I fucilieri dell’Argonne, un post di Ugo Bardi

Ugo Bardi di Cassandra’s Legacy ci regala in anteprima galattica questo post, un po’ fuori luogo sul suo blog dedicato ai grandi temi energetici/ambientali dei nostri tempi, ma di sicuro interesse per i nostri lettori.

Ricordiamo che Ugo Bardi è tante cose, non ultimo, è autore di The Seneca Effect, che analizza i meccanismi dei collassi ecologici e sociali.

Siccome in questo blog i commentatori non me ne lasciano passare una liscia (e fanno benissimo, è la base dell’evoluzione), sono sicuro che sapranno fare le pulci anche all’ottimo Ugo. Vediamo cosa viene fuori.

I fucilieri dell’Argonne

di Ugo Bardi

FucilieriArgonneUna volta, i vecchi libri si vendevano. Ora si regalano e, se nessuno li vuole, si buttano via. “I Fucilieri delle Argonne” è un libro del 1950 trovato su una bancarella di libri in regalo all’aperto in un giorno di pioggia e miracolosamente salvato dal diventare cartapesta. Così, me lo sono portato a casa e me lo sono anche letto; non saprei dire esattamente per quale ragione, forse la stessa per cui certe volte ti porti a casa un gattino bagnato trovato per strada.

Una delle prime cose che noti di questo romanzo è che è tratto da un film invece del contrario, come ci sembrerebbe normale oggi. Ma, a quell’epoca, evidentemente i romanzi erano un genere di intrattenimento diffuso abbastanza da valer la pena di crearne uno partendo dalla trama di un film. E così è per questo curioso romanzo che sembra in effetti essere stato creato non traducendo la sceneggiatura del film, ma da qualcuno che ha visto il film doppiato in italiano e lo ha descritto in forma di testo. Il risultato è spesso una curiosa storpiatura dei nomi, per esempio leggiamo di “Murfi” per un personaggio che si doveva evidentemente chiamare “Murphy”. Nel retrocopertina, leggiamo che il titolo originale era “THE FIGHTING GYTH.” Questo ti può causare un certo grattamento di testa finché non ti rendi conto che è una storpiatura di “the fighting 69th” (forse la persona che ha guardato il film era un po’ miope).

Ma, a parte queste ingenuità linguistiche, rimane un punto di fondo. Questo è un romanzo scritto da un professionista e si sente. L’autore, Carola Prosperi (1883-1981) risulta aver “pubblicato circa 2.800 novelle e più di 35 romanzi” secondo Wikipedia. Di tutta quest’opera corposa non ci ricordiamo assolutamente niente ma, se per caso uno dei suoi romanzi riemerge ai nostri tempi, beh, si fa ancora leggere.

Questo dei fucilieri delle Argonne è la storia di un piccolo criminale di New York che vive di spacconeria e codardia ma che, alla fine, si redime morendo eroicamente in battaglia. E’ una storia semplice, un tantino schematica, scritta con uno stile decisamente pesante. Ma è qui che si sente la mano del professionista. E’ la magia del romanzo: la storia che si dipana, la ricerca che porta a trovare qualcosa, il viaggio che porta in qualche luogo, la sfida che viene vinta. Non sarà un grande romanzo, ma si legge.

MinaretodiJamVeniamo ora ai nostri tempi, un altro romanzo di guerra che ho letto recentemente. “Il Minareto di Jam” è un romanzo del 2017 scritto da Gianfranco Michelini. E’ una storia enormemente più ambiziosa di quella di Carola Prosperi. Si vede che l’autore sa di cosa parla: la guerra in Afghanistan. E si vede che è una persona colta, raffinata, e che ha studiato e letto molto: Michelini cita Ibn Arabi, Omar Kayam, Giami di Herat e altri. Parla di Seneca, menziona l’eroe algerino Abd Al-Qadir, e molto di più. Per non parlare delle descrizioni dettagliate della cultura e degli usi delle popolazioni locali.

Bene, però c’è un problema con questo libro, e non solo con l’orribile copertina. Questo non è un romanzo. Piuttosto, lo definirei una guida turistica dell’Afghanistan dei nostri tempi. E’ quello che un turista estremo (molto, molto estremo) troverebbe in Afghanistan se lo volesse veramente visitare. Sparatorie, inseguimenti, bombardamenti, massacri vari, il tutto intervallato dall’apparizione di qualche bella donna locale o importata. Ma non c’è una vera storia.

