Burocrazie e regole

ll tema burocrazia ha portato a numerosi commenti interessanti.

C’è chi, come Roberto, ha fatto notare che la burocrazia ha i suoi motivi.

Pino Mamet ha fatto notare che anche un’autogestione, dopo un po’ si dà regole scritte.

O Giovanni, che ha fatto notare come la burocrazia peggiore sia certamente quella privata.

Sono riflessioni importanti.

La prima ci ricorda una cosa che dovrebbe essere ovvia.

Posso occupare una casa, sistemare quattro sacchi a pelo per terra e usare una bomboletta spray per scrivere viva l’autogestione. Ma solo finché c’è qualche noioso e anonimo burocrate che continua a far funzionare la rete idrica e le fogne.

Però, attenzione. Non è detto che la rete idrica migliore sia quella più centralizzata e burocratica, anche se in apparenza dà ottimi risultati in termini di economia di scala. Magari a lungo termine sarebbe meno vulnerabile una rete più decentralizzata e fatta di tanti nodi separati; e certamente sarebbe un gran bene se la gente ci capisse di più e si assumesse una piccola parte di responsabilità per acqua a fogne. Perché alla fine, è la gente che beve, si lava e tira lo sciacquone.

La parola sussidiarietà è controversa, ma dovrebbe significare proprio questo: deleghiamo ai burocrati tutto ciò che non riusciamo a fare da noi, ma solo quello.

Pino Mamet ha ragione. Anche noi al giardino ci siamo dati uno statuto e qualche regola scritta. Però c’è una fondamentale questione di dimensioni. Innanzitutto, basta che ci troviamo anche in una decina, e cambiamo le regole quando ci pare. Secondo, noi dobbiamo prendere in considerazione solo il nostro vissuto.

Una norma nazionale, invece deve impedire a chi abita a Catanzaro di dipingere la casa di bianco, perché un valdostano ha usato tale trucco per nascondere la propria seconda casa facendola sembrare parte di un ghiacciaio. Figuriamoci quanti inghippi le regole europee devono prevenire.

La gente dell’Oltrarno non ha praticamente accesso a spazi verdi, pur avendo un immenso e meraviglioso giardino nel proprio quartiere, quello di Boboli. Per questo, se vieni da Taranto o vieni da Tallinn, giustamente paghi sette euro per entrare a Boboli, e noi residenti a Firenze entriamo gratis.

Solo che per la burocrazia europea, i tarantini e i tallinnini hanno lo stesso diritto su Boboli che abbiamo noi che ne guardiamo gli alberi tutti i giorni, per cui da danni l’Europa ci fa la guerra per questo privilegio (no, non è che il tarantino entrerebbe gratis, dovremmo pagare noi così facciamo felici quelli di Tallinn).

Non ne faccio un problema di “Europa”, ovviamente, ma solo di dimensioni: se devi applicare le stesse regole a un continente intero, il grado di astrazione finisce per danneggiare tutti.

Giovanni invece tocca un punto fondamentale: la burocrazia coincide con le organizzazioni, non importa se private o pubbliche. E le organizzazioni tutte obbediscono a leggi inesorabili, già ampiamente e definitivamente analizzate a suo tempo da Parkinson.

Tra queste, la crescita senza fine della burocrazia stessa.

Siamo d’accordo, spero: dai tempi di Tangentopoli non si sente parlare di altro che di tagli? Meno spesa pubblica, meno assunzioni, le pensioni pagate sempre più tardi, affidiamo ai privati per spendere di meno, assumiamo meno giardinieri, meno maestre d’asilo…

E’ un discorso trasversale a centrodestra e centrosinistra. E comunque rispetto a quei tempi lontani, oggi ci sono computer in grado di fare da soli il lavoro di cinquanta scrivani con la penna.

Bene, cos’hanno fatto centrodestra e centrosinistra, che hanno governato l’Italia, alternandosi, tra il 2000 e il 2010?

La risposta si trova in rete: non sono cose di cui io sia particolarmente esperto, e sicuramente mi sfuggono tante sfumature.

Però il concetto è semplice.

Aggiustando le cifre per compensare l’inflazione, la spesa pubblica reale in Italia è aumentata tra il 2000 e il 2010 del 24,7%. Cioè di un quarto in dieci anni.

Ed è (era) pari al 46,7% del PIL, mentre nel 1990 – quando il mitico Craxi regalava BOT  e baby pensioni a tutti – era di appena il 39,8%.

Probabilmente non sarebbe difficile scoprire come siano andate le cose tra il 2010 e il 2017. Abbiamo superato il 50% del PIL?

Ora, l’articolo che io cito è chiaramente a favore dell’impresa privata. Qui ci viene in aiuto Giovanni, che ci invita a fare un calcolo molto più complesso: quanta parte della spesa “privata” va in burocrazia?

E’ un campo tutto da esplorare (almeno per me)… vengono in mente i costi per avvocati, commercialisti, esperti di ogni sorta, consulenti, ma sicuramente dentro i costi per ogni amministratore delegato, ad esempio, c’è un’altra percentuale che potremmo definire di spesa burocratica.

Ma è chiaro il principio: una vasta parte delle energie umane e delle risorse naturali – forse la maggior parte – viene spesa, in misura sempre crescente, solo per mantenere le “regole” che tengono assieme il sistema.

E che sono una sorta di pilota automatico, che garantisce che il sistema vada sempre avanti nella direzione della crescita energetica infinita, esattamente mentre ci troviamo con l’abisso di fronte, e pronti a fare un grande balzo in avanti.

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213 Responses to Burocrazie e regole

  1. Z. says:

    A occhio, credo che quello dei servizi a rete sia uno dei pochissimi settori dove pressoché nessuno mette in discussione i vantaggi di una gestione centralizzata, anzi addirittura monopolistica (gli ipotetici vantaggi di una gestione diversa, in effetti, mi sembrano talmente teorici da sconfinare nella speculazione filosofica).

    Sono poi d’accordo che l’ingresso in un parco pubblico non dovrebbe fare preferenze per i residenti. Se il Bonaccini imponesse, chessò, 10 euro di tassa per i non residenti in E-R che fanno ingresso nei nostri ospedali? Noialtri residenti ci guadagneremmo alla grande, ma sarebbe una decisione condivisibile?

    Per il resto, sollevi punti interessanti che meriterebbero un approfondimento ben oltre le mie capacità. Ad esempio, posso immaginare che la spesa pubblica salga anche per l’aumentare della complessità della società in cui viviamo (hai presente quando diciamo che fare l’amministratore di condominio è passato da attività per dopolavoristi ad attività per tecnici altamente specializzati e qualificati? ecco) ma immagino ci possano essere altre risposte.

    • Per Z

      “Sono poi d’accordo che l’ingresso in un parco pubblico non dovrebbe fare preferenze per i residenti. Se il Bonaccini imponesse, chessò, 10 euro di tassa per i non residenti in E-R che fanno ingresso nei nostri ospedali?”

      Veramente qui è al contrario: l’Europa vuole imporre anche a noi di pagare 7 euro per accedere all’unico spazio verde del quartiere in cui viviamo, mica chiede che entrino a gratis i tallinniani.

      Ricordiamoci che stiamo parlando di residenti, cioè di persone di qualunque origine, etnia, cittadinanza ecc ecc vivono in questo quartiere.

      Il tallinniano (non residente) in visita per una settimana a Firenze non ha bisogno di verde; se ne ha proprio voglia, può pure spendere sette euro.

      Il residente locale (magari nato a Tallinn) ha invece bisogno di un posto dove portare una volta a settimana il proprio figlio (52 settimane per 7 euro fanno…).

      Ovviamente, se io mi dovessi trovare a Tallinn per una settimana, non avrei problemi se in un certo parco storico, mi si chiedesse di pagare sette euro, e a chi ci vive tutti i giorni no… I diritti locali sono universali!

      Privilegiare i residenti è fondamentale in tanti campi – penso all’assegnazione delle case popolari: tra le esigenze primarie di un anziano sfrattato (che sia nato a San Frediano o in Marocco) c’è la conservazione delle sue reti sociali, costruite negli anni in un luogo che lui gira a piedi.

      • Roberto says:

        ” l’Europa vuole imporre anche a noi di pagare 7 euro per accedere all’unico spazio verde del quartiere ”

        No scusami non è corretto.
        L’Europa vuole che quello che pagano i fiorentini pagano i talliniani.
        Se i fiorentini pagassero 0 ed i talliniani 0 (come per esempio al british museum o il Wi-Fi cittadino di Tallinn) nessuno avrebbe niente da dire

        • Francesco says:

          >> L’Europa vuole che quello che pagano i fiorentini pagano i talliniani.

          ma è questo che è sbagliato. i locali dovrebbero pagare lo stesso in tutti i luoghi – ciascuno nel suo.

          i turisti li possiamo spennare più o meno liberamente

          questo sarebbe un principio corretto

          ciao

          • Per Francesco

            “>> L’Europa vuole che quello che pagano i fiorentini pagano i talliniani.

            ma è questo che è sbagliato. i locali dovrebbero pagare lo stesso in tutti i luoghi – ciascuno nel suo.

            i turisti li possiamo spennare più o meno liberamente

            questo sarebbe un principio corretto

            ciao”

            Hai colto esattamente quello che volevo dire.

            Gli esseri umani hanno bisogni primari e secondari.

            Tra i primari: pane, acqua, famiglia, amici, un luogo proprio.

            Tra i secondari: vino, teatro e turismo.

            La politica dovrebbe privilegiare i primi sui secondi.

            Il che non significa necessariamente “spennare” o maltrattare; ma privilegiare sì.

      • Roberto says:

        PS
        Suggerimento al comune di Firenze.
        Se proprio volete mantenere il pagamento, fate un abbonamento annuale, chessò, 20 euro.
        Il residente farà l’abbonamento e andrà a boboli per un anno per il costo di tre visite, il non residente farà il biglietto a meno che non pensa di andare a boboli 3 volte

        • Per Roberto

          “Il residente farà l’abbonamento e andrà a boboli per un anno per il costo di tre visite”

          la tua soluzione non è irragionevole.

          Però voglio sottolineare due elementi.

          Il primo è che ovunque ci vogliono confini alle cose, perché altrimenti collassano. Qualcuno ha postato qui uno splendido e chiarissimo articolo sul problema di Barcellona http://www.independent.co.uk/travel/news-and-advice/barcelona-locals-hate-tourists-why-reasons-spain-protests-arran-airbnb-locals-attacks-graffiti-a7883021.html, cioè quando TRENTAQUATTRO MILIONI di persone hanno lo stesso diritto dei residenti su un luogo abitato da 1,6 milioni di persone.

          Se l’accesso al giardino che noi curiamo fosse illimitato, lo avremmo abbandonato da tempo, e nessuna famiglia e nessun bambino ci metterebbe più piede.

          Il secondo è che la residenza in un posto crea una rete molto ampia e complessa di rapporti: con il paesaggio, con altre persone, con le generazioni passate e future. Questa rete dà il senso al luogo stesso in cui si vive, ed è estremamente delicata.

          Nel caso di Boboli (e senza escludere la tua proposta), la soluzione giusta è quella attuale: tenere a freno il collasso tramite un biglietto d’ingresso per chi non è della rete locale, sostenere chi è della rete locale.

          • Peucezio says:

            Miguel,
            d’accordo al 100%.
            Sono quelle cose che il diritto astratto non riesce a capire.
            Si presume che ogni homo sapiens presente sulla faccia della terra, in quanto homo sapiens, ha eguale diritto (totale, ampio, minimo, nullo, ma uguale) di tutti gli altri homines sapientes, ovunque vivano, su tutti i luoghi e le risorse del pianeta, ovunque dislocati.
            Come se un uomo non fosse anche il suo contesto.
            E come se il suo contesto non fosse inevitabilmente limitato (non potrò mai conoscere gli altri otto miliardi di persone viventi sul pianeta, né potrò visitare ogni angolo dell’Orbe terraqueo).

            • Z. says:

              Peucezio,

              — Si presume che ogni homo sapiens presente sulla faccia della terra, in quanto homo sapiens, ha eguale diritto (totale, ampio, minimo, nullo, ma uguale) di tutti gli altri homines sapientes, ovunque vivano, su tutti i luoghi e le risorse del pianeta, ovunque dislocati. —

              Non dire corbellerie, Peucè. Non si parla di giapponesi, ma di cittadini comunitari. Non è obbligatorio aderire ad un’organizzazione, ma quando lo si fa sarebbe opportuno rispettarne le regole.

              Poi, per quanto mi riguarda, non andrò mai a curarmi in Puglia. Per cui se ognuno che si cura in una diversa regione fosse tenuto a pagare l’obolo a me cosa non toccherebbe affatto. Dubito però che sarebbe giusto.

            • Peucezio says:

              Z.,
              fantastico!
              Quindi un tedesco non deve pagare per entrare nel giardino Boboli, un ticinese sì!
              Guarda che Roberto eccepiva un dato di sostanza, non legalistico. Lui trova ingiusto che il forestiero debba pagare e il residente no, quindi approva la pressione esercitata dall’Ue contro il comune di Firenze. La sua posizione è di merito.

              Tu invece mi vieni a dire che è giusto che il forestiero (cittadino Ue) non paghi perché così dice la legge.
              Legge per legge, a Firenze per legge il forestiero paga ancora. Se poi c’è un conflitto di legislazioni, vedremo come andrà a finire. Ma qui non si discuteva di questo, che di per sé è poco interessante.

            • PinoMamet says:

              “Quindi un tedesco non deve pagare per entrare nel giardino Boboli, un ticinese sì!”

              Beh?
              Che c’è di così scandaloso?

