O sorelle dagli occhi profondi, è voi che io vedo?

L’accelerazione dei tempi e il livellamento globale portano con sé anche un’accelerazione sonora, come speravano esaltati i futuristi di un secolo fa: zangzang tumbtumb!

Questo rumore accelerato, la colonna sonora che non tace mai dietro ogni televisore, in ogni supermercato, nelle cuffie, nelle autoradio, in genere non porta con sé alcun significato.

A volte porta con sé una sorta di significato minimo, comprensibile a qualunque consumatore. Meno fatica richiede, più piace,  motivo per cui la popolarità di una canzone è in genere inversamente proporzionale alla sua qualità.

In alcuni casi, porta invece un significato: esprime qualcosa della sterminata nuvola tossica di risentimento, vittimismo, diffidenza e sospetto che la melassa sentimentale ufficiale incessantemente produce, per lo stesso motivo per cui ogni supermercato pulito e ordinato produce una quantità almeno equivalente di rifiuti.

Diventa questione di sopravvivenza, poter immaginare altri suoni.

La loro lentezza e delicatezza dà quasi fastidio, perché non corrispondono all’agitazione che è la modalità fondamentale dei nostri tempi.

E poi i significati che non siano di risentimento esigono uno sforzo intellettuale che non sentiamo più di dovere a nessuno.

Ecco perché è importante ascoltare, mezzo secolo dopo, quell’antidoto straordinario che fu l’Incredible String Band.

Che ci ricorda che non siamo soli. I nostri fratelli sono sparsi. Nello spazio, ma anche nel tempo.

Il cerchio non si spezza.

Le stagioni cambiano mentre piove freddo sangue
Ho aspettato al di là degli anni
ora sull’orizzonte vi vedo in viaggio
fratelli di ogni tempo raccolti qui
costruiamo insieme la nave del futuro
secondo un modello antico che viaggia lontano
andiamo facciamo vela per l’isola di sempre
attraverso i mari della partenza alle stelle estive

Le stagioni cambiano ma lo sguardo non cambia
o sorelle dagli occhi profondi, è voi che io vedo?
portate dentro di voi semi di bellezza
di figli non ancora nati felici e liberi
tra le vostre dita le parche tessono
il sacro legame del giallo grano
Ci siamo dispersi al calare della notte
ma nel luminoso mattino conversiamo di nuovo

Seasons they change while cold blood is raining
I have been waiting beyond the years
Now over the skyline I see you’re travelling
Brothers from all time gathering here
Come let us build the ship of the future
In an ancient pattern that journeys far
Come let us set sail for the always island
Through seas of leaving to the summer stars

Seasons they change but with gaze unchanging
O deep eyed sisters is it you I see?
Seeds of beauty ye bear within you
Of unborn children glad and free
Within your fingers the fates are spinning
The sacred binding of the yellow grain
Scattered we were when the long night was breaking
But in the bright morning converse again

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31 Responses to O sorelle dagli occhi profondi, è voi che io vedo?

  1. Peucezio says:

    Ragazzi, avete notato una cosa?
    Mentre le canzoni italiane sono scritte in un linguaggio quotidiano, quasi prosaico, molto referenziale e poco evocativo (prendi Gaber: sono dei saggi in versi, ma vale anche per le canzoni meno intellettualistiche e più romantiche), quelle anglosassoni sono poesia pura (infatti non si capisce niente): tutte immagini, metafore, simbolismi, suggestioni.

    • Francesco says:

      dici che i cantanti anglosassoni si fanno di più?

      o la loro poesia è meno razionalista della nostra, quindi lo sono le loro canzoni?

      io propendo per la prima ipotesi

      • PinoMamet says:

        Io anche 😀

        a parte gli scherzi…

        no, io anche 😀

        • Peucezio says:

          Secondo me dipende dal fatto che non hanno prodotto né Aristotele né Cartesio.
          O viceversa, non li hanno prodotti perché sono così.

