Una modesta proposta. Bocciata

Ugo Bardi mi segnala l’interessante proposta dell’economista Enrico Verga, che sostiene l’opportunità di reintrodurre la schiavitù.

La proposta è molto ben ragionata, e in teoria sarebbe anche condivisibile – il sottoscritto, come detentore di partita iva per sfigati, la trova anche particolarmente allettante.

Invito tutti a leggerla con attenzione.

Ma prima di entusiasmarvi troppo, riflettiamo su un fatto.

La proposta incontra un ostacolo insormontabile, che fu messo bene in rilievo un secolo e mezzo fa da Brigham Young, il carismatico personaggio che forgiò lo Stato dei Mormoni nel deserto dell0 Utah.

Brigham Young

Il mitico giornalista Horace Greeley lo intervistò nel 1859, e Young rispose in maniera molto chiara alle domande, altrettanto chiare, del giornalista

Young precisò anche di avere ben quindici mogli, superando così ampiamente un noto carovaniere del settimo secolo, anche lui protagonista di una straordinaria migrazione.

I peli del politicamente corretto ancora non offuscavano le lingue.

Sulla schiavitù, Young aveva alti ideali:

” La consideriamo istituita da Dio, e che non si possa abolire finché la maledizione pronunciata su Cam non sarà revocata sui suoi discendenti”.

Ma se Young predicava bene, quando razzolava scendeva di qualche gradino:

H.G. — Ne devo dedurre che lo Utah, se verrà ammesso come membro dell’Unione Federale, diventerà uno Stato Schiavista?

B.Y. — No; diventerà uno Stato Libero. La schiavitù qui si rivelerebbe inutile e non redditizia. Io la considero in genere una maledizione per i padroni. Io stesso affitto molti lavoratori e li pago equamente; non mi potrei permettere di possederli. Posso fare di meglio che sottopormi all’obbligo di nutrire e vestire le loro famiglie, di provvedere a loro e di averne cura, che siano in salute o malati. Lo Utah non è adatto al Lavoro Servile”.

Temo che ancora oggi, l’idealismo di Enrico Verga andrebbe a cozzare lo spirito pratico del buon imprenditore.

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104 Responses to Una modesta proposta. Bocciata

  1. roberto says:

    1. se “non si propone certo un regime di frustate, violenza, o pasto per i leoni” allora non stai parlando di schiavitù
    2. il simpaticone dimentica che uno degli elementi chiavi della schiavitù è che non puoi decidere di non essere più schiavo. per la partita IVA puoi decidere di fare altro (lo so per esperienza diretta, mia moglie ha lavorato per anni con una partita IVA e poi si è scocciata e non è successo niente, nessuna frustata, nessuno ha cercato di ucciderla eccetera).
    3. io uno schiavo lo potrei mantenere, fatevi avanti. si tratta solo di tener pulita la casa, stirare le mie camice, occuparsi delle palle amministrative e ogni tanto fare babysitting la sera. offro brandina in soffitta e un pasto al giorno con i resti (ma vi assicuro che i miei resti sono di qualità eccellente e quantità sufficente)
    4. pubblicato sul sole24ore…
    5. una modesta proposta di lettura per dare un contenuto corretto alla parola “schiavitù” (ma su internet trovate di tutto e di più) che mi sembra una questione drammaticamente seria
    http://www.ohchr.org/Documents/Issues/Slavery/UNVTCFS/UNSlaveryFund.pdf

    • Per roberto

      “una modesta proposta di lettura per dare un contenuto corretto alla parola “schiavitù””

      Grazie, molto interessante.

      Mettiamo da parte i casi drammatici, che giustamente vengono citati per dare rilievo alla questione.

      Non è facile capire quale sia l’elemento comune tra le diverse forme di “schiavitù” citate: forse la “ineluttabilità” e la mancanza di passaggi di denaro, almeno a chi “lavora”.

      Per la maggior parte si tratta di questioni che non conosco: lo straordinario romanzo White Tiger mi aiuta a capire la questione della schiavitù per debito, ma un romanzo è cosa molto diversa dall’esperienza diretta.

      Mi è familiare e comprensibile invece il caso di “Maria” – qui come al solito questi casi vengono sempre presentati come “accidenti individuali”, “uomini cattivi che…”

      Maria è chiaramente “zingara”, cioè è una romnì; e il suo rom, la cui famiglia avrà speso un capitale per comprargliela, a un certo punto decide che ha bisogno di contanti e la rivende.

      Qui ci troviamo in circuiti culturali particolari: è la solita questione che la “sinistra” pone come caso appunto “individuale”; mentre la “destra” li usa come pretesto per attaccare le culture “diverse”, presunte “incompatibili con i nostri valori” e tutte le altre menate che ben conosciamo.

      • roberto says:

        miguel

        “Non è facile capire quale sia l’elemento comune tra le diverse forme di “schiavitù” ”

        direi il fatto di non poterne uscire quando vuoi.

        insisto su questo punto perché sono contrarissimo al vezzo di usare le parole “per fare impressione”.

        mi spiego.

        se caio mette la mano sul culo ad una tizia sull’autobus, non descriverei la scena come “caio stupra tizia” perché nel momento in cui caio la trascina in un angolo buio, la riempe di botte e la violenta, beh, non ho più parole.

        nello stesso senso se tu sei un traduttore che prende una miseria a pagina, non sei uno schiavo perché sennò come chiamarti quando sarai legato ad una catena nel mio garage mentre mi stiri le camice e botte se fiati?

        • Per roberto

          “direi il fatto di non poterne uscire quando vuoi.”

          Concordo, ma è molto difficile definire il confine.

          Diciamo che è sempre “possibile uscire”.

          In alcuni casi, tagliandosi le vene; in altri, pagando una lieve penale per inadempienza contrattuale.

          In mezzo, esiste una gamma enorme di situazioni possibili.

