Disagi

Dalla Vinaia Messicana, incontro Giorgio, uno psichiatra che si occupa di salute mentale, in particolare nelle scuole.

Giorgio è molto toscano, concreto e senza retorica o fuffa.

Cerca di spiegarmi un quadro di cui so poco, ma che bussa in ogni momento anche sulle porte del nostro giardino.

“Siamo in una situazione drammatica. Io lavoro nella scuola, e vedo che c’è un aumento enorme di casi problematici.

Lo Stato una volta forniva percorsi assistiti, individuali, seguiva le persone.

Oggi non è più così: da una parte affida tutto alla farmacologia, dall’altra alle RSA (residenze sanitarie assistenziali).

Sono dei privati, esattamente come le cliniche private, devono sottostare certo ad alcuni parametri, ma sono sostanzialmente persone che cercano di lucrare, come sta succedendo con l’immigrazione, dove alberghi interi si stanno riciclando a centri di accoglienza.

In questo, la cooperazione ha fallito, perché si tratta comunque sempre di privati che cercano di fare soldi, di gente che è estranea alla situazione di cui si deve occupare.

Come l’immigrazione, il disagio è un business enorme, ma i soldi stanno per finire. E quando finiranno, scaricheranno tutti, migranti e tutti quelli che hanno bisogno di assistenza, e allora sarà la catastrofe.

E’ terribilmente difficile, ma quello che sto cercando di far capire, è che adesso è la comunità che dovrà farsi carico, non possiamo più delegare, siamo noi stessi che dovremo prenderci cura, che lo vogliamo o no”.

Print Friendly
This entry was posted in esperienze di Miguel Martinez, Il clan dei fiorentini, resistere sul territorio and tagged , , , , . Bookmark the permalink.

78 Responses to Disagi

  1. Pierluigi Vernetto says:

    ma e’ esattamente quello che vuole la CIA, gettare l’Europa nel caos e destabilizzare le nazioni. Ci hanno inondato di droga e di tv-spazzatura negli anni 70 per far implodere la protesta sociale, e gli e’ riuscito benissimo. Ora ci inondano di disoccupati e di immigrati con lo stesso scopo, distruggere una identita’ nazionale e caricarci di distrazioni e di problemi in modo che non abbiamo neanche piu il tempo di pensare e di organizzarci.

    • Roberto says:

      E che ci guadagna?

    • Moi says:

      Macché CIA … non era il Piano Kalergi ?! ;)

      • Z. says:

        Magari le due cose coincidono: se ci fosse la CIA dietro il piano Kalergi? o se Kalergi fosse dietro la CIA? chi lo sa :D

    • In marzo [1977 ], dopo lunghi brontolii invernali, cortei, occupazioni, scrosciar di vetrine sfiorate dai vidiam, Bologna eruttò.
      Durante un corteo uno stronzo chiamato Tramontana, ufficiale dei carabinieri poi velocemente assolto e fatto sparire, all’angolo di via Mascarella sotto un portico ammazzò uno studente, Lo Russo. In audace risposta, il PCI ammassò i propri benpensanti a centinaia sotto le Foto dei Partigiani Morti©, scagazzati dai piccioni e ingialliti per niente. Bisognava difendere le amate memorie da quegli schifosi, che non studiano e che sono capaci magari di venir qui a tirar sassi.
      Ma naturalmente di gente morta gratis più di trent’anni prima agli studenti non gliene sbatté una minchia. In Piazza Maggiore non ci misero mai piede. Oltretutto era fisicamente impossibile, transennata da muraglie di operai e carabinieri (che da allora, essendo della stessa pasta, non smisero più di far comunella).
      Preferirono farsi il Cantunzèn, un ristorantino per fighetti. Ed elevarono barricate, specialmente nella zona dell’università.Gli autonomi, soliti esagerati, si fecero un’armeria.
      Vidi le tout Bulaña dietro le tavole, i copertoni, le assi, i cassonetti ammucchiati. Esiliati del Pilastro e reietti del “Serpentone”, che avevano sentito l’odor della mischia e che non gli pareva vero venire in centro a prendersi un po’ di vendette, autonomi in erezione, vecchi operai commossi, giovani operai a lezione, disoccupati, studenti di tutto il mondo (meno gli israeliani, in paranoia per i loro servizi segreti, e i greci, occupati com’erano a odiarsi tra Partito Comunista Interno e Partito Comunista Esterno), molti giornalisti del Carlino, che stavano scoprendo quanto bene facciano all’ulcera una bella barricata e i tipi strani che l’hanno tirata su.
      Anche tossici, che a volte ritornano.
      Tutti untorelli, insomma, secondo la generosa definizione del Re degli Zombi, Berlinguer.
      La gente, con la borsa della spesa, guardava da sotto i portici come dalle colline attorno a Balaklava aveva guardato senza capirci una sega la carica dei Seicento.
      Non ci capì una sega nemmeno il PCI. Le sue risposte a mense da epatite, tasse universitarie da cravattari, affittacamere cannibali, zero case, zero speranze, zero futuro, zero garanzie, lavori di merda, salari di merda, condizione giovanile da occultare in silenzio, periferie da inchieste del Congresso, giornali ridicoli, specchio dello spaventoso piattume generale, furono le seguenti:
      · gridare subito fortissimo Al Complotto Al Complotto, e dare la sveglia in questo senso a tutti i magistrati in suo possesso. Sbocciava la gagliarda stagione dei Catalanotti, giunti sino a noi nella forma mediatica di barboncini a molla, con bei peli bianchi bombati a phon.
      · ospitare chilometri di blindati, invitati da tutta Italia, a far le fusa alle entrate della tangenziale in attesa di “dar la spallata” e far poltiglia degli scalmanati, e dei sovversivi, e degli ingrati. Un’altra volta avrebbero imparato, a sputtanare il Santuario.
      · nei mesi e anni successivi, commissionare (e sovvenzionare) centinaia di studi ai propri Centri Studi chiedendo perché “le giovani generazioni” fossero così scontrose “nei nostri confronti. Con tutto quello che abbiamo fatto per loro. Siamo il comune più a misura d’uomo d’Europa. Cosa vogliono ancora”.
      Siccome però gli studi, per quanto pilotati possano essere, rischiano di far venire fuori la verità, e ti rivelano che è solo colpa tua, e ti dicono che o ti dai una mossa o la cosa si ripeterà, nelle more il PCI & la questura immaginarono che forse un po’ più d’eroina in città sarebbe stata una mano santa per spegnere bronci e vogliette per un tot d’anni. Giusto quel tanto. Già che c’è, approfittiamone, no? Poi vediamo, abbiamo ricette per ogni evenienza della vita. Intanto lasciamo che s’addormentino, non opponiamoci a questa strana sostanza che non capiamo kosé, dikié, perkié, perké. Non facciamo niente. Siamo sempre in tempo a chiedere scusa.
      Per cui, chiusi ancora meglio gli occhi e, per non saper né leggere né scrivere, aperto il culo, gli apprendisti stregoni di via Barberia attesero fiduciosi gli eventi.
      In Sicilia e a Marsiglia raddoppiarono i turni, richiamarono i chimici dalle ferie, assunsero nuove maestranze e si fregarono le mani. Era iniziata l’Età dell’Oro, gemmata dal terrore degli idioti.

