Il prugnolo fiorito di Bellosguardo

A Bellosguardo, si recano ancora in pochi: per due anni, ci salivo tutti i giorni la mattina presto, godendomi l’istante in cui Firenze si apre alla vista dall’alto.

Dove si vede all’incirca ciò che a suo tempo ci vide il pittore preraffaelita, John Brett, nel 1863.

Florence from Bellosguardo 1863 by John Brett 1831-1902Oltre al Duomo, la massa scura di San Frediano, il Carmine e la torre ottagonale che si affaccia sul nostro giardino, la punta aguzza di Santo Spirito, la Villa Torrigiani e Palazzo Pitti; persino gli ulivi sulla destra sono rimasti.

In un giorno imprecisato di venticinque anni dopo, a Bellosguardo salì anche Amy Judith Levy, figlia di una famiglia ebrea di Londra.

Era in compagnia di Violet Page, che scriveva sotto lo pseudonimo di Vernon Lee.

Amy Levy fu una di molte donne a innamorarsi di Violet Page, Amy Levy non guardava giù verso la città. I suoi occhi erano rivolti ad altro:

ON Bellosguardo, when the year was young,
We wandered, seeking for the daffodil
And dark anemone, whose purples fill
The peasant’s plot, between the corn-shoots sprung.
Over the gray, low wall the olive flung
Her deeper grayness; far off, hill on hill
Sloped to the sky, which, pearly-pale and still,
Above the large and luminous landscape hung.
A snowy blackthorn flowered beyond my reach;
You broke a branch and gave it to me there;

I found for you a scarlet blossom rare.
Thereby ran on of Art and Life our speech;
And of the gifts the gods had given to each—
Hope unto you, and unto me Despair.

A Bellosguardo, quando l’anno era ancora giovane,
noi vagavamo, cercando il narciso
e l’anemone oscuro, il cui viola riempie
il campo del contadino, tra le spighe di grano che emergono.
Sul grigio, basso muro l’olivo lanciava
il proprio profondo grigio; lontano, collina dopo collina
si stendevano verso il cielo, che pallido e perlaceo e immoto,
sovrastava il vasto e luminoso paesaggio.
Un prugnolo dai fiori bianchi come la neve fioriva fuori dalla mia portata;
tu mi spezzasti un ramo e me lo desti lì;
io trovai per te un raro fiore rosso:
Così discorrevamo di Arte e di Vita;
e dei doni che gli dèi avevano dato a ciascuno di noi –
la Speranza a te, a me la Disperazione.”

Tre anni dopo, nemmeno ventottenne, Amy Levy morì suicida.

via-di-san-vito

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104 Responses to Il prugnolo fiorito di Bellosguardo

  1. PinoMamet says:

    Per una somma di motivi, difficile immaginare un post più “fiorentino” di questo!

    • Per Pino Mamet

      “Per una somma di motivi, difficile immaginare un post più “fiorentino” di questo”

      Avresti voglia di approfondire? Conoscendoti, non sarà banalmente perché si parla di un luogo di Firenze.

      • PinoMamet says:

        Non ho chiaro neanche io, ma mi ha sempre stupito il legame tra mondo inglese e Firenze.
        Naturalmente avrà agito una fascinazione per il Rinascimento italiano; ma fosse solo quello, sarebbe stata una moda come un’altra.
        Invece il legame mi sembra altrettanto profondo e viscerale, inesplicabile, di quello dell’Italia con il Giappone.

        A Firenze le persone di lingua inglese
        (e di cultura inglese; non credo valga per il comune studentone americano che si trascina da un bar all’altro, che semmai, credo, è di cultura tedesco-irlandese-campagnola americana;
        ma probabilmente vale per sua sorella, che viene a studiare storia dell’arte)

        mi sembrano siano venute a cercare l’ “Inghilterra parallela”, quella che poteva esistere e non è esistita, ma che occhieggia tra le righe delle pagine di Shakespeare, tra un Reynaldo e un Leonato.

        L’Inghilterra latina, gentile e un po’ magica secondo influenza celtica;
        la versione acculturata dell’Inghilterra campagnola, spaventosa per i rigoristi religiosi per la sua religiosità paganocattolicheggiante legata alle stagioni, orrida per i bempensanti vittoriani per la sensualità tipica della campagna, e distrutta dallo scientifico impoverimento delle masse rurali e dalla loro trasfomazione in forza lavoro per le rivoluzioni industiali.

        Le quali hanno creato l’inglese come noi lo immaginiamo, l’inamidato e baffomanubriato impiegato di banca e amministratore coloniale, per il quale la natura è una curiosità esotica;
        ma che, per reazione, ha (lui o suo figlio o sua sorella) una inevitabile attrazione per tutto ciò che gli sembra esotico, pericoloso, o “altro”, perché non si può sempre censurare tutto.

        Ma mentre l’India e l’Africa sono troppo “altro”, troppo intrise di sanguinarie storie coloniali, Firenze è proprio “l’altra Inghilterra”, quella che non si può fare a meno di sognare…

        • Peucezio says:

          Pino,
          “Le quali hanno creato l’inglese come noi lo immaginiamo, l’inamidato e baffomanubriato impiegato di banca e amministratore coloniale, per il quale la natura è una curiosità esotica;
          ma che, per reazione, ha (lui o suo figlio o sua sorella) una inevitabile attrazione per tutto ciò che gli sembra esotico, pericoloso, o “altro”, perché non si può sempre censurare tutto.”