In realtà, “Il Minareto Jam” comincia bene, con una sfida per un gruppo di eroi che ci vengono presentati: ritrovare un tal Rachid, prima persona normale, cittadino italiano felicemente sposato, poi convertito al fanatismo islamico e fuggito in Afghanistan. Ma poi, il romanzo si perde in un infinita serie di eventi scollegati. Di Rachid non sentiamo più parlare fino a pagina 244, quando compare quasi per caso, blaterando banalità sull’Islam e sulla responsabilità personale. Viene poi ammazzato poco dopo dall’improbabile personaggio femminile che va sotto il nome di “Sima”, prima buona, poi cattiva, poi di nuovo buona, e finalmente cattiva definitivamente, subito prima di suicidarsi – e di tutto questo non si sa perché.

“Il Minareto di Jam” è che è il primo romanzo di Gianfranco Michelini e, come si dice sempre, le cose sarebbero andate meglio se avessi costruito il secondo modello per primo. Ma, a parte questo, il problema è molto più generale. Come ho ragionato in un altro post, il romanzo come forma letteraria di comunicazione si è estinto in occidente negli anni 1980-1990. Non abbiamo più una letteratura, abbiamo dei bestseller – una cosa ben diversa. Non leggiamo più romanzi, leggiamo guide turistiche e libri di cucina. Perché è successo? Beh, non lo so, ma ho il dubbio atroce che in occidente non abbiamo più niente di interessante da dire.

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104 Responses to I fucilieri dell’Argonne, un post di Ugo Bardi

  1. Alessandro says:

    No, dai. Ha solo letto unh pessimo romanzo, credo e, un po’ come quando si litiga con un amico ci ricordiamo solo del litigio, e non di tutto quello che c’era prima, il libraccio gli ha lasciato un pessimo ricordo. Come e’ successo a me quando ho fatto l’errore di leggere un romanzo di Giuseppe Genna.

    Per restare all’Italia, i romanzi di Sebastiano Vassalli hanno cose interessanti da dire.
    Ci sarebbe anche da ragionare sulla categoria Occidente – e se abbia senso o meno oggi applicarla ad esempio ai romanzi in inglese scritti da, ad esempio, indiani. Mi viene in mente la trilogia della Ibis, di Amitav Ghosh (tre romanzi stupendi su, sostanzialmente, le guerre dell’oppio e la nascita del capitalismo. E’ narrativa occidentale? Per molti versi – quasi tutti – si’. E ha molto da dire.).

    Tra l’altro, Ugo Bardi svolge un ragionamento un po’ debole: il orimo libro e’ sempliciotto ma scritto bene, mentre il secondo pare ambizioso, ma scritto male. Il problema sembra essere non tanto che cosa hanno i duo reomanzi da dire, ma piuttosto come lo dicono.

  2. Francesco says:

    Caro signor Bardi,

    oggi i (romanzi) libri sono regolarmente tratti da film, telefilm e, abbastanza spesso, videogiochi. Anche se faccio fatica a immaginarmi il giovane che ha speso 300 ore per finire ogni possibilità di Assassins’ Creed 4 che si legge un tomo di 350 pagine che gli racconta la storia del suo personaggio … ma sono classe ’68 per cui cosa ne so?

    Interessante la sua idea per cui l’Occidente non abbia più nulla da dire.

    Da una parte tenderei a concordare, dall’altra mi sorge il sospetto che abbia cambiato il modo di raccontarlo, usando altri strumenti diversi dai libri. Che per questo sono quasi inattingibili a noi uomini del Novecento.

    Saluti

    • ruttone says:

      Concordo con francesco, è cambiato il modo di dirle le cose; se pensi a tutte le serie televisive — fenomeno che io ho vissuto solo passivamente, non guardandole ma vivendo in un contesto dove tutti le guardano e si esprimono attraverso i concetti ivi veicolati

      un quanto addizionale di informazione che posso aggiungere è che secondo me oggi la pubblicazione di qualsiasi materiale culturale viene fatta chirurgicamente per avere la certezza di non fare flop.

      Ho visto di recente un video dove frank zappa diceva una cosa simile per quanto riguarda la musica, e cioè che prima i discografici non ci capivano un cazzo e si buttavano a intuito, sobbarcandosi di rischi che oggi col cazzo che ci si prenderebbe — con tutta la gente che ci lavora e vuole mangiare bene ti fanno la rivoluzione dei forconi per davero, nel salotto de casa

      oggi se quella cantante cessetta diventa famosa è perché ci sono un esercito di uomini e donne dal sangue freddo e gli addominali iperdefiniti che sorseggiando un frullato di carota, semi di chia e goji hanno calcolato già quanti soldi ci faranno.