      Filippo Scòzzari, Prima pagare poi ricordare, 1997.

      • Z. says:

        Scozzari era una persona tutto sommato ordinaria, che avrebbe voluto vivere una vita regolare. La sera anziché andare in giro a far balotta e a farsi le spade andava a dormire!

        Era un atteggiamento molto eccentrico per l’ambiente e l’epoca. E i suoi compagni di appartamento gliene facevano di tutti i colori. Accanirsi con chi è diverso è sempre un piacere.

        Immagino che nasca da qui questa ipertrofica silloge di bizzarrie, tipo il gombloddho PS-PCI per spacciare eroina a Bologna (ve l’avevo detto e non mi credevate!).

        Ma soprattutto il suo odio per la mia città, che il buon INSCO in parte condivide.

        • Per Z

          “Immagino che nasca da qui questa ipertrofica silloge di bizzarrie,”

          A leggere il testo di Scozzari, mi rendo quanto sia cambiato il mondo.

          Credo che allora, avessimo in tanti l’impressione che ci fosse un mondo infinito da saccheggiare, di cui qualcuno ci stava privando.

          Mi ricordo con un certo orrore del piacere che provavo a non pagare il biglietto sull’autobus. Dico con orrore, non per amore della legalità, ma perché con il tempo mi sono reso conto dei costi immensi che hanno le cose più piccole che facciamo, di quanto sia delicata la sopravvivenza del mondo e di come tutto sia a rischio.

          Non avrei nulla contro il blocco del traffico, ma l’idea di incendiare un cassonetto, con un sistema di rifiuti già così precario e soffocante insieme, ecco questo mi sembrerebbe un vero delitto.

          Non so se si invecchia, ma certamente oggi quel modo dispettoso (che in parte è stato anche mio9, di vivere “contro” qualcosa, invece di costruire, mi sembra l’apice del lusso che ci fu concesso dalla Grande Bolla Energetica.

          • PinoMamet says:

            La trovo una riflessione molto interesante, su cui riflettere.

          • Z. says:

            Miguel,

            sai che Scòzzari non lo pagava il biglietto?

            Non perché trasgredisse, ma perché all’epoca sui mezzi pubblici a Bologna si viaggiava aggratise!

            Lo Stato e le istituzioni continuavano a spendere come e talvolta più che negli anni Sessanta. Ma negli anni Sessanta giravano gli sghei e l’economia cresceva. Negli anni Settanta crescevano terrorismo e AIDS.

            Detto questo, credo che il disagio personale dello Scòzzari abbia giocato il proprio ruolo. Come l’antipatia di INSCO per fricchettossici e questuanti, per certi versi :-)

            • Mah, frequento da trent’anni fricchettòssici e anche questuanti della più schietta essenza, che evito di giudicare e/o di deridere. Non è quello a darmi fastidio. Mi infastidì la vuotezza dei fricchettòssici e questuanti che incontravo (a squadroni) nella Bologna di metà anni Novanta.

            • Z. says:

              INSCO,

              — Mi infastidì la vuotezza dei fricchettòssici e questuanti che incontravo (a squadroni) nella Bologna di metà anni Novanta. —

              Ecco, questa è una cosa che mi interesserebbe molto approfondire. Se e quando hai tempo e voglia ti leggerò volentieri.

      • PinoMamet says:

        Questa faccenda del traffico di eroina voluto da “qualcuno in alto” per moderare le rivolte credo faccia la sua comparsa con i moti dei neri a Los Angeles del ’65…

        la cosa non sta troppo in piedi nel contesto italiano, secondo me;
        in quello statunitense (quartieri- vere e proprie città- segregati, altissimi numeri di carcerati specialmente tra le minoranze, rivendicazioni delle minoranze degenerate in lotta tra bande paramilitari legate allo spaccio, varie storie più o meno credibili legate alla sperimentazione istituzionale delle droghe in contesti militari o polizieschi ecc.) la cosa poteva anche avere un senso, ma rimane tutto da provare.

        PS
        Bologna resta il centro del Mondo.

  2. mirkhond says:

    “E che ci guadagna?”

    La guerra tra poveri, in modo che i ricchi diventino sempre più ricchi.

  3. mirkhond says:

    In un mondo sempre più tecnologico, le bocche da sfamare diventano sempre più numerose con sempre minor numero di occupati.
    Dunque la guerra tra poveri, eliminando molta gente dalla faccia della terra, servirà a garantire l’equilibrio sociale dei sempre meno tra i più fortunati.

  4. mirkhond says:

    “E’ terribilmente difficile, ma quello che sto cercando di far capire, è che adesso è la comunità che dovrà farsi carico, non possiamo più delegare, siamo noi stessi che dovremo prenderci cura, che lo vogliamo o no”.”

    Nel Ducato di Spoleto:

    https://youtu.be/dPiqrT1U6Mc

  5. ruttone says:

    Siamo alla fine del ventesimo secolo. Il mondo è sconvolto dalle esplosioni atomiche.

    Ma voi veramente credete che “i ricchi” e la CIA abbiano veramente i mezzi per poter controllare a tal punto il comportamento di miliardi di persone? Quelli vogliono fare i soldi e passare la nuttata, non esiste alcun progetto al di là di questo (che tra l’altro farebbe chiunque altro al posto loro)

    Tra l’altro droga e tv spazzatura sono prese per libera scelta da quelle persone che secondo ‘sto ragionamento ne sarebbero vittime.

    Che vogliamo fare, la rivoluzione degli insegnanti di sostegno, così li aiutiamo ‘sti andicappati che guardano le serie televisive e si fanno le canne a ragionare bene e a fare la v di vendetta?

    Complottismo della domenica sera, ad esorcizzare il pensiero dei colleghi facce da cazzo del lunedì

    • Z. says:

      Mi è sempre piaciuta la dinamo spinta da braccia umane. Per esigenze di scena cadevano gli schiavi che stavano all’esterno, cioè quelli che faticavano meno!

