L’esplosione dei nonni

Come sapete, il sistema in cui viviamo spezza gli esseri umani in funzioni precise, ognuna delle quali riceve un servizio, e sono alti lai quando il servizio non arriva.

I Riceviservizi possono essere Infanti, Adolescenti, Madri, Disabili, Lavoratori, Contribuenti, Anziani, Seppellendi o altro, ma stanno sempre da soli mentre qualcuno li servizia.

Appena compare una crepa nel cemento – come il nostro giardino – le cose ritornano alla normalità.

E così in questo periodo sono esplosi i Nonni.

Cioè gli ultimi rimasti di un antico mondo, in cui si faticava: infatti, la distinzione di classe è netta: il nonno “borghese” accompagna, il nonno “proletario” lavora e non lo fermi.

Avendo avuto la disgrazia di essere caduto in pensione, non ha alcuna intenzione di fermarsi.

Nello spazio abbandonato dallo Stato, il Nonno si presenta alle sette di mattina e comincia a lavorare. Sistema tutti gli alberi e le piante, raccoglie tutti i rifiuti e li porta via (noi non abbiamo nessuno che ci pensi per noi), si arrampica sui tetti, sistema le reti e i muri, aggiusta qualunque cosa, come ha fatto da quando ha iniziato a fare il muratore a quindici anni.

E soprattutto fa tutto ciò che richiede fatica fisica.

Per la fatica fisica, le nostre fanciulle chiedono con un dolce sorriso, “mi aiuti a sollevare questo peso?”

tre-grazie

I Babbi alzano per un attimo lo sguardo dal telefonino e rispondono, “non so se ce la faccio”.

Intanto, i Nonni hanno già fatto tutto. E probabilmente hanno anche, realmente, un fisico migliore dei Babbi.

Nascono un sacco di riflessioni su questo.

La prima riguarda il distacco tra corpo e quella roba strana che chiamano “mente“, che è la realizzazione suprema della nostra società. Pensate a una sorta di sacco pensante e mangiante, da cui escono fuori dieci dita piccole piccole, solo alcune delle quali in grado di cosare sulla tastiera virtuale di un telefonino.

La seconda riguarda l’orrore dei centri anziani, dell’esilio in appositi servizi di gente piena di vita e di capacità, che per la prima volta in vita loro riesce a mettere la propria energia a disposizione di persone a cui vogliono bene, invece che di uno speculatore immobiliare.

La terza riguarda la classe, che per me non è certo un merito: ma penso all’impiegato in pensione, che prima sapeva firmare delibere e guardare la televisione; e adesso sa solo guardare la televisione. Mentre il muratore, l’artigiano o l’idraulico (o lo spazzino che mentre i suoi colleghi i gatti randagi li ammazzava, lui li liberava in campagna) ha accumulato una vita di competenze che traboccano dalla voglia di essere messe in pratica e trasmesse.

Poi c’è l’immensa questione di una società selettiva come nessun’altra nella storia umana, ma piena di pathos per i poverini da aiutare con gli scarti della Grande Bolla Energetica.

No, nessuna pietà per i vecchietti (scusate, oggi si dice solidarietà).

Noi abbiamo bisogno dei nonni.

Senza di loro saremmo nella melma, perché sanno fare un sacco di cose che la maggior parte di noi non è più capace di fare.

Ci sanno insegnare cosa fare.

E hanno uno splendido disprezzo per le regole e le leggi, che buttano giù con un colpo di tenaglia, mentre noi stiamo ancora a guardare i regolamenti.

Le mani non credono ai regolamenti.

nonni-piccolo

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43 Responses to L’esplosione dei nonni

  1. Mario says:

    Ieri ho ascoltato parte del Nibelunglied, e non ho potuto non pensare alla grandezza degli arii di Occidente: “Che grandezza aveva raggiunto la sua gente, prima che lussuria, indolenza e piaceri ne consumassero lentamente i nervi, sino a ridurla a un ammasso di degenerati”.

    • Francesco says:

      ah, io che credevo che la colpa fosse di aver piallato gli acquedotti e le fognature dei Romani, riducendo il continente a un immondezzaio puzzolente!