      Ho avuto anni fa lo stesso pensiero di zappa ascoltando la musica italo disco: su tutta quella roba demenziale adesso chi avrebbe il coraggio di puntarci qualcosa?

      Per me il risultato di questo appiattimento è che la gente diventa meno intraprendente.

      • ruttone says:

        Io scrivo sempre peggio

      • PinoMamet says:

        Però si capisce molto bene e il concetto è molto interessante.
        Zappa era un genio, in ogni caso.

      • Roberto says:

        Mi sembra un idea molto più interessante rispetto a “in occidente non abbiamo niente di interessante”

      • Z. says:

        Oggi la competizione è più feroce e un flop si paga probabilmente più caro…

        • Francesco says:

          oggi produrre musica, e pure video, costa una frazione di quello che costava un tempo, per cui un flop dovrebbe essere molto meno grave

          F o bastian contrario

          :D

          • ruttone says:

            oggi produrre musica, e pure video, costa una frazione di quello che costava un tempo, per cui un flop dovrebbe essere molto meno grave

            ottima osservazione.
            mi fa sospettare che il è valore attribuito alla propria “reputazione” che oggi sia aumentato molto

            Oppure più realisticamente di questi flop non ne siamo nemmeno a conoscenza. non mi sorprenderebbe infatti che proprio per quello che dici tu, per ogni cantante di successo ci sono migliaia di questuanti in fila, molti di più di quanti ce ne erano negli anni 60-80. solo che non li vediamo

            o sì? prendi i vari X factor, Idol etc etc: questa è l’industria discografica che si va a prendere le materie prime, e se se li devono andare a cercare può essere che hanno bisogno di più materia prima di quella che si presenta di propria sponte alle loro porte

            credo comunque che la pubblicazione di qualsiasi cosa a livello di contenuti sia fatta con molta più prudenza, selezione e calcolo di quanto sia accaduto che ne so, negli anni 80

            e secondo me a confermare il fatto che la cultura oggi parli meno attraverso i libri e più attraverso altri formati è che la discussione ha virato sulla musica
            (Oppure sono stronzo io)

  3. roberto says:

    ieri ho visto un film che è stato osannato dalla critica e mi è parso una boiata pazzesca.

    l’umanità è destinata alla distruzione
    l’uomo è una specie nociva per il pianeta
    era meglio morire da piccoli

    ;-)

    • Francesco says:

      ieri ho visto un film che è stato osannato dalla critica e mi è parso una boiata pazzesca.

      ma che strano! io trovo eccezionale quando un film osannato dalla critica è degno di essere visto

      :D

    • PinoMamet says:

      Che film era?
      Io ho visto quello di Sofia Coppola e mi è sembrato carino. Un remake di un film degli anni Settanta con C. Eastwood, a sua volta tratto da un romanzo: sud degli Stati Uniti, guerra di secessione.

      Insomma, la Coppola lascia fuori il personaggio di colore (schiava mi sa) per non dare un’immagine razzista;
      risultato, viene accusata di “whitewashing”. Bah.
      Comunque carino e non troppo lungo.

    • Mauricius Tarvisii says:

      In Interstellar la fine del mondo non ha un’origine antropica, ma è una malattia delle piante.

      • Francesco says:

        Che stronzo, pure la soddisfazione di essere i colpevoli ci toglie! Ci resta solo da crepare

        mi sa che non lo guardo, alla fine

        :)

  4. PinoMamet says:

    Però anch’io penso che forse una volta c’erano più cose da raccontare, e uno; c’era più attitudine a raccontarle; c’era più abitudine, e voglia, di leggerle.

    Io ogni tanto posto sul social network delle trame di libri che vorrei leggere ma non esistono (magari invece esistono, niente di trascendentale, solo che “non li fanno più così”).

    E poi c’era più da raccontare anche perché era un mondo un po’ più ingenuo, in cui andava benissimo leggere Murfi.

    • Francesco says:

      Non era ingenuo, aveva delle Grandi Idee che permettevano di vedere il mondo oltre l’immediato. Qualcuna ci vedeva poco, altre ci vedevano benissimo.

