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voloAmazon Prime Air, ecco la prima consegna a domicilio tramite drone

Amazon ha concluso nel migliore dei modi il primo test di consegna a domicilio per mezzo di un drone automatico. È successo a Cambridge

Ultimo aggiornamento: 15 dicembre 2016

Amazon ha mantenuto la promessa: grazie al servizio Prime Air, il 7 dicembre è stata effettuata la prima consegna a domicilio per mezzo di un drone automatico. Lo ha annunciato Jeff Bezos, CEO dell’azienda di Seattle, tramite Twitter.

SOLO 13 MINUTI DI ATTESA
La consegna ha fatto parte di un test, ma i risultati sono stati sorprendenti e potrebbero rappresentare il primo passo nella diffusione del Prime Air di Amazon. Il fortunato è stato un uomo di Cambridge di nome Richard, che ha ordinato una Fire TV e un pacchetto di popcorn salati. Tredici minuti dopo il pagamento, il drone ha portato a termine il suo breve ma rivoluzionario viaggio sopra le campagne inglesi.

Il drone ci ha messo così poco perché Amazon ha una base di smistamento nei pressi di Cambridge. Una dipendente dell’azienda ha preparato la scatola con i prodotti, che è poi stata inserita all’interno del drone. Il velivolo ha proseguito il suo cammino su una specie di rotaia all’aperto ed è “decollato” dopo un click dell’operatore che, dall’interno, stava seguendo il “robottino” con un computer.

TEMPO RISPARMIATO
La via dell’abitazione di Richard è stata impostata sul preciso GPS del drone. I test di Amazon continueranno ad aumentare e potrebbero convincere l’azienda a dare ufficialmente il via al Prime Air, che riguarderà solo i prodotti inferiori ai 5 chilogrammi di peso. Tale servizio, secondo le attese, farà risparmiare circa 30 minuti nel tempo di consegna.

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191 Responses to Il mercato vola in alto!

  1. Roberto says:

    Niente camion sulla strada, niente diesel….bello!

    • Per roberto

      “Niente camion sulla strada, niente diesel….bello!”

      Anch’io ho pensato la stessa cosa.

      Poi ho pensato anche a una folla di droni malprogrammati che mi colpiscono in testa.

      • Francesco says:

        pensa alle cause per danni: manterresti Z e suoi simili per generazioni, oltre a poterti comprare l’Oltrano (forse più i tuoi eredi ma tanto nessuno vive in eterno)

        😀

      • roberto says:

        d’altronde miguel,
        potremmo morire schiacciati da un camion o avvelenati dai fumi di scarico.

        sapendo che qualsiasi secondo della nostra vita potrebbe essere l’ultimo, magari val la pena di riflettere su quale è il rischio minore (non l’assenza di rischio che avremo solo al momento in cui saremo cibo per i necrofagi)

        • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

          “sapendo che qualsiasi secondo della nostra vita potrebbe essere l’ultimo, magari val la pena di riflettere su quale è il rischio minore (non l’assenza di rischio che avremo solo al momento in cui saremo cibo per i necrofagi)”.

          “Assolutissimissimamente” d’accordo. Incorniciamola e appendiamola. 🙂 🙂 🙂

    • Mauricius Tarvisii says:

      Certo, perché i droni da trasporto pesante si muovono ad aria, no? 😉
      Ciò che vola consuma più energia di ciò che va su ruote, in genere.

      • roberto says:

        maurì
        il drone con il serbatoio di benzina?
        dai, sono a batteria e batteria = possibilità di ricarica ad energia solare

        • Francesco says:

          almeno non intasano le strade con furgoncini in doppia fila e guida criminale per fare prima

          credo che il bilancio inquinativo sarebbe a favore dei droni

          🙂

        • Mauricius Tarvisii says:

          Se il furgone non era solare prima non vedo come possa essere solare il drone che deve trasportare lo stesso carico di merce.

          • Francesco says:

            volando non ha più esposizione al sole? anche se ho letto di un solo aereo a energia solare finora

            PS il plus credo sia la riduzione del traffico su strada

            • Mauricius Tarvisii says:

              1) il volo è energivoro più del trasporto di superficie
              2) la strada è regolamentata, il cielo no è stanno pure cominciando a togliere le regole che esistono (vedi il passaggio al volo libero ad alta quota)

            • Francesco says:

              le regole emergeranno spontaneamente per permettere di continuare le consegne

              anzi, ti dico ora che le scriverà Amazon per fregare i concorrenti indipendenti

              😉

            • Z. says:

              In realtà non è proprio deregolamentato l’uso di droni in Italia, secondo me.

              Anzi, a quanto ne so ci dovrebbero essere una serie di prescrizioni diciamo pure estensive.

          • PinoMamet says:

            Non credo che il drone porterà lo stesso carico di merci, mi pare che l’idea sia quella di usare molti piccoli droni, ognuno col suo pacchetto…

            • Mauricius Tarvisii says:

              E tanti piccoli droni consumano tante piccole quantità di energia in più.

            • Francesco says:

              efficienza ed economie di scala, direi che ha ragione MT senza dubbi

              dalla parte dei droni ci sono gli ingorghi stradali e le minori distanze in linea d’aria

            • Z. says:

              MT ha ragione. Mica parte un camion ogni pacco spedito.

            • roberto says:

              Maurizio

              “E tanti piccoli droni consumano tante piccole quantità di energia in più”

              ma se tanti piccoli droni funzione con tante piccole batterie caricate ad energia solare saranno meno inquinanti di un grande camion che funziona a diesel, no?

              (scusate ma non avete mai visto i caricabatterie ad energia solare? immagino che caricare la batteria di un iphone sia più semplice che quella di un drone, ma diamine un po’ di fantasia!)

            • Francesco says:

              fai prima a mettere una grossa batteria elettrica su un camion e a farla ricaricare dal sole

              sei mica diventato maoista-grillino? “una centrale elettrica in ogni tinello e smantelliamo le GOII” tipo le grandi centrali elettriche 😀

            • roberto says:

              ma no, è semplicemente che questa cosa del drone che porta i pacchi mi sembra abbastanza figa.

              certo non eliminerà il trasporto su strada, ed immagino che non sarà per il 1 gennaio, ma perché essere sempre così distruttivi su ogni novità?

            • Francesco says:

              ma io sono favorevolissimo!

              mi aspetto che i droni robot e i camioncini robot guidino cento volte meglio dei padroncini umani

              ciao

            • Mauricius Tarvisii says:

              Nell’ultimo Sim City ci sono i droni che fanno la spesa. In pratica vengono sviluppati non appena tu consegni la tua città chiavi in mano ad una multinazionale senza scrupoli 😀

            • PinoMamet says:

              Ah beh se lo dice Sim City… 😉

            • PinoMamet says:

              “Attualmente lo Zephyr 7 è una specie di superpterodattilo – apertura alare 22,50 metri! – e può portare la bellezza di 5 chili. ”

              Immagino sia la stessa critica che hanno fatto ai fratelli Wright 😉

            • Z. says:

              C’è chi crede a Bagnai…

              Comunque allo stato nessuno può seriamente sostenere che il drone sia una soluzione più ecologica o economica del TIR.

              Che sia per certi versi molto affascinante e avveniristica non ci sono dubbi e forse un giorno sarà la norma, chissà. Ne dubito, mi pare più verosimile il mito delle stampanti 3D, ma chissà.

              Ma oggi è più che altro propaganda.

            • Peucezio says:

              Che obiezioni hai da fare a Bagnai?
              Lui in fondo spiega in modo più divulgativo quello che dicono i premi Nobel.
              Tu poi sei un avvocato, che capisci di economia?
              E’ inutile che gente come me o te si mette in queste cose.
              Io, se viene un tecnico esperto e mi spiega i vantaggi dell’Unione Europea, mica vado ad eccepire nel merito di cose di cui non so nulla: gli replicherò che io sono mosso da ragioni ideali rispetto alle quali le questioni che pone lui passano in secondo piano.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Ah beh se lo dice Sim City… 😉

              Quella dei droni, ecc., è una delle poche cose decenti di quell’edizione del gioco 😀

            • PinoMamet says:

              Immagino invece che quello dei droni possa essere un campo interessante per strat-up e “giovani imprenditori”, del tipo che iniziano in un garage e finiscono Steve Jobs.

