Me ne voglio andare!

Da qualche post, quasi per caso, si parla spesso delle Migrazioni dei nostri tempi.

Mi sembra che sia un tema di cui si parli, partendo sempre da un inesistente noi.

Noi li dobbiamo respingere? Hanno valori come i nostri? Li dobbiamo sbattere fuori, perché la nostra civiltà è la più bella mai esistita? Li dobbiamo accogliere, perché facciamo parte della civiltà più bella mai esistita?

In realtà, di Noi non ne vedo molti.

Le persone sono persone, e tante vanno benissimo; ma se dovessi definire quelle che si considerano Occidentali

Vedo individui ferocemente attaccati ai loro presunti diritti, chiusi in scatole di metallo tra nuvole di CO2 e polveri sottili, mentre pendolano da soli tra villette a schiera, uffici e centri commerciali, buttando cicche dal finestrino e digitando insulti sul telefonino mentre guidano, prima di andare a fare brutti sogni la notte.

occidentale

Diciamocelo, il punto di vista dell’Occidente non merita particolare interesse.

Interessante invece è capire cosa succede nel mondo, e perché innumerevoli milioni di persone vogliono scappare da dove si trovano, fosse pure al prezzo di incontrare degli Occidentali (immagino che gente occidentale nell’animo si trovi pure nei villaggi più remoti del Burkina Faso, ma non ho mai detto che basti la pelle nere per essere superiori).

Io conosco un solo paese africano, che è l’Egitto.

Ci ho vissuto ormai parecchi anni fa, e mi ricordo che all’epoca il sogno di quasi tutte le persone che incontravo -salvo alcuni musulmani molto pii e quelle che erano talmente ricche da poter prendersi l’aereo per Londra quando volevano –  era di andare altrove.

Un altrove che erano soprattutto altri paesi arabi, tra cui l’Arabia Saudita, dove si potevano fare soldi senza passare per l’umiliante trafila di sudditanza al potere militare; ma ancora meglio l’Iraq.

In Iraq, i  lavoratori stranieri prendevano il posto dell’intera generazione di giovani mandati a morire nella guerra di Saddam Hussein contro l’Iran. Ma gli egiziani sapevano che era l’unico paese arabo in cui venivano trattati con equità e in maniera onesta.

Mi raccontavano alcuni giordani che quando l’Egitto partecipò al primo attacco americano contro l’Iraq,  i lavoratori egiziani furono deportati e fecero scalo in Giordania, dove i giordani li massacrarono di botte, accusandoli di aver tradito l’unico paese che li aveva accolti bene.

Tra i più desiderosi di emigrare, c’erano i cristiani, che si sentivano ogni giorno il fiato addosso la tensione: il sogno era mettere da parte le 75.000 sterline che l’Inghilterra allora chiedeva che gli aspiranti immigrati potessero dimostrare di possedere. E quindi innumerevoli cristiani si dedicavano al mercato nero di valuta, di alcolici, di qualunque cosa potesse mettere nelle loro mani i preziosi pounds.

Tutto ciò si riasssume in un solo concetto, semplice semplice:

ما فيش مستقبل

Non c’è futuro”

La mia esperienza è aneddotica, e anche datata.

Però ho trovato in rete un interessante studio, di pochi anni fa, che si riferisce all’Egitto.

Era il 2013, e l’Egitto aveva vissuto in rapida successione la chimera democratica, il governo dei Fratelli Musulmani e il colpo di stato di al-Sisi – il 15% di chi aveva lavoro prima, l’ha perso nel frattempo.

Partiamo dal primo dato: ogni anno l’Egitto produce 750.000 nuovi laureati. Con alle spalle una selezioni durissima e inimmaginabile in Italia. E’ proprio questo immenso numero di persone preparate, che non hanno alcuna speranza per il proprio futuro, che è la base dell’emigrazione; e che perciò lascia il paese privo di persone preparate.

Bene, il 61,4% dei giovani egiziani (non solo laureati) sono pronti a emigrare, a causa della disoccupazione.

Il 30,5% dei giovani egiziani ha già viaggiato in precedenza senza visto; l’80,9%  non aveva contratti e il 68,7% ha viaggiato senza permesso di lavoro.

Certo, esistono anche i non emigranti: il 26,4% dei giovani maschi non ha mai viaggiato e non ha alcuna intenzione di emigrare né per lavoro né per studio.

L’Egitto è un paese sicuramente particolare: non ha la stabilità del Marocco o del Botswana, ad esempio; ma sta molto meno peggio del resto dell’Africa.

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205 Responses to Me ne voglio andare!

  1. Z. says:

    In effetti, il disprezzo snob-intellettualistico per l’Occidente è molto, molto occidentale.

    • Purtroppo, quando il disprezzo è così ampiamente meritato, non c’è altro da fare. Quale rispetto si dovrebbe avere per degli obesi buoni a nulla che hanno un colpevole per ogni cosa, immancabilmente identificato in qualche politico inviso o in qualche gruppo sociale troppo occupato a tirare la giornata per pensare a difendersi in qualche modo?
      Nel caso della penisola italiana Internet ha dato la stura a migliaia di mangiaspaghetti che sarebbero seria fonte di imbarazzo per qualsiasi foiba li avesse non graditi ospiti. Fino a qualche anno fa, se avessero espresso in una qualsiasi mescita un miliardesimo di quello che mestruano ogni giorno sul web sarebbero stati accolti almeno da qualche risata di scherno. Adesso non ne sono più così sicuro.
      E non si tratta solo di adolescenti sottratti alle riviste pornografiche e al pallone. C’è una torma di gente di mezza età, arrivata di solito alle comodità del buzzo e dell’invettiva grazie a quello “stato assistenziale” e a quei sendahàhi ‘he hanno rovinàho l’ihàglia che disprezzano davanti al cappuccino della colazione e ai maccaruna della cena, a televisione sempre accesa.
      E cosa devono difendere, poi?
      La maglietta polo blu o bigìna?
      Il mutuo contratto per comprar casa all’amante?
      Il terratetto condonato?
      Il cane, quello che attentialcaneealpadrone?
      La fabrichèta alla cummenda dove un giorno o l’altro fantasticheranno di impiccarsi -sempre che non ci provino sul serio- perché c’è e’ cinesi che gli hanno rossicchiato il terreno sotto i piedi (invece il talijan rappresentante infedele che gli sottraeva i clienti per portarli alla concorrenza, antico sodale di malefatte, non viene mai deplorato, chissà perché)?

      Il rispetto ci si deve meritare.
      E speriamo che la causa di tutto siano davvero fattori ambientali, perché se c’entra la genetica il problema diventa davvero serio…

      • iNSCO

        “Purtroppo, quando il disprezzo è così ampiamente meritato, non c’è altro da fare.”

        Ricordate sempre che Inso vive a Firenze, ma ha vissuto anche a Prato, cosa che aiuta a comprendere meglio il suo punto di vista.

      • Z. says:

        InscO,

        a parte il comizietto cattocomunista sui vizi dei bovghesi, prendi il periodo che segue:

        — Purtroppo, quando il disprezzo è così ampiamente meritato, non c’è altro da fare. Quale rispetto si dovrebbe avere per degli obesi buoni a nulla che hanno un colpevole per ogni cosa, immancabilmente identificato in qualche politico inviso o in qualche gruppo sociale troppo occupato a tirare la giornata per pensare a difendersi in qualche modo? —

        L’unica differenza davvero rilevante rispetto ai non-occidentali sarebbe, quindi, la maggior massa corporea.

        Da questo punto di vista io non posso difendermi se non confessando: col mio peso non esattamente trascurabile, ecco, sono certamente biasimevole.

        Valuta però che l’obesità si sta diffondendo discretamente anche in tutti i Paesi in via di sviluppo :)

        • Per Z

          “a parte il comizietto cattocomunista sui vizi dei bovghesi, prendi il periodo che segue:”

          Ripeto, prima di giudicarlo, ricorda che lui conosce Prato!

          Sono cose che ti segnano, come la traversata del Sahara.

          • Z. says:

            Figurati, so che InscO è un bravo giovanotto!

            Poi a Bologna siamo abituati a questi discorsi, anche se in forma più accademica e meno pittoresca. Va detto che da qualche anno sembrano meno diffusi.

        • Per Z

          “obesità”

          Sì, è un po’ una fissa di INSCO, che probabilmente usa come punto di riferimento un Noto Politico di Scandicci (cioè, noto a Scandicci).

          In realtà, l’obesità ha una distribuzione strana, probabilmente legata a molti fattori diversi:

          http://food.ndtv.com/news/worlds-fattest-countries-734909

          Sono obesi i ricchi americani e i poveri messicani

          sono magri i poveri guatemaltechi e i ricchi italiani.

          Comunque i primi dieci paesi al mondo per obesità sono dieci sconosciute isolette del Pacifico.

          • Z. says:

            Io sapevo che l’obesità era diffusa anche tra i poveri, negli Stati Uniti… no?

          • roberto says:

            credo che negli usa se sei povero mangi merda e sei chiattone.
            se hai i soldi mangi meglio, vai in palestra e sei bello e atletico

          • PinoMamet says:

            In effetti una delle espressioni USA che ogni tanto ho sentito è qualcosa che fa riferimento ai “ricchi e magri”, intesi come la classe delle persone che hanno tempo e soldi da dedicare al proprio aspetto fisico e curano le apparenze;

            il che ha poco senso nel contesto italiano, dove i più anziani ricordano ancora (come per esempio ricordava mio padre) che ai loro tempi l’unico del paese con la pancia era il tal riccone…

            • Z. says:

              Pino,

              — In effetti una delle espressioni USA che ogni tanto ho sentito è qualcosa che fa riferimento ai “ricchi e magri”, intesi come la classe delle persone che hanno tempo e soldi da dedicare al proprio aspetto fisico e curano le apparenze —

              esatto, era quello che sapevo pure io. Ma non me ne intendo granché.

