Un Pallone non Ha Confini, e altra fuffa

In queste ore, avrete tutti letto della vicenda dell’Unar, “Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali” della Presidenza del Consiglio, il cui direttore avrebbe fatto piovere fondi pubblici su circoli dove, a quanto pare, si praticava la prostituzione.

In Italia, sappiamo che qualunque cosa succeda, la mano destra dirà che è colpa della mano sinistra e viceversa. Una mano picchia l’altra, e tornano tutti a casa soddisfatti di sé.

E così si maschera sempre il vero scandalo. Anche perché chi in queste ore dà addosso al direttore dimissionario dell’Unar ha tanto interesse quanto chi lo difende, a nascondere la vera questione.

Eppure Il Giornale, che con uno scandalo del genere si esalta tutto, spiega tra le righe la vera questione:

“Uno scandalo che nasce dalla segnalazione anonima di un contatto intervistato da Filippo Roma. ” In realtà questi circoli non sono altro che dei locali con ingresso a pagamento – spiega il testimone – dove si incontrano persone gay per fare sesso, a volte anche questo a pagamento. Si tratta di un’associazione di imprenditori del mercato del sesso gay. Si nascondono dietro l’etichetta di associazioni di promozione sociale. Le stesse che dovrebbero avere come mission quella di aiutare le persone, ma in realtà, il loro unico scopo è quello di fare soldi senza pagare le tasse”. Le associazioni, infatti, in quanto tali non dovrebbero sottostare ad alcune regole che i locali commerciali sono costretti a rispettare. “Sfruttando la denominazione di associazione a cui sono concesse delle agevolazioni – spiega il testimone – Se si trattasse di un locale commerciale dovrebbero pagare le tasse sull’ingresso, sulle bibite, su tutto ciò che viene venduto, compresi i massaggi. E dovrebbero anche comprarsi una licenza. Alle associazioni invece, non è richiesto niente di tutto questo, proprio perché l’attività principale dovrebbe essere senza fini di lucro. Basta andare sui siti di quei posti per capire che cosa offrono”.

Mettiamo via per un attimo le pulsioni da tifosi, e guardiamoci attorno.

1) Si mette su un’Associazione. Che può essere di orientamento cattolico, laico, omosessuale, liberale importa poco. E fin qui, niente di male: il fatto che l’Italia ti permette di fare delle associazioni e non solo votare, sarebbe un’ottima cosa.

2) Ci si iscrive a una delle super-associazioni nazionali che prendono dalle sottoassociazioni una tangente e in cambio danno loro gli strumenti per non pagare il fisco. Tutte insieme muovono talmente tanti voti da essere intoccabili.

3) Si apre un’attività per far soldi senza scopo di lucro, che va dalla squadra di calcio al bar al progettino antibullismo.

4) A questo punto, si partecipa ai Bandi (e talvolta li si scrive direttamente, che così è più semplice).

I nomi sono di fantasia, poi se esistono davvero associazioni con nomi e progetti del genere, la colpa è loro e non certo mia:

Associazione Amici di Giovanni Paolo Secondo Onlus, il Progetto Mai Più Esclusi, perché l’infanzia sia sempre al primo posto. 70.000 euro dei contribuenti per portare i bambini in parrocchia a fare disegnini sulla pace e contro il bullismo, ricavando marginalmente anche uno stipendio precario per la catechista che il vescovo non è riuscito a piazzare come insegnante di religione a spese dello Stato.

Associazione Psyché Duemila, il progetto Sì Ho una Marcia in Più, ogni dislessico deve scoprire l’Einstein che ha in sé. Cinque laureati in psicologia disoccupati si spartiscono 17.000 euro per convincere un gruppo di alunni della scuola media a farsi certificare da loro, così potranno avere i compiti ridotti a metà e il diritto a consultare gli appunti durante la verifica in classe.

Associazione Wow Marilyn, il progetto Trance Iz Gender, 19.000 euro per poter pagare per la prima in volta gli sfigati che alle sei di mattina ripuliscono i preservativi nei dark room.

Associazione Vittime e Vittimi del Bullismo, progetto Nessuno/a Picchi Caino/a, 32.000 euro per fare lezioni nelle scuole su come il bullismo si combatta ascoltando il rap. Ci avevano provato prima con l’equitazione, ma il cavallo non era assicurato. Poi con gli scacchi, ma un bullo si era fregato il pezzo del cavallo.

Associazione Sportiva Calcio Giovani, Progetto Un Pallone non Conosce Confini Africalcitalia, 30.000 euro, per pagare quattro operatori per integrare tre nigeriani a pulire il campetto, così lo sponsor che per pagare meno tasse ha appena dato 120.000 euro all’Associazione (ricevendone indietro la metà in nero) farà più bella figura.

Associazione Montegiallo di Sopra, Progetto Tradizione E’ Futuro, riscopriamo i valori di un tempo mentre affrontiamo la sfida del mercato globale. 57.000 euro per fare la sfilata del Panettone al Sambuco e per rifare tutti i capannoni dei pollai.

Associazione Recupero e Prevenzione, progetto Adolescenza KritiKrisi. 87.512 euro per due anni per far fare videogiochi a sette ragazzotti e pagare gli operatori con i voucher a pulire le cicche dopo.

Vorrei rassicurare chi in questi giorni se la prende con quel perverso direttore dell’Unar: ve la state prendendo con il più normale degli italiani.

Nuvola-bullismo-1

Print Friendly
This entry was posted in imprenditori, Italia and tagged , , , , , , . Bookmark the permalink.

61 Responses to Un Pallone non Ha Confini, e altra fuffa

  1. Z. says:

    “Attività per far soldi senza scopo di lucro” mi sembra una descrizione molto azzeccata di molte realtà classificate come associative.