            • paniscus says:

              “Si presume che ogni homo sapiens presente sulla faccia della terra, in quanto homo sapiens, “
              ————————————-

              Io rivaluterei il concetto di homo ignorans

            • Z. says:

              No Peucezio, la penso come Roberto (sei bello fissato con questo “legalismo”, eh :D).

              Ti sto solo facendo notare che non è necessario, appunto, che i cittadini extracomunitari godano degli stessi privilegi di quelli italiani. Siano essi sapiens sapiens o neandarthalensis 🙂

              Insomma, in un certo senso ti sto venendo incontro… ma tu no, o tutto o niente, o inazione o massacri!

            • Peucezio says:

              E’ che il razzismo del ventunesimo secolo è quello europeista: comunitari dentro, extracomunitari fuori!

              Pino,
              è scandaloso sì, perché un ticinese è un lombardo di provincia (infinitamente più simpatico dei lombardi “italiani”), che parla italiano.

            • PinoMamet says:

              Da un punto di vista linguistico e culturale sicuramente;
              da un punto di vista giuridico uno di Berlino fa parte dell’Unione Europea, uno del Canton Ticino no, quindi, se il criterio è quelo dell’appartenenza all’EU, non c’è nulla di scandaloso nel fatto che un berlinese non paghi e un ticinese sì.

              Dipende a quale club sei iscritto, insomma.

            • Peucezio says:

              Il punto è che il diritto dovrebbe servire a formalizzare la realtà di fatto, dovrebbe avere un ancoraggio nel mondo.
              La cittadinanza italiana, per dire, ce l’ha o uno nato in Italia da genitori italiani oppure che vive qui da tempo, risponde a certi requisiti, ecc.
              Ma nemmeno i più accaniti sostenitori dello juos soli (che non a caso si chiama jus soli) dosterrebbero che un neozelandese si alza una mattina, ascolta un disco di Domenico Modugno, decide quindi che vuole essere italiano e lo diventa nel giro di due giorni.
              La legge potrebbe essere fatta in modo da consentirglielo, ma ciò non accade, perché la legge si cerca di ancorarla un minimo alle situazioni di fatto.

            • PinoMamet says:

              “Il punto è che il diritto dovrebbe servire a formalizzare la realtà di fatto”

              Ed è quello che fa:
              un berlinese fa parte dell’Unione Europea perché ha la cittadinanza tedesca e la Germania ha fatto degli accordi per cui…

              mentre un ticinese non ne fa parte.

              Questa è una realtà di fatto altrettanto solida e tangibile (anzi, di più) del dialetto o lingua parlata o della cultura di appartenenza, che anzi mi sembrano sempre elementi caratterizzati da una certa evanescenza.

          • Z. says:

            Miguel,

            — Il primo è che ovunque ci vogliono confini alle cose, perché altrimenti collassano. —

            E vale anche per gli ospedali della mia regione, nei quali puoi entrare gratis.

            • Francesco says:

              beh, però le ASL sono rimborsate dalle regioni di origine, no? questo dovrebbe sanare il problema

        • Roberto says:

          Scusa nel tuo mondo ideale la soluzione quale sarebbe?
          Accesso libero ai residenti e vietato ai foresti?

  2. Roberto says:

    “Se con “burocrazia” intendete che ci sono delle regole, che producono delle carte e ci vogliono dei funzionari, mi pare lapalissiano e nessuna persona sana di mente potrebbe contestarlo.”

    Riporto qui un pezzetto di intervento di peucezio perché coglie un punto importante, e cioè stiamo parlando di burocrazia senza definire cosa è burocrazia.

    Se ho capito bene, Miguel usa “burocrazia” come sinonimo di “regole” (dal trattato UE fino alla circolare del capo della polizia, passando per le clausole di un contratto).

    Sto usando anche io in questo senso “burocrazia”

    • Peucezio says:

      Beh, a me non pare, per la verità.
      Ha detto che anche nel Nidiaci si sono dati delle regole, ma semplici.
      Credo che anche lui faccia riferimento alla differenza quantitativa cui ho accennato io.
      Altrimenti pure “non uccidere” è burocrazia.

      • Per Peucezio

        “Ha detto che anche nel Nidiaci si sono dati delle regole, ma semplici.”

        Esistono regole di due tipi.

        La legge italiana esige che tu abbia un foglio dove sono scritte determinate regole; e quel foglio ti serve ogni volta che devi firmare un documento con lo stato italiano, con una banca, ecc.

        Ma le regole che contano, ce le negoziamo di volta in volta. E sono cose tipo, “quando si invita Marta, evitiamo di chiamare Giovanna perché ci ha litigato da poco, ma proprio per questo, facciamo una festa in più dove invitiamo solo Giovanna”.

        Oppure, “tutti devono pagare una quota, ma so che Alfredo ha perso il lavoro, e non lo vogliamo umiliare facendo notare che non ha soldi, e quindi evitiamo proprio di chiedergli la quota”.

        E Alfredo ovviamente continua a partecipare a tutte le nostre riunioni, e ad avere gli stessi diritti degli altri, pur essendo fuorilegge secondo le carte.

        Sono regole di giustizia immediata, sempre fluttuanti secondo la vita reale e i rapporti tra le persone; e che hanno senso solo quando si conoscono tutti quei rapporti e le loro variazioni.

        • Roberto says:

          Che poi se ci pensi sono regole che in un paese normale esistono:
          Tutti devono pagare le tasse, ma i vari Alfredi che sono al di sotto di una certa soglia di reddito no

          • Peucezio says:

            Solo per le tasse però.
            Ci sono mille servizi il cui costo non guarda al reddito.
            L’autostrada la paga uguale il povero e il ricco.
            Io un minimo di criterio (temperato, altrimenti uno che fa soldi a fare, se tutto gli costa in proporzione) progressivo, almeno per il pubblico (o servizi ad esso collegati, in cui non c’è vera concorrenza o in cui comunque in quesi servizi strategici in cui lo stato ha un ruolo rilevante, come le ferrovie o le poste), lo istituirei.

  3. Roberto says:

    Su boboli, capisco il discorso di miguel, ma se boboli è dei residenti fiorentini, la cattedrale di santo Stefano è dei pratesi e le colline intorno a Firenze dei vari villaggi….a mio gusto personale preferisco tutto di tutti per evitare questo

    https://youtu.be/b3T6yApJhgs

    • Per roberto

      “.a mio gusto personale preferisco tutto di tutti per evitare questo”

      🙂

      Però l’Europa chiede che anche noi paghiamo il fiorino!

      E viceversa, se l’Europa imponesse che chiunque potesse entrare a Boboli e fare icche vuole, Boboli semplicemente cesserebbe di esistere.

      E non ci sarebbe nessuno interessato ad andarci, se non magari per fare i graffiti sulle statue.

      • Roberto says:

        Ho risposto sopra
        Nessuno impone il pagamento, gratis per tutti va bene (sapendo che gratis = tasse dei locali o dei residenti in Italia, un po’ come le autostrade tedesche che sono “gratis”)

    • Peucezio says:

      Roberto,
      insomma, io non potrei entrare in casa tua senza il tuo permesso, senza commettere un reato.
      E casa tua non è nemmeno di un individuo, ma di una famiglia, quindi già di un mini-gruppo umano, di una comunità.
      Io non vedo cosa ci sia di strano nel fatto che una comunità in senso più ampio abbia libero accesso a luoghi che, laddove potenzialmente minacciati da un afflusso turistico che ne snaturerebbe la fruibilità, siano invece resi accessibili agli esterni solo a pagamento, in modo da creare un minimo di filtro.

      Sotto casa mia qualche anno fa hanno messo le strisce blu, per cui io parcheggio gratis, ma chi viene a trovarmi paga.
      Nel caso del mio quartiere è stata un’idiozia, funzionale solo a far guadagnare qualche soldo al comune, perché trovavo parcheggio prima e lo trovo ora e avevo difficoltà in certi orari e ce l’ho anche ora (notturni, quando anche gli esterni possono parcheggiare, ma in realtà ci sono solo i residenti).
      Ma se io abitassi in pieno centro, senza regole come queste rischierei davvero di non poter parcheggiare l’auto sotto casa mia.

      • Z. says:

        Peucezio,

        — Io non vedo cosa ci sia di strano nel fatto che una comunità in senso più ampio abbia libero accesso a luoghi che, laddove potenzialmente minacciati da un afflusso turistico che ne snaturerebbe la fruibilità, siano invece resi accessibili agli esterni solo a pagamento, in modo da creare un minimo di filtro. —

        Neanch’io vedrei nulla di strano, come dicevo, se la regione ER pretendesse un fiorino da ogni forestiero che si cura nei nostri ospedali. Probabilmente, anziché un’addizionale regionale Irpef, avremmo un sussidio regionale per i residenti…

        Non sarebbe “strano”, visto le spese che ogni anno la regione ER sostiene a beneficio di cittadini forestieri. Però dubito che sarebbe una misura equa e giusta.

        Ah, il diritto alla salute e ad un ambiente salubre non è esattamente di pari rango rispetto al diritto di parcheggiare sotto casa propria. Le strisce blu servono solo a far cassa, infatti. Ovunque.

      • Per Peucezio

        “Ma se io abitassi in pieno centro, senza regole come queste rischierei davvero di non poter parcheggiare l’auto sotto casa mia”

        Anche perché dopo sette volte in meno di due anni che ti scassano la serratura, ripenseresti anche su quanto valga la pena possedere un’auto 🙂

      • roberto says:

        Peucezio

        “Io non vedo cosa ci sia di strano nel fatto che una comunità in senso più ampio abbia libero accesso a luoghi che, laddove potenzialmente minacciati da un afflusso turistico che ne snaturerebbe la fruibilità”

        di strano non c’è nulla ed è infatti un modello ampiamente esistente.
        preferisco però il modello robertiano, dove chiunque si puo’ fare una passeggiata a boboli e connettersi al wifi gratis di Tallinn.

        il tuo modello poi richiede anche uno sforzo definitorio di comunità. perché tutti i residenti a firenze e non solo quelli in oltrarno? in fin dei conti a firenze hanno le cascine, che bisogno hanno di andare oltrarno a rompere le scatole agli oltrarnini?

        • Peucezio says:

          Vabbè, il criterio del territorio comunale ha mille limiti, ma almeno mi garantisce che, insomma, i fiorentini potranno godersi il giardino, gli altri pure, ma pagando l’obolo.
          Come rispondi all’obiezione per cui se non paga nessuno non è più godibile da nessuno, perché c’è un afflusso ingestibile?

          Non credere, io ho un’antipatia viscerale per questo tipo di limitazioni e nella maggior parte dei casi le ritengo un privilegio ingiustificato.
          A Milano, come un po’ dappertutto d’altronde, hanno fatto una politica dissennata di parcheggi a pagamento e per residenti.
          Ma l’abuso non toglie il valore dell’uso: in certe strade del centro se non si pagasse non si riuscirebbe a trovare parcheggio mai e sarebbe un danno per tutti.

          • Z. says:

            Peucezio,

            — Come rispondi all’obiezione per cui se non paga nessuno non è più godibile da nessuno, perché c’è un afflusso ingestibile? —

            Ha già risposto Woody Allen, in Amore e guerra. Ve l’avrò citato sesquipedalantamila volte. Ma voi non seguite e non fate attenzione. PELANDRONI!

          • Z. says:

            E poi, e poi, e poi (questo non c’entra col discorso dei beni pubblici):

            chi ha deciso che in tutte le strade si deve poter parcheggiare a volontà? Non dico a pagamento, dico proprio parcheggiare, comunquemente.

            Prendi ad esempio il centro di Bologna. Non è molto grande, e Bologna è piena di auto. Anche volendo, anche pagando e strapagando, dove le metti queste auto? una sull’altra? Tra l’altro pagare non cambia il fatto che le auto inquinano, e l’inquinamento danneggia i palazzi in arenaria.

            Meno parcheggi, meno auto. Più scooter.

            Lo scooter inquina molto meno. Inquina meno in generale: uno scooter 150 cc e un’auto 1500 cc, com’è intuibile, non consumano alla stessa maniera.

            Inquina MOLTO meno in concreto, perché passa meno tempo in strada. Per andare da casa mia a Piazza Maggiore in scooter impiego si e no 10 minuti anche durante le ore di punta. Quanto impiegherei in automobile, se potessi andarci? forse tre quarti d’ora?

            Lo scooter non ci piace? ci sono i mezzi pubblici. L’autobus è troppo affollato, il taxi è troppo caro e la metro vi fa claustrofobici? c’è la bicicletta. La bicicletta vi fa paura e poi siete pigri? potete viaggiare in ST, Suola-Tacco, un mezzo economico e relativamente sicuro. Neppure in ST volete andare? e allora andate in macchina, ma poi NON ditemi che vi hanno costretti con una berta alla tempia, miseriaccia 😀

          • Roberto says:

            Rispondo dicendo che l’idea che 7 euri siano dissuasivi per un turista è ridicola, quindi l’afflusso con 0 o 7 cambierebbe di nulla.

            Ciò detto ho una particolare antipatia per le soluzioni che tendono a discriminare per censo, quindi mettere una somma veramente dissuasiva per il turista, chessò 20 euri, lo troverei profondamente immorale. È anche per questo che suggerisco al comune di Firenze l’abbonamento annuale. spendere 20 euro all’anno per andare al parco (i bambini entrano gratis), mi sembra uno sforzo non eccessivo, se proprio la gratuità per tutti non piace

        • PinoMamet says:

          Contrarietà totale e assoluta per gli oboli, i dazi, le tasse di passaggio o di permanenza, le città murate e tutto il Medioevo che è anche troppo nella testa dei nostri amministratori.