      • PinoMamet says:

        In generale trovo insopportabile l’odio per sè stessi.
        (Evitare la risposta “io non sono uno di voi italiani : frase più italiana di questa non fu mai detta…)

        A parte questo, vabbè, l’Europa, se non vogliamo chiamarla Occidente che è un termine un po’ del cazzo, ha fatto tante malefatte, è vero.
        Bene, ammettiamolo e facciamola finita.

        Ma, e gli altri?
        Se proprio dobbiamo credere a questa cosa delle colpe dei padri che ricadono sui figli
        (ma nessuno ci obbliga, eh? ricordiamoci che comunque è una cazzata)
        allora trovo difficile accettare lezioni di morale da chi ha oppresso per secoli metà del suo stesso popolo con la scusa che sono “intoccabili”, o “infedeli” o della tribù sbagliata o comunque dei poveracci che non servono a un cazzo quindi vendiamoli come schiavi agli schiavisti bianchi.

        Poi oh, Nusrat Fateh Ali Khan non ha fan più grandi in Europa del sottoscritto, e ho letto tutto Il sogno della camera rossa, conosco da dentro la vita di un monastero zen (mica troppo, però l’ho frequentato) e insomma non si può dire che non ami le culture “diverse”.

        Ma, per dirla anche proprio papale papale, la cultura europea non è niente male, e prima di offendere i semplici spaghetti e chi li mangia, consiglio di provare una dieta a base di bacarozzi dei nativi australiani…

        • Per PinoMamet

          “Ma, per dirla anche proprio papale papale, la cultura europea non è niente male”

          Guarda che sono pienamente d’accordo con te.

          La cultura europea è fantastica, e ne sono pienamente parte; ne è pienamente parte il “mio” Oltrarno come la Germania o il mondo anglosassone di cui spesso parlo.

          L’orrore è il Mostro Supereuropeo, che è l’Occidente come arbitro assoluto.

          Non siamo più al cristiano che a Roncisvalle se la batte con il saraceno (e potrei benissimo stare con i paladini, o magari dall’altra parte, un po’ a caso).

          Erano in due, e uno poteva scegliere.

          E non credo affatto che il figlio del contadino lucano sia correo della schiavitù dei neri nella Virginia.

          Ce l’ho con la Polizia Universale che dice che esiste un unico possibile metro per qualunque cosa, fosse anche in Antartica; come ce l’ho con quelli che pensano che i negretti dovrebbero starsene in ginocchio a ringraziarci per la Civiltà che abbiamo regalato loro.

          • PinoMamet says:

            Sottoscrivo tutto.

          • Z. says:

            Miguel,

            — Erano in due, e uno poteva scegliere. —

            Mica vero, non potevi scegliere se combattere per Carlo Martello o per il Moro.

            Quello succede nei giochi di strategia che piacciono a me.

            Allora, nella quasi totalità dei casi, moro o franco si nasceva :)

            E non credo che esista l’Occidente come Arbitrio Assoluto, così come non esistono molte delle cose che portano le maiuscole. Esistono parti di mondo in relazioni tra di loro, regioni che vedono le differenze che le dividono attenuarsi ogni giorno in più, com’è normale che sia. Come forse è persino sano che sia.

            Molti di noi hanno invece deciso che si tratta di un abominio contro natura, e devono quindi trovare un colpevole. Che non è necessariamente una persona: può essere il libero mercato, i comunisti, i musulmani, l’euro, gli americani, i russi, il PD, i gay, gli ebrei, gli africani, la massoneria usw. Chiamiamo questi convinti assertori “neopresocratici”.

            • Per Z

              “E non credo che esista l’Occidente come Arbitrio Assoluto”

              L’Occidente è sostanzialmente la fantasia che i meccanismi in questo momento alla base del nostro particolare stile di vita qui (proprietà privata, astrazione del denaro, sistema parlamentare, ecc. ecc.) siano il culmine dell’esistenza umana, e chi non si comporta come noi è un selvaggio da civilizzare o bombardare.

              Una credenza perfettamente analoga a quella della maggior parte dei sauditi, che ritengono che fuori dalle regole islamiche, si campi come maiali. A differenza però degli occidentali, solo pochissimi squilibrati pensano che l’inferiorità della civiltà “occidentale” sia motivo per farle anche la guerra.

              Persino il compianto Osama si limitava a chiedere agli “occidentali” di non rompere le scatole al mondo islamico. Anche su questo si basa la condanna di al-Qaida contro l’Isis.

            • Peucezio says:

              Z.,
              “regioni che vedono le differenze che le dividono attenuarsi ogni giorno in più, com’è normale che sia. Come forse è persino sano che sia.”

              Per la serie: cloni è bello.

            • Z. says:

              Peucezio,

              forse sono stato impreciso: mi riferivo alle sperequazioni economiche, non alle differenze culturali.

            • Z. says:

              Miguel,

              — L’Occidente è sostanzialmente la fantasia che i meccanismi in questo momento alla base del nostro particolare stile di vita qui (proprietà privata, astrazione del denaro, sistema parlamentare, ecc. ecc.) siano il culmine dell’esistenza umana, —

              Né più né meno di qualsiasi altra civiltà in qualsiasi altro momento storico.

              — A differenza però degli occidentali, solo pochissimi squilibrati [scil. sauditi] pensano che l’inferiorità della civiltà “occidentale” sia motivo per farle anche la guerra. —

              Ognuno fa le guerre che può, mica quelle che non può permettersi.

            • Lucia says:

              Neopresocratici è fenomenale :D

          • PinoMamet says:

            “Mica vero, non potevi scegliere se combattere per Carlo Martello o per il Moro.”

            Questo nella Chanson de Roland (traditori a pate ovviamente…)

            le più realistiche (sotto questo aspetto perlomeno) narrazioni del Cid e di Digenes Akritas, come anche la storia dell’aristocrazia bizantina per esempio (proprio la storia, non il mito) sono piene di cambi di fronte e di conversioni.

            Del resto i pirati (o gli ammiragli) “barbareschi” erano non di rado albanesi, greci… italiani…

            • Z. says:

              Ed erano così tanti i cambi di fronte sul totale? interessante!

              Ai miei avi invece – molti secoli dopo, ma non certo nel mondo turboliquido etc. di oggi – difficilmente è stata data la possibilità di scegliere da che parte della guerra stare.

            • Per Z

              “difficilmente è stata data la possibilità di scegliere da che parte della guerra stare”

              Infatti, lo Stato Nazione ha burocratizzato la guerra, che in precedenza era una forma di libera professione, tipo ottavo figlio di contadini svizzeri che bussava alle porte di Milano e se gli andava male, andava a Venezia e si offriva ad ammazzare milanesi.

            • Peucezio says:

              Come al solito però si fa un gran casino.
              Se uno è antioccidentale, odia sé stesso.
              Fra un po’ diranno che chi è antiamericano, odia sé stesso o che chi è antiisraeliano odia sé stesso..
              Quindi io, italiano, pugliese e fascista, se odio lo stato d’Israele odio me stesso.
              Anche gli ebrei, in quanto antinazisti, odiavano sé stessi?
              Anche gli Armeni, perché non amavano i loro oppressori curdi?

            • Z. says:

              Peucezio,

              ma no. Se uno è “antioccidentale”, passa troppo poco tempo nel mondo reale.

              Quello è il suo vero errore, mica essere “antioccidentale”, che alla fin fine non vuol dire un tubero :)

            • PinoMamet says:

              “Quindi io, italiano, pugliese e fascista, se odio lo stato d’Israele odio me stesso.”

              mica sei israeliano!

        • Roberto says:

          Sottoscrivo anche le virgole dell’intervento di Pino

        • Z. says:

          Sono d’accordo Pino, e anzi vado oltre.

          Non accetto lezioni di moralità terzomondista da nessuno nemmeno sul mio presente: chiunque abbia un PC o un telefono cellulare sta facendo la propria parte per sfruttare un piccolo minatore in Congo, proprio come me.

          Se – e sottolineo se – il terzomondista medio ha una prosa strappalacrime migliore della mia è perché a me nella vita è toccato di scrivere d’altro, mica perché abbia titoli per darmi lezioni. Peraltro, credo di scrivere comunque meglio del terzomondista medio :)

          Sono diversamente esile, lo so. Questo è vero. Ma niente dà più la misura di un Eroe della Cifra Tripla 8-)

          • Per Z

            “Non accetto lezioni di moralità terzomondista”

            Bene.

            Mi fai conoscere un terzomondista?

            • Z. says:

              Miguel, direi che hai capito perfettamente.

              Come io capisco perfettamente voi babbani quando dite “affitto” anziché “locazione” o “pigione” :)

            • Per Z

              “Miguel, direi che hai capito perfettamente.”

              Sì e no.

              Capisco che il fatto che io prenda in giro chi ritiene normale una società basata sullo sprawl urbano e sulla solitudine, si sovrapponga magari alla battutaccia di INSCO sui pratesi, e susciti qualche irritazione in te.

              Ma veramente, la mia posizione è sideralmente lontana da quella dei terzomondisti, quelli che sognavano una fabbrica (proletario-gestita) in ogni villaggio cinese per industrializzare peggio dei cattivi imperialisti. Quelli che dicevano, “ci modernizziamo da soli, vi freghiamo Darwin e Marx e cacciamo la General Motors”.

