Il Santo Retroattivo

Oggi è il 15 agosto, Festa di San Napoleone.

Una ricorrenza che mette insieme tanti fili sparsi della nostra storia.

Intanto, come già detto, Palazzo Cocchi-Serristori, qui in Santa Croce, fu sede della Loggia San Napoleone di Rito Scozzese, frequentata dal padre di Ferdinand de Lesseps, il più grande sbucaltatore di tutti i tempi. E c’era anche il misterioso Marco Bédarride che avrebbe fondato il Rito di Misraim.

La Loggia aveva circa 130 fratelli, tra cui

“l’ avvocato Piccioli venerabile, colla prima carica susseguente, il Cleiber già impiegato ai tabacchi, il nobile Piero Mozzi, il marchese Torrigiani, il conte Girolamo de’ Bardi, il conte Looz (un libertino di cui abbiamo già parlato), il nobile Da Filicaja, diversi preti, parecchi impiegati, alcuni indicati come giuocatori di faraone (famoso il conte Pierucci, ufficialmente impiegato quale ricevitore, forse già allora come fu poi delatore), un guardaroba di Corte, l’ex-comico Poggi marito della vedova nobile Gori, alcuni magistrati fra i quali il Carducci già presidente del Tribunale, un trattore e un locandiere (serventi in occasione dei pranzi di Loggia), il poeta Fidanza romano, alcuni ebrei e qualche ufficiale.”

Oggi, quel palazzo è sede del Consiglio del Quartiere Uno, dove si concentra tutta la tragicommedia della nostra vita politica di oltrarnini.

Zegel_loge_Saint_NapoleonSigillo della Loggia di Rito Scozzese di San Napoleone di Amsterdam

San Napoleone è stato un clamoroso caso di santo retroattivo, come ci racconta in un bell’articolo Lucica Bianchi.

Intanto l’origine del nome Napoleone, attestato in Italia già nel Duecento, è ignota.

Fatto sta che il Corso a un certo punto si innamora del proprio compleanno, che capita il 15 di agosto: in quella data fa firmare il Concordato del 1801 con la Chiesa (che gli permette anche di nominare i vescovi) e un anno dopo, rende noto la propria nomina a console a vita.

La sequenza è significativa del nuovo mondo, dove si ordina prima la conclusione e poi si cerca come arrivarci. Ma anche della fantastica flessibilità cattolica, l’arte del saper farsi acqua di fronte ai potenti.

Nel febbraio del 1806, un decreto annuncia che

la festa di San Napoleone e quella del ristabilimento della religione cattolica in Francia saranno celebrate in tutto il territorio dell’impero al 15 agosto di ogni anno, giorno dell’Assunzione e data della conclusione del Concordato”.

Solo che, ricordiamo, non esiste ancora il santo oggetto di questo particolare culto che possiamo definire clerico-rivoluzionario.

Per una fortuita coincidenza, Napoleone incontra un prete alsaziano, tale François-Joseph Hirn. Hirn aveva già combattuto i tentativi di Giuseppe II di limitare il potere della Chiesa, usando – e siamo ancora in pieno Settecento – i servizi di un giornalista, per cui non doveva mancare di risorse.

Napoleone lo nomina vescovo di Tournai.

Hirn si mette a rovistare nel Martiriologio, scoprendo un certo Neopolis, martirizzato sotto Diocleziano assieme all’appena più famoso Saturnino – un nome che doveva portare sfortuna, visto che la Chiesa riconosce ben sedici diversi santi Saturnino, quasi tutti morti in varie operazioni di lotta all’estremismo religioso.

Comunque il nostro Neopolis ci offre qualche spunto di contemporaneità, visto che sarebbe stato torturato a morte in Egitto per il solito rifiuto da monoteista di accettare altro dio che Dio.

Neopolis non ha nemmeno la data in comune con il santo retroattivo (se volete festeggiare il vero Neopolis, dovete farlo il 3 maggio).

Il 21 maggio 1806 – quindi a pochissimi mesi di distanza dalla festa già decisa – l’inviato del Papa in Francia manda una “istruzione” a tutti i vescovi della Francia, in cui spiega che Napoleone non è altro che una storpiatura di Neopolis.

E così troviamo San Napoleone nella vetrata della chiesa di San Luigi a Vichy, con un’espressione sorprendentemente familiare:

napo2Lo troviamo a guardare il traffico milanese dall’alto di una guglia in cima al Duomo:

san-napoleone-fabbrisLo troviamo in barocca ascensione in una città di cui si è parlato spesso qui – Sanremo, nella chiesa della Madonna della Costa, da cui è stato però fatto opportunamente sparire nel 1815, per far posto a un San Filippo Neri morente:

san-napoleone-carregaMa vorrei tornare alla nostra loggia fiorentina, di cui parla Giuseppe Marcotti, nelle Cronache segrete della polizia toscana, un testo accessibile oggi su Archive.org. Marcotti racconta, tra l’altro, degli esiti delle perquisizioni della polizia, subito dopo la restaurazione, nelle logge massoniche di Firenze.