  2. Moi says:

    penso all’impiegato in pensione, che prima sapeva firmare delibere e guardare la televisione; e adesso sa solo guardare la televisione. Mentre il muratore, l’artigiano o l’idraulico (o lo spazzino che mentre i suoi colleghi i gatti randagi li ammazzava, lui li liberava in campagna) ha accumulato una vita di competenze che traboccano dalla voglia di essere messe in pratica e trasmesse.

    Poi c’è l’immensa questione di una società selettiva come nessun’altra nella storia umana, ma piena di pathos per i poverini da aiutare con gli scarti della Grande Bolla Energetica.

    —————-

    Giusto. Anche qui, di norma, gli anziani “si sentono vivi” finché “riescono a fare una roba con le mani” …

  3. Moi says:

    https://www.youtube.com/watch?v=dIcHHQLoniY

    Fausto Carpani canta “Batéssta al ciapinéssta”

  4. Moi says:

    Ma le tre tipe … dalla posa in trio, dal vestiario uniformato … stanno eseguendo una qualche danza (da gemellare al Centro Sociale con laPizziKa, naturalmente ;) …) insegnata loro da ua qualche Zingara che ha capito d’esser più sicura lì che NON alla LIDL ?! ;)

  5. Moi says:

    A sproposito nel tema, ma a proposito in termini metodologici di gocce d’acqua a induzione logica ;) … avete presente il timbro sulla mano ai concerti o simili ? (Essenzialmente strolgati per poter uscire e rientrare …) ebbene … come si fa con i dorsi di mani ad alto contenuto melaninico ? … Sui palmi (che sono molto più chiari) ? Però il palmo ha una naturale sudorazione della mano molto superiore, che rischia di squagliare subito il timbro.

    Porsi il problema è Razzismo ? … C’è chi si trìgghera ? Di fatto, almeno questo dovrebbe essere già stato risolto concretamente !

    ;)

  6. Moi says:

    Altra giccia d’acqua, per chi ama i Simboli :

    http://www.gay.it/blogs/dario-accolla/cosa-centra-il-25-aprile-con-i-diritti-di-gay-lesbiche-e-trans

    Ancora 30 anni fa, sarebbe stato “blasfemo” fare un Rainbow Washing (i disen acsé) “Genderista” al VentiCinque Aprile … adesso, invece, Ananke ? ;)

    http://www.gay.it/blogs/dario-accolla/cosa-centra-il-25-aprile-con-i-diritti-di-gay-lesbiche-e-trans

  7. Moi says:

    goccia ;)

  8. Moi says:

    I Madrelingua Inglese avranno già da tempo notato come in Anglobale la grammatica sia stata ulteriormente semplificata, e rimpiazzata il più possibile dalle costruzioni morfosemantiche (o come si dice) di tipo “Compound Noun” …

  9. MOI says:

    Per la fatica fisica, le nostre fanciulle chiedono con un dolce sorriso, “mi aiuti a sollevare questo peso?”

    [cit.]

    —————————————-

    De-contestualizzando :) , eh …c’è un detto universale che paragona la forza di traino di due buoi Vs il carico di rottura d’ un pelo pubico femminile …a vantaggio di quest’ultimo ! ;) :) :D

    • Per Moi

      “c’è un detto universale”

      Temo che trovi la sua smentita da noi.

      Le donne trainano dalla mattina alla sera.

      I maschi invece si dividono in due categorie: sopra i 60 anni, faticano senza ascoltare le donne; sotto i 60 anni, si riposano, sempre senza scoltare le donne.

  10. ruttone says:

    “Me sei calato”, Martinez.
    Poi spiego

    • ruttone says:

      Mi sembra un post brutto perché secondo me i vecchi sono, come quelli meno vecchi, un gruppo variegato; tu vedi quelli attivi e generalizzi, e ti credo: quelli che non sono attivi o sono morti, o fanno un cazzo per il resto dei loro giorni (quindi non li vedi).

      non è che per anzianità uno diventa bravo a prescindere, anzi pure a non prescindere dall’esperienza, che potrebbe essere stata vissuta passivamente.

