Stitichezza di civiltà

In Italia, esistono le persone incivili e quelle perbene.

Le persone incivili fanno così:

Quelle perbene invece riciclano. Mettono la bottiglietta di plastica nel contenitore per bottigliette di plastica, e così verranno fuori, ci immaginiamo, altrettante bottigliette.

Fine del problema, torniamo a indignarci per le cose serie, tipo zingari che chiedono l’elemosina o qualcuno che su Facebook ha raccontata una barzelletta politicamente scorretta.

In realtà, l’87% della plastica delle persone perbene di tutta Europa sale su navi gigantesche, attraversa tutto il pianeta e arriva nella lontana Cina, assieme a 4000 container al giorno di plastica dagli Stati Uniti (è la sesta voce più importante nelle esportazioni statunitensi verso la Cina).

La faccenda è rigorosamente economica, perché i container partono carichi dalla Cina per Europa e Stati Uniti; e invece di tornare vuoti, offrono un passaggio a prezzi stracciati ai nostri rifiuti.

In Cina, avviene poi il vero riciclaggio.

Tutto a mano.

Dal primo gennaio, la Cina ha vietato l’importazione di 24 tipi di rifiuti, e quindi l’intero Occidente inizia a gonfiarsi vistosamente. Diciamo un attacco di stitichezza di civiltà.

Una notizia epocale, si direbbe.

Però tutto questo l’ho saputo solo ieri, da una nostra amica che è andata a Milazzo, dove pare stiano cercando di trovare il modo di bruciare la plastica che non si può più mandare in Cina.

Pensavo pure che fosse una bufala, o quantomeno un’esagerazione.

Certo, qualche nazione disastrata sarà sempre desiderosa di ospitare le nostre deiezioni dietro pagamento, ma non potrà inserirsi nel ciclo mondiale delle merci come faceva la Cina.

Insomma, questa volta dovremo proprio farcela addosso.

Print Friendly, PDF & Email
This entry was posted in ambiente, riflessioni sul dominio and tagged , , , , , . Bookmark the permalink.

37 Responses to Stitichezza di civiltà

  1. Peucezio says:

    Stupisce sempre come non si adotti la soluzione più ovvia: non vuoi monnezza? Non produrne e se non puoi fare a meno della plastica, usala solo per oggetti che conservi e non getti (quindi basta imballaggi in plastica).

  2. Francesco says:

    Stupisce molto la decisione cinese, come se per una volta fossero cascati malamente dal pero e non avessero progettato. Confido che una simile quantità di “materia prima” stimoli la fantasia e l’avidità di qualche tipico imprenditore occidentale.

    Ciao

    PS la decisione aveva fatto i titoli dei giornali, a mia memoria

    • Per Francesco

      “onfido che una simile quantità di “materia prima” stimoli la fantasia e l’avidità di qualche tipico imprenditore occidentale.”

      Credo che per ora le scelte siano due:

      – aumentare di molto il numero di inceneritori (almeno in Italia e mi dicono in particolare in Sicilia)

      – esportare verso l’India

      Che la decisione abbia fatto i titoli dei giornali, non lo escludo.

      Certo, non vedo titoli tipo, “tra poco affogheremo nella plastica, Di Maio dice vietiamo gli imballaggi nei supermercati! Renzi ribatte, salviamo l’Italia da domani solo contenitori riciclabili!”

      • Francesco says:

        per ora immagino tu abbia ragione

        ma con tutte quelle tonnellate di roba quasi gratis, qualcuno si immaginerà cosa farne, prima che poi

        ciao

  3. roberto says:

    strano che in italia non ne abbiano parlato, agli inizi di dicembre era una notizia da prima pagina dappertutto (ma se ne parla dall’estate)

    ti segnalo quest’articolo che da la parola ai riciclaplastica europei

    https://www.euractiv.com/section/circular-economy/news/httpwww-euractiv-comsectioncircular-economynewschinese-ban-on-plastic-waste-imports-could-see-uk-pollution-rise/

    • Per roberto

      “ti segnalo quest’articolo che da la parola ai riciclaplastica europei”

      Interessante, grazie…

      Infatti, il problema sta proprio nella “resorting capacity”, che manca in Italia. Potrebbe diventare però un mestiere per milioni di giovani italiani disoccupati.

      Probabilmente non è nemmeno difficilissimo da apprendere.

      • Eureka!

        Grazie Roberto!

        Abbiamo trovato insieme la soluzione, con quella frase “sorting capacity”.

        Due mesi obbligatori di leva obbligatoria, per tutti gli italiani, maschi o femmine, abili o disabili, ricchi o poveri.

        A fare “sorting” di rifiuti di plastica.

        Imparano tutti cosa è davvero la plastica e cosa sono i rifiuti; sono solo due mesi; vengono anche retribuiti (magari con stipendi cinesi); fanno qualcosa di veramente utile; e conducono la guerra più importante dei nostri tempi.