      Quanto al supporto psichiatrico, mi tocca delegarlo per forza. Improvvisarmi psichiatra sarebbe una pessima idea.

      • Per Z

        “Quanto al supporto psichiatrico, mi tocca delegarlo per forza. Improvvisarmi psichiatra sarebbe una pessima idea.”

        :-)

        Ovviamente… ma non stiamo parlando di due metodi diversi tra cui scegliere in un mondo senza storia.

        Stiamo parlando di un processo storico, riassumibile nel concetto, “quando finiranno i soldi, che facciamo noi?”

        Già vediamo in atto la risposta alla domanda, “quando si ridurranno i soldi, cosa faranno le istituzioni?”: psicofarmaci e RSA, insieme a un sovraccarico sugli insegnanti normali (non di sostegno).

        La fase successiva, più o meno inevitabile, la possiamo definire con la battuta “quando finiranno i soldi”.

    • Roberto says:

      Sottoscrivo anche le virgole di ruttone

  6. Peucezio says:

    Però c’è qualcosa che non mi torna in tutto ciò.
    Ogni volta che conosco un insegnante, scopro che è un insegnante di sostegno.
    Una volta c’era la figura dell’insegnante, un signore che insegnava una materia a una classe.
    Oggi non esiste più, c’è solo un signore che si prende cura di un ragazzo difficile.
    E siccome ormai sono tutti difficili, perché sono tutti dislessici o con la sindrome da mancanza di concentrazione, questo significa che si va verso un insegnante per ogni ragazzo.
    E meno male che mancano i soldi!

    • Z. says:

      Peucè,

      a dire il vero conosco parecchi insegnanti e di questi uno solo è insegnante di sostegno. Educatori – educatrici, soprattutto – quanti ne vuoi, ma insegnanti di sostegno, se non ricordo, male uno solo.

      Poi certamente, come dicono negli Stati Uniti, YMMV :D

    • PinoMamet says:

      Peucezio non ha tutti i torti, ma la spiegazione è semplice… no, non è semplice perché italicamente burocratica ;)

      in pratica, avere l’abilitazione da insegnante di sostegno “fa punti” per le graduatorie, quindi molti usciti da SSIS e TFA l’hanno presa, pur essendo insegnanti anche “di materia”.
      Di quqesti, molti hanno iniziato proprio a lavorare “con il sostegno”, per poi integrare con ore “di materia” o passare esclusivamente a queste appena ne hanno la possibilità.

      Ora, ci si aspetta dagli insegnanti di sostegno un certo tipo di mentalità, di sensibilità e di preparazione; su quest’ultima non ho nulla da dire, se sono abilitati vorrà dire che l’avranno.

      Sulla sensibilità, mah, devo dire in un paio di casi ho le mie perplessità; si tratta in ogni caso di una scelta di ripiego.

      PS
      Professori tornati da stage e incontri all’estero, nelle famose località da cui noi italiani (sempre!) dovremmo prendere esempio ecc., mi dicono che sì, dobbiamo prendere esempio in tante cose (anche se non è così semplice: a volte si tratta di sistemi diversi radicalmente, come ne lcaso finlandese: arance e pommodori, proprio due robe diverse) ma sull’integrazione dei disabili, beh…
      all’estero spesso l’hanno risolto in modo radicale: non c’è.
      L’allievo “normale” (ed è la scuola a stabilire chi lo è) va nella classe normale, l’allievo disabile in quella dei disabili, spesso addirittura in un altro edificio a fare cose radicalmente diverse.

      Poi dice, eh ma noi italiani figuriamo maluccio nelle classifiche internazionali basate sui test…
      quelli mica glieli fanno fare, i test!

      • roberto says:

        “ma sull’integrazione dei disabili, beh…”

        questo secondo me è uno dei grandissimi meriti della scuola italiana.

        anche dal punto di vista dei bambini/ragazzi normalmente abili, il semplice fatto di avere un compagno di classe disabile è incontestabilmente un vantaggio.

        ho avuto spesso discussioni su questo argomento con i nordici (francesi compresi) che si trincerano dietro l’argomento “si vabbé ma il “programma” si rallenta”….ebbene ecchissenefrega del programma!

        • Per roberto

          “anche dal punto di vista dei bambini/ragazzi normalmente abili, il semplice fatto di avere un compagno di classe disabile è incontestabilmente un vantaggio.”

          Esatto, anche questo è “la comunità che si prende carico”.

          Il problema però sorge quando l’insegnante deve prendersene carico da solo, senza l’appoggio di un insegnante di sostegno; e spesso senza l’appoggio della famiglia (che anche questa è “comunità che si prende carico”). Allora sì che i nordici hanno ragione.

          • roberto says:

            “Il problema però sorge quando l’insegnante deve prendersene carico da solo, senza l’appoggio di un insegnante di sostegno; [….]. Allora sì che i nordici hanno ragione.”

            non lo so, e credo che dipenda molto dalle situazioni.

            alle elementari avevamo un compagno di classe down, nessun insegnante di sostegno e mi sembra che non ci sia stato nessun problema particolare (e la mia famiglia è ancora in contatto con quella di quel bambino ormai uomo). in questo caso il nordico ha torto marcio.

            più vicini nel tempo, nell’ultima parte di servizio civile mi avevano messo un una scuola media dove aiutavo due ragazzine con gravi problemi di deambulazione (oltre che sorvegliare 5-6 rom), quindi pochissime ore per classe, niente insegnanti di sostegno e zero problemi (alla fine le altre bambine facevano quasi a gara a spingere le carrozine, io non servivo a nulla, se non all’entrata e all’uscita e nelle gite)

            immagino che se ci fosse una classe con 3 casi problematici, allora si, effettivamente capisco i nordici.

            comunque più in generale, il discorso che trovo orripillante è “metteteli nella scuola separata perché sono solo un ostacolo per i nostri”

            • Per roberto

              “immagino che se ci fosse una classe con 3 casi problematici, allora si, effettivamente capisco i nordici.”

              Immagina una classe delle scuole superiori con sette ragazzi tranquilli, ma tutti certificati dislessici o affini da qualche psicologo amico di famiglia.

              L’insegnante deve dedicare ore di riunioni e preparazione di materiali specifici per ciascuno di loro, ed è anche sostanzialmente obbligato a promuoverli comunque.

              La classe non nota certo particolari problemi, ma se ogni volta che c’è un compito di matematica, c’è qualcuno in apparenza normalissimo che può portarsi dietro un sacco di materiale che è vietato agli altri, prima o poi anche gli altri cominciano a seccarsi e chiedere un generale abbassamento del livello di impegno (sempre che l’insegnante abbia ancora tempo per seguire i “normali”).