  2. Moi says:

    La contrversiale [cit.] ;) BimbaminKia UltraSeasoned MILF ;) Monica Cirinnà scende in campo :

    http://www.agenpress.it/notizie/2017/02/21/unar-gay-cirinna-pd-le-iene-boom-ascolti-utilizzando-argomento/

    Unar e gay. Cirinnà (PD) contro le Iene. “Hanno fatto il boom di ascolti utilizzando questo argomento”

    ———————–

    Piccola Oltrarnoscopia ;) : google CapalBIO [sic] Fattoria cioè proprio “BIO” chre sta per Biologico in quel di Capalbio (GR) nel RadicalChicland :) : ove i Profughi sono i Benvenuti, nel senso … delle attrici e gli attori che l’interpretino in un film che vinca un premio internazionale ! ;)

  3. Moi says:

    Altra Oltrarnoscopia ;) :

    http://www.ilpost.it/2017/02/16/tiziano-renzi-indagato-traffico-influenze/

    Tiziano Renzi, padre di Matteo, è indagato per il reato di traffico di influenze

  4. Mario says:

    Associazione Sportiva Calcio Giovani, Progetto Un Pallone non Conosce Confini Africalcitalia, 30.000 euro, per pagare quattro operatori per integrare tre nigeriani a pulire il campetto, così lo sponsor che per pagare meno tasse ha appena dato 120.000 euro all’Associazione (ricevendone indietro la metà in nero) farà più bella figura.

    Questa Africalcinculo dovrebbe essere sciolta e i quattro operatori tradotti in celle di isolamento per attentato all’unità etnico-nazionale: ivi sarà concessa loro lettura del de Gobineau, rettificato, nei suoi errori suprematisti, dal differenzialismo razziale di un Freda. I tre nigeriani rispediti a casa e aiutati lì, nella loro terra avita, colma di ritmi e riti oscuri, che vanno rifiutati e al tempo stesso rispettati dall’indoeuropeo di buon sangue.

    • Francesco says:

      Ohi Mario

      sei caduto mani e piedi nella trappola del tifo, anche se lo hai fatto apposta.

      Bello il post di Miguel, che pone un problema vero.

      Abolire i privilegi fiscali delle ONLUS, così che rimangano solo quelle vere?

      Trovare delle regole per discriminare tra ONLUS “serie” e baracchini? e come si fa?

      Intanto dobbiamo trovarci a celebrare la (ennesima) vittoria dei tassinari contro gli italiani, giusto? un pò di casino in piazza, due bombe carta, e i privilegi sono salvi! Evviva.

      • Per Francesco

        “Abolire i privilegi fiscali delle ONLUS, così che rimangano solo quelle vere?”

        Qui ci sono due problemi diversi.

        Il primo riguardo quello dei privilegi fiscali: non è un’idea sbagliata in sé – se noi ad esempio facciamo un banchetto, dove vendiamo la roba usata che i soci portano e spendiamo tutto il ricavo per comprare materiali per tenere pulito un giardino pubblico, non pagare le tasse mi sembra il minimo.

        Un po’ più a rischio sarebbe, se facessimo tutti i giorni delle merende per i bambini per finanziare l’associazione, e pagassimo qualcuno per farlo; ma anche qui, è la legge parla giustamente di “prestazioni prevalentemente volontarie” – un’associazione di una certa rilevanza può anche pagare un segretario per tenere in ordine quello che fanno cento volontari.

        Ma in buona parte delle associazioni senza scopo di lucro… tutti sono retribuiti, o almeno tutti i soci “veri”, poi una tessera a cinque euro l’anno si regala a chiunque.

        Il secondo problema è il modo in cui uno Stato che piange miseria riversa montagne di soldi su associazioni in base alla correttezza formale dello statuto e a un “progetto”, che 99 volte su 100, è pura fuffa.

        Nessun progetto prevede, ad esempio, di prendere un presunto bullo e seguirlo per dieci anni avviandolo a una nobile carriera sportiva vissuta con dignità. No, un gruppo di psicolaureate orecchia che c’è un Bando, buttano giù un progetto che dietro una cortina fumogena di parole, propone di fare quattro predicozzi nelle scuole e qualche ora di ascolto di musica rap, con conclusione entro sei mesi.

        Non è nemmeno detto che sia colpa delle psicolaureate: disoccupate, annaspano e si aggrappano alla prima cosa che trovano, anche se perfettamente inutile e a brevissimo termine.

        • Francesco says:

          quindi ci si rassegna? i soldi per i bandi calano, la lotta tra fine ONLUS diventa sempre più feroce, alla fine il Titanic affonda e pazienza?

          ciao

          • Per Francesco

            “quindi ci si rassegna?”

            Beh, si potrebbe cercare di finanziare meno Progetti e fuffa varia, tanto per cominciare.

            Ma voglio proprio vedere quale politico ci proverà a chiudere i baretti dell’Arci o dell’Aics (o a licenziare gli insegnanti di religione con un alunno per classe).

            • Francesco says:

              eh no, la Vulgata è che l’ora di religione è gettonatissima!

              cosa sarebbe questa bassa insinuazione?

            • paniscus says:

              Fatti un giro nella mia scuola e poi ne riparliamo :)

            • roberto says:

              però al di fuori della tua scuola le statistiche (certo della CEI) sembrano dar ragione a francesco

              http://www.tuttoscuola.com/litalia-divisa-in-due-nella-scelta-dellirc/

            • paniscus says:

              Sono anni che si sollecita la pubblicazione di dati ufficiali del ministero che non passino attraverso il filtro della CEI, ma il ministero da quell’orecchio non ci sente. Ha rilasciato dei dati una volta sola, che riguardavano le iscrizioni di un anno solo, mi sembra tre anni fa, e basta, nient’altro, né prima né dopo. Tutte le evidenze indipendenti sembrano suggerire che l’iscrizione a religione sia in forte calo in alcune regioni , mentre resta sostanzialmente stazionaria in altre. Ma laddove il calo ha cominciato a esserci, è diventato rapidissimo nel corso di pochi anni, e questo è sempre quello che ho pensato anch’io, perché ho sempre sostenuto che sia soprattutto un effetto di “massa critica”.