      Oggi ci sono troppi orbi, se non cecati del tutto.

      E chi non vede niente cosa può raccontare?

  5. Moi says:

    ho il dubbio atroce che in occidente non abbiamo più niente di interessante da dire.

    [cit.]

    —————-

    Oh … bene, bene ! Qui concordo con Ugo Bardi, ma mi pare una roba di un’ ovvietà sconcertante ! Le robe interessanti sono quelle in grado di suscitare forti emozioni … ma, a suscitare forti emozioni, c’è una pletora di tipologie socio-culturali che “si trigghera” ! … Non sia mai !

    D’altronde, una società come la nostra, tale per cui sono tenuto a sentirmi un Mostro se alzo la voce con una Donna e al tempo stesso NON posso permettermi di giudicare Culture Altre tali per cui è normale sposare bambine e lapidare adultere … be': è una società che non merita assolutamente più nulla !

    • Per Moi

      “Le robe interessanti sono quelle in grado di suscitare forti emozioni … ma, a suscitare forti emozioni, c’è una pletora di tipologie socio-culturali che “si trigghera” ! … Non sia mai !”

      Traduco anche per Ugo, perché il concetto è interessante: si parla del concetto americano di “trauma triggering”, per cui ad esempio dire “che simpatico quell’orso tutto bianco!” potrebbe indurre in me, che ho i capelli diciamo grigi, una sofferenza indicibile e farmi sentire emarginato, vittima ecc ecc, una roba come se mi avessero dato un cazzotto in faccia.

      Motivo per cui non bisogna dire nulla, alla fine.

      Questa è un po’ una fissa di Moi, che ce l’ha con le sinistre, i politicocorretti, le femministe, ecc., ma è comunque un concetto interessante.

  6. OT per Francesco…

    La musica preferita degli psicopatici è il rap

    Il quotidiano preferito è il Financial Times

    https://www.theguardian.com/science/2017/sep/26/playlist-of-the-lambs-psychopaths-prefer-rap-over-classical-music-study-shows

    • Francesco says:

      scusa ma qui mi offendo: perchè il rap e il FT ti hanno fatto venire in mente me?

      :)

      • Per Francesco

        “scusa ma qui mi offendo: perchè il rap e il FT ti hanno fatto venire in mente me?”

        Dai, molto carina l’idea del serial killer con il Financial Times e le cuffie con cui ascolta i rapper.

        • Francesco says:

          per fare il serial killer ci vuole organizzazione e metodo, non credo il rap aiuti

          ;)

          • ruttone says:

            per fare il serial killer ci vuole organizzazione e metodo, non credo il rap aiuti

            a proposito di vedere oltre l’immediato

            • Moi says:

              fra l’altro il serial killer “cool” ;) , da Jack lo Squartatore a Hannibal Lecter ;) , lavora con precisione chirurgica (… era poi il Cerusico di Corte, Sir Williams, no ?) e senso artistico (v.di la scena del poliziotto sventrato e legato alle sbarre come un angelo da dipinto Rinascimentale) …

  7. Riporto qui un filone di discussione di qualche post fa, a proposito di “Luogo Comune”.

    Anche Forza Italia, a Firenze, ci si tuffa (ma cosa saranno gli “Stati Generali”?)

    http://www.marcostella.it/stupri-bergamini-e-stella-fi-a-firenze-stati-generali-violenza-contro-le-donne/

    ““Lanciamo ufficialmente la richiesta di fare a Firenze gli Stati Generali contro la violenza sulle donne. C’è un clima culturale ancora preoccupante, che i fatti di cronaca confermano drammaticamente. Solo lavorando a livello culturale ed educativo, parallelamente ad azioni repressive sul territorio, potremo sperare di invertire una tendenza negativa, che vede le donne vittime di violenze fisiche, psicologiche e verbali: occorre debellare questa piaga. Tutti i settori della società, insieme alla politica, devono sentirsi impegnati in questa battaglia di civiltà”. E’ l’appello lanciato dall’on. Deborah Bergamini, responsabile nazionale Comunicazione di Forza Italia, e da Marco Stella, vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, coordinatore fiorentino di FI.”