          Se penso all’inglese, a me viene in mente l’hooligan di periferia o il disoccupato della provincia del nord, insomma, il personaggio alla Ken Loach.

          Non riesco a immaginare il popolo inglese se non come un popolo molto cozzalo, con una piccolissima élite apparentemente più decorosa, che parla bene e che ha un’interazione molto basata sul confronto dialettico, ma che poi, appena scavi, puzza a cane morto, perché si lava poco e male, con acqua sporca, magari senza sapone…

          • Moi says:

            credo che il “chav” che dice Peucezio sia un altrimenti tutto sommato innocuo contadino … letteralmente snaturato dal sistema socio-economico in cui è costretto a vivere.

            Gente che prima uno innesca la scazzottata di massa e poi offre da bere a tutti, e va bene così …

            • Peucezio says:

              Cos’è il “chav”?
              In ròmani vuol dire “ragazzo”.

            • PinoMamet says:

              Credo che in gergo inglese voglia dire all’incirca “cozzalone”, che derivi proprio dallo “zingaro”.

          • roberto says:

            “Se penso all’inglese, a me viene in mente l’hooligan di periferia o il disoccupato della provincia del nord, insomma, il personaggio alla Ken Loach.”

            fra i posti che ho visto l’inghilterra è quello in cui la frattura fra classi (gli inamidati e gli uligani) mi è sembrata la più clamorosamente visibile.
            per dire, l’anno scorso ho assistito alla cerimonia di conferimento dei PhD a cambridge: nello spazio di un km e mezz’ora sono passato da un appartamentino che avevo affittato decoroso ma in un palazzone di periferie *senza riscaldamento* (sant’iddio vivi in un posto dove fa freddo 9 mesi all’anno e negli altri piove e costruisci senza riscaldamento!?!) a cerimonie medioevali in latino, a ben far notare che “noi siamo noi e voi non siete un cazzo”.
            veramente impressionante..

  2. Moi says:

    il “prugnòlo” per i muntanèr nostrani è un fungo …

    • Moi says:

      ma uno dei funghi più amati è la “sfiandrina” …

    • Prugnolo…

      Se andate su Wikipedia in inglese https://en.wikipedia.org/wiki/Prunus_spinosa, sulla colonna di sinistra c’è una serie di link a prunus spinosa in altre lingue (nelle singole altre lingue poi, tipo italiano, i link sono molto meno). E’ bellissima!

    • supervice says:

      Anche in Toscana il Calocybe gambosa si chiama prugnolo, perché per raccattarli bisogna fare il passo del leopardo nelle macchie di rovo. Ottimo fungo, ma un po’ troppo timido per i miei gusti. Mi resta più simpatico il marzuolo, che almeno rimane sotto terra, ma non si nasconde in modo così bastardo…

      • Moi says:

        Il prugnolo cresce specialmente in zone alto collinari e montane, ai margini dei boschi, in radure, prati e campi, lungo le siepi o in mezzo agli arbusti e predilige i terreni tenuti puliti dal pascolo degli animali.

        Cresce in gruppi numerosi, in cerchi o semicerchi detti “cerchi delle streghe”

        [cit.]

        http://www.lavalmarecchia.it/prodotto-tipico/pennabilli/fungo-prugnolo.html

        • Moi says:

          poi c’è una qualità di prugna _ di cui ignoro il nome botanico scientifico _ un po’ rigonfia e allungata, caratterizzata soprattutto da una live fenditura longitudinale lungo il rigonfiamento … viene detta popolarmente “bursa dal brécch”, cioè “borsa (scrotale) del montone” .

    • PinoMamet says:

      a Bologna non so, ma nel parmense il prugnolo è il prugnolo (“bargnol”, qualcosa del genere) dal cui frutto si ricava un diffusissimo liquore digestivo (“bargnolino”).

      • PinoMamet says:

        Voglio dire, è l’albero, non il fungo.

        • Moi says:

          E il fungo come lo chiamate ?

          … In Bolognese il “pruno” l’ho sempre sentito definire “al susén”, tipo il “susino” in Italiano, che “mi fa” anche più Toscano. Il frutto, invece, “la suséina” o anche (ma forse è un’ italianizzazione novecentesca …) la “proggna” , da non confondersi ovviamente con “pràggna”, cioè “gravida” / “incinta”.

          PD

          la “gn” resa in “ggn” è pronunziata doppia … le doppie in dialetto “qui” esistono, a volte dove in Italiano sono singole; benché sempre “minoritarie” rispetto all’ Italiano. In ogni caso, NON esiste il raddoppiamento fonosintattico … che fa subito “medianofono” (sebben con l’ eccezione, diceva Miguel, di Arezzo …)

          • Moi says:

            scusate, volevo scrivere “PS” … vedete che livelli di egemonia culturale che esercita ?! ;)

            • Moi says:

              .. oppure un lapsus sul PD a partire da funghi e prugne non me lo spiego, non ancora. :)

          • PinoMamet says:

            “Susino” e “prugno” si dicono suppergiù come a Bologna, ma il “prugnolo” è proprio un’altra pianta, parente ma non identica.

            Il fungo, non ho idea.

            • Moi says:

              anche il cappello da Streghe (nero) / Gnomi (rosso) / AustroBaveresi ;) (verde) lungo e stretto … dovrebbe avere un’ origine iconica “micologica” ;) !