    • PinoMamet says:

      A non-proposito della famosa scuola finlandese:

      sono in pratica due, una specie di liceo e una specie di tecnico-professionale (le superiori cioè).

      Sono strutturate in pratica come mini-università, in cui lo studente deve seguire tot corsi di materie fondamentali e tot (molte di più) opzionali. Il corso di studi se lo decide da solo nel rispetto di questi criteri
      (per cui quando si sente dire “forse la Finlandia abolirà la programmazione ministeriale completamente!” non vuol dire niente di applicabile alla realtà italiana).

      Questi corsi non durano per tutto l’anno scolastico ma per tot ore (no nricordo quanto, diciamo alcune settimane?) disposte sia al mattino che al pomeriggio.
      Le scuole restano in pratica sempre aperte, con mense e attività sportive/ricreative.
      I professori vengono assunti dalle scuole sulla base del curriculum (“io sono specialista in Fisica teorica/Grammatica comparata delle lingue ugrofinniche/Filosofia teoretica… posso tenere da voi un corso di Fisica I/Letteratura finlandese/Filosofia…?”)

      in generale, la scuola sembra meno “carcere” e più “attività che scelgo (un po’) perché mi piace”, il che aiuta.

      In compenso la formazione è meno solida e coesiva di quella italiana, ma più “a puzzle” (e questo credo sia comune all’estero), nel senso che può capitare che uno faccia Fisica e Matematica ma poi non sappia niente di Chimica, o abbia fatto un corso di Storia Romana e uno di Storia Contemporanea e non sappia niente del Seicento…

      In generale la scuola italiana parte, o partiva, dal presupposto di creare “l’uomo del Ronascimento” che sa tutto di tutto, e si materializzava nel Liceo…
      ma sarebbe un discorso lungo.

    • Per Peucezio

      “Una volta c’era la figura dell’insegnante, un signore che insegnava una materia a una classe.
      Oggi non esiste più, c’è solo un signore che si prende cura di un ragazzo difficile.”

      Pino Mamet, che è dentro la scuola, spiega bene il meccanismo per cui tanti prendono l’abilitazione al sostegno (senza per questo praticarlo).

      L’impressione che io è che ci sia:

      – un forte aumento di casi psichiatrici reali nelle scuole, di cui ci sarebbe da capire le cause

      – un contemporaneo aumento di presunte dislessie e altri “bisogni educativi speciali”, spinto da psicologi pagati per certificare una riduzione del carico scolastico a studenti poco interessati, ma anche per coprire veri casi psichiatrici senza dover chiamare un insegnante di sostegno.

      Così si scarica tutto il peso sugli insegnanti “normali”, che quindi non riescono a fare più il loro mestiere, che è appunto quello di insegnare “una materia a una classe”.

      • PinoMamet says:

        In effetti mi pare (ma Lisa saprà dire di più e meglio) che dentro il calderone di DSA e BSE sia finito un po’ di tutto, dallo studente che, semplicemente, non ha voglia di studiare
        (“adesso professoressa non può più darmi l’insufficienza perché domani ho la firma sul documento di DSA!”- storia vera)
        al caso veramente grave che avrebbe bisogno di tutt’altra certificazione e che non può certo essere risolto dal professore a forza di togliere parti dalle verifiche, al caso talmente lieve da diventare insignificante e costituire un inutile peso aggiuntivo per il professore
        (finché lo studente stesso chiede di essere “dispensato dalle misure dispensative” ;) come è capitato a me!)

        Invece mi pare che ci sarebbe da operare (ma chi? come?) sul vero disagio scolastico, che nella mia brevissima esperienza mi sembra piuttosto significativo.

        Tra l’altro tornando dall’America blateravo di come le scuole e le università USA fossero tuttora segregate razzialmente nei fatti, ma basta farsi un giro in un “plesso scolastico multiscuola” in Italia per vedere che è esattamente la stessa cosa:
        professionali: tutti negri e marocchini, tecnici: discreta percentuale; licei: pochissimi.

        Ora, una volta era meno facile accorgersene perché i “negri” di allora non erano negri, ma insomma mi pare che sotto il profilo dell’avanzamento culturale e della mobilità sociale la scuola italiana stia abbastanza fallendo…

        Lo dico perché secondo me molti di questi disagi nascono dallo scontro tra due umanità diversissime: quelli che a scuola ci vorrebbero andare comunque, e quelli per i quali è un carcere…

        • Mauricius Tarvisii says:

          Veramente secondo quello studio pubblicato da poco, la scuola frequentata dalla mia generazione sarebbe stata tra le migliori quanto a capacità di inclusione sociale

          http://www.repubblica.it/scuola/2017/03/29/news/la_scuola_italiana_migliore_d_europa_riduce_il_gap_tra_i_ricchie_poveri-161691034/

          Inutile dire che pochi anni dopo quella scuola ha cessato di esistere e se io oggi mi iscrivessi di nuovo al liceo mi ritroverei in un mondo che farei fatica a riconoscere.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Se l’articolo vi sembra oscuro è normale: ho capito di cosa si stava realmente parlando solo dopo aver letto la stessa notizia riportata da cinque testate diverse :D

          • PinoMamet says:

            Non ho idea, in effetti, di come se la cavino all’estero per ridurre il gap tra ricchi e poveri, o tra studenti provenienti da famiglie “colte” e “incolte”:
            da alcune cose orecchiate durante i corsi, direi che in genere fanno poco, l’idea essendo quella di “selezionare le eccellenze” e valorizzarle, non di portare tutti a un livello medio-alto.

            L’Italia pare invece che se la cavi senz’altro bene nel senso dell’inclusione dei disabili, nel senso detto sopra: altri Paesi se ne fregano alla grande.

            • roberto says:

              “Non ho idea, in effetti, di come se la cavino all’estero per ridurre il gap tra ricchi e poveri, o tra studenti provenienti da famiglie “colte” e “incolte”:”

              la mia impressione è che se ne fottono altamente di ridurre il gap. ne avevamo parlato un po’ di tempo fa dell’ossessione in alcuni paesi (penso in particolare ai francesi o inglesi) di avere “la buona scuola” per i figli, e sono abbastanza sicuro che buona scuola = scuola dove non ci sono arabi, zingari o storpi vari

              (io insisto sulla bontà del modello italiano, pur con tutti i suoi difetti, ma scrivo su un blog dove sembra che l’esistenza della scuole sia la seconda causa di tutti i mali….)