          In situazioni di generale ricchezza, la facilità di uscita è infinitamente più facile; in situazioni di generale miseria, è infinitamente più difficile.

          Quindi la domanda è – a parità di miseria, cosa distingue la schiavitù da altre forme di costrizione?

          • Ad esempio, penso alla romnì che passa il giorno a mendicare, dopo di che torna a casa, riceve un fracco di botte dal marito, pulisce tutta la casa, lava i tappeti, fa da mangiare e deve badare a quattro bambini, e la sua vita finisce lì, almeno finché non riesce a far pagare tutto a una nuora quattordicenne, il cui acquisto rende tutta la famiglia preda di creditori spietati.

            Nella prostituzione, colpisce il fatto dell’obbligo sessuale, ma la situazione è davvero tanto diversa da quella di Maria di cui parla il testo che tu mi hai segnalato?

            • roberto says:

              una volta avevi parlato di una storia così ed ero rimasto colpito e con la domanda in sospeso: ma chi glielo fa fare alla tizia di restare con il marito violento e inutile? perché non denunciarlo ed andarsene?
              ci saranno mille ragioni che non capisco alla base della scelta di rimanere, scelta che, ribadisco a rischio di essere ripetitivo, lo schiavo non ha

              • Per roberto

                “ma chi glielo fa fare alla tizia di restare con il marito violento e inutile? perché non denunciarlo ed andarsene?”

                Non penso che in media coloro che vengono definiti “schiavi” siano tenuti con le catene. Possono andarsene anche loro, di solito. Certo, magari se li riacchiappano, pagano fisicamente, ma se non li riacchiappiano… dove vuoi che vadano?

                Stiamo parlando della normalità della vita di gran parte della specie umana, siamo noi che viviamo – in questo momento, e grazie a una concorrenza di fattori – in una piccola bolla privilegiata.

        • roberto says:

          miguel,

          prendiamo ad esempio il traduttore free lance.
          si tratta di una professione che conosciamo tutti e due: tu lo fai ancora, io l’ho fatto e mia moglie pure. inoltre si tratta di un esempio vicino a quello dell’articolo ( = partita IVA pagata una miseria, che è comunque altra cosa dall’accattone senza nulla e che ci porterebbe lontano dal discorso iniziale)

          il traduttore free lance riceve un lavoro pagato ad un prezzo ridicolo.
          può accettare perché ne ha assolutamente bisogno, può rifiutare e cercare un altro cliente, può decidere che il lavoro non è abbastanza remunerativo e cambiare vita (come abbiamo fatto sia io che mia moglie). può effettivamente prima cominciare e poi rinunciare pagando una penale (cosa che però è un po’ strana a meno che non trovi un altro lavoro pagato abbastanza da pagare la penale)

          uno schiavo non ha nessuna di queste scelte.

          • Per roberto

            “il traduttore free lance riceve un lavoro pagato ad un prezzo ridicolo”

            infatti, è libero di scegliere entro certi limiti (tipo, se decide di finire per strada, i servizi sociali magari lo aiutano pure, non viene certamente frustato).

            Questo perché, se fa il traduttore, vuol dire che ha studiato; vive in Italia, godendo anche di un passaporto europeo; ha probabilmente una bella capacità di presentarsi in giro; probabilmente ha una rete di parenti, magari una casa ereditata e una serie di altre cose.

            Io mi riferivo invece a chi non ha simili risorse, o a chi vive in paesi che non offrono questi lussi.

            • Roberto says:

              Ok quindi non parliamo più del bizzarro articolo che si domanda se le partite IVA sono schiavi?

              Sulla povertà dei più poveri del mondo, si sono d’accordo può essere una forma di schiavitù o servitù forzata

              • Per roberto

                “Ok quindi non parliamo più del bizzarro articolo che si domanda se le partite IVA sono schiavi? ”

                No, va benissimo parlarne, infatti dicevo che l’allusione ironica alla schiavitù fa perdere forse di vista il punto fondamentale: cioè che a una retribuzione al di sotto del livello di sussistenza, potrebbe essere preferibile una sussistenza senza retribuzione.

                E’ una conclusione che sembra paradossale, solo perché sappiamo tutti che ogni italiano ha ancora per un po’, una vasta rete di nonni generosi, di case di proprietà, di servizi sociali e altre amenità, e ci vorranno diversi anni prima che il problema di cui parla Verga si ponga davvero.

                Ci si può divertire a scherzare sul modo scherzoso con cui Verga pone la domanda, ma non vedo cosa ci sia di errato nel porsela.

  2. roberto says:

    comunque suona bene come lavoro “consulente strategico”! avete un consulente strategico per l’oltrarno? no? ah ecco, tutto si spiega…..

  3. OT

    nella più totale indifferenza almeno italiana:

    – l’esercito turco ha invaso la Siria
    – i russi hanno bloccato l’avanzata turca, bombardando gli alleati arabo-islamisti dei turchi proprio davanti all’esercito turco
    – i turchi hanno minacciato di attaccare Manbij che è presidiato da truppe americane
    – gli Stati Uniti hanno detto che non ritireranno le truppe davanti all’attacco turco
    – i turchi hanno bombardato le postazioni dell’esercito siriano

    Sarajevo non era niente a confronto 🙂 E poi da una situazione del genere, nascono tutte le problematiche che invece ci eccitano, tipo profughi, immigrati, terroristi, ecc.

    Però solo qualche estremista di sinistra riesce a tifare per una delle parti in causa (i curdi); per tutti gli altri, non ci sono particolari cattivi contro cui inveire, e quindi il massacro passa appunto nella più totale indifferenza.

    Meglio parlare di Di Maio o dell’ultimo post su Facebook dell’attrice che dice di essere stata molestata da qualcuno.