Nella dedica al Senatore Ferdinando Martini (deputato per 43 anni e colonizzatore dell’Eritrea) Marcotti scrive una riflessione interessante, sul senso profondo di una borghesia oggi inimmaginabile:

“Ma un punto capitale mi sembra questo: nel 1814 e nel 1815 si osserverà che gli indicati e perseguitati come partitanti napoleonisti e muratisti, frammassoni e giacobini, sono coloro stessi o i generatori di coloro che poscia assumeranno il carattere di liberali italiani. Fra essi, caro Martini, troverete anche dei vostri di Monsummano.

Sono quasi tutti signori, nobili e borghesi, avvocati e medici, militari e preti ; appartengono alle classi superiori della società: essi preparano e faranno poi la rivoluzione,contro l’interesse proprio personale e di casta, a favore del popolo…. il quale, a Firenze come a Livorno, era istintivamente reazionario e volentieri sottomesso al restaurato ordine di cose. Durante quel biennio noi qui li vediamo vinti,sopraffatti, dispersi, costretti a dissimularsi, a nascondersi, a sbattezzarsi, inquisiti e processati dall’ alto, ingiuriati e maltrattati dal basso ; ma pure li intravediamo subito intenti a riappiccare sotto sotto le fila della rete rivoluzionaria squarciata e spazzata via dalla risoluta e diligente restaurazione.”

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31 Responses to Il Santo Retroattivo

  1. PinoMamet says:

    Lo sapevo che c’entravano i monsummani! ;)

  2. mirkhond says:

    “Sono quasi tutti signori, nobili e borghesi, avvocati e medici, militari e preti ; appartengono alle classi superiori della società: essi preparano e faranno poi la rivoluzione,contro l’interesse proprio personale e di casta, a favore del popolo….”

    Cioè a favore di chi non li voleva, e che poi avrebbe pagato un prezzo pesante da parte di tali “amici” del popolo.

    • Per Mirkhond

      “Cioè a favore di chi non li voleva, e che poi avrebbe pagato un prezzo pesante da parte di tali “amici” del popolo.”

      Probabilmente esiste una differenza, in questo, tra Sud e Toscana.

      Tra quei “signori”, c’erano numerose personalità notevoli.

      Che potevano permettersi un’ampiezza di vedute e di interessi, proprio perché non schiavi del lavoro.

      Gente che poteva permettersi di mandare a Londra per ordinare un libro, di ospitare un artista o un filosofo tedesco, di osservare le stelle, di progettare modi più razionali di usare la terra. Poi il diavolo si trova nei dettagli, appunto nella razionalità…

      La conoscenza, poi, non era ancora frammentata in specializzazioni estreme. E alcuni di questi signori avevano una cultura davvero straordinaria.

      • Z. says:

        Nell’ultimo paragrafo sollevi un tema molto importante.

        • Per Z

          “Nell’ultimo paragrafo sollevi un tema molto importante.”

          In realtà, non lo sollevo io, ma lo solleva Marcotti. Lo dico, non per modestia, ma perché trovo sempre di più riflessioni profonde e interessanti in autori dell’Otto/primo Novecento.

          La libertà dal lavoro, gli studi classici, il fatto di scrivere oggi per farsi leggere magari tra due, tre anni…

  3. mirkhond says:

    “la fantastica flessibilità cattolica, l’arte del saper farsi acqua di fronte ai potenti.”

    Anni fa Nicola Zitara, spiegava la relativamente bassa intensità dell’insorgenza contro i Francesi da parte della popolazione del Regno di Napoli nel 1806-1815, proprio col concordato del 1801.

  4. Z. says:

    Non voglio brexare, i furbrexit del little neighborhood!

    http://www.lastampa.it/2017/08/17/esteri/non-ci-sar-lobbligo-di-visto-per-i-viaggiatori-ue-che-arrivano-nel-regno-unito-IE8KBvUbyms2nlVLdK04RO/pagina.html

    Io la penso come Faràs: passaporto e visto. Certo, lui lo dice perché avrà comunque il passaporto UE, ma è giusto così. Nella miglior tradizione classista UK.

    • Mauricius Tarvisii says:

      In molti paesi extra UE si entra senza visto.

    • PinoMamet says:

      Un brevissimo viaggetto presso amica risidente nella città di mio nonno e di mia zia, la capitale dei cugini d’Oltralpe, serve a ricordarmi che anche l’Unione Europea ha il suo perché ;)

    • roberto says:

      “Io la penso come Faràs”

      io invece no, e proprio non capisco che ha nel cervello sto tizio

      • Z. says:

        Robè, ci sta: fa il duropurista confidando che la sua linea resterà minoritaria.

        Come i grillini in Italia, o come lo stesso Faràs prima del voto dello scorso anno. Funziona, di norma.

