La storia delle storie

Si parlava ieri, tra i commenti, di questioni come “scopo della vita”, “morale”, “religione”, “materialismo”.

Nazım Hikmet scrisse un testo che ci parla di un altro modo di vedere il mondo, che se lo leggiamo attentamente, ci dovrebbe cambiare completamente la prospettiva.

Si intitola Masalların Masalı, la “storia delle storie”, dove storia ha il senso, insieme, di racconto e di favola morale (la radice, araba, riporta al concetto di “esempio”). Il titolo non è casuale, perché questo testo in apparenza semplicissimo, in realtà contiene in sé davvero la storia di tutte le storie.

Il testo è stato musicato in anni recenti dal compositore Fazıl Say e cantato da Serenad Bağcan, nella versione che potete ascoltare qui.

Di seguito, traduzione e testo originale.

Il platano, di cui parla il testo, è il grande albero antico che cresce tra i Balcani e l’Iran, e che in farsi si chiama  çanār o çanāl, dove è l’elemento fondante, assieme all’acqua, dei giardini persiani.

La “luce del sole”, nel testo, è una sola parola, di origine araba – şavak – che non ha nulla a che fare con la parola che indica il Sole (güneş), una distinzione importante, ma difficile da rendere in italiano.

 

Ce ne stiamo sul bordo dell’acqua,
io con il platano.
Sull’acqua, compare la nostra immagine.
Quella mia, assieme al platano.
La luce del sole sull’acqua ci colpisce.
Me, assieme al platano.

Ce ne stiamo sul bordo dell’acqua,
io con il platano e anche un gatto.
Sull’acqua, compare la nostra immagine.
Quella mia, assieme al platano,
E quella di un gatto.
La luce del sole sull’acqua ci colpisce.
Me, assieme al platano, e a un gatto.

Ce ne stiamo sul bordo dell’acqua,
Il platano, io, il gatto e un sole.
Sull’acqua, compare la nostra immagine.
Del platano, la mia, del gatto e di un sole.
La luce del sole sull’acqua ci colpisce.
Il platano, me, il gatto, un sole.

Ce ne stiamo sul bordo dell’acqua,
Il platano, io, il gatto, il sole e anche la nostra vita.
Sull’acqua, compare la nostra immagine.
Del platano, la mia, del gatto, del sole e anche della nostra vita.
La luce del sole sull’acqua ci colpisce.
Il platano, me, il gatto, il sole e anche la nostra vita.

Ce ne stiamo sul bordo dell’acqua,
per primo, se ne va il gatto,
scompare nell’acqua la sua immagine.

Poi me ne andrò io,
scomparirà nell’acqua la mia immagine.

Poi se ne andrà il platano,
scomparirà nell’acqua la sua immagine.

Poi scomparirà l’acqua e resterà il sole.
Poi anche il sole se ne andrà…

Ce ne stiamo sul bordo dell’acqua.
L’acqua è fresca.
Il platano è meraviglioso,
io scrivo una poesia.

Il gatto dormicchia.

Il sole è caldo.

Viviamo con molta gratitudine.

La luce del sole sull’acqua ci colpisce.
Il platano, me, il gatto, il sole e anche la nostra vita.

Su başında durmuşuz, Çınarla ben. suda suretimiz çıkıyor. Çınarla benim. suyun şavkı vuruyor bize, Çınarla bana. şu başında durmuşuz, Çınarla ben, bir de kedi. suda suretimiz çıkıyor, Çınarla benim, bir de kedinin. suyun şavkı vuruyor bize, Çınarla bana, bir de kediye. Su başında durmuşuz, Çınar, ben, kedi, bir de güneş. suda suretimiz çıkıyor, çınarın, benim, kedinin, bir de güneşin. suyun şavkı vuruyor bize, Çınara, bana, kediye, bir de güneşe. Su başında durmuşuz, Çınar, ben, kedi, güneş, bir de ömrümüz. suda suretimiz çıkıyor, çınarın, benim, kedinin, güneşin, bir de Ömrümüzün. Suyun şavkı vuruyor bize, Çınara, bana, kediye, güneşe, bir de Ömrümüze. Su başında durmuşuz önce kedi gidecek, kaybolacak suda sureti. sonra ben gideceğim, kaybolacak suda suretim. sonra çınar gidecek, kaybolacak suda sureti. sonra su gidecek güneş kalacak; sonra o da gidecek… Su başında durmuşuz. su serin. Çınar ulu, ben şiir yazıyorum. kedi uyukluyor güneş sıcak. çok şükür yaşıyoruz. suyun şavkı vuruyor bize Çınara, bana, kediye, güneşe, bir de Ömrümüze…