              Oltretutto ho visto il filmatino: quello di Amazon pare un drone abbastanza normalissimo, non mi pare richieda chissà che tecnologia.

            • Z. says:

              Peucezio,

              — Lui in fondo spiega in modo più divulgativo quello che dicono i premi Nobel. —

              Cioè che basta stampare soldi e se qualcuno non ha portato i soldi veri all’estero in tempo peggio per lui? è questo che dicono “in modo meno divulgativo” i premi Nobel? quali?

              — Tu poi sei un avvocato, che capisci di economia?
              E’ inutile che gente come me o te si mette in queste cose. —

              Ah, se è per questo non sono nemmeno un medico. Ma se un medico mi dice che il cancro è un fungo o che le malattie si curano con le compresse di zucchero non trovo salutare prenderlo sul serio.

              E se un avvocato dicesse che la legge penale sfavorevole si applica retroattivamente neppure tu lo prenderesti sul serio.

              — Io, se viene un tecnico esperto e mi spiega i vantaggi dell’Unione Europea, mica vado ad eccepire nel merito di cose di cui non so nulla —

              Ma se quest’estate mi hai tirato su una storia secondo cui la UE ci avrebbe reso poveri togliendo i dazi sui prodotti cinesi! Essù Peucè, siamo seri 😀

              — gli replicherò che io sono mosso da ragioni ideali rispetto alle quali le questioni che pone lui passano in secondo piano. —

              Hai tutto il diritto di ritenere l’ideologia più importante delle questioni di merito, naturalmente. Ma hai anche tutto il diritto di discutere nel merito. Quando Lisa mi ha informato della rifoma delle norme sulla filiazione mica le ho risposto “come si permette, lei non sa chi sono io”. Anzi, l’ho ringraziata 🙂

            • Peucezio says:

              Vabbè, proviamo a discutere nel merito, per quel poco che ne so.
              In pratica tu stai dicendo che un’economia non può funzionare senza cambi fissi (e niente di più sicuro per avere cambi fissi è avere addirittura la stessa moneta!).
              Allora io voglio capire perché negli anni ’60, con la lira autonoma e svalutabile, l’economia cresceva a ritmi che oggi chiameremmo cinesi e oggi, con l’euro, crolla.

              A me sembra vi siate aggrappati a un feticcio per ragioni politiche, affettive, polemiche, non lo so… contro ogni evidenza.
              Si è cominciato a parlare di impoverimento della popolazione dopo il 2000, anche se ancora non si parlava di crisi, lo ricordo bene. E’ contro ogni principio empirico dire che l’euro produce ricchezza e le monete nazionali portano allo sfascio.

            • Peucezio says:

              Ma poi, sempre ragionando in termini empirici, nessuno mi spiega perché economicamente la Svizzera va bene, l’Inghilterra va bene, la Turchia – l’ho potuto constatare di persona – negli ultimi anni ha fatto un salto, è diventata un paese altamente progredito (almeno sul piano economico, su quello politico poi si può discutere) con molto benessere diffuso, mentre la Grecia negli stessi anni è piombata nel baratro, l’Italia sta nella merda, Spagna e Portogallo pure, la Francia non se la passa bene…
              Insomma, c’è un limite all’apriorismo: ogni tanto bisogna guardare anche la realtà e ragionare induttivamente.

            • Z. says:

              Peucezio,

              — In pratica tu stai dicendo che un’economia non può funzionare senza cambi fissi —

              No Peucè, piano! Non mi sono mai sognato di dire una cosa del genere. Dove l’hai letto?

              Non ho nemmeno mai pensato che una moneta federata porti necessariamente alla ricchezza. Men che meno che le monete nazionali portino necessariamente allo sfascio.

              Ti dirò di più: non ho competenze sufficienti per capire se l’istituzione della moneta unica sia stata una buona idea o meno per l’Eurozona tutta e per l’Italia in particolare.

              Tanto chiarito, e osservato che ho detto un milione di volte cosa penso da ignorante in materia di Italia anni Sessanta (il debito pubblico patologico è fenomeno successivo, a quanto mi risulta) torniamo nel seminario 🙂

              Il problema che io mi pongo – e Bagnai a quanto pare no: rispose che non è un problema suo perché tanto lui non tiene risparmi in Italia – è cosa succederebbe in caso di abbandono unilaterale dell’Eurozona da parte dell’Italia.

              Quando qualcuno mi scriverà un bell’articolo chiaro e preciso su questo tema, ecco, potremo parlarne.

            • Peucezio says:

              Infine,
              se perché le economie funzionino come si deve, non ci dev’essere la possibilità di svalutare e i cambi debbono essere bloccati, perché non c’è un’unica moneta in tutto il mondo? Perché per secoli si è andati avanti con le monete nazionali e in tutto il mondo tranne in Europa (che guardacaso è un continente in decadenza, non certo in crescita) e tranne in qualche caso di cambio fisso col dollaro, si fa ancora così?
              Dove sta scritta questa legge economica per cui la moneta nazionale e la possibilità di svalutare sono bestemmie? Abbiamo sempre bestemmiato?

            • Z. says:

              La Grecia è a terra perché è stata gonfiata da decenni di rimesse comunitarie che i governi locali hanno usato in maniera diciamo pure irrituale.

              Di Spagna e Portogallo non so granché ma Auguro all’Inghilterra il massimo della prosperità. Ne riparliamo tra cinque anni, e nel caso seguiremo il loro esempio 🙂

            • Z. says:

              …però ora leggiti anche la mia risposta se no continui ad accusarmi di cose che non ho mai pensato 🙂

            • Peucezio says:

              Z.,
              “Auguro all’Inghilterra il massimo della prosperità. Ne riparliamo tra cinque anni, e nel caso seguiremo il loro esempio”

              veramente la Gran Bretagna non è mai entrata nell’euro, non è che ne è uscita con la Brexit.

              “Il problema che io mi pongo – e Bagnai a quanto pare no: rispose che non è un problema suo perché tanto lui non tiene risparmi in Italia – è cosa succederebbe in caso di abbandono unilaterale dell’Eurozona da parte dell’Italia.”

              Sei un bel tipo: ti fai un’idea di un autore da una singola risposta data in una specifica occasione.
              Non ho presente la risposta di cui parli: Bagnai da buon toscano è un provocatore e l’avrà detto, appunto, provocatoriamente.
              Ma so che nel libro sull’euro affronta il tema dell’uscita e delle sue conseguenze diffusamente, ci sono interi capitoli a riguardo.
              Io non li ho letti perché l’economia mi annoia (magari prima o poi…), quindi non posso entrare nel merito, ma non puoi dire che abbia eluso la questione.

            • Z. says:

              Peucezio,

              — veramente la Gran Bretagna non è mai entrata nell’euro, non è che ne è uscita con la Brexit —

              Certo, quindi a maggior ragione per loro sarà assai più facile che per noi. Quindi non c’è motivo di dubitare del loro strepitoso avvenire 😀

              — Sei un bel tipo: ti fai un’idea di un autore da una singola risposta data in una specifica occasione. —

              In realtà ho letto parecchi suoi articoli sul tema, ma in sostanza non hai torto. Quando si parla di cose concrete, e non di teorie antrometateosofiche, una risposta concreta posta a una domanda concreta è più utile di tanti testi a tua firma.

              E se a quella domanda non sai rispondere – “provocazione”, come sappiamo, è un eufemismo social per dire “figuraccia” – allora fatico a prenderti sul serio.

            • Peucezio says:

              Z.,
              perché “sarà”?
              Se non stare nell’euro crea disastri, l’Inghilterra i problemi avrebbe dovuto averli nel passato, non “sarà”.

              Su Bagnai: sai, non è che tutto si può riassumere in due battute e uno la butta sullo scherzo: dice: leggiti il libro, o almeno il capitolo, o altrimenti peggio per te, tanto io ho risparmi all’estero.

            • Mauricius Tarvisii says:

              E’ come la differenza tra essere single e divorziare: la prima cosa è semplice e senza controindicazioni, la seconda è lacrime e sangue.

            • Z. says:

              Peucezio,

              — Se non stare nell’euro crea disastri —

              E chi lo dice?

