Etnie e scuole

Mi segnalano uno studio del Department for Education dell’Inghilterra (in senso stretto, escludendo quindi Scozia, Galles e Irlanda del Nord).

Riguarda i risultati nel GCSE o General Certificate of Secondary Education, che si ottiene con una serie di esami nelle scuole superiori inglesi, a partire dai sedici anni.

Non vi so dire molto di più, ma lo studio offre spunti per riflettere su tanti temi – migrazioni, mammismo statalista, le classi sociali inglesi, differenze di genere (ovunque le femmine stracciano i maschi, ma un po’ meno in matematica).

E’ interessante sapere – per noi che viviamo in un’Italia in cui gli alunni nati all’estero vengono spesso quasi automaticamente inseriti nell’umiliante categoria dei “bisogni educativi speciali” o BES – che chi non ha l’inglese come madre lingua se la cava meglio di chi ce l’ha.

Questa tabella riguarda l’origine etnica degli studenti.

gcseNon mi sono chiare tutte le definizioni etniche (white and Asian cosa vorrà mai dire, forse arabi o iraniani?).

Ma colpisce la posizione tutt’altro che lusinghiera dei white British.

Che sono divisi tra una minoranza di persone bravissime, e una maggioranza schiacciante di disgraziati che campano di welfare: i white British che per motivi economici hanno diritto alla mensa gratuita hanno addirittura gli stessi risultati degli Special Educational Needs (SEN). Questo termine, mi dicono, indicherebbe la categoria di quelli che in Italia avrebbero il sostegno come disabili (poi in Italia hanno tradotto “SEN” con “BES”, per indicare disagi molto più lievi perché i disabili da noi erano già tutelati).

Infatti, basta any other mixed background, qualunque altra origine mista, per superare gli indigeni.

Colpisce poi, come ovunque, l’abisso incolmabile tra tutti i gruppi etnici e i Romà o zingari (cui si avvicinano soltanto i traveller che però non sono geneticamente indiani). Oltre sessanta punti su cento dietro ai cinesi.

Inoltre, la differenza tra gli africani, che se la cavano un po’ meglio dei white British, e i giamaicani e “altri neri”, che se la cavano un po’ peggio, fa venire in mente la disastrosa situazione dei neri americani “autoctoni”, a confronto con il successo intellettuale degli immigrati africani (non a caso, Obama era mezzo “africano”).

Oppure, notiamo la differenza tra bangladeshi e pakistani. Entrambi sono “indiani”, entrambi musulmani, ma a dieci punti di distanza su due versanti opposti dei white British.

Molto su cui riflettere…

P.S. Tra i commenti a questo post, Alessandro scrive qualcosa che merita una maggiore visibilità:

Due osservazioni:

La prima e’ che il background etnico non dice nulla sulla lingua madre. I Pachistani della statistica sono in Inghilterra da una o due generazioni, nella maggior parte dei casi, e sono perfettamente anglofoni. La realta’ e’ che i ‘non madrelingua’ in genere sono di fatto svantaggiati, perche’, dato che nel sistema scolastico inglese e’ invalso il terribile uso di dividere le calssi in gruppi sulla base di sciocche previsioni statistiche, i non madrelingua sono di solito assegnati al gruppo piu’ sfigato, e poco importa se siano potenzialmente dei genii. Poi sono valutati all’interno del gruppo e magari i migliori passano al gruppo successivo, ma e’ un sistema che impigrisce gli studenti.

La seconda e’ che i GCSE sono facili, ma di una facilita’ imbarazzante. L’esame di terza media da noi e’ molto, molto piu’ selettivo, per dire. Ma molto. Ragione per cui, dopo quattro anni di scuole inglesi, abbiamo deciso di rispedire i tre figli a studiare nella tanto ingiustamente sfanculata scuola italiana, che Dio la benedica finche’ dura…

In generale, il livello del sistema scolastico inglese e’ da mani nei capelli – infatti la classe medio (medio alta, dire, visti i costi), che pero’ non puo’ permettersi una buona scuola privata, si trasferisce in catchment area con scuola statali considerate buone (che a Londra in particolare significa quelle scuole in cui non rischi di essere accoltellato durante l’intervallo e in cui i ragazzi siano “felici”. Mica quelle dove ti fanno lavorare duramente…), poi spendono parecchio per tutor privati. La differenza tra chi ha il tutor privato e chi non ce l’ha e’ di solito abissale, e sono i primi poi a passare gli A Levels (gli esami per l’accesso all’universita’) con risultati che permettono la scelta di un’universita’ decente (dove poi ti svenano facendoti pagare 9.000 sterline all’anno, ma questo e’ un altro discorso)

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215 Responses to Etnie e scuole

  1. Pierluigi Vernetto says:

    eh poi dicono che guai a essere razzisti…. io non sono razzista, e’ che ci sono differenze enormi fra le razze…

    • Per Pierluigi Vernetto

      “e’ che ci sono differenze enormi fra le razze…”

      Io non escludo nulla, ma non mi sembra che emerga nulla su differenze intrinseche tra “razze” in questo quadro.

      Ripeto:

      1) i “bianchi autoctoni” per cui e da cui il sistema scolastico in questione è stato ideato fanno una pessima figura

      2) pakistani e bengalesi sono molto diversi tra di loro, come lo sono neri africani e neri giamaicani

      3) traveller e Romà, che sono geneticamente totalmente diversi ma hanno lo stesso stile di vita, sono molto simili.

      • Francesco says:

        aspetta Capo, non vorrei fare il priorino di Barbiana ma sospetto da quello che citi che il sistema sia fatto per la minoranza, anzi l’elite, di bianchi high class dai risultati eccellenti

        ignorando del tutto gli altri bianchi autoctoni, che per fare la carne da cannone vanno bene tutti

        almeno così pare, dai numeri

        ciao

        • Per Francesco

          “ignorando del tutto gli altri bianchi autoctoni, che per fare la carne da cannone vanno bene tutti”

          non conosco bene il sistema scolastico britannico. Forse (forse) ti si potrebbe obiettare che dal 1945 al 1975 circa, l’Inghilterra fu anche uno dei paesi più “socialisti” d’Europa, e spende (o spreca) cifre enormi sull’istruzione.

          Ma, ripeto, non so.

          • Francesco says:

            togli il “forse”, dopo il 1945 la Gran Bretagna divenne un paese rosso rosso rosso.

            tranne la politica estera (hasburgicus, confermi?)

            non so con quali risultati pratici o se sia stata la stagione Thatcher-Blair a ri-scavare un fosso tra le classi sociali

            ciao

  2. Mario says:

    Concordo col signor Vernetto; a differenza di lui, però, io sono razzista (ossia: credo nella esistenza delle razze). Significativo il fatto che, nella classifica richiamata nel post, al primo posto sia rappresentata l’impenetrabile razza gialla; all’ultimo, la laida, recalcitrante etnia zingaresca. Per le fessure della Grande Muraglia, quindi, non è passato il violino tzigano ben temperato.

  3. Roberto says:

    Irish travellers? E che sono?

    • Per Roberto

      “Irish travellers? E che sono?”

      Sono un caso notevole di convergenza evolutiva, in Irlanda (e anche in Scozia): geneticamente, sono celti (per capirci) come gli altri irlandesi (o scozzesi) che per vicissitudini della vita, hanno scelto “la strada” e si sono creati un mondo molto simile a quello tradizionale dei Rom.

      Temo – per Mario – che il loro basso livello scolastico smentisca le sue certezze razziali.

  4. Moi says:

    chi non ha l’inglese come madre lingua se la cava meglio di chi ce l’ha …in UK [ndr]

    ——————-

    … ’nuff said ! ;)

  5. Moi says:

    Il manuale radical chic che spalleggia i clandestini
    La guida Feltrinelli è curata da attivisti di ultra sinistra. Svela ai migranti tutti i trucchi per evitare il rimpatrio

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/manuale-radical-chic-che-spalleggia-i-clandestini-1411014.html

    … banale coincodenza: il Piano Kalergi non esiste mica, nevvero Habs ? ;)

    • Moi says:

      coincidenza

    • Moi says:

      il bello è che a preparare ‘sto genere di guida è tutta gente che _ ricordava Maurizio Blondet in un vecchio articolo_ all’ altra sponda del Mediterraneo sarebbe lapidata o buttata giù da un tetto (Femminismo, LGBTQUAAismo …) entro 5 minuti …

      • Carlo says:

        Per Moi, in nessuno dei cinque paesi dell’Africa mediterranea è prevista la pena di morte per gli omosessuali, anche se in tutti questi paesi l’attività omosessuale è illegale (in Egitto non esplicitamente, tuttavia l’omosessualità può essere punita in basa a una legge che punisce i reati contro la morale sessuale) le pene credo siano sui tre anni di galera.

  6. Zhong says:

    Chinese rules!

    Zhong

  7. Moi says:

    SEGNALAZIONE

    http://www.huffingtonpost.it/2017/06/21/il-medio-oriente-marchiato-israele-sbarca-in-italia-in-chiaro_a_22528128/

    Il Medio Oriente (visto da Israele) sbarca in Italia in chiaro con Tivùsat
    iNEWS24: il competitor israeliano di Al Jazeera che viene trasmesso in tutto il mondo

    —————————————-

    dovrebbe essere interessante, visto che è l’ unico Paese al mondo ove i danni dei “Pazzi Isolati” che hanno travisato la Religione di Pace, li vendica lo Stato mediante Legge Marziale …

    • Moi says:

      Difatti la cosiddetta “reintroduzione della Naja” (falso) di Salvini sarebbe, in raltà, una specie di 6 mesi di Krav Maga* con rilascio di arma da fuoco e relativo porto d’armi a fine corso, a scopo difensivo/preventivo individuale.

      *
      (Israele è stato indicato più volte come esempio di Law and Order …)

    • Tortuga says:

      E’ in arrivo il lavaggio di cervello della hasbara israeliana? Che ci riempira di spazzatura che però in Israele non sarà possibile udire? Già mi immagino.

    • PinoMamet says:

      Ancora!! Moi, per l’ennesima volta: non è vero.