              Esistono residui di quel mondo anche oggi (vedi la moda dei “curdi” e quella passata per il fu governo brasiliano o il barcollante governo venezuelano), e a volte ho avuto anch’io qualche simpatia.

              Ma oggi me ne sento molto lontano.

              Sarà l’Oltrarno e non Cuba a salvare la specie umana :-)

            • Z. says:

              Miguel,

              irritaazione? vorrai scherzare. Se vi considerassi irritanti, non leggerei con interesse e curiosità tutto quello che scrivete!

              Peraltro, la retorica sull’Occidente (o presunto tale) è sostanzialmente la stessa retorica da ciclostile che mi accompagna sin da quando ero ragazzino. Al massimo mi fa un po’ sorridere, ma di certo non mi irrita. E comunque mi ricorda di quando ero magro e atletico :)

        • A maggior ragione, allora.
          Gli strumenti per non ridurti nelle condizioni in cui sei ridotto -verrebbe da dire- li hai, perché in “Occidente” vai a scuola fino a diciotto anni almeno, quindi evita di fare torto marcio ad almeno qualcuna delle tue potenzialità.

          “Beati i cialtroni” non è scritto nemmeno nel Vangelo.

    • Per Z

      “In effetti, il disprezzo snob-intellettualistico per l’Occidente è molto, molto occidentale”

      Non so cosa sia l’Occidente. Ho solo parlato di quelli che si considerano Occidentali.

      • Z. says:

        Miguel,

        — Non so cosa sia l’Occidente. —

        Neanch’io. Ho solo parlato dello snobismo intellettualistico che agita alcuni cosiddetti occidentali :)

    • Carlo says:

      Secondo me il disprezzo snobistico per l’Occidente era una cosa esistente qualche decennio fa: oggi i giornali dell’intelligentsia snobistica (gruppo Repubblica-L’espresso) mi sembrano tutto meno che anti-occidentali (casomai danno addosso agli occidentalisti alla Salvini accusandoli di tradire i veri valori dell’Occidente)

      • per Carlo

        “Secondo me il disprezzo snobistico per l’Occidente era una cosa esistente qualche decennio fa”

        Ma probabilmente non è nemmeno mai esistito.

        C’è confusione tra tre fenomeni, secondo me:

        1) tendenza “occidentale” all’autocritica, alla discussione, ecc., parallela all’idea occidentale della lotta/concorrenza economica tra imprenditori. Uno, in nome dell’Occidente, dice che la monarchia assoluta non va bene. Il monarchico lo maledice, definendolo “nemico della civiltà occidentale”. Uno dice, in nome dell’Occidente, dobbiamo cacciare i negri. E l’altro risponde, in nome dell’Occidente, “no, sono i topi neri [antico termine politicamente scorretto per chiamare i fascisti] che dobbiamo ricacciare nelle fogne”. Per cui alla fine tutti possono diventare “antioccidentali”, un po’ come tutti possono diventare “fascisti”.

        2) antimperialismo di matrice leninista-maoista, che era contro gli “imperialisti” occidentali, ma mai contro i Grandi Valori Occidentali, anzi, volevano le fabbriche operaiogestite anche nello Yunnan e nel Cameroun

        3) una piccola minoranza di persone che hanno davvero proposto idee “non occidentali”, alcune di altissimo livello, alcune ridicole, molto diverse tra di loro, da Thoreau a Ruskin a Guénon alla New Age a Latouche

        Il punto 2) complica in modo particolare il discorso, perché permette di inveire contro i morti-ammazzati-da-Pol-Pot e quant’altro, gli studenti-che-nel-Sessantotto-minacciavano-i-professori e altre amenità, ma è ROBA MORTA.

        • Z. says:

          Secondo me il vero snobismo intellettualistico è anti-occidentale se lo fa un occidentale. Se lo fa un sudamericano è anti-sudamericano. Se lo fa un italiano è anti-italiano.

          Significa in sostanza “guardate che gente mi circonda, poveracci loro”.

          Un tipo di narcisismo che il web, come sempre, amplifica.

        • PinoMamet says:

          La penso come Z.
          E aggiungo che discorsi “antioccidentali” o “antiitaliani” o insomma “anti-chi percepiamo essere come noi stessi ma non vogliamo” sono all’ordine del giorno, basta fare un giro in una qualunque facoltà universitaria.

          Poi uno va al bar e sente i discorsi contro i negri e pareggia.

          • Peucezio says:

            Sì, però i distinguo veri sono altri.
            Uno che stigmatizzi la tendenza occidentale a bombardare il mondo intero sarà anche un odiatore di sé stesso, ma dice una cosa sensata e se fosse asocoltato, si salverebbero gli uni e gli altri.
            Uno che vuole l’immigrazione senza limiti asseconda lo stesso sistema che bombarda mezzo mondo, quindi è un odiatore di sé stesso, ma imbecille, perché una cosa è se mi odio perché ho ucciso un bambino, una cosa se mi odio perché mi sono difeso da un bruto col coltello.
            C’è un’enorme differenza fra non voler attaccare gli altri e volere vedere stravolta la società di casa propria.

            Per questo alla fine la vera differenza è fra chi fa sua la filosofia di vita di pestare i calli al prossimo e chi fa sua la filosofia di vita di campare rispettando gli altri e chiedendo rispetto.
            Anche perché se attacchi senza motivo, per pura sopraffazione, gli altri sei tu l’odiatore di sé stesso, perché
            1) trovi la tua affermazione fuori di te, quindi non hai un senso forte della tua identità e del tuo valore intrinseco,
            2) ti attiri una reazione ostile, che ti farà danni,
            3) chi non rispetta gli altri non sa rispettare neanche sé stesso e infatti il popolo statunitense non ha beneficiato in nulla della guerra in Iraq, perché in fondo, in modo meno violento, lo stesso sistema di potere che opprime l’Iraq opprime l’America povera.

          • PinoMamet says:

            Vabbè ma stiamo parlando di cose molto diverse.

            Tu parli di politica internazionale.

            Io sto dicendo che trovo poco simpatico entrare in una stanza e dire “Siete stronzi tutti!”

            Non ho il minimo dubbio sul fatto che il colonialismo abbia impoverito interi continenti, che gli Stati europei si siano arricchiti sulla pelle di poveri cristi ecc.

            Mi pare altrettanto evidente che dire “noi italiani siamo (leggi, spesso: “voi italiani siete”) stupidi, vili, incapaci, gretti, codardi ecc. ecc.” non serve assolutamente a nulla nel contesto di risolvere il problema- qualunque problema in realtà- e probabilmente non lo abbia neanche per scopo.

          • Z. says:

            Comunque, al di là di tutto, a me pare che “odiatore di se stesso” sia un termine del piffero :)

      • Z. says:

        Carlo, so che Repubblica non ti piace ma non c’è solo Repubblica!

        L’articolo di Miguel, o il post di InscO, sono due esempi di snobismo intellettualistico tutt’altro che raro dalle mie parti.

        Anche se il terzomondismo ultimamente tira meno anche tra i cieghevàri. Forse non è abbastanza virale, social, o come si dice oggi…

        • Non mi sono mai interessato al medico argentino famoso per le magliette e per altre secondarie ragioni[!!]

          E non mi importa un accidente di essere virale, social o come si dice oggi.
          Se volevo attirare visite, invece che traduzioni dall’inglese di questioni storiche e geopolitiche, sul mio blog mettevo qualche foto di ragazze sedicenni con pochi vestiti addosso.

        • Z. says:

          InscO,

          parlavo infatti dei cieghevàri delle mie parti, quelli che ti sono tanto antipatici (anche per ragioni di campanilismo, presumo :) però pure è vero che dalle tue mi sono sembrati differenti).

  2. Pierluigi Vernetto says:

    si ma cosa vuol dire? avevo un amico egiziano, cristiano copto, coltissimo e grandissimo lavoratore, odiava e disprezzava l’Egitto per via dell’oppressione musulmana e della corruzione, il suo sogno era tornare a vivere a Roma. L’Europa ha tantissimi difetti ma almeno la vita e’ ancora abbastanza decente e in ospedale ti curano anche se non corrompi medici e infermieri come invece devi fare in Egitto. Ci dobbiamo vergognare di tutto questo? Di altre cose si, del fatto che bombardiamo mezzo mondo per esempio.

    • Marianna says:

      Bof, avrei qualcosa da contestare ma non trovo le parole. Ciao!

      • Z. says:

        Ciao Marianna,

        benvenuta, e non preoccuparti: qui siamo tolleranti e di ampissime vedute – talvolta persino un po’ troppo ampie :D – e tutte le parole vanno bene!

        • Marianna says:

          Grazie! In linea di massima non chiacchero molto, ma se dovessi sentire la voglia di intervenire lo farò.

  3. Grog says:

    L’Egitto è un Grande Paese la turrita italia non è ormai più nulla.
    Poi gli Egiziani sono persone meravigliose che nella loro (presupposta) miseria sono capaci di gesti di grande signorilità ed umanità.
    Mille volte meglio un Fellah Egiziano che un arrogante e grembiulinato toscano maledetto (fatti salvi i Livornesi ovviamente ed i Pisani per lasciare ai Livornesi qualcuno da sfottere sennò ci restano male).
    Vaffanculo turrita merda
    Evviva San Marco
    Grog! Grog! Grog!