              — Su Bagnai: sai, non è che tutto si può riassumere in due battute —

              Già, specie quando non sai cosa dire. Negli articoli pubblicati a tua firma puoi limitarti a discorsi vaghi e fumosi, tanto non c’è contraddittorio. Di persona è meglio svicolare 😉

            • Peucezio says:

              Z.,
              ma non ho capito, te l’ha data di persona, a voce quella risposta?
              Comunque tu hai ‘sto vizio di giudicare gli autori dagli articoli sul web. Fai lo stesso con Giannuli, ecc. Vai sempre a campione, prendi delle singole frasi o un articolo e fai l’obiezione su quello, non sul pensiero complessivo del personaggio. E il bello è che ne trai non un’impressione personale, ma un giudizio apodittico.
              Alcuni forse danno il meglio lì, ma non è certo il caso di Bagnai, che negli articoli è ellittico, allusivo (anche perché credo si rivolga a chi conosce già i suoi lavori, lo segue da tempo, per cui tende a dare per scontati molti passaggi).

            • Z. says:

              L’ha data al suo intervistatore. Io l’ho letta, perché se n’è vantato in uno dei suoi soliti articoli dove sputa odio e livore verso chiunque abbia un’opinione diversa (nonché, spesso, una carriera migliore. Ma si sa che i geni sono spesso incompresi…)

              — Comunque tu hai ‘sto vizio di giudicare gli autori dagli articoli sul web. —

              Già, ho il vizio di giudicare un articolista dai suoi articoli. Tu pensa, sono proprio un incorreggibile vizioso 😀

            • Peucezio says:

              Che sei vizioso si sapeva 😛 , il fatto è che prendi una sola affermazione per autore e su quella ti basi (scherzi a parte, sarebbe più interessante leggere una tua confutazione più organica delle idee di un autore: tu sembra che vai a campione, a carotaggio).

              Non nego che Bagnai non abbia esattamente un carattere accomodante (i toscani sogliono essere caustici). Non penso però abbia tutta ‘sta invidia sulle carriere: un docente universitario di qualunque livello in Italia è già talmente privilegiato… poi lui ha anche una certa visibilità mediatica. E comunque mi sembra che polemizzi soprattutto col solito giornalistume di tuttologi e finti esperti che non sanno nulla su nulla.
              L’impressione comunque è che, malgrado l’antieuropeismo, sia uno meno provinciale e più radicato in un dibattito economico internazionale rispetto al chiacchiericcio autoreferente nostrano.

            • Peucezio says:

              Tra l’altro, scusa, in Italia uno del ’62 che altro può essere più che professore associato?
              Sì, c’è qualche ordinario sotto i sessant’anni, in genere molto molto ammanicato…

            • Z. says:

              Non mi riferivo all’età. Comunque professori più giovani ce ne sono a carrettate, anche in atenei più noti e quotati.

              Detto questo, ho letto anche un capitolo di uno dei suoi libri, ed era scritto esattamente come i suoi articoli, nello stile come nel merito.

              Sul blog peggiora, è un imbarazzante travaso di bile incarnato. Tipo una specie di Barnard con una laurea in economia.

              Però lo preferisco a Barnard: se non altro, non si inventa improbabili serate da Casanova de noantri e che io sappia non ha mai cercato di assaltare un fornaio del Mazzini 😀

            • Peucezio says:

              Va bene, ma quindi l’obiezione di merito qual è?
              Non credo che nel capitolo del libro dicesse solo: “tanto ho i risparmi all’estero”. O sì?

            • Francesco says:

              Peucezio

              veramente la teoria economica del tizio che citate (e tua) vede come motore dello sviluppo la possibilità di svalutare la valuta nazionale?

              se è così, poi cercherò di spiegarti perchè non funziona

              ciao

            • roberto says:

              francesco,

              da come lo capisco io (e non garantisco di aver capito bene), lui si sente prigioniero del ciclo di frenkel, e appunto della impossibilità di svalutare. se hai sottomano “il tramonto dell’euro” pag. 61 e seguenti

              devo dire che ho trovatro il suo libro interessante su molti aspetti, ma con alcune cose veramente strane: l’elogio della svalutazione, l’idea che “prezzo delle cose” sia l’unico parametro da prendere in considerazione (se fosse vero tutti avremmo una panda e BMW non esisterebbe….), alcuni dati e grafici esaminati alla cherry picking (un esempio: in un articolo sul blog di quest’estate pubblica un grafico del calo della produzione induztriale imputandola all’austerità di monti, quando appare evidente dallo sesso grafico che il calo era già iniziato prima) e fondalmente la questione centrale “se tutto era così ineluttabile e prevedibile, perché è stato fatto?”. a quest’ultima domanda la sola spiegazione sono i rettiliani che vogliono invadere la terra

              comunque credo che valga la pena leggerlo

            • Francesco says:

              la svalutazione è un modo di fregare i tuoi partner commerciali e funziona solo se loro hanno motivi politici per “sopportarti” lo stesso

              da italiani dovremmo saperlo che il mondo non è fatto da fessi che aspettano che noi li freghiamo o siamo diventati ingenui? il povero Andretti si rivolterebbe nella tomba

            • Peucezio says:

              Roberto,
              finalmente osservazioni di merito!
              (Vabbè, Z. è fatto così, ma gli voglio bene proprio per questo).
              Sul resto non ho le competenze minime per risponderti.
              Ma
              ““se tutto era così ineluttabile e prevedibile, perché è stato fatto?””

              Qui ci vedo l’idea un po’ ingenua che l’umanità è un consesso organizzato per fare gli interessi complessivi di tutti e che agisce quindi di concerto.
              Bisogna vedere da chi sono fatte le cose: in questo senso l’avversione di Miguel verso il “si” impersonale (che ovviamente è un tipo di farse passiva: “si fa la cosa” = “viene fatta la cosa”) è più che fondata.
              Senza tirare in ballo i rettiliani, se mi avvantaggio io, si deve svantaggiare un altro, non solo in senso economico, ma di spazi di potere in genere (l’economia è un mezzo di esercizio del potere): ogni polo geopolitico deve erodere spazi di influenza degli altri.
              La storia si basa sul conflitto.

            • Francesco says:

              Peucezio

              la storia dell’Europa post-1945, dalla CECA alla UEM, dimostra il contrario.

              La pace e il commercio hanno favorito tutti i popoli europei

            • roberto says:

              secondo me avete ragione tutti e due

              la storia si basa sul conflitto come dice peucezio, ma pace e commercio favoriscono la prosperità dei popoli molto più che la guerra

              (che poi c’è chi si arricchisce anche in tempo di guerra è evidente)

            • Peucezio says:

              Comunque c’è una cesura netta con la caduta del muro.
              Fino ad allora c’era interesse a che l’Europa fosse prospera, perché c’erano blocchi geopolitici stabili e rigidi. Oggi è un si salvi chi può, ognuno per sé, quindi tutti cercano di metterlo in quel posto a tutti.

            • Z. says:

              Peucè,

              scusami, ma un’idea come “basta svalutare a oltranza e tutto si aggiusta” per me è superfluo discuterla nel merito. Il tempo libero è troppo poco e la vita è troppo breve.

              Poi per carità, sarà sicuramente così 🙂

              A latere, non mi piace la gente arrogante e rancorosa che sputa odio e veleno sul prossimo. Sono un aspirante piccoloborghese, che vuoi farci…

            • Peucezio says:

              Z.,
              vabbè, non è che tu sei una mammoletta. 🙂
              E’ che noi qui dentro ti conosciamo e sappiamo che sei più buono di quello che sembri 🙂 e che, al di là dell’ironia ci rispetti molto, ma non dirmi che non hai un atteggiamento liquidatorio e caustico verso le opinioni altrui che non ti convincono.
              Bagnai fa lo stesso.

            • Z. says:

              Peucè, scusa, ma dissento. Io sarò ignorante finché vuoi ma non mi pare di aver mai mancato di rispetto a nessuno qui.

              E men che meno credo di aver tenuto atteggiamenti tipo “lei non sa chi sono io” o “cosa vuoi capirne tu”.

              Bagnai è una delle persone più arroganti e piene di boria che mi sia capitato di leggere online.

              Quindi trovo molto ingiusto essere paragonato a luilà. Molto.

              🙂

            • Mauricius Tarvisii says:

              Bagnai non era quello che da Santoro insultava i ragazzi di una business school inglese che interloquivano con lui?

