Due spiegazioni, senza traduzione alcuna

Nel 1993, Howard Kunstler scrisse un’opera più importante, o almeno certamente più attuale e leggibile, del Capitale di Marx: The Geography of Nowhere: The Rise and Decline of America’s Man-Made Landscape.

Un libro che racconta in dettaglio il perverso rapporto tra spazio, urbanistica, architetti, mito americano, automobile, petrolio, economia, inquinamento e catastrofe sociale e umana nel paese che almeno finora ha determinato il destino e l’autodistruzione del nostro piccolo pianeta.

Ma Kunstler è anche un grande scrittore.

Oggi leggo questa sua definizione di Trump:

 “the Golden Golem of Greatness, skulking fiery and furious in his lonesome White House tweet chamber”

Proprio perché faccio il traduttore, so quando diventa impossibile tradurre una frase.

Per la scelta di termini non di uso comune e il ritmo di tutta la frase, nonché per l’allitterazione che accompagna l’inglese sin dai tempi di Beowulf e che sopravvive persino alla traduzione in inglese:

“The harrowing history haunted the heroes.”

Con in più una profondità temporale di rimandi: perché dietro le parole di Kunstler, si intuisce la presenza – come sempre – di Shakespeare. Una schiera di fantasiosi complottisti sospetta che Shakespeare non possa essere esistito, perché nessun essere umano (tanto meno il figlio di un piccolo funzionario comunale di provincia come lui) sarebbe in grado di esprimere, come lui, la totalità dell’esperienza umana.

Shakespeare fu tiranno, ragazzina innamorata, truffatore, mistico, avido, generoso, ma soprattutto capace di cogliere l’essenziale di tutti i nostri dilemmi.

E li capisco benissimo, i complottisti, perché ho lavorato in un canile.

Ogni cane è davvero diverso da tutti gli altri cani del mondo, ma fa sempre la stessa cosa.

Se a Macchia tiri una palla te la riporta, Pimpa ama i gatti, Rompi abbaia giorno e notte senza mai fermarsi…

Un cane universale non può esistere, per lo stesso motivo per cui nemmeno Shakespeare può esistere. E ai tempi dei selfie, le persone più interessanti sono quelle che scompaiono, o che addirittura potrebbero non essere mai esistite.

Ma c’è una riflessione interessante da fare, prima che cominciate ad accusarmi di fare il tifoso solo della lingua di Shakespeare, Kunstler e Trump.

Da ragazzo, lessi il Corano in inglese: una sorta di scopiazzamento della Bibbia, che fa pensare a predicatori evangelici americani dell’Ottocento, con qualche prete italiano noioso in mezzo.

Poi mi misi a studiare l’arabo, e scoprii che il Corano era qualcosa di totalmente diverso: non a caso, il profeta dell’Islam fu accusato di essere uno stregone, un seduttore e – quello che era peggio – di essere ciò che noi traduciamo pallidamente come poeta: lo shaa’ir che alle corti creava o distruggeva l’unica cosa su cui un potente poteva contare, la reputazione di coraggio e generosità. E che poteva anche operare magie con la sola parola.

Non si sa l’etimologia della parola shaa’ir, ma io ho sempre sospettato che avesse a che fare con il materiale più magico di tutti, i capelli (sha’r). Arap Saçı, capelli intricati di arabi come dicono con una certa presunzione i turchi.

Come poeta, prendiamo il piccolo Muslim figlio di Amore, Musaylima ibn Habib, nato nella tribù cristiana Banu Hanifa (sorprendentemente antenati dell’attuale dinastia saudita), che nella mitologia islamica diventa lo specchio malvagio del Profeta, il mentitore per eccellenza:

“I poeti, che strane creature ogni volta che parlano è una truffa”

Lo shaa’ir, nei suoi incantesimi, segue regole precise, che poi sono assai simili a quelle dei poeti greci e romani.

Il Corano riesce, misteriosamente, a rendere lo stesso effetto, senza seguire quelle regole.

Sura Ya Sin:

“Noi non abbiamo insegnato al Profeta la poesia, né mai avrebbe potuto essere un poeta”.

Fu probabilmente l’ascolto della Sura dell’Alba a farmelo capire:

qul a’uudhu bi rabbi l’falaq
min sharri maa khalaq
wa min sharri ghaasiqin idha waqab
wa min sharri n’naffaathaat ala ‘l’uqad
wa min sharri haasidin idha hasad

E’ traducibile?