            • Moi says:

              Diffuso come souvenir turistico del Tirolo / Carinzia / Baviera, verde, grigio-verde o grigio … dovrebbe essere, specie in versioni molto lunghe e strette, una combinazione fra gli schutzen e le streghe Americane ;) da Halloween ;)

              tipo il “drindl”, abito femminile della festa un tempo casto, ma di cui oggi piacciono alle Oktoberfest le parodie sexy ;) , tipo la cuffia e gli zoccoloni di legno da … Olandesona ;) poco da Carosello, almeno quello della Miralanza :)

      • Moi says:

        In Italiano il termine “standard” , stando a wikipedia, dovrebbe essere “la prunella” … per “il bargnolino” / “al bargnulén” o come (cmq similmente) si dice.

  3. Moi says:

    … insomma : attenzione ai “false friends” :) separati dall’Appennino. ;)

  4. Moi says:

    D’altronde, gli Intellettuali AngloSassoni “si rivendicano” Personaggi Storici dell’ Italia Centrale come Padri Nobili della Massoneria Albionica, quali ad esempio i Medici Fiorentini o il Romagnolo-Montefeltrino Giuseppe Balsamo Conte di Cagliostro ..

    • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

      @ Moi

      Parente dell’omonimo esoterista/imbroglione palermitano?

      • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

        Mi riferivo a Cagliostro, ovviamente.

        • Moi says:

          Sempre lui, ma … in virtù della Rocca di San Leo, è Romagnolo per Ius Soli ;) !

          • Moi says:

            A parte gli scherzi, sì: in Romagna, Cagliostro è considerato Romagnolo … nel Montefeltro, anche !

            • Moi says:

              Ma il “bello” è che da cinno mi incuriosii e volli andare a San Leo … dopo aver visto l’ anime di Lupin III su Cagliostro, per questo mi fa specie il blaterìo sull’ Appropriazione Culturale !

              Autore dell’ anime uno che si chiama Kazuhiko Kato, si fa chiamare “Monkey Punch” che in Wasei-Eigo diventa “Monki Panchi” …

            • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

              Sinceramente, non avevo idea dell’anime su Cagliostro.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Lupin III e il Castello di Cagliostro non era di Myazaki?

            • Moi says:

              @ Mauricius :

              In Occidente di solito “autore” e “regista”, nel caso dell’ animazione, coincidono … in Giappone, invece, non sempre i “registi” dei film di animazione coincidono con gli “autori” di un anime che spesso è tratto / adattato da un manga: quando non notevolmente modificato, alle volte anche rendendolo più complesso.

              … Come nel caso in oggetto.

              PS

              Si not che il Wasei-Eigo di “Lupin” è “Rupan”, e non “Rupen”; quello di “Cagliostro” è invece “Kariosutoro”.

            • Moi says:

              In fondo, fumetto e animazione sono (!) linguaggi diversi … considero “di animazione” anche quei film che sovrabbondano di siggi-ài :)

            • PinoMamet says:

              “Si not che il Wasei-Eigo di “Lupin” è “Rupan”, e non “Rupen””

              Leggo solo ora, ma questo non credo sia “wasei eigo” (cioè i termini “inglesi” inventati in Giappone) ma semplice traslitterazione, o sbaglio?

            • PinoMamet says:

              Anche perché Lupin non è inglese :D

  5. Mario says:

    Requiem aeternam dona ei, Domine.

  6. Moi says:

    @ MARIO

    Nemmeno Margherita Hack scherzava :

    “La colpa di Eva è stata quella di voler conoscere, sperimentare, indagare con le proprie forze le leggi che regolano l’universo, la terra, il proprio corpo, di rifiutare l’insegnamento calato dall’alto, in una parola Eva rappresenta la curiosità della scienza contro la passiva accettazione della fede.”

    [cit.]

  7. Moi says:

    Qua si va sul peso :) :

    https://www.youtube.com/watch?v=gJhoLpsJWH8

    [Le Streghe] ; Suspiria 1977

    (Professor Millius e Susy Benner)

  8. Moi says:

    Prugnolo Fungo o Albero … sempre “lì” si arriva

    Non possiamo far finta di non sapere quanto sia forte il legame, spesso celato da raffinati simbolismi, fra Intellettuali AngloSassoni ed Esoterismo, In Odium Fidei mediante la Massoneria

    http://www.giardinodellefate.cloud/le-fate-e-la-natura/

    Coronato di delicati fiori bianchi, cinto di lucide e pungenti spine nere, il pruno selvatico racchiude in sé due diverse nature, amabilmente intrecciate tra loro in un unico, intricato disegno.
    Luminosità e oscurità, gioia e dolore, vita e morte, si congiungono e si aggrovigliano strettamente fra loro in una perfetta armonia di opposti, un’intima unione che gli antichi amavano scrutare nella penombra dei boschi, e che saggiamente consideravano una raffigurazione della completezza dell’Essere.
    Ciò che essi vedevano, era probabilmente la verità celata oltre l’apparenza delle forme, una verità che i predicatori cristiani, giunti in un Tempo di profondo mutamento, non conoscevano, e pertanto consideravano diabolica.
    Questo è probabilmente uno dei motivi per cui il pruno selvatico è ricordato soprattutto per i suoi aspetti oscuri, che ne facevano un albero caro alle streghe, ambiguo e pericoloso.
    Il colore scuro dei suoi frutti, il loro gusto aspro e amaro, insieme all’oscurità impenetrabile e aggrovigliata dei suoi rami, lo rendevano un arbusto inquietante e minaccioso, simile ad una creatura delle tenebre, contorta e scheletrica, che catturava i malcapitati che le si avvicinavano troppo trascinandoli nel buio ignoto dei suoi recessi spinosi.
    Si credeva che le streghe usassero le sue lunghe spine per trafiggere feticci e bamboline di cera, causando dolore, malattia e, in certi casi, morte alle vittime prescelte. Il Diavolo in persona aveva insegnato loro questa pratica malefica, dopo averle a sua volta trafitte con le stesse spine. Durante i processi dell’Inquisizione, infatti, si ricercavano piccole punture o particolari nèi che rivelassero il marchio diabolico e la vera natura dell’imputato, ovvero la sua appartenenza ai terribili cortei demoniaci; ovviamente senza considerare il fatto che fosse più che normale che la pelle ne avesse per natura, e che quindi chiunque poteva possederne di simili, inquisitori compresi.
    Tra gli slavi, invece, si credeva che le spine servissero per difendersi dagli stessi esseri maligni accennati poco sopra, ovvero da streghe, diavoli e spiriti malevoli, e che quindi ne tenessero lontane anche le pericolose influenze e la crudele magia.