          Vive la voiture libre!
          😀

          • Francesco says:

            dipende, dipende, dipende

            un bravo economista sarebbe in grado di spiegarvi bene per quali beni il liberismo selvaggio è la soluzione migliore e per quali non lo è

            per ora, accontentatevi di sapere che dipende dal tipo di bene, non dalla filosofia

            ciao

          • Peucezio says:

            Pino,
            “Vive la voiture libre!
            😀 ”

            Mi fai il verso o dici sul serio…? 🙂

      • roberto says:

        poi scusa la differenza fra casa mia ed il giardino di boboli è che casa mia è casa mia, me la sono comprata io con i soldi miei.
        non credo che lo stesso possa dire miguel di boboli

        • Peucezio says:

          Beh, no, un giardino a parte che appartiene a una comunità per ragioni storiche, ma comunque richiede manutenzione, che costa. E la paga il comune, cioè le tasche dei residenti.

        • PinoMamet says:

          Non esiste la “comunità per ragioni storiche”.
          Tu vai a stare a Firenze, prendi la residenza lì, che razza di ragioni storiche ci sono perché tu debba godere del giardino gratis e un altro invece pagando?

          Diverso invece il discorso delle imposte comunali, che è abbastanza sensato.

          • Peucezio says:

            Un motivo molto concreto: quelli che l’hanno fatto erano gli antenati dei fiorentini, non dei residenti di altra origine. E per farlo ci hanno speso.
            In ogni caso qui si parla di diritto dei residenti, non degli autuctoni da generazione.
            In ogni caso l’argomento importante è quello della manutenzione.
            Però, se proprio vuoi obiettare all’altro argomento, potrei dirti che un giardino pubblico di norma è di proprietà del comune, non dello stato o dell’Ue, quindi è come la casa di Roberto: è il comune, cioè i residenti che ci pagano le tasse, che ha il diritto di disporne (anche eventualmente per estenderne il godimento ai forestieri, ma anche no).

            • Roberto says:

              Certo boboli non l’hanno costruito gli antenati di miguel….

              • Per roberto

                “Certo boboli non l’hanno costruito gli antenati di miguel….”

                Infatti.

                L’equivoco nasce dal riferimento alla proprietà privata, che tu distingui in qualche modo dal “bene comune”.

                Ma credo che la questione si chiarisca con il semplice concetto: i luoghi sono di coloro che se ne assumono la responsabilità.

                Che è sempre una scelta, un saper proteggere i luoghi, ma anche un saperli custodire per gli altri.

                Nessuno di noi è in grado di assumersi la responsabilità del mondo, per cui non è vero che “tutto è di tutti”.

            • Roberto says:

              Scusami miguel ma ribadisco quanto detto sotto.
              Tutti i fiorentini si assumono la responsabilità di boboli?
              Certamente no, immagino che sarai d’accordo

              Trovo più condivisibile il discorso tasse (e non ho idea se boboli sia curato con tasse comunali o altro)

              • Per roberto

                “Tutti i fiorentini si assumono la responsabilità di boboli?
                Certamente no, immagino che sarai d’accordo ”

                Certo che no.

                Ma non era questo il mio argomento iniziale.

                Dicevo che un padremadredifamiglia che abita da queste parti ha bisogno fisico di verde.

                Un tallinniano, che può godersi le giungle tropicali del proprio paese quando sta a casa sua 🙂 non ne ha bisogno, durante la settimana che passa in vacanza a Firenze.

                Per questo, dico che la tua soluzione di un abbonamento di 20 euro l’anno non è affatto da respingere. Respingo invece l’idea astratta, che il tallinniano abbia lo stesso diritto a Boboli che ha il fiorentino.

            • Peucezio says:

              Pino,
              c’è un fraintendimento.
              Io parlavo di storia e di antenati in relazione al paragone con la casa di Roberto, ipotizzando (ma non lo so, è solo un’ipotesi) che in qualche momento storico quel giardino sia diventato proprietà del comune di Firenze o che comunque sia stato creato da fiorentini.
              Così come Roberto, in qualche momento storico molto più recente, ha acquistato la sua casa in Lussemburgo.
              Questo è tutto.

            • Roberto says:

              Miguel,
              Su “idea astratta”, non ti sembra che anche il tuo “fiorentino” e “talliniano” siano idee astratte? Abbiamo appena visto che nel concetto di fiorentini ci sono american-messicani innamorati della città e fiorentini purosangue menefreghisti, alcuni con bambini.
              Secondo me stiamo parlando tutti e due di idee astratte, ed è normale

          • PinoMamet says:

            Ma allora che cavolo c’entrano gli antenati, boh.

          • Per PinoMamet

            “Tu vai a stare a Firenze, prendi la residenza lì, che razza di ragioni storiche ci sono perché tu debba godere del giardino gratis e un altro invece pagando?”

            Hai uno sguardo astratto, che non è il mio.

            Il luogo in cui mi capita di risiedere – per tanti casi della vita – è “mio” nella misura in cui mi incuriosce, me ne assumo la responsabilità, lo assaporo nel tempo, decido che è un paesaggio adatto ai miei figli, mi preoccupo per i suoi problemi, sono disposto a sacrificare qualcosa per quel luogo.

            Mi posso affezionare ad altri luoghi (come la Polonia di cui parlo nel prossimo post) ma non pretendo certamente di assumerne la responsabilità, o di avere gli stesssi “diritti” (in senso ampio ed emotivo) che ho a Firenze-

            • Roberto says:

              Ok miguel,
              Ma se io sono un fiorentino che passo il mio tempo libero ad abbruttirmi si FB, non mi frega niente di boboli, non ho mai alzato un dito per la città….ho qualche diritto in più su boboli rispetto al turista di Tallin che magari almeno si è letto su una guida la storia del giardino?

              • Per roberto

                “Ma se io sono un fiorentino che passo il mio tempo libero ad abbruttirmi si FB, non mi frega niente di boboli, non ho mai alzato un dito per la città….”

                🙂

                Per me personalmente no 🙂

                Ma se sei uno che non gliene frega niente ecc ecc, però hai un figlio che abita vicino al giardino e vuoi portarlo a vedere un meraviglioso posto verde almeno una volta al mese… beh, tu non hai fatto niente per meritarlo, ma non è mica colpa de i’tu figliolo!

            • Roberto says:

              Ok miguel, ma se tu hai la sfiga di essere nato a Tallin, un posto dove ci sono tre giorni di sole all’anno, che coincidono con la nascita di fantastiliardi di zanzare, e dove il massimo della cultura è una birreria che vende cibo finto medioevale, non è colpa tua….

              Tutto questo per dire che il tuo discorso mi sembra un po’ vago.
              Capisco se parli del giardino di cui effettivamente ti occupi. Capisco un po’ meno se parli di boboli o degli Uffizi

              • Per Roberto

                “Ok miguel, ma se tu hai la sfiga di essere nato a Tallin, un posto dove ci sono tre giorni di sole all’anno, che coincidono con la nascita di fantastiliardi di zanzare, e dove il massimo della cultura è una birreria che vende cibo finto medioevale, non è colpa tua…”

                🙂

          • PinoMamet says:

            “Il luogo in cui mi capita di risiedere – per tanti casi della vita – è “mio” nella misura in cui mi incuriosce, me ne assumo la responsabilità, lo assaporo nel tempo, decido che è un paesaggio adatto ai miei figli, mi preoccupo per i suoi problemi, sono disposto a sacrificare qualcosa per quel luogo.”

            Tutte belle cose, ma non quantificabili, quindi, mi sa, più astratte delle mie 😉

            invece pagare le tasse, per esempio, è un ragionamento concreto.
            O, visto che parli di sacrificare qualcosa, mettere una, ehm, regola burocratica, per cui usufruisce del giardino gratis chi contribuisce con tot ore di lavoro, o in alternativa…

  4. Mauricius Tarvisii says:

    “Magari a lungo termine sarebbe meno vulnerabile una rete più decentralizzata e fatta di tanti nodi separati”
    Così possiamo tagliare l’acqua a quei parassiti dei terroni, no? 😀

    “Innanzitutto, basta che ci troviamo anche in una decina, e cambiamo le regole quando ci pare.”
    E immagino che gli altri subiscano in silenzio, vuoi per mantenere rapporti di buon vicinato, vuoi perché sono troppo impegnati per fare assemblearismo permanente, vuoi perché sono timidi, vuoi perché sono sopraffatti, vuoi perché vengono estromessi dal vicino a cui stanno sul cazzo e che non gli dice “guarda che tal giorno e alla tal ora stiamo cambiando il regolamento…”.
    E non ditemi che queste cose non succedono, perché sono una sorta di costante di ogni comunità umana fatta di più di 4 (quattro) persone.

    • Roberto says:

      Perdonami se ti correggo
      3 persone, non 4

    • Per MT

      “E non ditemi che queste cose non succedono”

      beh, da noi no.

      Intanto, perché le “regole” non sono fatte contro nessuno.

      Due, perché non c’è assemblearismo permanente.

      Tre, perché si cerca di coinvolgere ogni singola persona, anche la più timida, non in una rumorosa assemblea, ma nella responsabilità diretta.

      Quattro, perché nessuno ha mai detto che cerchiamo di sopraffare nessuno.

      Parla per te stesso e e per gli amici tuoi.

      • Per MT, con autocitazione:

        ” perché non c’è assemblearismo permanente.”

        Vorrei sottolineare questo aspetto. Non abbiamo assemblee, con capi chiacchieroni, cosa che trovo anch’io insopportabile e la morte di ogni partecipazione.

        La cosa fondamentale è non dare mai troppa importanza ai conflitti, e cercare in ogni singola persona le capacità, che sono diverse. E’ solo questo che ci rende forti, perché là dove gli “assemblearisti” sono in uno più clacque, noi magari riusciamo a essere in venti più clacque.

        Insomma, non potevi dimostrare in maniera più plateale, di non capire come ci muoviamo 🙂

        • Mauricius Tarvisii says:

          Voi siete un’associazione, quindi le regole le farebbe un’assemblea, comunque a voi piaccia chiamarla. Se le regole le fanno capannelli, allora siamo alla fase 1…
          Passiamo alle fasi dei rapporti spontanei, dalla bocciofila al matrimonio al rapporto di lavoro subordinato.
          Fase 0: la costituzione. Idillio, perché le parti vogliono costituire il rapporto.
          Fase 1: stabilizzazione. A volte i rapporti restano in questa fase, in cui il rapporto viene sottoposto a stress costanti che però vengono tollerati dalle controparti (“non diamo troppo peso ai conflitti”). Auguro a tutti i rapporti di rimanere nella fase 1, ma spesso e volentieri non succede.
          Fase 2: l’instabilità. Il rapporto sta in piedi, ma si è meno indulgenti verso gli stress e la sopportazione è a denti stretti o sfocia in lite. E’ la condizione in cui si trova il condominio medio ed anche questa può durare a tempo indeterminato (spesso per imposizione esterna)
          Fase 3: la rottura. Gli stress sono insopportabili ed il rapporto si rompe, a volte malissimo e a volte in modo gestibile. Ma si rompe.

          La fase 2 richiede la fase 1 e la fase 3 richiede la fase 1 e 2. In genere il centralismo statalista fa pesantemente il suo ingresso nella fase 3, anche se già nella fase 2 possono esserci anticipazioni.

          Questo non vuol dire che non si possa rimanere nella fase 1 molto a lungo e un lungo stazionamento in questa fase, anche se a volte oltre lo spazio della vita di una persona, produce “burocrazia”.

          • per mt

            “Questo non vuol dire che non si possa rimanere nella fase 1 molto a lungo e un lungo stazionamento in questa fase, anche se a volte oltre lo spazio della vita di una persona, produce “burocrazia”.”

            Certo, il ciclo della vita sociale è all’incirca quello.

            Motivo decisivo per cercare a tutti i costi di mantenere piccolo il raggio di azione delle “leggi” chi ci si danno.

            Dovrebbe essere la prima preoccupazione, sempre.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Il problema, dicevo, è di stabilità della comunità, non di ampiezza. Se Tizio e Caio stanno insieme perché hanno deciso di stare insieme, Sempronio e Mevio, loro successori, si ritrovano in un rapporto che è impersonale, quindi devono trovare un modus vivendi fondato sulle regole. Oppure litigare su chi sia il legittimo successore del rapporto tra Tizio e Caio.

      • Peucezio says:

        Comunque è interessante ‘sta cosa.
        Non viene nemmeno concepita l’idea che una piccola comunità possa funzionare senza commettere soprusi.
        E’ naturale quindi che s’invochino regole cosmiche, lontanissime, astrate, valide per gli 8 miliardi di homo sapiens del pianeta, che, anziché perpretrare la sopraffazione diretta dell’individuo visibile sull’altro, perpetrano una sopraffazione anonima e kafkiana, come quella di un’entità immensa e inarrivabile che ti sovrasta.
        Non dico che quest’ultima sia peggiore dell’altra (è difficile stabilirlo).
        Dico solo che non mi arrendo all’idea che in una comunità non si possa stare bene.
        Non foss’altro che per un fatto: se in una comunità limitata non ci sto bene, posso sempre sostituirla con un’altra, anche cambianto residenza o città al limite.
        Scappare dal mondo è una parola…

        • Mauricius Tarvisii says:

          Ti dico subito che io ogni giorno ho a che fare con comunità non burocratiche. E ci ho a che fare perché in queste comunità prima o poi il più forte fa lo stronzo (è matematico) e le regole dirigiste, centraliste e stataliste rientrano pesantemente nella lite come unica garanzia per chi la sta prendendo in quel posto.
          Ma sono sicuro che sono io particolarmente sfortunato 😀

        • Roberto says:

          Peucezio,
          È evidentemente una questione di esperienze.
          Io di comunità idilliache ne conosco solo una che è quella di miguel.