      Forse anche qualche adulto che ora spugnetta svogliato col cellulare da vecchio verrà preso dalla voglia di sentirsi utile.

      Secondo me stai prendendo una piega un sacco apocalittica ultimamente

    • PinoMamet says:

      Beh ma nel post di Miguel ci sono anche i vecchi inattivi, quelli che “accompagnano”.
      Vogliono rendersi utili anche loro, certo: solo che non sono capaci.

      E questi in effetti stanno crescendo, numericamente, perché tutta una generazione di “nonni” che ha conosciuto solo il lavoro, e che in effetti faceva coincidere il tempo libero con “altro lavoro” perché non concepiva altro, ha avuto l’aspirazione a crescere una generazione di figli non-lavoratori manuali, e di nipoti non-lavoratori tout court.
      Perché, pur non conoscendo essi nonni altro che il lavoro fisico, pratico (almeno, una buona parte di loro), c’era ben radicata anche l’idea che fosse in fondo una cosa di cui liberarsi.

      Il risultato è che ci sono moltissimi “nipoti” che non sanno fare niente, o quasi, e il risultato corollario è che il lavoro fisico, pratico, è stato lasciato agli svogliati o ai poco svegli o ai troppo svegli, insomma, “a chi va male a scuola”, con risultati credo deleteri.

      Ma d’altra parte, qual era l’alternativa, la selezione per classe?

      • Per PinoMamet

        “Beh ma nel post di Miguel ci sono anche i vecchi inattivi, quelli che “accompagnano”.”

        Infatti.

        La differenza di classe è netta: più hanno studiato, meno sanno fare. Infatti, i “nonni da combattimento” sono una categoria molto precisa, gente con pochissima scolarizzazione, che ha cominciato a usare le mani quando erano già bambini, penso.

        E’ una specie in via di estinzione, di cui iniziamo ad avere terribilmente bisogno oggi.

        Io ho molto chiaro come vorrei che fossero “i miei figlioli” (termine che uso in senso impersonale, ma anche per non pregiudicare i “figlioli degli altri”).

        Vorrei che avessero innanzitutto un mestiere pratico – idraulico, muratore, contadino, cuoco, ad esempio.

        Saranno gli ultimi mestieri a scomparire.

        E allo stesso tempo potessero dedicarsi, non retribuiti, alla musica, alla ricerca storica, alla biologia.

        • ruttone says:

          Che chi abbia studiato di più sappia fare di meno è tutt’al più una correlazione che si manifesta in certi contesti sociali, COME PER ESEMPIO quello di un paese dove lo studio ancora oggi viene percepito come un mezzo per acquisire importanza nella società

          Per me è comunque una generalizzazione che non posso suffragare con la mia esperienza, quindi non me la sento di dare un endorsement

        • PinoMamet says:

          Sarà come dici, ruttone, ma invece nella mia esperienza, ecco, se mi si rompesse il lavandino o la caldaia, non chiamerei ad aggiustarla certo il professore o l’avvocato in pensione, ma semmai, se non si trova l’idraulico, sono sicuro che il mio vicino di casa muratore in pensione saprebbe dove mettere le mani.

          Io ho visto, clienti di mio padre, un’intera generazione di agricoltori/trattoristi che sapevano fare (uso le maiuscole anch’io) TUTTO, dal fabbro al meccanico al falegname al muratore fino al veterinario;
          magari non perfettamente, ma abbastanza per le necessità primarie, e spesso anche di più;
          le mogli, in più, sapevano anche fare le cuoche e le infermiere.

          Stenterei molto a credere che l’avvocato in pensione sappia fare altrettanto…

          • ruttone says:

            Io non lo so, non conosco molte persone.

            Credo che questo tipo di narrativa (che chi studia non abbia senso pratico) sia falsa o quantomeno indimostrabile.

            Quello che secondo me è nocivo, oltre al pensare che studiare serva ad avere più persone sotto di sé, è quello di sottovalutare la propria esperienza.

