La feccia di contadini, nobili, preti e re

Sempre sugli anglosassoni…

Anno 1813, ditemi voi in quale altra paese del mondo qualcuno aveva capito quanto capì Shelley, scrivendo Queen Mab. Notate la parola drudgery, che i dizionari traducono pomposamente come “lavoro faticoso e ingrato, lavoro pesante e noioso”, e che è la base – assieme ai rifiuti – di tutta la nostra civiltà. Un termine che deriva al protogermanico, dreuganą, ma, ancora più lontano, dal proto-indoeuropeo dʰrówgʰos, che indica soprattutto, l’inganno, il fantasma, il tradimento.

Il commercio ha imposto il segno dell’egoismo,
il sigillo del suo potere che tutto rende schiavo,
su un minerale scintillante, chiamandolo oro.
Davanti alla sua immagine si inchinano i volgari grandi,
i vanamente ricchi, i miseramente orgogliosi,
la feccia di contadini, nobili, preti e re,
e con sentimenti ciechi riveriscono il potere
che li schiaccia nella polvere della miseria;
Ma nel tempio dei loro cuori in affitto
l’oro è un dio vivente, e comanda con disprezza
su ogni bene terreno tranne la virtù…
come gli schavi costretti da forza o fame
sotto un padrone volgare, a compiere
un compito di freddo e brutale drudgery;
induriti contro la speranza, insensibili alla paura,
pullegge appena viventi di una macchina morta,
mere ruote di lavoro, e articoli di commercio,
che adornano la pompa orgogliosa e noiosa della ricchezza

Commerce has set the mark of selfishness,
The signet of its all-enslaving power,
Upon a shining ore, and called it gold;
Before whose image bow the vulgar great,
The vainly rich, the miserable proud,
The mob of peasants, nobles, priests, and kings,
And with blind feelings reverence the power
That grinds them to the dust of misery;
But in the temple of their hireling hearts
Gold is a living god, and rules in scorn
All earthly things but virtue. . . .
Even as the slaves by force or famine driven
Beneath a vulgar master, to perform
A task of cold and brutal drudgery;
Hardened to hope, insensible to fear,
Scarce living pulleys of a dead machine,
Mere wheels of work, and articles of trade,
That grace the proud and noisy pomp of wealth

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98 Responses to La feccia di contadini, nobili, preti e re

  1. Francesco says:

    mah

    di fronte a tutta questa corrente di pensiero, antica e sussiegosa, io penso sempre quanto poco grano cresce senza coltivarlo

    e come nessun grano arrivi sul desco senza mercanti

    cosa faceva per vivere la Shelley?

    • Z. says:

      Questo è ciò che ci rende, entrambi, un po’ marxisti e un po’ berluschi 😉

      • Francesco says:

        ma io sono anche cristiano, per cui questo è per me un certo qual problema

        detestare, in somma sintesi, tutti il tartufame profetesco dell’Antico Testamento, non suona bene per il dì in cui San Pietro mi farà l’esame che è meglio non fallire

        🙁

        • Z. says:

          Nel caso impugneremo il provvedimento di diniego.

          E da lì al Giudizio Universale ci sarà tempo per la revoca.

          Le vie del Signore sono infinite, su, un po’ di ottimismo!

  2. Moi says:

    Shelley senza articolo “la” come ha ordinato la Fornero, quindi … la Mary di Viktor Frankenstein il Moderno Prometeo. NON ne ero certo … 😉

  3. supervice says:

    Sempre dall’England viene “the drudgery of being wed” da Two Sisters dei Kinks, ma poi la sorella gelosa risolve tutto, tornando felice grazie ai bigodini e alla lavatrice.

  4. Daouda says:

    Non ci fosse il commercio gireresti nudo e saresri autsrchico come Diogene e invece? Ipocrita. Ciò non sinifica che il commercio non debba essere regolato ma suvvia questa piazzata è da becero comunista di merda

    • PinoMamet says:

      “La cultura di questa popolazione Semang – spiegano – non conosce differenze di genere, non promuove la violenza né la competizione, non prevede l’esistenza di leggi, né di professioni o specializzazioni. Tutti gli abitanti del villaggio devono possedere le capacità necessarie per sopravvivere in una società di cacciatori raccoglitori, e devono essere pronti a collaborare e condividere risorse e proprietà. Abitudini che si riflettono a pieno nella loro lingua.

      In Jedek infatti non esistono parole con cui definire una professione o un lavoro, né per riferirsi a tribunali, giurie o altre istituzioni dedicate a far rispettare le leggi. L’idioma non possiede verbi che facciano riferimento al concetto di proprietà, come “prestare”, “rubare”, “vendere” o “comprare”, ma ha invece un ricchissimo vocabolario per esprimere e declinare lo scambio e la condivisione”

      Questa è la parte dell’articolo che mi sa più di fraintendimento giornalistico ad usum politice correctorum et propter mythum boni barbari (del buon selvaggio) ma chissà…

      • Z. says:

        In Francia non c’è il concetto di ottanta, ma c’è il concetto di quattro-volte-venti…

      • Mauricius Tarvisii says:

        Non c’è una parola che indichi la vendita, ma ne esistono tantissime che indicano lo scambio. Per esempio usano le parole:
        – permuta, ovvero lo scambio di un oggetto per un oggetto
        – baratto, come sinonimo della prima
        – compravendita, ovvero lo scambio di un oggetto per del denaro
        – locazione, ovvero lo scambio del godimento di un immobile per una dazione
        – affitto, che è simile alla locazione, solo che di un bene produttivo
        – contratto d’opera, ovvero lo scambio di un lavoro per una dazione
        e tanti, tanti altri termini intraducibili, molti dei quali contenuti in un loro testo che gli iniziati chiamano “Codice civile”

