Picco per capre

Sentiamo confusamente di trovarci a un punto stranissimo della storia. Tutti hanno in questo momento più di quanto abbiano mai avuto i loro avi. Quindi ci troviamo in un punto elevato.

Eppure intuiamo che qualcosa di terrificante si stia muovendo sotto i nostri piedi. C’è molto incertezza su cosa siano esattamente quei tremori e quel rombo confuso, ma per la prima volta in due secoli, ci rendiamo conto che la salita è finita. Il nostro punto elevato è quindi un picco. Come in quei grafici che si vedono nei fumetti, e noi stiamo lì in cima.

Ora, ho sempre sognato che qualcuno riuscisse a cogliere e spiegare in maniera chiara cosa sia quel rombo o quei tremori.

Ho visto tantissimi libri di esperti campo singolo, che ci spiegano qualche aspetto: crisi economica, ingiustizie sociali, migrazioni, inquinamento, trasformazione tecnologica, cambiamenti climatici, debito, scarsità di risorse, distruzione della biodiversità, disoccupazione…

Ogni volta, è un pugno nello stomaco, ma rimani con molti dati (facili da dimenticare) e la sensazione che ci sia qualcosa che collega tutto, però non riesci a metterlo bene a fuoco.

Se solo esistesse un libro piccolo, leggibile, non retorico, che permettesse a noi capre – non specialiste ma curiose – di capire il picco su cui ci troviamo…

Bene, quel libro esiste e si chiama, appunto Picco per capre, pubblicato da Luce Edizioni.

Jacopo Simonetta ha lavorato da una vita su progetti ambientali, in luoghi remoti del mondo (fu in Somalia, mi ha raccontato, che capì che gli aiuti europei facevano parte più del problema che della soluzione).

Luca Pardi, chimico, lavora al Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Picco per capre è un testo estremamente leggibile, spesso divertente, ma implacabilmente logico.

Gli autori riescono a farti seguire un ragionamento fino in fondo, senza perdere mai il filo. E senza una parola superflua, perché lo scopo non è tanto quello di informare quanto di darci tutti le chiavi per capire le informazioni.

Facendo capire, grazie anche a illustrazioni molto chiare, i meccanismi fondamentali del mondo in cui viviamo.

Il libro, va da sé, lo si compra (io finora ne ho comprate quattro copie che sto regalando in giro), a quindici euri…

ma voglio darvi un esempio di come gli autori riescono a far capire un meccanismo fondamentale. Che sono quelle cose per cui, come dicono gli inglesi, non riusciamo mai a vedere il bosco per via degli alberi.

Ecco il mondo visto dagli economisti:

Un ciclo perfetto, dove io lavoro per l’azienda, che mi paga; io prendo i soldi, compro i prodotti dell’azienda e investo i soldi nell’azienda stessa. Ovviamente di tante aziende diverse, ma il concetto è quello.

E’ un meccanismo così bello, che tutti i media e i politici, di destra o di sinistra, lo ritengono oggi l’unico bene immaginabile.

Ma andiamo avanti.

I soldi che investo – tramite una banca – me li faccio ripagare con gli interessi:

Le tre famiglie qui prestano 400 alla banca, che li ripresta all’azienda. La quale – ancora prima di guadagnare realmente qualcosa – deve quindi restituire 440 euro, con quei 40 in più che vanno in parte alla banca, in parte alle tre famiglie.

Quindi l’azienda deve prendere quei 40 euro in più da qualche parte, tagliando magari gli stipendi (però lì metterebbe in ginocchio i propri consumatori), ma soprattutto prendendo risorse dalla natura.

Nella natura, ci sono risorse di due tipi, rinnovabili e non rinnovabili.

Quelle non rinnovabili si trasformano in un’unica direzione, da roba utile in rifiuti/inquinamento:

Direte, ma lo sapevamo già… però lo sapevamo insieme a tante, troppe altre cose, sepolto in qualche cassetto della memoria.

Invece con queste tre figure, comprendiamo che cosa succede quando si separa l’economia dall’ecosistema. E diventa qualcosa che possiamo anche spiegare con facilità ad altri.