    • Francesco says:

      cavolo, io ero rimasto alla prima parte (con annesse mazzate turche a una fazione curda)

      non avevo sentito dell’intervento russo nè di quello americano, neppure che i turchi alla fine si fossero rassegnati a bombardare Assad (alleato dei russi)

      non vorrei Di Maio a gestire faccende di questo tipo, comunque, neppure per l’irrilevante peso italiano nella politica mondiale

    • PinoMamet says:

      Non vorrei tornare a parlare di politica italiana, che mi appassiona pochissimo, ma Gentiloni e Bonino mi paiono gli unici rimasti con un briciolo di esperienza in queste cose.
      O Razzi 😀

      • Francesco says:

        Berlusconi è bravissimo in queste cose, almeno nel restarne fuori il più possibile.

        La Bonino sarebbe pericolosissima, legge il mondo con occhiali deformanti assurdi.

        Razzi è meglio, nel confronto uno contro uno.

        • Peucezio says:

          Con la Bonino scoppia la Terza Guerra Mondiale.

          Il che non significa che non sia abile: a far scoppiare una guerra mondiale mica ci riesce il primo cretino.

        • PinoMamet says:

          Curiosa la vostra immagine della Bonino.
          Ho sempre pensato che fosse sostanzialmente una sostenitrice del sistema ideologico, e quindi militare, statunitense, nella sua versione liberal.
          Boh?

          • Francesco says:

            appunto: questa era capace di far scoppiare guerre quanto Clinton o Obama!

            OK, in parte era messa al sicuro dal pacifismo ideologico preso da Pannella, dall’altra saremmo finiti in Medio Oriente con la prudenza e l’avvedutezza di una mandria di pecore ubriache … facendo la stessa fine

        • PinoMamet says:

          Concordo invece su Berlusconi.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Che mica ci ha portati in Iraq e Afganistan, no?

            • Francesco says:

              in Iraq a guerra contro Saddam finita, e ci siamo rimasti pochissimo

              in Afganistan ci siamo, pure di lì dopo la sconfitta inflitta da altri al governo talebano, e mi va assai bene che ci siamo

              ma in altre avventure come la Libia ci siamo prima opposti e poi tenuti fuori

              in generale Silvio è un piacione con una istintiva repulsione per i conflitti

              • Mauricius Tarvisii says:

                Ti ricordo che ci si è ritirati dall’Iraq sotto Prodi, mica con Silvio. Ma capisco che siamo in campagna elettorale ed ogni… come dire… postverità 😀 è permessa

              • Francesco says:

                ma io mica voto Silvio, sto parlando per puro amore di verità storica

          • PinoMamet says:

            Però mi sembra un po’ più esperto in politica estera di altri.
            Solo che è fuori dal mio spettro: non è “rimasto”, se non sbaglio non è candidato premier ma solo una specie di padre nobile (che detto di lui fa un po’ ridere) del Centrodestra.

            • Z. says:

              Ve lo meritate, Berlusconi…

              🙂

              • Francesco says:

                Di Maio no, però. E io non mi meritavo neppure OLS

              • PinoMamet says:

                Temo che non potrò togliermi più lo sfizio di votare Berlusconi per lo spettacolo, ed accontentarmi di rivedere le sue esibizioni migliori su Youtube, alternandole con Calboni all’Ippopotamo che ordina tre scòttecis…
                😀

              • Z. says:

                Sì, vi meritate Di Maio proprio perché vi meritate Berlusconi.

                Io mi merito Renzi, e Casini candidato nel mio seggio.

              • Francesco says:

                Di Maio che c’azzecca con Berlusconi? quante Champions ha vinto? quante TV ha fondato?

                Inoltre è un burattino.

                No, sorry, la tua è una malevola illazione da sporco comunista, disposto a morire ma sempre sicuro di essere migliore.

                PS a me piace Calenda, sia pure solo in economia

              • Z. says:

                Di Maio sta a Berlusconi come Renzi sta a Bersani.

                Calenda piace anche a me. Preferirei non facesse troppo quello social, ma immagino siano i tempi.

              • Francesco says:

                Di Maio sta a Berlusconi come Renzi sta a Bersani.

                no

                piuttosto Bersani sta a Di Maio come Berlusconi sta a Renzi

                che non mi pare sia la stessa cosa

                saluti

              • Z. says:

                Questa non l’ho capita!

              • Francesco says:

                hai iniziato tu con la matematica, caro leguleio

                😀

    • Peucezio says:

      Miguel,
      “– i russi hanno bloccato l’avanzata turca, bombardando gli alleati arabo-islamisti dei turchi proprio davanti all’esercito turco”

      Dove l’hai letta questa?
      A me risulta che l’attacco turco ai curdi siriani sia avvenuto con l’avallo, sia pure non esplicito, di Mosca, perché è un modo per marginalizzare gli americani nell’area.

  4. Per roberto

    Forse sfugge quello che è l’elemento centrale del ragionamento di Verga (al di là della forma ironica), e anche della replica di Brigham Young.

    E’ la questione dell’esternalizzazione: mentre le aziende sono disposte a dare 6.90 euro lordi all’ora allo scaricatore ai mercati generali quando fa il turno della notte di Ferragosto, chiedono al “resto del mondo” di occuparsi di:

    – allevarlo sin da piccolo
    – curarlo se si ammala
    – badare a lui quando non lavora
    – mantenerlo quando sarà anziano

    Questo vuol dire che lo si paga al di sotto dei costi di sussistenza, come agli inizi del capitalismo, quando si andava in fabbrica per arrotondare il reddito fondamentale che era quello dei campi (cosa facilmente dimenticata).

    Brigham Young ha capito perfettamente l’essenziale della questione.