      • Mauricius Tarvisii says:

        Ma il meglio lo ottengono con il concetto di “condivisione”, secondo me, che assume le forme di:
        – associazione, quando delle persone si mettono insieme per raggiungere uno scopo non di profitto
        – società commerciale, quando delle persone si mettono insieme per esercitare un’attività economica
        – associazione in partecipazione, quando una persona condivide qualcosa con un altro gruppo per svolgere un’attività in un progetto comune
        – consorzio, quando delle persone che esercitano attività economiche si mettono insieme per sostenersi a vicenda e portare avanti obiettivi comuni
        E poi anche dentro parole come “società commerciale” trovi un mondo, con tantissime tipologie diverse (SS, SNC, SAS, SRL, SPA, SAPA)…
        Tutta roba intraducibile, tipica di un mondo edenico e che la modernità ci ha fatto perdere.

        • Z. says:

          😆

          ti perdonerei quasi il tuo grillismo!

        • Roberto says:

          😀

        • Z. says:

          Ah, per solidarietà tra legulei non ti chiederò conto di quella società semplice messa tra le società commerciali.

          TANGHERO!

          😀

          • Mauricius Tarvisii says:

            E ti dirò di più: è improprio persino definire tutte le altre società commerciali, visto che si possono usare anche per svolgere attività imprenditoriali non commerciali.

            • Z. says:

              Qui in effetti non hai tutti i torti.

              Non di meno:

              1) la ss non può svolgere attività commerciale;
              2) hai fatto piangere Sant’Ivo cinque anni or sono;
              3) sei un tanghero 😀

    • Peucezio says:

      Sembra una specie di lingua edenica… Sarebbe da capire se è davvero così o se i soliti giornalisti la stanno romanzando un po’.

      E inoltre speriamo che ‘sti linguisti la studino davvero.
      No, perché dovete sapere che una volta i linguisti scoprivano una lingua e scrivevano saggi in cui ne descrivevano le strutture fondamentali (fonologia, morfosintassi, lessico…).
      Oggi invece studiano magari un singolo fenomeno fonetico, chessò, una legge per cui il tale suono si trasforma nel tal altro in un determinato contesto fonetico o prosodico, e ci fanno un articolo che cerca di interpretare il fenomeno alla luce di un modello inventato da un tizio magari in Canada, che lo ha elaborato sutdiando una lingua amerindia o magari un dialetto occitano dell’Alvernia.
      Il risultato è che se va bene, su una lingua o su un intero gruppo linguistico un domani si sarpò soltanto che, chessò, ‘f’ diventa ‘v’ in determinate condizioni.

      • Peucezio says:

        Aggiungo che di solito il fenomeno viene frainteso.
        Guai a credere che chi si occupa solo di un dettaglio minutissimo, lo faccia con estrema perizia e precisione! In genere sbaglia…

  5. OT

    Leggo:

    “Firenze, padre segrega la figlia in casa e la promette in sposa per soldi. Il riesame: “Deve restare in carcere””

    Poi vai a leggere, si tratta di un signore di etnia Rom, che vive “con 14 familiari in un alloggio del Comune alla periferia di Firenze”, e ha promesso di vendere una figlia di 13 anni a un’altra famiglia, per 15.000 euro.

    “La famiglia del promesso sposo aveva posto precise condizioni alle nozze: la ragazzina doveva arriva vergine al matrimonio, doveva dimagrire, curare la pelle del viso e imparare a dovere i lavori domestici. Lei era ingrassata proprio per evitare le nozze. Il padre la teneva segregata in casa e le permetteva soltanto di andare a fare la spesa e a comprare i medicinali per la madre malata. L’unico canale di comunicazione con l’esterno era uno smartphone che la ragazzina collegava allo wifi di un supermercato e con il quale lanciava messaggi disperati a un amico lontano: “Aiutami, mio padre mi ha venduta per 15 mila euro e fra pochi giorni devo partire per la Francia. Non lo voglio sposare. Se mio padre mi scopre mi massacra di botte”. L’amico raccolse il suo grido, venne aperta un’inchiesta, la ragazzina fu portata via da casa e il padre arrestato.”

    Allora, mettiamo insieme le informazioni, che mi sembrano assolutamente attendibili e in linea con un’infinità di altri casi.

    Come al solito, si tratta di distinguere tra cio che sarebbe perfetto, e come va la vita reale.

    Io mi trovo a dover mantenere una famiglia di (almeno) 14 persone, che sono quelle che compaiono sullo stato di famiglia (sempre meno delle 21 dei nostri amici qui nel quartiere): a cui aggiungere una schiera di parenti ospiti, di parenti all’estero e altro.

    Anche se uno dei 14 lavora, il suo guadagno va diviso per 14.

    Il padre si trova anche ad avere (poniamo) cinque figli maschi adolescenti a cui deve comprare sposa: il prezzo medio di 15.000 euro mi sembra abbastanza normale.

    Quindi, deve tirare fuori da mangiare non solo per 14 persone, ma deve trovare da qualche parte 75.000 euro.

    Ora, una delle molte cose utili che fanno le donne (oltre a cucinare, lavare a mano i tappeti, fare manghela, sollazzare a letto e prendere le botte) è fare figlie.

    Che per 13, 14 anni vanno mantenute, istruite, ma alla fine se ne può ricavare circa un migliaio di euro per ogni anno speso nella loro formazione.

