Völkerwanderungen

Un po’ di materiale utile per riflettere sul rapporto tra i grandi movimenti dei nostri tempi e le Istituzioni.

Come sapete, la regola ufficiale è che i Buoni si Accolgono e si Integrano, i Cattivi si Respingono. Si conferma così la bizzarra fantasia degli Occidentali di essere dotati di superpoteri e di autorità morale.

Nel mondo reale, invece…

c’è un divertentissimo articolo su Repubblica che spiega come funziona davvero il respingimento, descrivendo in dettaglio l’espulsione di 29 tunisini, accompagnati da “un funzionario della polizia di Stato, un medico, un infermiere, due delegati del Garante nazionale dei detenuti, 69 agenti di scorta non armati e in borghese” (ma mancava un interprete) al costo di 115.000 euro.

Calcolando che si stima che in Italia vi siano 400.000 stranieri “irregolari”, è facile capire il costo complessivo teorico che comporterebbe l’applicazione della legge. Se si arriva vivi in Italia, ci si resta.

Passiamo invece a vedere in azione l’Accoglienza dei Buoni, tornando ai nostri somali fiorentini. 90 persone certificate come meritevoli di “protezione umanitaria”, vista l’innegabile condizione di un quarto di secoli di guerra nell’ex-colonia italiana.

Stiamo parlando di persone che stanno in Italia da cinque, dieci, anche quindici anni. Finché  non ha preso fuoco, dormivano nel capannone dell’ex-Aiazzone. Dove la polizia era arrivata un po’ di tempo fa ad applicare la legge: non a buttarli fuori (se no dove li sbattevano?) ma a togliere la corrente in base al Decreto Lupi, così almeno stavano al buio e al freddo.

Della visita che i somali hanno fatto all’accogliente mostra di Ai Wei Wei, abbiamo già  parlato.

Il giorno dopo, i somali sono andati in Prefettura, dove, dietro una fitta schiera di poliziotti che ogni tanto distribuivano colpetti di manganello (“cariche di alleggerimento”), un funzionario ha spiegato che gli accolti dovevano tornarsene prima nel Palazzetto dello Sport a Sesto, e solo dopo la Prefettura avrebbe rivelato cosa aveva ballo per loro.

Il progetto di Accoglienza, finalmente rivelato, consisteva in una “soluzione di emergenza“: dividere i somali a gruppetti in vari comuni della Città Metropolitana, cioè la grande cintura di discarica di cui gode il nostro Sindaco.[1]

Una breve sistemazione in stile Albergo Popolare, con una cooperativa pagata per offrire una branda. Fuori per strada alle otto di mattina, rientro la sera, e solo finché dura il gran freddo di questi giorni: poi passa, come passa anche la notizia della morte dell’accolto nell’incendio.

immagini.quotidiano.netUno dei somali viene accolto dalla Croce Rossa dopo l’incontro con le istituzioni davanti alla Prefettura

Gli accolti hanno rifiutato la proposta e si sono recati in Via Silvio Spaventa, dove si trova un bel palazzo tutto vuoto, che i Padri Gesuiti sono in corso di vendere, per la cifra di sei milioni di euro, a una ditta cinese che ci deve fare la sede del Politecnico dell’Università di Shanghai.

I somali hanno aperto le porte del palazzo e hanno sistemato i pochi averi sopravvissuti al rogo.[2]

Ci dispiace per i 150 giovani aspiranti manager cinesi che la struttura dovrebbe ospitare, ma siamo certi che i servizi sociali del Comune sapranno trovare per loro una sistemazione accogliente e alternativa.

Suggeriamo la Foresteria Pertini a Sorgane, gestita dalla Caritas e che offre “accoglienza invernale per uomini” e “comprende la fornitura di materiale per l’igiene personale, cena calda e colazione.”

welcome-to-tuscanyNote:

[1] Però c’è anche chi vince la lotteria: l’assessore assicura che “nove migranti potranno essere inseriti nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati del Comune di Firenze.” Mica deve fare tutto Sesto.

[2] Un consigliere dei Fratelli d’Italia, che evidentemente si preoccupa della sorte degli aspiranti immigrati cinesi, ha chiesto l’espulsione immediata dall’Italia degli occupanti. Non precisa chi dovrebbe tirare fuori i 345.000 euro per realizzare l’operazione (facciamo il calcolo sulla facile espulsione in Tunisia descritta da Repubblica, ma dovrebbe essere molto più difficile mandarli in Somalia).

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159 Responses to Völkerwanderungen

  1. Ah, a proposito: proporre l’espulsione è il diplomato Giovanni Donzelli, quello che ha autocertificato il fatto di non aver mai lavorato un giorno in vita sua.

  2. Francesco says:

    Beh, io però alla sede del Politecnico di Shangai a Firenze ci terrei abbastanza, mi sembra un’ottima cosa e quindi consiglierei di spostare da ivi i somali.

    Che non tutti gli stracomunitari sono uguali.

    PS come arrivava la corrente a un capannone industriale abbandonato da anni e anni?

    • Per Francesco

      ” come arrivava la corrente a un capannone industriale abbandonato da anni e anni?”

      Non lo so. In genere, nelle case occupate, ci arriva, non so per quali vie.

  3. rossana says:

    I cinesi mi incuriosiscono parecchio: sono presenti in ogni città o paesucolo italiano, eppure quasi mai ne sentiamo parlare. Fanno vita a sé, non hanno alcun interesse ad integrarsi ma frequentano scuole e università, comprano attivtà e si organizzano svariate attività nel manifatturiero.
    Non sono tendenzialmente conflittuali, sono generalmente ben accettati, non ho memoria di fenomeni di razzismo nei loro confronti e sono raramente oggetto di fatti di cronaca nera (e quando lo sono, si tratta di regolamenti di conti fra loro).
    A Padova sono ormai loro a offrire corsi di cinese agli italiani e, sempre a Padova, c’é forse l’unica scuola bilingue italiano-cinese, dall’asilo alle superiori.
    Quanto pesano cultura e religione nelle diverse modalità dei approccio di cinesi e di tutti gli altri non occidentali presenti in Italia?
    E perché da una parte favoriamo e incentiviamo le migrazioni africane, mentre dall’altra assistiamo proprio con questi migranti ai più livorosi e/o ingiusti conflitti?
    Perché quando si parla d razzismo italiano dimentichiamo sempre che in questo paese vivono comunità di persone provenienti dall’est Europa, da ogni parte del mondo occidentale, dall’India e dalla Cina, senza che con queste comunità si scatenino conflitti e sulle quali pochi sono gli interessi in ballo per cooperative o Ong?
    E’ solo una questione di pelle più scura o è anche questione di culture confliggenti fra loro?

    • rossana says:

      “culture confliggenti”

      Culrure e interessi, confliggenti…forse…

    • Per Rossana

      “I cinesi mi incuriosiscono parecchio”

      Commento bellissimo.

      Per una volta, qualcuno che si interessi dei migranti stesso, non “se non siamo abbastanza accoglienti” o “cosa dobbiamo fare per difendere i nostri valori”.

      • rossana says:

        L’immigrazione non è un fenomeno nuovo in Italia, tant’é che oggi, molti arrivati dal Marocco, dall’Egitto, dal Senegal anni fa, sono tornati nel loro paese per arggiunta età da pensione.
        Sappiamo tutti che il mondo delle badanti è occupato in prevalenza da donne che arrivano da anni dall’est, e sappiamo che ci fu un lungo periodo nel quale avere la cameriera filippina era vezzo di molte sciùre benestanti.
        Così, più che star dietro alle frasi fatte o preoccuprami di accuse di razzismo o perfino di essere “di destra” (accusa che visto cosa fa oggi la sinistra finisce quasi per farmi onore), mi chiedo perché la sempre più accesa conflittualità sull’immigrazione massiccia degli ultimi anni non abbia altre ragioni, oltre a quella di essere forzata e incentivata con motivazioni al limite del favolistico e gestite poi peggio di come si dovrebbe gestire un canile municipale.
        Voglio dire: vero che chi incentiva queste immigrazioni non ha poi alcun rispetto delle persone in quanto tali, ma in tempi di smartphone e whatsapp, possibile che non si siano ancora passati parola per far sapere in patria che in Italia sono trattati peggio dei cani? Perché continuano a venire a migliaia in Italia e Europa, se finiscono a vivere peggio di quanto possano vivere, quand’anche in miseria, nel loro paese?
        Che lavoro non ce ne sia nemmeno per gli italiani dovrebbero saperlo ormai, dopo anni di fabbriche che chiudono e licenziamenti a migliaia; che quando qui li aspetti un percorso di anni prima di sapere se avranno lo stato di rifugiato o saranno rispediti in patria (o comunque mollati in balìa di se stessi a vivere appunto in capannoni senza corrente e senza acqua), non se lo dicono fra loro così che uno ci pensa due volte prima di partire?
        Per uno che riesce a inventarsi un’attività per campare, cento finiscono a vivere ai margini una vita grama o malavitosa per necessità.
        Su tutto, il livore di un preteso diritto alla casa, al lavoro, a un reddito, ecc.
        Che sono diritti in sé ragionevoli a cui ogni essere umano aspira, tranne che siamo al mondo ideale che non esiste.
        Intanto, il pietismo e la favola buonista nutrono in loro aspettative irreali che producono una conflittualità con le istituzioni e con gli italiani in genere (perché lui sì e io niente?), diventando mero oggetto di conflitto politico fra chi li difende contro ogni buon senso e chi li demonizza contro ogni altrettanto buon senso.
        Qualcuno sta barando sulla loro pelle, questo è certo, solo che questo non fa del male solo a loro, ne fa anche a noi, costretti a contenderci con loro lo stesso miserabile tozzo di pane e la stessa catapecchia dove dormire.
        Così ecco che cercare esempi di immigrati e integrazioni tutto sommato riuscite forse ci aiuterebbe a inquadrare il problema e a capire cosa non funziona rispetto a queste nuove immigrazioni…

        • Carlo says:

          Non credo che a creare aspettative “irreali” negli immigrati sia la “favola buonista” (peraltro i la sinistra reale, fuori dall’immaginazione di Salvini non è poi così buonista), quanto il fatto di guardare la televisione che dà, probabilmente, a molti l’impressione che l’Europa sia il paese di bengodi. Per esempio lo scrittore e medico togolese naturalizzato italiano Kossi Komla-Ebri mette in bocca al protagonista di un suo libro con riferimenti autobiografici (il protagonista è uno studente togolese di medicina che studia in Francia) una serie di considerazione sul fatto che i suoi parenti non riescano a credere che anche in Europa esistano i poveri e lo stesso personaggio racconta del suo stupore quando nella metro di Parigi un mendicante bianco chiese l’elemosina a lui, “negro”. Peraltro in “Storia del miracolo italiano” Guido Crainz parla di un fenomeno analogo a proposito delle migrazioni interne nell’Italia anni ’50 e ’60 riportando la testimonianza di un parroco del Veneto o della Bassa Lombardia dell’epoca il quale riferisce che dando un’occhiata ai volti dei suoi concittadini che guardano la TV quello che la loro espressione sembrava dire era: “Guarda come è affascinante la vita a Milano (o altra grande città) e noi siamo qui come cretini all’ombra del campanile e del parroco.” Le province della Lombardia meridionale (Cremona e soprattutto Mantova) e quella veneta di Rovigo furono tra quelle più spopolate dall’emigrazione anche se non se lo ricorda nessuno

          • Per Carlo

            “Non credo che a creare aspettative “irreali” negli immigrati sia la “favola buonista” (peraltro i la sinistra reale, fuori dall’immaginazione di Salvini non è poi così buonista), quanto il fatto di guardare la televisione che dà, probabilmente, a molti l’impressione che l’Europa sia il paese di bengodi.”