        • roberto says:

          si è una buona idea.
          direi che possiamo esentare chi è sposato con una tedesca, o con una nordica in generale, che fa sorting quotidiano ogni santo giorno che il buon dio manda in terra.

          per il resto, in effetti insegnare a voi mediterranei a non buttare la monnezza per terra mi sembra una cosa positiva da ogni punto di vista

          • Per roberto

            “direi che possiamo esentare chi è sposato con una tedesca, o con una nordica in generale, che fa sorting quotidiano ogni santo giorno che il buon dio manda in terra.”

            🙂

            però credo che la signora in questione si limiti a preparare il lavoro per i resorter veri: cioè lei “mette la plastica nella plastica”.

            Poi le manine gialle dividono tra plastica A, plastica B, plastica C e così via.

            • roberto says:

              credi male, perché quando alla fine porti tutto al centro di riciclaggio, se non hai diviso tu tra plastica A, B, C eccetera, ti cazziano come se tu fossi un bambino colto a rubare la frutta nel campo del vicino.
              l’unica cosa tollerata è il dubbio. cioé puoi arrivare con i tuoi sacchetti diversi e chiedere “dove metto questo”?

              • Peucezio says:

                Continuo a chiedermi se i vantaggi dell’uso della plastica compensino tali seccature.
                Ci sono oggetti di plastica che io acquisto e utilizzo. Ma non butto via, se non dopo molto tempo.
                Invece la plastica degli enormi imballaggi a più strati di ogni tipo di prodotto non mi serve a un beato cazzo, mi è stata imposta da qualcuno che l’ha voluta mettere per forza intorno al prodotto che ho acquistato, ma tocca a me preoccuparmi di smaltirla, mica a lui!

              • PinoMamet says:

                OMDAP!

              • roberto says:

                certo, ma credo che sia un praticamente difficile far smaltire al produttore la plastica.

                immagina se compri un DVD con la sua plastichina intorno.
                potrei portare la plastichina indietro al supermercato, ma lui mi direbbe “eh a noi l’hanno venduto così” utilizzando il tuo stesso argomento.
                e il produttore del DVD sta negli Stati uniti….

                l’unica è cercare all’inizio di non comprare cose imballate, proprio perché è una palla smaltirle (da cui la retina per la frutta che ti ho fatto vedere in altra sede), ma è una lotta impari

              • Da profano, credo che ci sarebbe una cosa che l’UE potrebbe subito applicare, a costo quasi zero.

                Riassumo il concetto alla buona, poi ci saranno ingegneri pagati apposta in grado di sviluppare i dettagli.

                Tutti i prodotti “artificiali” che si producono in Europa o entrano in Europa devono recare un piccolo bollino.

                Ci sono (facciamo conto) cinquanta tipi di bollini (“cerchio blu”, “triangolo rosso”, “quadrato rosso” ecc.). Per indicare la massima possibile differenziazione.

                Ogni comune deve indicare sui propri bidoni di spazzatura quali prodotti ci vanno.

                Il Comune di Profondamiseria ha un solo bidone, bene, ci deve mettere 50 bollini diversi.

                Il Comune di Lussemburgonia ha cinquanta bidoni, ciascuno con il proprio bollino.

                Il Comune di Firenze ha quattro bidoni, sul primo ci sono tre bollini, sul secondo 40, sul terzo 2, sul quarto 5.

                Con questo sistema, i consumatori non avrebbero dubbi e i singoli comuni potrebbero pian piano migliorare la propria differenziazione.

                E il turista italiano in Germania non si confonde davanti a tanti bidoni (ad esempio, in Italia non si distingue il colore del vetro, in Germania sì, ma il bollino toglierebbe i dubbi).

                Non so se sono riuscito a spiegarmi bene.

              • Z. says:

                Roberto,

                — certo, ma credo che sia un praticamente difficile far smaltire al produttore la plastica. —

                Si può imporre un tributo al produttore, ad esempio.

                L’importante è essere consapevoli che esso tributo sarà traslato in tutto o in parte sul resto della filiera, fino al consumatore.

              • Z. says:

                Miguel,

                –Non so se sono riuscito a spiegarmi bene. —

                Non entro nel merito della tua proposta, perché di queste cose non capisco un tubo.

                Ma una cosa in effetti è chiarissima: stai cercando di convincerci che Roberto dovrebbe lavorare gratis!

                Rileggi la prima frase del tuo commento. Poi rileggi tutto il tuo commento, alla luce della prima frase del medesimo.

                😉

              • Per Z

                “Ma una cosa in effetti è chiarissima: stai cercando di convincerci che Roberto dovrebbe lavorare gratis!”

                Beh, lavorare gratis fa bene.

                Dopo aver dato la metà di quello che io guadagno allo Stato, il resto del mio tempo lo dedico a fare gratis cose per tutti che (per fortuna) lo Stato non fa.

              • roberto says:

                miguel,

                a me non dispiace

                esiste già qualcosa di simile, ma infinitamene più complicato

                https://it.wikipedia.org/wiki/Catalogo_europeo_dei_rifiuti

              • Per roberto

                “esiste già qualcosa di simile, ma infinitamene più complicato ”

                Grazie… ma dovrebbe apparire da una parte sul prodotto, dall’altra sul cassonetto.