    E’ facile moralizzare: questa è la nuda vita, come molto saggiamente diceva Revelli, parlando dei Rom. C’è la fame, il bisogno, la paura, i sogni, i vampiri, le botte, la galera, le risate, l’ubriachezza, il desiderio, i poliziotti, la gelosia.

    I “princìpi” non esistono.

    Ah, dimenticavo, anche l’immancabile Iphone, che il babbo ha incautamente messo nelle mani della figliola.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Ma la “nuda vita” prevede anche che io per sposarmi debba comprarmi la moglie? Perché questo mi sa di sovrastruttura culturale tanto quanto il divieto di vendere propria figlia.

      • Per MT

        “Perché questo mi sa di sovrastruttura culturale tanto quanto il divieto di vendere propria figlia.”

        Infatti, la tua obiezione è sensata.

        Da come me ne hanno parlato i Rom, direi che è una sorta di compensazione: i Rom non sono “comunitaristi”, hanno una forte idea esclusivamente degli interessi della propria famiglia, che non include famiglie altrui, perché vanno a finire in un’altra famiglia. da cui si spera almeno di estrarre abbastanza soldi da comprare una sposa per i propri figli.

        Ecco, probabilmente la nuda vita include anche gli interessi immediati, di questo tipo.

        • autocitazione

          ” i Rom non sono “comunitaristi”, hanno una forte idea esclusivamente degli interessi della propria famiglia, che non include famiglie altrui,”

          Non è un caso che i Rom siano estremamente dispersi geograficamente: più una famiglia sta lontana da un’altra meglio è per tutti. Per questo, quelli che occasionalmente si divertono a dichiararsi “re degli zingari” o ancora peggio “portavoce democratici del Popolo Rom” sono necessariamente mentitori, che mirano in genere a interessi molto, molto concreti.

    • Peucezio says:

      Cos’è “manghela”?
      L’ho cercato su Google e una delle poche pagine in Italiano che mi è saltata fuori è un tuo vecchio articolo sul sito (non sul blog) Kelebekler.

      Comunque se mi crescono una quindicina di migliaia di euro, so come spenderli.
      Scherzi a parte, Mauricius, la differenza credo stia nel fatto che per il padre di famiglia zingaro la cultura determina le sue esigenze pratiche e per lui è un vincolo come lo sono i vincoli materiali (l’alternanza giorno-notte, l’esigenza di mangiare, ecc.), quindi non vi aderisce per convinzione o ideologia, ma è solo qualcosa che struttura la sua vita pratica e di cui deve tenere conto per le sue strategie di sopravvivenza.
      Per articolista, giudici, ecc., la cultura diventa ideologia, giudizio morale, ed è svincolata dalla necessità: è un lusso, è una pippa, è un trastullo.

      • Per Peucezio

        ” la differenza credo stia nel fatto che per il padre di famiglia zingaro la cultura determina le sue esigenze pratiche e per lui è un vincolo come lo sono i vincoli materiali (l’alternanza giorno-notte, l’esigenza di mangiare, ecc.), quindi non vi aderisce per convinzione o ideologia, ma è solo qualcosa che struttura la sua vita pratica e di cui deve tenere conto per le sue strategie di sopravvivenza.”

        Perfetto!

      • per Peucezio

        “Cos’è “manghela”?”

        Deriva da “mangav”, io voglio, come in “so manghè, phral?”, “cosa vuoi, fratello?”

        La “h” dopo la “g” l’ho inserita io per dare la pronuncia italiana, probabilmente lo trovi in rete senza la “acca”.

        Vuol dire “mendicare”, come dicono i gagè.

        Con tutto il relativo apparato di finzione, scherzo, essere “phirinò”, che noi tradurremmo “furbi”, ma alla fine è la forma suprema di intelligenza.

        Perché l’intelligenza è l’arma ultima degli zingari, contro la “cultura”.

        • Peucezio says:

          Ma “volere” non è “kham” (o “kam”, non ricordo se c’è l’aspirata)?

          • PinoMamet says:

            Kam, a orecchio dall’hindi, non sarebbe qualcosa tipo “fare”?

            • per PinoMamet

              “kham” è il sole.

              “kam” è amare

              “ker-” è la radice “fare”

              “kher” vuol dire casa.

              C’è una netta distinzione tra consonanti aspirate e non aspirate (la “kh” NON è la “ch” tedesca, che esiste anch’essa in Romanè).

              • Peucezio says:

                Aaah, d’accordo, m’ha fregato il caló, cioè il romani dei gitani spagnoli.
                Siccome in spagnolo “amare” e “volere” sono sempre “querer”, lì camelar significa entrambi (ricordo che il caló è una di quelle parlate zingare che utilizzano i morfemi grammaticali della lingua dei gagé, ma mantengono i morfemi lessicali del romani; i linguisti pare li chiamino “pararomanì” se non sbaglio).

              • PinoMamet says:

                ““kham” è il sole.

                “kam” è amare

                “ker-” è la radice “fare”

                “kher” vuol dire casa.”

                Sole e amare non mi tornano (ma sicuramente “amare” è simile in sanscrito: il kamasutra…) ma kher mi ricorda l’hindi ghar, e sicuramente ker- è la radice di fare anche in hindi…

      • Mauricius Tarvisii says:

        “la cultura determina le sue esigenze pratiche e per lui è un vincolo come lo sono i vincoli materiali (l’alternanza giorno-notte, l’esigenza di mangiare, ecc.), quindi non vi aderisce per convinzione o ideologia”

        Avete descritto il modo in cui vive la propria cultura l’uomo di strada attribuendolo esclusivamente ai rom.