    • Francesco says:

      questo dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che lì a Firenze siete messi molto male

      :D

    • Z. says:

      Gli Stati Generali è quella roba che il re convoca quando è a caccia di sghei :D

      • Moi says:

        Va be': chiaramente avranno ricordato l’espressione “Stati Generali”, in qualche pagina “tirato fuori” ;) su qualche libro di Storia scolastico; “periodo ambientato” :) prima della Rivoluzione Francese … suonava bene, e prima o poi, quindi, andava usato pubblicamente ! ;)

  8. Francesco says:

    segnalo la biografia della Prosperi riportata dalla Treccani, molto interessante

  9. Peucezio says:

    Mi viene in mente una considerazione, a proposito del post di Bardi.
    Di solito, come si sa, i generi popolari, quando vengono scalzati da generi più popolari (in quanto più immediati, come lo è l’immagine rispetto al testo), diventano elitari e di nicchia.
    E’ successo così al romanzo, nato come genere basso (benché borghese) e quasi socialmente impresentabile, mentre oggi Dostoevskij è osannato dalla gente colta.
    E così è successo con il teatro rispetto al cinema e, ancora in misura incipiente e con alti e bassi sta accadendo al cinema.
    Ma la cosa curiosa è che il romanzo, dopo la fase elitaria, si è involuto (probabilmente non ha mai smesso completamente di avere un ampio bacino), per cui si fanno alcune cose sperimentali di nicchia e tante cacate (i bestseller per l’appunto), lette non da tantissimi, ma comunque da lettori poco qualificati.
    Evidentemente è la natura narrativa e discorsiva del mezzo che lo rende poco adatto a diventare completamente elitaria, mentre la poesia contemporanea ormai la leggono quattro gatti molto colti, perché lì ci ha pensato la canzone (d’altronde la poesia un tempo era cantata).

    • Mauricius Tarvisii says:

      Infatti ho sempre sostenuto che il Cinema è intellettualmente superiore (o meglio, può esserlo) all’Opera, ma la seconda (nata come intrattenimento di massa) gode di quell’aria elitario-snob per cui dei libretti insulsi godono di fama imperitura.

      • PinoMamet says:

        Beh… c’è cinema (colto) e cinema (popolare e peggio)

        e opera e opera, anche ;)

        molti dei libretti sono schifosi, è vero (e anche molta musica);

        ma se è per questo, anche molta poesia e pittura…

      • Peucezio says:

        Comunque si sa che i libretti sono insulsi, sono un riempitivo per la musica.
        Quanto a quest’ultima, sono troppo ignorante in tema di opera lirica per esprimermi in merito.

  10. Ugo Bardi says:

    Ringrazio tutti per l’attenzione a questa piccola nota. Se avete tempo, potete anche andarvi a leggere questo mio post dedicato a un romanzo di Dudintsev del 1956

    http://cassandralegacy.blogspot.be/2015/01/where-have-our-dreams-gone-death-of.html

    che all’epoca aveva fatto scandalo ma che oggi è completamente dimenticato. Forse è una mia personale mania, ma credo che quello che chiamo “archeologia letteraria” ci possa dire molto sull’evoluzione della società e del modo di pensare predominante. In questo caso, mi interessava far notare il passaggio da “I Fucilieri delle Ardenne” a “Il Minareto di Jam”. Tutti e due romanzi di guerra, eppure così profondamente diversi.

    Peucezio, secondo me, ha ben descritto questa evoluzione; il romanzo occidentale nasce proletario, poi diventa elitario e ora è un po’ come l’Opera, quella in musica, che è diventata anche quella di elite, ma nessuno scrive più opere o operette.

    E allora i proletari cosa guardano? Io mi sono guardato qualche mezza puntata del “Trono di Spade”. Se è quello il nuovo entertainment, io mi compro un biglietto per “Il Barbiere di Siviglia”.

    • Z. says:

      A me Il trono di spade è sembrato una roba per cultori della noia…

      • Francesco says:

        noia? adesso voi avvocati la topa la chiamate noia? è un codice per iniziati?

        • Z. says:

          Mah, spero che la gente lo guardi per altre ragioni. Ché se nel 2017 per vedere delle donne nude devi guardare una serie TV significa che sei, diciamo, una persona mediamente disattenta :D

    • PinoMamet says:

      Mi aggiungo alla lista dei non amanti del Trono di Spade.
      Viva Il barbiere di Siviglia!!