          • Francesco says:

            Lo strano è che gli anglosassoni hanno prodotto un positivismo così estremista da considerarsi “roba normale”, di fatto peggiore di quello francese che si sente da battaglia, quindi riconosce l’esistenza di un avversario.

            Ho l’impressione che ci sia uno iato tra “pensiero razionale” e “poesia” nella cultura anglosassone che noi latini non concepiamo neppure.

            In sintesi, sono un pò scemi

            🙂

    • Per Peucezio

      ” quelle anglosassoni sono poesia pura (infatti non si capisce niente): tutte immagini, metafore, simbolismi, suggestioni.”

      Vero, infatti il canto dovrebbe servire proprio per suggerire.

      Però non è che “non si capisce niente”.

      Qui si fa un ragionamento molto preciso, che sta alla base anche del mio agire quotidiano pratico, nei confronti di famiglia, quartiere, amici, animali, oggetti.

      Sarà metaforico, ma è la metafora di una reale scelta di vita.

      • Peucezio says:

        Era un modo di esprimere un mio limite personale 🙂
        Capisco solo il linguaggio letterale, denotativo, esplicito.

  2. Francesco says:

    non mi piacciono quei due tipi vestiti da hippies!

    😀

    F’ che va per i cinquant’anni!

  3. Per Francesco

    “non mi piacciono quei due tipi vestiti da hippies!”

    I due scozzesi in questione, Mike Heron e Robin Williamson, che ormai vanno sugli ottant’anni, indossano un abbigliamento particolare che non ha mai attecchito in Italia.

    A tanti anni di distanza, sarebbe interessante analizzarlo, anche a confronto con certi stili contemporanei.

    La prima cosa che noto, ovviamente, è il contrasto radicale con lo stile “giacca e cravatta” della modernità.

    Però, attenzione, non fu uno stile narcisista: pensiamo alle donne, con le gonne lunghe, i capelli spettinati e sciolti e senza trucco.

    I vestiti sono colorati, ma non seguono una “moda”, la caratteristica fondamentale è l’autocreazione, ma sempre molto delicata, fuori mercato.

    Come nei vestiti del medioevo e del Settecento, i maschi sicuramente si dilettano di bellezza e di colore, ma non c’è nulla di effeminato: i ruoli sono ben distinti, anche se si fondono in un comune ambiente naturale.

    • roberto says:

      sono d’accordo su tutto tranne che “non seguono una “moda””, perché ovviamente seguono una moda che ha come canoni, per esempio, niente giacca e cravatta, colori, capelli spettinati e per le donne gonne lunghe e niente trucco.

      tant’è che appena li vedi, inquadri il periodo storico in cui si trovano i nostri amici

      • Per roberto

        “sono d’accordo su tutto tranne che “non seguono una “moda””, ”

        Certo, ma una moda oggi è il prodotto di un immenso lavoro da parte di migliaia di tecnici in tutto il mondo, dove psicologi, esperti di materiali, sociologi, collaborano con le grandi case produttrici con l’obiettivo di determinare i profitti in certe stagioni.

        La moda “hippy”, per quanto buffa, significava poi sempre qualcosa, anche nei dettagli (“guarda, ho questa medaglietta che viene dalla lontana Cina, dove i saggi…”).

        Mentre cosa significano oggi gli strappi nei pantaloni, i baffi buffi e tutto il resto, se non, “io sono figo e mi faccio i selfie”?

        O tempora o mores, diciamo noi vecchietti!

        • Z. says:

          Miguel,

          — Mentre cosa significano oggi gli strappi nei pantaloni, i baffi buffi e tutto il resto, se non, “io sono figo e mi faccio i selfie”? —

          Significa: lo fanno gli altri, dicono che è la moda, quindi lo faccio anch’io.

          Proprio come ai tempi degli hippie, del resto 🙂

      • PinoMamet says:

        Capita in filmati anni Sessanta /Settanta di vedere qualche italiano vestito così:
        ma di solito si tratta di musicisti… e non di rado di gruppi di ispirazione anglosassone.

