Il paesaggio della città espansa di Donald Trump

Guardiamo questa doppia mappa:

redsyvania-bluekistanLa mappa illustra i due Stati Uniti: quello che ha votato per Trump in alto, quello che ha votato per Hillary Clinton sotto.

I Rossi, a differenza dell’Italia, sono i repubblicani; gli Azzurri invece sono i democratici. E infatti, i democratici non sono “di sinistra”, come i repubblicani non sono “di destra”.

All’inizio, i repubblicani erano i calvinisti e puritani del Nord-Est – imprenditori e operai – abolizionisti e industrialisti, sostenuti in massa dai neri, e furono loro a creare la Progressive Era e a lanciare il primo imperialismo. Poi a forza di voler migliorare la società, hanno inventato pure il proibizionismo.

I Democratici erano gli episcopaliani agrari, tanto i padroni di schiavi del sud quanto gli imprenditori agricoli nelle terre di nuova conquista, seguiti da una scia di cattolici, irlandesi e italiani, e di ebrei, ostili al centralismo di Washington.

Poi il Mussolini d’America, Roosevelt, mise insieme una nuova coalizione, quella delle grandi industrie, delle banche e dei sindacati attorno all’idea di far festa per tutti con grandi opere d’ogni sorta, la più grande di tutte essendo, prevedibilmente, la guerra.

Ma la mappa è interessante anche per un’altra cosa.

Facciamo finta per un momento di non sapere quali siano i due schieramenti che compaiono nella mappa.

Il primo schieramento sembra occupare quasi tutto il paese, il secondo soltanto qualche isoletta marginale.

Eppure il primo ha vinto in realtà per poco, avrebbe potuto vincere invece il secondo, senza che cambiasse la mappa.

E questo ci dà un’idea molto grafica dell’inesistenza del territorio: i luoghi reali, per quanto grandi, con tutte le loro risorse e il loro futuro, non contano assolutamente nulla rispetto ai luoghi in cui in questo momento si trova raccolta una fitta popolazione.

Da rifletterci, quando pensiamo che il destino della Val di Susa possa essere deciso quasi senza pensarci da gente che abita a Torino e non ne sa nulla.

Comunque, dalla mappa emerge un contrasto nettissimo tra la Città (minuscole isole densamente popolate) e qualcos’altro.

Verrebbe da dire, “la campagna”. I contadini, si sa, sono stupidi, antiquati e superstiziosi, anche Mussolini esaltava la vita rurale, lo dicevo che Trump è fascista…

Sciocchezze.

La vita contadina è stata distrutta negli Stati Uniti e oggi è inesistente: il 2% della popolazione – per metà immigrati clandestini – lavora in campagna, quasi sempre nel contesto di una produzione altamente meccanizzata.

In realtà, quegli spazi immensi dove si è votato per Trump sono città espansa, “suburbia”, una fuga dalla città ottocentesca in cui la fabbrica fumosa, la residenza del suo padrone, le case dei dirigenti e le caserme degli operai dovevano essere tutte a distanza di una breve passeggiata le une dalle altre.

Lo spazio fuori città è invece il paradiso dei geometri, che hanno suddiviso ogni angolo di natura in perfetti rettangoli, venduti poi dai singoli Stati a prezzi bassissimi: alla base di tutta l’identità americana, c’è questo gesto primordiale, di trattare i luoghi come qualcosa priva di ogni identità o natura o storia, acquistabile a fee simple, cioè con un rapporto puramente economico, cosa rara nei contratti europei.

Ogni quadratino o plat diventa il pianetino di un individuo isolato, che lo può rivendere e spostarsi in qualunque altro quadratino.

Washington6Il giovane geometra George Washington al lavoro, aiutato da uno dei suoi 316 schiavi neri

La prima fuga dalla città avviene con la ferrovia, che permette ai padroni e poi ai dirigenti di insediarsi in linde ville fuori città che scimmiottano la natura; poi in pochissimi anni, l’automobile permette a milioni di cittadini di dormire fuori dall’inferno cittadino.

All’inizio, si trattava semplicemente di trasferire negli spazi aperti, il modello della casette di legno in serie, già attuato ad esempio a Chicago nel 1900, per le infinite schiere di immigrati che dovevano mantenere in azione la splendida catena di montaggio delle macellerie:

1900Bastava essere bianchi, con il posto fisso e la disponibilità a indebitarsi fino al collo, un balloon frame di legno prodotto come qualunque altro oggetto in fabbrica diventava l’illusorio home della famiglia atomica che vaga nello spazio. E’ la prima volta nella storia umana che la casa diventa un prodotto di fabbrica intercambiabile.

E questo significa la fine della civiltà, cioè di tutto quanto si associ alla comunità della civitas, della polis, dal villaggio neolitico alla Firenze rinascimentale.

balloonframehome-475x350Un mondo creato deliberatamente, sia dai privati – la General Motors negli anni Venti si comprò le linee tranviarie delle principali città statunitensi all’unico scopo di distruggerle – che dallo Stato federale, che già nel 1916 stanziò cifre enormi per adattare la viabilità del paese all’automobile; e furono potenti sussidi statali alla costruzione di case, di strade, all’industria automobilistica e ai veterani per far fronte ai debiti, che permisero la grande espansione della suburbia dopo il 1945 (proprio mentre i neri venivano risucchiati nei ruderi che la suburbizzazione si lasciava dietro nelle città).

In questo contesto, i quadratini isolati non formano alcuna comunità: sono accessibili soltanto in automobile, non si va a piedi nemmeno fino al centro commerciale, unica parvenza privata di spazio pubblico.

La sola preoccupazione comune – salvaguardare l’uniformità razziale e di classe dell’insieme di quadratini, attraverso ingegnose zoning laws che ad esempio impongono dimensioni minime (e quindi costi minimi) agli spazi edificati.

Il cuore della suburbia è la casa singola, tutta rivolta all’interno e costruita attorno all‘altare televisivo. Anzi, si potrebbe dire, l’idea della casa, visto che la famiglia media della suburbia cambia casa ben tredici volte nella propria vita. Facile accusare le femministe o le lobby gay di minare la famiglia…

In mezzo ai quadratini, i capannoni e i palazzoni isolati, in origine il lascito ideologico di Le Corbusier e della genia infernale del Bauhaus, che univano un delirio antisimbolico e livellante di estrema sinistra al bisogno degli imprenditori di produrre big stuff a poco prezzo.