  4. Ugo Bardi says:

    Egitto: oltre 90 milioni di abitanti. Fa impressione pensare che 50 anni fa erano poco più di trenta milioni. Una persona nata negli anni 50 in Egitto ha visto la popolazione triplicare nel corso della sua vita. E continua a crescere, non sono ancora passati per la transizione demografica. Leggo che l’Egitto dipende per il 60% da importazioni per il suo consumo di farina: fa rabbrividire quello che potrebbe succedere. Hanno passato il loro picco di produzione petrolifera verso il 1990, e oggi sono importatori anche di petrolio. Non so come gli umani riescano a mettersi in questi guai, ma ci riescono benissimo. Non mi stupisce, comunque, che i giovani egiziani se ne vogliano andare. Che si può dire? Forse soltanto “Grog!”

    • Per Ugo

      Egitto

      E’ interessante notare come in Egitto, dal 1980, sia diminuita sia la superficie coltivata, sia la resa per ettaro:

      http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2015/10/egypt-climate-change-impact.html

      Questo nonostante i grandiosi progetti per le oasi e per il Fayyum, evidentemente.

      Mentre l’Italia sta pagando i costi dello sviluppo dopo averne goduto i vantaggi, l’Egitto ha conosciuto direttamente i costi senza i vantaggi. E’ proprio questo l’essenziale del concetto di “non c’è futuro”. Che non significa “qui ci si annoia, voglio andare in un posto più divertente”. Significa “domani la barca affonda”.

      • Z. says:

        Il problema dell’Italia non è certo che “ci si annoia”. Anzi, sarà perché vivo a Bologna, ma in linea di massima direi che si tratta uno dei posti dove ci si annoia di meno al mondo.

        Il problema dell’Italia è che davvero non sembra esserci futuro che non sia eterno precariato. E dubito che fare il bronzista o il calzolaio di quartiere sia un’alternativa praticabile.

        Chiunque abbia meno di vent’anni e non abbia raccomandazioni da spendere dovrebbe valutare non se, ma quando partire per non tornare. Chiunque abbia meno di trent’anni dovrebbe affrettarsi prima che sia troppo tardi. Chiunque abbia più di trent’anni che Iddio lo aiuti.

        • Ugo Bardi says:

          Purtroppo non c’è molta scelta per dove andare per i giovani Italiani. Per gli Egiziani, quasi qualsiasi posto in Occidente è meglio di dove stanno. Per noi, forse la Svizzera è l’unico posto dove c’è veramente un salto di qualità rispetto alla situazione italiana (un solo dato: IVA all’8%). Per i rimanenti paesi Europei, si sono un po’ messi meglio di noi, ma stanno scendendo la stessa china.

          • Marianna says:

            Tempo fa sentivo su radio3 che cercavano dei paesi dove potevano esserci migliori condizioni generali. Ora non mi ricordo i dettagli, ma di certo non parlavano di esaurimento delle risorse. Parlavano del Giappone, e dicevano che anche quello non era messo tanto meglio dell’Italia.

          • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

            @ Z, Ugo Bardi

            Permettetemi, questi non mi sembrano molto di più che luoghi comuni inveterati e puntualmente smentiti dai fatti… Tante situazioni potrebbero dimostrare che in Italia (e mi risulta in molti altri Paesi europei) si può ancora vivere in modo ragionevolmente dignitoso senza la benché minima raccomandazione da parte di nessuno… Poi, naturalmente, il futuro è incerto per definizione…

            • Z. says:

              Andrea,

              certo che si può, solo in Italia è spesso più difficile che in altri Paesi europei.

              Sono di più gli italiani che lavorano in Francia, Germania, Svizzera, Belgio e Olanda o i francesi, tedeschi etc. che emigrano per stabilirsi in Italia?

            • Per Abd

              “Tante situazioni potrebbero dimostrare che in Italia (e mi risulta in molti altri Paesi europei) si può ancora vivere in modo ragionevolmente dignitoso senza la benché minima raccomandazione da parte di nessuno”

              Hai ragione, nel senso che si sta parlando di esperienze a pelle, che contrastano con altre esperienze a pelle (direi che più che di “luoghi comuni contro fatti”, stiamo parlando di “fatti contro fatti”).

              Bisognerebbe fare un lavoro di analisi statistica, guardando soprattutto ai giovani. Un po’ come roberto che ci ha portato uno studio interessante sull’obesità.

              Ci proviamo?

            • Roberto says:

              “Ci proviamo?”

              Difficile però fare statistiche sulle raccomandazioni per due motivi:

              1. Il raccomandato tenderà a sminuire l’influenza della raccomandazione (immagino che sia in fondo dei conti un po avvilente pensare di essere un buono a nulla incapace di sbrigarsela da solo)

              2. Bisogna pure intendersi su cosa si vuol dire con raccomandazione: se io lavoro con un tizio, lo apprezzo, vedo che è bravo, e lui mi chiede di aiutarlo a cambiare lavoro è una raccomandazione se lo segnalo al suo nuovo potenziale capo? Direi di no.
              Mentre invece se segnalo tizio solo perché è mio amico o cugino, beh è altra storia….

            • Z. says:

              Ragazzi,

              anziché con la “dialettica” (che spesso sappiamo che significa) non possiamo ragionare coi numeri?

              Siamo in un mondo liquido, ci dicono, e la gente vota soprattutto coi piedi.

              Orbene: sono di più gli italiani che lavorano in Francia, Germania, Svizzera, Belgio e Olanda o i francesi, tedeschi, svizzeri etc. che emigrano per stabilirsi in Italia?

              Se è vera la seconda, ha ragione Andrea.

              Se è vera la prima, ciò raggione io.

            • Ugo Bardi says:

              Per Abd-al-Jabbar. Hai ragione, ma il problema è che non si può fare un trattato di economia nei commenti di un blog. Ma i dati ci sono, eccome! Tutta l’eurozona è nei guai, ma i paesi più deboli e/o peggio gestiti sono quelli messi male; la Grecia in primis, ma anche l’Italia, la Spagna il Portogallo sono a un passo dal collasso. Dall’altra parte, la Svizzera è ancora lontana, ma soffre anche quella degli stessi problemi. Sono problemi stutturali legati a fattori fisici come l’esaurimento progressivo dei minerali, l’inquinamento, la popolazione e altre cose. Era tutto già stato modellizzato negli anni ’70; si sapeva dove andavamo a finire nei primi decenni del secolo XXI. Ora ci siamo, ma nessuno si è accorto di quali sono i veri problemi e continuano a prendersela con la Merkel e con l’Euro (che hanno le loro colpe, ma non sono l’origine dei guai)

            • paniscus says:

              ” in Italia (e mi risulta in molti altri Paesi europei) si può ancora vivere in modo ragionevolmente dignitoso senza la benché minima raccomandazione da parte di nessuno”
              ————————–

              Purtroppo ho l’impressione che questo sia vero solo per chi ha già avuto occasione di salire sui treni precedenti, ossia persone dai 40 anni in su, che lavorano già da 20 anni, che hanno iniziato a lavorare quando c’erano molte più garanzie contrattuali per tutti, e che hanno avuto la possibilità di comprarsi la casa 15 o 20 anni fa (magari con sostanzioso aiuto proveniente dai risparmi di genitori e nonni, o con mutui ancora abbordabili in epoca precedente a quella delle speculazioni selvagge di banche, borse e soldi virtuali). E lo dico con cognizione di causa perchè mi ci riconosco anch’io in pieno. Già per chi ha una decina d’anni di meno, la storia è stata tutta diversa.

              Tra un italiano nato nel 1970 e uno nato nel 1980 (che a sua volta non è un ragazzino, ma oggi è un quasi quarantenne pure lui) c’è stato un abisso, in termini di possibilità, e poi si è andati ancora a scendere.

            • Z. says:

              Tutto vero Prof.

              Intendiamoci, è possibile eccome fare una vita dignitosa senza raccomandazioni anche per chi è nato negli anni sbagliati.

              Però devi essere davvero bravo o davvero fortunato. In ogni caso, la tua paga sarà più magra e/o il tuo lavoro più precario.

              Poi sono d’accordo che Roma è una e una sola, che il cibo locale italiano meno celebrato in patria non teme rivali all’estero, che il clima italiano (Bologna esclusa) i mitteleuropei se lo sognano. E sono convinto che solo chi dà queste cose per scontate possa crederle irrilevanti.

            • Moi says:

              @ ZETA

              In realtà Bologna è la “meno peggio”, a clima … essendo “a stramezzo” fra pianura e collina.

              Le “afazze” ;) e i “nebbiazzi” :) di altre città, a ridosso del Po peggio che peggio , non temono confronti con l’Egitto d’ esate e con la Scozia d’ inverno ! ;)

            • Moi says:

              estate … e.c.

              e dire che una volta almeno in Egitto avevano “Sciàrm” con il mare da Sardegna unitamente alla Fàiga Nàit Làif :) da Riviera Romagnola !

            • paniscus says:

              “Poi sono d’accordo che Roma è una e una sola,
              —————–
              Intendi una sOla con la o pronunciata aperta, immagino.

            • Z. says:

              Moi,

              — In realtà Bologna è la “meno peggio”, a clima … essendo “a stramezzo” fra pianura e collina. —

              In effetti hai ragione. Probabilmente l’Emilia s.s. è peggio, come nebbia e anche come umidità. Nemmeno la Bassa Romagna scherza.

              Ma io vivo qui, e ogni volta che vado a Roma, con quei quaranta gradi che però è secco e all’ombra nemmeno li senti, i tassisti mi dicono “eh, come si mangia bene a Bologna!” e io rispondo “eh, ma che clima che avete qui a Roma!”. Proprio come nel libro di Comaschi.