            Secondo me quelle persone di cui parli avevano senza dubbio la capacità di arrabattarsi con la conoscenza limitata che avevano, ma soprattutto ignoravano che il fatto che la loro conoscenza limitata fosse ragione di vergogna, per due ragioni: avevano meglio a cui pensare (forse i figli?), avevano di più urgente a cui pensare (risolvere i loro problemi).

            • PinoMamet says:

              Sono d’accordo con te praticamente in niente :D

            • Per Ruttone

              “Credo che questo tipo di narrativa (che chi studia non abbia senso pratico) sia falsa o quantomeno indimostrabile.”

              Non so se tu hai presente il tipo di persona di cui sto parlando, forse è legato a una provenienza geografica diversa.

              Non è una cosa indimostrabile: è una cosa dimostrata.

              Poi non sto dicendo che chi ha studiato “manchi di senso pratico”: può essere molto preciso nel pagare le bollette, capire esattamente come far coincidere venti appuntamenti, forse anche fare una specifica attività fisica (sport oppure giardinaggio), suonare uno strumento…

              Sto parlando – come Pino Mamet – delle persone che invece non hanno il corpo atrofizzato; che lo muovono spontaneamente, operando incessantemente, aggiustando la mattonella, sistemando i contatti elettrici fusi, potando gli alberi, riparando il tavolo rotto. Non decidono di farlo, è che non riescono a stare fermi.

            • PinoMamet says:

              1- Io invece conosco moltissime persone, e le mie esperienze confermano il mio punto di vista;

              2- può darsi che qualcuno che “ha studiato” abbia senso pratico (io non ce l’ho) ma le persone che conoscevo non “si arrabattavano”, erano anzi molto brave;

              3-non ignoravano un bel niente, avevano anzi una coscienza sociale molto spiccata, che spingeva molti di loro alla militanza a sinistra

              4-non sottovaluto la mia esperienza :D

              5-non so se studiare serva ad avere persone “sotto di sè”, probabilmente molti la pensavano così sia di quelli che avevano studiato che di quelli che avrebbero voluto poterlo fare

              6-non capisco bene cosa c’entri col discorso, in effetti.

            • PinoMamet says:

              “Non decidono di farlo, è che non riescono a stare fermi.”

              Solo ora infatti capisco cose, più da giovane, non capivo delle persone della generazioni di mio padre (i “nonni”) lui compreso.

              Cioè, dicevo, caspita, hai lavorato una vita, ti puoi permettere di riposare, e invace cosa fai? sei sempre impegnato con un lavoro o l’altro.
              Anzi, il momento in cui non hai nulla da fare lo vivi con disagio e frustrazione.

              Mentre io, per dire, posso stare giornate intere senza fare nulla, e molto volentieri; e mi muovo (per “lavoro” pratico, manuale) solo se obbligato.

              Sono modi non solo diversi, proprio opposti di concepire la vita, il lavoro, l’attività.

              Poi non voglio mica dire che gli uni siano buoni e gli altri cattivi;
              solo sono due “tribù” diverse.

          • Z. says:

            L’avvocato non ci va più in pensione… costa troppo!

        • roberto says:

          Miguel

          “La differenza di classe è netta: più hanno studiato, meno sanno fare.”

          dovrei farti conoscere due miei colleghi/amici eurocrati (uno interprete, l’altro avvocato e ricercatore universitario) che si sono costruiti da soli con le loro manine la casa (l’interprete si è fatto pure l’impianto elettrico, l’altro no)

          in particolare l’interprete ha fatto una casa pazzesca….
          :-)

  11. Zhong says:

    In generale i Nonni di adesso hanno anche una buona pensione, il che contribuisce a tenerli attivi e di buon umore.

  12. Peucezio says:

    L’ho letto solo ora (sono un po’ preso ‘sti giorni):
    splendido post, Miguel!

  13. Mario says:

    Si arrestarono per un attimo, i Negri, fissando muti e atterriti quel Bianco gigantesco che li fronteggiava in silenzio, l’enorme scimitarra sollevata. Cinque di loro insieme non sarebbero riusciti a vincerlo. Lì però erano migliaia.

  14. Moi says:

    —- A proposito —

    Dottor Fraquelli, quando ha messo in cantiere questo saggio chi immaginava fosse il suo lettore, un curioso di sinistra o un omosessuale di destra?

