Il ramoscello d’alloro e la fatica dell’intelligenza

L’altro giorno, si discettava del concetto per cui i Clienti hanno sempre ragione; i Produttori sono al loro servizio; e a vegliare su tutto, c’è una burocrazia planetaria, impersonale, sempre meno statale e sempre più privante, in mano a una decina di aziende in tutto il mondo.

Stasera, c’era Sincero, che ha fatto il muratore tutta la vita, eppure sa anche far crescere un  intero giardino con le sue mani. Tutto ciò che tocca, diventa vita.

Ogni tanto ci racconta confusamente di qualche misterioso burocrate che è passato, e gli chiediamo di chiamarci subito quando arrivano questi uccellacci del malaugurio. “Ah no, eh, io il cellulare non lo so usare, non ho mica studiato!”, ci risponde.

Siamo io, una mamma e il suo figliolo.

Arriva Sincero che ha in mano un ramoscello di alloro, cresciuto sotto la cupola del Carmine.

Tocca la testa al bimbo,

“Io ce l’ho con la tu’ mamma, che non mi ha aiutato a piantare le fave! Ma senti che profumo! Un alloro così può crescere solo all’ombra di tante preghiere!”

Annuso l’aroma intenso.

“Adesso lo regalo alla Pollara”

che poi sarebbe la Valentina dai capelli tinti dai colori più improbabili, che fa pane, schiacciata, pizza e anche polli arrosto, e che l’anno scorso attraversò tutto il quartiere assieme a Babbo Natale sulla carrozza a cavallo.

“Lei mi prende la posta, e io fo quel che posso per lei!”

Riflettete ben bene sul ciclo: le preghiere, la cupola, il bambino, la mamma, la battuta incisiva che ricorda a tutti il proprio dovere ma che sa di non ferire davvero, le fave, l’alloro, il pane, il pollo, la posta.

Per tenere in piedi un ciclo così complesso, ci vogliono memoria, affetto, sensibilità, gratitudine a lunghissimo termine (“a buon rendere, se mai potrò“), la capacità di fare sempre la mossa del cavallo al momento giusto.

Una fatica non da poco, e un’intelligenza inimmaginabile per i nostri tempi.

Senza il passaggio di un solo euro.

Questo è un punto possibile, su cui ancorare una società.

All’estremo opposto, una società può essere costituita da un Cliente che galleggia tutto solo, in un mare di burocrazia (pubblica o privata, poco conta) vasto come il pianeta. Per tenerlo in piedi, non serve l’intelligenza, serve solo la precisione tecnica, quindi possiamo definirlo come un mondo oggettivamente stupido.

Basta un clic, un modulo, una firma e per questo vince sulla fatica dell’intelligenza.

In questo sta la sua forza, ma anche l’estraneità alla vita reale.

*********************

Questo è quanto volevo dire, aggiungo qualche parola da Laurus Nobilis, un saggio di Vernon Lee, scritto nel 1909, che doveva essere anche in polemica con Ruskin – la vecchia domanda, se la bellezza doveva essere essenzialmente bella, o anche e soprattutto utile.

Immagino che il tram di cui parla fosse trainato ancora da cavalli.

“Un pomeriggio, a Roma, di ritorno dall’Aventino, il cantoniere salì sul tram mentre trottava lentamente in avanti, e davanti, accanto al guidatore, fissò un ramoscello fresco di alloro.

Possiamo immaginare un simbolo migliore di ciò che potremmo fare tutti con la nostra vita?

Per questo motivo, sono felice di aver potuto accettare dalle mani del destino, e di quel  cantoniere, il ramoscello di alloro come simbolo di ciò che non abbiamo alcuna parola per esprimere: l’insieme di tutta l’arte, la poesia e in particolare di tutta la visione ed emozione poetica e artistica”.

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63 Responses to Il ramoscello d’alloro e la fatica dell’intelligenza

  1. Mauricius Tarvisii says:

    Non riesco a trovare questa intelligenza nel caso 1
    Nel caso 2, invece, la costruzione di grandi strutture impersonali ed il mantenimento della loro impersonalità, ovvero l’isolamento dall’emotività e dal personalismo, è uno die punti di arrivo dell’intelligenza umana.

    • Z. says:

      Al di là della misticanza, diciamo che il mod. 1 funziona bene coi piccoli numeri, il mod. 2 coi grandi 🙂

      • Per Z

        “diciamo che il mod. 1 funziona bene coi piccoli numeri, il mod. 2 coi grandi”

        Certo.

        E’ per questo che dovrebbe (dovrebbe!) essere compito dello stato, mantenere i numeri piccoli, la produzione locale e così via (noto che dico “locale”, non certo “nazionale”).