              • Per MT

                “Bagnai non era quello che da Santoro insultava i ragazzi di una business school inglese che interloquivano con lui?”

                Non so chi sia Bagnai, poi chiunque vada da Santoro si autocolloca nella pattumiera.

                Ma uno che “insulta i ragazzi di una business school inglese” lo trovo esaltante.

            • Mauricius Tarvisii says:

              A me invece vedere l’ennesimo accademico gonfio e tronfio che insulta chi non è d’accordo con lui fa solo infinita tristezza.

            • Roberto says:

              la vedo come mauricius e Z.
              Finire il libro che ho letto di bagnai è stai molto difficile

            • Z. says:

              Tra l’altro ho notato che diversi colleghi di Bagnai si comportano in modo simile.

              A dire il vero ci mettono mediamente un po’ meno astio, un po’ meno veemenza e un po’ meno boria, ma diciamo pure che non brillano per educazione e cortesia.

              Càpita con una certa frequenza, agli economisti da salotto TV. Forse anche perché i media tendono (tendevano?) a trattarli come i nuovi profeti, come direbbe Francesco?

            • Peucezio says:

              Z.,
              per carità, non mi fraintendere, qua ormai ci conosciamo tutti, abbiamo confidenza, quindi possiamo sfotterci come vogliamo, lo faccio io, lo fai tu, ecc.
              Però uno che non ti conoscesse all’inizio ti troverebbe un po’ “perculatore”, come dice Mirkhond.

              Comunque non capisco perché vi scandalizziate tanto che uno sia un po’ arrogante. Con tutti i cazzoni che si sentono, che non dovrebbero nemmeno esprimersi, per le idiozie che dicono in televisione, sui giornali, libri, internet ecc., che uno che abbia qualcosa da dire tenda ad esprimere disprezzo non lo vedo così grave: non è che l’umanità media susciti molto di diverso.

              Mi chiedo se da parte vostra non c’è un eccesso di ottimismo antropologico, che forse spiega la vostra fiducia nelle magnifiche sorti e progressive e nel migliore dei mondi possibili.
              E’ normale quindi che proviate avversione verso uno che tratta gl’interlocutori con sdegno e arroganza.
              Ma se uno pensa a che tipo di umanità costituiscono gli interlocutori medi che possono capitare a un Bagnai (come a chiunque ha a che fare con giornalisti e altra subumanità che si esprime nel dibattito pubblico), si meraviglia che lui non ricorra direttamente all’omicidio, alla soppressione fisica dell’avversario.

            • Francesco says:

              Peucezio,

              contro la tentazione che traspare dal tuo ultimo post, cito il maestro Marx: “non vorrei mai far parte di un club che accetti gente come me”

              😀

            • Z. says:

              Peucezio,

              come al solito, si sa, i subumani sono sempre gli altri…

              Oh, per carità, se a te piace la gente che trasuda arroganza e boria da tutti i pori è questione di gusti. Mica sta scritto che i miei e i tuoi debbano essere uguali 🙂

            • Z. says:

              Ah, comunque, credevo che avessimo chiarito sulla trita, ritrita e lagnosa solfa del “migliore dei mondi possibili” 🙂

              Evitare di correre dietro a tutte le bufale create su siti bulgari per fare clickbaiting non significa pensare che il mondo sia perfetto così com’è. Significa essere consapevoli che, tra una sparata e un rutto, è assai più facile renderlo ancora peggiore 😀

  2. paniscus says:

    Sei giovane?
    Sei lucido e rotondo?
    Ti piace lavorare in rete?
    Sei disposto a provare l’ebbrezza di una vita sempre in movimento?
    Sai volare?

    http://www.eurodiffusione.com/images/P/19544168.jpg

  3. PinoMamet says:

    Niente gente che lavora… bello!
    (Non in senso ironico, io sono di quelli convinti che prima o poi l’umanità si libererà dalla schiavitù del lavoro-non-bello, potendo dedicarsi appieno alla propria vera, sola, importante missione: il subbuteo).

  4. Mario says:

    Sei giovane? No, non sono mai stato né giovane né vecchio; il puer aeternus mi ha soggiogato, del piccolo principe non ricordo nulla, rinasco e rimuoio ogni giorno, la vita mi pesa come un giogo soave e melenso, come una meringa un po’ sfatta da Kronos comprata in una pasticceria di Bogotà e tenuta come una reliquia in un vaso di argilla: una simmetria algida di piccole cose di pessimo gusto, distanti e glaciali come la notte polare di Tromso: la loro densità materica, e i gesti ad essa connessi, mi fa apparire la scena americana come una patetica profetica vibrazione da età del lupo (lupo Fenrir).

    Sei lucido e rotondo? No, sono confuso, estenuato dalla battaglia contro il modernismo condotta su internet, modernismo trasformatosi in poltiglia teoretica, declamata ai quattro venti dalla baracca Santa Marta; e quadrato come un tomista che usa i sillogismi pure quando va al cesso, per approfondire e indulgere nelle operette di S. Alfonso.

    Ti piace lavorare in rete? Dio infittisce la rete. La rete è gioco (lila). La vita è gioco. Giocala e, mi raccomando, perdila romanticamente come le Waffen a Berlino.

    Sei disposto a provare l’ebbrezza di una vita sempre in movimento? Assolutamente no, il movimento è una immagine dell’essere, primo motore immoto, Essere perfettissimo che sta in cielo e in terra (non sostanzialmente). Anelo ai ricordi lontani, che sembrano sogni di bivacchi e falò perduti, ed alla peregrinatio in stabilitate dei monaci irlandesi, che non sapevano manco chi fosse papa.

    Sai volare? No, ma conosco un tizio che una volta, per paura della terribile professoressa di matematica, una erinni postmoderna che progettava teoremi leggendo Repubblica, volò sua sponte dalla finestra: ma fu salvato da un angelo custode, poi a sua volta caduto da altezze sideree, come Bodhisattva del Grande Veicolo.

  5. Z. says:

    Si è anche liberato un posto da dirigente a Roma. Il mondo di oggi è pieno di opportunità esclusive.

  6. Grog says:

    Vediamo … per un piccolo drone basta un buon calibro 12 con palla “slug” da cinghiale!
    Non serve nemmeno un RPG tipo “apocalypse down”.
    Grog! Grog! Grog!

    • Francesco says:

      mira tu a una cosa veloce come un drone con un RPG!

      ci vorrebbe uno Stinger, piuttosto, ma costa più del drone

      • Grog says:

        Un drone no ma un elicottero che sta atterrando o in hovering a bassa quota con un RPG l’hanno colpito anche i diversamente bianchi (negri) di Mogadiscio!
        Anche i bonghi quando si incazzano diventano pericolosi!
        Comunque, l’attentato più bello l’hanno fatto i simpatici ETARRAS all’ammiraglio Carrero Blanco, la sua berlina americana pesante e blindata è stata scagliata oltre il tetto del 3 piano della casa di fronte per atterrare sul terrazzo interno dove pii religiosi stavano leggendo il breviario! Pronti a dare l’estrema unzione all’ammiraglio senza ferite ma disossato come un pollo!
        Qualche bello spirito ha calcolato anche l’accelerazione a cui è stato sottoposto il fascistaccio di cacca, circa 40 G, il giornale satirico francese “Canard Enchané” scrisse
        Carrero Blanco campione del mondo di salto con l’auto, Franco si allena olé!
        Grog! Grog! Grog!

  7. Mario says:

    Bellissimo commento, quasi un romanzo, tanto è ricco di suggestioni…

    Grazie. In realtà, è solo lo sfogo di uno che ha perso tutte le battaglie, ma che confida che la resa finale sia la vittoria.

  8. Moi says:

    Ma i droni … non vengono mai attaccati da uccelli ?

  9. Moi says:

    a quanto pare sì, e ogni tanto i droni attaccano involontariamente i “Rooftoppers” [sic] che sboroneggiano 😉 sui tetti … chissà se qualche drone ha mai fatto cascare di sotto qualche Rooftopper (forma estrema di “parkour” … si direbbe)

  10. Moi says:

    Dalla foto credevo che fosse “Diventa Hostess (in Italiano “Stewardess” non si dice ancora 😉 … “Flight Attendant” men che meno) con Ryan Air” …

  11. Moi says:

    A non troppo sproposito 😉 …

    https://www.youtube.com/watch?v=G2IC30lMLnU

    DIEGO FUSARO: Società femminilizzata e post-eroica

  12. Z. says:

    Grillini o piddini, compagni o camerati, non c’è niente da fare: noialtri emilianoromagnoli siamo sempre un passo avanti.