              (devo dire che – e dire che non conosco certo Roma quanto Bologna! – a Roma a regola ho mangiato meglio e speso meno. Ma quando glielo dico non ci credono, i tassisti romani).

            • Z. says:

              Lisa,

              — Intendi una sOla con la o pronunciata aperta, immagino. —

              :D

              Farei molta fatica ad abitarci, in effetti. Però se quando si vuol far un complimento a una città la si definisce “seconda Roma”, ecco, un motivo c’è :)

  5. Per Z

    “Sono di più gli italiani che lavorano in Francia, Germania, Svizzera, Belgio e Olanda o i francesi, tedeschi etc. che emigrano per stabilirsi in Italia?”

    Stando a Firenze, la risposta è facile, se si aggiungono anche i giapponesi e gli inglesi, e ovviamente gli americani!

    Ormai, ci sono anche i calzolai giapponesi da noi. E ne siamo ovviamente felici.

    • Z. says:

      Lo so che ti diverti a farmi esasperare, ma credo che tu sappia che “in Italia” è concetto diverso che “in Oltrarno” o “a San Frediano” :)

      • Ugo Bardi says:

        Per noi oltrarnini, è una zona di un certo interesse

        • Z. says:

          E ci mancherebbe che non lo fosse! Solo, mi riferivo all’Italia nel suo complesso più che a un rione.

          Detto questo, posso pure credere che molti stranieri – extraoltrarnini, extrafiorentini, extraitaliani, extracomunitari, financo extraterrestri – si stabiliscano da voi perché da voi si sta particolarmente bene.

          • Marianna says:

            Z spezzo una lancia a tuo favore. A Bologna avete la biblioteca centrale davvero bellissima. I pavimenti di vetro (credo) trasparente dove si vedono gli scavi dell’area archeologica.Purtroppo non ci posso andare perché mi costa troppo di viaggio. Mentre la biblioteca Nazionale Centrale di Firenze non è accessibile al pubblico. Ci vuole il permesso dell’Università (buuuu!)

            • Z. says:

              Marianna,

              sei molto gentile, ed effettivamente va detto che è un ambiente molto bello, in cui passo meno tempo di quello che vorrei.

            • Roberto says:

              Tra l’altro la biblioteca di cui parli è stato il primo palazzo del basket bolognese!

              https://m.youtube.com/watch?v=LSnQfYolsCs

            • Marianna says:

              @Roberto
              una cosa in più che non sapevo. In quella corte ci sono passata nel 2014 per sentire Rob Hopkins, il fondatore del movimento di transizione. Se non mi ricordo male lì ora ci dovrebbero essere alcuni uffici comunali.

            • Per Mariana

              “Rob Hopkins, il fondatore del movimento di transizione”

              Persona interessante, anche perché parla di ambienti urbani e non solo di “natura”.

            • Roberto says:

              Cos’è il movimento di transizione?
              (Immagino che tu non stia parlando di basket, sennò so cosa è una transizione :-) )

            • Per roberto

              “movimento di transizione”

              Qui c’è un breve riassunto:

              https://it.wikipedia.org/wiki/Citt%C3%A0_di_transizione

            • Marianna says:

              Eh, cos’è il movimento di transizione. Ti racconto quello che disse lui: “Una volta tornavo a casa in bicicletta (in Inghilterra) e ci fu un nubifragio talmente forte che franò la strada e non potevo fare altro che fermarmi e guardare lo scempio. Non riconoscevo più il paesaggio. Ero talmente sconvolto che mi misi a piangere. C’era qualcosa che non andava. Da lì è scattata la molla. Dovevo fare qualcosa.”

              Ovviamente le parole non sono precise ma il succo del discorso era questo. Nel suo quartiere, che non mi ricordo come si chiama, sono stati i primi a fondare una moneta alternativa. Disse che venne scritto sul giornale. Il giorno dopo gli telefonò la Banca d’Inghilterra. Fece i suoi controlli, e accettò la moneta di quartiere. Poi tante cose, come gli orti alla fermata dell’autobus, dove puoi sia coltivare sia prendere senza chiedere. Insomma è tutto un concetto di passaggio dallo sfruttamento alla condivisione.

            • Marianna says:

              In Italia il referente è Cristiano Bottone. E’ davvero in gamba. C’è un gruppo su facebook della transizione oltre al sito
              http://transitionitalia.it/

              https://www.facebook.com/groups/transizione/?ref=ts&fref=ts

            • Z. says:

              Questo sistema mi piace.

              Richiede molto personale per quantificare il valore equivalente della moneta alternativa, operazione necessaria per recuperare a imposizione i traffici. Più altro personale per fare gli accertamenti (i traffici così effettuati immagino siano tutti in nero).

              Indirettamente, più lavoro per avvocati e commercialisti.

              Più personale, più assunzioni, più spese, più PIL, più Novecento :-)

            • “Richiede molto personale per quantificare il valore equivalente della moneta alternativa”

              La moneta alternativa è una cosa difficile da lanciare, al di fuori di contesti molto coesi.

              Poi una volta lanciata, sembra che possa funzionare abbastanza bene.

              Credo che siano possibili due tappe provvisorie.

              La prima consiste nello scambio a prezzi molto bassi di servizi, sapendo che l’altro agirà in maniera reciproca.

              La seconda consiste nel aggiungere la moneta alternativa “in omaggio”: noi abbiamo pensato in teoria di dare a chi si associa un bonus di (poniamo) “cento fiorini”, scambiabili con altri associati per quello che vogliono o spendibili anche per acquisti scontati in alcuni negozi amici.

              Ma – come dice Z :-) – ci vuole qualcuno che ci stia dietro e per ora non ce l’abbiamo.

            • Roberto says:

              Grazie a Marianna e Miguel

              Non sono molto sicuro di aver capito a che serve la moneta alternativa.

            • Z. says:

              Così a occhio, a creare un sistema di scambio di beni e servizi parallelo, che non rimpiazzi però quello ufficiale. Un sistema chiuso, dove l’inflazione è sotto controllo e la comunità locale è più tutelata.

              (e finché l’autorità non affronta la questione relativa, è anche esentasse :) )

              Non è una cosa così campata in aria. C’è un’isola della Polinesia dove si usa da parecchio tempo (là usano, o usavano, grandi ruote di pietra). L’esempio è talvolta citato nei manuali di economia politica.

            • Per Z

              “C’è un’isola della Polinesia…”

              Anche una nel Mediterraneo, si chiama Sardegna.

              Il Sardex è sicuramente l’esempio più riuscito di moneta complementare in Italia:

              http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/07/28/news/cosi-il-sardex-conquista-l-italia-1.278702

            • Marianna says:

              Roberto la moneta locale serve per invogliare ad acquistare nella propria zona. In questo modo viene ridotto l’impatto ambientale. Ti faccio un esempio: alla mia agraria vendono le confezioni da 5 kg di farina sia di Prato che dell’Emilia Romagna. Prova ad indovinare quale costa meno.

            • Sulla moneta locale/complementare (più che “alternativa”)

              Serve a molte cose.

              Ad esempio, per valorizzare il lavoro “fuori mercato”.

              Immagina un ragazzo che venga a tenere aperto il nostro giardino, dove si fa tutto gratuitamente.

              L’Associazione lo “paga” in Fiorini Granducali.

              Che lui poi “spende” facendosi fare lezioni di chitarra da una nostra associata chelavora ma fa fatica a pagare l’affitto.

              E quella rigira i “soldi” a un’altra nostra socia straniera disoccupata, che si occupa del cane della chitarrista quando lei è al lavoro.

              Questo ha a che fare con quello che dicevo altre volte: non manca il lavoro, ce ne sarebbe per tutti; manca un interesse del “mercato mondiale” per il lavoro.

              In questo caso, aggiunge semplicemente qualcosa, e quindi non toglie nulla alle tasse.

            • Roberto says:

              Quindi Miguel è una specie di credito di una banca del tempo?

              E sia per Marianna che Miguel, la moneta alternativa è distribuita solo ai locali?
              Tipo Cuba con la doppia circolazione moneta locale vs dollaro?

            • Marianna says:

              A quanto ho capito io da quello che ha detto Rob Hopkins non è che viene distribuita “obbligatoriamente” ai locali, è più una presa di consapevolezza. E si, viene utilizzata (anche se tutti la possono adoperare) per acquistare solo in un determinato luogo. Se vuoi fai parte del circuito locale, altrimenti utilizzi la moneta standard. Ecco perché funziona in comunità coese :)

  6. Noi siamo un po’ la quintessenza dell’identità oltrarnina, assieme ai Calcianti Bianchi: storia, identità, ecc. ecc.

    Ieri abbiamo lanciato un corso di canto.

    La teneva la nostra cantante lirica, che è macedone.

    C’era una ragazzina albanese.

    Un ragazzo dal babbo fiorentino e la mamma nata in Cina ma vissuta negli Stati Uniti.

    Due ragazze ucraine (ma sospetto che siano etnicamente russe), una delle quali vede gli angeli, che è una qualità molto importante nella vita.

    Un bambino fiorentino molto piccolo.

    Poi c’è una bambina filippina che non ce l’ha fatta a venire.

    Statiscamente, sembra l’annientamento dell’Italia, nei fatti ne è la riscoperta.

  7. Per Insco

    https://annehaffmanndeutschemusik.wordpress.com/2016/08/10/deutsche-verzweiflung/

    In Angst und bürgerlichem Leben wurde nie eine Kette gesprengt
    Hier muss man schon mehr geben, die Freiheit wird nicht geschenkt.

