Complicità a sorpresa

In via de’ Serragli, dopo lunghe lotte, i residenti hanno ottenuto che venisse imposto il limite di velocità di trenta chilometri orari, almeno sotto forma di cartelli che nessuno legge.

Ieri me ne stavo fermo al semaforo di via de’ Serragli, aspettando che diventasse verde.

Accanto a me una signora di una certa età, che non conosco.

Passa un indiano in bicicletta, con un grosso carico sopra, evidentemente per lavoro.

Dietro di lui, un’auto sportiva bianca, pulitissima, con un giovane italiano alla guida. Il giovane suona prepotentemente per dire all’indiano di fargli largo e poi parte sparato a gran velocità, fregandosene di ogni limite di velocità.

Non avendo a portata di mano un sasso da lanciare all’autista, mi limito a guardare con un sorriso ironico la signora accanto a me.

E vedo che anche lei mi guarda con lo stesso sorriso ironico. Siamo complici.

Allora lei si sfoga,

“quello lì in bicicletta si vede che è arabo, deve averla rubata, vanno tutti in giro con le biciclette rubate, solo perché sono stranieri possono permettersi di fare quello che vogliono, mentre a noi italiani ci stroncano subito, che schifo!”

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546 Responses to Complicità a sorpresa

  1. Manca la tua risposta. Io sarei passato all’inglese o al castigliano -non l’arabo che la signora non avrebbe senz’altro compreso- per darle pienamente ragione.

    E poi, via, nelle foibe c’è ancora tanto posto, no?

    • Daouda says:

      C’è sempre stato posto nel culo dal quale sei uscito.

      • Quando voglio offendere qualcuno gli dò dell’italiano.
        Anzi, del talijan.

        Ispirate, che ti devo dire.
        Speriamo sia colpa dei maccaruna c’a’pummarola ‘n coppa e che non si tratti di qualcosa di genetico, altrimenti potrei correre anch’io qualche rischio serio…

        • Z. says:

          Tranquillo, INSCO…

          tu mica corri rischi. Non sei italiano, no!

          Oltre che un ex comparsa del cosplay bolognese anni ’90, addirittura! :P

          • Quella è, meglio spiegando, una categoria che non uso mai per autodefinirmi o per collocarmi e che evito persino di utilizzare ogni volta che è possibile, preferendole addirittura lunghe ed autolesionistiche parafrasi.
            Come uno stigma di cui sono consapevole, ecco.

            A Bologna -devi aver letto cose che ho scritto a commento di recenti articoli sul bagatellfall dei tornelli universitari, su “Repubblica”- ho avuto solo la parte dello spettatore, a suo tempo. Non sono riuscito a legare con la città e l’ambiente dell’attivismo politico, occupato com’era a difendere l’indifendibile secondo quello che era e che rimane il suo limite essenziale, non aiutava affatto.
            Di qui a non deridere come si meritano gli gnè gnè gnè dei vari noivogliamostudiare e dei loro ben vestiti della politica rappresentativa, il passo è assai lungo!

          • Z. says:

            INSCO,

            almeno su una cosa mi tocca darti ragione: per quel pochissimo che ho visto in Toscana, mi sembra che il vostro attivismo politico sia differente. E questo anche quando le sigle sono (o forse oramai erano) le stesse.

            Comunque, a me quello che da un fastidio enorme in quei casi è anzitutto la mancanza di rispetto e lo sfottò per la gente che per vivere lavora: gli impiegati e gli inservienti, intendo. Fastidio addoppiato per due perché gabellato per “politica”, e poi ancora per due perché un conto è fare lo schifo al McDonald quando hai 14 anni (non dovresti, ma è colpa dei tuoi più che tua), e un conto è fare le stesse cose su scala più ampia quando ne hai il doppio se non il triplo.

            Non dico altro perché sono vigliacco e tengo famiglia, come sai…

          • Z. says:

            Tra l’altro non sei il primo che testimonia di non essere riuscito a legare con la città. Lo sento dire spesso, e oltre tutto da persone molto diverse tra loro.

            Col tempo ho iniziato a pensare che questo dipenda in larga misura da un ateneo che è cresciuto in modo poco regolato, per certi versi a spese di Bologna, quasi alzando una barriera tra la città stessa e chi viene da fuori.

            Per altri versi, i ruoli del carnevale locale incoraggiano il conformismo in molte forme diverse, quindi tutto sommato credo che tu sia stato fortunato a restarne ai margini.

            Ma è un discorso lungo, che sarebbe meglio fare a voce, un giorno :)

            • Una cosa che mi procurava un certo fastidio era il fatto che facendosela a piedi dalla stazione a piazza Verdi tirando giù per via Indipendenza si poteva essere certi che a rivolgerti la parola sarebbero stati solo questuanti di varia inventiva. Quante ne ho sentite di incredibili, in quegli anni.

        • Daouda says:

          Ma sti cazzi dei tuoi giustificazionismi. Quali problemi hai oltre ad essere uno straniero, un disoccupato ed un coglione ( parafrasi ) ? Perché d’altronde il primo che odi sei tu, giusto perchè non te ne accorgi fai pena, altrimenti saresti ,corportandoti così,solo una merda. E li c’è solo lo sterminio. Per questo dico che chi non ha palle lancia i sassitanto quanto chi gira con macchine esagerate che per averle ha per forza di cose rubato: stessa risma come te. A schifo!

  2. Grog says:

    Si vede che sei veramente
    UN SIMPATICO MESSICANO DEPOTENZIATO ED INCIVILITO
    avresti dovuto spezzare un femore della vecchia megera a calci.
    Grog! Grog! Grog!

    • Moi says:

      Ma come ?!

      Credevo che un Messicano “vero e proprio” ;) andasse in giro con la fida doppietta con buco apposito nel sombreo ;) nonché doppia tracolla di munizioni sotto al poncho ! ;)

      • Moi says:

        A parte gli scherzi, Rino Cammilleri sulla vexata quaestio del porto d’armi …

        http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-buonismo-che-uccide-e-la-lezione-svizzera-19207.htm

        … però stavolta si parla NON dei soliti USA, ma della molto meno conosciuta situazione in Svizzera.

        • Carlo says:

          Purtroppo il calendario atlante De Agostini non riporta i dati sul tasso di omicidi in Svizzera, quindi non posso fare paragoni tra di essa e l’Italia. In compenso, secondo il calendario atlante, nella buonista Italia nel 2013 sono avvenuti 502 omicidi su una popolazione in circa 60 milioni di abitanti, cioè meno di un omicidio ogni 100000 abitanti. Nei non buonisti USA nel 2012, invece, il tasso di omicidi è stato di 4,7 ogni 100000 abitanti. Tutto sommato preferisco vivere in Italia

          • mirkhond says:

            Concordo con Carlo.

            • Daouda says:

              Ma che cazzo te concordi. Meglio sparà che fasse inculà ed in Italia te se fregano forte giacchè sacche di resistenza qui le hai solo con la mafia il che è cadere dalla padella alla brace occulta

            • mirkhond says:

              Non ti smentisci mai, eh Sor Daù! ;)

            • Daouda says:

              Ahahhahaha , me sembrava giusto!

          • Moi says:

            Sì, ma c’è un “contro-luogo comune” :

            “NON è vero che in Italia i crimini sono pochi … sono poche le denunce, perché nessuno si fida dello Stato !”

            Frase che quando il PD è al governo è becera e falsa, quando il PD è all’ opposizione è acuta e saggia; chiedere a Zeta per ulteriori dettagli. :)

            • Carlo says:

              Io non ho detto nulla dei crimini, ma solo degli omicidi, che, in un paese come l’Italia è difficile non vengano denunciati. Poi sul fatto che nel caso di altri reati le statistiche possano essere falsate dalle mancate denunce sono d’accordo con te: in Brasile nel 2001 si sarebbero commessi solo 987 reati ogni 100000 abitanti contro i 7447,5 commessi in Germania nel 2013, peccato che se poi si guardano le statistiche degli omicidi, più difficili da non denunciare la Germania nel 2012 ne faceva registrare 0,7 ogni 100000 abitanti, contro i 26,5 ogni 100000 abitanti del Brasile.

            • Z. says:

              L’Italia è certamente molto in basso come tasso di omicidi.

              Sulle mancate denunce non saprei. A Bologna si denuncia la qualsiasi, e io qui abito. So che altrove ci si rivolge direttamente ad altri tipi di autorità…

            • Carlo says:

              Per Z.
              In effetti credo che le mancate denunce siano più tipiche di altri paesi rispetto all’Italia (ho citato il Brasile come caso estremo di paese con un altissimo tasso di omicidi e un bassissimo tasso “ufficiale” di crimini)

          • Francesco says:

            carissimo Carlo

            è vero che esiste una correlazione inversa tra omicidi e diffusione delle armi, negli Stati dell’Unione?

            • Carlo says:

              Questo non lo so, tuttavia bisognerebbe anche guardare i tipi di armi permessi, magari in un certo Stato circolano più armi che in un altro, ma nel primo sono tutte armi da caccia, mentre nel secondo è possibile possedere armi da guerra con cui è più facile uccidere qualcuno

            • Francesco says:

              Non ho dati, ho solo contatti texani (e simpatizzanti) che sostengono che a casa loro nessun “cattivo” si sogna di estrarre un’arma, perchè sa che le vittime ne estrarrebbero due … suona come una leggenda urbana ma chi lo sa?

            • Roberto says:

              Francesco,
              Direi di no
              https://www.cdc.gov/nchs/pressroom/sosmap/firearm.htm

              Non ho controllato tutti ma ad occhio quelli con meno morti mi sembrano tutti stati che regolano il porto d’armi all’europea (sicuramente le Hawaii e sicuramente in Louisiana c’è la massima libertà….guarda dove sono in classifica)

            • Daouda says:

              Apparte che bisogna vedere come siano morti,è abbastanza consequenziale che liberalizzando le armi questi aumentino. Non è qui il problema di per sè

            • Roberto says:

              Anche secondo me è sequenziale, è francesco che ha un dubbio

            • Daouda says:

              Te lo ripeto…dipende dove come e quando crepano. Non è che se aumentano i morti è di per se un male eh e non scherzo

            • Francesco says:

              Roberto

              premesso che armi non ne ho, nè tessere della NRA

              1) morti per arma da fuoco?

              2) non è che la Lousiana ha problemi maggiori della libertà di circolazione delle armi? in Europa la Svizzera è la nazione con più armi nelle case e non si accoppano night and day

              ciao

            • Roberto says:

              Francesco non capisco la domanda 1.
              Quella statistica è appunto “morti da arma da fuoco”.
              Guarda la statistica, mi pare che più le armi da fuoco sono facili, più morti da arma da fuoco ci sono. Poi ci saranno mille spiegazioni da trovare ma il dato quello è

            • Daouda says:

              La tua è una deduzione sbagliata giacchè non dipende strettamente dalla relativa diffusione delle armi da fuoco quella statistica. A lui il portare altri dati oltre la svizzera

            • Roberto says:

              La mia deduzione

              Cito daouda “è abbastanza consequenziale che liberalizzando le armi questi aumentino”

              Io ho riportato una statistica ed espresso un dubbio (“poi ci saranno mille ragioni”)

              Passo e chiudo

            • Francesco says:

              scusa Roberto, ho guardato dopo la mappa, molto interessante

              manca il confronto con un dato di facilità di possesso di armi, per verificare l’ipotesi (ragionevole) che ci sia una forte correlazione

              qualche tuttologo ha il dato europeo di morti per armi da fuoco ogni 100.000 abitanti?

              ciao

      • Grog says:

        Ignorante!
        I Messicani usavano il Mauser in 7×57, la doppietta è roba da mafiosi siculi minchia! Soprattutto se con le canne segate babbione! Si vede che vieni da una provincia “babba” come diceva il mio amico di Catania.
        Grog! Grog! Grog!

        • mirkhond says:

          Agrigento non mi sembra però una provincia babba!
          Il babbo casomai è Cammilleri, che non perde occasione di recitare il ruolo di dilettante allo sbaraglio. :)

          • Moi says:

            Grog diceva a me … in effetti a Bologna c’è, almeno dagli Anni Novanta, molto più “cosplay” che reali conflitti.

            • Moi says:

              Intendiamoci : a Bologna, dagli Anni ’70 a oggi, qualche schioppettata c’è stata e anche qualche “tafferuglio peso” … ma se avessero dovuto essere direttamente proporzionali alle “sboronate” proclamate o scritte, saremmo alla guerriglia urbana a mano armata permanente.

          • Grog says:

            Le province in Sicilia sono tutte BABBE salvo Palermo e Catania che riescono a sfottersi a vicenda in modo elegantissimo, infatti dove servono tre parole i Palerminatani ne dicono trenta ed i Catanesi solo una con il brillante risultato che tra di loro non si capiscono nel modo più assoluto e cercano l’una di imbabbiare l’altra.
            Grog! Grog! Grog!
            P.S.
            Agrigento babbissima è!

        • Per Grog

          “I Messicani usavano il Mauser in 7×57, la doppietta è roba da mafiosi siculi minchia! ”

          Ricordo anche che nel 1500, ci fu uno straordinario fiorire di latinisti e di geniali artisti e architetti tra gli indios di Tlaxcala in Messico.

          E che l’università di Città del Messico allora era ai livelli delle università europee.

          :-)

          • Grog says:

            Appunto! Potendo sciegliere i
            FEROCI ED INTELLIGENTI MESSICANI
            (non tu Miguel che sei solo intelligente ma non feroce)
            scieglievano il 7×57 e non la doppietta.
            Grog! Grog! Grog!
            Poi stò rivalutando le culture pre colombiane per via dei SACRIFICI UMANI
            che sarebbe un modo elegante di liberarsi del
            PIDDUME LIBERALUME E RADICALASTRUME INFETTI
            facendo anzi sacrifici agli Dei come gli Antichi!
            Grog! Grog! Grog!

  3. Moi says:

    DIVIDE ET IMPERA

  4. Moi says:

    Be': la signora darà pure un imminente “Voto di Pancia ai Populisti”, magari dopo aver votato acriticamente per decenni Ippartit’o Uniho ;) fino a esaurimento pazienza nel mondo “così com’è” anziché “come dovrebbe essere” ! Ma … che alternative concrete le sono date ?!

    E NON è domanda retorica …

  5. Aisha says:

    Ma la signora ha proprio capito tutto di come funziona il mondo!!! Quando il guidatore sportive investirà qualcuno sulle strisce pedonali andando ai 90 dove c’è limite dei 30, a chi darà la colpa? Sicuramente agli immigrati che attraversano all’improvviso, buttandosi sulle strisce all’ultimo momento…

  6. Carlo says:

    Miguel, devo confessare che sono sollevato per avere scoperto che c’è un’altra persona, oltre a me, cui le intemperanze di giovani guidatori sportivi (anche se nel mio caso sono alla guida di moto) producono un forte impulso, fortunatamente mai soddisfatto e sempre tenuto a bada, di tirare sassi al loro indirizzo

    • per Carlo

      “fortunatamente mai soddisfatto e sempre tenuto a bada,”

      precisiamo che la fortuna la valuto unicamente nei soldi risparmiati in cause legali per me. Non nei risparmi che i giovani guidatori sportivi possono avere nei confronti dei carrozzieri.

      • Daouda says:

        Si sà che i limiti orari sono troppo bassi. Tanto valeva mettere “girare in folle” o ” spingete l’auto a mano”.
        Ha ragione la vecchia. Noi siamo forti perchè sappiamo cosa evadere ed ignorare. Gli stranieri no,in genere proprio mai ergo pure se fanno bene allr volte,praticamente sbagliano comunque…e sbagliate è danneggiare

        • Per Daouda

          “Tanto valeva mettere “girare in folle” o ” spingete l’auto a mano”.”

          Ma infatti, un sano localista preferirebbe cento ciclisti (indiani, toscani o daoudiani) a un solo automobilista (indiano, toscano o daoudiano).

          • Grog says:

            AMMAZZA LA VECCHIA COL FLIT
            E SE RESISTE COL GAS
            E SE RESITSTE SOTTO IL TRAM
            E SE PERSISTE NEL PO!
            Grog! Grog! Grog!

          • Daouda says:

            I ce l’ho coi deficenti non con l’automobilista di per se e spesso la percentuale di ciclisti cojoni è maggiore delle merde in maghina

  7. mirkhond says:

    Miguel

    Se ti affacci alla posta mail, c’è un messaggio per te.

  8. Daouda says:

    Saluti quiriti. Chiaramente il falso islamico Ritvan ed il criptoislamiciccio Miguel, per la loro specularità, sono i primi fra i miei pensieri

  9. Mi vorrei pregiare di essere squisitamente controcorrente, e manifestare tutta la mia solydarietà fattiva e incondizionata non tanto alla signora, quanto al giovine automobilista con la macchina sportiva.

    Non ne faccio, naturalmente, una questione etnica o comunque del genere: pùssino via tali cose, per il sottoscritto. Però ritengo che schiacciare un ciclista sia un dovere sociale e morale. Hanno veramente fracassato gli scroti a tutti quanti. Basta con le zone pedonali, coi “limiti di 30 all’ora”, con i telepass, con il fighettame su due ruote che pretenderebbe di dettare legge. Si riaprano finalmente i centri storici al libero traffico veicolare, si ammorbino finalmente queste nostre antiche città -com’era un tempo!-, si torni alla selvaggia e màschia velocità sfrenata ed anche ai meravigliosi ingorghi immortalati in tanto cinema degli anni ’60 e ’70. Si torni finalmente a respirare benzene anche tra gli àviti palazzi, ché sennò vi manderei a vivere per un po’ in una qualche linda cittadina olandese dove tutti vanno in bicicletta e poi votano per Geert Wilders.

    Soprattutto, si torni finalmente a rimettere a posto que’ popo’ di pezzidimòta che ti intralciano procedendo sull’esecranda bicycletta a due all’ora, mettendosi rigorosamente in mezzo alla carreggiata, andando liberamente contromano e sul marciapiede (spesso a velocità superiori a quella di una Panda), spippolando magari sul telefonino e rompendo indisturbati l’organo erettile a persone che non sempre sono titolari di auto sportive, bensì assai più spesso di normali utilitarie con le quali lavorano al pari del ciclista indiano.

    Ricordo con malcelata gioja di quando avevo la mia -ahimè defunta!- enorme Mercedes 200 del ’74, ottocentomila chilometri circa, scassata all’inverosimile e di aspetto tipicamente balcanico, con la quale terrorizzavo eleganti studentesse in bici, malcapitati gitanti ungheresi con bestemmioni nella loro lingua (“bászom a kristuszmarját!”), rivolgevo non soltanto strombazzate ma pesantissime ingiurie all’indirizzo delle genitrici del ciclista ingombratore augurandogli altresì di finire a buco pillonzi in una buca aperta della SIP.

    Via de’ Serragli? Il titolare di questo blog, che è un forestiero, non può ovviamente ricordarsi di com’era l’Oltrarno qualche anno fa, quando in quel lungo rettilineo s’andava fino a Porta Romana a 90 all’ora, velocità che poteva tranquillamente raggiungere anche una 127 bordò o una 128 ocra targata Catanzaro (sono tutte automobili che ho realmente avuto, ndr). Mi sovvengo con nostalgia delle 500 giardinette del trombajo (idraulico per i non fiorentini, ndr) o dell’ortolano, stracolme di tubi del 12, raccordi e zucchine mezze marce, che mandavano giojosamente in culo gli allora rari ciclisti, rari ma che randomizzavano le gonadi pure allora.

    Si ricorderà altresì benissimo, il titolare di questo blog, di quando riuscii nell’improbo compito di insegnargli a guidare la màcchina, in plaghe lontane da Firenze, e di pigliare una patente che poi, ahimè, non ha messo a frutto preferendo tornare a spostarsi a fettoni e, -iddio non voglia!- pure con la bicicletta. Avesse continuato sulla luminosa strada automobilystica che gli avevo con fatica e coraggio dischiuso, si sarebbe ben presto accorto della disgrazia che sono i ciclisti in mezzo di strada, a avrebbe ben presto provato il sano desiderio di stiaccià’ un’intera famigliuola (peraltro proprietaria di 5 macchine per 3 persone), una studentessa vegana col telefonino e magari anche i sempre più frequenti sciagurati che si portano pure il bambino nel seggiolino o nel portapacchi.

    Esprimo quindi tutta la mia solidarietà al giovane automobilista di via de’ Serragli, autentico proletario che si sarà indebitato fino al 2096 per acquistare quell’automezzo, suggerendogli la prossima volta di tirare diritto, bucando anche il semaforo all’angolo di via Sant’Agostino / via Santa Monaca. Che l’automobile trionfi ! Abbasso le biciclette!

    • Moi says:

      E “fontaniere” e “stracciare” il semaforo (ma poi anche ‘sto “semaforo”, non c’è un termine più popolare ?!) … lo dite ?

      “Pompe o Trombe” l’ho letto anche su un vecchissimo libro di fisica “elementare” (limitato alla cosiddetta “fisica classica”, ma fatto benissimo) …

    • Per Riccardo Venturi

      “Esprimo quindi tutta la mia solidarietà al giovane automobilista di via de’ Serragli”

      Infatti, spero di potergliela esprimere presto, con un grande sorriso mentre gli porgo frutta fresca di stagione accanto al suo letto in ospedale.

      • Non so che dirti al riguardo; come certamente saprai, nella mia lunga attività di soccorritore a bordo e alla guida di ambulanze, mi è capitato di portare all’ospedale, e non di rado anche all’obitorio, un congruo numero sia di automobilisti o scooteristi, sia di ciclisti o pedoni.

        A volte succedono poi episodi come quello accaduto circa tre anni fa, se ben ricordo, nel viale Lavagnini. A tarda sera, una giovane ciclista proveniva da via Poliziano (incrociando, cioè, il vialone) con le cuffiettine negli orecchi, ascoltando musichette varie mentre pedalava. Accadde che ella, invece di fermarsi al semaforo rosso, tirò diritto venendo all’istante travolta e spedita al Creatore da un numero di macchine variabile tra le dodici e le ventisei, che stavano procedendo col semaforo verde.

        Un paio di giorni dopo, una non meglio precisata associazione di ciclisti organizzò una fiaccolata di protesta, apponendo peraltro agli alberi del viale le sagome di “ciclisti bianchi” che volevano simboleggiare i poveri pedalatori fatti fuori dalle macchine.

        A me invece, personalmente di persona, è capitato un curioso episodio vicino a casa mia, in via dei Bassi, antica stradina suburbana che ti dispenso dal conoscere. Stavo tranquillamente procedendo in macchina per gli affari miei in quella strada a senso unico, quando all’improvviso mi spunta all’improvviso di fronte, da una traversa, un allegro ciclista a velocità folle, zigzagando e, soprattutto, in contromano.

        Sono stato costretto a una frenata d’inchiodo che, peraltro, ha fatto slittare la macchina (non di mia proprietà) sulla destra appoggiandola nemmeno tanto gentilmente al muro. Il ciclista non si è manco fermato, proseguendo contromano per via dei Bassi mentre io ero sceso dalla macchina urlandogliene, invano, di tutti i colori.

        Se lo avessi preso in pieno, questo mi avrebbe comportato dei guai serissimi, come puoi ben immaginare. Ritiro patente, processo, assicurazione e quant’altro; senza contare che il fatto non aveva avuto testimoni. Come dire: mi è andata benissimo, oltre ad essere andata altrettanto bene a quell’emerito stronzo pedalatore.

        Un’altra volta, magari, avremo anche a riparlare dei gruppi di ciclisti più o meno amatoriali, con biciclette e attrezzature che costano ben più di una Dacia Sandero, e che si infilano sulle strade statali ordinarie invece di andarsene a scalare il Pordoi o il Mortirolo.

        Salud, R.V.

    • Daouda says:

      Venturi parlaci pure dei pedoni andicapaci se proprio vuoi azzannare

    • Francesco says:

      OMARV!

      perchè l’unica cosa peggiore del Salvini&Cosplayer è il ciclista lento e minchione che va per strada

      chi gli ha detto che le strade sono per le biciclette, così lente che azzoppano tram e bus

      • Ah, a tale riguardo, una cosa vista coi miei occhi due o tre sere fa. Al capolinea della tranvia, alla Stazione lato scalette, tre giòvini ciclisti che si sono infilati sullo spazio dei binari del tram, pedalando col vigore dei loro inutili vent’anni e tagliando allegramente la strada al suddetto tram che stava arrivando in senso contrario (costretto alla più rapida delle inchiodate, va da sé) mentre gli astanti già si vedevano il tritello. Salud.

    • Non sono così integralista pur provando io stesso un certo e più generale astio per chi va piano in generale.
      Una volta che mi toccò percorrere una decina di chilometri sulla Cassia dietro ad un trattore con rimorchio (sul quale stava, giuro, un trattore più piccolo) senza che di superarlo se ne parlasse nemmeno giurai solennemente che a rivoluzione fatta, quando sarò RE, tra i primi editti pel bon governo di cui sarò firmatario ce ne sarà uno che obbligherà trattori, torpedoni, autospurghi e bisarche a procedere ad una velocità minima di centotrenta all’ora.
      Ciò premesso, invece, devo dire che nel corso del “periodo speciale” dello scorso anno, quando l’angosciosa condizione di disoccupato palesò ai miei occhi lo spettro della fame nera e della più squallida miseria, trovai la bici di non poca utilità e ne apprezzai la rapidità cittadina. Va da sé che normalmente pestavo sui pedali come un gappista inseguito, attirandomi anche le maledizioni di quelli che sguinzagliavano il baubaus cacator mordax sulla ciclabile e pretendevano anche che non glielo stiacciassi…

      • Francesco says:

        ci sarebbe da scrivere tomi interi sulle piste ciclabili e su quello che gli italiani ne fanno

        io uso il biciclo solo durante il fine settimane e le feste comandate, quando il normale traffico è estinto

        odio peraltro le sciure che vanno sui marciapiedi anche il 15 agosto, per principio, pretendendo riverenza e precedenza

        ma odio anche le famigliuole che portano il passeggino sulle ciclabili

        però ci portavo il mio assistito tetraplegico sulla carrozzona, che cavolo, se volete vi racconto lo stato dei marciapiedi in quel quartiere!

      • Per INSCO

        “Non sono così integralista pur provando io stesso un certo e più generale astio per chi va piano in generale.”

        il concetto non è difficile.

        1) Precedenza sempre agli oltrarnini

        2) Secondenza agli indiani in bicicletta che vanno a lavorare.

        3) Terzanza a quelli che prendono l’Oltrarno per un posto di transito. Con diritto, ovviamente a essere raccolti da Riccardo e portati in ospedale o all’obitorio, con cristiana sepoltura.

        • Moi says:

          Questo sì ch’è Parlare … da Assessore al Traffico ! ;)

        • Francesco says:

          ti dirò: quelli che “vanno a lavorare” e per questo pensano che il Codice della Strada per loro non valga mi stanno tutti sulle palle

          dagli autisti di pulman turistici a padroncini col camioncino bianco ai cinesi con bici carica come un TIR

  10. francydafne says:

    >>>>Non avendo a portata di mano un sasso da lanciare all’autista, mi limito a guardare con un sorriso ironico la signora accanto a me.

    Decisamente meglio l’ironia delle pietrate

    • Daouda says:

      No ,se fosse giusto sarebbero doverose.

      • Francesco says:

        in effetti, il coglione che si ferma due metri oltre la striscia bianca, cioè in pieno attraversamento pedonale

        e dopo 15 secondi in automatico parte, stirandomi quasi

        una bella pietrata di dimensioni ciclopiche!

        :D

        • Daouda says:

          Il problema è semper la situazione. Esistono i coglioni che vanno in bici a fette od in macchina, punto.
          Non è così difficile anzi più difficile è ricamarci pregiudiziali come articoli tipo questo che però a quanto pare si “vendono” bene.
          Se volete il mondo perfetto siate prima perfetti voi invece di rompere il cazzo, perché il complicismo è a monte ossia : chi combatte per san frediano vivendoci ne ha distrutto l’identitá creandone una nuova. Ognuno parla pro domo sua ergo ipocrisia

          • Francesco says:

            beh, io un auto sono un quasi perfetto fariseo, rispetto all’incirca ognuna delle 12.000 norme punitive esistenti, compresi i criminali cartelli “max 30 all’ora”, ben conscio che sono trappole per umani, con spietate vigilesse nazi-vegane mimetizzate come Ninja alla corte degli imperatori

            in generale, poi, vado a piedi o con i mezzi pubblici, per sordidi motivi economici

  11. Grog says:

    Investire i pedoni ed introdurre il reato di OSTACOLO AL VEICOLO
    Simpatico il sistema dei bollini sul veicolo e quello dei punti come ad esempio
    – pedone vulgaris 1 punto
    – donna in cinta 10 punti
    – politico locale 15 punti
    – politico nazionale 25 punti
    – giornalista 100 punti
    Il punteggio è raddoppiato se la vittima è PIDDIMERDINA
    poi particolari casi di grande valore
    – schiacciare le mani ad un pianista di fama internazionale 500 punti
    – spezzare le ginocchia ad un campione di sci (1) 500 punti
    Grog! Grog! Grog!
    (1) se SUDMERDOLESE punteggio raddoppiato, non se ne può più di sciatori “italiani” con cognomi tipo “GRSULERGR”, le soluzioni sono solo due:
    – liberale il sud merdolo dai crucchi AMMAZZANDOLI TUTTI infanti compresi;
    – restituire il sud merdolo agli austriaci così sono cazzi loro.

