Il più grande avvelenamento di massa della storia umana

Il lato ormai chiaro e scoperchiato di Oxfam, lo conosciamo tutti: la charity britannica è accusata di aver coperto una notevole attività di bunga bunga nei propri uffici a Haiti e forse altrove.

Di questo non so dire nulla, e anzi ho sempre qualche dubbio quando esplodono scandali insieme così clamorosi e così difficili da dimostrare.

Questo scandalo però ha permesso di scoprire un lato ben più oscuro di Oxfam, come racconta in un interessante articolo Theodore Dalrymple.

Ma prima andiamo sul sito italiano di Oxfam.

Dove troviamo la foto di una certa signora Aramla, nazionalità imprecisata.

Mamma nera, bambino nero, fame nera, un’immagine già vista da qualche parte…

… fosse mai che questi vengan a battere cassa?

E infatti:

Adesso torniamo all’articolo di Theodore Dalrymple.

“Oxfam afferma che per ogni  £1 ricevuta in donazione, 84 pence (percento) vengono spesi per emergenze, sviluppo e  campagne, 9 pence per sostenere i costi e 7 pence per “generare fondi futuri”.

Un’occhiata al rapporto annuale di Oxfam per il 2011-2012 fa pensare che questo sia un modo piuttosto benevolo di interpretare le proprie attività. Oxfam raccolse £118.5 milioni in donazioni volontarie quell’anno, ma spese £101.8 miloni per gli stipendi del proprio personale – £59.5 milioni solo per il personale nel Regno Unito. […]

La maggior parte dei donatori non immagina che la maggioranza dei fondi di Oxfam viene dai governi, cioè da fondi estratti forzosamente dai contribuenti in vari paesi. Questi fondi ammontavano a £170.1 milioni contro i £118.5 milioni di contributi veramente volontari.”

Dalrymple aggiunge diversi altri dati interessanti, ma il quadro è chiaro: abbiamo una macchina privata ben retribuita, mantenuta in parte con le tasse, in parte con i buoni sentimenti delle persone.

Questo non vuol dire che manchino le buone intenzioni, o persino magari qualche buona azione.

Semplicemente, qualunque organizzazione, pubblica o privata, al di sopra di una certa dimensione diventa fine a se stessa, e sviluppa una burocrazia che si espande incessantemente, con ritorni però decrescenti.

Sono meccanismi che si vedono già nelle piccole cooperative assistenziali messe insieme da due psicologhe precarie e tre assistenti sociali, figuriamoci quando si ha in mano un’impresa multinazionale di quelle dimensioni.

Ma anche le buone intenzioni possono fare danni seri.

In un altro articolo, lo stesso Dalrymple ci ricorda che l’UNICEF si è resa protagonista del più grande avvelenamento di massa di bambini della storia moderna.

Ma prima, visitiamo il sito italiano dell’UNICEF. C’è qualcosa di decisamente familiare: Tornando a Dalrymple… racconta come si è trovato recentemente su un aereo, di una linea imprecisata. Appena prima dell’atterraggio, gli steward passano per il corridoio, raccogliendo fondi per l’UNICEF.

E questo gli fa venire in mente un episodio che già conoscevo, ma che facciamo bene ricordare: il più grande avvelenamento di massa di bambini nella storia umana, di cui si rese – certo involontariamente – colpevole proprio l’UNICEF, quando con i soldi di tante brave persone, fece scavare pozzi profondi nel Bangladesh, per permettere di arrivare all’acqua pura di falda.

Mentre analoghe azioni nel resto del subcontinente sono tra le principali cause della devastante siccità in corso, nell’acquoso Bengal, i pozzi permisero di arrivare a un ricco strato di arsenico naturale, che sta attualmente portando alla lenta morta per tumore circa venti milioni di bengalesi.

Adesso, Dalrymple ci informa, l’UNICEF sta raccogliendo fondi per decontaminare un milione di pozzi nel Bangladesh.

E l’immagine pronta per la campagna?

Potrebbe essere questa, se non fosse già stata appropriata da due ragazze americane molto sveglie:

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186 Responses to Il più grande avvelenamento di massa della storia umana

  1. mirkhond says:

    Mi sa che ha ragione Massimo Fini, quando dice che per fare del bene, abbiamo rovinato il Terzo Mondo.

    • Peucezio says:

      Massimo Fini ha ragione da vendere e già più di quindici anni fa metteva in guardia dalle ONG e affermava che ogni forma di intervento nel Terzo Mondo ha fatto sempre danni.
      Quando si dice “aiutiamoli a casa loro” si invertono i termini del problema, perché si pensa a forme di assistenza, di finanziamento, di soldi insomma.
      Che vengono immancabilmente spesi in modi tipo quello raccontato dal post di Miguel (quando va bene).
      L’unico vero aiuto che uno stato può dare all’Africa e ai paesi sottosviluppati di Asia e America Latina è fare pressioni politiche forti sugli altri stati perché cessino investimenti e ogni forma di influenza e di presenza in quegli stati.

      • Francesco says:

        non fare confusione:

        smettiamo di aiutarli in maniere volenterose, idiote e controproducenti

        oppure smettiamo di commerciare con loro, facendo sì che escano dal sottosviluppo (come Italia, Corea del Sud e Cina)

        oppure smettiamo di investire da loro, facendo sì che escano PRIMA dal sottosviluppo (esattamente come in Italia, Corea del Sud e Cina)

        oppure tutto insieme?

        🙂

  2. Chi avesse voglia, può rileggere questo mio post di un anno e mezzo fa:
    http://kelebeklerblog.com/2016/10/03/saluti-dallindia/

  3. Francesco says:

    Ah, Miguel, cosa c’entra scavare l’acqua di falda con provocare le siccità?

    • Per Francesco

      “Ah, Miguel, cosa c’entra scavare l’acqua di falda con provocare le siccità?”

      E’ un ciclo complesso.

      1) contadini prelevano acqua per coltivare, e va bene.

      2) agricoltura industriale ha bisogno di quantità incredibili di acqua per produrre il micidiale cotone (“bello, ecologico, niente plastica”, ecc.)

      3) contemporaneamente, nascono industrie, che hanno bisogno di enormi quantità di acqua, e di usare il terreno come discarica per rifiuti velenosi

      4) contemporaneamente, a causa del cambiamento climatico, cambiano delicati equilibri, e la superficie si prosciuga

      Risultato:

      1) l’acqua in superficie non c’è più

      2) l’acqua che c’è nella falda un po’ si prosciuga e un po’ si avvelena.

      Poi uno si chiede perché 300.000 contadini si siano suicidati da quelle parti 🙂

      • per Francesco

        ““Ah, Miguel, cosa c’entra scavare l’acqua di falda con provocare le siccità?””

        Comunque, il disastro fondamentale, che sta distruggendo in maniera irreversibile la campagna indiana, è costituito dalle esigenze di esportazione.

        Basterebbe che noi non comprassimo più cotone, già cambierebbe molto.

        Ma dubito che lo faremo.

        • Per Francesco

          Da anticomunista, dovresti ricordare come la produzione di cotone voluta da Stalin abbia trasformato le valli un tempo fertili che portavano al Lago di Aral in un deserto irreversibile.

          • Francesco says:

            beh, quello è un tipico danno da dirigismo, un esempio ben noto della superiorità del mercato rispetto alla pianificazione

            se non comprassimo più cotone, i contadini indiani morirebbero di fame in modo più ecologico, tutto qui

            ciao

            • Per Francesco

              “beh, quello è un tipico danno da dirigismo, un esempio ben noto della superiorità del mercato rispetto alla pianificazione”

              Hai mai pensato che la natura se ne possa fregare, se a richiedere 20.000 litri di acqua per produrre 1 chilo di cotone, sia un commissario sovietico o un imprenditore liberista?