Gli autori di Picco per capre descrivono in realtà la convergenza di tanti meccanismi, non solo di questo: l’aumento della popolazione, i cambiamenti climatici, la demografia, l’acqua, il problema dell’alimentazione.

Ma soprattutto hanno fornito a noi capre uno strumento credo senza precedenti per andare al sodo della crisi che stiamo vivendo.

Quindici euro prego!

(No, l’editore non mi ha pagato il pranzo).

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36 Responses to Picco per capre

  1. Ugo Bardi says:

    In effetti, è proprio un bel libro. Ne ho parlato bene anch’io qui

    https://ugobardi.blogspot.it/2018/01/il-picco-e-le-capre-qualche-riflessione.html

    Il problema è che non lo leggerà nessuno o quasi. Ma, del resto, che ci vuoi fare? I passeggeri del Titanic non leggevano libri sugli iceberg

  2. Peucezio says:

    Quante pagine sono, per avere un’idea?

    E, un’altra domanda:
    Miguel, a quando un tuo libro?
    Sull’Oltrarno, sulla storia e la società statunitense, su quello che cacchio vuoi tu, tanto, quale che fosse l’argomento, correrei comunque immediatamente in libreria!

    • Per Peucezio

      “Quante pagine sono, per avere un’idea?”

      Formato A5, pagine 230 circa.

      • Peucezio says:

        Facilmente me lo compro!

        Dimenticavo una cosa molto importante: se e quando scriverai un tuo libro, mettici un’ampia trattazione sulla tipologia umana che esprime il tizio che dice che Dio gli ha vietato di pagare le tasse!

      • Peucezio says:

        Sembra una fissazione la mia,
        ma il tipo che dice che Dio gli vieta di pagare le tasse è un’immagine semplicemente geniale, degna di Miguel, perché sintetizza un sacco di caratteristiche molto profondamente americane, quindi, nel bene e nel male, è estremamente suggestiva.
        C’è tutto un mondo lì dentro: l’avversione verso lo stato e il pubblico, la religiosità individualista e un po’ fanatica, il principio per cui anche gli atti che per il senso comune sarebbero più criticabili vanno compiuti in nome di un principio in cui si crede, per cui più sono pezzo di merda, più lo faccio moralisticamente, convincendomi e volendo convincere gli altri che è un atto di probità, poi c’è la ripulsa verso la solidarietà sociale, l’idea tutta americana di sincerità, anche quando nella sostanza rappresenta una presa per il culo… (non è che non pago le tasse e cerco di non farmi beccare: no, lo proclamo!), inoltre c’è un’idea di divinità che comunica in modo semplice e diretto e soprattutto prescrittivo, normativo… e chissà quante altre cose che intuisco, ma che ora non mi riesce di formulare in modo esplicito.
        Insomma, è fantastico!!! (non nel senso che sia bello in sé, ma che è così rappresentativo e al tempo stesso originale da essere quasi commovente 🙂 C’è l’intuizione di un’infinità di cose lì: basta un’immagine del genere per avere la misura dell’acume di chi la inventa).

        Insomma, ve l’immaginate un italiano che fa un discorso del genere??? Al massimo lo farebbe a battuta (ma nemmeno), invece il personaggio in questione lo dice serissimamente e ci crede con tutto sé stesso.

        • Per Peucezio

          “ma il tipo che dice che Dio gli vieta di pagare le tasse è un’immagine semplicemente geniale,”

          in effetti, non avevo fatto tutte le tue riflessioni.

  3. Conosco sia Jacopo che Luca, con cui ho avuto discussioni, scontri ma quel tipo di scontri da cui si esce entrambi con le idee più chiare (io almeno, non sono sicuro di essere stato utile anche io a loro). E quindi ho comprato il libro un po’ per curiosità, perché in fondo tutte quelle cose le ho discusse talmente tante volte che non ho bisogno di leggerlo per saperle.

