dire in giro che faccio di mestiere la vittima, me le farebbe veramente girare”

              girano a te in Lussemburgo, e quindi i vigili di Firenze chiudono il bar qui?

              In base a quale norma, quella su cui gli stessi vigili hanno chiuso due occhi per trent’anni consecutivi?

              “trovo curiosa questa cosa dello spazio dato ai carnefici, e del fatto che delle vittime sostanzialmente non gliene frega niente a nessuno”

              Però attenzione: non so esattamente quante persone frequentino le conferenze in una saletta di una scuola abbandonata e occupata. Diciamo trenta, quaranta? Tutta gente peraltro che è già straconvinta, altrimenti non uscivano la sera al freddo per andarci (è anche in un posto un po’ decentrato).

              Chi ha “dato spazio” (tanto che te ne sei accorto pure in Lussemburgo) è stato chi ha gridato allo scandalo. E quindi ha dato spazio alla vittima e non al carnefice.

              • Roberto says:

                Più che altro mi domanderei qual è la norma che ti permette di chiudere un occhio per trent’anni

              • Per roberto

                “Più che altro mi domanderei qual è la norma che ti permette di chiudere un occhio per trent’anni”

                E’ la norma della Rispettosa Prudenza.

                Esiste effettivamente il bisogno di un gruppo di cittadini (non enorme, ma molto combattivo) di avere uno spazio dove trovarsi e fare le cose che piace fare a loro.

                Se il Comune desse loro uno spazio, una quantità spaventosa di responsabilità cadrebbe in testa a schiere intere di funzionari, che o dovrebbero imporre regole demenziali al gruppo di cittadini (tipo assicurarsi che ogni singola sedia sia approvata da un ingegenere con un’apposita perizia da 2000 euro), oppure potrebbero finire sotto processo per mille cose.

                Quindi:

                1) i funzionari firmano un foglio su cui c’è scritto, “noi non abbiamo autorizzato nulla” e non corrono alcun rischio

                2) gli occupanti possono fare tutto ciò che vogliono, e si prendono tutti i rischi, a partire da quelli derivanti dal fatto che compiono da trent’anni un reato penale

                3) un gruppo di cittadini ha la possibilità di riunirsi e fare le cose che piacciono a loro, non dando alla fine fastidio a nessuno.

              • Roberto says:

                Sullo spazio a vittime e carnefici, faccio mia la risposta di Z qui sotto, compresa l’ultima riga

              • Peucezio says:

                Però non è la stessa cosa un bar e un centro sociale.
                Un bar è un luogo pubblico, ma finalizzato a forme di interazione privata: ci vado per fare la chiacchierata con l’amico, non per tenere o assistere a una conferenza.
                Un incontro in una libreria con venti persone per presentare un libro, anche se c’è meno gente che in una discoteca, è un incontro pubblico, chiunque può andarci e soprattutto ci sono persone che parlano a un pubblico, non conversazioni private.
                Il discorso varrebbe se esistesse una forma di filtro rispetto ai non associati: cioè se il gruppetto dei nazisti decide di creare un circolo e poi ci invita l’antisemita che sostiene che Hitler aveva ragione e gli ebrei torto, è una cosa che indignerebbe la sensibilità collettiva, ma è detta in un circuito interno.
                Sarebbe da capire
                1) se il centro sociale applica la stessa logica, ma non credo, perché loro sono aperti per definizione e comunque non credo ci sia la tessera associativa;
                2) e se così fosse, come mai c’è stata la fuga di notizie?
                In ogni caso, se arrivasse l’ideologo nazista a fare la conferenzina antisemita agli skin-head, la cosa avvenisse in uno spazio occupato abusivamente e in qualche modo trapelasse, altro che sfratto, finirebbero direttamente in galera.

              • Per Peucezio

                “In ogni caso, se arrivasse l’ideologo nazista a fare la conferenzina antisemita agli skin-head, la cosa avvenisse in uno spazio occupato abusivamente e in qualche modo trapelasse, altro che sfratto, finirebbero direttamente in galera.”

                applichiamo anche qui la regola della Rispettosa Prudenza.

                Il CPA rappresenta alcune centinaia di persone, ma in fondo non hanno nemici, e sono profondamente radicati nella cultura fiorentina: nel senso che è una città che un tempo era piena di Case del Popolo, dove la UISP ha 50.000 soci, la Fratellanza Militare ne ha 11.000.

                Certo, qualcuno bofonchia contro i “centri sociali”, ma di danni concreti qui a Firenze non ne hanno mai fatti (i pochi attentati che ci sono stati sono legati ad ambienti molto diversi).

                Invece, il gruppetto skinhead avrebbe mille nemici e nessun amico, per cui la stessa Rispettosa Prudenza imporrebbe di rispettare la volontà dei loro nemici.

                Comunque i funzionari hanno sempre il coltello dalla parte del manico, proprio perché l’occupazione è illegale. Ma nessuno ha interesse a smuovere la situazione; e in effetti, perché mai dovrebbero?

              • Peucezio says:

                Non so nulla di codesto CPA.
                Sarebbe interessante capirne qualcosa di più.
                Ammetto di essere molto prevenuto verso i centri sociali in genere, ma proprio per questo trovo interessante capire caso per caso, cercando di vincere ogni riserva aprioristica.

              • Peucezio says:

                http://www.cpafisud.org/

                Visti così sembrano la solita macchinetta produttrice automatica di slogan.
                Sarebbe interessante capire se c’è dell’altro.

              • per Peucezio

                “Visti così sembrano la solita macchinetta produttrice automatica di slogan.
                Sarebbe interessante capire se c’è dell’altro.”

                Infatti, un ambiente omogeneo atrofizza immediatamente il linguaggio: non devi sforzarti per farti capire, non devi stare attento a mediare differenze, anzi ripetere le stesse frasi unisce. Non a caso, certi testi non hanno autori, sono produzioni “collettive”, e in un certo senso lo sono realmente.

                Poi umanamente il CPA è pieno di ragazzi in gamba. E credo che il sindaco faccia benissimo a esercitare la Rispettosa Prudenza, e non trovarseli a fare cortei di protesta tutti i giorni, occupare altri palazzi e lui stesso a dover gestire un edificio che non ci sono i soldi per riparare.

                Casomai, è interessante come il buon senso si possa esercitare solo nell’illegalità.

              • roberto says:

                “E’ la norma della Rispettosa Prudenza.”

                temo di aver dormito nella lezione in cui spiegavano questa regola perché non me la ricordo.

                da noi, paese strano assai, se vuoi privatizzare uno spazio pubblico (perché si tratta di questo) per le tue riunioni, o attività, chiedi al comune e, nel caso, ma nemmeno sempre, paghi un affitto

                poi che un gruppo occupi uno spazio vuoto, ok, capisco ci può stare e non mi scandalizza affatto, ma il gruppo deve pensare che non è per sempre

              • Peucezio says:

                Miguel,
                “Infatti, un ambiente omogeneo atrofizza immediatamente il linguaggio: non devi sforzarti per farti capire, non devi stare attento a mediare differenze, anzi ripetere le stesse frasi unisce. Non a caso, certi testi non hanno autori, sono produzioni “collettive”, e in un certo senso lo sono realmente.”

                E’ il motivo per cui a mia volta ho smesso, dopo una parentesi di qualche anno, di frequentare gli ambienti di camerati.
                Che gusto c’è a stare con gente che ripete quello che sai già da sempre?
                Malgrado lì ci sia forse un po’ meno conformismo, essenzialmente per un motivo: ognuno vuole fare il piccolo duce e quindi ognuno cerca di distinguersi.
                Un po’ come negli ambienti cattolici integristi, dove ci si contrappone per sottigliezze teologiche minime, solo che lì c’è uno spessore dottrinale e quindi certi bizantinismi possono anche essere intellettualmente stimolanti.

              • Per Peucezio

                “Che gusto c’è a stare con gente che ripete quello che sai già da sempre?”

                Tra il dire e il fare, c’è il mare…

                Temo che la normalità nel dire, sia il conformismo più piatto. Che sia Islam, Cristianità, Maoismo, Politicorretto, la gente non ama la varietà.

                Dove si scatenano, è quando possono fare.

                Purtroppo il sistema di vita in cui ci troviamo, ci impedisce quasi sempre di fare.

                Però è solo lì che dobbiamo giudicare le persone.

              • Z. says:

                Miguel,

                — Però è solo lì che dobbiamo giudicare le persone. —

                Ehi, ma come… non eri quello che non giudicava? 🙂

                Poi io credo che le parole siano fatti, a loro modo, tant’è che si dice che ne uccida di più la penna che la spada. Non so se sia vero. Però mi è sempre piaciuto lo slogan situazionista: vogliamo parole, non fatti! 🙂

          • Z. says:

            Robè,

            facile: le vittime e i loro parenti sono “reazionari” che “se la sono cercata”, no?

            Che poi a me pare che questi galantuomini e gentildonne scrivano libri, partecipino a convegni, siano invitati in TV e facciano pubblicamente battute sui “fasti del quarantennale”.

            Poi scherniscono i parenti delle vittime, pure.

            Meglio non dica altro, va’.

  9. Z. says:

    OT:

    izz, a proposito, mi dai il permesso di chiedere la tua mail al buon Miguel? così evitiamo di pubblicarla qui 🙂

    • izzaldin says:

      per me va bene, però se sei d’accordo sarò io a dire a lui di inoltrartela quando saprò la data del mio arrivo dalle tue parti, così eventualmente potremmo riuscire anche a incontrarci. sicuramente entro l’estate. tranquillo che non dimenticherò

  10. Moi says:

    OT parziale 😉 , visto che c’è di mezzo la Libia :

    in Francia hanno arrestato Sarko per aver ladrato 5 milioni di euri … va be’, un dilettante rispetto ai Nostri del Belpaese . 🙂

    • Francesco says:

      no dai, nessuno dei nostri ha scatenato una guerra e un disastro epocale per coprire una malefatta del genere!

      molto meglio i nostri del nanetto felice trombatore francese

  11. Moi says:

    SEGNALAZIONE

    https://www.ilpost.it/2018/03/19/facebook-cambridge-analytica/

    Smanettoni Informatici e Politica … chiamatelo “virtuale” ! 😉

  12. Moi says:

    Corollario: anche la popolarità su Youtube, i cittadini come gli AndreaRossi [cit.] se la possono comparare, se ne difettano !

    https://www.digital-coach.it/blog/case-histories/comprare-visualizzazioni-youtube/

  13. Moi says:

    Emma Bonino e George Soros: una lunga luna di miele sulla pelle dei popoli

    http://www.ilprimatonazionale.it/politica/emma-bonino-e-george-soros-una-lunga-luna-di-miele-sulla-pelle-dei-popoli-78213/

    ………………………………………………………………………………….