    […]

    “Meglio fascisti che froci” diceva qualche anno fa Alessandra Mussolini. Eppure il suo libro racconta che in diversi casi i fascisti – e ancor di più i nazisti – erano omosessuali. Insomma fascisti=froci. Proprio quest’equazione, che contraddice con l’evidenza uno degli assunti cardine della destra omofoba, era rappresentata nella campagna comunicativa del Bologna Pride dal personaggio di Italo, che “odia i froci ma ama il suo camerata”. Paradossalmente, però, Italo anziché far saltare sulla sedia Alessandra Mussolini, ha sollevato reazioni indignate nell’ala di estrema sinistra del movimento gaylesbico, e perfino Sabina Guzzanti, “alfiere” dei delusi a sinistra, si è scagliata contro quella campagna dal palco di piazza Navona. Lei come spiega questo cortocircuito?

    http://www.vincenzobrana.it/2008/09/12/articoli/gay-di-destra/

    [cit.]

  15. Moi says:

    — sul suddetto “cortocircuito” (e altri…) —

    In genere (senza ambiguità semantiche …) , l’ Italia in politica ama le semplificazioni, odia la complessità … però, allo stesso tempo, si fonda su di una pletora “clànica” di interessi strutturati a “insiemi e sottoinsiemi” non senza intersezioni. Solo che i voti si prendono meglio facendo campagne elettorali come se ci fosse un bipartitismo dei Noi Assoluti e dei Loro Assoluti.

  16. Per Francesco

    “ah, io che credevo che la colpa [dei Germani del Nibelungenlied] fosse di aver piallato gli acquedotti e le fognature dei Romani, riducendo il continente a un immondezzaio puzzolente!”

    non credo che gli storici oggi sarebbero molto d’accordo.

    Da una parte, Roma implode – gli acquedotti cadono a pezzi prima che qualcuno avesse avvistato un germanico.

    I Germani sono arrivati perché volevano fare i Romani. Poi era troppo tardi, ma la colpa non fu certo loro.

    • Francesco says:

      E io che credevo che i Germani fossero tra le balle almeno dai tempi di Giulio Cesare e che fossero calati per farsi i Romani (e scappare dagli Unni)

      Come sono ignorante!

      Comunque Conan il Barbaro rimane un capolavoro, a prescindere dai rapporti incerti con la realtà – e dalla mancanza di Red Sonia

      • Per Francesco

        “E io che credevo che i Germani fossero tra le balle almeno dai tempi di Giulio Cesare e che fossero calati per farsi i Romani”

        Diciamo che erano tra le balle più o meno come i messicani sono tra le balle degli Stati Uniti: a mendicare al posto di frontiera romano, a offrirsi come mercenari, a minacciare per farsi dare una mancia, a portare merci da spacciare ai Romani e a farsi spiegare come si poteva sembrare Romani facendosi cristiani.

        E soprattutto ad ammazzare altri Germani per scippare loro il posto vicino alla frontiera romana.

    • Francesco says:

      PS concordi con attribuire la colpa a “lussuria, indolenza e piaceri”?

      :D

  17. Mario says:

    Nè Germani nè Romani ebbero mai colpe. Tantomeno la “destra omofoba” ha qualcosa da farsi perdonare. E, la mia citazione è da Howard (“Conan il Barbaro”), “L’ultimo uomo bianco”.

  18. Moi says:

    i “nonni da combattimento” sono una categoria molto precisa, gente con pochissima scolarizzazione, che ha cominciato a usare le mani quando erano già bambini, penso.

    [cit.]

    ————

    Da ‘sta parte dell’ Appennino, fino a fine Novecento era quasi (!) sinonimo di “nonni” tout-court. I “nonni che avevano studiato” erano comunque divenuti alacri professionisti mossi da un senso quasi “missionario” della propria professione.

    Ma il nonno che ha iniziato a fare l’impiegato con la Olivetti ed è andato in pensione con l’arrivo delle “Diavolerie” ;) tipo Windows98 o di Windows XP … ‘sa vliv mai ch’ al faga ?! ;)

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