    • Mauricius Tarvisii says:

      Che palle l’opera! Dura un macello, non si riesce a seguire la storia e non si capisce un cazzo di quello che dicono i personaggi. Io dico: meglio Sharknado, almeno è divertente. Ok, l’ultimo sequel non l’ho guardato perché alla fine la roba diventava stucchevole, ma sono stato trascinato due volte a vedere opere a teatro e una mi ha lasciato solo un gran mal di testa (doveva essere Viaggo a Reims) l’altra non mi ha lasciato nemmeno quello, visto che non mi ricordo nemmeno quale fosse.

    • ruttone says:

      a me l’espressione “trono di spade” fa pensare all’espressione “quattro di spade” che è una variazione della posizione del missionario. Infatti mi hanno detto che si vedono sempre cazzi culi e zinne. in inglese si chiama game of thrones.

      Non capisco come la gente sia più attratta da questo rimasticato soft-core che dalla vera storia medievale. Quindi devono essere i cazzi i culi e le zinne la ragione per cui la gente si guarda quattro di spade

      Eppure il porno è talmente a portata di mano oggigiorno

    • Roberto says:

      Tra trono di spade e opera io scelgo il basket!

      • paniscus says:

        Io scelgo la parodia campagnola da ambientare nel paesello dei miei nonni, il “Trono di Zappe”. In cui al posto della signora dei draghi c’è la signora dei tacchini…

      • Francesco says:

        Roberto, cosa c’è meglio del basket? siamo seri!

        • Peucezio says:

          Io sono annoiato dal Trono di Spade (ho visto la prima puntata e ho capito che non è cosa: troppi personaggi, mi ci perdevo), sia dall’opera (ma lì è un limite mio: sono un rozzo dialettologo che non capisce la musica), sia soprattutto, in misura stratosferica, dallo sport, in tutte le sue declinazioni (visto e, ancor di più, praticato).

          • Z. says:

            Occhio che poi si diventa grassi come me…

            • Peucezio says:

              Z., non tenere: io col tempo mi assottiglio invece di gonfiami, come accade a tutti.

          • Francesco says:

            ma il basket non è uno sport, è poesia in movimento e bastardaggine in azione, è genio e furbizia all’opera e premio alla dedizione e all’impegno

            e alla fine, una maledetta palla che decide se cadere dentro o rimbalzare fuori e non sai se è Caso o Destino o Giustizia

            ma vuoi subito ricominciare

            • roberto says:

              proprio ieri:
              fine primo tempo + 26
              1 minuto dalla fine -2
              45 secondi dalla fine bomba del +1
              a 7 secondi dalla fine sul + 1 il centro avversario sbaglia due liberi, poi mamma butta la pasta e prima vittoria di robeluxe come coach
              :-)

            • Francesco says:

              grande!

  11. MOI says:

    Indubbiamente la lettura delle parole scritte (fossero pure i messaggi da bimbiminkia su féisbuch …) richiedono che la mente sia più presente che a osservare immagini e/o ascoltare suoni e/o parole …

    Cmq personalmente sono legato all’ idea che la scrittura renda al meglio la trattatistica. Poi su Youtube ci sono anche molte conferenze, di ogni ideologizzazione _ Beppe Severgnini come Don Curzio Nitoglia, per dire … _ cosa non certo così (letteralmente ;) …) a portata di mano nel mondo accademico.

    • PinoMamet says:

      Ma poi mi spieghi cos’è questa mania americana, dell’ultimo decennio direi, della prolissità video?

      Non erano loro quelli “agili e scattanti”, quelli “poche minchiate e molti fatti”?

      Adesso su Youtube qualunque video esplicativo di lingua inglese (direi specialmente staunitense) ha delle lungaggini insopportabili: parlano, parlano, parlano…
      sono diventati verbosissimi.

      In alternativa, fanno video cortissimi, senza parole, solo musichette prefrabbricate, ma solo per cose molto molto pratiche.

      • ruttone says:

        Hai ragione

        Le ricette sui blog
        Prima de arrivà agli ingredienti me so morto de fame

        Oppure quando fanno vedere i videogiochi vecchi e c’è uno stronzo che parla

      • MOI says:

        Hai ragione, sembrano “aver preso su dai” (vulgo :) : “essersi assimilati ai” …) Telepredicatori Istrionici Evangelici o Protestanti Fai-da-Te ;) … e oserei aggiungere che la moda abbia ispirato anche l’ Europa, a prescindere dai convincimenti ideologici o religiosi “ingerenti” …

        Almeno in Inglese, ci sono anche dei Rabbini e degli Imam (più o meno autoproclamati) con questo stile …

      • Ugo Bardi says:

        Ben detto, PM. Ma che succede? La gente gli è andato il cervello in Nutella? Tutto lentissimo, i documentari, i film…. Boh?

