Il quartiere in cool al mondo

Ecco come titolava qualche giorno fa Repubblica:

Il quartiere più “cool” del mondo? E’ Borgo San Frediano a Firenze: lo dice Lonely Planet

Meglio, ci precisano, di Dubai e New York.

A Dubai non ci sono mai stato, ma a New York mi ricordo in effetti che i sacchetti dei rifiuti li buttano direttamente sul marciapiede, da noi li buttano nei cassonetti senza differenziarli, per cui non posso dire che abbiano torto.

Ci si chiede, perché il bisogno di mandare gli hipster a fare in cool proprio da noi?

Sono stradine strette strette, con marciapiedi che due gatti non ci stanno insieme…

1-two-cats-ardiglioneLe facciate saranno pure belle, ma tocca storcere il collo e guardare molto in alto per vederle, e finora non ho mai visto un solo incoolatore alzare lo sguardo dal suo coctèl o dalla sua sniffata, per chiedersi cosa avesse attorno.

L’unica cosa di buono che ha il nostro rione è che ci sono tanti vicoli, in cui si può fare la pipì. Sul marciapiede, esattamente in mezzo alla strada, sul vecchio legno dei portoni, ci sono un sacco di scelte. Tra l’altro, è roba molto maschia, si riconosce subito dall’odore.

L’incoolatore medio ha alcune esigenze semplici, in fondo.

La prima è di alzarsi molto tardi. Tanto se si ha meno di cinquant’anni il lavoro non c’è,  e se ne ha di più, il lavoro non c’è uguale. E se il babbo ha fatto i soldi per me, perché devo fatihare io?

La seconda esigenza è di passare il tempo che gli rimane fino alla sera a curarsi baffi, barba e man bun (in italiano, codino da deficiente), nonché a guardarsi i tatuaggi allo specchio. Cose che richiedono ore e ore di attenta cura e molti soldi, ma tanto pagano babbo e mamma.

Poi l’incoolatore medio deve sbucare fuori di notte, e questo lo capisco, mica siamo tutti animali diurni.

 Ma perché proprio a San Frediano?

Basterebbe inventare il turno di notte al grande centro commerciale dei Gigli.

gigli-fronteI Gigli, così se per percoolare, c’è bisogno del brand di Florence, sono a posto. E ci sono persino i cessi, non c’è bisogno di fare la pipì proprio sul portone di casa di qualcuno.

Si ficcano tutti gli hipster lì dentro con tutte le dosi di quello che gli pare e pomata per barba fin che vogliono, e li si lascia andare a dormire appena l’alba minaccia di risbatterli nella tomba, in quel tremendo momento in cui arrivano le sfigate moldave e peruviane e oltrarnine vere che non hanno nessuno che le mantiene  e che devono pulire il vomito e la pipì e far ripartire il centro commerciale in tutta la sua diurna gloria.

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344 Responses to Il quartiere in cool al mondo

  1. Moi says:

    Ah, il “man bun”, mai portato però … me lo ricordo come roba “da sbarbi” dei Nàintiss ;) che veniva detto in effetti, con sfoggio d’ ironico Orientalismo, il “Codino da Semurai” [sic … cfr. “al sémo” ]

    https://cdn.shopify.com/s/files/1/0274/4867/files/samurai2_1.jpg?7008150067026708678

    • Roberto says:

      “Codino da Semurai”

      :-D

    • PinoMamet says:

      Il codino da semurai però era (di derivazone fiorellocalcistica, mi pare) era diverso dal codino degli hipster, che per lo più lo raccolgono un po’ femminilmente a mo’ di mini-cipolla della nonna, per fare capire che “io posso permettermi un tocco di femminilità (in realtà molti) perché tanto resto maschio lo stesso come si evince dalla barba”- o anche solo per moda ;)

  2. Moi says:

    versione “maggiorata” ;) del truzzissimo Ultralion (che nonostante il nome …)

    https://www.youtube.com/watch?v=xGPyFMvw0Do

    • Moi says:

      va be’ … quello era più sullo “Yamabushi”. ;)

    • PinoMamet says:

      Ma che roba tamarra è?? Mai visto prima.

      Sembra una brutta coppia di quello (abbastanza tamarro di suo) del samurai con il bambino nel passeggino-armato…
      immagino derivi da un manga, ma perché cavolo deve avere una testa di leone??

  3. Roberto says:

    Mi incuriosisce il meccanismo che fa si che il redattore di una guida si sveglia e decreta che il posto x è cool.
    Devono far pubblicità alla guida di Firenze? Boh

    • ruttone says:

      Mi viene in mente una ventiduenne sgallettata statunitense coi genitori di nazionalità del cazzo (tipo la mamma nativa indiana e il padre norvegese diplomatico in Bhutan, l’importante è che ci sia una spruzzata di ancestry di qualche cazzo di popolo che ha subito violenze — ahimé documentate e pervenuteci) che vive là e fa la blogger

      “En auos laic”

      • roberto says:

        possibilissimo, ma io stavo pensando a qualcosa di più “costruito”.

        ormai anche i sassi conoscono (per sentito dire) barcellona, venezia o new york, quindi, io povero autore di guide che faccio? scrivo la miliardesima pagina sui “posti segreti di barcellona”? no, vediamo di trovare qualcosaltro!

        • Peucezio says:

          Vabbè, Firenze, sai che originalità.
          Come scoprire il Colosseo o la Torre di Pisa.

          • roberto says:

            l’originalità sta nel fatto della coolness (o culaggine).
            fino a ieri era città o per amanti dell’arte o per amanti delle sbronze. oggi diventa città anche per gli hipster

            • Peucezio says:

              Certo che ‘sti hipster sono una cosa strana.
              Io non ne avevo mai sentito parlare, prima che me ne accennasse una mia nipote iberica.
              Ancora oggi li conosco solo di fama, ma non li ho mai visto (o, se li ho visti, non li ho riconosciuti).
              Praticamente, tutte le volte che li ho sentiti citare, era per parlarne male o prenderli per il culo.
              Però continuano a esistere senza vergognarsene. Come uno che andasse in giro con in fronte scritto “deficiente”.
              Evidentemente esistono malgrado tutto, perché le cose esistono e basta, indipendentemente dai giudizi.

            • PinoMamet says:

              Cioè, tu stai a Milano e non hai mai visto un hipster??
              Beato te!

            • roberto says:

              gli unici hipster che ho visto in vita mia (a parte alucni barbieri lussemburghesi) li ho visti negli unici due giorni che ho passato a milano
              :-)

            • Z. says:

              Pure io ne ho visti di più a Milano che a Bologna. E a Milano negli ultimi anni ci sarò stato, boh, quattro o cinque volte…

            • Peucezio says:

              Ma io se li vedo mica li riconosco.

            • Peucezio says:

              Sentiamo che dice l’altro milanese (lui in senso proprio, non figurato) del blog.

              Francesco, soccorrici!

            • PinoMamet says:

              Hanno anche la bici a scatto fisso :D

              nel non-capoluogo ne vedo parecchi, Milano poi è proprio la loro patria…

            • Roberto says:

              Io solo una cosa vojo sape’ (cit)

              Ma a che serve una bici a scatto fisso?

            • Mauricius Tarvisii says:

              A complicarsi la vita in discesa.

            • Francesco says:

              di gente con la barba tenuta TROPPO bene e vestita da elegante coglione è pieno

              di solito sono giovani

              per la cronaca, la mia barba è tenuta appena bene per cui non mettetemi nel mucchio!

      • roberto says:

        ah leggo ora l’articolo e hai ragione tu

        “scrive Georgette Jupe, scrittrice americana che vive a Firenze da 10 anni”

        • Francesco says:

          questo non toglie che, su 10.000 sgallettate che vivono ovunque, UNA assurge alla gloria dell’articolo” il posto più figo del mondo”

          come viene scelta? una Mela d’oro alla porta?

          :D

      • Lucia says:

        Ruttone, tanto per fare chiarezza: “violenze — ahimé documentate e pervenuteci” significa “ahimé sono state compiute azioni tremende” o “ahimé ne è rimasta traccia e ora vogliono costringerci alla non ignavia e a me fotte sega”?

        • Peucezio says:

          Lucia,
          il problema non è l’oggettività della tragedia, ma la pertinenza.
          Qualcuno mi deve spiegare perché un’americana che vive a Firenze, che ha un bisnonno nativo indiano, sia più affidabile nello scoprire il posti cool.

        • Per Lucia

          ““ahimé ne è rimasta traccia e ora vogliono costringerci alla non ignavia e a me fotte sega”?”

          Una domanda interessante, a cui è difficile rispondere.

          Intanto, la questione degli “indiani d’America” è infinitamente più complessa di come la dipingono.

          Non è che i Cattivi Bianchi abbiano mai cercato di sterminare i Buoni Indiani.

          I “Bianchi” non sono né più buoni né più cattivi degli “Indiani”.

          Due visioni del mondo si sono scontrate.

          Una dice che “io sto qui, compio i miei riti, vivo la mia vita e attendo la mia morte”.

          L’altra dice, “esistono la proprietà, il diritto, la scuola, i giudici, l’economia, il progresso, contratti, scrittura”, ecc.

          Ora, quello che conta non è la mia distanza genetica da chi si è appropriato dell’America 150 anni fa. E non serve certo che io paghi dei soldi in “riparazioni” a qualche furbo attivista politico o avvocato geneticamente “indiano”.

          Conta la mia capacità di distanziarmi da valori come “proprietà, diritto, scuola, giudici, economia, progresso, contratti, scrittura”.

          • Z. says:

            Cioè la tua capacità di sputare nel piatto dove mangi? Non è difficile. Basta un po’ di salivazione!

            • Peucezio says:

              Z.,
              uno che ha ospitato dieci zingari in casa si adatterebbe in due secondi a vivere in una tribù che campa di economia di sussistenza pescando i pesci del fiumiciattolo vicino.
              Forse per un grasso e barbuto avvocato bolognese (e anche per un dialettologo pugliese trapiantato al nord) sarebbe un po’ meno semplice.

            • Z. says:

              Forse. Però per ora vive di: proprietà, diritto, scuola, giudici, economia, progresso, contratti, scrittura :)

            • Peucezio says:

              Logica opinabile.
              Come dire che se sparissero tutte le belle donne e ci fossero solo donne brutte, vecchie, grasse e deformi e uno alla fine, per non restare all’asciutto, si accontentasse, invece di imprecare dovrebbe ringraziare Dio del fatto che ci sono solo donne deformi anziché belle.

            • PinoMamet says:

              Non so se ho capito l’esempio, ma credo che sia proprio il contrario;

              Miguel ora vive di “belle donne” (proprietà, diritto, scuola ecc.);
              sicuramente saprebbe adattarsi a una società di caccia pesca e sport, ma sarebbe appunto un adattarsi, una necessità di forza maggiore.

            • Z. says:

              Peucezio,

              un altro dei tuoi esempi perfettamente calzante nell’ipotesi esemplificativa che il cavallo sia una sfera :D

            • Peucezio says:

              A me pare invece che Miguel viva un compromesso accettabile, ma pur sempre un comrpomesso.
              Ha trovato un angolo umano in un mondo di merda. E si gode quell’angolo, continuamente assediato ed eroso dal mondo di merda, che è pervasivo e sporca tutto.

            • Per Peucezio

              “A me pare invece che Miguel viva un compromesso accettabile, ma pur sempre un comrpomesso.
              Ha trovato un angolo umano in un mondo di merda. E si gode quell’angolo, continuamente assediato ed eroso dal mondo di merda, che è pervasivo e sporca tutto.”

              Mi sembra una perfetta descrizione.

            • Z. says:

              Allora, prima scrivi che Miguel potrebbe vivere come cacciatore-cercatore.

              Io ti rispondo che forse sì, ma mi sembra che viva grosso modo come noi. Insomma, le survivor skill di Miguel c’entrano poco.

              Poi tu fai un discorso sulle donne belle e brutte.

              Io ti faccio notare che c’entra ancora meno.

              Poi cambi di nuovo, e mi spieghi che Miguel ha fatto un compromesso (tra cosa e cosa, oltretutto? vabbè, boh!).

              Io continuo a non capire cosa c’entri col fatto che per sputare basta avere un po’ di salivazione…

            • Peucezio says:

              Non ti seguo.
              Io dico che Miguel si troverebbe meglio in un mondo con meno proprietà, diritto, scuola, ecc., ma che, anche in un mondo con queste cose, che non lo entusiasma, ha trovato una sua nicchia. Però non è entusiasta di questo mondo. Quindi lo critica.
              Se voglio la fibra ottica e nel mio paese arriva solo l’adsl, dirò che fa schifo e che avrei voluto la fibra, ma comunque mi allaccio all’adsl, mica rimango senza connessione.

            • Peucezio says:

              Insomma, mi sembra semplicissimo e lineare: la contraddizione o la complicazione la vedi solo tu! :-P

            • Z. says:

              E siamo al terzo esempio a turboraglio!

              Cosa diamine c’entra la velocità della propria connessione con la capacità di denunciare tutto ciò che ti permette di vivere (capacità piuttosto diffusa, come sa chiunque viva a Bologna)?

              Se interessa, scrivo questo commento da una connessione dati mobile :)

            • Peucezio says:

              Vabbè, capisci meglio il linguaggio astratto delle similitudini.
              Proviamo così:
              a me piace X,
              però mi viene offerto Y, che non mi piace, ma qualcosa devo pur prendere.
              Allora mi prendo Y, come ripiego, ma ci sputo sopra, perché volevo X e sono costretto ad accettare Y, che mi piace molto meno.
              Chiaro così o serve il disegno?

            • Z. says:

              Peucezio, avevo capito anche l’esempio con ADSL e FL.

              Solo che qui non si tratta di accettare con rassegnazione ciò che passa un provider.

              L’alternativa c’è, a volte. Se la scuola non ti piace, diceva il padre a un mio vecchio amico, ti compro una tuta da operaio e ti accompagno alle Roveri.

            • Peucezio says:

              Z., dai, se ci vogliamo prendere per fessi è un conto… :-)
              E’ ovvio che uno mica opta per la soluzione che ti dà tutti gli svantaggi della modernità, senza i vantaggi.
              Una cosa è essere analfabeti in una società basata sull’oralità, un’altra in una società basata sulla scrittura.

            • Z. says:

              Non credo che Mauro Corona sia un “fesso”, anzi. E anche oggi esistono società senza scuole, contratti e così via.

              Che sia un modo scomodo di vivere, più facile da lodare che da praticare, non ho dubbi. È quel che ho detto, infatti :)

            • Per Z

              “Che sia un modo scomodo di vivere, più facile da lodare che da praticare, non ho dubbi. ”

              Ecco il solito problema di quello che io chiamo “giudizio”.

              Io constato che gli indiani americani sono stati spazzati via perché avevano il modello sociale A, e che gli americani se li sono tolti dai piedi perché avevano il modello sociale B.

              Il modello sociale B gode di una vasta approvazione e nessuno lo rinnega, mentre contemporaneamente esiste un’ampia retorica di quanto ci dispiaccia per i poverini indiani.

              Su questa ipocrisia, un po’ di giudizio mio probabilmente ce lo metto, ma riguarda l’ipocrisia, non i modelli, su cui non mi sono espresso.

              Anche perché la storia è un rullo compressore, lamentarsi è piuttosto inutile.

            • Peucezio says:

              Sì, le società orali tipo i rom che piacciono a Miguel sono identiche allo stile di vita di Mauro Corona. Hai colto l’ideale di vita di Miguel.

            • Z. says:

              Ecco un altro esempio di società alternativa, quella dei rom.

              Insomma, direi che le alternative non mancano.

            • Peucezio says:

              Anche lì… la società rom di oggi è l’ombra di quello che era in epoche in cui serviva ancora l’artigianato, le società dei gagé potevano anche essere violente, ma non omologavano, ecc.
              Insomma, l’Occidente di oggi non ammette alternative, o ci stai o ci stai, non è una scelta. Perché impatta su tutto il pianeta, direttamente o indirettamente.
              Poi ti crei la tua nicchia. Ma non è che sei esterno.
              Si ha pieno diritto di sputare nel piatto dove si mangia, se è l’unico che ti viene proposto.
              Il prigioniero non ha diritto di sputare nel piatto che gli offre il suo carceriere?