    [cit.]

    • Moi says:

      In realtà, con il passaggio da “Paganesimo” a “Cristianesimo”, s’intende NON tanto da “Poli” a “Mono” Teismo, ma …

      … l’ “Astrazione” (da “abs+trăho, trăhis, traxi, tractum, trăhĕre”, “tirare fuori, via da …”) del Divino dalla Natura … che sia in Italia o in Giappone (v.di “Silence” di Martin Scorsese …) od ovunque sia.

      ” Abs-tractio ” abbozzata nell’ Ebraismo e _ ad avviso non certo solo mio_ “abortita” :( nell’ Islam; poiché solo nell’ Idea di far incontrare la Fede di Gerusalemme con il Logos di Atene si pongono le basi della scienza … piaccia o
      no alla Hack e a Odifreddi, con quell’ AntiClericalismo Ottocentesco che ha trovato un’ Oasi Spazio-Temporale :) nella UAAR.

  9. Moi says:

    http://www.tempiodellaninfa.net/public/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=101&MDPROSID=.

    ah, no … era qui: comunque, Streghe o Fate, In Odium Fidei fa uguale !

  10. Moi says:

    The English writer and translator Montague Summers described Vernon Lee as “the greatest […] of modern exponents of the supernatural in fiction.”

    da wikipedia

    • Per Moi

      “modern exponents of the supernatural in fiction”

      Vernon Lee era dichiaratamente atea, ma si divertiva molto a scrivere romanzi un po’ tenebrosi, tema a cui – come al solito – ha dedicato lunghe riflessioni.

      Ma soprattutto era un’osservatrice incredibile dell’animo umano e dell’arte.

  11. roberto says:

    Ot per moi.
    Qui è la sinistra che dice niente separazione fra maschi e femmine e pazienza se non vi piace

    http://www.repubblica.it/esteri/2017/02/04/news/svezia_scuola_classi_separate-157583138/?ref=HREC1-24

    E la boldrini fa finta di non vedere e non dice niente

    • Moi says:

      Be': l’ Islam SE (!) ha un pregio come esistenza in Europa … è proprio aver scombussolato cos’ è di Dx e cosa di Sx !

      Insomma : Muhammad Vs Giorgio Gaber ;) … sboranta ;) a zero ! ;)

      • Z. says:

        Muhammad: profeta di una delle religioni più praticate al mondo.

        Gaber: abile navigatore, capace di sopravvivere sul mercato all’avvicendarsi delle mode italiane, le cui opere sono rappresentate da Scanzi e Iacchetti.

        Il confronto, in effetti, è impari. Con l’accento sulla a.

        • Peucezio says:

          Non ti piace Gaber?
          Poi ho torto a dire che sei un veterocomunista d’apparato… :-P

          • Z. says:

            Chi ha detto che non mi piace? e che c’entra il veterocomunismo?

            È la storia che ha glorificato il profeta M e ha ripudiato il signor G.

            Che ci posso fare…

  12. Mario says:

    “La colpa di Eva è stata quella di voler conoscere, sperimentare, indagare con le proprie forze le leggi che regolano l’universo, la terra, il proprio corpo, di rifiutare l’insegnamento calato dall’alto, in una parola Eva rappresenta la curiosità della scienza contro la passiva accettazione della fede.”

    La cultura come accumulazione di nozioni genera universi ideologici mostruosi, che a volte si riflettono nei volti stregoneschi degli elaboratori di codeste diavolerie, di solito di razza eschimese. La colpa della hack fu quella di nascere; il suo unico merito, quello di morire, togliendosi dai coglioni una volta per tutte. Ma televisioni e mezzi di destrutturazione di massa veicolano ancora, senza pietà, il suo ferale sembiante.
    Ad ogni modo, secondo la mia modesta opinione, ella è salva: Dio sorride di fronte a cotanta belluina miseria.

    • Moi says:

      @ MARIO

      Una provocazione garbata, com’è in fondo nel suo stile di Gentiluomo Napoletano, di Luciano De Crescenzo è stata che … Piero Angela e Margherita Hack, a osservarli nei volti e nelle corporature, nei modi (lui così fini, lei così “bruschi”) … sembrano paraossalmente rispettivamente “(re)incarnazioni” di Mago Merlino (versione però imberbe) e Maga Magò ;) della Walt Disney.

      D’altronde Miguel stesso ci rivelò che, in un tempo oramai lontanissimo, Margherita Hack bazzicava la Teosofia; o meglio: la frequentavano i suoi genitori, lei decise che fosse “fuffa” … ma (!) l’ Odium Fidei, anche da Razionalista, l’ è sempre rimasto eccome !