      Israele non “vendica” nessuno. Può benissimo fare scelte che piacciono (a destra) o fanno schifo (a sinistra) ma è ancora uno stato di diritto e non la mafia o il far west.
      E il krav maga, in ogni caso (cioè una collezione di tecniche di autodifesa piuttosto normali, che vengono insegnate svogliatamente ai soldati di leva israeliani, che non è che siano tutti Rambo…) non c’entra assolutamente nulla con il discorso.

    • roberto says:

      io dico “soldi”
      ;-)

      • Francesco says:

        finalmente anche loro escono dal terrificante provincialismo italiota!

        che non è coraggioso nazionalismo in camicia nera ma semplice pressapochismo (nota per alcuni)

  8. Niente male davvero.
    Qualche commentatore di gazzette sostiene, con argomenti non so quanto buoni, che l’uscita dall’Unione Europea è logica conseguenza del fatto che semplicemente “gli inglesi non ce la fanno”.
    Duri di comprendonio che andrebbero battuti in terra come i polpi, sempre briachi come carrettieri, mai una lira in tasca nemmeno per sbaglio, schiappe a scuola e fuori, città intere che non si capisce se sei in Europa occidentale o in qualche periferia dell’estremo oriente russo, case schife, ipercolesterolemia, cessi orrendi, cucina che nemmeno in caserma (le verdure tocca cercarle nell’orto sì, ma quello botanico), clima ignobile, lavori infami e sussidi di disoccupazione da fame senza in.
    Ovvio che il primo polacco o lituano che arriva è in grado di stracciarli in tutto, mi pare anche il minimo.
    Tutti luoghi comuni? Per verificarne alcuni basta prendere un aereo, arrivare a Gatwick o a Luton o a dovevipare e farsi un giro in periferia.
    Sta’ a vedere che alla fine Dio li ha stramaledetti sul serio….!

    • ruttone says:

      the road to wigan pier di orwell dice un po’ quello che dici tu

      comunque credo che tra i paesi europei l’inghilterra è quello che ha sempre avuto una netta differenza di classe, con tanto di orgoglio di classe

    • roberto says:

      “Per verificarne alcuni basta prendere un aereo, arrivare a Gatwick o a Luton o a dovevi pare e farsi un giro in periferia”

      ne ho già parlato altre volte, e non posso che ribadire che effettivamente questa cosa è evidentissima anche per il più distratto dei turisti come è stupefacente il contrasto fra i fasti dei ricchi sive nobili, e la vita di tutti gli altri (per dire, a quelle latitudini esistono dei palazzoni tipo quello che è brciato *senza riscaldamento*)
      tutti insieme a bere al pub ma poi il conte torna nel suo castello e il servo nella capanna….

      • Francesco says:

        OK ma gli operai e i tecnici della Rolls Royce, uno dei leader mondiali nella costruzione di motori per aerei e marini, dove li trovano?

        deve essere una situazione molto complessa e molto diversificata, credo

        ciao

  9. Moi says:

    Ri-Lettura a Sinistrissima (!!!!!) del Piano “Kalergender” ;)

    ——————————————————————–

    L’ULTIMO MARXIANO 13 giugno 2017

    DIEGO FUSARO :

    Kalergi lo sapeva: stanno sostituendo i popoli europei coi migranti
    Il Capitale deporta dall’Africa schiavi senza coscienza di classe per disfarsi dei cittadini radicati e protetti dai diritti. Mentre l’ideologia gender e il nuovo mito omosessualista distruggono la nostra procreazione.

    http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2017/06/13/kalergi-lo-sapeva-stanno-sostituendo-i-popoli-europei-coi-migranti/211391/

    • Francesco says:

      tutto per dire che la maggioranza dei migranti lavora per davvero invece di farsi le vasche con la Camusso?

      andrebbe a loro onore, peraltro

      • Carlo says:

        Si tratta del famoso “immigrato di Schroedinger” che contemporaneamente è troppo pigro per lavorare e porta via il lavoro agli Italiani

        • per Carlo

          ““immigrato di Schroedinger””

          :-)

          • Carlo says:

            Per Miguel, purtroppo l’invenzione del termine “immigrato di Schroedinger” non è mia, anche se non ricordo più dove l’avevo sentita

        • Francesco says:

          applauso a scena aperta e in piedi!

          • ruttone says:

            A proposito di personaggi dello spettacolo: Fusaro, poveraccio, analizza tutti questi contributi che vuole tenere insieme con la forza

            In realtà tutta la ossessione con il gender riguarda una porzione talmente minima della popolazione umana che mi riesce difficile inquadrarla in un piano mefistofelico del capitalismo

            Credo che le cazzate che spara Fusaro abbiano una componente oggettiva, cioè quella che vuole avere un posto nello show-biz presentando queste idee complottiste che vanno sempre di moda; e una componente soggettiva (sua) che viene dal fatto che arranca per guadagnarsi un posto universalmente riconosciuto nello show-biz umano.

  10. Moi says:

    USEFUL IDIOTS ;)

    https://www.youtube.com/watch?v=iNh6t2R3kHE

    Gays demonstrate to defend Muslims. Isn’t that a contradiction?

  11. Moi says:

    Ce l’ hanno il “terrazzone panoramico” (nessuna taqiya allusiva :) , eh …) gli Hotel Muslim Friendly ?

    https://www.liveleak.com/view?i=1df_1451303971

    Ragheads ;) throw Fag ;) people off roof Allah Akbar shouted

  12. Mario says:

    https://www.youtube.com/watch?v=4X1zrkUeNhs
    Il centro commerciale spartano nazionalista

  13. Francesco says:

    scusate, riguardando il grafico scopro solo ora una cosa che mi pare clamorosa: gli Irlandesi stanno 10 punti sopra gli Inglesi Bianchi!

    come si spiega questo?

    • Si spiega col fatto che anche gli irlandesi, guardati dall’alto in basso per non si sa quanto tempo, a ‘sto punto sono in grado di metterli in difficoltà.
      Ho visitato per diletto entrambi i paesi, e l’Eire mi ha fatto impressione assai migliore da ogni punto di vista.

      • Francesco says:

        ma qui è peggio, sono i figli degli irlandesi emigrati in Inghilterra per non morire di fame, credo

      • roberto says:

        “l’Eire mi ha fatto impressione assai migliore da ogni punto di vista”

        a me invece non tanto, mi sembra la parte povera dell’inghilterra senza quella ricca (sarà che ho famiglia, ma li trovo molto più simpatici degli inglesi, che pure trovo simpatici)

        • Francesco says:

          beh, qui si pensa che il problema della parte povera dell’Inghilterra sia avere di fianco quella ricca!

          :D

  14. Francesco says:

    PS per MM

    ma i Neri dei Caraibi non sono la totalità della popolazione di solito? perchè mai dovrebbero passarsela come i Neri dei Ghetti negli USA?

    • Per Francesco

      “ma i Neri dei Caraibi non sono la totalità della popolazione di solito? ”

      Obiezione sensata.

      Per quanto riguarda i ghetti neri americani, la cosa curiosa è… i loro avi sono stati schiavi, e va bene.

      Poi arrivano i discendenti dei servi della gleba bielorussi e li stracciano; li stracciano gli ebrei in fuga dai pogrom; li stracciano i braccianti della Basilicata; li stracciano i coolies cinesi. Gli unici che non li stracciano completamente sono i redneck, i bianchi sfigati (e razzisti).

      E allora qualcuno dice, “forse il problema sta proprio nel fatto che sono negri”.

      Poi arriva il primo immigrato dalla Nigeria e li straccia pure lui.

      Evidentemente, non funziona né la spiegazione razziale, né quella del “peso del passato”.

      • Francesco says:

        cazzo Miguel, tu vuoi proprio fare di me un comunista!

        alla spiegazione razziale non credo per pregiudizi umanisti

        ipotizzo che nel caso dei negri al peso del passato sulle loro spalle si aggiunga quello del peso del passato sulle spalle dei bianchi: i negri sono definiti (anche) da come li guardano i bianchi e da come insegnano a guardarli ai “nuovi americani”, mentre questi si sbiancano

        e scommetterei che i neri africani si stanno sbiancando anche loro, sia pure con oggettive difficoltà

        forse nelle società c’è bisogno di una casta di iper-sfigati con cui confrontarsi per sentirsi meglio: da noi gli zingari, là i negri, e così via

        ciao

      • Peucezio says:

        Miguel,
        qual è la spiegazione quindi?

  15. Alessandro says:

    Due osservazioni:

    La prima e’ che il background etnico non dice nulla sulla lingua madre. I Pachistani della statistica sono in Inghilterra da una o due generazioni, nella maggior parte dei casi, e sono perfettamente anglofoni. La realta’ e’ che i ‘non madrelingua’ in genere sono di fatto svantaggiati, perche’, dato che nel sistema scolastico inglese e’ invalso il terribile uso di dividere le calssi in gruppi sulla base di sciocche previsioni statistiche, i non madrelingua sono di solito assegnati al gruppo piu’ sfigato, e poco importa se siano potenzialmente dei genii. Poi sono valutati all’interno del gruppo e magari i migliori passano al gruppo successivo, ma e’ un sistema che impigrisce gli studenti.

    La seconda e’ che i GCSE sono facili, ma di una facilita’ imbarazzante. L’esame di terza media da noi e’ molto, molto piu’ selettivo, per dire. Ma molto. Ragione per cui, dopo quattro anni di scuole inglesi, abbiamo deciso di rispedire i tre figli a studiare nella tanto ingiustamente sfanculata scuola italiana, che Dio la benedica finche’ dura…

    In generale, il livello del sistema scolastico inglese e’ da mani nei capelli – infatti la classe medio (medio alta, dire, visti i costi), che pero’ non puo’ permettersi una buona scuola privata, si trasferisce in catchment area con scuola statali considerate buone (che a Londra in particolare significa quelle scuole in cui non rischi di essere accoltellato durante l’intervallo e in cui i ragazzi siano “felici”. Mica quelle dove ti fanno lavorare duramente…), poi spendono parecchio per tutor privati. La differenza tra chi ha il tutor privato e chi non ce l’ha e’ di solito abissale, e sono i primi poi a passare gli A Levels (gli esami per l’accesso all’universita’) con risultati che permettono la scelta di un’universita’ decente (dove poi ti svenano facendoti pagare 9.000 sterline all’anno, ma questo e’ un altro discorso)

    Ciao!