    Nicht Mord, noch Brand, noch Kerker, nicht Standrecht obendrein,
    es muss noch kommen stärker, soll es von Wirkung sein.

    Sie sind die glücklichen Sklaven, der Freiheit größter Feind,
    Drum sollt ihr Unglück haben, und spüren jedes Leid.

    Zu Bettlern sollt ihr werden, verhungern allesamt,
    Zu Mühen und Beschwerden, verflucht sein und verdammt.

    Euch soll das bisschen Leben, so gründlich sein, verhasst,
    Dass ihr es weg wollt geben, wie eine schwere Last.

    Nur dann vielleicht erwacht doch in euch ein neuer Geist
    Ein Geist, der über Nacht noch, euch hin zur Freiheit reißt.

  8. mirkhond says:

    “Infatti, lo Stato Nazione ha burocratizzato la guerra, che in precedenza era una forma di libera professione, tipo ottavo figlio di contadini svizzeri che bussava alle porte di Milano e se gli andava male, andava a Venezia e si offriva ad ammazzare milanesi.”

    Una delle ultime possibilità di scelta, fu data alla Brigata Estense che, fuggita in Austria assieme al suo sovrano, il duca di Modena, nel 1859, e sciolta nel settembre 1863, vide una parte di essa confluire nell’esercito asburgico e combattere nelle sue fila contro i Piemontesi nel 1866.
    Abbiamo notizia che un ragazzo di Pontelandolfo, sfuggito alla repressione piemontese del 14 agosto 1861, in cui aveva visto uccidere il padre e violentare la madre da 18 piemontesi, rifugiatosi nel Veneto ancora austriaco, si sarebbe arruolato tra gli schutzen, e a Custoza nel 1866 avrebbe ucciso di sua mano 18 Piemontesi.

    • Francesco says:

      Beh, come non pensare al 9 settembre 1943?

      Quella sì che fu una possibilità di scelta, per circostanze storiche eccezionali!

      Ciao

  9. PinoMamet says:

    Molto interessante!
    Penso in effetti che in qualunque conflitto sufficientemente grande, una volta terminate le disponibilità di soldati “burocraticamente in ordine”, gli eserciti ricorrano poi a tutto quello che capita sottomano
    (lo si è visto nel secondo conflitto mondiale, quando in Italia abbiamo avuto, per dire, i nippoamericani che combattevano contro ucraini e turkmeni dell’esercito tedesco…)

    solo che prima della Rivoluzione Francese era la regola, l’eccezione invece le milizie locali o cittadine (che ci sono sempre state, ma di solito considerate come secondarie o di ripiego).

    • PinoMamet says:

      Tra l’altro poi molto mercenariato mi pare seguisse delle “rotte di lavoro” ben note e battute fin dall’antichità, più o meno come i lavori agricoli o stagionali:
      non è un caso che la Legione straniera fosse formata in maggioranza da svizzeri, belgi e irlandesi, e che gli stessi popoli fornissero mercenari a mezzo mondo…

    • mirkhond says:

      Lo storico borbonico Giacinto de Sivo, narra che nel 1860-1861, diversi soldati napoletani sfuggiti dai campi di concentramento sabaudi del Nord Italia (dove li si voleva arruolare a forza nell’esercito piemontese), rifugiandosi nel Veneto ancora austriaco, si arruolassero nell’esercito asburgico.

    • Pino Mamet

      ” gli eserciti ricorrano poi a tutto quello che capita sottomano”

      Pensiamo agli Stati Uniti. Che per molti versi sono una specie di sopravvivenza medievale, estranea alla logica degli Stati Nazione europei.

      Quando gli Stati Nazione hanno finito di ammazzarsi tra di loro, gli Stati Uniti hanno preso in mano il mondo, comprando una marea di disgraziati – sia indigeni sia latinoamericani – e offrendo loro l’inserimento nella società in cambio di sangue.

      Infatti, i neri hanno capito presto il trucco e oggi mi sembra che l’esercito statunitense abbia una percentuale sorprendentemente bassa di soldati neri; mentre i guatemaltechi appena arrivati sono ben accetti, se sono disposti a farsi qualche mese all’aria condizionata in paesi di cui prima ignoravano l’esistenza.

    • Lucia says:

      @Pinomamet Nippoamericani? Ucraini pro-nazi? Potresti dare qualche coordinata bibliografica al riguardo?

  10. Moi says:

    https://www.youtube.com/watch?v=28r0_oOa1-M

    Gran Finale: è la roba più normale del mondo, “guadagnarci” …

  11. Moi says:

    Cmq, si sa: le armi sono come i latticini freschi … hanno data di scadenza entro breve termine. Poi senza un po’ di guerrette tribali in qua e in là che facciano “girare l’economia” (se non gira l’economia,non si fa nulla … “da Noi” !) come fai a renderti l’ azienda produttrice di Bontà Salva-Mondo credibile, quando dici di accogliere profughi ?

  12. Segnalo a tutti gli anglofoni un fantastico post di Ugo Bardi su cappelli e automobili: Ugo, oltre a essere oltrarnino (anche se sospetto che sia della Ferza e non del Drago Verde, ma non si può essere perfetti, io sono del Drago Verde ma so’ messihano), ha anche il merito di essere un anglografo perfetto (ho notato un’unica preposizione che tradisce che non è madrelingua).

    http://cassandralegacy.blogspot.it/2017/05/peak-hats-social-change-and-coming.htm

    Ho la sensazione che chi apprezzerà di più il suo post sarà Pino Mamet.

    • PinoMamet says:

      Lo leggerei volentierissimo ma mi rimanda a una pagina inesistente…

      • PinoMamet says:

        Trovato!!
        e molto interessante… detto da uno che è iscritto a un forum americanocentrico che si chiama The Fedora Lounge… ;)

        e in effetti l’analisi di Bardi mi sembra ineccepibile, e risponde al più grande interrogativo dei “loungers”: “Perché a un certo punto la gente ha smesso di portare i cappelli? e quando vado in giro con il mio cappello e magari ho la sfiga di indossare un giubbotto di pelle (altra grande fissazione dei frequenattori del forum) mi prendono per il culo dicendomi, ehi credi di essere Indiana Jones?”

        • PinoMamet says:

          PS
          io sono la terza generazione di portatori di basco in famiglia… il basco indicando in questo caso un legame con la Francia.
          (Ma il basco è molto versatile, l’hanno portato tutti, dagli operai ai gauchos ai preti-operai ai musulmani bosniaci…)

          • izzaldin says:

            Ma il basco è molto versatile, l’hanno portato tutti, dagli operai ai gauchos ai preti-operai ai musulmani bosniaci

            ..e anche Totò Riina!

            • PinoMamet says:

              Questa mi mancava, hai qualche foto?

              Devo dire che l’ho sempre visto a capo scoperto, tutt’al più mi immaginavo una coppola…

            • izzaldin says:

              nella mia infinita ignoranza ho sempre confuso basco e coppola, li vedo come lo stesso copricapo

            • PinoMamet says:

              Il basco non è in tessuto ma un pezzo unico in feltro di lana, e non ha visiere…
              vedi spiegazione nell’altro post ;)

      • Roberto says:

        Interessante!

        Io comunque porto spessissimo un cappello (uno stetson gallatin verde, o uno blu stile Pavarotti, o il panama in estate) e quando non lo porto è perché ho un berretto in patchwork irlandese

        • Z. says:

          Io invece ho sempre trovato fastidioso portare qualcosa in testa. Non ho portato nemmeno il casco finché non è diventato obbligatorio…

          • Moi says:

            il copicapi hanno sempre qualcosa di almeno minimamente “cosplayeristico”, anche innocuo eh …

            Anche una cuffia s’è freddo, o un capellino con visiera se c’è il sole: avrà sempre una foggia, un colore, dei motivi decorativi, una scritta con un logo, uno stemma che …

            • Z. says:

              Capisco quel che vuoi dire…

              ma a me da proprio noia aver qualcosa in testa. Poco importa se è un casco, un cappellino da baseball o una coppola: mi fa sudare, mi irrita, mi fastidia :)

            • Roberto says:

              Più che altro mi fastidia non sapere dove mettere il cappello, tipo entrò in un ristorante e non hanno una cappelliera (so barbari, lo so….)

  13. Moi says:

    L’ Occidente è una realtà estremamente dialettica, se la si vuol capire … di solito viene identificato in negativo con il Cristianesimo, che eppure è stato
    _ almeno fino agli Anni Sessanta, a partire dagli “Stéits” ;) con quel che Robert Hughes chiama “Culture of Complaint” … _ la più grande esplosione di empatìa umana nella Storia.

    L’ Animalismo possiamo considerarlo “Empatia ExtraSpecie” …

  14. Moi says:

    Luoghi Comuni (evocati da altra gente …) e dintorni:

    a proposito di “Portoghesi (immigrazione) che in Italia non esistono” …vero. Invece non sono particolarmente rari i Brasiliani. Forse perché si riconoscono anche meglio: non solo come aspetto, ma anche come modi esuberanti “da Meridione” ;) , mentre i Portoghesi hanno tendenza ad essere taciturni e schivi, tipo Sardi. ;)

  15. mirkhond says:

    “(devo dire che – e dire che non conosco certo Roma quanto Bologna! – a Roma a regola ho mangiato meglio e speso meno. Ma quando glielo dico non ci credono, i tassisti romani).”

    Quindi è vero che a Bologna si mangia male, come disse un tizio qua, qualche anno fa.

