L’imprevedibile

Sapete che ho parlato spesso bene delle Mamme No Inceneritore.

Per aver posto al centro la questione che sta al centro, cioè quella dei rifiuti.

Noi viviamo in quanto consumiamo energia e la trasformiamo in rifiuti, consumiamo cioè ordine e lo trasformiamo in disordine. Poi la fotosintesi e i lombrichi lentissimamente ricreano l’ordine.

Godiamo invece delle magnifiche sorti e progressive,  quando saccheggiamo più energia di quella che il  pianeta possa sostituire e creiamo più rifiuti di quanto i lombrichi possano curare.

Motivo per cui stiamo per fare un grande salto in avanti mentre ci troviamo sull’orlo del precipizio.

La catastrofe è insita nel meccanismo stesso; poi se ci sfracelleremo di testa o di piedi, lo lascio a tutte quelle astruse ipotesi tipo, “nel 2082 la terra sarà un deserto”, che mi interessano poco. Magari nel 2082, ci sarà il diluvio universale.

Detto questo, non sono certamente in grado di dire qualcosa di più tecnico sugli inceneritori in sé.

Semplicemente, trovo interessante riflettere su come di queste cose si discuta sempre pensando a come i progettisti dicono che saranno. Se saranno come dicono i progettisti, le sostanze tossiche rilasciate nell’aria saranno un tot, e così via.

Ora, le cose non sono mai come dicono che saranno.

Proprio come sappiamo che la profezia ecologista per il 2082 è inattendibile, sappiamo che la profezia tecnocratica dei progettisti è inattendibile, perché la realtà va sempre da un’altra parte.

Proprio gli inceneritori, infatti, ci offrono uno splendido esempio di come le cose non vadano mai come previsto. Poi possiamo estendere questa riflessione a tantissime altre cose.

Ho messo su google le parole incendio inceneritore, e ho visto che ci sono stati incendi, negli ultimi mesi, negli inceneritori (o “termovalorizzatori”) di San Vittore del Lazio, Parona, Trieste, Campi Bisenzio, Torino, Mortara, Montale, Acerra, Manzano, Alcamo, Colleferro, Bevera, Riccione. Poi mi sono fermato.

Ah, dimenticavo, anche Messina:

messina-inceneritore

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41 Responses to L’imprevedibile

  1. supervice says:

    E se scrivo “incendio discarica”, trovo Paganico (GR), Mortara (PV)(8 giorni), Serravalle Pistoiese, Imola, Pianezza, Tor Cervara (oltre 24 ore), Follo (SP)(3 in due anni), Rende (CS), Pianura (NA, e altri in mezza provincia), e un’altra infinità di casi.
    Le discariche sono in mano a mafie di vario genere in tutta Italia, forse con gli inceneritori ci vuole un’altra mole di capitali, e quindi i controlli devono essere più serrati.
    Sempre per gli inceneritori citati, a Valmadrera sono stati danneggiati gli impianti con blocco dell’attività ma senza emissioni all’esterno, a Montale è andato in corto l’impianto a causa degli incendi divampati nelle zone limitrofe (senza emissioni), a Campi non ci sono inceneritori ma un centro smaltimento, a Trieste ha perso fuoco un trasformatore e non i rifiuti, a Colleferro ha preso fuoco la cabina elettrica di un cementificio (niente emissioni), a Bevera l’incendio è durato qualche minuto, a Raibano è bruciata carta e plastica dopo la differenziazione in un deposito, a Trieste è bruciato un condensatore in una cabina elettrica (e non i rifiuti), ad Alcamo è andata a fuoco una discarica pre-differenziazione, e mi fermo anch’io.
    Gli impianti elettrici prendono fuoco, ma il fuoco nelle discariche è un pochino più pericoloso per l’ambiente.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Le alternative non sono discarica e inceneritore. La capacità di incenerimento nel centro-nord è assolutamente sovradimensionata, quindi gli inceneritori andrebbero chiusi, non aperti.
      L’alternativa è tra incenerimento e recupero dei materiali, dove il primo rende il secondo meno competitivo.

      • supervice says:

        MT, già ora delle materie seconde (di scarsa qualità e carissime) non sanno cosa farne, ce ne sono stoccate ovunque (e ogni tanto gli danno anche fuoco accidentalmente). Figurati se si aumentasse la percentuale di differenziata. Il sovradimensionamento teorico nel nord è dovuto al fatto che nel resto d’Italia gli inceneritori non li hai fatti, e quindi Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio ti mandano ogni anno migliaia di tonnellate di rifiuti da incenerire: la delocalizzazione della rumenta.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Veramente i prezzi di incenerimento sono sempre più bassi proprio a causa del numero di inceneritori: economicamente, conviene comprare incenerimento (come fa la mia provincia) piuttosto che costuire un inceneritore in perdita in cui devi buttare dentro roba differenziata per fare volume (la regola degli inceneritori emiliano-romagnoli).
          E quello che sto dicendo non è roba grillino-hippie, visto che da noi l’ha fatto la Lega.