        • Peucezio says:

          E’ vero, ma il problema è che uomini di strada in Italia e in Occidente ce ne sono sempre meno.
          Anzi, stanno sparendo proprio le strade, sostituite da spazi chiusi per soli residenti e percorsi per soli veicoli.

        • Per MT

          “Avete descritto il modo in cui vive la propria cultura l’uomo di strada attribuendolo esclusivamente ai rom.”

          Aggiungo però (dandoti maggiormente ragione) la questione del merimè, la purezza rituale, che è anch’esso un vincolo pratico.

          Nella rappresentazione del Carmen di Bizet, al Teatro del Maggio a Firenze, ho visto che a un certo punto le zingare alzano le gonne verso i poliziotti: un segno che gli scenografi qualcosa sanno, a differenza sicuramente degli spettatori.

          Alzare la gonna verso un uomo lo contamina, perché pone la vista (la testa) a contatto con la parte bassa del corpo (i genitali).

          E per questo un uomo contaminato può anche venire espulso dalla famiglia, cioè condannato più o meno a morte.

          Mentre nulla succede alle donne.

          E’ lo stesso motivo per cui i gatti, che si lavano regolarmente le parti basse del corpo, sono impuri.

          Su questi temi, esiste peraltro un’eccellente antologia, intitolata Gypsy Law, curata da Walter O. Weyrauch. Qualcuno mi ha detto che purtroppo si trova a pubblica disposizione su bookos.

          • Roberto says:

            “Gypsy Law”

            Figata!
            Su Amazon c’è, vediamo se la settimana prossima lo trovo in libreria in Lussemburgo

    • Roberto says:

      La nuda vita mi dice anche che se sequestri una persona o la ammazzi di botte, finisci in galera, pure se si tratta di tua figlia….

      Ps si parlava di schiavi qualche post fa

      • Per roberto

        “La nuda vita mi dice anche che se sequestri una persona o la ammazzi di botte, finisci in galera,”

        Tra i Rom che ho conosciuto io, è ovvio che la pacchia è sempre breve, e finisce senza motivo.

        Penso a quelli che mi hanno raccontato del figlio annegato nel fiume o nel mare, della tosse che porta alla tomba, della zia ammazzata dai fratelli e sepolta chissà dove “perché era troppo bella”, degli assistenti sociali che ti portano via i bambini nessuno sa perché, dei vampirja che ti succhiano il sangue la notte…

        al mercato di Prishtina, un mio amico Rom… qualcuno cerca di rubargli al volo i soldi, lui lo scaccia… un quarto d’ora dopo, la stessa persona ci riprova, e lui lo scaccia e lo sgrida, e quello risponde tutto offeso, “ma io sono un ladro e devo rubare!”

        • Z. says:

          Miguel,

          — degli assistenti sociali che ti portano via i bambini nessuno sa perché —

          Dev’essere uno di quei famosi misteri che la scienza non riesce ancora a spiegare!

          • Per Z

            “Dev’essere uno di quei famosi misteri che la scienza non riesce ancora a spiegare!”

            Nell’immaginario dei Rom, esistono questi orchi terrificanti, il poliziotto e l’assistente sociale.

            Certo, “nessuno sa perché”, ma è un po’ come il topo che sa che il gatto gli può saltare addosso in qualunque momento, e finisce lì, senza troppe teorizzazioni.

            E anche senza alcun vittimismo: ho conosciuto zingari che si sfogano, zingari che manipolano e poi ci ridono sopra, ma non ho mai conosciuto uno zingaro vittimista.

            • Z. says:

              Ma dicono anche ai figli “finisci la minestra o l’assistente sociale ti porta via”?

              • Z. says:

                Intendo, sono evocati come spauracchi? O comunque come personaggi puramente negativi che fanno il male per il gusto del male (tipo i naziskin o Joker)?

              • Per Z

                “Intendo, sono evocati come spauracchi? O comunque come personaggi puramente negativi che fanno il male per il gusto del male ”

                Le zanzare pungono, i cani abbaiono, gli assistenti sociali rapiscono i bambini.

                Fa parte della natura.

              • Z. says:

                Ci sta. Mi chiedevo se sono usati anche come minaccia per i figli discoli.

                E poi, se vengono date istruzioni per evitare il “rapimento”: cose che bisogna dire e fare, o non dire e non fare, perché non ti portino via.

              • Per Z

                ” Mi chiedevo se sono usati anche come minaccia per i figli discoli.”

                Non ho idea.

                Ma so che le mamme hanno spesso incubi la notte, al pensiero degli assistenti sociali che arrivano e portano via i loro bambini.

              • Z. says:

                Immagino sia spesso un timore fondato, certo più di quello di vedersi rapire il figlio dagli zigani.

                Sarebbe interessante sapere se succede spesso, e se i bambini vengono spesso adottati da famiglie gentili.

              • Per Z

                “Sarebbe interessante sapere se succede spesso, e se i bambini vengono spesso adottati da famiglie gentili.”

                Non so se esiste uno studio a livello europeo sul tema – perché gli stessi zingari che non sanno leggere una mappa, sanno attraversare tutte le frontiere.

                Ho conosciuto diverse famiglie italiane che hanno adottato “bambini Rom” della Slovacchia o della Romania, ma non so perché quei bambini sono diventati adottabili in prima istanza.

                In genere, non credo che siano la mamme ad abbandonarli.

                Innanzitutto perché il primo maschio che si fa nascere, fa salire la miserabile servetta al rango di padrona, e questo non è poco.