  12. Grog says:

    Bzazzzzz!
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    Bzazzzzz!
    Et omnia PIDDIMERDINE FUGATI SUNT.
    Grog! Grog! Grog!

  13. Moi says:

    Ma perché non fanno votare per lo Scottex ;) o come cazzo lo vogliamo chiamare … solo la Scozia ?!

  14. Moi says:

    A cosa sarebbe dovuto il dissidio fra Massoneria Albionica e Massoneria di Rito Scozzese, sulla UE ?

    • Moi says:

      Però Erdogan (… quanti è che ne ha fatti accoppare in piazza, con numeri ad almeno a tre cifre, l’ultima volta ?) poteva sforzarsi di farla meglio, la Reductio ad Hitlerum …

  15. Moi says:

    A proposito :

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/03/10/news/adolf_hitler_artista_in_mostra_nel_museo_della_follia_di_salo_sgarbi_quadro_di_un_disperato_-160227253/

    Hitler pittore in mostra nel ‘Museo della Follia’ di Salò, Sgarbi: “E’ il quadro di un disperato”

    • Moi says:

      in effetti è un quadro inquietante : buio, con le stanze a tunnell, due loschi ma eleganti figuri (Funzionari AustroUngarici ?) …

      • Moi says:

        Impossibile, sapendo chi è l’autore, ignorarlo; però… inoltre: pavimento rosso (sangue ?), porta chiusa in fondo, quasi come sfida a (non) aprirla … autoprofetico ?!

    • mirkhond says:

      Se il quadro fosse stato di Picasso o di Dalì, Sgarbi avrebbe detto ugualmente che si trattava di una cagata?

  16. mirkhond says:

    Il corridoio, ricorda il bunker in chi Hitler passò gli ultimi mesi della sua vita.
    Un quadro autoprofetico, come pensa Moi?

  17. mirkhond says:

    in cui

  18. Grog says:

    Bisogna
    TRUCCARE SGARBI DA ROM E SPEDIRLO A RAPINARE TABACCHERIE IN PROVINCIA DI LODI
    Grog! Grog! Grog!

  19. Moi says:

    Già nell’Ottocento il saggista francese Alexis C. de Tocqueville (1805-1859) aveva anticipato gli esiti di questa posizione:

    «Una società in cui gli esseri umani si riducono nella condizione di individui “rinchiusi nei loro cuori” è una società in cui pochi vorranno partecipare attivamente all’autogoverno. La maggioranza preferirà starsene a casa e godersi le soddisfazioni della vita privata, almeno fintantoché il governo in carica, qualunque sia, produce i mezzi di queste soddisfazioni, e ne fa larga distribuzione». Tocqueville chiama questo nuovo dispotismo «morbido», «mite e paternalistico». «Non sarà una tirannia del terrore e dell’oppressione, come nel tempo andato». In maniera profetica Tocqueville ha descritto alcuni aspetti della contemporaneità. Il declino della partecipazione, il disinteresse per la politica, lo statalismo che dissolve il valore delle associazioni e della sussidiarietà pongono la persona sola «di fronte al gigantesco Stato burocratico» e si verifica l’alienazione dalla sfera pubblica. Si accentua il circolo vizioso dell’individualismo narcisistico che si è costruito la dimora dorata in cui coltivare il proprio orto e assaporare le proprie ricchezze.

    [cit.]

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-profezia-di-tocqueville-e-la-speranza-che-fa-ripartire-19215.htm

    • Moi says:

      ed è poi il contesto per cui è “normale” il “trigghrrarsi” per dei simboli di un’ identità più o meno preconfezionata mentre sembra “retrotopistico” [sic] sentirsi protetti in una comunità (reale, mica i clicks sui likes …) unita in cui NON si sia estranei.

    • Per Moi

      “Già nell’Ottocento il saggista francese Alexis C. de Tocqueville (1805-1859) aveva anticipato gli esiti di questa posizione:”

      Caspita!

      • Francesco says:

        “La democrazia in America” è uno dei libri che ho lì e che devo assolutamente leggere! frutto di un viaggio degli anni ’30 se ben ricordo.

        Però mi viene una domanda: ma la situazione descritta non è quella normale di un Ancien Regime? il Re, coadiuvato da nobili e alto clero, si occupa di “politica”, gli altri si fanno gli affari loro.

        Cosa non ho capito?

        Grazie

        • Per Francesco

          “Però mi viene una domanda: ma la situazione descritta non è quella normale di un Ancien Regime? il Re, coadiuvato da nobili e alto clero, si occupa di “politica”, gli altri si fanno gli affari loro”

          L’immensa differenza è che nell’Ancien Régime, “il Re, coadiuvato da nobili e alto clero” NON si occupavano di politica (semplifico, come hai semplificato tu).

          Al massimo, si facevano pagare qualche dazio o simile dai contadini.

          La “politica” la facevano le comunità locali di ogni sorta. Comunità locali spesso composte dai “notabili”, certo, ma non sempre: nella Francia prerivoluzionaria, il principale organo di governo erano le innumerevoli migliaia di adunate la domenica, in piazza, dopo la Messa.

          Questo cambia ovviamente con l’assolutismo, di cui i francesi portano buona parte delle colpe.

          Ma i contadini che dopo la Messa decidono chi deve fare che cosa, sono l’esatto contrario, mi sembra, del quarantenne disoccupato che fa la movida e si arrabbia perché lo Stato non gli eroga abbastanza servizi.

          • Francesco says:

            Ho come il sospetto che tu intenda molto strettamente “politica locale” … che poi noi a destra chiamiamo “amministrazione”.

            Decidere se muovere guerra agli “inglesi” o come aiutare i turchi contro l’imperatore, invece, è quello che io intendo per “politica estera”.

            Sarei curioso di sapere quali competenze un Re come Luigi XIV accettasse che restassero alle comunità locali.

            Ciao

            • Per Francesco

              “Decidere se muovere guerra agli “inglesi” o come aiutare i turchi contro l’imperatore, invece, è quello che io intendo per “politica estera”.”

              Quando il re decideva che la successione a qualche principato germanico spettava alla sua cugina di primo grado e non alla sua cugina di secondo grado, con i pochi fondi che aveva, si comprava un esercito di cinquemila disperati e andava a “fare la guerra” contro l’esercito privato del suo cugino di terzo grado.

              Una rottura notevole per i contadini sui cui territori i cinquemila dovevano passare, rubando i polli e molestando le figliole.

              Ma non propriamente “politica” come la intendiamo noi.

              Poi è chiaro che Luigi XIV è già più moderno, e arriva dopo la Guerra dei Trent’Anni in cui tutti hanno usato i contadini tedeschi come campo da gioco per abbastanza tempo da sterminarne circa un terzo.

            • Francesco says:

              non è il mio campo ma sospetto che anche la crociata contro gli albigesi o la guerra dei cento anni siano state sentite

              certo, il Re antico non ha mai avuto i fondi che ha lo Stato moderno – ma in percentuale della ricchezza esistente?

              ciao

            • Per Francesco

              “non è il mio campo ma sospetto che anche la crociata contro gli albigesi o la guerra dei cento anni siano state sentite”

              E chi dice di no? Fatto sta che non esiste alcun confronto tra il potere degli stati moderni e quello dei vari principi, magari anche cattivissimi, del Medioevo.

              Poi uno può dire che è meglio lo Stato che controlla tutto, che tante realtà inafferrabili che volano libere nel mondo.

            • Francesco says:

              Miguel

              posso risponderti “dipende”?

              lo Stato moderno ti rompe i coglioni tutti i giorni, nei limiti pubblicamente stabiliti dalle leggi

              il Principe ti lasciava in pace tutti i i giorni, salvo svegliarsi male una mattina e farti spellare vivo a strisce sottili per qualcosa che il giorno prima gli andava bene

              estremizzando, mi pare questa la situazione che stiamo confrontando

              ciao

            • Per Francesco

              “il Principe ti lasciava in pace tutti i i giorni, salvo svegliarsi male una mattina e farti spellare vivo a strisce sottili per qualcosa che il giorno prima gli andava bene”

              Mi sembra che tu parli più del sultanato che dell’Ancien Régime. Ma non dimenticare il punto di partenza, che era la somiglianza tra la situazione di individualismo attuale e l’Ancien Régime.

            • per Francesco

              Ma che ciellino sei… una cosa che mi piaceva dei ciellini di tanti anni fa, era la conoscenza della storia.

              Ora, le tensioni alla fine del Settecento nascono ovunque dalla perdita di diritti o privilegi certi.

              Con l’assolutismo in Francia e in Messico/Spagna, con il furto dei commons in Inghilterra.

              Cioè con l’ingresso in una condizioni in cui il Principe fa quello che vuole, peggio se sostenuto da una schiera di geometri e avvocati.

            • Francesco says:

              Miguel

              ammesse le mie personali lacune, ti accuso di ambiguità nei riferimenti storici!

              parliamo dell’Alto Medioevo, quando tra mancanza di strade, anarchia e privilegi, ognuno faceva come cazzo voleva, o dell’Ancien Regime, che poi è il 1700?

              :D

              PS scherzo eh

            • Per Francesco

              “, o dell’Ancien Regime, che poi è il 1700″

              Del 1700.

              Nella storia universale di Cambridge c’era peraltro una serie di capitoli affascinanti sull’autogoverno locale prima della Rivoluzione, letti molti anni fa.

              Ma quella dell’affermazione spersonalizzante dello Stato è una storia recente ovunque.

              Non voglio dire che sia necessariamente un male; semplicemente, non ammette null’altro al mondo che il Funzionario da una parte, il Denaro dall’altra (il Pubblico e il Privato).

              Per forza che la gente finisce per annoiarsi e farsi i fatti propri alla fine, come previsto da De Tocqueville (scritto bene?).

            • Mauricius Tarvisii says:

              Ha ragione Francesco: Ancien Regime è un po’ diventato sinonimo di “una volta”.

            • Z. says:

              Maurì,

              ti gusta il progetto di riforma così come licenziato oggi dal Senato?

            • Francesco says:

              però Alex descriveva un’America rurale, di piccoli paesi isolati, in cui di funzionari dello Stato a dir tanto ce n’era mezzo, che eleggeva tutti i public servants, in cui neppure esistevano le grandi infrastrutture che sono lo scheletro reale dello Stato (fogne, ferrovie, telefoni, TV, Internet, anagrafe)

              insomma, trovo difficile assimilare il paese di cui parla lui all’Europa di oggi

              ciao

            • Per Francesco

              “insomma, trovo difficile assimilare il paese di cui parla lui all’Europa di oggi”

              Hai ragione. Però il brano citato (e ovviamente il commento dei nostri tempi, messo dai citanti) fanno effettivamente pensare molto all’Europa di oggi.

            • Francesco says:

              E’ un tipico vezzo ciellino, prendere un brano di x anni prima e leggerlo come se descrivesse la situazione odierna.

              Molto bello e scenografico ma NON funziona, se stai facendo un ragionamento storico.

              Non ha senso che la crisi di oggi sia stata descritta 200 anni o 2.000 anni fa da qualcuno.

              Funziona se il ragionamento è antropologico (tira più un pelo di …) o filosofico, diciamo se parla di quello che l’uomo vive ogni giorno.

              Ciao

            • Per Francesco

              “Non ha senso che la crisi di oggi sia stata descritta 200 anni o 2.000 anni fa da qualcuno.”

              Condivido il tuo ragionamento; e poi bisognerebbe vedere il contesto della frase citata. Che però, almeno presa fuori dal proprio contesto, è molto chiara:

              «Una società in cui gli esseri umani si riducono nella condizione di individui “rinchiusi nei loro cuori” è una società in cui pochi vorranno partecipare attivamente all’autogoverno. La maggioranza preferirà starsene a casa e godersi le soddisfazioni della vita privata, almeno fintantoché il governo in carica, qualunque sia, produce i mezzi di queste soddisfazioni, e ne fa larga distribuzione»

              Poi è vero che i ragionamenti “antropologici” funzionano meglio, ma in fondo quello che leggiamo in questo brano è un ragionamento antropologico: “la natura umana fa sì che alle condizioni X, l’uomo reagisca in maniera Y”.

            • Francesco says:

              Miguel

              è che vorrei capire cosa significa autogoverno

              non vedo perchè nel paesino di Nowhereville, di 1.000 abitanti, nel 1830 uno non dovesse andare alla Town Hall a decidere se riparare il ponte sul fiume perchè a Washington ci stava un presidente

              il tutto con comunicazioni che da Nowhereville a Washington ci mettevano due mesi

              ciao

            • Per Francesco

              “non vedo perchè nel paesino di Nowhereville”

              Ma infatti, il brano di De Tocqueville sembra più adatto a descrivere il mondo di oggi che quello di allora. Bisognerebbe leggerne il contesto.

          • Roberto says:

            Decidere chi deve pagare i dazi e quanto e cosa succede a chi non paga è “politica”

            • Per roberto

              “Decidere chi deve pagare i dazi e quanto e cosa succede a chi non paga è “politica””

              Sicuramente.

              Il punto è che le corvée, un concetto estremamente variabile, erano ormai ridotte al minimo alla fine del Settecento in Francia, nulla di paragonabile alle nostre tasse.

              Casomai incidevano di più quei rapporti diretti di proprietà che oggi non si osano definire “politici” (Dio non esiste perché lo Stato è laico, ma è Lui che ha stabilito che la Proprietà è Sacra), ma anche questa nella Francia prerivoluzionaria è una situazione molto complessa e variegata.

              Mentre esisteva una vasta area di “politica” non soggetta al controllo di re, nobili ecc. che oggi sarebbe inimmaginabile.

            • Roberto says:

              Miguel

              “Il punto è che le corvée, un concetto estremamente variabile, erano ormai ridotte al minimo alla fine del Settecento in Francia, nulla di paragonabile alle nostre tasse”

              Sei sicuro di questa cosa? È esattamente l’opposto di tutto quello che ho letto sulle tasse francesi, paese in cui i sovrani hanno dimostrato una certa fantasia impositiva
              (O fine settecento intendi dopo la rivoluzione? In quel caso sono d’accordo)

            • Per Roberto

              “Sei sicuro di questa cosa?”

              Ho già accennato alla mia fonte principale: molti anni fa mi lessi i volumi della Storia Moderna dell’Università di Cambridge, tra cui uno specificamente dedicato alla Rivoluzione Francese; credo che si trattasse di un’edizione degli anni Settanta, l’Università di Cambridge di edizioni ne ha fatte diverse.

              Rimasi molto colpito dai capitoli dedicati alla Francia alla vigilia della Rivoluzione, alla crisi del sistema delle corvée, alle assemblee parrocchiali, alle forme di autogoverno locale e così via.

              Trovai la cosa affascinante, ma non saprei essere più preciso riguardo alla fonte, purtroppo.

              Ci vorrebbe Habs, che purtroppo latita!

            • Per Roberto

              “fantasia impositiva dei sovrani”

              Comunque credo che sia significativo il fatto che il Re di Francia, per poter chiedere nuove tasse, sia stato costretto a convocare il fatale parlamento.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Però le corvée erano una cosa, le tasse un’altra. E la pressione fiscale nel Settecento, in buona parte come imposizione indiretta, crebbe a causa dei debiti di guerra. Convocare gli Stati Generali fu una scelta obbligata.

            • Roberto says:

              Ok miguel,
              la mia fonte è un corso di diritto fiscale fatto a Parigi in cui c’era una parte sulla storia della fiscalità.
              Mi aveva colpito la lista di dazi, imposte e gabelle che esisteva prima della rivoluzione, lunga in maniera spropositata.
              se ritrovo la fonte te la passo

            • Per Roberto

              “Mi aveva colpito la lista di dazi, imposte e gabelle che esisteva prima della rivoluzione”

              Mi ricordo che il testo di Cambridge parlava invece molto dei dazi, che creavano un notevole freno alle importazioni/esportazioni da un’area all’altra. Qui sicuramente le cose sono diverse oggi.

            • Moi says:

              Ah, be’ Roberto: s’è per quello basta chiedere a Bologna agli Umarell e alle
              Zdàure … di rimembrare la Cà dal Daz’i (!) tra Bologna e Corticella, anni ’50 !

            • Roberto says:

              È miguel quello che dubita della pressione fiscale dei bei tempi che furono

            • Roberto says:

              Miguel

              Dai uno sguardo a questa cosa che ho trovato
              http://genealegrand.pagesperso-orange.fr/haspres/impots.htm

              Io poi a memoria mi ricordo altre imposte (tabacco, timbri, che aveva pure scatenato una rivolta detta “des papiers timbrés”, sugli oggetti di stagno)

  20. Moi says:

    ** @ HABS (ma mi sa che già sapevi) / TUTTI **

    ;)

    https://www.bloomberg.com/features/2016-trump-family-fortune/

    Trump’s Family Fortune Originated [Fred Trump, ndr] in a Canadian Gold-Rush Brothel …

  21. Moi says:

    @ CARLO

    L’Italia è certamente molto in basso come tasso di omicidi.

    Sulle mancate denunce non saprei. A Bologna si denuncia la qualsiasi, e io qui abito. So che altrove ci si rivolge direttamente ad altri tipi di autorità…

    [cit.] Z

    ———————————–

    Credo che Zeta per “altrove” intenda fuori Bologna / Emilia Romagna … specie il Meridione. Voglio dire: il modello “Nostrano” è in profonda crisi, e sono il primo a dirlo. Però all’ Emilia Romagna è sempre spettato un primato di senso civico, anche trasognando un malinteso Socialismo Reale, da renderla “piacevolmente anomala” in Italia.

    • Moi says:

      … la decadenza morale dell’ Emilia Romagna ricalca quella del Partito. Molta, troppa gente che invecchiando ha tradito sé stessa !

      • Moi says:

        Per questo l’ Annichilimento del Piddume, evocato spesso da Grog, è anzitutto Escatologia e poi (!) Politica ! ;)

      • Per Moi

        “… la decadenza morale dell’ Emilia Romagna ricalca quella del Partito. Molta, troppa gente che invecchiando ha tradito sé stessa !”

        Non so se siano peggio i “traditori” o i “fedeli” :-)

  22. A proposito di Salvini ecc.

    L’altro giorno, il mite fornaio napoletano, che non è certo un cosplayer noglobal, era felicissimo:

    “Avete visto che gli hanno fatto a Salvini? E quel vecchietto con la pistola in mano che diceva che gli voleva sparare? Se mettono piedi a Napoli, il minimo che si possono aspettare è che li ammazzino!”

    • Francesco says:

      Miguel

      da una scorsa all’elenco degli ultimi sindaci di Napoli e ti troverai a rivalutare Salvini ….

      :(

  23. Grog says:

    I NAPOLETANI SONO SIGNORI SIMPATICI INTELLIGENTI ED HANNO SENSO DELLO HUMOR
    riescono a produrre il peggio ed il meglio anche se un po appannati ultimamente
    UN RENATO CAROSONE POTEVA SOLO ESSERE NAPOLETANO
    (Totò mi sta noioso)
    IL NAPOLI CALCIO DOPO IL TORO E’ IL MEGLIO
    la tifoseria del Napoli è FANTASTICA come quando issò uno striscione di 30 metri durante una partita con il Verona con su scritto GIULIETTA E’ ‘NA ZOCCOLA E ROMEO UN CULATTONE
    non come le squadre merrrde milanesi o la rrroma marginalmente salvo solo tre squadre
    e non parlo della RUBENTUS
    – IL LIVORNO per la bella tifoseria stalinista e sfottitrice di puro genio
    – LA LAZIO per la bella tifoseria fascista che gode quando vince (poco) e va in EIACULAZIO e sa fare inimitabili cori razzisti rispetto ai quali la negazione della SHOAH è un inno a Israele
    – L’ATALANTA per la bella tifoseria incocata e violenta seconda solo a quella mitica di Belgrado Stella Rossa che potrebbe innescare un conflitto tipo San Salvador Honduras.
    UN SINDACO PULCINELLA COME DE MAGISTRIS SOLO A NAPOLI E’ POSSIBILE
    uè! uè! uè! uè! quin amministra Policiné! amministra buono amminista malo ma l’ha fatto Policiné ué! ué! ué! ué! ué! ué! ué! ué!ué!ué!ué!ué!ué!ué!ué!ué!ué!ué!ué!ué!ué!ué!ué!ué!ué!ué!ué!ué!
    Grog! Grog! Grog!

    • Daouda says:

      Ma che cazzo stai a ddi? I napolettani non hanno fantasia , sò na manica di piagnoni fancazzisti. Una tifoseria che incute timore solo grazie alla camorra.
      Solo Bergamo hai citato di bene e buono e bravo ,tra i migliori sine dubio.
      Giulietta zoccola e romeo frocio lo hanno copiato dai romanisti cojone

      • Daouda says:

        Inoltre il napoli e la juventus sono le merde d’italia una opposta all’altra

      • Grog says:

        Poareto!
        Se vede ti xe romano!
        Me fate pena poareti parché tra poco riverà di nuovo i Lanzichenechi che vi masaran in gran quantità e violenteran ancha i omini, le none e ancha i putei!
        Grog! Grog! Grog!

        • Francesco says:

          la Merkel si è decisa? credevo aspettasse le elezioni col proporzionale del 2018, prima di venire a gestire l’Italia

          :)

  24. Daouda says:

    Veneto a me invece me stai simpatico ma se dici caxzate che ce pozzo fa?

    • Grog says:

      Ancha a me i romani mi sono simpatici ostaria!
      Pecato che ciabian parlamento senato e par giunta anche il papa tanghero argentino e po ti credo che chan problemi con i rifiuti ostrega!
      Gli unici veramente ‘tipatici li xè i toscani ma nianco tuti, par esempio xera simpatico il mostro di Scandicci! Adeso il gha fato il “salto qualitativo” e ghan mandà il mostro de Rignano diretamente a palaso Chigi!
      Li xè dei veri mostri quei de Rignano altro che quei de Scandicci! Lixè dei VERI SADICI FEROCI che ghan levà ai Livornesi el piaser de sfotere il capo de governo de Pisa, che deto tra parentesi il ghè un vero sior non un baraba come quel de rignano.
      Grog! Grog! Grog!

  25. Z. says:

    Denunciato per procurato allarme, potrebbe essere espulso e rimpatriato in Marocco.

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2017/03/15/news/bolognese_allah_akbar_sul_treno-160593142/

    Art. 658 c.p.: Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’autorità o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da euro 10 a euro 516.

    Esattamente, quale sarebbe il disastro, infortunio o pericolo inesistente annunciato nel caso di specie?

    Bologna è sempre un passo avanti!

    • Per Z

      “pericoli inesistenti”

      Grandioso. I poliziotti comunisti di Bologna hanno deciso che Dio è un Pericolo Inesistente?

      • Z. says:

        Miguel,

        in effetti ho dimenticato una precisazione importante che per i babbani extra Bononiam è probabilmente necessaria.

        Non so altrove, ma a Bologna la contravvenzione mi risulta sia contestata abitualmente a chi tiene un atteggiamento irresponsabile che susciti in qualsiasi modo allarmi immotivati presso l’autorità. A quanto pare, questa è l’interpretazione che ne dà comunemente il pubblico ministero da queste parti.

        Quindi i carabinieri hanno fatto correttamente il loro lavoro, preoccupandosi peraltro della salute del tizio e accompagnandolo in ospedale (cosa che non mi stupisce, vista la competenza e l’umanità – per non parlare della pazienza – di tutti i carabinieri con cui ho avuto a che fare dalle mie parti).

        Tuttavia, secondo il mio personale avviso, l’art. 658 c.p. è stato pensato per un’interpretazione più restrittiva (il classico allarme-bomba fasullo dato per telefono, la notizia pubblicata senza opportune verifiche, il burlone che urla “al fuoco” in mezzo alla folla e cose simili).

        Bene. Se anche si volesse accogliere questa tesi più garantista, e premesso che ciò che il tizio ha annunciato mi risulta si possa tradurre con Dio è il più grande, una condanna per procurato allarme non implicherebbe necessariamente che Dio non esiste.

        Potrebbe implicare semplicemente che Dio non è il più grande.

        O magari esiste, e forse oltre ad esistere è anche il più grande, ma non è da considerarsi pericoloso (i.e., perché non vuole farci del male, o non è in grado di farci del male, o entrambe le cose assieme).

      • Francesco says:

        io ho sempre detto che i comunisti cattivi si sono infiltrati nei gangli vitali dello Stato ma voi mi date del fissato!

        :D

  26. Grog says:

    Come al solito a Bologna gli xè simpatici e magnan ben e se fan fare ancha i pompini dalla mitica MARISA ma non capiscono un OSTREGA de le cose serie!
    In realtà ALLAH AK-BAR va leto coretamente come ALLAH XE’ ANDA’ AL BAR A FARSE UN’OMBRETA parchè ancha lui poareto il gha dirito a rilaxarse e lasciarse magari andare un pocheto con tuti i rompi maroni che lo invocan 5 volte il giorno deve esere TERIBILMENE STRESATO IL BRAVOM!
    Se Allah ariva a la nostra ostaria de Mestre ci prometiam de farci fare un panin con sopressa veneta magari riscalda in forno e ci ofriamo un buon Valdobbiadene ne tropo dolce ne tropo seco! Inoltre prometiam di lasciarlo tranquilo a bere e magnar e far finta che no ci sia nesuno par permetergli un momentin de pausa!
    Grog! Grog! Grog!

  27. Francesco says:

    OT

    avevo citato “a caso” una poesia di Kipling tempo fa, senza saper dire quale opera fosse.

    E’ la famosa “IF”.

    fine OT

  28. Grandi Opere Inutili e Imposte, il primo pentito!

    http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/03/14/news/lui-ruba-e-tu-rischi-la-vita-parla-il-primo-pentito-delle-grandi-opere-1.297123?ref=RHRR-BE

    Così la corruzione uccide: parla il primo pentito delle grandi opere
    Gallerie che possono crollare. Cemento che non tiene. Buchi nell’amianto. Un ingegnere che per più di vent’anni ha occupato una posizione strategica nella mappa delle infrastrutture nazionali rivela le tangenti che diventano un pericolo per il territorio e le persone
    di Paolo Biondani e Giovanni Tizian
    16 marzo 2017
    2

    Così la corruzione uccide: parla il primo pentito delle grandi opere Un tratto della Salerno-Reggio Calabria Perché le grandi opere costano sempre molti miliardi in più del dovuto? Come mai in Italia sono così frequenti crolli di viadotti, cedimenti di gallerie e altri disastri? Perché la Tav e gli altri mega-appalti ferroviari e autostradali sono al centro di continue retate per corruzione?

    A rispondere a queste domande, per la prima volta, è un super-tecnico interno al sistema: un ingegnere che per più di vent’anni ha occupato una posizione strategica nella mappa delle infrastrutture nazionali. Il primo pentito delle grandi opere.

    Giampiero De Michelis, nato in Abruzzo 54 anni fa, ha guidato i lavori dell’Alta velocità, i cantieri infiniti dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria e molti altri appalti, sempre con ruoli cruciali di “direttore dei lavori”: il primo e decisivo controllore pubblico delle imprese private. In ottobre è finito nel carcere di Regina Coeli con la retata (31 arresti) che ha coinvolto anche manager di colossi come Salini-Impregilo e Condotte. In novembre De Michelis ha cominciato a vuotare il sacco con i magistrati di Roma e Genova. Il suo è un racconto nero, che svela intrecci spericolati e dagli anni Novanta arriva ai nostri giorni, coinvolgendo ministri, grandi imprenditori, progettisti eccellenti, figli di politici e burocrati, funzionari di altissimo livello dello Stato.

    L’inchiesta di carabinieri e guardia di finanza mostra anche costi e danni della corruzione, con risvolti drammatici: intercettato prima dell’arresto, De Michelis parlava di «cemento troppo liquido: sembra colla».

    “Deroga”: la parola magica
    In carcere il pm genovese Paola Calleri gli contesta altre intercettazioni con parole pesantissime: «Sta venendo giù la galleria di Cravasco. E anche in quella di Campasso si sono arricciate le centine!». I magistrati, preoccupati, hanno chiesto una serie di perizie sui tre tunnel più importanti della nuova ferrovia Milano-Genova. Una prima consulenza è stata consegnata: gli esperti, per ora, escludono l’ipotesi di forniture tanto scadenti da provocare crolli. Le indagini sulla sicurezza però continuano e l’allarme resta altissimo.