Uno stile a cui Robert Venturi aggiunse il tocco americano del pop, come in questo capolavoro architettonico del Best Products Company ad Oxford Valley, in Pennsylvania.

Notate l’assenza di ogni finestra, perché non c’è nulla da vedere, nella terra di Mordor.

best-productsI quadratini atomici, gli uomini-plat, non si ritrovano al di fuori di strutture del genere, che non sono fatte per loro, ma per imprese lontane; e talvolta nelle loro gemelle, come la Bell Shoals Baptist Church in Florida, costata 10 milioni di dollari:

bell-shoals-baptist-churchQualunque cosa se ne possa pensare, questa umanità – la Middle Class americana, bianca e suburbana – è stata, in termini puramente statistici (reddito, alimentazione, metri quadri a disposizione e simili) all’apice della specie umana.

Ma tutta la sua triste esistenza è ancorata alla speranza nel futuro, che consiste banalmente nel pensare che si potranno pagare i propri debiti.

Ogni famiglia-atomo, oggi, ha in media i seguenti debiti (le voci riguardano le famiglie che hanno il tipo di debito in questione, quasi tutte rientrano comunque nell’ultima categoria):

Totale per ogni famiglia americana con questo tipo di debito
Carte di credito $16,061
Mutui per la casa $172,806
Mutui per l’automobile $28,535
Mutui per l’università $49,042
Qualunque tipo di debito $132,529

Leggo che anche ogni singolo contribuente oggi deve $154,161 in debiti federali.

Lascio agli appassionati analizzare in dettaglio a quanto i debiti per famiglia e per contribuente ammontini a persona, ma è interessante notare come il debito federale sia raddoppiato dal 2004 al 2015: per uscire dalla crisi, si sono inventati dei soldi, insomma, che è un modo geniale di fingere la crescita, quando la decrescita è già iniziata.

Non ci capisco nulla di ciò che si pretende siano scienze economiche, ma intuitivamente, mi sembra di capire alcune cose.

La prima, che il debito permette di fare tutto il danno che si potrebbe fare, avendo molti soldi, senza nemmeno bisogno di averli: una persona che in realtà ha in tasca poche migliaia di dollari, può fare scavare miniere, cementificare campi, bruciare benzina come se di soldi ne avesse centinaia di migliaia.

La seconda è che non esiste alcuna possibilità di pagare debiti del genere.

La terza è che tuttosi regge sull’illusione di poter pagare i debiti, e quindi sull’allegria della musica che si ascolta in sottofondo.

Nota

L’essenziale di quanto scrivo qui è dovuto a riflessioni nate leggendo lo straordinario libro di James Howard Kunstler, The Geography of Nowhere. The Rise and Decline of America’s Man-Made Landscape.

Print Friendly
This entry was posted in riflessioni sul dominio, Storia, imperi e domini, urbanistica, USA and tagged , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

120 Responses to Il paesaggio della città espansa di Donald Trump

  1. Peucezio says:

    Molto interessante.
    Ma non ho ben capito, nei quadratini geometrici degli enormi spazi della prima cartina, visto che gli agricoltori sono il 2%, chi ci abita? Cioè chi è quella metà che ha votato Trump?
    Operai? Ma le industrie non sono a poca distanza dalle grandi città?
    Borghesi (magari indebitati) che si fanno la casetta fuori città? Ma è sempre nelle vicinanze e comunque non dovrebbero essere gli elettori tipici di Trump.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Bisogna vedere quanto densamente popolate sono quelle zone: se non ci abita nessuno tranne i residenti della cittadina di duemila abitanti è facile fare area.

    • roberto says:

      “nei quadratini geometrici degli enormi spazi della prima cartina, visto che gli agricoltori sono il 2%, chi ci abita?”

      bisoni, mucche, alci, orsi, serpenti a sonagli, lupi a seconda delle latitudini

      per dire, il wyoming (che mi ha impressionato perché ho percorso circa 700 km senza incontrare *nulla*, ma tutti e 700 km sono recintati!) ha una densità di 2 persone a km quadrato. toglici quelli che abitano nelle poche cittadine il resto è vuoto.
      hai presente le pianure infinite e senza nulla in ucraina? ecco.

      • Per roberto

        “ma tutti e 700 km sono recintati!”

        Non capisco se intendi che attorno ai 700 km c’è un unico recinto, oppure che trovi infiniti campetti disabitati ciascuno recintato?

        • Mauricius Tarvisii says:

          Non credo che sia andato al catasto per scoprirlo :D

        • roberto says:

          mi limito a quello che abbiamo visto:
          un immenso recinto da cody a moab ai due lati della strada e ogni, boh? 100 miglia?, un recinto perpendicolare (insomma dei quadratoni di 100 miglia per 100, non prendere i numeri alla lettera!).
          tant’è che più di una volta vedendo quelle praterie immense ho detto ai bambini “appena c’è un posto dove possiamo, ci fermiamo e corriamo nei campi” salvo poi non trovare nessun posto in cui si poteva effettivamente correre nei campi (eccezione: quando la intersate incrocia i trail dei ponieri tipo l’oregon trail…se non sbaglio abbiamo corso qui
          http://www.wyohistory.org/sites/default/files/images/delbeneclassictrail.img_assist_custom-400×268.jpg)

          • Per roberto

            “(insomma dei quadratoni di 100 miglia per 100, non prendere i numeri alla lettera!”

            interessante. Filo spinato, immagino?