        Probabilissimo che ce ne fossero anche tanti nella vita reale
        (ricordo un documentario che mi fece vedere mio fratello, su non so più quale evento/concerto/occupazione alle porte di Roma, piuttosto famoso, poi finito alla cazzo di cane come usava allora, con scontri, richieste assurde alle cucine e così via…);

        ho conosciuto persone, ora anche sulla settantina e oltre, che erano hippie all’epoca, e sono ancora persone interessantissime.

        Però in effetti è stato un fenomeno di importazione, mentre i “paninari” (che non mi sognerei mai di mettere sull ostesso piano…) per esempio sono stati tipicamente e unicamente italiani.
        C’è da riflettere.

        Tra l’altro questi gruppi musicali non è che si mettessero a dire “che palle la musica classica, sfasciamo tutto,facciamo zang tumbtumb” ma la rielaboravano e in un certo senso la facevano evolvere.

        Comunque oh, anche noi italiani c’abbiamo avuto gli Area, Il Banco del Mutuo Soccorso ecc. ecc., non è che siamo stati solo a guardare…

        • Z. says:

          Noi abbiamo avuto i Balletto di bronzo, ragazzuoli.

          Era il 1970, l’anno di Led Zeppelin III e Deep Purple In Rock.

          https://www.youtube.com/watch?v=1PgzW1s2gic

          Adesso c’è Fedez. Ve lo meritate, Fedez. Soprattutto Mauricius.

          😛

          • Mauricius Tarvisii says:

            Dai, ce ne sono un paio di Fedez che sono persino meno inascoltabili delle altre. Non puoi valutarlo in senso assoluto, ma devo compararlo con gli altri, tipo Fabri Fibra & co.

            • Z. says:

              Maurì,

              che devo dire? niente, non dico niente. Ti voglio troppo bene 🙂

              • Mauricius Tarvisii says:

                Non ho detto che ascolto Fedez. Così come tu non hai detto che ascolti Fibra.
                Perché non ascolti Fibra, vero? 😛

          • Francesco says:

            Ok, sospetto di non voler sapere la risposta ma … chi sarebbe il signor Fedez? e il signor Fibra? sono amici vostri?

      • PinoMamet says:

        Una roba molto britannica, secondo me:

        Procol Harum, nome all’incirca latino e di conio colto (e legato a un gatto, se non sbaglio un gatto di un professore universitario…);
        grande successo: una canzone che è formata da due brani di Bach…

  4. Mauricius Tarvisii says:

    E’ noto che la fiscalità generale è finanziata dai contribuenti cinesi e dal denaro che zampilla spontaneamente dal suolo

    https://scontent.ffco2-1.fna.fbcdn.net/v/t1.0-9/26170013_722923341231130_459562740590373423_n.jpg?oh=8b3e00573dfde85477a3c763420a72fc&oe=5AEF1B1B

    Ma poi che vuol dire “liberare le risorse dei cittadini”? Che eliminano i cittadini per liberare le loro risorse? Che le risorse diventano tutte res nullius per essere liberate dall’essere oggetto di proprietà? Altro che non mi viene in mente?

    • Z. says:

      Forse il messaggio va letto così:

      se aboliamo il canone non possiamo certo permetterci di aumentare l’Irpef per recuperare altrettanto dalla fiscalità generale, perché finiremmo per caricare i soliti noti (dipendenti e pensionati, che poi sono quelli che ci votano). Quindi la RAI si svende!

      Ma di questi tempi, tra abolire il canone e abolire le tasse universitarie, forse l’idea che i soldini si generano dal nulla non è più ferma convinzione dei soli grillini, e ha ormai abbracciato la sinistra ad ogni latitudine possibile.

      Anche quella gli ottanta euro al mese per ogni figlio minorenne non è male, come trovata. Al posto delle agevolazioni già presenti o in aggiunta? Magari un genitore si porta questi e l’altro si porta quelli, a seconda della convenienza? Fantasia al potere!

      Dopo aver letto l’ultimo articolo di Fusaro sto valutando Emma Bonino 🙂

      • Mauricius Tarvisii says:

        In tandem con Tabacci per difendere la laicità.