    • Per Alessandro:

      ho messo il tuo commento nel corpo del post.

      Grazie!

    • Francesco says:

      x Alessandro

      come mai il ivello del sistema scolastico è così orrendo?

      ciao

      • Alessandro says:

        X Francesco

        Come mai, nel senso di “chi l’ha ridotto cosi'” o nel senso di “in cosa e’ cosi’ orrendo”?

        Alla prima domanda non so rispondere. A occhio, credo che sia stato favorito negli anni il sistema privato – le scuole statali fanno schifo quindi se vuoi una formazione decente per i tuoi figli, datti da fare, diventa ricco e mandali a Eaton/Wycombe Abbey. Cosi’ la competizione aumenta e io ho anche il vantaggio che i miei amici ci guadagnano. almeno presumo ci sia dietro qualcosa del genere.

        Quanto alla seconda domanda: le scuole non sono la’ per insegnarti cose/darti un metodo/formarti eccetera. Sono la’ per darti un’alfabetizzazione minima e farti passa’ a’ nottata, il resto sono affari tuoi. Non esiste un sistema di sbarramento che ti ferma sei sei un po’ grullo/non hai voglia di far nulla. Andare avanti, vai avanti comunque. Puoi immaginarti che effetto abbia sulla media di ragazzi dai 5 ai 16 anni.

        • Francesco says:

          prima la gallina o l’uovo?

          prima una scuola statale come quella descritta da te o prima la fuga di chi può verso scuole serie e poi la riduzione della statale a quella descritta da te?

          in che modo “favorito” il sistema privato? quale è il peso dei sindacati degli insegnanti nella gestione delle scuole inglesi? hanno anche loro un Don Milani? e i tassi di abbandono? e le scuole professionali? e l’apprendistato?

          diciamo che in una delle mie prossime dieci vite farò lo studioso di sistemi scolastici

          :)

          • Carlo says:

            “hanno anche loro un don Milani”, non per dire ma credo che don Milani abbia, nella realtà non nelle belle parole, influito pochissimo sul sistema scolastico italiano.
            p.s. don Milani non ha mai detto che bocciare fosse in sé un atto classista, semplicemente notava che, guarda caso, ad essere stangati erano spesso i figli dei poveracci

            • Francesco says:

              a me pare che di insegnanti che hanno letto Don Milano e ne hanno tratto conclusioni “pro domo lavativorum” ce ne siano stati e ce ne siano

              tra cui che non si deve bocciare e che non si deve controllare e che non si deve insegnare – il che è tutto un logico corollario delle sparate del Milani

              ;)

          • Per francesco

            “in che modo “favorito” il sistema privato? quale è il peso dei sindacati degli insegnanti nella gestione delle scuole inglesi? hanno anche loro un Don Milani? e i tassi di abbandono? e le scuole professionali? e l’apprendistato?”

            Per quanto riguarda l’Italia (o almeno Firenze), direi che i sindacati contano pochissimo, limitandosi alla gestione simbolica di qualche inutile sciopero con cui gli insegnanti consegnano un giorno di stipendio allo Stato. Nella didattica di sicuro non interferiscono mai.

            Don Milani… Don Milani è vissuto dieci secoli fa, quando i contadini volevano imparare davvero e non ci riuscivano.

            Non si è occupato di adolescenti con i jeans strappati che spippolano su Facebook (quarto smartphone regalato loro dai genitori, gli altri tre si sono rotti) mentre contano le ore che mancano al loro diciottesimo compleanno, quando il babbo comprerà loro la macchina.

            Non confondiamo le epoche.

            Anche perché gli insegnanti “buonisti” di oggi non leggono certamente Don Milani, ma testi psicopedagoghichesi vagamente americani.

          • Alessandro says:

            Non lo so! Ti dico quello che ho visto, non so come fosse qui dieci o vent’anni fa. Presumo meglio, almeno cosi’ mi dicono, ma davvero non lo so.

            La stragrande maggioranza dei decisori politici nel Regno Unito viene dalle scuole private, le quali hanno storicamente un legame strettissimo con la classe dirigente e immagino questa struttura abbia il suo peso in termini di chi favorisce chi (a parte il fatto che produce una classe dirigente di psicopatici e bugiardi patologici).

            Non mi risulta esistano scuole professionali, primarie e secondarie, fino all’eta’ dei GCSE (dopo credo di si’), sono scuole generiche (poi ci sono differenze amministrative e di autonomia, ed esistono le Grammar Schools, che sono secondarie statali leggermente piu’ selettive, ma sono pochissime) e i sindacati degli insegnanti sono deboli (a differenza di quelli dei trasporti, forse gli unici sindacati davvero molto forti)

        • Zhong says:

          “Non esiste un sistema di sbarramento che ti ferma sei sei un po’ grullo/non hai voglia di far nulla. Andare avanti, vai avanti comunque. Puoi immaginarti che effetto abbia sulla media di ragazzi dai 5 ai 16 anni.”

          Vero.

          Ma rispetto all’Italia c’e’ la differenza enorme che le aziende hanno i “graduate programmes”, ovvero uno o due anni in cui i nuovi assunti imparano tutto quello che gli serve in modo approfondito e anche “empirico” nel senso migliore del termine.

          L’approccio e’ certamente diverso rispetto a quello italiano. In Inghilterra un titolo vuol dire “costui e’ stato N anni in questa scuola” e questa e’ stata la sua performance. Ora faccia quello che vuole, o puo’, fare. Ci saranno vantaggi e svantaggi, di sicuro non esistono studenti universitari di 30 anni.

          E’ forse paradossale, specialmente se uno pensa al livello medio, ma l’enfasi e’ certamente molto centrata sul distinguere i piu’ bravi e far andare avanti veloce e fuori dalle scatole i peggiori. In Italia credo che l’enfasi sia sul portare tutti al livello migliore possibile, anche sacrificando i piu’ bravi se necessario. Forse sbaglio, ma questa e’ l’idea che mi sono fatto negli anni.

          • PinoMamet says:

            Non credo sia un’idea del tutto sbagliata, quella che ti sei fatto.

            Diciamo che il modello italiano è tarato su due concetti abbastanza inconciliabili, che i professori italiani (una classe di martiri che ho imparato a rispettare) tentano di conciliare con qualche salto mortale:

            1- la scuola deve sfornare degli studenti preparati, specialmente a livello teorico, nell’indirizzo della scuola specialmente, ma anche su tutto il resto

            2-la scuola deve essere “inclusiva” e aiutare chi parte svantaggiato a recuperare posizioni e andare allo stesso passo degli altri

            • PinoMamet says:

              Ora, il grande segreto delle scuole di ninja o monasteri Shaolin ;) è che ci vanno:

              -quelli che sono molto motivati e/o
              -quelli che sono molto portati

              nella scuola italiani ci vanno anche i pigri o quelli che sarebbe meglio facessero tutt’altro…
              e ai professori si chiede di trasformarli in ninja lo stesso ;)

              e caspita, il più delle volte ci riescono pure!

              Il tutto mentre presidi, ministri, genitori e avvocati dei genitori fanno di tutto per ostacolarli.

            • Francesco says:

              scusa Pino, quelli che scrivono su Internet da che scuole escono?

              perchè sembra sempre che la scuola italiana sia una meraviglia, mentre il popolo è formato da bestie ignoranti e saccenti (toh, mi fischia un orecchio)

              o ci sono scuole e scuole ma non vogliamo dircelo?

            • PinoMamet says:

              Oh beh, esiste il liceo classico, perché, ci sono altre scuole? ;)
              Scherzi a parte, esistono studenti e studenti, soprattutto.
              Anche professori e professori, ma sai, per fare il professore devi passare un concorso, per fare lo studente no ;)

              Invece, i professori delle private (serie) e delle pubbliche, sono proprio le stesse persone, stessa provenienza stessi studi stessi concorsi.

            • Francesco says:

              seriamente, non capisco come conciliare tutti quelli che “gli studenti italiani all’estero sono dei super-sayan grazie alla scuola italina strafighissima” e tutti quelli che “la scuola in Italia fa schifo, i prof non fanno neppure finta di insegnare e devono promuovere anche le bestie”

              sarò schiavo del principio di non contraddizione o solo stupido?

              ciao

            • PinoMamet says:

              Ripeto: con tutti i suoi problemi, e nonostante tutti i tentativi di rovinarla, la scuola italiana non fa affatto schifo, e la mggioranza dei prof, la stragrande maggioranza di quelli che conosco, sono persone motivate e preparate.

            • Francesco says:

              Pino

              eppure tutti hanno almeno un insegnante lavativo e/o fuori di testa, che non perderà mai il posto

              e cmq non hai risposta alla domanda sull’origine di personaggi televisivi e commentatori FB

              :)

            • PinoMamet says:

              Francè, tu mi insegni, esiste la statistica.

              I coglioni sono inevitabili, che ti posso dire?

            • Roberto says:

              Francesco, lavativi e minchioni fanno parte dell’umanità e sono rappresentati in ogni categoria. Certo più l’accesso ad un lavoro è difficile e più sarà difficile per lavativi e minchioni, ma c’è una percentuale insopprimibile ovunque. Non baserei nessun giudizio su nessuna categoria basandomi su quella percentuale insopprimibile

            • Francesco says:

              non è un problema di percentuale, è che non sono sopprimibili

              in una squadra di calcio, i giocatori scarsissimi durano una-due stagioni poi via

              e tendenzialmente devono calare le pretese economiche, per trovare un altro posto

              nella scuola italiana, i peggiori insegnanti rimangono al loro posto o sono fatti ruotare, senza nessuna valutazione o giudizio che gli seghi le gambe

              ciao

        • paniscus says:

          “on esiste un sistema di sbarramento che ti ferma sei sei un po’ grullo/non hai voglia di far nulla. Andare avanti, vai avanti comunque.”
          ———————

          Ah, perchè nelle scuole italiane no?