          Per il resto ho esperienze che vanno dal negativo al devastante, soprattutto se c’è un elemento esterno che vuole entrare nella comunità o se un elemento della comunità ha un interesse diverso dagli altri.

          Nel famoso villaggio pirenaico del quale parlo, 80 persone che vivono lì da generazioni, quest’estate un parente di mia moglie è stato mandato all’ospedale a badilate. Perché? Il vicino di campo (che sarebbe poi il sindaco…) per andare al suo campo passava col trattore nel campo del nostro parente, per risparmiarsi 10 minuti di guida. Il nostro parente alla terza volta ha messo una recinzione. Si conoscono da sempre, i loro nonni si conoscevano (e detestavano)

          4-5 anni fa uno straniero (bretone) ha comprato una specie di casa fattoria abbandonata da anni, ristrutturata e iniziato un piccolo allevamento di pecore e vendita di formaggi. Niente da fare. con la scusa che le sue pecore davano fastidio (sugli 80, 20 hanno pecore, 20 mucche gli altri campi) gliene hanno fatte di tutti i colori e se ne è andato

          Mia suocera aveva accettato che lo straniero mettesse delle arnie sul suo terreno (vantaggioso anche per lei visto che le api aumentano di brutto la produzione) e si è trovata al centro di una guerra insensata perché aiutava il forestiero, con dispetti alla pagnol (acqua tagliata, piante rovinate….)

          • per roberto

            “Nel famoso villaggio pirenaico del quale parlo, 80 persone che vivono lì da generazioni, quest’estate un parente di mia moglie è stato mandato all’ospedale a badilate”

            Che ti devo dire, l’umanità è varia… nei paesi della montagna toscana o sudtirolese, ho sentito ben altre storie di mutuo soccorso e interdipendenza, non a caso cementato storicamente da una quantità tremenda di reciproci regali, feste, matrimoni incrociati, santi e simili o di quelli che portano da mangiare a turno a tutti gli uomini nei campi.

            Assieme ovviamente anche a storie di prepotenze.

            Non vorrei sembrare fissato con la Toscana: invito Roberto a vedere come funzionano i vigili del fuoco in qualsiasi comunità di lingua tedesca.

            • roberto says:

              “Che ti devo dire, l’umanità è varia…”

              è appunto quello che dico io.
              non tutti sono oltrarno (come non tutti sono “piccolopaesesuipirenei”, per fortuna)

            • PinoMamet says:

              Sapete che non la penso così.

              Per me tutti sono Oltarno, e tutti sono piccoli paesi sui Pirenei.

              E in effetti conosco degli altri oltre- , con le stesse dinamiche migueliane, e degli altri piccoli paesi (sull’Appennino) dove succedono le stesse identiche cose di quelle descritte da Roberto.

              Perché, l’Oltrano è più “bello” del piccolo paese?
              Il piccolo paese è abitato da stronzi?

              No. Sono persone identiche.

              Solo l’Oltrarno è nuovo, e molte delle persone che ci stanno hanno fatto bene o male una scelta, se non di residenza almeno di campo
              (“siamo tutti quelli a favore del Nidiaci, più amici e parenti”).

              Il paesino è lì dal vaffanculesimo secolo, e il campo di Rossi, lo sanno tutti, ruba un angolo di quello di Bianchi, che però non lo ha mai fatto notare perché tutti sapevano che andava a letto con la figlia dell’altro Rossi, che doveva dei soldi al suocero di Verdi, che era un grandissimo pezzo di merda, e ora suo figlio pretende che…

            • PinoMamet says:

              Lo so anche io che l’Oltrarno non è nuovo
              (ma famo a capisse, neanche tanto più antico dei paesini dell’Appennino)
              parliamo per capirci.

            • Lucia says:

              Come Pino M (se ho ben capito), anche io ho l’impressione che nei racconti di Roberto e MM la differenza stia nel fatto che l’Oltrarno per buona parte sia di persone che se lo sono scelto. Certo, portando all’estremo questo ragionamento forse si potrebbe portare acqua al mulino dei fenomeni di gentrificazione.. Là sui Pirenei han diritto a starci. Ma ecco, tornando alla burocrazia, se un’istituzione con possibilità economiche e molto preferibilmente status pubblico (non la fondazione Microsoft, ni la misericordia dei buonuomini fiorentini) potesse incentivare che foresti comprino ed adattino cascinali abbandonati, e dare borse di studio mirate che portino il discendente a fare almeno tirocinii di agraria da un’altra parte, o a potersi permettere gli studi altrove e magari altrove starci? Un po’ di ricambio, anche genetico, non fa male a nessuno nessuno…

              • Per Lucia

                ” Un po’ di ricambio, anche genetico, non fa male a nessuno nessuno…”

                Sicuramente, è un suggerimento molto interessante.

                Credo ci sia del vero nella riflessione di Pino Mamet.

                Non è tutto, perché gli “indigeni” hanno forme di autorganizzazione notevole, a volte.

                Mi hanno sempre colpiti i villaggi sudtirolesi: alle elezioni i cinque residenti italiani votano per cinque partiti diversi, i 95 residenti tedescofoni votano tutti per lo stesso partito, perché l’unanimità è ovvia.

                E da lì un’organizzazione enorme di lavori autogestiti nei boschi, a sistemare i sentieri, a spegnere gli incendi, a imbracciare il fucile per fare gli Schutzen, a ripulire il camion dei vigili del fuoco acquistato con i risparmi di tutti e a suonare nella banda comunale.

                E in maniera diversa è lo stesso nei villaggi eritrei come in quelli messicani, come in tanti dell’India.

                Poi è vero che scegliere un luogo aiuta; e sicuramente quello che suggerisci riguardo ai cascinali abbandonati lo condivido.

            • Roberto says:

              Interessante la riflessione di Lucia

              (E grazie per cascinale, stavo cercando la traduzione di “mas” da ieri sera 🙂 )

        • Peucezio says:

          Beh, gli oltrarnini di Miguel sono persone come le altre, non hanno un gene diverso, né sono di un’altra specie.
          Io non dico che tutte le comunità umane siano idilliache, me ne guardo bene! Ma voi sembrate escludere a priori la possibilità che alcune possano funzionare bene.

          Inoltre non vedo in che modo lo stato di diritto sia la panacea.
          Lo stato di diritto serve a disciplinare situazioni più complesse e in molti casi è necessario, ma non è esente dai soprusi, anzi, li commette su larga scala, con mezzi di fronte ai quali chi lo subisce non ha nessuna possibilità di difendersi (c’è una bella differenza fra il vicino litigioso e un errore giudiziario a tuo danno o, peggio, il bombardamento di un altro stato che ti arriva sulla testa).

          • PinoMamet says:

            Sono d’accordo con tutto il primo paragrafo: gli oltrarnini sono persone come le altre, e in qualche caso fortunato le cose possono andare a bene amche a lungo
            (e qui mi richiamo all’ottimo Mauricius e alle sue fasi).

            Ma il diritto, che non è la panacea, è sicuramente una buona medicina nel caso le cose non funzionino;
            è stato inventato apposta.

          • PinoMamet says:

            Poi non capisco perchè il fatto che lo Stato x bombardi quello y dovrebbe impedire che la Bocciofila Taldeitali metta per iscritto il numero dei tesserati…

            • Peucezio says:

              Basta che questo non comporti tali permessi, complicazioni, assurdità, per cui uno nemmeno la apre più la bocciofila, perché diventa uno stress, anziché uno svago.

              Tra l’altro questa mania di disciplinare spessissimo non interviene a correggere le vere storture, ma a rompere le scatole in settori dove non ce n’era nessun bisogno e bastavano tranquillamente le regole che c’erano.
              Sempre a proposito di cugini avvocati, vi pare che abbia un qualche senso l’obbligo di aggiornamento periodico, con corsi teorici inutili su cose con cui uno che esercita entra in contatto quotidianamente?
              E dobbiamo parlare dell’assicurazione obbligatoria (non mi ricordo se l’hanno già imposta o se ne sta parlando) non per i dipendenti, che avrebbe un suo senso, ma per il titolare dello studio??

            • Z. says:

              Peucezio,

              in effetti, non conosco molte persone che credano nell’utilità formativa dei corsi di aggiornamento detestati dai tuoi cugini.

              L’obbligo di assicurazione del titolare è un obbligo sacrosanto nei confronti del cliente, invece. Peraltro ha un costo contenuto, che impallidisce a confronto di contributo annuale, cassa e compagnia cantante.

              Del resto è obbligatoria la RC auto, e un avvocato distratto può fare almeno gli stessi danni di un autista distratto.

          • Per Peucezio

            “Lo stato di diritto serve a disciplinare situazioni più complesse e in molti casi è necessario, ma non è esente dai soprusi, ”

            Torniamo al concetto di sussidiarietà.

            Normalmente, le persone, che sono un misto di egoismo e di solidarietà, dovebbero poter regolare le loro faccende da sé, tenendo in conto il contesto in cui vivono.

            Quando questo non è possibile, o per litigiosità o per le dimensioni di un problema (tipo fognature), è bene che intervenga un’autorità più alta, sempre nella misura minima necessaria.

            Anche in termini di dimensioni, perché più è ampio un sistema, meno riesce ad adattarsi alla realtà.

            Quello che da noi non paga la quote, compensa in una maniera tutta sua, che nasce dalla nostra reciproca conoscenza.

            Poniamo che sappiamo che è una persona simpatica e gentile, con tempo libero visto che è disoccupato: può accompagnare la vecchia zia di qualcuno in autobus a fare le analisi in ospedale, con notevole risparmio di tutti, e senza scomodare un’ambulanza.

            Questa forma di compensazione diventa impossibile su scala più grande: bisogna esigere le tasse al disoccupato (per magari poi sprecarle) e mandare l’ambulanza a prendere la zia.

            Per questo, è saggio cercare sempre di affrontare le cose su una scala molto piccola.

            Le istituzioni, come gli ospedali, sono utili, ma non devono essere l’habitat normale dell’essere umano.

            • Peucezio says:

              Infatti.
              Mi pare il sistema più ragionevole.
              Dove non arriva la comunità, arriva lo stato.
              E inoltre resta ferma l’applicazione di principi di base fondamentali tutelati dallo stato.
              Cioè non è che c’è la tribù che condanna a morte uno perché ha i capelli rossi e non interviene lo stato con i suoi apparati a difenderlo.

              • Per peucezio

                “Cioè non è che c’è la tribù che condanna a morte uno perché ha i capelli rossi e non interviene lo stato con i suoi apparati a difenderlo.”

                Noto spesso un pregiudizio, che nasce tra chi non è abituato a situazioni comunitarie.

                Nella mia concretissima esperienza, spesso sono gli stati a condannare chi ha i capelli rossi e le comunità a salvarli.

                Lo Stato sa che tizio non ha pagato la tassa in data XXX.

                La comunità sa che non l’ha pagata, perché ha avuto una nipote malata a cui ha pagato le cure.

                Lui stesso poi sa che non gli conviene più di tanto fare il furbo, perché quelli che lo invitano a pranzo oggi, domani smetteranno di farlo, se prima o poi non colgono una certa reciprocità.

                Insomma, mentre la Chiesa inveiva contro la sodomia, i napoletani trattavano bene i femminielli, sapendo magari che potevano rendersi utili in mille modi, ad esempio accudendo maternamente ai bambini, ma con forza fisica da maschi.

                Anche perché, in una comunità, ognuno è sempre qualcosa di altro, oltre a una caratteristica astratta: sarà pure frocio, ma è anche il figlio della cugina, è quello che cucina bene, è quello che ti saluta sempre, è quello che si prende cura del fratellino…

                Pensate a come ogni giorno, qualcuno viene linciato per qualche sciocchezza detta su Facebook: perché è l’unica cosa che sappiamo di quella persona, mentre la comunità in cui vive, valuta le sue sparate in base a tutto un contesto – “sì, ogni tanto quando gli gira dice qualche battutaccia sui gay, ma quando qualcuno ha trattato male un mendicante, ha fatto di tutto per difenderlo, e ha sempre perdonato tutti i torti che gli hanno fatto, e fa il donatore di sangue”.

                Questa è la tela di rapporti che i grandi sistemi (istituzioni, ma anche i media) non possono avere.

            • PinoMamet says:

              “Anche perché, in una comunità, ognuno è sempre qualcosa di altro, oltre a una caratteristica astratta: sarà pure frocio, ma è anche il figlio della cugina”

              Motivo di più per odiarlo 😉

            • Peucezio says:

              Mi paiono argomenti molto convincenti.
              Sono curioso di leggere le risposte degli altri.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Che i linciaggi su Facebook non sono “lo Stato”, ma qualcosa di profondamente diverso: sono la comunità di villaggio senza i freni tipici della comunità di villaggio. Insomma, sono più Oltrarno dell’Oltrarno 😀

              • Per MT

                “Che i linciaggi su Facebook non sono “lo Stato”, ma qualcosa di profondamente diverso: sono la comunità di villaggio senza i freni tipici della comunità di villaggio. Insomma, sono più Oltrarno dell’Oltrarno :D!”

                esattamente il contrario direi.

                Hai letto “nell’acquario di facebook” di Ipazia?

                Nella vita reale, siamo mille cose diverse e possiamo cambiare costantemente identità, avere segreti per alcuni e confidenze per altri.

                Su Facebook siamo esposti in un acquario, dove dobbiamo cercare di mantenere con maniacale perseveranza lo stesso personaggio, del tutto unilaterale.

            • Peucezio says:

              Mauricius,
              però è vero che i linciaggi telematici avvengono sul gesto, non sulla persona nel suo insieme.
              Qui dentro polemizziamo anche con veemenza, ma siccome ormai sappiamo molto l’uno dell’altro e ci conosciamo in diverse sfaccettature, non tentiamo di annientare l’interlocutore.
              E questa è comunque una comunità virtuale: in quelle reali ci sono, appunto, molti più freni.