            Infatti, i nostri amici indiani hanno descritto così il problema fondamentale:

            http://kelebeklerblog.com/2016/10/03/saluti-dallindia/

        • Per Rossana

          “Così ecco che cercare esempi di immigrati e integrazioni tutto sommato riuscite forse ci aiuterebbe a inquadrare il problema e a capire cosa non funziona rispetto a queste nuove immigrazioni…”

          Qualche riflessione al volo…

          A volte la distanza è la cosa migliore per capire.

          Il libro che mi ha fatto riflettere di più sulle migrazioni (vedi anche il titolo del post) è stato quello di Peter Heather sulla caduta dell’Impero Romano, che unisce archeologia, storia e studi antropologici sulle migrazioni.

          Qualche riflessione al volo.

          Per quanto l’Europa sia ridotta male, offre sempre più speranze del 70% del pianeta, per un giovane maschio ambizioso, laureato, che parla correntemente tre lingue ma non è cugino del presidente del proprio paese. E’ il concetto cui ho accennato più volte di “maa fiish mustaqbal”, “non c’è futuro”.

          Emigrare poi costa talmente tanto – in senso di soldi, rischio, coinvolgimento di tutta una famiglia – che si deve comunque far finta che sia andata bene. Tanto, trovarsi al freddo all’Aiazzone è comunque meglio che trovarsi in fondo al mare. Su questo ci sono stati degli studi – il senegalese alla fame e congelato che su Facebook scrive che lui è un figo che se la spassa in Italia.

          Poi c’è la subordinazione spirituale all’Occidente – quella cosa per cui comunque aver toccato il lembo del mondo che ogni giorno afferma di essere l’unico mondo possibile, costituisce una sorta di salvezza; la vergogna di essere “terzomondiali”, cento volte più forte del masochismo con cui gli italiani raccontano sempre di quanto faccia schifo il proprio paese.

        • habsburgicus says:

          d’accordissimo con le considerazioni di Rossella

  4. Francesco says:

    1) mio figlio ha in classe due bambini cinesi (prima media). di uno dice che è un lavativo ma non sa dirmi se il poverello capisce l’italiano o meno … una famiglia del mio condominio è cinese (e fissata con suonare il pianoforte)
    2) questo per dire che si integrano
    3) “il cinese” a Milano è quello che gestisce un negozietto di elettronica dove le riparazioni costano la metà che nel negozio ufficiale
    4) incentiviamo le migrazioni dall’Africa? e come?
    5) i latinos sono divisi tra domestiche brave persone e bande di criminali fuori di testa
    5,5) quelli dell’Est invece passano più per criminali e basta, in blocco, tolti forse “muratori romeni” e “saldatori croati”
    6) ogni comunità c’ha i suoi festival musicali, reclamizzati su muri. mitici quelli degli cingalesi con la loro scrittura che sembra un disegno
    7) se i dati economici significano qualcosa, si vive MOLTO meglio in Italia che nel terzo mondo, compreso molto di quello emergente. basta questo ad attrarre la gente, non servono complotti
    8) mai avuto l’impressione che un “negro” si vergogni del proprio paese, Miguel
    saluti
    9) come guidano di merda cinesi e neri, neppure i milanesi col cappello e le donne, però

    ciao

    F’ o’ razzista

    • roberto says:

      5.5) che iddio ci protegga dai muratori rumeni!
      mi sa che per uno che sa lavorare vengono 10 fratelli o cugini vari che non sanno fare nulla

      • Francesco says:

        però ci mettono tanta buona volontà, a differenza di quei lavativi degli italiani che certi lavori non li vogliono più fare!

        F o luogocomunista

        PS anche da voi è pieno di bar gestiti da cinesi? spesso coppie giovani e sorridenti?

      • roberto says:

        no, qui cinesi ne abbiamo pochissimi e lavorano solo nei ristoranti.

        i nostri cinesi sono i portoghesi

        • Francesco says:

          conosciuto una cinese italianissima (anzi proprio milanese) che gestisce il ristorante cinese (con prezzi da ristorante) fondato dal padre millanta anni fa

          :D

        • Per roberto

          “no, qui cinesi ne abbiamo pochissimi e lavorano solo nei ristoranti.”

          Da noi invece i furbetti di imprenditori di Prato, per non pagare gli operai italiani, hanno pensato bene di mettere fabbrica in Cina.

          I cinesi hanno lavorato, imparato e aperto fabbrica a Prato, dove hanno mandato in rovina i furbetti locali. Se nessuno chiede loro di pagare le tasse o manda ispezioni sulle condizioni di lavoro, si comportano in maniera inappuntabile.

          E a Prato hanno costituito l’Associazione del Cervo Bianco, con splendidi propositi di integrazione, democrazia e quant’altro. Che ha sistemato a bastonate gli zingari e i marocchini locali che avevano osato scippare cittadini cinesi.

          Oggi quelli del Cervo Bianco sono sotto inchiesta per “associazione per delinquere e commissione di atti violenti per motivi razziali”.

          Dalle parti dell’ex-Aiazzone, dove il povero somalo ci lasciò le penne, la maggior parte delle persone parla soltanto cinese e rifiuta di integrarsi, per l’appunto, con i somali.

          • Peucezio says:

            “Oggi quelli del Cervo Bianco sono sotto inchiesta per “associazione per delinquere e commissione di atti violenti per motivi razziali”.”

            Alla fine il criterio non è nemmeno etnico-razziale, è etico.
            Lo stato sta sempre e comunque dalla parte dei delinquenti: se fra due comunità straniere una lavora e l’altra delinque, si sostiene la seconda.

            • Per Peucezio

              “Lo stato sta sempre e comunque dalla parte dei delinquenti:”

              Ma più semplicemente, il marocchino che delinque è un individuo, del cui destino se ne fregano anche tutti gli altri marocchini (anzi, la maggior parte di loro sono contenti quando i carabinieri se lo tolgono dalle scatole).

              I cinesi hanno un’organizzazione, molto efficiente, che rappresenta realmente tutta la comunità, con uno statuto, un presidente responsabile di fronte alla legge e una sede. Dove tengono i bastoni che danno in testa a marocchini e zingari.

              Insomma, i cinesi hanno fatto lo stesso errore nostro: di esistere legalmente :-) Lì iniziano tutti i guai.

            • Peucezio says:

              Appunto.
              Per non avere fastidi con lo stato devi essere ex lege, delinquente per l’appunto.
              Anche se, oltre a ciò che dici tu, che probabilmente è l’elemento decisivo, io una punta di morale alla rovescia nei magistrati italiani ce la vedo. In fondo sono sempre borghesi cresciuti negli anni ’70, quindi nichilisti.

            • Z. says:

              Continui a non aver mai conosciuto un magistrato, vedo ;-)

            • Zhong says:

              “I cinesi hanno un’organizzazione, molto efficiente, che rappresenta realmente tutta la comunità, ”

              E poi c’e’ il “Chinese couch” la vera mafia internazionale!

              Zhong :D

            • Peucezio says:

              Veramente ho avuto amici strettissimi magistrati e anche parenti acquisiti.
              Ovviamente non appartenevano a quella genia, altrimenti difficilmente avrebbero avuto a che spartire con me, ma ti assicuro che, anche se diversamente da te non ci lavoro, quel mondo lo conosco abbastanza dall’interno.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Ok, quindi anche quelli che conosci tu non sono come quelli che descrivi. Il tuo discorso non assomiglia molto a “gli unicorni esistono, anche perché lavoro in uno zoo, dove è vero che non c’è nessun unicorno, ma conosco il regno animale molto bene dall’interno…”.

      • Per roberto

        “5.5) che iddio ci protegga dai muratori rumeni!”

        Vivendo in un quartiere in cui il 40% dei bambini sono nati all’estero, il pregiudizio in genere si rivolge contro gli Autoctoni.

        Gli Autoctoni amano letihare, e se occorre riempire di schiaffi ne i’vvolto chi non gli garba (tra di loro, ma ogni tanto ci rimette anche qualche straniero), tanto i loro nonni si prendevano sempre a sassate quando erano piccini.

        Poi non ti mandano a dire, ma ti dihano in faccia quello che pensano di te, maremma maiala.

        Sanno leggere e scrivere i’ggiusto, e ne van fieri. E ogni tanto passan i harabinieri e si portan via qualche figliolo,come quello che diede fuoco al dehors di un ristorante (fu visto da un marocchino, che lo rincorse e chiamò pure la polizia, ecco come son fatti questi extracomunitari).

        Però di buono hanno, che la levaha d’ingegno gli passa presto e il giorno dopo, son di nuovo amici.

        • Peucezio says:

          Ma diresti “passan i harabinieri” o “passano harabinieri”, con l’articolo che non si sente (anche se, come direbbe un generativista, è soggiacente)?

          • Per peucezio

            “Ma diresti “passan i harabinieri” o “passano harabinieri”, con l’articolo che non si sente”

            bella domanda… io direi, “passano i carabinieri” perché non sono un Autoctono :-)

            Ma probabilmente si direbbe, “passa i harabinieri”, come “c’è i lavori” o “c’è i tuoni”.

            Credo che sia interessante l’esistenza di un’umanità del posto che non si sente affatto padrone del campo, che si ritiene soltanto “l’ultimo de’ moihani”, che ricorda con nostalgia i tempi in cui le donne fermavano i celerini a sassate sui ponti, ma oggi non conta più nulla.

            I nostri indigeni sono davvero come gli Indiani d’America :-)

            Noi che siamo foresti, abbiamo costruito pian piano un rapporto di fiducia con loro, partendo dal rispettarli e dall’ascoltarli, che non ci sono abituati: nessuno li considera, schiacciati come sono tra istituzioni, buonismo di sinistra, immigrazione di napoletani, americani, senegalesi, tedeschi e aretini e qualunque altra etnia sul pianeta.

          • Peucezio says:

            Però capita la III plurale non apocopata seguita da un articolo non realizzato foneticamente. Un esempio che mi viene in mente è quando Francesco Nuti diceva “ma home thrombano pesci?” (Nuti è pratese, ma ho presente fiorentini che fanno la stessa cosa e comunque credo ci siano minme differenze fra fiorentino e pratese, sbaglio?).

          • PinoMamet says:

            L’articolo soggiacente è una caratteristica delle parlate toscane che trovo davvero elegante;

            più che “non si sente”, a me pare l’articolo “che non c’è, ma si sente lo stesso” ;)

          • Peucezio says:

            Attenzione però a non confondere il dileguo dell’art. masch. pl. con l’assimilazione regressiva della laterale da parte della consonante iniziale della parola seguente nell’articolo maschile singolare, quella che produce il classico “i’ ccane”, per “il cane”.
            Che è tipicamente fiorentina, infatti pisani, livornesi, ecc. non assimilano ma rotacizzano (“‘r cane”).