 

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42 Responses to La storia delle storie

  1. Z. says:

    Per me la vita non ha scopo. O meglio, diciamo che non ha lo stesso scopo per tutti: ognuno gliene può dare uno, o più, se lo desidera.

    E’ un punto di vista che non consente di scrivere poemi o di declamare principi in materia, e che forse per questo ha poco successo in letteratura.

    Però io non sono un letterato, e le cose che scrivo sono robe noiosissime per addetti ai lavori. Non devo scrivere opere letterarie memorabili. Nemmeno devo arricchirmi spacciando frasi improbabili o fuffa pubblicitaria.

    Quindi chissene :D

    • PinoMamet says:

      Per me le cose noiosissime da addetti ai lavori sono molto più interessanti di qualunque letteratura, anche la più bella.

      Forse perché mi sono laureato sulla letteratura, vista come una cosa noiosissima per addetti ai lavori ;)
      (“nel tal manoscritto c’è scritto in quest’altro modo, che è lectio difficilior…”) e forse perché sono poco romantico di mio, e tutto il mio poco buon gusto lo impegno a tener nascosti i miei pessimi gusti.

      E penso che la vita non abbia molti altri scopi se non sè stessa… che forse è quello che voleva dire il poeta, e sicuramente quello che voleva dire il gatto ;)

      • Per Pino Mamet

        A proposito di “cosa voleva dire il poeta”, mi ha colpito la sequenza degli attori che entrano in scena.

        Prima entra in scena “anche un gatto”, e fin qui non c’è niente di strano. Un gatto indefinito, di cui nulla si sa.

        Poi, in stretto parallelo sintattico, “anche un sole”, e qui non può essere del tutto indefinito, probabilmente l’enfasi è sull”uno”.

        Infine “anche una nostra vita”. Il suffisso “nostra” rende definito ciò che sembrerebbe indefinito; e la vita compare al singolare. E’ cioè quanto unisce il poeta, l’albero, il gatto e il sole, la vita di tutti coloro insieme.

        Che è un po’ il tema della discussione, nel post precedente, dove io e Peucezio sostenevamo, pur diversamente, la centralità delle relazioni; anzi, che tolte le relazioni, non rimane altro.

  2. Moi says:

    Paradiso : la parola di origine Persiana è la traduzione di quel Gan-Eden che ha un significato di “Giardino Recintato” … ovviamente ;) trattavasi, quindi ,una specie di Area 51 ove gli Umani come progetto ingegneristico genetico erano il materiale di Laboratorio più interessante.

    ;)

  3. Francesco says:

    Bah, Branduardi come maestro di vita non mi convince.

    Dopo tutto, la storia mostra di cosa è fatta, mica è tutta colpa di narratori hegeliani.

    Ciao

  4. Per Francesco

    “Branduardi come maestro di vita non mi convince.”

    Branduardi? Hegel?

    Mi sono perso.

    • Francesco says:

      Credo di aver inteso dire lo stesso di Peucezio più sotto, da lui detto però meglio.

      Il fatto che il senso del mondo non sia nelle nostre mani non intacca nè che il mondo abbia senso, nè che questo senso ci sia necessario.

      Dopo tutto, la preghiera inizia con Padre nostro e i padri sanno più dei figli.

      Ciao

      • Z. says:

        Sì, ma hai anche inteso sbeffeggiare NH paragonando la sua poesia a un notissimo brano di Branduardi :D

        • Francesco says:

          Sbeffeggiare non era nelle mie intenzioni. E’ che trovo questa visione adatta alle filastrocche per bambini e ai momenti in cui vuoi rilassarti, non è una alternativa a un vero impegno con la vita.