Il Corano è un incantesimo sonoro, in una maniera che ricorda – e mi scuso con i lettori musulmani – proprio la frase di Kunstler.

Se c’è una cosa con cui sono d’accordo con i più tetragoni musulmani, è che il Corano è intraducibile. Si deve leggere (o meglio ancora, ascoltare) in arabo, punto e basta.

Poi se ne può dare una spiegazione, una ma’na. E questo sospetto sia vero di tutte le lingue quando assumono valenza poetica – chiunque sia nato in un paesino dove si parla il dialetto, sa che certe espressioni sono davvero intraducibili, sono solo spiegabili in maniera assai imperfetta.

Ed ecco per voi la ma’na, sia per il brano di Kunstler che per quello del Corano. Contate il numero di parole nei testi originali e nelle ma’na. E accettate il fatto che perdete tutta la bellezza sonora di entrambi i brani.

Kunstler:

“Il golem surreale e artificiale, dai capelli dorati e ricco di oro, che non sembra umano, grande e grosso e che si immagina ancora più grande di ciò che è (eppure è davvero, in qualche modo una figura tragica e grande come non si era mai visto prima tra tutti i presidenti degli Stati Uniti), se ne sta da solo, diffidente, impaurito eppure astioso perché vive in un mondo a parte, prigioniero della propria follia, roso dentro da un fuoco interiore e da una feroce ira, in una stanza della Casa Bianca dove comunica con il mondo soltanto tramite una tastiera,  scrivendo frasi folli su un mezzo di comunicazione che raggiunge magicamente tutto il pianeta in un istante.”

Il  Corano:

“Dì piano queste parole: io, piccolo essere sperduto in questo mondo, cerco salvezza dal male, rivolgendomi proprio a chi quel male ha creato, ma non nel momento in cui crea il male – bensì nell’attimo della Rottura, quando si spezza la notte e sull’orizzonte compare la luce. Nella luce del Signore della Rottura, cerco rifugio, insieme, da cose che ci sono da sempre e da cose piccole che assillano noi umani assai di più di quelle grandi.

Innanzitutto, ho paure delle tenebre, nel momento in cui si diffondono.

Poi cerco rifugio da quelle strane figure femminili, non si sa se umane, che soffiano, naffaath che suona come nafs (sentite la th che sibila tra i denti?), che è insieme respiro e spirito (notate anche voi l’assonanza?) (e quel respiro che c’è in noi, dove ci conduce, non sarà il respiro che commanda, che poi è il vero male, non certo Iblis il Satana che voleva credere solo a Dio),… su nodi di corde che legano, forse la tenda o i cammelli; e da quello che invidia, nel momento in cui invidia.”

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43 Responses to Due spiegazioni, senza traduzione alcuna

  1. Peucezio says:

    Il sacro e la poesia, che forse sono in fondo la stessa cosa, hanno in comune proprio questo: sono anche suono, sono significante e come tale sono legate a una lingua.
    Può sembrare una mia ossessione, ma la messa in lingua volgare, fra le altre cose, è un grande scisma: ogni nazione, una chiesa.

    Pensare di tradurre una formula, una preghiera o una poesia è come pensare che un quadro possa essere sostituito da una descrizione del soggetto che rappresenta.

  2. Moi says:

    Poi mi misi a studiare l’arabo, e scoprii che il Corano era qualcosa di totalmente diverso: non a caso, il profeta dell’Islam fu accusato di essere uno stregone, un seduttore e – quello che era peggio – di essere ciò che noi traduciamo pallidamente come poeta: lo shaa’ir che alle corti creava o distruggeva l’unica cosa su cui un potente poteva contare, la reputazione di coraggio e generosità. E che poteva anche operare magie con la sola parola.

    ——————————

    Proviamo a fare 2+2 … + 2 😉 :

    Un Umano Prescelto mediante uno dei Malachim, e che ascendeva verso un Kavod oscurante i cieli mediante un Ruach … un Malach di grado militare “Ghavir” che guardacaso rinnova l’ uso del velo femminile umano, che notoriamente li mandava in fregola … e ci scappavano regolarmente dei Gibborim a parto gemellare.

    Non solo: guardacaso un Anunnaki di nome Hubal _ Governatore Assegnatario di Arabia da Re Anu di Nibiru _ è immortalato proprio con il Vessillo della Falce di Luna nelle Tavolette SumeroAcadiche … e si propone come l’ Unico Eloah … ovvero unico fra gli Elohim !