              Ossia, in ambienti in cui religione la seguono quasi tutti, continuano a farlo quasi tutti per molti anni in più, proprio perché il non fare religione è visto come una scelta anomala ed emarginante; ma in ambienti in cui comincia a esserci un nucleo significativo di scelta contraria (anche se non la maggioranza, ma comunque una minoranza significativa), questo nucleo aumenta sempre più vistosamente in pochi anni.

              E non mi stupisce proprio per niente: anche per la famiglia che è contraria all’IRC e che preferirebbe non iscrivere il figlio all’ora di religione… c’è una bella differenza psicologica, tra il tra fare quella scelta in una classe in cui rischia di essere l’unico, e farla in una classe in cui ce ne sono già sei o sette!

              Più ce ne sono, e più la scelta diventa socialmente normale (senza contare che più ce ne sono e più viene garantita un’attività alternativa seria).

              Insomma, non so se mi spiego bene: per passare dal 3% al 4% di non iscritti a religione, ci vogliono vent’anni, ma per passare dal 20% al 50% basta poco! E una volta che il calo ha preso il via, non si arresta.

              Parlo soprattutto di bambini piccoli, per i quali scelgono solo i genitori…

              …e in quella fascia di età, alla maggior parte dei genitori, non può fregare di meno della valenza didattica, ma la preoccupazione maggiore è solo sulla sorveglianza e sulla socializzazione (ossia, “chi mi tiene il pupo in quell’ora” e “ma non ci rimarrà male a essere separato dagli amichetti?” )

              Non appena i ragazzi sono abbastanza grandi da poter essere lasciati un’ora da soli, non frega più niente a nessuno né della religione né dell’attività alternativa:

              in prima superiore scoprono che si può anche anche non fare né l’una né l’altra, ma prendersi proprio un’ora libera, e allora gli si apre un mondo :)

            • paniscus says:

              Aggiungo: se le cose NON fossero (più o meno) come dico io, non si spiegherebbe affatto l’eccezionale coinvolgimento della CEI e di altri ambienti clericali vari, per sbracciarsi a fare propaganda a favore dell’iscrizione all’ora di religione cattolica, come se ci fosse un’emergenza di diminuzione drammatica… nonostante i numeri continuino a indicare apparentemente una maggioranza schiacciante a loro favore.

              Voglio dire, se è vero che gli iscritti a religione (facendo la media su tutte le regioni e su tutti gli ordini di studi) continuano a essere quasi 9 su 10, quale problema gravissimo ci sarebbe, a passare dall’88% all’86%, tanto potranno sempre dire che si tratta comunque di una maggioranza schiacciante?

              Evidentemente, quel passaggio dall’88% all’86% lo vedono realmente anche loro come l’innesco di un meccanismo a cascata di quelli che descrivevo io!

  5. Molti anni fa frequentavo un “gruppo informale”, alias compagnia.
    Verso i venti, venticinque anni al massimo, sono gruppi che tendono a dissolversi: specie le ragazze sentono il bisogno di costruire qualche cosa che di solito significa riprodursi con la collaborazione di qualche taciturno tutto scritto su’ bracci e finire in capo a due anni al massimo a fare le mamme single con il mutuo da pagare.
    I maschi invece, specie negli anni in cui comincia questa storia, avevano prima o poi un colloquio franco ed aperto con il Padre o chi per lui, e previo indebitamento per l’acquisto di qualche oggetto costoso o l’intrapresa di qualche attività improbabile guadagnavano il diritto di guardare dall’alto in basso gli amici di ieri, le loro kefiah e i loro stracci feldgrau. Gente cui dispensare con degnazione consigli e pietà, con la camicina pulita, il capellino fatto e le Mamme dei consigliati che approvano vigorose: CamicinaCapellino sì che farà strada nella vita! Roba da presentargli le figlie, cavoli… ma che dico: da gettargliele tra le braccia, proprio.

    CamicinaCapellino fa l’imprenditore: con valorosi soci rileva un locale di periferia che fino a quel momento nessuno è riuscito a far fruttare: immenso, su più piani, con giardino esterno ed un grande avvenire dietro le spalle. Con lena e vigore vi appresta persino una finta spiaggia con campo da beach volley: arruola personale a squadroni, e l’attività freme e ferve.
    In mezzo a tutto questo, CamicinaCapellino ha l’ideona: a lui i soldi non interessano, è un benefattore. Fonderà una ONLUS per insegnare il calcio ai ragazzini in Senegal.
    Piccolo indizio, primo odore di bruciato: la sera dell’inaugurazione del campo da beach volley con previste ragazze previstamente poco vestite, un giovane laureato in filosofia teorerica fa garbatamente notare a CamicinaCapellino l’assenza di servizi igienici e soprattutto di docce. Le ragazze poco vestite hanno la tendenza a gradire una doccia, sperabilmente almeno tiepida, dopo certe attività.
    In capo a mezz’ora il campetto viene smontato e fatto sparire, e sostituito con meno impegnative sedie a sdraio.
    Fin qui le boiate, pensiamo quindi a cosa non doveva essere la gestione delle cose serie. Una persona seria, dotata di un olfatto appena appena nella norma, già avrebbe percepito netto l’odore di mensa dei poveri verso cui conducono certi sogni di gloria.