            • Z. says:

              E chi parla di diritti? Dico che per sputare basta la salivazione. È facile.

              Società che vivono di sussistenza ne esistono ancora. Certo, sono più scomode e non prevedono scuole, ospedali e computer.

              Poi naturalmente scuse per predicare A e razzolare B ce ne sono tantissime. Con un foglio e una penna a disposizione te ne scrivo quante ne vuoi.

              Ma non gratis :D

          • Francesco says:

            >>> Non è che i Cattivi Bianchi abbiano mai cercato di sterminare i Buoni Indiani.

            beh, persino a me risulta che invece spesso e volentieri abbiano proprio fatto così

            erano bianchi in via di organizzazione, suvvia

            • Per Francesco

              “beh, persino a me risulta che invece spesso e volentieri abbiano proprio fatto così

              erano bianchi in via di organizzazione, suvvia”

              Né nel mondo ispanico, né in quello anglosassone, è mai esistito il progetto di “sterminare gli indiani”.

              E’ esistito il progetto di “usare in modo civile ciò di cui i selvaggi abusavano”, eventualmente cacciando a pedate gli incivili che resistevano.

              Oltre a questo, poi, ci furono molti episodi di sopraffazione da parte di bestioni incolti, giudici corrotti e quant’altro.

              Inoltre, l’immaginario dei “Bianchi” nei confronti degli “Indiani” è stato totalmente diverso da quello verso i Neri. Questi ultimi sì oggetto di “razzismo” (se questo termine ha significato, ce l’ha nel contesto statunitense) assoluto.

              Curiosamente, gli Indiani si sono quasi estinti, mentre i Neri si sono moltiplicati.

              Quello che fa impressione (da parte nordamericana) è come la semplice somma dei numeri più appunto i valori di “proprietà, diritto, scuola, giudici, economia, progresso, contratti, scrittura”, abbiano potuto trasformare demograficamente un continente intero in pochissimi anni.

            • Z. says:

              Miguel,

              curiosamente nzomm. Per dirne una, i neri avevano il fisico. Gli indiani meno.

            • Z. says:

              Comunque, l’espansione a ovest dei Mongoli mostra come senza cultura, diritto, scuola etc si possa massacrare e conquistare alla grande. Bisogna vedere se poi resta qualcosa.

            • Francesco says:

              Mig

              a me pare che esistesse un progetto tipo “sterminare questi indiani” che occupano questo territorio, che si è ripetuto fino a che sono finiti i territori e gli indiani

              pur in mancanza di un grande piano generale di sterminio

              ciao

          • Peucezio says:

            Miguel,
            ““proprietà, diritto, scuola, giudici, economia, progresso, contratti, scrittura”.

            Siamo sicuri che si tratti di quello?
            Sono cose che avevano già i Sumeri, i Romani, anche italiani, francesi, spagnoli. Tutti costoro hanno fatto porcherie indicibili, ma non hanno mai fatto sparire popoli interi, sostituendovisi in interi continenti (gli Indios dell’America Latina ci sono ancora, malgrado tutto, e si sono fortemente mischiati con gli spagnoli; insomma, non sono una cosa residuale e marginale).

            Qui secondo me c’è qualcos’altro.
            L’unico paragone che mi viene in mente è con gli ebrei, che si ritenevano in diritto di sterminare i popoli autoctoni della Palestina cananea e lo hanno in parte fatto (e cercano di farlo di nuovo).
            Il nesso ebraismo-Antico Testamento-anglosassoni è peculiare: anche tedeschi, svedesi, danesi, estoni, molti svizzeri, ecc. sono protestanti (e, a parte estoni e finnici, tutti germani), eppure non si sentono ebrei.

            • PinoMamet says:

              Beh, direi piuttosto che, tra i protestanti svedesi, tedeschi, svizzeri ecc., quelli che si sentivano ebrei sono andati in America ;)

              (I famosi mennoniti e amish, per esempio).

              Deve essere l’idea di pellegrinaggio, di “esci dalla tua terra e và…”, come appunto i Padri Pellegrini.

            • Peucezio says:

              Pino,
              “Beh, direi piuttosto che, tra i protestanti svedesi, tedeschi, svizzeri ecc., quelli che si sentivano ebrei sono andati in America ;)

              A questo non avevo pensato in effetti.
              Allora sarebbe proprio uno specifico americano, nato da alcuni gruppi marginali europei non identificabili con nessun popolo?

            • PinoMamet says:

              Forse anche gli Ebrei veri sono nati così!

            • Per Peucezio

              “Siamo sicuri che si tratti di quello?”

              Non confondiamo una parte mitica della storia americana (la “terra promessa” dei pochi puritani iniziali) con quello che si è svolto dopo.

              Gli “americani” avevano i geometri, gli indiani no.

              Ed è il geometra che fa le perizie.

              Tra l’altro, i discendenti dei puritani probabilmente sono stati i primi a ripensare la violenza contro gli Indiani, e non a caso furono anche i primi abolizionisti. Nonché spesso eccellenti latinisti.

            • Per Peucezio

              “gli Indios dell’America Latina ci sono ancora, malgrado tutto, e si sono fortemente mischiati con gli spagnoli; insomma, non sono una cosa residuale e marginale.”

              Ma non fu per qualche mitico progetto di sterminio.

              Lo spagnolo voleva campare di rendita, facendo lavorare per sé un villaggio intero, e si dispiaceva sinceramente se crepavano tutti.

              L’americano voleva lavorare la terra in maniera moderna, e scoprì che i neri erano più disciplinabili degli indiani.

              Quindi andava dall’indiano, gli chiedeva dov’erano i suoi documenti notarili di proprietà, e quando quello gli rispondeva male, chiamava i vigili e procedeva allo sfratto, come qualunque proprietario fiorentino di oggi.

            • Mauricius Tarvisii says:

              In America Latina le civiltà con cui si scontrarono gli spagnoli erano prevalentemente stanziali, ovvero demograficamente importanti e gestibili all’interno di strutture politiche europee. La pressione demografica esercitata dagli spagnoli inoltre era minore e quindi in fin dei conti c’era spazio per tutti in una regione che, seppure tecnologicamente arretrata, non era affatto primitiva (il che significava più risorse prodotte e producibili).
              Gli inglesi-statunitensi invece si sono scontrati con popolazioni prevalentemente seminomadi o nomadi, quindi più facili da togliere di mezzo e soprattutto ingestibili. In fin dei conti anche i viceré messicani ebbero problemi a tenere a freno i nomadi del Sud-Ovest che lanciavano continui attacchi contro la Nuova Spagna ed i villaggi di nativi stanziali (pueblo in testa) che gli spagnoli proteggevano (lasciate perdere la troppo enfatizzata rivolta: gli spagnoli rientrarono dieci anni dopo nei villaggi da cui erano stati cacciati perché le scorrerie dei nomadi, ormai a cavallo, erano insostenibili).
              Poi mettiamoci anche le malattie. Le comunità stanziali, più esposte alle epidemie, furono maggiormente indebilite (e quindi gestibili da parte dei conquistatori) rispetto a quelle nomadi.

            • PinoMamet says:

              Mah, non so però se è esattamente così.

              Nel Centro e Sud America c’erano- e ci sono ancora- un fottio di comunità nomadi e seminomadi, mentre nel Nord America non mancavano civiltà stanziali di coltivatori.

              E in realtà anche civiltà (come le “tribù civilizzate”) che capirono molto in fretta il meccanismo dei geometri-notai-ecc. e ci si adattarono molto bene, senza avere alla lunga sorte molto migliore di tutte le altre…

            • Mauricius Tarvisii says:

              Popolazioni nomadi che infatti non furono integrate nel sistema spagnolo.

          • roberto says:

            “L’altra dice, “esistono la proprietà, il diritto, la scuola, i giudici, l’economia, il progresso, contratti, scrittura”, ecc”

            pensavo che l’altra fosse:
            vivevo come semischiavo in qualche miniera o campo, trovo una enorme landa desolata, ci costruisco una casa e sparo a tutti quelli che mi danno fastidio

            • Peucezio says:

              Roberto,
              “vivevo come semischiavo in qualche miniera o campo, trovo una enorme landa desolata, ci costruisco una casa e sparo a tutti quelli che mi danno fastidio”

              In effetti mi torna.

              Miguel,
              ma quel tipo di umanità WASP di cui parliamo quanta confidenza ha poi con l’alfabeto, il diritto, lo stato, la scuola e tutto il resto (togliamo la proprietà, d’accordo)?
              Penso a descrizioni che tu stesso hai fatto spesso.

            • Per Peucezio

              “ma quel tipo di umanità WASP di cui parliamo quanta confidenza ha poi con l’alfabeto”

              Poca.

              Hanno fatto da braccianti, carne da cannone, lavoratori precari e drogati per conto di altri, che con l’alfabeto avevano molta più confidenza.

            • Per roberto

              “vivevo come semischiavo in qualche miniera o campo, trovo una enorme landa desolata, ci costruisco una casa e sparo a tutti quelli che mi danno fastidio”

              Certo, c’è anche questo, ma è un fattore molto esagerato nello stesso immaginario statunitense.

              I famosi “cowboy” erano sostanzialmente braccianti dell’industria della carne di Chicago; e la terra l’hanno avuta grazie al lavoro dei geometri e degli scaltri avvocati che avevano fatto firmare i “trattati” agli indiani (l’esproprio degli indiani quasi sempre è stato fatto in modo perfettamente “legale”).

              L’immaginario dell’americano semischiavo che scopre la “libertà” (magari in maniera simpaticamente grezza) è un’illusione.

            • PinoMamet says:

              Qualche mese (forse l’ho già scritto) parlavo con una signora romana trasferita nel mio non-capoluogo, e mi diceva di un suo nonno o bisnonno che era statunitense, arrivato in Italia (anziché il contrario) per qualche misteriosa ragione, e che di lavoro faceva il cow-boy.
              aveva ancora i documenti in inglese in cui lui diceva che il suo lavoro era quello, cowboy.
              Poi i documenti in italiano, dove il suo lavoro (che continuava a svolgere in Italia) era tradotto domesticamente come buttero.
              Una cosa molto lontana dalla romantizzazione del personaggio, prima di romanzetti americani e subito dopo (quasi contemporaneamente, giusto il tempo di inventare il cinema) dei film.

            • Peucezio says:

              Miguel,
              certo, non penso a una sterminio progettato e pianificato, ma a un istinto.
              Insomma, se tu cacci uno da quella che ritieni la tua proprietà, mica lo uccidi, lui, la moglie e i figli.

            • Per Peucezio

              “certo, non penso a una sterminio progettato e pianificato”

              Quello che voglio sottolineare è che oggi esiste la tendenza ad attribuire tutti gli orrori del passato a qualche cattiveria personale, motivata da cose per noi difficili da immaginare.

              Negli Stati Uniti, c’è stata una forma radicale di dominio di un gruppo etnico – sostanzialmente bianchi protestanti – su un altro gruppo altamente visibile perché definito dal colore della pelle, i Neri.

              Non c’è mai stato lo stesso atteggiamento verso gli Indiani, tanto che gli stessi bianchi che si sarebbero buttati dal quarto piano se avessero pensato di avere una goccia di sangue nero, si vantavano di qualche antenato Cherokee, magari inesistente.

              Ma confondendo le due forme di esproprio nel calderone sentimentale del “razzismo” e del “whiteness”, si riesce a mettere sotto il tappeto il sistema economico e legale con cui si è formata la massima potenza capitalista della storia umana.

            • PinoMamet says:

              “Ma confondendo le due forme di esproprio nel calderone sentimentale del “razzismo” e del “whiteness”, si riesce a mettere sotto il tappeto il sistema economico e legale con cui si è formata la massima potenza capitalista della storia umana.”

              Già, e credo che le minoranze statunitensi non abbiano ancora capito il nocciolo della questione, dividendosi tra “furbi” che sfruttano il sistema per qualche vantaggio personale/locale
              (le varie “nations” e “tribes” indiane in lotta per farsi riconoscere statalmente o federalmente e ottenere così diritti su terre, risarcimenti, casinò…)
              e gli “arrabbiati” che se la prendono con fenomeni marginali di folklore
              (“è offensivo vestirsi ad Halloween da squaw indiana”) in una sorta di movimento di puro odio verso ciò che è “bianco”.

            • Peucezio says:

              Miguel,
              però al di là della sensibilità contemporanea, che lascia il tempo che trova ovviamente, cè qualcosa di patologico nel fatto che un popolo stermina un altro popolo.
              Un individuo è un individuo: a suo modo è rimpiazzabile: nell’economia di un gruppo umano se ne può tollerare la perdita. Così una famiglia, un clan…
              Ma un intero sistema culturale è una cosa diversa, è l’annullamento della cornice stessa entro cui l’individuo si situa e trova la sua ratio.
              In sostanza è un evento catastrofico, irrimediabile.

            • Per Peucezio

              “però al di là della sensibilità contemporanea, che lascia il tempo che trova ovviamente, cè qualcosa di patologico nel fatto che un popolo stermina un altro popolo.”

              Ma è proprio questo concetto che contesto.

              Nessuno ha sterminato un altro popolo per passatempo.

              Hanno fatto un po’ come i vigili che sequestrano i materassi ai barboni per strada per occupazione di suolo pubblico, e un po’ come i contadini che abbattono i lupi o tagliano l’ortica.

              Il problema è innanzitutto l’inconciliabilità riguardo alla visione dello spazio.

              E la visione che ha portato all’estinzione delle culture indiane è quella che oggi regola il mondo intero: è di questo che non si può chiedere scusa, ed ecco che accusano i “razzisti” tanto più ottusi e cattivi di noi moderni sensibili.

            • Peucezio says:

              Per questo i popoli genocidi non sono la fisiologia, ma la patologia dell’umanità.

            • Peucezio says:

              Miguel,
              ma sei sicuro di ciò?
              Cioè tu dici che non si è trattato tanto di uccisione brutale e fatta di proposito, in modo efferato, ma solo del fatto che è stato imposto un sistema economico che non poteva non escluderli e farli quasi estinguere?
              Eppure, da conoscitore scarsissimo di storia americana, mi torna fino a un certo punto questo schema.

              Insomma, anche nelle guerre con l’esterno gli americani hanno un modo peculiare di comportarsi. Il bombardamento di Dresda, per dire, non aveva nessuna ragione tattica, non era espressione della razionalità economica occidentale, che tutto schiaccia e fagogita, ma un’efferatezza gratuita.
              Montecassino, i monumenti dell’Iraq, insomma, io ci vedo l’odio verso le civiltà e il loro retaggio materiale (le vestigia) e umano (le persone).
              Sarà il solito volo pindarico il mio, ma a me sembra l’odio di Gerusalemme verso Roma, dei pastori semiselvaggi contro la cultura, del disperato e marginale che odia l’uomo civilizzato, integrato in una dimensione di stabilità e prosperità. Insomma, la rivolta della natura contro la cultura.
              Mi chiedo se l’immenso apparato economico che schiacciò gli indiani e oggi schiaccia e distrugge il mondo intero, dietro una patina di evoluzione, non sia questo: la rivolta del barbaro.

              Insomma, i film possono lasciare il tempo che trovano, ma se anche non svelano certo i meccanismi di funzionamento di un sistema, disegnano un tipo antropologico. E l’impressione che dà il dirigente arrivista americano non sembra quella di un uomo che cerca di alimentare un sistema razionale e asettico che tutto schiaccia in nome di una fredda efficienza meccanica, ma di un predatore aggressivo, un fascio di istinti, con addosso uno straccio di giacca e cravatta.

              Per inciso, tu hai letto Jung? Mi riferisco ai Tipi psicologici. Poi ti spiego perché te lo chiedo e, in sintesi, cosa ne ho tratto io, per capire il temperamento dei popoli (ancor più che degli uomini).