              • Per Peucezio

                “E questa è comunque una comunità virtuale: in quelle reali ci sono, appunto, molti più freni.”

                Ma infatti. MT sicuramente parla di qualcosa che ha vissuto in persona, ma che (legittimamente) non vuole raccontare.

                Io racconto tantissimo, di un’esperienza comunitaria reale.

                Dove vedo appunto questo: che nella “comunità”, tu sai che le cose che fai hanno conseguenze a lungo, lunghissimo termine; e che le persone con cui hai a che fare sono variegate. E per questo stai sempre molto attento a rispettare gli altri, a dare loro una seconda opportunità, a non legarti al dito nulla per l’eternità.

                Banalmente, perché la persona che incroci tutti i giorni potrebbe domani tornarti utile.

            • Lucia says:

              “Banalmente, perché la persona che incroci tutti i giorni potrebbe domani tornarti utile”… Però è sempre meno vero, visto che, almeno per per chi ha una certa sicurezza economica e servizi statali e magari la prospettiva di cambiare casa fra 5 anni massimo, dei servizi del vicino non importa tanto. Ha Amazon! 😛
              Però è anche vero che invece molti sono precari, altri volontariamente cercano di ricrearsi comunità anche se per poco tempo, e anche nei casi più anonimi e temporanei dove ho vissuto la gente cercava di non rompere le scatole agli altri (anche se il messaggio implicito forse era “ma lasciatemi in pace a smanettare su Facebook”). Fra qualche mese andremo ad abitare in un condominio nuovo, siamo molto contenti di conoscere nuova gente e di poter condividere, come e più che con quelli odierni (che sono tutti mediamente agreeable, non mi lamento) barbecue e magari controllo reciproco dei pargoli e e financo buone chiacchierate, ma al contempo la gente mi prospetta in continuazione l’incubo della vita condominiale. Ma io ho anche l’incubo della villetta famigliare o bifamiliare, soprattutto in tempi in cui la sedentarietà è possibile ma anche no, e la gente può campare da sola (senza figli e parenti, perché non ci sono o perché sono, giustamente, lontani*) per molti anni di vecchiaia.
              *ché poi se stanno nelle vicinanza di casa sono patologici mediterranei mammoni, che roba
              PS. Per l’esempio di MM sul disoccupato che può aiutare ed essere aiutato in modo sussidiario, avrei evitato di aggiungere “e magari so che è simpatico”: uno degli aspetti positivi della burocrazia è proprio che non si tiene assolutamente in considerazione se il beneficiario è simpatico o meno

            • Lucia says:

              Ripensandoci, sulla questione “simpatia” probabilmente quello che intendeva MM è “so che quello ha determinati skills sociali/tecnici/etc quindi lo metto nelle condizioni di utilizzarli in una relazione di reciprocità”, non “è simpatico e quindi lo aiuto”

            • Z. says:

              Lù, perché i tuoi vicini anziché essere persone con cui si va d’accordo sono agreaable (pron.: aggrìbbol)?

              Ha a che fare con la nebbia?

              😛

            • Lucia says:

              Z, in verità la parola che mi era venuta in mente era angenehm
              Comunque correggetemi pure così finalmente imparo un po’ di italiano 😀

            • Z. says:

              Lù,

              meglio angenehm. Se dobbiamo buttarci dentro delle parole in straniero, che siano tedesche. Quando habs scrive “wie es eigentlich gewesen” mi ingasso e mi sento orgoglioso di bazzicare persone così istruite 😀

      • PinoMamet says:

        Va bene Miguel, sono sicurissimo che voi siate tutti brave persone e che vi impegniate al massimo per fare regole condivise da tutti;

        ammetterai però che questo non è la regola delle comunità umane, dove litigi, antipatie, piccoli e grandi soprusi, per non parlare della semplice diversità di opinioni inconciliabili, sono all’ordine del giorno.

        Mauricius fa un discorso generale, difficile secondo me dargli torto.

    • Per MT

      “Così possiamo tagliare l’acqua a quei parassiti dei terroni, no? :D”

      Veramente ho detto l’esatto contrario, se leggi bene.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Per quale motivo la comunità dell’alta Campania dovrebbe pompare acqua nel centralista acquedotto pugliese? E, se dovesse farlo, alla formazione delle decisioni parteciperebbero anche quelli di Santa Maria di Leuca, oppure si devono fidare perché “le regole mica le facciamo contro qualcuno”?

        • Per MT

          “Per quale motivo la comunità dell’alta Campania dovrebbe pompare acqua nel centralista acquedotto pugliese?”

          ah, ecco. Quelli della Puglia sono terroni, e quelli dell’Alta Campania cosa sono?

          • Mauricius Tarvisii says:

            I polentoni dei pugliesi.
            Ora però rispondi alla domanda 😀

            • Per MT

              “Ora però rispondi alla domanda :D”

              Intanto, tendo a rispondere alle domande di cui conosco le risposte, e i sistemi idrici dell’Italia meridionale non sono il mio forte.

              In linea molto, molto generale, è bene che le reti – di qualunque tipo – abbiano il massimo numero di nodi autonomi e resilienti. Sempre nella misura in cui ciò è possibile.

              Ma questo non c’entra molto con il voler fare dispetti ai “terroni” perché stanno antipatici.

            • Peucezio says:

              Mauricius,
              veramente i pugliesi hanno da sempre verso i campani lo stesso atteggiamento che i milanesi degli anni ’50 avevano con i napoletani.
              Atteggiamento che contesto, ogni volta che mi ci imbatto nei miei corregionali, ma che è un dato di fatto.
              D’altronde è vero che le città campane sono degradate, mentre quelle pugliesi, con qualche eccezione, sembrano la Svizzera.
              Insomma, direi che sono i campani i “terroni” dei pugliesi 🙂

            • Mauricius Tarvisii says:

              Però l’acqua i pugliesi non ce l’hanno…

              • Per MT

                “Però l’acqua i pugliesi non ce l’hanno…”

                Non ho ben capito cosa c’entro io, la burocrazia o l’Oltrarno.

                Credo che ti dovresti rivolgere al servizio meteo.

            • PinoMamet says:

              Comunque siete fantastici nel non capire l’argomento di Mauricius 😉

            • Peucezio says:

              Pino,
              io parlavo d’altro (e scherzavo). 🙂

  5. Peucezio says:

    Comunque io ammetto tranquillamente che nella maggior parte delle piccole comunità agiscono quegli stessi meccanismi di sopraffazione, di tendenza a sviluppare gerarchie (non per merito, ma in base alla prepotenza di carattere), ecc., tipiche di tutti i consessi umani.
    E riconosco anche che lo stato di diritto svolge un compito insostituibile nel momento in cui corregge tali storture ed evità che il più prepotente della tribù si scopi la moglie di quell’altro, gli rubi le pecore, magari lo uccida, ecc.

    Però
    1) lo stato di diritto, la codificazione, ecc., non hanno bisogno per forza di realtà grandi: uno stato può essere grande come San Marino o come la Russia o la Cina.
    2) soprattutto (e questo è il punto veramente fondamentale) lo stato di diritto ha il dovere di semplificare, nei limiti del possibile, la vita dei cittadini, non di complicarla inutilmente con regole e adempimenti vessatori (e questo è il problema italiano); e inoltre ha il dovere di rappresentare gli interessi collettivi, non quelli di privati (o cartelli di privati) molto grossi, con grandi poteri di pressione.

    Un mio cugino avvocato, che ha avuto contatti con politici ad alto livello e ogni tanto va in televisione a perorare i diritti delle persone vittime di sinistri, mi raccontava del potere di pressione delle associazioni delle compagnie assicuratrici sia sui politici che sulla televisione e di come lui stesso in certi casi abbia dovuto tacere sul fatto che si voleva, su pressione di queste, di dimezzare le tabelle dei risarcimenti, perché anche il solo denunciarlo pubblicamente lo avrebbe potuto ostracizzare dai mezzi di comunicazione.
    Il diritto dei privati a poter imporre contratti con clausole vessatorie lunghissime e in caratteri illegibili, senza che lo stato ponga dei correttivi seri, fa parte dello stesso tipo di problemi.
    Per quale motivo non viene vietata la pubblicità telefonica di qualsiasi tipo, che dà un enorme fastidio a tutti, tranne laddove l’utente non ne faccia esplicita richiesta (non all’interno di un altro contatto, ma di propria iniziativa e separatamente)?

    Tra l’altro Miguel, se ho capito bene, dice che questo tipo di modello, in cui gli stati sono sostanzialmente asserviti agli interessi e alle logiche di interessi di gruppi privati enormi, su scala mondiale, e si limitano a stabilire le regole senza mettere in discussione tali poteri, anche quando confliggenti con gli interessi collettivi, e a temperarne gli eccessi più estremi, è un modello destinato a portarci al baratro, perché tali gruppi funzionano secondo la logica delle risorse infinite su un pianeta dalle risorse limitate.
    Non ho idea delle dinamiche che giocano dal punto di vista dell’economia delle risorse, quindi non mi esprimo su questo.
    Però se fosse vero, sarebbe un problema grosso.
    Come se un privato avesse la concessione dell’unica falda acquifera rimasta in un deserto, la usasse per riempire le piscine olimpioniche e le fontane monumentali e stessimo sul punto di non poter irrigare i campi e avere l’acqua da bere; e lo stato dicesse: “ma lui ha la concessione, legalmente ottenuta, io non posso intervenire”.
    Ripeto, non so se sia davvero così, ma l’eventualità è alquanto inquietante.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Ok, d’accordo a grandi linee sul fenomemo. Ma siamo sicuri che il fatto che lo Stato sia “asservito” sia dovuto al modello burocratico-amministrativo e non, piuttosto, ai buchi di questo modello che permettono, tra le maglie delle regole e dell’impersonalità, di far valere la conoscenza, la pressione, l’influenza e altri comportamenti più o meno leciti che sono proprio il contrario della burocrazia?
      Molte regole della nostra legislazione ipertrofica sono proprio tentativi di preservare il modello burocratico-amministrativo dagli attacchi che subisce quotidianamente. Perché invece voi mi dire che la soluzione sarebbe eliminare le regole e l’impersonalità per… per togliere ogni limite a chi già oggi fa tutto ciò che può fare per prevaricare aggirando i limiti?

      • Peucezio says:

        No, no, siamo perfettamente d’accordo su questo.
        Probabilmente ho dato adito a fraintendimenti.

        Credo si debba distinguere ancora una volta fra il caso italiano, in cui c’è una burocrazia ipertrofica, che non è il prodotto della pressione di poteri forti, ma solo di un retaggio culturale deteriore (o forse bello, ma che ha effetti nefasti) e il caso generale, in cui sono d’accordo con te.

  6. Z. says:

    L’ingenuità della sinistra americana è davvero disarmante.

    http://www.lastampa.it/2017/12/26/esteri/si-finse-giornalista-lfbi-smaschera-un-troll-russo-che-ha-alterato-le-elezioni-americane-PnputwpGRgcgl1mGM8t5PL/pagina.html

    Gli basta vedere una biondina e perdono la testa che manco il Berlusca.

    https://www.counterpunch.org/2017/12/25/go-ask-alice-the-curious-case-of-alice-donovan-2/

    Ma oh, mi raccomando: non esistono operatori che disseminano intossicazioni al servizio di Mosca, sono tutte buggie-buggie del piddì-casta che fa gli inciuci 😀

    • Per Z

      “L’ingenuità della sinistra americana è davvero disarmante.”

      Cioè qualcuno (proprio come Io Non Sto con Oriana da noi) usa un nom de plume..

      scrive articoli abbastanza innocui, ma comunque documentati (solo dopo si scopre che copia e incolla alla grande), che criticano la politica estera usana, e li manda ad alcuni sitarelli minori (seguiti da gente già critica della politica estera usana)…

      viene immediatamente investigato da CIA ed FBI….

      e siccome non c’è proprio niente di interessante in questo fatto, invece di chiuderla lì, CIA ed FBI ci pensano a fare un “leak” a un giornalista del fatto che stanno facendo un’inchiesta…

      e da lì arriva pure su La Stampa.

      Non mi ricordo adesso casi specifici, ma più volte su questo blog credo di aver ripreso articoli scritti da altri blogger di cui non conosco l’identità, perché mi piacevano i contenuti.

      Diciamo che mi rivaluto: se seguono i microarticoli di “Donovan”, mi sa che leggono pure questo sito qui.

      Tra un po’ scopriremo in prima pagina sul New York Times che Putin sta facendo propaganda filo-oltrarnina?

      • Z. says:

        CVD.

        Le bufale sono brutte brutte quando sono contro i musulmani. Anything else goes, come dite voi ammeregani.

        Miguel Miguel, cheddevofà con te 😀

        • Peucezio says:

          Qui non si parla di bufale (di quelle se ne pubblicano migliaia ogni giorno su facebook e altrove), ma di bufale che avrebbero condizionato elezioni, referendum, ecc.
          Inoltre Miguel di solito parla di cialtroneria, non di complotto organizzato.
          Ma dopo anni che ti conosciamo su questo blog, scopriamo che il vero complottista sei tu 😛 😛

          Il vero punto è un altro, che viene sottaciuto indecentemente dai media.
          Gli Stati Uniti hanno ingerito da sempre nelle elezioni di mezzo mondo, hanno messo in piedi dittature, regimi, fatto vincere partiti e presidenti, hanno tenuto persino bloccata politicamente l’Italia per più di quarant’anni e ora hanno il coraggio di lamentarsi??
          E la cosa ancora più indecente sono i pennivendoli nostrani che, malgrado tutto ciò, hanno il coraggio di lamentarsi del fatto che i russi, per difendersi, una volta tanto hanno fatto in piccola misura ciò che gli Americani fanno da sempre in enormi proporzioni e senza ritegno e che hanno fatto anche ai loro danni provocandogli attorno rivoluzioni colorate ovunque?