      Mentre “indiscrezioni” sostengono che Carlo Angela non solo faceva parte della Massoneria Torinese, ma che fosse proprio in “un’ala” estremista di Satanismo Prometeico : che torna con l’ interpretazione femministoide esoterica, “da Wicca” Statunitense, di Eva Sfidante Prometeica !

      • PinoMamet says:

        A scanso dei blondettismi, che sotto la categoria “Odium Fidei (catholicae)” mettono un po’ tutto, ricordo che la povera Hack è impopolare tra gli… eschimesi come li chiama Mario, quanto tra i cattolici.

        • mirkhond says:

          Margherita Hack, dietro quell’aspetto da vecchia strega/befana :) toscana, nascondeva una grande umanità verso i sofferenti e malati terminali.
          A differenza di certi cattodestroidi e tradizionalisti che l’eutanasia è un crimine (orrore!).
          Mentre lasciar morire una persona TRA ATROCI SOFFERENZE è il bene!

          • Francesco says:

            per “grande umanità” intendi una tendenza ad ammazzarli o lasciarli ammazzare da apposito ufficio?

            sai bene che come cristiano su questo punto non intendo lasciar correre idee decisamene diaboliche mascherata da pietismo da Festival di Sanremo

      • paniscus says:

        “D’altronde Miguel stesso ci rivelò che, in un tempo oramai lontanissimo, Margherita Hack bazzicava la Teosofia; o meglio: la frequentavano i suoi genitori, lei decise che fosse “fuffa” “….
        ——–

        Ma non mi sembra che questo sia mai stato un segreto, l’interessata lo aveva sempre ammesso. Posso vantare perfino io una chiacchierata di persona con lei su questi temi, figuriamoci se di chiacchierate analoghe non ne aveva fatte a migliaia con chiunque altro :)

        Addirittura, a Firenze esiste ancora una sede di un gruppo locale della Società Teosofica intitolato a “Roberto Hack”, presumibilmente padre della suddetta (io credevo sinceramente che di attivisti dell’associazione non ne esistessero proprio più, almeno in Italia, ma evidentemente qualche nostalgico al di sopra degli 80 anni c’è ancora) .

  13. Moi says:

    … Ho saputo di un gruppo di Lavoratori Apostati (!!!) del PD che ha fatto girare ‘sta vignetta sui Social Video Games :

    https://pbs.twimg.com/media/CnYBOA2XgAACi39.jpg

    Maschilista Islamic Troll Face VS Boldrini intabarrata !

    PS

    Pare che infatti D’Alema voglia la scissione per arginare / recuperare l’ Apostasia di Massa dal PD che ha “nasato” :) dopo il Renzismo …

    • Moi says:

      … in relazione a quel che diceva Roberto.

      D’altronde, mi pare che Blondet abbia alluso più volte al fatto che la Conversione al Cristianesimo del Nord Europa non fu mai davvero sincera almeno per il “popolino” umile : il più, gli Evangelizzatori l’avrebbero ottenuto resistendo meglio degli Sciamani alle torture di Ordalìa … l’ Islam, quindi, potrebbe “coniugare Tradizione Berserk e Modernità dello “Smartphone Islamizzato” fascinando tutti con quel retrogusto (o “retrodisgusto” ;) , a seconda …) così “guerriero*” nel Jihad !

      Che tristezza : uno Svedese inventa il “telefonino” … l’ immigrazione islamica lo riempie di App Qibla Strolga-Mecca ;) e app “Bercia-Sure” , come avrebbe detto la Toscanissima (vedete che l’ Off Topic è un’ illusione ?) Fiorentinissima Oriana Fallaci.

      *

      Però l’ attentato contro gli inermi, ci conferma Miguel che vale(va) anche per gli Arabi … per lo Spirito Guerriero Tradizionale è una cosa ignobile : il proprio valore di “Guerriero” è misurabile solo affrontanndo un Nemico al proprio stesso livello di combattimento ! Voglio dire : una partita di Calcio Storico dei Bianchi di Santo Spirito Vs la Cricca ;) PD che amministra Firenze darebbe senz’altro soddisfazione al Pubblico Oltrarnino :) … ma per i Calcianti sarebbe disonorevole affrontare avversari così infimi e insulsi: pigri burocrati panzoni o rachitici sedentari della Borghesia Politicante e/o Postofissa o da Ceto Cuturale Subalterno ! ;)

    • Moi says:

      volevo rispondere a Roberto … che ha strolgato notizie mettendo insieme “gender”, “islam” , “sinistra”, immagino. In effetti nessun’altra “combo” può mettere sotto stretta osservazione le forti contraddizioni del “Simbolismo” (come lo chiama Miguel) Occidentale !

  14. Mario says:

    La hack, al di là delle sue simpatie teosofiche ormai acclarate da scavi storiografici ed ermeneutici condotti da impavidi asceti della cerca storico-critica, costituisce la versione toscana –dunque laida ed epimeteica, in senso etimologico: ma il Signore, forse, le avrà perdonato questo pertinace ritardo– dell’altra — più fine ma egualmente orripilante, anche ad uno sguardo fugace come la luce a Tromso nella notte polare– scienziata da boudoir postatomico: rita levi conglioncini, toh!, ma guarda il caso!, eschimese anche lei.