        • Z. says:

          La gente sono strani.

        • Peucezio says:

          L’americano è sempre stato un po’ prolisso.
          Ora sembra che questo tratto emerga prepotentemente.
          Di per sé non sarebbe un difetto, se c’è ritmo (si pensi al cinema di Tarantino, verbosissimo, ma scattante, incalzante), ma si comincia a perdere anche quello.

          E per come la vedo io, in un film o anche in una serie il ritmo è fondamentale. Poi c’è la lentezza bella, ma la lentezza gratuita è insopportabile e sempre più frequente.
          Come il bianco e nero a cazzo di cane, tanto per fare l’opera ricercata di stoc….

          • PinoMamet says:

            In effetti, gli americani sono riusciti a rendere prolissi anche gli spartani antichi…

            • Z. says:

              Il record della prolissità spetta al personaggio di BrusUillis in Armagghèddon.

              E mi sacrifico per te, e per l’America, e per noi, e per l’America, e per tua madre, e per l’America, e che due scatole!

              Finché uno dal fondo del cinema ha urlato: “muooooriii!”

              E tutti abbiamo applaudito :D

            • PinoMamet says:

              :D

            • Francesco says:

              bifolchi!

              un film degno della Russia anni ’20 e voi lo avete rovinato

              uno dei più bei discorsi retorici insulsi della storia, da applauso a scena aperta e lancio del reggiseno (le signore) o offerta di consolare la figlia (i maschietti)

              vi meritate Nanni Moretti, vi meritate

              :D

  12. MOI says:

    … il Trono di Spade parla della Poltrona da Segretario del PD, nevvero ? ;)

    • Z. says:

      No. Per quanto si sappia sempre come va a finire, quello riesce ad essere comunque un telefilm molto più interessante :D

  13. MOI says:

    Nel Mondo Reale esiste (non si sa per quanto ancora, ma il bello è che se la sta cercando, sennò nessuno avrebbe da ridire …) una “Repubblica” la cui “Presidenza” è dinastica, ove tutti i Successori sono “Vice” perché il Fondatore è “Presidente Eterno” … eppure la religione ivi è un grave reato !

    … poi ti dicono che il Genere Fèntassi ;) !

  14. MOI says:

    @ PINO

    un altro esempio di popolare “English at Dick” ;-D può essere anche “Fan Service” per “compiacere il pubblico” …

  15. Francesco says:

    OT

    Moi, cosa ne pensi della AfD e delle sue condottiere?

    :)

  16. Mauricius Tarvisii says:

    C’è chi invoca il giudice ed i servizi sociali anche per questa signora qui

    http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2017/09/26/news/esposto-contro-il-disegno-offensivo-sul-vajont-1.15905998

    Perché a chi nega l’Olocausto sì e a chi ride del Vajont no?

    • Per MT

      “C’è chi invoca il giudice ed i servizi sociali anche per questa signora qui”

      Cioè i reduci del Vajont passano tanto tempo sui social da essersi imbattuti nella pubblicità di una tatuatrice di Parma, e poi ne sono stati così triggherati da essere disposti a montare un casino. E poi la tatuatrice ha tolto l’immagine, ma il Messaggero Veneto aritrigghera tutti, ripubblicandola.

      C’hanno tempo da perdere, questi qui.

      • Mauricius Tarvisii says:

        I friulani forse hanno un rapporto particolare con le calamità. Quelli che ho conosciuto parlavano ancora dei pericoli delle radiazioni di Chernobyl, del terremoto come se fosse successo l’altro ieri e quindi pure il Vajont lo vivranno come roba recente…

    • Francesco says:

      Mah, tutto sommato credo che una buona sessione di scudisciate sarebbe sufficiente, adeguata, opportuna, commendevole

      Non siamo eurocentrici, usciamo dalle nostre certezze e costruiamo ponti verso Singapore!

    • PinoMamet says:

      Visto che è compaesana, ho cercato sul noto social network il profilo della tatuatrice, che si vanta di fare tatuaggi trash e di cattivo gusto.
      Ha ragione.

      Unicuique suum…

      non ci faremo in quattro per pagarle l’avvocato, ecco ;)

      • Z. says:

        Alla fine non lo pagherà nessuno. Come sempre, del resto. Disgraziati, ecco cosa siete :)

        • MOI says:

          una che fa una roba così … cosa vuoi “avvocatare” ?!