    • roberto says:

      non capisco bene quel che vuoi dire.

      l’impresa ti paga perché tu possa provvedere ai tuoi bisogni, e paga anche tasse e oneri sociali perché lo stato o chi per lui possa darti educazione, cure e pensione.

      se vuoi dire che l’impresa non ti paga abbastanza per provvedere ai tuoi bisogni e che il resto funziona male, ti seguo, ma perché dovrebbe occuparsi l’impresa di “allevarti fin da piccolo” ? poi se cambi lavoro, o se, come una partita IVA fa di solito, lavori per varie imprese?

      infine, una questione storica. se è vero che si andava in fabbrica per arrotondare il lavoro dei campi, perché i campi sono stati abbandonati? non è che la vita dell’operaio dickensiano per quanto orribile era un filo meno orribile di quella del contadino?

      • Francesco says:

        sull’ultimo punto: pare il dibattito sia aperto tra gli storici, mettici un pò di incremento demografico e di “cacciata” dei contadini più poveri dalle campagne

        poi ho il sospetto che una volta arrivati in città, non si torni indietro e basta. al massimo si emigra in un altro continente ma non si torna al villaggio

        Miguel ha una strana visione delle imprese, che sono più vicine alle famiglie contadine di una volta, con un senso comunitario che ormai da secoli sarebbe intollerabile intrusione nei fatti privati

        🙂

      • Per roberto

        “ma perché dovrebbe occuparsi l’impresa di “allevarti fin da piccolo?”

        Alla porta di me, imprenditore, bussa un diciottenne: “scusi, è qui che posso fare due settimane di lavoro a sei euro e novanta lordi?”

        Se lo trovo sano, robusto e scaricante, è perché qualcuno ha investito una bella cifra nel portarlo dalla culla fino a me: in cibo, vestiti, scuola, riscaldamento della scuola, visite mediche e quant’altro solo per non parlare del superfluo.

        Ora, in tempi precedenti, il tizio veniva normalmente allevato a spesa della campagna.

        Questo oggi è il trucco anche delle migrazioni: i primi vent’anni di vita del senegalese robusto che lavora in fonderia sono a cura dei contadini del suo paese; come lo è l’educazione universitaria del medico che arriva dall’Egitto e lavora da noi.

        Poi, per un brevissimo periodo della storia italiana (1950-1975 circa), grazie all’esplosione temporanea di risorse energetiche e materiali, ci pensavano le aziende stesse attraverso alti stipendi e tasse, dentro un mercato nazionale.

        Questa epoca è finita.

        E comprensibilmente, le aziende non hanno più alcuna intenzione di pagare tali costi (e ormai anche poche sarebbero in grado di pagarli), e quindi o tagliano il personale o vanno all’estero.

        Quindi l’unica soluzione consiste nell’aumentare la pressione fiscale, su persone che però hanno sempre meno redditi, tagliando contemporaneamente i servizi.

        • Francesco says:

          veramente stai razionalizzando la stupida e miope tirchieria di parte degli imprenditori italiani, che poi si lamentano di come i tedeschi siano più bravi di loro a inventare cose nuove

          e stai implicitamente giustificando la sciatta negligenza con cui la classe politica italiana ha sprecato le risorse generate dell’economia

          PS dentro un mercato nazionale non si può sentire, lo dicono Hitler, Trump e Salvini

          • Per Francesco

            ” dentro un mercato nazionale non si può sentire, lo dicono Hitler, Trump e Salvini”

            A me non interessa chi lo dice.

            Non ho alcun dato in merito, ma ho l’impressione che il capitalismo del boom economico degli anni Cinquanta fosse largamente all’interno del mercato nazionale: imprenditore italiano, con capitali italiani, apre una fabbrica in Italia, usa materie prime soprattutto italiane, paga le tasse in Italia e impiega operai italiani.

            Attenzione, sto dicendo che è stata una situazione irripetibile, e si sbaglia a cercare di ripeterla, ma siamo d’accordo che funzionava più o meno così?

            • Francesco says:

              No, ti sbagli alla grande

              imprenditore italiano, con pochi capitali italiani, apre fabbrica in Italia, usa materie prime importate, vende all’estero, paga le tasse in Italia e impiega operai italiani

              vendere in Italia è un primo e breve periodo, poi l’export fa la differenza

              ciao

              PS capitali a volte svizzeri, tedeschi, francesi. macchinari importati fino agli anni ’60 almeno

              • Per Francesco

                “No, ti sbagli alla grande”

                Grazie, non ne dubito. Ad esempio, so che l’acciaio delle industrie italiane oggi viene dalla Cina, non so da dove venisse l’acciaio usato dalla Fiat negli anni Sessanta.

                Non cambia il punto fondamentale, anzi chiarisce il mistero: la ditta italiana (estraendo investimenti e risorse all’estero e ottenendo soldi all’estero) paga le tasse in Italia e quindi mantiene gli italiani abbastanza da lavorare per lei e da consumare una parte de suoi prodotti.

              • Francesco says:

                sì certo, tutti i paesi occidentali si sono basati per decenni sull’assunto che le “loro” imprese pagassero le tasse in casa

                ed è cosa sacrosanta che andrebbe gestita a livello WTO, per bastonare i miserabili furbetti che vivono a New York ma pagano le tasse alle Cayman

                su questo sono molto di “sinistra” e decisamente dirigista

                ma il commercio “vero” è una faccenda diversa dai giochetti fiscali

    • PinoMamet says:

      Questo che dici è vero nel caso di un contratto di lavoro normale, ma l’articolo provocazione parlava specialmente delle “finte partite IVA”, che effettivamente sono pagate al di sotto della sussistenza

      • Francesco says:

        e perchè lavorano allora? integrano con fondi familiari in attesa di tempi migliori?

        • PinoMamet says:

          Secondo me sí.
          Per moltissimi trentenni, mi pare che l’Italia sia una repubblica fondata sui nonni

          • Per PinoMamet

            “Per moltissimi trentenni, mi pare che l’Italia sia una repubblica fondata sui nonni”

            E’ una cosa che vedo ovunque.