          Poi la Fiera dell’Est riprende antiche tradizioni popolari, quindi un vero concentrato di saggezza, no?

          • PinoMamet says:

            Le fiera dell’est è la traduzione pressochè letterale (cambia solo il “topolino” al posto del “capretto”) di un canto ebraico tradizionale per Pasqua;
            cioè, il testo è unico (in aramaico peraltro) le versioni musicali sono tante.

  5. Per Z

    “Per me la vita non ha scopo. O meglio, diciamo che non ha lo stesso scopo per tutti: ognuno gliene può dare uno, o più, se lo desidera.”

    Chiaramente sono temi in cui è difficile esprimersi con precisione.

    L’assenza di uno “scopo” non coincide necessariamente con la mancanza di un “senso”: un brano musicale si esaurisce in se stesso, ma costituisce un insieme armonico.

  6. Peucezio says:

    Comunque è vero che il cristianesimo, e prima ancora le religioni assiali, ha alterato totalmente la percezione.
    Per cui oggi l’alternativa di fatto diventa fra materialismo e una sorta di teleologia razionalista per cui il mondo è orientato a un fine che è altro da lui.
    E’ l’occaso del sacro.
    E tale logica, cioè dale dualismo, che è un finto dualismo, inevitabilmente coinvolge anche me, che essendo figlio di questo mondo, non ho molte altre categorie e strumenti a disposizione.
    Ma in effetti il mondo sacralizzato è un’altra cosa: alla fin fine è solo un mondo non lineare, che procede per isomorfismi, anziché per nessi elementari.
    Il che non è una scorciatoia da poco: che ne direste se l’unico modo per arrivare in Australia fosse a nuoto?
    E siccome la vita è limitata e le esperienze teoricamente possibili non lo sono, solo attraverso scorciatoie si può colmare tale iato. Il che è essenziale, perché altrimenti la vita sarebbe un film di cui riesci a vedere al massimo un paio di minuti, il che renderebbe la stessa condizione esistenziale umana una pura frustrazione.

    • Francesco says:

      perchè dici che è un finto dualismo?

      a me pare sostanziale

      ciao

      • Peucezio says:

        Non è sostanziale e una volta in un commento tu stesso, interpretando correttamente il mio pensiero, lo spiegasti lucidamente.

        Il monoteismo assoggetta la natura all’uomo, rendendola puramente strumentale.
        Il materialismo, in modo diverso, ma fa sostanzialmente la stessa cosa.

        • Francesco says:

          Beh, sarebbero uguali se il Dio del monoteismo fosse come quello di Aristotile, del tutto disinteressato agli uomini, di fatto un escamotage per togliere la sacralità al mondo.

          Ma tra dire che ogni cosa è sacra in sè (panteismo o materialismo) e dire che ogni cosa è sacra in Dio ne corre, mi pare.

          Sennò io e MM saremmo d’accordo su quasi tutto

          :D

          • PinoMamet says:

            Beato te che hai capito cosa vuol dire Peucezio.

            Io mi sono fermato alle religioni assiali
            (che credo siano il culto della bici a scatto fisso degli hipster, di cui parlavo con Z. un paio di giorni fa ;) )

            • Z. says:

              Uhm…

              sì, finché il nostro hipster va dritto direi che il suo vettore non presenta particolari problemi di misurazione, e il suo momento potrebbe essere definito momento assiale! :D

            • Moi says:

              L’ Età Assiale mi fa molto “Nerd di Destra” ;) che pensa solo al libro e trascura il moschetto :D :

              tra Evola, Guénon, Ezra Pound … già Gómez Dávila comincia a essere troppo “Cristiano che DeSacralizza la Forza Vitale Natura”, ch’è poi, mi pare di capire, la sensibilità (lo dico senza ironia …) di base di Peucezio per interpretare il Tutto (maiuscolo) e RitornarVi.

              ;)

            • Francesco says:

              Ammetto di aver trascurato la parte sulle religioni assiali.