    E se … dietro l’ Islamizzazione della Terra ci fosse il progetto di trasformarla in una Nuova Nibiru ?!

    😉

    • Per Moi

      “E se … dietro l’ Islamizzazione della Terra ci fosse il progetto di trasformarla in una Nuova Nibiru ?! ”

      Pensare quanti pezzi di cultura mi mancano!

      Buon volo!

      • Moi says:

        … 😉

        Fra l’altro … hai presente il famoso “Tappeto Volante” da “Le Mille e Una Notte” ? … C’è chi dice che potrebbe essere un altro esemplare di oggetto tecnologico volante, tipo il Rotolo di Zaccaria … con un’ umana prigioniera in una specie di giara portata in volo da due femmine Anunnaki in deltaplano a connessione bionica con ala ad assetto variabile 😉 !

  3. Moi says:

    … e l’ ISIS distrugge l’ Antica Arte Mesopotamica, quasi come se (… “come” se ?! 😉 ) ci fosse qualcosa in quelle rappresentazioni figurative degli Albori dell’Umanità che il Mondo NON deve sapere !

    😀

  4. PinoMamet says:

    Moi, secondo me il gioco di Biglino (prendo le parole ebraiche e gli do un significato copiato da Star Trek…) riuscirebbe benissimo anche se invece dell’ebraico e della Bibbia ci fossero il greco ed Esiodo.
    Provare per credere 😉

    • Moi says:

      Va be’ … in Ivrit “Golem” è “robot” ! 😉

      E le famose Ancelle Cyborg di Efesto ! 🙂

  5. Moi says:

    “I poeti, che strane creature ogni volta che parlano è una truffa”

    ————–

    …. سيف الإسلا , “Sayf al-Islām” 😉 ha scritto anche poesie” [cit.] !

    https://it.wikipedia.org/wiki/Spada_dell%27islam

    • Per Moi

      ““Sayf al-Islām” ? ha scritto anche poesie” [cit.] !”

      Grande Moi!

      Possiedo il cronografo di Padre Ernetti, ma non ho la Spada dell’Islam!

    • PinoMamet says:

      Iconografia della spada:

      ricordo che non so più che reparto “nuovo” dell’Esercito italiano ha preso come emblema tre spade incrociate: una curva.
      Polemiche online di militari in congedo, “ma come, perché proprio una scimitarra da arabi?”
      In realtà si tratta di una lama perfettamente europea, e l’immagine è ripresa dal celebre Giuramento degli Orazi di J.L. David: tutto “occidentale” al ciento pe cciento quindi.

      Non ci sono più i fasci di una volta! 😉
      quelli del tempo di Mussolini sapevano bene, evidentemente, che le autentiche spade arabe sono dritte e a due tagli, di una tipologia che va dalla Spagna mozaraba (espada jineta) alla Cina (jian);

      i Cinesi della dinastia T’ang, se non erro, copiano un’idea dei Sasanidi: una spada sempre dritta, ma a un taglio solo, più facile da usare.
      Quella persiana ha anche un’impugnatura ergonomica antelitteram!
      La spada, adatta all’uso a cavallo, si incruva progressivamente e diventa un “coltellone” o sciabola (dao) e in questa forma arriva in Corea e in Giappone, dove dà origine alla strafamosa katana (salto i passaggi intermedi) per la quale ben pochi ipotizzerebbero un’origine persiana…

      • Moi says:

        Ma perché in StarWars / GuerreStellari dicono “Light Saber” anziché “Light Sword” ?

        … Va be’: sono torce elettriche altamente letali 😉 ! Però …

        • roberto says:

          mi domando se “saber” non abbia un sapore più “antico” o “esotico” di sword per le orecchie di un anglofono. questo potrebbe giustificare il nome dell’arma che, ricordo, è “an elegant weapon for a more civilized age”

          • Per roberto

            “mi domando se “saber” non abbia un sapore più “antico” o “esotico” di sword per le orecchie di un anglofono.”

            Difficile dire… sword è parola germanica, e quindi fa pensare agli “antichi”: Beowulf sicuramente aveva una “sword”; “saber” mi fa pensare a Napoleone o all’impero britannico.