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/12/16/news/rimini-154215528/

    • Grog says:

      Gli Emiliani ed i Romagnoli sono simpatici ma hanno tendenze assurde:
      – gli Emiliani sono un poco furbetti e mafiosetti vedi il comune di Brescello e le foto di Del Rio con gli ‘ndranghetari, se ne lasci dieci da soli per dieci minuti ti fondano trenta cooperative e non ti raccapezzi più, la variante piacentina tende un pelo alla delinquenza anche se è simpatica;
      – i Romagnoli invece sono qualche volta eccessivi e tendono alla violenza, in compenso hanno fondato una vera scuola di “acchiappo” della figa straniera in competizione con un’altra grande scuola poco conosciuta che è quella ligure, i romagnoli cacciano in battuta mentre i liguri notoriamente parsimoniosi cacciano alla posta.
      Grog! Grog! Grog!

      • Z. says:

        Beh, qui a onor del vero la furbetta è romagnola. Di Rimini, quindi in odor di Marche, ma pur sempre romagnola!

        Comunque hai descritto emiliani e romagnoli. Ora devi descrivere i bolognesi 😀

        • Grog says:

          Non posso descrivere i Bolognesi porca l’oca!
          Il mio migliore amico è un farmacista bolognese che gioca anche bene a scopone ed insieme ne abbiamo fatte più di Bertoldo in Francia, così come quel gran figlio di mamma del mio amico greco giudeo che è il “capo di stato maggiore” della banda dello scopone scientifico insieme ad un altro poco raccomandabile armeno che commercia in non si sa cosa.
          Grog! Grog! Grog!

  13. Ieri sera ho iniziato a leggere “Debito” dell’antropologo statunitense David Graeber.

    Non condivido tutte le sue posizioni, ma la tesi di partenza è affascinante.

    Provo a riassumere.

    – Da Adam Smith in poi, ci dicono che, in successione:

    1) c’era il baratto (io faccio scarpe, tu allevi pecore, mi dai una pecora, io ti do un paio di scarpe)

    2) per agevolare gli scambi, hanno introdotto le monete

    3) infine, arriva il denaro virtuale, banche, borse, ecc.

    Qualunque cosa se ne possa pensare, questa tesi risulta totalmente smentita dall’antropologia e dall’archeologia.

    Dove troviamo che:

    1) il baratto è un fenomeno moderno, ad es. Russia 1990 o Argentina dopo il collasso del peso

    2) gli antropologi non hanno mai trovato nulla che somigliasse al baratto descritto da Adam Smith.

    3) esistono forme per noi estremamente bizzarre di baratto – mascherato da furto/festa rituale – tra popolazioni vicine che normalmente sarebbero in guerra

    4) nasce prima il denaro virtuale, sotto forma di registri di debiti dei contadini verso i templi mesopotamici – tizio “deve” quattro polli, caio “deve” un vaso – senza denaro.

    I punti 2) e 3), che sembrano i più controintuivi, diventano comprensibili se pensiamo che per le società umane primordiali, è del tutto inconcepibile una “sfera economica” distinta da rito, guerra, festa, rapporti comunitari di lunga durata: la norma è il dono che non calcola alcuna contropartita, e che non ha nulla di esotico, è una cosa che faremmo tutti normalmente:

    – Caio sta cucinando, passa Tizio e dice “ma che bell’odorino!”, Caio risponde, “vieni, assaggia!” Sei mesi dopo, Tizio salva Caio da un mammut.

    La differenza sta nel calcolo e nel potere: i signori del tempio valutano il “debito” del pastore o del contadino, e hanno i soldati per imporlo.

    Questo sistema viene talmente interiorizzato, che tutti finiscono per “calcolare” il presunto “valore” di una prestazione, che poi prende forma concreta con monete oppure con il baratto (dove tutti già hanno un’idea di quanto “vale” il vecchio paio di scarpe).

    Anche Adam Smith non ha fatto altro che proiettare all’indietro la mentalità di un villaggio moderno “monetizzato”.

    • Moi says:

      I punti 2) e 3), che sembrano i più controintuivi, diventano comprensibili se pensiamo che per le società umane primordiali, è del tutto inconcepibile una “sfera economica” distinta da rito, guerra, festa, rapporti comunitari di lunga durata: la norma è il dono che non calcola alcuna contropartita, e che non ha nulla di esotico, è una cosa che faremmo tutti normalmente

      ————————

      Interessante … anche perché chi vuol fare il “razionalista” dice a priori che “la religione deve starne fuori !”, arrivando così a spiegazioni ultramaterialiste tutt’altro che razionali.

    • Z. says:

      Miguel,

      fammi capire, prima che fosse inventata la moneta-merce non esistevano scambi? non esistevano commercianti che vendevano merci nei mercati? c’era ovunque un Gran Signore che fissava prezzi per la compravendita?

      questa è la tesi?

      Mah, nzomm, messa così mi convince pochino 🙂

      Un filosofo greco di una certa notorietà, qualche anno prima di Adamo Smith, scrisse che gli scambi avvengono sempre tra beni di valore equivalente. E’ un’intuizione semplice e geniale, difficile a mio avviso da smentire.

      • Per Z

        “questa è la tesi?”

        No.

        Intanto, la moneta di cui parla è misura e non merce (misura appunto di scambi).

        Secondo, non è una “tesi”.

        E’ una semplice constatazione degli antropologi e degli archeologi.

        • “E’ una semplice constatazione degli antropologi e degli archeologi.”

          Il punto è che esistono una serie di teorie astratte sulle “origini” caratteristiche della mentalità progressista: le “origini” della lingua, le “origini” della religione, eccetera.

          Questi racconti sono utilissimi per dare un senso al presente, il problema è capire se sono vere.

          Le uniche possibilità ce le offrono l’archeologia e l’antropologia.

          Anche l’antropologia ci pone un problema: le società cosiddette “arcaiche” e in via di estinzione nel mondo, somigliano davvero a “come erano i nostri avi” 10.000 anni fa”?

          Comunque, l’antropologia (compresa la branca affascinante dello studio della tecnologia) ci rivela un quadro incredibilmente complesso, talmente complesso che la nostra vita “moderna” sembra una radicale semplificazione, una sorta di riduzione a grugniti di un linguaggio inconcepibilmente ricco.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Anche l’antropologia ci pone un problema: le società cosiddette “arcaiche” e in via di estinzione nel mondo, somigliano davvero a “come erano i nostri avi” 10.000 anni fa”?

            No, questo mi sembra dato ormai per pacifico.

            Sulla moneta merce, io credo che la moneta sia nata proprio così, come quantità determinata di una merce (metallo) preziosa.

            • Peucezio says:

              Ti sembra pacifico che erano simili o che erano diversi?

            • Mauricius Tarvisii says:

              La diversità.

            • Peucezio says:

              Eppure a naso, da non antropologo (per inciso, dubito che gli antropologi siano andati a fare indagini sul campo nel neolitico), non mi convince.
              Mi spiego: lo schema evoluzionista a tappe, che tutti compiono in successione lineare, quasi deterministicamente, ognuno in tempi diversi, non persuade neanche me.
              Ma il punto è che sono i nostri modelli cognitivi, sociali, culturali ad essere l’eccezione.
              In questo senso ogni società che non ha ancora avuto, o non ha mai avuto la scrittura, il razionalismo greco, le religioni rivelate storicamente riconducibili a figure biografiche reali, ecc. ecc. è simile a tutte le altre, che sia neolitica o sia una sopravvivenza contemporanea.