            • Per roberto

              “io insisto sulla bontà del modello italiano, pur con tutti i suoi difetti, ma scrivo su un blog dove sembra che l’esistenza della scuole sia la seconda causa di tutti i mali….”

              Per me no.

              Da piccolo, ho vissuto come un incubo la scuola, ma questo è molto più legato alla mia storia personale che alla scuola in sé.

              Non divinizzo la scuola, credo che sia una cosa storicamente molto determinata – è legata, come insegna Régis Debray, al controllo statale sulle informazioni, che a sua volta è legato al mondo della parola scritta, ormai al collasso.

              Inoltre, la scuola si associa a due progetto – quello di “formare un cittadino” e quello di “formare per un mestiere” – che avevano un senso molto concreto ai tempi degli Uomini d’Acciaio, e quasi nessuno oggi.

              Ma dire che una cosa è destinata a venire meno, non vuol dire esserle ostile (non odiamo le nostre nonne, spero). Anche perché viviamo in una situazione in cui vediamo il collasso dell’esistente, ma nulla che lo possa sostituire: non è come nell’Ottocento, ad esempio, che si poteva fantasticare una Scuola Pubblica da contrastare al monopolio clericale sull’istruzione.

              La scuola elementare sicuramente è un importantissimo luogo di aggregazione, l’ultimo rimasto oggi; e l’unico nucleo attorno a cui si possano riunire le famiglie. E quindi mi auguro che sia l’ultima istituzione a cadere.

            • PinoMamet says:

              “(io insisto sulla bontà del modello italiano, pur con tutti i suoi difetti, ma scrivo su un blog dove sembra che l’esistenza della scuole sia la seconda causa di tutti i mali….)”

              Io per motivi personali non vedo l’ora di lasciarla e trovare un lavoro a me più consono ;)

              ma aldilà di questo la vedo più o meno come Miguel:
              non la divinizzo né la idealizzo (molto difficile idealizzarla vedendola da vicino) ma sicuramente le riconosco un ruolo importantissimo:

              per come è intesa in Italia, funzioni tanto o poco, è ancora uno dei pochi strumenti di equità, una delle poche situazioni in cui l’immigrato dal Camerun ha le stesse possibilità e, salvo rarissimi casi, lo stesso trattamento del figlio del dott. ing. gran lup. mann.

              è anche uno dei pochi ambienti in cui i due possono frequentarsi alla pari;
              l’altro è lo sport
              (o perlomeno alcuni sport, e dipende vissuti come…);
              senz’altro l’unico ambiente istituzionale dove non solo possono farlo, ma è stato pensato appositamente per questo.

              Poi si può dire tutto: funziona male per il suo scopo
              (i professionali “scuole per figli di immigrati”) o i secondi fini del suo scopo sono fuori tempo massimo o irrealizzabili
              (“creare il cittadino perfetto del libro Cuore”)
              chi ci lavora lo può fare con maggiore o minore dedizione e impegno, ma insomma…

              con tutto quanto, c’è pensarci due volte prima di buttarla giù.

              Anche perché nessuno ha un’idea precisa del dopo…

            • PinoMamet says:

              Faccio un esempio con uno studente che conosco bene:
              immigrato dall’Africa, ha alle spalle una famiglia di divorziati che non si parlano, una marea di fratelli e sorelle, fratellastri e sorellastre, l’affidamento a due diverse famiglie italiane.
              Molto sveglio e intelligente, va malissimo praticamente in tutto. I genitori, anzi, nel caso specifico, “chi ne fa le veci”, si sono preoccupati perché non venisse reindirizzato a un corso professionale, “dove finirebbe a non fare niente del tutto”, e preferiscono che sia bocciato e riparta l’anno dopo con più voglia.

              La richiesta è discutibile, ma quello che è di lodevole (in questo come in altri tantissimi casi che avvengono nelle scuole italiane tutti i giorni, e potrei fare diversi altri esempi) è il comportamento dell’insieme dei docenti, che senza averci nulla a guadagnare, si riunisce, discute, si accanisce, si accalora, si impegna, tutto solo per il bene di questo studente che, nella vita normale, è quello che Miguel definirbbe “uno sfigato”.

              Non voglio santificare i docenti, molti dei quali mi stanno sulle palle;
              e so di comportamenti analoghi da pare di altre categorie “insospettabili”
              (le forze dell’ordine, per esempio);

              ma la scuola pubblica italiana mi sembra uno dei pochi casi in cui questo comportamento sia sistematico.

              Non è da buttar via, ecco.

            • paniscus says:

              ” si sono preoccupati perché non venisse reindirizzato a un corso professionale, “dove finirebbe a non fare niente del tutto”, e preferiscono che sia bocciato e riparta l’anno dopo con più voglia.”
              ———-

              Ad avercene, di famiglie così.

              Il motivo per cui i tuoi colleghi sono stati tanto bendisposti a discutere dettagliatamente delle diverse possibilità e a considerarle tutte, una per una, esclusivamente nella prospettiva di quale fosse il bene del ragazzo… sta APPUNTO nel fatto che erano consapevoli di avere come interlocutore una famiglia ragionevole, che aveva a cuore gli stessi obiettivi.

              Se si fossero trovati di fronte una famiglia polemica, rivendicativa, ostile, la cui unica strategia è difendere a oltranza il diritto del figliolo ad avere la strada spianata con la massima facilità facendo il meno possibile, e minacciare ricorso accusando gli insegnanti di non aver fatto abbastanza per offrirgli possibilità di recupero…

              …stai sicuro che il vento sarebbe girato diversamente, e che la maggioranza del consiglio di classe si sarebbe trovata molto più conciliante nell’accontentare le pretese della famiglia, per avere meno grane.

              Personalmente, sono questi i colleghi che “mi stanno sulle palle”, come dici tu.

  7. paniscus says:

    Poi rispondo in maniera più articolata, ma intanto, per cominciare con una replica di poche righe… che sia messo a verbale che NON SE NE PUO’ PIU’ di questo tormentone sulla scuola finlandese.

    I cui presunti risultati eccellenti nei test europei, tanto magnificati e tanto sbandierati per fare sentire in colpa noi poveri italiani meschinelli e retrogradi, sono riferiti alle statistiche di 15 o 20 anni fa, e sono di fatto crollati negli ultimi anni… ossia proprio da quando le scuole della Finlandia hanno cominciato a usare in massa tutti quegli straordinari metodi innovativi che adesso si vorrebbero imporre anche a noi, DOPO averne constatato l’inefficacia e la vacuità altrove.

    • PinoMamet says:

      Da quello che mi è stato riferito da chi l’ha visitata (con tanto di documentazione fotografica, visione di piani di studio ecc.) mi pare soprattutto che l’esempio completamente inapplicabile alla realtà della scuola italiana.