              • Francesco says:

                la differenza, ai miei occhi, è che l’imprenditore deve pagarla

                e quando scarseggia, diventa cara e lui cerca come usarne meno

                il dirigente ha le spalle coperte in ogni caso e andrà avanti fino alla fine dell’acqua

                tra i due non c’è gara

                forse c’è il caso in cui l’imprenditore ha i soldi per pagare l’acqua ma non li hanno i cittadini normali che hanno la sola colpa di vivere lì vicino

                come vedi, non sono così fanatico

                ciao

  4. Lucia says:

    È interessante come non si realizzino, a quanto pare, dinamiche di economia di scala: la parte pubblicitaria per esempio, a parte qualche leggera modifica e traduzione, una volta progettata in un luogo non può essere utilizzata dappertutto? Per la parte legale e per gli interventi in sé, anche qui una certa standardizzazione non è possibile? Comunque certo, come notato già da altri “aiutiamoli a casa loro”, magari proveniente dagli stessi che tracciano i gruppi del terzo settore qui di lucrare, è ridicolo. Si aiutano da soli molto meglio con le rimesse, se proprio.

    • Francesco says:

      1) la pubblicità credo vada “inculturata” per funzionare. vendere ai milanesi non è lo stesso che vendere ai napoletani o ai romani

      2) la parte legale, anche di più

      ciao

      • PinoMamet says:

        “vendere ai milanesi non è lo stesso che vendere ai napoletani o ai romani”

        è vero: è molto più facile 😀

      • PinoMamet says:

        Non è per offendere i milanesi (tra i quali conto anche alcuni parenti, che sono milanesi fighetti dei più tipici):

        è che in effetti ai milanesi piace l’idea di comprare qualcosa di nuovo.
        I napoletani hanno sempre il sospetto di venir fregati.

        Comunque, ha ragione Francesco.

        un mio amico faceva il direttore di un supermercato di una nota catena.
        Gli arrivano due responsabili alle vendite, manager o che so io, milanesi, e vogliono costringerlo a privilegiare i prodotti e le promozioni che vanno alla grande a Milano: ok, ci sta (mezzo costretto dall’alto). Fallimento totale: l’EmiliaRomagna non è Milano, non funzionano alle stesso modo le vendite.

        • Francesco says:

          >> i milanesi piace l’idea di comprare qualcosa di nuovo.

          confermo, non conosco nessun milanese a cui l’idea non piaccia

          e nelle cose che gli piacciono il milanese è certo di essere il Massimo Esperto Mondiale e che non riusciranno mai a fregarlo

          con gli esiti che potete immaginare

          🙂

          • Lucia says:

            Grazie, molto interessante… E state solo parlando dell’Italia! Quindi per i cosiddetti bullish jobs vale la legge inversa alle economie di scala (potremmo chiamarla “economia del carrozzone”) 😀

            • Francesco says:

              Ti dirò di più: sospetto che anche il tipico prodotto “universale”, il filmone hollywoodiano, sia rieditato per essere più appetibile ai vari mercati, almeno quelli importanti. Senza parlare di come venga stravolto in sede di doppiaggio.

              Pino, mi sbaglio?

              • PinoMamet says:

                Non ti sbagli…

              • Francesco says:

                al che si apre la straordinaria possibilità di studiare “come gli studios vedono il mondo” confrontando la versione USA con quella di ogni paese …

                ah, se non dovessi lavorare!

              • PinoMamet says:

                Potremmo metterci in società e occuparci di questo!
                🙂

              • Francesco says:

                Pino

                non mi tentare … sarebbe come se mi proponessero di fare il tester di wurstel o di cioccolato

                o lo statistico di pallacanestro

                🙁

  5. Mauricius Tarvisii says:

    Quella del “spendono i soldi in stipendi dei propri dipendenti” mi sembra una buona ragione per evitare come la peste la fonte che la utilizza, se non allega qualcosa di più per dimostrarmi che quella spesa sarebbe improduttiva.
    E’ ovvio che chiunque eroghi servizi (che sia l’asilo nido, l’ospedale o la ONG) dovrà prima di tutto avere del personale che quei servizi li eroghi personalmente: l’idea che esista un’impersonale Oxfam che sfama i negretti facendogli piovere in testa pani e pesci è una sorta di apoteosi del peccato di impersonalità che qui dentro è sempre così severamente castigato 😀

    • Per MT

      “Quella del “spendono i soldi in stipendi dei propri dipendenti” mi sembra una buona ragione per evitare come la peste la fonte che la utilizza, se non allega qualcosa di più per dimostrarmi che quella spesa sarebbe improduttiva.”

      Certo.

      Solo che la quasi totalità delle donazioni in effetti va in stipendi, e lo dice Oxfam stessa.

      Quando vuoi, ti presento la FAO 🙂

      • Francesco says:

        Miguel,

        considerando che forse molti aiuti consistono nella presenza di operatori umanitari sul posto, che aiutano, non trovo l’indicatore “stipendi” così decisivo.

        Bisognerebbe approfondire.

        Ciao

        • Per Miguel

          “considerando che forse molti aiuti consistono nella presenza di operatori umanitari sul posto, che aiutano, non trovo l’indicatore “stipendi” così decisivo.”

          Infatti, hanno uno stipendio medio di 24.000 sterline l’anno.

          Che non è da nababbi, ma se sei a Haiti penso che ti possa permettere di vivere discretamente.

          Comunque non sto dicendo che Oxfam faccia schifo.

          Trovo molto discutibile tutta l’idea di “aiutare”; e noto che ogni organizzazione tende a diventare fine a se stessa.

          Anche l’Arcigay e Difendi La Famiglia (nome inventato) alla fine avranno, per il 99%, le stesse preoccupazioni: trovare un commercialista, pagare l’affitto, fare in modo che la stampa ne parli bene, tirare su iscritti e soldi e simili.

          • Francesco says:

            Ogni tanto esageri: una fabbrica di automobili fatte bene e una di automobili fatte male (ma anche il vostro Speculatore e l’Associazione Difendi il Nidiaci) hanno entrambe “le stesse preoccupazioni: trovare un commercialista, pagare l’affitto, fare in modo che la stampa ne parli bene, tirare su iscritti e soldi e simili.”

            Eppure mica sono uguali per questo, in quello che è importante.

            Pensa che Z e io condividiamo la stessa biologia ma lui è uno sporco comunista nemico dell’umanità!

            🙂

            • Per Francesco

              “(ma anche il vostro Speculatore e l’Associazione Difendi il Nidiaci) hanno entrambe “le stesse preoccupazioni: ”

              No.

              Due partiti politici sono simmetrici.

              Un individuo che mira a fare molti soldi per se stesso si muove in modo completamente diverso da un gruppo molto piccolo di persone che evita di dedicarsi al commercio e che mantiene gli adempimenti burocratici al minimo legalmente obbligatorio.

              Poi è chiaro che se ci fosse l’Associazione Nazionale Speculatori, somiglierebbe moltissimo all’Associazione Nazionale Gestori Volontari di Spazi Pubblici.

              • Francesco says:

                Vedi che ho ragione io? tutti devono organizzarsi e sia lui che voi mi date l’idea di tenere le strutture al minimo possibile.

                Lui, sospetto, perchè meno gente sa meglio resta fuori di galera, voi perchè mica vi pagano.

                Forza Nidiaci!!!

              • Per Francesco

                “tutti devono organizzarsi e sia lui che voi mi date l’idea di tenere le strutture al minimo possibile.”

                Una riflessione molto interessante.

                Quindi, meno ci si organizza, più si è diversi.

                E’ una cosa di cui mi sono accorto anni fa, quando vidi in televisione l’arrivo di Wotjtyla a Cuba.

                Ad accoglierlo nel bizzarro paese dei rivoluzionari barbuti, una schiera di soldati identici a tutti i soldati di tutti i paesi di tutto il mondo.

              • Francesco says:

                meno ci si organizza, più si è simili a strutture snelle

                voi del Nidiaci potreste avere molti “gemelli” nella Silicon Valley

                🙂

    • PinoMamet says:

      Beh, però ammetterai che quello della carità è un ambito un po’ particolare…

      cioè, per dirla semplice, questi non è che abbiano un’azienda che compra carbone per trasformarlo in figurine: se fosse così, che la voce più cospicua delle spese siano gli stipendi e i salari dei dipendenti, sarebbe assolutamente normale e, se ben fatto, lodevole.

      No, questi prendono soldi da altri per girarli ai negri.
      Invece di girarli ai negri, la maggior parte la usano per per mantenere in piedi la baracca.
      A questo punto, potrebbero essere ancora più efficienti, eliminando completamente i negri dallo scenario: sono sicuro che in questo modo riuscirebbero ad assumere anche più dipendenti! 😉

      (e non escludo in effetti che questo potrebbe essere più utile ai negri degli aiuti…)

      • Z. says:

        Dal punto di vista contabile, direi che il Mauricius ha ragionissima: non vedo perché debba comportare alcunché di particolare il fatto che la società Alfa si occupi di affamati anziché di figurine.