    • Z. says:

      A Bologna si spende molto, e se non sai dove andare è facile restare delusi. Ora che quelle terribili trasmissioni culinarie vanno di moda, poi…

      A Roma spendi meno, e non è difficile trovare ottimi posti anche per chi come me arriva da fuori e non conosce la capitale.

    • Roberto says:

      Mangiare male può capitare dappertutto, ma francamente dire che a Bologna si mangi male è come dire che le lituane sono brutte perché hai visto una cozza….una vera assurdità, la più fake delle fake news, squalifica per sempre chi lo sostiene

      Ho detto

    • Francesco says:

      Io posso solo dire che persino noi milanesi ammettiamo che a Bologna si mangia veramente bene. E sapete quanto siamo parsimoniosi di lodi a terzi.

  16. mirkhond says:

    Mi attira sempre di meno….. :)
    Zanardo, sei mai stato a Budrio?
    Che posto è? Molto pericoloso?

    • Roberto says:

      Hahahaha :-)

      Budrio pericolosa detto da uno che vive a bari…..
      :-)

      • Moi says:

        Ah,mo adès’a ai é rivè Igor …

      • mirkhond says:

        Bari sarà anche un posto di merda, però non si sono mai visti 1200 uomini delle forze dell’ordine, tra le più esperte, per dare la caccia ad UNO SOLO UOMO, peraltro neanche indigeno, e dopo 50 giorni non essere riuscito a prenderlo.
        Manco se la ci fosse la foresta amazzonica, e per di più in una PIANURA.

        • Moi says:

          Igor ha un addestramento nel servirsi della natura circostante degno di un Viet Cong !

          • mirkhond says:

            Ma non si chiama Norbert?
            E poi non è mica russo, ma un ungherese di cittadinanza serba.
            Dove l’avrebbe ricevuto questo addestramento, visto che non si sa con esattezza se è nato nel 1976 o nel 1981?

            • mirkhond says:

              Voglio dire che se è nato nel 1981, come e dove può aver ricevuto un addestramento militare, visto che la Guerra di Bosnia c’è stata nel 1991-1995 e quella del Kosovo nel 1999?
              Inoltre, se osserviamo il video della tragedia di Budrio, non sembra poi tutta questa esperienza, da farsi pure strappare il fucile di mano come un coglione qualsiasi…….

          • mirkhond says:

            D’accordo, però le campagne della Bassa Padana non sono certo le fitte e impenetrabili foreste vietnamite……

        • Roberto says:

          Non ho detto che bari è un posto di merda, primo perché non ci sono mai stato e poi perché è difficile che un posto mi stia talmente antipatico da definirlo così.

          Dico solo che uno abituato alla microcriminalità barese non può definire “pericoloso” un paesone sonnacchioso come budrio

    • Roberto says:

      Comunque è un paesotto gradevole, uguale a tanti altri paesotti emiliani

      • mirkhond says:

        Gradevole?
        Con la nebbia per 10 mesi all’anno?

        • Roberto says:

          Guarda a budrio ci sarò stato 1000 volte perché ci giocavo a basket, sono stato con una indigena, ci avevo un professore di musica….nebbia decisamente non pervenuta. Se vuoi la nebbia vai ad argenta, o a Pavia o in Veneto, a Bologna non esiste più…..

          • mirkhond says:

            Si vabbè….. :)

          • Roberto says:

            Tu a budrio non ci sei mai stato, io si, e pure spesso, quindi se permetti “si vabbè” lo dico io

          • PinoMamet says:

            Mirkhond io non conosco Budrio;
            sono stato ad Argenta, che rispetto a qua è, come dire, molto molto pianura, ma molto;
            non lo trovo un posto paesaggisticamente esaltante ;) , e immagino che d’inverno abbiano spessissimo la nebbia.

            Io, come ti dicevo, abito in collina quindi nebbia non pervenuta, ma quest’inverno per lavoro ho percorso più volte la tratta da Fidenza a Reggio Emilia in treno; quasi ogni giorno in effetti.
            Nebbia l’avrò vista, esageriamo, quindici giorni in totale (è una stima per eccesso).

            Quanto a Igor, Ezechiele, Norberto, Gianfranco o come cavolo si chiama, sono convinto che abbia preso il treno da molto tempo e adesso se ne starà in Serbia, in Croazia o in Ungheria a farsi quattro risate, come Bin Laden che stava tranquillo in una villetta in Pakistan a guardarsi i porno mentre lo cercavano nelle montagne dell’Afghanistan… ;)

    • Roberto says:

      Tra l’altro a budrio c’è un ristorante eccellente dove abbiamo fatto il pranzo del nostro matrimonio

      http://www.ristoranteilgiardinobudrio.com/

      (Almeno era eccellente fino a 6-7 anni fa, l’ultima volta che ci ho mangiato)

    • Z. says:

      Budrio è una tranquilla cittadina, piuttosto lontana da Bologna. Fa parte di quella zona che già consideriamo “provincia”, non come S. Lazzaro o Castel Maggiore o Casalecchio che sono la prosecuzione di Bologna con altri mezzi.

      Non mi risulta proprio che sia un posto pericoloso.

      Sulla nebbia: questo inverno ce l’abbiamo avuta! Niente di paragonabile col Polesine, e nemmeno col Ravennate o con l’Emilia s.s., ma c’è stata e per diversi giorni, quando il clima era insolitamente mite.

      Va detto che è stato un semestre particolare, con escursioni termiche mai viste.

  17. Moi says:

    Poiché avete evocato il Fascismo, prima di Cedere al Sessismo da Sx ;) … la Ducina ;) i labbroni li aveva già da giovane:

    1:26 – 1:31

    https://www.youtube.com/watch?v=gDlie0-zBfw

  18. mirkhond says:

    la “gaggia”

    Che sarebbe?

    • PinoMamet says:

      Questo invece non lo capisco, cosa indicano i colori?

      • mirkhond says:

        Credo che indichino la Lombardia nei suoi veri confini.

        • PinoMamet says:

          Può darsi che i colori stiano a indicare dei confini storico/politici, e non metto lingua come diceva Pappagone;

          ma il link parla di “geolinguistica” e allora proprio non mi ci raccapezzo…

          • mirkhond says:

            Beh, sì, esiste un’area linguistica emiliana che va da Pavia alla Transpadana Ferrarese nel Polesine, che è diversa dall’area dialettale lombarda.
            Però penso che lui volesse indicare i confini storici della Lombardia.

        • Francesco says:

          Ma il Piemonte non esiste?

  19. Moi says:

    A proposito di Minoranze :

    https://www.youtube.com/watch?v=DGk6kULEJtU

    Rucka Rucka Ali – I Love Minorities

  20. mirkhond says:

    Pino, riesci a capirlo? (Dovrebbe essere Lombardo bergamasco) :

    http://www.grandelombardia.org/lo/?p=3771

    • PinoMamet says:

      Ma, credo che possa capirlo chiunque: mi sembra, come dire, italiano “dialettizzato” o “lombardizzato”, come succede quando si vuole scrivere di concetti elevati o astratti.
      La parte dialettale (sostanzialmente, la trascrizione della pronuncia) è abbastanza diversa dai dialetti di qua, ma vabbè.

      • PinoMamet says:

        Per dire, le “sfumadoo ideologegh” qua sarebbero “sfumaduri ideologichi”, ma non ho mai sentito usare questa espressione in dialetto… sfumature sì, ideologiche no ;)

        • Moi says:

          io “sfumadura” l’ho sentito dire solo dai barbieri per i tagli di capelli, sennò “nuàns” … come termine addomesticato dal Francese, come il “cordonblè” , il “purè”, il “consomè”, la “reclàm”, ecc …

          • Moi says:

            e comunque voler dire in dialetto concetti “intellettualistici”, con calchi dall’ Italiano dotto … significa solo snaturarlo, visto che nessun parlante genuino lo riconoscerebbe mai come il proprio idioma “delle robe spontanee”.

            • PinoMamet says:

              Verissimo

            • Moi says:

              Ancora una volta, nessuno lo capì meglio e prima di Giovannino Guareschi, quando Peppone (che, a differenza dei Funzionarioni freddi calcolatori di voti, al Partito ci credeva come a una Ritrovata Chiesa delle Origini …) si lamenta di come la politica potrebbe essere più facile, più efficiente e più proficua concretamente … se si potessefare il comizio in dialetto.

            • Moi says:

              e infatti se dovessi indicare la parola più “borderlàin” ;) di tutte … direi proprio la “puléttica”, dialettalizzazione di “politica”; parola “nata snaturata”, però … per quanto sia o fosse diffusa.

  21. Moi says:

    come quelli che scrivono “al plurèl metafunétich” o “al sustantiv indeclinèbil” …

  22. A proposito di migrazioni, il mio lavoro ogni tanto mi porta ad avere qualcosa a che fare con iniziative interessanti come questa:

    http://www.kere-architecture.com/projects/lycee-schorge-secondary-school/

    o questa:

    http://www.thread-senegal.org/welcome#about

    Poi sono splendide gocce nel deserto; e la prima non farà altro che preparare dei giovani alla fuga, temo.

    Comunque sono due modi positivi di usare l’architettura.

  23. Francesco says:

    >> Vedo individui ferocemente attaccati ai loro presunti diritti, chiusi in scatole di metallo tra nuvole di CO2 e polveri sottili, mentre pendolano da soli tra villette a schiera, uffici e centri commerciali, buttando cicche dal finestrino e digitando insulti sul telefonino mentre guidano, prima di andare a fare brutti sogni la notte.