          Questo è il vero punto. Il resto francamente fa ridere.

          • Moi says:

            Peeerò: se non è da STUNFone! questa … 😉

          • Z. says:

            Infatti Peucè il punto non è fare la morale: quella è un’ossessione tua, che condividi con certa mentalità americana 😀

            Il punto è che questa è politica estera, si è sempre fatta (trovare persone ingenue è facile, poi un bel faccino biondo aiuta) e presumo che si farà sempre.

            Ma se provi a dirlo in Italia…

            “Buggia nonèvvero armiddiddistrazzionedelpiddì!”

            (in questo caso del DP, quello originale)

            • Peucezio says:

              No, vabbè, però questo è vedere la pulce e non l’elefante.
              La cosa enorme non è che abbiano risposto “sono tutte palle”, ma che non abbiano risposto: “ma checazzo volete?? Voi lo fate da sempre?”.
              Insomma, sarò pure moralista, ma se Jack lo Squartatore mi viene a dire che sono cattivo perché ho ucciso una zanzara, mi girano i coglioni.
              Ho torto?

            • Z. says:

              Vez, forse mi sono spiegato male.

              I commentatori americani dicono: i russi sono cattivi, noi siamo i buoni.

              Tu replichi: non è vero, sono più cattivi gli americani dei russi.

              Io dico: la politica estera si fa anche così, con le intossicazioni, in Russia come in America. La cosa non mi scandalizza, così come non mi scandalizza lo spionaggio. Quando però lo fai notare in Italia, arrivano le reazioni stizzite dei grillini (tipo Scanzi) e non solo dei medesimi: buggia buggia, ha stato il piddì, eccetera.

        • PinoMamet says:

          In effetti la vedo un po’ come Peucezio.

        • Per Z

          “Le bufale sono brutte brutte quando sono contro i musulmani. Anything else goes, come dite voi ammeregani.”

          Forse ho letto un po’ distrattamente, non avevo capito che c’erano delle bufale, solo che c’era un/a tale che scriveva sotto falsa identità per vari piccoli siti, copincollando senza particolare riguardo per i diritti d’autore.

          Se mi sono sbagliato, ok!

          Però non mi aspetterei che l’FBI si occupasse di dare la caccia nemmeno ai miei cari vecchi blogger islamofobi, solo perché confondono sciiti con sunniti o roba del genere.

          • Z. says:

            Beh, vedi tu: la stessa “autrice” era una bufala, a partire dal bel faccino. Figurati il resto.

            Che poi… dici che l’hanno scoperto dopo? Mah, mah…

            Ma non me la contano giusta Miché 🙂

            • Per Z

              “Beh, vedi tu: la stessa “autrice” era una bufala, a partire dal bel faccino. Figurati il resto.”

              Magari avrai letto meglio di me, io avevo capito che il bel faccino aveva sostanzialmente copincollato roba che già girava in rete, da articoli di The Guardian ad articoli di piccoli blogger come me.

              Io non credo che l’anonimato o la falsa identità siano un male (vero Z?).

              Credo che copincollare senza citare le fonti lo sia.

              Ma non ho capito, francamente, cosa c’entri tutto questo con il Piddì. Non mi sembra che Counterpunch abbia tirato in ballo Renzi.

            • Z. says:

              L’anonimato va benissimo, ci mancherebbe. Il mio nome tu lo conosci, naturalmente, ma perché dovrei comunicarlo al mondo intero?

              La falsa identità non mi sembra la stessa cosa: ad esempio, fingere di essere, chessò, il giudice quando sei l’avvocato di una parte. Oh, qui mica siamo moralisti. L’intossicazione è parte della politica estera, certamente: ma appunto, se si chiama “intossicazione” e non “anonimato” un motivo c’è.

              Poi tu non segui il dibattito politico italiano, e quindi ci sta che non vedi il nesso col piddì italiano. Ma il nesso col piddì americano – il DP, quello vero, che Veltroni e successori tentano di copiare con risultati incerti – è innegabile 😀

      • Z. says:

        Ah, poi INSCO mica è una bella biondina. Che si fa i selfie sul letto, poi.

        E noi gli vogliamo bene lo stesso.

        Saremo ben migliori dei Contropugnetti!

  7. Moi says:

    @ ZETA

    … Ti risulta che i Liberals vogliano esportare il Gender nel Kissàndostan 😉 con le bombe ?!

    … Perfino il tuo collega Gianfranco Amato parla sempre di Egemonia Culturale (Scuola come TV, come Cinema, come Internet …) !

    • Z. says:

      Moi,

      credo che Amato sia poco noto oltre i confini di questo blog. E credo anche che dovresti rilassarti e fare due passi anziché alimentare i tuoi demoni e le tue demonesse interiori/ae/a 🙂

    • Moi says:

      Per i Liberals non si parlerà mai abbastanza male della Politica Estera USA …

  8. Moi says:

    Dite ancora “avere skills” ?! … Si dice già “essere skillati/e/*” !

  9. Moi says:

    @ PEUCEZIO

    https://www.youtube.com/watch?v=W7I92r9GqUw

    300: Making America Great Again [Donald Trump Parody]

    6 min : 10 sec

  10. PinoMamet says:

    Argomento, i musulmani
    (tirati in ballo da Z.)

    non so, morta Oriana Fallaci, morto Osama bin Laden, sostanzialmente sconfitto l’Isis…
    mi sembrano molto fuori moda come nemico 😉

    certo c’è stato un flusso discretamente continuo di attentati terroristici, che hanno riportato i musssssulmani all’onore delle cronache con cadenza bimestrale, e però boh, mi sembra che nessuno parli più di “crociate”, di “scontri di civiltà”, di “rabbie e orgogli” e tutto l’armamentario di contorno
    (“vogliono imporci la Sciarìa, vengono a scopare le nostre donne, tolgono il crocifisso dalle scuole, ci impediranno di mangiare il prosciutto” e così via).

    In realtà senza Trump e Gerusalemme gli stessi musulmani arabi, cioè l’Arabia Saudita sostanzialmente, sarebbero scivolati non tanto lentamente nel campo “occidentale” al quale appartengono per nascita e vocazione
    (Ibn Saud mica ce l’ho messo io, sul trono…) in chiave anti-iraniana.
    E anche così, dopo le proteste di rito, boh, mi sembra che sotto sotto continuino a cercare una politica di appisment o come cavolo di dice:
    l’Isis era una pessima idea di qualcuno da fuori, che loro stessi non vedono l’ora di togliersi dalle palle, mi sa.

    Quindi i mussulkattivi non sono più il Nemico Pubblico Numero Uno, il posto mi sembra vacante.

    • Z. says:

      A me sembrano ancora abbastanza di moda – vuoi per gli attentati, vuoi perché facilmente identificabili come stranieri.

  11. Moi says:

    Féich Gnus
    Scie Chimiche
    MicroChip
    Sirene
    Alieni (i Grigi e i Lucertolonoidi mi stan sulle balle, preferisco gli Anunnaki !)

    … bisogna far quadrare tutto: NON è che possiamo “accattare su” 😉 solo quel che ci piace, tipo i 10 Comandamenti del Cate Creativo ! 😉

  12. Moi says:

    Sono i Massoni Mondialisti a voler risalire a Hiram … come direbbe Roberto 😉 , concediamoglielo pure come Estensione di Politically Correct 😉 ! Sei un Avido Bankster del XXI Secolo ma senti di essere un Mistico Architetto dell’ Antichità ? Be’ … così sia ! 😉

    … o vuoi discriminare VS un Uomo che sente di essere Donna ?! 😉

  13. Moi says:

    A proposito di Bufale:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/07/fake-news-scanzi-mi-fa-sorridere-che-a-lanciare-lallarme-sia-proprio-renzi-che-e-il-re-delle-bufale/4025833/

    Fake news, Scanzi: “Mi fa sorridere che a lanciare l’allarme sia proprio Renzi, che è il re delle bufale”…

    • Z. says:

      In altre parole, la risposta dei grillini è “ma però il piddì”. Civuddì 🙂

      • Mauricius Tarvisii says:

        Il discorso è più complicato (ma quando semplificate tanto da stravolgere il senso delle cose sono fake news o un tertium genus?). Sparare palle è parte integrante dell’attività di qualsiasi politico, ma ultimamente l’attività ha preso una nuova dimensione: sparare palle costruite sugli altri che sparano palle.

        In pratica tutti state denunciando da qualche anno a questa parte un complotto russo ai vostri danni: i russi sostengono a colpi di bufale (o fake news) e manipolazioni contemporanealmente Trump, Grillo, Salvini, la permanenza del Regno Unito nell’UE, l’indipendenza catalana, la distruzione dell’UE, Israele e Assad. Notate qualche contraddizione? Io diverse, ma non importa, perché la balla (fake news) è troppo appetitosa (gombloddoh russoh!!1!) quando la puoi utilizzare contro gli avversari, tanto più che qualsiasi voce contro la balla puoi accusarla di raccontare balle prezzolate (pardon, fake news).

        • Z. says:

          MT,

          — Il discorso è più complicato —

          No, il discorso dei grillini è semplicissimo: mapperò il piddì. Più semplice di così!

          — In pratica tutti state denunciando da qualche anno a questa parte un complotto russo ai vostri danni —

          Vedi, io non parlerei di “complotto russo” ma di “politica estera”. Si fa anche così, e la cosa non dovrebbe stupire troppo: personalmente mi stupisce di più il burlesque in crema catalana.

          Mi stupisce il tentativo di inerpicarsi sugli specchi per dimostrare che è tutta un’invenzione di Renzi. Anzi, degli Stati Uniti. Anzi, di… boh, di qualcuno, ma secondo me c’entra il piddì, vuoi che non c’entri 😀

  14. Moi says:

    MEDIO ORIENTE

    Gerusalemme Israele dedicherà una stazione a Trump

    In progetto una linea sotterranea di tre chilometri, una delle fermate vicine al Muro del Pianto intitolate al presidente Usa per il riconoscimento della città come capitale

    http://www.corriere.it/esteri/17_dicembre_27/gerusalemme-israele-dedichera-stazione-trump-4e937014-eae3-11e7-aee4-bc31285a7c38.shtml

  15. Moi says:

    Una decina di Paesi valutano di seguire Trump su Gerusalemme

    http://www.huffingtonpost.it/2017/12/26/una-decina-di-paesi-valutano-di-seguire-trump-su-gerusalemme_a_23316844/

    ———-

    Sì, lo so: ci sono i CristianoSionisti convinti che con il Terzo Tempio Gesù tornerà.
    Ma per ora non so come siano messi con le Gare d’ Appalto, e credo proprio che ne passerà di tempo … prima di vedere gli Umarell Israeliani 😉 osservare i Cantieri del Terzo Tempio con le mani dietro la schiena 🙂 …

    • Z. says:

      Noto che il governo ungherese – che parrebbe intenzionato a valutare di trasferire anch’esso la capitale – è impegnato nel difficile compito di trasformare il razzismo antiebraico in razzismo antiarabo. Ché essere quasi dichiaratamente antisemiti e filoisraeliani assieme immagino sia impegnativo.

      Comunque pian piano l’antisemitismo passerà del tutto di moda, sostituito dall’odio per gli arabi, e tutto si aggiusterà. Per così dire, eh.

  16. Moi says:

    La Bella Biondina dovrebbe essere il cosiddetto “click-bait” …che è molto più chiaro se lo chiamiamo “fàiga-bait” 😉 !

    • Z. says:

      In un certo senso è rassicurante che funzioni anche su antagonisti americani radicali e induriti. Ci ricorda che siamo tutti esseri umani 🙂

  17. Moi says:

    Il Massimo Cacciari Natalizio che NON ti aspetti 😉 … “Mariano”

    http://www.huffingtonpost.it/2017/12/25/i-cristiani-sono-i-primi-ad-aver-dimenticato-il-natale_a_23316262/

    ” Maria è stata pressoché ignorata anche dai filosofi che hanno interpretato l’Europa e la Cristianità, come Hegel e Schelling. Il discorso ha privilegiato il rapporto del padre con il figlio. Maria è stata ridotta a una figura di banale umiltà, un grembo remissivo e ubbidiente che si è fatto fecondare dallo spirito santo senza alcun turbamento.

    Invece?

    Quando l’Arcangelo Gabriele le annuncia che concepirà e partorirà un figlio e che egli sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, Maria ha paura. Si ritrae, dubita, è assalita dall’angoscia, medita. Il suo sì non è affatto scontato. Nel momento in cui lo pronuncia, è un sì libero e potente, fondato sull’ascolto della parola. Perché Maria giunge a volere la volontà divina. ”

    [cit.]

    • Mauricius Tarvisii says:

      Cioè Cacciari si stupisce perché dei filosofi protestanti ignorano la marianodulia cattolica?

      • Peucezio says:

        Beh, ma il fatto che accada da mezzo millennio non è necessariamente un motivo per non stupirsene.
        Se una cosa è sciocca e suscita perplessità e disappunto, continua a farlo anche dopo cinquecento anni.

    • paniscus says:

      La migliore raffigurazione artistica dell’Annunciazione è quella di Lorenzo Lotto, in cui non c’è traccia di incanti sublimi, di rivelazioni dolcissime e di atteggiamenti commossi della fanciulla inginocchiata in preghiera davanti all’angelo, come se avesse sempre saputo di essere stata destinata fin dall’inizio all’attesa di quel momento…

      …ma c’è una scena abbastanza disturbante, con l’angelo invasivo, muscoloso e arrogante, che si scaraventa di colpo, senza preavviso, nella stanza della ragazza spiazzata, la quale ha una specie di attacco di panico, mentre il gatto di casa scappa terrorizzato.