      Tanto varrebbe raderla al suolo e rifarla su basi del tutto diverse;
      anzi, da un certo punto di vista sarebbe quasi meglio, piuttosto che prendere a destra e a manca spunti e idee nati in contesti diversissimi, col risultato del solito pastrocchio, andando a rovinare un impianto che invece, nella sostanza, funziona.

      Anche perché- detto dagli stessi docenti visitatori all’estero, in Finlandia Gran Bretagna Germania Svezia ecc– gli studenti italiani escono poi più preparati dalle loro scuole dei colleghi esteri, e nelle università lo sanno benissimo.

  8. Grog says:

    Bisogna tornare alla scuola dove venivano distribuite
    VERGATE SUL SEDERE NUDO DEGLI ALLIEVI CON IL RAMO DI SALICE FLESSIBILE
    Swishhhhhhhh! Crac! Aiaaaaaaaaaaaaa! ( x enne volte fino a lasciare simpatici lividi bleu )
    dopo il trattamento l’insegnate deve essere libero di
    SODOMIZZARE L’ALLIEVO
    questa si che è
    EDUCAZIONE PORCO CANE!
    Grog! Grog! Grog!

  9. PinoMamet says:

    Comunque, partendo dalla Scuola e tornando in tema, mi sembra che ci sia una generica tendenza alla sparizione dello Stato: voluta? sognata? osteggiata? fatto sta che lo Stato si ritira e lascia spazi ai privati.
    E sono spazi in ambiti importanti (la gestione dell’educazione, del “disagio”);

    e sono spazi non solo pratici, ma anche teorici: viene un po’ a mancare l’idea dello Stato “mamma” che pensa a tutto e si fa tutto a modo suo, e subentra lo Stato appaltatore che dà vaghe linee guida, poi ognun per sè.

    • Z. says:

      Secondo me qui ha ragione Miguel…

      noi siamo abituati a considerare l’omnistato come la norma. Ma è la nostra prospettiva ad essere di parte (come direbbe Peucezio, abbiamo un bias :D ). Si tratta non della norma, ma di un’eccezione che è stata viva per quindici anni e poi è rimasta moribonda per qualche decennio.

      E che forse ai giorni nostri sta tirando gli ultimi, come diciamo qui al centro del Mondo.

      • Per Z

        “E che forse ai giorni nostri sta tirando gli ultimi, come diciamo qui al centro del Mondo.”

        A questo punto, si tratta di mettersi insieme, tra persone di buona volontà e senza alcun pregiudizio, a riflettere su cosa possiamo fare adesso.

        E quando dico, “senza alcun pregiudizio”, intendo qualunque cosa tra accettare la sponsorizzazione di Ferragamo e fare occupazioni illegali :-)

        Credo che bisogna essere molto flessibili e spregiudicati, visti i tempi.

  10. Grog says:

    Noi Veneti siamo degli stupidi ed incapaci, non siamo neanche riusciti ad
    ANNEGARE CACCIARI IN LAGUNA
    dopo averlo evirato ed avergli cacciato gli inutili testicoli in bocca secondo una civile tradizione abissina.
    Grog! Grog! Grog!
    Finché in ITAGLIA ci saranno intellettuali così
    INGIUSTAMENTE LIBERI DI PONTIFICARE IN TV
    il paese resterà e sarà fottuto
    bisogna dire a scapito dei Veneti che ai tempi lella SERENISSIMA i tipi come il predetto Cacciari sarebbero stati
    ANNEGATI GIA’ DA PICCOLI (dopo eventuale sodomizzazione a pagamento concessa a commercianti della lega anseatica notissimi culattoni)
    Grog! Grog! Grog!

    • PinoMamet says:

      Tutto giusto, ma cos’ha detto Cacciari di nuovo da farti incazzare?

      • Grog says:

        Se parla è peggio ma basta la sua esistenza per farmi incazzare, costringerei lui e rutelli ad accoppiarsi in mondo visione con un grizly arrapato e incazzato.
        Grog! Grog! Grog!

  11. mirkhond says:

    “Da piccolo, ho vissuto come un incubo la scuola, ma questo è molto più legato alla mia storia personale che alla scuola in sé.”

    Penso di poterti capire…… ;)

  12. mirkhond says:

    Nel frattempo, oltre l’Oltrarno:

    FRANCIA. E’ LOTTA DI CLASSE, MA DISTORTA ALLA RADICE.
    Maurizio Blondet 24 aprile 2017

    Viene da dire ai francesi: se vi piace così…avete votato per altri cinque anni di “grand remplacement”, per farvi sostituire a tappe ancor più forzate da stranieri musulmani . Avete votato per il governo dei Rotschild, della finanza internazionale, della deflazione-recessione. Altri cinque anni di soggezione a Berlino, alla UE, all’austerità, al precariato, alla riduzione salariale: avete votato per altri cinque anni di Hollande. Avete votato per la globalizzazione, per la NATO, per la guerra alla Russia.

    Avete votato per un tizio artificiale creato apposta nei laboratori della nota lobby, un dipendente della banca Rotschild, uno che è stato ministro dell’economia con Hollande e Valls, due anni durante i quali ha varata uno “legge sul lavoro” (legge Macron) contro la quale migliaia di voi sono scesi in piazza, e che il primo ministro Valls ha dovuto far passare per decreto, a forza. Avete votato uno il cui programma è vuoto come la sua testa.

    Avete confermato il potere delle burocrazie e la dittatura dei LGBT.

    Avete fatto brindare le Borse, gli speculatori, fatto tirare un sospiro di sollievo ad Angela Merkel, Schulz e Schauble. Vien da dire: francesi, se vi piace così…

    Ma c’è una parola sbagliata in questa frase. Ed è la parola “francesi”.

    Occorre qualche distinzione. I francesi poveri hanno votato massicciamente il Front National; i francesi ricchi e benestanti, hanno votato Macron. Il voto a Marine ricalca fedelmente la distribuzione nazionale della disoccupazione, della povertà, della iniquità sociale – il Nord abbandonato e il Meridione invaso da musulmani. Hanno votato FN le classi popolari, gli operai. Parigi, la ricca cosmopolita capitale, non ha votato per Marine.
    (Da IcebergFinanza – Povertà e voto per il FN)

    La cosa è notata persino da Figaro, un quotidiano “moderato” e tutt’altro che lepenista (ha fatto campagna per Fillon) : “L’elettorato di Macron raccoglie la Francia che va bene, la Francia ottimista, la Francia dei buoni guadagni; la Francia che non ha bisogno né di frontiere né di patria, questa Francia “aperta” e generosa perché ne ha i mezzi. La Francia di Marine Le Pen è la Francia che soffre, che si inquieta del proprio avvenire, della fine del mese, che soffre di vedere i padroni prender tanti soldi; che freme davanti all’incredibile arroganza di questa borghesia che le impartisce lezioni di umanesimo e progressismo dall’alto dei suoi 5 mila euro mensili o più”.