                Poi perché se si campava prima in dieci con 500 euro, si può campare in undici, no?

                Infine, perché nel mondo degli zingari, i bambini sono al centro di tutto.

                Infatti, la cosa straordinaria che gli zingari hanno è la capacità di vivere sotto il livello dei clochard, in un sistema ordinato e che alla fine funziona.

                Se non avessero quel sistema, per quanto bizzarro, sarebbero davvero al di sotto dei disgraziati solitari italiani, di cui ogni tanto vi narro le vicende.

                E prima di decidere come dovrebbero vivere gli zingari, pensiamo a questo.

              • PinoMamet says:

                A fine Ottocento- inizio Novecento in Italia non c’era l’adozione, se non ricordo male;
                c’era invece un affido a famiglie, anche povere, che ne ricavavano (non saprei dire come) un qualche beneficio economico;
                gli affidati mantenevano il cognome originario, che fosse quello dei genitori naturali defunti o quello assegnato dall’orfanotrofio.

                Nella storia travagliata della mia famiglia materna (quella mezza italiana e mezza boh) ne abbiamo avuti ben due.

                Uno aveva nome e cognome meridionali, dell’area vesuviana (cognome molto raro, ritrovato in archivi dell’anagrafe messi online: a Caserta e a Napoli, zona Montecalvario)

                l’altra, molto scura di carnagione, aveva superstizioni che poi ho ritrovato in saggi sugli zingari.

                Non so se avesse una qualche origine zingara: credo fossero superstizioni diffuse nelle campagne, che gli zingari hanno semplicemente mantenuto più a lungo e/o contribuito a diffondere
                (come la pizzica/scherma o robe simili in alcune località del Meridione estremo d’Italia, che- leggevo- è spesso praticata da persone di etnia roma- non so se e quanto sia vero, boh?)

                comunque ho come il sospetto che quella dell’affido/adozione fosse una pratica piuttosto comune per i bambini zingari nell’Italia che fu.

                Un po’ tipo gli aborigeni in Australia…

    • Z. says:

      Miguel,

      concordo: è inutile moralizzare, così come quando si parla di rapine, stupri et al.

      Esiste il crimine ed esistono gli organi deputati a gestirlo. Trattasi di concetto relativo, certo: se e quando si applicherà il codice Haililovic ne riparleremo.

      Per ora, Rocco. No, non Siffredi, sciocchini!

      • Per Z

        “concordo: è inutile moralizzare, così come quando si parla di rapine, stupri et al.”

        Ciò che mi sembra sfugga completamente agli ziganofobi, è che si tratta di uno stile di vita molto adatto a situazioni estreme.

        E’ un sistema sviluppato in molti millenni di sopravvivenza come fuori casta in India, in un mondo in cui era una fortuna arrivare vivi ai cinque anni già avendo la fortuna di far parte di una casta.

        E’ un sistema sviluppato da gente che è arrivata in Europa quando i contadini morivano di fame, e gli zingari si dovevano accontentare di ciò che restava dopo la fame.

        Oggi, i contadini sono quasi spariti, e gli zingari no.

        E siccome tutto sommato, il futuro che abbiamo davanti non mi sembra terribilmente roseo, c’è molto da imparare.

        • Mauricius Tarvisii says:

          c’è molto da imparare

          Al contrario, secondo me c’è ben poco da imparare di chi vive di ciò che trabocca dal vaso riempito nel periodo della crescita e del picco: una volta che il vaso non trabocca più, si chiude il sipario, perché sei un monumento stesso alla totale dipendenza dal sistema.

          • Peucezio says:

            Eppure fra crisi, guerre, carestie, ecc., per loro non si è mai chiuso il sipario.
            Al massimo possono essere completamente assimilati dal consumismo (sempre che nei prossimi decenni ci sia ancora da consumare, ma penso di sì), però è anche vero che fino adesso nemmeno quello è riuscito a farlo del tutto.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Diciamo che il giorno in cui dovessimo arrivare al Soylent li vedrei maluccio.

            • Per Peucezio

              “Eppure fra crisi, guerre, carestie, ecc., per loro non si è mai chiuso il sipario.”

              Pensa alle nicchie: nel Kosovo albanese, le faide costringevano gli albanesi a rinchiudersi dentro torri fortificate, per difendersi gli uni dagli altri.

              E così mandavano gli zingari a lavorare i campi.

              Oppure, in Romania, gli zingari facevano gli agenti della Sicurezza di Ceausescu (gli zingari hanno sempre amato i governi forti).

        • Z. says:

          Agli ziganofobi (ma si dice?) credo più che altro che non interessi affatto come sia nata la cultura rom. Poi probabilmente non lo sanno nemmeno, certo.

          Ma non interessa loro nemmeno scoprire, chessò, che in Arabia il furto era un reato più grave della rapina (e c’erano ottime ragioni perché così fosse).

          Io invece sono novecentoso: mi interessa sapere com’è nata la loro cultura (da buon cultore dell’archeologia imperialista!), ben sapendo che la mia cultura né la tua costituisce un salvacondotto di alcun genere.

          • Peucezio says:

            Z.,
            “(e c’erano ottime ragioni perché così fosse).”

            Interessante. Me lo spieghi?

          • PinoMamet says:

            Mi accodo alla domanda.

            • Z. says:

              La rapina, in un contesto anarcoide, comportava la redistribuzione della ricchezza verso chi era capace di difenderla meglio.

              Per antipatica che fosse, nell’Arabia preislamica aiutava l’allocazione ottimale delle risorse.