      Ovviamente non c’è nessuna prova che nei villaggi ebraici del Medio Oriente di 2000 anni fa esistesse l’abitudine di allevare gatti domestici…. ma evidentemente il pittore, 1500 anni dopo, ce li aveva 🙂

      • Moi says:

        non c’è nessuna prova che nei villaggi ebraici del Medio Oriente di 2000 anni fa esistesse l’abitudine di allevare gatti domestici…

        ————-

        Be’, gli Ebrei Antichi potrebbero averne fatto una Cultural Appropriation 😀 dagli Egizii 😉

      • PinoMamet says:

        Il Talmud cita i gatti in diversi passaggi (per esempio nel trattatello sui sogni alla fine del primo libro, le Benedizioni);
        È un po’ dopo l’epoca dei Vangeli ma siamo lí
        Del resto è certo che gli Egizi allevsssero i gatti, e l’Egitto è praticamente voltato l’angolo per Israele…

      • Peucezio says:

        Vabbè, si sa che i gatti sono dappertutto, anche se uno non li alleva.

        • PinoMamet says:

          Credo che il gatto domestico sia arrivato in Europa in epoca romana
          (per i Greci di epoca classica era ancora un animale selvatico visto di sfuggita, confuso con donnole e puzzole)
          provenendo proprio dall’area egiziana-nord-africana-vicino orientale.

          Non c’è motivo per cui Maria non dovesse averne uno in casa…

          • Peucezio says:

            Sì, ma quello che voglio dire è che fino a non molto tempo fa il confine fra avere un gatto in casa e avere gatti che gironzolano nei dintorni e ogni tanto ti entrano in casa e gli dai qualcosa da mangiare era molto labile.

            Il concetto di animale domestico di compagnia nato e completamente allevato e tenuto in cattività in casa, accudito, nutrito e curato al 100% dagli uomini, tranne forse in certi ceti molto d’élite, credo sia molto recente.
            Anche perché il confine stesso fra spazio privato e pubblico e la casa come luogo chiuso e riservato della vita famigliare o individuale è recente.
            Ancora adesso gente che ha ville o case di campagna capita che dia da mangiare a cani e gatti randagi, in qualche misura se ne occupi, magari chiami pure il veterinario, se si ammalano, ma non li fa, di massima, entrare in casa, negli spazi chiusi, mentre dà loro libero accesso a tutti gli spazi aperti della proprietà.
            E anche in ambito urbano penso che una volta fossero molto diffuse situazioni di questo tipo, specialmente coi gatti.

            Mentre il concetto di proprietà e forme di allevamento che sottraevano gli animali a ogni forma di condizione brada o selvatica erano normali per gli animali produttivi (da macello, da latte, da lana, ecc.), da trasporto (cavalli, asini) e, presso le élite, da caccia (cani, uccelli), non so quanto il gatto fosse allevato, selezionato, venduto, tenuto in casa come proprietà individuale e come compagnia fissa e stabile.
            I cani spesso erano tenuti all’esterno, dai contadini, per proteggere galline, ecc., ma di solito non entravano in casa (dalle mie parti, nei paesi, si faceva così e si fa ancora in una certa misura).

          • Peucezio says:

            Aggiungo che ilgatto, essendo più pulito e silenzioso e meno ingombrante del cane, venisse più comunemente ammesso negli spazi chiusi (che, ripeto, erano meno nettamente distinguibili di oggi da quelli aperti/pubblici), cosa che non implicava necessariamente una sorta di un’adozione e di presa in carico totale.

          • Peucezio says:

            Scusate la sintassi: “immagino che venisse…”.

  18. Moi says:

    Come lo definirebbe [il Nostro Tempo, ndr] ?

    Osceno, nel senso letterale del termine: un tempo in cui tutto deve essere posto sulla scena: i nostri pensieri, le nostre fotografie, i nostro segreti. Niente deve stare in una zona scura.

    [Ibidem]

    ———————————————————
    “Perché neanche le femministe hanno riflettuto su Maria?

    Perché anche loro – benché protagoniste dell’ultima vera rivoluzione degli ultimi decenni – sono rimaste vittime della lettura maschilista dell’incarnazione. Hanno guardato Maria come un figura servile, totalmente oscurata dal rapporto tra padre e figlio, non riuscendo a scorgere quello che c’è oltre.”

    [Ibidem]

  19. Moi says:

    @ MIGUEL

    Altro Cortocircuito … La Zingara Omofoba !

    http://gayburg.blogspot.it/2017/12/la-donna-rom-tra-noi-non-possono.html

    No, nella nostra comunità non ci sono gli omosessuali. Non può succedere una cosa simile, è una cosa che si tramanda dai figli ai genitori. Nel nostro sangue non può esistere una cosa simile, né lesbiche né omosessuali. Noi siamo figli di Dio, non può esistere una cosa simile. E se ci sono stati non fanno più parte della nostra comunità. Viene cancellato dalla comunità Rom.

    [sic.]

    • Per Moi

      “Altro Cortocircuito … La Zingara Omofoba ! ”

      E ovviamente ha ragione: tra gli zingari non esistono “omosessuali”, ci mancherebbe pure quello.

      Ci sono i bulash, ne ho conosciuto anche qualcuno, che hanno un ruolo importantissimo e rispettato da tutti, perché possono dare una mano alle donne, senza far impazzire di gelosia i maschi. E quindi sono “integrati” e “rispettati” sin da quando esistono gli zingari.

      • Z. says:

        Cussa l’è un bulash? Ho provato a cercarlo ma ho trovato solo Bulash come cognome e pagine che parlano di gastronomia…

        istruiscimi!

        • Moi says:

          A quanto pare, il Bulash è l’ Omosessuale Zingaro … che però NON va al Pride (neppure a “gemellarsi” per i Lager Nazisti !), sennò al ritorno, la Comunità prima lo rinnega poi lo lincia.

  20. Moi says:

    A proposito di Catalunya Hipster 🙂

    http://gayburg.blogspot.it/2017/12/la-catalogna-multa-lautobus.html

    La Generalitat de Catalunya ha inflitto una multa di 1.707 di euro

    […]

    L’autobus ha attraversato tutta la Spagna mostrando lo slogan:

    “I maschi hanno il pene, le ragazze hanno la vagina”.

    Secondo le autorità, l’associazione ha promosso un messaggio discriminatorio verso transgender e persone intersessuali, in violazione dell’articolo 24 della Legge 11/2014 che garantisce i diritti delle persone lgbt oltre a tentare di sradicare l’omofobia, biphobia e la transfobia.

    [sic]

  21. MOI says:

    @ MIGUEL

    A proposito di Burocrazia e Oltrarnometro … questo straordinario Personaggione (che sarebbe un criminale nella sua Svezia ma è un sant’uomo in Etiopia) esiste davvero:

    http://www.cameralook.it/web/erik-erichsen-e-il-chirurgo-ribelle-di-erik-gandini/

    Erik Erichsen

    • Per Moi

      “A proposito di Burocrazia e Oltrarnometro … questo straordinario Personaggione (che sarebbe un criminale nella sua Svezia ma è un sant’uomo in Etiopia) esiste davvero:”

      Bellissimo.

      In patria, in effetti, sarebbe all’ergastolo.

  22. Z. says:

    Non è solo che non sono tutti uguali.

    http://www.lastampa.it/2017/12/29/italia/cronache/segretario-della-lega-insulta-il-barelliere-di-colore-che-soccorre-il-padre-TtnEXj1cYpQqjBXB4RWAVL/pagina.html

    E’ che le persone così apertamente spregevoli non sono equidistribuite manco per idea. Tendono a radunarsi da una parte piuttosto che dalle altre (laddove “piuttosto che” è utilizzato nell’unico significato corretto).

    • Moi says:

      Capirei se fosse stato l’aggressore … ma il soccorritore ?! Sono troppo “CisPadano” per cogliere certe logiche.

      • Z. says:

        Certo. Col soccorritore è facile: deve subire in silenzio. Finché è in divisa non può fumare e nemmeno sedersi: figurati se può difendersi con un pugno ben assestato a un insulto spregevole di una persona non meno spregevole.

        Le persone apertamente spregevoli, di solito, tendono ad essere anche vili. Come confermato dalle sue scuse del tipo: non sono razzista, ve’ che bravi che siamo, abbiamo anche tesserato dei maghrebini.

        • Peucezio says:

          Certo che la gente è diventata suscettibile e puntigliosa.
          Una volta uno avrebbe risposto per le rime, oggi si denuncia e il sistema giudiziario deve distrarre tempo da omicidi, rapine, stupri…

          L’offesa (verbale o comunque simbolica, non fisica) è diventata l’ossessione contemporanea, solo se ti colpisce nella tua categoria di appartenenza però, non se ti colpisce nella tua individualità.
          Chissà perché se dici a uno “sei l’ultima delle merde, sei un porco, un mentecatto, sei lo scarto dell’umanità”, va bene.

          • Z. says:

            Peucezio,

            — Una volta uno avrebbe risposto per le rime —

            Non puoi, quando sei in divisa da soccorritore.

            Peraltro, la frase “sparare sulla croce rossa” non è nata esattamente nel terzo millennio. Ciò che è cambiato è il fatto che voi meridionali non siete più oggetto frequente di epiteti razzisti: e si fa in fretta a dimenticarsi di quanto sia “piacevole, a quanto pare.

            Detto questo, CVD: in base a ciò che voti, trovo normale che la cosa ti stia bene…

            • Peucezio says:

              A me non me ne frega un cazzo se mi dicono “terrone”.
              Con un amico di famiglia con cui abbiamo un po’ perso i contatti per varie ragioni, milanesone che faceva battute in milanese facendoti scompisciare dal ridere, si scherzava sempre sul nord e sul dus e non sai quante volte mi avrà detto “terun” (lo scrivo come si legge, per non farvi confondere).
              Certo, quello è uno scherzo, mentre se uno lo dice per offendere è molto diverso.

              Ma non ho capito perché, se uno è in divisa da soccorritore, di fronte a uno che gli dice “marocchino di merda” non può rispondere “come cazzo ti permetti? Se io sono un marocchino di merda, tu sei un razzista di merda e un coglione!”, anziché andare a denunciare e farne un affare di stato.
              C’è una legge che dice che un soccorritore, se viene insultato, non può rispondere?
              Io so di cose peggiori fatte da soccorritori (italianissimi peraltro), che non rispondere a un insulto.
              Così come so di soccorritori invece bravissimi, che non per questo si terrebbero un insulto ingiustificato, se venisse loro rivolto.

              Comunque a me davvero questa mi sembra una discussione sul nulla.
              Se io, ogni volta che leggo da qualche parte che un immigrato a stuprato, aggredito, ucciso (in qualche caso è successo anche questo, lo sapete bene) italiani innocenti, tipo ragazze, anziani, bambini, ecc., mi rispondereste che ci sono aggressori, stupratori e assassini di tutte le etnie, benché le percentuali (ovviamente per ragioni sociali, non genetiche) non siano proprio equamente distribuite.
              Ora mi leggo tutta ‘sta filippica perché un leghista ha detto “marocchino di merda”.
              Il leghista è uno stronzo, perché un conto è il problema dell’immigrazione e della società multetnica, un conto è trattare in modo irrispettoso gli individui.
              Ma non mi pare un affare di stato, né di cronaca, ma una storia da bar, di cui parlare al massimo nel quartiere, come quando, mezzo secolo fa, nei bari di periferia, fra settentrionali e meridionali capitava che ci si desse dei “terroni” o “polentoni di merda” e magari qualche volta ci scappasse pure la rissa.
              Se proprio dovessi fare del revanscismo meridionalista, ti direi che la soglia di tolleranza a queste cose all’epoca era enormemente più alta, quindi in fondo avrei più diritto in quanto meridionale a lamentarmi di quanto non lo facciano ora gli stranieri o gli antirazzisti.
              Ma io mi rifiuto di entrare in questa logica del vittimismo querulo e stucchevole.

            • Peucezio says:

              Aggiungo,
              qui in genere non si parla di politica partitica nel senso “tu voti quello e fai male”, “io sì che voto bene, ecc.”.
              O, almeno, io non l’ho mai fatto.
              Ma non farlo proprio tu: ti voglio bene anche se voti Pd, ma sempre Pd voti!

            • Z. says:

              Peucezio,

              — A me non me ne frega un cazzo se mi dicono “terrone”. —

              Certo, se te lo dicono per scherzo no, ci mancherebbe. Infatti poi aggiungi:

              Certo, quello è uno scherzo, mentre se uno lo dice per offendere è molto diverso.

              — Ma non ho capito perché, se uno è in divisa da soccorritore, di fronte a uno che gli dice “marocchino di merda” non può rispondere “come cazzo ti permetti? Se io sono un marocchino di merda, tu sei un razzista di merda e un coglione!” —

              Mica solo da soccorritore. Nemmeno un poliziotto, o un vigile urbano, può rispondere a questa maniera. Loro però non ne hanno bisogno: possono denunciarti per oltraggio, e se non sborsi tanti bei soldini – uniti ad una lettera di abiura – puoi dire ciao ciao alla fedina penale.

              — Io so di cose peggiori fatte da soccorritori (italianissimi peraltro), che non rispondere a un insulto. —

              Ah, se è per questo un soccorritore è stato beccato mentre palpeggiava una bambina, pochi giorni fa. Ma non è esattamente un comportamento legittimo, eh.