    Ma sono molto contento di averlo fatto. Jacopo sa spiegare le cose in modo veramente bello. Ho finito per leggerlo di un fiato, continuando a ripetermi “Ecco, spiegato così è proprio chiaro”. Ho sorriso per il modo leggero di porre questioni anche decisamente deprimenti. Mi sono rincuorato, certo, i problemi ci sono, ma visti così dai, ce la facciamo a venirne fuori, in un qualche modo. In tanti punti ovviamente restano le leggere divergenze, continueremo a discuterne. Anche perché fare previsioni è molto difficile, soprattutto su quelle che riguardano il futuro.

  4. Francesco says:

    Ehm la figura 2 è corretta ma la interpretazione è totalmente sbagliata.

    Il meccanismo per cui un’azienda prende 400 di risorse e produce 440 di beni è la base dell’economia. Non di quella teorica, studiata ex-post da quegli enti semi inutili che siamo noi economisti.

    Io prendo in prestito 400 di ferro ed energia eletttrica, li trasformo in zappe, le vendo per 440, il circolo si chiude senza miracoli e senza danni.

    Ciao

    • Mauricius Tarvisii says:

      Il ferro notoriamente è a impatto zero.

      • Moi says:

        Devi parlare in soldi, Maurì … sennò non ti ascoltano ! 😉

      • Francesco says:

        Per quello “basta” mettere un prezzo all’impatto ambientale, come stanno finalmente iniziando a fare.

        Perchè altrimenti il dilemma “costruire o non costruire zappe” rimane insolubile, o peggio lo si risolve su basi non razionali.

        • per Francesco

          “Per quello “basta” mettere un prezzo all’impatto ambientale, come stanno finalmente iniziando a fare.”

          Certo, si può far pagare 1 centesimo la busta “parzialmente” compostabile, peraltro obbligatoria e in distribuzione accanto ai guanti di plastica usa e getta altrettanto obbligatori (almeno per i clienti del supermercato).

          Oppure si può aumentare il costo delle auto; aumentare il costo della benzina; fare dazi pesanti ai porti e agli aeroporti (sia per compensare l’inquinamento in Cina, sia per scoraggiare i lunghi viaggi con navi); tassare ferocemente ogni acquisto di terreno che comporti la sua cementificazione o la distruzione dello strato di humus; far pagare a prezzi altissimi gli imballaggi di ogni sorta; far pagare una tassa a tutti i negozi che lasciano accese le luce la notte; raddoppiare i prezzi dei pesticidi…

          Sarebbe un piccolo inizio, che però temo costerebbe qualche voto al politico che osasse cercare di imporlo.

          • Francesco says:

            epperò lo stanno facendo, perchè l’umanità non è totalmente idiota

            quando un bene inizia a diventare scarso, gli uomini iniziano a dargli valore e prezzo e questo mette in moto meccanismi virtuosi che ne razionalizzano l’utilizzo

            ciao

  5. Francesco says:

    PS se prendessi in prestito 400 di risorse e producessi beni per 400, potrei risparmiarmi la fatica, i 400 li avevo già all’inizio.

  6. habsburgicus says:

    OT
    @tutti
    che ne pensate delle esternazioni di Trump ? su Haiti ecc
    e della pornostar ? a me pare che uno come lui potesse regalarsi* di meglio, però contento lui…chi siamo noi per giudicare ? e con tale citazione accontentiamo pure Mauricius 😀
    *da intendere metaforicamente, visto quello che gli avrebbe dato ora e quello che senza dubbio già le diede allora perché, sarò cinico io :D, altrimenti quella con Trump mica ci andava, eh 😀

    • Moi says:

      tutte le notizie che ci arrivano sono filtrate, deformate e “cherrypickate” 😉 dai Liberals che hanno in mano tutti i media “even if they cant’ stop cryin’ ‘n’ fuckin’ !” 😉

    • Per Habs

      “che ne pensate delle esternazioni di Trump ?”

      Al posto mio, ha già risposto Howard Kunstler, in un post precedente.