    Quanto agli Stati, che ormai servono solo a fare le squadre per lo sport … guardacaso 🙂 come si chiama chi lo dice !

    http://www.cafebabel.it/articolo/barbara-coudenhove-kalergi-lappartenenza-a-uno-stato-non-avra-importanza-che-nel-calcio.html

  14. Intanto, due notizie dalla Francia.

    A voi decidere quale sia la più importante:

    1) Sarkozy, che probabilmente è il primo responsabile della catastrofe libica con tutte le sue ricadute, al gabbio!

    2) in quindici anni, la popolazione degli uccelli è diminuita di un terzo, a causa dell’espansione delle monocolture industriali, e quindi dei pesticidi: il governo francese ha annunciato che intende ridurre i pesticidi del 50% entro il 2020… ma nel frattempo, continua ad aumentarne le vendite.

    https://www.theguardian.com/world/2018/mar/21/catastrophe-as-frances-bird-population-collapses-due-to-pesticides

    Da aggiungere alla notizia che in Germania, gli insetti volanti sono calati dell’80% in mezzo secolo.

    Poi ce la stiamo a menare sulla Balzerani o sulla maestra con la bottiglia di birra in mano.

    • roberto says:

      buongiorno

    • Z. says:

      Miguel,

      con questo criterio potresti rapinare due vecchiette e gonfiare di botte tre bambini, e poi pretendere di passarla liscia:

      “ma come, ma dai, ci sono I PESTICIDI FRANCESI e voi arrestate me?”

      Del resto, sarebbe difficile negare che la questione ambientale sia il problema più grave dei nostri giorni.

      • Per Z

        “con questo criterio potresti rapinare due vecchiette”

        Hai ragione, mi sono espresso male citando la Balzerani: non volevo però fare un discorso assolutorio.

        Piuttosto, volevo dire che quasi tutte le cose che appaiono “in prima pagina” come si diceva ai tempi del cartaceo sono meno importanti di qualcosa che non appare quasi come notizia.

    • Francesco says:

      sì ma la notizia crucca è risultata vera o la solita fregnaccia da internette?

      • per Francesco

        “la notizia crucca”

        http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0185809

        “More than 75 percent decline over 27 years in total flying insect biomass in protected areas”

        E’ uno studio su 63 siti nel corso di 27 anni (non 50 come avevo scritto io) e si riferisce alla “biomassa”, che non è esattamente un sinonimo di “numero di invidui”.

        Il progetto è stato diretto da Caspar Hallmann dell’università di Nijmegen in Olanda.

        “Our results document a dramatic decline in average airborne insect biomass of 76% (up to 82% in midsummer) in just 27 years for protected nature areas in Germany. This considerably exceeds the estimated decline of 58% in global abundance of wild vertebrates over a 42-year period to 2012 [56, 57]. Our results demonstrate that recently reported declines in several taxa such as butterflies [7, 25–27, 58], wild bees [8–14] and moths [15–18], are in parallel with a severe loss of total aerial insect biomass, suggesting that it is not only the vulnerable species, but the flying insect community as a whole, that has been decimated over the last few decades. The estimated decline is considerably more severe than the only comparable long term study on flying insect biomass elsewhere [28]. In that study, 12.2m high suction traps were deployed at four locations in the UK over the time period 1973–2002, and showed a biomass decline at one of the four sites only. However, the sampling designs differ considerably between the two studies. Suction traps mainly target high-flying insects, and in that study the catches were largely comprised of flies belonging to the Bibionidae family. Contrary, malaise traps as used in the present study target insects flying close to the ground surface (up to 1 meter), with a much wider diversity of taxa. Future investigations should look into how biomass is distributed among insect species, and how species trends contribute to the biomass decline.”

        • Francesco says:

          OK molto serioso, non conosco il campo, rimango felicemente sorpreso per il atto che siamo ancora vivi con un simile disastro in corso NELLE AREE PROTETTE DELLA GERMANIA.

          Mi aspetterei che in Italia gli insetti volanti siano estinti, per dirne una.

          Meglio provvedere, in ogni caso, e non con robottini volanti impollinatori come ho letto da qualche parte!

          Grazie

  15. Moi says:

    Di Sarkozy ne avevo già dato segnale io … però in Italia il “focus” è sul malloppo da 5 milioni di euri e sul fatto che in Francia i politici ladri NON la passan liscia. Di Libia meno se ne parla meglio è: ancora vivo è il ricordo della figuraccia di Giolitti che la definì “Scatolone di Sabbia” quando poco dopo si scoprirà il Petrolio ! … Gli Arabi, tanto, se non li ammazza qualche invasore o qualcuno dallo spiccato senso dell’ autodifesa [chissà chi …] , si ammazzano fra di loro. E poi è roba di oltre un secolo fa che NON “fa brodo” contro gli Avversari Politici.

    … al massimo, in Italia, ci si chiede che fine abbian fatto le Amazzoni del Fratello Colonnello dopo che lui ha fatto la fine di una “Spada dell’ Islam” qualsiasi.

    ————————

  16. Moi says:

    Poi be’: l’ altra notizia dalla Francia _ che aveva più risalto mediatico dei volatili ma meno di Sarko arrestato_ è che ha aperto a Parigi il primo “Bordello con le Real Dolls” … ma mi sa che anche su questo le Femministe e la Umma Trapiantata 😉 avranno da ridire !

    … Nevvero, Habs ?

    http://www.tgcom24.mediaset.it/magazine/foto/a-parigi-il-primo-bordello-clandestino-di-sex-doll_3085684-2018.shtml

    ————–

    fra l’ altro questa “Impresa per Coniugare Modernità e Tradizione” c’è anche a Vienna e a Barcellona

    https://www.tpi.it/2017/03/01/barcellona-bordello-sex-dolls-bambole-gonfiabili/

    http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/maschi-bambola-troppe-richieste-sex-doll-bordello-154771.htm

  17. Moi says:

    business legale

    http://www.repubblica.it/esteri/2018/03/16/news/casa_chiusa_bambole_di_silicone_parigi_xdolls-191463859/

    http://www.tgcom24.mediaset.it/magazine/a-parigi-il-primo-bordello-clandestino-di-bambole-di-plastica_3121173-201802a.shtml

    MA hanno arrestato Sarkozy e dubito se ne parli ancora… di certo, farebbe più notizia degli uccelli spariti, ovviamente in senso ornitologico 😉 …

    • roberto says:

      non mi sembra che si parli tantissimo sui giornali italiani di sarkozy, che è accusato di essersi fatto pagare la campagna elettorale del 2007 da gheddaffi.
      fosse vero sarebbe veramente ironico

  18. Comunque sul CPA, favolosa intervista di Nardella:

    https://video.repubblica.it/edizione/firenze/cpa-firenze-nardella-valuteremo-l-invito-del-consiglio-comunale/300166/300796

    “Prudenza, ma con rispetto!”

    Mica la solita prudenza dispettosa.

    Il nostro sindaco non è scemo, e sa che:

    1) Gli Ordini del Giorno del Consiglio Comunale – e in genere tutto ciò che fanno i politici – sono semplicemente echi di ciò che piace ai media

    2) il Consiglio Comunale è nei fatti impotente

    3) facendo qualcosa, si rischia di rompere molti cocci (la giornalista dice giustamente, “perché se li levi di lì, da qualche altra dovranno andare a finire!”)

    4) per fare qualcosa, ci vorranno mesi se non anni

    5) tra mesi se non anni, nessuno si ricorderà della vicenda, ma solo dei cocci rotti.

    Prudenza, ma con rispetto!

    • Francesco says:

      imporgli di trovarsi una sede e pagare l’affitto? che il contrario mi offende!

      • Per Francesco

        “imporgli di trovarsi una sede e pagare l’affitto?”

        Una sede di quelle dimensioni si potrebbe mantenere soltanto con un’attività commerciale totalizzante, e quindi con la fine dello scopo stesso degli occupanti.

        Almeno ai prezzi di mercato, poi se il Comune decidesse di affittare l’edificio a 1000 euro al mese, potrebbe anche avere un senso per tutti.

        Certo, a quel punto si entra però in un ginepraio di regole tale da mettere di nuovo a rischio le teste dei funzionari.

        • Poi immaginiamo che si affitti a 1000 euro al mese, con permesso di avere ad esempio un bar interno per pagare l’affitto.

          Gucci fa ricorso, dicendo che sono disposti loro a pagare 1200 euro al mese per il “Fashion Club Cool Florence”.

          E il funzionario che invece affitta agli occupanti viene condannato per danno erariale, per aver fatto perdere al Comune quei 200 euro al mese in più.

          E Gucci prende tutto, a 1200 euro al mese (dopo essersi fatto pagare i danni dal Comune).

          • roberto says:

            Miguel,

            secondo me la questione economica come la poni tu non è corretta.

            ci sono vari pareri in cui la corte dei conti dice che “il principio generale di redditività del bene pubblico può essere mitigato o escluso ove venga perseguito un interesse pubblico equivalente o addirittura superiore a quello meramente economico”

            (primo risultato con google http://autonomielocali.regione.fvg.it/aall/opencms/AALL/Servizi/pareri/specifico.jsp?txtidpareri=46030)

            quindi non è affatto certo che gucci avrebbe ragione a dire “diamo 200 euro in più, lo spazion è nostro”

            il problema per me è un’altro ed è quello della trasparenza nell’assegnazione degli spazi e nelle perennità.

            in soldoni perché all’associazione X e non alla Y? e perché per sempre a X? e perché non puoi dividere gli spazi fra X e Y?

            • Francesco says:

              ammesso e non concesso che un CS abbia una qualche utilità generale

              quello che non capisco è la compresenza di spazi abbandonati e affitti altissimi

              poi io son federalista: a Firenze fate un pò come v’aggrada

              • roberto says:

                un CS in se non so.

                un posto dove la gente possa incontrarsi e svolgere attività insieme, sicuramente si

            • per roberto

              “secondo me la questione economica come la poni tu non è corretta.”

              Infatti, hai assolutamente ragione.

              Però “prudenzialmente”, i funzionari ti spiegano che qualunque cosa deve essere messa al bando; e che loro rischiano il danno erariale.

              Immagino che se il giardino venisse messo al bando, e ci presentassimo noi da una parte e Ferragamo dall’altra, e Ferragamo offrisse 100 euro in più, i nostri avvocaticchi potrebbero dimostrare che noi comunque offriamo quella redditività invisibile in più.

              Però sarebbe una rogna, e i funzionari preferiscono le occupazioni alle rogne.

              • Francesco says:

                Mettiti nei loro panni: l’Ordine Pubblico non è loro competenza, il Danno Erariale sì che può esserlo!