            • PinoMamet says:

              “Attenzione però a non confondere il dileguo dell’art. masch. pl. con l’assimilazione regressiva della laterale da parte della consonante iniziale della parola seguente nell’articolo maschile ”

              Hai ragione ma non stavo pensando a quello, ma proprio al dileguo dell’art. masch. plurale…

              mi pare lasciare un “microspazio” di pausa tra le due parole che separa, una semibiscroma per dire, che trovo sia la forma più elegante di articolo:
              una cosa che c’è senza esserci!

            • Peucezio says:

              Interessante, non l’ho mai percepita.
              Ne sei sicuro?
              Non è che magari la percezione di questa pausa viene dal fatto che in fiorentino ci aspetteremmo la forma apocopata (passan) e che la ‘o’ serve proprio a preservare la percezione dell’articolo (tecnicamente si direbbe che l’articolo soggiacente blocca l’apocope del verbo precedente), quindi questa sillaba in più dà il senso di un indugio che normalmente non ci sarebbe?

              Io mi baso, oltre che su cose sentite qua e là, sulla frequentazione stretta per anni di un amico di famiglia che viveva a Bari, ma aveva mantenuto un accento fiorentino fortissimo, e anche se non usava i’ vvernaholo stretto, con i clitici tipo “te ttu vvai”, “‘un tu ll’ha visto”, però aveva mantenuto varie altre cose, per cui per esempio diceva vogliano per vogliono e simili e, appunto, cancellava l’articolo maschile plurale.

          • Peucezio says:

            Per inciso, in altri contesti anche in fiorentino c’è il rotacismo: i dialetti nord-toscani non tollerabo la laterale preconsonantica.

          • supervice says:

            La pronuncia sanfredianina (ma non solo) più attendibile è:
            “E-p(aspirata)assano – un quarto di e aspirata al posto dell’articolo – harabinieri”.
            Da emendare anche il forestiero miguelagnolesco “ne i’vvolto”, lemma non presente nella lingua fiorentina: si usa il più triviale “O un ti th(come nell’inglese thin)-iro una puntaha ni’vviso?”

            • Peucezio says:

              Infatti ero scettico sui de i’ e ne i’ di Miguel: io dai fiorentini ho sempre sentito di’ e ni’.
              Bisognerebbe intervistare appositamente qualche sanfredianino.

            • Per Supervice

              ” forestiero miguelagnolesco “ne i’vvolto””

              Veramente l’ho sentito più volte :-)

            • Peucezio says:

              Forse sarà un’innovazione allora.

            • Peucezio says:

              Il Giannelli, nella monografia della collana della Pacini, attesta /di bˈabbo/ e /ni bˈbɔsko/, non /de i/ e ne i/, però è una sintesi, che può ingorare varianti diastratiche, microdiacroniche (classi di età) e microdiatopiche (varietà di quartiere, anche se sarebbe strano che si assumesse per Firenze uno standard che differisse proprio dal sanfredianino).

            • Peucezio says:

              /di bˈbabbo/
              Era saltata una /b/

    • Per Francesco

      “1) mio figlio ha in classe due bambini cinesi (prima media). ”

      E’ una bellissima carrellate di esperienze vere, esattamente la maniera in cui le persone normali si rapportano con “gli stranieri”.

      Come vedi, manca “il musulmano”.

      Perché se non fossimo storditi dai media, ci sarebbero:

      1) i marocchini/tunisini (“bravo lavoratore”, “furbetto levantino”, “spacciatore tagliagola”) come specie etnica

      2) i “musulmani strani” (“sai che quello quando c’ha il digiuno e gli offri un panino, ti dice no scusa non posso? E sai che quell’altro gli ho offerto un ottimo prosciutto e lui si è scusato ma non l’ha voluto assaggiare? E quella lì che pure d’estate si veste così pesante, poverina…”)

      Ma tutto l’insieme di “questi ci vogliono conquistare… si suicidano per 72 vergini… il loro profeta si è sposato con una bambina” “a Lepanto li abbiamo sconfitti” ecc. ecc. richiede una mediazione culturale di tutt’altro tipo, che ci manca totalmente con cinesi, cingalesi, ecc.

      • Francesco says:

        mah

        una ragazza peruviana che faceva la colf da noi quando i figli erano piccoli ha un’amica peruviana che si è sposata con un arabo. gli abbiamo passato un tot di roba da bambini qualche anno fa

        ma è tutto il contatto diretto con l’immigrazione arabo-islamica che ho

        poi ci sono i pizzaioli egiziano-copti e, di vista, le mamme intabarrate che portano i figli all’asilo vicino a dove lavoro

        piacerebbero al Duca: troppo basse e troppo grasse, strabordano dagli abiti. così brutti che il burka si spiega, sono a livello quasi latinos come cattivo gusto. testa sempre coperta da un foulard ma magari pantalone quasi aderente

        ciao

      • Z. says:

        Miguel,

        — Ma tutto l’insieme di “questi ci vogliono conquistare… si suicidano per 72 vergini… il loro profeta si è sposato con una bambina” “a Lepanto li abbiamo sconfitti” —

        Ecco, devo dire che questa categoria di persone secondo me esiste quasi solo in TV o sul web. Nel mondo reale mai visti né conosciuti.

        Al più ho un amico di vecchia data che si è fatto prendere dall’isteria islamofoba, e che una volta ha detto che “ci vogliono conquistare”. Ma intendeva più che altro “qui gli lasciamo fare ciò che vogliono”: non farebbe mai discorsi come quello sulla moglie del Profeta né su Lepanto.

        Ho conosciuto invece tanta gente che guarda con diffidenza agli stranieri, dal velatissimo sospetto fino alla xenofobia, ma decisamente a prescindere dalla religione.

        • Per Z

          “Ho conosciuto invece tanta gente che guarda con diffidenza agli stranieri, dal velatissimo sospetto fino alla xenofobia, ma decisamente a prescindere dalla religione.”

          Infatti, è esattamente quello che volevo dire. Tra tutti gli stranieri, il “musulmano” (distinto dallo spacciatore nato a Tunisi :-) ) è uno dei meno antipatici, a parte la maniera poco modaiola in cui si veste sua moglie.

          • Z. says:

            E’ anche la mia esperienza: al limite, ma proprio al limite, il musulmano propriamente detto lo si infastidisce un po’ chiedendogli perché si ostina a non mangiare il maiale.

            Invece quando si dice “odio i tunni” si intende proprio quel che dici tu: “odio i maghrebini che anche se la sinistra buonista li difende sono tutti stupracciatori“.

            • Per Z

              ” “odio i maghrebini che anche se la sinistra buonista li difende sono tutti stupracciatori“.”

              Non conoscevo la parola “tunni”, ma “stupracciatori” è geniale.

              Poi è anche logico che una percentuale relativamente alta di stupracciatori sia costituita da giovani maschi soli, poco legati al territorio (ho anche un amico spacciatore tunisino che si è fatto un sacco di anni di carcere ed è diventato un bravissimo scrittore).

            • Z. says:

              Stupracciatori l’ho inventata io poc’anzi!

              “Tunni” invece è il termine gergale usato a Bologna per riferirsi ai cittadini extraeuropei di origine maghrebina. Meno diffuso di quanto non fosse una ventina d’anni fa, ma resiste.

              Perché proprio “tunni”? Il raddoppio della consonante consegue all’accorciamento della vocale che precede, ma perché “tunni” e non “marocchi” o “egizi”?

              Secondo alcuni perché la maggior parte dei maghrebini immigrati all’epoca sarebbe stata di origine tunisina. Ma va anche considerato che per “marocchino” si intendeva altro, ossia il meridionale d’Italia.

        • Mauricius Tarvisii says:

          “Ma tutto l’insieme di “questi ci vogliono conquistare… si suicidano per 72 vergini… il loro profeta si è sposato con una bambina” “a Lepanto li abbiamo sconfitti” —
          Ecco, devo dire che questa categoria di persone secondo me esiste quasi solo in TV o sul web”

          Io ne ho conosciuti dal vivo, però. E reggiti forte perché poi sono diventati renziani :D

          • Z. says:

            Maurì, se tu abiti fuori dal mondo – e per di più in un postaccio – è colpa più tua che mia. Però sappi che sono solidale con te :D

          • Francesco says:

            mah credo di averne incocciato qualcuno anche io, che tra gli stranieri spreferisce i musulmani

            • Z. says:

              E quanti di loro straoarlavano della sposa del profeta o di Lepanto?

              Ora confronta quel numero con quanti si lamentano dei ladri rumeni, degli spacciatori tunisini, dei magnaccia albanesi…

            • Francesco says:

              di solito l’argomento principe è “come trattano le donne” ma anche la percezione di una ostilità latente (o mica tanto latente)

              per me è anche memoria atavica dei mill’anni di guerre che si siamo fatti, tra cristiani e musulmani, quasi inconscia ma esistente

            • Z. says:

              Ecco, questa – che infatti ha poco a che vedere con la religione – è una critica sicuramente più diffusa di robe per webbettari come Lepanto o Aisha.

            • Francesco says:

              beh, Z, di cristiani in occidente ce ne sono così pochi e gli altri orecchiano il cristianesimo peggio che la musica classica

              o tempora o mores!

              e che freddo che fa anche oggi!

        • Peucezio says:

          “— Ma tutto l’insieme di “questi ci vogliono conquistare… si suicidano per 72 vergini… il loro profeta si è sposato con una bambina” “a Lepanto li abbiamo sconfitti” —

          Ecco, devo dire che questa categoria di persone secondo me esiste quasi solo in TV o sul web. Nel mondo reale mai visti né conosciuti.”

          A Milano ci sono.

          • Per Peucezio

            “A Milano ci sono.”

            Ci credo, ne conosco anch’io. Ma se non sono studiosi di lingue orientali, dove hanno appreso queste informazioni?

            • Mauricius Tarvisii says:

              Dalla TV

            • Peucezio says:

              Per i non orientalisti colti sono cose di cultura generale.
              Per gli altri, come dice giustamente Mauricius, c’è la TV.

              Poi in alcuni casi c’entra anche la frequentazione diretta.
              Inoltre ci sono tanti italiani che lavorano in paesi mussulmani. Percentualmente sono pochi, ma neanche tanto: solo io ne ho presente diversi. E raccontano le cose.

            • Z. says:

              Peucezio,

              — A Milano ci sono. —

              Poveri voi, vi compatisco :D

  5. Grog says:

    Comunque le migliori fighe europee sono le Ungheresi e ste stronze si barricano dietro il filo spinato!
    I gelosissimi ungheresi vagano per putza a caccia di bonghi super dotati!
    Non hanno capito che la femmina placata è meglio e sta più tranquilla!
    Le venete sono un bell’esempio Santarelline di chiesa come a Padova!
    Il prete lo tira fuori e dice ” bambola! Questo è benedetto urbi et orbi! ”
    Poi ci sono i fratacchioni che con la pioggia e con il vento aprono il convento!
    Ahhhhhhh Veneto Felix!(1)
    Grog! Grog! Grog!
    (1) e anche un po troione sob!