      • Mauricius Tarvisii says:

        “questi prendono soldi da altri per girarli ai negri”

        Il fatto è che… non è questo che fanno: oltre un terzo delle proprie risorse, per esempio, le spendono in programmi di intervento in caso di calamità naturali, dove quindi il tuo budget assomiglia più a quello di un ospedale (labour intensive) che a quello di un’industria metalmeccanica (capital intensive).
        Tra l’altro quello dell’Oxfam è più un consolidato che un bilancio qualsiasi, perché l’organizzazione leggo che è un cartello di organizzazioni.

        Comunque non vedo nemmeno la ragione di discuterne: i dati del nostro guru non trovano nessun riscontro nel rapporto 2011-2012

        https://d1tn3vj7xz9fdh.cloudfront.net/s3fs-public/file_attachments/story/oxfam-annual-report-2011-2012.pdf

        Un esempio? Dai privati ha raccolto 376 mln di euro e non il dato del nostro amico…

        Quindi, per riassumere, qualcosa mi sfugge o abbiamo capito che Theodore Dalrymple è l’ennesimo cialtrone?

        P.S.: non sto difendendo Oxfam, di cui non so niente ed è la prima volta che entro nel loro sito. Io sto attaccando Theodore Dalrymple, che mi sembra sempre di più un bufalaro.

        • Per MT

          ” i dati del nostro guru non trovano nessun riscontro nel rapporto 2011-2012″

          Veramente il primo risultato che trovo su Google è un url strano che copio come lo trovo su Google:

          https://www.oxfam.org.uk/~/…/Annual-Report-2011-2012.ashx

          perché se poi lo apro mi va nella mia cartella temporanea, come Annual-Report-2011-2012.pdf

          Comunque, ci sono i numeri citati da Dalrymple, che evidentemente devi odiare per altri motivi a me ignoti.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Non lo ho visti, sarà per odio innato. Quindi smentiscimi citando la pagina, no?

      • PinoMamet says:

        Ok, mi fido 🙂

  6. Z. says:

    A proposito di inchieste:

    http://www.lastampa.it/2018/02/14/societa/un-milione-di-donne-vittime-sul-lavoro-di-ricatti-sessuali-jdpoptpm3cq0k3s2JsCSwL/pagina.html

    Ecco, a me sembra un grande calderone in cui buttar dentro pezzi di gnacosa.

    Credo che questo sia un treno che correrà a lungo, e su cui vedremo salire la gente peggiore.

  7. Una notizia molto più interessante della campagna elettorale:

    https://www.thetimes.co.uk/article/rise-of-superbugs-puts-everyday-surgical-operations-in-jeopardy-6grwdvd3c

    Un quinto delle infezioni contratte nel corso di operazioni chirurgiche è ormai resistente agli antibiotici (la causa principale: il 70% degli antibiotici viene adoperato per ingrassare gli animali da fattoria, fornendo uno straordinario ambiente evolutivo per batteri sperimentatori e creativi)

    Incrociare le dita e ringraziare il commercio internazionale.

    • Francesco says:

      Veramente la colpa è dell’Associazione nazionale allevatori, non del commercio.

      Infatti gli USA mica riescono a esportarla la loro carne troppo chimico-farmaceutica.

    • roberto says:

      “ringraziare il commercio internazionale.”

      gli antibiotici non si usano nelle fattorie italiane?
      a me risulta che si possono usare anche per le carni con etichetta bio, purché a scopo di cura e non preventivo

      • Francesco says:

        non sono un esperto ma ho sentito che negli USA ci vanno giù pesantissimi, al punto che i loro prodotti alimentari non raggiungono gli standard sanitari minimi della UE

        ma un esperto saprebbe dire quanto ciò dipende dalla preoccupazione per la salute degli europei e quanto dalla preoccupazione per i voti di contadini e allevatori europei

        i due fenomeni possono divergere significativamente

        • roberto says:

          d’accordo ma a parte il fatto che se vuoi importare in europa devi rispettare gli standard sanitari minimi, veramente in europa si importa così tanta carne dagli USA?

          • Francesco says:

            loro hanno un’agro-industria molto più “industriale” della nostra, che fa campare di sussidi miriadi di piccoli agricoltori – a caro prezzo

            dovessi puntare i miei soldi, direi che non c’è paragone di prezzo: il cibo negli USA costa molto meno che nella UE

            per questo l’import da fuori è bloccato (no carne USA, no olio tunisino e così via, prova ad ascoltare quel criminale di Salvini)

  8. Altra notizia interessante… prendo dal giornalaccio The Sun, ma il contenuto è praticamente identico a quanto appare – ma dietro una paywall – su The Times.

    https://www.thesun.co.uk/news/politics/5562215/un-aid-workers-raped-60000-people-as-its-claimed-organisation-employs-3300-paedophiles/

    Un ex dirigente delle Nazioni Unite stima in 60.000 gli stupri commessi in giro per il mondo da varie agenzie umanitarie dell’Onu.

    E’ un’estrapolazione dai pochi campioni certi, e ovviamente è tutto da dimostrare (e poi siamo nel momento in cui se io dico che nel Vaticano non ci sono pedofili, ma vengono stuprate mille suore al giorno, ci credono tutti).

    Però ci ricorda che il mondo è bello perché è vario, e che quando ci chiediamo se siamo o no favorevoli agli “aiuti umanitari”, non è in ballo solo il conflitto tra tirchieria e buoni sentimenti.

    • roberto says:

      Miguel,

      mi ricordi polemiche all’epoca dello tsunami nel sud est asiatico.
      200.000 persone polverizzate in un batter d’occhio, città rase al suolo e un sacco di gente che si stava a chiedere se c’erano tutti gli scontrini per ogni centesimo speso o se c’erano degli interessi dietro gli aiuti.

      domande legittime, per carità, ma, mi domando, in caso di catastrofi (terremoti, vulcani, carestie) qual è a tuo giudizio l’opzione preferibile:

      1. chi fa da se fa per tre e quindi lasciare che i catastrofati se la sbrighino da soli

      2. che stati/ONG piantino qualche ospedale da campo, mandino acqua & cibo, aiutino a ricostruire le infrastrutture minime (elettricità, acqua, strade), portino qualche tenda?

      la risposta 2 implica ovviamente che solo chi fa sbaglia, quindi a scegliere quest’opzione ti devi portare dietro quella percentuale di scrocconi, profittatori, bestiacce che è insopprimibile in ogni gruppo umano.

      la risposta 1 non costa nulla. niente raccolte di soldi, niente tasse, niente corruzione.

      • Per roberto

        “la risposta 1 non costa nulla. niente raccolte di soldi, niente tasse, niente corruzione.”

        La risposta 1 implica anche una serie importante di altre cose: che non invadiamo lo “spazio climatico” degli altri; che non priviamo gli altri di acqua, pur di avere noi magliette di cotone; che non pretendiamo di essere in grado di “aiutare” nessuno (credo che i 20 milioni del Bangladesh, e le innumerevoli conseguenze degli “interventi umanitari” in Iraq o in Libia lo dimostrino); che smettiamo di buttare la nostra plastica in Cina, di andare a puttane in Tailandia o di permettere a navi cinesi di inquinare i nostri mari perché ci portano gli smartphone.

        • roberto says:

          ok, quindi opzione 1 per te

        • Francesco says:

          Mig

          a te l’autarchia mussoliniana ti fa un baffo! forse il Giappone chiuso del XVIII secolo si adegua ai tuoi standard

          ti ricordo che il danno è già fatto: se bloccassimo i commerci con terzo mondo, questi mica si rassegnano a morire di fame fino a tornare ai numeri di popolazione del 1800, questi emigrano ancora di più

          • roberto says:

            e noi affondiamo le barche!

            • Francesco says:

              per il loro bene, giusto?