          E sì, l’ho letto sul Sole 24 Ore l’articolo in cui si diceva esattamente quelo che dici tu, ma se aveste ragione allora qualcuno mi deve spiegare dove vanno a finire i nostri rifiuti riciclati, visto che non mi risulta un aumento dell’acquisto di capacità di incenerimento.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Aggiungo: da noi è il cdr (o come si chiama ora…) ad essere merce rara, tanto da creare problemi ai cementifici che funzionano con quello.

        • Per Supervice

          “MT, già ora delle materie seconde (di scarsa qualità e carissime) non sanno cosa farne, ce ne sono stoccate ovunque (e ogni tanto gli danno anche fuoco accidentalmente).”

          E su questo hai ragione.

          Il punto è che esiste un’unica chiave per non morire soffocati: produrre meno rifiuti.

          Ma se le fabbriche di abbigliamento (poniamo) hanno fornito ogni essere umano con sette vestiti, e gli esseri umani non li buttano tra qulche mese, che succede?

          Le fabbriche chiudono, licenziano e siamo alla Crisi.

          • Davide Troiano aka daouda says:

            Non è proprio cosi il procedimento. Bisogna vedere a monte i sussidi che creano disconcorrenza. Con un buon vero liberismo si ridurrebbe il consumo e lo spreco e foss’anche la disoccupazione

    • Per Supervice

      “Gli impianti elettrici prendono fuoco, ma il fuoco nelle discariche è un pochino più pericoloso per l’ambiente.”

      Ma non era questo il punto, abbastanza ovvio.

      Il punto è che nella descrizione del progetto, che un Comune deve approvare o rifiutare, non c’è scritto, “con il 20% di possibilità che prenda fuoco”.

      Questo è l’elemento di imprevedibilità che è interessante; e che non riguarda certo solo gli inceneritori.

  2. PinoMamet says:

    Però è strano che così tanti abbiano preso fuoco, so di un inceneritore qua vicino che funziona da decenni e non ha mai avuto problemi di questo genere.
    Non escluderei una mano dolosa, considerando anche che i rifiuti sono spesso stati al centro di traffici illeciti.

    • Davide Troiano aka daouda says:

      Concordo

      • PinoMamet says:

        Oh Davide, ne approfitto per salutarti.
        Se non ricominci col romano, ti volevo assicuare due cose:
        -non ho mai inteso prenderti per il culo, perlomeno per primo;
        -sì, sono ebreo e non solo simpatizzante (non sono il massimo della pratica ma nei limiti dell’ortodossia)

        ciao!

        • Davide Troiano aka daouda says:

          Nemmeno io cor romano vojo pijà pé culo di per sé. Se sei ebreo si ebreo sempre di più. Come sai io difendo gli ebrei antisionisti ma ciò non significa che disconosca la legittimità degli acquisti di terra da parte di ebrei né li accusi di gomblotto eh. Un caro saluto

          • giovanni says:

            se la terra la compri per te stesso, non è illegittimo. Se lo fai come parte di un piano rivolto per impiantare uno stato coloniale che caccia tutti gli autoctoni, è un crimine.

    • Per PinoMamet

      “Non escluderei una mano dolosa”

      Cambia poco ai fini della decisione che deve prendere il Comune: “il nostro termovalorizzatore farà 100 unità di inquinamento, quindi è pulitissimo; però non dovete dimenticare che c’è il 20% di probabilità che prenda fuoco – non importa per quale motivo – e ne produca 100.000.”

      Ripeto, non è una polemica sugli inceneritori, è una constatazione sulla maniera in cui noi trattiamo i rischi futuri.

      Pensa a un comune che nel 1960 deve decidere se usare l’amianto o meno. I conti li fa… sui conti, cioè sul prezzo ufficiale dell’amianto, non sapendo che dovrà centuplicare il costo mettendoci le spese ospedialiere successive.

  3. Moi says:

    …cui prodest ?

    • Mauricius Tarvisii says:

      E’ un po’ come la storia del monossido di diidrogeno (meglio noto come acqua): lo chiami secondo Reich (meglio noto come Germania) ed è fatta.

    • PinoMamet says:

      Hai ragione, però siamo sicuri che quello che la ha appesa sapesse che si tratta del vessillo del Secondo Reich?

      • Mauricius Tarvisii says:

        Secondo me no, ma possiamo metterci a dare la caccia alle bancierine nei campi da golf nel dubbio che qualcuno possa credere che abbiano un significato che non hanno?