        • Francesco says:

          a parte che credo di capire bene quello che vuol dire Miguel, e trovo assai ingenua l’affermazione di Maurizio sui punti di arrivo, è che non si tratta solo di grandi numeri ma anche di grandi oggetti – e questo è un salto di qualità

          fare un ponte esula dalle possibilità del Piccolo Mondo che tu ami e a me piace

          senza ponte non si vive, questo mi pare chiarissimo, pure se sono cristiano e non so se potrei pensarlo

          ciao

          • Per Francesco

            “fare un ponte esula dalle possibilità del Piccolo Mondo che tu ami e a me piace”

            Quando riuscirò a farmi nominare dittatore del mondo, applicherò alcuni principi:

            – lo stato deve proteggere. Non solo gli individui o la proprietà, ma soprattutto la terra e le comunità.

            – lo stato deve lasciare alle comunità tutto ciò che le comunità sono in grado di gestire da sole, entro limiti minimi di ragionevolezza.

            – lo stato deve concentrarsi nel fornire servizi essenziali che sono giustamente al di là della portata delle comunità: acqua, salute, alcuni ponti (non troppi), roba del genere.

            • Francesco says:

              beh, direi che è cominciato così, poi lo Stato – i suoi gestori – hanno preso giusto a impadronirsi dei fondi e a gestirli, ampliando assai i “servizi essenziali” e riducendo lo spazio della “sussidiarietà”

              se ci aggiungi un pò di liti tra comunità e individui – checchè tu ne dica nessuno ti opprime quanto il tuo vicino di casa – capisci come siamo finiti

              ciao

              • Per Francesco

                “riducendo lo spazio della “sussidiarietà””

                parlando ruschignanamente:

                “do per scontato il suo credo così come lo trovo, e cerco di spingerlo verso quei frutti vitali di cui sembra capace”

                ti chiederei un piccolo passo ulteriore.

                Nello spazio che tu e io siamo d’accordo, lo Stato dovrebbe “sussidiare”…

                ci vedi un individuo tutto nudo (a parte la cravatta) con la sua calcolatrice, o ci vedi una comunità viva di persone?

              • Francesco says:

                Miguel

                il primo sguardo è quello di un economista che guarda la seconda.

                e fa bene, come un chimico o un biologo vedono cose molto strane e diverse nella comunità umana.

                diciamo che il mio “spazio ideale sotto-statale” è meno coeso e soffocante del tuo

                ciao

        • Z. says:

          Miguel,

          diciamo che alcune cose funzionano bene nella dimensione sub 1 (l’orto), altre nella dimensione sub 2 (la difesa).

          • Per Z

            “diciamo che alcune cose funzionano bene nella dimensione sub 1 (l’orto), altre nella dimensione sub 2 (la difesa).”

            E’ una banalità, con cui chiunque sarebbe d’accordo, presumo.

            La conseguenza che ne traggo io è che bisogna espandere al massimo possibile la dimensione sub 1, che deve essere la base della società.

            La conseguenza che ne traggono altri, è che la dimensione sub 1 deve essere ridotta a piccoli e occasionali gesti di cortesia giusto per non litigare con chi ti è capitato vicino.

            La differenza tra queste due interpretazioni comporta una visione radicalmente diversa.

            Ad esempio (cito Vandana Shiva), in India è importante avere milioni di verduraie che vendono le verdure per strada, oppure avere solo supermercati in mano a due o tre catene multinazionali?

            Questa è l’unica distinzione politica che mi interessa (e non vedo chissà che differenze tra gli attuali partiti su questo tema).

            • Peucezio says:

              Beh, si tratta di vedere quali partiti e amministrazioni danno più licenze per gli ipermercati, quali hanno fatto leggi per liberalizzare gli orari di apertura e simili.

              • Per Peucezio

                “Beh, si tratta di vedere quali partiti e amministrazioni danno più licenze per gli ipermercati, quali hanno fatto leggi per liberalizzare gli orari di apertura e simili.”

                Ci sarebbe da scatenare degli studiosi a fare ricerche certosine. Ottenendo risultati non necessariamente applicabili ai candidati del momento.

                Però hai ragione: questo sarebbe un criterio autentico, altro che “ma quanto veramente odia Benito Mussolini?” o “chi ci difende dalle zingarelle?”

              • Z. says:

                Scusate un attimo…

                e permettere sia alle verduraie sia agli ipermercati di vendere verdura? no?

                oppure, al contrario: perché per strada si dovrebbe vendere (e sovvenzionare chi vende) solo verdura e non anche biciclette, computer, macchine per cucire e altro ancora?

                Sarà che mangio poca verdura (mea culpa) ma non mi convincete 😀

              • per Z

                “e permettere sia alle verduraie sia agli ipermercati di vendere verdura? no? ”

                Certo, e il più ricco dei due vinca, senza alcun bisogno di barare!