              • Peucezio says:

                Se ne affondi una o due, si ferma il flusso e dopo non ne affonderà più nessuna di suo (affondare da soli non è più piacevole che affondare per una cannonata).
                Più loro bene di così! 🙂

              • Francesco says:

                eh magari! ma quelli dopo 2/3 settimane ci riprovano, tanto i gommoni vengono via a poco e le vite dei migranti anche a meno

                per fermarli devi portare la % di morte in mare almeno alla pari con quella di vita di merda a casa

              • Peucezio says:

                Se capiscono che una volta che si entra in acque territoriali italiane le possibilità di uscirne vivi sono nulle, qualsiasi calcolo sarà sempre a sfavore del tentativo.
                Ovviamente è un discorso teorico: non accadrà mai.
                Ma non mi si venga a dire che così come si fa oggi si salvano più vite.
                Poi c’è la questione morale che un conto è che delle navi affondino per loro conto, un conto è affondarle deliberatamente, anche se la somma di morti alla fine fosse inferiore: se mi dicono di sparare in testa a uno, perché così salvo dieci persone, non è che mi sentirei a mio agio.
                Però ho l’impressione che ci si lavi un po’ la coscienza in questo modo.

              • Per Peucezio

                “Se capiscono che una volta che si entra in acque territoriali italiane le possibilità di uscirne vivi sono nulle, qualsiasi calcolo sarà sempre a sfavore del tentativo.”

                Il PD ha trovato la soluzione.

                1) se ci sono troppi immigrati, perde voti.

                2) se fa sparare sugli immigrati, rischia problemi legali di ogni sorta.

                3) fa sparare dai libici, lontano dalle telecamere.

                E un po’ funziona, mi sembra.

              • Francesco says:

                Miguel

                1) hai colto il punto ma non la tragicità del fatto che funziona davvero, in Italia soprattutto

                2) come mai in Libia sparare sui negri che vogliono andare in Europa crea nessun problema? sono più cattivi di noi?

                ciao

              • per Francesco

                “come mai in Libia sparare sui negri che vogliono andare in Europa crea nessun problema? sono più cattivi di noi?”

                In genere, l’antipatia per la violenza è proporzionale alla sua distanza da noi.

                Un contadino che deve ammazzare il porco è tutto contento.

                Una studentessa di biologia cui si chiedesse di sperimentare su una rana viva svenirebbe.

              • Francesco says:

                Mig

                ammetto che la mia domanda era posta in termini leggermente provocatori ma la tua risposta non la comprendo: io chiedo perchè all’italiano fa impressione (oggi) sparare sui gommoni pieni di negri (mentre nel 1911 sarebbe stato diverso) e al libico no.

                Ammesso che sia davvero così.

              • PinoMamet says:

                Suppongo perché a te farebbe impressione sgozzare un capretto mentre a tuo bisnonno no…
                Abitudine.

                Qualche anno fa c’è stato un terremoto in Emilia Romagn, e per un po’ sono continuate le scosse: a ogni scossetta, panico!

                Vado in Israele, vedo voli di elicotteri militari, mi dicono ah c’è stato un attentati a venti chilometri da qua: indifferenza.

              • Per PinoMamet

                “Suppongo perché a te farebbe impressione sgozzare un capretto mentre a tuo bisnonno no…
                Abitudine.”

                Esatto.

              • Francesco says:

                quindi dopo qualche mese di affondamenti anche noi saremmo come i libici?

                per fortuna che gli inglesi hanno formato innumerevoli associazioni per l’abolizione della schiavitù (e del lavoro minorile), oltre alle compagnie per il trasporto degli schiavi e alle fabbriche

                sennò perderei ogni fiducia nell’umanità

          • Peucezio says:

            Ragazzi, una cosa sono i commerci, una cosa gli investimenti, le ONG e tutto il resto.
            Anche l’Italia importa ed esporta roba, ma non riceve “aiuti” internazionali e, anche se ci hanno comprato un sacco di gioielli di famiglia, non siamo ancora alla monocoltura per cui vendiamo banane ed importiamo tutto il resto (quando ci arriveremo, emigreremo anche noi nei barconi).

            In ogni caso, se consenti a uno di crearsi una sua economia funzionale alla sua società e non ai tuoi interessi, alla fine creerà anche un mercato interno e le esportazioni diventeranno quelle fisiologiche che ci sono sempre fra nazioni.
            Se invece lo “aiuti”, stai tranquillo che sarà sempre uno schiavo del tuo sistema economico, il che significa miseria ed emigrazione di massa.

            • Francesco says:

              non mi pare che il Piano Marshall abbia funzionato così per l’Europa occidentale

              🙂

              • Peucezio says:

                Certo.
                Ma era un altro mondo. Sul piano storico, economico, geopolitico, ecc.
                Sta’ tranquillo che ciò che si fa oggi in Africa è tutto fuorché un piano Marshall. Semmai è un bombardamento di Dresda, Hiroshima e Nagasaki messe assieme.

              • Francesco says:

                anche se tu avessi ragione, e credo che sia in ritardo di 30 anni, non è una buona ragione per non fare un “bel” Piano Marshall

    • roberto says:

      sull’articolo del sun,
      dunque le nazioni unite avrebbero assunto 3000 pedofili che godrebbero di grandi coperture con addirittura minacce a chi decide di denunciare.
      ora, a me verrebbe da chiedere al giornalista, perché?

      facciamo un esempio.

      io sono capo dell’unità acchiappamosche nella provincia di qissadoveh nel kissadostan.
      mi danno due nuovi funzionari. non li ho scelti io, non mi frega nulla di loro.
      i due iniziano a molestare donne e bambini. me ne accorgo.

      che interesse avrei a proteggerli? in fin dei conti, mandi via due piantagrane e te ne danno altri due visto che i soldi nel bilancio per due posti ci sono. perché dovrei proteggerli?

      • Francesco says:

        1) l’occasione fa l’uomo ladro, stupratore e pedofilo e non c’è occasione migliore della gestione di un bel campo profughi, che per mangiare e bere dipendono da me

        2) perchè dovrei sbattermi a litigare con i due tizi e a chiederne la testa? sai lo sbatti e il rischio di rotture di palle? mi basta non guardare e vivo meglio

        🙁

        • roberto says:

          “sai lo sbatti e il rischio di rotture di palle? ”

          è appunto perché lo so che dico che lo sbattimento di licenziare due così è infinitamente minore rispetto allo sbattimento di tenerli.

          • Francesco says:

            scherzi?

            usare sessualmente ragazzine di 12 anni è la norma in tutti i campi profughi, tranne per quelli a cui piacciono i ragazzini (e temo di non esagerare)

            almeno fino all’attuale esplosione di pruderie, che è già pronta a sgonfiarsi (domani ci sarà il problema del Pet food privo della vitamina ZGG+ e sarà la stessa cosa di #metoo)

            ogni tanto mi sembri il Candide di Voltaire

  9. roberto says:

    ps e ot

    qual è il materiale politicamente e ecologicamente corretto per vestirsi?
    cotone no, è chiaro
    sintetico, peggio mi sento.
    lana a km zero? ovviamente bianca per non usare colori che inquinano
    cuoio? mmmh no, per la concia serve troppa chimica
    seta?

    • Peucezio says:

      À da scì a la nute…

      Scherzi a parte, il pile e i tessuto tecnici quanto impattano sull’ambiente? Temo di essere un grande inquinatore…

    • Per roberto

      “qual è il materiale politicamente e ecologicamente corretto per vestirsi?”

      La domanda è sbagliata.

      Non ha nessuna importanza cosa sia “politicamente corretto.”

      E’ al mondo in cui viviamo, che gliene importa.

      E ai nostri figli e nipoti.

      Il resto sono chiacchiere.

      • roberto says:

        ok, e quindi, qual è la risposta giusta alla domanda giusta?

      • Su “cosa è politicamente corretto”

        Immagina di guardare la questione degli antibiotici nella carne da tre punti di vista diversi:

        1) l’ecologista politicamente impegnato e antipatico

        2) l’imprenditore che dice, ma che cavolo, la carne viene bene così, aumentano il PIL e l’occupazione, e la bella fettina fa bene a tutti

        3) il babbo che ha un figlio che deve fare un piccolo intervento, e legge che a causa dell’uso degli antibiotici nella carne, c’è ormai una possibilità su cinque che vada male.