            Poi sarebbe da capire quanto le risorse dei nonni vengano dall’industria, e quanto dalla terra: cioè l’insieme di spazi agricoli (penso al Veneto), spazi edificabili venduti o affittati, possesso di una o più case di proprietà.

            Non sono in grado adesso di rifletterci fino in fondo, ma il dubbio è: magari l’Italia non è mai stata veramente “mantenuta” dall’industria. Senza la riserva della terra (magari messa a frutto in modo non agricolo) non ci sarebbe stato il benessere che adesso vediamo svanire.

            • Francesco says:

              ho i miei serissimi dubbi: solo quando l’Italia ha iniziato a essere veramente un paese industriale, è arrivato un pò di benessere

              ma è stata troppo poca Italia a diventare industria e troppa a diventare terziario parassitario

  5. Sulla questione di abbandono della campagna e industrializzazione, c’è uno studio affascinante su una situazione contemporanea, quella dell’Etiopia:

    https://www.nytimes.com/2017/04/27/opinion/do-sweatshops-lift-workers-out-of-poverty.html

    Ne consiglio vivamente la lettura agli anglofoni.

    D’altra parte, anche in Germania l’industrializzazione nacque così, con le donne che durante l’inverno cucivano in casa per conto terzi.

    • Francesco says:

      1) pure l’industrializzazione veneta è nata con le donne che facevano andare piccole macchine tessili in cantina nel tempo libero per conto terzi

      2) l’articolo è di una ignoranza economica impressionante. siccome questo mondo non è il Paradiso, quando l’offerta di lavoro è molto più grande della richiesta, le condizioni di lavoro fanno schifo e non migliorano. mica per nulla la gente emigra a 5.000 kilometri per cercare miglior fortuna.

      3) Joan Robinson è stata una delle migliori e più brillanti economiste progressiste della storia, magari sapere le cose aiuterebbe i giornalisti

      ciao

  6. Comunque, sulla Siria…

    Immagino che tutti gli attori sapranno trattenersi all’ultimo.

    Quello che volevo sottolineare è come di tutto ciò, non gliene importi nulla a quasi nessuno qui.

    Non perché la Siria sia lontana, ma solo perché i tori vedono sventolare drappi gialli, blu, verde, ma nemmeno uno rosso, e quindi non scattano.

    • Peucezio says:

      Vabbè, la solita omfaloscopia italiana, che peraltro peggiora progressivamente.
      Mi ricordo quando “Otto e mezzo” era condotto da Ferrara, che si parlava di politica internazionale, scontro di civiltà, Medio Oriente, questioni di costume, di religione, di geopolitica. Certo, nella sua ottica neocon e sionista, ma dava spazi a tutte le voci (ricordo una puntata con Preve, Moreno Pasquinelli, Cardini…).
      Da quando c’è quella lavandaia della Gruber, si parla solo delle ultime esternazioni di Renzi, Berlusconi, Salvini, Di Maio… Praticamente non esiste altro.
      Tra l’altro anche la politica nazionale qualche anno fa era più divertente: risse (verbali) televisive, scontri dialettici… Ora i talk show fanno sempre più interviste individuali, gli scontri fra i leader di partito non ci sono più, se non in qualche forma ingessata e noiosa all’americana, insomma, uno schifo. tanto varebbe tornare alle vecchie tribune politiche, che almeno approfondivano di più i temi.

      • Z. says:

        Ribadisco: ve lo meritate, Berlusconi. E quindi, di conseguenza, Di Maio 😉

      • Francesco says:

        OMDAPpissima!

        • Peucezio says:

          Ci meritiamo anche la Gruber?

          • Francesco says:

            beh, no, noi eravamo contro la Par Condicio

            senza la quale la Dura Legge del Mercato avrebbe liquidato questi giornalistucoli rossi da quattro soldi e prodotto una generazione di guerrilla journalists anti-berlusconiani coi controcoglioni

            invece al potere c’erano loro e hanno fatto quello che sanno fare meglio, espandere la palude

            • Z. says:

              Sì, confermo. Ve lo strameritate Di Maio.. Deh come ve lo meritate 😀

              • Francesco says:

                non è che ti degneresti di spiegare perchè mai?

                per il reato di non credulità alle panzane di sinistra? se è per quello non beviamo neppure quelle di destra o dei 5 stelle

                mah

              • Z. says:

                Perché la corruzione morale e materiale che vi inorgogliva tanto produce i grillini, e i loro giornalisti di supporto, come naturale effetto collaterale.

                Esattamente come indecisione e tatticismi e chiacchiere dalemian-bersaniani hanno prodotto il renzismo.

  7. Aggiungo che Netanyahu ha comunicato a Putin che Israele interverrà militarmente in Siria, se non si bloccano gli iraniani.

    https://twitter.com/BarakRavid/status/958029762626248706

  8. La Russia intanto ha ricevuto Mihraç Ural, “morto” nel 2016, redivivo e capo di un gruppo di aleviti marxisti-leninisti che combattono per la liberazione di Iskenderun dalla Turchia.

    https://twitter.com/leventkemaI/status/958284380144889856

    Non credo che il governo turco gradisca.

  9. Peucezio says:

    Miguel,

    http://www.limesonline.com/il-vero-obiettivo-della-turchia-in-siria-non-e-il-pkk/104384

    Se ha ragione l’autore di questo articolo, alla luce delle notizie che ci riporti, Erdogan si sta mettendo contemporaneamente contro USA, Russia e Assad.