            • roberto says:

              certo

              per l’aneddoto, mia figlia è sbottata dicendo “l’uomo più ricco degli stati uniti è quello che vende fil di ferro”

              ma non lo sapevi?
              è una cosa che ha colpito tutte le persone che conosco e che hanno viaggiato da quelle parti

            • Per roberto

              “per l’aneddoto, mia figlia è sbottata dicendo “l’uomo più ricco degli stati uniti è quello che vende fil di ferro””

              Sul fil di ferro nella storia americana, ci sarebbe molto da raccontare. Assieme alla Catena di Gunter!

              https://en.wikipedia.org/wiki/Gunter's_chain

            • roberto says:

              Interessante grazie

      • Peucezio says:

        Roberto, va bene, ma i circa 60 milioni di votanti Trump mica sono fantasmi.
        E stanno tutti in quelle aree lì, a giudicare dalla cartina e dai dati secondo stati, contee, ecc.
        Ovviamente essendo metà e metà e gli uni in un’area che sarà trenta volte l’altra, saranno più dispersi, ma sempre la metà sono, quindi non proprio quattro gatti.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Molti sono nell’arcipelago blu, dove se ci fai caso prevale il verde (cioè le zone con distacco risicato).

    • Per Peucezio

      “Ma non ho ben capito, nei quadratini geometrici degli enormi spazi della prima cartina, visto che gli agricoltori sono il 2%, chi ci abita? Cioè chi è quella metà che ha votato Trump?”

      In alcuni casi, come dice Roberto, alci :-)

      Però tra quelli che votano, ovunque un’immensa suburbia, di cui conoscerai una piccola replica in Lombardia.

      Considera poi che negli Stati Uniti, ideologicamente, gli operai sono considerati parti della “middle class” assieme alla piccola borghesia. Non è detto che siano nelle vicinanze immediate di una città, si può essere suburbani anche rispetto, che so, a Monza, mica solo rispetto a Milano.

      • Peucezio says:

        Mi è poco chiaro il quadro sociologico.
        La low class allora quale sarebbe?
        In questa “suburbia” (ma da quando è femminile?) quindi ci sarebbero essenzialmente gli operai?
        E se capisco, sarebbero i subirbi delle città dell’interno. Ma anche nelle città dell’interno, non solo nei loro suburbi, hanno votato Trump.
        Boh… Ti chiederei di segnalarmi una descrizione sociologica succinta degli USA attuali, ma sarebbe in inglese…

        • Mauricius Tarvisii says:

          La low class allora quale sarebbe?

          E’ una domanda che mi ha sempre affascinato. Non escludo che ci sia una fuga dall’essere definiti poveri.

          • Peucezio says:

            Ho presente certi film americani che rappresentano personaggi di quelle aree interne, degradatissimi, pieni di tatuaggi, che vivono in roulotte o prefabbricati, hanno un lessico di un paio di centinaia di parole, hanno lavori precari, ma di solito sono ai limiti della legalità, quando non proprio spacciatori o simili.
            Magari ci si riferisce a questi.

            Avete presente “Un gelido inverno”?

            • Mauricius Tarvisii says:

              Sì, ho presente. Potrebbe essere quella la low class, che mi pare però che non voti e con lo Stato (o, meglio, col “Governo”) non vuole averci niente a che fare.

  2. Francesco says:

    Miguel

    il fatto che basti il 2% della popolazione per fare tutto il lavoro umano del settore agricoltura e allevamento degli USA, che nutre gli USA e esporta un sacco, di solito è uno dei Grandi Successi del Sistema.

    tu riesci a darne una lettura negativa?

    poi sarei curioso di sapere come si vive nei paesi di 2.000 abitanti che sono “il normale” di Redsylvania, dove comunque dovrebbero stare in circa 150 milioni.

    infine, un caveat statistico: i voti sono molto più distribuiti di come dicono i commentatori USA, abituati a una logica “winner takes all”. se 51 neri votano Clinton e 49 votano Trump, per i commentatori “i neri votano Clinton”

    ciao

    • Z. says:

      Francè,

      credo che Miguel intendesse semplicemente riportare un dato a sostegno di una tesi (direi corretta) secondo cui nel mezzo del “nulla” tra le megalopoli ammeregane non ci sono “i contadini” come spesso si sente dire.

      • Francesco says:

        beh, sapendo che i contadini sono il 2% della popolazione sono d’accordo

        però sarei curioso di sapere quanta è la popolazione “rurale” complessiva

        e magari se hanno una distinzione tra “abitanti dei sobborghi” e “abitanti dei piccoli centri”, che mi pare interessante

        ciao

        PS Trump mi da del dilettante allo sbaraglio, più simile alla Raggi che a Hitler, finora

        • Z. says:

          Finora anche a me. Ed è una delle ragioni per cui non spero nella realizzazione dell’unica sua promessa che suonava seria e (con un po’ di ottimismo) realizzabile assieme, la riforma dell’imposta sul reddito delle società. Peccato.

          • Francesco says:

            ma adesso Trump ha deciso che deve fare la guerra all’Iran?

            e tutte le cazzo di dichiarazioni isolazionaliste e filo-dittature della campagna elettorale dove sono finite?

            quella guerra lì non l’ha fatto Reagan, nè Bush sr. e neppure Jr. e nemmanco Obama il Pazzo col Nobel

            adesso la fa The Donald? o è un trappolone per i Sauditi?

            :D

        • werner says:

          La distinzione la fanno, almeno a livello statistico.
          Esistono le metropolitan statistical area e le micropolitan statistical area. Il territorio che non è in una di queste categorie é il niente recintato di cui si parla sopra.

  3. PinoMamet says:

    Ringrazio Miguel perché non ho mai “veduto” gli Stati Uniti d’America così bene come in questo articolo.

    Mi pare anzi che moltissimi, forse la maggioranza degli italiani (gli europei non so) non conoscano davvero gli Stati Uniti.
    Li vedono tutti i giorni, in tutte le salse; ne sentono parlare tutti i minuti, sono invasi dalla cultura USA.

    Eppure gli resta una cultura in buona parte altrettanto esotica di quella cinese, con la differenza che almeno di quella cinese lo sanno .

    La parte non esotica si divide in due parti, quella che è arrivata dagli USA e quella che c’era già in Italia di simile.

    Quella arrivata dagli USA è facilissimo dirlo, si sintetizza in due parole: cinema e musica.

    Quella che c’era già in Italia, anche se ha avuto un’evoluzione diversa, è la geometrizzazione del territorio ;) avvenuta in 3 fasi:

    -romana antica (risultato, l’EmiliaRomagna)
    -romana moderna (le bonifiche fasciste)
    -milanese (industrializzazione, lombardia).