          • Alessandro says:

            Mah, direi di no. Io fui bocciato in quarta ginnasio e se non mi fossi rimboccato le maniche sarei stato ribocciato. In Inghilterra mi avrebbero lasciato andare avanti dicendo che i miei risultati erano coerenti con le aspettative, o boiate del genere.

  16. Mario says:

    don Milani non ha mai detto che bocciare fosse in sé un atto classista, semplicemente notava che, guarda caso, ad essere stangati erano spesso i figli dei poveracci

    Don Milani! Un invertito e pederasta, figlio di un modernismo postribolare e macilento. Non a caso pochi giorni fa acclamato dall’ipostasi del nulla, il laido vettore della dissoluzione, Maria Bergoglio.

    • Francesco says:

      senti, Mario, c’è già abbastanza pubblicità favorevole a don Milani su ogni organo di informazione concepibile, senza che tu intervenga con questi modi sgarbati e controproducenti!

  17. Alessandro says:

    Sul legame tra boarding school e classe dirigente nel Regno Unito, consiglio di leggere questo articolo: https://www.theguardian.com/education/2014/jun/09/boarding-schools-bad-leaders-politicians-bullies-bumblers, che riassume il libro citato in calce, dello stesso autore dell’articolo.

    Da notare come, in modo quintessenzialmente inglese, l’autore introduce l’articolo con un paragrafo che riassume perfettamente il rapporto tra ruling elite e boarding education:

    In Britain, the link between private boarding education and leadership is gold-plated. If their parents can afford it, children are sent away from home to walk a well-trodden path that leads straight from boarding school through Oxbridge to high office in institutions such as the judiciary, the army, the City and, especially, government.

  18. PinoMamet says:

    Comunque spero che l’Italia non importi mai questa scemenza delle statistiche etniche.

    Non per pregiudizi antirazziali
    (comunque il razzismo mi pare abbastanza smentito, basta leggere la statistica riportata, e riporto il caso dei neri africani vs neri caraibici/britannici, dei pakistani vs bengalesi e degli irlandesi “normali” vs irlandesi “traveller”)

    ma perché secondo me è esattamente questo tipo di pensiero a creare i gruppi, e di conseguenza le differenze di prestazioni tra gruppi.

    Guardate appunto i neri americani, che a un certo punto hanno “imparato” che loro sono buoni solo per lo sport, che devono abbigliarsi in un certo modo, parlare in un certo modo, avere questi interessi e questa musica…

    • PinoMamet says:

      Poi la scuola italiana c’ha, oh, mille difetti, e le varie riforme non fanno che aggiungerne, ma resta il fatto che ti tratta uguale che tu sia bianco nero o terrone, Dante devi leggere e Dante devi sapere, e questa sì che è “inclusione”
      (invece “ti tolgo un terzo del programma perché il tuo psicologo mi certifica che ti rompi le balle a lezione”- versione italiana- o “ti permetto di fare un corso da tot crediti di african culture in cui alla fine mi parli di un rapper che parla di droga”- versione anglosassone- è esclusione )

      • Zhong says:

        “Dante devi leggere e Dante devi sapere”

        Il problema con questo approccio e’ che appunto, come si diceva prima, per portare tutti allo stesso livello e’ facile puntare sulla quantità invece che sulla qualità. Perche’, anche se pochi sono in grado di studiare bene, tutti sono in grado studiare tanto.

        • Z says:

          Boh, io ho sempre trovato surreale che si impiegassero tre anni per una disamina tricoctomica sulla Divina Commedia. Sgonda me sarebbe meglio insegnare materie spendibili, almeno a chi non è così ricco da vivere di rendita.

          • PinoMamet says:

            Z di spendibile c’è solo la formazione professionale, per il resto Dante vale quanto la letteratura Tamil; ma visto che siamo in Italia…
            Poi oh, possiamo discutere se vale la pena farlo per tre anni…

            • ruttone says:

              D’accordo su Dante, Manzoni e via discorrendo. Quando ero studente di scuole superiori mi hanno macinato i coglioni.

              La cosa che anche da adolescente non mi aveva mai convinto era ascoltare e leggere vaneggiamenti sul grande insegnamento umano che l’avvicinarsi a queste opere avrebbe dato.

              Qui divago: purtroppo secondo me in italia c’è veramente una attitudine dogmatica alla conoscenza che è secondo me causata dal fatto che una intera generazione di insegnanti ha scelto la professione più per la sicurezza lavorativa che per una vocazione all’insegnamento o alla conoscenza…O almeno così mi è sempre sembrato, soprattutto confrontandomi dopo quasi 30 anni con quelli che erano i miei insegnanti.

              A me piaceva molto la letteratura di fantascienza da adolescente e credo che in p.es. J.G. Ballard che leggevo allora abbia contribuito molto più di Manzoni o Dante a farmi capire la realtà in cui viviamo

              A me personalmente Dante ha sempre dato l’idea di un livoroso che sputtana chi gli sta antipatico nell’inferno e lecca il culo a chi gli piace in Paradiso e non ho mai capito cosa dovessi ammirare in questa persona e nella sua opera.

              Magari mi sbagliavo, magari non capivo e non capisco, ma è proprio questo il punto: non è applicabile alla mia vita, e trovavo ridicoli anche quei tentativi di intepretare la realtà moderna attraverso le parole di uno vissuto 700 anni prima.

              Penso che se vivesse adesso avrebbe uno di quei blog livorosetti

            • ruttone says:

              e fatta eccezione per i refusi che saltano fuori dai miei commenti credo che con un po’ di concentrazione posso scrivere italiano corretto anche senza aver studiato approfonditamente dante, perché questo pure è un altro di quei miti fondanti della scuola italiana (soprattutto i licei):

              1) se studi dante e manzoni allora parlerai e scriverai bene italiano

              2) Se studi latino, allora capirai di matematica

              Capito, suggerivano le scorciatoie, i trucchetti

              Vorrei spaccare le ginocchia con un tondino di ferro a quegli insegnanti che dicevano queste cose

            • PinoMamet says:

              Beh, per fortuna non ho mai sostenuto queste cose…

            • Roberto says:

              A me un argomento che puzzava già a 14 anni era “studia latino perché tu aiuterà a imparare più facilmente altre lingue”
              Ma se studio direttamente il tedesco non è più semplice?
              ;-)

            • Per Roberto

              “A me un argomento che puzzava già a 14 anni era “studia latino perché tu aiuterà a imparare più facilmente altre lingue””

              Però una tedesca mi ha convinto del contrario: per i tedeschi, il latino a scuola apre tutte le lingue romanze alla radice, oltre a far capire la metà dell’inglese. Ovviamente questo non vale per noi (magari se studiassimo l’antico slavonico liturgico?)

            • ruttone says:

              @Roberto

              Infatti, è un po’ questo che io contesto a chi “decide” come va la scuola in italia (o chi lo faceva 20 anni fa almeno): pensare che formare una persona sia qualche cosa simile al “metti la cera togli la cera” di Karate Kid — con la netta sensazione che chi impone di mettere e togliere la cera (gli insegnanti) lo faccia più per superstizione (“studia latino che impari il tedesco e le derivate”) che per altro

              Questo nella mia teoria della mente italiana è una istanza di una attitudine che ho notato per contrasto lavorando con persone nordeuropee: noi italiani sembriamo avere una specie di modello economico del mondo, dove la sofferenza/sacrificio/lavoro impiegato da una parte è come se desse dei diritti in ambiti completamente scorrelati

              Un po’ di esempi:

              1) studia latino che impari matematica

              2) amami o perlomeno vieni a letto con me perché ti ho offerto la cena e ti mando i cuoricini su facebook

              3) non farmi la multa perché vado a lavorare ogni giorno

              4) prenditi la colpa dell’incidente perché la mia automobile ha sofferto maggiori danni della tua (assistito in prima persona, in diretta, come spettatore fortunatamente)

              e via dicendo

            • Francesco says:

              in generale, propendo per usare i tondini di ferro sulle vostre ginocchia!

              teste rubate all’agricoltura che non siete altro … dubitare del Latino, di Dante, di Manzoni

              quasi come non andare a Catechismo!

              :D

            • ruttone says:

              @francesco

              teste rubate all’agricoltura

              non era braccia?

              o magari quelle sono occupate con altro

            • PinoMamet says:

              Dante va studiato perché è bello. Stop.
              C’è anche chi non lo apprezza, vabbè io sto zitto che abito in provincia di Parma e non mangio prosciutti né formaggi.

              Il latino si studia perché Orazio e Catullo sono belli, ignoro l’uso che ne fanno in Germania.

              Sicuramente è bellissima anche la poesia Tamil, but then again…

            • Roberto says:

              Ma io non dubito affatto di latino Dante e Manzoni, dubito del fatto che studiare il latino serva ad imparare il tedesco o la matematica.
              Molto più onesto e credibile quello che dice pino, sono cose che si studiano perché son belle, punto e basta

            • Francesco says:

              mi associo alla mozione Mamet, del resto se non le fai a scuole, le cose che sono belle, quando hai tempo di farle?

              ruttone, doppio meno per non aver colto la mia finissima ironia

              :)

            • Zhong says:

              “Dante va studiato perché è bello. Stop.”

              OK Ma vorrei sottolineare ancora una volta l’enfasi sulla quantità.

              Quando ero io al liceo si facevano sessioni lunghissime di “parafrasi” che ovviamente chiunque e’ capace di fare, e che non credo proprio che sia il miglior modo di trasmettere la bellezza dell’opera di Dante… ..o no?

              ..si fa ancora la parafrasi?

            • Roberto says:

              Posso citare la mia pargola che dinnanzi alla scelta fra due ore a settimana di latino o due aggiuntive di informatica ha scelto latino perché “tanto informatica so già che mi piace e la faccio in ogni caso, latino se non lo provo ora quando mai lo farò?”