    • Francesco says:

      Duce Duce … dev’essere una coazione dei dittaturocoli, infilarsi in guai più grossi di loro

  10. roberto says:

    OT

    questa cosa non la dice un oscuro burocrate a bruxelles, ma il governo inglese

    http://www.repubblica.it/economia/2018/01/30/news/brexit_gran_bretagna_ue-187596093/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P3-S1.6-T1

  11. Un esempio di come si “possa sempre uscire”, per me, è quello dei trecentomila contadini indiani che in pochi anni, a causa di tanti fattori (i supermercati, il consumo industriale delle falde acquifere, il crollo dei prezzi, ecc.) hanno scelto di suicidarsi, soprattutto ingerendo pesticidi.

    http://www.aljazeera.com/indepth/features/2015/05/india-shocking-farmer-suicide-epidemic-150513121717412.html

    Ecco, anche questa se vogliamo indica che una via di uscita è sempre possibile.

    Ma, ripeto, dove tracciamo il confine?

  12. Z. says:

    Quando leggo queste webbaggianate il primo istinto è chiedermi, un po’ stupito, se dovremo aspettarci come “riapriamo i campi di sterminio” (più posti di lavoro) o “legalizziamo lo stupro etnico” (per rafforzare il patrimonio genetico). O chissà che altro.

    Poi penso all’intuizione di Miguel in campo di arte contemporanea: non conta ciò che dici o fai, conta solo spararla grossa e contrabbandare il nulla per “provocazione”.

    In un mondo in cui farsi notare è sempre più difficile, in una società che ci spinge a sbracciarci e a urlare per far vedere che esistiamo, quanto sopra non vale solo in ambito artistico, o supposto tale.

  13. Moi says:

    Marco Biagi, per molto meno, fu smitragliato sottocasa … per mano di Fossili Viventi Novecenteschi Organizzati Combattenti.

    Enrico Verga, è capace di venir chiamato come Ospite d’ Onore alla prossima Leopolda !

  14. Mauricius Tarvisii says:

    Ho letto tante cose e direi di partire da una definizione di schiavitù.
    Schiavitù è la condizione in cui un essere umano cessa di essere soggetto di diritto e diventa oggetto di diritto (viene reificato). Ora, mi si dirà, anche gli oggetti vengono protetti dall’ordinamento: prendi gli animali o il patrimonio artistico. E’ vero, ma non dimentichiamoci che se ammazzo un cane rischio un tantino di meno di quando ammazzo un uomo.
    Proprietà è “ius utendi e abutendi”: non esiste diritto del lavoro quando c’è il diritto di “usare e abusare” e non dimentichiamoci che una proprietà può essere anche abbandonata quando non ci interessa più (avete presente il concetto di rifiuto, cioè “res derelicta”?).
    Quindi la storia per cui oggi l’azienda si libera del lavoratore anziano a fine rapporto è una baggianata bella e buona: la pensione viene pagata con una contribuzione che per due terzi è a carico del datore di lavoro. E una bella fetta di contribuzione è a carico del committente anche nel caso delle collaborazioni (partite IVA).

    In conclusione, queste mi sembrano le classiche cagate che si tirano fuori alla vigilia di ogni riforma del lavoro in salsa padronale: non ci sono abbastanza diritti, quindi togliamo i pochi che ci sono (“redistribuiamo le tutele”, come dicevano Fornero e Poletti).

  15. Moi says:

    … la Soluzione a tutti i problemi di tutti/e/* ? 😉

    ————-

    Cos’è la storia dei lanciafiamme di Elon Musk
    L’idea era nata un po’ per scherzo, ma ha già portato alla vendita di 10mila lanciafiamme e a un ricavo potenziale di 5 milioni di dollari

    http://www.ilpost.it/2018/01/30/elon-musk-lanciafiamme/

    ——————————–

    http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/01/29/musk-vende-i-lanciafiamme-per-lapocalisse.-e-va-a-ruba_ee931ebb-aa8d-4e01-9e15-7c7e409b65e9.html

    Musk vende i lanciafiamme ‘per l’apocalisse’. E vanno a ruba

  16. Per Z

    Un tema su cui ho sempre concordato con te, è la diminuzione della violenza.

    Adesso vedo che a Firenze è aumentata in maniera statisticamente significativa, in un solo anno e in molti campi.

    Le cifre sono tutte in percentuale, un metodo che ha tanti difetti (due omicidi invece di uno fanno un “aumento del 100%”). Però sono parecchi gli elementi coinvolti:

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/boom-reati-toscana-1.3687166

    • Z. says:

      Miguel,

      visti i numeri in costante calo, è difficile dissentire sul punto (si può invece dissentire sui perché, eccome).

      Comunque, i numeri rilevati dal ministero degli Interni seguono la stessa rotta degli anni scorsi. Con un calo più brusco del solito, mi sembra.

      http://tg24.sky.it/cronaca/2017/12/31/sicurezza-dati-viminale-2017-reati-omicidi-sbarchi.html

      Tra parentesi, una quindicina di anni fa un noto esponente dell’opposizione ravennate protestò vivamente per il raddoppio delle rapine in provincia. A ragione: due rapine, in effetti, sono il doppio di una.

  17. Davide Troiano aka daouda says:

    Perché vuoi citare a tutti i costi Cam? Maledizione già conclusa con Israele…

  18. Jacopo says:

    A chiosa di tutto ciò, vorrei ricordare che i populisti (quelli DOC del XVIII e XIX secolo che che si opponevano al capitalismo in modo assai più radicale dei successivi marxisti), consideravono il salario come una forma di schiavitù, se non peggio. Proprio per le ragioni addotte da Mr. Young, però viste dalla parte dei poveri.

    • Z. says:

      Fu così che si diffuse la meno inumana prassi di assumere personale gratis (“stage”), e poscia l’ultima frontiera dell’affetto interclassista: pagare per lavorare.

      D’altronde un ricco che faccia la carità a un povero è cosa di minor conto, ma un povero che faccia la carità a un ricco è vera grandezza d’animo!

      🙂

      • Per Z

        “e poscia l’ultima frontiera dell’affetto interclassista: pagare per lavorare.”

        Oltre questo, c’è Facebook: qualche miliardo di persone che lavorano gratis ventiquattr’ore su ventiquattro per arricchire Zuckerberg regalandogli la propria esistenza.