    L’indagine è stata chiamata «Amalgama»: è la parola usata dagli stessi indagati, mentre erano intercettati dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma, per descrivere l’evoluzione del malaffare. Nella vecchia Tangentopoli la corruzione era diretta: buste di soldi in cambio di appalti d’oro. Oggi c’è una corruzione strutturata su almeno tre livelli, più difficile da scoprire. Il fulcro è ancora il controllore pubblico che favorisce una cupola di imprese privilegiate, che ora lo ripagano indirettamente, dividendo la torta con altre società private, attraverso subappalti, consulenze o compartecipazioni in apparenza regolari . Il trucco è che dietro queste aziende c’è lo stesso pubblico ufficiale, che le controlla segretamente tramite soci occulti. Con questi giochi di sponda, le grandi imprese comprano il controllore-direttore dei lavori, che a quel punto non controlla più niente.

    L’11 novembre 2016 De Michelis ammette di aver beneficiato di questo sistema corruttivo e confessa, in particolare, che era suo il 50 per cento della Oikodomos, un’azienda intestata a un socio-prestanome, l’imprenditore calabrese Domenico Gallo, a sua volta arrestato in ottobre, ma conosciuto vent’anni fa nei cantieri della Salerno-Reggio. Confermando l’accusa-base, l’ingegnere delle grandi opere spiega che il sistema esiste da decenni e non l’hanno certo inventato lui e Gallo: «È sempre stato così. Prima c’era la Spm di Stefano Perotti. Dopo gli arresti di Firenze il sistema è continuato con la Crono e la Sintel di Giandomenico Monorchio. E prima ancora c’era Lunardi».

    Perotti è il progettista arrestato nel marzo 2015 con il potente direttore ministeriale Ercole Incalza. La Sintel è la società d’ingegneria dove lavorava De Michelis. Il suo titolare Giandomenico è il figlio di Andrea Monorchio, l’ex ragioniere generale dello Stato. L’ingegnere Pietro Lunardi è l’ex ministro del governo Berlusconi che nel 2002 ha varato la contestatissima legge-obiettivo per accelerare le grandi opere in deroga a tutte le regole.

    Qui il pm Giuseppe Cascini, titolare del fascicolo romano dell’inchiesta, interrompe l’interrogatorio per avvertire l’indagato che, se accusa altri, diventa testimone e, se dichiara il falso, verrà incriminato. De Michelis se ne assume la responsabilità e giura di voler raccontare tutto dall’inizio.

    I disastri del progettista-ministro

    «La storia nasce ancora prima che Lunardi diventi ministro, quando progettava le gallerie per l’alta velocità Bologna-Firenze», esordisce De Michelis. «Lunardi era il progettista che doveva garantire certi ricavi alle imprese private. Da allora il sistema è rimasto sempre lo stesso: il progetto è fatto male in partenza, così poi si devono fare le modifiche, le varianti, che portano soldi in più alle imprese. Anche l’autostrada Salerno-Reggio Calabria è un progetto di Lunardi fatto malissimo. Le perizie di variante le faceva lo stesso Lunardi. C’era un accordo a un livello molto più alto del mio, che coinvolgeva i vertici del consorzio di imprese: io l’ho saputo dal manager Longo di Impregilo».

    I magistrati gli chiedono riscontri oggettivi. Il tecnico arrestato descrive un caso esemplare di progetto disastroso targato Lunardi. Si riferisce alla galleria Piale, a Villa San Giovanni, sulla Salerno-Reggio. De Michelis premette che per iniziare uno scavo del genere bisogna puntellare la montagna «con paratoie e micropali». Una muraglia fondamentale per impedire le frane, per cui dovrebbe essere studiata al millimetro.

    Ricorda invece De Michelis: «Il capo-cantiere mi chiama e mi dice: “Ingegnere, qui non c’è niente, che facciamo?”. Sono andato a vedere: il progetto di Lunardi prevedeva più di 30 metri di paratoie e micropali dove in realtà non c’era la montagna, c’era solo il vuoto». De Michelis non crede ai suoi occhi. Bisognerebbe fermare tutto e chiedere una variante: allo stesso Lunardi. Soluzione: «A quel punto ho tirato una riga dritta, siamo scesi con i micropali lì dove arrivava la montagna e siamo andati avanti».

    De Michelis fa notare ai pm che il problema dei progetti variabili (e dei costi gonfiabili) è facilmente verificabile sulle carte: «Le varianti tecniche sono ammissibili solo per le gallerie. All’esterno le modifiche non dovrebbero esserci: se il progetto cambia, dovrebbero pagare le imprese private. Invece paga sempre la parte pubblica. Anche nel 2016, dopo le mie dimissioni dalla Sintel, hanno continuato imperterriti a fare varianti: me lo dicono i tecnici che sono ancora lì in cantiere».

    Appalti comprati a suon di tangenti, strade costruite con materiali scadenti e molto altro: sull’Espresso in edicola da domenica 12 marzo le rivelazioni di un super tecnico sulla corruzione nelle grandi opere. Con costi esorbitanti e rischi per la sicurezza di tutti.

    Le accuse colpiscono il cuore del sistema dei “general contractor”, inaugurato con l’avvio della Tav nel 1991 dall’amministratore delle Ferrovie Lorenzo Necci (morto dopo una condanna definitiva per corruzione) e poi perfezionato con la legge obiettivo di Lunardi. In sintesi, lo Stato delega tutto a un consorzio di imprese private, che gestiscono direttamente i soldi pubblici: in cambio, dovrebbero assumersi tutti i rischi, tecnici e finanziari, e consegnare l’opera finita, “chiavi in mano”, al prezzo prefissato.

    «In realtà non c’è mai un progetto chiavi in mano», sostiene De Michelis. «La legge prevede un’alta sorveglianza sui general contractor, che spetta all’Anas per le autostrade e all’Italferr-Rfi per la Tav, che dovrebbero controllare e approvare tutte le varianti che aumentano i costi. Ma tutta l’alta sorveglianza è finta. Per le mie opere Italferr non ha mai controllato niente».

    Quando è stato arrestato, De Michelis era il direttore dei lavori degli ultimi “macro-lotti” dell’autostrada Salerno-Reggio e della nuova Tav Milano-Genova. I magistrati gli chiedono se conosca altre grandi opere inquinate dal malaffare. La risposta è istantanea: «Il Brennero. Per i tunnel ferroviari di Aica e Mules, Perotti ha vinto la gara per la progettazione, mi pare nel 2008, con una falsa certificazione firmata dal manager Z. ex dirigente Fiat. Questo perché, per l’alta velocità Emilia-Toscana, il general contractor era il gruppo Fiat. Impregilo è nata dalla fusione tra Fiat-Impresit, Girola e Lodigiani». Tre aziende travolte da Tangentopoli.

    Il verbale integrale è discorsivo, De Michelis parla al presente storico: «Quindi l’ex manager Fiat gli fa questo certificato e lo manda a Impregilo. Io sapevo che la gara era finta: erano previsti certi requisiti che io come Sintel ero l’unico ad avere. Invece così vince Perotti, che ha dietro Incalza. Quindi Giandomenico Monorchio mi dice: “Adesso vado da Incalza con mio padre e vedo di ottenere qualcosa in cambio”. Infatti gli danno in cambio il progetto della Porto Empedocle in Sicilia, quello fatto dalla Cmc. Tolgono il lavoro a Perotti e lo danno a Sintel, senza gara, con affidamento diretto. E così Sintel non fa ricorso per i tunnel del Brennero».

    La superstrada al centro del presunto baratto è un’opera strategica per la Sicilia: il raddoppio della Caltanissetta-Agrigento. Va ricordato che in questo come in altri casi più gravi, De Michelis parla di appalti pubblici gestiti dalle imprese private senza alcun vincolo, grazie a una «norma criminogena», come viene definita nelle ordinanze d’arresto: un articolo della legge-obiettivo ha autorizzato le aziende controllate a scegliersi il controllore-direttore dei lavori (e a pagargli legalmente un ricco compenso). Una norma-scandalo che ha trasformato le grandi opere in un festival dei conflitti d’interesse ed è stata abolita con il nuovo codice degli appalti sollecitato nel 2014 dall’autorità anti-corruzione. Proprio le scelte dei progettisti, controllori e subappaltatori permetterebbero ai privati, ieri come oggi, di agganciare i grandi protettori a livello di governo, che De Michelis definisce «santi in paradiso».

    «Il sesto macro-lotto della Salerno-Reggio l’ha vinto la cordata Impregilo-Condotte, che è la stessa del Cociv, il consorzio dell’alta velocità Milano-Genova. Allora l’affare comprendeva tutto: general contractor e direzione lavori. A quella gara globale, gestita dall’Anas, ho partecipato io come persona fisica su richiesta di Impregilo. Però poi il contratto l’hanno fatto alla Sintel, che mi ha confermato, ma come dipendente. Bisognava dare la direzione lavori alla società del figlio di Monorchio perché il padre era al vertice di Infrastrutture spa, cioè era lui che decideva i finanziamenti pubblici, e poi è diventato anche presidente della commissione di collaudo. Quindi in pratica è Monorchio senior che impone il figlio.

    Lo stesso succedeva con la Spm: era Incalza che sbloccava i finanziamenti e di fatto imponeva Perotti. Monorchio padre e Incalza erano i santi in paradiso di Sintel e Spm». I pm gli chiedono come fa a saperlo. Risposta: «Me l’ha detto personalmente Monorchio figlio, titolare della Sintel». Anche dietro la Spm ci sarebbero storie di famiglia: «Il padre di Perotti aveva fatto lavorare Incalza, il rapporto è nato da lì».

    Nelle sue lunghe confessioni, il pentito indica ai magistrati un’altra società che sarebbe stata utilizzata dalle imprese delle grandi opere per arricchire Monorchio junior: «Il consorzio di Impregilo ha affidato alla Crono le prove di laboratorio per i cantieri della Salerno-Reggio. Sono contratti da cinque milioni di euro. Che la Crono fosse di Monorchio lo sapevano tutti».

    Giandomenico Monorchio, finito agli arresti domiciliari, nega di aver commesso illeciti e sostiene di non aver mai approfittato dei poteri pubblici del padre. Anche Perotti e Incalza, a Firenze, hanno respinto tutte le accuse. Lunardi non è neppure indagabile: i fatti a lui addebitabili sono ampiamente prescritti. Fino a prova contraria, dunque, bisogna presumere che siano tutti innocenti. Anzi, dopo Tangentopoli, è sparito il reato: la spartizione privata dei lavori pubblici si può fare a norma di legge.

    Il metodo dei santi in paradiso
    De Michelis conferma ai magistrati di possedere addirittura la copia di un patto segreto per dividersi i progetti in tutta Italia, siglato quando Impregilo era controllata dal gruppo Gavio, prima di essere scalata dalla Salini: «È un accordo scritto per la spartizione delle direzioni dei lavori tra la Sintel, la Spm e la Sina che allora era di Gavio».

    Questo sistema spartitorio nato dopo Tangentopoli, secondo l’ex direttore delle grandi opere, rende inutile o quantomeno marginale la corruzione classica. Quando i magistrati gli chiedono se Monorchio junior, per avere quei contratti, abbia pagato tangenti, De Michelis risponde così: «Non sono cose che si dicono. A volte Monorchio mi diceva che doveva fare un regalo, certo, ma solo questo. Di più non so. Ma in questo sistema non c’è più bisogno delle buste di denaro. Dietro Sintel e Spm ci sono i santi in paradiso. Se non davano i lavori a loro, Monorchio padre e Incalza non finanziavano i progetti».

    De Michelis, in pratica, ammette di aver dirottato sulle società dell’amico Gallo gli appalti che prima finivano a Monorchio e prima ancora venivano spartiti con Perotti. Di qui le proteste degli imprenditori intercettati: «Abbiamo creato un mostro!». Un’affermazione a doppio taglio: nelle grandi opere c’è un mostro che divora soldi, ma è stato creato dalle stesse aziende che lo pagano.

    De Michelis parla anche della massa di subappalti gestiti direttamente dai general contractor. E mette a verbale i nomi di vari dirigenti di Impregilo che avrebbero incassato tangenti dai subappaltatori («Me l’hanno detto loro stessi»), uno dei quali è soprannominato «mister 3 per cento». L’ingegnere arrestato denuncia anche una cordata di manager che si arricchirebbero da anni con «ruberie enormi»: una «Impregilo parallela», la chiama De Michelis, chiarendo che «nel gruppo ufficiale comanda Pietro Salini», mentre «lì comanda il signor C., in passato ha avuto un ruolo di peso nella gestione della tratta toscana dell’alta velocità, ora ufficialmente è solo un consulente esterno, ma in realtà è a capo di un ordine gerarchico: c’è, ma non compare». Le grandi opere, precisa il pentito, producono colossali quantità di detriti e terre di scavo che dovrebbero essere accumulate in «cave di deposito», per essere poi rivendute e ridurre i costi. «Dai cantieri escono i camion con tonnellate di materiale, ma nelle cave ufficiali non arriva niente: quelli dell’Impregilo parallela intascano milioni rubandosi gli inerti e rivendendoli in nero».

    Anche questa «Impregilo parallela» nascerebbe da rapporti di famiglia. De Michelis, infatti, spiega che il signor C. era «amico del papà» di un manager arrestato di Impregilo: «È lui che gli ha fatto assumere il figlio nel consorzio per l’alta velocità». Per questo l’erede continua ancora a obbedire a quella «eminenza grigia di Impregilo». De Michelis aggiunge che aveva chiesto «un incontro a Pietro Salini, per fargli sapere della struttura parallela che aveva dentro Impregilo, perché avevamo tutti il dubbio se lui sapesse o no. Salini però non ha voluto vedermi».

    Questo presunto contrabbando di materiale da cava, sostiene De Michelis, sarebbe proseguito anche in Liguria, con le gallerie del Terzo valico. Ma qui emergono profili più inquietanti.

    Emergenze amianto e cemento
    «Il problema più grosso, per il consorzio guidato da Salini-Impregilo, è l’amianto, soprattutto per la parte ligure», denuncia il pentito. Anche i magistrati, nelle domande, parlano di materiale «marcio». E l’arrestato conferma che le terre dove si scava per la nuova Tav sono altamente contaminate dall’amianto: «Ce n’è tanto», sostiene l’ingegnere. La legge impone di analizzare tutto il materiale e smaltirlo in totale sicurezza. Il direttore dei lavori però non sa neppure dove sia finito con esattezza. Salvo poi indirizzare gli inquirenti verso una cava, la Isoverde, tra le più grandi della Liguria. «Poi parliamo anche di questo», lo blocca il pm, che sembra molto interessato alla questione. Ma preferisce trattare in successivi interrogatori questo capitolo che potrebbe riservare brutte sorprese per il territorio. Probabile, dunque, che l’ingegnere venga riascoltato per chiarire i misteri dello smaltimento delle fibre di amianto.

    In questo mare di ammissioni, tuttavia, De Michelis nega ostinatamente solo l’accusa di aver diviso con Gallo anche i soldi di società come la Breakout, che forniscono cemento. «È vero che presentavo Gallo alle grandi imprese e portavo i manager a vedere le sue cave, ma lo facevo gratis, per amicizia. Per la Oikodomos facevamo al 50 per cento, ma con la Breakout io non c’entro».

    Una posizione che ai magistrati sembra assurda: che senso ha ammettere la corruzione con alcune società e negare la stessa accusa con le altre? Proprio qui l’ingegnere minimizza anche le intercettazioni sul cemento scadente: «È un problema di consistenza, non di qualità. Mandavo indietro i camion solo per rifare le bolle formali».

    Il pm Cascini non gli crede: «Perché quando viene fuori che il cemento è colla o è troppo liquido, lei cerca di evitare che emerga?». La domanda resta senza risposta. Forse perché è un segreto inconfessabile: chiunque ammettesse di aver usato cemento pericoloso, rischierebbe di rispondere non solo di corruzione, ma anche delle eventuali vittime di nuovi crolli di grandi opere.

    • Roberto says:

      Miguel
      “Gallerie che possono crollare. Cemento che non tiene. Buchi nell’amianto”

      Faccio fatica a ricordarmi un cavalcavia o un ponte che crolla al di fuori del bel paese il che dimostra senza ombra di dubbio che un altro mondo è possibile

  29. Andrea Di Vita says:

    @ martinez

    Allora, innanzitutto “abusum non tollit usum”: non è che siccome ci sono degli abusi allora non si deve poter far nulla.

    In secondo luogo, nell’articolo (de l’Espresso, gruppo De Benedetti) si legge:
    “L’ingegnere Pietro Lunardi è l’ex ministro del governo Berlusconi che nel 2002 ha varato la contestatissima legge-obiettivo per accelerare le grandi opere in deroga a tutte le regole. […] Una norma-scandalo che ha trasformato le grandi opere in un festival dei conflitti d’interesse ed è stata abolita con il nuovo codice degli appalti sollecitato nel 2014 dall’autorità anti-corruzione.”
    Ora, vale la pena ricordare a quelli che cianciano che “tutti i partiti sono uguali” che l’autorità anti-corruzione è stata istituita dal governo Renzi
    ( https://it.wikipedia.org/wiki/Autorit%C3%A0_nazionale_anticorruzione ) mentre Lunardi era ministro di Berlusconi: così, tanto per ricordare che

    In terzo luogo, è giusto denunciare gli abusi, “oportet ut scandala eveniant”: ma attenzione a non ricadere nel solito malvezzo:
    http://www.lastampa.it/2017/03/11/cultura/opinioni/buongiorno/addio-ai-ponti-7mbboLh8aWtvj0px1KQ2gP/pagina.html

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Mauricius Tarvisii says:

      “L’obeso aumenta di peso”, citando Gaber. La capacità di telefagocitare tutto usandolo come conferma di ciò che si pensa è inquietante.

    • Per Andrea Di Vita

      “vale la pena ricordare a quelli che cianciano che “tutti i partiti sono uguali”

      Io ai partiti non ci penso nemmeno.

      Quando penso al complesso dell’espansione dell’aeroporto, il nuovo megastadio, il finto tunnel Tav, la terza corsia dell’autostrada e l’inceneritore che vogliono fare tutti nell’ultimo pezzo libero tra Firenze e Sesto, non penso affatto, “è colpa del PD”.

      Penso a una precisa cordata di banche, trafficanti e speculatori che farebbero le stesse cose, anche se ci fosse Forza Italia.

      “Allora, innanzitutto “abusum non tollit usum”: non è che siccome ci sono degli abusi allora non si deve poter far nulla.”

      I cosiddetti “abusi” sono gli errori che gli speculatori inevitabilmente fanno per la fretta.

      Il problema sono le Grandi Opere Imposte e Inutili in sé.

      Ovviamente, si fa tutto quello si può per impedirle, non mi sembra che chi si oppone a queste cose si arrenda facilmente.

  30. Andrea Di Vita says:

    @ martinez

    ERRATA CORRIGE

    Allora, innanzitutto “abusum non tollit usum”: non è che siccome ci sono degli abusi allora non si deve poter far nulla.

    In secondo luogo, nell’articolo (de l’Espresso, gruppo De Benedetti) si legge:
    “L’ingegnere Pietro Lunardi è l’ex ministro del governo Berlusconi che nel 2002 ha varato la contestatissima legge-obiettivo per accelerare le grandi opere in deroga a tutte le regole. […] Una norma-scandalo che ha trasformato le grandi opere in un festival dei conflitti d’interesse ed è stata abolita con il nuovo codice degli appalti sollecitato nel 2014 dall’autorità anti-corruzione.”
    Ora, vale la pena ricordare a quelli che cianciano che “tutti i partiti sono uguali” che l’autorità anti-corruzione è stata istituita dal governo Renzi
    ( https://it.wikipedia.org/wiki/Autorit%C3%A0_nazionale_anticorruzione ) mentre Lunardi era ministro di Berlusconi.

    In terzo luogo, è giusto denunciare gli abusi, “oportet ut scandala eveniant”: ma attenzione a non ricadere nel solito malvezzo:
    http://www.lastampa.it/2017/03/11/cultura/opinioni/buongiorno/addio-ai-ponti-7mbboLh8aWtvj0px1KQ2gP/pagina.html

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Ancora, sui “partiti tutti uguali”.

      Cambiano a volte le circostanze. A Sesto, dove Forza Italia non conta assolutamente nulla e sa che non potrà mai contare nulla, la candidata a sindaco di Forza Italia si è dichiarata contraria alle opere imposte sul Comune. Quindi si potrebbe dire che Forza Italia è “meglio” del PD.

      Ma quando Forza Italia era al governo nazionale, non si è certo tirata indietro dal promuovere TAV e tutte le altre grandi opere, fregandosene di cosa pensavano gli abitanti colpiti. E lì ci sarebbe da chiedersi, dov’era la candidata di Forza Italia quando succedevano queste cose…

      • Francesco says:

        MM

        oserei farti notare che tutte le grandi opere citate sarebbero estremamente utili e che tutto il problema che emerge sono i ladri, i corrotti, i controlli formali e i giornalisti che parlano di calcio e di figa

        temo che il mio stalinismo non sia stato intaccato

        :D

        • Per Francesco

          “tutto il problema che emerge sono i ladri, i corrotti,”

          Ah ecco.

          Come in guerra, che va benissimo radere al suolo una città, ma guai al soldato che ruba un orologio da un morto.

          • Francesco says:

            In effetti, in guerra è abbastanza usuale radere al suolo una città. Serve per vincere la guerra.

            Rimane meglio non fare le guerre, naturalmente.

            A proposito, svicoli vilmente :D il punto!

            l’Autostrada Salerno-Reggio Calabria è una Grande Opera che sarebbe utile finire bene o una cosa inutile?

            Ciao

          • Andrea Di Vita says:

            @ martinez

            “Come in guerra, che va benissimo radere al suolo una città, ma guai al soldato che ruba un orologio da un morto.”

            Lo credo bene.

            Se distruggo una città posso vincere prima la guerra e risparmiare molte più vite umane di quelle che spengo.

            Non si vede invece quale vantaggio si ricavi dall’insultare i morti, tranne fomentare ulteriormente l’odio dei loro parenti.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Francesco says:

              >>> Se distruggo una città posso vincere prima la guerra e risparmiare molte più vite umane di quelle che spengo.

              ci tengo a sottolineare che io questa cosa non la ho detta!

            • Andrea Di Vita says:

              @ francesco

              “detta!”

              Francesco, Francesco!

              L’hai detto tu: “Serve per vincere la guerra.”

              Art thou afeard to be in thine own act and valour as thou art in desire?

              (Shakespeare, Macbeth)

              E ricordiamo che:

              “Era tenuto Cesare Borgia crudele; non di manco quella sua crudeltà aveva racconcia la Romagna, unitola, ridottola in pace et in fede. Il che se si considerrà bene, si vedrà quello essere stato molto più pietoso che il populo fiorentino, il quale, per fuggire el nome del crudele, lasciò destruggere Pistoia”.

              (Machiavelli, Il Principe, 17)

              Ciao!

              Andrea Di Vita

            • Francesco says:

              Eh no caro, il tuo buonismo leninista ti ha fregato e alla fine sei nel mio, di carrugio!

              Io ho detto che distruggere una città serve a vincere una guerra, la postilla che ciò sia fatto a fin di bene o di male minore la lascio ai propagandisti.

              Le guerre si vincono e basta, cazzo.

              :D

            • Andrea Di Vita says:

              @ Francesco

              “si vincono basta”

              Si vis pacem, para bellum.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

        • Andrea Di Vita says:

          @ Francesco

          OAACF!!! :-) :-) :-)

          Ciao!

          Andrea Di Vita

      • Andrea Di Vita says:

        @ martinez

        Nemmeno nei casi che citi tu i partiti sono tutti uguali… :-) :-)
        (a eterno disdoro e vergogna di chi sostiene il contrario)

        Ciao!

        Andrea Di Vita

  31. Moi says:

    @ Zeta

    Il nostro concittadino Patrizio Roversi nei guai … per omofobia, forse involontaria !
    … Solito contesto enogastronomico e agroalimentare con pretese etnograficoantropologiche.

    http://gayburg.blogspot.it/2017/03/la-battutina-omofoba-di-linea-verde.html

    Una ragazza stava spiegando un metodo di conservazione di un prodotto in un vasetto ed ha parlato di eterofermentazione. Ed è a quel punto che Roversi ha ben pensato di interromperla per affermare: «Etero… quindi normale».

    [cit.]

  32. Grog says:

    L’autorità anti corrusion la xè una boiata de la Madona!
    Il capocia cia il fratelo che lavora per il Romeo (quello de la consip non quelo(*) de la sindaca Raggi)
    Il problema è DEPIDISAR LA TAGLIA e gho il sospeto che ancha una persona APPARENTEMENTE INTELLIGENTE come Andrea Di Vita sia un PUSOLENTE PIDINO! Se poi xè ancha toscano xè frito!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Grog! Grog! Grog!
    (*) Il Romeo de la Sindaca Raggi xè deficente parché se continuava a rubar sensa associarsi politicamente ai cinque stelle nesuno gli avrebbe roto i maroni, avrebe potuto dir ai magistrati (queli che se fa rifar le tete a le loro troie esotiche a gratis o la Mercedes come il teron di Pietro) “fioi io RUBO IN MODO AUTONOMO E SE NECESARIO LASCIO GIU’ LA VOSTRA PARTE”

  33. Grog says:

    Viva
    Carlo Osvaldo Goldoni patriota Venexian inovatore e Anima granda
    Va in mona
    Benedetto Croce teron(1) da quatro sghei can invidioso
    Grog! Grog! Grog!
    (1) I teron per bene li xè queli che se sono batuti fedelmente per il loro Re e non per quela bestia sasina del saTROIA.

  34. Francesco says:

    x MT

    almeno tu sei felice, visto che con Gentiloni mi sembra che la CGIL governi l’Italia come mai successo nella storia patria?

    a quando una bella disfida politica Di Maio – Camusso? un vero Scontro di Titani del bene comune (o forse del luogo comune)

    ;)

    • Grog says:

      Di Maio somiglia tanto a una scimieta arboricola o a un orseto lavator! La Camusso lo ciapa tra i grassi coscion e lo stritola sgnac!
      Grog! Grog! Grog!

    • Mauricius Tarvisii says:

      Il ministro Poletti mi pare sia quello del tuo amato Jobs Act. Immagino che se fosse passato anche il quesito sui licenziamenti oggi avremmo riavuto pure l’art. 18 pre-Fornero…

      • Francesco says:

        Mi pare che la cifra di Gentiloni sia la pavidità, associata alla totale mancanza di idee

        Preferivo la stupida arroganza di Renzi, dava l’illusione che si potesse sperare in qualcosa

        In piena crisi senile, mi godo le disavventure di Gianfranco Fini e l’ sterminio dei suoi … mi resta la domanda: chi glielo ha fatto fare? cosa ha azzerato il loro istinto di sopravvivenza?

    • Andrea Di Vita says:

      @ Maritnez

      Molto interessante il contenuto del tuo post, perché sembra tagliare una delle radici della legittimazione del potere dello Stato: la manutenzione dei beni pubblici.

      Mi permetto di portare un contributo personale. Anni fa un gruppo simile (Gardening Guerrilla, mi pare si chiamasse) cominciò a piantare di propria iniziativa piante nelle aiuole abbandonate del comune di Milano, e passò per questo i suoi guai coi solerti vigili urbani locali (detti ‘ghisa’?).

      Tempo dopo, il comune di Genova rovescio’ il problema. Al privato Tizio Caio Sempronio che gliene faceva richiesta il comune di Genova concedeva il permesso (che a Milano non avevano mai chiesto) di curare le aiuole, dando nel contempo a Tizio Caio Sempronio il diritto di apporre una targhetta ben visibile con su scritto: “Il Comune di Genova ringrazia Tizio Caio Sempronio per la cura di questa aiuola”.

      L’annoso problema del degrado del verde pubblico (Genova ha più di trenta ville comunali e due anni fa la somma destinata nel bilancio comunale per la potatura è scesa a zero euro) è stato così almeno arginato con zero impatto sulle casse comunali, anche se la tradizionale ritrosia dei miei concittadini ha purtroppo impedito loro di sfruttare al meglio questa possibilità.

      Ma l’esempio di Anarchist Road Care è istruttivo anche per un altro motivo.

      Curare le aiuole e riparare le buche nelle strade è qualcosa che con un minimo di addestramento e di buona volontà può fare praticamente chiunque. Già riparare una tubatura del gas o l’allaccio di un lampione alla rete elettrica è più difficile. Coordinare semafori o riparare tram e ascensori lo è ancora di più. Sopperire a carenze strutturali della rete pubblica di trasporto delle persone e dell’acqua è del tutto impossibile e privati volenterosi. Ecco che l’odiata Istituzione – e in ultima analisi lo Stato – ridiventano inevitabilmente necessari.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Per ADV

        “Molto interessante il contenuto del tuo post, perché sembra tagliare una delle radici della legittimazione del potere dello Stato: la manutenzione dei beni pubblici.”