                La colpa, comunque, è vostra che volete restare in un postaccio come Firenze! Venite su al Nord che è molto meglio

                😀

              • Per Francesco

                “Mettiti nei loro panni: l’Ordine Pubblico non è loro competenza, il Danno Erariale sì che può esserlo!”

                beh, hai capito tutto.

                Hai colto l’essenza della politica e dell’amministrazione qui, non so altrove.

              • roberto says:

                “i funzionari ti spiegano che [..] loro rischiano il danno erariale.

                pusillanimi

              • Z. says:

                Il coraggio è sopravvalutato. La vigliaccheria rende l’uomo più saggio e sicuro, e meno pericoloso per il suo prossimo.

                Grow coward, grow old, grow wise.

              • Per Z

                “Grow coward, grow old, grow wise.”

                Rispettosa prudenza, insomma.

              • Peucezio says:

                In modo da tenerlo alla mercé dei pochi coraggiosi, che di solito sono anche dei figli di puttana.
                No, meglio un coraggio un po’ più democratico, un po’ per tutti.

                Se penso alla maggior parte dei guasti dell’Italia contemporanea, sono dovuti a mancanza di coraggio. Parlo dei buoni (cioè, di quelli che dovrebbero esserlo per mandato), perché i camorristi ne hanno pure troppo.

              • Per Peucezio

                “la maggior parte dei guasti dell’Italia contemporanea, sono dovuti a mancanza di coraggio. Parlo dei buoni (cioè, di quelli che dovrebbero esserlo per mandato), ”

                I funzionari non hanno il mandato di essere buoni.

                Hanno il mandato di timbrare il cartello, firmare carte, ritimbrare il cartello e incassare lo stipendio.

                Giustamente, passano eventuali rischi associati a tale attività (e ce ne sono molte, in media è un mestiere rischioso quanto quello di un pompiere) applicando nastri bianchi e rossi; passando i rischi non risolvibili in questa maniera a un altro funzionario. Il quale cerca di passare i rischi a un non funzionario, mettendo quest’ultimo in condizione di illegalità volontaria.

              • Z. says:

                Eh Robè, il problema è che come l’occasione fa l’uomo ladro così il coraggio fa l’uomo ingordo…

                e di solito lascia il mondo un po’ più brutto di come l’ha trovato 🙂

              • Z. says:

                …pardon, non Robè bensì Peucè.

                Secondo me, invece, i guasti del mondo contemporaneo sono dati proprio dall’eccesso di coraggio.

                Guarda gli inglesi, che vorrebbero tornare indietro ma non possono; pensa a quanti ragazzi per due spicci in più rischiano la vita e finiscono per morire male e giovani; pensa agli orrori del secolo scorso, che pure spesso rimpiangiamo.

                Mentre tu, pur coi tuoi sogni di massacri granguignoleschi, tieni pur sempre le mani dietro la schiena e non fai male a nessuno!

                😉

              • Peucezio says:

                Allora le palle non le deve avere nessuno.
                E non ci deve essere nessuno da cui difendersi.
                Ma un mondo in cui i cattivi hanno le palle e gli altri no è un mondo folle, alla rovescia.

              • Z. says:

                Peucè,

                l’ho detto o no che la viltà andrebbe insegnata? Ecco 🙂

                In un mondo dove VOI amate fanfaroneggiare e millantare sui soscial – io faccio questo, io farei quello, io qui e io là – ce ne sarebbe un gran bisogno, di viltà consapevole 😀

              • PinoMamet says:

                Questa strana crociata di Z. contro il coraggio non smette di stupirmi.
                Ho idea che tu, Z., lo confonda con qualche altra parola. Oppure boh.
                Comunque nei social, ti informo, pochissimi millantano coraggio. Quello lo facevano gli esploratori dell’ottocento durante i ricevimenti nei salotti.

                Da vent’anni è di gran moda millantare la paura (“ieri ho visto un bambino che rubava una bici, che paura!” “Allarme maltempo, paura a…”) un andazzo particolarmente sviluppato in Italia per una serie di motivi
                (criminalizzare gli stranieri, criminalizzare i fascisti, criminalizzare i comunisti; la cultura del vittimismo; il pacifismo obbligatorio del discorso pubblico; l’idea che essere intellettuali significhi essere dei cicisbei tutti cervello e battutine acide; la cultura pseudo cattolica buonista; e probabilmente altro…) e che alcuni stranieri stanno, ahimè giustamente, prendendo in giro.

                Certo, loro ne hanno di peggio, ma sarebbe ora di smetterla secondo me, e tornare a comportarsi da persone normali.

              • roberto says:

                Z,
                non è una questione di coraggio, ma semplicemente di fare il proprio lavoro.

                anche i medici devono convivere con la paura di essere accusati di un errore e di essere trascinati in un’aula di tribunale, ma mica senti di gente che smette di lavorare per questo, o no?

              • Per roberto

                “anche i medici devono convivere con la paura di essere accusati di un errore e di essere trascinati in un’aula di tribunale, ma mica senti di gente che smette di lavorare per questo, o no?”

                Però i medici in Italia fanno un numero pazzesco di cesarei. Perché appena intuiscono che esiste un rischio su mille di un minimo problema, fare il cesareo, anche quando non serve assolutamente a nulla, è la prova che “hanno fatto qualcosa”.

              • roberto says:

                interessante l’osservazione di Pino sulla paura!

                non ci avevo mai pensato, ma sono d’accordo

              • roberto says:

                sono d’accordo anche sull’invito a tornare a comportarsi da persone normali, invito che va rivolto a tutti: non è normale rivolgersi ad un giudice per qualsiasi cazzata

              • Francesco says:

                concordo con Peucezio: il mondo dei vigliacchi è in mano al primo fdp con le palle (e ce le hanno) ed è in eterno peggioramento.

                non esistono regole o istituzioni che permettano di campare senza uomini coraggiosi e corretti, al limite arditi.

                diciamo che Z ha messo giù bene il bigliettino d’addio dell’Occidente suicida.

                altro che grow old and wise, grow slave and die!

              • Per Francesco

                “diciamo che Z ha messo giù bene il bigliettino d’addio dell’Occidente suicida.

                altro che grow old and wise, grow slave and die!”

                Ma che suicidi e schiavi…

                Immagina il posto dei vigili urbani di Gavinana. Per trent’anni – che vuol dire probabilmente diverse generazioni diverse di vigili – mi immagino il vigile che si avvicina al CPA, e stila il verbale, perché deve dimostrare che ha fatto il proprio dovere recandosi presso il luogo.

                Precisa di non essere riuscito a entrare, e si segna di fare un’altra visita tra un anno, e per un anno è apposto.

              • Z. says:

                Non mi preoccupo per l’Occidente. Ci penserete voi intrepidi a difenderlo 🙂

              • PinoMamet says:

                “non è normale rivolgersi ad un giudice per qualsiasi cazzata”

                OMDARrissimo!!

              • Francesco says:

                Mig

                moltiplicalo per altre mille occupazioni, mica tutte “innocue” come il vostro CPA

                mille controlli su inquinatori e spacciatori e laboratori illegali

                mille verifiche in scuole di analfabestimo

                mille concorsi dall’esito predeterminato

                mille siti dove mille Osama montano le loro bombe

                e forse capirai cosa intendo

              • Per Francesco

                “moltiplicalo per altre mille ”

                certo, verissimo.

                Però ripeto, non sono sicuro che contrastare queste cose siano il compito dei funzionari. Il loro compito è scrivere relazioni e firmare fogli in cui dicono di aver eseguito quanto richiesto loro dal regolamento.

              • roberto says:

                “Però i medici in Italia fanno un numero pazzesco di cesarei”

                miguel, sei sicuro che facciano i cesarei per paura dei processi? o forse perché costa di più avere tot persone ed un letto occupati per 12 ore di travaglio invece che un’operazione che dura mezz’ora?

              • Francesco says:

                a me dicono che il cesareo “vale” molto di più del parto naturale per la struttura che lo fa, in termini di costi riconosciuti dal SSN

                ma non me ne intendo per cui prendete la cosa con beneficio d’inventario

              • roberto says:

                “Il loro compito è scrivere relazioni e firmare fogli in cui dicono di aver eseguito quanto richiesto loro dal regolamento.”

                e io cretino che pensavo che il mio compito fosse *fare* quanto richiesto dal regolamento…..invece basta scrivere su un pizzino “l’ho fatto”….

              • Z. says:

                Miguel,

                il funzionario pubblico che abita con te si limita a compilare il registro? sai che non credo? 🙂

              • Francesco says:

                Miguel,

                una delle cose che non capisco di te è l’apparente “rassegnazione”, al limite della complicità, con i funzionari pubblici che fanno finta di lavorare.

                Eppure proprio per come sei tu la differenza tra fare una cosa e fingere di farla ti è chiarissima.

                Non ti dico di odiarli ma almeno di avercela un pò con loro …

                Ciao

              • Per Francesco

                “una delle cose che non capisco di te è l’apparente “rassegnazione”, al limite della complicità, con i funzionari pubblici che fanno finta di lavorare.”

                Capisco la tua perplessità.

                Io con questa gente ho a che fare ogni giorno, e quindi devo cercare di capire come rapportarmici, senza impazzire.

                In questa categoria, ci sono persone buone e cattive, ci sono vigliacchi e coraggiosi, ci sono pigri e persone che lavorano anche più del necessario. La varietà umana è vasta, come ovunque.

                Quindi la domanda non è “se fanno bene o no il loro lavoro”, ma “qual è il loro lavoro?

                Una volta che capisci che il loro lavoro consiste nel dimostrare di aver riempito dei moduli e di avere prove scritte che non hanno violato personalmente le regole, diventa irrilevante se facciano tale lavoro, o facciano solo finta di farlo.

              • roberto says:

                Miguel

                “[…] il loro lavoro consiste nel dimostrare di aver riempito dei moduli e di avere prove scritte che non hanno violato personalmente le regole”

                sai che non mi è mai capitato di vedere in un mansionario una cosa del genere?

              • Francesco says:

                Mig

                tu sei colto e intelligente ma ogni tanto, sospetto, ti infili in qualche buco nero da cui NON vuoi uscire.
                Il lavoro di un funzionario pubblico NON è quello che descrivi; quella è la parte burocratica che serve a migliorare il servizio specifico, che è il loro vero lavoro.

                Mi pare che Roberto te lo ripeta. Nel mio piccolo, ho incontrato funzionari pubblici che mi hanno dato un certificato di malattia (che mi è servito assai), un documento di identità nuovo, che hanno letto i documenti che giustificavano le deduzioni dalle tasse che avevo chiesto, che mi hanno spedito multe per essere passato dove non dovevo …

                ciao

              • Per Francesco

                “Il lavoro di un funzionario pubblico NON è quello che descrivi; quella è la parte burocratica che serve a migliorare il servizio specifico, che è il loro vero lavoro.”

                Certo, mi riferisco a chi svolge funzioni che danno la possibilità di dare ordini a chi funzionare non è.