              Il furto era, beh, era un furto…

              • Moi says:

                … e l’ Esproprio Proletario, che fine ha fatto ?!

                … Ha avuto “analoghi” in passato ?

              • Z. says:

                Per quello tagliavano la mano, no?

                “Bisognerebbe fare come gli arabi!” tuonava il buon padre di famiglia italiano, fino al 10 settembre 2001.

  6. Sui Rom…

    In una casolare abbondanato all’estrema periferia della città di Brescia, ci sono i Rom.

    La prima cosa che noti è il cesso, una casa dimenticata dove al buio, si fanno cacca e pipì per terra.

    Oggi, c’è agitazione, perché c’è uno che si beve le bottiglie di birra, e poi le tira a caso, e le romnijà sono tutte un po’ indignate, perché potrebbero arrivare in testa ai figlioli.

    Ma quello che beve, continua, e ha un meraviglioso sorriso mentre fa i suoi lanci.

    Poi mi chiama, e mi dice,

    “Sai che una volta c’era un tale, che passava sempre la frontiera con un asino, e il doganiere lo perquisiva tutto, e non trovava niente da ridire… eppure capisce che c’è qualcosa che non va, ma non riesce mai a trovare cosa sia…

    e va avanti così per anni e anni, e un giorno il doganiere va in pensione, e incontra quello che passava la frontiera, e gli dice,

    “guarda, io non faccio più il doganiere, finalmente mi puoi raccontare cosa contrabbandavi…

    E quello, “io contrabbandavo asini!”

    O Devla!

    • Z. says:

      Io la sapevo con Ramon, il contrabbandiere messicano che faceva su e giù da Tijuana!

      • Per Z

        “Io la sapevo con Ramon, il contrabbandiere messicano che faceva su e giù da Tijuana!”

        🙂

        Io no. Quando lo zingaro me l’ha raccontata, ho riconosciuto questa storia da Hoca Nasreddin, che in Italia è diventato Giuffà, ma certe cose sono universali.

        Però mi dispiace per te… tante cose belle ti capiteranno nella vita, anche migliori di quelle che sono capitate a me.

        Ma tu di Ramon leggerai solo sui libri, mentre le romnijà arrabbiate con le gonne lunghe e le bottiglie di birra volanti, e il racconto meraviglioso con accento per un quarto indiano, per un quarto slavo, per un quarto albanese e per un quarto ubriaco, tutto questo l’ho avuto solo io 🙂

        • Z. says:

          Sta bene. Ognuno di noi si porta dietro la propria storia e le proprie cose. Personalmente ne parlo poco, quasi mai, perché ogni volta che provo a fissarle a parole diventano meno vere.

      • Roberto says:

        Quella del contrabbando d’asini me l’hanno raccontata prima in Francia per il confine Francia Spagna all’epoca di franco e poi in Grecia tra Grecia e Yugoslavia!

        Ma che ci fa la gente con gli asini?

        🙂

        • Z. says:

          Ramon contrabbandava biciclette. I messicani erano già un passo avanti!

          PS: la barzelletta dovrebbe essere insegnata agli studenti perché ricordino la differenza tra merci e cespiti 🙂

  7. PinoMamet says:

    Allora se fossi in vene di massime potrei dire “la furbizia è l’intelligenza degli oppressi” oppure “la furbizia si fa con gli scarti della cultura”

    ma le spreco così, con voi; è una cosuccia, ma è mia; non l’ho fatta nemmeno brevettare: è di dominio pubblico. Ma io non ci tengo, né ci tesi mai. 😉
    (cit., nel caso ci sia bisogno di dirlo)

    Mi limito invece a notare che lo stile di vita degli zingari, a quanto si legge qua, sembra che gli ziganofobi in fondo lo abbiano compreso bene:

    -Rubare? Rubano.
    -Stare in un milione in una stamberga? Stanno.
    -Vàttere ‘a mogliera? La battono.
    -Ubriacarsi, non lavorare, vivere di accattonaggio? Tutto.
    C’è persino il mito dei figli rubati, solo cambiato di segno.

    Ora, a me gli zingari stanno simpatici non lo stesso , ma in un certo senso, proprio per questo .
    Troppo facile farci star simpatici i belli e buoni. Ma temo di essere fortemente in minoranza.

    Agli zingari, se solo fosse possibile- ma temo che sia impossibile, perché gli zingari, a quanto imparo da Miguel, in un certo senso non esistono:
    non esiste la Zingari S.p.a. o la Gypsy Inc., non esiste il Comune degli Zingari e men che meno lo Stato degli Zingari, esistono solo tante famiglie unite da qualche elemento comune-
    se fosse possibile, dicevo, suggerirei, esattamente come la suggerisco ai musulmani, la strada della rifolklorizzazione.

    • Roberto says:

      A me in generale stanno antipatiche tutte le prepotenze, e picchiare la moglie, rubare, vendere i figli mi sembrano tante diverse forme di prepotenza.
      Non arrivo a dire che gli zingari mi stanno antipiatici (ce ne sono in giro almeno due che mi stanno molto simpatici) ma lo zingari che ruba, picchia, la moglie e vende la famiglia mi sta decisamente antipatico

      • Per robeto

        “Non arrivo a dire che gli zingari mi stanno antipiatici (ce ne sono in giro almeno due che mi stanno molto simpatici) ma lo zingari che ruba, picchia, la moglie e vende la famiglia mi sta decisamente antipatico”

        Ma capisco, e personalmente condivido, avendo a suo tempo portato via la moglie a un bestione zingaro 🙂

        Però mi sembra importante cercare di capire. Capire non vuol dire approvare, condividere, chiudere un occhio, simpatizzare.