              • Z. says:

                Miguel,

                –Certo, e il più ricco dei due vinca, senza alcun bisogno di barare! —

                Proprio così, amico mio.

                Curiosamente, nel commercio di verdura, essere più ricchi e fare prezzi più convenienti non è considerato “barare”. E’ considerato, tipo, commerciare.

                Il Popolo Bue, cui da sempre appartengo a pieno titolo, ragiona così:

                Miguel è liberissimo di pagare la verdura il doppio che all’ipermercato, e magari è davvero più buona. Ma siccome la differenza non me la paga Miguel, io voglio continuare a comprarla all’ipermercato e a pagarla la metà. Viva l’ipermercato.

                E quel che è peggio, è che noi Popolo Bue pensiamo la stessa cosa in merito alla vendita di biciclette, macchine da scrivere, pannolini. Anzi, quando non si parla di generi alimentari, oramai visitiamo sempre meno i megastore: compriamo online.

                Siamo vozzi e ignovanti, che vuoi farci 🙂

  2. Z. says:

    A proposito di burocrazia e inventiva:

    http://www.lastampa.it/2018/01/28/edizioni/imperia/sindaco-crea-una-strada-per-dare-la-residenza-a-un-clochard-K5xO7EUt1Jp2h6x0U7UybO/pagina.html

    Glielo diciamo, a La Stampa, che funziona così da parecchi anni nelle principali città italiane? inclusa Torino, peraltro?

    No. Non glielo diciamo. Ecco.

  3. Lucia says:

    Off topic: Moi, mi farebbe piacere sapere la tua opinione riguardo a questo articolo http://theweek.com/articles/749978/female-price-male-pleasure
    Metoo c’entra solo in parte
    (naturalmente tutti i commenti mi interessano, ma è un articolo lungo non posso chiedere a tutti di leggere)

    • Z. says:

      In attesa di Moi, tu che ne pensi?

      • Lucia says:

        Penso che sia molto importante il lavoro che la giornalista fa (basandosi su studi, tutti citati, e anche questo è importante) di cercare di interpretare la notizia al di là dell’accezione “ma lei forse ci stava, ma lei forse ci marcia su, ma noi maschi medi poverini che non abbiamo mai cercato di stuprare nessuno ora siamo tutti in pericolo di denunzia”*.
        E il lavoro che fa è cercare di capire come alcune differenze siano date per scontate, naturalizzate, per cui al piacere dovuto per il maschio è contrapposto il dolore fisico che la donna deve sopportare. In vari campi, non solo quello dell’atto sessuale. Fa bene cercare di capire se quello che si considera ovvio, luogo comune, in realtà così ovvio non è. Penso sia importante che se ne rendano conto per prime le donne ovviamente, ma anche i maschi, e come dicevo a mio marito non tanto i tipi alla Weinstein o alla Berlusconi, chè loro lo sanno benissimo come funzionano i meccanismi di potere e ne abusano, ma quelli come lui e come la stragrande maggioranza degli uomini che conosco, proprio perché capiscano che questa serie di denuncie, al netto di una macchina mediatica che esaspera senza quasi mai analizzare in profondità, è positiva.

        *che posso anche capire, va pure bene far presente che c’è questo rischio ma a patto di non affossare tutto il processo di denuncia di diseguaglianze molto più profonde.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Fammi capire, secondo te nella nostra società il piacere per l’uomo è goduto, mentre per la donna è prescritto il dolore? E secondo te l’atto sessuale è questo, cioè la donna che soffre per dare piacere all’uomo?
          Sicuramente è un’idea che è antropologicamente interessante, anche se non nel senso che abbia a qualcosa a che fare con la realtà empirica.

          • Peucezio says:

            In effetti è una bella domanda.
            Se un uomo e una donna vanno a letto insieme, può nascere il sospetto che lui abbia violentato lei, ma quasi mai il sospetto contrario.
            E’ vero che l’uomo è più forte fisicamente, ma, insomma, è lei che fa un favore a lui, come se il piacere sessuale fosse solo maschile?
            Insomma, un ladro può strappare con la forza dei soldi di dosso a una persona, perché i soldi sono un vantaggio. Non esiste la figura dell’energumeno che dà con la forza alla vecchietta dei soldi a uno che non li vuole, benché anche lì si dia disparità di forze.
            Una copula è una cosa bella solo per una delle due parti? L’altra ci perde qualcosa?

            Ma, intendiamoci, non è colpa solo delle donne.
            Esiste ancora, anche nella nostra società che Mauricius ritiene misandrica (o qualunque sia l’aggettivo di “misandria”) l’idea, presso i maschi, che per una donna “concedersi” con troppa disinvoltura sia disdicevole, mentre nessuno, né maschi né femmine, lo pensa per gli uomini.