            • Per Peucezio

              “ma sei sicuro di ciò?”

              Come spesso succede nelle nostre discussioni, credo che ci sia un fraintendimento sul rapporto “ideologia/materia”.

              Gli Stati Uniti sono uno straordinario culmine di tanti processi, curiosamente figli diretti del Medio Evo che non hanno mai avuto la Rivoluzione Francese, per cui il grande processo di rivolgimento di questi ultimi secoli è passato direttamente nell’atomismo individuale.

              Però questo spirito non si è espresso militarmente fino al 1898, nonostante la Guerra Civile sia stata la prima guerra moderna: l’esercito americano nasce nelle Filippine, poi nella prima guerra mondiale, e comunque risulta così poco accettabile al paese, che ci è voluta la Seconda guerra mondiale per trasformare gli Stati Uniti nella potenza che distrugge Dresda, il Vietnam, Falluja, conquista lo spazio, eccetera.

              Pensa a quanto c’è di diabolicamente ideologico, se vuoi spirituale, nel lavoro del Geometra, il mago che trasforma l’oro in piombo, i campi in pollici e iarde, il diverso in uguale. E di questo non credo che abbiano colpa gli anonimi autori della Bibbia.

              Forse l’assassino vero si nasconde nel 1300 a Firenze (dove peraltro nasce la Massoneria, l’arte di squadrare ciò che quadrato non è).

            • Per Peucezio

              “Sarà il solito volo pindarico il mio, ma a me sembra l’odio di Gerusalemme verso Roma, dei pastori semiselvaggi contro la cultura, del disperato e marginale che odia l’uomo civilizzato, integrato in una dimensione di stabilità e prosperità. Insomma, la rivolta della natura contro la cultura.”

              Comunque, su questo non sono per niente d’accordo.

              L’America l’hanno costruita fabbri, artigiani, birocciai http://www.museipartecipati.it/index.php?id=19551 come i miei antenati, contadini e minatori dal basso, proprietari terrieri e costruttori in alto. E sentendosi sempre nel giusto in quanto sedentari, “gente che lavora”.

        • ruttone says:

          ahimé ne è rimasta traccia e ora vogliono costringerci alla non ignavia e a me fotte sega

          Parzialmente è questa la ragione, immagino con tuo disgusto.
          Ma quando dico questo mi riferisco, per esempio, a uno di tel aviv che ha l’attico a new york che si fa tatuare il numero che aveva tatuato suo nonno (mi pare di aver letto di simili stronzate), avendo vita facile a fare sue le sofferenze che non ha vissuto, se non magari l’aver a che fare con suddetto nonno con le idiosincrasie acquisite per aver vissuto tali sofferenze (leggi: rincoglionimento).

          È in questa declinazione di fare il frocio col culo degli altri che ritengo una sciagura il fatto che ci pervengano tracce di genocidi violenze e ingiustizie, che secondo me si esplicita nel mondo mediatico proprio con l’esibire le sciagure dei parenti come un patentino di intoccabilità

          • ruttone says:

            Madonna ho scritto da cani

          • Peucezio says:

            Devo spezzare una lancia però a favore del discorso di Lucia.
            Al di là delle cazzate antirazziste, vittimiste, politicamente corrette e tutto il resto, esistono i debiti collettivi.
            Insomma, se mio padre lascia debiti in giro e muore, se mi prendo la sua eredità mi accollo anche quelli.
            Che non significa espiare fino all’eternità perché si è bianchi intrinsecamente cattivi, ma significa che per sempio gli americani sono seduti su un sistema che hanno costruito a scapito di quegli altri (indigeni, negro, ecc.) e se ne avvantaggiano senza aver mai pagato seriamente lo scotto.
            D’altronde oggi le progressiste isteriche pensano si possa pagare non dicendo nigger, usando nuovi pronomi per i froci e abbattendo qualche statua, quindi pensiamo in che mani si trova il recupero crediti… Se fossi il creditore mi sparerei subito un colpo in testa.

            • Per Peucezio

              “Devo spezzare una lancia però a favore del discorso di Lucia.”

              Infatti, condivido il tuo ragionamento.

              Però i “bianchi” pagheranno, quello che è poco ma sicuro.

              Poi faranno pagare anche tutti gli altri, visto che ci sono, e questo è un po’ la storia di Trump.

            • Z. says:

              Peucezio,

              se avessi dovuto spararmi per ogni credito non riscosso mi sarebbero venuti i crampi alle dita!

              Che poi, scavando ben bene, vuoi che qualche mio nonno alla enne non abbia subito un torto da qualche tuo nonno alla enne?

              Poi capisco che ciascuno che può approfittarsene se ne approfitti. Le risorse calano, la popolazione aumenta e tutto fa brodo per svettare e intascare.

            • Per Z

              “Che poi, scavando ben bene, vuoi che qualche mio nonno alla enne non abbia subito un torto da qualche tuo nonno alla enne?”

              Infatti.

              Pensiamo a tutti gli italiani figli di braccianti calabresi, ai quasi-servi-della-gleba della Galizia, approdati e cresciuti nelle metropoli statunitensi, i cui discendenti oggi sono ritenuti correi dei latifondisti del sud o dei cowboy scozzesi.

              Solo per mancanza di melanina.

              Poi è vero che negli anni Venti-Cinquanta, grazie al Partito Democratico che emarginava i neri ma includeva cattolici ed ebrei, hanno goduto anche loro di qualche vantaggio anche per questo.

              Ognuno ha comunque le colpe collettive di ciò che fa oggi. Se oggi l’americano medio consuma per cinque o sei pianeti, sta compiendo un crimine contro l’umanità (e non solo). Adesso.

            • Peucezio says:

              Z.,
              i debiti dei popoli sono un po’ più grossi e rilevanti di quelli degli individui, il paragone non regge.

            • PinoMamet says:

              “esistono i debiti collettivi”

              Voi pugliesi sarete diffidenti verso le persone brutte, ma io sono emiliano e sono diffidente verso le frasi vaghe.

              Facta, cribbio, non pugnettae. ;)

              Allora, se parliamo di debiti veri posso essere d’accordo con te
              (la tal comunità, formata da questa questa e quest’altra persona, con l’inganno o con la forza si è impadronita del tal bene, che invece appartiene alla tal altra comunità…
              e lo si può provare, ci sono eredi in grado di pagare ed essere risarciti chiaramente definibili ecc.)

              altrimenti, se è un generico “bianchi cattivi che hanno derubato i neri”, allora non vuol dire niente, e ragionando così non vedo perché il 90% degli europei non possa chiedere risarcimenti ai nobili e al clero…

            • Peucezio says:

              I nobili e il clero non sono un popolo :-)
              E comunque se la collettività dovesse restituire tutto ciò che ha ricevuto di assistenza e carità dal clero staremmo freschi :-)

              Ma fammi capire, secondo te un genocidio non implica una responsabilità morale?
              Non nel senso che figli e nipoti debbano sentirsi colpevoli, ci mancherebbe, ma che almeno materialmente dovrebbero risponderne.
              Poi, certo, è molto difficile da quantificare.
              Ma, insomma, se io prendo un aereo e schiatto perché cade, la compagnia aerea qualcosa ai miei congiunti la dà.

            • Peucezio says:

              Oddio, ti do atto che la nobiltà in origine non è autoctona.
              Potremmo chiedere ai popoli nordeuropei il risarcimento, stante l’origine germanica della nobiltà europea. :-)

            • PinoMamet says:

              Perchè la compagnia aerea e i tuoi congiunti sono (mi correggano gli esperti di diritto) delle persone giuridiche!

              Non è che muore (Dio non voglia) un tuo parente in aereo, e la compagnia aerea decide di risarcire tutti i pugliesi…
              o tutti i piloti e le hostess devono dare tot cento euro al primo pugliese che incontrano!

            • Z. says:

              I “debiti dei popoli” semplicemente non esistono, e quindi neppure i crediti.

            • PinoMamet says:

              OMDAZone.

            • Peucezio says:

              La logica del ragionare giuridicamente.ù
              Allo stesso modo gli Indiani non avevano titoli di proprietà delle loro terre, in fondo non erano nemmeno registrati a nessun’anagrafe, possiamo sia espropriarli che ucciderli, tanto non esistono.

              Meno male che la realtà esiste da prima e indipendentemente dalla legge positiva.

            • Per Peucezio

              “Allo stesso modo gli Indiani non avevano titoli di proprietà delle loro terre, in fondo non erano nemmeno registrati a nessun’anagrafe, possiamo sia espropriarli che ucciderli, tanto non esistono.”

              Infatti – poi sull’ucciderli, non bisogna considerare solo i casi estremi, anche gli oltrarnini muoiono quandi li togli dal loro ambiente, figuriamoci dei cacciatori neolitici che devono campare in un bidonville, ci sono delle descrizioni molto interessanti degli indiani che si lasciavano semplicemente andare alla morte.

              Però ripeto, secondo me c’è proprio una differenza fattuale e non solo ideale tra quello che penso io e quello che pensi tu.

              Gli “americani” avevano libri, geometri, registri, giudici, banche, canali, confini, strade (drittissime, tra l’altro), funzionari. Insomma tutto ciò che caratterizzava “Roma”. Centuriavano il “bosco” con un limes che avanzava a velocità moderna: ricordiamo che il limes non era un confine, ma era proprio una strada, una via di penetrazione e civilizzazione, come le piste e le ferrovie con cui gli americani hanno colonizzato il West.

              Questo non vuol dire che gli Indiani fossero “Gerusalemme”, ovviamente.

            • Per peucezio… ho scritto:

              “anche gli oltrarnini muoiono quandi li togli dal loro ambiente”

              Chiaramente è totalmente complice di tutti i genocidi della storia del continente americano, a prescindere dal colore dalla pelle o dagli antenati, chi ritiene giusto sfrattare da casa sua un ottantenne nato in San Frediano :-)

            • PinoMamet says:

              Gli indiani in realtà ragionavano giuridicamente eccome, avevano confederazioni con leggi e trattati e fecero leggi e trattati in termini ben definiti con il governo degli Stati Uniti.

            • Z. says:

              Peucezio,

              non ci capiamo. Non è che i “debiti dei popoli” non esistano giuridicamente. Non esistono proprio. È un concetto vuoto di senso.

              Anzi, giuridicamente potrebbero pure inventarseli. Si sono inventati i diritti degli animali!

            • Z. says:

              Per evitare lo sfratto di un ottantenne c’è un mezzo sicuro: pagare la pigione al suo posto!

            • Peucezio says:

              E perché mai?
              Quindi i rapporti tra i popoli devono essere il regno dell’arbitrio assoluto e della rapina?

            • Peucezio says:

              E comunque come giustifichi i miliardi che la Germania dopo la guerra ha versato agli ebrei?

            • Z. says:

              Peucè, lo vedi che sei tu che ragioni giuridicamente? :)

              Ed è giusto. Solo, ammesso che “popolo” voglia dire qualcosa, è un concetto troppo generico per vedersi assegnati debiti e crediti.

              Che sono concetti che richiedono, semplificando al minimo minimo, due o più soggetti precisamente individuati, che abbiano compiuto azioni precise.

            • PinoMamet says:

              Sapevo che saremmo arrivati a questo diversi post fa ;)

              I risarcimenti sono stati elargiti nell’ambito di varie riparazioni di guerra: una cosa che riguarda proprio il tanto aborrito “pensiero giuridico”;

              e non sono stati versati “dal popolo tedesco”, ma dalla Repubblica Federale di Germania, verso lo Stato di Israele e il World Jewish Congress.

            • Z. says:

              Diversi umanisti, specie se abituati a ragionamenti di lana grossa, provano un certo complesso di inferiorità verso il diritto.

              Non dovrebbero. È una materia ben poco esoterica, accessibile a chiunque abbia pazienza.

            • Z. says:

              Miguel,

              ognuno, al massimo, ha le sue colpe. Nessuno in particolare può avere “colpe collettive”, che dubito esistano.

              Se io consumo per tre pianeti, ammesso che sia una colpa, che colpa ne ha il mio dirimpettaio?

            • Peucezio says:

              Pino (e Z.),
              “e non sono stati versati “dal popolo tedesco”, ma dalla Repubblica Federale di Germania, verso lo Stato di Israele e il World Jewish Congress.”

              Quindi due stati, che rappresentano due popoli.

            • Peucezio says:

              Z.,
              veramente mi sembra che foste voi (almeno Pino) quelli insofferenti verso il diritto, quando si parlava per esempio di intervento umanitario.
              Io credo che il diritto sia l’unica garanzia del vivere civile, ma ritengo che quando ci sono ragioni sostanziali troppo gravi, non ci si possa trincerare dietro i formalismi giuridici.

              Comunque non sto proponendo l’istituzione di un tribunale internazionale per la riscossione dei debiti collettivi dei popoli: questa logica è quella dei vincitori, di Noriimberga, dell’Aja, non la mia.
              Io sto solo dando un personale giudizio morale. Sto dicendo che se un giorno i vessati fanno una guerra contro il popolo che li ha vessati e lo brutalizza o lo perseguita, non lo condanno.

            • Z. says:

              Non ho ben capito la storia della mia “insofferenza verso il diritto”…

              Comunque “evidenti ragioni sostanziali” è un modo colto di dire “quando pare a me”. Non significa altro, mai. Poi magari quel che pare a te è cosa equa e ragionevole, perché no?

              Ah, Pino sta dicendo che il governo della RFT ha negoziato risarcimenti in quanto successore del governo nazista, responsabile dei crimini. Non in quanto rappresentante delle presunte responsabilità di un presunto popolo.

            • Peucezio says:

              Z.,
              strano concetto.
              I soldi erano dei contribuenti o dei gerarchi del Reich?

              Circa il diritto, mettetevi d’accordo: vale anche nei rapporti internazionali o lì vale l’arbitrio dell’intervento umanitario?

            • Z. says:

              Peucezio,

              non sono un esperto di diritto tributario nazista. Ma presumo che una volta riscossi dall’erario i soldini diventassero soldini dell’erario.

              Sul diritto internazionale l’esperto è Robéluxe. Dovresti chiedere a lui.

            • Roberto says:

              Sul diritto internazionale, a costo di deludervi, temo che si tratti semplicemente di “legge del più forte”.

            • Roberto says:

              Per il resto sono d’accordo con Z e Pino.

              Non mi sento minimamente responsabile del fatto che un mio antenato diretto abbia bombardato Garibaldi facendo “un’inutile strage” (secondo l’ammiraglio inglese che descrive la scena), figurati quanto poco mi sento responsabile di quel che hanno fatto gli italiani in Libia, o i romani a Cartagine

            • PinoMamet says:

              “Quindi due stati, che rappresentano due popoli”
              Quindi due Stati, che è quello che importa. Il “popolo tedesco”, “ebraico”, “italiano” ecc. sono concetti vaghi: qual è l’indirizzo? Su che IBAN devo versare?

              Poi c’è la questione dei risarcimenti alle singole persone: io tal dei tali che risiede in via,.. dimostro di aver ricevuto il tal danno.

              Tutta roba che ha a che fare col pensiero giuridico.

              Penso io che esista solo quello, al mondo? No, ci sono tanti altri pensieri e idealità, per carità. Ma il pensiero giuridico serve eccome.

              Poi ho anche scritto che se il tal governo sta sterminando il tal popolo, se hanno fallito le soluzioni pacifiche, ritengo giusto intervenire contro di esso.
              E ritengo che non tutti i sistemi giuridici siano giusti per il solo fatto di esistere, a differenza forse di te.

              Naturalmente la discussione si può spostare di quale sia il criterio ecc. ecc., ma che c’entra, è un vecchio trucco e la discussione si può spostare sempre, per cui non voglio pagare la multa e finisco a parlare del Big Bang.

              Fatto sta che la Germania ha firmato di pagare tot marchi a Israele, mentre non esiste alcun “Stato dell’uomo bianco” che abbia firmato qualcosa allo “Stato dell’uomo non bianco”.