              • Z. says:

                Miguel,

                — Certo, mi riferisco a chi svolge funzioni che danno la possibilità di dare ordini a chi funzionare non è. —

                Quindi il lavoro (ad es.) di CC, agenti del fisco, insegnanti consiste nel riempire moduli dicendo che hanno fatto qualcosa? lo pensi davvero?

              • “Quindi il lavoro (ad es.) di CC, agenti del fisco, insegnanti consiste nel riempire moduli dicendo che hanno fatto qualcosa? lo pensi davvero?”

                Perché no?

                Alla fine, è quello su cui si valuta e si paga il lavoro di ciascuno di loro, o si assegnano sanzioni.

                Come dicevo, prescindo assolutamente dal giudizio sulle singole persone, che sono molto varie, come tutta la specie umana.

                Qui si parla della funzione: la funzione dell’insegnante consiste nell’avere i moduli in ordine che permettono di accedere ai corsi, di svolgere un certo numero di ore in classe, di compilare correttamente un certo numero di resoconti riguardanti tali ore, di non compiere errori formali nella compilazione di moduli riguardanti gli alunni.

                Ecco perché non sono d’accordo con Francesco, quando dice che dovrei avercela con i funzionari che “non fanno il loro dovere”. Un vigile che ha fatto tutto ciò che gli è stato ordinato di fare, e ha stilato correttamente i rapporti, e non ha preso mazzette, ha fatto il proprio dovere.

                Conosco anche vigili che hanno fatto inchieste approfondite su abusi edilizi, ma questo non è affatto parte della loro funzione.

                Poi può anche appassionarsi dei casi che incontra, oppure no, ma ripeto, il carattere degli individui non è affare di Stato.

                Anche per questo, trovo abbastanza irrilevante quanto è stato detto qui sulla “mancanza di coraggio”. Il coraggio non è un elemento registrabile in un modulo.

              • Mauricius Tarvisii says:

                la funzione dell’insegnante consiste nell’avere i moduli in ordine che permettono di accedere ai corsi, di svolgere un certo numero di ore in classe, di compilare correttamente un certo numero di resoconti riguardanti tali ore, di non compiere errori formali nella compilazione di moduli riguardanti gli alunni

                Da CCNL direi proprio di no, ma io sono solo un arido leguleio 😀

              • PinoMamet says:

                Teoricamente la funzione dell’nsegnante sarebbe quella di insegnare la sua materia.

                Il risultato sperato da mille riforme sarebbe quello di trasformarlo in intrattenitore, psicologo, consulente, poliziotto, guru, assistente sociale, analista di internet, inventore di nuove tecnologie ed agenzia di collocamento.

                Il risultato concreto è che deve riempire dei moduli.

              • Roberto says:

                Miguel,

                Nel mio mansionario c’è scritto “assistere il direttore nell’esecuzione dei suoi compiti”

                Il direttore mi dice: “vai a tale riunione e fammi un rapporto”

                Il mio compito non è scrivere “sono andato alla riunione”.

                Il mio compito è
                – prendere l’ordine del giorno
                – studiarmi i documenti
                – pensare (coordinandomi con i colleghi ed il capo) se devo prendere posizione su qualche punto è che posizione
                – andare alla riunione
                – seguire le istruzioni
                – reagire agli imprevisti
                – fare un rapporto alla fine.

                Non escludo che ci sia gente che salta i primi tre punti e il quinto ed il sesto, ma non fanno il loro lavoro, rubano lo stipendio

              • Roberto says:

                Poi sul coraggio

                Proprio oggi ho dato l’ok per una piccola spesa.

                Ora essendo soldi pubblici, ho il controllore finanziario interno, la corte dei conti, la Cocobu (commissione finanze del parlamento) e chiunque voglia guardare i conti dell’istituzione che possono rompermi le palle.

                Ma il mio compito non è “evitare i grattacapi” ma “occuparmi della cosa X”. Occupandomi della cosa X mi accorgo che serve la cosa Y, studio la questione, vedo che bisogna spendere un po’ di soldi e lo faccio perché è l’unico modo per far funzionare la cosa X.

                Secondo quello che dici tu, sarebbe bastato scrivere “mi occupo della cosa X”…..

              • Z. says:

                Miguel,

                — Perché no? —

                Perché non funziona così, miseriaccia miseria!

                Se devi fornire servizi allo sportello INPS, non basta che tu scriva che li hai forniti senza ricevere l’utenza: l’utenza dirà “perché quel messicano con la faccia da addestratore per Videla non mi consegna il PIN dispositivo? come faccio a chiedere la NASPI senza il PIN?”.

                Se lavori per il fisco e devi controllare una posizione, non basta che tu dica al tuo superiore che hai fatto il controllo. Il tuo superiore si aspetta che tu descriva il lavoro che hai eseguito, le conclusioni che ne hai tratto, e poi controllerà il fascicolo e ti dirà se è d’accordo con le tue conclusioni.

                Se sei un carabiniere e devi eseguire un ordine di cattura, non basta che tu scriva che hai eseguito l’ordine. Devi catturare Tizio, notificargli l’ordinanza del giudice, chiedergli se ha un difensore, nominargli un difensore se non ce l’ha, relazionare il tutto al PM…

                Se sei un agente di polizia municipale incaricato di accertare le violazioni per divieto di sosta… insomma, ci siamo capiti 🙂

              • Peucezio says:

                Roberto e Z.,
                siccome voi siete persone per bene, commettete l’ingenuità di credere che lo siano tutti.
                Invece non sono né per bene né per male: fanno il minimo sindacale per tirare avanti senza incappare in grossi guai.
                La gente non vive in funzione di principi etici, vive in funzione del tirare avanti e stare a galla nelle tempeste della vita.

              • Roberto says:

                No peucezio,
                L’ho anche scritto, so benissimo che c’è gente che fa finta di lavorare, ma chiamo le cose con il loro nome. Fai finta di lavorare? Ebbene non stai “facendo il tuo lavoro” come dice miguel, ma “fai finta di fare il tuo lavoro”.

              • Roberto says:

                Non do nemmeno un giudizio morale in questo momento. È proprio una costatazione fattuale.

              • Z. says:

                Peucezio,

                credimi, a Bologna i vigili le multe le fanno eccome. Non si limitano a scrivere “ho fatto le multe”. Chiedilo a qualche bolognese 🙂

                I giudici decidono le cause, non scrivono “oggi ho deciso una causa”.

                Non c’entra con le “funzioni etiche”, è che va così. Del resto non è facile raccontare di aver fatto venti multe se non è vero: il tuo superiore si aspetta che tu consegni i verbali 🙂

              • Peucezio says:

                Roberto,
                però la statistica è sostanza: se 8 persone su dieci che fanno il lavoro X fanno H, allora è giusto dire che il lavoro X consiste nel fare H.
                Non è una questione di nomi, ma di sostanza: evidentemente c’è tutta una società strutturata per dare lo stipendio a gente che al massimo riempie un po’ di carte stando attenta a non sbagliare.

              • Francesco says:

                Peucezio ma da quando la statistica è sostanza?

                se 8 poliziotti messicani su 10 lavorano per i cartelli della droga, non è vero che il compito del poliziotto sia quello

                se 8 preti del ‘400 su 12 pensano solo a soldi e carriera, il compito del prete non diventa quello

                se 99 politici su 100 pensano a chi gli ha pagato la campagna elettorale e a far su il popolino bue con formuline preconfenzionate idem

                e così via: confondi patologia diffusa e fisiologia, alla fine la morte del malato ti sorprenderà mica?

                ciao

              • Per Francesco

                “e così via: confondi patologia diffusa e fisiologia, alla fine la morte del malato ti sorprenderà mica?”

                Stiamo parlando di cose diverse.

                La fisiologia della burocrazia è:

                1) applico ciò che la carta mi ordina di fare

                2) riempio carta correttamente, dimostrando così di aver applicato ciò che la carta mi ordina di fare

                La carta vieta esplicitamente di prendere soldi dai narcotrafficanti? Bene, chi lo fa viola la carta.

                La carta ordina al vigile di presentarsi davanti alla scuola occupata e di riempire un modulo dove specifica che il portone era chiuso? Ha fatto quanto gli era richiesto.

                Come ho più volte detto, non sono al corrente di casi concreti di corruzione nell’amministrazione pubblica di Firenze, anche perché se ci sono, non lo vengono a raccontare a me. Mentre mi vengono a raccontare dell’impossibilità di fare qualunque cosa di utile, per motivi che vanno al di là della loro buona o cattiva volontà.

                Patologia: vigile che scrive il falso, perché qualcuno gli molla dei soldi.

                Fisiologia: vigile che esegue il proprio dovere, riempiendo un modulo in cui spiega i motivi per cui non ha potuto farlo.

              • roberto says:

                peucezio,
                mi ero perso questa risposta, e concordo con Francesco,
                la statistica non è sostanza.

              • Peucezio says:

                Voi continuate a parlare del dover essere.
                Se il mondo funzionasse secondo il dover essere non ci sarebbero le malattie, la morte, i terremoti…
                O, quantomeno, lasciando da parte la natura, non ci sarebbero le guerre, la povertà, la fame…

                Va bene avere chiaro quali sono gli auspici, i propositi.
                Ma qualsiasi discorso che abbia un senso, compresi i discorsi sugli auspici, deve partire dallo stato di fatto.
                Per capire il ruolo sociale effettivo di una figura, non ha nessun senso parlare del ruolo giuridico in teoria. Al massimo si può cercare di capire come fare in modo che il primo coincida col secondo (sempre che sia auspicabile: nemmeno chi fa le leggi e stabilisce i ruoli è Dio o è infallibile).
                Ma cogliere l’essenza di un fenomeno significa descrivere prima di tutto la sua fattualità.

              • roberto says:

                no peucezio, io parlo proprio dell’essere, mi sembra che in questo caso sei tu che pieghi l’essere al voler essere (di qualcun altro per di più).

                è un po’ come clinton che si difendeva dall’accusa di aver tradito la moglie dicendo “la stagista mi ha solo fatto un pompino”. nei suoi desideri,avrebbe verto voluto che un pompino non fosse un tradimento. nella realtà, tradisce la moglie.

                o ancora, nessuno rispetta i limiti di velocità. puoi dire che sono inadeguati, che non ti piacciono, che vai di fretta, ma se vai a 60 dove c’è un cartello che dice “50”, l’essere (= realtà) è che hai superato il limite di velocità

              • Francesco says:

                Peucezio

                io sono milanese: per me ci sono il dover essere e lo svaccamento, come i due poli dell’universo mondo terrreno.

                Non è che quando prevale lo svaccamento il dover essere è meno vero, anzi emerge con maggior evidenza che è il polo giusto, a cui l’Uomo tende per diventare sè stesso.