    La fase romana antica, che ha creato l’EmiliaRomagna, congiuntamente alle altre due, ci ha dato il piccolo coltivoperaio emiliano, in molte cose simile alla “middle class” americana, ma diversissimo in altre
    (la caslen’na deve essere fissa, di proprietà e fatta con meno debiti possibili, e sicuramente e orgogliosamente diversa in tutto dalla caslen’na vicina…)

    • Per Pino Mamet

      “Quella che c’era già in Italia, anche se ha avuto un’evoluzione diversa, è la geometrizzazione del territorio ;) avvenuta in 3 fasi:”

      Affascinante, e anche vero.

  4. Moi says:

    Credevo che fosse un progetto di “Partizione” degli USA … d’altronde in Francia pare che Hollande l’abbia evocata per il suo Paese, credendosi fuori onda, dopo aver capito _ appena duecentoquattordici ;) anni dal monito-opera di Chateaubriand “Le Génie du Christianisme” … _ che con i Musulmani del Maghreb NON si convive !

    • Moi says:

      … Roberto, sulla “Partition de la France”, che versione sai ?

      • Roberto says:

        Credo che sia uno sfogo di hollande, un tipo che ha veramente avuto una profonda crisi di nervi….

        • Z. says:

          Davvero? povero Fransuà, mi spiace, gli auguro di rimettersi presto.

          Spero che presto possa riprendere le sue celebri avventure galanti a bordo del suo triciclo a motore.

          Possibilmente senza occuparsi troppo di politica.

  5. Moi says:

    Io sono stata attaccata non perché sono musulmana, cattolica o ebrea ma perché sono nera e non lo posso nascondere. È un problema degli afrodiscendenti”. Lo ha detto Cécile Kyenge intervistata da Gad Lerner in uno speciale pre natalizio del suo programma ‘Fischia il vento’ che va in onda su laeffe Tv

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/kyenge-fa-vittima-attaccata-perch-nera-1207896.html

    ——————–

    Ripeto che fra lesue omologhe “Italodiscendenti” ;) c’è di molto peggio … perciò, SE il Razzismo avesse un senso, il PD sarebbe una razza ! :)

    • Moi says:

      LaEffeTV, per chi non lo sapesse … è il canale televisivo in chiaro (almeno quasi sempre) delle Edizioni Feltrinelli.

  6. Moi says:

    Italia, Afrodiscendenti :

    Mario Balotelli lo è, ma per sminuirlo gli berciano che è un “negro” !

    Bello Figo Gu lo è, ma è divenuto noto giocando egregiamente il ruolo del “Negro” Provocatore … facendo sapientemente leva su di un unicum (!) identitario dell’ Italia : la Figa Bianca [sic] !

    Tony Iwobi della Lega Nord (!) è arrivato da “Negro” ma (!) si è guadagnato la fiducia e la stima dei Leghisti come “Negro Buono” Vs i “Negri Cattivi” & Vs gli “Afrodiscendenti che stanno con i Negri Cattivi” ;)

    Cécile Kyenge ha saputo muoversi (cosa tutt’altro che facile, e non certo senza concorrenza …) come un pesce nell’acqua nel Sistema “Nostranissimo” Accoglienza-Cooperative-Sanità-Sindacato-ParrocchieImpegnateNelSociale-Partito … si è data tantissimo da fare per essere Solonessa ;) Afrodiscendente … ma resterà nella Storia d’Italia come “La Negra MinistrA :) che i Leghisti paragonavano a una Scimmia” !

    • Moi says:

      Da quel che ho notato da NON iscritto, nelle parti “pubbliche”, è diffuso sui Social Videogames ;) [cit. Zeta] da parte dei “Troll di Dx” l’ augurio dello “Stupro Educativo” (si vedono le virgolette ?) ai danni delle “Femministe / Donniste ;) di Sx” da parte di un “Branco di ExtraComunitari” (meglio se contemporaneamente Profughi, Negri _ o forse meglio Arabi ? _e soprattutto Islamici ) affamati di Figa Bianca … corredato da presunte considerazioni didattiche del tipo “così che finalmente ti svegli, e la smetti di difenderli e di volerli accogliere !”

      … ma quel che il Troll di Dx NON capisce è che, semmai, l’ OggettA ;) delle sue “attenzioni augurale pedagogiche” si limiterà ad estendere anche ai Maschietti Esotici la Misandria Incondizionata che riserva ai propri Connazionali Maschietti … se non altro, però, la Bianca di Sx non discriminirebbe più nessuno per colore della pelle e origine etnica ma solo per maschilità cis-tutto.

      L ‘Odio sa essere un sentimento universale NON meno dell’ Amore …

      ;)

  7. Moi says:

    Nell’ insieme, mi viene in mente il discorso accennato una volta da Tortuga sulla “Francia NON-Parigi”, e ancor di più NON-città : “rurale” proprio … sconosciuta, “arcaizzante” (addirittura niente _ o quasi _ “blacks et beurs” … o comunque niente-o-quasi- Islam) , eppure maggioritaria.

    • Per Moi

      “Nell’ insieme, mi viene in mente il discorso accennato una volta da Tortuga sulla “Francia NON-Parigi”, e ancor di più NON-città”

      Non lo so. La Francia rurale esiste da sempre, la suburbia è un sottoprodotto dell’automobile.

      P.S. Sul termine suburbia, è inglese ovviamente, non italiano:

      http://www.dictionary.com/browse/suburbia
      n.
      1895, from suburb + -ia, probably influenced by utopia ; originally in England with reference to London.

    • roberto says:

      Non so, secondo me c’è una grande differenza tra Francia ed Usa nel rapporto fra centro e periferia

      Il francese di provincia fondamentalmente è attirato da Parigi come una falena dalla luce di una candela. È sicuramente contento di vivere in una campagna meravigliosa con uno stile di vita da paese mediterraneo, ma andrà a Parigi ad ogni occasione, seguirà le mode che vengono da Parigi, guarderà costantemente Parigi e cosa si fa nella capitale, cosa si dice eccetera.