            • Per roberto

              ““tanto informatica so già che mi piace e la faccio in ogni caso, latino se non lo provo ora quando mai lo farò?””

              Geniale!

            • Roberto says:

              Mai fatto parafrasi per Dante….

            • Francesco says:

              x Zhong

              per me parafrasi di Dante è lo stesso di tradurre il Greco o il Latino … sennò come capisci cosa scritto?

              ah, quanto detto per Latino e Dante vale 10 volte per il Greco Classico

              a compilare il 730 impari dopo

            • Z says:

              Pino,

              mica vero. C’è anche la formazione tecnica. E c’è la matematica.

              Comunque mica dico che bisogna fingere che DA non esista! Solo impiegarci tutte quelle ore per tre anni…

            • ruttone says:

              @ francesco
              ah, quanto detto per Latino e Dante vale 10 volte per il Greco Classico

              a compilare il 730 impari dopo

              l’accostamento della compilazione del 730 con studiare latino, dante e greco classico è molto appropriato

              :)

              p.s. mi spieghi la cosa delle ‘teste rubate all’agricoltura’? In effetti sospettavo che non fosse un errore

            • Francesco says:

              x ruttone

              visto che si parlava di Cultura Alta, mi pareva brutto scrivere “braccia” mentre teste mi è parso più adatto

              anche se sempre a zappare vi stavo mandando

              :)

              ciao

            • Z says:

              Francesco,

              sospetto che qui una sola persona sappia compilare un 730. Forse due.

              Quindi non è così vero che impari dopo. Dopo non impari e te la prendi col governo, con l’opposizione col capitalismo, con gli immigrati, con l’euro, con l’America che ti hanno reso precario e ti hanno rubato il futuro.

              Per leggere narrativa c’è tempo anche da adulti. Per acquisire competenze spendibili a volte no.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Ma sì che con i software dell’Agenzia delle Entrate dichiarare i tuoi redditi sembra uno scherzo, almeno finché non ti scrivono per dirti che hai compilato dei campi a caso :D

    • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

      @ Pino

      Non potrei essere più d’accordo.

    • Per PinoMamet

      “Comunque spero che l’Italia non importi mai questa scemenza delle statistiche etniche.”

      Difficile dire se sia peggiore il modello anglosassone (che ama queste statistiche etniche) oppure quello francese, che ne nega l’esistenza stessa ma poi si trova altre forme di risentimento.

      Comunque concordo.

    • Peucezio says:

      Pino,
      “Comunque spero che l’Italia non importi mai questa scemenza delle statistiche etniche.”

      In Italia non succederà mai: sono fissazioni degli anglosassoni.
      Che peraltro non ho mai capito come fanno a conciliare il loro fanatismo politicamente corretto con questo apartheid ufficializzato e proclamato (che poi ci sia di fatto, non è minimamente incompatibile col politicamente corretto, che vuole i negri sfruttati, ma una percentuale infinitesimale di negri professionisti che devono poter fare cause milionarie e crocifiggere la gente per una parola delle più innocenti che loro considerano inopportuna).

      Da noi sarebbe una bestemmia fare statistiche suddividendo i negri, i banchi, gli asiatici: ci sono cittadini, persone e basta. Loro lo fanno con una disinvoltura che nella nostra percezione suona razzista.

      • Per Peucezio
        “Da noi sarebbe una bestemmia fare statistiche suddividendo i negri, i banchi, gli asiatici: ci sono cittadini, persone e basta. Loro lo fanno con una disinvoltura che nella nostra percezione suona razzista.”

        E’ la famosa differenza tra la cultura monarchico-feudale-legalitaria inglese e quella statalista-cittadinizzante della tradizione giacobina.

        • Peucezio says:

          Sì,senz’altro.
          Però sotto ci dev’essere qualcosa di più antico, immagino.
          Perché non è solo una cultura giuridica, ma un abito mentale radicato degli italiani, che non può essere penetrato così a fondo in un secolo e mezzo di modello statuale giacobino-francesizzante.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Probabilmente di antico c’è proprio lo scollamento tra la teoria (lo Stato illuminista) e la pratica (la società che alla fin fine si basa su pressappoco e stereotipi più che sul dato ufficiale scientifico).

          • PinoMamet says:

            Secondo me c’è sotto sotto una teoria dell’espressione che andrebbe studiata, legata a quello che “sta bene” e “non sta bene” stilisticamente esprimere in un documento ufficiale.

            Il burocratese italiano era (ormai è purtroppo decaduto) un linguaggio molto particolare, in cui quasi ogni termine, comprese le congiunzioni (il famoso “ovvero” di cui di discusse tempo fa) doveva essere diverso da quello usato nella lingua quotidiana.

            Questa rigida distinzione di registri ha influito sul modo stesso di pensare, per cui esistono cose che “sta bene” dire
            (le statistiche sull’altezza media degli arruolati nelle varie classi di leva, dei bocciati e de ipromossi divisi per istituto e regione ecc.)

            e altre no, in pratica semplicemente perché appartengono al registro delle materie meno precise
            (“razza” e “gruppo etnico” sono criteri molto soggettivi- basta vedere i pastrocchi inglesi e americani- mentre per la statura basta un metro…)
            e discutibili
            (e tutto lo scopo della burocrazia italiana consiste nell’evitare discussioni e contestazioni)

          • Peucezio says:

            Sì, probabilmente c’entra anche questo.
            Cioè la difficoltà di dare confini formali certi a percezioni empiriche.
            Poi c’è anche il fatto che la società italiana è ancora in parte monorazziale, perché gli immigrati sono ancora una classe sociale a sé, mentre il ragazzo mulatto figlio di un genitore africano integrato magari sposato con un italiano, è una figura sempre più diffusa, ma ancora relativamente marginale e comunque non costituirà mai un gruppo, anzi, nel momento in cui è così, diventa parte del nostro gruppo, almeno nella percezione corrente (e sociologicamente è così).
            Per cui si tratterebbe di classificare tipi isolati (che per definizione non sono classificabili) o classi sociali (il che è percepito come fuori dal mondo: quale stato, per la nostra sensibilità, può discriminare in base al censo?).

            Aggiungo che abbiamo una tradizione umanistica troppo radicata: queste categorizzazioni biologizzanti (per quanto empiriche, ma è il principio che è biologico) cozzano con uno scientismo che da noi non si è mai radicato a fondo.

            Ma forse c’è ancora dell’altro.
            Rincorro un’intuizione, quindi non fatemi le pulci.
            L’italiano in fondo è convinto di essere Dio, di essere il demiurgo della Terra.
            L’anglosassone invece è convinto che il mondo sia stato creato da un Dio superiore e insindacabile, di cui non ha nemmeno senso discutere le ragioni, ma bisogna conformarvisi, per questo crede nella predestinazione.
            Ora, le razze le ha fatte la natura, quindi ce le teniamo così come sono.
            Ma se Dio sono io, le faccio e le disfo ogni giorno: le solidarietà sono mobili, continuamente variabili e rimescolabili, il guelfo di ieri diventa ghibellino e viceversa, oggi ti voglio ammazzare, domani ti abbraccio e ammazziamo quell’altro.

          • PinoMamet says:

            Può essere, e poi c’è anche un certo pudore latino a confrontarsi con l’idea che possano esistere delle diversità “di popolo”, per le quali, per dire, un albanese resti albanese anche se va a vivere in Norvegia e prende la cittadinanza giapponese.

            Infatti la tutela delle minoranze linguistiche in Italia segue un criterio puramente geografico: se sei residente nel tal Comune, a scuola sei bilingue francese, poi non mi importa niente se i tuoi nonni vengono da Crotone o i tuoi genitori da Dakar (in questo caso al limite sarai avvantaggiato ;) )

            invece gli inglesi hanno una storia di Impero in cui le minoranze veniva suddivise su base etnica (spesso in base al gusto arbitrario dei dominatori, che decidevano così perché secondo loro era così, punto e basta) e poi l’amministratore britannico trattava con le minoranze “etniche” come insiemi.

            • Francesco says:

              veramente io non ricordo neppure statistiche per regione o provincia

              e ho pesanti sospetti sul perchè

              F o’vetero leghista

      • Francesco says:

        veramente da noi si limitano a NON fare le statistiche per paura della Lega Nord, e per paura di lavorare

        oppure sono io che non le trovo?

  19. Moi says:

    Don Milani è vissuto dieci secoli fa, quando i contadini volevano imparare davvero e non ci riuscivano.

    Non si è occupato di adolescenti con i jeans strappati che spippolano su Facebook (quarto smartphone regalato loro dai genitori, gli altri tre si sono rotti) mentre contano le ore che mancano al loro diciottesimo compleanno, quando il babbo comprerà loro la macchina.

    Non confondiamo le epoche.

    Anche perché gli insegnanti “buonisti” di oggi non leggono certamente Don Milani, ma testi psicopedagoghichesi vagamente americani.

    [cit.]

    Miguel Martinez

    ——————————

    Concordo pienamente, punteggiatura compresa ! ;)

    Aggiungo che in un’ epoca in cui (specie con qualche giga in più) chiunque può entrare in contatto praticamente con l’intero Scibile Umano in poche “sditazzate” ;) su smàrtfon :) o su àipad :) … troneggia il ricordo del Giancarlo Pajetta che, per quanto l’ istruzione possa essere obbligatoria, l’ignoranza sarà sempre facoltativa.

    • Moi says:

      il Classismo poteva essere un argomento fino a quando che c’era Uìndouss Novantotto con il Modem Cinquantasei Kappa … non oltre !

    • Moi says:

      Insomma, Segreto di Pulcinella ;) : il grosso delle robe ignote … è semplicemente perché non te ne frega un cazzo ! Se te le impongono, l’ indifferenza può evolversi facilmente addirittura in odio culturale !

    • Peucezio says:

      Moi,
      però gli “adolescenti con i jeans strappati che spippolano su Facebook” li ha generati lui.

      • Per Peucezio

        “però gli “adolescenti con i jeans strappati che spippolano su Facebook” li ha generati lui.”