  15. Moi says:

    @ ROBERTO / MARIO

    Emma Bonino (quanto di più simile al pensiero “Wiccan” in Italia … si pensi agli aborti con le pompe da bicicletta negli Anni Settanta berciando sulfureamente che i feti “sono rane !”) : l’Ue si irrita con Trump sul muro in Messico ma fa la stessa cosa, campi in Libia come lager :

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Bonino-Ue-si-irrita-con-Trump-sul-muro-in-Messico-ma-fa-la-stessa-cosa-campi-in-Libia-come-lager-b935076a-d83d-41b2-ba78-e5b7145080a8.html

    • paniscus says:

      “Emma Bonino (quanto di più simile al pensiero “Wiccan” in Italia … si pensi agli aborti con le pompe da bicicletta negli Anni Settanta berciando sulfureamente che i feti “sono rane !”)”
      ————————-

      E questo cosa c’entrerebbe con il “pensiero wiccan”?

  16. Mario says:

    Epperò, la seconda immagine, oltre a denotare la finezza di chi la ha trascelta, induce una riflessione su certe soffuse simmetrie di Occidente: oltre che sulla scelta come occaso, scacco fatale di mondi inconcussi. La delicata curvatura nel verde selvatico, eppure in certo modo addomesticato dalle sapienti mani di giardinieri* di Occidente, pone una “quaestio” insoluta da chi si ostina a perseverare nella milizia terrena. Sentimento del tragico: fato e forma. Rammento le mura di Ferrara, in perfetto connubio con la certosa ed i filari di pini della città che trasmuta in campagna, e certi scorci più geometrizzanti di Zurlini in “Cronaca familiare”, delicata e al tempo stesso drammaticamente intimista congerie di teoremi e movimenti dell’anima tra fratelli.
    * Si tenga conto che il giardiniere, come è noto, è il mestiere più antico del mondo. Solo poi, porca Eva, arrivarono le mignotte: che comunque ci precederanno nel Regno dei Cieli, secondo la parola del Maestro infallibile, unico che non falla.

    • Moi says:

      Credevo che il primo mestiere fosse stato il cacciatore … il secondo, quella roba lì ;) sulla base del “do ut (la) des” :) :D

  17. Moi says:

    A parte gli scgerzi, il “giardiniere” mi sembra impensabile senza previa conoscenza molto avanzata di agricoltura : coltivare il superfluo in guardino Vs coltivare il sostentamento in campo !

  18. Moi says:

    gIardino … uff !

  19. Moi says:

    C’è chi divide la Storia in tre Grandi Rivoluzioni :

    I

    Agricola (chi n’è fuori, è ancora nella Pre-istoria”)

    II

    Industriale (chi n’ è fuori, è ancora al livello precedente)

    III

    Informatica (chi n’ è fuori, è ancora al livello precedente)

    … tutto il resto è “solo” :) scontro più o meno organizzato, più o meno consolidato, per contendersene le risorse !

    • Moi says:

      la III ha un elemento di “ritorno alle origini” : lo stile di vita apolide, che appunto caratterizza quel primitivismo che precede la I …

      • Mario says:

        Dio diede in custodia a Adamo, quel fesso, il giardino dell’Eden. Gli insegno’ le tecniche inerenti all’agricoltura, alla potatura, etc. Ciò è parte della rivelazione primordiale: costruzione di case col tetto a triangolo (immagini del cuore/Dio; con un’apertura in cima), comunicazione di miti e di riti, proverbi, ermeneutica del testo biblico, esorcismi, schegge varie di sapienza oggi obliate dalla usura della storia.

    • paniscus says:

      “Agricola (chi n’è fuori, è ancora nella Pre-istoria”)
      ———————————

      Guarda che una buona parte della cosiddetta “preistoria” comprendeva anche l’agricoltura, eh. Mai sentito parlare di neolitico, o di fasi ancora successive?

  20. mirkhond says:

    “Sinceramente, non avevo idea dell’anime su Cagliostro.”

    Che col Cagliostro impostore del XVIII secolo, ha poco o nulla a che fare.
    Comunque è una bella storia, quella di Lupin III relativa al castello di Cagliostro.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Bene, benissimo. Anzi, voglio che l’esperienza di tutti quelli che passano per gli USA diventi infernale, così forse ci libereremo del leccaculismo europeo.

      • Francesco says:

        veramente pare che il sogno degli europei sia fare lo stesso gli uni agli altri

        non peccare di ottimismo solo perchè sei giovane

        ;)

    • Per roberto

      “ops….

      http://www.repubblica.it/esteri/2017/02/06/news

      Ancora rido dell’esperienza, ormai di più di 20 anni fa, della coppietta di neo-assunti di una multinazionale nel Veneto, lui con cravattino che dava del lei a tutti, e lei della stessa specie.

      Vanno in viaggio di nozze in America, prima a Città del Messico, poi in Florida, a vedere le classiche cose che possono piacere a individui del genere.

      Lui parte prima di lei per qualche motivo; lei parte due giorni dopo, perde il passaporto in viaggio, scende negli Stati Uniti e viene immediatamente arrestata come Immigrata Messicana Clandestina.

      Purtroppo dopo qualche giorno l’hanno lasciata andare.

      • roberto says:

        Miguel tu quoque!

        ” a vedere le classiche cose che possono piacere a individui del genere”

        perché vedo in queste poche parole lo snobbismo culturale della sinistra alla nanni moretti?
        sei diventato troppo italiano!

        PS ma che c’è di male nel dare del lei a tutti?
        PPS perdere il passaporto è da pirla ma capita, ma apparentemente la tipa di new york non aveva fatto nemmeno questa pirlata e aveva l’ESTA (= già passato uno screening)
        PPPS per fortuna che non sono io il ministro degli esteri sennò avrei già richiamato l’ambasciatore

        • Per roberto

          “perché vedo in queste poche parole lo snobbismo culturale della sinistra alla nanni moretti?”