  6. mirkhond says:

    Minima Cardiniana 157
    Pubblicato il 17 gennaio 2017

    DOMENICA 15 GENNAIO 2017

    SAN MAURO ABATE

    Siamo rimasti tutti colpiti – qualcuno anzi molto preoccupato, qualcun altro attraversato da una frustata di euforica speranza – dal tono di molti media in apertura di questa settimana. Prendiamo solo il caso de “La Repubblica” di lunedì 16, alla pagine 10-11: Barbara Ardù che affronta, col piglio di una che non ha peli sulla lingua, il tema Disuguaglianze in aumento. Otto superPaperoni hanno la stesa ricchezza di metà dell’umanità. E’ il tema degli otto Signori della Ricchezza recensiti da Forbes e delle durissime critiche alla deregulation, al libero mercato e al neoliberismo che si scatena nel momento stesso nel quale a Davos si sta per riunire il World Economic Forum. E a pagina 11, insieme con un articolo di Joseph Stiglitz (proprio lui: non Fra Cacchio da Velletri…) che definir allarmato e indignato è poco (“l’Africa ogni anno perde 14 miliardi del suo reddito in paradisi off shore, basterebbero a salvare 4 milioni di bambini e dare loro un’istruzione”: ecco la chiave dell’esodo dei migranti da quel continente…), abbiamo le immagini formato tessera di otto signori, i Magnifici Otto più ricchi del pianeta, messi una buona volta in bell’ordine e chiamati con i loro rispettivi nomi e cognomi. Sono i volti dei nostri Superiori Sconosciuti, anche se sconosciuti fino a un cento punto: eppure guardatela bene la faccia del primo della lista, Bill Gates, e chiedetevi se sareste mai in grado di riconoscerlo se vi capitasse una mattina di prendere un caffè allo stesso banco di bar in cui lo prende lui. Nella società dell’immagine e dello spettacolo, i veri padroni si muovono tranquillamente, come pesci nell’acqua. E la politica? Ai suoi bei tempi, Karl Marx sosteneva che i governi erano diventati dei “comitati d’affari”. Non era del tutto vero, ai suoi tempi. Oggi lo è. Denunzia implacabile e lucidissimo Stiglitz: “Le multinazionali sanno che il loro successo non dipende solo dalle leggi dell’economia, ma dalle scelte di politica economica che ciascun paese compie”. Il personale politico ridotto al rango di personale esecutivo, che canta e balla su una musica non sua.

    E’ su questo che bisogna meditare in modo approfondito e nella prospettiva di un’azione politica che ponga le basi per la liberazione e la redenzione. Guardiamoci in giro: qualche strumento di lavoro ce l’abbiamo.

    Di solito, l’amico Marco Tarchi dispensa eccellenti consigli. Vi passo la segnalazione, da lui proveniente, di un Dossier uscito su “Le Monde” l’11.1. u.s. e riguardante la nuova fase del pensiero di Alain de Benoist, al quale comunque Tarchi dedica sistematicamente attenzione nel suo mensile “Diorama letterario”, che raccomando caldamente di seguire e di sostenere (ma, rassicuratevi, non sempre sono d’accordo sui suoi contenuti; comunque vale la pena di leggerlo e magari di abbonarsi: http://www.diorama.it; mtdiorama@gmail.com). In particolare, Tarchi attraverso De Benoist consiglia la lettura del libro di Jean Claude Michéa, Notre ennemi: le capital. Non ho personalmente avuto ancora il piacere di leggerlo (perché sono convinto che sarà un piacere), ma da quel po’ che ne ho letto in modo indiretto direi che promette bene.

    Al riguardo, mi permetterei altresì di consigliarvi: Natacha Polony – Le Comité Orwell, Bienvenue dans le pire des mondes, Paris, Plon, 2016. Un libro che esamina come giorno per giorno il nostro mondo stia scivolando verso un “totalitarismo soft” che, proprio perché a prima vista inodore, incolore e soprattutto indolore, è di gran lunga peggiore e più insidioso di quelle che finora siamo stati abituati a considerare le peggiori tirannie al mondo. Una tirannia che – ben lo aveva intuito anni fa Soljenitsin, quando venuto in Occidente a cercare la libertà comprese perfettamente che cosa si stava preparando – non ha motivo alcuno di servirsi di polizie segrete, di filo spinato, di camere di tortura, di organizzazione del consenso formale, ma che si presenta al contrario sotto le vesti della più totale libertà esercitata da schiavi che non si rendono conto di esser tali, che credono di agire e “sono agiti”. Omologazione, l’aveva chiamata Pasolini.

    Alcune decine di lobbies multinazionali, grazie al controllo dei flussi finanziari e commerciali e agli strumenti mediatici e tecnologici in loro possesso, intendono organizzare e orientare le nostre vite asservendo e vanificando quel che resta delle libertà politiche. Livellando verso il basso la cultura, appropriandosi dei nostri dati di base e quindi di quella che siamo abituati a definire “la nostra privacy” che passa ormai attraverso i vari aspetti dell’informatica, normalizzando i nostri gusti e le nostre abitudini, uniformando i nostri bisogni e rendendoli funzionali al meccanismo di produzione-profitto-consumo da esse programmato.

    Il “peggiore dei mondi possibili”, che si va preparando, è quello dell’illusione della libertà individuale in un mondo nel quale l’ineguaglianza tra una minoranza infima però potente e privilegiata e una enorme massa di subalterni si allarga e si approfondisce sempre di più (si sta parlando di appena il 10% degli abitanti del mondo che, con immense disparità al loro interno, detengono e gestiscono il 90% delle ricchezze e delle risorse del pianeta) e nel quale una iperélite mondializzata si arroga tutti i poteri.

    Benvenuti, dunque, nel mondo dell’ingiustizia e del malessere: la chiave delle guerre, delle migrazioni incontrollate, del malessere che sfocia nel delitto o nella droga o magari nel foreign fighting, sta tutta qui. Per batterla, bisogna imparare a conoscerla e smascherarla.

    Il primo passo è studiarla. Valgano a tale fine alcuni eccellenti strumenti. Ad esempio, La haine de l’Occident di Jean Ziegler (Paris, Michel, 2008), un lucido vademecum che offre importanti istruzioni per consentirci di costringere il “Nuovo Ordine” del capitalismo mondializzato a desistere dal sottomettere il mondo intero alla sua dominazione assassina, riannodando al tempo stesso il dialogo con tutte le sue vittime, dalla Bolivia alla Nigeria. Ancora, Géographie et géopolitique de la mondialisation (Paris, Hatier, 2011), con messe a punto dedicate al sistema produttivo, alla sicurezza alimentare, alle tecnologie dell’informazione, all’ambiente. E magari date un’occhiata anche all’ultimo pamphlet di Luciano Canfora, La schiavitù del capitale (Bologna, Il Mulino, 2017).

    Muniti di qualche chiara cognizione di base, mettiamoci in cammino. Sarà un cammino duro e lento, tutto in salita, contro un establishment feroce, senza scrupoli, che conta su un esercito di miserabili mercenari prezzolati e s’insinua dappertutto applicando sistematicamente il principio del fomentare la guerra dei poveri contro altri poveri. E’contro questi nemici del genere umano che bisogna invece sul serio far guerra senza quartiere. Sarà una guerra con poche speranze di vittoria: ma dalla quale non si può disertare.

    FC

    • Per Mirkhond

      ” E’contro questi nemici del genere umano che bisogna invece sul serio far guerra senza quartiere.”

      Grande Franco!

      • Francesco says:

        >> contro un establishment feroce, senza scrupoli, che conta su un esercito di miserabili mercenari prezzolati

        oh ‘azzo, mai che mi prezzolassero a me, maremma maiala! m’hanno imparato a forza due elementi di economia politica e fo’ tutto il lavoro gratisse! un l’è mica giusto

        :D

        PS francesi! vi rendete conto che sono autori francesi? i francesi sanno di economia quanto gli inglesi di igiene personale

  7. Comunque è interessante come qui si sia discusso soprattutto dell’aspetto immigrazione: è come se ci fosse un tabù interiorizzato sul discutere l’aspetto istituzioni, che credo che sia la questione più interessante posta dalle vicende descritte qui.

    • rossana says:

      Non so, forse hai ragione e però a che serve più parlare delle istituzioni?
      Rappresentano solo se stesse e in modo alquanto confuso, fatico a riconoscerle come tali, mi paiono pagliacci che recitano malamente perfino le parti assegnate in commedia cambiando trama in corso d’opera come se nessuno di loro avesse una vaga idea di quel che sta dicendo o delle conseguenze delle loro decisioni sulla carne viva degli spettatori, cioè sulla nostra.
      Oggi pensavo a quanto sta succedendo alle persone che vivono nelle zone del terremoto, sepolte sotto la neve e praticamente abbandonate a se stesse, come se per le
      istituzioni non contassero nulla, per cui basta fare qualche commossa e finta dichiarazione e con quella ritenere di aver risolto il probema.
      Da agosto che quelle persone sono in una situazione tragica per il terremoto; oggi sono sotto la neve e non riescono nemmeno a scappare per via della neve.
      E’ così tragico il loro destino in questi giorni che risdulta difficile decidersi se avere più pena per il somalo morto nell’incendio o per il morto di oggi nel teramano sotto la neve.
      In ogni caso, le istituzioni sono al sicuro, al caldo, occupate solo a compulsare le news sui colloqui fra Gentiloni e Merkel.
      Non abbiamo più istituzioni, siamo soli…

      • Per Rossana

        “In ogni caso, le istituzioni sono al sicuro, al caldo, occupate solo a compulsare le news sui colloqui fra Gentiloni e Merkel.
        Non abbiamo più istituzioni, siamo soli…”

        Esatto.

        Qualunque cosa, anche la più piccola, richiede una lotta incessante, con una fatica immensa e risultati minimi.

        Ma immaginiamo come saremmo ridotti, se non lottassimo…

      • Per Rossana

        “E’ così tragico il loro destino in questi giorni che risdulta difficile decidersi se avere più pena per il somalo morto nell’incendio o per il morto di oggi nel teramano sotto la neve.”

        Infatti, parlo dei somali perché conosco un po’ la questione e vivo a Firenze.

        Però l’elemento comune tra somali e terremotati (di cui so poco) è proprio l’interlocutore: le Istituzioni, l’insormontabile, impenetrabile, inutile muro di gomma che soffoca entrambi.

        Per quello che dicevo che la cosa più importante della storia che racconto (ma ognuno di noi potrebbe raccontarne infinite) non è la questione delle migrazioni, ma la questione delle istituzioni.

        • roberto says:

          “le Istituzioni, l’insormontabile, impenetrabile, inutile muro di gomma che soffoca entrambi.”

          caro Miguel,
          se per un capriccio degli dei il desiderio di tanti di vedere scomparire le istituzioni si realizzasse, in cosa migliorerebbe la vita di somali e terremotati?
          per esempio, eliminiamo l’esercito che manda mezzi e uomini a spalare le strade per arrivare nei paesini disrutti dai terremoti, chi va a spalare?
          faccio quest’esempio ricordando gli ormai proverbiali (per questo blog) spalatori volontari di boston.
          si potrebbe organizzare su grande scala una cosa del genere anche da noi? ed una volta che l’hai organizzata non sarebbe semplicemente sostituire una istituzione pubblica con una privata?