        Grazie, d’accordo con quasi tutto il tuo ragionamento, ma qualche precisazione:

        1) non parlerei di “privati volenterosi”: “privato” è sempre colui che “priva” gli altri di accesso a un bene comune.

        Qui stiamo parlando di persone che si sentono in qualche maniera parte di una comunità molto più ampia, anche se più ristretta rispetto alla “cittadinanza” in senso astratto. Il problema è che questo soggetto solo adesso inizia a ricevere un qualche riconoscimento legale.

        2) Vero che la comunità non può prendersi carico della rete idrica, o di molte altre cose. Qui vige il principio di sussidiarietà, di cui si è discusso qui animatamente: tolti gli appalti alle cooperative cielline che abusano di tale termine,

        a) la strada la ripariamo noi (non Ferragamo, ma quelli che abitano lungo quella strada)

        b) la tubatura dell’acqua la ripara lo Stato, in una qualche sua declinazione.

        Però anche sulla necessità dell’acqua, è la comunità che sa dove si può risparmiare, molto meglio dello Stato.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Comunque manutenere un bene altrui non è vietato. Anzi, il codice civile disciplina questa fattispecie

        http://www.dirittoprivatoinrete.it/gestione_di_affari_altrui.htm

  35. Mauricius Tarvisii says:

    Parlando di inceneritori, questo mese ci è capitata questa.

    http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2017/03/02/news/plastica-nei-forni-della-cementi-rossi-oggi-il-faccia-a-faccia-1.14959890

    Premessa. Noi non abbiamo il termovalorizzatore e la frazione secca non riciclabile, che viene trasformata in combustibile da rifiuto (CDR e sigle equivalenti), trova mercato soprattutto per l’alimentazione dei forni dei cementifici. Succede poi che questo CDR può non bastare e in questo caso il cementificio chiede di poter impiegare la plastica differenziata, ma non riciclabile, che normalmente trova impiego in edilizia.

    Quindi sorge una domanda: ma perché le regioni della Buona Amministrazione (TM) costruiscono inceneritori che sembrano non bastare mai?

    • Francesco says:

      no, la domanda che sorge è: perchè le regioni della Cattiva Amministazione fanno portare all’estero a bruciare la loro rumenta, invece che da voi?

      • Mauricius Tarvisii says:

        Se ci pensi tra cattiva e Buona Amministrazione (TM) cambia solo la localizzazione dell’impianto. Se devo scegliere dove bruciare i miei rifiuti scelgo di bruciarli nel tuo giardino, non nel mio, e sarà bravo l’amministratore che mi farà raggiungere questo risultato.
        Quello che chiedo a voi, lombardi, emiliani e toscani, è la ragione per cui la capacità di incenerimento non vi basti mai.

        • Francesco says:

          stai dicendo che non concepisci il bruciare i rifiuti come un’attività economica redditizia e non inquinante?

          eppure mi pare che appena al di là delle Alpi funzioni così

          ciao

          PS bravo l’amministratore che mi spreca il budget del Comune per spedire in Germania i rifiuti? ma come cazzo votano?

    • Andrea Di Vita says:

      @ MT

      “la Cementi Rossi è autorizzata a bruciare pneumatici esausti triturati, adesso chiede di usare anche le plastiche della raccolta differenziata, non in aggiunta, ma in sostituzione di un pari quantitativi di pneumatici dal momento che c’è una progressiva riduzione della disponibilità di questi ultimi.”

      Non c’è buona amministrazione che tenga, qui è questione di chimica (per dirla con un noto slogan pubblicitario). Se un bruciatore va bene per gli pneumatici e gli pneumatici buttati via sono sempre di meno allora nel bruciatore bisogna mettere un combustibile con caratteristiche il più possibile simili (intervallo di fiammabilità, velocità di fiamma ecc.) altrimenti gli inquinanti esplodono. Il problema è appunto capire se il combustibile alternativo proposto va bene o no.

      Il business della generazione di energia oggi è focalizzato proprio su bruciatori il più possibile flessibili, cioè tali da bruciare la più grande varietà possibile di combustibile senza aumentare l’inquinamento. Il controesempio sono i diesel navali, progettati per la nafta ma dove finiscono regolarmente anche oli usati, topi morti, rifiuti e stracci di sentina: e difatti i fumaioli dei traghetti in partenza sono la principale fonte di inquinamento del centro di Genova, ben più delle automobili.

      Quello che nessuno dice è che non esiste la combustione pulita (per i cinefili, questo è il punto di partenza di ‘Species 2′, dove un incredulo Ben Kingsley nel ruolo di capo della CIA informa il Presidente USA che sono arrivati gli alieni e che in segno di buona volontà regaleranno all’umanità u combustore che non inquina – molto più difficile da fare di un salto nell’iperspazio).

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Mauricius Tarvisii says:

        Ben Kingsley è nel primo Species, in cui il suo personaggio muore.

        • Andrea Di Vita says:

          @ MT

          E’ vero! Ho aggiunto un “2” sconsideratamente! Vergogna e ludibrio su di me.

          Ciao… e grazie! :-)

          Andrea Di Vita

      • maffeia says:

        La chimica così bene spiegata da adv risponde alla domanda di Francesco. Le regioni della cattiva amministrazioni non sono capaci di differenziare e cercano qualcuno che si prende la rumenta tutta mescolata.
        L’amministrazione c’entra fino a un certo punto. Qui differenziamo in pochi. E veniamo visti come gente strana da prendere in giro.

        • Andrea Di Vita says:

          @ maffeia & martinez

          “gente strana”

          Questo è il perfetto esempio di come lo spirito di appartenza ad una comunità, che piace a Martinez, sia inefficace senza la repressione da parte dello Stato.

          In alcuni Comuni vengono distribuiti ogni settimana sacchetti per la rumenta di colore diverso a seconda del tipo di rifiuti che dovranno contenere.

          I sacchetti sono numerati, così si sa chi butta che cosa.

          Vengono effettuati controlli a campione su contenuto dei sacchetti.

          Se un sacchetto col mio numero sopra contiene carta quando doveva contenere plastica, giù multe.

          Quei Comuni sono in cima alla classifica dei Comuni virtuosi per riciclo.

          In altri Comuni, anch’essi in posizioni bene in alto in tale classifica, persone scoperte a buttare una cicca in mezzo alla strada si sono beccate duecento euro di multa.

          Senza l’azione repressiva dello Stato – o di chi ne fa le veci – non esiste la civiltà.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • maffeia says:

            Vorrei proprio vedere una cosa del genere a Napoli. Penso ci sarebbe una sollevazione popolare.
            Hai visto “l’ora legale “?

            • Andrea Di Vita says:

              @ maffeia

              No.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              P.S. Alcuni dei Comuni cui ho fatto riferimento sono Zuclo (TN), Piegaro (PG), Panicale (PG) e Tolentino (MC). So che pratiche simili si adottano anche in certi Comuni Lombardi e Veneti.

          • Roberto says:

            Da noi non fanno multe ma ti mettono il patacchino della vergogna (un bollino rosso enorme con sopra scritto “contenuto sbagliato”) e non ti portano via la monnezza….se non vuoi affogare nella tua monnezza sei obbligato a correggere gli errori

          • Per Andrea

            “Questo è il perfetto esempio di come lo spirito di appartenza ad una comunità, che piace a Martinez, sia inefficace senza la repressione da parte dello Stato.”

            Premesso che mi vanno benissimo azioni repressive di questo tipo, ti ricordo che da noi lo Stato si è rifiutato di darci una mano anche minima in materia. Teoricamente è “lo Stato” sotto forma di cooperativa sottopagata che cura le pulizie da noi, ma non ce la fanno a passare quasi mai.

            Abbiamo dovuto comprare a spese nostre i bidoni differenziati e con coperchio, che svuotiamo noi.

            E qualche infedele funzonario dello Stato ci passa di nascosto i sacchetti che usiamo, sicuramente frodando così l’erario che li avrebbe lasciati marcire in qualche magazzino.

            Io spero che “l’azione repressiva dello Stato” non civilizzi questo funzionario, obbligandoci a comprare i sacchetti da noi.

            • Roberto says:

              Adesso pali di stato, ma non era il comune?

            • Per Roberto

              “Adesso pali di stato, ma non era il comune?”

              Credo che ADV si riferisse proprio al Comune, quando parlava delle multe (sacrosante) a chi non differenzia bene i rifiuti.

            • Roberto says:

              Parli

            • Andrea Di Vita says:

              @ martinez

              “rifiutato”

              Ma, appunto, quello che racconti tu è un esempio di Stato che non funziona. Non è che siccome si tratta di Stato allora è destinato a non funzionare. Gli esempi che ho citato io sono tutti in Italia, mica in Svizzera.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

  36. Sempre a proposito del santo lavoro delle amministrazioni per il bene comune;

    Nel 1996, il Piano Regolatore di Firenze aveva previsto la creazione di un vasto parco fluviale sulla sponda destra dell’Arno.

    A novembre, in quell’area, il Comune ha autorizzato che un privato ci facesse un
    mega campeggio da 7 ettari con 450 piazzole per tende, camper e roulotte, due piscine, ristorante con terrazza da 1.600 metri quadrati, campo da calcetto e pallavolo, un parcheggio auto da 200 posti, supermercato…(La Repubblica del 18/3/2016).

    Il parco fluviale viene ridotto a una mera pista ciclabile.

    • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

      Be’, per restare in tema, da tempi immemorabili a Palermo si parla di “Parco dell’Oreto”, che chissà quando vedrà la luce… :)

      • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

        In compenso, sono state istituite da alcuni anni, entro i confini municipali, le riserve naturali di Capo Gallo e Monte Pellegrino, ma non so molto riguardo alla loro efficacia… Forse Izzaldin è più informato nel merito…

        • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

          A proposito di Capo Gallo, vorrei farvi conoscere la vicenda che linko, perché:
          1. Mi sembra molto interessante.
          2. Credo possa piacere ai lettori del Blog.
          3. Mette in luce alcuni tratti della città meravigliosamente inverosimile in cui sono nato e cresciuto… :) :) :)

          http://www.actaplantarum.org/floraitaliae/viewtopic.php?t=83344

          • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

            Qui c’è dell’altro materiale relativo alla storia di Israel:

            http://livesicilia.it/2010/08/20/ecco-la-vita-di-israeleleremita-di-capo-gallo_59338/

          • Per Abd

            “A proposito di Capo Gallo, vorrei farvi conoscere la vicenda che linko, perché:”

            Ma è fantastico, grazie!

            E grazie ancora!!

            Nota secondaria, del tutto a margine… possibile che l’Etna (che in fondo è alto più o meno tre chilometri, una distanza che in orizzontale manco si vedrebbe sulla mappa, roba che io faccio a piedi tutti i giorni) si veda così bene da Palermo?

            • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

              Sinceramente, non posso parlare per esperienza diretta, perché non sono mai arrivato fin sulla cima di Capo Gallo… Sono salito più volte su Monte Pellegrino, che però è più basso… Quel che posso dire per esperienza è che l’Etna si profila già nitida, immensa e perfettamente riconoscibile sin dalla zona di Enna/Piazza Armerina…

            • Moi says:

              Etna: altezza poco più (qualche ettometro !) che 3 km … e cmq è la “base d’appoggio” a essere enorme, poiché sono almeno tre vulcani “termosaldati” ;) assieme.

            • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

              @ Moi

              Sì, se non ricordo male, il raggio medio alla base è di circa 20 km

            • MOI says:

              l’Etna, ovviamente con cielo terso, si vede benissimo anche da Siracusa e perfino da Reggio Calabria !

            • MOI says:

              Ma ripeto : conta moltissimo l’immenso areale della base d’appoggio; per capirci : da Katmandu, credo che il Tibet si veda meglio del singolo monte Everest …

            • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

              Sì, indubbiamente l’Etna può essere vista da tutta la Sicilia orientale e dalla propaggine meridionale della Calabria.

            • Z. says:

              Quindi Etna è di genere femminile!

            • Moi says:

              a Catania l’ Etna è “La Montagna” per antonomasia… però NON si dice “la Vulcana” … almeno fino alla prossima legislatura ! ;)

            • Per Moi

              “a Catania l’ Etna è “La Montagna” per antonomasia”

              Giusto, non è “il Monte”

            • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

              @ Moi

              :) :) :) :) :) :) :) :)

              @ Z.

              Personalmente, tendo a usare il femminile per abitudine… Però, non è una questione fondamentale… :)

            • Andrea Di Vita says:

              @ martinez

              Figurati!

              Io l’Etna lo vedevo distintamente da Caltagirone!

              Ciao!

              Andrea Di Vita

  37. Moi says:

    Se il vulcano più grande conosciuto (Mons Olympus, Marte) fosse in California … con i suoi quasi 23 (!) km di altezza, e una base grande quasi quanto l’ intera Francia !

    http://static3.uk.businessinsider.com/image/54b6d4f3dd0895382c8b4657-960/olympus-mons.jpg

  38. Mauricius Tarvisii says:

    @ Z

    Sulla riforma.
    Non ho ancora letto il testo (e non lo farò fino a che non sarà definitivo), quindi mi baso sui riassuntini altrui.
    Boh, mi pare che sulla prescrizione abbiano incasinato un po’ i conti, anche se potrebbe uscirne qualcosa di buono. Ma poi se viene annullata la sentenza di assoluzione in secondo grado il periodo di sospensione che con essa aveva ripreso a valere nel computo viene di nuovo neutralizzato? Oppure l’importante è essere condannati in primo grado e assolti in appello?
    Quella dell’estinzione del reato punibile a querela alle cui conseguenze si è riparato, “sentita” (e niente di più) la persona offesa, non rischia di creare disparità di trattamento ulteriori in un sistema che già di suo non è molto egualitario? Poi, certo, è una misura deflattiva e non serve aggiungere altro.

  39. MOI says:

    @ MIGUEL /TUTTI

    Il Mostrone Sovietoide ;) di La Mecca e quel consimile al momento più alto del Mondo a Dubai … mai visti, dal vivo ?

    … Sono GOII come (tua testuale vecchia citazione) lo fu 145 anni fa circa il Canale di Suez ?

    Però se non altro, lì, le GOII le ultimano … in Italia invece conosciamo il triste fenomeno delle Cattedrali nel Deserto [sic] della Vecchia DC che abbisognava sostanzialmente di Gare d’Appalto per far girare soldi degli Amici degli Amici … la GOII in sé, si è sempre rivelata secondaria.

    I fatti in diretta – Eterne incompiute e cattedrali nel deserto
    LaC

    https://www.youtube.com/watch?v=KOCnKT851oc

    1 h 30 min ca

    Il triste record delle Cattedrali nel Deserto (GOIII ?! : Grandi Opere Inutili Imposte + Incompiute ?!) pare appartenga alla Calabria

  40. Grog says:

    Ho una terribile CRISI DI RIGETTO
    è venuto uno nell’steria di Mestre che frequento abitualmente e abbiamo scoperto con sgomento che:
    – è juventino;
    – è di Montelupo Fiorentino;
    – ha la tessera del PD.
    Cercava di attaccava bottone ma era difficile da capire con tutte quelle aspirate, i miei amici mi hanno circondato per timore che lo uccidessi sul posto a pugni, devo dire di aver avuto una pulsione in tal senso di tipo scientifico perchè gli avrei aperto il cranio per vedere cosa conteneva.
    Grog! Grog! Grog!
    Bzaz!
    Bzaz!
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    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    VAMOS A DEPIDISAR COMPAGNEROS!

  41. Roberto says:

    Auguri ai papà!

  42. OT

    I crucchi non si smentiscono mai.

    Hanno vietato ai ministri turchi di parlare agli elettori turchi residenti in Germania a proposito del referendum in Turchia, citando la mancanza di parcheggi sufficienti nel posto in cui si sarebbe dovuto tenere il comizio.

    E siccome la soluzione tedesca è sempre e solo quella, il 2 marzo il governo tedesco ha anche proibito… la faccia di Öcalan: http://www.mdr.de/nachrichten/politik/inland/bundesregierung-verbietet-oecalan-bilder-100.html

    Il bello è che la faccia di Öcalan mi sembra perfettamente intercambiabile con quella di qualunque altro politico tra Edirne e Baghdad.

    • Roberto says:

      Miguel
      Vuoi restare sulla battuta sui parcheggi o ti interessa parlare seriamente di questa storia?

  43. mirkhond says:

    Mi chiedo come mai Erdogan non si sia ancora vendicato, inviando i circa 3.000.000 di profughi che ospita, verso l’Europa che non vuole lui e la Turchia nel proprio spazio vitale.

    • PinoMamet says:

      OT totalissimo, per Peucezio e Moi specialmente:

      il prof. Michelini, linguista e glottologo, sanscritista e lituanista (si dice?) ha appena dato alle stampe una Grammatica del dialetto parmigiano: il sistema sintattico (cito il titolo a memoria).

      Tratta ampiamente i pronomi clitici, è anzi la prima grammatica a trattarli così diffusamente.

      Dato interessante forse per Moi, propone una riforma ortografica del parmigiano, che rende più evidente la lunghezza o brevità delle vocali ecc.

    • Per Mirkhond

      “Mi chiedo come mai Erdogan non si sia ancora vendicato,”

      A volte il ricatto rende più dell’azione :-)

      • Francesco says:

        le penso anche io

        in qualche modo Erdogan deve tenersi aperti i mercati dell’Europa occidentale, voglio vederlo a esportare altrettanto dai suoi nuovi amici orientali

        :D

    • Roberto says:

      Mirkhond,
      6 miliardi di euro sono probabilmente sufficienti a comprare l’orgoglio di erdogan

  44. Grog says:

    Erdogan xè turcheto maledeto che litiga con i crucheti (maledeti ancha lor ostaria!) ciapamoli insieme e invogliamoli a masacrarse l’un l’altro come se deve poi ci facciamo UNA NUOVA LEPANTO e tanto par non sbagliar invitiamo i RUSACHIOTI A FARSI UN GIRO A BERLINO PREVIO ATACHETO NUCLEAR.
    Grog! Grog! Grog!

  45. Per roberto

    “Vuoi restare sulla battuta sui parcheggi o ti interessa parlare seriamente di questa storia?”

    Parlare seriamente di questa storia significa diverse cose, ad esempio:

    1) parlare dei rapporti storici tra la Germania e la manodopera turca (e portoghese e italiana) che l’ha ricostruita

    2) parlare del rapporto tra una Turchia in ascesa e un’Europa in caduta libera

    3) parlare della questione curda

    4) parlare dell’ossessione tedesca con i divieti, le carcerazioni, le multe. Vietare a un ministro di parlare perché mancherebbero i posti per parcheggiare (e poi, se ben ricordo, per una questione di regolamenti antincendio in un’altra città), oppure vietare che si esibisca in pubblico una faccia: ecco, queste sono le tipiche soluzioni tedesche.

    Come la multa da 50 mila euro (se ben ricordo) da comminare a chi scrive “notizie false” su Internet.

    Io mi limitavo al punto 4, ma mi va bene parlare anche degli altri.

    • Roberto says:

      5. Parlare del chiaro sospetto con il quale in tutto il mondo si accolgono le campagne elettorali altrui sul proprio territorio

      6. Parlare della situazione delle comunità turche in Germania (e capirai al volo l’uso del plurale)

      7. Far notare infine che l’Olanda ha impedito ad un aereo turco con un ministro a bordo di atterrare e ne ha bloccato un altro alla frontiera

      Metti tutte queste cose insieme e vedrai che il punto 4 è certo divertente e folcloristico ma infinitamente meno importante di tutti gli altri (ed è ovviamente una scusa puerile, non un segno dell’ossessione tedesca…)

      • Per Roberto:

        “vedrai che il punto 4 è certo divertente e folcloristico”

        Ma era l’unica cosa che mi interessava in quel momento. Un po’ come ai media interessava il fatto che si nascondessero le nudità di certe statue durante una visita ufficiale iraniana a Roma e non:

        1) la guerra civile in Siria

        2) i nuovi assetti geopolitici tra Turchia, Russia e Iran

        ecc. ecc.

    • Roberto says:

      “Vietare che si esibisca in pubblico una faccia: ecco, queste sono le tipiche soluzioni tedesche”

      Che poi è buffa questa affermazione di “tipicità tedesca” detta da uno che vive in una città dove buttare nella monnezza un po’ di ciarpame sembra far nascere un incubo di divieti totalmente paralizzante.
      :-)

      • Per roberto

        ““tipicità tedesca” detta da uno che vive in una città dove buttare nella monnezza un po’ di ciarpame sembra far nascere un incubo di divieti totalmente paralizzante.”

        No, da noi non esistono divieti ideologici di tipo tedesco. Esiste un ginepraio pazzesco (e perfettamente inutile) di divieti miranti a impedire la corruzione e l’abuso di ufficio. Mi sembra completamente diverso.

    • PinoMamet says:

      “ed è ovviamente una scusa puerile, non un segno dell’ossessione tedesca”

      Non sono sicuro di questo, Roberto.

      Non credo neppure che sia giusto parlare di ossessione, né che sia questo il senso della circostanza, diciamo aneddotica, come riportata da Miguel.

      Qualcuno ha detto che per capire un paese devi starci pochi giorni, oppure molti anni (non ricordo chi).

      Credo che questi episodi siano un po’ la stessa cosa: un paese lo puoi capire da queste robe, oppure farci sopra una lunghissima e serissima analisi.

      Altrimenti stiamo nel mezzo, in cui tutti i gatti sono bigi e dire Germania o Francia o Nuova Zelanda è esattamente la stessa cosa, perché in effetti, tolti questi aneddoti o tolta una lunghissima e serissima analisi, quello che resta è esattamente la stessa roba
      (che, perdonami, è un po’ quello che vedono quelli che si occupano di leggi&regolamenti, che sono all’incirca le stesse ovunque- e specialmente in Europa).

      Sta di fatto che la Germania invece non è la Francia nè la Nuova Zelanda, e che per impedire- se avessero voluto farlo- a un ministro turco di parlare, Francia e Nuova Zelanda avrebbero scelto strade diverse.

    • PinoMamet says:

      Comunque, per come la vedo io, non si tratta dell’ossessione tedesca per i regolamenti, ma dell’ingenuità tedesca nel fare i furbi.

      Si fanno scoprire subito, quando lo fanno.

      • Roberto says:

        Una domanda:
        Perché sei così certo che i tedeschi “abbiano fatto i furbi”?

        Voglio dire, il sindaco del paesello ha sicuramente preso il primo pretesto, come dice Z non troppo diversamente da quello che farebbe un sindaco nostrano che non vuole la moschea (o che non vuol far portare via la spazzatura da un parco)

        Ma proviamo ad immaginare una storia dietro, cioè a vedere l’azione turca prima della reazione tedesca.

        La propaganda elettorale all’estero è politicamente sgradita sempre (e forse giuridicamente vietata in Germania: dico forse perché normalmente queste questioni sono regolate da accordi fra Stati e non ho idea della situazione fra Turchia e Germania e quindi resto solo sul piano politico).
        Il ministro turco se ne fotte e annuncia il suo arrivo nel paesello tedesco. Il ministro degli affari Esteri tedesco chiama il turco e gli dice “non va bene”. Il turco dice “lo facciamo lo stesso”.
        Il governo tedesco dice “ok impediamo sta cosa senza scatenare una guerra con ankara. Inventiamoci una cazzata”.

        Io mi ricordo di un incidente simile fra Francia e Lussemburgo (cioè due paesi più che amici) per una cosa simile (un comizio del numero due del front national a schengen con “irritazione”, come si dice in diplomazia, delle autorità lussemburghesi con quelle francesi)

        • Mauricius Tarvisii says:

          il sindaco del paesello ha sicuramente preso il primo pretesto, come dice Z non troppo diversamente da quello che farebbe un sindaco nostrano che non vuole la moschea

          Il sindaco del paesello italiano prima farebbe un casino contro la moschea, minacciando di ricorrere a mezzi illegali, mentre poi si andrebbe a cercare un pretesto evidentemente pretestuoso che nemmeno nella versione per i media sarà la ragione reale per cui emana il divieto.
          Perché anche noi abbiamo uno stile da difendere, che non è quello del furbo (che prevede tra le altre cose il basso profilo), ma più propriamente quello dello stronzo.

        • PinoMamet says:

          “Perché sei così certo che i tedeschi “abbiano fatto i furbi”?
          [… ]
          Il governo tedesco dice “ok impediamo sta cosa senza scatenare una guerra con ankara. Inventiamoci una cazzata”.

          beh, è un po’ la stessa cosa, detta con parole diverse.

          Io poi, essendo italo-italiano (per tre quarti: un quarto è completamente ignoto, e me ne vanto) non è dica “fare i furbi” in senso negativo, necessariamente.

          Solo qualche volta è meglio non farsi scoprire, no?

          • roberto says:

            “Solo qualche volta è meglio non farsi scoprire, no?”

            togli il “qualche volta” è sono d’accordo
            :-)

        • Per Roberto

          “quello che farebbe un sindaco nostrano che non vuole la moschea (o che non vuol far portare via la spazzatura da un parco)”

          Sicuramente per la moschea è come dici tu; ma vorrei che fosse chiaro che sulla spazzatura (tema meno importante, certo, ma ne parlo perché ne parli tu) tutti sono d’accordo, tranne la legge.

          E’ d’accordo ogni politico, ogni funzionario del Comune e noi stessi. Sarebbero d’accordo anche quelli che portano via la spazzatura.

          Ma comprensibilmente, nessuno vuole finire in galera per aver rubato allo Stato un proiettore del 1990 rotto e arrugginito e una poltrona con tre gambe.

          • roberto says:

            “tema meno importante, certo, ma ne parlo perché ne parli tu”

            secondo me questo invece è un tema molto importante perché se per una ragione o un’altra non riesci a liberarti di un “proiettore del 1990 rotto”, beh secodo me è l’indizio dell’esistenza di un’enorme problema di organizzazione della società (organizzazione in senso lato, politico/sociologico, non “amministrazione”)

            • Per roberto

              “secodo me è l’indizio dell’esistenza di un’enorme problema di organizzazione della società ”

              Ripeto, ci sono due fattori che convergono:

              1) i tagli alla spesa pubblica e i controlli crescenti sugli sprechi

              2) i controlli crescenti su ciò che possiamo chiamare in senso ampio “abuso d’ufficio”

              Siccome, fatta le legge, si trova l’inganno, l’effetto cumulativo di tali controllo è di impedire soltanto qualunque cosa si cerchi di fare in buona fede.

              Mi sembra un meccanismo inesorabile. E – ripeto – non dovuto a cattiva volontà e non “colpa del PD” o cose simili: per quanto ci possano essere disaccordi su altre cose, su questo tema eravamo d’accordo tutti, e non c’era nessuno che avesse interessi contrastanti.

              Tant’è che la soluzione diciamo poco legale che è stata trovata, è stata approvata da tutti.

            • Francesco says:

              però mi pare una deriva italiana di un problema che altrove, se c’è, è meno grave

              siamo noi che siamo un popolo professionalmente dedito al ladrocinio dei beni dello Stato, a cui si tenta di rimediare con un profluvio di norme e di formalismi del tutto vani

              e che finiamo per affogare nelle carte e nei fiumi che straripano

            • Per Francesco

              “però mi pare una deriva italiana di un problema che altrove, se c’è, è meno grave”

              Può essere, certo.

              Ma certe cose sono ineluttabili.

              Ad esempio, per finanziare un po’ di cose che si fanno al giardino, potremmo fare una lotteria. Ognuno mette due euro, alla fine qualcuno vince un orsacchiotto di seconda mano e un vasetto di marmellata fatta in casa (e qui potremmo aprire un intero capitolo sulle autorizzazioni per prodotti alimentari).

              Giustamente, lo Stato italiano cerca di evitare che questo si trasformi in un’industria miliardaria da slot machine o che la gente faccia la marmellata con gli scarti del pollo marcio rimasto in cucina.

              Per cui ogni lotteria di questo tipo deve essere autorizzata dal sindaco e l’estrazione deve avvenire alla presenza di un pubblico ufficiale, inviato dal Comune.

              Visto che per un incasso, poniamo, di 70 euro non vale la pena, le lotterie si fanno lo stesso rischiando processi e condanne (no, non abbiamo mai fatto una lotteria, ma le fanno altri nelle nostre stesse condizioni).

              Altri preferiscono rispettare le leggi, cioè in sostanza:

              1) non fare niente

              2) aspettare che facciano qualcosa le istituzioni, che non avendo soldi e vivendo nel terrore a loro volta delle denunce, non faranno ugualmente niente

            • Roberto says:

              Vedi che è un problema italiano?
              Noi di raccolte fondi per la squadra di basket del villaggio o quella di calcio o per il dopo scuola vendendo torte e marmellate le abbiamo fatte e nessuno è andato in prigione!

            • Per Roberto

              “Noi di raccolte fondi per la squadra di basket del villaggio o quella di calcio o per il dopo scuola vendendo torte e marmellate le abbiamo fatte e nessuno è andato in prigione!”

              Ma anche qui, nessuno va in prigione per una cosa del genere. Ci mancherebbe che oltre a dichiarare illegale qualcosa, la punissero pure.

              Anche perché sono cose di competenza dei vigili, e se nessuno li chiama, non si attivano: mica sono la Siae.

        • Andrea Di Vita says:

          @ roberto

          “sgradita sempre”

          Non sempre. Prendo tutti i giorni la metropolitana sotto manifesti elettorali della campagna presidenziale in Peru’. E vicino casa mia ci sono i manifestini dei comizi elettorali per l’Ecuador.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

    • Z. says:

      Mah, secondo me questo è proprio un classico esempio in cui tutti i gatti sono bigi!

      Che motivazione si adduceva in Italia per chiudere le scuole islamiche, quando c’era il Berlusca al governo? La stessa che le autorità tedesche adducono contro i comizi turchi, ossia la sicurezza: le si chiudeva perché non erano “a norma”…

    • PinoMamet says:

      Infatti si facevano scoprire subito nella loro “furbezza”: una caratteristica del governo Berlusconi.

    • Z. says:

      Boh, non credo che c’entri in particolare SB o la Germania. Secondo me la cosa è più banale: tra normative sulla sicurezza sempre più estensive e rischio attentati in aumento, la sicurezza è sempre una buona ragione da addurre in Occidente.

      • Moi says:

        Sì, ma … a che cazzo servono i viaggi internazionali dei Politici/ Capi di Stato, oggi 2017 ?! … … Perché non si fa tutto via skype e bona lé ?!

        ;)

  46. Moi says:

    un Lotto ;) per un … Minzolino ;)

  47. Roberto says:

    Sempre per miguel, una notizia curiosa ma che non posso verificare per manifesta incompetenza linguistica e che si ricollega al punto 5 (me l’ha passata un mio amico facciabuchista incavolato per delle ingerenze turche nelle elezioni bulgare, ma non so nulla di questa storia)

    Quest’anno Bulgaria e Turchia hanno fatto un accordo per permettere ai 60.000 cittadini bulgari di votare per le loro elezioni (26 marzo) in Turchia.
    Cosa prevede l’accordo? Divieto di propaganda politica bulgara sul suolo turco
    :-)

    • Mauricius Tarvisii says:

      Quindi la “metà civile” dell’Europa quanto a democraticità è identica alla Turchia. Buono a sapersi.

      • Francesco says:

        non la ho capita, questa

        che vuoi dire?

        • Mauricius Tarvisii says:

          Citare i divieti turchi come prova della democraticità di quelli crucchi è assurdo.

          • roberto says:

            “prova della democraticità di quelli crucchi” dove l’hai letto?

            • roberto says:

              piuttosto, indizio della paraculaggine dei turchi, che danno dei nazisti ai tedeschi che fanno la stessa cosa che fanno loro!

            • Mauricius Tarvisii says:

              Se dici che lamentarsi di questo è paraculaggine, significa che per te va tutto bene.

            • roberto says:

              insomma tu mi stai dicendo che al capone può ben lamentarsi del fatto che all’harry’s bar vendono alcol di nascosto.

              capisco ma non sono sicuro di essere d’accordo

            • Mauricius Tarvisii says:

              La tua è la concezione della democrazia militante, dove puoi parlare finché sei democratico. Ma pure sotto il fascismo potevi parlare finché eri fascista…

            • roberto says:

              sarà….

              comunque la questione della democrazia l’hai posta tu e io non ci avevo nemmeno pensato.

              io stavo pensando ad altro, rapporti fra stati in primis, che come ben sai si fondano sulla reciprocità più che sulla democrazia

              per dire, se i russi facessero campagna elettorale in estonia per un partito (russo) che si promette di ricreare la grande madre russia invadendo i baltici, capirei se il governo estone si incazzasse (nonostante tutte le considerazioni possibili su democrazia e libertà di parola)

            • Z. says:

              Ma infatti trovo normale che la democrazia liberale, che non è uno spazio vuoto dove tutto è lecito, non sia tollerante con chi vuole abolirla.

              Vuoi abolire l’art. 3 e decidere che ebrei e musulmani non sono uguali ai cristiani e agli infedeli di fronte alla legge? Niet, sei fuori. Niente mi impone di restare a guardare mentre attenti allo Stato demoliberale (demoliberalsocialista, direi io, ma facciamo a capirci).

              Poi non sono sicuro che la cosa abbia attinenza con la crisi euro-turca. Anzi. Era giusto per chiarire come la vedo.

            • Per Z

              “Ma infatti trovo normale che la democrazia liberale, che non è uno spazio vuoto dove tutto è lecito, non sia tollerante con chi vuole abolirla.”

              Uno, stiamo parlando di un candidato peruviano che cerca di spingere i peruviani di Genova ad andare a votare per il governo del Perù al consolato peruviano, non di peruviani che pretendono di imporre qualcosa ai genovesi.

              Due, se l’Italia permette ai peruviani a Genova di andare al consolato e votare per i vari candidati, deve analizzare i loro programmi elettorali? Deve vedere se il progetto del candidato X di fare una diga alla sorgente del rio delle Amazzoni è compatibile con la legge italiana sulla gestione dei bacini idrici?

            • Per Z

              “Poi non sono sicuro che la cosa abbia attinenza con la crisi euro-turca.”

              Ma diciamo anche che la Germania si è costruita (addirittura a partire dal tempo dei Hohenzollern, per alcuni versi) sul sudore straniero.

              Se la Boldrini fa l’ammiccante con gli stranieri, Hitler addirittura li rapiva per farli venire in Germania.

              http://kelebeklerblog.com/2011/12/11/germania-immigrati-nazisti-e-altre-paure/

              E i suoi successori hanno adottato politiche più miti, ma basate sullo stesso concetto: VOGLIAMO STRANIERI, TANTI STRANIERI! I Gastarbeiter li prendevano con qualunque mezzo lecito dal fondo dell’Anatolia o della Calabria.

              Visto che i tedeschi se li son voluti gli stranieri, almeno si astengano dal dare loro lezioncine o dall’interferire nelle loro faccende domestiche.

              Questo del tutto a prescindere dalla crisi euro-turca, infatti ho citato la doppia interferenza tedesca di impedire ai ministri turchi di parlare e di vietare la faccia di Ocalan.

            • Z. says:

              Miguel,

              forse non sono stato chiaro: la mia era una risposta generale sui supposti limiti della democrazia, a prescindere da qualsiasi considerazione sulla crisi euro-turca.

            • Per Z

              “forse non sono stato chiaro: la mia era una risposta generale sui supposti limiti della democrazia, a prescindere da qualsiasi considerazione sulla crisi euro-turca.”

              Chiaro!

            • Francesco says:

              MT

              ma quella concezione militante della democrazia non è quella espressa dalla nostra Costituzione (LPBDM) quando richiede che i partiti siano democratici?

              e non è una pretesa di minimo buon senso?

              ciao

            • Andrea Di Vita says:

              @ martinez

              “Uno, stiamo parlando di un candidato peruviano che cerca di spingere i peruviani di Genova ad andare a votare per il governo del Perù al consolato peruviano, non di peruviani che pretendono di imporre qualcosa ai genovesi.”

              Un breve aggiornamento.

              Il ponente di Genova, zona dove lavoro e che attraverso tutti i giorni da pendolare, è da ieri tappezzato da manifesti che invitano perentoriamente (non sto scherzando) a votare “LENIN!”.

              A ben guardare, si tratta del nome un candidato a delle elezioni in un Paese sudamericano. Non sono riuscito a capire quale.

              Temo che se invece di un omonimo del noto capo bolscevico si trattasse di un candidato di nome BENITO, nome in fondo assai più comune nei Paesi di lingua Spagnola, qualche problema col Codice Penale Italiano qualcuno lo tirerebbe fuori.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

      • roberto says:

        che la democrazia dovrebbe permettere ai ministri turchi di fare campagne elettorale in germania, e che dunque Germania e Olanda sono democratiche come la Turchia che vieta questa cosa.

        (ci salva però la francia che accetta senza problemi le campagne elettorali altrui a semplice condizione di reciprocità. il ministro turco che non è potuto andare in olanda ha fatto il suo comizio a metz)

    • Per roberto

      “referendum Turchia, Germania”

      Comunque, se io volevo parlare della fissazione tedesca con i divieti, ciò non toglie che siano interessanti anche gli altri argomenti.

      Durante la campagna elettorale statunitense, sono stato bombardato da amici americani di sinistra (molto attivi a Firenze) con materiale che invitava i cittadini statunitensi a votare, a votare contro Trump, a partecipare a veglie sotto l’ambasciata USA contro Trump, a scrivere lettere di protesta ai deputati statunitensi… e non sono nemmeno cittadino statunitense.

      Dalla parte opposta, la Bayer tedesca ha finanziato la campagna di Trump https://www.wsws.org/en/articles/2016/07/23/germ-j23.html

      Ma potremmo anche parlare di cose ben più serie, tipo italiani e francesi con la doppia nazionalità che vanno in Israele a fare il servizio militare.

      Non so onestamente come rapportarmi con queste problematiche, e come sai, ci credo il giusto alle Grandi Elezioni.

      Però penso che si dovrebbero vietare oppure permettere allo stesso modo tutte le attività politiche “straniere” sul proprio territorio.

      Se (se!) si permette a cittadini stranieri di votare nei propri consolati, non vedo perché non si possa permettere ai politici dei loro paesi di venire a parlare con loro.

      Poi i divieti di manifestazioni per “motivi di sicurezza” (non mi riferisco ai parcheggi e alle norme antincendio, ma alle manifestazioni vietate perché “ci potrebbero essere incidenti”) mi sembrano molto discutibili.

      Immagina vietare a un ministro che va in Sicilia di parlare male della mafia quando è lì perché non si può garantire la sua “sicurezza” (non succederà mai, visto che i mafiosi sono persone intelligenti e mature e se ne fregano se si parla male di loro).

      • Z. says:

        Miguel,

        e perché mai si dovrebbero vietare o permettere tutte le attività poliche straniere allo stesso modo?

        Mi sembra come dire che si dovrebbero vietare o permettere tutte le attività commerciali, professionali, sportive o sessuali allo stesso modo. Porquà? says who? :-)

        • Per Z

          “e perché mai si dovrebbero vietare o permettere tutte le attività poliche straniere allo stesso modo?”

          Ovviamente no, dipende dalla modalità. Tipo sparatorie e pestaggi no, volantini sì, raccolte di fondi sì, comizi sì ecc.

          Poi potrebbero essere diverse le regole per i paesi appartenenti all’UE e quelli no.

      • Roberto says:

        “Poi i divieti di manifestazioni per “motivi di sicurezza” (non mi riferisco ai parcheggi e alle norme antincendio, ma alle manifestazioni vietate perché “ci potrebbero essere incidenti”) mi sembrano molto discutibili.”

        Immagina (e dico immagina perché non so se è quella la situazione) un partito fortemente nazionalista che odi i curdi, ed un esponente di questo partito, ministro, che vada a far campagna in un altro paese in cui c’è una forte presenza curda ed una altrettanto forte presenza turca. È nell’interesse di questo stato portarsi in casa le guerre civili altrui?

        Immagina un ministro hutu andare in Belgio a dire “amici hutu sterminiamo i tutsi ovunque essi siano”. Può il Belgio legittimamente aver voglia di evitare una cosa simile?

        Immagina Gerry Adams andare a Belfast a tifare per lo sinn fein nord irlandese o Putin andare in Estonia a sostenere un partito filo russo.

        Certo tutto è “libertà di espressione” ma non mi stupisce se certe forme di libertà di espressione siano meno apprezzate di altre
        Non mi stupisce nemmeno se uno stato distingue stati amici dai nemici permettendo agli uni ciò che non permette agli altri

        • Per roberto

          “Immagina (e dico immagina perché non so se è quella la situazione) un partito fortemente nazionalista che odi i curdi, ed un esponente di questo partito, ministro, che vada a far campagna in un altro paese in cui c’è una forte presenza curda ed una altrettanto forte presenza turca.”

          Premesso che accolgo la tua precisazione (“dico immagina…”)…

          1) stiamo parlando di parole, non di fatti (chiaro che non dovrebbe essere accettabile che il governo turco mandi in Germania dei killer per far fuori capi curdi, e infatti non mi risulta che lo faccia)

          2) il governo turco sostiene che non esiste una questione curda: esistono turchi di varia etnia, fratelli in un paese indivisibile, che hanno entrambi come nemici i terroristi (PKK e Daesh) e i golpisti.

          Questi sono i tipici concetti che esprimerebbe il ministro; e non ai tedeschi, ma ai propri concittadini.

          Dal punto di vista turco, il curdo che arriva tirando una molotov contro il ministro è un terrorista, che la polizia tedesca avrebbe il dovere di fermare alla pari di ogni altro delinquente (badate, non sto dicendo io che cosa penso della questione curda, che sarebbe un altro discorso).

          Casomai, diventa interessante il fatto che in tempi globali, i confini sulla mappa non coincidano più con i confini politici dei paesi: un turco può votare per il parlamento turco in tempo reale, che abiti ad Ankara o a Dusseldorf, proprio come possono fare i cittadini statunitensi a New York o a Milano.

          Ah, Gerry Adams è cittadino britannico (non irlandese) e a Belfast ci vive, dove esercita suo malgrado il mestiere di Crown Steward and Bailiff of the Manor of Northstead per sua Maestà :-)

          Non so se in Estonia i russi abbiano la doppia cittadinanza; a suo tempo, Giulietto Chiesa si presentò al parlamento europeo in Lettonia come candidato della minoranza russa (ma di cittadinanza lettone).

          • Roberto says:

            Ops jerry adams è una bella gaffe!

            Per il resto la tua posizione è in soldoni che nessuno stato deve impedire l’ingerenza di altri stati in casa sua. Ok, capisco ma non sono d’accordo

            La questione “confini” è effettivamente interessante perché relativamente nuova, e credo che proprio questa novità sia la causa di azioni e reazioni che vanno in ogni direzione

            • Per Roberto

              “Per il resto la tua posizione è in soldoni che nessuno stato deve impedire l’ingerenza di altri stati in casa sua. ”

              No, assolutamente.

              E’ semplicemente che se tu ammetti che gli stranieri in casa tua possono votare per i propri governi (ad Atene non lo ammettevano e campavano bene lo stesso), mi sembra logico permettere agli stranieri di farsi le loro campagne elettorali (nazionali).

              “Logico” non vuol dire che lo voglio io, è solo una constatazione sulla logica degli altri.

            • Z. says:

              Miguel,

              — E’ semplicemente che se tu ammetti che gli stranieri in casa tua possono votare per i propri governi (…), mi sembra logico permettere agli stranieri di farsi le loro campagne elettorali (nazionali). —

              Non è illogico, per carità, ma non è nemmeno necessario.

              Ad esempio, se ritengo – a torto o a ragione – che la propaganda delle opposte fazioni del tuo Paese possa creare gravi problemi nel mio, non vedo perché sarebbe assurdo vietarla senza per questo impedire anche ai tuoi cittadini di votare.

  48. Grog says:

    Discutete dei massimi sistemi e vi perdete questa vera perla
    FLASH – IN PROVINCIA DI FROSINONE, UN UOMO SCOPRE I 4 SEXTOY CHE LA MOGLIE NASCONDEVA A CASA, IMPAZZISCE DI GELOSIA E LA MALMENA CON IL VIBRATORE – LA DONNA E’ FINITA IN OSPEDALE CON SETTE PUNTI DI SUTURA (@NONLEGGERLO)
    Grog! Grog! Grog!
    P.S.
    Quì si dimostra la superiorità dei bisessuali che si sarebbero limitati ad infilarsi i sextoy nel sedere senza picchiare la povera troia

  49. roberto says:

    OT
    data ultima per il brexit 29 marzo 2019

  50. PinoMamet says:

    A me comunque Erdogan starebbe sulle balle anche se i tedeschi non avessero fatto niente, eh?

  51. Concludendo sulla crisi euro-turca…

    premesso che Erdogan è uno sbucaltatore statal-liberista, quindi potete immaginare cosa ne possa pensare io…

    credo che non guasterebbe mettersi nei panni di un turco, che ragiona più o meno così:

    “L’Europa, che da trecento anni ci attacca, ci smembra, ci corrompe, ci ricatta e ci giudica, adesso sta andando a pezzi, mentre la nostra economia spumeggia e stiamo facendo infrastrutture megafuturistiche.

    Per far contenti gli europei, ci teniamo in casa tre milioni di stranieri, con una quantità di problemi che non vi immaginate nemmeno.

    La Germania si è arricchita con la fatica della nostra gente, e alleva in casa bombaroli che hanno ucciso migliaia di soldati e cittadini semplici.

    Usano il nostro territorio per fare le loro guerre in Medio Oriente – di cui abbiamo dovuto pagare le conseguenze noi – e poi ci impediscono di difenderci contro i terroristi.

    Hanno probabilmente sobillato i militari a rovesciare il governo democraticamente eletto e si permettono pure di trattare con disprezzo i ministri del nostro governo (idem per gli olandesi, che addirittura hanno respinto un ministro come se fosse un’immigrata clandestina).

    Il tutto con un’impressionante aria di superiorità e di scherno, come se fossimo sempre gli alunni scemi a un esame.

    Adesso ci avete rotto:

    http://www.yenisafak.com/en/columns/ibrahimkaragul/yes-we-are-going-to-interfere-in-your-internal-affairs-europe-face-your-fears-2036775

    • Roberto says:

      Questo è interessantissimo è dice chiaramente cose che molti in Europa già pensano.
      Capisci dunque che la reazione tedesca ed olandese non è dovuta ad un aneddotico amore per i divieti, ma a cause politiche molto più profonde?
      Face your fears appunto….

    • Francesco says:

      >> La Germania si è arricchita con la fatica della nostra gente, e alleva in casa bombaroli che hanno ucciso migliaia di soldati e cittadini semplici.

      a parte (1) che le rimesse degli emigrati sono manna dal cielo per cui sarebbe meglio evitare codeste cazzate, mi interessa molto (2) che comprendo a fatica come “bastardi tedeschi che lasciano i curdi liberi di fare come vogliono là in Germania e così il PKK mette le bombe in Turchia”?

      grazie

      • Per Francesco

        ” comprendo a fatica come “bastardi tedeschi che lasciano i curdi liberi di fare come vogliono là in Germania e così il PKK mette le bombe in Turchia”?”

        Anche se Z fa fatica a capirlo, non sto esprimendo una mia opinione; sto trasmettendo quella banale e ovvia per milioni di turchi.

        Il PKK – che in effetti fino alla conversione di Ocalan era una banda di stalinisti armati e assai temibili – suscita un’antipatia di cui i nostri poveri brigatisti rossi non hanno mai goduto.

        E in Germania si fanno regolarmente cortei di nazionalisti curdi.

        Sulle rimesse, ci sono tanti studi – in linea di massima, il paese di partenza alleva per venti o trent’anni a proprie spese qualcuno che appena potrebbe rendersi utile, va a lavorare per qualcun altro. Poi è vero che questo effetto è in parte compensato dalle rimesse.

        • Francesco says:

          strano, non ricordo che i minatori italiani o gli operai turchi avessero fatto chissà che studi o avessero chissà che prospettive, in patria

          come i raccoglitori di arance e le domestiche messicane negli USA, oso supporre

          PS anche io non sto esprimendo opinioni, non ho preferenze tra turchi e curdi

    • roberto says:

      “(…) mentre la nostra economia spumeggia e stiamo facendo infrastrutture megafuturistiche”

      interessante questo passo. chissà mi sarei immaginato un nazionalista dire che i turchi sono felici e vivono benissimo ed hanno un esercito cazzuto ed invece questo punta su economia e megainfrastrutture.

      a proposito, ma le “megainfrastrutture futuristiche” non sono piuttosto parte dell’immaginario occidentale?

      • Per Roberto

        “a proposito, ma le “megainfrastrutture futuristiche” non sono piuttosto parte dell’immaginario occidentale?”

        Credo che sia un’ossessione diffusa in tutti i paesi con una forte borghesia nazionale.

      • Francesco says:

        Roberto

        vedi sui siti ufficiali turchi cosa scrivono per il nuovo ponte sul Bosforo e darai ragione a MM

        poi l’esercito è armatissimo … con armi USA e tedesche

        :D

    • roberto says:

      un’altra cosa curiosa e stavolta credo che abbia a che fare con l’immaginario dei popoli di paesi con forte emigrazione

      la germania ha 3.000.000 di turchi -> “si è arricchita sulla pelle della nostra gente”
      la turchia ha 3.000.000 di siriani (passons sul “comprati”, cosa scandalosa per me ma tant’é) -> problemi che non ci mmaginiamo nemmeno

      mi verrebbe da dirgli, amico mio, se se ci credi veramente a questa cosa, imitate i tedeschi ed arricchitevi pure voi!

      • Per Roberto

        “la germania ha 3.000.000 di turchi -> “si è arricchita sulla pelle della nostra gente””

        Finché la manodopera bruta era un elemento fondamentale della produzione, è ovvio che serviva.

        Non conosco bene gli effetti dell’immigrazione asiatica (siriana, afghana e altro) sull’economia turca, ma non credo che sia paragonabile agli effetti della manodopera turca (e italiana e portoghese) sull’industria tedesca nel 1960; so che dal punto di vista dei nazionalisti, c’è un positivo effetto di perdita di arabizzazione (e quindi di de-curdizzazione) di vaste fasce del sudest.

        C’è da considerare poi che la Turchia non riconosce lo status di profughi, per impedire loro di organizzarsi in autonomia nei campi.

    • Andrea Di Vita says:

      @ martinez

      Due considerazioni al volo:

      a) ora che gli USA non vogliono più pagare le spese militari per tutti, la NATO si sfascia. E’ ovvio che la Grecia così si riavvicina alla Russia, per esempio.

      b) mi vien da pensare che l’Italietta che conquistò la Libia e si tenne il Dodecaneso tutti questi torti non li aveva.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Z. says:

      Miguel,

      Erdogan ti piace tantissimo perché litìga, o finge di litigare, con Loccidente.

      Questo basterebbe a fartelo piacere anche se fosse un incrocio tra Allam e Renzi!

      :-)

      • Carlo says:

        Per Z. guarda che Miguel non è Fulvio Grimaldi

      • Per Z

        “Erdogan ti piace tantissimo”

        Ammetto che all’inizio la sua apertura verso cristiani, armeni, curdi mi era sembrata una sana correzione di rotta dopo tanti decenni di kemalismo.

        E’ stato un mio errore.

        Quello che io penso di Erdogan – e del ceto che lui rappresenta – oggi è credo di averlo già espresso chiaramente in più di un articolo, ad esempio:

        http://kelebeklerblog.com/2016/01/04/buon-anno-dalla-turchia/

        http://kelebeklerblog.com/2016/02/17/senza-oro-si-vive-senza-artvin-no/

        http://kelebeklerblog.com/2016/02/19/nur-e-la-miniera/

        • Z. says:

          Miguel,

          oh, sia ben chiaro: non è certo da ieri che seguo il tuo blog.

          Quindi, anzitutto ricordo – approssimativamente – cosa scrivesti di RTE, la cui politica prima del golpe estivo io conoscevo soprattutto per il tuo tramite.

          Le tue prime impressioni, poi, faccio fatica a chiamarle “errori”. Anche perché personalmente ho preso ben altre cantonate: per citare due esempi, ho votato SI al referendum costituzionale del 2001 e addirittura IDV (non scherzo, purtroppo) una decina di anni dopo. Vedi tu.

          E infine, per tranquillizzare il buon Carlo, non penso che tu sia Fulvio Grimaldi :)

          Però penso che a volte siamo di fronte a paragoni binari, per quanto arbitrari, in cui sono a confronto rosso vs blu, o bianco vs nero, o est vs ovest. E in questo caso tu scegli est: forse, va detto, anche perché vivi a ovest.

          • Per Z

            ” E in questo caso tu scegli est: forse, va detto, anche perché vivi a ovest.”

            Lo dici perché preferisco quelli di San Niccolò a quelli del Pignone?

            E’ vero, ma è solo perché son dentro le mura come noi, mica perché sono a est.

          • Per Z

            “Però penso che a volte siamo di fronte a paragoni binari,”

            comunque è vero, e certamente ci casco anch’io a volte (non credo questa volta).

            Ci sono però due cose che cerco di fare, che inducono spesso in confusione il lettore:

            1) trovare la “terza via” tra le opposizioni binarie (è il discorso che ho fatto sul “politicamente corretto” per uscire dal binomio “omofobo!” “nemico della famiglia!”)

            2) mettermi nei panni dell’altro. Non tanto l’altro da me stesso, quanto l’altro dai nostri media. Non si tratta di condividerne la visione, semplicemente, se nessuno la riferisce, non sappiamo nemmeno quale sia l’altra metà del pensiero binario.

            Per questo racconto “cosa pensa il turco”, come racconto “cosa pensa lo zingaro” oppure “cosa pensa il leghista”. Non conosco curdi, quindi non posso dire “cosa pensa il curdo”, ma se ne avessi un’idea, ne parlerei volentieri.

            Ora, i turchi pensano delle banalità con in mezzo parecchi errori di fatto; esattamente come fanno i tedeschi o gli italiani; ma siccome sono delle banalità a cui noi non ci esponiamo mai, è un utile esercizio farlo di tanto in tanto.

    • Francesco says:

      >> Erdogan è uno sbucaltatore statal-liberista

      ora, sbucaltatore mi è chiarissimo, ma cosa cavolo è uno statal-liberista?

      uno come Berlusconi che ha idee contraddittorie senza neppure porsi il problema? un italiano che vuole meno tasse e più spesa pubblica?

      • Per Francesco

        “ma cosa cavolo è uno statal-liberista”

        Uno che pone tutta la forza dello Stato dietro le imprese private, in particolari se vicine a lui.

        • Andrea Di Vita says:

          @ Martinez

          “Uno che pone tutta la forza dello Stato dietro le imprese private, in particolari se vicine a lui.”

          Ma è la definizione precisa di D’Alema!

          :-)

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco says:

            ottimo, in effetti entrambi hanno i baffi

            adesso possiamo togliere la parola liberista che fa solo confusione, grazie?

            :D

            • Mauricius Tarvisii says:

              Il liberismo si fonda sulla forza dello Stato come garante del Mercato.

            • Francesco says:

              esatto, non come garante di Tizio e Caio amici del Presidente

              quella è un’altra cosa, mica dico che sia peggio

  52. PinoMamet says:

    Una mia amica all’università distingueva due tendenze di massima, superiori a “destra” e “sinistra”, cioè: “persone che guardano a nord e a ovest” e “persone che guardano a sud e a est”.

    Lei mi metteva- senza sbagliarsi- nella seconda categoria di cui sopra.

    Ciò non toglie che ho sempre antipatia per Erdogan (potendo scegliere, meglio i curdi, perlomeno uno dei mille partiti che sembrano avere) e non la massima inclinazione verso i turchi, che, nel mio personalissimo modo di valutare le cose, compiono il grandissimo errore di usare una lingua centroasiatica nel Mediterraneo, mentre potrebbero essere greci (o romei, direbbe Mirkhond).

    • Z. says:

      Secondo me è una classificazione che non aiuta, perché dà troppa importanza a dove abiti. Mentre ciò che importa non è dove guardi, ma cosa guardi.

      Per capirsi, mettiamo che guardi il Centro del Mondo.

      Se abiti a Corticella guardi a sud; se abiti in San Vitale guardi a sud e a ovest; se abiti in San Ruffillo guardi a nord e a ovest; se abiti alla Barca guardi a nord e a est. Se abiti a Ferrara guardi a sud-sudovest (e probabilmente la nebbia ti impedisce di vedere qualsiasi cosa). E così via.

      Ma appunto non importa dove guardi.

      Ciò che guardi, ecco cosa importa: e da qualsiasi parte tu lo guardi – dalle colline a sud dell’Urbe, dai grattacieli di via Torino nel Mazzini, dal virgolone del Pilastro – quel che guardi è la maestosa scultura che porta il nome di Nettuno, il Dio del Mare, sito al Centro del Mondo.

      • Per Z

        “Ciò che guardi, ecco cosa importa: e da qualsiasi parte tu lo guardi – dalle colline a sud dell’Urbe, dai grattacieli di via Torino nel Mazzini, dal virgolone del Pilastro – quel che guardi è la maestosa scultura che porta il nome di Nettuno, il Dio del Mare, sito al Centro del Mondo.”

        E così al tuo sguardo, per quanto dotto, sfugge il motivo per cui Dio creò il mondo, e quindi la prova dell’esistenza di Dio.

        Passi sotto l’Arco che il Papi costruì in una notte e che oggi appartiene alla marchesa bionda, guardi su in alto dove c’è un gancio per il secchio del pozzo, osservi l’orrendo cancello di ferro, entri dentro sul brutto cemento steso dall’orrido Comune di Firenze, butti giù la rete bucherellata, te ne freghi delle Santità (umana) della Proprietà Privata e arrivi alla Taxus Baccata, la nostra antica, silenziosa, oscura Eibe, massimo segreto dell’Europa, mortale e senza compagno.

        Il Centro del Mondo è ovunque.

        • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

          “Il Centro del Mondo è ovunque”.

          @ Miguel

          Be’, la superficie terrestre è approssimativamente sferica, quindi non ha né centro, né periferia: è questo il bello… :)

          • Per Abd

            “Be’, la superficie terrestre è approssimativamente sferica, quindi non ha né centro, né periferia: è questo il bello…”

            Certo, ma proprio per questo, ognuno di noi deve rivendicare il luogo in cui vive, in cui vede i paesaggi, in cui si relaziona con alberi e acque, in cui si innamora e litiga, come Centro del Mondo.

            • Z. says:

              Ognuno di noi lo fa, in qualche misura.

              Solo che chi non è a Bologna, ecco, lo fa sbagliando. Senza sua colpa, chiaro.

              8-)

            • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

              @ Miguel

              Più che come “Centro del Mondo”, come centro del proprio mondo… :)

        • Andrea Di Vita says:

          @ Martinez

          “Il Centro del Mondo è ovunque.”

          In senso cosmologico, la tua frase ha validità letterale: segue direttamente dall’omogeneità e dall’isotropia della relatività generale.

          In senso letterario, ricordo il cieco del capolavoro di Rilke, il “Pont du Carrousel”

          https://de.wikisource.org/w/index.php?title=Pont_du_Carrousel&oldid=2451110

          e la frase citata di Pascal citata da Borges (Opere complete, p. 914)

          “l’universo è una sfera infinita il cui centro è ovunque, la superficie in nessun luogo”

          (affermazione esatta in fisica, purché per ‘luogo’ si intenda ‘luogo raggiungibile’)

          Ciao!

          Andrea Di Vita

  53. mirkhond says:

    Pino spesso dice cose che penso anch’io e le sue intuizioni mi colpiscono proprio per tale somiglianza.
    Sì, la turcofonia nel Mediterraneo mi da di un qualcosa di estraneo, qualcosa che appartiene più alle steppe centroasiatiche che al Mediterraneo suddetto (a differenza degli Arabi, che invece sento in qualche modo più vicini).
    Fosse per me, l’Anatolia sarebbe rimasta un paese romeo ortodosso fino alla linea Trebisonda-Cesarea di Cappadocia-Silifke (Seleucia), e ad est la Grande Armenia.
    Purtroppo gli errori dell’establishment romano-bizantino a partire dall’XI secolo dopo Cristo, hanno portato a questo “mostro” ne mongolo, ne cristiano, ne davvero musulmano, ne occidentale, ne bizantino.
    Spero sempre che un giorno l’Altissimo ascolterà le preghiere del suo santo servo Paisios di Farasa (Cappadocia) e di quegli ambienti ortodossi che pregano per il ritorno all’Ortodossia Cristiana di Costantinopoli e dell’Anatolia.

    • PinoMamet says:

      Nei miei sogni, non sarebbe male una bella Anatolia romaica ortodossa, e anche gli armeni mi piacciono assai.

      Nei miei sogni irrealizzabili invece ci starebbe la famosa Inghilterra, pardon, Britannia latinofona…

    • PinoMamet says:

      PS per Mirkhond

      mi sono capitati sottomano, per il lavoro che attualmente svolgo (uno di quelli che attualmente svolgo ;) ) dei testi delle superiori su unità d’Italia ecc.

      beh, devo dire che hanno fatto dei passi indietro rispetto a quelli che ricordavo io, e parecchi:
      sarà che sono pensati per una scuola di ragazzi poco inclini all’approfondimento, ma il Risorgimento viene presentato in una luce, diciamo, molto “tradizionale”; le critiche non mancano ma sono piuttosto in secondo piano
      (ma non preoccuparti: gli studenti sono sufficientemente asini per non ricordare comunque niente ;) )
      e la visione del Regno borbonico sembra quella solita “il paese arretrato, assolutista ecc.”.

      Mah!

      • mirkhond says:

        Pino

        Negli scorsi giorni sono stato a Cosenza, e i libri che ho trovato sembrano non tener conto degli ultimi 30 anni di ricerche storiche revisioniste, ripetendo sempre i vecchi stantii luoghi comuni su Garibaldi, le rivolte giacobine calabresi (in realtà sputi di minoranze ricco-figo-snob, dove il “popolo” nel migliore dei casi fu usato come massa di utili idioti), i Borbone kattivi ecc. ecc.
        Mi sono cascate le braccia se penso che Cosenza era una delle città più dotte del Regno di Napoli!

      • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

        @ Pino

        “… la visione del Regno borbonico …”.

        Chiedo lumi a te, a Mirkhond e agli altri esperti di storia militare, ma mi pare che la Reale Marina Militare Borbonica Napoletana fosse la più avanzata, efficiente e moderna della Penisola preunitaria… Credo che il ” passo indietro” sia fondamentalmente dovuto ad un rinnovato bisogno di unità panitaliana in un’epoca di grandi incertezze e difficoltà… E’ un’esigenza che capisco e condivido, ma non mi pare questo il modo più adatto: continua a mancare il coraggio della fantasia e della lungimiranza… :)

        • mirkhond says:

          Per Andrea Jabbar

          Hai centrato pienamente la questione.
          Uno stato che non sa fare i conti con gli aspetti più oscuri e vergognosi del suo passato, è uno stato debole.

        • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

          A scanso di equivoci :) , per unità “panitaliana” intendevo qualcosa di vagamente simile alla dimensione panellenica dei Greci antichi… :) Non intendevo incoraggiare la benché minima tendenza irredentista, ci mancherebbe!! :)

          • mirkhond says:

            Andrea Jabbar

            E’ ciò che dice anche Nicola Zitara nella sua ultima intervista, e cioé l’Italia come nazione CULTURALE (kulturnation come direbbero in Germania) e non una staatnation (stato nazionale).

            • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

              @ Mirkhond

              Mah, personalmente le questioni simboliche mi interessano poco, quindi vedrei bene una struttura organizzativa generale italiana, all’interno di una più vasta struttura europea che abbia come interlocutori prioritari la Sponda Sud del Mediterraneo ed il Bilad al-Sham, a patto che venga riformata nell’ottica di uno sviluppo ben più equo ed omogeneo a tutti i livelli… Almeno, questo è ciò che vorrei io…

            • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

              Anche se penso che i primi e fondamentali cambiamenti non possano che arrivare dalle iniziative locali e territoriali…

            • Z. says:

              Un’interessante iniziativa locale delle mie parti, ad esempio, è quella di cui parlo di là: la campagna antivaccinista appoggiata dal comitato che organizza la festa per il 25 aprile a Bologna. Perché, come dice una delle comitanti, la signora Rita, l’antivaccinismo è un percorso di resistenza.

              Ora. Il mio sindaco ideale, a questo punto, avrebbe chiamato il comitato, spiegando loro che le cose da fare a questo punto erano tre:

              1) loro dichiarano che l’affermazione della signora Rita è stata fatta a titolo personale, non è condivisa e comunque del tutto sconcertante;
              2) la signora Rita fa pubblica autocritica e rassegna le proprie dimissioni irrevocabili da qualsiasi ruolo e carica;
              3) il comitato si impegna ad opsitare un banchetto che spieghi l’importanza irrinunciabile della profilassi.

              Il tutto entro ore quarantotto.

              Se il comitato non adempirà a ciascuno – anzi: a ciascheduno – dei tre punti, un altro comitato sarà incaricato di organizzare la festa al Pratello in sua vece.

              Perché credere alle scie chimiche non ha mai ucciso nessuno. Il morbillo, purtroppo, sì, e talvolta ha fatto pure di peggio.

            • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

              @ Z

              A dire il vero, io mi riferivo soprattutto alla presa di coscienza riguardo a certi fenomeni che hanno caratterizzato la gestione dello spazio pubblico, soprattutto nel Sud del Paese, come evidenziato nell’ultima intervista al prof. Zitara, linkata da Mirkhond…

            • Andrea Di Vita says:

              @ Z

              “sindaco”

              E’ a questo che serve un sindaco!

              Ciao!

              Andrea Di Vita

        • PinoMamet says:

          Credo che quanto dici sulla Marina borbonica sia verissimo.

          In realtà mi risulta che alcune delle tradizioni anche spicciole della Marina unitaria siano riprese pari pari da quella borbonica
          (credo anche la “pizza alla marinara”, con l’aglio, servita ai turni di guardia notturni).

          • Roberto says:

            Ci credo che la Marina borbonica era figa, c’era pure un mio antenato, il capitano flores!
            :-)

            http://cronologia.leonardo.it/gariba2/gar43.htm

            • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

              Bello! :)

            • Francesco says:

              ma la famosa storia del “facimme ammuina” è apocrifa?

            • roberto says:

              devo dire però che il mio antenato, più che fare ammuina fece, secondo le parole dell’ammiraglio Mundy (l’inglese che ne elogia la perizia marinara), una “inutile carneficina”…. (questo pezzo delle memorie di mundy è pudicamente omesso nel racconto che si può leggere al link che ho postato)

            • PinoMamet says:

              Vedo solo ora:

              la famosa storia dell’ammuina è apocrifissima, anche perché riporta un inesistente regolamento in napoletano, mentre gli ordini e regolamenti erano normalmente in italiano.

            • Per PinoMamet

              “la famosa storia dell’ammuina è apocrifissima, anche perché riporta un inesistente regolamento in napoletano, mentre gli ordini e regolamenti erano normalmente in italiano.”

              Certo, ma è anche uno dei testi sociologici più succinti e veritieri che siano mai stati scritti.

              Fare ammuina è la funzione principale di amministratori, non solo pubblici, ma in gran parte anche privati.

              Ognuno può pensare a innumerevoli esempi di persone che per otto ore al giorno non fanno nulla di utile, eppure non stanno mai ferme.

            • PinoMamet says:

              Io sono un grande sostenitore dell’ammuina, se è per questo, solo che non era parte dei regolamenti della Marina borbonica :)

        • Andrea Di Vita says:

          @ Abd al-Jabbar Ibn Hamdis

          “Reale Marina Militare Borbonica Napoletana”

          Le saro’ sempre grato.

          Per timor suo, Cavour fece finanziare dai Savoia un imprenditore Inglese reduce da un fallimento in Francia, che apri’ una fonderia a Genova destinata dal danaroso Francesco Maria Perrone e dal giovane e brillante professore di matematica, il signor Ansaldo, alla costruzione di componenti per caldaie navali in concorrenza con Napoli.

          L’Ansaldo nacque così nel 1853.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco says:

            con poco successo, se ci vollero le navi straniere per proteggere l’invasione garibaldina

            :)

  54. mirkhond says:

    Nei miei sogni irrealizzabili invece ci starebbe la famosa Inghilterra, pardon, Britannia latinofona…

    Anche nei miei! ;)

  55. mirkhond says:

    E inoltre un litorale adriatico latinofono da Trieste ad Antivari!

  56. mirkhond says:

    “Vai, con l’immaginario Alarico, la dinastia dei Mancini e gli zingari!”

    E di Capitan Peppe Gervasi (1599-1648), che guidò il moto cosentino del 1647-1648, venendo seguito persino dagli Zingari! :)

  57. mirkhond says:

    “mi pare che la Reale Marina Militare Borbonica Napoletana fosse la più avanzata, efficiente e moderna della Penisola preunitaria…”

    Sì lo era. Pare che persino il Regno di Sardegna cercasse di ispirarsi a noi per la sua di marina militare.
    Ma questo a scuola non te lo dicono. ;)

    • Francesco says:

      anche la Juventus è la squadra più avanzata, efficiente e moderna della Penisola

      poi passa il confine e gioca la CL e rimedia figure barbine!

      su questo tema ha ragione ADV, gli staterelli preunitari erano una pena

      • Andrea Di Vita says:

        @ Francesco

        “ADV”

        Grazie. Per sdebitarmi, eccoti un bell’articolo, che – ne sono certo – apprezzerai:

        http://www.lastampa.it/2017/03/22/cultura/opinioni/buongiorno/il-milan-sovranista-ad10hARPMXcgC33VwhcP1I/pagina.html

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          sono sinceramente intristito da declino mentale di Silvio

          ormai sta passando da “zio zozzone che racconta barze sconcie ma che è simpatico” a “vecchio zio rincoglionito da passare a salutare ogni tre mesi”

          avevo già visto

      • mirkhond says:

        Vuoi dire che i dirigenti della juventus si fanno corrompere dalle squadre estere? :)

      • mirkhond says:

        Anche lo stato unitario, alla prova dei fatti, ha fatto e fa pena.
        Vedasi il caso Libia in cui ci si è fatti scippare il cortile di casa da Francia e Inghilterra.

        • Francesco says:

          Beh, per quanto poco ami l’Italia, sai che sono secessionista padano, europeista, cattolico, non credo si possano paragonare Piemonte, Toscana, Regno e compagnia cantante all’Italia unita.

          Certo, se nel 1848 gli Austriaci avessero unificato l’Italia settentrionale e, con straordinaria lungimiranza, creato un Impero Tricefalo – austriaco, ungherese, italiano – sarebbe stato molto meglio. Ma erano già nella fase decadente.

          Ciao

          • Andrea Di Vita says:

            @ Francesco

            Persino il sacerdote Gioberti pensava all’unificazione d’Italia, sia pure sotto l’egida del Papa.

            https://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Gioberti

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            P.S…. che se l’Italia non si univa, finivamo come oggi i Curdi…(annotazione mia)

            • Francesco says:

              credo che nessuno si aspettasse una questione meridionale come quella che ci fu

              non so se le condizioni di partenza sono quelle descritte dalla storiografia tradizionale o se in gran parte furono conseguenza del come dell’unificazione e della guerra civile dopo

              certo è che mi pare impossibile un futuro unito e prospero, come è stato impossibile finora

              all’epoca Marx era troppo poco considerato! tutti romanticoni a pensare Patria Fratelli Evviva

              ;)

            • mirkhond says:

              Come i Curdi ci siamo finiti noi, grazie alla tua italia.

            • Francesco says:

              per finire come i Curdi, ci vogliono dei Turchi!

              quindi quel rischio non lo vedo

              come saremmo finiti se il Piemonte avesse fallito? cosa pensi?

            • Andrea Di Vita says:

              @ Francesco

              Se il Piemonte falliva magari finiva che ci univa proprio Napoli.

              Finivamo come gli Jugoslavi uniti dai Serbi: si è visto…

              Ciao!

              Andrea Di Vita

            • Francesco says:

              mica erano comunisti i Napoletani, non vedo perchè avremmo dovuto finire come la Jugoslavia!

              ciao

  58. mirkhond says:

    Per Andrea Jabbar

    L’ultima intervista al grande meridionalista Nicola Zitara (nell’intervista Zitara dice che la Lega nord non ha mai voluto davvero la secessione, ma solo ricattare lo stato unitario per avere maggiori privilegi) :

    https://youtu.be/AvCGSGAClds

    • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

      @ Mirkhond

      Ho trovato interessantissima l’intervista al prof. Zitara, soprattutto per ciò che riguarda la “pars denstruens”: la critica all’oleografia risorgimentale, la messa in luce dei rapporti complessi e difficili tra la Napolitania e la Sicilia preunitarie, la stigmatizzazione dell’assistenzialismo clientelare e la sottolineatura del ruolo socio-politico della mafia/borghesia compradora… Ho anche trovato molto interessante il passato interesse della sinistra liberalsocialista nei riguardi della questione: interesse che sembra essersi poi affievolito… Sinceramente, sarei meno drastico (e – lo confesso – molto più confuso… :) ) riguardo alla ” pars construens”… Esempi:

      1. Le produzioni agricole di Reggio vanno in crisi per via dell’ascesa di Spagna e Marocco. Ok. La soluzione è la chiusura protezionistica, oppure il puntare sulla qualità (il discorso che tempo fa facevamo a proposito del Messico)?

      2. Israele è sempre e solo un problema per il Levante? Oppure, potrebbe essere la base di partenza per l’espansione dei diritti civili e sociali nella Regione?

      3. Dato che lo stesso Professore rileva come, in ogni caso, il Sud non sia pronto per l’indipendenza, non sarebbe più utile cercare un compromesso che possa far coesistere vantaggiosamente il Centro-Nord ed il Mezzogiorno nello stesso contesto istituzionale e organizzativo?

      4. In generale, è proprio vero che i problemi che si sviluppano a cavallo di certe frontiere di natura geopolitica e/o socio-economica si possano risolvere con la creazione di ulteriori frontiere?

      • Moi says:

        Reggio Emilia minacciata da Spagna e Marocco ?! ;)

        • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

          No, Reggio di Calabria: Zitara notava come le sue produzioni di agrumi avessero sofferto la concorrenza di quelle spagnole e marocchine.

  59. Moi says:

    @ Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già “Andrea”)

    Domanda ad altissimo potenziale triggherante, ma ineluttabile :

    in ciò che chiami “Bilad Al Sham” … rientra anche Israele ?

  60. mirkhond says:

    “gli staterelli preunitari erano una pena”

    Anche il regno di Sardegna?

  61. mirkhond says:

    Per Andrea Jabbar

    Non saprei risponderti perché non sono un economista.
    Però penso che un minimo di protezionismo sui propri prodotti ci debba essere.
    Sul Sud non pronto all’indipendenza, Nicola Zitara ne spiega le cause nella classe dirigente politica e intellettuale nostrane.
    La prima troppo debole di fronte al forte potere delle mafie, la seconda su posizioni di gretta conservazione ideologica risorgimentalista e incapace di affrontare apertamente le sfide poste dalla nuova storiografia revisionista, se non ammettendo qua e la mezze verità in modo da non scalfire l’ideologia che ha dato cattedre e prestigio a lorsignori (anche se, soprattutto tra gli storici più giovani, qualcosa si va muovendo in senso di approccio critico e non oleografico sulla questione).

    • Francesco says:

      >> Però penso che un minimo di protezionismo sui propri prodotti ci debba essere.

      perchè lo pensi? i propri prodotti hanno già un vantaggio naturale, di vicinanza geografica e culturale tra produttore e cliente

      ciao

      • mirkhond says:

        Senza un minimo di protezionismo la produzione di un paese, viene danneggiata da quella a costi inferiori di altri paesi.

        • Francesco says:

          ma i clienti ne beneficiano!

          i produttori imparano a diventare più bravi nel loro lavoro e a cercare clienti all’estero!

          è questo che fa girare l’economia

  62. mirkhond says:

    “Certo, se nel 1848 gli Austriaci avessero unificato l’Italia settentrionale e, con straordinaria lungimiranza, creato un Impero Tricefalo – austriaco, ungherese, italiano – sarebbe stato molto meglio.”

    Avrebbero dovuto farla a Vienna nel 1814-1815.
    Solo che l’Inghilterra si sarebbe opposta a veder i suoi amati Savoia cacciati dal Piemonte!

    • Francesco says:

      infatti dico nel 1848, quando il mondo tremò!

      l’Austria coglie la palla al balzo e diventa un Impero Parlamentare, plurinazionale, in cui l’Imperatore ha un ruolo di garante della pace, dei diritti di tutti i popoli, dello sviluppo economico comune …

      • mirkhond says:

        Mi sembra il progetto di Rosmini (che, se non sbaglio, sognava in forme nuove l’impero di Federico II di Svevia, dalla Danimarca a Malta, come una confederazione di stati, con capitale Vienna).

      • mirkhond says:

        Non dimentichiamo che l’Inghilterra, fin dal XVI secolo, ha sempre lottato contro l’unificazione dell’Europa.
        Tantomeno si sarebbe comportata diversamente nel 1848-1849.
        Se contribuì a salvare l’Austria, non lo fece certo perché diventasse gli Stati Uniti d’Europa, secondo il progetto di Rosmini.

        • Francesco says:

          ma nella mia Ucronia l’Inghilterra è troppo presa a evitare una rivoluzione socialista-cartista per rompere i coglioni!

          :D

  63. mirkhond says:

    “come saremmo finiti se il Piemonte avesse fallito? cosa pensi?”

    Penso che sarebbe stato meglio, almeno per noi (per voi non saprei, anche se penso che un regno settentrionale con al centro la valle del Po vi avrebbe avvantaggiato).

  64. mirkhond says:

    “per finire come i Curdi, ci vogliono dei Turchi!”

    Per i primi 10-20 dalla conquista, da noi, i Piemontesi non si sono comportati meglio dei Turchi nel Kurdistan di oggi.

  65. mirkhond says:

    10-20 anni

  66. mirkhond says:

    “Se il Piemonte falliva magari finiva che ci univa proprio Napoli.

    Finivamo come gli Jugoslavi uniti dai Serbi: si è visto…”

    Puoi stare tranquillo :), visto che qui all’unità d’Italia non ci pensava nessuno.

    I “Serbi” casomai furono proprio i Piemontesi.
    Del resto è proprio al Piemonte che guardavano i Serbi dell’800-‘900, per creare il papocchio jugoslavo.
    E difatti si facevano chiamare i Piemontesi di Jugoslavia.

    Infine, se ci disprezzi così tanto, perché difendi tanto un’unità italiana?
    Forse perché fu una “gloria” del nord?

    • Andrea Di Vita says:

      @ mirkhond

      “difendi tanto”

      Beh, ad esempio per la legge Coppino (1877), la legge Orlando (1904) e la legge Daneo-Crodaro (1911).

      Posso aggiungere anche il decreto reale del 13 ottobre 1870 che emancipa gli Ebrei. E’ istruttivo confrontarlo col decreto di espulsioni degli Ebrei del 30 luglio 1747 (in pieno diciottesimo secolo!) ad opera dei re di Napoli. Poi sono venuti i vari pogrom Borbonici e Pontifici del biennio 1798-1799. Ci è voluto un Rotschild per fare rientrare gli Ebrei a Napoli, nel 1831. Nell’Italia preunitaria c’era stato pure il caso Mortara (1858).

      https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell'istruzione_in_Italia#La_legge_Casati_.281859.29
      http://www7.tau.ac.il/omeka/italjuda/items/show/1087
      http://www.giuntina.it/Fuori_collana_4/Gli_ebrei_italiani_dai_vecchi_stati_allUnit_605.html
      http://www.napoliebraica.it/wordpress/la-storia/
      http://www.nuovomonitorenapoletano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1280:le-violenze-antisemite-durante-linvasione-borbonica-del-lazio-&catid=64:articoli-sul-1799&Itemid=28
      https://it.wikipedia.org/wiki/Caso_Edgardo_Mortara

      L’ultimo dei siti che ho riportato descrive in un illuminante passaggio la realtà contro cui i Savoia ebbero a che fare:

      “L’operato di re Ferdinando, del cardinale Ruffo e delle loro truppe nei territori pontifici ovvero della Repubblica Romana conferma, cronica debolezza militare a parte, il tratto fondamentale della reazione borbonica e sanfedista, che ha visto l’esigua oligarchia dominante cavalcare la tigre di masse amorfe accortamente aizzate e provenienti dal sottoproletariato e dal crimine comune, per le quali l’asserita e conclamata difesa della fede, interpretata in modo radicalmente intollerante, diveniva occasione o pretesto per atti puramente delinquenziali come saccheggi, stupri e vendette private.
      In questo contesto gli ebrei, piccolissima minoranza religiosa emarginata e discriminata, costituirono un bersaglio ideale per gli insorgenti, così come era avvenuto nel Medioevo e nell’era moderna nel corso di molte sollevazioni popolari in Germania, Francia ed Europa orientale, che avevano abbinato ostilità verso il “diverso” ed avidità.
      La differenza risiede nel fatto che nel 1798-1799 fu la stessa monarchia borbonica a sobillare ed appoggiare gli insorti, in questo modo ottenendo di sfruttare a proprio vantaggio l’aggressività anarchica degli strati più poveri della popolazione, che fu indirizzata verso i nemici veri o presunti dell’apparato di potere dominante nonostante essa fosse provocata dalla marginalità sociale e dall’estrema miseria causate proprio dalle politiche e dallo sfruttamento del ristretto ceto egemone.
      La comunità ebraica divenne così un capro espiatorio offerto ai sanfedisti dai loro burattinai, secondo quelle dinamiche psicologiche descritte da René Girard ed altri antropologi.
      Anche per questi meccanismi ed il loro interessato sfruttamento da parte di scaltri propagandisti l’antigiudaismo fu largamente condiviso dai cosiddetti ‘insorgenti’ dell’era napoleonica.
      Ad esempio, pochi anni più tardi il 1799 la rivolta dei tirolesi guidata da Andreas Hofer nell’area alpina vide i pogrom antiebraici di Trento e d’Innsbruck: emblematicamente, anche la piccola minoranza dei protestanti fu duramente colpita e quasi interamente scacciata.
      La Restaurazione fu tale anche nei confronti degli ebrei, segnando per loro un ritorno alle condizioni dell’antico regime. Bisognerà attendere l’Unità d’Italia per vedere in tutta la penisola la cosiddetta “seconda emancipazione” ebraica, con la piena parificazione giuridica e sociale degli ebrei al resto della comunità nazionale italiana.”

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • mirkhond says:

        Cosa c’entrano i Giudei, che da noi, furono richiamati nel 1831 proprio dal biekiSSimo Ferdinando II di Borbone?
        Non fai altro che ripetere stantìa propaganda risorgimentalista, demolita dalla nuova storiografia.
        Senza dimenticare che dove i Giudei vivevano, come nel tuo caro regno di Sardegna, fino al 1848 erano anch’essi in stato di dhimmitudine.
        Quindi le accuse stantìe che rivolgi ai Borbone, vanno lette nel clima culturale dell’epoca.
        Infine, per tutelare i pur legittimi interessi di alcune MINORANZE (in Italia l’1/2% della popolazione), si sono PESANTEMENTE OPPRESSI il 99% cattolico!
        E tutto da gente che diceva di agire in nome della libbertà.
        Libbertè, egalitè, fraternitè, tu arrubbi a me e io arrubbo a te.
        Nei primi 10-20 anni dalla conquista piemontese, le ex Due Sicilie furono trattate come i Turchi oggi con i Curdi.
        Quindi invece di cercare le pagliuzze degli altri, guardati le TRAVI che ti ritrovi nel deretano!

        • Andrea Di Vita says:

          @ mirkhond

          Nel 1831 effettivamente i soldi di Rotschild persuasero il re di Napoli a cassare l’editto di qualche decennio prima, in cui gli Ebrei erano stati espulsi (come se si fosse stati ancora nella Spagna del 1492).

          I siti che ho riportato li ho trovati in cinque minuti di ricerca su Google. Evidentemente, per quanto stantia, quella che chiami ‘retorica risorgimentalista’ fa ancora presa.

          Quanto al “pesantemente oppressi”, non ho capito.

          Prima dei Savoia capitava che un Ebreo potesse subire la conversione forzata, e magari ci scappava pure qualche pogrom.

          Dopo l’Unità d’Italia, non mi risulta che qualche prete sia stato obbligato con la forza a iscriversi alla massoneria.

          Naturalmente c’è sempre da imparare: se hai degli esempi al riguardo, sarò felice di leggere le tue segnalazioni.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

      • mirkhond says:

        Comunque al di là delle cazzate che ripeti come un pappagallo, non hai risposto alla contraddizione che traspare da ciò che scrivi, tra l’ideologia del tutti fratelli d’italia costi quel che costi, e il disprezzo che manifesti per i “fratelli” che abitano a sud di quella che dovrebbe essere un’unica nazione.

        • Andrea Di Vita says:

          @ mirkhond

          Dove lo leggi tutto questo ‘disprezzo’?

          Non soltanto ho accuratamente evitato – a differenza tua – ogni espressione men che riguardosa, ma mi sono limitato ad esaltare il contributo positivo dell’istruzione elementare obbligatoria descritta dal de Amicis, pur riconoscendone io per primo le pecche.

          Se poi per ‘disprezzo’ ti riferisci a un mio malcelato senso di fastidio per i sanfedisti (di ieri e di oggi), sfondi una porta aperta.

          Ma questo non ha niente a che fare col Risorgimento: se vedessi certi émuli odierni dei sanfedisti che ho visto io pochi mesi fa in Polonia, sono certo che ti uniresti a me.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • mirkhond says:

            Il disprezzo verso noi “meridionali” che traspare tra le pieghe dei tuoi discorsi, ma che non puoi ammettere per l’ideologia del “siamo tutti fratelli”, tipica di certa retorica risorgimentalista.
            Per la quale però, alcuni sono meno fratelli degli altri.

            • Francesco says:

              credo valga solo per i cattolici

              i meridionali liberali e patriottici piacciono certamente moltissimo ad Andrea

              ciao

            • mirkhond says:

              Patriottico è chi difende la Patria, non chi la vende allo straniero, solo per odio ideologico verso i propri governanti e verso il proprio stesso popolo, colpevole agli occhi di lorsignori, di non averli seguiti nel loro odio ideologico.

            • Francesco says:

              oh Duca

              ben sai che la Patria varia qual piuma al vento!

              oggi è questa, ieri quell’altra, domani chissà!

              mica è una squadra di calcio a cui sei sempiternamente fedele

      • Francesco says:

        Andrea

        a me a leggere della pseudostoriografia così ideologizzata e in malafede viene da ridere, a prescindere dalla tesi che sostiene

        davvero a te va bene?

        :)

        • Andrea Di Vita says:

          @ Francesco

          L’altro ieri sul Secolo XIX di genova ho letto un articolo di terza pagina di Dino Cofrancesco, storico all’Università (non chiedermi quale) che ridicolizzava la ‘contro-storia’ (in stile Pino Aprile) del Risorgimento al Sud.

          Non so tu, ma io non ho assolutamente la competenza per stabilire chi ha ragione. Quindi non posso nemmeno dire che il brano che ho riportato sia ‘pseudostoriografia’.

          Ripeto quanto postato più sopra: i siti che ho trovato io li ho trovati in cinque minuti su Google. E’ come se cercassi siti sul primo sbarco sulla Luna: certamente troverei dei siti che sostengono che in realtà gli Statunitensi non sono mai arrivati sulla Luna, ma certamente la grande maggioranza dei siti descriverebbe in dettaglio le imprese dell’Apollo.

          Come diceva Bertrand Russell, se la grande maggioranza delle fonti dà una certa versione dei fatti, allora non si può più essere certi che sia vera la versione contraria.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco says:

            caro Andrea

            il tono fornisce, con ottima approssimazione, indicazioni sulla serietà intellettuale dello scrivente e sulla sua capacità di arrivare alla verità

            dai pirla non nasce nulla (di buono)

            ciao

            • Andrea Di Vita says:

              @ Francesco

              Adesso tu mi fai il sofista: fai dipendere la credibilità dalla buona retorica… :-)

              I contadini che portavano ai sapienti dell’Ancien regime pietre ‘che cadevano dal cielo’ erano trattati da ubriaconi. Ma avevano ragione loro, le meteoriti esistono.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

  67. mirkhond says:

    Inoltre l’Italia a differenza dell’area jugoslava, era in stragrande maggioranza omogenea dal punto di vista religioso, essendo al 99% un paese cattolico (Ebrei e Valdesi erano sparute minoranze; gli Arbereshe in parte cattolici di rito greco-bizantino, ma comunque cattolici).
    Proprio quel Cattolicesimo così detestato dai fautori dell’unità d’Italia e che invece contribuì (tranne nei primi 10-20 anni dalla conquista delle Due Sicilie), proprio ad evitare situazioni di tipo jugoslavo.

  68. mirkhond says:

    “E’ istruttivo confrontarlo col decreto di espulsioni degli Ebrei del 30 luglio 1747 (in pieno diciottesimo secolo!) ad opera dei re di Napoli.”

    Perché non aggiungi che fu proprio Re Carlo VII (1734-1759) a richiamare i Giudei nel Regno nel 1740, dopo due secoli, e che fu COSTRETTO a riespellerli solo per la FORTE OPPOSIZIONE POPOLARE guidata dalla Chiesa, a cui il re non potè opporsi.
    E comunque mi sembra che ciò accadesse OVUNQUE nel mondo cattolico, anche dove i Giudei vivevano, come nel tuo caro regno di Sardegna, dove fino al 1848 vivevano in regime di dhimmitudine.
    E comunque non fai altro che sputare ODIO RAZZIALE verso chi ha la sola colpa di abitare a sud di Roma e di avere una civiltà diversa da quella che piace a te.

    • Andrea Di Vita says:

      @ mirkhond

      Allora, rivediamo le date: 1799 pogrom antiebraico a Senigallia; 1831 Rotschild e correligionari riammessi a Napoli da dove erano stati espulsi il secolo precedente; il caso Mortara è del 1858. Questo per l’Italia fuori dal controllo dei Savoia.

      Ma vediamo com’è che quei cattivoni dei Savoia trattavano gli Ebrei in quegli stessi anni prima del 1848.

      “Il rapido aumento della popolazione ebraica, che nel 1794 raggiunse oltre 1300 unità, portò ad estendere l’area del ghetto alla zona contigua del ghetto nuovo, tra le vie San Francesco e piazza Carlina. Il ghetto rimase in vigore, con la breve pausa del periodo napoleonica, fino al 1848, con lo Statuto albertino.”

      https://it.wikipedia.org/wiki/Comunit%C3%A0_ebraica_di_Torino

      La legge dei Savoia per l’ebraismo del 29 Marzo 1848 è quella di Re Carlo Alberto che “fu tra i primi Sovrani d’Europa nel dare ai suoi sudditi ebrei la piena uguaglianza di diritti, e questa non fu mai revocata nel Regno di Sardegna e poi d’Italia, fino alle famigerate, dissonanti, leggi razziali di Mussolini”

      Gina Formiggini, “Stella d’Italia Stella di David”, 1970.
      http://archiviostorico.blogspot.it/2008/06/la-questione-ebraica.html

      L’emancipazione e il Risorgimento segnano il periodo di massimo splendore della comunità ebraica torinese, che attrasse famiglie dalle comunità minori e contribuì in modo decisivo alla vita sociale, politica ed economica della città.

      https://it.wikipedia.org/wiki/Comunit%C3%A0_ebraica_di_Torino

      Cioè, mentre dopo il 1848 i Savoia emancipano gli Ebrei (quando altrove c’erano ancora conversioni forzate) prima del 1848, anzi, prima di Napoleone, sono talmente antisemiti che la comunità Ebraica di Torino addirittura si espande e il ghetto va ingrandito. In quegli anni a Senigallia e altrove Borbonici e Pontifici facevano dei bei pogrom.

      Dimmi un po’, cosa c’entra qui l’ODIO RAZZIALE?

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  69. mirkhond says:

    Nel dicembre 1798-luglio 1799, stando al generale francese Thiebault, nel Regno di Napoli, i tuoi amichetti francesi e giacobini furono responsabili della morte di 60.000 napoletani, di cui 8/10.000 circa nell VERE 4 giornate in cui la Capitale resistette ai Francesi del generale Championnet (19-23 gennaio 1799).
    Un movimento di resistenza è composto da personaggi di tutte le specie, dunque ANCHE da briganti, e ovviamente, si compiono crimini.
    Ma i crimini dell’AGGREDITO sono la conseguenza di quelli dell’aggressore.
    In questo caso anche odiosamente IPOCRITA perché giustificava i suoi MASSACRI in nome della libbertà.
    Sì, la libbertè di un’ELITE!

    • mirkhond says:

      60.000 Napoletani da intendersi come abitanti della Napolitania, di cui 8/10.000 solo nella Capitale il 19-23 gennaio 1799.
      Lo stesso Championnet espresse ammirazione per l’eroica resistenza dei Lazzari della Capitale, a differenza dei lacché giacobini locali che spararono SUL PROPRIO POPOLO da Castel Sant’Elmo e dalla Facoltà di Medicina.
      TRADITORI DELLA PATRIA che la retorica massonica ha fatto passare per “patrioti”.
      Mentre i VERI PATRIOTI erano coloro che DIFENDEVANO LA PATRIA DALL’INVASIONE STRANIERA SPALLEGGIATA DAI COLLABORAZIONISTI LOCALI!

      • Andrea Di Vita says:

        @ mirkhond

        Tutto vero, mirkhond, ma vai fuori tema.

        Tu mi hai chiesto cosa c’è stato di buono nell’Unità d’Italia. Io ti ho risposto citando due fatti: l’istruzione obbligatoria e l’emancipazione degli Ebrei estesa a tutto il Sud.

        Ho anche aggiunto a questi due fatti una mia opinione personale sul (fortunatamente) mancato parallelo fra la storia Italiana e quella Curda. La mia non è che la rivisitazione delle parole del mio concittadino Mameli: ‘noi siamo da secoli / calpèsti e derisi / perchè non siam popolo / perchè siam divisi’. Personalmente condivido queste parole ‘toto corde’, ma non pretendo che tu la pensi come me (dopo tutto non sono neanche un esperto di storia Curda :-) ).

        Non ho mai negato, lo sai benissimo, che tutto questo è costato una montagna di morti.

        Ma questa montagna non azzera i fatti che ti ho citato.

        (E, a voler fare della fanta-storia, questa montagna non dimostra neanche che quella montagna di morti senza i Savoia non ci sarebbe stata, magari ad opera dell’ennesimo invasore che andandosene dopo il saccheggio avrebbe lasciato la stessa situazione che l’aveva facilitato).

        “Ma, pure quando consideriamo la storia come un simile mattatoio, in cui sono state condotte al sacrificio la fortuna dei popoli, la sapienza degli stati e la virtù degli individui, il pensiero giunge di necessità anche a chiedersi in vantaggio di chi, e di qual finalità ultima sono stati compiuti così enormi sacrifici.” (http://www.giutor.com/dida/hegel/heg-5.html)

        Non so tu, ma, macello per macello, non mi dispiace che adesso tutti i bambini di questa Penisola, Ebrei e non-Ebrei, possano imparare a leggere, scrivere e far di conto.

        E’ certo possibile che un ipotetico successore di Francesco II avrebbe dato ai Napoletani un livello di sviluppo e di civiltà che a nord di Roma ci si saerebbe soltanto potuto sognare.

        Ma a guardare ai fatti che ti ho citato, ammettilo, vien da dubitarne.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          beh, è facile risponderti che di guerre di aggressione non se ne ricordano molte, tra Napoli, Roma e Firenze – ci metterei anche Vienna

          quindi una situazione pacifica è stata sostituita da una sanguinosa

          pensa a quante vittime l’Italia divisa avrebbe evitato stando fuori dalla GG!

  70. mirkhond says:

    Che Dio ci scampi da un’Italia governata da Di Vita.
    Sarebbe un immenso arcipelago gulag, dove rinchiudere chi non si riconosce nella sua tirannide giacobino-massonica.

    • Francesco says:

      sì ma è un pericolo molto remoto, non prendiamocela troppo con lui

      è più pericolo De Maio, al momento

      ciao

      • Andrea Di Vita says:

        @ francesco

        Grazie, grazie! :-)

        Dopo le tue parole me ne starò più tranquillo, nel mio sottoscala fiocamente illuminato della Dea Ragione, seduto su pile della rivistina dell’UAAR ad affilare le lame della ghigliottina. :-)

        Ciao!

        Andrea Di Vita

  71. mirkhond says:

    E inoltre proprio un giornalista e scrittore GIUDEO come Paolo Mieli, alcuni anni fa, ha riconosciuto la PESANTE OPPRESSIONE che fu l’unificazione FORZATA della Penisola sotto i SabBOJA!

  72. mirkhond says:

    “la legge Coppino (1877)”

    Che in paese al 99% cattolico, escludeva l’insegnamento della religione cattolica a scuola.
    Cioè escludeva proprio l’UNICO COLLANTE che univa le diverse e variegate popolazioni italiche, MAL unificate dai SAbBOJA!

    • PinoMamet says:

      Beh i Savoia in effetti non potevano (proprio nel senso pratico: non avrebbero potuto, non ci sarebbero riusciti) a usare il Cattolicesimo come collante nazionale, per due motivi;

      in ordine di grandezza, dal più piccolo al più grande:

      1-il Cattolicesimo non era un’esclusiva italiana, e non si vedeva la necessità di considerarlo una specificità italiana, né che da esso discendesse (tantomeno!) un’idea di nazionalità;

      2-l’Unità “savoiarda” era stata fatta contro il Papa, fregandogli i territori, non certo nella chiave della vaga zollverein a guida papale voluta dai neoguelfi.

      E il Papa ci mise un bel po’ a mandarla giù, quasi fino al Fascismo.

      Per cui non stupisce che i Savoia puntassero su altro.

      • mirkhond says:

        I Savoia avrebbero fatto meglio a puntare sul Rodano, prima che sorgesse la potenza francese.
        Avrebbero risparmiato un mare di sofferenze e di problemi ai popoli d’Italia.

        • Moi says:

          Capitale Lyon o Torino, nell’ ipotesi Rodano ?

          • mirkhond says:

            Lione.

            • Moi says:

              perché …

            • mirkhond says:

              Perché Lione era la storica capitale della Burgundia/Borgogna.
              Il cui regno i Savoia avrebbero dovuto riunificare già nei secoli XIII-XIV, diventando uno stato-cuscinetto tra Francia e i feudi imperiali del Nord Italia.

            • Moi says:

              … e Dijon / Digione ? … Non era quella la città originaria dei Duchi di Borgogna ?

          • mirkhond says:

            Torino divenne capitale dello staterello sabaudo solo dal 1563, sostituendo la savoiarda Chambery, proprio perché ormai non ci si poteva più espandere nel naturale bacino borgognone del Rodano, coll’ormai colosso francese.
            Purtroppo!

    • Z. says:

      mirkhond,

      — Che in paese al 99% cattolico, escludeva l’insegnamento della religione cattolica a scuola. —

      Istruzione elementare obbligatoria, niente catechismo a spese dello Stato…

      mi farete mica diventare un fan dei Savoia, neh!

      :)

      • mirkhond says:

        Voglio dire che in un paese di allora, al 99% cattolico, impostare un’istruzione obbligatoria (a parole, nei fatti poi l’analfabetismo sarebbe stato sconfitto molto più tardi, sotto il fascismo e nel secondo dopoguerra) CONTRO l’UNICO COLLANTE CULTURALE che poteva DAVVERO unire gli italiani, non mi sembra che fosse una buona idea.
        Se non per gli ideologi del laicismo massonico.
        Con i bei risultati che si sono visti.

        • mirkhond says:

          Se si voleva davvero fare gli italiani, sarebbe stato più logico farlo sulla base di ciò che li univa davvero, invece di costruire un pateracchio senza capo ne coda, e che poi non ha retto alla prova dei fatti.
          A cominciare dal quel sentimento di avversione a tutta la retorica patriottarda risorgimentalista.

  73. mirkhond says:

    Ma infatti, nelle intenzioni del massone di sinistra De Amicis, Cuore doveva costituire una sorta di bibbia del laicismo, una sorta di Cristianesimo senza Cristo, come lo definì giustamente Don Bosco, dopo averlo letto e apprezzato.

  74. mirkhond says:

    “Per cui non stupisce che i Savoia puntassero su altro.”

    Solo che quest’altro, poi ha rivelato tutta la sua inconsistenza e mistificazione.
    Eccetto per il maestro Trombon….ehmm….il professor Di Vita. :)

  75. mirkhond says:

    “cavalcare la tigre di masse amorfe accortamente aizzate e provenienti dal sottoproletariato e dal crimine comune, per le quali l’asserita e conclamata difesa della fede, interpretata in modo radicalmente intollerante, diveniva occasione o pretesto per atti puramente delinquenziali come saccheggi, stupri e vendette private.”

    Eh già, quando il popolo segue i demagoghi massonici è popolo sovrano, e tutti i mezzi sono leciti.
    Quando invece segue le oligarchie che non ci piacciono, allora è una “massa amorfa composta da sottoproletariato, galeotti e delinquenti comuni”.
    Ricordiamo anche chi erano i 300 di Pisacazzodicane o molti degli oltre 50.000 garibbaldini che invasero le Due Sicilie.

    • Moi says:

      … FALSO ! :)

      Gli altri 49.000 sul mio Libro di Storia scolastico NON c’erano ! ;)

      • mirkhond says:

        Dillo al professor Di Vita, che scambia ancora il proprio sussidiario di quinta elementare, per il Vangelo! ;)

      • mirkhond says:

        Stando alle fonti storiche, i garibbaldini erano circa 53.000 uomini.

        • Francesco says:

          alla fine, però

          se aveste avuto il fegato di sfidare le navi anglo-francesi e se aveste avuto ammiragli e generali leali!

          (il che mi convince dell’ineluttabilità della vostra sconfitta: se quelle figure sono in vendita, sei uno Stato già morto)

          ciao

          • Andrea Di Vita says:

            @ francesco

            “ineluttabilità”

            E siamo sempre lì.

            Mirkhond mi ricorda quegli Statunitensi di Alabama e Georgia che ancora oggi stanno sempre lì a spolverare le bandiere dei Confederati e a rimuginare cosa sarebbe successo se Lee avesse potuto rovesciare le sorti di Gettysburg. :-)

            Ciao!

            Andrea Di Vita

  76. mirkhond says:

    Del resto anche durante la gloriosa resistenza del 1943-1945, vi furono “occasione o pretesto per atti puramente delinquenziali come saccheggi, stupri e vendette private.”
    Vedasi il caso di Walter Tavoni in Emilia-Romagna.

  77. mirkhond says:

    … e Dijon / Digione ? … Non era quella la città originaria dei Duchi di Borgogna ?

    Il Regno di Borgogna aveva la sua capitale a Lione.
    Digione invece, faceva parte di quella piccola porzione di Borgogna, passata al Regno dei Franchi Occidentali/Francia, i cui re dal 1016, eressero a ducato per i loro rampolli.

    • Z. says:

      Il fatto che quel signore non sia stato costretto alle dimissioni da ogni carica che ricopre, in effetti, non dà una bella immagine delle istituzioni comunitarie.

      • mirkhond says:

        L’Europa in grande è esattamente come l’Italia in piccolo: una polentonia e una terronia con diverse considerazioni in proposito.

      • Roberto says:

        Beh in ogni caso con la clamorosa scoppola elettorale che si è preso, la vedo difficile che resti al suo posto….

      • Francesco says:

        perchè dimettersi?

        il paragone che ha fatto è impeccabile, contabilmente e ideologicamente: accumulare debito pubblico per fare spesa corrente è MALE, a certe latitudini (meglio, è male ovunque ma loro lo riconoscono)

        non fermiamoci ai titoli dei giornali

        • roberto says:

          a prescindere dalle dimissioni, il suo partito ha clamorosamete perso le elezioni. mi pare molto difficile che resti ministro delle finanze del suo paese e quindi nell’eurogruppo (tutto è possibile comunque…)

          • Z. says:

            Il punto è che dopo certe dichiarazioni non dovrebbe proprio esserci la possibilità di prescindere dalle dimissioni.

            • Francesco says:

              ripeto la domanda: cosa c’è che non va nelle dichiarazioni (non nei titoli dei giornali italiani)?

            • roberto says:

              allora,
              premettendo che djisselbloem mi sta soverchiamente antipatico, la frase incriminata è la seguente

              “in der Eurokrise haben sich die nördlichen Eurostaaten solidarisch mit den Krisenländern gezeigt. Als Sozialdemokrat halte ich Solidarität für äußerst wichtig. Aber wer sie einfordert, hat auch Pflichten. Ich kann nicht mein ganzes Geld für Schnaps und Frauen ausgeben und anschließend Sie um Ihre Unterstützung bitten. Dieses Prinzip gilt auf persönlicher, lokaler, nationaler und eben auch auf europäischer Ebene.”

              non ho nulla da eccepire sul principio, però se fai il presidente dell’eurogruppo dovresti capire da solo che una frase del genere farà incazzare a morte, giustamente, gente che non spende soldi in “schaps und frauen”, che dei problemi macroeconomici se ne frega e che vede solo, comprensibilmente, che la sua pensione non gli basta a pagare 60 pasti al mese

              il dramma di djisselcoso e della sua cricca (tipo scheuble) è che non si rendono minimamente conto che dietro agli schermi televisivi ci sono persone in carne ed ossa che fanno fatica ad arrivare a fine mese.

            • Andrea Di Vita says:

              @ roberto

              “in der Eurokrise haben sich die nördlichen Eurostaaten solidarisch mit den Krisenländern gezeigt.”

              Was fuer ein Witz! :-(

              Ciao!

              Andrea Di Vita

            • Z. says:

              Grazie robè.

              E i casi sono due: o io non sono più in grado di leggere il tedesco, o mi pare che i titoli italiani abbiano riportato correttamente le dichiarazioni di quel signore. Direi quasi alla lettera.

              Bene.

              Per come la vedo io, ogni ora che quel signore resta lì è un motivo in meno per credere nell’Unione Europea.

              Continuino pure così, poi però non fingano di stupirsi…

            • Roberto says:

              Si Z forse non hai ben capito o non ricordi i giornali italiani che scrivono “(D) critico con i Paesi del Sud Europa che, a suo parere, spendono i soldi Ue in alcool e donne.” (ANSA)
              Come vedi D ha detto ben altro.

              Ciò detto, ripeto, è una battuta del cazzo, se la poteva, sive doveva, risparmiare e soprattutto è spia della confusione che fa questo tipo tra problemi macroeconomici e vita della gente

              Sulle dimissioni, prima se ne va meglio è, ma fammi un fischio quando vedi un politico che si dimette da qualcosa (Renzi è un demone, non un politico ;-) )

              Sul principio, resto invece sull’idea che se vuoi pagare lo stipendio si pope, o assumere un miliardo di funzionari, beh te li paghi in qualche modo con i soldi pubblici che hai. Non sono contrario alla spesa pubblica, ma alla spesa pubblica senza soldi si

            • Z. says:

              Robè,

              cosa intendesse dire e chi intendesse accusare Coso è evidente, direi. Non prendiamoci in giro :-)

              Se fossi Salvini pregherei per sentire discorsi del genere ogni giorno. Ma non sono Salvini, e ho più bisogno io della UE di quanto non ne abbia Coso.

              Per questo detesto le uscite di questo tipo.

            • roberto says:

              “Se fossi Salvini pregherei per sentire discorsi del genere ogni giorno.”

              capisco e condivido.

              purtroppo però gli equivalenti olandesi dei tifosi di salvini adorano questo genere di uscite, il che spiega in parte perché vengono fatte.

              temo che sia una situazione senza via di scampo, visto che ormai la “politica europea” dei politici degli stati membri è solo ed esclusivamente “politica nazionale”….nemmeno “difesa dell’interesse nazionale” che sarebbe anche comprensibile, ma proprio “vado a bruxelles a dire le cose che mi fanno guadagnare un voto nel mio paese”

  78. mirkhond says:

    Già, come diceva il professor Bellavista :), si è sempre meridionali a qualcuno.
    Cosa spesso dimenticata da quei settentrionali così pieni di disprezzo verso le Due Sicilie, e che non si accorgono a loro volta di essere disprezzati da chi è più a settentrione di loro.

    • Francesco says:

      sei ingenuo

      lo sappiamo benissimo e concordiamo

      la vita è una gara a diventare sempre più Norreni dentro

      e a trovare che quelli che stanno a Nord in realtà sono terroni dentro e indegni

      ;)

  79. mirkhond says:

    “I siti che ho riportato li ho trovati in cinque minuti di ricerca su Google. Evidentemente, per quanto stantia, quella che chiami ‘retorica risorgimentalista’ fa ancora presa.”

    Fa ancora presa su chi è rimasto fermo ad una lettura da sussidiario di regime, oppure per coloro che l’unità di talia va bene sempre e comunque, costi quel che costi il sangue versato per NON volerla.

  80. mirkhond says:

    “Dino Cofrancesco, storico all’Università (non chiedermi quale) che ridicolizzava la ‘contro-storia’ (in stile Pino Aprile) del Risorgimento al Sud.”

    Cofrancesco è liberale.
    Dunque non può accettare ciò che dice Pino Aprile.
    Che non è uno storico di professione, ma almeno si è preso l’impegno di studiare varie fonti, come quelle disprezzate dai Cofrancesco, perché contraddicono la stantìa oleografia risorgimentalista.

    • Francesco says:

      >> Cofrancesco è liberale.
      Dunque non può accettare ciò che dice Pino Aprile.

      veramente, per un liberale serio, la ricerca della verità è l’unica guida dello storico

      quindi potrebbe, anzi dovrebbe, vagliare con serietà tutte le tesi

      ciao

      • mirkhond says:

        Hai una visione troppo idealizzata dei liberali.
        Che invece sono uomini come tutti e con i filtri e i limiti ideologici che ci portiamo dentro tutti. :)

        • Francesco says:

          “sono uomini come tutti”

          sottoscrivo pienamente, per questo non vanno condannati così in blocco – anche perchè mica sono vissuti tutti nell’Italia del 1860

          ciao

    • Andrea Di Vita says:

      @ mirkhond

      “Che non è uno storico di professione”

      Pino Aprile NON è uno storico di professione?

      Andiamo bene… :-)

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • mirkhond says:

        Non è sempre e solo il pezzo di carta o l’insegnamento nell’accademia di regime, a fare uno storico.

  81. mirkhond says:

    “se la grande maggioranza delle fonti dà una certa versione dei fatti, allora non si può più essere certi che sia vera la versione contraria.”

    Mai sentito parlare di revisionismo?
    La storia viene letta anche e soprattutto attraverso la sensibilità e il filtro culturale dello storico.
    Oggi però il monolite risorgimentalista si è infranto, anche se l’accademia è ancora arroccata su posizioni conservatrici.
    Nel caso italiano poi, smentire apertamente e ufficialmente la versione risorgimentalista, significa mettere in pericolo l’unità “nazionale”.
    Da qui resistenze e contrattacchi dell’accademia dei tromboni di regime.

  82. mirkhond says:

    “ho accuratamente evitato – a differenza tua – ogni espressione men che riguardosa”

    Certo, tu non offendi con le parolacce, offendi col disprezzo malcelato tra le pieghe dei tuoi sproloqui, quell’Italietta alle Vongole verso cui mostri tutto il tuo razzismo-classismo da ricco-figo-snob quale sei (e alla cui ideologia fai riferimento).
    Quindi apparentemente beneducato, in realtà subdolo e pugnalatore alle spalle.

  83. mirkhond says:

    Nel 1831 effettivamente i soldi di Rotschild persuasero il re di Napoli a cassare l’editto di qualche decennio prima, in cui gli Ebrei erano stati espulsi (come se si fosse stati ancora nella Spagna del 1492).

    Di qualche decennio prima?
    Intanto permise il ricostituirsi di una comunità giudaica a Napoli, soldi o non soldi.
    Soldi che facevano comodo per il nostro sviluppo.

    “Quanto al “pesantemente oppressi”, non ho capito.

    Prima dei Savoia capitava che un Ebreo potesse subire la conversione forzata, e magari ci scappava pure qualche pogrom.”

    Guarda che fino al 1848 ANCHE i tuoi amati Savoia consideravano i propri sudditi GIudei (e Valdesi) come dei dhimmi, gente di serie B, che con una (più o meno forzata) conversione al Cattolicesimo, potevano uscire da tale stato di dhimmitudine.
    Ora, i Savoia non nascono nel 1848, ma sono documentati dagli inizi dell’XI secolo dopo Cristo.

    “Dopo l’Unità d’Italia, non mi risulta che qualche prete sia stato obbligato con la forza a iscriversi alla massoneria.”

    E il FURTO dei beni ecclesiastici (utilizzati anche come una sorta di ammortizzatore sociale verso i più poveri), la cacciata di frati e suore dai loro conventi, requisiti e trasformati in caserme e carceri (vedasi San Vittore e Regina Coeli), senza alcun indennizzo, come lo chiami?
    Nel 1861, più di 70 vescovi erano in carcere e/o in esilio per non aver voluto riconoscere il nuovo ordine piemontomassonico.
    I tre ridotti lasciati al Papa, non erano, fino ai Patti Lateranensi del 1929, nemmeno considerati soggetto giuridico indipendente (vedasi la partenza dei diplomatici austroungarici e tedeschi presso la Santa Sede, nel 1915-1918, perché non coperti da un’immunità diplomatica non riconosciuta per la Santa Sede).

    • mirkhond says:

      beni ecclesiastici usati dalla Chiesa come ammortizzatore sociale verso i più poveri, sequestrati dai massoni e NON dati al popolo, ma utilizzati per carceri caserme e per estendere i latifondi di vecchi e nuovi ricchi.

    • Andrea Di Vita says:

      @ mirkhond

      “beni ecclesiastici (utilizzati anche come una sorta di ammortizzatore sociale verso i più poveri)”

      :-) :-) :-) :-) :-)

      Come diciamo a Genova, ‘chi no chianze no tetta’.

      Fare delle scuole e delle ferrovie per tutti no. Coprire la statua di San Gennaro di ex voto in argento massiccio (dopo averlo nominato colonnello dell’esercito Borbonico) a furor di popolo, eh sì, quello invece i poveri li aiuta tanto.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • mirkhond says:

        A scuola non ci andavano lo stesso perché dovevano lavorare.
        Il resto è solo il tuo gratuito disprezzo contro di noi.
        E cordialmente vaffanculo!

      • Francesco says:

        Andrea

        non so molto delle dimensioni delle opere caritatevoli cattoliche nell’Ottocento

        so qualcosina di più su cosa pensavano i liberali dell’epoca

        capisco e in parte condivido il tuo stalinismo (è lo sviluppo che darà da mangiare ai poveri) ma vedrei di essere più prudente su questo punto, chè con la scusa dello sviluppo la miseria dei miseri fu senza freni!

        ciao

  84. mirkhond says:

    “Dimmi un po’, cosa c’entra qui l’ODIO RAZZIALE?”

    C’entra perché continui a difendere i Savoia, anche quando vanno CONTRO i TUOI ideali, mentre non sei tu ad essere razzista, siamo noi che puzziamo.

    • Francesco says:

      insisto: odio religioso, non regionalista

      infatti nega la persecuzione anti-cattolica in tutta Italia

      ciao

      • mirkhond says:

        E’ anche razzista, perché non può accettare che un popolo del suo stesso stato di oggi, quando era indipendente, aveva ed in parte ha ancora, costumi ed abitudini che a lui ripugnano.
        Un razzismo, subdolo, peloso, ipocrita, perché mascherato dietro ideali di fratellanza.
        E per questo ancora più odioso, proprio perché non riconosciuto come tale.

  85. mirkhond says:

    “Rotschild”

    Da buon ma$$one, vedo che sei molto $en$ibile al tema del denaro.

    “e correligionari riammessi a Napoli da dove erano stati espulsi il secolo precedente”

    E dalli! Erano stati chiamati nel 1740, dopo DUE SECOLI dalla loro espulsione nel Regno di Napoli, e furono riespulsi nel 1747 per l’OSTILITA’ POPOLARE, dallo stesso Carlo VII che 7 anni prima li aveva RIAMMESSI.

    • PinoMamet says:

      Francamente (e norrenamente) mi sfugge poi il punto.
      Se il metro fosse il trattamento delle minoranze, l’Impero Asburgico (mettere B a piacere) credo avrebbe dato dei punti a tutti.

      Eppure, i nascenti stati-nazione lo vedevano come il fumo negli occhi e lo descrivevano come la summa di ogni oppressione.

      • mirkhond says:

        Il punto è l’ODIO di Di Vita verso i Borbone e verso di noi, e per alimentare il quale tutto fa brodo.
        Anche fraintendere e forzare fatti e tempi storici diversi dai nostri, pur di restare nel suo pregiudizio di stampo massonico.
        Insomma guardare le pagliuzze altrui per non vedere le TRAVI che si ritrova nel deretano.

        • Francesco says:

          Duca

          ADV non odia i meridionali come un volgare leghista; odia i Borbonici in quanto avversari dell’unità d’Italia e i cattolici in generale

          poi secondo me di persona non odia quasi nessuno

          ciao

          • mirkhond says:

            Se ti leggi tra le pieghe ciò che scrive, ci odia in quanto terroni, e perché talmente “corrotti” da esserci voluti e tenuti quei biekiSSimi Borbone.

          • Andrea Di Vita says:

            @ francesco

            “nessuno”

            Esatto. In realtà odiare lo ritengo inutile: la vita è tanto breve che sprecarla a odiare è stupido.

            Ma non riesco ancora a smettere di stupirmi di quanto la gente possa andar dietro alle favole di Re buoni, Popoli innocenti e saggi, Papi infallibili e simili.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

  86. mirkhond says:

    “Il rapido aumento della popolazione ebraica, che nel 1794 raggiunse oltre 1300 unità, portò ad estendere l’area del ghetto alla zona contigua del ghetto nuovo, tra le vie San Francesco e piazza Carlina. Il ghetto rimase in vigore, con la breve pausa del periodo napoleonica, fino al 1848, con lo Statuto albertino.”

    Sempre in un ghetto stavano, e sempre dhimmi erano, sotto i tuoi cari SabBOJA!
    Anche nella Roma di Pio IX, vivevano nella stessa situazione, e anzi nel 1846 il papa abolì il calcio rituale che veniva dato ad un giudeo nel giorno del Venerdì Santo, quale odiosa discriminazione a ricordo della Crocifissione di Nostro Signore Gesù Cristo.

    • Andrea Di Vita says:

      @ mirkhond

      “1846”

      Aaaah, ecco perché dieci anni dopo rapivano ancora i bambini Ebrei per convertirli forza. Per salvarli dai calci: dopo tanti secoli, qualche fedele poteva dimenticarsi che erano stati aboliti da pochi anni.

      Belìn che pontefice illuminato… :-)

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Francesco says:

        piano coi plurali!

        sennò veramente mi cadi nell’UAARISMO

      • mirkhond says:

        Quando scivoli e affoghi nel Polcevera?

        • Andrea Di Vita says:

          @ mirkhond

          “Quando scivoli e affoghi nel Polcevera?”

          Complimenti: un eccellente esempio di retorica neoborbonica.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • mirkhond says:

            Cosa dovrei rispondere ad un disco rotto, incapace di andare oltre ciò che ha appreso in quinta elementare?

      • mirkhond says:

        Quindi per difendere i legittimi interessi di una MINORANZA, era necessario OPPRIMERE LA MAGGIORANZA?

        • Francesco says:

          dipende da cosa vuole la maggioranza

          prendi l’Irak o la Jugoslavia

          dove la maggioranza finchè ha avuto mano libera ha fatto cose terribili alle minoranze

  87. mirkhond says:

    “Non so tu, ma, macello per macello, non mi dispiace che adesso tutti i bambini di questa Penisola, Ebrei e non-Ebrei, possano imparare a leggere, scrivere e far di conto.”

    Insomma, esitono i massacri buoni e i massacri cattivi.
    Non contano i morti, contano gli obiettivi.
    Mi fai paura oltre che schifo!

    “E’ certo possibile che un ipotetico successore di Francesco II avrebbe dato ai Napoletani un livello di sviluppo e di civiltà che a nord di Roma ci si saerebbe soltanto potuto sognare.

    Ma a guardare ai fatti che ti ho citato, ammettilo, vien da dubitarne.”

    Viene da dubitarne solo alla luce di uno stantìo pregiudizio massonico, unito ad un tenace razzismo antimeridionale, che arriva ad un tale scorreggiare di pensiero, da attribuire ai Giudei sabaudi pre-1848, una dhimmitudine più “buona” di quella vissuta altrove!
    Ridicolo, oltre che patetico!

    • Andrea Di Vita says:

      @ mirkhond

      Mirkhond, se guardi la lunghezza di questo thread sul tuo schermo ti accorgerai che un buon terzo è coperto dalle tue accuse di razzismo nei miei confronti. Esprimi in successione un giudizio più derogatorio dell’altro. Conversando con altri commentatori di questo post coi quali pure mi trovo spesso in disaccordo, come Francesco, questo non avviene; al contrario, penso che ci si diverta in due a confrontare argomenti a favore di tesi contrapposte.

      Il bello è che io non soltanto non mi sogno di sprecare il mio tempo con una cosa così imbecille come il razzismo, ma continuo a ricordarti dei fatti.

      Uno di questi fatti è che – a meno che tu non sia di famiglia aristocratica, al contrario di me – se entrambi, tu e io, siamo andati a scuola lo dobbiamo ai Savoia.

      Quella stessa scuola, intendo, che adesso ti permette di bruciare vagonate di incenso davanti al santino di franceschiello, quello di san gennaro colonnello dell’esercito.

      Chi si contenta gode, che vuoi che ti dica.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      P.S.: A scanso di equivoci, le iniziali maiuscole e minuscole nel testo sono volute. Rispetto va bene, ma c’è un limite a tutto.

      • Francesco says:

        scusa ma dove non ci sono stati i Savoia non ci sono state scuole?

        nell’Austria cattolica vigeva l’analfabetismo?

        senza dimenticare quanto tempo ci mise la scuola per tutti a diventare un fatto e non una teoria – o una bugia

        è veramente molto poco per giustificare due massacri di italiani (1860-80 al Sud, la Grande Guerra) e altri all’estero

        • Andrea Di Vita says:

          @ Francesco

          “scusa ma dove non ci sono stati i Savoia non ci sono state scuole?”

          Guarda, combinazione sull’argomento ho precisi ricordi familiari, perché la mia famiglia materna viene dalla zona di Foggia e ricordo bene i racconti della mia prozia.

          Se cerchi in Rete trovi che il solito governante Illuminato pre-Savoia aveva in effetti pensato a una sorta di istruzione elementare di massa. Ma è solo coi Savoia che, con le varie leggi che ho citato, è stato introdotto l’obbligo – pena la galera – di mandare i figli almeno alle elementari.

          Se dopo decenni di questa politica l’analfabetismo era ancora maggioritario – e di questo faceva fede appunto la mia prozia – si può soltanto immaginare in quali condizioni vivessero le plebi pre-unitarie. In realtà non c’è neanche da immaginarle, basta leggersi un Settembrini. Per parte mia, posso aggiungere che la mia prozia mi raccontò di aver sentito da bambina (ai tempi della Grande Guerra) i racconti scandalizzati sottovoce sulla condotta di certi signorotti di campagna che discretamente facevano trovare le loro servotte nel letto dei loro ospiti di riguardo: una sopravvivenza di antichi orrori nel Ventesimo secolo.

          C’è un interessante parallelismo fra le situazioni allucinanti descritte dai nostri meridionalisti dell’epoca e quella delle plebi Polacche descritte da Rejmont, premio Nobel per la letteratura una decina d’anni dopo la nostra Deledda (vado a memoria). In entrambi i casi, l’obbligo scolastico imposto con la forza dallo Stato è stata l’arma della civiltà contro il buio dell’ignoranza, e lo strumento primo per l’emancipazione dalla miseria.

          Permettimi una rettifica: qui nessuno giustifica nulla, tanto meno i massacri. La storia è un mattatoio e lo è comunque, a prescindere dalla nostra buona o cattiva volontà. Tanto vale darle un senso.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

      • mirkhond says:

        Del tuo rispetto peloso sai che me ne faccio.
        Quanto all’istruzione obbligatoria essa divenne davvero tale solo durante il fascismo e poi sotto la repubblica.
        Dunque i “meriti” dei Savoia sono sostanzialmente solo sulla carta.
        Se sono andato a scuola, è per i miei genitori, che, se fosse stato per me sarei andato a lavorare nei campi.

  88. mirkhond says:

    Non un ipotetico successore, ma lo stesso Francesco II.
    Però voi glielo avete impedito.

    • Francesco says:

      credevo avessimo convenuto sulla bontà e incapacità di codesto sovrano tempo addietro

      sai a cosa servono le buone intenzioni, nevvero?

    • Mauricius Tarvisii says:

      Tempo fa ipotizzai che furono le riforme avviate da Francesco II a indebolire la sua posizione tra l’élite tradizionale senza dargli il tempo di consolidare una nuova base di consenso. La conseguenza fu uno stato di debolezza che impedì al Regno di resistere facendo fondo a tutte le proprie risorse nel 1860.

      • mirkhond says:

        La tua ipotesi meriterebbe di essere approfondita, ma qui c’è gente che pensa solo in base a schemi preconcetti e superati.

  89. mirkhond says:

    “Ma non riesco ancora a smettere di stupirmi di quanto la gente possa andar dietro alle favole di Re buoni, Popoli innocenti e saggi, Papi infallibili e simili.”

    Mentre io non riesco ancora a smettere di stupirmi come possa esistere gente che possa andar dietro alle SANGUINOSE FROTTOLE della fratellanza fasulla tra gli uomini, da libertà eguaglianza e fraternità che si trasformano in ulteriori squilibri sociali, oppressione per chi dissente, e ingiustizie sociali oltre che razzismo, reso ancora più odioso dall’ipocrita “siamo tutti fratelli”.
    Ai popoli innocenti casomai ci credi tu, visto che l’uomo è ferito dal peccato e dall’imperfezione.

  90. mirkhond says:

    “penso che ci si diverta in due a confrontare argomenti a favore di tesi contrapposte.”

    Io non mi diverto a provare dolore per quello che la gente che tu esalti ha fatto al mio paese.

  91. mirkhond says:

    “Quella stessa scuola, intendo, che adesso ti permette”

    Quello che ho appreso, non l’ho studiato certo nella scuola di regime, ma per conto mio ed in solitudine.
    La tua scuola, fosse per me, finirebbe dove merita, e cioé nel cesso.

  92. mirkhond says:

    “ma continuo a ricordarti dei fatti.”

    Casomai ad estrapolare dei fatti, per confermarti in uno stantìo discorso ideologico volto a giustificare dei crimini spaventosi in nome di fumoserie astruse e ipocrite.

  93. mirkhond says:

    Riguardo al pogrom di Senigallia del 1799, (in cui morirono 13 Giudei), fu opera degli insorti locali guidati dal generale ex asburgico ed ex giacobino La Hoz:

    http://www.eclettico.org/israele/senigallia/senigallia.htm

    Le nostre truppe non c’erano, e un cardinale cercò di difendere la locale comunità giudaica.

    • Andrea Di Vita says:

      @ mirkhond

      Come si dice Kappler in Napoletano?

      ‘Durante la disastrosa (per l’esercito borbonico) campagna militare intrapresa nel 1798, […] per un brevissimo periodo re Ferdinando con il suo esercito prese possesso di Roma. Il “re dei lazzaroni” ebbe cura di riportare gli ebrei allo stato di discriminazione anteriore, giacché «aveva […] ripristinato tutti
      gli antichi divieti e restrizioni»(4), come la reclusione nel ghetto con la
      chiusura dei suoi portoni ed il “segno giallo” da indossare sui vestiti, che erano
      stati aboliti dalla repubblica, la quale aveva concesso l’equiparazione dei cittadini di religione ebraica a tutti gli altri romani. Inoltre la breve permanenza del Borbone e del suo esercito nell’Urbe fu segnato da gravi
      violenze. Il De Felice scrive che «la plebe sanfedista scatenata assalì il ghetto», (5) mentre il governo provvisorio definiva questo pogrom come frutto d’un eccesso di zelo (sic!) e si limitava ad annunciare in modo blando provvedimenti contro perturbatori dell’ordine pubblico, con un risultato
      prevedibile: «Naturalmente le aggressioni e i saccheggi non cessarono». (6)
      Le autorità militari inoltre accollarono agli ebrei il costo esorbitante dell’occupazione per un totale di 32.914 scudi e 22 baiocchi, imponendo una cifra enorme in rapporto ad una comunità così piccola: per dare un
      termine di paragone, nel 1797 le entrate comunitarie erano state di circa 6000 scudi, quindi meno di un quinto di quanto fu ingiunto come esazione bellica dai comandanti borbonici nel giro di pochi giorni. (7) Al contempo la famelica truppa d’un «esercito straccione»,(8) costituito arruolando alla rinfusa gente d’ogni sorta in una condizione di profonda disorganizzazione (9) e senza assicurare neppure l’approvvigionamento, cosicché «i soldati e i cavalli intanto morivano di fame», (10) si diede al saccheggio delle proprietà ebraiche, non risparmiando neppure vestiti e polli.(11) Le milizie di re Ferdinando avevano una cattiva nomea presso la popolazione prima ancora che arrivassero a Roma («pessima fama», scrive la studiosa Manuela Militi)(12) ed erano costituite in parte da criminali comuni liberati o graziati con l’istituto giuridico cosiddetto del “truglio”, che rimetteva loro ogni pena a patto che prestassero servizio
      nell’esercito borbonico. La medesima prassi fu poi seguita nella costituzione dell’armata della “Santa fede” del Ruffo ed ancora nel 1806.(13) È in questo modo che il noto Michele Pezza, alias fra’ Diavolo, fu arruolato nelle forze del
      “re nasone” proprio nel 1798, così ricevendo il condono degli assassinii che aveva compiuto in precedenza.(14) Anche al di fuori di Roma vi furono violenze antiebraiche, che ebbero il proprio apice a Velletri dal 26 al 28 novembre, con una vera caccia all’uomo accompagnata dalla consueta messa al sacco di case e negozi. I caporioni del pogrom furono il pescivendolo
      Gioacchino Savelli, detto Cimarra, che già a Roma aveva istigato un’insurrezione contro gli ebrei durante il periodo repubblicano ed
      era poi ritornato nel Lazio dietro alla protezione offerta dalle baionette borboniche, ed il facchino Antonio Caprara, soprannominato “Senza culo” (sic!), che in seguito s’arruolerà nell’armata della “Santa fede” del Ruffo. (15)
      […] bisognerà attendere il ritorno delle forze borboniche molti mesi più tardi, dopo la ritirata francese provocata dalle vittorie austrorusse in
      Svizzera ed Italia settentrionale, per assistere ad altre scene di sopraffazione contro gli ebrei di Roma. Si provvide a restaurare nuovamente la
      reclusione nel ghetto, il distintivo giallo ed in generale la legislazione antiebraica anteriore, come già era avvenuto durante la prima
      invasione borbonica del Lazio nell’anno precedente. L’armata del Borbone impose inoltre agli ebrei, ancora una volta, il pagamento delle spese d’occupazione militare, per un totale superiore a 26 mila
      ducati.(17) Ancora, non appena l’esercito del “re lazzarone”, costituito da una miscellanea di truppe regolari, mercenari stranieri, criminali comuni, briganti ecc. entrò nell’Urbe, s’ebbero molte violenze contro gli ebrei, che videro la partecipazione congiunta di truppe borboniche e popolaccio. I disordini furono solo in parte repressi dalle autorità militari, che in buona misura lasciarono fare. […] Al di fuori della Città eterna gli invasori poterono usare meno riguardi nei confronti della popolazione e specialmente degli ebrei,
      odiati dai sanfedisti per intolleranza religiosa. I fatti più gravi avvennero a Senigallia il 18 giugno del 1799 e nei giorni immediatamente successivi. Una forza congiunta di russi, turchi e sanfedisti, gli stranieri giunti per mare, gli
      altri da terra, bombardarono la città e la conquistarono, sottoponendola
      poi a saccheggio per cinque giornate. Furono numerosi i cittadini
      assassinati ed ancora di più quelli depredati, ma l’accanimento dei sanfedisti e dei loro alleati raggiunse il culmine contro la comunità ebraica locale. Tutte le case e tutti i negozi dei ebrei furono saccheggiati, mentre la sinagoga fu profanata, devastata e depredata. La «sfrenata canaglia», così definita dettagliata cronaca dei fatti come quella di Domenico Bossi nella sua Enarazione di quanto è accaduto in Sinigaglia nell’invasione dei Turchi e Russi, si comportò come uno stuolo di cavallette, vuotando completamente le abitazioni e gli esercizi commerciali, sino ai «cocci più vili e i chiodi più rugginosi. Lo persone restarono ignude affatto, e la massima parte senza
      camicia. Le abitazioni colla sola paglia sparsa sul terreno». (23)
      Molti ebrei furono trucidati, ancora di più feriti. Tutti i membri superstiti della
      comunità ebraica, cinquecento o seicento circa, fuggirono nella notte. Dopo le
      devastazioni e le stragi del 1799 la comunità degli ebrei di Senigallia non riuscì più a riprendersi e decadde rapidamente. (24)’

      E quanto al famoso ‘facite ammuina’, non è che ci fosse tanto da stare allegri:

      […] ‘Sulla disorganizzazione dell’armata di re Ferdinando basti una breve descrizione dal Colletta: P. COLLETTA, Storia del reame di Napoli, Torino 1975: «I soldati, se allora coscritti, scontenti; se antichi, peggiori, perché usati alle male discipline di milizia sfaccendata o ribalda; gli usi di guerra
      nessuni, l’ordinarsi negli alloggiamenti, preparare il cibo, ripararsi dalle inclemenze delle stagioni, provvedere al maggior riposo, e, insomma, tutte le arti del miglior vivere, necessarie al sostegno delle forze, non praticate, né
      conosciute ne’ campi. L’amministrazione mal regolata ingrandiva i disordini; le distribuzioni incerte, il giungere dei viveri non misurati coi bisogni, sì che spesso vedèvi l’abbondanza dove mancava chi la consumasse, e presso a lei
      la penuria.» 10 Il Cuoco osserva che durante la campagna borbonica nel
      Lazio del 1798 «i viveri mancarono del tutto», cosicché «i soldati e i cavalli intanto morivano di fame»; V. CUOCO, Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Bari 1976, p. 68.’

      http://www.nuovomonitorenapoletano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1280:le%C2%ADviolenze%C2%ADantisemite%C2%ADdurante%C2%ADlinvasione%C2%ADborbonica%C2%ADdel%C2%ADlaz%E2%80%A67/9

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • mirkhond says:

        Colletta era un giacobino.
        Quanto a Senigallia, il link che ho postato, dice chiaramente che gli autori del pogrom, furono gli insorgenti locali comandati dall’ex giacobino La Hoz (1766-1799) e i contingenti Russo-Turchi.
        Dunque i biekiSSimi Borbone non c’entrano niente.
        Quanto a Roma, Ferdinando IV si limitò a restaurare la legislazione pontificia in merito.
        Il nostro esercito di “straccioni” seppe contendere duramente il passo all’armata dei saccomanni francesi, questi sì degli autentici criminali invasori.
        Infine, in guerra i crimini si commettono da entrambe le parti.
        Solo che a seconda dell’etichetta ideologica li si considerano tali, oppure “mali necessari”, come fai tu.

      • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

        @ Andrea Di Vita

        “… famoso ‘facite ammuina’ “.

        Ah… Ma non era stato confermato che la Marina borbonica napoletana era la più efficiente dell’Italia preunitaria? Non lo avevi lasciato trasparire, tra le righe, tu stesso? Non era stato confermato da Pino che il ‘facite ammuina’ non è mai esistito? Adesso, facciamo marcia indietro? E qui non c’entra proprio nulla l’unità d’Italia, né c’entrano i re o i papi “buoni”, né tantomeno il trattamento riservato alle minoranze… Fino a quando si dovrà attendere affinché possano essere accantonati almeno i preconcetti più triti e inveterati?

        • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

          Dimenticavo la cosa più importante… Qui non c’entrano nulla nemmeno le conquiste dello Stato democratico…

          • mirkhond says:

            Con Di Vita è tempo sprecato cercare di convincerlo che sul “risorgimento” vive di pregiudizi scolastici.

  94. mirkhond says:

    Mentre risulta che i “libertadores” francesi del generale Monnier, rapinarono i Giudei di Senigallia, sfuggiti al pogrom.

  95. mirkhond says:

    “Tanto vale darle un senso.”

    Allora ha anche un senso combattere quelli che si credono il bene come te.
    E comunque l’analfabetismo restò anche sotto i tuoi cari Savoia, in quanto solo col fascismo e pi con la repubblica esso è davvero scomparso.
    Però, oggi che siamo tutti alfabeti contiamo davvero?
    Abbiamo davvero più potere di condizionare chi ci governa, rispetto ai nostri avi analfabeti?
    E’ questo che i giacobini di sempre non vogliono vedere, accecati dal loro pregiudizio ideologico progressista sul dopo sempre meglio del prima.

  96. mirkhond says:

    Le rivoluzioni sono delle solenni ipocrisie, perché tanto più elevato è lo scopo che si prefiggono, tanto più cocente è la delusione che suscitano.
    Perché il Paradiso non è di questo mondo e l’uomo non è Dio.
    Solo che c’è chi lo capisce, e chi invece è rimasto cristallizzato alle favole apprese alle elementari.

  97. mirkhond says:

    ” i racconti scandalizzati sottovoce sulla condotta di certi signorotti di campagna che discretamente facevano trovare le loro servotte nel letto dei loro ospiti di riguardo: una sopravvivenza di antichi orrori nel Ventesimo secolo.”

    E credi che nel tu radioso e luminoso nord non accadesse lo stesso?
    Lo sai chi era Francesco Faà di Bruno, e come si adoperò proprio per aiutare le servette piemontesi messe incinta e poi buttate fuori di casa dai rispettabili padroni?

    • Andrea Di Vita says:

      @ mirkhond

      Stai continuando ad andare fuori tema, tanto per giustificare l’ingiustificabile.

      Lo so quanto te che la storia è una continua fra la luce e il buio, e il guaio è che quello che è luce per uno non è che il buio dell’altro. E allora? Dovremmo giustificare la superstizione e l’ignoranza? Dovremmo condannare chi le ha combattute?

      Se tu pensi davvero – ma non ci credo – che quello che è la luce per il Nord è il buio per il Sud, allora il tuo dovere è prendere le armi e combattere contro questa situazione.

      Ma non credere di chiudermi la bocca dicendo continuamente: ‘e allora i Savoia?’ Il punto è che quello che sotto i Borboni era normale sotto i Savoia si cominciava finalmente a considerarlo schifoso, che ‘lazzarone’ non è un elogio di cui un re abbia da vantarsi (come ‘puttaniere’ per berlusconi) ma un insulto per un mascalzone.

      E’ lo stesso motivo per cui oggi Libera di Don Ciotti fa la marcia contro le mafie. O dovremmo dire a Don Ciotti di tornarsene nella natìa Torino? Quello che cerca di fare Don Ciotti oggi cercavano di farlo Falcone e Borsellino ieri, i Partigiani l’altro ieri e de Amicis e Faà di Bruno un secolo fa.

      E guarda che ti ho messo insieme apposta dei sacerdoti e dei laici, qui non è questione di religione. Un solo vero male esiste al mondo, ed è l’ignoranza; un solo vero bene, ed è la conoscenza. Senza di essa siamo bestie dei campi.

      Una marcia anti-mafia di studenti di oggi è la stessa identica marcia di studenti cantata da de Amicis in “Cuore”: il Risorgimento di centocinquanta anni fa è la Resistenza di settanta anni fa e l’antimafia di oggi.

      Spero di essere riuscito a spiegarmi chiaramente.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  98. mirkhond says:

    Cosa c’entrano i Borbone?
    Ciò che dici, non è che ideologismo appreso alle elementari.
    L’ignoranza non si sconfigge solo con l’istruzione, e i Piemontesi non sono venuti a portare la luce.
    Il Nord non era in condizioni migliori del Sud, anzi sotto certi aspetti noi stavamo meglio.
    Anche i crimini di guerra che hai citato (anche a sproposito, come il caso di Senigallia), li compiono tutti e allora?
    Allora ognuno resta delle sue idee, specie quando l’aggredito viene accusato di tutto e il contrario di tutto.
    Per te, ciò che viene dopo è sempre meglio di ciò che c’era prima.
    Per me, non sempre.
    I Savoia non erano migliori dei Borbone, e la svolta massonica del 1848 non fu fatta per illuminazione, ma solo per poter compiere il loro secolare sforzo di conquista ed espansione.
    Sotto i biekiSSimi Borbone non emigravamo, dopo invece la gente se n’è andata a milioni.
    Visto che siamo imperfetti, preferisco tenermi l’imperfezione borbonica, alla pseudo-perfezione sabauda.
    Altrimenti continuerei a credere alle favole di regime apprese a scuola.

  99. mirkhond says:

    Le buone intenzioni, NON giustificano l’aggressione ad uno stato pacifico.

  100. mirkhond says:

    “Dovremmo condannare chi le ha combattute?”

    SI, se per guarire un male, hanno finito per aggravarlo, e soprattutto, aggredendo uno stato che era in pace con tutti, conquistandolo e derubandolo, il tutto in un mare di sangue e provocando un’emigrazione oceanica prima inesistente.
    Come ha detto prima Francesco, a ragione, i risultati positivi sono stati ben pochi rispetto al mare di sangue provocato.
    Niente poteva giustificare l’aggressione e la conquista delle Due Sicilie da parte del Regno di Sardegna, se non gli interessi britannici, l’avidità dei Savoia, e il rancore ideologico di una minoranza di esuli, che influenzarono Cavour.
    Il quale, lui si da vero ignorante e presutuoso, non si era manco preso il disturbo di scendere mai più a sud di Bologna.
    Davvero un bel comportamento per chi riteneva di dover unificare (non richiesto che da minoranze) l’Italia.

  101. mirkhond says:

    Infine Don Ciotti non è paragonabile ai Bersaglieri e ai Garibaldini, il primo un missionario, i secondi dei saccomanni criminali.

  102. mirkhond says:

    “Dovremmo giustificare la superstizione e l’ignoranza?”

    Che esistono anche oggi, anche se accompagnate da internet e smartphone.
    Non è che siccome sappiamo leggere e scrivere, non continuiamo ad essere dei sudditi.
    Cosa conto io?
    Ho davvero il potere di cambiare il mondo che mi circonda?
    Buttarla sempre su sta benedetta istruzione mi sembra un mantra con cui nascondere i fallimenti dei propri eroi.

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