              Poi se tu invece vuoi sentirti in colpa per il generale Custer, sono fatti tuoi personali; io, no.

            • PinoMamet says:

              Nel senso- non è fraintendibile, ma qualcuno fraintenderebbe lo stesso, lo so- che lo Stato dell’uomo bianco non esiste proprio.

            • Per Pino

              “Nel senso- non è fraintendibile, ma qualcuno fraintenderebbe lo stesso, lo so- che lo Stato dell’uomo bianco non esiste proprio.”

              Ma credo che sia anche discutibile tutto il concetto di “risarcimento”.

              Un sistema che si basa sul denaro ha espropriato un sistema fondato su altre basi.

              L’unica forma di risarcimento che può concepire è… il pagamento di denaro.

            • PinoMamet says:

              Peraltro pensi (già lo ho scritto) che la visione dell’ “uomo dotato di notai che scaccia il libero uomo che crede che la terra sia di tutti” falsi parecchio la questione:

              https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_United_States_treaties#U.S..E2.80.93Native_American_treaties

            • PinoMamet says:

              Penso*

            • Peucezio says:

              Voi state spostando sul piano giuridico un discorso che io non ho mai impostato sul piano giuridico.
              Noi tutti qui dentro esprimiamo continuamente giudizi su tutto. In questo ispirandoci alle nostre idee e anche al nostro concetto di giustizia.
              Io sostengo solo che, in base al mio criterio di giustizia, se un giorno gli Indiani si trovassero, per assurdo, in una posizione di forza rispetto ai wasp e gli restituissero il favore con gli interessi, oltre a prenderne atto come di qualunque evento reale, lo riterrei giusto.
              Questo è quanto.

            • Peucezio says:

              Vi pongo un’altra domanda.
              Ammesso che l’immigrazione di massa sia accettabile sono in nome di un principio di solidarietà umana universale e non di risarcimento per il colonialismo bianco,
              donde promana questo principio di solidarietà universale?
              Cioè se esistono solo vincoli giuridici fra individui e fra stati intesi non come collettività di individui, ma come persone giuridiche (o qualcosa di simile, non sono un tecnico), quindi simil-individui (che peraltro è una mostruosità dal punto di vista di qualunque teoria della politica e filosofia del diritto: lo stato, almeno in democrazia, è la collettività; nell’assolutismo monarchico può essere proprietà personale del re), per quale motivo i nostri governi devono spendere soldi pubblici, cioè delle nostre tasse, imponendoci stranieri nei nostri quartieri che devono essere assistiti?
              Cioè non varrebbe una morale del debito e del risarcimento con conseguenze giuridiche, ma varrebbe una morale universale di solidarietà e di soccorso di tutti gli uomini in difficoltà sulla faccia della terra, per il fatto stesso di essere persone, questa sì giuridicamente vincolante, al punto che lo stato s’impegna e impiega risorse economiche?

              E non ditemi che è per gli accordi internazionali, perché gli accordi sono sottoscritti dai singoli stati, non cascano dalla luna, e i singoli stati applicano principi morali, espressione della sensibilità morale collettiva o delle élite dirigenti.
              D’altronde il diritto per definizione si fonda su categorie extragiuridiche e ha lo scopo di formalizzarle in leggi. Se si ritenesse che l’omocidio va bene, perché il più debole deve soccombere di fronte al più forte, non si punirebbe l’omicidio. Quando nessuno pensava ai diritti degli animali, non si facevano leggi per punirne il maltrattamento.

            • PinoMamet says:

              “Cioè non varrebbe una morale del debito e del risarcimento con conseguenze giuridiche, ma varrebbe una morale universale di solidarietà e di soccorso di tutti gli uomini in difficoltà…”

              No, secondo me non vale nessuna morale.
              La morale è un fatto tuo personale; può anche condiviso da un gruppo di persone; ma rimane un fatto distinto dal diritto.

              Io posso anche dire “caspita, mi sento così in colpa per il colonialismo, che darò 100 euro al primo africano che vedo”: bene, sono fatti miei.
              O posso anche pensare “a me gli africani stanno proprio sul cazzo e penso che se la siano andata a cercare”: resta un fatto mio.

              Ora, io sono perfettamente indifferente agli africani, e a maggior ragione ai nativi americani, al di fuori di un generico sentimento di umanità.

              Sul piano giuridico, non gli dobbiamo niente.

              Quanto all’Italia, sta ricevendo gli immigrati più o meno come si riceve una catasfrofe, con misure di emergenza, e comunque applicando le sue leggi:
              non si lascia morire uno che sta per annegare in mare, e lo si rimanda al mittente quando si riesce a identificarlo come clandestino.
              Non mi risulta che abbia detto “in nome del Sentimento dellìAccoglienza e del Risarcimento per il Colonialismo, sospendiamo le notre leggi”;
              al contrario, ne ha vagliate di più restrittive.

            • PinoMamet says:

              In estrema sintesi: la morale può essere magari l’ispirazione del diritto.
              Poi se uno (o una comunità di qualche tipo) ritiene che il diritto non rispecchi più la sua morale, beh, ne trarrà le conseguenze del caso.
              Restano due cose distinte.

            • Roberto says:

              Peucezio

              “Vi pongo un’altra domanda.
              Ammesso che l’immigrazione di massa sia accettabile sono in nome di un principio di solidarietà umana universale e non di risarcimento per il colonialismo bianco,
              donde promana questo principio di solidarietà universale?”

              Probabilmente per i cristiani discende da “dai da mangiare agli affamati”, e immagino che questo derivi da un generale istinto di conservazione della specie

              Io però parto da un principio totalmente diverso. Nessuno vuole l’immigrazione, nessuno “fa venire”, è un fenomeno sul quale abbiamo lo stesso controllo che sui terremoti o gli uragani. Non resta quindi che gestire una perenne immane emergenza e qui in effetti la tua domanda è legittima: perché gestire l’emergenza in un certo modo (dai tetto o cibo) o in un altro (dai frustate e sposti il problema altrove a calci in culo)

  4. rossana says:

    Non la vedo bene per voi oltrarnini, rischiate di fare la fine indecorosa dei veneziani.
    Suggerirei squadre notturne di guastatori d’ambiente, perché se la notte è per magnare e bere, il giorno per i turisti da Lonely Planet (intellettual-sinistronzi), prima o poi sarete costretti a sloggiare anche voi in qualche “terraferma”.
    Il turismo è (per me) come un’invasione biblica di cavallette: dove arriva non resta niente di vivo…

    • ruttone says:

      io delle guide di lonely planet le ho usate e quelle che ho usate erano ben fatte. vero quello che dici del turismo ma di solito le mosche vanno dove c’è la merda

  5. Un fun cool place, insomma.

  6. PinoMamet says:

    Comunque appoggio la mozione e la estendo a tutte le città d’arte, cioè, in pratica a tutte le città italiane.
    Spostate coolismo e movida nei pratici centri commerciali e outlet fuori dalle balle.

    • Z. says:

      Siccome noialtri al Centro del Mondo siamo sempre un passo avanti, il nostro outlet non è in centro ma a Castel Guelfo.

      Avete presente dov’è Castel Guelfo? No? Appunto :)

    • PinoMamet says:

      Ahh ma infatti (la costruzione della frase non era chiara) mi riferivo a “outlet-fuori dalla balle”, perché anche qui l’outlet è parecchio lontanuccio…

      bai de uei,
      anche da queste parti esiste una Castelguelfo (tutt’attaccato).

  7. roberto says:

    a leggere la descrizione su repubblica non so se alla fine mi viene molta voglia di venire a trovarti.
    ho un bellissimo ricordo dell’oltrarno nel mio periodo fiorentino (risalente al secolo scorso) e vorrei mantenerlo evitando tapas e sake bar….

    • per roberto

      “ho un bellissimo ricordo dell’oltrarno nel mio periodo fiorentino (risalente al secolo scorso) e vorrei mantenerlo evitando tapas e sake bar….”

      Beh, diciamo che il peggio è quasi tutto direttamente sotto casa mia, e poi la pipì puzza di meno d’inverno e qualche volta viene lavata via dalla pioggia.

  8. roberto says:

    miguel,
    georgette è texana, vive a firenze, contattala e spiegagli le tue ragioni, magari ne salta fuori qualcosa di buono

    • Z. says:

      Sembra una buona idea anche a me!

    • PinoMamet says:

      Concordo pure io.

    • Peucezio says:

      Temo che ormai il danno sia fatto.
      Non è che una ci mette della determinazione, semplicemente segnala una cosa che le piace, viene raccolta da chi di dovere e la frittata è fatta.

      • ruttone says:

        georgette è texana, vive a firenze, contattala e spiegagli le tue ragioni, magari ne salta fuori qualcosa di buono

        Sì concordo, sicuramente meglio che gingillarsi col proprio livore come ho fatto io nei precedenti commenti. alterigia dei pezzenti

        • Per ruttone

          “Sì concordo, sicuramente meglio che gingillarsi col proprio livore come ho fatto io nei precedenti commenti. alterigia dei pezzenti”

          In passato ci ho provato, ma – a differenza di tanti anglosassoni stupendi che ci sono a Firenze – non è una persona con cui sia facile comunicare.

          Un conto è la persona che arriva in Italia, profondamente innamorata della storia, dell’arte, che sogna di fare la restauratrice o di imitare Vivaldi o di leggere manoscritti che non interessano a nessun italiano.

          Firenze è una città che deve moltissimo agli anglosassoni, come ho già avuto occasione di segnalare.

          Ma un altro conto è una texana che gira per locali, facendosi pagare per quello che mangia.

          • ruttone says:

            Sì capisco e umanamente condivido la tua posizione (testimoni i miei commenti), ma come facciamo a dimostrare che la ragazza fa qualcosa di deleterio nei confronti di arte cultura storia etc etc?

            • Peucezio says:

              E una volta che glie l’hai dimostrato, ammesso che sia in grado di capire il discorso?

          • Z. says:

            Miguel,

            quindi ci hai parlato? ci racconti com’è andata, se ti va?

          • Roberto says:

            Questa è una notizia!
            Esiste almeno una persona al mondo con la quale miguel non riesce a comunicare

            Non me lo aspettavo

  9. mirkhond says:

    “L’unico paragone che mi viene in mente è con gli ebrei, che si ritenevano in diritto di sterminare i popoli autoctoni della Palestina cananea e lo hanno in parte fatto”

    Nient’affatto, visto che i racconti del Vecchio Testamento al riguardo, sono tardive rielaborazioni scritte dall’elite giudaica tornata in Giudea dall’esilio a Babilonia.
    Questi Giudei, una volta tornati in patria, non riconoscevano più come simili i loro connazionali rimasti in patria e pagani (il Popolo della Terra), così come i popoli confinanti loro affini.
    Rifiutarono persino l’aiuto dei Samaritani per ricostruire il Tempio.
    Questa politica arrivò al punto di proibire (senza riuscirci molto) perfino i matrimoni misti, per timore di ritorni al paganesimo cananeo.
    Un pò per densità numerica, un pò per la presenza del potere achemenide che non avrebbe permesso un genocidio, l’elite giudaica nel riscrivere il suo passato, si inventò un genocidio accaduto in un’epoca ormai remota.
    La stessa epoca in cui collocare l’investitura della Terra Promessa ai Patriarchi e a Mosè, la fuga dall’Egitto (in realtà il crollo della dominazione egiziana in Canaan, avvenuta in seguito alle migrazioni dei Popoli del Mare nella Tarda età del Bronzo), la conquista (mai accaduta, visto che gli avi dei Giudei vivevano già nella loro terra) della Terra Promessa e il relativo genocidio degli indigeni cananei.
    Un genocidio inventato, ma che si sarebbe voluto realizzare nei confronti di vicini di casa affini etnicamente, ma ormai distanti per cultura religiosa dagli esuli di Babilonia, ritornati nell’avita patria cananea.

    • Peucezio says:

      Beh, ma questo è molto significativo.
      Ammesso che il genocidio non sia mai avvenuto (ma è difficile dimostrarlo: come spesso accade non abbiamo né la prova positiva, né quella negativa), è altamente sintomatico che abbiano avuto bisogno di creare una mitologia fondata sul genocidio. E’ espressione di un’indole, di un’istanza, di una visione del mondo.

      • mirkhond says:

        “Ammesso che il genocidio non sia mai avvenuto (ma è difficile dimostrarlo: come spesso accade non abbiamo né la prova positiva, né quella negativa)”

        In realtà vi sono tracce di incendi di città, ma sono di epoche diverse, e l’idea che possono dare, al massimo, è che si tratti di faide paesane, non di stermini e distruzioni sistematiche come narrato dalla Bibbia.
        Inoltre lo stesso Esodo non ha riscontri archeologici, e la terminologia dell’uscita dall’Egitto, è legata al codice motorio che indica il cambio di sovranità, non un esodo di popolo.
        Quest’ultima lettura risente delle esperienze delle deportazioni assiro-babilonesi dei secoli VIII-VI a.C., che furono una novità nel quadro degli imperi del Vicino Oriente antico.
        Solo dopo aver provato tali deportazioni, ed essere poi tornati in patria, l’uscita dalla terra d’Egitto fu letta come un esodo di popolo (che tra l’altro non può essere avvenuto nel Tardo Bronzo, in quanto all’epoca del presunto esodo, nel XIII secolo a.C. Canaan era dominio egiziano, dominio di cui non c’è traccia nella Bibbia; non avrebbe avuto senso fuggire dal Faraone per ritrovarsi dal…..Faraone!).

        • mirkhond says:

          Inoltre la stessa lingua ebraica è affine al Fenicio, dunque era la lingua indigena di Canaan.
          Le divinità che affiancavano Jahweh erano cananee, cosa che cozza con lo sterminio di interi popoli della regione.

          • Z. says:

            E questa lingua?

            http://anglish.wikia.com/wiki/Foroned_Ricks_of_Markland

            Gli Stati Uniti, in un inglese senza influenze francesi o latine!

          • Peucezio says:

            Sì, ma non è dimostrato che gli ebrei parlassero in origine un dialetto cananaico. E’ possibile che hanno acquisito la lingua degli autoctoni. Un po’ come i Filistei, che probabilmente non erano nemmeno Semiti. Garbini e Durand per gli ebrei accennano proprio a quest’ipotesi (purtroppo non approfondiscono).
            Col passaggio all’età del Ferro ci sono stati tali sconvolgimenti che è del tutto realistico immaginare invasioni, immigrazioni, spostamenti.
            Lo stesso Liverani parla di apporto esterno di pastori delle aree nomadiche, sempre semiti occidentali, ma non originari della Palestina (quindi non cananei).

            • mirkhond says:

              “E’ possibile che hanno acquisito la lingua degli autoctoni.”

              A maggior ragione non si può parlare di sterminio.

            • Peucezio says:

              Sì, ma infatti i Cananei mica sono spariti: questo non potrebbe sostenerlo seriamente nessuno.
              Ma che possano essersi insediati in un fazzolettino di terra cananaica e aver sterminato i cananei locali, non è implausibile.

          • Peucezio says:

            Z.,
            non me ne sarei mai accorto!
            Chissà che ne pensa il nostro padrone di casa madrelingua…

            • Z. says:

              La mia parola preferita è “ymirstuff” (uranium)

            • Z. says:

              Comunque, se lo si vuol prendere come un passatempo intellettuale, insegna che:

              – l’inglese dispone di abbastanza parole di origine germanica per condurre una conversazione ordinaria senza un numero eccessivo di motifiche;
              – più la conversazione diventa elevata, più integrazioni sono necessarie, finché la lingua ha giusto una lontana similitudine.

              Anche perché, nzomm, non vuoi dire “army” perché deriva dal francese? Prova a dirlo in tedesco :D

            • Peucezio says:

              Sarebbe interessante fare un esperimento simile con l’italiano, evitando tutti i latinismi, cioè i termini non di trafila diretta, popolare. Lì, diversamente dall’inglese, non cambia l’origine ma il percorso.
              Però temo non si riuscirebbe a dire quasi nulla.