          PS non mi rispondete la solita menata del “roberto vive nel migliore dei mondi possibili”.

          lo vedo da solo che le istituzioni (usiamo questa parola per capirci) funzionano a membro virile del migliore amico dell’uomo. ma che fare? abbattere tutto e costruire una società modello americano (o villaggio indigeno dell’amazonia che è uguale) dove ognuno e per se e conti solo sulla solidarietà dei vicini (se ci sono, se non gli stai sulle balle, se possono aiutarti) o cercare di far funzionare meglio le cose che abbiamo?

          • Per roberto

            “ma che fare? abbattere tutto”

            Non saprei assolutamente da dove cominciare, figuriamoci se riesco a cambiare il mondo.

            So che adesso la situazione è questa ed è strutturale, non è dovuta alla cattiveria di qualcuno.

            Il sindaco invoca la Legalità, in un paese in cui ci vuole una spesa e un’organizzazione mostruosa per buttare fuori 29 “illegali” su 400.000.

            In una situazione in cui dei “legali” hanno vissuto per anni occupando illegalmente un immenso e inabitabile edificio vuoto; dove la “legge” non li ha buttati fuori (che avrebbe qualche senso), ma ha solo tolto loro la corrente.

            Dove, dopo 10 o 15 anni di esistenza legale in Italia, ci è voluto:

            1) un morto
            2) l’assalto illegale alla mostra di Ai Wei Wei

            per ottenere di essere sistemati per qualche giorno su delle brande privando gli abitanti del loro centro sportivo, per cui pagano le tasse e dove magari hanno programmato tutta una serie di attività. Sempre nella solita alternativa: o i somali verranno buttati fuori da lì (tanto il morto sarà dimenticato ormai), oppure resteranno lì per sempre, perché nessuno vorrà prendersi la briga di buttarli fuori.

            Con un’ulteriore azione a modo suo illegale, cioè la protesta sotto manganellate davanti alla Prefettura, i somali hanno ottenuto di essere mandati a dormire finché regge l’emergenza freddo (diciamo una settimana?) sparsi per vari ospizi e venire poi dimenticati.

            al che hanno illegalmente occupato un edificio abbandonato, prendendosi giustamente l’accusa di agire… illegalmente e passando quindi dalla “parte del torto”, tanto da meritare invocazioni di espulsione, magari legalmente giustificate, ma che non si faranno mai.

            Ogni tappa di questo percorso è assolutamente familiare, infatti i somali non c’entrano niente, sono cose che viviamo tutti i giorni.

            Questo è il rapporto che si ha con le istituzioni e con la legalità, e giro la palla a te – che fare?

  8. Adesso che hanno occupato il palazzo dei Gesuiti/cinesi, il nostro Sindaco cittadino e metropolitano dichiara:

    ” Ma sia chiaro: dietro questi fenomeni, che sono delicati e preoccupanti, non ci può e non ci deve essere strumentalizzazione politica. Fare politica con i disgraziati è una cosa ignominiosa. E non c’è solidarietà e accoglienza senza legalità. Su questo punto non si media, non si negozia».”

    Insomma, gli anni in cui i somali “protetti” si trascinano di guaio in guaio è, uno, colpa dell’opposizione e, due, una roba di Legalità.

    E’ affascinante come gli Uomini delle Istituzioni qui riescano a incolpare l’Opposizione di qualunque cosa: quelle figure penose che nessuno si fila e che passano cinque anni in consiglio comunale parlando da sole al muro, improvvisamente vengono accusate di sobillare oltrarnini o somali o chiunque altro.

    La cosa comunque ha una funzione: dividere chi ha il problema dal tentativo di risolverlo. I “poveri disgraziati” (somali o oltrarnini) sono sempre innocenti, sono le soluzioni che propongono che vanno stroncate; e per stroncarle, bisogna dire che quelle sono propaganda dell’opposizione, i disgraziati da soli non sono in grado di pensare, anzi dovrebbero starsene bravi dentro la Legalità.

    Che poi la Legalità non sarebbe altro che lo status quo.

    • Anche i gesuiti, che vedono sfumare un affare da sei milioni di euro con i cinesi, cominciano a preoccuparsi, dicendo:

      ” «La solidarietà non può essere fatta prescindendo dalla legalità. L’occupazione non è la giusta soluzione ai problemi dei rifugiati; confidiamo nell’intervento delle istituzioni locali per arrivare a una soluzione pacifica e cordiale»

      • Francesco says:

        beh, i Gesuiti hanno ragione (e non sai quanto mi costa dirlo)

        solo che bisogna trovare questa soluzione nel mondo in cui Salvini e Grillo hanno il 45% dei voti urlando “abbasso gli immigrati” (neppure morte agli immigrati, che sarebbe un concetto applicabile e quindi implicherebbe per loro una qualche responsabilità)

        • Per Francesco

          “beh, i Gesuiti hanno ragione”

          Allora, dopo quindici anni (e quindi tre o quattro sindaci diversi e non si sa quanti milioni di euro buttati nell’industria della “accoglienza” e della “integrazione”) siamo a questo punto, cioè al punto zero.

          Eppure i Gesuiti hanno fiducia:

          “confidiamo nell’intervento delle istituzioni locali per arrivare a una soluzione pacifica e cordiale»

          Dai…

          • Francesco says:

            >> Allora, dopo quindici anni (e quindi tre o quattro sindaci diversi e non si sa quanti milioni di euro buttati nell’industria della “accoglienza” e della “integrazione”) siamo a questo punto, cioè al punto zero.

            bella scoperta, caro Miguel, ormai IL POPOLO è uso a girare la testa dall’altra parte e sperare che i problemi se ne vadano da soli

            sennò vota Grillo (fino a quando non realizzerà che anche così non si è risolto nulla)

            però dai Gesuiti, hai ragione, ci si poteva aspettare qualcosa di più (io direi: convertitevi e potete restare, :D, sai il casino che verrebbe fuori)

            ciao

            • Per Francesco

              “bella scoperta, caro Miguel, ormai IL POPOLO è uso a girare la testa dall’altra parte e sperare che i problemi se ne vadano da soli”

              Ma non credo che sia il “popolo” che debba risolvere questo problema, dovrebbero essere le istituzioni. Come dovrebbero essere le istituzioni che risolvono il problema dei rifiuti nel nostro giardino, di cui ho parlato tempo fa.

              Carina l’idea di invitare i somali a convertirsi :-)

            • Francesco says:

              Miguel

              ho sempre sospettato che tu fossi un Gesuita, scappato dal Giappone per sfuggire alle persecuzioni, e che per questo parlassi così poco del tuo passato

              :D

            • Z. says:

              Miguel, chi è il proprietario di quel giardino?

            • Per Z

              “Miguel, chi è il proprietario di quel giardino?”

              Il Comune di Firenze

        • Per Francesco

          “solo che bisogna trovare questa soluzione nel mondo in cui Salvini e Grillo hanno il 45% dei voti urlando “abbasso gli immigrati””

          Veramente, quando Nardella se la prende con quelli che “fanno politica”, intende l’esatto contrario: secondo lui sono le opposizioni che sobillerebbero i poveri e ingenui somali.

          E poi a Firenze nessuno ama Salvini (che è nordico e pure fascista, cosa inimmaginabile qui) e pochi dicono “abbasso gli immigrati”, tantomeno i M5S. Quindi i problemi che citi non esistono.

          • Francesco says:

            infatti i somali li avete accolti a braccia aperte …

            dai MM, i razzisti lì si chiameranno Pippo ma ci sono eccome, sennò non ci sarebbero i problemi che poni

            ciao

            • Per Francesco

              “infatti i somali li avete accolti a braccia aperte …”

              Scusami, non ho capito cosa c’entriamo “noi”.

              A meno che non pensi che ogni fiorentino doveva regalare una stanza di casa propria a una famiglia somala.

              C’entra l’amministrazione, che non penso sia “razzista”, a loro interessa quanti soldi hai, mica di che colore è la tua pelle.

              I somali stavano tutti chiusi dentro il magazzino di Aiazzone, in un quartiere in cui si parla rigorosamente ed esclusivamente cinese, per cui i fiorentini non solo non li hanno respinti, non li hanno manco visti.

            • Francesco says:

              >> A meno che non pensi che ogni fiorentino doveva regalare una stanza di casa propria a una famiglia somala.

              beh, se lo devono fare i Gesuiti, perchè l’altri no?

              sarebbe una bella cosa, peraltro, sconvolgente più di ogni parola vana udita al riguardo

              zittirebbe pure Grog, mi sa

    • rossana says:

      …dietro questi fenomeni, che sono delicati e preoccupanti, non ci può e non ci deve essere strumentalizzazione politica. Fare politica con i disgraziati è una cosa ignominiosa

      1. L’avete notato anche voi? I sindaci, tutti, che per farsi eleggere si presentano sotto una precisa bandiera politica, una volta eletti diventano meri amministratori, disconoscendosi da soli ogni etichetta politica, che allontanano da sé come infamante. Ma la gestione della cosa pubblica è politica, sempre. E nulla è più politicamente ignominioso della politica dei sindaci sui migranti. Quelli che, quando tocca uscire allo scoperto come nel caso dei somali a Firenze, diventano di volta in volta responsabilità dei prefetti, i quali rimandano la responsabilità al governo, il quale rimanda la responsabilità sulle politiche migratorie all’UE, e via così…
      2. …i disgraziati da soli non sono in grado di pensare, anzi dovrebbero starsene bravi dentro la Legalità

      La Legalità, come la sua controparte Illegalità, ripiomba ogni decisione e ogni discussione sui problemi vissuti dai disgraziati (somali o teramani, disoccupati e senza casa, poveri italiani e miserabili di ogni altra nazionalità) nel baratro della logica binaria: se non è bianco è nero, se non è Legale è Illegale. Ma è proprio questa logica binaria ad aiutare l’Amministratore Pubblico, consentendogli di prendere o non prendere decisioni che saranno di volta in volta Legali o Illegali, ma sempre NON politiche. Così nessuna morale, nessuna accusa di obsolete partigianerie emotive né di giustizia umana: ciò che è Legale è Giusto, e l’Ammnistratore è Giusto in quanto opera nell’ambito della Legalità.
      Se muori per il gelo e la neve mentre sei sfollato da mesi per il terremoto, è solo sfiga divina; se muori carbonizzato nel capannone dove tutta l’amministrazione comunale sa che vivi Illegalmente da tempo, è solo Sfiga Divina e imponderabile. L’amministratore ha una vista binaria: vede l’occupazione abusiva e Illegale del Palazzo fiorentino ma non vede l’occupazione abusiva del capannone. E se nel capannone tagliano la corrente non è lui che decide; lui si limita ad applicare quella Legalità che non consnete di usare la corrente elettrica senza pagarla gravata di tasse comunali.

      • rossana says:

        Legalità e Illegalità le definiscono le Leggi; le quali Leggi le cambiano i politici; i quali politici agiscono e votano le Leggi Politicamente Corrette; il Politicamente Corretto lo stabilisce l’UE sotto la supervisione dei padri del Politically Correct, cioè i Giusti che esportano la Democrazia nel mondo così che tutto il Mondo diventi un posto Politicamente Corretto.
        I Migranti sono a volte Emergenza Umanitaria, altre un’inevitabile destino cui tocca cedere perch, fra 50 anni, non ci saranno più soldi per le pensioni e certi lavori i bianchi occidentali non li vogliono più fare…
        Le Istituzioni sono virus che vivono grazie a una dimensione extracorporea permanente…

        • Mauricius Tarvisii says:

          Esiste una gerarchia delle fonti nel diritto: i sindaci non hanno il potere di cambiare le leggi, quindi le devono rispettare.