            • Peucezio says:

              Ovviamente simile si fa per dire: ognuna è specifica.
              Ma dubito fortemente che ci sia un insieme di caratteristiche delle società di otto o diecimila anni fa che le distingue dalle società “primitive” con cui è entrato in contatto l’uomo bianco nell”800 o nel ‘900, a loro volta tutte accomunate da un insieme di altre caratteristiche.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Ovviamente nessuno ha idea di come fosse realmente nel dettaglio la società neolitica. L’ipotesi, però, che le nostre società “primitive” attuali possano essere rimaste più o meno identiche ad essa è facilmente smentibile.
              Intanto perché le attuali società arcaiche appartengono ad aree geografiche estremamente diverse tra loro: davvero l’eschimese, il siberiano il papuano e l’indio amazzonico vivono in società simili? No, queste tribù non sono che “ne conosci una e le conosci tutte”, ma hanno ciascuno maturato una propria identità culturale specifica in decine di migliaia di anni.
              Inoltre nessuna di queste popolazioni umane “nasce” nel luogo in cui si trova adesso. Gli antenati dell’indio, nati in Africa, si sono successivamente spostati in Medio Oriente, poi hanno vissuto nelle steppe asiatiche, nella taiga e nella tundra siberiane, poi in quelle canadesi, poi tra la prateria statunitense e le Montagne Rocciose, poi nell’altopiano messicano e così via fino ad arrivare nella foresta pluviale sudamericana. Non possono non aver cambiato struttura sociale in ognuno degli ambienti attraversati!

              • Per Mauricius

                ” L’ipotesi, però, che le nostre società “primitive” attuali possano essere rimaste più o meno identiche ad essa è facilmente smentibile.”

                Infatti, l’ipotesi che le società “primitive” possano gettare luce sulle società “preistoriche” si basa sostanzialmente su due elementi:

                1) la similitudine tecnologica e demografica

                2) la presenza comunque di costanti universali: i riti cambiano, ma tutti hanno riti, ecc.

                Comunque:

                1) Le uniche società minimamente confrontabili con quelle preistoriche non somigliano nemmeno lontanamente alle descrizioni che di quelle preistoriche dà Adam Smith

                2) Forse Adam Smith aveva delle informazioni dirette dalla preistoria che a noi mancano, ma non possiamo interrogarlo per chiederglielo

            • Peucezio says:

              Sì, sono pienamente d’accordo.
              Io mi riferivo a quegli elementi comuni a tutte le società premoderne (centralità del simbolico, percezione magica del mondo, ecc., coniugate con saperi tecnici a volte di estrema complessità e precisione), che possono quindi anche accomunate società “Primitive” contemporanee e società preistoriche.
              Ma anch’io escluderei che le società premoderne che sono arrivate fino a noi si siano mantenute identiche a sé stesse per millenni (anche se cambiano comunque molto più lentamente delle nostre).

            • Mauricius Tarvisii says:

              2) la presenza comunque di costanti universali: i riti cambiano, ma tutti hanno riti, ecc.

              Ma poi è proprio vero che loro hanno i riti e noi no? Secondo me, per esempio, la Giornata della Memoria ed i film sul Nazismo possono essere benissimo letti alla luce delle teorie di Girard sul capro espiatorio e sul sacrificio fondante.

              • Per MT

                “Ma poi è proprio vero che loro hanno i riti e noi no?”

                Hai ragione. Infatti, parlavo di costanti universali.

                Noi abbiamo riti e grattacieli e non usiamo i sassi per tagliare la carne.

                I boscimani hanno riti, non hanno grattacieli e non usano sassi per tagliare la carne.

                Gli artisti di Lascaux avevano riti, non avevano grattacieli e usavano sassi per tagliare la carne.

                Quindi è plausibile (ma non certo) che gli uomini di Lascaux fossero un po’ più simili ai boscimani che a noi.

                Ripeto, “ma non certo”.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Certo, ma il pericolo è sempre quello del “i cinesi sono tutti uguali”: è facile scambiare per uguali due cose che sono diverse da come sei tu.

            • Peucezio says:

              L’accordo e la precisazione si rivolgevano a Mauricius, non avevo ancora letto il posto di Miguel (che in generale mi pare condivisibile).

              Sono molto scettico sul fatto che i nostri riti siano paragonabili ai loro.
              Per noi hanno un valore evocativo e simbolico, ma noi percepiamo il simbolico come un fatto puramente emotivo staccato dall’oggettività del reale: per noi ci sono le previsioni del tempo, poi possiamo anche fare un gesto scaramantico perché non piova quando dobbiamo fare il picnic, ma, insomma, non lo prendiamo sul serio…
              Inoltre il rito nel mondo premoderno è codificato in modo rigido e soprattutto è condiviso da tutti come una cosa scontata, meccanicamente, mentre per noi il rito, la religione, la spiritualità, i valori sono tutte cose del tutto individuali, che possono essere condivise, ma ognuno le interpreta a modo suo, le declina con mille distinguo e sfumature individuali e ci sono sempre tantissimi che non le condividono affatto e vivono normalmente lo stesso, senza essere degli esclusi o degli emarginati.

              Non ho letto direttamente le opere di Girard, ma da quel poco che so del suo pensiero, l’impressione è che abbia un po’ forzato le culture precristiane per adattarle al suo schema.

              Mauricius, ma fammi capire, siccome te lo sento citare spesso, è un tuo autore di riferimento?

            • Z. says:

              I riti degli altri li studiamo. I riti nostri li seguiamo e basta: sono trasparenti, non li percepiamo come tali.

            • Peucezio says:

              Vabbè, stai dicendo che è un rito la scienza, la medicina…
              Ma non è così, perché non funzionano secondo meccanismi formali, ma causali.

              Vabbè, questo è come dire che siamo il sogno di qualcuno o che la realtà che vivo, voi compresi, è un mio sogno.
              Ogni sistema può essere spiegato solo da logiche esterne, ma qui il punto non è l’essenza della nostra civiltà, ma la differenza con le altre.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Girard secondo me ha la pecca di assolutizzare le proprie conclusioni, ma lo trovo per molti versi estremamente convincente. Ci sono molti punti interrogativi nella sua teoria, ma mi pare che spieghi bene certi fenomeni del presente (Israele, le Giornate della Memoria, il tabù del nazismo ed il suo rafforzamento negli ultimi anni…).

            • Francesco says:

              Peucezio

              secondo te Giulio Cesare, quando si faceva fare gli auspici davanti alle legioni, era più “convinto” di un lettore di oroscopi? o lo faceva perchè sì, mentre pensava a quanto pagare la cavalleria ausiliaria germanica?

            • Peucezio says:

              Mauricius,
              sì, su Girard siamo abbastanza d’accordo, anche a me sembra colga bene meccanismi della contemporaneità e che assolutizzi troppo il suo schema per le società arcaiche.

              Mi chiedo però come coniughi con questo il tuo antiberlusconismo (e anche antirenzismo). E’ difficile non trovare due capri espiatori più prototipici nell’Italia contemporanea.
              E’ anche per questo che mi ha colpito il tuo interesse per Girard.

            • Peucezio says:

              Francesco,
              beh, ma la società romana tardorepubblicana non è esattamente una società primitiva. Ne conserva molti retaggi, questo sì.

          • Z. says:

            “Constatazione” è un modo per chiamare una tesi quando non si accetta che sia discussa 🙂

            Quanto alla moneta: il conio di moneta nominale è fenomeno diffuso negli ultimi secoli, mica la costante del mondo antico. Quando si parla del passaggio del baratto alla moneta si intende la moneta-merce, che in fondo è una forma più pratica di baratto.

            La tesi del tuo autore qual è? che sia venuto prima il baratto in moneta-merce e poi in natura?

          • habsburgicus says:

            i riti erano importanti, Francesco
            probabilmnte lui non ci dava alcuna importanza ma non avrebbe mai osato dirlo n tantomeno avrebbe osato non prenderli
            60-70 anni prima,dunque in una Roma più conservatrice, un console, mi pare un Manlius, che si era dimenticato di prendere gli auspicia all’uscita dell’Urbe, trovò che i suoi soldati non volevano saperne di combattere sotto di lui e dovette tornare a Roma e prenderli !
            e i consoli eletti del 162 a.C [o giù di lui] furono dichiarati invalidi quando il console del 163 a,C, che avrebbe dovuto prendere gli auspicia alle elezioni che per inciso era Ti. Gracco padre (coss 177, 163 a.C) e si trovava in Sardegna, si “ricordò” di non averli presi bene in occasione della loro elezione ! chiaramente sarà stata una mossa politica, ma gli auspicia nella vera Roma contavano !
            poi ci sarebbe da dire molto altro e come Augusto, forse, usò gli auspicia per rendere impossibile il trionfo ad altri che a se stesso, ma di questo un’altra volta !