            • Lucia says:

              E pure Peucezio
              😀

              • Peucezio says:

                Lucia,
                soggetto, predicato, eventuale oggetto e altri complementi.
                Dicesi struttura predicativa 🙂

                Scherzi a parte, io sarò pure prolisso, logorroico e grafomane, ma l’eccesso di sintesi a volte rende indecodificabile il messaggio.

          • Lucia says:

            Scusa Mauricius, però me lo devi leggere l’articolo altrimenti non ci capiamo.
            Pure io sono rimasta stupita di alcune informazioni colà contenute, e potresti convincermi del fatto che l’autrice erra, però sulla base di ciò che lei dice (se poi non hai tempo/voglia di leggere non è tragico, però ha senso secondo me partire da quello che è scritto lì)

        • Z. says:

          Lucia,

          insomma, che le denunce siano vere o false non è poi troppo importante: la cosa più importante è che se ne parli.

          La penso diversamente.

          • Lucia says:

            Z, Non so di cosa parli, il caso da cui parte l’articolo sembra essere successo davvero, il problema è che sembra essersi trattato di un’incomprensione, non di una violenza attuata consapevolmente quindi sarebbe stato meglio parlare del caso senza fare nomi, ma senza nomi immagino che manco un decimo legga la notizia. Però la parte più interessante dell’articolo è l’analisi dell’entroterra socioculturale diciamo che permette a tali atteggiamenti di svilupparsi, fa molti esempi interessanti che non c’entrano con metoo. Ma se grazie a metoo mettiamo in discussione questo “sistema”, tanto meglio. Stando attenti a non intaccare il sistema di garanzie legali di chi viene accusato (e magari un filone parallelo può servire anche a ragionare di come salvaguardare queste garanzie in generale, ché adesso non facciamo finta che il problema sia nato adesso)

            • Z. says:

              Lu,

              le garanzie in materia sono poche e non da oggi. L’audizione protetta della persona offesa maggiorenne è appena una tacca sotto all’inversione dell’onere della prova, ad esempio.

              Non parliamo della liberalità con cui viene disposta la carcerazione preventiva in materia, poi.

              Il tutto a rischio diciamo pure contenuto per chi denuncia il falso.

              Quando leggo frasi tipo “parliamone ma non troppo”, come se le calunnie in questo ambito fossero tutto sommato evento raro o di poco conto, debbo educatamente dissentire…

              • Lucia says:

                Ma no, anzi con “se si apre il filone parallelo” intendevo ben venga che si parli, e molto, anche di questo! Anzi, sono d’accordo che la questione del sistema giudiziario sia ancora più importante.
                Però aprirlo a parte, come discorso indipendente, facendo un discorso generale e cercando di non affossare anche ciò che di Metoo e affini c’è di buono

              • Per Z

                “L’audizione protetta della persona offesa maggiorenne è appena una tacca sotto all’inversione dell’onere della prova, ad esempio.”

                Quello che io trovo orribile è l’esposizione mediatica in generale.

                Una volta ho testimoniato a un processo per un fatto di cronaca: solo una notizia di cronaca più grossa, proprio quel giorno, mi ha salvato dalla fine degli altri testimoni, citati per nome e cognome e criticati come se fossero attori più o meno bravi su un palcoscenico.

                Ma il giornalistuncolo all’uscita dell’aula che mi chiede, “allora, dica come si sente adesso?”, me lo sono beccato lo stesso.

                Che uno appaia sui media perché gli piace è un conto. Che uno ci sia costretto, senza alcuna colpa, e a rischio di venire trascinato davanti alle telecamere dai carabinieri se non lo fa, è una cosa bruttissima.

      • PinoMamet says:

        Mmmm

        mmmm
        mmmm

        non sono d’accordo su niente, così su due piedi.

        Secondo me:
        la tizia cita delle statistiche che dicono che ci sono più studi sulla disfunzione erettile che su problemi sessuali femminili;
        è un dato molto interessante, ma che c’azzecca con le molestie sessuali?
        Ben poco, e molto alla lontana.

        Le donne (più degli uomini, che danno per scontato che il sesso sia una cosa piacevole, di solito) danno per scontato che il sesso possa essere doloroso.
        Bene, è un altro dato interessante su cui riflettere, ma che c’entra con le molestie? Ben poco, di nuovo.
        E che c’entra col fatto che qualcuna possa ritenere che la frase “hai un bel paio di tette”, sentitasi dire vent’anni prima, sia una molestia? Zero.

        E soprattutto, che c’azzecca tutto ciò con tuo marito o con qualunque altro essere umano di sesso maschile non molesto? Zero meno.

        E volerceli farceli c’entrare per forza, ecco, lo vedo abbastanza molesto 😉 e molto disonesto intellettualmente da parte dell’autrice.

        Se avesse detto: “faccio uno studio sulla differenza di percezione sessuale maschile e femminile”: tanto di cappello, sarebbe stato anche ben fatto.
        Ma “metoo” non c’azzecca proprio nulla.