        Veramente quelli vengono dagli Stati Uniti.

        L’unico discepolo di Don Milani che conosco si è letteralmente costruito la scuola a quattordici anni, assieme ai professori, e oggi, a oltre sessant’anni, ha imparato a riparare organi di chiesa e a sessanta e passa anni si iscrive al serale dell’istituto agrario, perché vuole riportare la tradizione agraria di Leopoldo II in Toscana.

        Hai un’idea un po’ caricaturale, temo, dei cattocomunisti toscani.

        • Francesco says:

          MM

          posso suggerirti di leggere altro che Repubblica?

          giusto per dire, il Corriere, il l’Avvenire, il Museo della Triennale e pure il Papa hanno appena cantato una gran messa in onore di Milani

          magari un pò travisato, ma è vivo e lotta in mezzo a noi (stavo per scrivere contro di noi)

          ciao

        • Peucezio says:

          Miguel,
          probabilmente bisogna distinguere l’influenza diretta, personale, da quella indiretta.
          D’altronde la “Lettera a una professoressa” don Milani presumo che l’abbia scritta perché venisse letta in tutta Italia, quindi non penso che lui fosse interessato solo a formare i toscanacci con cui aveva ache fare ogni giorno (cui pure senz’altro teneva molto), ma anche a proporre un modello pedagogico generale.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Dunque i jeans strappati si sono diffusi solo in Italia dove è vissuto Don Milani e non all’estero dove la sua influenza indiretta non è arrivata?
            Ma non vi sfiora l’idea che la cultura usana sia uno tsunami che non può essere né favorito né ostacolato da attori locali?

            • Peucezio says:

              Che c’entra, è ovvio che il fenomeno non è italiano e non nasce in Italia.
              Ma in ogni posto ha bisogno dei suoi tramiti locali, dei suoi capibastone che gestiscono la colonia per conto del capo (anche inconsapevolmente).

            • Per Peucezio

              “Ma in ogni posto ha bisogno dei suoi tramiti locali, dei suoi capibastone che gestiscono la colonia per conto del capo”

              Ma credo che sia errato vedere una continuità tra l’antico pauperismo cattolico, che comunque è sempre fondato sul lavoro e sul sacrificio (proprio per questo critica i “ricchi fannulloni”) e “il capo” della “colonia”.

              Non ho letto abbastanza di Don Milani, ma Firenze è una città profondamente segnata dal “cattocomunismo”, e non riesco a pensare a nulla di più lontano dallo spirito americano.

              I cattocomunisti erano (o cercavano di essere) quanto di più austero, semplice e altruista si possa immaginare, con tutti i limiti dei monoteisti radicali.

              Certo, avevano una profonda e forse mal riposta fiducia nei contadini e proletari italiani, ma non mi risulta abbiano mai tifato per gli Stati Uniti.

              Però sono stati anche un’umanità grande, come può testimoniare chiunque li abbia conosciuti di persona: il nostro quartiere non ha mai conosciuto persone più straordinarie di Fioretta Mazzei e Don Cubattoli.

            • Peucezio says:

              Sì, forse sono stato preso troppo alla lettera (per colpa mia).
              Il risultato di quel tipo di pedagogia è stato il disimpegno e la superficialità che sono esattamente ciò che è funzionale al mondo liquido di oggi.
              Probabilmente non era negli intendimenti di uno come don Milani.
              Anche se non so poi quanto si sentirebbe a disagio nel mondo d’oggi. I comunisti ancora in vita ci sguazzano e criticano solo gli aspetti in fondo generazionalmente più datati (chessò, l’esuberanza sessuale di Berlusconi), cercando di gabellare l’idea che siano aspetti di decadenza recente.

              Alla fine stringi stringi, con tutte le differenze del caso, l’Occidente contemporaneo ha una sua fisionomia unitaria: la rottura della gerarchia, del principio di autorità, del sapere strutturato, del fatto che ci sono dei ruoli, che la trasmissione della conoscenza è un fatto unilaterale, unidirezionale, verticale, che i giovani devono imparare, obbedire, non dare sfogo alla propria creatività (che quasi sempre coincide con la propria banalità), perché l’originalità è una conquista, un punto d’arrivo, non un punto di partenza.

              Un rivoluzionario può anche giocare a fare l’asceta, ma in fondo ogni rivoluzione è un modo di perseguire la via più breve e più comoda, di far saltare il tappo che tiene a freno gli istinti più bassi.

            • PinoMamet says:

              Mmm potrei essere d’accordo con Peucezio tranne che sull’ultimo paragrafo.

              Quello non descrive le rivoluzioni, ma le rivoluzioni tentate o le finte rivoluzioni o il giocare ai rivoluzionari da parte di alcuni intellettuali.

              Una rivoluzione invece succede davvero quando sotto il tappo il fermento è tale da far saltare il tappo stesso, in fondo indipendentemente dalla presenza di qualcuno che faccia il tifo.
              E non per promuovere gli istinti più bassi (per quelli, ogni società ha il suo tappeto sotto cui spazzarli) ma per permettere gli istinti vitali.

              Tu parli di ruoli, di ordine sociale: ma questo implica sempre, in una misura o un’altra, un certo grado di mobilità.
              Il capace e il meritevole deve avere la possibilità di scalare almeno qualche gradino in su, lo scemo e non meritevole il timore di scendere almeno di un paio di gradini.
              Quando tutto questo si inceppa, e si notano troppi scemi e non meritevoli saldamente fissi ai posti che non meritano, una rivoluzione non salvaguarda “gli istinti più bassi”, ma una delle più comprensibili e basilari aspirazioni umane, quella a migliorare la propria posizione.

              Il che spiega perché i fautori dell’ancien regime siano spesso anche nemici del capitalismo…

            • Peucezio says:

              Pino,
              sarei d’accordo con te se storicamente le rivoluzioni fossero state quello che dici tu.
              Invece sono state sempre solo la ratifica formale (violenta) dell’egemonia di fatto (già acquisita) di una classe.
              Se uno mi dice: “ora comando io ma mi sento oppresso dagli ultimi vincoli che mi impediscono di fare tutto il mio porco comodo, ma mi danno ancora qualche parvenza minima di limitazioni”, faccio fatica a credere che si senta oppresso.

              La gente l’oppressione la tollera bene, perché fondamentalmente è passiva e le oppressioni vanno avanti per secoli, millenni. Le disuguaglianze, le iniquità, le frustrazioni, non nel senso di uno che potrebbe fare il ricercatore al CNR ma fa l’impiegato ma di uno che potrebbe fare il ricercatore al CNR e va a lavorare in miniera o fa lo schiavo che può essere frustato a morte per una parola sbagliata, sono la regola nella storia, almeno a partire dalle società differenziate, non l’eccezione e non salta nessun tappo, perché, più tieni la gente sotto il tallone, più ne sopprimi la capacità reattiva.

              Le rivoluzioni ci sono quando cambiano le strutture economiche, c’è più roba e ci sono gruppi che si arricchiscono e scoprono possibilità nuove, prima impensate. A quel punto vogliono emergere sempre di più e le strutture sociali e giuridiche precedenti non stanno al passo, perché mutano meno velocemente di quelle economiche.
              Se con oppressione intendi questo, allora siamo d’accordo.
              Ma l’oppresso non è chi vive male e viene mortificato nelle sue capacità potenziali.
              E’ chi ha assaporato un avanzamento, un cambio di vita, ma ha ancora dei lacci e lacciuoli che gli impediscono di esplicarlo in pieno: non è colui che viveva fra il digiuno e il mangiare patate, ma è colui che ha assaggiato il caviale e ora lo vuole tutti i giorni.

            • Francesco says:

              vorrei avere l’intelligenza per mettere insieme questi ultimi 3-4 post farne un mio sunto “coerente”

              c’è dentro un sacco di roba vera e importante

            • PinoMamet says:

              Ringrazioe Francesco della generosità ;)

              comunque Peucè sei poco quadridimensionale:
              pensa ai cambiamenti di dinastia a Roma… o meglio, ancora, alla fine dell’Impero Romano
              (sì, io sono tra quelli che pensano che tra i Goti moltissimi furono Romani, infimi o anche no, che non ne potevano proprio più del sistema di corvèes tardo-imperiali)

              o alle dinastie cinesi, molte nate da rivolte o guerre civili e capeggiate da persone di umile origine poi diventate imperatori
              (cosa impossibile in Giappone, dove però diventavano shogun…)
              o all’ultima, di origine Manciù (e qui si può dire con certezza che moltissimi Manciù erano di fatto Han che trovavano comodo e conveniente unirsi a loro).

              certo, non mutavano l’ordine costituito: ma offrivano una valvola di sfogo quando questo era diventato sclerotico…

            • Peucezio says:

              Io pensavo alle rivoluzioni in senso stretto, col nome di rivoluzioni, quelle post-illuministiche occidentali.
              Le altre le conosco troppo poco per potermi esprimere. E non avevo mai sentito parlare della caduta di Roma in termini di “rivoluzione” anche se forse ci può stare.
              Ma se fino ad ora ho capito qualcosa di come funzionano gli esseri umani, credo di aver capito (sbaglierò…) che le iniziative non nascono mai da chi subisce e ha il tallone sulla testa, ma dal proprietario del tallone.
              Cioè quando succede qualcosa la fanno i forti.
              Le volte in cui la fanno i deboli, perdono.

  20. Moi says:

    va be’ … il dieci secoli è un’ iperbole … soprattutto in termini esponenziali di progresso tecnologico … ma paradossale regresso culturale a discapito !

  21. Moi says:

    Ma molto probabilmente per i giovani “AfroAmericani” (discesi da Schiavi) la Scuola Pubblica è roba concepita contro (!) di loro dai Discendenti di Padroni Bianchi … quindi si autoghettizzano. Significativo, qualche tempo addietro, il caso di un Prof. Bianco accusato di Razzismo per aver corretto degli errori a dei ragazzini Ne(g)ri che sostenevano che le apparenti sgrammaticature fossero in realtà Eredità Culturale.