            • Francesco says:

              insomma, per validare la vostra tesi dovete dimostrare che Caio Giulio Cesare era un moderno?

              lo so anche io che i soldati, come i marinai e tutti quelli che affidano la loro vita alla sorte, sono superstiziosi. ma è un classico caso di non è vero ma lo faccio lo stesso, non si sa mai. come quando cerchi di convincere una tipa a dartela o devi tirare un rigore, ci sono così tante variabili imponderabili che ti proteggi con la scaramanzia

            • Peucezio says:

              Perché, tu vorresti dire che i romani del I sec. a.C. erano una civiltà primitiva, tipo aborigeni?

            • Francesco says:

              no, però sono sicuro che erano dei pre-moderni!

              😀

            • Peucezio says:

              Dipende dall’accezione che si dà a modernità.
              In effetti non parlerei di modernità in senso stretto prima della riforma protestante.
              Però se si usa il termine nell’accezione più estesa, già i Sumeri erano “moderni”, nel senso che avevano la scrittura, una società evoluta e strutturata, ecc.

  14. Moi says:

    la funzione principale dei droni resta la mappatura e fotografia “a vol d’uccello” dei piccoli territori circoscritti … la prassi risale a quasi cento (!) anni fa, inizialmente in Germania …

    solo che allora i droni facevano poche foto con piccole macchine fotografiche a timer e rischiavi che ti scagazzassero addosso 😉 …

    https://de.wikipedia.org/wiki/Brieftaubenfotografie

    Die Brieftaubenfotografie

    ——————————-

    Insomma, un fondo di verità nel vecchissimo cartone animato comico-demenziale :

    https://www.youtube.com/watch?v=sj6-LG5VpGk

    • Moi says:

      Inutile aggiungere che la Sx Traditrice di Sé Stessa … oggi (!) ci vuol dare a intendere il primo video e sta dalla parte della camicia stracciata !

  15. Leggo:

    “Miracolo di San Gennaro, il sangue non si è sciolto”

    Mala tempora!

  16. Riflessioni interessanti sull’impatto negativo che Facebook avrebbe avuto sulle rivolte siriane (esponendo militanti, facendo sapere in anticipo quando ci sarebbero state manifestazioni e sopratutto facendo pensare alla gente, ‘ho messo un post, ho fatto il mio dovere’):

    http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2016/12/facebook-hurt-syrian-revolution-161203125951577.html

    • Moi says:

      … e le accuse di Stupro Etnico ad Aleppo ? Donne suicide o fattesi uccidere apposta (perché il Corano il suicidio lo vieterebbe) per evitarlo ? Chi ha fatto cosa, dove, come quando e perché ? NON è facile risalire ai fatti … visto ch’è tutto uno scontro di opinione sui fatti che tutti sottintendono o raccontano solo in parte.

      Poi, di ‘sti tempi politically correct, si fa presto a far diventare “quei soldati” tutti “i maschi” del mondo …

      • Moi says:

        regolari o mercenari o bande di sciacalli o ribelli ” indipendenti ” …

        PS

        NON si risolve neppure discettando di Sure e Hadit (o coe si scrive) … visto che ognuno gli fa dire ciò che gli pare, e quando hai un mitra diventi teologo più autorevole chi ha il coltello … a prescindere da quanto e come hai studiato certe nozioni; che si tratti di te o dell’altro !

  17. Moi says:

    In teoria l’ UK sembrava dentro la UE “with the full barrell and the drunk wife” 😉 … o almeno relativamente rispetto ad altri Paesi membri.

    Tipo quei Fessi 😀 degli Scandinavi Norreni (i Finlandesi, appunto, sono altro …) che dei Kuginastren NON si sono fidati ! 😉

    • Z. says:

      Non mi risulta che i Paesi scandinavi abbiano mai ottenuto la facoltà di limitare gli ingressi sul loro territorio nazionale. Neppure la Norvegia.

      A dirla tutta, se penso a governi che abbiano tratto un profitto poco equilibrato ai loro impegni dal loro status di Paese membro non penso neppure immediatamente al Regno Unito…

  18. Mario says:

    Vorrei proprio conoscere quella stronza della foto e denunciarla alle autorità per pubblicità ingannevole, circonvenzione di incapace, oltraggio al senso del pudore, illusione ottica preterintenzionale, ovviamente con dolo eventuale.

  19. Moi says:

    A proposito d’ illusione ottica … ce n’è una che ho visto un paio di volte, in vetrine di ottica :

    una maschera di un volto girata con la concavità rivolta verso i passanti … spostandoti, sembra che “la faccia ti tenga d’occhio” girandosi di lato.

    Tipo così :

    http://www.giochicreativi.com/2015/02/illusione-maschera-cava.html

  20. Moi says:

    Prof. Unversitari Giovani ? …Dimenticate Diego Fusaro !

    • Mario says:

      Non è professore, ma ricercatore, quindi ancora dottore. E non è stato abilitato in seconda fascia, a differenza di me, che però non ho uno straccio di lavoro. Quindi io ho più titoli, ma non conto una mazza e soprattutto non ho una lira. Vanitas vanitatum et omnia vanitas est.

      • Peucezio says:

        Mario, veramente i ricercatori a tempo indeterminato sono professori a tutti gli effetti.

        • Mario says:

          No. Io queste cose, purtoppo, le so bene. Tanto è vero che all’ingresso degli studi, sula targhetta in similoro, se uno è ricercatore a tempo indeterminato è scritto: Dott. etc.
          Comunque, Fusaro è bravo.

          • Peucezio says:

            Ma guarda che io ho vari amici stretti che sono ricercatori: mica non sapranno quello che sono!

          • Peucezio says:

            Comunque chiederò meglio ai miei amici, casomai avessi capito male io.

          • roberto says:

            peucezio,
            se non sono cambiate le cose da quando ero io all’università, i ricercatori non possono fare didattica, se non didattica integrativa (so bene che la realtà è molto diversa)

            poi so che usa dare il titolo “prof.” anche a chi (ricercatore o addirittura solo dottore di ricerca) ha un posto di professore a contratto

          • Peucezio says:

            Sì, nei fatti talmente diversa che spesso sono gli unici titolari di insegnamenti importanti che altrimenti non potrebbero essere erogati (i miei amici medievisti sono ricercatori e sono gli unici medievisti nelle rispettive università: senza di loro non si potrebbe tenere il corso di storia medievale; c’è da dire che non sono corsi di laurea in lettere o storia).

            Comunque a ‘sto punto quello che m’interessa capire è se ufficialmente un ricercatore può dirsi professore o meno (nell’uso comune senz’altro). Mario sostiene di no, io sapevo di sì, ma ora voglio verificare.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Credo che sia come dice Roberto: può essere professore a contratto.

            • Mario says:

              Il fatto che dimostra inequivocabilmente che il ricercatore non è professore è che non ha doveri didattici., che hanno gli associati e gli ordinari. Anche a me chiamano professore, ma a rigore non lo sono (sono abilitato, solamente).

            • Peucezio says:

              Mi è stata chiarita la faccenda.
              Il ricercatore formalmente effettivamente non è professore (anche se tutti lo chiamano così e socialmente è considerato tale), tranne nel periodo in cui tiene il suo corso (di fatto lo fanno tutti i ricercatori, anche se in linea puramente teorica nessuno sarebbe tenuto a farlo), in cui può fregiarsi del titolo di “professore aggregato”.

  21. Francesco says:

    x Miguel

    non mi pare abbia senso datare a Adam Smith l’idea che prima ci fosse il baratto, poi il denaro, poi la finanza

    credo si debba tornare almeno ad Aristotile

    denaro che si dà in tutta l’Asia, oltre che in Europa

    senza contare che mi sembrate (il tizio e tu) affascinati dalle apparenze e pronti a farvi infilzare dal primo economista un minimo sgamato a leggere i fatti dietro il velo

    ah, visitando una miniera preistorica di selce in Polonia mi parlavano di divisione del lavoro e commercio, siamo sicuri che l’archeologia smentisca la visione tradizionale?

    ciao

    • Per Francesco

      “denaro che si dà in tutta l’Asia, oltre che in Europa”

      E chi dice di no?