            • Z. says:

              Un esperimento simile sarebbe troppo difficile per me, sinanco da concepire!

              Invece credo che in italiano sarebbe molto facile utilizzare solo termini di derivazione greca, latina o neolatina.

              Certo, dovremmo dire calcolatore (o meglio elaboratore) al posto di computer, braciola al posto di bistecca, merluzzo secco al posto di stoccafisso. E qualcosa d’altro qua e là.

              Ma ce la caveremmo alla grande :)

            • Moi says:

              Be’, no computer da “computare” … si può tenere !

            • Moi says:

              casomai in “computatore”

            • Moi says:

              che poi è un termine che tirava negli Anni Ottanta, “Compiùter” ;) … per poi cedere il passo a “piccì”, anche perché il PCI divenne PDS, e con questo non ci furono più problemi di ambiguità semantica !

            • PinoMamet says:

              “evitando tutti i latinismi, cioè i termini non di trafila diretta, popolare.”

              Mmm e perché?
              In inglese, per il loro esperimento “autarchico”, mica evitano i “germanismi”, anzi, mi pare che alla (frequente) bisogna se li inventino proprio…

            • Peucezio says:

              Pino,
              il concetto era che mentre in inglese i termini colti vengono da un’altra lingua, in italiano perlopiù vengono dalla stessa lingua (il latino), con una trafila diversa.

            • PinoMamet says:

              Ah ecco.
              Ma il fatto è che mi sfugge proprio perché evitare i termini colti, se non per puro esercizio.

  10. mirkhond says:

    “(I famosi mennoniti e amish, per esempio).”

    Che non mi sembra abbiano mai sterminato nessuno, mentre come eredi moderati dell’anabattismo tedesco, furono loro piuttosto a rischiare persecuzioni.
    Cosa che li portò in America.

    • PinoMamet says:

      Cerco qualche immagine di hipster da far vedere a Peucezio, e mi imbatto in questa roba qua, su indiani/bianchi e “appropriazione culturale”

      http://headspacepress.com/difference-cultural-exchange-cultural-appropriation/

      deve esserci qualche legame tra i due argomenti ;)

    • PinoMamet says:

      Comunque vado di link in link, alla ricerca di quello che sarebbe il confine tra “rispettoso omaggio o interesse per una cultura” e “appropriazione culturale da parte del bianco cattivo che prima ci stermina e poi ci deruba”;
      parto con le migliori intenzioni, convinto che tale confine ci sia e sa, perbacco, doveroso rispettarlo.

      Purtroppo per ora trovo solo articoli che mi confermano che l’uomo bianco, così come quello nero o giallo o arancione, ha diritto di vestirsi come cazzo vuole e ascoltare e produrre musica, poesia, dipinti ecc. come cazzo vuole.

  11. Mauricius Tarvisii says:

    Morale della favola: accettare un invito in TV solo se si ha una caratteristica che gli altri ospiti non hanno.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/15/migranti-jebreal-vs-porro-uomo-bianco-che-urla-addosso-a-donna-come-me-chi-non-e-daccordo-con-te-non-e-sessista/3858535/

    • PinoMamet says:

      Curioso che la Jebreal contrapponga “bianchi” e “musulmani”.
      Peraltro non ho mai pensato che fosse una donna di colore, per i miei criteri mentali è bianca.

      • PinoMamet says:

        Mi ero perso “i turchi neri”.
        Che- ma Miguel docet- credo esistano, ma vogliono dire tutt’altro da quello che intende la Jebreal

        (da quello che ho capito, si tratta di una contrapposizione tra i turchi di campagna anatolici, e turchi europei/europeizzati/cittadini, niente di “razziale”;
        mentre lei intende cche gli inglesi scelto la Brexit per paura di essere invasi da negri dalla Turchia, che per motivi che non sto a spiegare è una cazzata;
        anche se sicuramente il tema dell’immigrazione avrà influito, ma è unaltra cosa…)

        insomma, la Jebreal, da quella volta in cui qualcuno le ha dato, mi pare, dell’abbronzata, si è convinta che il Vicino Oriente sia popolato da neri.

        La prossima volta che la invitano va a finire che la troviamo con le treccine, che muove la testa a destra e sinistra come le nere di Harlem dei film americani e canta Aretha Franklin.

  12. mirkhond says:

    Infatti è palestinese.

  13. mirkhond says:

    Forse, nella sua esperienza americana di docente, la Jebreal è stata associata ai Neri, per via della sua pelle olivastra.

  14. Moi says:

    Rula Gebràl :) aveva già detto di essere “Nera” e per questo, apparendo in TV, di dar fastidio a Georgia Meloni … che ha replicato semplicemente con un “Aò, ma questa è mmatta !” ;)

  15. mirkhond says:

    “Lo stesso Liverani parla di apporto esterno di pastori delle aree nomadiche, sempre semiti occidentali, ma non originari della Palestina (quindi non cananei).”

    Finkelstein e Silberman invece pensano che quei pastori fossero indigeni di Canaan, con fasi alterne di nomadismo e di stanzialità.

    • PinoMamet says:

      Il bello di tutti questi discorsi è che agli ebrei “di persona” non gliene importa nulla.
      Oh, non è che tutti gli altri ci si accalorino, eh? ;)

      Però, voglio dire, in generale nel mondo ebraico religioso, che si occupa di storie bibliche costantemente e in modo quasi esclusivo, ci si aspetterebe un po’ di curiosità sull’argomento.
      Invece la cosa (al di fuori ovviamente di archeologi e linguisti, che non hanno patria o religione se non le riviste scientifiche) pare interessare molto di più i cristiani.

      Non è solo un fatto di disintersse per ciò che non è scritto nella Bibbia: ci sono ebrei osservanti ferratissimi in campi disparati delle scienze, che non hanno a che fare con la Bibbia.

      Non è neanche la paura di scoprire di non essere autoctoni: lo danno per scontato, in fondo Abramo è partito dalla Caldea e “mio padre era un arameo errante”.

      Più che altro è proprio il tipo di lettura che viene dato alla Bibbia che è diverso: per i cristiani, si tratta in fondo di un documento storico, di cui quindi è interessante vedere come e quanto corrisponda alla realtà.
      Per gli ebrei è un insegnamento divino, e quindi pieno di infiniti significati nascosti, trovare i quali è molto più gratificante che sapere se è esisito davvero un tale di nome Giacobbe che aveva dodici figli…

      • mirkhond says:

        Se è un insegmamento divino, allora dovrebbe essere importante capire quanto sia vero, e quanto invece, allegorico.

      • Peucezio says:

        Pino,
        “Non è neanche la paura di scoprire di non essere autoctoni: lo danno per scontato, in fondo Abramo è partito dalla Caldea e “mio padre era un arameo errante”.”

        Vorrei pure vedere.
        E’ la Bibbia a dire che non sono autoctoni!

    • Peucezio says:

      Mirkhond,
      “Finkelstein e Silberman invece pensano che quei pastori fossero indigeni di Canaan, con fasi alterne di nomadismo e di stanzialità.”

      Ma Liverani mica lo nega.
      Lui parla di due componenti, una autoctona e una allogena.

  16. Moi says:

    … io la metto nello stesso sacco wanna-be black di Alicia Keys, che fino agli Anni Cinquanta avrebbero fatto di tutto per essere definite “Bianche” ! ;)

  17. Moi says:

    Cmq in USA per i WASP di un secolo fa l’ Italiano era (anche) un “Bat” ; cioè, come il pipistrello che è (almeno da vedere) un “quasi-topo” ma che vola come un uccello … così l’ Italiano è un po’ scuretto/roseo ma comunque “White”, però indisciplinato, cattabrighe, fancazzista e ossessionato dalla “Figa degli Altri” ;) come un “Nigger”.

    • Moi says:

      “degli altri” in senso di “altri popoli / altre razze” … insomma: con la crisi dello Stato Nazione, la “territorialità” :) si sposta sulle “donne degli altri”. :)

      • Moi says:

        anche perché se sei AngloSassone fai fatica a dire di essere “Autoctono” del Nuovo Mondo … :D

  18. mirkhond says:

    “Col passaggio all’età del Ferro ci sono stati tali sconvolgimenti che è del tutto realistico immaginare invasioni, immigrazioni, spostamenti.”

    Si ma non ci sono le prove di un esodo di Semiti dall’Egitto, nel XIII secolo a.C. (dopo anche, visto che la più antica menzione non biblica del popolo di Israele, è del 1230-1210 a.C. circa, in cui il faraone Merneptah si vanta di aver sconfitto nella Terra di Canaan un popolo chiamato Israele; se gli Egiziani affrontano Israele nella Terra di Canaan, quando ancora era loro dominio, tutta la vicenda dell’Esodo visto come una migrazione di massa dallo stesso Egitto, non ha senso).

    • Peucezio says:

      Infatti senz’altro non sono arrivati da lì, ma dalle aree desertiche interne della regione siro-palestinese.
      Poi in Egitto pare che una componente degli Hyksos fosse semitica di provenienza palestinese, ma è un altro discorso.

  19. Moi says:

    Cmq sia, quando si parla di Razzismo e Usurpazione di Terre Altrui … com’è che Australia e Nuova Zelanda non saltano mai fuori ?! Me lo son sempre chiesto, ma non ho mai trovato una degna risposta.

  20. mirkhond says:

    Forse perché Australia e Nuova Zelanda non sono degli imperi capaci di influenzare il mondo intero.

    • Peucezio says:

      Che c’entra, Moi si riferiva all’imperialismo inglese. Anche lì sono stati sottomessi ed estromessi gli autoctoni dagli europei.

      • mirkhond says:

        D’accordo, ma quanto contano nel mondo Australia e Nuova Zelanda?

        • Peucezio says:

          Ah, no, certo, contano poco.

          Ma sostanzialmente il fatto è che i film che vediamo, la musica che ascoltiamo (non io), i prodotti da cui siamo invasi, molte invenzioni (anche se gli inventori spessissimo non sono wasp), ecc., ecc., vengono dagli Stati Uniti e solo in misura marginale dall’Australia (non parliamo della Nuova Zelanda).
          Quindi siamo influenzati dall’immaginario statunitense (sterminio degli indiani e riduzione in schiavitù dei negri comprese), non da quello australiano o neozelandese.

        • Peucezio says:

          Il cinema tra l’altro (insieme ai prodotti per la tv, serie, sceneggiati, telefilm…) credo che abbia un ruolo decisivo.

        • PinoMamet says:

          Credo che conti anche qualcos’altro, però quel qualcosa mi sfugge.

          Per esempio, la Nuova Zelanda mi sembra aver accolto nomi, tradizioni e simbologie native in misura relativamente elevata:
          non è solo la famosa haka che ormai ballano cani e porci, ma il fatto che questa ed altri elementi della cultura maori, siano stati fatti propri anche dai “bianchi” sia diventata folklore condiviso, come, per dire, il palio di Siena o il cappello degli Alpini.

          Mi pare che ci sia stata una lotta politica maori piuttosto attiva in passato, e forse ancora adesso, che ha avuto come scopo almeno in parte raggiunto quello di influenzare direttamente la politica, e anche la cultura, il costume dello Stato.

          Invece in Australia mi sembra che le aspirazioni dei nativi- del resto molto meno omogenei e coesi- siano state non molto diverse dalla richiesta di risarcimenti e sussidi, cioè aspirazioni da “vittime”, da cittadini di serie B.

          Poi probabilmente conta anche il diverso grado di integrazione e mescolamento con i “bianchi” di maori e di aborigeni, condizionato a sua volta dall’immagine mentale che i bianchi avevano dei polinesiani (“selvaggi ma nobili”) e degli aborigine (“al confine tra umano e ferino”)

  21. Moi says:

    Qualcosa salta fuori ora, con le Grandi Migrantazioni ;) contemporanee … ma gli Aborigeni e i Maori _ sì, insomma i Popoli PreCookiani ;) : non hanno minimamente una “Fama da Vittimi & Vittime & Vittim*” come i PreColombiani : eppure hanno avuto forse (!) la peggior sorte nella Storia … sia in termini di subire che di venire ridotti ai minimi termini numerici e senza “risarcimenti”, si fa per dire.

    • PinoMamet says:

      Non saprei, a pare che gli aborigeni australiani, tutt’insieme, siano stati trattati addirittura peggio dei nativi americani, però boh, diciamo che per diverse ragioni colpiscono meno l’immaginario europeo;

      mentre i Maori non ho proprio idea; in generale mi sembrano molto più “ufficialmente integrati” nella vita neozelandese, più accettati, ma in tutta onestà non saprei.

  22. Moi says:

    Stravolgimenti demenziali per stravolgimenti demenziali … come mai a James Cook NON si appioppano “Reductiones ad Hitlerum” come a Cristoforo Colombo ?!

    • Roberto says:

      Dai, non è troppo male l’articolo!
      Curioso comunque come gli americani vivono di cliché. Un po’ tutti lo fanno ma loro mi sembrano estremi (e simpaticamente ingenuotti)

  23. Moi says:

    http://girlinflorence.com/2017/02/16/barely-bigger-than-a-breath-tiny-spaces-that-pack-a-punch-in-florence/

    Barely Bigger Than A Breath, Tiny Spaces That Pack A Punch in Florence

    OLTRARNO

  24. mirkhond says:

    “Poi in Egitto pare che una componente degli Hyksos fosse semitica di provenienza palestinese, ma è un altro discorso.”

    Infatti Finkelstein e Silberman pensano che un remoto ricordo dell cacciata degli Hyksos dall’Egitto, possa aver influenzato il racconto dell’Esodo.

  25. MOI says:

    E poi “cook” uno pensa al cuoco e … “colombo” al piccione ;) !

    No, non è che mi convinca tanto …

    PS

    @ ZETA

    Nel post precedente ti ho chiesto (in fondo) una cosa su Gentiloni

  26. mirkhond says:

    “a Firenze (dove peraltro nasce la Massoneria, l’arte di squadrare ciò che quadrato non è).”

    Ma non è nata in Inghilterra?

    • Per Mirkhond

      “Ma non è nata in Inghilterra?”

      E’ oggetto di un lungo dibattito, che a me piace risolvere così :-)

      https://www.scribd.com/document/66951989/The-Influence-of-Neoplatonic-Thought-on-Freemasonry-Fabio-Venzi

      • Mauricius Tarvisii says:

        Un mischione massonico campato per aria dei più banalmente classici?

        • Per MT

          “n mischione massonico campato per aria dei più banalmente classici?”

          Ho allegato un link a caso…

          La tesi di fondo è quella della Frances Yates: il passaggio dall’umanesimo, a Giordano Bruno, alle logge massoniche inglesi.

          Certamente, Firenze è stata la città delle società del mutuo soccorso; della filosofia neoplatonica; del calcolo matematico fondato sui numeri “arabi”; dell’ideologia umanista; del corporativismo che non è mai sfociato in capitalismo (e infatti la Massoneria non si può dire che fosse esattamente “capitalista”).

          • Mauricius Tarvisii says:

            La tesi di fondo è quella della Frances Yates: il passaggio dall’umanesimo, a Giordano Bruno, alle logge massoniche inglesi.

            Ed è proprio questa la tesi campata per aria, l’identità filologicamente scorretta costruita a tavolino.

  27. Ancora per Peucezio

    Su Roma e Gerusalemme…

    Credo che l’impero romano somigli moltissimo agli Stati Uniti, molto più delle chiuse comunità della Giudea.

    Un immenso sistema che si fonda su un’oligarchia di gente ricchissima che non permette a nessuno di fare il capo unico (almeno fino a Cesare), basato sull’esportazione di un modello di vita, con altissimo contenuto tecnologico, con leggi consuetudinarie e che campa saccheggiando incessantemente il resto del mondo.

    Dove lo spettacolo regna supremo, e la carità è individuale.

    Però si sente sempre nel giusto e portatore di ordine.

    Anzi, cosa c’è di più americano dello slogan, “Parcere subiectis et debellare superbos”?

    Potrebbe essere l’insegna dei Marines.