          Mi sarei divertito ancora di più se fosse successo a Nanni Moretti, non ti preoccupare.

        • paniscus says:

          PS ma che c’è di male nel dare del lei a tutti?
          —————————————

          Oltre una certa soglia lo trovo veramente insopportabile, magari per due motivi diversi: o perché è veramente sentito con convinzione, e quindi è soffocante oltre ogni tollerabilità… oppure perché NON E’ nemmeno sentito con convinzione, e quindi è ipocrita oltre ogni tollerabilità ancora più rinforzata.

        • per roberto

          “PS ma che c’è di male nel dare del lei a tutti?”

          C’è di male, che è tutto un sistema di gente che manda avanti multinazionali, e un giorno, con sommo divertimento di questo messicano, scopre di non essere meglio di un messicano.

          • sempre per Roberto

            ““PS ma che c’è di male nel dare del lei a tutti?””

            Esistono in italiano tre pronomi: tu, voi e lei.

            “voi” ha sempre avuto due significati: il semplice plurale di “tu” e un pronome non lecchino rivolto a una persona che si rispettava. Magari anche un parente, addirittura il proprio marito o la propria moglie, ma c’era di mezzo sempre un rapporto reale, intenso e durevole.

            Poi c’è il “lei”, che significa, “non ti fidare di me, il mio unico rapporto con te sono i soldi e gli avvocati, se posso fotterti legalmente, lo faccio, e se lo fai a me, io chiamo i carabinieri, ma non mi offendo certamente.”

            Io do del lei a qualcuno, per quieto vivere, ma mi fa un po’ schifo usarlo come pronome.

            Purtroppo il “voi” è quasi estinto (me lo sono goduto in Sicilia, ma ormai parecchi anni fa), e credo che sia un segno dei tempi.

          • roberto says:

            d’accordo Miguel e Lisa,

            a voi non piace il lei per questioni di gusti personali.

            però il meccanismo è tutto sommato semplice.

            abbiamo un rapporto professionale o non ci conosciamo? ci diamo del lei (o del vous se siamo francofoni o del Sie se siamo tedescofoni, o del voi se siamo siciliani ecc.)

            siamo amici? o abbiamo una relazione altro che professionale? ci diamo del tu.

            tutto qui, non ne farei una gran storia sulla ipocrisia (come fai a sapere se uno sente o non sente?) o sul significato nascosto del lei

            poi se vogliamo tornare ai gusti personali, io detesto quando entro in un negozio e mi dicono “ciao che te serve?” e dare del lei mi sembra un ottimo modo per mantenere un minimo id forme e distanze. mi ricordo un avvocato con il quale ho lavorato all’inizio della mia vita professionale che mi disse “preferisco che ci diamo del tu, perché se ti do del lei non riesco ad incazzarmi per bene”. ecco io preferisco il lei esattamente per il motivo opposto, così freno le mie incazzature

          • Mauricius Tarvisii says:

            A me invece sembra che il sistema stia sempre di più cavalcando un ipocrita “tu”. L’uso tradizionale del pronome di cortesia (il lei precede la nascita di ogni multinazionale) serviva a distinguere le relazioni familiari e amicali dalle altre, per cui se non ci si conosce ci si comporta da sconosciuti. L’uso del tu tra sconosciuti invece è ipocrita e per certi versi insopportabile. Ed è ancora più insopportabile quando l’uso del tu-lei è asimmetrico, con uno che deve dare del lei e l’altro che gli dà del tu, perché qui il tu è usato proprio per marcare un inferiorità.

            • Per MT

              “A me invece sembra che il sistema stia sempre di più cavalcando un ipocrita “tu”.”

              Non c’è dubbio. Infatti preferisco il “voi”, che contiene un vero elemento di rispetto e non solo di presa di distanza. Il “lei” per me è sostanzialmente il rifiuto di stabilire un rapporto di fiducia con una persona; e certamente il “tu” può essere un fingere tale rapporto.

              Comunque, io in linea di massima do del lei solo ai miei nemici.

            • Mauricius Tarvisii says:

              A me invece il “voi” sa o di fascista o di Topolino.

            • Per MT

              “A me invece il “voi” sa o di fascista o di Topolino.”

              In Veneto non si usava? Credevo che fosse in uso in tutta Italia, con sopravvivenza più a lungo nel sud: quando ero in Sicilia, era il normale pronome di rispetto, mentre quelli che lavoravano in banca o vendevano case usavano il “lei”.

            • roberto says:

              credo che il voi da almeno 30 anni sia una cosa fondamentalmente meridionale!
              non ho mai sentito dare del voi in veneto e nemmno a bologna, anzi, in nessun’altra parte d’italia che non sia napoli e sicilia

              per questo il tuo significato del “lei” mi pare un po’ bizzarro.
              o meglio, perfetto se parli di un dialettofono napoletano, ma sballato se parli dell’italiano normale

            • Mauricius Tarvisii says:

              Può essere che antiquis temporibus si usasse, ma la mia famiglia è qui da meno tempo. Anche a Lecce un tempo si usava (sono rimaste nel dialetto alcune espressioni che sottintendono l’uso della seconda persona plurale, vedi “vossignuria”), ma anche lì si è perso da molto tempo e nel dialetto si usa indistintamente il tu… perfino con gli appellativi che evidentemente richiedono l’uso del voi!