    E’ una lotta di classe. E’ la lotta di classe di cui ha parlato anni fa il miliardario Warren Buffett, finanziare: “La lotta di classe esiste, e l’abbiamo vinta noi”. Noi miliardari.

    Persino sul Figaro si riconosce che nell’ammucchiata “repubblicana” con cui tutti gli altri si uniscono per votare Macron al secondo turno, si configura un esproprio dei poveri. “Qualunque cosa si pensi della candidata del Front National, v’è qui una forma di ingiustizia: la Francia “di sopra” si appresta a confiscare alle classi popolari l’elezione presidenziale, la sola elezione che impegna davvero il loro destino”.

    http://www.lefigaro.fr/vox/politique/2017/04/24/31001-20170424ARTFIG00088-macron-le-pen-ou-le-retour-fracassant-de-la-lutte-des-classes.php

    Il punto è che la chiarezza della lotta politica – con la chiara coscienza di chi sia il “nemico principale” – è distorto alla radice da vari elementi. Uno è ben noto e condivido da tutti noi europei: il fatto che la classe sfruttatrice si è appropriata anche dell’etichetta di “sinistra”. I miliardari, i burocrati, gli oligarchi sono oggi “i progressisti”. Oggi è progressista sputare sul popolo “sovranista, xenofobo, omofobo”, arretrato.

    I “socialisti” francesi hanno in Micron il loro candidato, uscito dai loro circoli, sappiamo del resto che è “progressisti” essere liberisti, globalisti e per più Europa. Melenchon, il candidato super-trotzkista e ultrasinistro, con il suo programma antisistema e anti-euro, ha preso quasi il 20 per cento dei voti: il suo ruolo è stato intercettare una quota di malcontento proletario che, altrimenti, probabilmente sarebbe andato a La Pen.

    I comunisti (per quel che ne resta) hanno invitato i loro elettori a votare Macron: riconoscendo, si badi, che è il “candidato che gli ambienti finanziari hanno scelto per amplificare le loro politiche liberali di cui il nostro paese soffre da 30 anni”. Ma nonostante tutto, i veri comunisti devono “sbarrare la strada a Marine Le Pen, alla minaccia che costituisce il Front National per la democrazia , la Republica, la pace”. Così sul loro giornale ufficiale, l’Humanité:

    http://www.humanite.fr/le-parti-communiste-appelle-battre-le-pen-635209

    Commenta Alain Soral, che viene da quelle fila: “Il Partito Comunista invita a votare Rotschild – Ossia: come tradire il popolo fino in fondo”.

    http://www.egaliteetreconciliation.fr/Le-Parti-communiste-appelle-a-voter-Rothschild-45322.html

    Ovviamente non ci stupiamo. Ci guida la sentenza di Spengler, che spesso rievochiamo: “La Sinistra fa sempre il gioco del grande capitale. A volte perfino senza saperlo”.

    Ma il peggio di tutto non sono costoro, in fondo.

    “La grande moschea di Parigi invita i musulmani a votare “massicciamente” Macron. Il Consiglio Francese del Culto Musulmano (CFCM) farà lo stesso appello al secondo turno, vista “la situazione eccezionale”.

    Nei quartieri islamici, racconta Marco Imarisio del Corriere, “Samir Moussa, origini algerine”; dice: “Questo tizio [Macron] non mi piace. Se rappresenti le banche, non puoi parlare a nome del popolo. Ma l’ho votato, perché è l’unico che può impedire l’arrivo di quella là». Non riesce neppure a chiamarla per nome. Sua moglie Abra, di famiglia del Togo, impiegata presso Airbus, smette per un attimo di sorridere e la chiama con nomi irriferibili. «Scenderemo in piazza per Macron, faremo campagna. Barrage républicain , sbarramento repubblicano. Non riesco a pensare a una Francia che vota per quella donna».

    Nel quartiere, i manifesti con “le facce degli undici candidati sono state ricoperte tutte, nessuna esclusa, dall’acronimo TSQE dipinto con spray rosso. Non importa chi, ma «Tous sauf que elle», tutti tranne lei.

    La lotta di classe falsata alla radice dalla divisione etnica e razziale.

    Si fa presto a dire “francesi”. Anzi,forse è ormai tardi per chiamare i votanti “francesi”. Il Grand Remplacement è troppo avanzato.

    http://mail.maurizioblondet.it/webmail/?_task=mail&_action=get&_mbox=INBOX&_uid=31206&_token=IsdPCACx7XzvRF2a6KxHsJkk04PBSyoV&_part=2

    Jacques Attali profetizzò oltre un anno fa che alla presidenza francese sarebbe andato “uno sconosciuto”, e precisò : “Noi apportiamo il programma”. Chi sono i noi? Attali, j, teorico del governo unico mondiale (“Una istituzione di sorveglianza finanziaria planetaria”) di cui l’Unione Europea dovrebbe essere il laboratorio, è stato ministro di Mitterrand; presidente della BERD (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo), consigliere indifferentemente di SArkozy e di Hollande. E sicuramente lo sarà di Micron.

    http://www.maurizioblondet.it/francia-lotta-classe-distorta-alla-radice/

    • Moi says:

      Come la Francia si accinge a diventare la prima Repubblica Islamica, naturalmentedopo che ad ogni attentato sempre più sanguinoso verrà proclamato regolarmente sui Media Main Stream e sui Siti della Gauche-Caviar (tutti gli altri saranno censurati !) che i Terroristi NON sono “dei Musulmani Veramente Veri” :

      http://www.serviziopubblico.it/2015/01/sottomissione/

    • roberto says:

      tranquillizzate bondet, i fasci possono ancora vincere in francia

      • mirkhond says:

        Purtroppo il crescente impoverimento di sempre più vasti settori della società europea, non aiuta certo a credere in sinistre che si preoccupano solo dei matrimoni dei froci.
        Dando spazio alle varie Le Pen.