                La Chiesa antica sopravvisse grazie ai vigliacchi voltagabbana che però guardavano ai martiri morti e non alla propria vigliaccheria.

                E’ forse questo che mi manca di più nella Chiesa di questo Papa.

                Ciao

  19. Oggi racconto la faccenda del CPA alla Signora degli Incappucciati, che appartiene a quella strana confraternita che da sette secoli soccorre la gente nei guai; e che finché non è arrivata l’ennesima mazzata burocratica, lo facevano vestiti da KKK perché nessuno si sentisse in debito con loro, e siccome non erano volontari, si facevano pagare: con un bicchiere d’acqua.

    E con quel suo straordinario sorriso, mi racconta di come lei abbia organizzato la distribuzione del cibo avanzato ai negozi, per nutrire centinaia di disgraziati, sapendo di violare ogni legge nota.

    Finché il suo capo le ha detto, “tu firma qui che quello che fai è in regola, e se uno si sente male, vai tu in galera”.

    Lei si è rifiutata e da allora, i poveri mangino i sassi.

    Poi mi ha spiegato come si occupa una casa del Comune.

    Prima ti accerti che le misure della casa corrispondono alle tue esigenze, che se esageri, ti cacciano.

    Poi chiami uno zingaro del Poderaccio, che sono bravi, e ti fai scassinare la porta.

    A questo punto, ti fai mandare a quell’indirizzo i contributi sociali.

    E quando arrivano i vigili, presenti loro i contributi sociali, dicendo che sono soldi per l’affitto.

    Devo capire meglio come funziona, ma funziona, perché nessuno sa meglio della Signora degli Incappucciati, come funziona il lato oscuro di Firenze, le masse di disperati, di cialtroni, di truffatori, di abbandonati da tutti, di furbi moribondi, di gente destinata a crepare giovane, di uomini e donne che credevano di essere normali fino al giorno non gli si è aperto sotto con una gran risata il pavimento, di malvagi da ridergli dietro per la loro piccolezza, di esistenze tenere come fiori stroncate sotto uno stivale e di zizzania che resiste a ogni falce, finché non cade stroncata da un infarto…

    • Per roberto

      “https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/pasta-senza-acqua-incendio-1.3796520”

      Mi puzza enormemente di bufala pubblicitaria lanciata dallo chef.

      E’ perfetto lo stereotipo delle Ragazze Americane Sceme (l’indigeno-formica invidioso che lavora mentre la cicala-turista si diverte, si rifa sostenendo che almeno lui è più intelligente di loro)

      , e poi non si capisce come la notizia possa essere arrivata allo chef prima che al giornale. Una roba da Avvocato Canzona: http://www.malainformazione.it/schede/80/index.htm?c1276714108

      • roberto says:

        si sono d’accordo con te.
        poi dai per quanto uno possa essere scemo a 20anni sai che la pasta va cotta in acqua!

        • Z. says:

          Ho visto cose, al riguardo, che potrebbero stupirvi 😀

          • Peucezio says:

            Racconta…

            Io vi posso raccontare della bielorussa che venne a casa mia e pensò bene di cucinare 1 kg di spaghetti per due!
            Io dissi: ma non è che è un po’ troppo? Rischiamo che avanzi… E lei: ma se poi è troppo poca dopo come facciamo?

          • Roberto says:

            Il mio peggio sono una tipa (olandese) che per poco non ha dato fuoco alla cucina per fare due uova sode e un tizio (danese) che metteva gli spaghetti nell’acqua fredda, aspettava che l’acqua bollisse e poi contava 8 minuti

          • Z. says:

            Sugo di pomodoro gettato dal freezer (in un unico iceberg rosso) nella padella accesa…

            pentola riempita fino all’orlo di acqua (fredda) che curiosamente usciva quando la coppia di cuochi provavano a buttarci dentro la pasta (ribadisco: nell’acqua fredda)…

            per dire le prime due che mi sovvengono 🙂

  20. Z. says:

    OT…

    a Bologna come altrove, i problemi sono sempre BenAltri!

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2018/03/21/news/flash_mob-191852823/

    🙂

    • Peucezio says:

      Era ora!
      Non ho mai capito perché le biciclette sono sempre state considerate al di sopra del codice della strada.

    • Roberto says:

      Ma se è vero che vai a passo d’uomo, scendi dalla bici….

      • Per roberto

        “Ma se è vero che vai a passo d’uomo, scendi dalla bici….”

        Concordo! Infatti, dicono che sono “venti metri”, io a piedi ne faccio centinaia al giorno, se non chilometri.

        La cosa peggiore è quando ti trovi ad attraversare attentamente una strada dove le macchine arrivano (poniamo) da sinistra, non pensi proprio a guardare a destra, poi ti trovi quasi addosso il ciclista che arriva contromano.

        E poi ci sono le Mamme Cicliste con due bambini (sulla stessa bici) che si fanno contromano le strettissime strade qui.

  21. Per Moi

    Leggo che l’attentatore texano ha finito la sua breve ma intensa carriera, con un video ovviamente.

    Ecco il titolo su The Guardian:

    “Austin bomb suspect left video ‘confession’ before he died

    Police say footage portrays ‘a very challenged young man,’ but nothing to show he was motivated by hate”

    Il “challenged young man” non provava “odio”, quindi possiamo stare tranquilli.

    A me, uno incapace di odiare mi preoccupa invece parecchio.

    • Francesco says:

      perchè? io non odio neppure gli interisti, non capisco perchè dovrei preoccuparti

      sotto sotto non capisco chi fa del male al prossimo, neppure per un suo proprio guadagno, e non capendo non riesco a odiare

      forse, il giorno che mi facessero male, potrei prendermela ma mi auguro sempre che quel giorno non venga

      ciao

    • Z. says:

      A me preoccupa chi ne è capace.

      Mi preoccupa se ha avuto una vita dura, perché ne ha motivo; e mi preoccupa di più se non ce l’ha avuta, perché non ne ha motivo.

      • Per Z

        “A me preoccupa chi ne è capace.”

        Ma odiare è uno dei quattro, cinque sentimenti di base di ogni essere umano: desiderare, amare, essere curiosi, odiare, avere fame o sonno.

        Le campagne contro l’odio per me sono come le campagne contro il sonno.

        • Z. says:

          Infatti quelle campagne non sono rivolte contro l’odio, ma al massimo contro una sua forma di manifestazione.

          L’odio è un sentimento di chi ha vissuto sofferenze che io non posso neppure immaginare, e naturalmente di chi vive il fatto che Tizio riscuota più clic di lui come una sofferenza che nemmeno posso immaginare.

        • PinoMamet says:

          Dai Z. non fare anche tu il pensatore paradossale, ce n’è già troppi…

          l’odio esiste da ben prima di Facebook ed è un normalissimo sentimento umano.

          Semmai ti faccio notare che ad essere piuttosto recente e di conio internettiano è l’odio contro chi odia… i famosi “haters”.

          • Z. says:

            Macché paradossale…

            solo, oggi si esaspera tutto, quindi anche l’ostilità. Soprattutto l’ostilità, direi.

            Che poi è ad una forma di ostilità che ci si riferisce quando si parla di haters, più che non a “odio”. Ma appunto si esaspera tutto, incluso il linguaggio.

  22. Peucezio says:

    Ma il divieto non è solo quello di odiare, ma anche di temere.
    Xenofobia, omofobia, transfobia, islamofobia e via suffissando.
    Il timore è un crimine.

    • Z. says:

      Uhm… direi piuttosto che suffisso “fobia” viene utilizzato spesso in modo discutibile, per indicare ostilità anziché paura.

      C’è gente che ha paura degli stranieri, per i più svariati motivi; c’è gente che ha paura dei musulmani, per via del terrorismo islamico.

      Ma quando si usa il termine “omofobia” si intende parlare di qualcuno che detesta gli omosessuali, o che li disprezza, non qualcuno che ne ha paura.

      • Peucezio says:

        E’ vero.
        E questo fa capire la crassa ignoranza di chi conia il lessico del politicamente corretto.
        E’ un segno della povertà intellettuale del mondo che esprime questo tipo di stigmi.

      • Z. says:

        Non sarei così drastico, Peucè. Il linguaggio procede spesso, mi pare, a questa maniera.

        Pensa al termine Antisemitismus, coniato come forma eufemistica di Judenhass da un pensatore che certo non stigmatizzava l’odio per gli ebrei!

        • Peucezio says:

          Sì, è vero.

          Però in qualche misura un certo diffondersi dell’approsismazione del linguaggio e dell’uso di slogan e termini che hanno più un potere evocativo ed emotivo che un significato reale (in fondo che cavolo vuol dire omofobo? Uno cui fanno schifo a pelle gli omosessuali? Uno che li critica per ragioni morali o religiose? Uno a cui stanno simpatici o indifferenti, ma critica l’ideologia LGBT, come è il mio caso? Uno che pensa che possono sposarsi, ma non adottare figli?) va di pari passo con atteggiamenti ideologici espressi da élite molto bigotte, ma sempre meno colte e con meno capacità critica.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Mai sentito parlare di pedofilia (amicizia per i bambini), pederastia (avere rapporti sessuali con i bambini) usato come omosessualità, ecc.? E non parliamo della “sodomia”, che per qualche strana ragione è finita per indicare il sesso anale omoerotico.

            • MOI says:

              Tranquo, Maurì … “Sodoma” sta diventando la città dell’ Atomica degli Anunnaki 🙂 !

            • Peucezio says:

              Erano esempi che pensavo di citare in effetti.
              Fanno capire come si parli a vanvera.
              Probabilmente questi spostamento semantici sono spesso (non dico sempre) legati a una carica emotiva negativa ad essi connessa.
              Cioè pederastia e sodomia venivano usati (in questa accezione non letterale) in società che stigmatizzavano tali comportamenti, così come oggi si stigmatizzano quegli altri (compresa la pedofilia).
              Cioè l’indginazione o comunque il sentire un fenomeno come socialmente rilevante (magari anche in senso neutro) fa sì che di certe forme di suffissazione, di solito confinate all’ambito scientifico, si appropri la gente comune, i pubblicisti, giornalisti e il resto degli ignoranti, che quindi distorcono, sono approssimativi, dicono una cosa per l’altra.

              • Mauricius Tarvisii says:

                Fanno capire come si parli a vanvera.

                Be’, fondamentalmente sì. E questa è la forza della lingua.

              • Peucezio says:

                Oddio, sì e no.
                Non ha senso che si distorca il significato di cultismi coniati a tavolino con parole greche.
                La lingua si muove fra vitalità e stabilità e la lingua colta e tecnica (i grecismi con i suffissoidi nascono come termini scientifici) dovrebbe essere la più stabile, così come quella colloquiale e popolare la più esposta a slittamenti semantici, ecc.