      Possiamo dire lo stesso dei tipi che abitano nel vuoto siderale? Il tizio che va la sera a vedere il rodeo o la musica country vestito da cowboy e con la colt nella fondina, vede come fonte di ispirazione il finocchio di San Francisco, o l’intellettuale bostoniano, o il tipo che spende 200 dollari a bere cocktail fosforescenti in un roof bar fighetto a Manhattan?
      Secondo me il cowboy odierà quei personaggi peggio di quanto odia negri e messicani….

      • Per roberto

        “Secondo me il cowboy odierà quei personaggi peggio di quanto odia negri e messicani….”

        Vero!

      • Z. says:

        Dei gay di Frisco mi han sempre parlato bene e non conosco intellettuali bostoniani.

        Ma così a naso devo dire che sul tipo del cocktail da 200 dollari la vedo circa come il tizio che va a vedere il rodeo…

        • Per Z

          “Dei gay di Frisco mi han sempre parlato bene”

          A proposito dei gay di Frisco, Marvin Harris, in Why Nothing Works, dedica – se ben ricordo – un intero capitolo al fatto che già allora (il libro credo sia di una ventina di anni fa) era possibile per un omosessuale statunitense passare tutta la vita senza praticamente incontrare un eterosessuale. Non solo perché frequenta locali gay, ma perché c’è ormai un’intera economia indotta, quartieri, reti di lavoro e di vacanza.

          Questo è un meccanismo fondamentale per capire la società statunitense e i suoi odi: la libertà suprema, che viene negata a noi oltrarnini, di associarti soltanto con i “tuoi” variamente definiti; da qui anche la necessità di sigle e classificazioni minuziose per definire la tua “identità”.

          • Francesco says:

            nel mondo dei pornazzi, in effetti, funziona così, ci sono paginate di “generi” per evitare che tu ti imbatta in una scopata che non ti aggrada

            solo che poi usano un sacco di sigle e non si capisce una mazza lo stesso!

            :D

            • Z. says:

              Non c’è bisogno di giustificarsi, Francè. Tu ci piaci così: con le tue arguzie, le tue provocazioni e le tue debolezze :)

  8. Moi says:

    Con Trump sta riemergendo un termine (sia in positivo che in negativo) dapprima pochissimo usato : la “Retropia” [sic] , l’ Utopia di Tornare al Passato (che poi se pensiamo al regresso culturale della cosiddetta “Reislamizzazione” delle banlieues … la “retropia” funzia, con l’ ISIS poi ancor più che un millennio e mezzo fa !).

    • Per Moi

      “la “Retropia” [sic] , l’ Utopia di Tornare al Passato ”

      Interessante… comunque la Retropia americana è poco mitica: si tratta di immaginare un mondo “come una volta” in cui ci sia un lavoro sicuro che permette di pagare il mutuo e le rate dell’automobile. Questo è quello che Trump ha promesso.

      L’alternativa è dormire per strada senza assistenza sanitaria e senza nemmeno una rete di parenti o di amici, visto il tipo di società che l’automobile ha forgiato da quelle parti.

      E’ questo senso di precarietà radicale che distingue la vita americana da quella europea. Da noi almeno i precari possono tornare dai nonni e dividere la pensione.

      Il resto – razzismo, omofobia, ecc. e le altre cose che appassionano i “simbolisti” – è contorno alla questione fondamentale.

  9. Ritorna la questione cruciale: 40 militari turchi, molti di alto rango, pare abbiano chiesto asilo in Germania.

    Se la Germania dovesse applicare anche a loro la politica dell’accoglienza che l’ha resa famosa, la Turchia minaccia di scatenare i tre milioni di migranti che trattiene precariamente dentro le proprie frontiere.

    E’ un argomento su cui si possono dire tante cose ragionevoli e irragionevoli, ma le migrazioni del 2015 hanno fatto pendere la bilancia verso il Brexit e crollare la fiducia nell’Unione Europea.

    Se dovesse arrivare un’altra ondata, sarebbe davvero un evento decisivo.

  10. Altra notizia curiosa… pare che la Russia stia facendo pressioni perché la Siria cambi nome, cessando di essere la Repubblica ARABA della Siria:

    http://www.yenisafak.com/en/columns/akifemre/can-russia-change-its-name-2035822

    • Francesco says:

      sarebbe stupido, mossa buona a risvegliare il nazionalismo arabo

      che senso avrebbe?

      • Mauricius Tarvisii says:

        Per i curdi, forse? Loro si sono creati la loro Federazione Siriana a nord, con parlamento e governo paralleli.

        • Francesco says:

          e che Putin non è diventato amichetto anche di Erdogan, quando questo ha calato la cresta?

          • Mauricius Tarvisii says:

            La questione è che dubito fortemente che, rebus sic stantibus, le milizie del Nord, dopo anni di indipendenza di fatto, accetteranno la riannessione alla R.A. di Siria.

            • Francesco says:

              ripensandoci, sospetto che il controllo di Assad sul territorio sia abbastanza ridotto e labile

              forse tutto fa brodo in quelle situazioni, anche il cambio della ragione sociale

      • Per Francesco

        “che senso avrebbe?”

        Sostanzialmente, non escludere i curdi.

  11. mirkhond says:

    “E’ questo senso di precarietà radicale che distingue la vita americana da quella europea. Da noi almeno i precari possono tornare dai nonni e dividere la pensione.”

    Sempre se ce li hai dei nonni con cui andare d’accordo, così come famiglie che si sfasciano alla morte dei genitori.
    Ho la sensazione che il senso di precarietà sia crescente anche in Italia……

  12. Moi says:

    Simbolismo per simbolismo, nel corso di una “ha da passà a’ nuttata” [cit.] Trump ha trasformato i sorrisetti beffardi dei RadicalChic in bocche a cul di gallina … questo ha ridato un po’ di speranza al mondo ;) !

    • Z. says:

      Beh sì, l’hanno detto più volte al TG.

      Posso dire che non vedo lo scandalo nel sorteggio? era meglio assegnarlo in base a chi si metteva in fila per primo, o a incontri di MMA tra i capifamiglia?

      • Mauricius Tarvisii says:

        A Bologna le case popolari le danno col sorteggio?

        • Z. says:

          Immagino funzioni in ordine di iscrizione, con un punteggio particolare per situazioni particolari.