      • PinoMamet says:

        Assolutamente no, e da un punto di vista legale, tu mi insegni, la cosa è presto detta: in Italia non è reato esporre la bandiera della Germania imperiale, come non è reato esporre quella del Tibet (vista diecimila volte…), “della Pace” o del Milan.
        Il caso è chiuso.

        Che molti (assolutamente non tutti) ma molti appartenenti alle forze dell’ordine abbiano simpatie di destra, anche estrema, è ben noto altrimenti.

        • Z. says:

          Sotto il profilo disciplinare qualche guaio lo rischia, visto che è stato così ingenuo da farsi beccare dalle telecamere.

  4. mirkhond says:

    Il fatto è che si è scatenato il putiferio per una bandiera del SECONDO reich (1871-1918)!

    • Mauricius Tarvisii says:

      Ho appena sentito in tv, nella classica intervista al passante di turno, che “il sehondo Reich è una hosa gravissima”.

    • Z. says:

      Beh, la svastica (Miguel direbbe: lo swastika) è altrettanto estranea al nazismo. Non fu zio Adolfo a inventarla, come non inventò la bandiera di guerra della Germania guglielmina.

      Come dice giustamente un ministro, o la ministra, è (anche) l’uso a definire un simbolo.

  5. Peucezio says:

    Ma quand’è che imporranno ai giornalisti dei corsi di alfabetizzazione primaria?
    Almeno per saper leggere, scrivere e far di conto, non dico di più, perché altro la mente dei giornalisti non potrebbe strutturalmente contenere.

    • PinoMamet says:

      Ho sentito in TV che il carabiniere avrà dei guai giudiziari.

      Ora, io non ho molti dubbi sul fatto che il carabiniere abbia delle simpatie di destra estrema: so, da conoscente che ha svolto il servizio militare nell’Arma (all’epoca c’era il servizio militare) che molti che la pensavano come lui tenevano spillette o altri simboli di estrema destra sotto la pattina delle tasche pettorali dell’uniforme, invisibili quindi a un osservatore esterno.

      Però in effetti quello che il carabiniere ha fatto di concreto è stato di:
      esporre la bandiera della Germania Imperiale.
      In camera sua (verosimilmente, comunque non in un locale pubblico).

      Che fosse visibile dall’esterno mi pare un puro accidente.

      Quindi io, se fossi il giudice, lo assolverei.

      • Z. says:

        Che fosse visibile dalla strada secondo me è elemento cruciale in un’attività che si propone soltanto di salvare le forme (e non certo di purgare i CC di estrema destra).

        Che si tratti di una bandiera nata con altro significato – come del resto fascio littorio e svastica – mi sembra a conti fatti meno significativo sotto il profilo disciplinare.

      • PinoMamet says:

        Lungi da me pronunciarmi in materia giuridico/legale di fronte a te, Mauricius o Roberto: ubi maior…

        ma il carabiniere non mi pare la abbia esposta allo scopo di renderla visibile per strada… si intravedeva dalla finestra aperta, a mo’ di vecchietta della barzelletta (“Polizia, dalla finestra di casa mia si vedono due che fanno atti osceni!” “Ma signora, da qua non si vede niente..” “Provi a salire sulla sedia!”)

        Se fossi l’avvocato del carabiniere, suggerirei tale condotta:
        “è vero che conosco il significato che la banidera della Germania Imperiale ha assunto negli ambienti della destra estrema, avendola notata durante il servizio d’ordine negli stadi; tuttavia, essendo un appassionato di Storia e di militaria, ho pensato di procurarmene una perché interessato unicamente al suo significato storico-militare autentico, e la ho esposta nel mio alloggio personale, del tutto ignaro che fosse visibile da fuori”

        Naturalmente non regge se la bandiera è esposta in luogo pubblico…

  6. Mauricius Tarvisii says:

    Il carabiniere tra l’altro, accanto al bandierone non nazista, aveva anche il poster di questo videogioco non leghista

    http://callofsalveenee.it/wordpress/product/call-of-salveenee/

  7. mirkhond says:

    Su Salvini c’è anche questo:

    https://www.youtube.com/watch?v=_pR9iwy3dlc

  8. habsburgicus says:

    sulla bandiera imperiale germanica e sul suo progressivo passaggio da simbolo accettato e riverito (almeno fra i tedeschi “benpensanti”) a cosa reietta, vi riproduco un mio commento fb, con brevi aggiunte e cambi