        • roberto says:

          mia figlia direbbe

          “papà non hai letto bene! è in caso di infezione che 1 volta su 5 ti può andare male, ma non è che prendi un’infezione ad ogni operazione, è per questo che si opera in un ambiente il più possibile sterile”

          (scusa l’argomento è serio ma non ho resistito)

          • per roberto

            ““papà non hai letto bene! è in caso di infezione che 1 volta su 5 ti può andare male, ma non è che prendi un’infezione ad ogni operazione, è per questo che si opera in un ambiente il più possibile sterile””

            Obiezione accolta con applauso 🙂

            Però resta, secondo me, la necessità di uscire dagli approcci 1 e 2, per arrivare a quello 3.

            Altrimenti finiremo sempre per pensare che l’ecologia (che è semplicemente lo stato di salute della biosfera) sia una questione di “animalisti piagnoni, vegani con la puzza sotto il naso” eccetera: cioè una questione di gusti soggettivi.

      • Francesco says:

        Mig

        ti ricordo che come sarà il mondo dei nostri figli e nipoti è in larga misura imponderabile

        o almeno che così è stato negli ultimi 200 milioni di anni

        non esagererei con la presunzione di sapere cosa è “bene e male” per l’oggi, figurati per domani o dopodomani

        per il resto, mi affiderei al mercato ma qui siamo nel fideismo 😉

  10. Mario says:

    Scusate, ma come cazzo si fa a votare più europa?

    • Z. says:

      Con una croce sul relativo simbolo.

      A proposito: ottima scelta, Mario.

      Siamo pochi, siamo pochi ma felici, siamo una banda di fratelli.

      Cadremo nell’agone elettorale, ma cadremo da valorosi, e Alto ci accoglierà nell’atrio degli eroi.

      • roberto says:

        🙂

        se dovessi votare come mario, sarebbe la prima volta in vita mia che conosco personalmente un candidato (ovviamente senza contare le amministrative)

      • Per Z

        “A proposito: ottima scelta, Mario.”

        🙂

        E poi Piu Europa è un bellissimo partito: cito a memoria da un volantino, un programma tipo,

        “più lavoro per tutti, più concorrenza sul mercato, un ambiente più pulito”.

        Mogli ubriache, botti piene e mariti cornuti.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Siete attratti dalla promozione della laicità con Tabacci o della difesa dei valori cristiani con la Bonino? O era il contrario? 😀

      • Lucia says:

        Ma dai, non voglio votare come Z.
        Guarda che da bolognese ti è permessa la scelta fra Pd, potere al popolo e poi anche basta
        (riguardo le ambiguità denunciate da Miguel, avevo scritto una risposta ma non mi pare sia il caso di fare campagna elettorale qui, quindi ho cancellato)

  11. Z. says:

    Peucezio,

    qua c’è uno che vota come te che manda biglietti d’auguri a uno che vota simile a me:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/14/macerata-dirigente-pd-invia-fiori-alle-persone-ferite-da-traini-e-riceve-minacce-di-morte-no-ai-bastardi-a-casa-nostra/4159765/

    Ora potresti provare a convincermi che si tratta di dichiarazioni innocenti, che non c’è niente di male, che punirne il responsabile (coraggiosamente anonimo) sarebbe un’ingiustizia indicibile.

    Vai che ti ascolto!

    • Lucia says:

      Ah ecco vedi che sei piddino
      Sono sollevata
      😀

      • Z. says:

        Simile… ho detto SIMILE a me…

        Dai, tra me te e Mario siamo in tre. Dai che lo superiamo lo sbarramento!

        • Mauricius Tarvisii says:

          Cioè voti Berlusconi? 😀

          • Z. says:

            No, Mario vota la Bonino, non hai letto? 🙂

            • Mauricius Tarvisii says:

              Hai detto che chi vota PD vota in modo simile a te, quindi pensavo… 😛

              Ma sì che LeU supera lo sbarramento. E’ vero che con Potere al Popolo abbiamo fatto un’altra scissione dell’atomo, ma io sono ottimista.

              • Z. says:

                Probabilmente voterò lo zio Vasco al Senato. Ma che imbarazzo. Guardati il video del Visconti…

              • Per Z

                “Probabilmente voterò lo zio Vasco al Senato”

                Scusa, chi è lo zio Vasco?

                Vasco Rossi si è candidato da qualche parte, o intendi qualcun altro?

              • Mauricius Tarvisii says:

                Errani.
                Evidentemente Casini era troppo persino per un piddino diligente come Z 😀

              • Francesco says:

                ma che differenza c’è tra Casini ed Errani? seriamente, a parte la bandierina in cima all’asta che portano sulla schiena (Kurosawa style)

    • Peucezio says:

      Z.,
      vorrà dire che quando inviterai le vittime di Traini a Bologna, manderò minacce a te 🙂

      Scherzi a parte, questo gli ha mandato un biglietto (almeno, così dice l’articolo). Cioè si è preso la briga di informarsi sul suo indirizzo di casa, ecc. Vorrei vedere che la Digos non indagasse: se succedesse a me, sarei molto spaventato.
      Altra cosa è che un fesso qualsiasi scrive su internet: “la Boldrini merita di essere impiccata”: è un commento da bar fatto con un mezzo che è il bar del XXI secolo.

      • Z. says:

        Ma dai, sono discorsi da bar, figurati, cosa vuoi, scommetti che non gli succede niente?

        E in effetti scommetto che non gli succederà niente.

        Internet non è un bar dive si conversa tra amici, è proprio questo il problema. È comprensibile che ci sia chi lo vive così, ma così non è.

        È un ambiente dove chiunque scriva lascia una traccia indelebile con nome, cognome e indirizzo. Bisogna ricordarselo bene, e non solo per evitare conseguenze sul piano penale.

  12. roberto says:

    OT

    continuiamo a essere d’accordo sul fatto che tutti devono poter avere uno di questi gingilli per auto difesa, giusto?

    http://www.miamiherald.com/news/local/community/broward/article200195704.html

    • Francesco says:

      ma non ce l’hanno una guardia o due in una scuola con 3.000 studenti?

      che vuol dire quanti spacciatori ansiosi di trovare clienti, in Florida?

      PS lo stesso sono contrario alla libera diffusione delle armi automatiche, sono decisamente inadatte alla difesa (tranne che da orde di zombie), per cui non hanno giustificazioni

      • roberto says:

        “sono contrario alla libera diffusione delle armi automatiche,”

        bene, allora prometto di non romperti più le palle con questa cosa
        🙂

      • Z. says:

        Ma come. Senza armi automatiche legalmente registrate e detenute il cittadino onesto è più debole: i delinquenti tanto se le procurano. O sbaglio?

        • Francesco says:

          mi accontento di poter detenere quante pistole desidero e sono persino disposto a registrarle.

          🙂

          • Z. says:

            Io no, scusa. Se incontro un cattivo con una mitraglietta ho DIRITTO a difendermi con un H&K regolarmente detenuto, VEH.

            • Francesco says:

              meglio di no, la probabilità che mi spari nei piedi a me è troppo alta

              rassegnati

              PS ora che ci penso, riaprire i manicomi e fare dei veri controlli all’acquisto potrebbe essere anche meglio, no?

              😀

        • Per Z

          “Ma come. Senza armi automatiche legalmente registrate e detenute il cittadino onesto è più debole: i delinquenti tanto se le procurano. O sbaglio?”

          Per gli italiani, “le armi” sono una questione di “difendersi dai delinquenti”.

          C’è ovviamente anche questo elemento nelle polemiche statunitensi, ma lì la questione di fondo è diversa: “the right to bear arms” è un diritto fondamentale, come il diritto alla proprietà privata.

          Anche se mille studi dovessero dimostrare che si sta meglio in un sistema sovietico che in uno americano, l’americano medio dirà, “eh allora? Mi tengo la mia proprietà lo stesso!”

          Le armi sono la garanzia concreta – l’unica alla fine – della famosa “libertà”.

          Gli europei, allevati all’obbedienza feudale, succubi del fascismo, del comunismo e della socialdemocrazia, hanno consegnato le loro armi in mano allo Stato, gli americani no 🙂

          Ecco perché le polemiche liberal sui “pericoli” del possesso delle armi sono sempre destinate a naufragare.

          • Francesco says:

            come si può stare meglio senza libertà? quello che fa ridere e piangere è l’idea che la libertà si difenda con l’AR15

            • mirkhond says:

              La libertà, senza pane ne tetto, ne cure garantite a tutti, non è che un’illusione.

            • Per Francesco

              “come si può stare meglio senza libertà?”