    Passa un anno.
    Forse meno.

    I soci? Dissolti nell’aria, uno perfino inseguito dalla gendarmeria per via di certe pendenze.
    Il personale? Tutto a nero. Con quel che segue.
    Il locale? Fatti due conti a tavolino con l’aiuto di gente che non aveva interesse alla cosa, CamicinaCapellino ha scoperto che solo per tenere la testa fuori dall’acqua avrebbe dovuto incamerare almeno cinquecentomila euro l’anno. Figuriamoci.
    La ragazza di CamicinaCapellino, biondina pelle di pesca? Non si vide neppure il fumo della corsa. Fece svelta il passaggio di categoria trescando con uno con la Biemmevù: altro che la Vosvàghenne Gòrfe di CamicinaCapellino che pure le aveva promesso una Sàbbe Càbrio… E poi quello con la Biemmevù non le faceva nemmeno vedere le bollette da pagare, ci pensava direttamente lui.

    Un giorno, il padre pensionato di CamicinaCapellino si presentò per un posto di lavamacchine in un distributore della zona. CamicinaCapellino gli aveva carpito (ed azzerato) persino la liquidazione.
    E il Senegal? Altro che ONLUS mai nata.
    Una UNIPLUS, tutto quanto.
    CamicinaCapellino cominciò a marcare malissimo. Ad un certo punto si trasferì persino da un amico che, via per lavoro, gli lasciò la casa per qualche mese. Al ritorno la trovò ridotta ad un bivacco, comprese certe tracce organiche innominabili nelle lenzuola che CamicinaCapellino non si era certo curato di cambiare e tantomeno di mettere in lavatrice.
    Sic transit.

    Ah, e le Mamme?
    Sparite.

  6. Grog says:

    Le organizzazioni culattone se la mettono in culo tra di loro e colpiscono uniti per metterla in culo al contribuente.
    ANNEGHIAMOLI TUTTI GIA’ DA PICCOLI
    Da “Il giornale”
    _________________________________________________________________________
    Un’accusa nemmeno tanto velata alle sigle «concorrenti» che negli ultimi anni si sono viste penalizzate dall’aumentato «peso» economico e politico dell’Anddos. All’ingresso di molti club privè appare ancora il vecchio avviso: «Ingresso riservato solo ai tesserati Arci». Ma, in realtà, la tessera che viene compilata all’interno dei circoli è quella dell’Anddos che, da sigla gemellata con l’Arcigay, si è nel tempo resa autonoma «rubando», per così dire, una consistente fetta di «mercato» alle sigle tradizionalmente egemoni in questo settore.
    _________________________________________________________________________
    Per il caro Mario
    Altro che mettere in cella gli imbrogioni, spedirli tutti in BONGOLANDIA biglietto one-way.
    Grog! Grog! Grog!

  7. roberto says:

    Miguel e chi sa

    “Il secondo problema è il modo in cui uno Stato che piange miseria riversa montagne di soldi su associazioni in base alla correttezza formale dello statuto e a un “progetto”, che 99 volte su 100, è pura fuffa. ”

    post e discussione molto interessante

    mi aiutate a dare un valore numerico a “monagne di soldi”?
    sarà che sono lontano dall’italia da troppo tempo, ma ogni volta che sento amici italiani mi dicono che non ci sono soldi per nulla.

    • Per roberto

      “mi aiutate a dare un valore numerico a “monagne di soldi”?”

      Intanto, abbiamo i famosi 35 euro al giorno che NON vanno ai richiedenti asilo, ma costituiscono l’alimento vitale per migliaia di ONLUS più o meno discutibili.

      Il resto saranno relativamente spiccioli – anche il pornoclub di Spano in fondo si sarebbe preso solo 55.000 euro. Però sono sempre soldi pubblici gettati in massima parte al vento.

      Se lo Stato volesse davvero aiutare l’associazionismo, potrebbe fare ben altro.

      Ad esempio, pagare le assicurazioni che si richiedono alle associazioni che stipulano convenzioni, facendole rientrare nell’insieme delle polizze stipulate dalle istituzioni.

      Rendere disponibili sedi per attività vere (e non per farci il baretto).

      Abolire le figure parassitarie delle associazioni nazionali.

      Concedere gratuitamente sale per riunioni.

      Cambiare la legge che permette alla SIAE di massacrare chi fa un piccolo concerto gratuito.

      Assumere in regola dei funzionari che abbiano il compito di rispondere alle domande legali delle associazioni.

      Abolire la logica dei “bandi” e dei “progetti”.

      • Francesco says:

        >> Abolire la logica dei “bandi” e dei “progetti”.

        credo sia nata per distinguere tra Associazioni fuffa che non facevano nulla e Associazioni serie che facevano per davvero!

        stai attento a non cadere dalla padella nella brace

        ;)

        • Per Francesco

          “credo sia nata per distinguere tra Associazioni fuffa che non facevano nulla e Associazioni serie che facevano per davvero”

          Un esempio.

          Considerando che noi, tenendo gratuitamente aperto un luogo pubbblico molto frequentato, facciamo risparmiare molte migliaia di euro l’anno al Comune, dalle istituzioni gradiremmo avere (ma non riceviamo):

          – i soldi per cambiare la serratura
          – raccolta differenziata dei rifiuti
          – rimozione dei rifiuti ingombranti
          – sistemazione della tettoia dello sgabuzzino
          – spegnimento di una caldaia che consuma un sacco di soldi e non serve a nulla (e lì faremmo risparmiare le istituzioni)
          – pagamento dell’assicurazione che il Comune ci obbliga a fare
          – sedie resistenti alle intemperie
          – un quadro elettrico accessibile a noi

          Invece, il Comune fa una specie di bando (inutile spiegare la forma tecnica, il concetto è più o meno quello) per un laboratorio di Natale.