  23. Moi says:

    Ma va be’, tanto … il significato delle parole i RadicalChic si sono ritagliati il SuperPotere 😉 di reinventarselo e poi smerciarselo alle masse come cazzo vogliono. Spesso anche la Parte Avversa cade nel subdolo tranello … riducendosi a patetica Mosca Cocchiera !

    • Z. says:

      La storia è scritta dai vincitori, la lingua da chi sa scrivere 🙂

      • Moi says:

        la prima è semprevera … la seconda ha cessato di esserlo da un po’.

        Tipo _ ad esempio_chi prima sboccia a raglio che “direttrice” sarebbe sminuente per le donne … indi procede di malsana 🙂 pianta a inventarsi “direttora”. Per un po’ diffonde il Verbo il Giornalistume facendo credere ai Millennials che in Italiotese si dica così da sempre … poi ci si fa la legge sopra.

        • Z. says:

          Non mi risulta sia successo con “direttrice”.

          Qualcosa di simile è successo con “assessora”, che non è italiano. Ed è successo proprio perché la parte che l’ha proposto è quella che sa scrivere.

          La parte avversa è egemone in altri campi, parafrasando Preve.

            • MOI says:

              insomma : tutto ciò che riguarda la scuola è ritenuto sminuente … non solo “bidello/a” !

              • Peucezio says:

                Ma nella neolingua boldriniana si dice “direttora” o “direttricia” (ho presente una canzone popolare che dice “protettricia”: dalle mie parti la centralizzazione delle finali atone in [ə] fa sì che poi la gente ignorante di una volta sbagliasse tutte le finali, usando una neolingua boldriniana ante litteram (il cano, il cuoro, la vesta, le veste); talvolta anche invertita rispetto ai valori semantici: c’era un aneddoto canosino in cui il tizio che lo riferiva esordiva dicendo “questa è una cosa fra moglio e marita”; a volte si generalizzava la -o: “ho scritto una lettero ai miei genitoro”; anche con i verbi: “voleto ballaro”).

                E il direttore può diventare “direttricio”? Come il meretricio.
                O il dentifricio.

                Si può giocare all’inifnito con le desinenze. 😀

              • Moi says:

                @ PEUCEZIO

                Interessanti queste desinenze Apulofone “grammaticalmente ipercorrettiste” … le avevo già sentite da Giorgio Porcaro, Diego Abattantuono e altri comici “affini” … credevo che costoro sempre esagerassero per far ridere, invece c’è o comunque c’è stata effettivamente con una loquela del genere ! 😉

              • Moi says:

                GENTE con una loquela …

                ————-

              • Peucezio says:

                Sì, sì, che c’è stata.
                Forse qualcuno c’è ancora.

              • Peucezio says:

                Tra l’altro queste desinenze apparentemente anarcoidi, hanno, dentro la libertà, dei vincoli precisi.
                Ad esempio, non sentirai mai alterare la -a finale di una parola all’interno di un sintagma nominale, se non è sull’ultima parola del sintagma stesso.
                In altre parole, puoi sentir dire “la casa bello”, ma mai “la caso bella” o “la caso bello”.
                Perché la vocale libera sostituisce /ə/ e in quel contesto invece anche in dialetto /a/ si mantiene.

              • Z. says:

                Mmm… il sintagma nominale!

                Lo sai che adoro quando parli difficile 😛 😛 😛

              • Peucezio says:

                Te lo spiego semplice.
                Un sintagma è qualcosa che può essere sostituito con una parola dello stesso tipo.
                Cioè un sintagma nominale si chiama così perché se al suo posto ci metti un nome, sintatticamente funziona lo stesso all’interno della frase.
                Quindi l’unione per esempio di nome+aggettivo tipicamente è un sintagma nominale.

  24. MOI says:

    Se ho ben capito “Direttrice” è considerato roba da “scuola” … “Direttora” da “azienda”; in questo senso “sminuisce”: fare soldi è considerato un’attività molto più nobile che tenere in riga i cinni, organizzare corsi da assistenti sociali per il corpo docente e far quadrare lo scartoffificio 😉 ! … Più di tanto non ho approfondito, perché ‘sta roba dell’ insipienza che si fa legge (memorabile “i Parlamentari e le Parlamentare” di Valeria Fedeli ” …) è di una tristezza infinita.

    • Carlo says:

      Prendersela con Valeria Fedeli però è sparare sulla Croce Rossa.

      • Francesco says:

        intanto il PD la ha proposta come candidata di bandiera in Parlamento (alla Camera credo)

        io tra Di Maio, Salvini e Fedeli rifiuto di farmi coinvolgere. per me pari sono

    • Moi says:

      Be’, in Inglese con “son” e “daughter” forse è meno traumatico … mah, boh !
      Ovviamente, una Sx Liberally Updated&Upgraded sa benissimo ch’ è il problema più grave per milioni di persone che debbono sopravvivere con poche centinaia di euri al mese !

      🙂

  25. Peucezio says:

    Z.,
    ti scrivo qui perché ho a cuore la tua vista 🙂
    le multe le fanno perché ci guadagnano, perché è lavoro a cottimo.
    I giudici sono costretti a fare le cause (poi bisogna vedere come le fanno, con quanta diligenza o con quanta approssimazione e superficialità).
    Laddove c’è un controllo cui difficilmente si può sfuggire (e il giudice non ha solo un superiore, ma interagisce con delle parti, che possono fare casino) la gente è costretta a fare.
    Dove la cosa è discrezionale e dipende dall’iniziativa individuale, poche persone più motivate e intraprendenti fanno, gli altri no. E credo sia una gran parte dei funzionari.

    • Roberto says:

      Quello dei controlli è una questione diversa e sono d’accordo,ma io insisto nel chiamare le cose con il loro nome: butti le cartacce per terra? Sei uno dpircaccione anche se nessuno ti ha visto e anche se lo fanno tutti. Fai finta di lavorare? Rubi lo stipendio.

      Esempio reale.
      Noi eurocrati possiamo stare a casa 12 giorni all’anno in malattia senza certificato (massimo due giorni di fila).
      Ora una che mi dice “da mercoledì a venerdì è festa, se mi prendo di malattia lunedì e martedì ho la settimana completa” ha sicuramente tutte le carte in regola ma non sta “facendo il suo lavoro”, ma “rubando lo stipendio”

      • Peucezio says:

        Sì, in linea di principio hai pienamente ragione.

        Purché non si perda di vista ciò che dice Miguel, e cioè il fatto che certe cose, lungi dall’essere la patologia, sono sostanzialmente fisiologiche. Il che a sua volta è una patologia, su un’altra scala, lo so.
        Cioè se scambiamo la norma (in senso statistico) per l’eccezione, rischiamo di fraintendere le dinamiche reali della società.
        Ciò non significa che dobbiamo rassegnarci o considerarlo giusto e normale.

      • Roberto says:

        Il problema però è che se segui il discorso di Miguel allora consideri di comportamenti reprensibili come giusti e normali

        • Peucezio says:

          Vabbè, Miguel è uno che si astiene dai giudizi, in un senso e nell’altro. Gli interessa constatare.

          • Z. says:

            Peucezio,

            — Vabbè, Miguel è uno che si astiene dai giudizi —

            Seh, proprio vabbè 🙂

            — Gli interessa constatare. —

            “Constatare” sarà mica un modo per far passare per fatti le tue idee, tipo dire “evidentemente” quando non ho voglia di argomentare perché? sai che credo di sì? 🙂

            • Peucezio says:

              Non è che su tutto ci sono giudizi.
              Per esempio, tu che giudizio hai sul moto delle costellazioni nella volta celeste? Pensi che potrebbero seguire traiettorie che ti piacciono di più?

            • Z. says:

              Com’è che si chiama? Ah, sì: eristica.

              😀

            • Per Z

              ““Constatare” sarà mica un modo per far passare per fatti le tue idee, tipo dire “evidentemente” quando non ho voglia di argomentare”

              Sto preparando una serie di post, per argomentare appunto un po’ meglio.

            • Z. says:

              Miguel,

              infatti secondo me non sei una persona cui interessa “constatare”: anzi, argomenti spesso e volentieri, con dovizia di esempi, il tuo punto di vista 🙂

              • Per Z

                “infatti secondo me non sei una persona cui interessa “constatare”: anzi, argomenti spesso e volentieri, con dovizia di esempi, il tuo punto di vista”

                Grazie!

                Però la questione esiste. Sono profondamente convinto della validità del detto inglese, “fools rush in where angels fear to tread”, “gli sciocchi accorrono là dove gli angeli temono di mettere piede”.

                Quasi sempre, interferire per spirito più o meno ideale in ciò di cui non si capisce nulla, comporta più danno che non fare niente.

                Prima di agire, occorre sempre conoscere a fondo; prima di giudicare quello che ti sembra l’avversario, bisogna mettersi nei suoi panni, se non altro per capire come combatterlo; e quando si agisce, è bene agire con decisione, ma anche il meno possibile.

              • Z. says:

                Ah, è un detto inglese? Credevo che fosse un verso che Dylan aveva ripreso dal titolo di un libro di Forster!

                Comunque mi sono perso: il discorso sul documentarsi e agire il meno possibile (che ha una sua logica, senza dubbio) è riferito agli aiuti all’Africa o ai funzionari del Comune?

    • Z. says:

      Peucè,

      anzitutto grazie!

      I vigili non sono pagati a cottimo e i giudici non hanno superiori, ma hai colto il punto: è molto difficile che nel proprio lavoro una persona (funzionario o meno) non abbia a che fare con qualcun altro. Colleghi, pubblico, supervisori…

      Quindi, se qualcuno si limita a timbrare, la cosa finirà per essere notata. Di norma, il suo responsabile non la prenderà bene.

      • Peucezio says:

        Sempre che non sia un altro tizio che si limita a timbrare. Nel qual caso si alleeranno.
        E credo che la gente sia più portata a solidarizzare per non fare ninete di buono che per essere produttiva.

      • Z. says:

        Ecco, come vedi, non è che il lavoro di qualcuno consista nello scrivere di aver lavorato.

        Al massimo può darsi che qualcuno non lavori come dovrebbe (e senza scriverlo!), che è una cosa diversa e che richiede terzi conniventi.

        Poi, certo, può darsi – almeno astrattamente – che degli agenti dichiarino di aver fatto una perquisizione che non hanno fatto. Però non ho mai sentito di una cosa simile nella realtà!

  26. Moi says:

    @ PEUCEZIO

    Cmq si è un po’ diffuso ironicamente “Presidenta Boldrina” [sic] ,mediante Salvini quando finge di sbagliarsi al riguardo per “épater” i RadicalChic !

    • Z. says:

      E per farlo hanno eletto una donna d’affari indiana con laurea ad Harvard e specializzata in “poverty alleviation”?