    nel 1949 ci fu un acceso dibattito su quali colori adottare per la nuova Bundesrepublik Deutschland e si andò lì lì per riadottare i colori “nero-bianco-rosso”, che erano stati quelli della Confederazione tedesca del Nord (1867-1871) e dell’Impero tedesco (1871-1919), quei colori sotto cui morì la migliore gioventù tedesca nell’immane carneficina (1914-1918) e la cui abolizione il 31/7/1919, per compiacere SPD e alcuni ZP, fu probabilmente il più grande errore di Weimar ! (questi colori furono restaurati dal marzo 1933 al sett 1935 de iure ma de facto sventolava solo la Hakenkreuz tanto che è rarissimo trovare foto con i tre colori imperiali e quasi solo nelle occasioni in cui era presente Hindenburg, morto il 2/8/1934 e il 15/9/1935, con la Reichsflaggegesetz, una delle leggi di Norimberga, venne adottata la bandiera NS, ben nota) orbene, liberali e destra CDU volevano il “nero-bianco-rosso” imperiale per il neo-Stato di Bonn, e la bandiera weimariana (quella del 1848), “nero-giallo-rosso” passò solo con i voti della SPD, del KPD (non ancora fuorilegge) e dell’ala sinistra della CDU (é incerto il ruolo che ebbe Adenauer, astutissimo; mi dissero, in privato, che era per la bandiera weimariana, anche se avrebbe desiderato aggiungerci una croce di tipo scandinavo)..gli americani, contro le leggende, non interferirono per nulla !..per tutti i ’50 i colori imperiali sventolavano senza problemi, alla presenza anche di Ministri e deputati CDU/CSU, BHE (Lega degli Emigrati e degli Espulsi, sorta di “camera di compensazione” per molti ex-NS, del tutto tollerati in quei tempi, e più volte al governo, in Bassa Sassonia financo con la SPD !) e DP (Deutsche Partei, che fu al governo ! erede del vecchio DNVP, anti-NS, ma prussianissimo e luterano, secondo il vecchio stile), in Bassa Sassonia addirittura alla presenza dell’ala più a destra della SPD…é solo da metà/fine 1960′ (per usare un simbolo, il Sessantotto), e ciò porterebbe il discorso sulla “rivoluzione culturale”, simboleggiata in politica da Willy Brandt (1969-1974, SPD) che cambiò per sempre la Germania, che questi colori iniziarono a essere criminalizzati e confinati all’estrema destra (NPD in quei tempi)..dopo il 1990 (Wiedervereinigung) [vittoria postuma della cosiddetta “DDR” ! dove quei colori erano anatema !] sono in molte occasioni assimilati, contro l’evidenza dei fatti storici, ai simboli NS e più o meno puniti in modo draconiano, secondo le norme tedesche, durissime contro ogni “nostalgismo” (in genere di più dove governa l’SPD..la CSU bavarese li tollerava ancora dieci anni fa)…ecco come si stravolge un simbolo :D

    • Peucezio says:

      Raccontami qualcosa in più della “rivoluzione culturale” se hai tempo. Non ne sapevo nulla.

      • habsburgicus says:

        nel senso che iniziò a diffondersi il senso di colpa estrema e l’auto-denigrazione [ignota ai ’50, quando certo si condannavano senza se e senza ma i crimini NS, ma al contempo si era fieri delle vittorie della Wehrmacht..in particolare la I GM era ancora trattata e vista in modo “eroico”, con ponti dedicati a Ludendorff e ad altri]..ma di più, in pvt, se, come mi piacerebbe, avremo occasione di risentirci !

        • habsburgicus says:

          J. Thorwald poté scrivere nei ’50 “La grande fuga” in cui non solo descrisse con simpatia e partecipazione emotiva la tragica sorte del germanesimo orientale, ma-cose incredibili da fine 1960′ in poi !-parlò abbastanza positivamente di alcuni Gauleiter e Kreisleiter [non di Koch, quello della Prussia orientale, che pare si sia veramente comportato in maniera schifosa e codarda, abbandonando i suoi amministrati al Fato]
          il suo libro fu tradotto anche in italiano
          era “mainstream” all’epoca
          oggi ? al rogo ! :D

          • habsburgicus says:

            quando crollò il fronte in Prussia orientale il 12/1/1945 iniziò la drammatica fuga di milioni di civili tedeschi, tragedia del tutto rimossa da metà 1960′ fin quasi ad oggi [quando certuni tornano a parlarne], ma ben nota nei ’50

            • Ho raccontato a Peucezio come ho visto in Polonia uno splendido monumento ai profughi del 1945, un semplice masso con un testo in tedesco e in polacco sul grande esodo dimenticato.

              Ma la Polonia è un paese dignitoso.

            • Peucezio says:

              In effetti la Germania no, duole ammetterlo…

  9. Z. says:

    Imprevedibile? Mica tanto…

    http://www.lastampa.it/2017/12/04/esteri/regno-unito-e-ue-vicini-a-un-accordo-sulla-brexit-ibei8us1Vuw1wUexnr88CN/pagina.html

    Ma che significa “un piede dentro la UE”? Non si era detto out is out?

    Mah, mi faranno diventare euroscettico. A me. Che robe :(

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