  28. Sempre sull’impero romano

    Poi è vero, come sottolinea Peter Heather, che la più profonda somiglianza è con l’impero vittoriano.

    Dove il potere, ristretto a poche famiglie incredibilmente ricche, è comunque sempre mediato dalla cultura (peraltro latina anche in Inghilterra); e che ammette l’assimilazione di chi adotta complessi comportamenti civili.

    E in questo, gli Stati Uniti son stati sicuramente meno “civili” nella media. Anche se non va dimenticato che i puritani e i loro discendenti sono stati grandi classicisti.

  29. Peucezio says:

    Miguel,
    mi rendo conto che
    1) da un lato le nostre diverse storie e formae mentis ci portano a dare il peso decisivo ad aspetti diversi, probabilmente entrambi fondamentali o comunque nessuno errato in sé: si tratta di interpretazioni, di cosa interessa o attira di più la nostra attenzione;
    2) dall’altro lato sono anche cosciente dei miei limiti nel conoscere quel mondo, che tu conosci molto meglio, sia direttamente, per origini famigliari e contatti diretti, sia perché hai letto molto più di me in merito.

    A parte ciò, mi chiedo se forse non si potrebbe dire che l’esito è quello che descrivi tu, ma la benzina ce l’ha messa l’istinto aggressivo che dico io. Come dire che per costruire strutture complesse ed efficienti poi bisogna arrivare a mediare e temperare l’aggressività pura, che però fornisce la spinta prima, l’energia per dare impulso all’impero.

    Non mi hai risposto su Jung.
    Io credo sia fondamentale (per inciso non ho letto tutto il libro: c’è un lunghissimo capitolo su Schiller che è un po’ noioso e ho lasciato a metà, ma ho una buona confidenza con il modello che l’autore propone, che ho riadattato e applicato all’analisi dei popoli e della storia, ancor più che dei caratteri individuali).

    • Peucezio says:

      Ricordi le famose pietre squadrate?
      Forse è anche quello. Siccome a me piacciono le pietre squadrate (senza nessuna ironia: secondo me hai colto moltissimo della mia essenza; e dell’essenza della Murgia, piena di paesi costruiti di pietre squadrate), che mi danno un senso di solidità e sicurezza, pavento nella potenza americana la capacità di sconvolgere tutti gli equilibri e far saltare l’ordine costituito.
      Tu invece, come scrivesti, ami il vento, il fiume, l’aria, quindi la potenza per te diventa strumento di oppressione, imposizione di regole alla libertà aerea che incarni.

  30. Mauricius Tarvisii says:

    Intanto Italia e Tunisia si contendono quello che resta delle risorse ittiche del Mediterraneo centrale.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Il link. E non è il primo caso.

      http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/16/mazara-del-vallo-peschereccio-siciliano-sequestrato-da-militari-tunisini-il-sindaco-ritorsione/3860091/

      Ah, ma tutto va benissimo, il mare non è allo stremo e quelli del Club di Roma erano dei cazzari.

      • Moi says:

        … tra i Fondatori del Club di Roma c’è anche David Rockefeller !

        • Moi says:

          e SE pensi che Soros (Finanziatore Occulto della Megera Kalergica Emma Bonino !) faccia l’ Interesse del Pianeta anziché il proprio … stai fresco come uno stock ittico del reparto surgelati della COOP ! ;)

        • Mauricius Tarvisii says:

          Ammesso che sia vero, che c’entra?

          Ovviamente non stiamo parlando dei fondatori, ma degli studiosi del MIT che prepararono il noto documento che per qualche motivo incomprensibile secondo voi destrini sarebbe stato smentito.

        • Per Moi

          “… tra i Fondatori del Club di Roma c’è anche David Rockefeller !”

          Ecco un vecchio dialogo tra un critico e Giulietto Chiesa proprio su questo tema.

          Ancora sciocchezze sul Club di Roma
          25 luglio 2013 alle ore 7:22

          Pubblico questo scambio di corrispondenza con Salvo Mandarà. Tocca argomenti, che ho affrontato nella sua trasmissione, ma che potrebbero essere utili per i lettori e amici che mi seguono e che sono anch’essi sottoposti a notizie false e calunniose.

          Caro Giulietto,

          innanzitutto permettimi di ringraziarti ancora per la disponibilita’ (della quale non dubitavo) confermata ieri. (….) Sono anche contento perche’ nonostante i mezzi tecnici fossero di infimo ordine, la qualita’ dell’audio era accettabile!

          Approfitto per inoltrarti un commento di un utente, ancora sul Club of Rome. Ti prego di aiutarmi a rispondere, se ti va.

          Ecco il commento:

          Il club of Rome è un associazione di maltusiani finanziati dalla fondazione Rockfeller che ha il compito di organizzare la propaganda sulla crisi ambientale atta a giustificare la instaurazione di un governo mondiale; tra gli obiettivi si propongono la diminuzione della popolazione mondiale.

          Fu fondata nel 1968 da Aurelio Peccei massone, ex direttore generale della Fiat, ex Bilderberg, che si autonominò incarnazione di Weishaupt.

          Ne fa parte anche il ministro del lavoro Giovannini
          Ti ringrazio in anticipo e ti auguro buona serata.

          Ciao
          Salvo

          Caro Salvo,

          questa lettera è una delle sciocchezze madornali di cui ho parlato in trasmissione.

          E’ interamente falso che il Club di Roma abbia mai avuto “il compito” di “organizzare la propaganda sulla crisi ambientale”. Cominciarono a lavorare, nel 1968, quando di crisi ambientale ancora non c’era neanche cenno. E furono i primi a elaborare un modello di interpretazione dell’evoluzione dell’ecosistema planetario, che si chiamava World 1, poi divenne World Two e infine World Three. Modello che, chi lo conosce e ha letto i loro scritti, potrà valutare, come io ho fatto, di eccezionale valore scientifico.

          E’ vero che, tra i finanziatori del Club di Roma ci furono diverse Corporations americane. Ma non esistono centri di ricerca di questo genere che non siano finanziati in questo modo. La questione è quale uso si fa di queste ricerche.

          E, quando il Club di Roma (che non è un club politico, ma è una organizzazione di scienziati) pubblicò “Limits to Growth”, venne immediatamente attaccato da tutti i centri del capitalismo finanziario internazionale. Semplicemente perché diceva apertamente una cosa che Wall Street non poteva sopportare, e cioè che lo sviluppo economico in corso non avrebbe potuto durare all’infinito. Il Club di Roma, lungi da essere mai stato la bandiera del capitalismo trionfante, è stato considerato un nemico giurato. E, per ragioni analoghe, fu considerato negativamente anche dall’Unione Sovietica, che ripetutamente, nelle pubblicazioni dell’Accademia delle scienze, ne attaccò le ricerche.

          In realtà il Club di Roma ci ha aiutato a ricordare una legge fondamentale della fisica (la politica qui non c’entra niente) e che si può riassumere in questa sempre frase: in un sistema finito di risorse una crescita infinita è impossibile. Io fondo la mia analisi politica della crisi mondiale su questa legge della fisica. Quando qualcuno dimostrerà che questa legge è falsa, allora modificherò i miei punti di vista. Se avrai tempo di dare un’occhiata al mio ultimo libro “Invece della catastrofe”, potrai sincerartene.

          Che Peccei fosse massone non lo sapevo e non m’importa. Non tutti i massoni sono banchieri e non tutti i massoni sono stati persone orripilanti. Quello che conta è ciò che Peccei (e il gruppo di scienziati che con lui lavorarono) ha prodotto in termini scientifici. Che Il Club di Roma sia “un’associazione di maltusiani” è una falsità e una calunnia, formulate entrambe da uno che sicuramente non ha mai letto una riga di “Limits to Growth”. Chi o cosa sia Weishaupt non lo so. Cercherò d’informarmi.

          Per altro, circolano su Internet falsificazioni (numerose, a indicare che la madre del cretino è sempre incinta, come diceva Giancarlo Pajetta) che coinvolgono anche Mikhail Gorbaciov. Il quale viene presentato sia come membro del Club di Roma, sia come appartenente alla compagnia del cosiddetto “nuovo ordine mondiale” (per gli anglofili: NWO). Entrambe le cose sono false. Gorbaciov non fu mai parte del Club di Roma. Tra l’altro sono stato io, personalmente, a portare Gorbaciov a chiedere la collaborazione di personalità del Club di straordinario valore, come Martin Lees e Ashok Khosla. Ma Gorbaciov, quando il Club di Roma fu fondato, non era ancora comparso nemmeno nelle vicinanze del Cremlino e poi, da Presidente dell’URSS e da Segretario generale del PCUS, certo non poteva ambire a una tale partecipazione. Sulla questione del nuovo ordine mondiale, la faccenda è ancora più comica. Certo Gorbaciov usò questa frase, più volte, nei suoi discorsi. Ma chiunque è capace di leggere il contesto può capire qual era il significato di ciò che Gorbaciov intendeva: creare un nuovo mondo policentrico, con le Nazioni Unite democratizzate al centro, disarmato dalle armi nucleari, pacifico e giusto. Esattamente il contrario di coloro che hanno cercato (fortunatamente, per ora, senza riuscirci) di costruire un nuovo ordine mondiale fatto di FMI, Banca Mondiale, WTO: tutte organizzazioni che sono fuori delle Nazioni Unite e che sono nelle mani di Wal Street e della City of London.

          Ancora una volta è questione di cultura e di capacità di capire. Estrarre una frase dal contesto, senza neppure conoscere il contesto, provoca solo confusione (e volgarità).

          Cari saluti

          Giulietto

  31. Moi says:

    Va be’, adesso la Vera Sx è il NeoMalthusianesimo …

    • Z. says:

      Moi, noto che il fine settimana diventi più bizzarro del solito e ti imbirrisci.

      Come un Travaglio quando gli sbriciolano in mano il Ciancimino del momento.

      Fatti due passi e rilassati :)

    • Mauricius Tarvisii says:

      Quindi, se sei di destra non puoi parlare di problemi ambientali perché no, se sei di sinistra non puoi perché se no Moi si offende. In conclusione, è vietato parlare di ambiente :D

      • Francesco says:

        Tanto ormai siamo oltre il tempo massimo per salvarci no? Tanto vale ballare e mangiare tartine, in attesa di affogare.

        ;)

        • Mauricius Tarvisii says:

          Perché giustamente se sei sicuro che perderai un braccio tu fai tutto il possibile per perdere pure l’altro e le gambe, no?

  32. Moi says:

    Ho detto solo che il Pianeta vorrebbero “salvarlo” (dagli altri Umani) gli stessi che lo considerano il proprio prodotto da piazzare …

    • Mauricius Tarvisii says:

      Che prodotto starei piazzando, scusa?

      • Moi says:

        tu sei una marionetta, i Burattinai piazzano il prodotto Alta Finanza Apolide TurboLibersista ! … Ma nei Centri Sociali Okkupati si continua a immaginare i Padroni Ottocenteschi “da Vignetta di Giuseppe Scalarini” (perpetrarti da Vauro …) con, sacchettoni di juta pieni di monete d’oro, sigarone, panza e tuba !

  33. Mario says:

    Signori, pensate pure quel che volete, ma oggi un’origine eurasiatica occidentale dell’agopuntura è come minimo ipotizzabile.

  34. Moi says:

    Tu Mauricius devi deciderti: se credi davvero sul pianeta ci sono (siamo) troppi ed è tutta colpa dei poveri che ostinano a sopravvivere … allora devi aver la Koerenza di invocare Marina Militare con siluri disintegra barchette di negri al largo di Lampedusa, per la Santa Sfoltita !

    ‘Member berry, Millennial Snowflake ? :) … A mezzo miliardo di persone (tutte quante scientiste e cosmopolite come Lui, è ovvio …) si dovrebbe arrivare, ha scritto Jacques Cousteau (1910 – 1997) !

    Che per carità, a fare i documentari sulle”bestie in fondo all’ acqua” ;) è stato bravissimo, specie per i mezzi della sua epoca.

    • PinoMamet says:

      “Tu Mauricius devi deciderti: se credi davvero sul pianeta ci sono (siamo) troppi ed è tutta colpa dei poveri ”

      quando mai Mauricius ha sostenuto una cosa del genere??

      PS
      cosa cazzo è ‘sto ‘member berry che continui a ripetere?

    • Per Moi

      “: se credi davvero sul pianeta ci sono (siamo) troppi ed è tutta colpa dei poveri che ostinano a sopravvivere ”

      Io non capisco proprio il tono moralistico su questi argomenti.

      Sono cose che si possono solo analizzare in termini scientifici. Cosa molto difficile in termini di calcolo umano, ma la natura fa i calcoli suoi senza bisogno di noi.

      Diciamo che la natura abbia stabilito che esiste un tetto di 10 miliardi di “impronte”, oltre il quale iniziano una serie di processi catastrofici che portano al collasso del sistema che mantiene le stesse impronte.

      Ora, se ogni essere umano conta come una sola “impronta”, vuol dire che il mondo può reggere fino a 10 miliardi di esseri umani. E quindi, siamo in una situazione rischiosa, ma non catastrofica.

      Se ogni essere umano conta come dieci “impronte”, possiamo reggere soltanto 1 miliardo di esseri umani. E siamo già sette.

      Poi non siamo noi che dobbiamo o possiamo risolvere la situazione, ci penserà la natura, quindi tutto questo discorso su Negri, Barchette, Poveri, ecc. è fuffa.

  35. Moi says:

    Il “Risarcimento di Categoria” NON necessariamente consiste in soldi: Quote Rosa, Quote Arcobaleno, Quote PoC’s* (o come si dice !) , Affirmative Actions, Discriminazione Positiva, Eccezioni Religiose (ovvero Civiltà Universale cede a Barbarie Tribale …v.di Eric Zemmour), ecc …

    • Per Moi

      “Il “Risarcimento di Categoria” NON necessariamente consiste in soldi: Quote Rosa, Quote Arcobaleno, Quote PoC’s* (o come si dice !) , Affirmative Actions, Discriminazione Positiva, Eccezioni Religiose”

      Sono tutte cose dello stesso tipo.

      Io me ne sto nella mia tenda sulla prateria, mi buttano fuori.

      Mio nipote fa il commesso in un loro negozio.

      E un giorno gli dicono, “tu hai vinto una TV a colori, perché abbiamo deciso di risarcire te per quello che qualcuno ha fatto a tuo nonno!”

      Se proprio vogliono “risarcire” qualcuno, gli dovrebbero restituire la prateria intatta e pure la tenda.

      • Z. says:

        Beh, se io ti cionco una gamba mica posso restituirti la gamba sana. E se ti brucio un Guttuso non posso restituirti quel Guttuso.

        Così ti risarcirò per equivalente. Dove la stima del valore dell’equivalenza è rimessa a criteri standard.

        • Per Z

          “Così ti risarcirò per equivalente. Dove la stima del valore dell’equivalenza è rimessa a criteri standard.”

          Il punto è che una prateria e una tenda non sono un televisore a colori.

          Ed è esattamente l’illusione che si possa stabilire un’equivalenza tra i due, che ha portato alla perdita della prateria. E’ lì l’elemento cruciale di differenza tra due sistemi logici, ed è ciò di cui si dovrebbe “risarcire”.

          • PinoMamet says:

            “Il punto è che una prateria e una tenda non sono un televisore a colori.”

            è vero, sono molto peggio!

          • Mauricius Tarvisii says:

            E’ lì l’elemento cruciale di differenza tra due sistemi logici, ed è ciò di cui si dovrebbe “risarcire”.

            Mi stai dicendo che i nativi americani si logoravano in faide senza fine che terminavano esclusivamente con la totale estinzione di uno dei due gruppi coinvolti?
            So che erano estremamente sanguinari, ma mi viene difficile credere che nessuna cultura nordamericana avesse qualche tipo di mezzo di compensazione per equivalenti che portasse ad una conclusione del conflitto.

          • PinoMamet says:

            Io sono un italiano medio e ne so poco, ma a me risulta che facessero patti, alleanze, tregue e così via.