        • MOI says:

          Rileggiti / riascoltati Eric Zemmour (Ebreo Berbero, quindi NON il solito classico tronfio, spocchioso, arrogante, protervo, pretenzioso, presuntuoso, insipiente sputasentenze Prof. Universitario Radical-Chic Ex Fricchettone AntiClericale Laureato & “Laureante” in FiloIslamicologia ;) !) :

          Il punto _ in tutta Europa, ma la Francia ne è avanguardistica _ è duplice:

          la sostituenda, totalmente sradicata, culturalmente annichilita popolazione autoctona è spasmodicamente smaniosa di diritti individuali in quanto”consumatori” richiedenti “servizi” … un’ amplissima fetta di popolazione ,”Francese” od “Europea” per puro e semplice “Ius Scartoffiae” ;) , invece, si serve (!) dell’ Individualismo sfrenato per costituire _ Elementi della Umma ad uno ad uno _ ufficialmente vere e proprie “Enclavi” della Sharia … ri-velandosi ;) così quindi come i totali Estranei che sono sempre stati, senza più il bisogno della Dissimulazione !

        • PinoMamet says:

          “Ebreo Berbero, quindi NON il solito classico tronfio, spocchioso, arrogante, protervo, pretenzioso, presuntuoso, insipiente sputasentenze Prof. Universitario Radical-Chic Ex Fricchettone AntiClericale Laureato & “Laureante” in FiloIslamicologia ;) !”

          Cioè, se sei “filoislamico” sei tronfio, spocchioso, protervo, pretenzioso, arrogante e sputasentenze, mentre se sei antiislamico…

          aspetta, e Magdi allora? ;)

  13. Moi says:

    Repubblica Islamica d’Europa

    ——-

    rectius

  14. Moi says:

    Più che altro … com’è che quelle Oche Gige ;) delle Femministe NON sostengono Marine Le Pen, che sarebbe Prima Donna all’ Eliseo ?

    • Moi says:

      Anzi: più letterariamente, Oche Gigie :) … va be’, dài: sempre le Femministe restano come Referente ! :)

  15. Moi says:

    l’unico a crederci ancora èil Confratello Berbero di Pino, Eric Zemmour …

    https://www.youtube.com/watch?v=GFK1EhK9Njg

    (1970) SuperDupont

  16. Moi says:

    Prima frase del suddetto Jacques Attali (ne avevo già una vaga idea …) che ho trovato …

    “Tout créateur a le sentiment qu’il n’est que le porte-plume de quelque chose qui le dépasse.”

    [cit.]

    ———————

    Chiunque “biàssi” ;) (da “biassèr” … “masticare”) un minimo di Demonologia Monoteista, non può non sentire, in codeste parole, l’ Appello di Prometeo / la Gran Landra ;) di Zolfo.

    PS

    Il “Più Peggio” per la Francia sarebbe stato Mélenchon, con quel suo fare da Massone Ottocentesco

    • Moi says:

      … che sembra sbarcato appunto con una macchina del tempo a vapore, nevvero Habs ?

      ;)

    • Mauricius Tarvisii says:

      “Il “Più Peggio” per la Francia sarebbe stato Mélenchon, con quel suo fare da Massone Ottocentesco”

      Aspetta, ma questo come lo concili con il piano Kalergi?

    • PinoMamet says:

      Ho letto un paio di citazioni di Jacques Antani ;) e dal pochissimo che ho letto ricavo l’idea di una grande confusione (che può benissimo essere la mia, non si ricava molto da un paio di frasi) e di una certa tendenza a spararle grosse, che invece trovo tipicamente gallica ;)

      lo rubrico sotto la voce “nulla di cui preoccuparsi, e comunque non sono cazzi miei”.

  17. MOI says:

    Mélenchon gli è molto, troppo, ottocentescamente élitario … credo che il suo principale problema sia il Suffragio Universale Indiscriminato ;) . Poi si sa, ai Massoni piace fare Lobby … mica perdere tempo con la Democrazia, visto che ‘sta cazzo di “gente” [minusc.] è sempre così difficile, così lenta da far “maturare” in “Popolo” [MAIUSC.] !

    :)

  18. MOI says:

    La Dea Ragione con la Maiuscola è Nemica Giurata (appunto) della ragionevolezza con la minuscola: per questo NON esistono Massoni ragionevoli.

    • MOI says:

      … Perfino un’ Invasione Aliena con i Dischi Volanti dai Raggi Bzazzz [cit.] ;) sarebbe dai Massoni salutata con favore, come “liberatoria” dalla Chiesa Cattolica; nevvero, Habs ?

    • PinoMamet says:

      Moi lasciatelo dire, l’assenza di Ritvan ti fa male.

      Ormai ti sei ridotto, il che è indegno di te, a seguire ragionamenti che mostravano il filo già nell’Italia di 40 anni fa (i terribili Massoni mossi da implacabile odio anticattolico… mentre l’Italia era nella realtà dei fatti divisa tra lealtà “atlantica” e PCI “feudo” di Mosca…)

      applicati alla Francia di oggi fanno cadere le braccia.

      • MOI says:

        Un po’ di trigger ci vuole ;) … il punto di vista davvero “Alternativo” è quello … ;)

        PS

        Chisà Allam e Zemmour insieme, che farebbero … anche perché_ finché Allam non si sottopone (e supera) l’ esame di ammissione per l’ Ebraismo _ NON può esserci concorrenza diretta fra un NeoSedeVacantista e un Ebero, anche se le convergenze parallele contro il Relativismo di una Secolarizzazione dissoluta e sradicante non mancano.

  19. MOI says:

    il film “laicamente profetico” (specie ‘sta scena) del perché la Gauche perde voti d’operai, “ammutinati” ;) per il FN, e ne prende invece dalla Finanza Apolide :

    https://www.youtube.com/watch?v=rIP7e0IZL9I

    La Crise (1992)

  20. roberto says:

    Moi (commento qui per comodità)

    “Come la Francia si accinge a diventare la prima Repubblica Islamica, naturalmentedopo che ad ogni attentato sempre più sanguinoso verrà proclamato regolarmente sui Media Main Stream e sui Siti della Gauche-Caviar (tutti gli altri saranno censurati !) che i Terroristi NON sono “dei Musulmani Veramente Veri””

    1. ti ricordi che alle ultime elezioni ti preoccupavi di un nascente partito islamista? bene dove è andato a finire? (ok aspettiamo le elezioni in giugno per rispondere)

    2. io so che la francia è un posto lontano ed esotico, ma esiste internet. con poca fatica, potresti semplicemente accertarti del fatto che ad ogni attentato c’è un certo numero di francesi de souche che decide di votare per i rassicuranti fascisti che fanno la faccia feroce contro il cattivo saladino….altro che media main stream e siti GC che contano meno che il blog di miguel e che a forza di autoreferenzialità ormai non sono seguiti nemmeno dalle mamme di chi ci scrive.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>