          Ci presentiamo – visto che una di noi aveva voglia di starci dietro – e vinciamo, prendendo alcune centinaia di euro per fare una cosa molto carina ma che lascia esattamente come prima i veri problemi.

          Se la stessa cifra fosse stata versata con una logica non di “bando” o di “progetto”, ma di soluzione dei problemi reali che chi vive il territorio conosce…

  8. Mario says:

    Per il carissimo Grog

    Altro che mettere in cella gli imbrogioni, spedirli tutti in BONGOLANDIA biglietto one-way.

    In tal modo, però, si contribuirebbe ad una ulteriore, intollerabile confusione tra razze, con un movimento di segno uguale e contrario a quello, di cui siamo tutti testimoni sgomenti, delle attuali alluvioni allogene.

    Per l’esimio Roberto

    sarà che sono lontano dall’italia da troppo tempo

    Faccia ritorno, la scongiuro, per rettificare dall’interno la sua propria comunità di destino.

    • roberto says:

      regolarmente, in questo periodo dell’anno in cui è sempre buio, freddo e cupo, ci penso.

      il fatto è che ogni volta che torno in italia dopo 30 minuti mi incazzo e dopo 5 giorni voglio scappare. temo di aver completamente perso i riflessi della vita italiana (e capisco meglio le arrabbiature di mia moglie quando abbiamo vissuto in italia)

      per dire, all’ultima volta che sono andato a roma, esco dall’aereoporto e un vigile mi dice “guardi, per i taxi vada a destra che questi qui davanti sono abusivi”. e io mi incazzo.
      salgo su un taxi e litigo per il tassametro.
      poi il tizio mi chiede la strada perché non può mettere il GPS visto che usa il cellulare per parlare con la ragazza. e mi ri-incazzo
      poi si incazza perché io la strada non la so
      poi io mi ri-ri-incazzo perché non mi vuole dare la ricevuta
      poi scopro di aver pagato il doppio di quello che si paga normalmente visto che mi ha fatto fare il giro del mondo e mi ri-ri-ri-incazzo

      io so che questa è una storia banale, e che non vale la pena di perderci nemmeno un secondo di incazzatura, ma ormai sono totalmente prigioniero dello stile di vita “esco dall’aereoporto, prendo un taxi, pago quel che devo e mi danno la ricevta che tra l’altro mi serve per il rimbordo” che qualsiasi altro schema mi fa scendere la catena.
      mi sono rammollito
      :-(

      • Per roberto

        “io so che questa è una storia banale”

        Per niente. Hai descritto perfettamente quel mostro ingovernabile che è Roma. Hanno voluto farci la capitale d’Italia, che pedalino (dietro al tassista abusivo).

        Roma andrebbe spacchettata come fece, mi pare, Augusto, in quattordici rioni ben distinti che la notte chiudevano le porte (e di giorno le aprivano con la massima cautela).

        A Firenze, non avresti avuto nessuno di quei problemi, ma abbiamo la fortuna che i Savoia abbiano deciso di insediarsi a Roma alla fine (lasciandosi comunque dietro i ruderi fumanti del centro storico di Firenze).

        • Per Roberto

          “Roma andrebbe spacchettata”

          A parte gli scherzi, sono fermamente convinto di quello che dico.

          Sono cresciuto a Roma, ne sono per molti versi innamorato, quindi la mia non è una critica da “nordico sprezzante”, tutt’altro.

          Semplicemente, credo che sia una città affetta da malattia terminale (magari eternamente). Chiunque la tocchi finisce per esserne contagiato, senza possibilità di guarigione.

          L’Italia ha commesso due errori forse irreparabili: il primo, illudersi che Roma fosse governabile, il secondo – ben peggiore – che l’Italia fosse addirittura governabile da Roma.

          Dopo che tutti i governi del mondo sono passati lì, la città è esattamente come la descrive Roberto: non stiamo parlando di stragi o tempeste, ma di una sorta di buco nero, quasi indolore, che tutto divora.

          • Peucezio says:

            Ma l’alternativa quale sarebbe?

            Se il problema è Roma, starebbe combinata così anche non essendo capitale.
            E allora che cambia? Un fatto di presentabilità?
            Cioè che la capitale a suo modo è una vetrina per gli stranieri, i capi di stato e diplomatici esteri, ecc.?
            Per cui, se è degradata si fa brutta figura?
            Ma non sarebbe peggio avere come capitale una città scialba come Milano o Torino, un po’ più ordinate, ma non rappresentative dell’Italia?
            Allora avrebbe più senso Napoli, ma Napoli non mi sembra scevra da problemi neanche lei. E comunque, per quanto bellissima (io la amo più di Roma), non ha la monumentalità e il respiro di Roma.

            • Per Peucezio

              “Se il problema è Roma, starebbe combinata così anche non essendo capitale.”

              Non lo so, Roma è un mistero in questo senso: forse è ridotta così per essere stata troppo a lungo capitale.

            • Francesco says:

              come Milano non è rappresentativa dell’Italia?

              sarebbe come dire che fuori Milano esiste qualcosa che dentro non ci sia fatta meglio!

              :D

            • Peucezio says:

              Francesco,
              meglio magari sì, ma meno all’italiana. :-)

            • Francesco says:

              Peucezio

              non esistono cosa fatte all’italiana.

              esistono cose fatte male e cose fatte bene (cioè alla milanese)

              :D

  9. silviu' says:

    Non so se sei più angelico o più diabolico…
    E quella del vescovo e della catechista (honny soit qui mal y pense) è sublime…

  10. Mario says:

    il fatto è che ogni volta che torno in italia dopo 30 minuti mi incazzo e dopo 5 giorni voglio scappare.