        • Z. says:

          Rabbi, ultimamente ti trovo molto saggio.

          Voglio diventare saggio come te.

        • Lucia says:

          Se è molesto chiedere a maschi non molesti di informarsi su queste situazioni (con un unico articolo, questo, eh – non l’ho mica costretto a leggere dalla parte delle bambine o il secondo sesso), allora è molesto pretendere da gente che non pratica la schiavitù o il colonialismo di avere un minimo di coordinate di storia su questi argomenti, o a non nazisti/neonazisti di studiarsi la storia della seconda guerra mondiale.
          Quindi tu ritieni che non ci siano correlazioni. Legittimo, a me pare ce ne siano. Però devo anche ammettere di essere fortunata? Privilegiata*? Da essere rimasta stupita su varie notizie riportate qui.
          *ecco, un punto a favore dei “negazionisti” 😀 potrebbe essere che i media odierni più che informare sui, spesso distorcono, in senso catastrofico, i fatti. Quindi io non sono particolarmente fortunata ma la gran parte dei maschi è gente per bene, credo sia la cosa più probabile. E ciononostante, ed è proprio quello che mi piace di questo articolo, sembrano esserci situazioni di discriminazione piuttosto evidenti a livello di sistema – sanitario, in questo caso. Saperlo può aiutare.

          • Z. says:

            Lu, nessuno pensa che tu sia molesta (qui, poi se lo pensa tuo marito sono fatti vostri :P).

            Anzi, l’articolo è interessante.

            Fatico a capire:

            1) perché usare l’argomento per sminuire la gravità e la frequenza delle denunce calunniose in materia, e
            2) cosa c’entri l’argomento con certe campagne mediatiche di gran voga oggidì.

            • Moi says:

              Haddavenì … Barbazzone ! 😉

            • Lucia says:

              “poi se lo pensa tuo marito sono fatti vostri”
              Hehe
              Non so, dopo mi ha invitato a vedere con lui un video sulla matematica applicata di una formula di cui ho dimenticato il nome (spiegandomelo)
              😀

          • PinoMamet says:

            Lucia

            Su di me i sensi di colpa per conto terzi non attaccano.
            Tu hai chiesto a Moi un parere sull’articolo, Moi e altri hanno letto l’articolo e ti hanno dato il parere. Io ti ho dato il mio, che non cambia.

            Continuo a vedere da zero a pochissimi, ma tendente allo zero, legami tra studio delle disfunzioni erettili e molestie sessuali;

            E a meno che quegli studi non li abbia scritti tutti tuo marito, continuo a non capire perché dovrebbe sentirsi chiamato in causa.

            • Lucia says:

              Ma certo, non c’è nulla di male nel tuo/vostro non essere d’accordo con l’articolo o con me, ci mancherebbe! Mi sembrava poco gentile richiedere un commento e poi non commentare a mia volta, anche perché mi ha fatto piacere sentire i vostri pareri.

              Mio marito non deve sentirsi in causa, gli ho solo consigliato di leggere l’articolo perché secondo me interessante.
              Comunque, mi sembra di capire che molti uomini leggendo si sentano accusati, e non credo sia ciò che vuole raggiungere l’autrice; io di certo non ho quest’intenzione quando ne propongo la lettura. Come se io mi sentissi accusata se si parla di discriminazione di gruppi x nella mia società: se io non la attuo direttamente, è vero che potrei avvalermene indirettamente e inconsapevolmente, ma anche per questo penso che mi faccia bene saperlo. Anche solo per riconoscere se una situazione simile capita a me, o a qualcuno che mi è caro, e magari non me ne accorgo neanche. Poi se dico “bah non mi tange, non ne voglio sapere” è comprensibile e umano, però non credo nemmeno che farò la sentinella in piedi quando si cerca di passare proposte di legge che migliorino la vita a quelle persone.

              Fra l’altro, non penso che le discriminazioni verso il genere femminile siano uno dei fenomeni più gravi della società “occidentale”, però perché non parlarne? Non può fare che bene. Un gran problema è come i media rendono ossessivo e polarizzino tutto, e cerchino capri espiatori da esporre. Ma io ho postato quell’articolo perché mi pare non segua quella linea.

              (forse sto ho dato l’impressione di aver stampato centinaia di copie del suddetto testo e di volantinarle in giro)
              😀
              Ok, voglio dilungare la discussione abusando dell’ospitalità di Miguel, diciamo che penso ad alta voce eh 😀

            • PinoMamet says:

              Non è “non mi tange e non ne voglio sapere” ma “mi sta accusando di una cosa che non mi riguarda”.