              Io mi fermo alla tradizionale classificazione, in ordine ascendente di verità

              animismo (da selvaggi)
              panteismo antico
              monoteismo rivelato

              poi c’è la caduta nell’ateismo, che è rischio sempre presente e quasi totalmente privo di verità

              ciao

            • PinoMamet says:

              E perché mai deve essere rivelato?

              Pensi che gli uomini non ci arrivino, da soli, a pensare che invece di tanti dèi con i superpoteri ce ne possa essere uno solo che crea tutto?

              Mi sembra anzi un passaggio abbastanza logico e semplice.

            • Per PinoMamet

              “Pensi che gli uomini non ci arrivino, da soli, a pensare che invece di tanti dèi con i superpoteri ce ne possa essere uno solo che crea tutto?”

              Non capisco dove sarebbe la superiorità di tale idea.

              Anche perché “superiore” è solo quell’idea che maggiormente si avvicina alla verità.

              Certamente, chi crede al Dio Unico e Geloso, ritiene “più vera” la propria idea, ma non è una prova.

            • Francesco says:

              OK Pino, hai ragione

              in effetti tra “gli Dei” e la rivelazione ci sta “alla fine c’è un unico vero Dio che è il Sole”

              roba tentata sia in Egitto sia a Roma, mi pare

            • PinoMamet says:

              “Non capisco dove sarebbe la superiorità di tale idea.”

              Non credo affatto che sia un’idea superiore.
              Statisticamente, mi sembra semmai un’idea posteriore, ma non vuol dire.

            • PinoMamet says:

              “in effetti tra “gli Dei” e la rivelazione ci sta “alla fine c’è un unico vero Dio che è il Sole””

              Questo è un passaggio che sta, cronologicamente, tra “ci sono molti dèi che assomigliano a Capitan America” e “c’è un unico Dio primo motore immobile creatore di tutto”.

              Certamente l’ultimo passaggio prevede un tipo di pensiero abbastanza astratto, filosofico (e non ha perciò tutti i torti Peucezio, quando dice che è il primo passo verso l’ateismo- del resto spesso è solo questioni di denominazioni) ma continuo a non capire perché questo passaggio gli uomini non possano farlo da soli.

            • PinoMamet says:

              PS

              interessante notare che per la tradizione ebraica il passaggio a “unico Dio primo creatore immobile” Abramo l’abbia fatto da solo, da bambino con un ragionamento abbastanza semplice (“manco il Sole è così potente, alla fine…”);

              PPS

              sono convinto che ci sia una grossa differenza tra quello che uno crede davvero, e quello che uno crede di credere .

              Leggo un po’ di sogni di pazienti di Jung, “grandi sogni” a tema, all’incirca, religioso/mistico/fine del mondo.

              I pazienti sono quasi tutti di formazione cristiana; eppure nei loro sogni le loro visioni sono cristiane/monoteistiche solo in parte, e l’immaginario cristiano vi appare fortemente contaminato da altro, anzi, come una leggera riverniciatura di altro, ben più profondo anche del “paganesimo” antico che poi noi conosciamo come letteratura un po’ leziosa.

              Il cielo diviso in quattro angoli, metamorfosi tra figure umane e animali, chiese come templi al cui interno si celebrano riti che non c’entrano niente ecc. ecc.

              Ecco, se penso alle visioni di Ezechiele tendo a pensare a una cosa del genere, più che ad alieni ed astronavi “alla Biglino” ;)
              che mi sembrano anzi un modo molto moderno, anzi, modernariato, di banalizzare il tutto.

  7. francydafne says:

    Molto bella. Fra l’altro Fazil Say è il mio compositore vivente preferito….

  8. PinoMamet says:

    Il mondo poetico greco-romano era tristemente privo di gatti.
    Non so quando facciano per la prima volta la loro comparsa (chissà, forse sono letterariamente contemporanei delle donne more: con Shakespeare) e da dove: ipotizzo dall’oriente, dal mondo persiano/turco.