    • PinoMamet says:

      Sarà anche indiana e specializzata in poverty alleviation, però trovo che c’abbia abbastanza ragione.

    • Z. says:

      Secondo me “c’abbia” si legge “kabbia”, e propongo la versione alternativa “ciàbbia”!

      🙂

      a parte questo, non entro nel merito. Solo, è come se io – leguleio romagnolo che ha studiato a Bologna – parlassi a nome dei peruviani e della loro autodeterminazione.

      Chiedermi quanti peruviani mi hanno delegato a farlo mi parrebbe una domanda legittima, via 🙂

      • Peucezio says:

        Z.,
        “Secondo me “c’abbia” si legge “kabbia”, e propongo la versione alternativa “ciàbbia”!”

        OMDAZ!

        Io scrivo sempre “ci ho”, “ci abbiamo”…

        • Z. says:

          Io di solito scrivo “ciò” e “cià”, come Tito Schipa jr, ma quel che conta è che ora la mia versione ha l’avallo ufficiale della Scienza 🙂

      • PinoMamet says:

        Ma io non credo neppure che esistano “gli africani”, o “i peruviani” o “i bolognesi” se è per questo.
        So per esperienza che non è piacevole essere trattati come stereotipi, peggio ancora se benevoli.
        Immagino che la signora, in quanto indiana, o in quanto essere umano, ne sappia qualcosa, e abbia pieno diritto di dirlo.

      • Z. says:

        Pino,

        sugli stereotipi sono d’accordo, e poi sul tizio della “moglie nomade” non mi esprimo neppure.

        Detto questo, per parlare a nome di qualcuno ci vorrà uno straccio di delega? 🙂

  27. Moi says:

    BwanaMuzungu Liberal Version 😉 ?

    … in effetti c’è chi (ovviamente Bianco e ostentatamente “open-màinded” 😉 ..), quando va a “fotografare i Negri nel loro habitat naturale, incontaminato dall’ Uomo Bianco” 😉 ha un po’ l’ atteggiamento (ah, no : “attitudine” 😉 !) di chi va in Groenlandia a fotografare le balene ! 😉

    Pioniera (si può dire,no?) di eccezione fu Leni Riefenstahl, che passò direttamente dai fotoservizi (e “servizietti” ?! 😉 …) ai Maschioni Norreni del Reich a quelli ai Negroni Nuba … ma pur sempre Maschioni erano ! 😉

  28. Moi says:

    Dài là, che parlare a nome degli Oppressi Esotici (e fregacazzi dei concittadini) è un classico da Radical Chic ! Quella lì è la classica Indiana infighettata .che vuol fare l’ Inglese … ovviamente modello Liberal che “it’s outrageous to judge people by age, race, culture, sexual orientation and gender … old white British heterosexual cis-men pro-Brexit are scum !” 😉

    • rutt1 says:

      Te piacerebbe eh che fosse così.

      Invece è una che cerca, come chiunque altro abbia a che fare con internet, di trovare qualcuno da umiliare.

      Sicuramente quel turista che si fa la foto con l’africana è un coione — per il fatto di voler condividere le cazzate che combina in vita sua che non capisco, ma magari mi sbaglio

      ma non è da escludere che quel momento fotografato sia stato un momento di gioia per tutti i coinvolti

      La società occidentale, che è una società di insoddisfatti, cerca sempre di proiettare sugli altri i propri complessi.

      Questa frase l’ho sentita per tutta la mia vita da quando ero giovane e scemo ma solo adesso che sono vecchio e scemo la sto capendo, e notate che non sono un rastone accannato che dice: “Tranquillo”

      • roberto says:

        sottoscrivo anche le virgole, ad esclusione di “vecchio e scemo” che a me non si applica, non sono ancora vecchio

      • PinoMamet says:

        “La società occidentale, che è una società di insoddisfatti, cerca sempre di proiettare sugli altri i propri complessi.”

        Ma magari ce ne hanno già di propri, eh?

        Io a questa storia del negro felice non è che creda troppo.
        Del negro felice di farsi fotografare e descrivere “da negro felice” ancora meno.
        Poi oh, la tizia fotografata in braccio al coglione aveva davvero un’aria felice, non sto dicendo questo.

        Ma vedi, io da bambino abitavo in campagna. Per il resto, ero esattamente come tutti gli altri. Non è che avessi dei complessi o che fossi insoddisfatto, e facevo esattamente le stesse cose di tutti gli altri bambini, solo con più aria aperta.
        Un giorno (già lo scrissi) capita la maestra che sostiene che “i contadini” (che già era una categoria inesistente da noi; c’erano semmai “gli agricoltori”, una cosa molto diversa, e non sto parlando di progresso ma di orgoglio di classe: mai sentito nessuno definirsi “contadino”) e in generale chi abitava in campagna camminava in un certo modo. Non lo diceva mica per offenderli, eh? Ma insomma, erano secondo lei diversi e si notava che venivano dalla campagna, per come camminavano.
        A me sembrava una stronzata (gli agricoltori clienti di mio padre, e io stesso, camminavamo in modo normalissmo, in effetti) ma lei era la maestra quindi la sua era la verità.
        Quel giorno sono stato un po’ negro anch’io. Sarà una scemenza (molto meno a sette anni) ma la ricordo ancora.
        No, per dire.

      • Z. says:

        Anzitutto il paragrafo 2 di rutt1 enuncia, credo, una grande verità.

        E poi, beh, resta il fatto che un russo che ha studiato a Tokyo e si occupa di studi sul crimine organizzato non credo abbia titolo per parlare a nome di “noi bolognesi” in prima persona. Non ce l’ho io, figuriamoci se ce l’ha lui 🙂

      • PinoMamet says:

        A me non importa niente se la signora abbia titolo o meno. Che vuol dire? Nessuno ha titolo per parlare di nessun altro fuori che di sè stesso, o al limite di chi gli ha fatto un delega scritta.

        Sicuramente la tizia indiana non ha più titolo di parlare degli africani di quanto ne abbiano i turisti scemi o i reporter benintenzionati, o malintenzionati, in cerca di foto di povericristi o di donnine a tette fuori.

        Ma non lasciamoci fuorviare dal fatto che sia indiana e non africana: fosse stata europea, tutti avrebbero capito che si tratta di letteratura di denuncia, “mi metto nei panni di”.
        Mica chiediamo che titolo abbiano tutti di parlare di tutti gli altri; eppure lo fanno continuamente.

        Ammettiamo pure che la tizia abbia scelto una forma sbagliata;
        a parte questo, sta dicendo la verità o no?

        A me pare che in quello che scrive ci sia molto di verità.

        Non penso affatto, come rutt1, che gli europei siano insoddisfatti, e gli africani o terzomondiali vari invece no.

        Non ci trovo niente di scandaloso nel dire che il giornalismo “alla National Geographic”, espressamente citato, con i negri variamente presentati come casi umani o come bon savage, non si sia allontanato di molto dall’esotismo di fine Ottocento; e che abbia francamente rotto il cazzo.

        E sarebbe anche ora, se proprio abbiamo voglia di culture africane (io non particolarmente) di sentire loro, e non qualche pirla convinto di essere diventato un guerriero masai o un grande filantropo.

        • Z. says:

          Ecco, appunto: di sentire loro!

          Non una norvegese laureata a Genova che dirige una società in Canada, per esempio.

          Che ripeto, dice anche cose che posso condividere. Ma permettimi di ribadire che la diffusa presunzione di parlare non richiesti a nome d’altri mi lascia sempre perplesso.

          Sicché se una signora di tal fatta scrive in prima persona di “noi africani”, o di “noi bolognesi”, mi viene da sorridere. Niente di più, ché sono una persona bonaria, e poi i problemi sono BenAltri.

          Ma sorridere un po’, sì, via 🙂

  29. Moi says:

    Trovo interessanti anche gli altri articoli linkati nella segnalazione di Miguel … anche se, a dirla tutta, è facile prevedere che gli AfroAmericani rendano farlocche le tradizioni africane riscoperte … magari mettendo Masai, Yoruba, Woluf, Zamundiani :D, Khoisan , Zulu, Wakandiani 😀 , Nuba, Xhosa e innumerevoli altri popoli in unico sacco in quanto “Blacks” …

  30. Moi says:

    Segnalazione che merita … le fonti vedetele e selezionatele da voi, se v’interessa.

    Una specie di J.K. Rowling alla polenta e osei 😉 _ tale Ramona Parenzan _ viene invitata in una scuola per “HarryPotterizzarla” nel disperato tentativo di rendere lo studio interessante.

    Scatta il pandemonio 🙂 con accuse di stregoneria, specie da parte del NeoEletto Senatore Leghista AntiGender Simone Pillon (che non [!] si è arruolato nelle fila di Mario Adinolfi perché in Parlamento voleva entrarci davvero !)

  31. Mario says:

    Fuori tema. L’altro giorno, mentre alcune canaglie nomadi mi scrutavano senza motivo di sottecchi, ho tentato di bloccare la furia belluina di una allogena sboccata, che pretendeva di salire su un autobus prima di far scendere i malcapitati autoctoni: e mi sono beccato un sonoro “vaffanculo”, senza però la sfumatura metapolitica grillina.
    Ho spessissimo notato che queste negre, probabilmente di origini centraficane e certamente di natura infima, passerebbero sul cadavere della madre per ottenere un posto a sedere sul bus. Un autentico Stato, di retta matrice platonica (l’unico Stato secondo giustizia che sia possibile realizzare) le espellerebbe chirurgicamente, fondamentalmente per incompatibilità etnica: a calci in culo, possibilmente a due a due finché non divengano dispari.

    • Francesco says:

      caro Mario, un vero uomo non deve dolersi della propria sensibilità: la cattiva parola della signora in questione la ha sconvolta e me ne dispiaccio. ma non si lasci travolgere dalle emozioni, il filosofo è saldo nella certezza dei suoi ragionamenti e si attende la brutalità della plebe ignorante.

      si faccia forza e insista nell’opera educativa e, oserei direi, integrativa, anche nei confronti di fanciulle melaninoeccessive. Siamo tutti con lei!

      PS sulla presenza o meno della sfumatura politica, dovremmo aprire un dibattito

    • Per Mario

      “Ho spessissimo notato che queste negre, probabilmente di origini centraficane e certamente di natura infima, passerebbero sul cadavere della madre per ottenere un posto a sedere sul bus.”

      Credo che sfugga un elemento fondamentale.

      La modernità è occidentale.

      La modernità stabilisce che io sono un individuo e faccio quello che voglio, almeno finché non mi si mostra la legge contraria e poi ce la vediamo per i prossimi dieci anni in tribunale, se hai voglia di spendere i soldi.