    Ed ha le sue ragioni: addirittura, ragione, sul piano pragmatico. Ma non, forse, su quello teoretico. La storia del tassista è un paradigma, direi quasi un archetipo, di quanto produce il caos razziale. Se può, torni senza l’aereo: eviterà l’aeroporto, e con ciò ogni divagazione coi mediocri tassinari mondialisti.

  11. Mario says:

    Per Miguel

    Lasciamo stare i Savoia: il solo auscultare il nome della torbida casata mi induce all’atarassia da teologumeno globalista.

    Roma andrebbe spacchettata come fece, mi pare, Augusto, in quattordici rioni ben distinti che la notte chiudevano le porte (e di giorno le aprivano con la massima cautela).

    Anche il ghetto dovrebbe essere ermeticamente separato –il sacro è per definizione tale– dal resto della città: si potrebbero progettare degli ingressi da cui entrare, in via eccezionale, per gli allogeni non timorati; ma da cui non si possa uscire, se non per esigenze cautelari. Questo, in via teorica: una sorta di inferno ben dissimulato dagli effluvi emananti da Giggetto al Portico. Abbandonato al suo destino come tutta l’urbe, caput immundi della deflagrazione di ogni teoresi e prassi, il vetusto, augusto rione eschimese aderirebbe così al suo fato immarcescibile.

  12. La storia che si ripete come farsa…

    il piccolo italiano provincial-futurista incontra il grande straniero nordico (in questo caso degli antipodi, ma sempre nordico) che vuole conquistare non solo il mondo, ma adesso pure il sistema solare.

    Questa volta, il Piccolo è andato, non a Berlino, ma addirittura in California, a incontrare il vincitore del Werner Von Braun Award:

    http://www.repubblica.it/politica/2017/02/22/news/renzi_dagli_usa_la_politica_litiga_sul_niente_io_penso_al_futuro_-158900556/?ref=HREA-1

    “In questo primo giorno mi ha colpito – scrive tra l’altro l’ex segretario ed ex premier – la visita a Tesla, l’innovativa azienda di auto elettriche che ha il quartier generale a Palo Alto. Ho incontrato il vulcanico fondatore, Elon Musk, una personalità che mi aveva sempre incuriosito molto e che non avevo mai conosciuto prima di oggi. Difficile sintetizzare in breve i contenuti della chiacchierata. La scommessa sulle energie alternative per la mobilità, ma anche per la casa, il sogno di rendere possibile la vita su Marte, il super treno chiamato HyperLoop che sta facendo i primi esperimenti proprio in questi mesi, il design, l’Europa, la sostenibilità”.

  13. roberto says:

    Mario e Miguel

    prendo spunto dal “la mia non è una critica da “nordico sprezzante”, tutt’altro”
    per chiarire (più per Mario che è relativamente nuovo nel blog) che nemmeno in quello che scrivo c’è nulla di sprezzante.
    piuttosto dispiacere nel vedere come sono ridotti posti che amo e frustrazione nel sapere che un’altro mondo è possibile e basta poco.

    un po’ come scoprire che la persona amata si droga, la ami ancora, vorresti fare qualcosa ma lei sta buttando la sua vita (e quella delle persone che le stanno intorno) nel water

    Mario
    “La storia del tassista è un paradigma, direi quasi un archetipo, di quanto produce il caos razziale”

    non saprei, mi sembra che in italia i tassisti siano tutti o quasi indigeni, ed in ogni caso il mio delinquentello diceva troppi “ahò, anvedi, ah belllo” per non essere romano

    • Per roberto

      “piuttosto dispiacere nel vedere come sono ridotti posti che amo e frustrazione nel sapere che un’altro mondo è possibile e basta poco.”

      Condivido lo spirito; però non credo che a Roma un altro mondo sia possibile. Come quasi mai si può salvare davvero la persona amata che si droga.

    • Peucezio says:

      Roberto,
      comunque davvero tutto è soggettivo.
      A Milano ho preso il tassì tante volte, non ho mai chiesto la ricevuta, perché non mi serve, ma i tassisti erano sempre efficienti, sapevano le strade e non ti fregavano (al di là che il tassì in Italia, per le sue tariffe è una fregatura di per sé, ma almeno non andavano oltre la fregatura canonica e legale).

      Ora, un mio cugino avvocato nato e cresciuto a Milano va spessissimo a Roma per lavoro (ha anche contatti politici). Lui si diverte sempre a prendere il tassì a Roma mentre i tassisti milanesi gli stanno antipatici al punto che in più di un’occasione mi ha chiesto di andarlo a prendere in istazione (è uno che ha i soldi, guadagna molto bene), pur di evitare di prendere il tassì a Milano.

      • Per Peucezio

        “Lui si diverte sempre a prendere il tassì a Roma”

        Ma infatti, io sono cresciuto in mezzo ai coatti romani e mi trovo benissimo in quel fantastico mondo.

        Forse perché occupiamo due nicchie ecologiche diverse, con i coatti mi son sempre capito subito, a differenza degli “intellettuali” o dei “pariolini”. E mi piace anche la violenza di Roma.

        Detto questo, Roma non può funzionare politicamente: saboterà sempre qualunque cosa si cerchi di imporle e la ridurrà a fango.

        Una cosa che non mi dispiace del tutto, ma dopo quasi un secolo e mezzo, sarebbe ora che si ammettesse in maniera tranquilla.

      • roberto says:

        Peucezio

        “comunque davvero tutto è soggettivo.”

        assolutamente si!