    Poco, anzi nulla, importa che Malcolm X e Martin Luther King avessero una concezione “da Vecchio PCI con l’ Italiano” ;) sull’ Inglese che un Ne(g)ro emancipato e libero doveva padroneggiare …

    Ci credo che gli “Afrodiscendenti” (cioè NON discesi da Schiavi di Padroni Bianchi di cui portano il cognome Inglese …) senza tute ‘ste fisime vadano molto meglio !

  22. Moi says:

    un esempio di Afrodiscendente controverso è Bennett Omalu (interpretato da Will Smith _ che fa l’ accento Nigeriano_ in un “Bàiòpìch” ;) …) sui traumi cerebrali simil- “dementia pugilistica” (cfr. “Pugile Suonato”) del “Fùtbol Americano” ;)

    https://www.youtube.com/watch?v=Io6hPdC41RM

    • Francesco says:

      ehm, Mig. tu hai capito cosa sarebbe la autoginefilia?

      ho bisogno di un aiutino

      grazie

      • ruttone says:

        @francesco
        Letto su wikipedia

        is a term coined in 1989 by Ray Blanchard, to refer to “a man’s paraphilic tendency to be sexually aroused by the thought or image of himself as a woman.”

        • ruttone says:

          Io spesso mi immagino involontariamente (nel senso che emerge spontaneamente senza che io la richiami) una situazione dove io, il mio capo e i miei colleghi siamo vestiti da signore cinquantenni, controvoglia come se fosse stata una costrizione e.g. da parte di un cliente

          devo trovare qualche sociologo che dia un nome a questa cosa

          • ruttone says:

            Sguardi drammatici, interrogandoci muti, come se ci domandassimo “che ne sarà di noi”

            • Francesco says:

              dì la verità che sognate l’irruzione di un manipolo di virili clienti cosacchi che vi usi violenza!

              :D

        • Francesco says:

          cioè? e poi il contorno di furioso dibattito tra femministe e invertiti e operandi?

          io di solito mi diverto a muovermi in quel campo, è un pò come a DD, tra Elfi Neri del Mari e Troll col QI di un Mago, ma la AGF mi stende

          • Francesco says:

            Moi, dove sei quando saresti utile?

          • ruttone says:

            Non lo so, ‘ste cose mi hanno annoiato al punto che nemmeno mi ci incazzo anche perché hanno una rilevanza nulla nella mia vita

            è interessante questo cercare di spaccare il capello in diecimila di queste discipline “gender” perché sembra essere un generatore inesauribile di nomenklatura tecnica.

            ad ognuno di questi termini c’è associato almeno un sociologo. È una specie di feudalesimo delle idee dove ciascuno può avere il suo feudo. Hanno tutti ragione e nessuno vuol sentir ragioni

            • Per ruttone

              “Non lo so, ‘ste cose mi hanno annoiato al punto che nemmeno mi ci incazzo anche perché hanno una rilevanza nulla nella mia vita”

              Credo che queste cose avranno una rilevanza crescente in moltissimi contesti tra alcuni anni.

              Sei un giornalista sfigato di quelli a sette euro ad articoli (a Firenze esistono) che si occupa di cronaca locale?

              Hai sbagliato nel definire la vittima di un pestaggio come LBEGAGASRGACA mentre era un* LEBBARKCSDASCA (o magari era solo una persona qualunque, ma c’è qualcun altro che rivendica la sigla)?

              Ecco che il presidente dell’associazione LEBBARKCSDASCA, quattro soci in tutto, chiede 100.000 euro di danni.

              E il proprietario del giornale (che va in vacanza in Tailandia per trombarsi Vere Donne, ma ha il terrore di di tribunali e di rovinarsi la reputazione) ti cambia subito con un altro giornalista da sei euro e cinquanta ad articolo.

            • Moi says:

              … precisamente ! ;)

              —————————-

              … visto, che ce la potete fare anche da soli ? ;)

              Tra l’altro sono cose che avranno sempre più importanza nella “Formazione Aziendale / Avviamento all’ Iniziazione dei Rudimenti delle Scienze Socio-Culturali della Psicologia Applicata del Lavoro” ;) …con il nome di “Soft Skills” [sic] .

              Perché il “Network” vuole una sua “Sociability” attenta alla “Intersectionality” affinché nessuno/a/* abbia da aversene a “Trigger” ! :D

            • Moi says:

              Se sei contemporaneamente Maschio+Bianco+Etero+Cis+Secolarizzato/(Post)Cristiano allora le hai proprio tutte ;) ! Già alle prime avvisaglie di “Mansplaining” … you gotta stay in bell ;) !

              … devi stare in campana !

            • Per Moi

              “Se sei contemporaneamente Maschio+Bianco+Etero+Cis+Secolarizzato/(Post)Cristiano allora le hai proprio tutte”

              La cosa divertente è che pare che non esistano combinazioni intermedie.

              Tipo “ricco, bianco, maschio, eterosessuale, dislessico” oppure, “donna, nera, povera, cristiana fondamentalista, omofoba”.

            • Moi says:

              Mansplaining: The Science

              https://www.youtube.com/watch?v=t7GUjKv9qSI

              The problem with ‘mansplaining’

              https://www.youtube.com/watch?v=qavRbgRTT6U

              per Mauricius, con lo Spirito del Concilio, ‘sto gergo ha preso il posto del linguaggio liturgico ! ;)

            • Mauricius Tarvisii says:

              Moi, in anticlericalismo stucchevole riesci a battere persino Andrea Di Vita. Sareste un’unione civile perfetta e tra di voi non ci sarebbero mai problemi di mansplaining, manterrupting, manspreading, ecc.

            • Andrea Di Vita says:

              @ MT

              Io battuto in anticlericalismo da Moi??

              Non sia mai!!! :-) :-) :-) :-)

              Ciao!

              Andrea Di Vita

        • ruttone says:

          Blanchard comunque ci si chiamava quello di Society: the horror

  23. A proposito di educazione…

    https://www.sciencenews.org/article/african-farmers-kids-conquer-marshmallow-test

    un semplice test internazionale sull’autocontrollo infantile (in pratica, scegliere se prendere un dolce subito o aspettare e prenderne uno migliore).

    Solo il 28% dei bambini tedeschi ci riesce, in genere comunque agitandosi e cercando di distrarsi.

    Invece, ci riescono, e con la massima calma, il 70% dei bambini della popolazione contadina Nso del Camerun.

    Credo che sia molto significativo.

    • Roberto says:

      Interessante.
      Sarebbe ancora più interessante poter distinguere fra “pazienza” e “obbedienza”

      • Francesco says:

        Beh, sia l’obbedienza che la pazienza sono due grandissime virtù

        perchè distinguerle? insegnamole!

        • Mauricius Tarvisii says:

          La pazienza non viene meno quando viene meno l’autorità e l’obbedienza può farti anche ubbidire ad ordini impazienti. Sull’obbedienza come virtù ho i miei dubbi, comunque.

  24. Moi says:

    L’ autogynephilia ;) (in canzone) di Giorgio Faletti :

    https://www.youtube.com/watch?v=6H269IVgKZQ

    quando e se (!) han senso ;) , i Gender Studies sono degli UCAS (Ufficio Complicazioni Affari Semplici) spaventosi :

    tipo che per poter dire da uomini, anche senza essere omosessuali, che Alessandro Gassman è più bello di Rocco Papaleo …

    … prima un intellettuale “a prova di Frau Gruber” ;) fa un sermone in TV; poi diventa un’ articolessa ;) in prima pagina un giornalone serio-serio; poi un libro; poi un esame facoltativo in tutte le università; poi un esame obbligatorio in tutte le facoltà; poi una nuova Facoltà Universitaria a parte, con conferenze e convegni e case editrici specializzate !

  25. Moi says:

    Confesso: il “Manspreading” mi mancava, ma come sapete: in questo sono convintamente Pajettista ! ;) … thank you, Millennial Snowflake ! ;)

    … WTF ?!

    ‘Manspreading’ banned (!) in Madrid
    (sembra imposibile che fino al 1975, proprio colà … nevvero, Habs ?! ;) … )

    https://www.youtube.com/watch?v=TdTzuPjN8LQ

  26. Moi says:

    @ PEUCEZIO

    Chiediti perché, avendo a portata di sditazzata lo Scibile Umano, i Giovani e NON solo preferiscono le cagate ! … Non penso di aver la risposta giusta, ma credo che sia la domanda giusta ! Nell’ Era a noi contemporanea, l’ Ignoranza Volontaria non è mai stata così palese !

    • Roberto says:

      La risposta giusta è che la realtà è complicata, le cazzate semplici, divertenti e rassicuranti.

      • Peucezio says:

        Sì, ma rimane eluso il problema.
        Perché la gente prima era disposta a fare fatica e adesso no?

        La risposta secondo me è banale, persino lapalissiana: la pancia piena. Troppo benessere abitua ad avere tutto subito.
        Oggi il benessere è diminuito, ma ce ne vorrà perché cambi la gente.

        • Z says:

          Prima la gente era costretta a faticare e lo sapeva. Ora è stata convinta di poterne fare a meno.

          Poi arriva il conto, e via di corsa a trovare un colpevole cui intestarlo :-)

        • Francesco says:

          la gente prima era disposta a fare fatica

          questo è un caso in cui il termine “la gente” è ingannevole

          i contadini non erano disposti a fare fatica, non avevano altre possibilità, i più fortunati potevano partire per fare i mercenari e solo in certe epoche

          e così quasi tutti quelli di “prima”

  27. Moi says:

    @ RUTTONE

    Cercati la Gender Fitna ;) sul film “Stonewall”, in cui un personaggio “Queer” che avrà un ruolo decisivo nella Lotta di Genere viene “cisgenderized” (ed è uno dei neologismi più semplici …eh !) in “Gay” … vedrai che l’exemplum fictum di Miguel NON esagera affatto !

  28. Moi says:

    Vediamo un po’ : Lady Oscar è autoandrophilia ? Mmmh … deve subire un’imposizione da parte del “padre” (nel Settecento si diceva ancora ;) …) , perciò non propriamente.