        E se non funziona… tanto lui cià il passaporto UE, alla peggio.

        • roberto says:

          questa cosa del passaporto UE non la sapevo.
          di quale altro paese è cittadino?

          • Z. says:

            Sua moglie è tedesca…

            • roberto says:

              si ma lui non ha mai avuto la cittadinanza tedesca (bisogna vivere almeno 4 anni in germania per far la domanda, oltre a passare un test di lingua), e oltretutto adesso sono separati, quindi mi pare un po’ difficile che la possa ottenere

      • Mauricius Tarvisii says:

        Sia mai che l’UE diventi qualcosa di diverso di una gaudente (ma fateci il piacere…) collettività di consumatori globali :D

  5. habsburgicus says:

    Senatore Ferdinando Martini (deputato per 43 anni e colonizzatore dell’Eritrea)

    e uno dei responsabili del nostro ingresso in guerra del 1915 !
    P.S
    non ve ne frega nulla e non siano in tema, ma non fa nulla, ve lo dico lo stesso :D
    la mia posizione sull’Italia nella I GM potrà apparirvi contradditoria, ma in realtà non lo è
    i.da un lato, io deploro fermamente il nostro folle, criminale, vigliacco, autolesionistico e mentecatto intervento del 1915….da cui discendono tutti i nostri mali (e mi compiaccio che il massonissimo Quaroni, diplomatico insigne di età fascista e proto-repubblicana, abbia scritto una cosa quasi identica !)
    ii.da un lato, a intervento [assurdo] fatto, io penso che il sangue dei 600.000 figli d’Italia meritasse molto di più…a questo punto l’Italia aveva ogni diritto di realizzare ogni sua ispirazione..fu il sacrificio dei nostri eroici soldati a darci questo diritto e diciamolo pure, fu la Vittoria..e chi se ne fotte che in Dalmazia fossero slavi ! quando hai 600.000 morti hai diritto ad avere tutto l’Adriatico e a italianizzare con le buone, o con altro, i recalcitranti..che fecero i romeni in Transilvania ? che fecero i polacchi ? che fecero i serbi ? ecco dunque che io, risolutamente anti-interventista nel 1915, sono annessionista nel 1919..e dunque ammiro nel 1019 Sonnino (che critico nel 1915)

    • habsburgicus says:

      1919–non 1019
      nel 1019, al massimo era da ammirare Basilio II, annessionista pure lui, a suo modo :D

    • Mauricius Tarvisii says:

      io penso che il sangue dei 600.000 figli d’Italia meritasse molto di più

      E’ interessantissima questa idea della meritocrazia guerresca nel corso delle conferenze di pace: come se uno potesse dire “mi si è dimezzata la popolazione, quindi o mi date tutto quello che chiedo, oppure mando al massacro l’altra metà” :D

    • PinoMamet says:

      “che fecero i romeni in Transilvania ? che fecero i polacchi ? che fecero i serbi ?”

      Mah, mi sfugge la logica del “che fecero gli altri?”

      Capisco che l’Italia potesse vantare dei diritti sulle aree italofone (per quanto magari di difficile definizione, ma questo avviene sempre);
      ma per il semplice criterio etnolinguistico, non per il numero di morti.

      Italianizzare a forza popolazioni di tutt’altre inclinazioni lo avrei trovato catastrofico, e infatti dove è stato fatto ha funzionato malissimo, o per niente
      (basta un giro presso gli sloveni del Friuli o gli austriaci di passaporto italiano del Sud Tirolo…
      albanesi e grecofoni del Meridione sono di fatto italiani “da sempre”, quindi non contano come esempio)

    • Francesco says:

      non vorrei sembrare cinico ma cosa cavolo ci si faceva con l’Adriatico?

      avessi detto che potevamo reclamare la California, la Siberia, anche la Malacca, avrebbe avuto già più senso

      ma tutta questa ottusa mania per dominare i Balcani … che (1) ci stanno i cazzutissimi e litigiosissimi balcanici e (2) non c’è da cavarne un soldo neppure a piangere, non l’ho mai capita

      ciao

      PS mi rammenti chi fu Basilio II?

  6. mirkhond says:

    “PS mi rammenti chi fu Basilio II?”

    Un imperatore romano orientale che conquistò la Bulgaria, e sottomettendo gran parte della penisola balcanica.

  7. mirkhond says:

    Ai tempi di Basilio II (976-1025), l’unico pericolo arabo, era il Califfato Fatimide d’Egitto (969-1171), che riuscì a contenere con l’occupazione di parte della Siria e del Libano.
    Il nuovo vero pericolo, i Turchi, sarebbero apparsi dopo la morte di Basilio II.

  8. mirkhond says:

    Comunque concordo sull’errore di accanirsi nei Balcani, quando il punto nevralgico di Costantinopoli era l’Anatolia.
    Solo che come detto sopra, il vero nuovo pericolo per la Romània sarebbe giunto dopo la morte di Basilio II.

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