          • Z. says:

            Mah, più che altro non vedo a che serva l’avvocato visto che non vedo illeciti…

            • PinoMamet says:

              Boh, io leggo sul link che “l’avvocato Filippin va in Procura”.
              Non so se la cosa avrà un seguito- ipotizzo di no, comunque.

            • MOI says:

              Non vedi illeciti ?! Come ricordava Mauricius, se ci fosse scritto “Auschwitz” invece che “Vajont” …

            • PinoMamet says:

              Forse ingiuria?

            • MOI says:

              Mi sembra uno stile “Charlie Hebdo” … ma la tipa NON sarà eliminata a schioppettate sottocasa da parte dei Montanari, suppongo almeno ;) !

            • PinoMamet says:

              Che poi, a dire il vero, io non credo che fosse una ingiuria o insulto contro le vittime della strage del Vajont.
              Mi sembra trattarsi di quello che la tatuatrice rivendica espressamente come suo stile: trash e pessimo gusto.

            • MOI says:

              … paragona un’esondazione (dovuta a errore colposo umano) a un’ attacco di diarrea, no ?

            • MOI says:

              OLTRARNOSCOPIA:

              quel territorio NON aveva le caratteristiche geologiche per quel tipo di diga … essa, per convenienze clientelari, venne costruita ugualmente.

            • Z. says:

              Moi,

              — Non vedi illeciti ?! —

              No, non riesco davvero a immaginare di che illecito potrebbe trattarsi. Poi boh, sbaglierò.

  17. MOI says:

    Ma che cazzo di simbolo ha l’ AFD ?! Un ibrido fra la freccia del cesso all’ autogrill e lo “swoosh” (o “baffo” …) della Nike ?!

  18. MOI says:

    Invocazione dello Snowflake Power alla Ministra Fedeli :

    https://www.wired.it/play/cultura/2017/09/11/miur-occhiata-youtube/

    • Moi says:

      Questi/e/* sono davvero convinti/e/* che Diritti Umani significhi togliere la “g” a “Jim” in Tom Sawyer e Huckle Berry Finn, o chiamare Vladimir Luxuria “Lei” anziché “Lui” … ma sul Kapitalismo Assoluto NON hanno alcunché da ridire !

      Anzi: fanno Idolatria della Merce e se un Cinno in India deve cucire i palloni, buon per lui che così giovane ha già un impiego: il Sistema funziona ! E le ragazze bombardate biochimicamente a iperstimolo ovarico per “covare” l’ “ovetto” della Canadese fecondato con i “semini” del cocktail di sborra ;) di Vendola e Testa … coniugano Libero Mercato e Atto di Ammmòre che neanche nei libercoli di Federico Moccia ! Tutte le loro lacrime per l’orsa abbattuta, frega cazzi dei cinni abortiti !

      Ma c’è gente così anche a mezzo secolo suonato sul groppone, tipo la MILFnistra :D Cirinnà …

  19. Francesco says:

    OT

    x Moi: pare che ci sia una petizione dei fan perchè Wonder Woman nei prossimi film riveli la sua bisessualità

    il che, per puro caso, non è neppure strano per una semidivinità di origine greca, tutto sommato

    :D

    • Moi says:

      Più che altro SPOILER ALERT ;) di come la KritiKa Femminista abbia ignorato il Sacrifizio di Trevor … la cui perdita le consente di diventare SuperSayan ;) dopo lo Zenkai Power ;) della piallata che Diana busca Vs Ares al primo round ;) !

      • Moi says:

        in USA i manga e gli anime stanno meritatamente spopolando … anche quelli precedenti “SailorMoon”, il primo in assoluto che i Gringos abbiano mai visto.

    • PinoMamet says:

      La cosa può essere letta in due modi, entrambi veri:

      1- i fan sono degli erotomani in caccia di scene lesbo soft

      2-i fan sono o, nella maggior parte dei casi, fingono di essere, grandi sostenitori del mondo giellebitiecc.

      La cosa mi ricorda la faccenda di Albus Silente, che nei libri e nei film non mi pare fare niente in merito, ma sarebbe omosessuale perché l’autrice dice che lo è.

  20. Moi says:

    Diego Fusaro e la “Demofobia” [sic] della Sx Post-1989 che ha tradito sé stessa …

    https://www.youtube.com/watch?v=CnJS0AkzTCc

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