        Al di là di ogni fantasia mai immaginata prima.

          • Vedo che se ne è accorto anche il Conte Paolo Gentiloni di Silverj con la “j”:

            “È facile declamare sui temi del lavoro, ma la sfida è il lavoro di qualità e non il lavoro con il braccialetto”. Il premier Paolo Gentiloni commenta la decisione di Amazon nel corso del suo intervento a Roma alla Città dell’altra Economia con il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti incontrando i volontari della campagna elettorale del Pd.”

            A parte che sono chiacchiere da incontri pre-elettorale, credo che un lavoro guidato da un bracialetto che ti dice cosa fare e controlla che non perdi tempo a chiacchierare con gli amici sia un lavoro di qualità.

            Amazon e Gentiloni sono d’accordo nel credere che ciascuno di noi debba competere in ogni istante con sette miliardi di altri esseri umani.

            Tra questi sette miliardi, ci sarà sempre qualcuno più “qualificato” di me o di te, e quindi siamo condannati (tutti e sette miliardi) in partenza, se pensiamo al lavoro “più qualificato”.

            • roberto says:

              miguel

              “credo che un lavoro guidato da un bracialetto che ti dice cosa fare e controlla che non perdi tempo a chiacchierare con gli amici sia un lavoro di qualità.”

              veramente credi una cosa del genere?

              • Per roberto

                “veramente credi una cosa del genere?”

                Credo che se vogliamo vivere in un sistema in cui ognuno di noi deve competere ogni giorno con altri sette miliardi per servire prima il Cliente, non ci sia limite alla potenziale disumanizzazione. Nel senso anche letterale (e non solo moralistico), di intelligenza artificiale e tutto il resto.

                Chi si disumanizza per primo, vince almeno finché lo supera qualcun altro.

                E’ il fondamento stesso della globalizzazione.

              • Francesco says:

                io invero sono stupito da questa idea del braccialetto

                un lavoro controllabile da un braccialetto elettronico dovrebbe essere per definizione un lavoro da macchine e non da uomini

                al limite, un lavoro in posti in cui una vita umana vale meno di un braccialetto elettronico

                non trovo il senso economico della notizia

              • Per Francesco

                “un lavoro controllabile da un braccialetto elettronico dovrebbe essere per definizione un lavoro da macchine e non da uomini”

                Ma sicuramente un ibrido uomo-macchina è ancora utile in certi casi – sicuramente se tengono ancora qualche uomo, nonostante i suoi costi, è perché una parte umana nella macchina ancora serve.

              • Francesco says:

                sì ma stupisce che la parte umana possa essere controllata in quel modo

                e mi va bene che ciò sia proibito per legge

                ciao

              • Per Francesco

                “e mi va bene che ciò sia proibito per legge”

                veramente, il controllo meccanico sull’uomo nasce con l’orologio e l’introduzione degli orari nelle fabbriche.

                Tutto il resto viene di conseguenza, non vedo cosa ci sia di diverso nel braccialetto; o magari tra qualche anno, nell’innesto cerebrale, ad esempio.

              • Per quelli che si scandalizzano del braccialetto, come se fosse chi sa che novità… tra avere tra le dita la “pistola scanner” e avere sul polso il braccialetto, dove sta la bizantina differenza?

                https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/02/amazon-brevetta-il-bracciale-elettronico-pagati-per-lavorare-non-per-pensare-come-un-secolo-fa/4132241/

                “I dipendenti dello stabilimento Amazon di Piacenza, dei quali ho raccontato lo sciopero nel giorno del Black Friday, descrivono il puntatore ottico in dotazione ai “pikers”, i prenditori che ogni giorno corrono avanti e indietro per 15 chilometri tra gli scaffali e il nastro trasportatore: “È una specie di pistola-scanner con uno schermo che entro 15 secondi ti dice dove devi prendere la merce e poi misura quanto ci metti, quanti pezzi prendi. Dal primo Beep! parte il conto dei secondi che ci impieghi. I capi ti mandano dei messaggi per dirti se stai andando bene o se devi correre più veloce e tu vai in ansia”. Sulla parete è scritto grosso come una casa: “Se sbagliate ve lo diciamo per migliorare”. Il risultato è che si corre più in fretta e più infetta si perde il posto: entro tre anni in media, anche tra gli assunti a tempo indeterminato. Pochissimi quelli che resistono più a lungo: “Ma all’azienda non interessa – dice un ex dipendente – Non vogliono fidelizzarti, vogliono che ti sbrighi”.”

              • roberto says:

                “un lavoro controllabile da un braccialetto elettronico dovrebbe essere per definizione un lavoro da macchine e non da uomini”

                ho pensato la stessa cosa

            • roberto says:

              per dire, arrivare a questi risultati

              http://www.lefigaro.fr/societes/2016/07/07/20005-20160707ARTFIG00115-suicides-a-france-telecom-le-rappel-des-faits.php

              a me sembra un po’ rischioso dal punto di vista della qualità (pensa solo alle ore perse per cerare nuovi lavoratori e formarli)

              • Per roberto

                ” (pensa solo alle ore perse per cerare nuovi lavoratori e formarli)”

                Questo è vero. Però il bracciale dovrebbe semplificare di molto il lavoro, e quindi richiedere minore formazione.

                Non è chiaro cosa intenda Gentiloni per “lavoro di qualità”, probabilmente nulla. Comunque, credo che dovrebbe indicare sostanzialmente un lavoro efficiente, che soddisfa il Cliente, è competitivo e produce alti margini di guadagno per gli investitori, facendo poi aumentare anche il PIL e le esportazioni.

                Il suicidio effettivamente è un problema, se si riesce a dimostrare qualche colpa dell’azienda, perché sicuramente aumenta il costo reale della manodopera. Sei-euro-e-novanta l’ora più centomila euro di risarcimento ai familiari post mortem rendono insostenibili i costi e tolgono appunto l’elemento di “qualità”.