          Non mi stupisce che, viste le circostanze, il criterio di chi si iscrive per primo sia stato sostituito da un sorteggio piuttosto che costringere le famiglie a fare la fila sotto la neve.

          • Mauricius Tarvisii says:

            La graduatoria si stila prima di tutto sulla base del bisogno. Poi certamente esiste il “modello Raggi” in cui si evita di scegliere e si demanda tutto al caso.

            • Z. says:

              Vero, avrebbero potuto decidere d’autorità per ogni singola assegnazione.

              Però i tempi sarebbero stati verosimilmente più lunghi, e le polemiche certamente più numerose e violente.

              Tutto sommato, non mi sembra che creare liste diverse e poi sorteggiare sia una cattiva idea in casi del genere.

              (che c’entra Virginia?)

    • Z. says:

      Aggiungo una cosa.

      A me tutto questo sensazionalismo-scandalismo-gentismo sulle sciagure naturali comincia a venirmi indigesto.

      In questo sono solo o male accompagnato?

      • Per Z

        “A me tutto questo sensazionalismo-scandalismo-gentismo sulle sciagure naturali comincia a venirmi indigesto.”

        Sei male accompagnato, da me.

        Esempio demenziale.

        A Firenze, nel parco delle Cascine ci sono 19.000 alberi. Due anni fa, tra pioggia, vento e altro, un ramo, cadendo, uccide due persone.

        Subito… è colpa di questo o di quell’ufficio!

        Quindi, il Verde Pubblico scatena in poche ore bande di sfigati raccattati non si sa in quali infami cooperative con le motoseghe, a tagliare rami a caso ovunque.

        Con due risultati:

        1) violando il regolamento comunale, capitozzano migliaia di alberi, rendendoli molto più deboli e proni a crollare

        2) violando il regolamento regionale, buttano rami interi di platani nelle “cippatrici”, macchine tritatutto che alzano una gran polvere, diffondendo così il cosiddetto cancro del platano che in pochi anni fa crollare alberi interi.

        Però intanto hanno Fatto Qualcosa per prevenire le sciagure naturali.

        Bastava dire, che ai rami ogni tanto capita di cadere…

        • Francesco says:

          eh no

          questo sarebbe bieco fatalismo che non è compatibile con i Destini Magnifici e Luminosi sottesi al Regolamentarismo Assoluto

          i cazzo di rami non devono cadere senza permesso dell’apposito ufficio!

        • Z. says:

          Miguel,

          — Bastava dire, che ai rami ogni tanto capita di cadere… —

          Ecco. Direi che la frase sopra riassume bene il concetto…

        • Mauricius Tarvisii says:

          Certo, ogni tanto ai rami capita di cadere, alla terra di tremare, alle montagne di franare e alla neve di venire giù. Certo, magari non costruendo in bilico sui costoni, sui detriti di vecchie frane e senza rispettare le norme antisismiche…
          Però chi lo dice è uno sciacallo, sia chiaro, e tra sei mesi chi lo dirà sarà uno che porta sfiga.

          • Per MT

            “Certo, magari non costruendo in bilico sui costoni, sui detriti di vecchie frane e senza rispettare le norme antisismiche…”

            Beh, certo, su questo sono d’accordo.

            Io parlavo più in generale di un grosso problema che viviamo tutti: tutto, senza eccezioni è a rischio; per tutto, c’è un povero impiegato pubblico che ha la sfortuna di essere “il responsabile”. E siccome potrebbe venire distrutto con tremila cause, l’impiegato pubblico in questione mette le mani avanti vietando tutto ciò che può vietare.

            Poi non importa se qualcuno salta il fragile nastrino bianco e rosso che lui ha fatto stendere, l’importante è che al momento del processo, lui potrà dimostrare che aveva fatto mettere il nastro.

            Questo è un problema talmente grosso, da portare alla paralisi di quasi tutto: dico “quasi” perché se hai tanti soldi, puoi sempre fare quello che vuoi lo stesso. Comunque su questo tema, sono pienamente d’accordo con Z.

            • Francesco says:

              su questo tema, cito il classico “est modus in rebus”

              non ci si può parare il culo da tutto, alla fine, e se ci si prova si smette di vivere

              ciao

            • Z. says:

              Come disse l’oracolo en-Vec:

              “The path of least resistance will seldom lead you beyond your doorstep.”

              Ma in Italia – non so se per errore o per differente sensibilità – è stato tradotto grosso modo così, se ricodo bene:

              “La strada dell’estrema resistenza ci conduce raramente oltre la soglia della nostra dimora”

              …e a mio personale avviso, è uno di quei casi in cui l’originale non è all’altezza della traduzione.

          • Z. says:

            MT, pensavo alle polemiche sui soccorsi.

            Sul costruire sui canaloni o simili hai senza dubbio ragione. Il che rende ancora più odiose le polemiche sui soccorsi.

            Poi non farmi dire cosa penso di chi i giorni seguenti si è presentato a sciare in zona come nulla fosse.

          • PinoMamet says:

            Premesso che sono d’accordo con i distinguo di Mauricius:

            https://www.youtube.com/watch?v=sN7cCdYDnGk

            “…ma nunn’è muort’acciso… è muort’ammare!”

  13. Z. says:

    Un mio ex concittadino, un tempo osannato in taluni circoli giornalistici, si è preso un’altra condanna…

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/30/massimo-ciancimino-il-figlio-di-don-vito-condannato-3-anni-e-6-mesi-calunnio-agente-dei-servizi/3350466/

    Anni fa, un noto giornalista – oggi anche lui pregiudicato – accusava chi si mostrava diffidente verso sig. Ciancimino di “ciancia[re] a ruota libera”. Ho cercato di ricordare chi era, ma purtroppo il nome di quel giornalista non mi viene in mente. Il desolante stillicidio del diventare vecchi, lo chiamava Kerouac. Miseriaccia :(

    • Mauricius Tarvisii says:

      Ma non è palermitano?

      • Z. says:

        Certo. Ma quando era ospite fisso e riverito di un talk show di cui non ricordo il titolo, il Nostro abitava a Bologna. Non so perché.