        • Z. says:

          Più che laicità direi proprio laicismo. Catto-laicismo e social-liberismo, appassionatamente assieme.

      • Francesco says:

        >>> l’idea che i soldini si generano dal nulla non è più ferma convinzione dei soli grillini, e ha ormai abbracciato la sinistra ad ogni latitudine possibile.

        mi scuso ma mi tocca rivendicare per la destra lo stesso abbraccio 🙁

        F o’ astenuto

        • Per Francesco

          “>>> l’idea che i soldini si generano dal nulla non è più ferma convinzione dei soli grillini, e ha ormai abbracciato la sinistra ad ogni latitudine possibile.

          mi scuso ma mi tocca rivendicare per la destra lo stesso abbraccio ?”

          Beh, se si vogliono compare i voti del popolo, tocca pagarlo, o almeno promettere di pagarlo, no?

          Si chiama Democrazia Rappresentativa.

          • Francesco says:

            ma tutta la menata della democrazia si fonda sull’ipotesi che il popolo non sia coglione!

            è questo il punto debole del sistema, mi sa

            ciao

            • Per Francesco

              “ma tutta la menata della democrazia si fonda sull’ipotesi che il popolo non sia coglione!

              è questo il punto debole del sistema, mi sa”

              Allora, prendiamo sempre la democrazia RAPPRESENTATIVA, che è una delle cento cose totalmente diverse che usano il nome “democrazia”.

              La menata si basa sostanzialmente su una serie di considerazioni, a modo loro ragionevoli:

              1) il mondo si divide tra 5% di attivi e 95% di passivi (politicamente parlando, poi magari i “passivi” sono fantastici musicisti, eccellenti padri di famiglia, artigiani geniali e tante altre cose).

              2) se io non permetto mai agli attivi di attivarsi, è altamente probabile che uno di loro mi accoltelli nel letto. Per cui è salubre permettere loro di votare e persino sperare di fregarmi il posto.

              3) per quanto riguarda i passivi, l’importante è far credere a loro che avranno 80 euro, 100 euro o 1000 euro a testa.

              Insomma, la menata della democrazia si fonda sull’ipotesi che il popolo sia… boh, quello che è.

              • Francesco says:

                non sono d’accordo con l’equiparazione tra “passivo” e “coglione” che tu e i politici cattolici fate con disinvoltura.

                come c’è solo un 5% di gente brava a calcio, così c’è solo un 5% di gente brava a fare politica.

                che gli altri votino, è meglio di niente

              • Per Francesco

                “non sono d’accordo con l’equiparazione tra “passivo” e “coglione” che tu e i politici cattolici fate con disinvoltura.”

                No, infatti ho scritto “passivo” e non “coglione”.

                Per fortuna, anche meno del 5% di persone che conosco ha il fegato per passare la vita a fare sgambetti ad altri membri della propria categoria, subendoli incessantamente.

                E sperando di entrare in quella particolare condizione dove, sotto gli occhi sghignazzanti dei media e un coro di insulti, diventi il capro espiatorio per qualunque cosa possa succedere nel paese, anche se tu ti trovi a essere quasi del tutto impotente.

                Per fortuna, è una condizione che dura poco, perché qualcun altro ti soffia il posto e lo stipendio. Finché non verrà fatto fuori anche lui.

              • Francesco says:

                Qui a Milano, stranamente, i sindaci non sono pazzi masochisti che sgomitano per diventare capri espiatori.

                Direi anzi che godono di un certi rispetto, durante e dopo la sindacatura.

                Gli insulti sguaiati, per quanto rari, sono considerati un segno di decadenza dalla civiltà ambrosiana.

                E vale per i sindaci di sinistra come per quelli di destra.

                Ciao

  5. Moi says:

    @ ZETA

    … perché traduci da English ad Anglish “parliament” in “thing” (pensi forse all’ Islandese “Alþingi” ?) e “ages” in “tides” (… “maree” ?) ?

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