            • Z. says:

              Per Miguel il “lei” dev’essere davvero orribile: lo pensare non dico agli stupracciatori, ma addirittura agli avvocati

              Posso capire tutte le idiosincrasie più bizzarre, ma questa mi sembra francamente eccessiva :D

              In Romagna il “voi” si usa solo in dialetto. E in dialetto si usa molto: fino a un’ottantina di anni fa, o giù di lì, i genitori insegnavano persino ai propri figli a dar loro del voi.

              In italiano il “lei” sostituisce il “voi”, sin dall’inizio del secolo scorso almeno, e sospetto da molto prima. Non c’entrano né gli avvocati né l’ipocrisia: c’entra il rispetto che si porta agli estranei e ai superiori.

              Beninteso, l’usanza di dare del voi ai genitori si è perduta, direi a partire dal dopoguerra o giù di lì. Poi si è perduta l’usanza di insegnare ai figli il dialetto anziché l’italiano.

              Ma non l’usanza di dare del voi ai suoceri, ad esempio. E infatti parlando in italiano coi miei suoceri ho sempre dato loro del lei, come facevano mio padre e mia madre coi loro suoceri, prima di me.

            • Per Z

              “Per Miguel il “lei” dev’essere davvero orribile: lo pensare non dico agli stupracciatori, ma addirittura agli avvocati…”

              E lo usa anche Mario, vedo :-)

            • PinoMamet says:

              Confermo che anche qua si usava il “voi” dialettalmente e in famiglia, fino a non moltissimissimo tempo fa
              (persone anziane ovviamente).

              In dialetto si usavano, come in italiano, tutte e tre le formule, tu (intimo), voi (rispettoso), lei (distante).

            • Peucezio says:

              Mauricius,
              ” Anche a Lecce un tempo si usava (sono rimaste nel dialetto alcune espressioni che sottintendono l’uso della seconda persona plurale, vedi “vossignuria”), ma anche lì si è perso da molto tempo e nel dialetto si usa indistintamente il tu… perfino con gli appellativi che evidentemente richiedono l’uso del voi!”

              In realtà credo che l’uso del “voi” sia più recente di quello del “tu”.
              Mi spiego meglio (parlo dell’area barese, ma in questo è probabile che non ci siano grosse differenze): per quello che ho notato io (ma sarebbe da verificare in modo più puntuale) l’uso tradizionale presso le persone di ceto basso era dare del Vossignoria (segnerì o vesserì) in segno di rispetto, anche ai genitori, ma coniugando i verbi alla II singolare, quindi la differenza riguardava solo il pronome, non la coniugazione, mentre il “voi” si usava parlando in italiano (quelli che erano in grado di farlo). Presso persone relativamente giovani invece ho notato l’uso di vu con i verbi alla II plurale parlando in dialetto (in dialetto non c’è modo di usare il Lei) e, soprattutto nella provincia e presso i ceti bassi, l’uso del “voi” anche in italiano.

    • roberto says:

      avrei dovuto essere uno zinzinino più esplicito, ma ho avuto la stessa idea di francesco, con un pensiero per chi ama timbri, dogane e ceralacche.

      ora è così negli USA, domani sarà così per andare a Londra, vogliamo che dopodomani sia così pure per voi se volete venirmi a trovare nel granducato?

      • roberto says:

        rivolto a mauricius

        • Francesco says:

          anche a me piacerebbe che gli USE fossero dietro l’angolo, anche come reazione all’addio degli USA

          ma direi che le cose stanno in modo leggermente diverso, si va dalla Brexit all’Europa a più velocità di Merkel alle piccolissime patrie di Le Pen e Salvini

          e nessuno più che mi prometta la Padania!

      • Mauricius Tarvisii says:

        C’è chi vuole che succeda una cosa del genere anche quando passi il Po :D

    • Mauricius Tarvisii says:

      Leggo in giro che questa è una procedura standard per chi non dichiara preventivamente il passaggio da determinati paesi (per cui scattano controlli preventivi): evidentemente la signora non ha dichiarato di essere stata in un paese della “lista nera” e quindi il controllo lo hanno dovuto fare a posteriore, con addebito delle spese provocate dalla negligenza.
      Non c’entra Trump, si intende.

      • roberto says:

        beh se è così la tipa è un’imbecille, visto che nel formulario ESTA c’è una domanda sui viaggi in certi paesi dopo l’11 settembre 2001.
        rispondere “no” con un visto di uno di quei paesi sul passaporto è una pirlata di altissima categoria

  21. Mario says:

    Sull’uso dei pronomi personali, interessante è anche il caso del “noi”, utilizzato da nobili e pontefici con fini di spersonalizzazione. Ciò conferma, in particolare per il caso dei papi, la distinzione tra persona e funzione, che qui spesso ci si ostina a non riconoscere o addirittura a negare, in ossequio ai dettami dell’individualismo corruttore delle menti e dei cuori di ghiaccio. Fino a Pio XII, specialmente nei documenti e nelle occasioni ufficiali, il papa, come è noto, scriveva e parlava col plurale maiestatis. Anche un Freda lo utilizza spesso, a testimoniare una sprezzatura lì di orientamento dorico. Che grandezza di tono, di stile, di forma, soprattutto se comparata coi miserabili gesti e i modi belluini di un Bergoglio, residente in una caverna da dove dirige la sovversione, autentico demonio incarnato, partorito dal fondo dell’Hel. Se non si redime, egli giungerà colpevolmente ignaro al Nastrond, ove sarà perpetuamente sbranato dal serpe Níðhöggr.

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