        Ricordo però che provò a iscrivere il figlio al S. Luigi, un noto istituto cattolico dell’Urbe rossa. Il preside rifiutò la sua iscrizione, e lui rese la dichiarazione seguente:

        “È con molta amarezza che ancora oggi, mentre c’è chi inneggia a falsi ‘eroi’, io debba [sic] constatare come la strada della legalità sia difficile e tutta in salita.”

        Fu proprio durante il trasloco, se ben ricordo, che lo beccarono a trasportare dell’esplosivo in automobile. Con quel viaggio ebbe fine l’impervia salita di Max su per Via della Legalità.

      • Moi says:

        Secondo te, Mauricius, Bolognese o Palermitano è questione di Ius Sanguinis e NON di Ius Soli ?!

        …….. Faaaascioooooooooooooo !!!!!!!!! ;) :D

        • Moi says:

          Anche perché, tradizionalmente lo Ius Soli per i Taroni a Bologna veniva dopo che un Mentore Autoctono li convertisse comprovatamente (tipo sentirli parlar male del Governo ma bene dell’ Amministrazione, Rituale della Tessera di Partito, ecc …) politicamente dalla DC al PCI !

          • Moi says:

            Molti meridionali hanno fatto carriera così in politica nella Pubblica Amministrazione dal Quartiere “a salire”, nel Sindacato, nelle Cooperative, nel Partito … ma inoculando purtroppo il Virus del Familismo Amorale in Emilia Romagna !

            • Z. says:

              Moi,

              mi rifiuto di accostare un riverito eroe antimaf… ehm, un criminale come MC sia al bolognese medio sia al palermitano medio!

  14. OT

    Grande onore per gli Uffizi a Firenze:

    “Agli Uffizi un’opera di Ai Weiwei. L’artista cinese, protagonista fino a pochi giorni fa, a Palazzo Strozzi, della grande retrospettiva “Ai Weiwei. Libero” (150 mila visitatori), ha deciso di donare alla Galleria fiorentina un suo autoritratto realizzato con mattoncini Lego.
    acquisizione importante – ha detto il direttore degli Uffizi Eike Schmidt – che si collega alle recenti donazioni di autoritratti contemporanei incentrati sul tema del multiplo all’interno della produzione di massa e che declina sapientemente la poetica dell’autoritratto
    grazie all’uso dei colori primari. Il prezioso dono di Ai Weiwei sarà visibile da novembre all’interno della nuova sistemazione della prestigiosa Collezione degli Autoritratti, nelle nuove sale ad essi destinate”. Proprio gli Uffizi hanno ospitato, in occasione della mostra appena terminata, due opere di Ai Weiwei: l’autoritratto oggetto della donazione e la scultura “Surveillance Camera”.”

  15. Mario says:

    A proposito di Frisco. Ero a Berkeley, era il 2008, anno di tre inverni e di una sola estate postatomizzante: quando ancora tutto era possibile. La magia dell’ora declinava nel porto delle memorie sepolte, ancestrali come una danza del sole ben celebrata. Decisi, in sul far di un mattino torbido come un’apericena sulle terrazze del re lebbroso ad Angkor, di appropinquarmi verso Amoeba Music: su Telegraph Ave., ove masse di sbandati e giovani sfaccendati, dediti ai culti rovesciati del genderismo e del semantema nichilistico, si atteggiavano privi di coscienza in pose antinomiche. Lì, in questo tempio postmoderno del vizio e dell’ossessione musico-culturologica, rinvenni due cd che segnarono la mia ferale esistenza, al lume di un pallido sole dei vinti: il primo dei Current 93, rilasciato nel cruciale 1984, e il primo dei Dakota (stesso anno: forse un’ipotesi di scuola, ovvero una sincronicità sincopata, sbiadita da Crono ma rettificata dal martello di Thor). Due derive estetiche espresse in forme opposte, coincidenti nella loro sostanza stilistica: il neofolk e l’AOR. Li acquistai entrambi, a peso d’oro, unitamente all’immondo live dei Cramps, celebrato nel manicomio di Napa Valley.
    Appena uscito da codesto ritrovo di malfattori, esaltati e spostati da postribolo tellurico, rammentai, in un lampo di illuminazione da sole nero: come Baldr di Thule, solo chi abbraccia la perdita, otterrà ciò che ha perso.

    • Z. says:

      L’inverno di tre inverni è il Fimbulwinter. Ma l’estate postatomizzante?

      Forse, azzardo, Muspellsommer?

    • Francesco says:

      se eri a Berkley, sei uno sporco comunista, comunque, a cui non possiamo dare credito

      minimo, per redimerti, solleva il martello di Thor davanti a tutti noi

  16. Dif says:

    OT (ma che riguarda comunque la società americana)

    Vorrei riflettere su una questione che è già stata dibattuta in un vecchio topic, mi pare.
    L’altro giorno stavo vedendo l’ennesimo film americano dove i nostri eroi si perdono tra i monti Appalachi e vengono aggrediti da un gruppo di pazzoidi (questa volta anche cannibali, wow!) che vivono isolati dal resto del mondo.
    C’è tutto un filone horror del cinema americano con protagonisti questi “moderni selvaggi”, mi chiedo da dove arrivi e se ci sia un immaginario simile in altri Paesi (per dire, in Italia credo che una cosa del genere sarebbe impensabile).

    • Francesco says:

      scusa ma un film del genere ambientato in Sardegna, in Calabria, in alta Val Brembana sarebbe credibilissimo

      a dire il vero, si potrebbe rigirare Radici in Campania o in Puglia, senza neppure cambiare i colori degli attori

      Pino, altre idee del genere?

      • Dif says:

        Mmm non so, sicuramente gli abitanti di alcune zone d’Italia sono considerati ignoranti e arretrati, ma non credo si arrivi fino si livelli di “famiglia incestuosa cannibale”.

        • Francesco says:

          è un film horror no?

          del resto, hai visto Il ragazzo invisibile o Jeeg Robot?

          bastava provarci!

          ciao

          PS quartiere siciliano in cui l’incesto sarebbe pratica comune, l’analfabetismo normale, l’economia solo di sussitenza e criminale … ne ho letto di recente

          • Mauricius Tarvisii says:

            E il parroco ‘sta gente la sposava? Il diritto canonico ha sempre previsto limitazioni alle nozze tra parenti.