              Non si tratta solo della questione femminile: trovo che sia una scemenza anche l’accusa del “privilegio bianco”, che forse, e sottolineo forse, può avere qualche fondamento nel peculiare contesto statunitense (che gli statunitensi continuano a scambiare con il mondo) ma è totalmente priva di senso fuori.

              Idem il colonialismo: ne traggo benefici? Vabbè, allora come la mettiamo col fatto che nel Sedicesimo secolo tuo trisnonno…
              Non ha senso.

              Studiare va benissimo, accusare no. E sì l’autrice sta accusando gli uomini, per il fatto di avere un pene, di essere complici della cultura delle molestie.

  4. Moi says:

    Riconosciamo la “Buona Fede” sia a lui sia a lei … altrimenti s’ ipotizza all’infinito.

    Non dovrebbe essere “emancipatorio” anche attuare una comunicazione esplicita ?

    … Va be’: non ci sarà il romanticismo “telepatico” da film d’amore … mala vita mica è un film ! E proprio nel mondo della recitazione sembra così difficile distinguere tra sincerità e “dissimulazione” , che è la dote artistica principale della recitazione.

  5. Moi says:

    Poi è vero anche che il sesso come oggetto di studio scientifico è ancora tabù … o comunque visto con imbarazzo che vorrebbe liquidare tutto in poche battute, più o meno triviali o più meno acute.

  6. Moi says:

    Personalmente, mi pare che un certo “ideologismo” di criminalizzare a priori il desiderio maschile come molestia o stupro ci sia … come ci sono sicuramente immaginari indotti che fanno prevalere la smania di prestazione narcisistica sul rispetto per le altre persone. Ma non credo sia prerogativa maschile … né “etero-cis” !

    Non ricordo chi (ma NON siamo gente da Ipse/a/um 🙂 Dixit !) aveva definito un certo modo d’intendere e iper-interpretare la libertà sessuale con il paradosso di “Masturbazione dentro Corpo Altrui” …

    • Lucia says:

      Sì, la notizia da cui parte l’articolo è una delle denuncie sul filone #metoo più ambigue, e mi sembra che (giustamente) il tipo famoso in questione non abbia subito delle ricadute pesanti sul lavoro. Purtroppo mi viene da pensare che se non metti un nome famoso nella notizia, nessuno leggerà mentre in questo caso sarebbe stato meglio criticare un atteggiamento senza denunciare la persona.

  7. Moi says:

    Cmq che “hot” in Inglese NON avesse un significato solamente termometrico 😉 NON lo appresi certo a scuola 🙂 :

    https://www.youtube.com/watch?v=USKBSyNp_cM

  8. roberto says:

    Miguel

    “Una fatica non da poco, e un’intelligenza inimmaginabile per i nostri tempi.”

    cioè scambiare un servizietto con un regalino auto prodotto è diventata una cosa inimmaginabile?

    boh, proprio oggi arrivo in ufficio portando una torta di mele fatta con le mele regalate da un tizio al quale innaffiamo le piante quando non c’è, e restituisco ad una collega il barattolino di vetro in cui mi aveva messo un’eccellente crema di baccalà, mentre mia moglie porta a scuola* i figli dei vicini di casa che stamattina partivano all’alba per bruxelles, e magari stasera cenano da noi se i genitori fanno tardi (mercoledì e giovedì saranno loro a portare i nostri visto che noi saremo tutti e due in udienza prestissimo)

    ci mancano cupole e preghiere, questo è vero….

    *per modo di dire, li accompagna all’autobus

    • Per roberto

      “boh, proprio oggi arrivo in ufficio portando una torta di mele fatta”

      E’ quello che dico, ovunque possono rinascere isole di vita appena si crepa il cemento. Parlo continuamente dell’Oltrarno, ma ne parlo solo perché credo che il resto del mondo sia certo diversissimo, ma anche simile.

      Quello che manca nel tuo resoconto però è l’elemento di conflitto.

      Calcola che l’alloro cresce, perché qualcuno lo annaffia regolarmente.

      Cioè tutto l’anno, qualcuno arriva ogni mattina o quasi, butta i rifiuti (differenziati), spazza le foglie, ripara le piccole cose, cura l’orto, di un luogo che appartiene al Comune, senza che nessuno lo paghi.

      E l’alloro sopravvive perché siamo in un numero sufficiente e vigiliamo abbastanza (con tante sentinelle alle finestre pronte a chiamare di corsa) da sconsigliare a un privante di abbatterlo. E a un politico di alienarsi gli elettori mandandoci via.

      E si può annaffiare, perché c’è gente che tutti i giorni si prende la briga di tenere aperto un posto.

      E se c’è una mamma con il suo bambino lì, è perché sono sette anni (prima che nascesse il bambino) che lei si fa un discreto mazzo per tenere vivo questo posto, e che abbiamo fatto cortei e manifestazioni e organizzato innumerevoli attività.