      Gran parte dei paesi africani, e anche Haiti sono degli “shithole places”. E’ un dato di fatto: l’intero sistema delle relazioni tradizionali è stato distrutto dal colonialismo e dalla schiavitù, resta una catastrofica imitazione dell’Occidente basata sul potere delle armi. Senza le risorse che permettono a noi di devastare il mondo senza sporcarci le mani.

      Il problema è che Trump dice che questo sarebbe un motivo per non accogliere i profughi… ora, se ci sono paesi da cui scappare, sono proprio questi.

      Ma il problema sono anche i governi di questi shithole places, che si lamentano del fatto che Trump dica che… non sono paesi da cui scappare.

    • Roberto says:

      E penso che se riusciamo a sfangarla passando il mandato Trump senza guerre nucleari o cose del genere, varrà la pena di aprire un’ottima bottiglia

      • Francesco says:

        Secondo te, tutti i paesi civili del mondo che fanno a gara ad attrarre immigrati “ad alto potenziale” e cercano di non far venire quelli brutti, sporchi e cattivi, non stanno dicendo la stessa cosa di Trump?

        Io apprezzo la sincerità, anche nel male.

        E non mi attendo nessuna guerra con lui alla Casa Bianca, nè nucleare nè convenzionale (come quelle scatenate da Obama e Hillary).

        • roberto says:

          la sincerità può essere espressa in vari modi a secondo delle circostanze. non è questo che mi fa paura, ma il fatto che mi sembra capacissimo di scatenare un olocausto nucleare giusto perché ce l’ha più grande di quello dell’altro

          • Francesco says:

            (sottovoce, mi raccomando: secondo me, se ci prova, scopre che quel bottone lì non provoca un bel nulla, è finto)

            ma non diteglielo

          • roberto says:

            certo, e possiamo contare sul fatto che le persone delle quali si è circondate siano meno matte di lui.

            possiamo contarci vero?

  7. Moi says:

    Anche una certa Professoressa Anna Bono, Africanista “Eterodossa/Eretica” 🙂 dell’ Università di Torino … sostiene che con tutte le dittature e gli scontri tribali in un’ Africa che manca della “mentalità giusta”, gli aiuti dei B5 / BBBBB _ ossia “Bianchi Borghesi Belli Bravi Buoni” 😉 _ facciano paradossalmente (!) più danno che beneficio !

    • Per Moi

      “Anche una certa Professoressa Anna Bono, Africanista “Eterodossa/Eretica” 🙂 dell’ Università di Torino … sostiene che con tutte le dittature e gli scontri tribali in un’ Africa che manca della “mentalità giusta”, gli aiuti dei B5 / BBBBB _ ossia “Bianchi Borghesi Belli Bravi Buoni” 😉 _ facciano paradossalmente (!) più danno che beneficio !”

      Conosco la Anna Bono…

      alcune cose che dice sono anche sensate, ma l’errore fondamentale che fa è quello di considerare che l’Africa manchi della “mentalità giusta”. In questo è esattamente come quelli che buttano i soldi addosso all’Africa, distruggendola.

      L’Africa ha la mentalità giusta per l’Africa 🙂

      • Z. says:

        Miguel,

        ho un amico fiorentino, dal lavoro tranquillo ma dal passato oltreoceano assai chiacchierato, che mi ha impartito una lezione che non ho mai dimenticato:

        occhio agli impersonali!

        e anche se a fatica credo di avere imparato, grosso modo, la lezione:

        Prima di decidere se l’Africa abbia la mentalità giusta o quella sbagliata, non dovremmo chiederci “l’Africa chi”?

        allora, sono stato attento? 🙂

  8. Luca Pardi says:

    Infatti Francesco, essenzialmente il problema è l’economia che il metabolismo sociale della nostra specie. Mi sembrava chiaro che il messaggio fosse quello. Non vedo problemi di interpretazione.

  9. Luca Pardi says:

    Errata corrige: che è il metabolismo ecc

  10. Moi says:

    Penso che l’ Apocalottimismo [sic] sarebbe rientrato senza troppe difficoltà nel novero dei Reati di Propaganda AntiSovietica ! 😉

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