          • rossana says:

            Vero.
            Ed è però nel decidere a quali leggi far riferimento nel prendere una decisione che l’amministratore rispetta il suo mandato politico.
            Es: il sndaco ha responsabilità sia per la sicurezza che per la salute dei cittadini e del territorio: com’é che nel caso dei somali nessuno gli ha imputato la responsabilità del fatto che lasciare delle persone a dormire in un capannone senza corrente (e forse senz’acqua potabile e chissà in quali condizioni igieniche) è illegale in quanto viene meno a un suo preciso dovere istituzionale (quello di garantire la salute, e senza corrente elettrica, riscaldamento e forse acqua potabile, voglio vedere come l’ha garantita, la salute dei somali; e quello della sicurezza del territorio: se dall’incendio del capannone fossero fuoriusciti fumi tossici – magari perché per scaldarsi i somali bruciavano gomme, per dire -, sempre lui per primo ne risponde, non mio nonno o gli extracomunitari abbandonati a se stessi, che bisogna accogliere e nutrire finché fannno girare soldi e abbandonare appena diventano merce di scarto per le coop…)

            • Per Rossana

              “Ed è però nel decidere a quali leggi far riferimento nel prendere una decisione che l’amministratore rispetta il suo mandato politico.”

              Esatto, è questo il punto.

              Solo che magari diventa impossibile far rispettare davvero le leggi, anche volendo, e spesso perché sono in conflitto tra di loro. Come la legge che obbliga a espellere gli stranieri “irregolari” entra in conflitto con leggi che determinano le modalità dell’espulsione, e questo a sua volta aumenta ovunque l’illegalità, cioè la violazione di leggi esistenti, da parte di tutti.

              Riporto al minuscolo esempio dell’impossibilità per quindici funzionari e politici del Comune di trovare un modo per buttare un po’ di rottami al nostro giardino. Non ci sono i soldi per farlo in regola, e se non si fa in regola, si commettono furto e/o distruzione di proprietà pubblica.

            • Z. says:

              Miguel,

              — Solo che magari diventa impossibile far rispettare davvero le leggi, anche volendo, e spesso perché sono in conflitto tra di loro. —

              La risoluzione delle antinomie è praticata sin dai tempi delle XII Tavole, credo.

              Dire che è impossibile far rispettare le leggi perché sono in conflitto tra loro mi sembra un po’ come dire che è impossibile risolvere equazioni perché i numeri cambiano tutte le volte :)

            • Per Z

              “Dire che è impossibile far rispettare le leggi perché sono in conflitto tra loro mi sembra un po’ come dire che è impossibile risolvere equazioni perché i numeri cambiano tutte le volte”

              Bene.

              Allora quadrami come si fa a buttare i rifiuti nel nostro giardino.

              Oppure come espellere 400.000 clandestini, rispettando le dovute procedure.

            • Mauricius Tarvisii says:

              La risposta semplice è: il giardino non è vostro e se il proprietario non quegli oggetti vuole buttare (ovvero, l’Amministrazione non emana i provvedimenti per lo smaltimento, perché la volontà dell’Amministrazione si esprime tramite i provvedimenti), allora non sono rifiuti e devono rimanere dove stanno.
              Problema risolto e scrollata di spalle fatalista :D

            • Z. says:

              E il problema dei 400.000 clandestini non è giuridico, è essenzialmente economico: nei diversi sensi del termine, oltretutto!

            • Peucezio says:

              Fantastica questa: una legge che obbliga a fare una cosa che si sa che non ci sono i soldi perché possa essere fatta.
              Già che ci sono, potrebbero fare una legge che impone allo stato italiano di comprare una palla di platino massiccia del diametro della luna.
              O una legge che vieta i terremoti.

            • Mauricius Tarvisii says:

              La mia proposta per il 2012 era una commissione di esperti che valutasse l’avvenuta o meno fine del mondo.

            • Francesco says:

              beh, Peucezio, l’inchiesta della magistratura che voleva obbligare i geologi a prevedere con certezza i terremoti?

            • Z. says:

              Peucezio,

              — Fantastica questa: una legge che obbliga a fare una cosa che si sa che non ci sono i soldi perché possa essere fatta. —

              In realtà non è cosa così rara. Molte costituzioni di Paesi che non se lo possono permettere prevedono, chessò, il diritto all’istruzione e alla salute per i loro cittadini.

              Si tratta della vecchia distinzione tra disposizioni precettive e programmatiche, che tutto sommato aveva valida ragion d’essere. Hai voglia a dire che il diritto alla salute non dev’essere finaziariamente condizionato: finché non ci saranno risorse illimitate lo sarà sempre…

        • roberto says:

          “il Politicamente Corretto lo stabilisce l’UE”

          Una piccola cosa.

          l’UE non ha nulla a che vedere con il politically correct:
          nessuna competenza e quindi non se ne parla nemmeno.

          certo ci sono delle direttive interne che ci impediscono di dire “storpio” “negro” o “zoccola” se dobbiamo rivolgerci ad un cittadino senza una gamba, ad un nero o ad una donna, ma questo vale solo per noi eurocrati, voi insultatevi come volete.

          infine, è vero che la parità di diritti fra uomini e donne (chessò: stesso stipendio a parità di lavoro) è una delle cose che occupa molte risorse, ma immagino che non possiamo deformare così tanto il linguaggio fino al punto di dire che “stessi diritti” = “politically correct”

          • Per roberto

            http://www.ilgiornale.it/news/politica/padoan-sbaglia-bersaglio-e-accusa-ceto-medio-sanno-dire-solo-1353199.html

            Al di là della polemica scontata del Giornale con il governo, è interessante il senso di fondo del discorso di Padoan: “noi siamo guide serie, con cinquant’anni di esperienza, e lo dimostra il fatto che vi abbiamo guidati finora verso destini sempre migliori. Se poi ci troviamo ad affondare in mezzo a una palude senza bussola, non è da persone serie e affidabili lamentarsi”.

            Mai che vengano sfiorati dal dubbio di aver sbagliato tutto e che tutte le loro soluzioni sono esattamente quello che ci ha portati qui.

            Che almeno quelli “che non propongono soluzioni e si lamentano e basta” hanno appunto il merito di non proporre soluzioni.

            • roberto says:

              Miguel,
              posso accettare se uno mi dice che ogni male venga dall’europa, ma non il politically correct, per il quale grido alta e forte la mia innocenza, lurido messicano!
              :-)

            • Per Roberto

              “posso accettare se uno mi dice che ogni male venga dall’europa, ma non il politically correct”

              Ma tutto il ragionamento di Rossana è interessante; mi viene il dubbio che nella fretta, per “politicamente corretto” intendesse semplicemente i principi ispiratori dietro le leggi che fa l’UE (ciò che è “politicamente opportuno” in qualche modo): infatti nel contesto la questione del “politicamente corretto” (tipo, “Cleopatra era nera e lesbica e se lo neghi solo perché nessuna fonte antica lo dice, sei un razzista!”) mi sembra fuori tema.

              Ma vediamo cosa dice la diretta interessata.

            • Francesco says:

              veramente Padoan dice che la barca non va perchè i rematori si sono messi a dire no invece che a obbedire, proprio nel mezzo di una bonaccia pesantissima

              non credo concordi sul fatto che la bonaccia sia colpa di come hanno guidato la nave

              ah, sotto ci sarebbe il discorso su tutti i negri e cinesi che non muoiono più di fame grazie alle politiche “di Padoan” e ai problemi nostri ad adattarci a questo fatto

              ciao

            • rossana says:

              @Roberto h. 3.23 pm

              Il “lurido messicano” a Miguel è un’offesa, se mai un’opinione personale su Miguel o sui messicani in generale, ma non vedo come possa essere definita Politically Uncorrect.
              Ciò che intendo nel mio commento è che l’uso a sproposito del termine fa sì che siamo al punto per cui il politicamente corretto definisce in realtà il politicamente educato. Ma esiste qualcosa che unilateralmente possa dirsi corretto politicamente? Ciò che è corretto per Ue e Usa, è quasi sempre estremamente scorretto per i popoli europei nella loro stragrande maggioranza, e gli esempi si sprecano (pensa alla posizione dell’Ue su Maidan e a quella sulla Turchia, per fare due esempi di schizofrenia politicamente inqualificabili ma non contestabili pena l’accusa di essere “fuori dalla storia” e, ovviamente, politicamente scorretti.
              Ue e Usa non impongono solo leggi e trattati, impongono il corretto modo di esprimersi e quindi di pensare. E lo fanno varando direttive di contrasto alle critiche all’UE (l’Ue negli scorsi mesi ha fatto su questo tema un be po’ di rumore), o leggi che autorizzano la censura preventiva sui social (operativa negli Usa e nei paesi europei, v. un pezzo sul tema: http://www.rivistaetnie.com/unione-europea-liberta-di-espressione-72815/)
              Il male che viene dall’Unione Europea sta ormai toccando ogni aspetto della nostra cultura, partendo proprio da quel che è politicamente corretto dire, pensare, scrivere, esprimere.
              Per ora i messicani li puoi ancora chiamare luridi bastardi, al più rimedi due classici calci e un paio di sganassoni; invece non puoi dire a un coloured che è nero senza rischiare un’accusa di razzismo, a un preciso ebreo che ti sta sulle palle senza venir perseguitato da tutta la casta degli ebrei all over the world; a un amministratore pubblico che è un ladro nemmeno se per il furto un giudice ha già emesso condanna (leggevo pochi giorni fa di uno che dava del ladro sul suo blog a un politico inquisito e pure condannato per questo , condannato da un giudice a oscurare la pagina perché il politico ha chiesto e ottenuto che venisse rimossa in quanto danneggiava la sua reputazione…non so se mi spiego…)

            • rossana says:

              @Miguel h. 3.35

              Scrivi “…tipo, “Cleopatra era nera e lesbica e se lo neghi solo perché nessuna fonte antica lo dice, sei un razzista!”…

              Lesbica e nera possono essere illazioni, cattiverie, offese, opinioni o crude realtà espresse con termini poco educati ma, come scrivo sopra a Roberto e al di là del comune intendere, l’espressione ormai è usata per demonizzare tutto fuorché la politica, che è invece sempre corretta perché lo dice la politica stessa.
              Trovo che nell’abuso dell’espressione stiamo piegando la definizione della realtà stessa: Cleopatra è nera ed è lesbica. Se lo è, dubito lei se ne offenda (non vedo come una lesbica possa ritenersi offesa da un termine che lei stessa sa definire il suo orientamento sessuale); se non lo è, può sentirsene offesa, ma se si sente offesa è perché è lei a demonizzare l’orientamento sessuale delle lesbiche, quindi vede l’offesa che lei stessa in cuor suo coltiva verso le lesbiche. E’ un problema delle lesbiche sentirsi dire che sono lesbiche? Trovino un’altra definizione più corretta che definisca la stessa cosa, ma non mi si parli di “politicamente scorretto” per intendere un’alterazione di senso che in realtà vuole solo educarmi a mentirmi da sola insegnandomi a non chiamare più le cose con il nome con cui le conosco.
              Il politicamente corretto è la morte del senso delle parole, ultimo e degenre atto della politica senza politica quando ogni politica è morta e sepolta proprio sotto la lapide su cui è scolpito:” Qui non giace la politica, e chi lo sostiene è politicamente scorretto”. Quindi va corretto, cioè educato e riaggiustato.