      E se c’è una pollara, è perché ha deciso di continuare a lavorare nonostante le fosse cascato in testa il soffitto, invece di vendere al primo localaro che ci volesse fare un pub, e si mantiene perché quando è cascato il soffitto, siamo andati tutti a prendere la schiacciata e il pane da lei.

      Senza tutto questo sforzo, non ci sarebbe l’alloro e si interromperebbe tutto il ciclo dello scambio.

      • roberto says:

        capisco che il conflitto contro un nemico (o tanti nemici) esterni siano un collante per una comunità, ma immagino che tu non voglia dire che sia necessario un conflitto per avere delle relazione che secondo me sono semplicemente umane.

        anzi, sul “semplicemente umane” nel mio esempio manca l’elemento “affetto”.

        mica voglio bene alla collega che mi porta il baccalà o all’altro al quale porto la torta! siamo costretti a calpestare lo stesso pezzo di pianeta per 8 ore al giorno, 250 giorni all’anno, cerchiamo giusto di comportarci civilmente rendendo il più piacevole possibile la convivenza forzata

        • Per roberto

          “capisco che il conflitto contro un nemico (o tanti nemici) esterni siano un collante per una comunità, ma immagino che tu non voglia dire che sia necessario un conflitto per avere delle relazione che secondo me sono semplicemente umane.”

          No, non intendevo affatto quello.

          Intendevo che le relazioni umane – al di là di quelle di semplice cortesia – sono continuamente sotto attacco. Non sono per nulla “garantite”.

          Non è garantito che esista una fornaia/pollara nel quartiere, visto che ci sono già i supermercati.

          Il direttore del supermercato non ti tiene la posta e non ci fa niente con il tuo alloro.

          I suoi dipendenti non lavorano né il pane, né gli orti. Anzi, ciò che fanno è estraneo a loro stessi: mica hanno la vocazione del cassiere.

          Il direttore del supermercato quasi sicuramente non abita nel quartiere, e qualunque cosa succeda al quartiere stessa gli è del tutto indifferente.

        • Sempre per roberto

          “capisco che il conflitto contro un nemico (o tanti nemici) esterni siano un collante per una comunità”

          Nel caso nostro, è il contrario. La sola parte di conflitto porta sempre a rancore e divisione.

          Nel nostro quartiere ci sono state lotte, certo molto pacifiche, ma lunghissime, con gente che ha speso tanta energia lottando contro l’inquinamento, il traffico e tanti altri abusi.

          Ma per quanto ci si documenti, si studino le carte, ci si mobilita, non è servito a nulla, e questo porta presto a dare la colpa ad altri, e comunque ci si sta male.

          No. Ciò che unisce è solo costruire insieme. Anche perché è solo allora che hai qualcosa da difendere.

  9. Moi says:

    @ LUCIA

    … Quindi ?!

  10. Moi says:

    @ LUCIA

    1)

    “LA GABBIA”

    https://www.youtube.com/watch?v=9YbG8E5AvWQ

    Gli islamici: le donne senza velo non vanno rispettate

    ————————————–

    2)

    L’ ARIA CHE TIRA

    Daniela Santanchè, molestie: ‘Denunce in tv? Sfigate che pur avendola data via non sono riuscite’

    https://www.youtube.com/watch?v=28PLHJKrDWk

  11. Moi says:

    Quando ci sarà la Sharia, rimpiangerete perfino il Codice Rocco … garantito ! 😉

  12. Moi says:

    A me par di stare a un Pronto Soccorso ove chi si schiaccia un dito vuol passare davanti a chi fa il frontale in bici contro un TIR ! 😉

    • PinoMamet says:

      Allora in un Pronto Soccorso normale temo! Qua funziona così, direi. C’è un codice di tre colori assegnati a cazzo; poi il più grave, a occhio, viene fatto entrare. Ma non c’è lo specialista. Allora entra il meno grave, che è di giorno un bambino la cui mamma dice che si è rotto il.polso tre giorni prima, e che per tutti il tempo smanetta tranquillo sull’I phone. Intanto il più grave vero è in preda a dolori lancinanti, ma nessuno li degna di attenzione. Se è notte, la prima ha essere curata è una bella ragazza che si è slogata la caviglia in discoteca, oppure il vecchio ubriaco del paese. Poi arriva lì specialista, ma nel frattempo è arrivata un’ambulanza con un altro non grave, quindi va lì perché è più urgente. Il malato o feriti grave, o un suo famigliare, si incazza: viene redarguito, vuol forse insegnare il mestiere ai medici? Dopo un’ora li visitano, malissimo. Un’altra ora perché gli siano fatti gli esami, pessimamente. Alle tre di notte esce, peggio di prima, mentre la madre del bambino o il boyfriend della slogata inveisce perché ci vuole un po’ di pazienza, cribbio!