              Beh, si potrebbe stare senza una PO Riva Destra, senza una PO Attività Istituzionale, senza una PO Servizi Educativi del Quartiere (che dipende dalla PO Servizi Educativi del Comune) e senza un SACCO di altra sliberatori simili.

          • Z. says:

            Miguel,

            tranquillo, non mi permetto di dire loro come devono comportarsi.

  13. Mario says:

    Sbalordito osservo gli orrori del mio tempo.

    • Z. says:

      Mario, i filosofi hanno variamente osservato gli orrori del mondo, ma si tratta di cambiarlo.

      • Mauricius Tarvisii says:

        E in che senso lo cambieresti?

        • Peucezio says:

          Questa è la vera domanda.
          Z. vorrebbe cambiarlo più o meno in questo senso:
          – niente più fake news,
          – niente più antivaccinisti,
          – niente più complottisti,
          – nessuna riserva epistemologica verso la scienza contemporanea.
          In sostanza l’unico difetto dello statu quo è che ci sono troppi critici dello statu quo e ciò fa sì che Z. si senta a disagio nel mondo.
          Basta togliere i critici ed è fatta! Più semplice di così 🙂

        • Z. says:

          Giovani, su, era una pseudo-citazione di un filosofo dell’Ottocento. Di orientamento politico affine al buon Mario.

          • Peucezio says:

            Quindi ho ragione: viva lo statu quo zetiano!
            … al netto del piccolo dettaglio che nessuno gli ha assicurato una rendita tale da assumere il sottoscritto come suo precettore per la scienza linguistica.

            • Z. says:

              Ma il nesso tra la citazione e viva questo o quello quale sarebbe?

              Ragazzi, dovreste moderare l’uso di cocaina 😀

              • Peucezio says:

                Che se il mondo va bene così com’è, perché mai uno dovrebbe volerlo cambiare?
                Non mi sembra un nesso così ardito 🙂

              • Z. says:

                Ribadisco: meno cocaina 😀

      • Francesco says:

        sai che ero già pronto a scatenarmi, prima di rendermi conto che era una citazione di un pessimo soggetto?

        “voler cambiare il mondo” nel senso ampio inteso dal ‘700 in poi merita un girone infernale apposito e un Dante che lo racconti

  14. Z. says:

    Questo è il filmato cui mi riferivo col Mauricius.

    https://video.repubblica.it/edizione/roma/roma-visconti-liceo-classista-gli-studenti-contro-presidio-leu-buffoni/296996/297613?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P2-S1.4-T1

    In sintesi: iniziativa di un gruppo di politici di LeU, tra cui Fassina e Gotor, davanti ad un liceo romano.

    Guardatevelo, bisdrucciolamente, perché merita. Guardatelo e ditemi cosa ne pensate. Dura pochi minuti e sono curioso di sentire la vostra opinione.

    • Francesco says:

      “si è verificato un errore” e non si vede nulla

      che cosa mostrava di interessante?

      PS o tempora, o mores! quanto manca la Civiltà Cristiana a questa infelice nazione!

      • Z. says:

        Si vede sin troppo bene, Francè. Devi scegliere con più accuratezza i siti porno che frequenti, altrimenti finisce che ti sgargamellano il PC.

        Peucezio te lo reinstalla, volendo, ma dicono che si faccia pagare più di un idraulico 😀

        • Francesco says:

          qui in ufficio certe cose sono impedite ab origine

          quasi quasi sciopero per protestare!

          😀

    • roberto says:

      non saprei che dire.

      gli studenti mi stanno simpatici, riescono ad articolare due frasi di fila, si vede che fanno il classico 🙂

      gli altri mi sembrano dei cosplayers

      nel merito, la preside mi è sembrata incredibilmente goffa (siamo buoni, và), ma che il liceo sia per sua natura un pochino classista mi sa che non sia una grande novità. quanto meno, devi mettere in ballo di fare 5 anni in cui non impari nulla di direttamente utile, e questo esclude già chi pensa di iniziare a cercare un lavoro a 18 anni.

      • Per roberto

        “gli studenti mi stanno simpatici, riescono ad articolare due frasi di fila, si vede che fanno il classico 🙂”

        Infatti, anch’io sono rimasto sconvolto dalla loro capacità di espressione: da un punto di vista puramente sportivo, battono in pieno i contestatori.

        Abbastanza ridicolo lo striscione che dice (cito a memoria) “sono figlio di operai voglio andare al Visconti”: il testo contestato dice semplicemente che ci sono pochi disabili/problematici e pochi stranieri.

        Benissimo, può essere un problema.

        Ma i figli di operai sono tutti necessariamente disabili e problematici oppure stranieri?

        Se avesse detto, “sono dislessico, ma voglio fare il classico”, oppure, “mio babbo è greco, voglio fare il classico” avrebbe avuto qualche senso.

        • Aggiungo una cosa politicamente molto scorretta, ma spero che faccia riflettere.

          Quando mi sono trovato, per vari motivi, in fabbrica, ho notato che una notevole minoranza di operai erano davvero “particolari”.

          Non parlo di persone che semplicemente non avevano studiato, ma che erano “sveglie”; parlo di persone che magari avevano subito anni di scuola come tortura, e finalmente trovavano un ambiente dove non erano costrette a pensare continuamente, a lottare per emergere.

          Potevano fare otto ore di lavoro onesto, facendo esattamente le stesse cose che facevano gli altri e venendo pagati onestamente grazie a un sistema molto al di sopra di loro, poi potevano dedicare il resto del tempo alla famiglia e a piaceri onesti, tra cui il sonno.

          Non pretendevano certo di fare il liceo (classico o no), semplicemente vivevano bene, alla pari di altri operai che magari avevano altre curiosità.

          Ora, tutta questa vasta parte di umanità si trova oggi spiaggiata, senza alcuna possibilità di cavarsela, oggetto della carità scolastica (promozioni regalate ecc) finché non viene buttata nel mostruoso mondo dell’impiego contemporaneo.

          • Francesco says:

            ringrazia il ’68, prima di allora questa osservazione sarebbe passata come semplice buon senso, dopo di allora è una bestemmia e la prova che sei asservito ai padroni!

            erano ANNI che sognavo di poterlo scrivere a ragione veduta

            😀

            PS un mio compagno di scuola media, che non credo abbia più visto un libro da allora, gestisce col fratello (parimenti allergico alla scuola) la più grossa auto-officina della provincia. credo che il loro patrimonio sia di vari zeri maggiore del mio, che sono laureato ecc. ecc.

          • roberto says:

            non è politicamente scorretto è realistico.

            brutalmente, c’è chi è nato per studiare e chi per zappare, e se dai un libro in mano allo zappatore sarà infelice tanto quanto lo studioso con la zappa in mano.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Scusate, ma chi è che costringe il metalmeccanico ad andare al liceo? Mi pare che qui si parli del FIGLIO del metalmeccanico, che non è detto che abbia ereditato l’inattitudine allo studio paterna.

            • PinoMamet says:

              OMDAMT

            • Per MT

              “Scusate, ma chi è che costringe il metalmeccanico ad andare al liceo? Mi pare che qui si parli del FIGLIO del metalmeccanico, che non è detto che abbia ereditato l’inattitudine allo studio paterna.”

              Infatti, il Visconti non si sogna di dire che il figlio del metalmeccanico appassionato di Euripide non sia ben accetto al classico.

              Il Visconti dice semplicemente, “abbiamo pochi dislessici” – o down o iperattivi seguiti dai servizi sociali o altri casi particolari (in realtà, ho fatto anch’io il Visconti per un anno, e c’erano numerosi non vedenti, di cui mi ricordo una comunista con cui discutevo della presidenza di Roosevelt e uno fascista).

              E poi aggiunge, “abbiamo pochi stranieri”. Questa in un certo senso è un’ovvietà, e secondo me ci pone un problema molto diverso – perché esiste il liceo classico?

              Non è tanto questione “classista” (il mio compagno di banco era figlio di contadini praticanti), quanto di una particolarissima visione del mondo che nasce nell’Ottocento, e che non ho capito bene nemmeno io.

              • Mauricius Tarvisii says:

                Ma quindi quale sarebbe questa parte di umanità spiaggiata al liceo? I metalmeccanici? I loro figli? I disabili?

              • Per MT

                “Ma quindi quale sarebbe questa parte di umanità spiaggiata al liceo?”

                Non so molto del liceo classico oggi.