    Lady Georgie ? Be’… si finge “Joe” in tre occasioni, ma sempre per necessità senza alternativa (nell’ Ottocento, il Girl Power mancava …) perciò direi di no.

  29. Moi says:

    Che poi, una volta,gli Asiatici … non si suddividevano in “Chinks” (“Cinesi”), “Gooks” (Coreani) e “Japs” (Giapponesi) ? … Che poi nei “racial issues” per le “affirmative actions” mi pare che non saltino mai fuori !

    Gli Indo-Paki-Bangla ;) credo che una volta avessero il nome collettivo di “Brownies” …

  30. Moi says:

    … Va be': “Kikes” e “Wops” sono troppo “biancheggianti”, no ?

    ………………………………………

    Invece c’è un’ altra osservazione spero più interessante che mi viene in mente … fateci caso : al Pastore Europeo di Tradizione Cristiana viene attribuito come insulto che sodomizzerebbe le pecore … al “Collega” ;) di Tradizione Islamica, invece, viene attribuita la predilezione sodomica per le capre.

    … Come mai ? … Né l’ una né l’altra sono particolarmente fauna endemica, perciò la ragione dev’essere un’altra.

    … Forse il Simbolismo Semitico-Mesopotamico antichissimo che, nei confronti del Pastore (con tutte le metafore …), la Capra è ribelle mentre la Pecora è mansueta ?!

  31. Moi says:

    @ FRANCESCO

    Mi meraviglio di te: sulle genderate _ parafrasando Mao che parafrasava Confucio _ non elemosinare pesci … impara a pescare, ne hai tutti i numeri !

  32. Moi says:

    … Ingerenza Inversa ?

    ;)

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-caso-padre-livio-l-ordinedei-giornalisti-processa-la-bibbia-20250.htm

    ———————–
    Caso padre Livio: l’Ordine dei Giornalisti processa la Bibbia
    di Ermes Dovico
    23-06-2017

  33. Moi says:

    Quindi è colpa dell’ Utilitarismo … dell’ Achecosaservismo ;) Insofferente al Sapere fine a sé stesso … ?

  34. Moi says:

    https://www.youtube.com/watch?v=JQuw3M–Lio

    Indiano prende in giro gli Italiani

    ————-

    per certi versi, intreressante … anche se _ a pochi km da Nizza , Locarno, Chiasso, Innsbruck, Nova Gorica, Rijeka/Fiume, Koper/Capodistria e poco altro _ l’ Italiano all’ Estero è unicamente Meridionale, al massimo Romanaccio supergrezzo.

    • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

      @ Moi

      Ma no, santo cielo! Quello del video che hai linkato non è “l’Italiano”, e nemmeno il “Meridionale”! E’ uno stereotipo: magari rappresentato in modo simpatico, ma pur sempre tale… E l’aspetto più grottesco della faccenda è che la tua profonda ottusità e la tua evidente insicurezza di fondo (e mi fermo qui…) ti impediscono di capire che “Gli Stranieri” (!!?) ti attribuiscono lo stesso identico stereotipo in cui tu pretendi di fare a tutti i costi rientrare me (sì, personalizzo nella vaga e mal riposta speranza che tu capisca…)… Perché non ci vuole molto a rendersi conto del fatto che chi è armato di pregiudizi, quando va – ad esempio – a Bologna, non ha difficoltà a “vedere” “l’Italiano” esattamente come se lo aspetta… Eppure, basterebbe unicamente la capacità di mettere le cose in prospettiva, oltre che il minimo sforzo di guardarsi attorno…

      Cmq, questo è davvero, da parte mia, l’ultimo commento a sfondo “etnico” :) , perché “non c’è sordo peggiore di chi non vuole sentire”… Aggiungo solo qualche considerazione a margine…

      1. L’attore del video, nel momento in cui sostiene che “Gli Italiani” non riescono proprio ad immaginarsi “indiani normali”, mi pare che tratteggi pressoché fedelmente la tipologia antropologica nella quale rientra a pieno titolo il commentatore “Moi”: almeno in questo ci ha preso… :)

      2. La “forma mentis” del “Moi” mi pare che sia paradigmatica: ho la spiacevole impressione che le derive culturali giustamente stigmatizzate da Miguel continueranno ad avere seguito fintantoché esisteranno personaggi siffatti a fare il controcanto…

      3. Personalmente, non so fino a che punto potrei spacciarmi per indiano (fra un paio di mesi, nel picco dell’abbronzatura, chissà… :) ): nel caso, come detto in un commento precedente, ne sarei assolutamente onorato e fiero… :) … Mi basta differenziarmi dalla tipologia “Moi”: per il resto, nessun problema!

      • PinoMamet says:

        Ho visto il filmatino e non vi ho visto nulla di strano, nulla di offensivo verso gli italiani (ok secondo il tizio non riuscirebbero a immaginarsi gli indiani come persone normali, ma non li trovo particolarmente insultante… Tra l’altro ripete che l’Italia gli piace e farsi passare per italiano lo rende figo) e nulla che riguardi la tematica nord/ sud, quindi non capisco proprio l’intervento di Moi.. boh!

        • ruttone says:

          A me è sembrato simpatico

          chissà se nella parte successiva inverte le parti nella storiella del ristorante, sarebbe stato divertente

          • Dif says:

            Ragazzi, quello è Russell Peters, grande comico indo-canadese. Il fulcro dei suoi spettacoli è proprio quello di giocare sugli stereotipi sui vari popoli, in primis sugli indiani ;)

  35. Moi says:

    Nasce l’estensione per Google Chrome che limita l’omofobia in rete

    http://gayburg.blogspot.it/2017/06/nasce-lestensione-per-google-chrome-che.html

  36. Moi says:

    @ RAZZIALISTI

    Il famoso Youtuber-Giornalista (FiloGovernativo, aspirante RadicalChic Professionista …) Alessandro Masala / SHY / Shooter Hates You è convinto espressamente non solo di non sembrare Sardo, ma neppure Italiano (!) in virtù di “pelle chiarissima e lineamenti affilati” [cit.]

    https://i.ytimg.com/vi/qp4GeQkjeOw/maxresdefault.jpg

    va be’, è il classico che “Gli Italiani sono sempre gli Altri” e deve covincersene …

    @ PINO

    l’ Indiano del video, non ti sembra un po’ sprezzante … di quelli che si sentono Inglesi ?

    @ ANDREA

    O sei prevenuto nei iei confronti, o sei Analfabeta Funzionale (che adesso fa fighissimo usare questo argomento !) … il ché, bada bene, NONvuol dire affatto “incolto”. Anzi, usi le tue dotte letture per trnincerarti in una Torre d’ Avorio.

  37. Moi says:

    @ PINO

    Sì, dice che gli piace essere scambiato per Italiano, ma mi pare il classico attegiamento da antropologo-entomologo AngloSassone … inoltre, ti ricordo che il mondo AngloSassofono ;) NON è come il nostro, in cui è “normale” che un Professore Universitario Pugliese di Lettere parli in Italiano come Checco Zalone ! Il Sindaco Khan di Londra ha un accento molto più “da cassetta/ dvd del libro d’ Inglese lingua straniera a scuola” rispetto a qualunque AngloSassonissimo Chav da Slum tutto sbronze e risse !

    Ma gli esempi in Italia analoghi si sprecano, anche per altre professioni.

    • PinoMamet says:

      Non ho capito esattamente quale sia il tuo punto, davvero.

      Un comico indiano che dice gli italiani usano molto i festi. Ok, non è il massimo dell’originalità, e allora?
      Boh, non capisco proprio cosa c’entrino Checco Zalone e il sindaco di Londra.

    • Roberto says:

      Moi ma di prese per il culo degli stranieri ce ne sono a pacchi in qualsiasi posto al mondo. Cerca i filmati di ritals, che dovrebbero dire i moi francesi? (Secondo me dovrebbero ridere, ma se sei coerente dovresti trovarli antipatici come l’indiano)

      • PinoMamet says:

        Questo è il preferito di una mia amica residente a Parigi, che ci tiene a sottolineare che è realistico al 100%, secondo lei.

        • Roberto says:

          Confermo il realismo!
          :-)

          Io li trovo divertenti ma effettivamente un po’ pesanti. Comunque tutti i francesi ai quali ho fatto vedere ritals hanno inaspettatamente riso (inaspettatamente perché non direi che l’autoironia sia la loro dote più evidente)

  38. Moi says:

    Ogni Lingua Ufficiale ha il suo “Scuolese” ;) eletto a modello teorico : non solo come fonetica, grammatica, morfosintassi … ma anche come lessico. Ad esempio, anni fa lessi un dossier d’ inizio Anni ’70 in alcuni (all’ epoca, la prassi o-barra-a-barra-asterisco non usava ancora …) insegnanti “Comunisti” mettevano alla berlina i colleghi (v.di) “Democristiani” che, nei temi, correggevano “i camion” con “gli autocarri” … parola che esiste solo nel Burocratese da Codice della Strada … i Babbani lo sentiranno per la prima volta a scuola guida. Fu lì che scoprii anche il famigerato “ovvero” … visto che sbagliai un Quiz di esercitazione proprio per fraintendimento di quello ! ;)

    • Z says:

      Secondo me la correzione era giusta. Non per stangare il giovinetto/a/um, ma per precisare la forma corretta dell’ italiano scritto e formale.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Secondo me invece era sbagliata: camion è anche autoarticolato e autotreno.

      • PinoMamet says:

        Comunque giovinetto/a/um è geniale!

        e propongo di adottarlo, in ossequio alla nostra Romana Tradizione Vmanistica, al posto di cari/e amiche/i o car* amic* o formule simili…

    • Roberto says:

      Beh se a scuola insegnassero pure “ovvero” e “autocarri” magari qualcuno si salverebbe ai quiz di scuola guida

      • Peucezio says:

        Roberto,
        “Beh se a scuola insegnassero pure “ovvero” e “autocarri” magari qualcuno si salverebbe ai quiz di scuola guida”

        Per la gioia di Miguel, che vedrebbe ancora più patentati e automuniti in giro per l’Italia.

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