    Mah, sai che sospetto questa descrizione di essere molto più ampia di “occidentali”? a meno che tu non stia migrando verso lidi peuceziani, che vede “ebrei” non dove ci sono persone di religione o cultura (stirpe?) ebraica ma dove pensa di vedere misteriosi archetipi finanziario-viaggianti.

    :D

  24. Moi says:

    Una “curiosità” che ci aiuta meglio di un trattato a capire cosa ci aspetta quando, con gran sollievo di tantissimi Occidentali, sarà per sempre distrutta l’identità culturale dell’ Occidente come amplissimamente predetto dalla Scuola Massonia Comunista di Francoforte :

    http://video.corriere.it/solo-occhio-capra-ciclope-venerata-come-divinita-india/c929cc34-3c69-11e7-bc08-57e58a61572b

    Un solo occhio: la “capra ciclope” venerata come una divinità in India …

    ————————————

    Accòiere le Culture Altre, è un problema tutto nostro: della“Capasciuïtà di Ascettare l’ Altro da Z’é !”

    Premariamoci di nuovo a un “Mondo Infestato dai Demoni” [cit. Carl Sagan] , altro che canzonette figheggianti di “Karma” per vincere Sanremo !

    • Moi says:

      il vero orrore non è la disgraziata bestia deforme, neppure chi la venera … ma chi vuole “relativismizzare” e dare aquesti culti la stessa dignità delle Scienze Teratologiche, anche “da Noi” per Essere Accoiènte.

      Va be’, lo dico ad Habs … che almeno lui capirà.

      • Moi says:

        … Andrea De Vita, Lisa Paniscus: voi NON potete dissentire, su questo … significherebbe Tradire Voi Stess* ;) !”

      • PinoMamet says:

        Mmmm

        capirei se tu dicessi “che schifo l’Induismo che venera gli animali!”
        (come dicono, per esempio, i sikh e i musulmani).

        Invece vai a tirare in ballo il relativismo e la fine dell’identità culturale dell’Occidente, che secondo me non c’entrano proprio niente col fatto che in India qualcuno si sia fatto delle idee un po’ strane su una povera capretta deforme…

  25. Moi says:

    Il famigerato “Anchenoiunavoltismo” non dovrebbe andare oltre la curiosità antropologica, SE siamo tutti Esseri Umani che vivono nel Presente e NON specie Aliene sullo stesso Pianeta sotto Bolle Spazio-Tempo (so bene che la prima ipotesi, già da Modena e da Parma incontrandosi a Reggio Emilia, è controintuitiva ;) … ma pare sia quella vera !) …

    • PinoMamet says:

      Oso dire di non averci capito niente, me lo spieghi in parole semplici?

      • Z. says:

        Moi vuol poter dire che gli immigrati sono delinquenti, e si imbizzarrisce quando gli si ricordi che, quando gli italiani emigravano da poveri, erano considerati altrettanto delinquenti.

        Questo perché, com’è noto, Una Volta Era Diverso :D

        • Moi says:

          infatti si parlava di sistema credenze-scienze … dài, Zeta: che la sviolinatina (per non dir molto peggio) al PD di Governo puoi farla in maniera moltomeno a cazzo ! ;)

          • Z. says:

            Moi, che c’entra il PD? :D

            e soprattutto, cosa ti ha fatto il PD?

            ti ha molestato un segretario della FGCI quando eri piccolo?

            ti soffiavano tutte le ragazze affascinandole con Che Guevara e il POUM?

            Dài, quei tempi sono finiti, e ora la pacchia è finita anche per loro. Dimentica il passato ;)

        • Moi says:

          e cmq … si può sempre rispondere con un “sai che cazzo gliene frega a una ragazza Italiana stuprata da un Pakistano se nell’ Ottocento un Soldato Inglese ha stuprato una ragazza Pakistana ? “

  26. Moi says:

    @ PINO

    Sulla degenerazione dell’ empatia interspecie (paradossalmente laicissima, in partenza) all’ Animalismo che “ogni altra specie è meglio della nostra” abbiam già visto, mi pare.

    Alludevo più che altro al fatto che se sai che esistono le malformazioni come fenomeno naturale direi che “si affronta meglio” rispetto a credere a Forze Superiori dei cui capricci si è in balìa. Infondo, il primo “De-Divinizzatore” della Natura in sé fu un certo ;) Abramo, no ?

  27. Moi says:

    “Anchenoiunavoltismo” intendo il Relativismo Assoluto, non più nei luoghi … ma nei tempi.

  28. Sulla moneta complementare è uscito qualche giorno fa questo articolo sulla Stampa, credo che sia interessante anche se lunghetto:

    http://www.lastampa.it/2017/05/02/economia/tuttosoldi/le-monete-alternative-conquistano-undici-regioni-e-ora-puntano-allestero-BQexyvumr6rsTk0jl85w5L/pagina.html

    Le monete alternative conquistano undici Regioni e ora puntano all’estero
    Entro maggio il Sardex potrà entrare nelle tasche di tutti i cittadini

    Pubblicato il 02/05/2017
    paolo baroni

    All’inizio, 7 anni fa, era il Sardex, ovvero la prima moneta virtuale nata in Italia nel pieno dell’ultima recessione in una delle zone più povere del Paese, la provincia sarda del Medio Campidano. Oggi i «circuiti di credito commerciale» di questo tipo in Italia sono 11 e coprono lo stivale dal Settentrione al Meridione.

    In Piemonte c’è il «Piemex», in Lombardia il «Circuitolinx», in Veneto il «Venetex», in Emilia il «Liberex», nel Lazio il «Tibex», in Campania il «Felix». L’ultimo arrivato è il «Valdex», il circuito della Valle d’Aosta avviato solo pochi giorni fa, ma nel quartier generale di Serramanna non intendono o fermarsi: contano di coprire entro l’anno il resto d’Italia, mentre nel 2018 è programmato lo sbarco all’estero: Francia e Spagna. L’idea è «costruire un network globale per l’economia locale e le piccole imprese».

    I circuiti all’interno dei quali vengono scambiati i Sardex e le monete gemelle hanno conosciuto una crescita esponenziale grazie anche a una serie di convenzioni siglate più o meno da tutte le associazioni di impresa, da Confindustria a Confcooperative a Confcommercio. E così dai 30,7 milioni di euro di transazioni del 2014 si è passati agli 89,7 milioni del 2016, a fronte di 262 mila operazioni (erano state 62 mila nel 2014) e oltre 8500 conti attivati. Il grosso dell’attività, almeno il 70%, fa capo al Sardex. Ad oggi da solo questo circuito ha macinato operazioni per 200 milioni di euro arrivando ad associare 4mila aziende. Tanto business insomma, e niente politica.

    A Serramanna non vogliono sentir parlare né di «No Euro» né di 5 Stelle: «Noi siamo agnostici» proclama Carlo Mancosu, fondatore e consigliere delegato di Sardex spa. «La Raggi a Roma voleva sponsorizzare il Tibex? Non ci ha mai contattato. Né – assicura – col Sardex abbiamo mai pensato di sostituirci all’euro: la nostra è una moneta complementare, senza l’euro non potrebbe esistere. Il nostro obiettivo era riattivare l’economia e le relazioni in ambito locale. Nulla di salvifico, ma crediamo che in questi anni di crisi il Sardex abbia svolto un ruolo importante creando una coscienza del noi e favorendo la coincidenza di intenti all’interno della comunità». Il progetto, ha suscitato grande interesse: è diventato oggetto di studio alla London School of Economics e ha attirato investitori di peso, da fondi di investimento come Innogest e Digital Investment, a Invitalia, Banca Sella e Fondazione di Sardegna.

    Ma come funzionano questi circuiti di credito commerciale? «Ogni rete regionale – spiegano a Serramanna da dove governano l’intero networtk dando lavoro a una sessantina di persone – è un sistema economico integrato progettato per facilitare le relazioni tra soggetti economici operanti in un dato territorio. Attraverso un sistema di conti online e l’utilizzo di una «moneta» digitale locale, il circuito dà la possibilità a imprese e professionisti di finanziarsi reciprocamente senza interessi e di trasformare la propria capacità produttiva inespressa in liquidità supplementare». Dietro un compenso annuo di un minino di 200 euro ed arriva sino a 4 mila (a seconda del fatturato) a professionisti e imprese vengono offerti un conto, una carta di pagamento e una linea di credito senza interessi oltre una serie di servizi di promozione e supporto. Il sistema consente di acquistare ciò di cui si ha bisogno ripagandolo effettuando vendite di beni e servizi agli altri iscritti. Il meccanismo è tale per cui è possibile andare in rosso sul conto con un affidamento che cresce nel corso del tempo. «L’ideale – sostiene Mancosu – è far girare velocemente i Sardex e puntare sempre al saldo zero. Anche perché non è prevista una compensazione in euro».

    Di recente l’uso del Sardex è stato esteso a soci, amministratori, dipendenti e collaboratori delle imprese associate, che così hanno un strumento in più per erogare incentivi e prestazioni di welfare aziendale. Entro maggio, a partire dalla Sardegna, si prevede di allargare il programma ai clienti delle imprese, in pratica al pubblico indistinto. Il consumatore che sceglierà di spendere i propri euro all’interno del circuito Sardex riceverà crediti in valuta locale subito spendibili presso qualunque azienda del network. «Così riusciremo a sostenere le aziende locali e contribuiremo a rafforzare il potere di acquisto di tutti», spiega Mancosu. Orgoglioso come tutti gli altri soci fondatori «di essere riusciti a dimostrare che se si ha una buona idea, anche da un piccolo paese come Serramanna, ce la si può fare. Grazie alla rete ed alle nuove tecnologie».

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