                Grazie a fonti ben informate, so qualcosa in più del liceo scientifico.

                Dove in effetti pare che ci sia una discreta quantità di spiaggiati, cui si garantisce a qualunque costo la promozione in attesa che vengano bocciati dal mondo del lavoro più competitivo che sia mai esistito nella storia umana.

            • PinoMamet says:

              Il Liceo classico esiste perché la cultura europea ha le sue radici in Socrate, Platone, Aristostele, i Vangeli, il diritto romano, Omero ed Euclide.

              Tutta roba scritta in greco e in latino.

              Che poi nell’Ottocento fosse uno status symbol (anche perché era l’ unica scuola superiore) è un altro discorso…

              • PinoMamet says:

                Invece sarebbe interessante chiedersi perché il greco e il latino siano visti come uno status symbol adesso .

                SE lo sono.

                Gli studenti del classico che vedo io (il migliore della provincia tra l’altro) sono ragazzi in genere timidi, un po’ impacciati e infantili rispetto ai loro coetanei, quando fanno battute tentano di infilarci qualche citazione o rimando o strizzata d’occhi, cercano insomma negli adulti una complicità che forse gli manca con gli assai più cinghialeschi coetanei. di altri indirizzi scolastici.

                Sono esemplari molto diversi dai fighetti figli di.. che abbondano nel più rinomato liceo del capoluogo, e immagino siano a scuola per motivi diversi.

              • PinoMamet says:

                Tra l’altro mi stupisce la grande diversità tra gli studenti del classico e quelli dello scientifico.

                In una delle scuole non c’è il greco, e c’è più matematica e fisica, ok;
                ma la differenza non può mica essere data dagli aoristi passivi…

                eppure quelli dello scientifico hanno proprio un’altra mentalità, un altro modo di fare e di porsi, molto evidente.

                Chissà?

              • Peucezio says:

                Sbagli a sottovalutare gli aoristi passivi 🙂

      • Peucezio says:

        OMDAR

    • PinoMamet says:

      Bellissimo.
      E io che credevo che gli anni Settanta fossero finiti! Allora c’è speranza 😉
      E uno.

      E due: quando ho postato la cosa della “scuola classista” non mi avete cagato, ‘a zozzi! 😀

      Poi vedo che come al solito non avete capito un cazzo 😉 (dai, si scherza) e vi sfugge che il punto non è il dibattito
      (che sarebbe molto più interessante e attuale) sull’obbligo scolastico inflitto a persone che avrebbero tutt’altra inclinazione, mortificante per loro e per la scuola;

      ma la faccenda (vecchia come il cucco) che non necessariamente il figlio di zappatori è nato per zappare e il figlio di studiosi è nato per studiare…

      e una scuola che si pubblicizza dicendo “da noi sono tutti ricchi e abbiamo pochi puzzoni, quindi vi troverete bene” non fa esattamente un figurone…

      • PinoMamet says:

        Comunque io anni fa feci un mezzo litigio con un amico (di sinistra) che volle a tutti i costi iscrivere il figlio alla scuola privata perché “ci sono meno stranieri così impara l’italiano meglio”
        (che ovviamente è una cazzata per motivi che non ho bisogno di spiegare a chi abbia abbastanza fantasia per capirlo da solo, o a chi abbia messo piede in una scuola negli ultimi vent’anni);

        e i discorsi sull’utenza (genitori e studenti) più o meno “buona” si sentono, si sentono… solo che quasi tutti hanno la decenza di non pubblicarli.

        Per il resto, si sa che se vai al liceo più prestigioso della città incontrerai molti figli di… (e sto pensando alla mamma, non al papà 😉 ) , non è mica una novità, solo non vedo la necessità di vantarlo come ‘sta gran cosa…

        PS
        Io fatto il liceo non più prestigioso, ma migliore della provincia; e non lo dico io, lo dicono i vari test…

      • Per Pino Mamet

        “ma la faccenda (vecchia come il cucco) che non necessariamente il figlio di zappatori è nato per zappare e il figlio di studiosi è nato per studiare…”

        Ma figurati se non sono d’accordo.

        E’ che dietro questo ci sono due questioni molto diverse.

        Il vero “classismo”: la figlia del notaio deve andare a una scuola dove non importa che studi o impari qualcosa, l’importante è che non finisca per sposare un pezzente. E lì basta la scuola privata più scrausa, basta che sia costosa.

        L’idea della promozione sociale: si va a scuola, perché questo ti permette di uscire dalla povertà e diventare ingegnere, avvocato o imprenditore, anche se tuo padre zappa la terra. E questo semplicemente non regge più, perché non c’è nessuna scuola che ti “prepari per il futuro”. Tantomeno il liceo classico.

        Il figlio dell’operaio che vuole andare al Visconti è un eroe suicida: “per amore di Euripide, accetto di fare una vita da bibliotecario precario”. Va benissimo, ma oggi la scuola non è più sinonimo di promozione sociale.

        La promozione sociale oggi passa per strade completamente diverse: penso al nostro speculatore di quartiere, che sul proprio curriculum dichiara orgogliosamente di aver cominciato come aiuto elettricista, di non aver studiato, di aver venduto pubblicità per un giornale e poi di aver deciso di comprare quindici dei più bei palazzi di Firenze.

  15. Zhong says:

    Happy New Year!

  16. Mario says:

    Mario, i filosofi hanno variamente osservato gli orrori del mondo, ma si tratta di cambiarlo.

    E’ codesto l’errore del modernista, che legittima ogni orrore.

    • Per Mario

      “Mario, i filosofi hanno variamente osservato gli orrori del mondo, ma si tratta di cambiarlo.

      E’ codesto l’errore del modernista, che legittima ogni orrore.”

      OMDAM!

      (Occasione Mensile di Accordo con Mario).

    • Z. says:

      Dissento, compagno Mario.

      Dissento, poiché non è mai stato difficile trovare il modo di legittimare qualsiasi orrore di sorta.

      Forse poiché nessun orrore potrebbe superare l’orrore del vivere allo stato brado a guisa di bestie.

      Certo, quando si mena una vita ben pasciuta avanti lo schermo di un PC a volte non è immediatamente intuitivo 😉

      • Francesco says:

        >> nessun orrore potrebbe superare l’orrore del vivere allo stato brado

        secondo me, invece, un buon numero di stati creati dall’uomo, a volte a fin di bene e progresso, sono assai peggio

        • Z. says:

          Francè… non so, credo che si vivrebbe peggio comunque allo stato brado.

          Ma in effetti ci sono sei milioni e passa di persone che non possono più smentirmi.

          • Per Z

            “Ma in effetti ci sono sei milioni e passa di persone che non possono più smentirmi.”

            Sei milioni mi ricorda qualcosa… sì, un caso di efficientissima organizzazione statale-industriale e di livellamento burocratico, che ha confronti soltanto con operazioni analoghe in due altri superstati (URSS e Cina) felicemente votati alla liberazione dagli antichi legami.

      • Peucezio says:

        Z.,
        “Forse poiché nessun orrore potrebbe superare l’orrore del vivere allo stato brado a guisa di bestie.”

        Ma perché oggi come viviamo?
        L’uomo contemporaneo vive ormai fuori dall’orizzonte culturale. Quindi in uno stato ferino.
        Il Sessantotto ha interrotto la trasmissione intergenerazionale del sapere. Quindi ci è rimasta solo la trasmissione dei caratteri genetici, esattamente come i bruti.

        • Z. says:

          Curioso, perché alcuni direbbero che oggi viviamo in un mondo troppo “culturale”, troppo distante dall’animalità, dalla natura.

          Più che il solito Sessantotto credo che il progredire sempre più rapido della tecnologia renda sempre più difficile mantenere continuità di qualsiasi tipo, anche generazionale.

          Ma se vivessimo allo stato brado te ne accorgeresti. Come è noto, dureresti due minuti netti, come Di Maio al governo 😉

          • Peucezio says:

            Siamo sempre lì: tu pensi sia un fatto materiale.
            Ma se fosse materiale, non sarebbe culturale.