            • Roberto says:

              Rossana,
              Parlando in generale non ci capiremo mai.

              Qui c’è la base dati che contiene tutta la legislazione dell’unione europea. quello che non c’è non è “unione europea”

              http://eur-lex.europa.eu/homepage.html?locale=it

              Puoi indicarmi una qualsiasi cosa che giustifica la tesi “l’UE impone il corretto modo di pensare e/o di esprimersi”?

              Altrimenti è come dire “gli oltrarnini impongono la loro visione del mondo a tutti”. Come? Beh è così perché lo dico io….

              PS nell’articolo che hai linkato fai attenzione ai soggetti delle azioni. Io leggo Stati nazionali, non UE

            • Mauricius Tarvisii says:

              Le direttive contro le critiche all’UE? Escono queste direttive che vietano agli stati membri di criticare l’Unione e nessuno mi dice nulla? :D

            • Z. says:

              Nessuno ti dice nulla perché in Italia il governo non vi ha ancora dato attuazione.

              Ma quando diventeranno self-executing allora vedrai…

  9. PinoMamet says:

    Mi pare che l’antropologo/sociologo Robert Hertz, a inizio Novecento, studioso dei fenomeni “sinistri” (è suo lo studio sulla preferenza culturale per la mano destra, e sull’attribuzione al lato sinisto del corpo delle caratteristiche negative, femminili, magiche ecc. in molte civiltà)

    rivendicasse alla criminalità un ruolo “necessario” proprio per mantenere l’ordine sociale, con un certo scandalo dei bempensanti che lo fraintesero.

    In generale, stabilità la polarità male/bene, non potrebbe esistere una scoietà interamente votata al “bene” senza trasformarsi in repressione.

    • Peucezio says:

      E quando si arriva alla repressione del bene?

      • PinoMamet says:

        Non appena sia del tutto scomparso il male, credo.

        • Peucezio says:

          Già, mi rendo conto che il fatto di non poter trascrivere la prosodia rende la disambiguazione spesso difficile.

          Il senso non era: “dimmi in quale momento arriva la repressione del bene”, ma era ellittico: “E quando si arriva alla repressione del bene, come la mettiamo? Che facciamo?”
          Cioè era un “quando” relativo, non interrogativo.

          • Francesco says:

            beh, se il Male non è più in atto c’è sempre in potenza, quindi una volta eliminati i comportamenti maligni passiamo a controllare TUTTO per evitare che riemergano

  10. Z. says:

    Posso dire che l’argomento dell’Occidente “che crede di avere autorità morale” mi sembra bizzarro?

    Voglio dire, esiste forse UNA società – fosse anche una comunità di paese – che non si sente superiore moralmente, e di diecimila leghe, rispetto al resto del mond0? è mai esistita?

    Stigmatizzare questo atteggiamento è quanto di più ipermoralista riesca a immaginare…

    • Per Z

      “Voglio dire, esiste forse UNA società – fosse anche una comunità di paese – che non si sente superiore moralmente, e di diecimila leghe, rispetto al resto del mond0?”

      Ti segnalo l’esistenza di un piccolo paese, nel Mediterraneo, i cui abitanti, dalla mattina alla sera, si lamentano autoaccusandosi di essere più disordinati dei messicani, più corrotti dei turchi, più vigliacchi degli arabi, più superstiziosi degli indiani, più scettici dei francesi, più inaffidabili dei levantini, dove nulla andrà mai bene perché è proprio il popolo che è fatto così e ogni popolo ha i governanti che si merita.

      Un paese chiamato Italia, che tra i i suoi numerosi meriti ha anche quello di non pretendere di imporre l’italianità al resto del mondo.

      Poi è chiaro che i pisani si sentono superiori ai livornesi.

      • Z. says:

        Ecco, ottimo esempio: persino gli italiani si ritengono migliori del resto del mondo. Più buoni, più generosi, più disponibili, più comprensivi, più accoglienti. Più brava gente.

        Ora pensa a quanto possano sentirsi superiori agli altri quelle comunità dove il nazionalismo è ben più radicato e ben più esasperato!

        • Per Z

          “Ecco, ottimo esempio: persino gli italiani si ritengono migliori del resto del mondo.”

          Certo, ma è molto diverso dalla logica sottostante all’Accoglienza:

          “Noi siamo le persone più virtuose, ricche e colte del pianeta.

          Siamo talmente belli, che dobbiamo sempre Aprire le Porte agli Altri.

          Gli Altri in fondo, se solo fanno uno sforzo, potranno un giorno diventare come Noi, basta che li educhiamo e li integriamo.

          Ed è ovvio che siamo Noi che dobbiamo aiutare Loro, sempre”.

          L’unica differenza tra il più esasperato antirazzista e il più esasperato leghista, in questo ragionamento, sta nella magiore modestia del secondo, che ammette che il negretto, per quanto disgraziato, possa avere una propria personalità.

          Come, in effetti, ce l’ha il mio idolo, Bello Figo Gu.

          • Z. says:

            Miguel,

            non che non abbia mai conosciuto estremisti di sinistra. Ne ho conosciuti di tutte le sfaccettature immaginabili e anche di molte che non sarei mai riuscito a immaginare.

            Ma di questi “esasperati antirazzisti” che descrivi ne ho conosciuti direi zero.

            Esisteranno, eh, proprio come esistono quelli che credono nella terra piatta, o come quelli che credono che il M5S sia il prodotto di un complotto UE/USA per addomesticare il dissenso.

            Ma mi sembrano ampiamente sotto lo sbarramento.

            Mentre l’idea che “noi siamo meglio”, comunque declinata, non è aliena a nessuna comunità. Forse neanche al gruppo di amici che va a bere nello stesso pub la sera.

            • Per Z

              “non che non abbia mai conosciuto estremisti di sinistra.”

              veramente quando parlavo – telegraficamente – di “antirazzisti”, non pensavo a estremisti di sinistra.

              Pensavo piuttosto al mondo delle cooperative e simili.

            • Z. says:

              In pratica stai parlando di “esasperati pro-riparazioni” ma intendi “carrozzai” :)

      • Moi says:

        “Un paese chiamato Italia, che tra i i suoi numerosi meriti ha anche quello di non pretendere di imporre l’italianità al resto del mondo.”

        [cit.]

        ———————-

        Più che altro mi viene in mente la classica tipologia “Pugliese DAMS”, che va su tutte le furie per le peggiori “stereotipazioni” (si dice, no ? va be': lo dico lo stesso !) becere dei Settentrionali contro i Terroni …

        … Ma (!) è il primo o la prima o l* prim* a sostenere dette “stereotipazioni” (si dice, no ? va be': lo dico lo stesso !) becere purché comunichino tutto il male possibile degli “Italiani” (sempre in terza persona plurale e a spregio) in contrasto all’ Estero Depositario di Virtute ! ;)

        • Moi says:

          Insomma: un po’ la logica da “Se una preghiera recitata al contrario è Satanismo … una bestemmia tirata al contrario è Devozione” ? ;)

  11. Moi says:

    Völkerwanderungen … perché non Industrielle Reservearmee alla Marxista ? ;)

    https://www.youtube.com/watch?v=HfDsX7CLVIg

    DIEGO FUSARO: Marx, l’immigrazione e l’esercito industriale di riserva

  12. mirkhond says:

    “la fresa”

    che sarebbe?

    • Moi says:

      L’è un quèl da òmen ;) … tant’è vero che “fresatrice” è la macchina, “fresatore” l’operatore: bona lé ! E … casualmente ;) zero smànie di Neologismi Quotarosisti al femminile per l’ operatrice di fresatrice che dovrebbe fare in “fresatora” per non confondersi ! :)

      • mirkhond says:

        ???????????????????

      • Z. says:

        Stavolta io a Moi l’ho capito!

        • mirkhond says:

          Io invece no.

          • Francesco says:

            le lavorazioni al tornio e alla fresa sono le principali nella lavorazione delle materie dure (insieme al segarle)

            la prima per pezzi a sezione circolare, la seconda per pezzi di forma più o meno a parallelepipedo

            naturalmente da un paio di secoli si fanno a macchina e non più a mano

          • Z. says:

            Traduzione dal Mienne per il Duca:

            [La fresa] è una cosa da uomini, tant’è vero che “fresatrice” indica solo la macchina. L’operatore si chiama sempre e soltanto “fresatore”. E non è certo casuale che nessuna femminista richieda l’introduzione di una versione femminile – magari “fresatora” – della parola “fresatore”.

  13. Moi says:

    @ MIGUEL

    La “Speciazione Etnica AnIslamica” (“senza Islam” …) c’è stata in effetti per gli Albanesi, specie negli Anni Novanta, anni “di transizione” per antonomasia: in tutto !

    Però ci sono due elementi peculiari (!) dell’ Albanesità che cpn gli interventi di R Sh ;) abbiamo imparato bene :

    1

    Quaranta, lunghissimi, molto “plasmanti” anni che hanno “implementato” (come fa tanto figo dire oggi) un Ateismo di Stato NON monomaniacalmente AntiCristiano “peserrimo” ;) sotto la Dittatura di Enver Hoxha !

    2

    Un Islam molto dui generis, che per quanto appaia “scandalosamente libertario, eterodosso, deSemitizzato-deTribalizzato (Corano “svincolato” da ogni “filtro” : perfino dal poter essere tale solo in Arabo !) ” altrove … colì ;) è addirittura tradizionale.

  14. Moi says:

    Premessa: il mio Tedesco è scarso, ma “Völkerwanderungen” mi fa pensare alle passeggiate amene e rilassanti da montanari lassù sui pascoli di Heidi ;)

    • PinoMamet says:

      Credo infatti che sia il termine “per bene”, o per meglio dire filogermanico, che usano i tedeschi per non dire “invasioni barbariche”.

      Che poi, sospetto che in molti casi non fossero diversissime dalla situazione che dici tu, finché qualcuno non si arrabbiava con gli “stranieri che non pagano le tasse” o con “gli stranieri che non seguono la nostra religione, ma l’eresia ariana” e ci scappava la battaglia.