            E, semrpe da italiano medio, se penso ai nativamericani di oggi, credo che di tornare alla tenda (quelli che stavano in tenda) e alla prateria non è che li importi tanto.
            Gli piace dirlo, certamente: è parte del personaggio.
            Gli piace avere dei diritti (proprio dei banalissimi, occidentalissimi, latinissimi diritti) sulle terra dei loro avi, come un bianco qualunque;
            magari per aprirci un centro commerciale.
            Gli piacerà fare tutte loro tradizioni, quelle vere e quelle mezze inventate, come chiunque.

            Ma non tornerebbero a vivere come il nonno di Toro Seduto, ecco.

            • Moi says:

              … e dire che “Italiano Medio” in Italia è il Sommo Insulto, fra Italiani Medi ;) .

            • Per Pino Mamet

              “E, semrpe da italiano medio, se penso ai nativamericani di oggi, credo che di tornare alla tenda (quelli che stavano in tenda) e alla prateria non è che li importi tanto.”

              Sono sicuro che il giovin Navaho su Facebook che cerca di rimorchiare oche bionde vendendo finti riti sciamanici la pensi esattamente così.

              Però faccio molta fatica a far capire qual era per me il punto.

              Non ho una soluzione per quella che chiamerò la “tragedia dei nativi americani”.

              Volevo solo far notare la falsità della tesi, “bianchi razzisti fanatici che fanno fuori gli Indiani solo perché hanno le piume in testa”.

              La realtà è che un sistema immenso, organizzatissimo ha fatto fuori mille altri microsistemi piccolissimi.

              Se si decide che questa è una colpa, allora di chi è la colpa? Del DNA dei “Bianchi” (scozzesi o greci o lettoni poco importa), oppure del sistema stesso?

              E se la colpa è del sistema, sarebbe logico che quello fissato con il chiedere scusa, cambiasse sistema.

              Secondo, gli indiani non hanno sofferto perché hanno negato loro la TV a colori.

              Hanno sofferto perché hanno tolto loro le praterie (semplifico).

              Ora, dare una Tv a colori al propronipote dell’indiano sfrattato, è come ammazzarmi il gatto, e compensarmi dandomi uno smartphone.

              Poi magari in realtà mi piacciono di più gli smartphone che i gatti, ma non c’entra niente.

            • Z. says:

              Ma questo vale per quasi tutti i tipi di risarcimento del mondo. È raro che sia corrisposto in forma specifica…

            • Per Z

              “Submitted on 2017/09/17 at 3:00 pm | In reply to PinoMamet.

              Ma questo vale per quasi tutti i tipi di risarcimento del mondo. È raro che sia corrisposto in forma specifica…”

              E se invece di risarcire, ci si chiedesse davvero cos’ha portato al danno di cui ci vergogn(i)amo?

              Poniamo che io sia un tossicodipendente, che ha scippato una vedova dell’unica foto che aveva di suo marito.

              Arriva il giudice e dice, “devi dare 1000 euro alla vecchietta!”

              E allora vado a scippare un’altra vecchietta per trovare i mille euro.

              Non sarebbe più saggio mettere in dubbio la mia tossicodipendenza?

            • Per Z

              “Ma questo vale per quasi tutti i tipi di risarcimento del mondo. È raro che sia corrisposto in forma specifica…”

              E poi…

              se tu mi tocchi una della gatte…

              … io lo smartphone te lo faccio mangiare tutto, pila compresa.

              Uomo avvisato, uomo mezzo salvato, come mi diceva il povero saggio poliziotto della mia giovinezza, poi gli hanno sparato in un occhio :-(

            • Z. says:

              Miguel,

              — Poniamo che io sia un tossicodipendente, che ha scippato una vedova dell’unica foto che aveva di suo marito (…)

              Non sarebbe più saggio mettere in dubbio la mia tossicodipendenza? —

              Per la società sì, sarebbe meglio aiutarti a superare la tossicodipendenza (ammesso e non concesso che tu davvero lo voglia).

              Ma credo che la vedova vorrebbe comunque gli sghei.

              :)

            • Mauricius Tarvisii says:

              Ma credo che la vedova vorrebbe comunque gli sghei.

              Confermo: “devono pagare” è quasi sempre in senso letterale.

            • Per MT

              “Ma credo che la vedova vorrebbe comunque gli sghei.”

              E’abbastanza irrilevante cosa vorrebbe la vedova, visto il rapporto numerico tra “Bianchi” e “Indiani”.

              La domanda è, cosa può fare più piacere al senso di colpa del colpevole?

            • Z. says:

              Miguel,

              — E’abbastanza irrilevante cosa vorrebbe la vedova —

              Miguel, Santisima Muerte – perché prendi deliberatamente come esempio un esempio che ritieni tu stesso non calzante? :D

              Se prendi come esempio la vedova, allora ti assicuro che la vedova vuole gli sghei.

              Cambia esempio :)

            • Lucia says:

              A parte che a quasi nessuno fanno schifo gli sghei, credo, il risarcimento soprattutto se si tratta di fatti storici quindi la quota di vittime dirette è irrilevante può consistere anche
              A) nel mettere la spiegazione del fatto nei programmi scolastici a futura memoria;
              B) nel promulgare leggi che impediscano, o almeno onestamente ci provino, a evitare che il fatto si possa ripetere.
              E a mio parere non è cosa da poco né è slegata al fattaccio.

            • Per Lucia

              “E a mio parere non è cosa da poco né è slegata al fattaccio.”

              Giustissimo.

              E’ che sto cercando a mettere a fuoco quale fosse il fattaccio, perché è lì la chiave di tutto. E’ lì che si potrebbe fare un eventuale divieto, o chiarire le cose nei libri di testo.

              Ma pare che io non riesca a spiegarmi, e quindi rinuncio.

            • Peucezio says:

              Lucia,
              sì, ma non so quanto possa servire.
              Oggi si fa così e le varie vittime di genocidi capirai che ci ricavano.

              Però in effetti riconosco che se i turchi ammettessero il genocidio degli Armeni e se ne assumessero la responsabilità, sarebbe già un passo avanti.
              La colpa ovviamente è del consesso internazionale (che è per definizione un’associazione a delinquere), perché se le pressioni fossero molto forti, i turchi dovrebbero ammetterlo e risarcire gli Armeni a calci.
              Se fossero i tedeschi a negare l’Olocausto, minimo si prenderebbero in testa qualche bomba atomica israeliana o statunitense (minimo!).

              E in questo caso, al di là delle elucubrazioni legalistiche, sarebbe semplicissimo risarcire gli Armeni: prendi tutte le terre dove abitavano, ci cacci a calci turcofoni che ci si sono infilati e le ridai agli Armeni.
              Dice: ma poi dove metti i turchi cacciati? Cavoli dei turchi: hanno fatto il danno, se la vedessero loro e il mese di marzo. Si stringano un po’, li buttino a mare, facciano quello che vogliono.
              Ovviamente questa è fantascienza: per imporre questa cosa ci vuole la forza e la forza al mondo ce l’ha gente a cui non frega nulla degli Armeni.
              Ma ciò non ci impedisce di ribadire ciò che è giusto o che, quantomeno, riteniamo tale.
              Non è che siccome la storia si basa sulla forza, si deve smarrire il senso del bene.

            • Z. says:

              Miguel,

              sei sicuro che le minoranze in questione sarebbero contente di rinunciare ai privilegi economici attualmente riconosciuti in favore di modifiche ai libri di testo (senza contare che “modificare i libri di testo” non è così facile come vorrebbe la destra postfascista italiana)?

            • Per Z

              “sei sicuro che le minoranze in questione sarebbero contente di rinunciare ai privilegi economici attualmente riconosciuti in favore di modifiche ai libri di testo ”

              Vedo che di quello che sto cercano di dire, non è stato capito nulla, ma proprio nulla.

              La colpa è sicuramente mia.

              Non ho mai parlato di cosa vogliono oggi le minoranze in questione.

              O meglio, cosa vogliono le minoranze tra le minoranze che sanno gestire megastudi di avvocati.

              Ma sono tutti temi irrilevanti, rispetto all’unica cosa che interessava a me: il processo che ha portato alla cacciata degli indiani dal Nord America nel giro di pochi decenni.

            • Z. says:

              Peucezio,

              — Ovviamente questa è fantascienza. —

              E meno male. Le tue proposte mi sembrano sempre un mischione granguignolesco di stragi, deportazioni e massacri gratuiti :D

            • PinoMamet says:

              In effetti, Peucè, la vedo come Z.

              Cioè su, dai, hai appena detto che per te sarebbe giusto ripagare una strage e una deportazione con un’altra strage e un’altra deportazione…

            • Peucezio says:

              Z.,
              ma perché chiedi conto a Miguel delle proposte di Lucia?
              E nello specifico chi è che oggi avrebbe vantaggi economici ma non citazioni nei libri di testo?
              E perché mai non si possono cambiare i libri di testo? Che ci vuole?

              “E meno male. Le tue proposte mi sembrano sempre un mischione granguignolesco di stragi, deportazioni e massacri gratuiti :D

              Ehehe, questo è vero. :-D
              D’altronde la storia è costellata di stragi e deportazioni granguignolesche: una più una meno :-)

            • Peucezio says:

              Comunque io sono un mite dialettologo pugliese, buono e mansueto, non torcerei i capelli a nessuno :-)

            • Peucezio says:

              Pino,
              il concetto è che due ingiustizie fanno una giustizia.
              Se tu mi dai una mazzata in testa per strada e mi fotti 100 euro, poi un mese dopo io faccio lo stesso e te ne fotto altrettanti, alla fine avremo ognuno i soldi che aveva all’inizio. E’ l’aritmetica, bellezza!

            • PinoMamet says:

              Peucè, due ingiustizie continuano a essere due ingiustizie ;)

              Se ti frego 100 euro, hai diritto di chiedermeli indietro, non di “fregarne 100 a me”, che è un’altra cosa.

              Se ti do una mazzata in testa, hai diritto di chiedere il risarcimento dei danni, e il giudice valuterà anche se per questo reato merito il carcere e per quanto tempo.
              Non di darmi un’altra mazzata in testa.

              Non so se la tua idea di giustizia fosse attuale ai tempi di Hammurabi- può anche essere ;) ma abbiamo fatto qualche passo in avanti…

              nel frattempo, ti prego, òccupati tanto di dialetti ;)

            • Peucezio says:

              Per come la vedo io conta il risultato.
              Se entrambi alla fine ci troviamo con la stessa somma di prima, vuol dire che non c’è ingiustizia (o che è statas riparata).

              Non temere, non ho in programma una carriera politica :-)
              Comunque, se dovessi cambiare idea, sarete i primi a saperlo.
              Proporrò te e Z. come coadiutori stretti :-)

            • Z. says:

              Miguel,

              — Ma sono tutti temi irrilevanti, rispetto all’unica cosa che interessava a me —

              Capisco, ci sta. Solo che, appunto, quel che interessa a te (e a me, a dirla tutta) forse interessa meno ai diretti interessati.

              Quindi, in questo caso, sembra faticoso parlare di “risarcimento”.

              I libri, dicevamo: capisco pure qui, ma non c’è UN editore per la scuola che possa imporre UNA linea agli autori direttamente dal Comitato Centrale.

            • Peucezio says:

              Z.,
              dai, non prendiamoci in giro sui libri scolastici.
              Basta fare una nuova legge antinegazionista che colpisce l’omissione.
              Tanto fare strame della libertà di pensiero e di ricerca è una cosa talmente abituale nell’Europa d’oggi.

            • Z. says:

              Peucezio,

              — Basta fare una nuova legge antinegazionista che colpisce l’omissione. —

              Parola mia, tu sei letteralmente ossessionato da ciò che è giuridico…

              Iscriviti al primo anno di legge, vedrai come ti passa in fretta :P

            • Peucezio says:

              L’ho pure fatto il primo anno di legge, ormai tanti anni fa (senza dare esami).
              Sai, avendo zio e cugini avvocati ci feci un pensiero…

            • Z. says:

              “Studiare legge significa imparare a parlare una nuova lingua”, sta dicendo or ora un personaggio femminile in TV. E altre cose del genere.

              Più modestamente, a mio avviso, è un ambito di studi che non trovi interessante, lo trovi noiosissimo.

              E visto gli sbocchi professionali che offre, trovarlo noiosissimo è tendenzialmente una grossa fortuna :D

            • Peucezio says:

              Z.,
              non esageriamo.
              Mi annoiava, ma c’è di molto molto peggio.

              Comunque non so quanto ti divertiresti con l’inventario fonologico del dialetto di Triggiano. :-P
              Io mi ci diverto, ma io sono notoriamente pazzo. :-D

  36. Moi says:

    Quote PoC’s*

    ‘Member Berry ;)l’ episodio di Beverly Hills 90210 in cui Steve Sanders lamentava il “Razzismo al Contrario” perché un Giovane PoC entrato al Beverly High in “Quota PoC” pensava solo ale feste e alla Figa (… Bianca ! Tipo Bello Figo Gu) proprio come lui …

    Solo che mentre il giovin (va be’ … solita discrepanza di età attore-personaggio) WASP scavezzacollo aveva pessimi voti e già era stato segato … il giovin PoC equivalente (!) aveva tutte “A” sennò la Squola :) veniva massacrata dai Liberals sui Media Main Stream con lo stigma di “Racist !” …. :)

  37. Moi says:

    @ I “RAZZIALISTI” :)

    C’è un video (purtroppo spezzettato in maniera dispersiva, ma l’alternativa è un conferenzone da 3 ore …) di Mauro Biglino in cui (in équipe con esperti di fonti extra-Bibliche, extra monoteiste nonché “genetisti” tout-court) _ Ocio Spoiler !_ viene spiegata la diversità umana in termini di “mettiamo la Tzelà (la “porziuncola” ;) ) di DNA Nostro in quanto di più Annunakoide ;) troviamo in loco in giro per ‘sto cazzo di pianeta ! Poi tutti ‘sti Scimmionazzi altrimenti NON inter-fecondi lo divennero proprio perché con lo stesso “pezettino ciappinato in comune nel DNA”.

  38. Moi says:

    … insomma: se proprio, nemmeno fra i Razzialisti stessi va più di moda il compasso craniometrico ricurvo, anche se per Sizzi e i Sizzisti non esiste ancora oggi strumento scientifico più valido !

    PS

    Inoltre, nello steso periodo (!) comparirebbero altrettanto “inspiegabilmente in natura” tanti cibi umanamente commestibili, anch’essi dal DNA stravolto in tempi rapidissimi ;) !

  39. Moi says:

    … Miguel, arridaje con ‘st’ Impronta Ecologgica ;) !

    Ancora non hai capito che, “impronta per impronta”, codesta manfrina l’ha innescata chi ha gli scarponazzi ;) e vuol continuare ad averceli a discapito degli Scalzi ?! … E poi il NeoMalthisianesimo sarebbe roba di cui fregiarsi stando sul Piedistallo dell’ Essere Intellettuali di SX ?!?!

    • Z. says:

      Moi, tutto viene ideato da chi ha gli scarponazzi. Chi gira scalzo è troppo impegnato a sopravvivere.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Moi, ma perché devi ridurre tutto alle tue seghe mentali? Il clima globale, i ghiacciai, le riserve idriche e le altre risorse naturali sono cose fisicamente esistenti, contrariamente al teatrino delle tifoserie che sembra essere l’oggetto unico dei tuoi pensieri.

  40. Moi says:

    @ PINO

    https://en.wikipedia.org/wiki/Member_Berries

    … ovviamente, sono state presto “memate” ! … E’ successo perfino a D’Alema ;), che si vede apparire ad occhi spiritati in forum o gruppi facebook di Nerd Statunitensi che si scannano fra Star Wars VS Star Trekk o Pepsi Vs CocaCola …

  41. Moi says:

    Toto (‘Member Berries Version) Africa

    https://www.youtube.com/watch?v=28pvnD8W09A

    Inoltre, per renderle più “odiosamente simpatiche” :) , sono state dotate di vocine tipo Alvin & The Chipmunks.