            • Z. says:

              Se è una battuta confesso di non averla capita!

            • Mauricius Tarvisii says:

              No, è una domanda seria: il quartiere siciliano dove la tradizione voleva unioni (ovvero, tradizionalmente, matrimoni) endogamiche come si rapportava con l’autorità ecclesiastica (ovvero il parroco) che aveva il dovere canonico di impedire queste unioni?

            • Peucezio says:

              Saranno state fra cugini.
              Per quello non credo ci siano impedimenti tassativi.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Un tempo c’erano, tanto che l’Islanda nel Medioevo si dovette far concedere una speciale licenza per permettere i matrimoni tra cugini. In tempi più recenti sono stati tolti per tutti.

            • Francesco says:

              no, la gente si sposava poi i padri si facevano le figlie

              è apparso anche in TV, mi pare, ricordo un’intervista su un giornale al parroco disperato perchè non c’era modo di far entrare in testa alle pecorelle che non era una gran cosa

              magari è solo un’allucinazione dovuta all’età ma finora non mi è mai successo. o quasi

            • Francesco says:

              OK sono rinco ma non del tutto

              estate 2016, la regione è la Campania

              scusatemi

            • Mauricius Tarvisii says:

              Ma Caivano non era propriamente un posto tradizionale :D

          • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

            @ Francesco

            A titolo di curiosità, di quale quartiere di quale città siciliana si tratterebbe?

      • Peucezio says:

        Francesco, se mi parli di mezzo secolo fa forse sì, ma oggi sarebbe impensabile.
        Forse in qualche periferia degradatissima qualcosa che si avvicina un po’ vagamente, ma nei paesi sperduti no: so’ più evoluti di noi!

        • Francesco says:

          guarda che sarebbe un film

          paesino costiero o quasi arrocccato su uno spuntone di roccia

          mentre i soliti ragazzotti ci si dirigono in macchina uno racconta che secoli prima l’unica famiglia XXX si rifugiò lì per sfuggire a una razzia di pirati abbattendo l’unico ponte sul dirupo … e da allora vivono isolati, riproducendosi tra loro

          risate idiote del gruppo, poi vanno a visitarlo perchè … è un horror … poi si ferma la macchina

          :D

          • Dif says:

            Ottima sceneggiatura :)

            Mi ricorda un cannibal movie, di cui adesso non ricordo il titolo, che aveva la particolarità di essere ambientato, invece che nella solita giungla, in una ridente isoletta greca.

            • Francesco says:

              perchè non li fanno anche in Italia gli horror “di serie”?

              bastano 5-6 ragazzotti che sanno strillare, molto pomodoro, uno straccio di trama che riprende pochi punti fissi

              Pino, dici che preferiscono fare robe imbarazzanti tipo “nemiche per la pelle”?

              ciao

              PS grazie Dif

            • Andrea Di Vita says:

              @ Dif

              Beh, riprende la trama di “improvvisamente l’estate scorsa”, con Katharine Hepburn e Montgomery Clift, dove il secondo intervista la prima, madre nevrotica e ricchissima di figlio gay sbranato alla fine di un’orgia omosex in un’isola Greca. Il tutto detto per rimandi e allusioni, visto che i film è Statunitense e risale agli anni Sessanta (credo).

              Ciao!

              andrea Di Vita

          • PinoMamet says:

            Mah…

            naturalmente si può fare tutto: è un film.

            Però certe idee nascono in certi posti per un motivo.

            Nel continente americano ci sono vasti spazi poco abitati, tuttora;

            ci sono zone (tutto il continente, in realtà) che sono servite come rifugio per comunità dalle idee più strambe, spesso a sfondo religioso;

            c’è l’idea coloniale della preservazione del sangue, unita alla paura della “miscegenation” e al timore verso i figli nati da unione “proibite”;

            c’è l’idea, fondamentale nell’horror di quel tipo, che non sai mai con chi stai parlando e ne ignori il background…

            insomma, mi pare un universo lontano anni luce dai paesini dell’Europa occidentale/mediterranea con le case l’una di fianco all’altra, dove tutti sanno tutto e dove il paese più lontano, esagerando, è a trenta chilometri di distanza…

          • PinoMamet says:

            Radicalmente diversa l’idea del Ragazzo invisibile o di Lo chiamavano Jeeg Robot, citati da Francesco.

            Lì, la vera domanda è quella contraria: ma perché caspita l’incidente che dona i superpoteri al tizio di turno deve accadere per forza negli USA??

            Il ragazzo invisibile non l’ho visto, ma la forza di Lo chiamavano Jeeg Robot è stata non solo di rispondere alla domanda di cui sopra (finalmente!) ma di farlo senza scimmiottare troppo gli americani.

    • Andrea Di Vita says:

      @ Dif

      “Le colline hanno gli occhi” ?

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Dif says:

        Il film di chiama Wrong Turn ed è ambientato in West Virginia, che da quanto ho capito sarebbe lo stato degradato per eccellenza.

        Comunque sì, è molto simile ai vari “Le colline hanno gli occhi”, “Non aprite quella porta” eccetera.

    • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

      @ Dif

      Mi ricorda la saga di “Leatherface/Faccia di Cuoio”, che però non ricordo in quale parte dell’America fosse ambientato…

  17. Moi says:

    AntiSpics Wall ? … Ai pàinsa al Rà di Z’énghen ! ;)

    http://www.business-review.eu/news/roma-king-cioaba-to-trump-we-can-build-us-mexico-wall-129413

    Roma ‘King’ Cioaba to Trump: We can build US-Mexico wall

  18. Moi says:

    L’ endogamia è ritenuta causa di demenza … tutto torna con i villaggi di hillbillies violenti, fuori di testa e fanaticamente veterotestamentari (come “turbo” ;) di violenza e fanatismo) …

    • Moi says:

      aggiungi poi il fattore “isolamento in landa desolata” e … ;)

      • Moi says:

        D’altronde, lo squallore abietto in cui l’Eresia Protestante relega l’esistenza umana … forse non poteva trovare “Deserto Roccioso di Coltura” :) più ottimale !

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>