        • Z. says:

          C’era una storia di Dylan Dog (Horror Market) in cui i clienti di un megamall raccontavano i propri segreti più terribili in cambio di megasconti.

          Poi iniziavano a compiere azioni terribili per poterle raccontare e ottenere sconti.

          Quando i clienti diventavano larve inservibili, una macchina nel megastore li faceva a pezzi.

          Finché un clan di zingari distruggeva tutte cose.

          ***

          Letta oggi la storia suona molto ingenua:

          1) il Tomo de’ Ceffi compra tutto, non solo i segreti inconfessabili;
          2) compra tutto gratis, senza offrire niente in cambio;
          3) scava dentro tutti noi, non solo dentro i suoi clienti;
          4) continua a farlo a oltranza, senza bisogno di rottamarci dopo poche settimane;
          5) nessun clan di zigani ci salverà 🙂

          • Roberto says:

            Sono pronto a fare cose terribili per mantenere il mio conto aperto.
            Da cosa iniziamo?
            Tifo Juve?

            • Z. says:

              Non serve fare cose terribili, Robbè.

              Anzi, sul Tomo de’ Ceffi le buone azioni tirano addirittura di più.

              Da cosa iniziamo, mi chiedi?

              Riguarda Il Gol.

              Immagina una famiglia felice, in un quartiere di Bologna dove si usava organizzare non solo Feste di sezione, ma anche di cellula. Immaginala davanti al teleschermo mentre sta assistendo al trionfo del Socialismo sulla reazione, della civiltà sulla barbarie.

              Immagina quella che ormai appare come una vittoria già consumata, come l’armata dei Mille che espugna il Regno di Napoli ed è già pronta per rientrare a Torino, nella Capitale.

              Poi immagina il vuoto negli occhi di Michelino, la frustrazione in quelli di Barros, lo sgomento del buon Dino allorché l’arbitro annulla Il Gol.

              Immagina di osservare le spoglie vilipese di quella squadra. Immagine di vederne emergere prima il dolore, poi la rabbia.

              Ecco, prova oggi queste emozioni come gli uomini giusti le provarono allora, nel 1989. Quando esisteva ancora il Muro di Berlino e Casini non era il candidato del Partito, ma un promettente rampollo tra le fila dei suoi avversari in città.

              Aiutaci a non dimenticare, perché non succeda mai più.

              Offri al Tomo de’ Ceffi non la tua abiezione, ma la tua redenzione.

              • Roberto says:

                Risponderò con le parole di uno dei migliori intellettuali del XX secolo:
                “Rigore è quando arbitro fischia”

          • Davide Troiano aka daouda says:

            il clan degli zingari non era disposto a salvare quanto a servire il potente ed il megastore

  19. Moi says:

    @ ANTISIONISTI 🙂

    Polonia : si può parlare di Lager e di Shoah … basta che sia tutta quanta roba da Crucchi, sennò GABBIO !

    • Z. says:

      Se si accetta l’idea che il legislatore ha tutto il diritto di criminalizzare un’affermazione in campo storico, poi non ci si può lamentare se il legislatore polacco lo fa a modo suo…

  20. Francesco says:

    Ah Miguel

    quello dei 7,5 miliardi di persone in concorrenza tra loro per soddisfare meglio il cliente è un fatto, non una opzione.

    se vuoi, un punto di vista.

    ma non ci sono altri mondi in cui non vale, vale quanto l’idea che siano 7,5 miliardi di produttori di sterco e di anidride carbonica.

    o di anime degne del Paradiso.

    ciao

    • Per Francesco

      “quello dei 7,5 miliardi di persone in concorrenza tra loro per soddisfare meglio il cliente è un fatto, non una opzione.”

      Veramente (nel senso di fantasia9, nel 1712 in Oltrarno, c’erano tre fabbri in concorrenza tra di loro. Che sicuramente si spiavano a vicenda cercando di migliorare un po’, ascoltavano qualche forestiero per imparare qualcosa e imparavano qualcosa anche dalle riviste dell’epoca (gli artigiani erano meno analfabeti di quello che si pensa).

      Ma non dovevano fare fisicamente concorrenza a 44 milioni di altri fabbri nel pianeta. Altrimenti avrebbero chiuso bottega.

      Ora, se partiamo dall’idea che abbiamo tutti 7,5 miliardi di concorrenti al mondo, io so che ci sarà qualcuno più intelligente di me, o qualcuno disposto a fare gratis ciò per cui io chiedo abbastanza da comprarmi un panino, o qualcuno più abile di me nel truffare le persone, o qualcuno disposto ad ammazzare la propria madre per due bitcoin.

      Quindi sono già fuori gara, a meno che io non riesca ad ammazzare due mamme per un solo bitcoin (ma nel frattempo uno dei 7,5 miliardi ci avrà già pensato, no?).

      Se le cose stanno come dici tu (e non dico che non stiano così) traiamone la conseguenza: smettiamo di lavorare.

      • Z. says:

        Infatti a breve saremo quasi tutti fuori gara, e non c’è nulla che possiamo fare per impedirlo.

        Se andrà diversamente, accadrà perché al mondo c’è un solo Colosseo.

        Non certo perché riusciremo a fare concorrenza al ribasso ai baristi cinesi, o perché qualcuno sovvenzionerà i baristi dichiarati fiorentini DOC, o bolognesi DOC.

      • Franccesco says:

        miguel

        dimentichi l’altra faccia della medaglia: 7,5 miliardi di clienti, con diverse richieste e diversa disponibilità economica

        diciamo 500 milioni di clienti potenziali per te, non i solito 2.000 a cui pensi. capisci che un tuo spazio è molto possibile da trovare.

        anche al tempo di Internet

        ciao

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