      Evidentemente mi sono spiegato male.

      Il punto sta nella partenza: non esistono comunità “primitive” in cui “io scambio le mie patate contro le tue scarpe, cercando ciascuno di noi di fare il proprio massimo interesse nello scambio”. Proprio perché in una comunità non esiste una sfera economica autonoma, come non esiste normalmente nemmeno all’interno di una famiglia, semplicemente perché non sono rapporti “a scadenza”.

      Esistono ovviamente comunità che operano scambi con gli “altri”, cioè con i propri potenziali nemici, ma questo non è l’atto fondante della società, è l’atto fondante della politica estera. E infatti gli scambi fondati sulla reciprocità (come il baratto) esistono solo là dove possiamo concludere il nostro rapporto con lo scambio stesso. Situazione tipica dei tempi nostri, ma del tutto anomala nella storia della specie umana.

      Il calcolo del valore appare prima della moneta, e ovunque è legato alla presenza di uno “stato” che calcola i tributi che i sudditi gli devono, trasformando poi questi tributi in moneta, spesso con il meccanismo per cui il re:

      1) deve mantenere un esercito di 10.000 uomini che si mangerebbe tutto il commestibile nell’area di venti chilometri, facendo fuggire i contadini

      2) il re quindi dà a ogni soldato una moneta per comprarsi da mangiare

      3) e impone una tassa ai sudditi, da pagare in moneta, in modo che i sudditi siano costretti a rifornire volontariamente i soldati: il mercato che ne nasce è quindi un prodotto dello Stato.

      Tra l’altro, è un meccanismo spesso applicato dalle potenze coloniali in tempi anche recenti.

      • Mauricius Tarvisii says:

        La monetizzazione dei rapporti tra sovrano e guerrieri, però, mi sembra posteriore alla diffusione del baratto. In precedenza il capo i guerrieri se li teneva in casa.

      • Francesco says:

        Miguel,

        grazie mille della cordiale risposta e del chiarimento.

        Secondo me tu estremizzi l’idea di scambio economico: è normale che se vendo un tornio alla Fiat cerco non di strappare il massimo profitto sulla singola transazione ma di iniziare un lungo rapporto di fornitura.

        E’ come il tuo edicolante che ti fa credito: lo sa che tornerai mille volte a prendere il Corriere e i biglietti della Metro e gli conviene essere disponibile. Non gli conviene fregarti sul resto di due euri dicendo che gliene avevi dato uno.

        E credo che nel mondo normale degli affari funzioni così, si chiama valore della reputazione. Quelli che non hanno questo problema sono già per metà fuori mercato e dentro la galera.

        Quindi, nel medio periodo, io che ti fornisco i pesci e tu che mi fornisci la banane (idilliaca visione di una tribù nella foresta da parte di un milanese) stiamo barattando, anche se diciamo di farlo in onore della Dea Moana, Sacra Protetttrice della Tribù e della Fertilità

        Ciao

        • Moi says:

          A proposito di “Moana” : in originale è il titolo del film d’animazione natalizio della Disney, “Oceania” in versione Italiana…

          In Italiano è stato cambiato per ovvi motivi ! 😉 Comunque la Signora Pozzi portava il nome dell’isola omonima.

          Ma i cinni anglofoni di madrelingua … “googlando” trovano (anche) dei “pornazzi” 😉 Italici Anni ’80 ?!

          Sì, lo so : esistono anche i “filtri parentali” (o come si chiamano) … solo che, ammesso e NON concesso che i madrelingua Inglese conoscano il porno Italiano, i suddetti filtri la prole “Digital Native” li sa usare meglio di loro, SE sanno usarli !

  22. Moi says:

    Bagnai Vs Business School Inglese … mi manca ! Ma è una scuola proprio Inglese o Italiana dove imparano a dire “Gùd mòrningh tìcer … méi ze bìsness bì u’iz’ iù ” e “ài èm u’àn u’iz’ ze bìsness, ènd ze bìsness is u’ìz’ mì” ?! 😉

  23. Mario says:

    Pare che Moana Pozzi non sia morta, ma viva nei cuori di chi l’ha amata.

  24. Moi says:

    “Bagnai non era quello che da Santoro insultava i ragazzi di una business school inglese che interloquivano con lui?”

    ————

    C’è un video del battibecco, oppure è archiviato e contano solo le opinioni su di un fatto NON verificabile ?! … Sennò mi sembra di stare sui media main stream !

  25. Moi says:

    … una scuola dove insegnano a lavorare “a 360° ” e ad accusare di omofobia chi NON si vuol piegare “a 90°” ?! … per poi chiamarlo “Flexinculity” ?! 😉

  26. Moi says:

    @ HABS (& @ PEUCE’ …)

    A proposito di “scuole” 😉 … Valeria Fedeli in un’ intervista di Myrta Merlino ha detto “i parlamentari e le parlamentarE” [sic ! … plurale da un inesistente “parlamentara”]

    MA anziché sembrare una roba da ” ‘gnuranta” 😉 oggi come oggi sembra una roba da Avanguardia Universitaria della Gender Grammar !

    … Poi dicono che la Scuola MassonicoComunista di Francoforte _ quella che voleva estirpare la Logica Tomistico-Aristotelica dalle menti dell’ Occidente !_ è roba vecchia che non avrebbe ottenuto nulla ! 😉

  27. Mario says:

    Poi dicono che la Scuola MassonicoComunista di Francoforte _ quella che voleva estirpare la Logica Tomistico-Aristotelica dalle menti dell’ Occidente !

    E’ andata proprio così. L’ha dimostrato il Reverendo Padre Nitoglia. Alla ontologia dell’Essere che precede l’Essenza –scacco matto del Tomismo all’Aristotelismo– si sostituì una radicalizzazione della contradictio in terminis hegeliana, la cui sintesi sfocia, in realtà, nella nullificazione di ogni ente subiecto.

  28. Moi says:

    Valeria Fedeli : tàà-dàààààààà !

    https://www.youtube.com/watch?v=oYiPBjMtG-Y

    “i parlamentari e le parlamentare” [sic]

    PS

    … W la Coerenza sulla “Sedia fino al 2018” ! 😉

  29. Moi says:

    il “Parlamentaro” (a ‘sto punto … grammaticalizziamo 😉 fino in fondo !) però è bellina, fa un po’ Romanaccio un po’ Terrunciello 😉

  30. Moi says:

    Goliardata Toscanaccia all’ Autogrill Cantagallo :

    http://www.bolognatoday.it/politica/valeria-fedeli-laurea-dimissioni-festa.html

    Ministro Fedeli, Azione Universitaria: Festa di Laurea in Autogrill e richiesta di dimissioni

  31. Peucezio says:

    Intanto ormai l’uscita dall’euro viene proposta anche fuori dal mondo populista e complottista ed entra nei circuiti mainstream.

    http://www.milanofinanza.it/news-preview/fuori-dall-euro-bene-per-l-italia-201612192007477599

    Comincio a pensare che il mondo pro-euro stia diventando sempre più marginale e autoreferente, una sorta di impulso suicida di qualche pazzo che si aggrappa alla nave che sta affondando invece che alla scialuppa.

    • Francesco says:

      1) nota che fanno uscire NOI dall’Euro, mica escono loro … questo potrebbe insospettirti

      2) però non doremmo tornare alla Lira … l’Italia del Baratto e del Dono? a cosa pensano questi crucchi?

      3) fuori dall’Euro io ho paura estrema di come pagare le importazioni di materie prima indispensabili. certo, potremmo ridurre i debiti con un pò di iper-inflazione, fottendo chi ha da parte dei soldi.

      4) ammesso che si riesca a farlo di soppiatto e rapidamente, evitando una mega fuga di capitali che potrebbe non fare bene all’economia italiana

      ciao

  32. Moi says:

    La Fedeli avrà pure la III Media, ma … la Nozione Base della Politica onde Imbullonarsi il Deretano alla Poltrona la conosce ben meglio dei/le/l* Colleghi/e/* plurilaureati/e/* : Saper Saltar sul Carro Giusto al Momento Giusto : dal Sindacalismo al Genderismo !

  33. necroclerico says:

    Sai che spasso, abbattere a fiondate quella merda volante….

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