              — Ma non mi pare un affare di stato —

              No, è solo l’ennesima conferma: la gentaccia – e la tolleranza alla gentaccia –
              non è politicamente equidistribuita, checché vada di moda sostenere il contrario. La “filppica”, come al solito, l’hai fatta tu 😀

              — Se proprio dovessi fare del revanscismo meridionalista, ti direi che la soglia di tolleranza a queste cose all’epoca era enormemente più alta —

              E diresti una fesseria, Peucè. Sai benissimo che la soglia di tolleranza era più alta verso qualsiasi abuso, non solo per gli insulti verso i meridionali.

              — Ma io mi rifiuto di entrare in questa logica del vittimismo querulo e stucchevole. —

              Denunciare un insulto anziché rispondere a pugni in faccia lo chiami “vittimismo querulo e stucchevole”? Abbi pazienza, non tutti sono eroi machisti come te 😀

            • Peucezio says:

              Circa il vittimismo, mi riferivo al fatto che sia diventato un evento di cronaca (e che ne abbiate anche parlato qua dentro :-p ) non alla denuncia dell’interessato.
              In effetti non è tanto la denuncia che mi lascia perplesso: capisco il fatto di mettersi sotto la tutela dell’ordine costituito anziché rispondere personalmente, inoltre non tutti hanno la risposta pronta, ecc.
              Io, essendo un bruto energumeno fascista notoriamente violento e manesco avrei fatto diversamente, ma lui si vede che non era un bruto energumento fascista violento e manesco e nemmeno un rozzo leguleio con i calli alle mani come te 🙂

              Sulla toglia di tolleranza, chi ha mai sostenuto il contrario?
              Diciamo che noi abbiamo la sfiga (ammesso che sia tale), che quando eravamo soggetti noi a discriminazione, la soglia di tolleranza era alta. Scherzi del destino. In una logica vittimistica il mondo dovrebbe chiedere scusa ai meridionali italiani perché negli anni ’60 non c’era la stessa isteria politicamente corretta di oggi.

              Ma ancora non ho capito, tu che sei un uomo di legge: c’è davvero una legge che dice che un soccorritore della croce rossa o chi per essa non può rispondere se viene insultato?

            • Z. says:

              Peucè,

              il fatto che io abbia copincollato un link è “vittimismo”? Hai attaccato il cotechino in anticipo, quest’anno? 😀

              Come tutti sanno, quando indossi la divisa di un corpo devi tenere un comportamento consono alla medesima o rischi sanzioni. Non intendo sanzioni penali, che pure sono aggravate, se compi reati mentre eserciti un pubblico servizio. Intendo sanzioni disciplinari. Tanto più gravi (fino al licenziamento) quanto è più grave la violazione.

              Devi anche tenere un comportamento consono al servizio che stai espletando. O rischi sanzioni come sopra. Anche se sei in borghese.

              Quindi, se sei un barelliere marocchino che entra in un’abitazione per soccorrere un infermo, e un leghista ti dice, chessò, “sporco marocchino di m. tu in casa mia non entri”, non puoi rispondere con la battuta pronta.

              E trovo che sia giusto. Trovo che sia squallido approfittarsene. In altre parole, trovo normale che il leghista l’abbia fatto.

            • Z. says:

              (ma in milanese, poi, c’è una grafia particolare per “terun”? come lo scrivete, “taerrhoon”? :D)

            • Peucezio says:

              Z.,
              a parte il giudizio sul leghista (non su quel leghista, ma sul fatto che sia un automatismo), sono sostanzialmente d’accordo.
              Però avrebbe potuto dire “come si permette, “marocchino di merda” lo va a dire a qualcun altro, lei è un cafone e un razzista!”.
              E comunque non credo che i suoi colleghi l’avrebbero denunciato e fatto incorrere in sanzioni disciplpinari (per rispondere a un insulto subito poi, senza trascendere!).

              Comunque convengo con te che anche fare denuncia è un comportamento legittimo e appropriato, anche se si può anche evitare.

              Non vedo la rilevanza del caso di cronaca, questo no.

            • Z. says:

              Peucè,

              non mi sono spiegato. Dico che in quel partito è una reazione normale, così com’è normale che nessuno l’abbia cacciato.

              Il barelliere non poteva fermarsi a discutere. Anche perché c’era un infermo da assistere. E poi, francamente, a certi comportamenti si risponde solo in due modi, se si risponde: lui ha risposto nel modo appropriato.

              La rilevanza del caso di cronaca dipende dal fatto che il bravo signore è un politico, non un cittadino comune. Se fosse stato un politico di MDP sarebbe stato molto più rilevante: eppure, ve’ caso, non è un politico di MDP.

        • Roberto says:

          Peucezio,
          Stavolta non ti seguo.
          Ha ragione Z a dire che il barelliere ha reagito al meglio, e capisco l’incazzatura, visto che lavorava e stava lì per aiutare.
          Su “terrone” è chiaro che detto per scherzo da un amico ci fai una risata, ma è chiaro pure che detto con ostilità e per offendere è fastidioso assai, e io non lascerei correre (come non lascio correre nessun insulto legato all’Italia).

          Sui leghisti infine, sono leghisti e tanto basta

          • PinoMamet says:

            OMDAR totale

          • Moi says:

            @ ROBERTO

            Film di fine anno su quel che potrebbe divenire il Tuo Incubo Peggiore 😉 … dubito che verrà proiettato in Lussemburgo, ma dovrebbe !

            https://www.youtube.com/watch?v=PkGShSJaTo0

            pregevole il “Gender Swap” rispetto allo stucchevole Lei Donna ergo Sx … Quindi Lui Dx; nonché l’inedito (fino agli Anni Novanta … poi in ascesa netta !) paradosso Ricchi di Sx Vs Poveri di Dx

            • Roberto says:

              Purtroppo i film italiani qui non passano praticamente mai. Fanno un festival ogni tanto e basta.
              Ma perché dovrebbe essere il mio incubo?

            • Moi says:

              … davvero NON ti potresti identificare nel protagonista maschile ?

              PS

              … Ar core NUN se comanna ! 😉

            • Roberto says:

              Ma per cosa, la figlia che si innamora di un coatto?
              Contenta lei….io ho messo un unico divieto che è quello dei pantaloni con la vita bassa: non voglio vedere le mutande del tizio.
              Per il resto va bene tutto finché lei è felice (e comunque a lui mostrerò il primo giorno la mia collezione di coltelli e la mia abilità nel macellare gli animali)

              • Per Roberto

                “Per il resto va bene tutto finché lei è felice (e comunque a lui mostrerò il primo giorno la mia collezione di coltelli e la mia abilità nel macellare gli animali)”

                Come il mio grande maestro RG (potete indovinare chi è, ma evitiamo che ci arrivino i motori di ricerca) che acquisì la devozione del futuro genero, mettendo una pistola sul tavolo e dicendo che sapeva usarla molto bene.

            • Z. says:

              Incuti sufficiente timore anche disarmato 😀

            • Z. says:

              Miguel,

              un genero affascinato dall’esibizione di un’arma da fuoco io non lo vorrei intorno nel raggio di 10 km!

              E se io fossi stato il genero, avrei simulato un attacco violento di dissenteria e sarei corso a casa da vile qual sono 😀

              Z.

              PS: ora che ci penso, a due amici capitò lo stesso, in una villa sui colli il cui possessore era formalmente nullatenente. Reagirono in modo sostanzialmente zetetico!

          • Peucezio says:

            Roberto,
            come per Z.,
            d’accordo su tutto, tranne che sulla generalizzazione antropologica.
            Anch’io, allora, che voto la Lega, come ben sapete, sarei il tipo che si mette a insultare l’infermiere straniero che soccorre un mio congiunto?
            Ammenoché non tratta male il mio congiunto, allora lo insulto, ma in quanto stronzo, non in quanto straniero o italiano. E all’occorrenza lo denunicio.

  23. Moi says:

    difendersi con un pugno ben assestato a un insulto

    ———-

    Hmmm …non è eccesso di difesa ? Non mi sembra particolarmente da meno rispetto a fare un buco in fronte con una “rivoltella” (come dicono gli Umarell) a uno che ti mostri una lama di coltello. Anzi: la lama se “prende” bene uccide, come la pallottola.

  24. Moi says:

    La generalizzazione non è mai piacevole, soprattutto in negativo. C’è poi una polemica aperta sulle “generalizzazioni in positivo” … ma andremmo troppo oltre.

    Il punto è che c’è qualcosa di “istintivo” (forse un atavico istinto di sopravvivenza ? … tipo “non so se quel serpente è velenoso, ma per stare nel sicuro l’ammazzo lo stesso ?!”) nel generalizzare, e bisogna prenderne atto.

    Inoltre, con la lodevolissima eccezione di Massimo Cacciari, soprattutto (!) per una Classe Dirigente&Culturale NON può bastare l’indignazione per una frase razzista … senza mai chiedersi perché perfino una persona ch’è sempre stata mite arrivi a dirla. Purtroppo il MultiCulturalismo NON è solo aggiungere gradevoli capitoli nuovi al nostro Librone di Cucina preferito ! … Ma a parte il già ricordato Massimo Cacciari, meritevole per questo di gran stima, nessuno tra i Soloni dell’ Intellighenzia parrebbe avvedersene !

  25. Moi says:

    La polemica sugli “stereotipi positivi” cmq è piuttosto interessante : crei aspettative in positivo su singoli individui su pre-giudizi in positivo. Purtroppo però viviamo in una società politically correct, in cui il giudizio individuale è “croce e delizia” 😉 assieme unicamente del Maschio-Bianco-Etero-CisGender-vagamenteCristiano-barra-PostCristianoSecolarizzato !

    • Moi says:

      aspettative in positivo che possono essere deluse, tipo:”Nooooooooo !!! F’ei un Fv’atello Migv’ante dall’ Afv’ica Nev’a e NON hai il v’itmo nel f’angue ?!?!?! … E io che ti avevo pv’epav’ato un’ ov’chestv’ina appof’ta al Fesf’tival della F’olidav’ietà “Il Mare Unisce le Terre Che la Politica Separa” di Capalbio 😉 !”

  26. Moi says:

    @ PEUCEZIO …

    Già, ho notato che in Milanese scritto solitamente non ci sono “ü” (“u scritte con umlaut” … intendo !) … perché ?

    • PinoMamet says:

      Credo che dovrebbe essere perché sono tutte pronunciate “con la umlaut”;
      ma a me non sembra affatto
      (mi pare che terùn sia pronunciata proprio terùn, non terün, per intenderci).

      • Peucezio says:

        Infatti si scrive “terron”: la ‘o’, tinoca o atona, si legge sempre ‘u’ (tranne quando porta accento grave, ‘ò’, che però non sempre viene apposto dagli autori).
        La ‘u’ invece si legge sempre ‘ü’.

        La grafia milanese è più etimologica che fonetica, per cui mantiene affricate che in realtà si leggono come fricative (Villapizzon si legge Villapissùn), doppie che sono pronunciate scempie (come l’esempio di “terron”), ecc.

        Quanto a ö, viene scritto ‘oeu’.
        Quindi niente Umlaut nella grafia del milanese.

  27. Z. says:

    Il FQ ha cambiato idea sulla propaganda organizzata basata sulle bufale. La conclusione è quasi un classico: naturalmente esiste e la fanno gli ebrei!

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/30/twitter-non-solo-i-terremotati-dallilva-a-israele-la-rete-di-utenti-falsi-porta-a-una-societa-romana-che-dice-noi-estranei/4066489/

    Ma il punto è un altro: uno di loro avrebbe lavorato anni fa per Cuperlo. Non per Renzi, o per quel tizio che scrive “ciaone”, ma proprio per Cuperlo!

    Gianni, miseriaccia, dirmelo prima no, eh? e ora come la mettiamo con le masse islamiche? Hai letto anche tu… vogliono Gerusalemme capitale!

    Guarda che dico a tutti la verità: ti chiami Cupèrlo e non hai mai corretto i giornalisti. Come Caròli il critico, che si fa chiamare Càroli. Come Cossiga.

    Pino, aiutami tu. Che si fa adesso? Cosa consiglia in questi casi Informazione Corretta? Dammi una dritta. Se scoprono cosa significa davvero Z. poi le masse islamiche votano Grillo per vendetta!

    Z(ionist)

    • Mauricius Tarvisii says:

      Avrebbe lavorato anche per Marino e per Ilva. Un curriculum come PR da urlo, devo dire…

    • PinoMamet says:

      Non ne ho idea di cosa consiglierebbe Informazione Corretta perchè non ci vado 😀

      devo dire che non ci ho capito tanto nell’articolo, sarà l’ora 😉

      cioè, dei tizi hanno fatto degli account fasulli che dicono che non vogliono l’Europa di Marine Le Pen;

      questi tizi (veri) sarebbero ebrei;

      alcuni degli account fasulli riprendono una affermazione di Ruth Dureghello, la presidente della Comunità ebraica romana, e di Progetto Dreyfus, un sito di informazione ebraica;

      esiste o è esistita una serie di finti account di terremotati.
      Boh?

      • Per Pino Mamet

        “alcuni degli account fasulli riprendono una affermazione di Ruth Dureghello, la presidente della Comunità ebraica romana, e di Progetto Dreyfus, un sito di informazione ebraica”

        Mi sembra una roba prodotta con la stessa stoffa del divertente Russiagate.

        • Z. says:

          Questo è quello che l’articolista vuole farci credere. Una volta si diceva “nessun ladro, tutti ladri” 😉

          E poi qui non c’è il bel faccino biondo di Alice, che si fa i selfie sul letto sgambettando!

  28. Moi says:

    Lo metto qui perché mi sembra il topic più offtopicato 😉 :

    https://www.youtube.com/watch?v=ZbM6WbUw7Bs

    Trump secondo gli Otaku ?!

    https://www.youtube.com/watch?v=EhkPE6rRlaw

    What Japanese Think of Donald Trump (Interview)

    PS

    Qualche mese … prima !

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