        Vuol dire capire.

        Al limite per dire, “caro neoassunto allo zoo, sappi che se scendi nella gabbia delle tigri, ti possono mangiare, quindi assicurati che siano chiusi dentro il recinto accanto”.

        Non è un motivo né per amare né per odiare le tigri, né per dare o non dare da mangiare, è semplicemente che è utile a volte mettersi nei panni degli altri.

        Ora, è chiaro che qui siamo di fronte a qualcosa di molto più complesso, dove il sangue non c’entra nulla (tanto che oggi conosco diverse persone di origine zingara che non ragionano molto come il signore arrestato); ma non sono nemmeno arbitrari “attaccamenti culturali”.

        E credo che sia molto utile mettersi dal punto di vista del patriarca zingaro.

        Poi lo si può arrestare ugualmente, ci mancherebbe, le leggi da noi sono quelle e sono le stesse che gli hanno fatto avere una casa popolare.

        • Z. says:

          Sono d’accordo sul comprendere per neutralizzare.

          Infatti, in materia di stalking e abusi sulle donne, comprendere da cosa è agito l’abusante mi sembrerebbe importante per prevenire il fenomeno se possibile, e reprimerlo se necessario.

          Non sono invece sicuro che nessuno intenda davvero eliminare le vessazioni di vario genere che la cultura che hai descritto favorisce.

        • Roberto says:

          Miguel

          “E credo che sia molto utile mettersi dal punto di vista del patriarca zingaro.”

          Non dico di no, ma credo che sarebbe utile mettersi anche dalla parte della ragazza (lo sai dai tempi della storia di tendini, credo che sia utile mettersi da tutte le parti e ascoltare tutte le campane, sempre)

          • Per roberto

            “Non dico di no, ma credo che sarebbe utile mettersi anche dalla parte della ragazza”

            Magari è stata un’avventatezza da parte mia, ma credo di essermi ampiamente svenato e aver corso rischi proprio per ragazze zingare incasinate, cercando di aiutarle a sbrogliare qualcosa della fantastica matassa in cui erano avviluppate.

            Diciamo che ha consumato una bella fetta della mia vita – “bella” sia nel senso di “tanto tempo”, sia nel senso di esperienza importante, che mi ha cambiato tutto il modo di percepire la vita.

            Devo una grandissima parte di ciò che sono a queste storie. Anche la difficoltà che provo a volte di farmi capire è strettamente legata a questa parte della mia vita.

      • Z. says:

        Beh, a molti piacciono i delinquenti. Di solito è gente che li ha visti soprattutto nei film.

        • PinoMamet says:

          Beh, il mio miglior vicino di casa (recentemente ricomparso, ma ahimè trasferito in una cittadina vicina, dopo il carcere in Romania) era proprio uno zingaro…

          e di delinquenti ne ho abbastanza in famiglia… e sai che dico davvero, e non delinquentucoli da reatucci…

          ma io non parlo di simpatia per i delinquenti, e neppure di romantizzazione dello stile di vita zingaro;

          è solo che boh, tra lo zingaro che delinque (e credo sia giusto vada in galera, per questo) e lo ziganofobo che non delinque, mah, non so, mi sembra più interessante il primo.

    • Peucezio says:

      Pino,
      “suggerirei, esattamente come la suggerisco ai musulmani, la strada della rifolklorizzazione.”

      Ma infatti l’hanno sempre fatto.
      I gitani sono un esempio estremo (oltre i Pirenei, nel resto del mondo, la gente crede che in Spagna i tori girino per le strade al posto delle macchine e la gente canti e balli ovunque il flamenco, così come in Italia, dall’Alto Adige a Pantelleria, si mangia pizza e si suonano mandolini ovunque e a tutte le ore).
      Ma anche nell’Europa orientale hanno influito profondamente su folclore, arte, musica, artigianato…
      Il mio amico russo canta un sacco di canzoni russe zingaresche. Poi si trovano nella cinematografia, nei dischi, ecc.

      • PinoMamet says:

        “tre i Pirenei, nel resto del mondo, la gente crede che in Spagna i tori girino per le strade al posto delle macchine e la gente canti e balli ovunque il flamenco”

        sul flamenco non mi pronuncio, ma in effetti una volta andai in Spagna con un mio amico che a tutti i costi voleva partecipare all’encierro a Pamplona;
        poi non ci partecipò, perché saltò fuori (se ricordo bene) che per un motivo o per l’altro c’era da svegliarsi molto presto, e in ogni caso eravamo in ritardo, e poi credo che avesse anche cambiato idea;

        bene; ma fatto sta che alla fine risultò che tutti i paesini della zona, in quel periodo, facevano il loro encierro, e passando in macchina attraverso di essi capitava che i ragazzotti scherzando fingessero di “toreare” la macchina che passava nel percorso dei tori.

        Molto pittoresco, avrebbe detto un viaggiatore inglese. Poi i miei amici andarono a farsi spellare in un posto a Pamplona dove si mangiavano dei prosciutti e si beveva una roba tipo sidro.
        Ci voleva Hemingway, però, e non il sottoscritto 😀

        per il resto, la Spagna mi parve molto… continentale, rispetto all’Italia.

      • PinoMamet says:

        “Ma infatti l’hanno sempre fatto.”

        In parte sì, ma in parte mi sembra che più che altro glielo abbiano fatto gli altri (ma potrei sbagliare…)

        • Peucezio says:

          Beh, sì.
          D’altronde queste cose funzionano così. L’iniziativa non viene mai dal gruppo “folclorizzato”, ma da chi vi ritrova il fascino, che non può essere che esterno.