      La tradizione, che è tipica del non-occidente (Africa, mondo islamico, Calabria Saudita, America Latina, contadini polacchi ecc.) dice che i giovani devono rispettare gli anziani, che gli uomini devono rispettare le donne, che bisogna stare sempre attenti a tutto ciò che si fa, perché si potrebbe perdere la stima agli occhi degli altri.

      Quindi possiamo presumere che la signora melaninoeccessiva che rompe le palle, o insiste nell’avere il diritto al posto perché è donna e tu non sei un vero cavaliere, oppure perché si è perfettamente integrata e occidentalizzata.

      • Francesco says:

        >>> La tradizione, che è tipica del non-occidente (Africa, mondo islamico, Calabria Saudita, America Latina, contadini polacchi ecc.) dice che i giovani devono rispettare gli anziani, che gli uomini devono rispettare le donne, che bisogna stare sempre attenti a tutto ciò che si fa, perché si potrebbe perdere la stima agli occhi degli altri.

        Anche di Milano, allora.

        Perchè chiami Occidente la porcheria in cui viviamo, che ne è solo marciume putrescente e indegno? Cosa c’entra Alcide De Gasperi con Monica Cirinnà? c’erano anche ateniesi filo-spartani ma non mi li chiami “Atene”, li chiami traditori, giusto?

        PS più precisamente, perchè chiami Occidente la Porcheria? come se io identificassi la Germania con Himmler o gli USA con Noam Chomsky. Ogni civiltà ha i suoi svitati, no?

        • Peucezio says:

          Leggi la mia risposta nell’altro post.
          Ma che ti ha fatto Chomsky? Dovrei lamentarmi io, con tutti i generativisti che ci sono in Italia, non tu! 🙂

          • Francesco says:

            questo esce ogni 6 mesi un nuovo libraccio comunista. pubblicizzato come opera del più grande intellettuale del mondo!

            🙂

      • Francesco says:

        >> La tradizione, che è tipica del non-occidente […] dice
        che gli uomini devono rispettare le donne,

        questa parte però è falsa. il rispetto per le donne è una fisima occidentale, a mia conoscenza

        forse condivisa dagli Arabi, forse.

  32. Peucezio says:

    Roberto,
    ti rispondo qui per comodità (nostra e di Z.),

    Io non sono affatto felice del fatto che i funzionari vengano pagati coi soldi delle mie tasse per non fare un cazzo.
    Ma il punto è: vogliamo capire come funziona effettivamente una società o vogliamo solo studiare il suo sistema giuridico?
    Se vogliamo scrivere un trattato di storia del diritto (penso a un autore del futuro che parli del mondo d’oggi), va benissimo, purché sia chiaro l’argomento.
    Le grida secentesche di manzoniana memoria non è che siano prive di valore storico.
    Ma uno storico serio deve prima di tutto capire e spiegare che quello era un mondo basato più sull’arbitrio dei potenti e dei signorotti locali che sul diritto e poi può anche fare la lista delle gride e spiegare come funzionava il diritto in teoria.
    E un contemporaneo, anche senza scrivere trattati, se non fosse partito da questo dato sociale, non avrebbe capito niente della sua epoca.
    Miguel è uno che vuole capire le cose, come noi tutti.
    Poi possiamo formulare i nostri auspici e dire che sarebbe bello che i funzionari italiani (tu vivi in Lussemburgo, cioè su un altro pianeta, un’altra galassia) facessero il loro dovere.
    Ed è un bell’esercizio ma del tutto sterile.
    Oppure possiamo cercare di capire come stanno le cose, che è anche una premessa indispensabile per tentare magari di capire come si potrebbe fare a fare in modo che davvero i funzionari (non solo una piccola parte di volenterosi e onest’uomini) facciano il loro dovere. Poi non siamo noi ad avere il potere di cambiare le cose, ma almeno avremo una coscienza più lucida della situazione e quel pochissimo che possiamo fare (dal voto a qualche fesseria che condividiamo su facebook coi nostri amici e magari un minimo si diffonde) magari lo faremo nella direzione giusta.
    Sempre però tenendo conto che non sempre il meglio coincide col diritto positivo: mediamente una società in cui i funzionari fanno ciò che è prescritto dalla legge è una società che funziona meglio; talvolta invece, se si attengono scrupolosamente alle leggi, bloccano solo la società e fanno danni.
    Teniamo conto che le leggi non sono una teofania dall’alto: sono fatte dallo stesso tipo di umanità che poi le deve applicare. Quindi potrebbero esprimere lo stesso spirito burocratico, immobilizzante, pretestuoso, bizantino (nel senso deteriore) e kafkiano che nell’azione esprimono molti funzionari.

    • roberto says:

      “Ma il punto è: vogliamo capire come funziona effettivamente una società o vogliamo solo studiare il suo sistema giuridico?”

      per capire una società bisogna descriverla il più esattamente possibile e per fare ciò bisogna utilizzare delle parole secondo il loro significato comune e non in un senso arbitrariamente scelto da chi parla.

      proviamo ad applicare questa teoria a quanto dicevamo.

      il funzionario tizio riceve una domanda caio per la ristrutturazione della casa. siccome è pigro, è pusillanime, ha paura di sbagliare, dice no e arrivederci.

      miguel descriverebbe la situazione con un “ha fatto il suo dovere perché il suo compito è scrivere relazioni e firmare fogli in cui dicono di aver eseguito quanto richiesto loro dal regolamento.”
      ma è una descrizione esatta della società? e questa descrizione ci aiuta a capire la società?

      secondo me proprio no.
      la comprensione passa per vari passaggi

      1. descrivere quello che tizio avrebbe dovuto fare: prendi il regomamento e vedi che tizio avrebbe dovuto studiarsi la domanda, controllare che le carte siano in regola, magari chiedere il parere dell’ufficio tecnico e poi decidere si o no, senza mettere il proprio interesse al quieto vivere come parametro decisionale.
      2. vedere quello che in realtà ha fatto (nulla)
      3. esaminare 2 alla luce di 1

      sulla base della mia descrizione, posso dire è che tizio è un infingardo pusillanime mangiapane a a tradimento.
      ci sono 100000 tizi?
      bene, allora posso dire che la società si basa su infingardagine e pusillanimeria. e questa è una comprensione molto più precisa rispetto a “ognuno fa il suo lavoro”

      poi puoi arrivare a riflettere su un punto 4, ovvero, perché la società funziona così. ma la tua riflessione sul punto 4 sarà viziata ab origine se i passaggi 1-3 non sono eseguti correttamente.

      • Peucezio says:

        Vabbè, Miguel salta anche dei passaggi, perché sono scontati, per arrivare direttamente al punto.
        E comunque io ci vedo sempre un po’ del formalismo nel tuo ragionamento.
        Quello che Miguel vuole dire (credo) non è solo che l’infingardaggine è il comportamento prevalente, ma che è in fondo anche quello che ci si aspetta.
        Cioè che è tutto un sistema che funziona così.

        Ti faccio un altro esempio per capire cosa intendo.
        Se applicassimo la tua logica, i vigili urbani sarebbero gravemente negligenti perché non sanzionano mai (o eccezionalmente, una volta su un milione) i pedoni che passano col rosso o i ciclisti che commettono una serie di infrazioni.
        Una volta mia madre fu investita da un ciclista in un’isola pedonale in centro a Milano, vietatissima allora anche ai ciclisti, e il vigile ebbe pure l’impudenza di dire: “eh ma se dovessimo controllare tutti i ciclisti che entrano qui…”.
        Cioè, per una sorta di malinteso ecologismo e in base all’idea che i pedoni non possono fare danni (che è un’idiozia ovviamente, perché possono provocare incidenti fra auto o di auto con sé stessi o con altri pedoni) si è deciso come prassi che pedoni e ciclisti non si sanzionano.
        Eppure la legge non dice affatto così.
        Nella tua logica i vigili sono una massa di infingardi negligenti. E c’è del vero, ma così non cogli il punto, perché poi le multe alle auto, non sempre, ma le fanno.
        Miguel dice: nella sostanza la società ha deciso che i vigili non devono fare le multe se non ai veicoli a motore. E secondo me ci prende.

      • Peucezio says:

        Ovviamente ho schematizzato per rendere più chiaro il concetto: è chiaro che la questione dei funzionari è più sfumata rispetto a quella che ho citato io.

  33. OT

    Il Processo di Norimberga del Partito Unico? 🙂

    Una notizia che mi sembra più importante di tutti i risultati elettorali:

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2018/03/26/news/palestre_klab_il_creatore_giorgio_moretti_a_processo_per_bancarotta-192288192/

    “Il creatore delle palestre Klab Giorgio Moretti, già presidente per 9 anni a titolo gratuito del Quadrifoglio, fondatore degli Angeli del Bello e titolare della società di informatica sanitaria Dedalus è stato rinviato a giudizio con l’accusa di bancarotta di Klab Gestioni Operative, finita in concordato preventivo nel 2016. “

  34. Moi says:

    @ Rutt1 :

    Ma infatti quando dico che la tipa Indiana è “dentro” una Radical-Chic Inglese … intendo ciò che dici tu, più o meno.

  35. Moi says:

    @ PINO

    Cos’aveva di particolare la presunta camminata da contadini ?

    Io, qui, ho sentito qualche allusione dialettale contestuale (!) in tal senso … da parte di gente di origine o mezzadrile o bracciante, eh ! 😉

    Orbene :

    “… Vèt a méder ?!” / “Vai a mietere ?” (detto di un passo rapido)

    “T’ am pèr al béolch !” / “Mi pari il bifolco” (detto di passo a falcata allungata)

    … robe così ! 😉

  36. Mario says:

    Quindi possiamo presumere che la signora melaninoeccessiva che rompe le palle, o insiste nell’avere il diritto al posto perché è donna e tu non sei un vero cavaliere, oppure perché si è perfettamente integrata e occidentalizzata.

    Conveniamo sull’individualismo di Occidente. Ma la signora tellurica non aveva diritto ad alcun posto, anche perché, come minimo, ospite sgradita; il problema era che voleva salire prima di far scendere i malcapitati autoctoni (e qualche altro quieto allogeno, almeno in foro esterno), e insisteva in questo suo belluino atteggiamento, con inferi bofonchi. Il cavaliere è tale con una donna; non con queste escrescenze antropoidi, con le quali bisognerebbe usare bastoni di quercia, agitandoli a scopi preventivi al cielo come Thor col sacrosanto martello. Per cui, parleremmo di cortocircuito: le culture, se così ci possiamo esprimere, africanoidi, già degenerate in sè, vengono a contatto con il marciume occidentalista, e si produce un cortocircuito antropologico che lo stesso nicciano termine di “ultimo uomo” non riesce a descrivere.

    • Francesco says:

      mah, un tranquillo “mi faccia passare, PER FAVORE” accompagnato da una virile spinta sarebbe andato bene per qualsivoglia persona maleducata di qualsiasi colore

      non trovi?

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