      • PinoMamet says:

        Due tre fatterelli a sostegno della mia tesi
        (impressionistica, è ovvio, mo’ non statemi a fare le pulci sulle date):

        1-“Cimbri”, Walser e altre minoranze germanofone, sostanzialmente di agricoltori e artigiani strapacifici, hanno conquistato, o per meglio dire si sono diffuse, su un’area vastissima dalla Val d’Aosta al Volga;

        2-la maggioranza dei termini Goti rimasti nei dialetti italiani ha a che fare con l’agricoltura;

        3-non sempre i Romani si opponevano a questi popoli frontalmente, anzi, come ognun sa, il più delle volte li usavano come alleati, li stanziavano o li lasciavano stanziare dove trovavano posto o facevano comodo, e in generale si arrangiavano di fronte a un fenomeno che nessun muro riusciva a contenere, cioè la migrazione di una serie di popoli sterminata, messa in moto molto più in là, molti secoli prima, da cause che nessun politico Romano avrebbe potuto fermare…

        • Peucezio says:

          “2-la maggioranza dei termini Goti rimasti nei dialetti italiani ha a che fare con l’agricoltura;”

          Questo è molto interessante: su cosa basi questa asserzione?
          Mentre ho vagamente presenti le aree semantiche dei germanismi italiani in genere (toscani o dialettali, non cambia moltissimo: termini legati alla guerra, a istituzioni giuridiche e per il resto agli ambiti più disparati), confesso di non aver mai fatto caso alle diverse aree semantiche secondo che i termini presentino o meno le tracce della II Lautverschiebung (che è praticamente l’unico modo di distinguere gli imprestiti longobardi da quelli gotici).

          Però mi sorprenderebbe meno sapere che i termini agricoli vengono dai Longobardi, più che dai Goti: i Goti hanno impiantato un’amministrazione pubblica centralizzata di tipo bizantino, i Longobardi si sono diffusi nel territorio creando poteri molto radicati localmente.

        • PinoMamet says:

          “Questo è molto interessante: su cosa basi questa asserzione?”

          Da un manuale sul latino medievale, che devo ritrovare per poterterlo citare per bene!
          Ci proverò al più prima.

          Comunque da queste parti “sisso”, non so se gotico o longobardo, ma certamente germanico, indica il liquame prodotto dallo stallatico, usato come concimante, per esempio.

          • PinoMamet says:

            Riguardo allo stanziamento dei Goti, tieni presente che qua attorno non mancano i paesi o le frazioni con nomi come Godo, Godi ecc.
            (che non mancano di far sorridere i non-locali;
            a Reggio hanno sia Godo che Sesso, devo dire che fa un po’ ridere anche veder passare gli autobus con la destinazione SESSO, mi aspetto siano sempre pieni di gente mezza nuda con collari di pelle e stivaloni al ginocchio, invece…)

            come il cognome Gotti…
            (ma abbiamo anche moltissimi Scotti, non vuol dire, forse “residuati”, come direbbe Bombolo, degli studenti medievali più che altro… chissà!)

  15. Moi says:

    https://www.youtube.com/watch?v=mRIdl59cTTQ

    più o meno questo … nonostante le insidie naturali, eh !

    • Moi says:

      E ifatti, piùo meno,uno degli argomenti (che oggi sarebbero di Sx Ambientalista …) di Haider era che NON si può cementificare boschi ultracentenari e distruggere montagne ultramillenarie per trasformarle in simil-kasbe levantine o simil-favelas brasiliane !

  16. Per Mauricius T

    “La risposta semplice è: il giardino non è vostro e se il proprietario non quegli oggetti vuole buttare (ovvero, l’Amministrazione non emana i provvedimenti per lo smaltimento, perché la volontà dell’Amministrazione si esprime tramite i provvedimenti), allora non sono rifiuti e devono rimanere dove stanno.”

    Non è così semplice.

    Il proprietario non solo vuole buttare quei rifiuti, lo deve anche fare perché la loro presenza rende inagibile un locale che il proprietario si è impegnato a rendere agibile.

    Ma non lo può fare perché mancano i soldi per farlo.

    • Mauricius Tarvisii says:

      L’Amministrazione non è una persona fisica che ha una propria volontà diversa da quello che fa. In questo caso, volontà e provvedimenti coincidono.

      • Per MT

        “L’Amministrazione non è una persona fisica che ha una propria volontà diversa da quello che fa”

        Giusto.

        Diciamo che le persone che possono emanare i provvedimenti, vorrebbero emanarli (e forse dovrebbero, in caso di denuncia da parte di qualcuno), ma non possono.

    • roberto says:

      però, se non ricordo male la storia, il comune aveva già fatto un…bando di gara? o qualcosa del genere per la rimozione del ciarpame, quindi la volontà di disfarsi delle cose è già là ( = un atto amministrativo che definisce le cose “ciarpame di cui vogliamo disfarci”)

      io avrei già preso un furgoncino e portato tutto ai vari centri di riciclaggio….

      • Per roberto

        “però, se non ricordo male la storia, il comune aveva già fatto un…bando di gara?”

        No, avevano fatto sapere a una ditta che si sarebbe probabilmente aperto una banda di gara per una parte minima del ciarpame.

        “io avrei già preso un furgoncino e portato tutto ai vari centri di riciclaggio….”

        Temo che avresti fatto più o meno come qualcuno ha fatto :-) Violando ovviamente la Legalità.

        • Z. says:

          Miguel, forse è più semplice: l’amministrazione ha probabilmente poca voglia di sbattersi e di spendere soldi…

          • Francesco says:

            no, l’amministrazione ha pochissimi soldi da spendere, le leggi prevedono che faccia cose senza fornire i relativi fondi e punisce chi non ci riesce, le norme puniscono severamente chi si da’ da fare in proprio, sbattersi in quelle condizioni è roba da santi anzi da aspiranti martiri, ci sono sempre una serie di consulenti e amici degli amici da sfamare* contro cui i funzionari non possono fare nulla

            temo che le grandi città funzionino così

            e che in quelle piccole i funzionari siano scelti così*

            • Per Francesco

              “no, l’amministrazione ha pochissimi soldi da spendere, le leggi prevedono che faccia cose senza fornire i relativi fondi e punisce chi non ci riesce”

              OMDAF (sigla ormai dimenticata per dire, occasione mensile di accordo con Francesco). Condivido tutto, e infatti è uno dei motivi per cui NON credo che basti votare per l’opposizione, per cambiare qualcosa.

            • Z. says:

              Ragazzi, qui abbiamo un sindaco non particolarmente popolare, tacciato spesso di essere poco coraggioso, che ha rischiato seriamente di perdere le ultime elezioni (per fortuna Salvini ci ha dato una mano).

              Eppure, quando si è reso necessario, ha assunto decisioni in contrasto col SUO partito – e con un curioso disposto di discutibile legittimità costituzionale – collegando i servizi a rete agli occupanti di un edificio abbandonato.

              Il pubblico ministero ha aperto un fascicolo e poi l’ha chiuso. A tutti gli occupanti è stato trovato un altro alloggio. Il sindaco è ancora lì, e anzi è stato rieletto, appunto.

              Quindi, non teorizziamo troppo. Ché a volte più si teorizza e più ci si allontana dal mondo reale :)

          • Per Z

            “Miguel, forse è più semplice: l’amministrazione ha probabilmente poca voglia di sbattersi e di spendere soldi…”

            Ma sai, si può demonizzare il Partito Unico finché si vuole;

            e certamente la prima cosa che qualunque funzionario (che, ricordiamo, non sono di nomina partitica) ti dirà è “NON SI PUO'”, sempre ovunque e a prescindere. Poi sta al cittadino laurearsi in diritto, leggersi tutti gli atti del Comune dal 1901 in poi (dopo aver chiesto un Accesso agli Atti), e scoprire che forse si potrebbe, basterrebbe pagare un avvocato 10.000 euro e aspettare dieci anni.

            Ma gli amministratori (politici e funzionari) in un certo senso hanno anche ragione: è effettivamente impossibile, e spesso per ottimi e inoppugnabili motivi, agire nella legalità.

            Proprio per questo, ripeto alcuni concetti semplici:

            – siamo nei guai, e abbiamo un Partito Unico

            – i guai non sono colpa del Partito Unico

            – non basta quindi votare contro il Partito Unico per uscire dai guai

            – quindi non importa come votiamo. Importa quello che facciamo tra un carnevale elettorale e l’altro.

            • Francesco says:

              aspetta,

              un tot di guai dipendono dalle leggi, che sono fatte dai partiti in Parlamento e quindi votare serve (almeno in teoria)

              c’è che si preoccupa di far posteggiare le Ferrari sul ponte e chi no, quindi votare serve

              se il problema è mondiale-globale-universale, allora votare per protesta non serve a molto. spesso servirebbe di più capire che si ha torto – ma questo è dedicato ai grillini e alla CGIL

              ciao

            • Z. says:

              Miguel,

              occhio ai salti logici!

              Immagino sia vero non basta votare contro il Partitone per uscire da guai, e non è detto che le alternative siano preferibili.

              Tuttavia:

              – le alternative saranno comunque differenti, quindi causeranno in parte gli stessi guai e in parte guai differenti;
              – le alternative potrebbero dunque essere peggiori ma anche migliori: come sono nei fatti dipende da com’è la situazione in concreto;
              – quindi importa come voti, eccome.

              Il che non significa che sia l’UNICA cosa importante, e non significa che COMUNQUE voti sia buona cosa tenere le mani rigorosamente dietro la schiena tra un’elezione e l’altra.

              Significa che è UNA cosa importante, e poi ce ne sono altre.

            • Per Z

              “Significa che è UNA cosa importante, e poi ce ne sono altre.”

              Accetto… ma diciamo che è meno importante di ciò che si fa tra un’elezione e un’altra :-)

            • Z. says:

              Miguel,

              io credo che tu sopravvaluti l’importanza della tua azione personale, così come altri sopravvalutano gli effetti del voto.

              Se mi dici che ci sono cose che non cambiano al cambio della giunta o del governo è sicuramente vero. Anche per ragioni strutturali. Ma molte altre cambiano.

              Anni fa chiesi a un centrosocialista (di quelli che si arrabbiavano se li chiamavi NoQualcosa, mentre ora se lo dicono da soli): voi pensate davvero che eleggere Guazzaloca o il suo rivale sia la stessa cosa?

              E lui non riuscì a rispondere di sì. Mi spiegò perché non si schieravano e tutto, ma non rispose di sì.

              Infatti non fu la stessa cosa nemmeno un po’. Guazzaloca, che ha guidato la giunta più sgangherata della storia cittadina, lasciava correre di tutto, ma proprio di tutto. Cofferati aveva la mano decisamente più pesante con sgomberi, ordinanze e limiti alla circolazione delle auto.

              Pensa solo alla differenza per i residenti del centro storico :)

  17. mirkhond says:

    “1-“Cimbri”, Walser e altre minoranze germanofone, sostanzialmente di agricoltori e artigiani strapacifici, hanno conquistato, o per meglio dire si sono diffuse, su un’area vastissima dalla Val d’Aosta al Volga;”

    Fino al Volga?

  18. mirkhond says:

    Se alludi ai Tedeschi del Volga, mi risulta che furono insediati da Caterina II di Russia nel XVIII secolo.
    Caterina che era le stessa tedesca.

    • PinoMamet says:

      Certo, ma non sono certo i primi Germani a spingersi fino a quelle lande (pensa i Goti dalle parti della Crimea…)

      e penso che in pratica ripercossero rotte di emigrazione già collaudate, sicuramente senza saperlo (ma non c’entra: quanti belgi e irlandesi della Legione Straniera sapevano di ripercorrere le orme di generazioni e generazioni di antenati?)

  19. mirkhond says:

    Diceva un detto tedesco del XII secolo:

    – Corri ad est, ragazzo! -

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