      • PinoMamet says:

        Comunque in Italia, effettivamente, si mangia pizza dall’Alto Adige a Pantelleria.
        (Buone però ne ho mangiate tre, una delle quali a Napoli, l’altra in un locale che si diceva essere una copertura della camorra e poi ha chiuso…)

  8. Moi says:

    @ MIGUEL (segnalo)

    Francia, film : Intellettuale di Sx accetta Sfida di Populista di Dx di “prènditeli a casa tua” ‘sti Zingari …

    https://www.youtube.com/watch?v=acSGH1_ng88

    … scopre che la realtà è un po’ 😉 diversa da quella dei suoi libri politically correct !

    • mirkhond says:

      Christian Clavier è diventato una vacca. 🙂

    • Per Moi

      “Francia, film : Intellettuale di Sx accetta Sfida di Populista di Dx di “prènditeli a casa tua” ‘sti Zingari …”

      Come ho raccontato più volte, io in casa ne avevo dieci, di cui la metà clandestini 🙂

      Zero problemi, tantissime risate e anche poche spese, tutto sommato (esiste un pauroso mondo sommerso dove si riforniscono di pezzi sanguinolenti di carne a poco prezzo, con cui riempiono il frigo).

  9. Moi says:

    A pv’oposito … c’è qualche Maschilista Sessista Etev’o- Cis Normativo Misogino che il Quattov’dici Febbv’aio festeggia _ … Trigger Alert ! _ ancov’a il San Valentino ?!

    http://www.bolognatoday.it/eventi/one-billion-rising-bologna.html

    https://www.onebillionrising.org/

    • Moi says:

      Flash Mob VS Violenza MasKile sulle Donne … da fare apposta di San Valentino, così come il Flash Mob Vegano va fatto mentre il Vicino di Casa prepara la grigliata in giardino, naturalmente !

  10. Moi says:

    @ MIGUEL

    Porrajmos

    … ovvero la Romnì Serbaex modella, ex attrice, ex regista, ex giornalista, ex politica, Dijana Pavlovic ha deciso di lottare affinché anche il suo Popolo ( di cui è Portavoce Democratica in quanto Romnì e in quanto Donna ) abbia la propria simil-Shoah istituzionalizzata sottoforma di Giornata della Memoria

    http://porrajmos.it/?page_id=457

    http://www.associazioneilfiume.it/2011/01/dijana-pavlovic-e-porrajmos/

    https://www.facebook.com/events/524486381271848/

    … magari con i Porrajmos Movies made in Hollywood sulla falsariga degli Shoah Movies !

    • Per Moi

      “Porrajmos”

      Porrajmos vuol dire, all’incirca, “trombata”, “inculata” o qualcosa del genere.

      E’ una parola inventata da qualcuno che aveva in mano un dizionario di Romanè e ha deciso che anche gli zingari dovevano avere una “storia”, come tutte le persone normali.

      Cioè un racconto ufficiale sui “nostri morti”.

      Mentre tra gli zingari, i morti non si devono nemmeno nominare, al massimo ti arrivano nei sogni, e non è detto che sia un bene.

      Anche le cose che i “nostri morti” hanno toccato diventano impure, e forse questo è il vero motore di ciò che chiamiamo “nomadismo”, confondendo zingari con tuareg.

      • Z. says:

        Miguel,

        “Mentre tra gli zingari, i morti non si devono nemmeno nominare”

        Per rispetto ai morti o perché farlo porta sventura ai vivi?

        • Per Z

          “Per rispetto ai morti o perché farlo porta sventura ai vivi?”

          I cadaveri sono impuri. Cosa che gli zingari condividono con gli ebrei, però gli ebrei hanno il comandamento un po’ contraddittorio di “ricordarsi di Amaleq”, ed esistono perché esiste la scrittura, che è esattamente ciò che gli zingari non hanno.

          • PinoMamet says:

            Gli ebrei sono un insieme umano strano, che sembra aver approfittato dei lunghi periodi in cui era visto più o meno come gli zingari per darsi una serie di domande e, in parte, di risposte.
            Forse perché hanno iniziato molto prima, direi da qualche parte nella lunga storia dell’Egitto antico e dintorni 😉

      • Roberto says:

        Sui morti,
        quando durante il servizio civile mi sono occupato di un gruppo di ragazzini zingari in una scuola, mi aveva colpito la totale insensibilità di questi ragazzini di fronte a tutto (minacce, rimproveri, facce feroci, blandizie, complimenti, incoraggiamenti….) tranne per un “all’anema de chi t’è muorte” che mi era scappato in un momento di esasperazione e che aveva ferito (o spaventato?) fino alle lacrime il più terribile dei ragazzini.
        Addirittura mi promise “io d’ora in poi mi comporto bene ma non dire mai più una cosa del genere”….promessa durata almeno una settimana (cioè tantissimo)

        Poi un tipo che faceva qualcosa come il mediatore culturale (brava persona) mi aveva spiegato questa cosa

  11. Moi says:

    Agli ziganofobi (ma si dice?)

    ——————–

    Sei proprio Fossilizzato nel Novecento, Zeta 😉 … si dice TUTTO ! … e il Contrario di Tutto ! … Basta trovare abbastanza gente che “si trigghera” (se poi riesci ad arruolare un VIP … dopo “impazzi” in rete !) e poi si fonda un gruppo Facebook che chiagne e fotte ! 🙂

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