      • Andrea Di Vita says:

        @ peucezio

        Anni fa, arrivo alla stazione Termini alle 9.45 del mattino, in clamoroso ritardo. Ho una importante riunione all’INFN di Frascati alle 11.00. Esco di stazione in tutta fretta. Mi ferma un tassinaro chiaramente abusivo:

        “Ando’ va’, dotto’ ?”

        “Frascati”

        “Ar sincrotrone?” (“sincrotrone” in romanesco è ufficialmente tutta l’area di ricerca INFN-ENEA-CNR in periferia di Frascati, area che in effetti vanta l’avere ospitato il primo anello di accumulazione di particelle del mondo, antesignano dell’LHC del CERN di Ginevra)

        “Sì”

        “Quanno ce deve ‘sta?”

        “Alle undici”

        “Quanto me da’?”

        “Questo” (mostro al tassinaro le novantamila lire in contanti che avevo nel portafoglio)

        “Annamo”.

        Alle 10.57 scendo davanti al cancello dell’INFN a Frascati. Pago il pattuito, e guardo il tassì allontanarsi sotto il sole.

        Mi gira la testa.

        Da Termini a Via dei Volsci all’Università, giù giù fino alla Tuscolana, Cinecittà, Ciampino e Frascati abbiamo fatto tutto il percorso non dico sparati, di più: in alcuni (lunghi) tratti anche contromano e – in corrispondenza di almeno un semaforo rosso – montando sul marciapiede senza rallentare in mezzo ai passanti stile inseguimento di James Bond.

        Non ho mai più preso un tassì abusivo in vita mia.

        Mai più.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

  14. Grog says:

    Per Roma ci dovrebbe essere una visita di massa dei SIMPATICI LANZICHENECCHI ma forse sarebbe più umano ridurla tutta a vetro fuso con un ordigno da 50 10^9 TNT tons, anche se vedere i Lanzichenecchi che segano in due le vittime e le scuoiano vive per sapere dove hanno nascosto l’argenteria potrebbe in effetti essere divertente.
    Roma va ridotta alle dimensioni che aveva prima del 1870 e restituita al Papa, gli ebrei obbligati a portare la papalina e la stella gialla (così si incazzano e ne fan di tutti i colori), gli zingari frustati sulla pubblica piazza e le troie confinate in apposito quartiere.
    Le uniche città che hanno i numeri psicologici e culturali per fare da capitali in Italia sono tre, Torino, Venezia e Napoli, ora, scartate le prime due perché geograficamente troppo eccentriche non resta che Napoli dove i napoletani simpatici, imbroglioni e mattacchioni si divertirebbero come matti a prendere per il culo il resto della penisola, sono sicuro che come primo atto amministrativo comprerebbero gli 11 calciatori più forti del mono e trasferirebbero il campionato di calcio a Capua.
    Grog! Grog! Grog!

  15. Mario says:

    Da Termini a Via dei Volsci all’Università,

    L’attraversamento –diremmo quasi, con lemma ardito, la penetrazione — entro codesto luciferino plesso di immondizie: anche perché iniziale, ma soprattutto in quanto infestato di immondi beoni, sbandati suburbani, sovversivi scatenati, intellettuali da strapazzo e perdigiorno di ogni risma, tale attraversamento, “dicebamus”, fu certamente letale, ferino, ferale, quantomeno moralmente, nel già periglioso viaggio verso i colli frascatani. I miasmi degli ideologumeni di sabotatori da brunch coreano coatto emergono con inusitata facilità in quel rione oscuro, dal nome di martire epperò dominato da un demone libertario, sciolto definitivamente da ogni vincolo (si ponga ancora una volta la mente a Fenrir, archetipo di ogni ente dissolutorio) in occasione della carnevalata organizzata, ad inizio degli anni ’90, per rendere culto al complessino di sobillatori surrealisti denominato “Nirvana”. Noi stessi –che pure mai abbracciammo le empie teoresi professate dalla più parte della gioventù di allora; fondamentalmente, per profittare di qualche baldracca oggi in servizio permanente effettivo come psicoterapeuta gruppo-analitica– vi partecipammo, non convinti né vinti, ma avvinti alle fumisterie da baraccone cosmismo avanzato: e notammo, a testimonio della sua totale inutilità, che il bassista di questa band da postribolo insurrezionalista si lanciava costantemente tra il pubblico esanime, esagitato dall’inconsistenza assoluta del ciarpame sferragliante ivi presentato.

    Eppure, noi vi ritorniamo spesso, a calcare il suolo terrigno di S. Lorenzo, a rimembrare antichi fasti ed eterocliti dileggi. Tristemente, oggi ci accorgiamo con sgomento immemore, che neppure la piazzetta dell’Immacolata si oppone più a codesto languido, dissoluto sfacelo da requiem yazida. Ma il passato permane, trasfigurato come i colori di una tavolozza contro cui nulla può Kronos immemore, e con esso gli amici di tutta una vita, pensata, lontana.

    • PinoMamet says:

      A dire il vero a Palermo, ma la testata di Parma ne dà notizia per la menzione della gloria cittadina ;)

  16. Andrea Di Vita says:

    @ PinoMamet

    Uno che ha composto l’opera intitolata “Non mi sporco le mani perché sono già nero”
    merita un monumento.

    :-)

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  17. Moi says:

    La mossa di Emiliano, fosse ancora al mondo, farebbe la gioia “nerdica” ;) di Kurt Gödel … intelligenti pauca ;) !

    • Z. says:

      Emiliano quale? il gemello calmo o il gemello arrabbiato?

      Miseriaccia Vasco. Non Rossi, Errani.

    • Moi says:

      Ma anche di John Nash … con la Teoria dei Giochi !