            • Z. says:

              Non ho capito…

              • Peucezio says:

                Tu pensi che la cultura sia solo la trasformazione di strutture materiali, mentre quella è solo la conseguenza.
                L’essenza della cultura è la trasmissione di conoscenze non per via genetica, che comporta la possibilità di accumulo delle stesse.
                Si tratta quindi di un patrimonio immateriale.
                Ciò mette in grado anche l’uomo di modificare l’ambiente circostante. Ma questa non è l’essenza della cultura, è la sua conseguenza. Ma la cultura non trasmette solo competenze tecniche di questo tipo, trasmette mille altre cose.
                E se è vero che la capacità di modificare l’ambiente circostante oggi non solo non si è smarrita, ma, anzi, si è enormemente potenziata, è anche vero che la capacità di trasmettere la cultura si è persa, perché avviene su supporti materiali, ma la cultura non è questo, è la trasmissione orale.
                Controlliamo le cose, ma non controlliamo più l’uomo, che torna ad essere una bestia.
                La conoscenza fissata su supporti materiali è una cosa morta, quindi non è cultura, perché è cosa sostanzialmente diversa dalla trasmissione intergenerazionale, che, essendo orale e basata sulla memoria umana, è continuo adattamento, quindi si perde la lettera ma si mantiene lo spirito, che è la cosa essenziale.

                Le religioni tradizionali si basano sull’oralità, i monoteismi semitici sulla scrittura; il cattolicesimo ci aveva restituito il Depositum Fidei come patrimonio tramandato e non fissato una volta per tutte; ci sono voluti i protestanti a tornare alla bibliolatria; non è un caso che sia venuta da lì la modernità, la civiltà tecnologica e quindi la fine della cultura come la intendiamo.

                Ti è più chiaro ora?

              • Z. says:

                Peucezio,

                — Tu pensi che la cultura sia solo la trasformazione di strutture materiali, mentre quella è solo la conseguenza. —

                Uhm… no e no! Non credo che la cultura sia solo quella cosa lì, e non credo che quella cosa lì ne sia solo la conseguenza.

                Ciò che intendo dire, al netto delle tue considerazioni – che a dire il vero trovo un pochino schematiche e manichee, ma non per questo poco interessanti – è che il mondo cambia così velocemente che è difficile interpretarlo per noi, figurati spiegarlo ai figli.

                Non è sempre stato così.

              • Peucezio says:

                Sì, d’accordo su tutto.
                Ma in cosa contraddice ciò che dico io?
                Al massimo pone dei dubbi. D’accordo: il dubbio è sempre sano.

        • PinoMamet says:

          Che esagerazione, dai.
          Il Sessantotto ha interrotto davvero pochissimo:

          è vero che un numero forse per la prima volta significativo di persone ha avuto accesso all’istruzione superiore e universitaria;
          e, come Fantozzi nel primo film, quando diventa comunista, ha scoperto che “allora mi hanno sempre preso per il culo!” 😉

          ed è vero che moltissimi figli di buona famiglia hanno per la prima volta contestato il ruolo sociale dei padri, prima di ereditarlo e tenerselo stretto per i successivi quarant’anni (cosa questa sì abbastanza inaudita: ma come Zeus dopo aver evirato Crono, avevano capito il meccanismo…)

          non voglio sottovalutare questi elementi eh?

          Però per l'”interruzione” che dici tu secondo me hanno contato più altre robe, tipo:
          una volta il nonno, dall’altro dei suoi sessant’anni o settanta, poteva spiegarti come funzionava il mondo in cui vivevi.
          Bam! scatta la tecnologia, e il nonno, dal fondo dei suoi ottanta o novant’anni, deve farsi spiegare dal nipotino di dieci come funziona il cellulare, mentre la famiglia deve svenarsi a pagare una badante ucraina che usa il cellulare stesso per chiamare il marito che la mena nella campagna di Kiev.
          Cisa può trasmettere un nonno così?

          • Per PinoMamet

            “Cisa può trasmettere un nonno così?”

            Allo scatto tecnologico, aggiungi anche il fatto fondamentale che il conflitto generazionale del Sessantotto era tra:

            1) una generazione austera, votata al sacrificio (parlo anche del “austerità” del notaio, che magari ha tre ville in campagna, ma deve dare del lei a tutti, portare sempre la cravatta e non mancare mai a un battesimo), contro i figli che davano per scontata l’abbondanza petrolifera e i suoi frutti. Anche quando si ribellavano, pensavano che il futuro fosse talmente ricco e sicuro che si poteva pensare a utopie.

            2) Oggi abbiamo il conflitto tra quella generazione, con le sue certezze di progresso o di ridistribuzione, e quella attuale che sa solo che “domani staremo peggio”.

            • Peucezio says:

              Miguel,
              più che austero io direi che il padre era vitale.
              Il figlio sessantottino, essendo cresciuto nel benessere (che significa anche alienazione tecnologica) era nevrotizzato e funereo: in fondo l’austero era lui.

              Basta vedere i personaggi dei film con Sordi, ma persino con Lino Banfi, vitali, anche un po’ cialtronescamente italiani, amanti delle donne, con figli moralisti, cupi, rompicoglioni.
              E basta confrontare Berlusconi con i politici della generazione immediatamente successiva.

            • Peucezio says:

              Un mio amico recentemente citava “Il soprasso” di Dino Risi.
              Ecco, il Gassmann di quegli anni è un’espressione perfetta del vitalismo esuberante di quella generazione, che amava sì il progresso, ma in quanto lo aveva fatto senza esservi cresciuta, quindi era ancora antropologicamente sana (ha sacavato la fossa per le generazioni successive, ma questo è un altro discorso: magari l’uomo avesse coscienza delle conseguenze dei suoi atti).

              • Francesco says:

                Insomma, già quel personaggio era un emerito coglione.

                Se penso ai Mostri, sempre di Risi, direi che l’austerità (meglio serietà) era già in crisi.

                Certo, quelli venuti dopo sono stati molto peggio ma cosa c’era da salvare?

                Qui finiamo a dar ragione al Duca – o forse a supporre che Risi non fosse uno specchio granchè fedele della realtà ma un regista con una precisa ideologia.

                Dopo tutto, per decenni il comunismo denunciò il consumismo come una roba orrenda, non riuscendo a produrre beni di consumo se non per una ristretta elite.

                Sospetto che dovremmo approfondire gli anni ’60

              • Peucezio says:

                Non ho capito bene la tua tesi…

          • Peucezio says:

            Pino,
            d’accordo, ma che c’è di diverso con quello che ho detto io?
            Mi pare una conferma.

            Poi, come al solito, ho preso il Sessantotto tanto per fissare un momento convenzionale, simbolico.

    • Z. says:

      Beh, mi sembra un esito quasi inevitabile: essere di meno a pagare significa pagare di più. Ogni inquilino che non paga il canone aumenta il canone degli altri, per dire.

      Quasi, dicevo, perché c’è un’alternativa. L’alternativa è rimettere tutto al libero mercato, consapevoli di ciò che comporterebbe.

      • Francesco says:

        mi scusi: perchè lo Stato non dovrebbe tagliare la corrente ai morosi e basta? ha qualche motivo per non farlo?

        • roberto says:

          si ma quando tagli hai comunque una perdita
          (ti dovevo 200 euro per il bimestre x, non mi hai pagato, ti taglio la luce, ma intanto i 200 euro mi mancano)

        • Peucezio says:

          Francesco,
          se uno non ha i mezzi per pagare? E magari ha bambini o è un anziano, malato…?

          • Francesco says:

            Quello deve rientrare nelle pubbliche provvidenze per i poveri “certificati” ed essere a carico della fiscalità generale.

            Non delle bollette elettriche, che sono un contratto commerciale.

            Sarebbe ora di uscire dagli anni ’60 e ’70.

  17. Mario says:

    L’alternativa è rimettere tutto al libero mercato,

    Già fatto.

    consapevoli di ciò che comporterebbe.

    L’orrore.

    • Francesco says:

      mi consenta: l’orrore è sapere di stare pagando per altri, con la pistola dello Stato puntata alla tempia

      il resto è un pranzo di gala

    • Z. says:

      No Mario, non è stato fatto, non ancora.

      E quando succederà, se succederà, sarà pianto e stridor di denti…

  18. Mario says:

    Ti ho mandato una mail, Miguel. Ciao

  19. rimettendo in ordine la posta, vedo questa importante profezia del signor Tuthmotis III:

  20. Mario says:

    Grazie, Miguel, ma Don Nitoglia non pubblica. Cerco altri blog.
    Ciao,
    Mario

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