            • roberto says:

              ah ok! allora forse può essere legata più all’idea di “elegant weapon” che a “another era” (sempre che a hollywood facciano di questi ragionamenti…)

              • Francesco says:

                i Samurai usavano swords o sabers? perchè sword in effetti è una roba un pò volgare da signorotto medievale, la lama di luce è una cosa diversa, nella “mitologia linguistica” di SW

                PS chi era il bravissimo doppiatore di Alec Guinness? dopo secoli mi ricordo come fosse ora la voce nobile e saggia di Obi Wan Kenobi

              • PinoMamet says:

                Sword, come spada in italiano, è semplicemente un termine generico.

                Nel mio vecchio manuale di fioretto, che ho in casa, il fioretto è sempre chiamato “spada”, perché:
                -non esisteva ancora lo sport olimpico della scherma, e nessuno aveva pensato a “spada” e “fioretto” come “armi” diverse- per regolamento più che altro;
                -il fioretto era l’attrezzo usato nelle scuole di scherma per imparare a usare la spada (arma vera e propria).

                I samurai, per rispondere alla tua domanda, usavano un’insieme di armi divise più che altro per lunghezza, ma che rientravano tutte nella categoria occidentale della “sciabola”
                (in cinese dao, traslitterato in giapponese con to, ma di solito letto katana);
                nei composti che vogliono essere più altisonanti si usava però la parola ken (cin. jian) che indicava la “spada” vera e propria, dritta e a due tagli, che i giapponesi avevano solo nell’epoca più arcaica (poi abbandonata definitivamente, a differenza dei cinesi);

                quindi abbiamo il ken do (“via della spada”), e un’arma con lama tagliente è una shin ken (“vera spada”), ma per esempio la spada fatta da un artigiano giapponese, patrimonio artistico di quel paese (quindi non fatta in Cina o in Pakistan..) è una nihon to “sciabola giapponese”, e la katana (o meglio tachi ) prodotta industrialmente degli ufficiali giapponesi nella II guerra è una gun to “sciabola militare”…

  6. Moi says:

    Un “Satàn” inizialmente era un qualunque Pubblico Accusatore che avversasse qualcunaltro … più o meno, pare.

    • Z. says:

      per Francesco lo è ancora, se accusa Berlusconi.

      😛

      • Francesco says:

        non è colpa mia! sono loro che lo accusano in mala fede per motivi politici!!

        😀

        PS sempre con questi dibattiti archeologici, e aveva ragione Achille no aveva ragione Agamennone. dovremmo darci una mossa

    • Francesco says:

      x Moi

      in che lingua Satan è un PM? un contestatore? un folle che osa porsi come avversario dell’Altissimo?

      e come si chiama quel tipo che nella Bibbia lotta con Dio tutta la notte e ne esce zoppo ma benedetto?

      ciao

  7. Moi says:

    Sul dialetto “intraducibile” (evocato nel post) … a volte il dialetto coglie l’essenza profonda delle cose con l’ossimoro di un “bonario cinismo”. Una delle mie traduzioni preferite è “soprammobile”, nel meraviglioso “ciàpa-pålvar”. In realtà si può benissimo tradurre “a fotocopia” con “acchiappa-polvere”.

    Solo che in Italiano NON ti viene minimamente da pensarlo, mentre in dialetto è un termine normale !

  8. Pierluigi Vernetto says:

    Kunstler e’ un grande, una volta ascoltavo sempre i Kunstlercasts, ma alla lunga ripeteva sempre le stesse cose – anche in tono un po’ lagnoso, probabilmente perche’ le vendite dei suoi libri non andavano come sperava – cosi’ smisi… Comunque “the Geography of Nowhere” riprende i concetti di Christopher Alexander “A language pattern”, secondo me un libro un po’ piu’ rigoroso.

    • Moi says:

      Be’ dài … conosciamo già l’Anglish [sic] che chiama “Ymirstuff” lo “Uramium” 😉 .

  9. Moi says:

    proviamo a divertirci 😉 … non tutti mi vengono.

    petition —> begging

    passport —> thruhaven

    people —> folks

    control —> stuff check

    language —> speech

    irrelevant —> unwrinkling

    sign —> handwrite

    ———————

    Andate avanti voi … o se avete altre idee

  10. Peucezio says:

    Non sarebbe più pratico fare il contrario? Romanzizzare quel poco di germanico che è rimasto?