  42. Moi says:

    @ MIGUEL

    Sì, ma torniamo ai “Blacks”: l’ Umarèl :) Reduce di Selma (e discendente di Kuntakinte ;) …) voleva il Diritto di Partecipare al Sogno Americano, mica “fa’ pure il teenager cazzone a scuola, che avrai tutte “A” lo stesso !” ;)

    • Moi says:

      … che poi, a prescindere dalla c.d. “razza”, per ogni Teenager (specie Maschietto ;) testosterone a randa …) E’ oggettivamente il Paradiso in Terra (… altro che Gan-Eden !)

      Il problema, semmai, sono gli Sbarbi Bianchi Invidiosi nelle stesse Scuole … che magari han votato Trump da grandi sulla base di esperienze pregresse di cui sono invidiosi. In teoria la Scuola è “per definitionem” il Tempio Ove la Cultura prevale sulla Natura”, il Sacrificio Umano :) è lo stesso Sacrificio del Testosterone.

      • Moi says:

        Dubito però che, sull’ Edmund Pettus Bridge, Martin Luther King avesse in mente ciò per il Futuro ;)

  43. Moi says:

    Torniamo a “Raggio di Luna Giorgetta” ;) … è interessante l’inversione di Immaginari “COOL”: per costei, ad esempio, il “caffé cool” è un espresso, magari NonPlusUltra con la Caffettiera Napoletana (v. di Eduardo De Filippo)

    https://www.youtube.com/watch?v=JVxoboMJzj8

    e il bicchier d’ acqua “in allegato” :) … per “i Nostri”, invece, il “Top del Cool” sono i famigerati Beveroni :) di Starbàcchs ;) !

  44. Moi says:

    … AUGH ! ;)

  45. Peucezio says:

    Pino e Roberto
    sull’immigrazione come emergenza,
    questo è proprio un discorso che non esiste:
    1) si potrebbe non soccorrere nessuno in mare – chi si avventura peggio per lui – e poi soccorrere chi arriva alla costa, in nome del principio di farci carico di chi si trova sul nostro territorio;
    2) si potrebbe non soccorrere nessuno nemmeno fra quelli che approdano: per assurdo uno stato potrebbe persino dire “sei venuto a casa mia senza nessun permesso, nessun titolo per venirci, ora ti chiudo in un campo recintato (altrimenti ruberesti in giro per mangiare) finché non muori di fame. Ripugnerebbe alla nostra coscienza ma è materialmente fattibile;
    3) si potrebbe sparare su tutte le barche che cercano di avvicinarsi alla costa in nome di un principio di difesa dei confini;
    4) si potrebbero passare per le armi tutti quelli che approdano in quanto invasori.

    Il motivo per cui non si scelgono queste soluzioni è che vanno contro il senso morale della maggior parte degli italiani di oggi (alcune anche contro il mio).
    Se il problema fosse giuridico, non ci vuole nulla a ascrivere e promulgare leggi che legittimino uno dei quattro comportamenti che ho detto.

    Alla fin fine, stringi stringi, la legge serve a due cose:
    – a regolare la convivenza fra gli uomini in modo che si possano dirimere le contese in modo ordinato e prevedibile, senza che salti per aria la società;
    – a imporre agli individui la morale della collettività (

    Il secondo è per esempio il caso delle leggi contro il maltrattamento degli animali: se maltratto il tuo cane, mi prendi a calci e mi denunci, ma se maltratto il mio non creo nessun problema di convivenza con nessuno (col cane la questione non si pone: il diritto lo crea l’uomo, non il cane), eppure non lo posso fare più, perché urta la sensibilità altrui.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Se il problema fosse giuridico, non ci vuole nulla a ascrivere e promulgare leggi che legittimino uno dei quattro comportamenti che ho detto.

      Il legislatore non può fare tutto quello che gli pare proprio dal punto di vista giuridico.

      • Peucezio says:

        Grazie alla pizza, perché ci sono leggi che non possono contraddirne altre o vi sono subordinate.
        Questo non significa che ci sono cose che non si possono stabilire per legge, ma solo che farlo è più complicato, perché devi cambiare la costituzione, ecc.
        Ma si può fare praticamente tutto.

        • PinoMamet says:

          Certo, basta volerlo.
          Comunque l’ho scritto: secondo me la morale è una fonte o ispirazione del diritto.
          Però è a quest’ultimo che vogliamo rivolgerci se intendiamo farci rifondere di danni subiti.

          • Peucezio says:

            Sì, d’accordo, ma io non è questo che intendevo.
            La storia non è legale, segue il suo corso indipendentemente dal diritto (poi il dirittto può influenzarla…).
            Ma noi possiamo forumlare dei giudizi morali e degli auspici.

  46. mirkhond says:

    “sarebbe semplicissimo risarcire gli Armeni: prendi tutte le terre dove abitavano, ci cacci a calci turcofoni che ci si sono infilati e le ridai agli Armeni.”

    Mica tanto, visto che alla vigilia del genocidio, vivevano mescolati coi Turchi e con i Curdi, pur con nuclei di maggior compattezza etnica nella Grande Armenia e in Cilicia.

    • Peucezio says:

      Beh, vorrà dire che come si è fatto un torto agli Armeni, si farà un torto ai turchi che già vivevano lì. Pazienza.

    • Peucezio says:

      Oppure si trova qualche soluzione intermedia. Staranno più stretti i turchi, gli si esproprierà qualcosa…

      • mirkhond says:

        Gli Armeni desidererebbero la restituzione delle province turche di Kars e Ardahan, in maggioranza armene fino al 1920-21 e di riavere l’Ararat, montagna sacra per gli Armeni.
        Cosa che la Turchia non farà mai, visto che non ha perso una guerra e non è obbligata a risarcire nessuno.

        • Peucezio says:

          Ecco, governassi io granguignolescamente il mondo con i miei auspici tremendi :-) se le riprenderebbero immediatamente!

  47. mirkhond says:

    Non mi sono spiegato.
    Gli Armeni nel 1915 non vivevano più da secoli solo nel territorio che da loro prende il nome.
    Ma erano presenti con un grosso nucleo in Cilicia, e poi sparpagliati in quartieri in tutte le città ottomane, come ad esempio Ankara, Smirne, Trebisonda e nella stessa Costantinopoli, fianco a fianco con Turchi, Romei e Curdi nelle aree orientali.

  48. Moi says:

    @ MIGUEL

    Penso che Lucia e Zeta possano concepire il “Risarcimento Danni” solo internamente (!) a un Sistema instauratosi e NON discutibile !

  49. mirkhond says:

    Dalle politiche espansioniste dei governi confinanti e/o dominanti l’Armenia e dalla mancanza di unità politica forte da parte dei principati armeni.
    Dapprima furono i Romani orientali ad attrarre molti Armeni nei secoli VI-XI, che portò la stessa Romània a diventare uno stato romeo-armeno, con Armeni presenti in tutti gli strati della società dal contadino all’imperatore stesso.
    Nei secoli X-XI secolo, la Romània allargò i suoi confini ad est, conquistando in varie fasi l’Armenia, e deportando masse di Armeni in Cappadocia, Cilicia, Siria e Alta Mesopotamia, per ripopolare terre devastate dagli Arabi e sostituirvi come in Cilicia e in Siria, i musulmani ammazzati o scacciativi.
    Poi con le dominazioni turche e mongole, sempre grazie alla frammentarietà dei principati in cui era divisa l’Armenia, vi furono ulteriori migrazioni e deportazioni, specie durante i conflitti tra i due imperi guidati da turchi iranizzati degli Ottomani e dei Safawidi nel XVI-XVIII secolo.
    Insomma alla vigilia del genocidio, solo una parte della popolazione armena viveva nella sua sede ancestrale.
    Cosa che rendeva problematiche le stesse rivendicazioni armene per avere un proprio stato (tenendo conto che dal 1829, una piccola porzione della Grande Armenia era dominio russo, praticamente l’attuale stato armeno, misero resto della Grande Armenia di un tempo).

  50. mirkhond says:

    Rispondevo alla domanda di Peucezio

  51. Sui nativi americani, due tesi da leggere:

    https://espressostalinist.com/genocide/native-american-genocide/

    Questi accusano i “Bianchi” di aver sterminato “da 95 a 114 milioni di nativi americani” e accusano Cristoforo Colombo di averne uccisi “personalmente” mezzo milione (oltre ad avere scoperto l’America, deve aver inventato il mitra).

    Qui invece c’è la tesi opposta:

    https://www.commentarymagazine.com/articles/were-american-indians-the-victims-of-genocide/

    Personalmente, trovo molto più convincente (e scientificamente seria) la seconda tesi, che esclude qualunque “genocidio” o “sterminio” programmatico.

    Il problema con la seconda tesi è che nel 1700, gli anglofoni stavano su uno spigolo della costa atlantica; nel 1900 non restava un centimetro ai nativi americani/indiani.

    E’ esattamente questo il punto su cui insisto: il meccanismo di spoliazione, a opera di geometri e avvocati, ha portato a un risultato che ammonta a un “geno-cidio”, cioè alla fine di un popolo (o meglio di mille popoli che avevano poco in comune tra di loro).

  52. Comunque prima di fissarvi sulle colpe della mitica Razza Bianca, invito alla tranquilla lettura di due libri fondamentali:

    1) Andro Linklater, Measuring America: How the United States Was Shaped by the Greatest Land Sale in History

    2) Francis Paul Prucha, American Indian Treaties: The History of a Political Anomaly

  53. Moi says:

    … il Patriottismo si ritiene sorto assieme all’ agricoltura, NON praticata tradizionalmente dai “Pellerossa”, ma praticata da altri PreColombiani “con la scrittura e gli edifici in pietra” … quindi “Civiltà”, malgrado quella famigerata religione politeista sanguinolenta.

  54. Ancora sull’America, concludo…

    io sono cresciuto con la Leyenda Negra, la demonizzazione della conquista spagnola del Messico, largamente ispirata da testi protestanti americani.

    A cui i cattolici spesso ribattevano con il solito trucchetto, “ah sì, e che ne dite dello sterminio degli indiani del nord America?!”

    Oggi si ribalta la situazione, una generazione di autoflagellanti nordamericani inizia ad autoaccusarsi delle cose più incredibili.

    Ma la colpa viene sempre, sempre data a cattiverie di gruppi umani, come se l’Andalusia o il Norfolk fossero terre in cui nascevano orchi, mentre chi nasceva nell’America precolombiana dovesse essere la classica controparte dell’orco, diciamo il santarello vittimo con l’aureola in testa.

    Per cui oggi i cattivi i cui trisavoli venivano dall’Andalusia o dal Norfolk dovrebbero chiedere scusa ai santi nipotini degli “autoctoni”.

    Tutto questo permette di sfuggire a ogni riflessione sulle immense forze storiche che hanno creato tutti questi orrori. E ci permettono di evitare di porci le domande fondamentali sul senso della vita o della società.

    • Z. says:

      Quali sono le domande fondamentali sul senso della vita?

    • PinoMamet says:

      “Per cui oggi i cattivi i cui trisavoli venivano dall’Andalusia o dal Norfolk dovrebbero chiedere scusa ai santi nipotini degli “autoctoni”.”

      Ognuno ha le sue fisse, e io ho quella dell'”appropriazione culturale”, che, perlomeno come messa giù dalla maggior parte dei suoi sostenitori (dell’idea che essa esista, cioè, e sia un peccato grave) continua a sembrarmi una grossa minchiata.

      Il discorso, in soldoni, è questo:

      “il governo degli USA ha sterminato i Sioux, perciò tu ragazzo bianco non puoi metterti un finto copricapo di penne alla partita di baseball, e tu ragazza bianca non puoi vestirti da “pocahotty” (Porcahontas diremmo noi italiani) alla festa di Halloween perché è offensivo per la mia cultura, augh.
      Sono simboli sacri pieni di significati che voi bianchi non potete comprendere (e neanche io perché non esistono, o se esistono riguardano qualche altro popolo o tribù che c’entra con la mia quanto i bianchi, ma ormai nessuno lo sa più perché parliamo tutti inglese e ci mettiamo gli abiti indiani finti solo alle manifestazioni pan-indiane finte che chiamiamo pow-wow in una lingua diversissima da quella di mia bisnonna… cioè dell’unica bisnonna non bianca- ma tutto ciò non lo posso dire)”.

      Quindi immagino che, coerentemente, dovrebbero dire che anche mettersi una maglietta a righe e un basco, o vestirsi da french maid, sono profondamente offensivi della cultura francese… ma no, i francesi sono bianchi (insomma, finché non si guarda la nazionale di calcio) e quindi vale tutto ;)

      • Per PinoMamet

        “Ognuno ha le sue fisse, e io ho quella dell’”appropriazione culturale”, che, perlomeno come messa giù dalla maggior parte dei suoi sostenitori (dell’idea che essa esista, cioè, e sia un peccato grave) continua a sembrarmi una grossa minchiata.”

        Su questo invece io tendo a pensarla diversamente.

        Distinguiamo la “appropriazione culturale” dei cibi messicani, che mi sembra una cavolata, con l’appropriazione dei riti degli indiani/nativi americani.

        Mi fa schifo l’imprenditore immobiliare che sfratta i vecchietti dell’Oltrarno per vendere “l’ultimo quartiere autentico di Firenze” (in cui lo stesso speculatore non abita) al miliardario cinese.

        E a spanne, riconosco lo stesso metro anche a quelli che vivono nei villaggi dell’Oklahoma.

        • Moi says:

          Ma perché nessuno fa girare in rete Arrapaho degli Squallor completo sottotitolato in Inglese ? … Almeno si offenderanno per qualcosa ! ;)

        • Z. says:

          Miguel,

          credo che l’imprenditore (che tu non giudichi :D) lo faccia per soldi, più che per ragioni culturali.

          Caso mai, se ho ben capito come funziona, il biasimo per l’appropriazione culturale dovrebbe ricadere sul cinese.

          E devo dire che anche a me questa cosa della “appropriazione culturale” mi pare uno dei tanti modi per farsi notare e possibilmente raspare due lire…

        • PinoMamet says:

          Ma infatti Miguel (e tutti) io riconosco che l’indiano, poniamo, Hopi, ha tutti i diritti di incazzarsi se incontra un tizio che vende “la via della conoscenza Hopi” o anche, per dire,”il rituale sciamanico di religione degli indiani dell’Arizona”, inventatissimo da lui;
          e ha anche il diritto morale di rispondergli a male parole e mandarlo a quel paese.

          Perché quella è di fatto una frode: quella è vera “appropriazione”, prendo un bene che non mi appartiene (perché non sono uno sciamano Hopi) e me lo rivendo.

          Non capisco invece che si incazzi con lo studente coglioncione che si mette un finto copricapo di piume per Halloween, o per il viso stereotipato dell’indiano sulla maglietta della squadra di football, più di quanto io mi incazzi per il personaggio di SuperMario della Nintendo.
          Quelli mi sembrano più che altro omaggi: omaggi stupidi, magari, di pessimo gusto, banalizzazioni, pacchianate, quello che vuoi;
          ma non c’è nessuna “appropriazione”.

          Come trovavo stupida la polemica di una cantante inglese nera, Estelle, che diceva (lo scrivevo tempo fa, all’epoca dei fatti) che la cantante inglese bianca Adele non aveva in pratica il diritto di fare il genere che faceva, perché era bianca.
          Immagino non avesse mai sentito parlare di Yo Yo Ma, Zubin Mehta e Kiri Te Kanawa…

  55. Moi says:

    … e di Australia e Nuova Zelanda, Miguel, che ne pensi ? … Perché niente “Crucifige” per James Hook ?

  56. Moi says:

    @ MAURICIUS (o chi per Lui …)

    https://www.youtube.com/watch?v=N_BYRmcjHvk

    BUGIE AMBIENTALISTE
    di Riccardo Cascioli

    (che da qualche anno ha sostituito Gian Paolo Barra alla Direzione de La Nuova Bussola Quotidiana)

    PS

    Si ascolti bene la gorgia della relatrice …

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