      • Roberto says:

        A Bologna era abbastanza divertente andare il sabato sera: da una parte gli sfracellati delle discoteche o locali in ovvi codici rossi dall’altra gli azzoppati delle partite di basket (99% caviglia) tutti ancora con la maglia della loro squadra.
        Una volta mi sono trovato con mio fratello, due squadre diverse, due partite diverse stessa distorsione alla caviglia

    • Z. says:

      Certo Muà, te se non ci metti i musulmani cattivi non ti senti a tuo agio 😉

      • Moi says:

        ma non sono cattivi … è il Miracolo di Transustanziazione Femminista da Wonder Woman a Pina Fantozzi che ha reso … 😉

  13. Moi says:

    poi è chiaro che in ottica iper-individualista (cfr. post del “sciogliere le calotte polari partendo solo da sé stessi/e/*” …) il proprio “cat calling” (sapete di certo cos’è !) è peggio di uno stupro altrui.

  14. Peucezio says:

    Miguel,
    ma lo chiedo a Z., Roberto, Mauricius, i giuristi del blog, perché tentino una spiegazione storica, di filosofia del diritto, di quello che vogliono…

    “Che uno appaia sui media perché gli piace è un conto. Che uno ci sia costretto, senza alcuna colpa, e a rischio di venire trascinato davanti alle telecamere dai carabinieri se non lo fa, è una cosa bruttissima.”

    Perché fra i diritti umani fondamentali e come espressione del diritto alla riservatezza e all’intimità non è contemplato anche il diritto a non essere nominati pubblicamente né fotografati o ripresi senza il proprio consenso, ammeonché non si ricoprano cariche pubbliche importanti, che rappresentino un’implicita accettazione a diventare persone pubbliche?
    Se uno non ha colpe o pendenze penali semplicemente dovrebbe avere il diritto assoluto e inviolabile alla riservatezza.
    Se invece uno compie dei reati gravi, semplicemente c’è il casellario giudiziario, pubblicamente consultabile, anche via internet nel caso (così so se devo starci alla larga perché è un infanticida seriale e allora evito di sposarmelo o non ci mando mio figlio a prendere lezioni private di geografia), ma deve essere l’unica modalità di conoscenza delle condanne subite e qualsiasi altra forma di pubblicità, non ufficiale, dovrebbe essere vietata severamente, con risarcimenti miliardari (come per l’altro caso, quello dell’innocente).

    • Roberto says:

      Credo che ci sia una tensione fra diritto alla privacy da una parte e diritto di cronaca, pubblicità della giustizia, morbosità, e pornografia del dolore dall’altra.
      Questa battaglia viene combattuta con risultati diversi a seconda dei paesi. In Francia, il tipo che si è fatto esplodere su una terrazza di un caffè viene chiamato per nome ma indicato sempre come “presunto attentatore”. In Germania la stampa tende a dare nomi in pasto al pubblico ma la giustizia è anonima (c’è una sentenza, non scherzo, che parla delle vicende di Herr X senza mai nominarlo, ma dicendo che era stato bundeskanzker fra l’anno tale e l’anno talaltro). Da noi c’è lo schifo che segnali

      Sono d’accordo con te, ma condivido anche l’osservazione di pino, ora rispetto a anche solo 50 anni fa è infinitamente meno peggio

  15. Peucezio says:

    Io credo che se un giorno ci sarà un mondo meno barbaro, ci ricorderemo del giornalismo di oggi come oggi ci ricordiamo della gogna in piazza o di altre amenità simili.
    Sono sempre stupito dal fatto che la gente non colga la carica di violenza e di barbarie che c’è in tutto questo, per quanto appaghi certe curiosità e certe pulsioni. Insomma, se la gente guarda i film horror è perché ha il piacere di vedere efferatezze, ma nessuna persona sana di mente vorrebbe mai che succedessero realmente. Allo stesso modo si sostituissero le trasmissioni scandalistiche e la cronaca in genere con storie di finzione e non si rompessero le palle alla gente vera.

    • PinoMamet says:

      Sì ma tu dici: “il giornalismo di oggi”.

      Il foglio locale, il più antico d’Italia, per celebrare la sua antichità ha in anni passati ripubblicato stralci delle sue cronache passate: ne ho lette alcune, di fine Ottocento inizio Novecento (il giornale è molto più antico);
      beh, caspita, al confronto l’odierno giornalismo italiano è un esempio di equilibri e descrizione.

      Lì non mancavano nomi, cognomi, forse addiritttura indirizzi, conditi da giudizi sprezzanti o condiscendenti, verso i vari malcapitati a cui erano successe avventure nei casini, risse o furti…

      • Peucezio says:

        Sì, con “oggi” intendevo rispetto a un ipotetico futuro.
        D’altronde il giornalismo è un’entità abbastanza giovane: prima del Settecento non c’era, se non sbaglio.

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