      ;)

      • Z. says:

        Il dilemma del prigioniero? ma lui mica è prigioniero, se ne potrebbe andare quando vuole. Sono io che sono prigioniero della scelta tra Renzi ed Emiliano…

  18. Moi says:

    Sarà di parola … almeno Virgy ? NON la (!) Virgy ;) … il (!) Virgy :

    http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/politica/2017/21-febbraio-2017/merola-choc-medita-l-abbandono-senza-centrosinistra-io-lascero-2401303514356.shtml

    LA CRISI NEL PD
    Merola medita l’addio al Pd
    «Senza il centrosinistra io lascerò»
    L’aut aut nel libro scritto insieme a De Maria: «Se alla fine ci saranno due partiti non aderirò a nessuno»

    • Z. says:

      Grazie della segnalazione, Muà. Appena ho un attimo trovo quel libro, lo leggo e vi so dire la mia.

      Per ora, dico che invece secondo me la creazione di un soggetto politico a sinistra del PD – uno, eh, non trecentosessantacinque – potrebbe non essere una cattiva idea.

      • Per Z

        “la creazione di un soggetto politico a sinistra del PD”

        Sai che io apprezzo il tuo distaccato e antiretorico, ma mai cattivo, cinismo.

        Potresti quindi evitare di usare una sequenza di parole come quella che hai appena prodotto con il generatore-automatico-di-sinistrese? Grazie!

        • Z. says:

          Miguel,

          mi spiace che mi consideri cinico. Non mi vedo così, ma è un fatto che mi vedano così in molti, direi pressoché da sempre, sicché qualche responsabilità dovrò avercela.

          Però dici anche che non sono mai cattivo: e in questi tempi di vacche magre e bigie, beh, impacchetto e porto a casa di corsa :)

          Detto questo, diamo un occhio assieme alla frase censurata…

          “creazione”: si tratta di creare un’organizzazione letteralmente dal nulla, ahiloro. Non c’è una struttura né una gerarchia né una militanza di base.

          “soggetto politico”: beh, “partito” è una parola grossa. Non credo che la meriti il PD; escludo che la meriti chiunque altro in Italia; dubito che possa nascere un partito solo dalla speranza. Figurarsi da Speranza.

          “a sinistra”: è dove la nuova forza politica vorrebbe collocarsi, sia che i termini ‘sinistra’ e soprattutto ‘PD’ abbiano ancora senso sia che non ce l’abbiano più…

          …ecco, diciamo che questa è la mia difesa a livello analitico e razionale.

          Però a conti fatti devo darti ragione: sto rileggendo la frase e in effetti sembra prodotta proprio da un generatore automatico di sinistrese, non c’è niente da fare :D

          • Per Z

            “mi spiace che mi consideri cinico.”

            Hai ragione. In effetti, per me “cinico” è una parola negativa (“sorridi al ricco e cerca di fregargli i soldi”), con cui tu non hai niente a che vedere (e magari nemmeno i poveri cinici dell’antichità).

            Intendevo, il tuo spirito di disinganno, di non farti esaltare o deprimere solo dalle parole, di cercare sempre i fatti e non la fuffa.

            Pur avendo una sensibilità diversissima, è una cosa che ci accomuna – poi sia tu che io abbiamo sempre i nostri prosciutti sugli occhi, quando si tratta di dire quali siano “i fatti”.

          • Mauricius Tarvisii says:

            beh, “partito” è una parola grossa

            Ma no: partito è qualsiasi associazione che fa politica presentandosi alle elezioni. Ma non ditelo a Grillo :D

            • Francesco says:

              >> qualsiasi associazione che fa politica presentandosi alle elezioni.

              non capisco la parte sulla politica, direi che basta “associazione che si presenta alle elezioni”

              la politica è nobilissima e sordida arte, di complessità e difficoltà e santità ragguardevoli

              necessaria quanto l’aria, l’acqua, il centravanti, la focaccia

            • Z. says:

              MT,

              naturalmente “partito” ha molti significati. Il senso che tu intendi ci può stare, e allora lo è non solo l’ufficio politico di Casaleggio o di Berlusconi ma qualsiasi gruppo che si presenta alle elezioni, inclusa Coalizione civica.

              Mentre nell’Ottocento, quando si diceva “partito liberale” si intendeva più o meno l’insieme dei liberali.

              Io intendevo “partito” in senso più novecentesco: quella cosa a cui il PD talvolta assomiglia e a cui la Lega di quando in quando ha almeno tentato di assomigliare.

            • Per Z

              “Io intendevo “partito” in senso più novecentesco: quella cosa a cui il PD talvolta assomiglia e a cui la Lega di quando in quando ha almeno tentato di assomigliare.”

              Infatti, credo che il PD resti ancora oggi il Partito Unico.

              Tesserarsi ormai non è più obbligatorio, ma è ovvio che se tu vuoi ottenere il prestito significativo in banca, vincere il bando per il tuo baretto, ottenere l’appalto per la vendita delle scope per i netturbini, ottenere la variante per aprire il centro commerciale, beh… quanto meno si richiede che tu parli SOLO ED ESCLUSIVAMENTE con quelli del Partito Unico.

              Che poi, se il PD è il Partito Unico, a che potrebbe servire parlare con quelli delle altre, come chiamarle, formazioni elettorali?

            • Z. says:

              Miguel,

              non credo che il clientelismo richieda un partito nel senso novecentesco del termine. Esisteva nell’Italia dell’Ottocento, ed esisteva nell’Italia della repubblica romana se è per questo…

  19. Moi says:

    Ma mi sa che Emiliano si è ispirato, reinterpretandolo, a Nanni Moretti :

    “Mi si nota di più se me ne vado, o mi si nota di più se NON me ne vado ?” ;)

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>