    Del resto un gatto tigrato è anche oggi, in Italia, un gatto soriano; per non parlare di persiani e gatti d’Ankara (angora) e siamesi…

    però un bel gatto, sono sicuro, sarebbe piaciuto a Orazio; e forse anche a Catullo, anche se avrebbe mangiato il passer deliciae eius puellae…

    • Moi says:

      Probabilmente per il Mondo Greco-Romamo i gatti eran “robba da Egizi” ;)

      • PinoMamet says:

        In realtà in greco classico non c’era neanche una parola specifica per il gatto, veniva usato un termine che probabilmente indicava anche la donnola o la faina (ailouros)

        di “gatto”, che è la voce che ha avuto successo, ignoro l’etimologia, ma lo si trova molto simile in un sacco di lingue; magari è proprio egiziano?

        In ebraico sarebbe “hatul”, ma io sento spesso dire “hatùla”, forse perchè conosco persone che hanno delle gatte? ;)
        ma davvero il femminile mi sembra più comune, boh.
        Quasi uguale, ghatoula, si usa anche in Grecia come diminutivo.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Giglielmo d’Aquitania (Farai un vers, pos mi sonelh) parlava di gatti rossi

      Sor, s’aquest hom es enginhos
      e laissa lo parlar per nos,
      nos aportem nostre gat ros
      de mantement,
      qe·l fara parlar az estros,
      si de re·nz ment

  9. Z. says:

    Comunque, riletta la poesia, colgo l’occasione per riportare un po’ di anni Novanta nelle vostre vite frenetiche e senza luce.

    Siamo seduti assieme
    Io e la montagna
    Finché solo la montagna rimane.

    • Per Z

      “riportare un po’ di anni Novanta”

      Che cos’è?

      • Z. says:

        Li Po, tradotto dall’inglese.

        Incluso – assieme ad Aristotele, Kant, Coleridge, Nícce e Kierkegaard – in Sid Meier’s Alpha Centauri (1998).

        L’uomo abbandona una terra dilaniata e morente per Chirone, pianeta abitabile orbitante intorno ad Alfa Centauri A, portando con sé i suoi orrori di sempre: smanie di conquista, fanatismo ideologico e soprattutto voracità a spese dell’ecosistema.

        Solo che l’ecosistema del pianeta reagisce alla brutalità dell’uomo – e costringe l’uomo ad ascoltarlo, iniziando dalla xenobiologa scozzese Deirdre Skye:

        “You are the children of a dead planet, earthdeirdre, and this death we do not comprehend. We shall take you in, but may we ask this question – will we too catch the planetdeath disease?”

  10. Moi says:

    Ma non si dice “eso-biologia” ?

    E cmq l’assunto principale di essa disciplina gli è che”condizioni di vita simile, implicano forme di vita simile”, morale: nessun alieno “umanoide” sarà troppo diverso da “qualche bestia” già presente sulla terra, o più verosimilmente sarà facile da confondere con gli umani stessi.

    (parrebbe dal solito Testo Ebraico Masoretico che il GenitoreUno :) di Noè, vedendolo alla nascita, lo sospettò di essere il frutto di uno stupro da parte di un branco di “Malachim”, cosa frequentissima specie se un’ umana li arrapava omettendo il velo in testa … che ai capelli femminili umani i Malachim non ci resistevano) .

    … O sono già arrivati sulla Terra Risorse Boldriniane Aliene :) in stile District-9 ?!

    • Mauricius Tarvisii says:

      nessun alieno “umanoide” sarà troppo diverso da “qualche bestia” già presente sulla terra

      Non è che ci voglia molto: pure se impasto plastilina a caso ho una buona probabilità di ottenere una forma che ricordi qualche organismo vivente :D

      più verosimilmente sarà facile da confondere con gli umani stessi

      Questa non l’ha mai detta nessuno. Serviva solo a quelli di Star Trek a produrre un telefilm di fantascienza a bassissimo budget.

      • PinoMamet says:

        :D

        verissimo: bastano un paio di orecchie, cinque minuti in sala trucco, et voila il vulcaniano…

        • Mauricius Tarvisii says:

          Sì, è come il teletrasporto che in realtà serviva solo per non dover ricorrere ad animazioni a passo uno di sbarchi.

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