    • Z. says:

      No Peucè, perché il cuore stesso della lingua è germanico. E anche se i vocaboli germanici sono una minoranza, nella lingua corrente la proporzione cambia…

      • Peucezio says:

        E lo vuoi spiegare a me?
        Ma proprio l’inglese dimostra che il cuore si può cambiare: l’influenza nordica ha inserito pronomi, forme degli ausliari, insomma, elementi grammaticali veri e propri.
        Certo, è vero che erano sempre elementi germanici, ma germanici settentrionali, estranei alla tradizione linguistica dell’anglosassone e in generale delle lingue “ingevoni” (non dico “germaniche occidentali” perché potresti obiettarmi che ci sono delle obiezioni sull’esistenza di questa sottofamiglia, anche se poi sul piano pratico funziona perfettamente e la usano tutti i linguisti).
        E anche il francese dei normanni mica ha scherzato: è del tutto fallace credere che l’influenza, per quanto profonda, sia stata solo lessicale. Pensa solo ai suffissi o per esempio all’avverbio “very”.

        Poi è ovvio che ‘ste cose non si decidono a tavolino.
        Ma ingegneria linguistica per ingegneria linguistica, glottopoiesi per glottopoiesi…

        • Z. says:

          No, no, non pretendo di spiegarti niente!

          Era solo un’osservazione pratica: ci sarebbe molta più robba da cambiare, probabilmente, anche se a prima vista non sembrerebbe…

          • Peucezio says:

            Beh, no, numericamente sarebbe di meno.

            • Z. says:

              Non credo…

              Insomma, una conversazione comune in Anglish richiederebbe di cambiare qualche parola, spesso con altri termini esistenti.

              Una conversazione comune in Angleterrish, secondo me, richiederebbe un vocabolario così diverso da diventare quasi irriconoscibile.

              – Hi Peucè!
              – Hi Z., how’s things?
              – Quite good thanks! What about you?
              – Cannot complain either.
              – Glad to hear that!
              – Yeah, I had a great time last week…

              Ho scritto il primo scambio di battute che mi veniva in mente.

              Per tradurre in Angleterrish… diciamo tutte le altre? 🙂

              • Z. says:

                Dimenticavo: per tradurre in Anglish basta cambiare un paio di parole.

              • Peucezio says:

                Intendo sul dizionario, come numeri assoluti, non come frequenza.

              • Z. says:

                Sì, capisco cosa vuoi dire.

                Però, cambiando un numero tutto sommato contenuto di vocaboli, è possibile conversare correntemente in Anglish, se conosci l’inglese.

                Per fare la stessa conversazione in Angleterrish tocca cambiarne molti di più, e il risultato sarebbe probabilmente una lingua che all’inglese non assomiglia granché.

                Poi dovresti rivoluzionare la grammatica, oltre ai vocaboli.

                Infine, come mi avete fatto notare, inglesi e yanquis amano considerarsi discendenti dei popoli germanici (e qui capisco il tuo desiderio di fare il dispettoso 😛 ).

              • Peucezio says:

                Beh, sì, hai ragione.

                Ma non penso che tanti anglosassoni amino considerarsi germanici, perché per la maggior parte credo che nemmeno capiscano la differenza fra lingue romanze e germaniche: penseranno che “germanico” vuol dire “tedesco” (crucco mangiawürstel mezzo nazista), “romanzo” non lo capiranno nemmeno e se qualcuno gli spiegasse che indica le lingue che vengono dal latino, sentendo “latino” penseranno agli ispanici (come il nostro anfitrione messicano).
                Sbaglierò, ma mi immagino l’americano medio come uno che pensa che Jeovah un giorno si è alzato e gli ha messo in bocca la favella, così com’è ora.
                Poi ci sono quelli coltissimi, che ci mettono nel taschino anche a noi.

  11. Z. says:

    Sign > underwrite
    Control > kingship, lordship (nzomm)
    Motto > groundsat, meaningspeak
    Ages > tides
    Parliament > thing
    Place > room
    Passport > fareshine
    Border > boundary

    Control è durissima… e anche Regierung mi suona di origine latina… o no? Nzomm, è dura…

    • Peucezio says:

      In boundary ti faccio notare il suffisso.

    • Z. says:

      MOI, mi son perso il commento.

      Ti rispondo qui…

      “Thing” se ricordo bene significa etimologicamente “oggetto messo assieme”, “assemblato”, dunque anche “assemblea” (come nel caso di quella islandese). È forse l’invenzione meno arbitraria della lista.

      “Age” non saprei come tradurlo se non con un’accezione obsoleta di “tide”, ma immagino si possa fare di meglio 🙂

  12. Mario says:

    Il 21 sono a Firenze. Se puoi, ci vediamo di pomeriggio.

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