                Busta di carta dalla banca, con finestrella di plastica.

                Sopra, triangolino nero.

                Butto nel cassonetto con il triangolino nero.

              • Franccesco says:

                sono preoccupato: sono d’accordo con tutti voi!

                facciamo un partito, a questo punto, del tipo ” I Saggi della Plastica”

              • Peucezio says:

                Roberto,
                “certo, ma credo che sia un praticamente difficile far smaltire al produttore la plastica.”

                Ma una bella legge che vieti ai produttori gli imballaggi non strettamente indispensabili e di materiale non biodegradabile, a livello italiano, europeo, quelcazzochevoletevoi, è così difficile da fare?

              • Per Peucezio

                “Ma una bella legge che vieti ai produttori gli imballaggi non strettamente indispensabili e di materiale non biodegradabile, a livello italiano, europeo, quelcazzochevoletevoi, è così difficile da fare?”

                Il testo europeo, di cui Roberto ci ha dato il link, credo che risponda, quando sottolinea i Posti di Lavoro che esistono grazie alla plastica.

                Questo è un punto che ho sottolineato tante volte.

                Oltre ai Posti di Lavoro che danno gli imballaplastiche, esisterebbe un’infinità di lavori utilissimi, di cui la società ha un bisogno enorme, e che nessuno fa, perché “non ci sono i soldi”.

                Questo vuol dire che i soldi non esprimono i bisogni umani reali.

              • Peucezio says:

                Infatti.
                E’ una logica che non vuol dir nulla, perché tutto si può riconvertire, specialmente oggi, che c’è quest’economia fluida, per cui la scuola non ti prepara a nessun lavoro nello specifico e devi poter diventare qualunque cosa in qualunque momento.

                Se a un certo punto la gente smettesse di delinquere che faremmo? Metteremmo in galera gli innocenti, a sorteggio, perché i secondini devono pur campare?

      • roberto says:

        oddio se ci metti la precisione acrimoniosa dei resorter lussemburghesi è uno dei mestieri più difficili del mondo, e ti da pure il piacere di umiliare pubblicamente le persone che non sanno come riciclare correttamente un vasetto di yogurt con corpo in plastica bianca dura e coperchietto in plastica trasparente e morbida

  4. roberto says:

    poi se hai tempo, questa è la strategia sulla plastica di cui parla l’articolo linkato sopra

    http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52018DC0028&from=EN

    (non propone di passare abbandonare la plastica, quindi ti interesserà il giusto)

    • Per roberto

      cercherò davvero di leggermi la direttiva sulla plastica, perché sono sempre all’affannosa ricerca di cose concrete da realizzare dalle parti nostre…

      però permettimi di sentirmi come un bambino che è stato appena picchiato dal babbo pugile e ubriaco, quando leggo una frase fatua come questa:

      “riciclaggio di 1 millione di tonnellate di plastica – 1 milione di automobili in meno”

      Cioè se – senza minimamente ridurre la produzione della plastica – riesco a scaricare un milione di tonnellate di plastica in mano ai bambini cinesi, io posso avere un milione di automobili in più senza sentirmi in colpa, che poggio e buca fa piano?

      • roberto says:

        non è una direttiva ma una “strategia” = un po’ di chiacchiere, un piano generale, qualche whishful thinking, buoni propositi, qualche idea a grandi linee.

        poi tutto può arenarsi sui famosi 2 centesimi a busta

  5. Mauricius Tarvisii says:

    Qualcuno mi spiega come mai qui in provincia produciamo materie prime e non rifiuti da mandare in Cina?
    Perché mi pare l’ennesima scusa per incenerire, questa storia qui.

  6. Peucezio says:

    O.T.

    Ragazzi, voi che sapete tutto, qualcuno mi sa spiegare come facevano i preti cattolici a fare la comunione sotto la specie del vino durante il proibizionismo negli Stati Uniti?

    Non ci avevo mai pensato fino a ieri, quando mi è anche venuto in mente quanto in fondo islamismo e americanismo siano simili: lo penso da molto ma non avevo mai pensato a quest’ennesimo nesso (anche se, certo, ovviamente una cosa è un divieto permanente, una cosa un esperimento durato pochi anni, anche se bisogna dire che in tanti paesi a maggioranza islamica non esiste nessun divieto legale di commercializzare e consumare alcolici).

    • Franccesco says:

      secondo me avevano una speciale esenzione per motivi religiosi

      credo che fino al CV2 i cattolici USA siano stati una specie molto molto pericolosa, da trattare con cura, essendo sopravvissuti a tutto

      ciao

    • Mauricius Tarvisii says:

      Sì, c’era un’esenzione ed era proprio uno dei canali usati per il contrabbando.

  7. izzaldin says:

    Miguel ma queste sono informazioni riservate sull’idea di riempire di inceneritori la sicilia? insommma mi devo spaventare?
    noi tra l’altro viviamo immersi nella munnizza quindi siamo di qualche decennio avanti a voi, sempre all’avanguardia 😉

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *