A Oderzo, lo spettacolo a tasso zero che ti fa battere forte il cuore

La Unieuro di Oderzo, in provincia di Treviso, si trovava, fino a sabato qui:

unieuro2 E’una mappa affascinante, una guida perfetta al mondo in cui viviamo.

I colori sono due: verde e grigio.

In mezzo ai filari che spacciano Vino Veneto al mondo, ci sono le rotonde, la Via dei Paleoveneti, Smart Moda, Quellogiusto, la Stazione di Servizio Energyca (sì, con la ypsilon), il Central Park Caffè così anche i paleoveneti possono fare gli americani, la Via Pilade Tagliapietra dedicata a un cittadino di Oderzo che andò con Garibaldi a conquistare la Sicilia…

In questa mappa, tratta da Google, vedrete che mancano le case: è la versione italiana dell’urban sprawl statunitense.

Il gioiello centrale, sempre fino a sabato, era questa cosa qui:

unieuro1Alzi la mano chi l’ha scambiata per il centro commerciale sotto casa sua (nel Chianti come nelle Filippine).

E’ la Scatola Planetaria Intercambiabile, il container, con in più la sfiziosa Curva d’Architetto.

Notate gli alberelli stentati e capitozzati che soffocano nell’asfalto, le panchine inutili esattamente quanto le palle accanto a loro.

Ma soprattutto le luci accese ovunque, in un orario in cui, a parte il matto che ha scattato la foto, nessun essere umano osa mettere piede da quelle parti.

Lì, non ci arriverai mai se prima non sei passato  dalla Energyca a rifornirti di animaletti morti, spiaccicati e trasformati in petrolio in qualche lontano deserto arabico.

Non c’è nessuno né fuori né dentro, e anche se ci fosse qualcuno dentro la Scatola, non lo saprebbe nessuno, visto che la Scatola Planetaria, come lo yacht degli archoglioni, si fa vedere, rendendosi nel contempo impenetrabile.

La Scatola appartiene alla Unieuro, un nome non casuale, essendo stato scelto da tale Paolo Farinetti, che credeva fermamente che l’Europa unita avrebbe fatto girare la ruota dell’economia più velocemente.

Suo figlio, Oscar Farinetti, ha scoperto poi che quando hai finito di sbucaltare tutto, alla gente viene la nostalgia e le puoi vendere i rottami finti, e così si è inventato Eataly o Magnaitalia.

Ha quindi venduto la Scatola Planetaria Intercambiabile, che è così passata in mano a un branco di gente che probabilmente non sa nemmeno dove si trovi Oderzo, però ci fa i soldi lo stesso.

volantino-unieuro-aprile-2016Questa gente passa come gli Unni, ti molla il Mito e poi scappa, per cui posso sbagliare qualche sequenza cronologica, comunque i proprietari della Scatola dovrebbero essere, innanzitutto, degli americani con il circonflesso, la Rhône Group, che prende i soldi dei pensionati e ne fa velocemente qualunque cosa.

A capo c’è un certo Robert Agostinelli, grande amico personale di Sarkozy (sì, anche Sarkozy ha degli amici) passato dai Rothschild a Goldman e Sachs ai Lazard, e impegnato, secondo Wikipedia, in svariate cause “sioniste e neoconservatrici“;

Ora (ma non ho nessuna voglia di perdermi a ricostruire le vicende societarie), il nostro Robert avrebbe mollato il pacco ai Dixons inglese, che all’inizio erano fotografi e oggi fanno i telefonini, ma tutto fa soldo, anche Oderzo.

Questi predoni, come dicevamo, di Oderzo non sanno nulla. E gli opitergini non sanno nemmeno nulla di loro. Ma sono contenti così:

unieuro-2Tutti ad aspettarsi il Grande Spettacolo, perché sotto sotto, chi di noi non vorrebbe godere dello Spettacolo a Tasso Zero, che ti fa battere forte il cuore?

volantino-unieuro1E così il Grande Spettacolo è arrivato davvero.

A tasso zero.

L’Unieuro di Oderzo si è illuminato da solo, e si poteva vedere finalmente com’era fatto dentro, senza bisogno di alcuna luce artificiale:

unieuro-incendio

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167 Responses to A Oderzo, lo spettacolo a tasso zero che ti fa battere forte il cuore

  1. Mauricius Tarvisii says:

    In questa mappa, tratta da Google, vedrete che mancano le case: è la versione italiana dell’urban sprawl statunitense.

    Le case mancano perché ad Oderzo ci si arriva da sud. Comunque quella zona lì è meno densamente urbanizzata di altre parti della provincia.

  2. Grog says:

    Mah….il mio cuore di VECCHIO E STUPIDO INGEGNERE mi dice che quì
    bisogna interpellare una consulente Russa specializzata in indagini strane che si chiama
    GATA CIKOVA
    che passerà il dossier con i risultati ad un notissimo poliziotto Rumeno
    SE LUPESCU
    Anche i tecnici dei V.V.F.F. che stupidi certo non sono forse arriveranno alla soluzione del caso sempre che altre ENTITA’ li lascino lavorare in santa pace e non mettano i bastoni fra le ruote.
    Io al posto del SOSTITUTO PROCURATORE verificherei come prima cosa che TIPO E MODELLO DI ELETTRODOMESTICI TV COMPRESO HANNO IN CASA GLI INVESTIGATORI e naturalmente quando e per quanto è stata stipulata la polizza anti incendio.
    Grog! Grog! Grog!

  3. Pierluigi Vernetto says:

    in effetti se non fosse per strade e parcheggi quel mostro potrebbe occupare un quinto o meno dello spazio che prende. Uno va li’ in auto per comprare una cyclette per poter muovere le gambe seduto a casa mentre guarda la TV, tutto molto logico, una buona ragione per asfaltare il pianeta.

    • Per Pierluigi V.

      “in effetti se non fosse per strade e parcheggi quel mostro potrebbe occupare un quinto o meno dello spazio che prende.”

      Esatto, cominciamo a imparare a leggere le mappe, non solo per capire “come arrivarci”, ma per capire dove viviamo.

      Cito da un mio vecchio post:

      http://kelebeklerblog.com/2016/04/29/architetti-e-urbanisti-popolari/

      I gechi vivono sui muri, e capiscono i muri.

      I pesci palla vivono nell’acqua salata, e capiscono l’acqua salata.

      Noi viviamo nelle città, e non capiamo le città.

      Mentre blateriamo la nostra su Juve-Fiorentina, musulmani contro cristiani, froci contro bigotti omofobi, israeliani contro palestinesi, deleghiamo la comprensione della città a urbanisti, architetti e assessori.

      E il bello è che ci fidiamo pure.

    • Francesco says:

      Beh, non riesco neppure a immaginare la dose di imbecillità che ci vorrebbe per fare un centro commerciale senza strade e senza parcheggi.

      Mi si narra che così costruiscano ospedali e stazioni, quando paga Pantalone.

      A differenza di Miguel, trovo i centri commerciali estremamente rilassanti e accoglienti, pur avendo raramente in tasca soldi da spenderci. Ma mi fanno entrare lo stesso, immagino di essere un danno collaterale.

      :D

      • Grog says:

        MONA!
        E’ meglio l’osteria del centro commerciale dove ci sono dei bar dove non puoi nemmeno giocare a carte! Desgrasià!
        Grog! Grog! Grog!
        P.S.
        A meno di non possederne una parte (del centro commerciale) farci su una bella assicurazione e dargli fuoco secondo dettami imprenditoriali seri.

        • Francesco says:

          Spendaccione!

          in osteria mica puoi star lì a scrocco, minimo devi farti offrire da bere da qualcuno

          che chissà cosa vuole in cambio

          • Mauricius Tarvisii says:

            Prendi l’ombretta e resti lì ad oltranza.

            • Francesco says:

              manco c ‘è gente che avanti e indrè da guardare … che tristessa!

              :)

            • Mauricius Tarvisii says:

              Come no? Una volta il Genty elesse un’osteria quartier generale della campagna per le amministrative.

  4. Moi says:

    *** Altro Simbolismo Triggherante Divisivo per chi vive nell’ Alienazione Cementizio-Elettronica ;) *** :

    Notte defli Oscar, Caso La-la Land Vs Moonlight … è stato fatto vincere quest’ultimo all’ ultimo secondo come (reale o presunta …) ripicca che ha vinto Trump vs la Clinton ?!

    Ma poi, l’ anno scorso gran polemica perché da troppo tempo non vinceva una “minority” in generale e un “black” in particolare … adesso il vincitore è diventato più “Muslim” che “Black” …

    ‘sta roba di tenere la conta le categorie da social studies per gli Oscar non mi piace affatto … ah, NON c’è solo il “White Washing”: vorrei vedere tuti quelli che “che fa se
    Asgard è multietnica come un Party pro-Hillary sugli Attici di Manhattan a New York ?!” :) se cambiassero idea nel prossimo “Black Panther”, con un giovanotto Norreno simil-Tarzan ! ;) :)

    A proposito, @ LISA : … bel cortocircuito l’ Edgar Rice Burroughs ProtoAnimalista ma VeteroRazzista, che “umanizza” i Gorilla e simultaneamente “bestializza” i Negri, nevvero ? ;)

    • Francesco says:

      ma cosa cavolo è Moonlight?

      io sono rimasto a Batman vs Superman (urendissimo) e a Mel Gibson (da vedere ancora)

      ciao

      • Moi says:

        SE ho ben capito, perché la mossa agli Oscar NON mi è piaciuta … un film ambientato nei “più peggio” ;) sitarazzi :) “Ghettoes” pieni di “Niggers” nell’ ultimo Quartino ;) di Novecento:

        protaginista un giovane “fag nigger” che per gli altri “niggers” è solo un “fag”, per i “whites” è solo un “nigger” … giusto i “white fags” riescono a riconoscerlo come “fag” anche lui, benché “nigger”. Altri “fag niggers” con cui fare balotta ;) NON ne trova …

        NON me ne sto interessando …

        • Moi says:

          I Gringos la chiamano “intersèch-scionèlidi” ;) :

          https://www.youtube.com/watch?v=akOe5-UsQ2o

          … roba fondata, si sarebbe detto una volta, da una “niggress” ;) : Kimberlé Crenshaw …

          Ma nessuna “Mammy” da “Gone With the Wind” potrebbe stimarla … se, come mi pare, ‘sta Kimberlé Crenshaw non ha mai scodellato fuori ;) dei “nigglets” ;)

          https://www.youtube.com/watch?v=FZ7r2OVu1ss

          • Moi says:

            A proposito : una volta in Italia si figheggiava ;) parlando in Inglese con pronuncia British di “Culture” e “Nature” come “Càlciar” e “Néiciar” … adesso invece all’ Americana come “Còlcior” e “Néicior”

            … è un’ impressione solo mia ? ;)

            • Moi says:

              A proposito … perché sono ammantati di razzismo pollo fritto e anguria ? Voglio dire: perché non (!) vengono considerati come banali cibi e … bona-lé ;) ?!

            • Moi says:

              … storicamente, intendo.

            • PinoMamet says:

              Rispondo solo all’unica che cosa:

              pollo fritto e anguria sono cibi tipici (negli USA) del Sud rurale/povero, e quindi dei neri (provenienti, secondo l’immaginario- non sempre nella realtà- da tale area geografica).

              Il nero che mangia pollo fritto è perciò un luogo comune come l’italiano che mangia gli spaghetti.

        • Francesco says:

          mamma che storia interessante

          mi sa che corro a vederlo di corsa, anche se sono ancora convalescente

          ;)

        • Mauricius Tarvisii says:
    • Moi says:

      e ripeto :

      l’ anno scorso gran polemica perché da troppo tempo non vinceva una “minority” in generale e un “black” in particolare … adesso il vincitore è diventato più “Muslim” che “Black” …

  5. Ugo Bardi says:

    Eppure, a me piacciono tantissimo i centri commerciali. Probabilmente sono l’istituzione più antica che esista. Vanno indietro ai tempi dei Sumeri, quando quello che noi traduciamo “tempio” andava sotto il semplice nome di “Egal” – “la grande casa”. Ne abbiamo descrizioni nell’opera di Enheduanna, la prima persona nella storia che ha firmato quello che scriveva. I templi sumeri erano “grandi case”, un po’ centri commerciali, un po’ banche, un po’ centri culturali stile ARCI. Il Dio o la dea che ci si adorava era lì un po’ per fare da garante alle pesate della polvere di argento che era uno dei business principali del tempio. In un epoca in cui non esisteva la moneta coniata, la gente si portava dietro un sacchetto di grani d’argento che però doveva essere pesato ogni volta che si comprava qualcosa. Ci pensava il Tempio. Il tempio era la vera casa dei cambiavalute, che avevano dei loro tavolini – o banchi – da cui è venuto il nome “banchieri” – i “trapezitai” erano quelli che Gesù di Nazareth aveva cacciato dal tempio di Gerusalemme dove continuavano questa antica tradizione; che c’è ancora nei moderni centri commerciali nella forma degli sportelli dei bancomat. E, nei templi sumeri, si commerciava di tutto; erano dei grandi magazzini – un termine che si usa ancora oggi. Si commerciava anche sesso, cosa che oggi non si fa più, perlomenmo ufficialmente, erano le kezertu o le harimtu sumere che dovevano essere delle gran belle ragazze, ma dovevano fare il loro mestiere nel tempio per forza, come avrebbero fatto altrimenti se la moneta non esisteva? Il cliente pagava in argento, il tempio pesava e, probabilmente, si prendeva una frazione. Quando Tamar si finse prostituta per costringere suo suocero Giuda a rispettare la legge del levirato, lo fece fuori dal tempio, lui non sapeva come pagarla e gli promise una capra, ma lei volle la sua cintura in pegno e alla fine la vinse lei. http://chimeramyth.blogspot.it/2015/11/money-and-prostituion-biblical-story-of.html. Tutto questo forse non ha tanto a che vedere conl’Unieuro di Uderzo. O forse si. In ogni caso, spiega perché mi piacciono i centri commerciali. E anche i Sumeri.

    Grog?

  6. Moi says:

    L’ Ombra di Kalergi sulla Notte al Chiar di Luna degli Oscar 2017 ;) :

    http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/oscar-moonlight-scelta-politica-consolatoria-anti-trump-errore-466014.html

    Oscar a Moonlight, una patetica scelta anti Trump

    • Moi says:

      Be’, “Silence” di Martin Scorsese era ovvio che nella Repubblica Massonica degli USA, ancora in balìa dell’ Egemonia Culturale della Liberal Scum ;) , NON potesse vincere …

  7. Moi says:

    @ ZETA

    FORSE, finalmente il tuo grande momento è arrivato … solo che, prima, devi capire in che “balotta scissionata” ;) è finito Cuperlo ! ;)

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/28/ius-soli-chaouki-pd-voto-di-fiducia-se-necessario-lega-nord-e-salvini-se-ne-facciano-una-ragione/3423004/

  8. Moi says:

    28 FEBBRAIO 2017

    Ius soli, manifestazione nazionale a Roma: “Basta aspettare, siamo italiani”

    https://video.repubblica.it/edizione/roma/ius-soli-manifestazione-nazionale-a-roma-basta-aspettare-siamo-italiani/269101/269534

    In piazza anche Matteo Orfini (presidente Pd), che ha parlato della possibilità di porre la fiducia in caso di ostruzionismo in aula.

    —————————-

    PS1

    … ma è sicuro-sicuro che voteranno in massa PD nel 2018 ?

    PS2

    SE, entro breve, casca Gentiloni sullo Ius Soli … Mattarella , poi, chi metterà su ?

    • Moi says:

      in realtà dovrebbe essere “basta aspettare: siamo italiani” … con i due punti anziché la virgola, no ?

  9. Moi says:

    OLTRARNIZZIAMO :) : Mi rifiuto di credere che la Popolazione Oltrarnina Acquisita possa dare il proprio primo voto alla Cricca del Bugiardo del Nidiaci !

    • Per Moi

      “Mi rifiuto di credere che la Popolazione Oltrarnina Acquisita possa dare il proprio primo voto alla Cricca del Bugiardo del Nidiaci !”

      :-)

      E’ molto difficile dire cosa voterebbero “gli stranieri”.

      Intanto, gli stranieri non sono abbastanza addentro alle abitudini locali da dare una grande importanza alle elezioni; insomma, non votano per identità, come gli indigeni.

      Sicuramente, gli stranieri africani, musulmani, latinoamericani o dell’Europa dell’Est sono in media molto “a destra” degli italiani su un sacco di temi “culturali”, ma pochi voteranno per una destra che dichiara loro guerra.

      Invece gli stranieri anglosassoni ed europei occidentali (numerosi a Firenze) sono “a sinistra” degli italiani sugli stessi temi (non ho idea i giapponesi, ma quelli sono una specialità solo di Firenze, credo).

      Mi sembra che il Partito Unico sia loro abbastanza indifferente, ma se bisogna votarlo per avere un lavoro, tanti lo voteranno, presumo.

      Parecchi “stranieri” votano per il M5S, visto che non è xenofobo, ma dipende dal grado di insoddisfazione con il sistema in generale.

      Per la sinistra (comunque si chiami), voteranno in pochi, penso, giusto qualche sindacalizzato/cooperativista.

      • Z. says:

        Miguel,

        se il PD fosse così efficace come ufficio di collocamento il referendum sarebbe stato un plebiscito epico. Invece lo è quasi stato all’arversa :D

        • Mauricius Tarvisii says:

          Nelle vostre regioni infatti il risultato è stato proprio in decisa controtendenza rispetto al dato nazionale. In Toscana in misura maggiore.

          • Z. says:

            Uhm… il risultato è stato proprio in decisa controtendenza rispetto al dato nazionale

            QUINDI

            chi vota PD trova subito lavoro

            CONCLUSIONE

            eh, magari dottò :D

            • Mauricius Tarvisii says:

              Sei stato tu a mettere in campo quel sillogismo, quindi non lamentarti se ti sembra che non torni :D

            • Z. says:

              Sono stato io a collegare il lavoro col voto al PD? Hai bevuto? :-)

      • Francesco says:

        sei sicuro che il M5S non sia xenofobo? ricordo dichiarazioni di Grillo sugli immigrati che parevano fatte da Salvini in persona

        ma non seguo approfonditamente nessuno dei due

        ciao

  10. Moi says:

    @ PINO

    Proma di esultare Talmudicamente per lo Ius Soli in nome di Hiram :)

    http://video.repubblica.it/edizione/roma/campidoglio-convegno-pro-palestina-improvvisato-in-piazza-identificati-i-manifestanti/269105/269538?ref=vd-auto&cnt=1

    … stay in bell ;) !

    Il PD si accinge a dare il voto a gente che per “configurazione religiosa” NON vi riconosce alla Madre Patria Israele il Diritto di Esistere !?

    • Moi says:

      … o sei fra quelli (che fra i tuoi Confratelli ce n’è … anche di ben noti ;) al pubblico teatrale …) che “la Terra Promessa potrebbe essere in realtà un Luogo dello Spirito ove Felicemente Vivere da Stranieri fra gli Stranieri” [cit.] ?!

    • Moi says:

      “prima”

  11. Viaggio in Italia 1

    Dicono che la gente non crede più al Partito, e invece a Napoli fanno la gara per iscriversi:

    http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/03/01/news/napoli_il_caso_delle_tessere_comprate-159480734/

    • Z. says:

      In questo dovrebbero imparare dalla Casaleggio Associati.

      Nel loro caso basterebbero poche migliaia di voti a sovvertire l’esito della consultazione, e hanno risolto il problema in modo semplice e funzionale: quando è indetta una votazione limita l’accesso al voto a chi era già iscritto da diversi mesi.

      Tanto poi ci sono le primarie…

      • Z. says:

        (intendo: se vuoi portare masse di esterni al voto, nel PD, puoi sempre farlo in un secondo tempo. Anche perché il ballottaggio, curiosamente, è a tre anziché a due)

  12. Viaggio in Italia 2

    Oggi per lavoro ho dovuto fare da interprete per un commercialista che spiegava a un cliente giapponese che quando ci sono i fallimenti in Italia, il curatore fallimentare può decidere se chiedere o no una giustificazione delle richieste dei creditori.

    In pratica:

    1) il creditore chiede 100.000 euro, che gli son dovuti davvero

    2) il curatore va da lui e dice, “chiedi invece 300.000 euro, e a me dai 100.000 sottobanco” – “ma come faccio a dimostrare….?” “tranquillo, tu non devi dimostrare niente, ci penso io”.

    • Z. says:

      Miguel,

      tu sei veramente incontentabile però!

      Da queste parti se un creditore si insinua al passivo deve accontentarsi, quando va bene, di una dignitosa frazione di quanto gli spetterebbe; se va male, mosche. E “mosche” capita con una certa frequenza.

      Da voi se uno deve averne 100.000 può sceglierne se averne 100.000 o 200.000.

      Miseriaccia, abiti a Isaura, la città leggendaria descritta da Calvino, dove se uno è indeciso tra due donne ne trova subito un’altra. E non ci sei nemmeno arrivato da vecchio. That’s so AWESOME! Dovresti ringraziare Iddio per questa cornucopia, e tu che fai? Niente, tu sei sempre a lamentarti!

      E non va bene l’aeroporto, e non va bene che ci sono troppe auto, e non va bene che ci sono pochi posti auto, e non va bene questo e quello…

      C’mon, stay serene :P

  13. Viaggio in Italia 3

    Vedo che il signor Romeo, che a suo tempo donò 60.000 euro alla renziana Fondazione Open (ex Big Bang), sta passando qualche guaio.

    Siamo sicuri che la sua fosse una donazione disinteressata, come quella di Corporacion America e di Bassilichi, che al massimo saranno stati ricompensati con qualche gadget di partito (oltre che con un aeroporto, ma quello lo darebbero anche a me, penso).

  14. Grog says:

    Poareto Romeo ci da sghei a fondasione OPEN e invece finisce CHIUSO così che nemeno puole farsi fare un BOCHINO di cortesia dal facia de merda de finto ex fasista.
    Grog! Grog! Grog!

  15. Moi says:

    KALERGIC SHOWDOWN :) : WORST / BEST CASE SCENARIO

    Ius Kalergicum che chiunque già tocci ;) i piedi a mollo all’ Isola dei Conigli a Lampedusa ottiene Cittadinanza Italiana Istantanea …

    Ora: è oltremodo palese che il PD vuole lo Ius Soli entro il 2018 perché ha “nasato” che, con l’ Elettorato Storico legato al “Mondo del Lavoro Salariato”, tira una brutta aria … esso Elettorato essendo sedotto dal Trumpismo come Berlusconismo Globale.
    Quindi, adesso, le Forze di Governo cercano di farsi votare dai Migranti … come se il Piano Kalergi esistesse davvero ;) !

    Però esiste la Speranza che il M5S possa dirottare su di sé quei voti … non tutto è perduto: il Piddume può ancora essere debellato, nevvero Grogh ? ;)

    • Moi says:

      Inoltre, in teoria, dovrebbe esserci a breve la faida senza esclusione di colpi fra neo-partiti sorti dal PD per contendersi quei voti, no ?

      Insomma, breve : dodici mesi ancora ci separano dallo Scontro Finale nel Segreto dell’ Urna … e i Giuòchi ;) di Potere si fanno sempre più intricati !

    • Z. says:

      …cioè il PD vorrebbe far votare dei bambini alle elezioni del 2018?

      Ammettilo, siamo geniali 8-)

  16. Moi says:

    Com’è, se … i NeoCittadini Alloctoni ;) , specie quegli Slàmici ;) tanto coccolati (In Odium Fidei) dai RadicalChic, voteranno invece il Popolo della Famiglia di Mario Adonolfi e Gianfranco Amato per fermare il Djinnder ?!

    ;)

    • Moi says:

      Adinolfi e.c.

    • Moi says:

      Per esistere, esiste :

      http://popolodellafamiglia.altervista.org/wp-content/uploads/2016/07/noioloro.jpg

      finora molto piccolo, ma … come proclamò Gianfranco Amato, osannato al Centro Islamico come se gli fosse apparso l’ Arcangelo Gabriele a ispirarlo:

      “Se Dio è con Noi … siamo già (!) la Maggioranza !” [sic.]

      • Moi says:

        Sai che figata se da staltranno ;) in Parlamento risuonassero espressioni come “Spade di Chesterton”, “Finestre di Overton”, “Mostro a Tre Teste: Massoneria, Gnosi e NeoMalthusianesimo” e così via … ;)

        • Per Moi

          Ma la Spada di Chesterton è questa poesia di GKC?

          http://gkcdaily.blogspot.it/2014/10/poem-sword-of-surprise.html

          The Sword of Surprise
          Sunder me from my bones, O sword of God,
          Till they stand stark and strange as do the trees;
          That I whose heart goes up with the soaring woods
          May marvel as much at these.

          Sunder me from my blood that in the dark
          I hear that red ancestral river run,
          Like branching buried floods that find the sea
          But never see the sun.

          Give me miraculous eyes to see my eyes,
          Those rolling mirrors made alive in me,
          Terrible crystal more incredible
          Than all the things they see.

          Sunder me from my soul, that I may see
          The sins like streaming wounds, the life’s brave beat;
          Till I shall save myself, as I would save
          A stranger in the street.

  17. Moi says:

    Del tipo :

    Il Messaggero dell’Islàm contro l’ideologia gender
    Un articolo nel periodico on-line della Moschea di Segrate

    http://www.no-gender.it/attualita/il-messaggero-dellislam-contro-lideologia-gender/

    … che Hybris sarebbe per le attuali Forze di Governo, che Hybris !

    • Andrea Di Vita says:

      @ Moi

      E’ la volta che mi iscrivo all’UAAR e ripesco le mie conoscenze giovanili in fatto di armi automatiche…

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Grog says:

        Andrea Di Vita usa l’arma DEPIDDIFICANTE
        Bzazzzzz!
        Bzazzzzz!
        Bzazzzzz!
        Bzazzzzz!
        Bzazzzzz!
        Bzazzzzz!
        Bzazzzzz!
        Bzazzzzz!
        Bzazzzzz!
        Bzazzzzz!
        Bzazzzzz!
        Bzazzzzz!
        Bzazzzzz!
        Bzazzzzz!
        Bzazzzzz!
        Bzazzzzz!
        Bzazzzzz!
        Grog! Grog! Grog!

  18. Grog says:

    Io ho sempre avuto un rapporto affettivo strettissimo con la Nobile città di Napoli però ora, a causa dell’imprenditore Romeo, ho avuto una terribile delusione e tutte le mie teorie sull’intelligenza dei Napoletani stanno andando a farsi friggere!
    Avete notato le somiglianze?!:
    – (1) Renzi babbo Tiziano assomiglia terribilmente a CAPITAN FINDUS;
    – (2) Renzi moglie assomiglia terribilmente a VLADIMIR LUXURIA;
    – (3) l’amico di Renzi babbo tal RUSSO assomiglia terribilmente al MOSTRO DI SCANDICCI;
    – (4) l’ex finto fascista BOCCHINO è tale e quale il JOKER DI GOTHAM CITY.
    Come ha potuto l’imprenditore Romeo, presumibilmente uomo intelligente, fidarsi di questa combriccola degna di un FUMETTO DI ZAGOR?! O tempora o mores!
    (1) il che implica che Renzi figlio di CAPITAN FINDUS sia un TONNO
    (2) il che implica che Renzi marito LO PIGLIA IN CULO TUTTE LE SERE
    (3) il che implica che parte delle stecche pagate vanno IN FILMINI PORNO, CALIBRO ’22 E BISTURI(*)
    (4) il che implica CHE NON MERITANO NEMMENO IL FUMETTO DI ZAGOR
    Grog! Grog! Grog!
    (*) perché serve il BISTURI
    C’è chi colleziona sassi,
    chi farfalle e contrabbassi,
    chi ci ha i fossili in bacheca,
    chi le rane in biblioteca;
    io conservo in albarella
    solo fette di mammella,
    e per vincere la noia
    metto fiche in salamoia.
    Perdonatemi se nelle notti di luna
    mi ritaglio un toupet da una passera bruna:
    lo conservo per me come portafortuna.
    Sono questi i miei capricci:
    ci ho la fissa dei posticci,
    sono il mostro di Scandicci!
    Nell’armadio delle scale
    ci ho le fiche sotto sale;
    sulla mensola in cucina
    ci ho le tette in formalina
    Le clitoridi le metto
    tutte insieme in un vasetto,
    e le chiappe sott’aceto
    in un mobile segreto.
    Perdonatemi se nelle notti di luna
    mi ritaglio un toupet da una passera bruna.
    C’è una taglia su me: è una vera fortuna;
    ma se vedo peli ricci
    mi ricaccio nei pasticci:
    sono il mostro di Scandicci!

    • Andrea Di Vita says:

      @ grog

      Crepa la quaglia,
      crepa il cammello,
      crepa la iena
      ed il pipistrello.
      Crepa la gente
      piena di guai;
      ma i rompipalle
      non crepano mai.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  19. mirkhond says:

    MICHAEL NOVAK, IL CATTOLICO CHE NON HA CAPITO NULLA DEL CAPITALISMO. Di Luigi Copertino.
    Luigi Copertino 1 marzo 2017

    Michael Novak (1933-2017)

    Quando nel 1994 apparve, in Italia, il suo testo “L’etica cattolica e lo spirito del capitalismo” Michael Novak fu acclamato come l’antiWeber, come colui che smontava il paradigma weberiano sulla genesi protestante del capitalismo consentendo finalmente alla Chiesa di riappacificarsi con il mondo moderno, con la cultura liberale e con l’economia di mercato.

    Nel ricordo che, a seguito della sua recente dipartita da questo mondo, Flavio Felice ne ha tracciato su Avvenire del 17 febbraio scorso viene segnalato, non a caso, che Novak ha inaugurato un rinnovato rapporto tra democrazia liberale, spirito di imprenditorialità e moderna Dottrina Sociale della Chiesa. Non si dice – attenzione! – semplicemente Dottrina Sociale della Chiesa ma si aggiunge l’aggettivo “moderna”, quasi a sottolineare una esegesi della discontinuità nel magistero sociale cattolico.

    In effetti Novak, insieme a Richard Neuhaus e George Weigel, ha molto influenzato l’enciclica “Centesimus Annus” (1991) di Giovanni Paolo II che, in molti, all’epoca videro quale svolta favorevole all’economia di mercato in discontinuità con il precedente magistero, anche con quello dello stesso Papa Wojtila se si mette a confronto quel documento con la “Laborem exercens” di qualche anno prima.

    In realtà che anche nella Centesimus Annus i caveat del magistero verso una accettazione sic et simpliciter dell’economia di mercato e del capitalismo fossero ripetuti era, ed è, argomento solitamente sottaciuto dai “cattolici per il mercato” dei quali Novak è stato il maître à penser.

    Di giovanile formazione catto-progressista, Michael Novak rifluì, ai tempi di Ronald Reagan, quando l’infuocato clima “conciliare” anni ’60 si era ormai raffreddato, nell’alveo del conservatorismo americano incontrando nel suo percorso un ex protestante come Richard John Neuhaus per intraprendere quel tentativo di revisione del paradigma storico di Max Weber al quale accennavamo. Una revisione intesa a far passare l’idea di una radice medioevale per il capitalismo e l’economia di mercato.

    Questo nuovo paradigma, anche sulla scorta di storici alla Rodney Stark, ebbe, negli anni successivi, una troppo immeritata risonanza, sostenuto e divulgato da una alluvionale letteratura, finanziata da potenti think tank conservatori, che ha avuto accoglienza in Italia nei settori della destra cattolica conservatrice, segnatamente di quella che si sforza di costruire una, inesistente, linea di continuità storica e teologica tra la Cristianità medioevale e gli Stati Uniti d’America mediante lo snodo del pensiero anglo-conservatore di Edmund Burke e Russell Kirk.

    Un’operazione culturale che per riuscire fu costretta a sottacere che l’economia di mercato ha bisogno per affermarsi di uniformità, razionalizzazione, legge impersonale al posto della consuetudine, sistemi monetari e di misura universali, e non diversità di pesi e tradizioni, e che tutto questo fu reso possibile solo dalla comparsa storica dello Stato moderno, sicché tra Stato e mercato storicamente non vi è opposizione, come credono i catto-liberali, ma vi è stretta e necessaria complicità. Non solo alle origini ma anche successivamente nel corso dello sviluppo storico dell’economia capitalista. L’illusione degli ordoliberali di una netta separazione tra Stato, chiamato solo ad “incorniciare” nella Costituzione le regole della libera concorrenza, e mercato non trova affatto riscontro storico nella vicenda concreta dello stesso capitalismo.

    Era necessario, dunque, far dimenticare le radici gius-contrattualiste (e non gius-naturaliste nel senso cattolico) dell’inscindibile binomio Stato-Mercato e, quindi, si doveva far dimenticare – magari facendolo passare per un equivoco secolare – il conflitto che, ad iniziare da Lutero, oppose il Cattolicesimo alla modernità in tutte le sue versioni, quella giurisdizionalista e giacobina quanto quella relativista alla Locke, e che ha determinato la insormontabile diffidenza della Chiesa anche verso il capitalismo quale forma moderna dell’economia.

    Infatti la Chiesa, nel corso dei secoli moderni, ha finito per tollerare – non per accettare – la realtà storica del capitalismo come un fatto con il quale convivere nel costante sforzo di modificarlo, correggerlo, controllarlo. Se si ripercorre la storia del pensiero sociale cattolico postrivoluzionario, tanto del magistero quanto dei pensatori che hanno contribuito ad elaborarlo, diventa evidente che il capitalismo e l’economia di mercato non sono affatto accreditati in linea di principio ma solo, appunto, tollerati quali fenomeni storici comportati dalla modernità secolarizzante.

    Alla distruzione dei corpi intermedi, dell’antico comunitarismo premoderno, decretata dalla legge Le Chapelier del 1791, la Chiesa nel corso del XIX secolo rispose sostenendo il nascente sindacalismo quale nuova forma della naturale organicità sociale fino ad accreditare, con Leone XIII sulla scorta di Toniolo, i “sindacati anche di soli operai” superando in tal modo ogni nostalgia “medioevale” per le corporazioni miste di datori di lavoro e di lavoratori e dimostrando di saper prendere atto delle trasformazioni indotte dall’industrialismo ma anche di non soggiacere ai principi ritenuti “sacri” del manchesterismo.

    In questo contesto il principio di sussidiarietà, sul quale insistono oltre ogni giusta misura i catto-liberali, è sempre stato strettamente unito, nella concezione sociale cattolica moderna, al principio di solidarietà. Non solo in senso orizzontale, ossia comunitario, ma anche in senso verticale, ossia politico. E poiché la forma moderna del Politico è lo Stato, il magistero sociale cattolico, pur affermando che esso ha un limite invalicabile, tuttavia consapevole che lo stesso mercato moderno dipende dalla razionalizzazione dei comportamenti sociali imposta dalla legge statuale, ha sempre invocato proprio l’intervento della visibile mano pubblica – un intervento non solo di “cornice” – per porre rimedio ai guasti ed alle ingiustizie della invisibile mano del mercato, che la storia si è sempre incaricata di rendere evidenti.

    «… il retto ordine dell’economia non può essere abbandonato alla libera concorrenza delle forze. Da questo capo anzi, come da fonte avvelenata, sono derivati tutti gli errori della scienza economica individualistica, la quale … ritenne che l’autorità pubblica la dovesse stimare e lasciare assolutamente libera a sé, come quella che nel mercato o libera concorrenza doveva trovare il suo principio direttivo … secondo cui si sarebbe diretta molto più perfettamente che per qualsiasi intelligenza creata» (Pio XI “Quadragesimo Anno”, 1931, n. 89).

    L’intervento correttore dello Stato, in alleanza con i sindacati, sul mercato, pur con delimitazione di confini invalicabili, è chiaramente contemplato sin dalla “Rerum Novarum” proprio al fine di porre rimedio all’“usura divoratrice” che, stando a Papa Pecci, ha trionfato nel capitalismo moderno. Un tema, questo, poi costantemente riaffermato in tutti i successivi documenti del magistero sociale cattolico, compresi quelli di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco I. Sicché quel concetto di “giustizia sociale” radicato nella sussidiarietà, contrapposta come contraltare allo Stato, al quale, come ricorda Flavio Felice nel suo “epitaffio” dello studioso americano, occhieggiava Novak si rivela, alla prova dei fatti, nulla più che un romantico flatus vocis, persino fastidioso nella misura in cui pretende una farisaica moralizzazione spontanea del capitalismo che avrebbe in sé la capacità di elevare il “capitale umano” e di combattere la povertà.

    Se è vero che l’uomo, proprio perché Imago Creatoris, è un essere votato alla creatività, Novak ha però dimenticato che l’uomo è anche ferito dal peccato originale, sicché, pur non essendo del tutto debilitato come ritenne erroneamente Lutero, egli, nell’attuale suo stato post-adamitico, è sì capace di creare ma anche per finalità distruttive, per volontà di potenza, per avidità di ricchezza spropositata o di sopraffazione. Ed il capitalismo, così tanto romanzato con i richiami moralistici alla “responsabilità, alla laboriosità, alla reciprocità”, non è mai stato né può mai essere, purtroppo, salvo singoli casi di singoli imprenditori di buona volontà, quel che ha voluto credere, e far credere, Michael Novak. Il quale, inoltre, confondeva il concetto cattolico di “persona”, che si da solo nella spiritualità dell’io in relazione con Dio ed il prossimo, con il concetto liberista, essenziale all’economia di mercato intesa quale disincantante agone dell’hobbesiano “homo hominis lupus”, di “individuo” che è, appunto, irrelazione, solipsismo, egocentrismo, autodeificazione.

    Se Novak, invece di perdersi dietro alla fumoseria di un “capitalismo morale” mai storicamente esistito, avesse guardato la realtà ad occhi aperti, invece che nascondersi dietro la comoda e calda sua posizione di cattedratico affermato e pertanto esente dalla dura competizione di mercato, avrebbe compreso la tragica lezione storica di questi anni di crisi.

    Questa lezione ha riportato all’evidenza verità che trent’anni di egemonia neoliberista sembravano essere riuscite a far dimenticare, perfino negli ambienti accademici, ma che non hanno potuto abolire perché insite nella realtà economica di un’umanità ontologicamente ferita. Ossia che l’offerta non crea la domanda ma, al contrario, è la domanda a creare l’offerta, che il mercato libero, ed oggi globale, lungi da realizzare, nell’immanente spontaneità delle supposte leggi naturali dell’economia, la “giustizia sociale sussidiaria” conduce inevitabilmente alle diseguaglianze più atroci – abbiamo anche di recente appreso che la globalizzazione ha concentrato la ricchezza del mondo in pochissime mani – ed alla precarizzazione del lavoro, alla precarizzazione di quel “capitale umano” che il capitalismo autonomamente responsabile avrebbe dovuto, secondo il pensiero novakiano, elevare a maggior dignità, ed infine che il cuore oscuro del capitalismo è nella finanza apolide, tanto che stiamo assistendo persino ad una divaricazione e ad una lotta tra l’economia reale e la sopraffatrice economia finanziaria.

    La finanza, quella che impone profitti rapidi a qualunque costo sociale o umano e disdegna ogni progettualità industriale a lungo termine, è sempre stata, in ogni epoca, il vero motore del capitalismo ed è oggi riuscita a svincolarsi dalle cogenti regolamentazioni statuali, dai confini nazionali e dagli obblighi giuridico-sociali che la costringevano, nel recente passato, ad essere al servizio del vecchio capitalismo reale, fino a diventare, per dirla con termine bensoniano, il Padrone del Mondo.

    Essa però non sarebbe mai riuscita a svincolarsi dal reale se a partire dagli anni ’80, con la “rivoluzione” thatcheriana e reaganiana che ha aperto il nuovo vaso di Pandora dei mali che oggi flagellano l’economia mondo, non fosse dilagata la spinta alle liberalizzazioni.

    Se Novak avesse dato ascolto all’ammonimento di Pio XI circa «l’internazionalismo bancario o imperialismo internazionale del denaro» (“Quadragesimo Anno” n. 109) o a quello di Benedetto XVI circa le «grandi potenze della storia di oggi … capitali anonimi che schiavizzano l’uomo … un potere anonimo al quale servono gli uomini, dal quale sono tormentati gli uomini e perfino trucidati … un potere distruttivo che minaccia il mondo» (Meditazione nel corso della prima congregazione generale dell’Assemblea speciale dei Vescovi per il Medio Oriente, 11 ottobre 2010) avrebbe compreso che il capitalismo non è quello, non è mai stato quello, partorito dalla sua fervida e romantica immaginazione di cattolico americano alquanto protestantizzato. Ed avrebbe evitato, grazie ad un sano disincanto teorico e metodologico, di vedere, prima di morire, andare in fumo l’idilliaca narrazione cui ha dedicato una vita intera e che sembrò in apparenza realizzarsi negli anni ’90 del secolo scorso quando, mentre cadeva il comunismo, Francis Fukuyama poteva illudersi sulla “fine della storia” sancita dalla vittoria del capitalismo, del libero mercato, dell’Occidente americano-centrico.

    Mai profezia fu più smentita di quella.

    Infine, dato che Novak è stato celebrato in questi giorni come colui che avrebbe sposato capitalismo e Vangelo, ci sia consentita una osservazione più metafisica.

    Che il Cristianesimo abbia avuto ed abbia riflessi anche politici e sociali è certamente vero. Tuttavia non bisogna mai cadere nella tentazione del cosiddetto “cristianesimo secondario” che è l’identificazione, riduttiva (ed, in fin dei conti, “ateistica” sicché è stata fatta propria anche dai cosiddetti “atei devoti”, novelli maurrassiani), della Verità di Cristo con una cultura, con una civiltà, con un modello sociale qualunque esso sia. La Rivelazione di Nostro Signore Gesù Cristo è, innanzitutto e principalmente, rivelazione di salvezza nell’Amore di Dio e del prossimo che indica, pur nell’affermazione della bontà ontologica originaria del creato, la meta ultima dell’uomo non nell’al di qua ma nell’al di là, nella Trascendenza la quale alla fine dei tempi trasfigurerà anche l’immanenza nella post-storica coincidenza della Gerusalemme celeste con la città terrena. La fede in Cristo è altra cosa anche rispetto alle sue vere o presunte conseguenze storico-sociali e non si identifica mai del tutto con esse. Il Cristianesimo è altro anche rispetto alle culture cristiane considerate nella loro immanenza storica e sociologica.

    Ecco perché sfido chiunque, anche i novakiani di qualsiasi scuola, a dimostrare la conseguenzialità perfetta ed assoluta tra liberalismo, capitalismo, libero mercato e il Vangelo che ci tramanda questo sommo, regio, insegnamento di Nostro Signore Gesù Cristo

    «Amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo» (Lc. 6,35).

    Mai furono pronunziate parole più “anti-capitaliste” di queste se è vero che il capitalismo – ecco la sua essenza finanziaria – nasce esattamente sul fondamento del prestito ad interesse che non a caso – benché i Papi non disdegnassero, per necessità imposta dalla triste condizione dell’umanità ferita, di indebitarsi secondo detta pratica creditizia – Santa Madre Chiesa ha sempre osteggiato, i teologi hanno sempre deprecato ed i francescani del XV secolo, nell’impossibilità post-adamitica di evitarne la pratica, hanno realisticamente cercato di moderare a scopi di carità sociale.

    Luigi Copertino

    • Andrea Di Vita says:

      @ mirkhond

      “Già si solea con le spade far guerra;
      ma or si fa togliendo or qui or quivi
      lo pan che ‘l pïo Padre a nessun serra”

      Dante, Paradiso, XVIII, 127-129

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Francesco says:

      che noia il signor Copertino! peggio di Mulan 2!

      E come il fim, dimentica la premessa maggiore da cui parte e si schianta.

      E’ vero o no che il capitalismo (o l’economia di mercato, che forse è definizione meno imprecisa e ideologica) è iniziata ben prima della Riforma di Lutero nell’Europa Cattolica del Medioevo? E’ vero che Marco Polo è un perfetto esempio di home economicus – pur non avendo nessuno Stato moderno alle spalle?

      Dubito che Novak promettesse il Paradiso in terra se ci fossimo fatti tutti capitalisti, per cui larga parte dell’articolo è facile guerra agli omini di paglia.

      Resta poi, a quelli maligni come me, da domandare quale economia “meno empia” il nostro autore voglia indicarci. Temo pensi a un qualche dirigismo statal-sindacalistico … che lo rende un miglior propagandista del neoliberismo di tutti i Novak e i Reagan

      Saluti costipati

      • PinoMamet says:

        Pensa Francesco che stavo per rispondere:

        “abbiamo capito da dove arriva il nostro Francesco”-
        ma poi ho pensato che te la saresti presa.

        Beh, mi hai risparmiato la fatica: te la sei presa lo stesso ;)

        Comunque rispondo a questo:
        “E’ vero o no che il capitalismo (o l’economia di mercato, che forse è definizione meno imprecisa e ideologica) è iniziata ben prima della Riforma di Lutero nell’Europa Cattolica del Medioevo?”

        No, non è vero.
        L’ideologia dominante del Medioevo (e oltre, per un bel pezzo, ce ne sono echi ancora negli autori settecenteschi-ottocenteschi) era questa:

        è una bella cosa essere nobile e gentile, passare il tempo innamorati della moglie di qualcun altro e non avere idea di dove provenga il denaro: forse cresce su qualche albero in Tartaria?

        Poi, ah sì, c’è anche una classe di villani che si dedica al commercio di stoffe, spezie, cambio di denaro e così via, e quando ne hanno la possibilità fanno di tutto per far dimenticare di dove provenga il loro denaro.

        • PinoMamet says:

          Quindi sì, nel Medioevo esisteva un mercato;

          no nesisteva invece l’idea che il Capitalismo fosse l’unica forma di vita possibile al mondo & la migliore, né che fare i soldi fosse bello utile e segno del favor divino…
          quest’ultima cosa, piaccia o meno a te e a Novak, è prettamente protestante.

          (Per i mal pensanti: neppure giudaica, sul problema della teodicea in terra gli ebrei la pensano esattamente come i cattolici).

          • Francesco says:

            >> nel Medioevo esisteva un mercato;

            >> né che fare i soldi fosse bello utile
            SU QUESTO MI PERMETTO DI AVERE DEI DUBBI

            >> segno del favor divino
            BASTA METTERSI D’ACCORDO: NEI SALMI SI PARLA DEI FIGLI RIUNITI INTORNO AL DESCO PATERNO, con un minimo di sforzo è proprio a descrizione del successo economico, no?

            :D

            PS pienamente d’accordo con te, però, sul fatto che ridurre tutto al denaro sia cosa brutta e moderna, e credo proprio tipica dei protestanti – che avevano demonizzato tutto il mondo, i fessi!

            • PinoMamet says:

              “con un minimo di sforzo è proprio a descrizione del successo economico, no?”

              Ma proprio un minimo, eh? ;)

              Ma ti riferisci a questo salmo qua?
              (non è uno scherzo):
              https://www.youtube.com/watch?v=RCzUWap9rm0

              “guarda come è bello e come dolce, i fratelli che siedono in unità..”

            • Francesco says:

              Pino,

              per la cronaca, non credo che il successo (economico, politico, militare, sportivo, con le donne, quello che vuoi) sia da leggere come “teodicea”

              ne penso quello che ne pensava Kipling

              ciao

            • PinoMamet says:

              Noncredo di aver mai letto un libro di Kipling, per cui… ?

        • Francesco says:

          Pino

          dimentichi un dettaglio: io sono di Milano.

          Noi quella roba lì ce l’abbiamo nel sangue dai tempi bui, ci abbiamo fatto una guerra secolare contro l’Imperatore legittimo (e contro le città vicine), la abbiamo pure vinta. E insieme abbiamo fatto il più bel rito della Chiesa Cattolica Universale, che ci siamo potuti tenere contro tutte le riforme.

          Quindi, a meno di solide prove storiche che ci accumunino ai perditempo di cui parli tu, posso ben stare tranquillo nelle mie scarpe.

          :D

          PS grazie per aver pensato a me!

          • mirkhond says:

            Quando compariremo al cospetto di Dio, non ci verrà chiesto quanti soldi abbiamo fatto per far girare il mercato, ma casomai se li abbiamo distribuiti ai poveri, per avere il VERO TESORO cioé DIO STESSO!

            • Francesco says:

              veramente potremmo aver pagati miriadi di lavoratori, salvandoli dalla povertà, e fantastilioni di tasse, fornendo i mezzi per aiutare i poveri

              dici che è una cosa brutta?

              ciao

      • per Francesco

        “E’ vero o no che il capitalismo (o l’economia di mercato, che forse è definizione meno imprecisa e ideologica) è iniziata ben prima della Riforma di Lutero nell’Europa Cattolica del Medioevo?”

        Allora, ripristiniamo un po’ di basi di antropologia.

        Gli esseri umani “scambiano doni” da sempre: tipo, io ti salvo quando stai per annegare e rifiuto che tu mi paghi; otto anni dopo, ti prendi cura di me quando mi rompo una gamba, e ti rifiuti tu di farti pagare.

        Più rari e tardivi sono i “mercati”, spesso creati dagli Stati stessi, dove la gente scambia pecore contro coltelli di ferro; sperando magari di prendere la pecora migliore e di dar via il coltello più scrauso. Sono fenomeni che riguardano comunque una minoranza della società, appunto i mercanti.

        Poi cè un fenomeno particolarissimo, che nasce probabilmente nell’Italia rinascimentale e che non è nemmeno pensabile senza i numeri “arabi”: dove invece di pecore o coltelli, cerchiamo esclusivamente soldi che sono intercambiabili con qualunque altra cosa e che devono unicamente aumentare per essere investiti in qualunque cosa per ricavarne ancora più soldi.

        Questo tipo di economia all’inizio si insinua negli interstizi:

        1) una comunità che campa sostanzialmente di cose reali (terra, pecore, ecc.) manda alcune persone ad arrotondare guadagnando “soldi” lavorando per un capitalista durante l’inverno o simili

        2) qualcuno perde tutto ed è costretto a lavorare per i soldi (vedi le enclosure inglesi)

        3) qualcuno viene costretto con la forza fisica dello Stato a guadagnare soldi per pagare le tasse

        Tutto questo non si collega tanto al “mercato”, quanto al gioco d’azzardo.

        Che è effettivamente un’attività umana, solo che non è l’unica.

        • Francesco says:

          Miguel

          io sono ignorante ma la Lega Lombarda nacque per rivendicare il diritto di battere propria moneta senza dipendere dall’Impero, nel 1167, un pò prima del Rinascimento

          Marco Polo, l’uomo che misurava il mondo in soldi (comprese distanze, pericoli, popoli e religioni) parte per il Catai nel 1271

          insomma, la tua economia pre-mercato credo sia una fantasia romantica (non ti arrabbiare!), il tuo mercato senza denaro giusto il punto di maggior buio del Medioevo

          ciao

          • Per Francesco

            “il tuo mercato senza denaro giusto il punto di maggior buio del Medioevo”

            Io non sono un esperto di Medioevo, è un compito che lascio ad esempio a Mauricius Tarvisii.

            Sono più competente riguardo alla storia inglese, quella messicana e quella toscana, in un periodo posteriore al Medioevo.

            Ma, per quanto certi fenomeni fossero esistiti in Italia (se vuoi anche dal 1167), credo che la vicenda decisiva sia quella inglese, perché lì nasce la rivoluzione industriale.

            In nessuno dei tre luoghi di cui so qualcosa, abbiamo la pura autoriproduzione del denaro come centro della vita umana fino a tempi piuttosto recenti

            Anche in Toscana, non è che si sviluppi da sé: è quando il grande proprietario terriero vuole trasformare la fatica la fatica dei suoi contadini in palazzi nel centro di Firenze, che inizia l’ossessione con i conti.

            Comunque, devo ancora trovare un testo (certamente esiste, sono io che sono ignorante) sul rapporto tra numeri “arabi” e capitalismo. O un testo che mi spieghi come facevano i romani a contare quanti metri quadri di campo servissero a fare quanto grano servisse per fare quanto pane servisse a nutrire una legione di quanti soldati per quanti giorni…

            • Francesco says:

              Miguel,

              un consiglio, da un classicista a un altro: non dubitare di fatti evidenti. i Romani, con quei numeri demenziali, quei conti li facevano, visto l’impero che hanno costruito

              come li facessero, a dirla tutta, è un dettaglio per storici

              ciao

            • PinoMamet says:

              ” O un testo che mi spieghi come facevano i romani a contare quanti metri quadri di campo servissero a fare quanto grano servisse per fare quanto pane servisse a nutrire una legione di quanti soldati per quanti giorni…”

              Intendo un testo moderno o antico?
              I Greci classici mi pare se ne fregassero.

              I Diecimila dell’Anabasi, per dire una di numerose spedizioni di questo tipo, diverse dalle solite guerre intercittadine estive, erano lasciati semplicemente liberi di saccheggiare quanto trovavano.

              Considerazioni logistiche c’erano sicuramente nelle Repubblica romana, perlomeno da Mario in poi, ma non mi sovviene un testo che ne parli espressamente o che spieghi “come si fa”.

              I primi libri ad occuparsi di questo genere di problemi mi pare siano i manuali militari bizantini, sparsi su un discreto numero di secoli.

              Sono una lettura interessante per gli appassionati di cose militari, hanno un approccio discretamente “moderno” (anche se a volte nascosto da una scomoda tendenza arcaizzante della lingua), e infatti hanno avuto successo in Occidente dal Rinascimento in poi.

              C’ha scritto un libro Luttwak, che ha il torto di essere troppo accademico per il comune appasionato di cose militari o che ne so, il Pentagono;
              e troppo pratico per i gusti accademici
              (proprio non ce lo vedo uno studioso di Bisanzio che si interessa di quanto grano portano un carro di buoi anzichè tot cavalli, e quale distanza possono percorrere in un giorno, o in quali condizioni atmosferiche un arco composito tira meglio o addirittura- orrore!- che vada a vedere come funziona, un benedetto arco composito, presso i mongoli di oggi…)

              io lo ho trovato una lettura gradevole. Tra l’altro salta fuori che Luttwak viene dal Banato.

            • Z. says:

              I mongoli dei nostri giorni usano gli archi compositi? per la caccia, tipo?

            • PinoMamet says:

              Non solo loro, in effetti.

              Li usano sicuramente per “sport”, cioè, sport tradizionale.
              Credo anche per la caccia.

              I mongoli, i manciù, i coreani avevano
              (i cinesi avevano ma hanno quasi perso) un’importantissima tradizione di arceria (si dice?).

              Il tiro con l’arco composito è parecchio difficile e necessita di molto addestramento, anche perché poi questi arceri dovevano (e sanno ancora fare, i mongoli per esempio) tirare a cavallo, in corsa, verso bersagli precisi, con frecce adatte a scopi diversi.

              Al confronto il famoso arciere inglese/gallese era molto più facile da formare, e infatti era un dopolavorista, uno che si addestrava nel tempo libero del lavoro dei campi, anche se continuativamente.

              Gli italiani, e i cinesi anche, gente pratica, hanno creato le balestre…

            • PinoMamet says:

              Tra l’altro questo spiega perché per fare carriera il soldato cinese doveva dimostrare di essere un bravo arciere, prima di tutto.

              I Manciù portavano l’anello “con unghia”, che serviva a tendere l’arco, come un simbolo di cui andare fieri.

              Il soldato bizantino, avendo a che fare con gli Unni, i Turchi ecc., doveva essere addestrato a usare l’arco “alla unna”, “alla romana” (cioè cambiando la posizione delle dita- alla romana è come lo terrei io che non me ne intendo) oltre che a combattere a piedi e a cavallo, tutto insieme, con la spada la lancia il giavellotto e la mazza.

              Il comune legionario romano antico era molto meno versatile.

              Da Roma antica era ripreso gran parte de lessico militare vero, ordini ecc.
              (cioè, non quello arcaizzante utilizzato dagli autori) e la capacità di creare accampamenti, costruire strade e fortificazioni ecc., che erano un vantaggio strategico notevole.

            • PinoMamet says:

              Un documentario sugli archi momgoli oggi:

              https://www.youtube.com/watch?v=xqPZFXTWi8k

            • Mauricius Tarvisii says:

              Procopio mi sembra che inizi la sua opera con un’apologia del combattimento con l’arco.

            • Z. says:

              Se non ricordo male, lessi che anche il samurai giapponese nacque come arciere a cavallo.

              Comunque, ci sta che l’arciere gallese fosse più facile da formare visto che i loro archi non servivano per tirare a un bersaglio ma per tirare ad un’area. Non credo fossero davvero utilizzabili per la caccia, per dire.

              Certo formare un balestriere era ancora meno costoso. Ho letto che un papa tentò di proibire l’uso delle balestre, che considerava armi scorrette e inumane, ma non so se sia vero (la fonte non era molto affidabile).

        • Mauricius Tarvisii says:

          La monetarizzazione la troviamo ben prima dello Stato nel Medioevo centrale, quando la guerra diventa costosa ed i signori cominciano a pretendere tributi in denaro per potersi armare meglio.
          Pochi secoli prima, dopo l’espansione islamica, troviamo in Oriente la demonetarizzazione, quando i soldati smettono di essere stipendiati e viene istituito il sistema dei Temi (o temata, come preferisce qualcuno).

        • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

          “Tutto questo non si collega tanto al ” mercato” “.

          Sono pienamente d’accordo riguardo al distinguere tra mercato e capitalismo, essendo quest’ultimo una particolare forma di mercato derivante da specifiche circostanze storiche. Mercato il quale, lungi dall’essere – a mio avviso – un dono di Dio o un’arte demoniaca, andrebbe semplicemente inteso per ciò che può essere: un attrezzo imperfetto, perfettibile e da usare con cautela :) , al pari degli altri: “belli” non sono la zappa e l’aratro, “bello” è il giardino, “belli” i frutti che vi si raccolgono: “belli” e importanti solo nella misura in cui sono in grado di farci vivere meglio…
          Riguardo alla concezione medioevale dei rapporti di potere, Peucezio, in un commento precedente, sottolineva come essi fossero di tipo “contrattualistico”… Non essendo un esperto nel merito, mi farebbe piacere se altri – es. Habsburgicus, Mirkhond, Mauricius, lo stesso Peucezio, etc. – approfondissero questo aspetto… Faccio solo notare che le conseguenze di una simile concezione dei rapporti sarebbero tutt’altro che egualitarie, nel caso in cui i – dico così – poteri contrattuali delle parti in causa fossero altamente sproporzionati (come di fatto accadeva nel Medioevo)… Temo che un futuro possibile potrebbe consistere in un Medioevo ancor più ingiusto e caotico, con poche grandi concentrazioni di capitali – nuove superpotenze in luogo dei vecchi stati – lasciate a “pescare” indisturbate in un sottoproletariato inconsapevole e senza diritti (scenario che non è poi tanto dissimile da ciò che già purtroppo accade, ad esempio, in alcuni Paesi dell’Africa subsahariana)…

          • Moi says:

            Più o meno, l’andazzo è questo … la “retropia” [sic] della Old Economy sembra l’ unico modo di mitigare queste conseguenze , amesso che funzioni. Come chiosato (mi pare) da Vittorio Sgarbi:

            “Donald Trump è [per i canoni degli USA odierni, ndr] razzista, sessista, omofobo, xenofobo e pure islamofobo …ma ha anche dei difetti !” ;) :D [cit. ; ?]

            Insomma: il Libero Mercato vuole sempre “andare avanti” … ma “per arrivare dove” non se lo chiede più nessuno, conta solo “proseguire” fine a sé stesso.

            • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

              @ Moi

              Ma dobbiamo seriamente aspettarci che sia Trump – di professione speculatore immobiliare – a irrobustire i diritti dei lavoratori americani? :)

    • Mauricius Tarvisii says:

      Questa è la post-sinistra.

    • Francesco says:

      toh, adesso in Svezia danno retta a me? davvero?

      non me lo sarei mai aspettato

      • Mauricius Tarvisii says:

        “Ogni volta che qualcuno è messo in grado di fare qualcosa di stupido, è molto probabile che lo farà”

        Mi piace autocitarmi :D

        • Francesco says:

          oh, siete voi che non ci piaccione le monadi.

          e nulla crea più spirito di corpo del servizio militare – quello vero.

          ;)

        • Andrea Di Vita says:

          @ MT

          Spero solo si ricordino di Poltava

          http://www.arsbellica.it/pagine/moderna/Poltava/Poltava.html

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Mauricius Tarvisii says:

            Ma figurati: ora invadono la Finlandia…

            • Andrea Di Vita says:

              @ MT

              Certo, oggi è assurdo anche il solo pensarlo.

              Ma le linee di separazione fra i combattenti delle antiche guerre hanno la pessima abitudine di essere qualcosa di carsico, che riaffiora quando meno te lo aspetti.

              Mi sono sorpreso più volte a constatare quanto sia ancora viva, almeno ad est di Trieste, la memoria di avvenimenti che diresti dimenticati da secoli.

              Ecco perchè – sarò paranoico io, per carità – qualunque notizia di riarmo mi insospettisce.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

            • Francesco says:

              scusate, la notizia è che la Svezia si riarma o che rimette in auge il servizio militare universale?

              le cose non coincidono, anzi hanno venduto gli eserciti di professionisti come più bellicosi di quelli di coscritti

            • Andrea Di Vita says:

              @ francesco

              La Svezia non è proprio quel che si dice disarmata. Tanto per dire, la maggior parte dell’aviazione militare se la fanno in casa:

              https://it.wikipedia.org/wiki/Svenska_flygvapnet

              La leva obbligatoria serve probabilmente a rimpinguare le guarnigioni, lasciando i professionisti a giocare alla guerra vera.

              Che evidentemente è data per maggiormente probabile, da oggi in poi. :-(

              Ciao!

              Andrea Di Vita

    • Z. says:

      ADV,

      colpa di Renzi e del piddì!

      Avevo un amico che era arrabbiato col partito – allora si chiamava DS – perché aveva abolito la leva. Il servizio militare, mi spiegava, è un’esperienza formativa per il popolo, serve a creare una classe proletaria consapevole…

      Gli chiedo: scusa, ma tu dove l’hai fatto il militare?

      Mi risponde: beh, io ero militesente, ma che c’entra…

      Il militare, come ordinedisciplina, è un’ottima cosa per gli altri :-)

      • Andrea Di Vita says:

        @ Z

        Lo dici a me? :-) :-) :-)

        Ciao!

        Andrea Di Vita
        119^ A.U.C.
        S.Ten. C.te Sez. Topografica di G.U.
        Gruppo Art. Monte Bondone III C.A.

      • PinoMamet says:

        Tra le idee strane che tutti accettano perché sì, c’è quella che il servizio di leva debba servire, o non servire, come esperienza educativa.

        Fa il paio con quella del latino che va studiato “perchè insegna la logica”.

        Peraltro in Italia il servizio di leva era pensato, mi pare, proprio con questa idea abbastanza malsana, per la quale un giovane deve essere educato a “come si sta al mondo”, e quindi si prende un diplomato liceale di Perugia e lo si mette insieme a un mezzo ritardato di Cuneo e a un mezzo delinquente, o delinquente completo, di Verona, e li si manda a Benevento a fare il CAR agli ordini di un sottufficiale semianalfabeta e di un ufficiale trombone e nullafacente, perché questo sarebbe “educativo”.

        E non discuto: può essere che lo fosse davvero.

        Fatto sta che sempre meno persone sentivano il bisogno di questo genere di educazione, e non me la sento di dargli torto.

        Peraltro nei paesi, che i “militaridilevisti” citano sempre come esempio, dove il servizio di leva c’è e funziona, mi pare che le cose funzionino proprio all’opposto:

        tolte richieste di corpi particolari, in genere il giovane fa il militare nella sua zona di origine (per esempio in Svizzera), oppure si tenta di formare delle “classi” omogenee culturalmente e socialmente (per esempio in Israele, dove i nerd fanno il militare con i nerd, lavorando al computer, i beduini con i beduini… beduini proprio in senso letterale);
        e la disciplina (di nuovo in Israele) non è neanche lontanamente paragonabile a quella un po’ ottusa delle nostre caserme, semplicemente perché un diplomato o universitario di oggi non ci sta a essere trattato come un buzzurro, da uno che è più buzzurro di lui…

        poi (sempre nel paese-poco-simpatico) si sono accorti che il militare lo può, e lo vuole fare, anche un sacco di gente che il nostro servizio di leva “scartava”, anche se stava in piedi con la faccenda del “sacro dovere di ogni cittadino”:
        non c’è alcun motivo per cui un ragazzo con problemi cardiaci non possa fare il cuoco o uno sulla sedia a rotelle non possa essere un bravissimo hacker.

        E anche questo concorre a creare quell’affezione verso il proprio esercito che in Italia pre-abolizione della leva era ai minimi storici.

        • Per PinoMamet

          “Peraltro nei paesi, che i “militaridilevisti” citano sempre come esempio, dove il servizio di leva c’è e funziona, mi pare che le cose funzionino proprio all’opposto:”

          interessante!

        • Z. says:

          Molto interessante.

          Il mio amico invece mi parlava di “educazione egalitaria di popolo”, dove tutti erano uguali e si poteva formare la solidarietà di classe.

          Per questo mi era venuto il dubbio che lui non avesse fatto la naja.

          Oh, intendiamoci. Può darsi che negli anni Settanta fosse un bene che l’esercito non fosse fatto da soli professionisti. Ma i tempi sono cambiati.

          • PinoMamet says:

            Ma onestamente, Z., ha senso parlare oggi di solidarietà di classe?

            E poi, quale classe? Se a militare andavano tutti, semmai sarà stata la solidarietà contro gli ufficiali o i marescialli.

            Io sono milite assolto per culo, quindi boh, dei due giorni di visita di leva ricordo solo la grande mole di parolacce.

            Ma quasi tutti i conoscenti che hanno fatto il militare in tempi recenti mi dicono grandi episodi di litigi, pugni e minacce di coltellate a sfondo regionalistico o per mera antipatia personale, nonnismo o seminonnismo, ottusità gerarchica e generale squallore.
            Occasionalmente episodi simpatici e qualche bella amicizia, che intendiamoci, si può avere benissimo anche senza sopportare tutto il resto.

            Quale persona sensata acceterebbe questo, potendo scegliere?

            Se invece mi avessero detto, vuoi fare un mese (di più non serve: il CAR durava appunto un mese, ma facciamo anche due o tre) con i tuoi compagni di classe, durante il quale ti fanno sparare un paio di volte col fucile, fai qualche marcia, dormi in tenda, porti una divisa…
            beh, perché no? in fondo sarebbe stata una gita scolastica lunga.

            E nel paese-poco-simpatico, dove la gita scolastica è lunga tre anni, tutto sommato c’è gente che va a arruolarsi (e viene presa, intelligentemente) anche se è una sedia a rotelle
            (o ha la sindrome di Down ecc.).

            Poi per carità, anche là c’è gente che si trova malissimo, e ne ho conosciuto uno che si era fatto carcerare, e lo squallore e l’inutilità non sono minori di quelli italiani, ma l’ottusità gerarchica invece sì…

          • PinoMamet says:

            Nel senso che mi hanno arruolato poi fatti i rinvii hanno sospeso la leva, nel caso qualcuno si chiedesse la mia posizione. Risulto “militare in congedo”, ufficialmente (me l’han fatto sapere un botto di anni dopo).

          • Z. says:

            Pino,

            — Ma onestamente, Z., ha senso parlare oggi di solidarietà di classe? —

            Guarda, onestamente ti direi di sì, ce l’avrebbe. Ma pare che non si riesca più a ragionare in termini collettivi.

            A parte questo, non ci sono dubbi che il concetto non potesse essere applicato alla naja, in base a quel che scrivi (che mi sembra tutto ineccepibile, a parte Israele su cui ti prendo in parola non sapendone niente).

  20. Grog says:

    I giovani tosi svedesi invece de far la naja e de incularsi tra di lor farebero meglio a darghe più colpeti a le mone scandinave invece de farlo far ai teribili maometan arapati che le bionde le violentano ancha in pieno giorno in una stasione feroviari!
    Grog! Grog! Grog!

  21. Grog says:

    Mi stupisce solo una cosa, che nessun giornalista abbia
    COMPARATO IL COSIDDETTO GIGLIO TRAGICO AI COMPAGNI DI MERENDE DI SCANDICCI
    ma è o non è la TOSCANIDAD responsabile!? E Pensare che qualche toscano per bene esiste anche senza risalire a DANTE(1) PETRARCA(2) BOCCACCIO(3) stilisticamente così differenti.
    I giornalisti dei cosiddetti media MAINSTREM sono DELLE VERE MERDE PUZZOLENTI, possibile che solo il “Fatto Quotidiano” si sia accorto ex-tunc del CASO CONSIP?! E solo ora timidamente ne parlino in TV? Tra l’altro il panorama è terrificante con le reti MEDIASET filo governative agli ordini del vecchio maiale che teme di perdere il “grisbì”, le reti RAI che fanno venire pulsioni OMICIDE SPECIE LA 3, e poi “LA 7″ nata IMPUTTANITA AL MASSIMO GRADO a partire da LILLI TROYER, potrebbero migliorare assegnando una rubrica alla PUTTACCHIANI o alla PALTA(fango).
    E pensare che ci sarebbero cose divertenti, le soffiate dei CARAMBINIERI sono veramente il massimo!
    Il comandante dovrebbe essere degradato da DELSETTE a DELCINQUE
    Il comandante toscano da SALTALAMACCHIA a CADENELLAMACCHIA
    Il premier GENTILONI a SENZACOGLIONI
    Il ministro della giustizia da ORLANDO a DIMENTICANDO
    Il presidente pugliese da EMILIANO a EMILICULO
    e via dicendo.
    Grog! Grog! Grog!

    • Grog says:

      (1) Il tempo è bello l’amor mi ispira vendo il sedere e guadagno una lira
      (2) Il tempo è bello l’amor mi ispira mi faccio un raspone e risparmio una lira
      (3) Il tempo è bello l’amor mi ispira vado al casino e spendo una lira
      Grog! Grog! Grog!

    • Z. says:

      Noto una debolezza verso Orlando, trattato con un certo riguardo…

      • Andrea Di Vita says:

        @ Z

        Ma ancora non l’hai capito?

        Il nostro Grog è un Orlandiano sotto mentite spoglie. Tutte le sue tiritere antiPD in realtà sono propaganda antiRenzi e antiD’Alema, in sintonia con il suo compaesano e compagno di venetitudine Cacciari. Anche la sua foia antiBoldrini è solo finalizzata a delegittimare una possibile futura avversaria del suo Capo. E’ chiaro che è un agente provocatore in forza al ministro della Giustizia. Poi scusa, Orlando è Ligure: andiamo, vuoi che un veneto possa davvero minacciarlo? :-) :-) :-)

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Grog says:

          Per me Orlando potrebbe crepare ai Piombi e non lo farei evadere come Casanova!
          Da Cacciari Dio mi scampi e liberi, è la dimostrazione che i rompi balle supponenti sono equamente distribuiti e quindi rompano anche a Venexia ostaria!
          Poi non ho una propria e vera foia anti Boldrini … anzi io con le donne un poco femministe e/o assertive ho sempre avuto feeling … il mio sogno erotico non realizzato era di farmi frustare (non troppo forte) con la canna sul sedere nudo da Margaret Tatcher a patto poi di ricevere carezze e bacini sulla parte offesa.
          Grog! Grog! Grog!

  22. A proposito di nascita del capitalismo in Italia, due piccole storie fiorentine…

    1) oggi, al nostro branco di plebei, arriva una mail con i saluti del gran capo di una delle famiglie del quartiere, che Wikipedia descrive come “di solida fede guelfa e nera”, e che hanno per diritto una porticina segreta che porta dritto dentro la chiesa di Santo Spirito. E che hanno cominciato con la lana e i prestiti bancari.

    2) ieri si stava a chiacchierare con un’esponente dell’altra grande famiglia del quartiere, gli X (anche loro calati qui nel Dugento), quando ecco che passa il santo mistico del quartiere.

    “Chi sei?” chiede all’esponente, che dice il suo nome (assai fiorentino) e cognome.

    “Io non conosco nessun X. Conosco solo creature!”

    E poi si scopre che una sfilza di X hanno fatto i volontari per il santo mistico del quartiere. Però sempre come creature, senza farsi vedere troppo.

    • Per Francesco

      “A proposito di nascita del capitalismo in Italia, due piccole storie fiorentine…”

      Da teorico del capitalismo, potresti indicarci perché il luogo in cui nasce il capitalismo sia il luogo dove l’aristocrazia oggi è più presente?

      • Francesco says:

        “cristallizzazione” come conseguenza della sparizione dalla mappa politica ed economica del mondo dei viventi, in un’epoca di capitalismo iniziale e pre-industriale. quindi più lento

        immagino che se la Lombardia diventasse di botto come è Firenze, tra 400 anni avremmo ancora i Berlusconi e i Moratti tra le famiglie importanti. invece è viva e i Visconti, gli Sforza e i Trivolzio non li si riconosce più per la strada

        ciao

  23. PinoMamet says:

    Se ho capito bene la tesi di Francesco è che il Capitalismo sia una cosa cattolica, o di nascita cattolica, perché lo si può far risalire al Medioevo.

    Nel Medioevo erano tutti cattolici —-> il Capitalismo nasce nel Medioevo —-> ergo il Capitalismo è una cosa cattolica, e non protestante.

    Potrebbe persino stare in piedi (con qualche puntello), ma…. e allora il Feudalesimo?

    Se con qualche elasticità possiamo far nascere il Capitalismo nel Medioevo, e appiccicargli perciò (!) un’etichetta di cattolicità, che dire del Feudalesimo, che è sicuramente e indubitabilmente più medievale, anzi, è il medioevo incarnato, e però ideologicamente è proprio l’opposto del Capitalismo?

    Non sto dando un giudizio morale: a me il Feudalesimo fa ancora più schifo del Capitalismo, ma delle due l’una, non può essere cattolico A, e anche B che è il suo opposto…

    Poi il discorso di cosa sia “cattolico” è ampiamente nebuloso
    (si passa dalla teologia della liberazione alla dittatura di Franco, dall’Inquisizione a Madre Teresa) per ovvi motivi di vastità, varietà e contraddizioni interne…

    consiglio perciò agli amici cattolici di concentrarsi su cosa sia cristiano , e per farlo, beh, hanno a disposizione le parole del loro fondatore…

    • Z. says:

      Beh, è un po’ come il concetto di cosa sia “socialista”.

      Ci rientrano tante cose diverse: una volta era anzitutto la SPD, poi Bernstein, poi il “rinnegato” Kautski, il PCUS, Brandt, Pol Pot, Allende, Craxi, Mitterand, Flores d’Arcais e oggi quel politico francese noto per sfuggire ai paparazzi a bordo del suo triciclo a motore.

  24. Roberto says:

    Se posso permettermi di ricordare la fastidiosa realtà, lo spettacolo lascia 45 persone senza lavoro. Mi vengono poche altre cose da dire

    • Per roberto

      “Se posso permettermi di ricordare la fastidiosa realtà, lo spettacolo lascia 45 persone senza lavoro. Mi vengono poche altre cose da dire”

      Intendi tutti quelli che hanno perso il posto di lavoro a causa del centro commerciale? Quelli che hanno dovuto mollare i negozietti di quartiere in cui erano cresciuti anche i loro genitori?

      Io spendo dieci centesimi di più per comprarmi i fazzoletti dalla mesticheria che mantiene una famiglia intera che a comprarli al Conad che impiega e licenzia i ragazzi come vuole, e poi magari chiude tutta la filiale e cambia nome.

      E non capisco come queste cose non ispirino un minimo di sdegno.

      • Roberto says:

        Negozietti di quartiere a Oderzo che vendono computer e lavatrici?
        In ogni caso non credo che la commessa ora senza lavoro abbia una qualche colpa per la chiusura del negozietto di quartiere

        • Mauricius Tarvisii says:

          Suppongo che esistessero: non credo che gli opitergini venissero tutti qui a Treviso a comprarsi il PC prima di Unieuro.
          Perché qui i negozi di computer c’erano quando ero piccolo e me ne ricordo diversi, mentre adesso non ne esistono più (o quasi, vedo su Pagine Gialle che un paio che vendono roba per uffici dovrebbero essercene). Inoltre a Ponzano Veneto avevamo una roba chiamata “Trevisonline” che era un provider internet dei bei tempi che furono. Inutile dire che, dopo “Italiaonline”, fu il secondo fallimentare tentativo fatto a casa mia per entrare nella realtà telematica :D

        • Z. says:

          I negozietti di PC non esistono più, e mica per colpa di Unieuro. Non esistono più perché assemblare PC mainstream per rivenderli è un’attività decisamente antieconomica, da parecchi anni.

          A parte questo, mi sembra un po’ come sdegnarsi perché la comparsa del freezer ha distrutto il lavoro delle botteghe del ghiaccio. O come sdegnarsi perché il computer ha tolto il lavoro ai fabbricanti di pallottolieri.

          Magari ha senso, non so, ma gioire per la rovina di un esercizio che vende frigoriferi e computer è una di quelle cose che mi lasciano perplesso.

    • Per MT

      “Tutto è bene quel che finisce bene”

      Bene non lo so, ma era ovvio che quelli che si agitano per i licenziati e non si preoccupano mai per i negozi di quartiere che chiudono, potevano stare tranquilli.

      • Roberto says:

        Siccome evidentemente sono uno di quei cartivoni che si agita per gli uni e se ne frega degli altri, me lo dici che cavolo di colpa ha da espiare una povera crista che fa la cassiera all’unieuro da meritarsi, al meglio, l’indifferenza (e sono solo io immagino a vedere una vaga vena di Schadenfreude) dei tifosi del Piccolo Negozio di Quartiere?
        Che differenza c’è fra la cassiera di unieuro e quella di pennymarket a parte che una la conosci personalmente e l’altra no?

        • Z. says:

          robéluxe,

          — e sono solo io immagino a vedere una vaga vena di Schadenfreude —

          Non direi solo tu.

          Per capirsi, è un po’ come se io gioissi per l’incendio di una fabbrica di HP o di Acer, dato che i fabbricanti PC di marca hanno rubato il lavoro ai negozietti di quartiere.

          Tra l’altro, dove ho già sentito gli slogan su quelli che ci rubano il lavoro, e da chi?

        • Per roberto

          “me lo dici che cavolo di colpa ha da espiare una povera crista che fa la cassiera all’unieuro da meritarsi”

          Non lo so, visto che la povera crista è stata qualche giorno a casa con i figli, pagata, e poi è tornata a casa.

          Ma quello che mi lascia sempre sconvolto è come in questi casi non si veda nemmeno l’esistenza del mostro che c’è dietro. Niente, è invisibile, anzi è nascosto proprio dalla cassiera che è la prima vittima.

          Come se arrestassero lo spacciatore che ha fatto morire trenta clienti di overdose, e tutti a dire, “oh ma la povera mamma dello spacciatore adesso come farà?”

          • Z. says:

            Miguel,

            il mostro che c’è dietro potremmo chiamarlo “organizzazione, ricerca e sviluppo”. Immagino abbia creato fenomeni analoghi sin da quando siamo usciti dalle caverne. Dalle macchine tessili ad oggi è successo costantemente.

            Non è necessariamente un bene, solo non credo si possa risolvere la cosa a suon di incendi, di accuse di “spacciare” ai commercianti che ti sono antipatici o di gioia per le disgrazie altrui.

            • Per Z

              “il mostro che c’è dietro potremmo chiamarlo “organizzazione, ricerca e sviluppo””

              No, si chiama urbanistica, la scelta di come impostare i luoghi in cui gli esseri umani sono costretti a vivere e a muoversi.

              Che poi, se urbs = polis, si chiama politica. Una politica che riflette una visione del mondo definita quanto quella che avevano i sovietici o i nazisti.

              Poi tutti si appigliano alle “ineluttabili leggi storiche” per giustificare il proprio sistema.

            • Z. says:

              Miguel,

              — No, si chiama urbanistica —

              Quindi le macchine filatrici, le ferrovie, l’aeronautica e l’elettronica sarebbero dirette conseguenze dell’urbanistica?

              Il fatto che assemblare un PC per uso ordinario domestico sia divenuta un’attività antieconomica è diretta conseguenza dell’urbanistica?

              Bah, mi sembra roba da neopresocratici: è tutta colpa dell’euro, è tutta colpa degli africani, è tutta colpa dei musulmani, è tutta colpa dell’urbanistica…

            • Per Z

              “Quindi le macchine filatrici, le ferrovie, l’aeronautica e l’elettronica sarebbero dirette conseguenze dell’urbanistica?”

              Ti vedo un po’ più lento del solito oggi, sarà la domenica…

              Wiki: “L’urbanistica è una disciplina che studia il territorio antropizzato (la città o più in generale l’insediamento umano) ed ha come scopo la progettazione dello spazio urbano e la pianificazione organica delle modificazioni del territorio incluso nella città o collegato con essa. Estensivamente l’urbanistica comprende anche tutti gli aspetti gestionali, di tutela, programmativi e normativi dell’assetto territoriale ed in particolare delle infrastrutture e dell’attività edificatoria.”

            • Z. says:

              Mig, forse sono lento come al solito, fatto sta che continuo a non capire!

              La tua tesi è che la valvola termoionica, il transistore, il circuito integrato sono prodotti diretti (o magari indiretti) dell’urbanistica? o che hanno prodotto loro stessi (naturalmente assieme ad altre innovazioni) l’urbanistica?

              In ogni caso non mi è chiaro se davvero sostieni che bisognerebbe sdegnarsi per l’obsolescenza del pallottoliere, o se è una provocazione che non ho capito.

            • Per Z

              “La tua tesi è che la valvola termoionica, il transistore, il circuito integrato sono prodotti diretti (o magari indiretti) dell’urbanistica?”

              Non ho parlato della valvola termoionica, del transistore o del circuito integrato.

              Credo che tu mi abbia confuso con Grog, che credo sia ingegnere.

            • Z. says:

              Miguel,

              oggi i PC si comprano nel megastore, e questo ha tolto il lavoro ai produttori artigianali di PC.

              Ieri si compravano nel negozietto sotto casa. E quei PC venduti dal negozietto sotto casa avevano portato via il lavoro a chi programmava schede perforate per inviare al CED, e ovviamente ai lavoratori del CED.

              Ma i CED, a loro volta, avevano portato via il lavoro a tutti quelli che facevano conti a mano, “decentralizzati”, magari con calcolatrici meccaniche o con pallottolieri.

              Dobbiamo sdegnarci per tutto questo? Oppure dobbiamo constatare che la gente compra sempre più spesso i PC via web, e che questo finirà per far chiudere, probabilmente, anche i negozi di PC nei megastore?

      • Roberto says:

        Che poi incidentalmente i Piccoli Negozi di quartiere stanno molto simpatici, mi dispiace solo non avere abbastanza tempo e soldi per far la spesa lì invece che nel perfido ipermegamercato

        • Mauricius Tarvisii says:

          E’ anche questione di assortimento.

          • Roberto says:

            Metto la questione nel cassetto “tempo”. Se devo comprare una lavatrice al supermercato ne vedo in un colpo solo 40 modelli nel Piccolo Negozio no. Il PN potrebbe per me guadagnare in attrattività se offrisse un servizio, chessò consiglio onesto e competente, consegna rapida, istallazione e smaltimento dell’altra compresi nel prezzo…

            • Francesco says:

              beh, se non fanno quello meglio che non aprano la serranda alla mattina

              io sono in lutto perchè ha chiuso un negozietto di “roba bellina ma inutile” ma anche roba elettrica, con relativi servizi di elettricista e idraulico … chiaro che aveva la precedenza sullo scaffale del supermarket, per me che sono babbanissimo in questi campi

  25. Moi says:

    http://video.gelocal.it/tribunatreviso/locale/lo-sfogo-della-sindaca-di-oderzo-denuncio-gli-sciacalli-di-facebook/68521/68933

    Lo sfogo della sindaca di Oderzo: “Denuncio gli sciacalli di Facebook”

    “Sciacalli”. Il sindaco di Oderzo, Maria Scardellato, è pronta a denunciare chi ha messo in rete notizie false, “solo per creare allarme”, in relazione all’incendio che ha incenerito parte del parco Stella di Oderzo. La notte del rogo infatti circolava la notizia (falsa) che ci fossero quattro morti e molti feriti. Ma non finisce qui: Scardellato vuole portare in tribunale chi ha accusato l’amministrazione di aver perseguito gli interessi dei privati nella gestione dell’emergenza

  26. Sull’alibi della povera cassiera che avrebbe perso il lavoro (non l’ha perso), basterebbe rileggere il post che ho scritto per capire dove sta il problema.

    Non è la povera cassiera che (non) ha perso il lavoro.

  27. A proposito di come la gente guarda la cassiera e non la cassa…

    Il sindaco di Firenze dice che le case popolari rischiano di diventare dei pericolosi ghetti etnici: in alcuni casi i due terzi delle assegnazioni finiscono in mano a extracomunitari.

    Ha assolutamente ragione.

    Infatti, quando gli affitti esorbitanti, gli sfratti, la speculazione immobiliare, i bed and breakfast cacciano i residenti dai quartieri misti e distruggono il centro storico, i poveri vanno a finire nelle case popolari; e i poveri sono spesso stranieri.

    Solo che il nostro sindaco cosa propone?

    Di innalzare il periodo di residenza necessario per ottenere un’assegnazione da cinque a dieci anni.

    • Z. says:

      Credo che il periodo di residenza per ottenere un’assegnazione di alloggio popolare sia stato introdotto di recente nella mia regione.

      http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2015/15-maggio-2015/rivoluzione-case-popolari-alloggi-solo-chi-vive-tre-anni-qui-2301388442960.shtml

      Da notare che la Lega Nord, ancorché entusiasta, si è astenuta sul punto!

      • Per Z

        “Credo che il periodo di residenza per ottenere un’assegnazione di alloggio popolare sia stato introdotto di recente nella mia regione.”

        Ma in principio, non è errato, poi i dieci anni sono una follia.

        Il problema è che il Comune se non vuole creare banlieues di spacciatori e simpatizzanti dell’Isis (con relativi costi anche economici) dovrebbe dividere l’edilizia popolare tra i quartieri, per permettere la conservazione dei legami reali tra le persone.

        • Z. says:

          Oddio, in una società dove spesso sembra si faccia di tutto per fare a pezzi i legami tra le persone non so quanto possa fare il Comune al riguardo.

          Però ripartire le assegnazioni tra i quartieri, in modo da evitare la creazione di ghetti, mi sembra un’idea condivisibile.

          Personalmente, considerato anche che i prezzi degli immobili sono ormai in calo costante e il consumo di suolo non potrà proseguire all’infinito, credo che sarebbe ora di aprire una discussione seria sul riutilizzo del patrimonio immobiliare dismesso. Ma ne capisco poco.

          • Per Z

            “Però ripartire le assegnazioni tra i quartieri, in modo da evitare la creazione di ghetti, mi sembra un’idea condivisibile.”

            :-)

            Che poi è un po’ lo spirito del post che ho appena messo su.

            • Z. says:

              Miguel,

              mi sembrava che nel tuo post si gioisse per l’incendio di un edificio dove si vendono computer in attivo anziché assemblarli in perdita. Sicché stentavo a condividerne la lettera e sinanco lo spirito.

              Ma sulla necessità di evitare la nascita di ghetti siamo d’accordo.

        • Roberto says:

          “dividere l’edilizia popolare tra i quartieri”

          Sì certo. Segnalo che a Bologna era così (almeno finché non sono partito)

  28. Roberto says:

    Miguel

    ” basterebbe rileggere il post che ho scritto per capire dove sta il problema.”

    Il limite è sicuramente mio.
    Ho capito che:
    – hanno costruito questo coso in un posto con poche case (ma prova ad allargare la mappa) e con dei parcheggi e quindi ci devi andare in macchina
    – il coso è vuoto ed illuminato la notte
    – dei tizi ci hanno guadagnato dei soldi
    – questi tizi non sono indigeni e se avessero potuto fare più soldi a montecuccoli invece che a Oderzo sarebbero andati a montecuccoli
    – degli altri tizi approfittano di offerte per comprarsi una lavatrice
    – i tizi che comprano non sani chi sono i tizi che vendono

    Ora scopro che ti angustia la sorte dei Piccoli Negozi di quartiere scomparsi (dei quali per quanto riguarda Oderzo non sappiamo assolutamente nulla)

  29. Moi says:

    @ MIGUEL

    Hai sostanzialmente ragione … però la clientela sarà sempre più triggherabile ;) dal Fatto Simbolista ;) che, magari:

    alla Cassa 1 c’è la Marocchina con l’hijab; alla Cassa 2 c’è l’ Egiziana con il niqab; alla Cassa 3 c’è la Pashtunessa :) con il burqa; alla Cassa 4 c’è Peppino che però “si sente dentro di essere” la Peppina ;) , e magari _ incurante di quanto gli/le duri il contratto ! _ tuttavia va a rivendicare il “Gender Cesso Apposito” ;) presso il Sindacato-Progetto Sociale dal sobrio :) nome di “Un Arcobaleno di Diversità in una Girandola di Opportunità” ;

    … icché si fa ? ;)

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