Viva la Costituzione Italiana!

No, non sto parlando del dibattito poco interessante in corso di questi giorni a proposito di chi ci dovrebbe rappresentare, o recitare, a Roma.

Sto parlando dell’Articolo 118, che invece riguarda in prima persona noi e non quelli che fanno finta di essere noi. Lo conoscete, vero?

No?

E’ breve la parte che ci interessa qui, eccovela:

“Stato, Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio della sussidiarietà”

Ieri ce ne parlava R., di cui non scrivo per intero il nome, in modo che nessuno le attribuisca inevitabili imprecisioni o piccole aggiunte che sono invece mie.

Da due anni, R. lavora con un finanziamento della Regione Toscana per assistere i Comuni che stanno redigendo propri “regolamenti” per applicare questo articolo della Costituzione.

In Italia, i Comuni che hanno già approvato regolamenti propri sono un centinaio e vanno da Bologna, Genova e Torino a Macchiagodena e Castelnuovo di Conza; anche Firenze ci sta lavorando in questi mesi.

La portata dell’Art. 118 è talmente enorme, che R. deve impiegare di solito parecchio tempo a farla capire agli amministratori.

Alla base, c’è liniziativa autonoma dei cittadini.

Finora, il diritto amministrativo prevedeva sostanzialmente due realtà: l’amministrazione pubblica, diciamo “le istituzioni”, da una parte, e dall’altra, il singolo cittadino, la cui partecipazione consiste unicamente nel pagamento delle tasse e nella partecipazione – come cifra anonima – a vari livelli di elezioni.

Alla base di questa visione (dico io) c’è una visione del mondo che diamo per scontata, ma che scontato non è: la riduzione di ogni qualità a una quantità intercambiabile di atomi/individui, che offre al Principe di questo mondo la catastrofica illusione di poter governare il pianeta.

E’ un tema di cui abbiamo già parlato ampiamente in un articolo che invito a rilegggere.

L’articolo 118 introduce un attore completamente diverso: il cittadino attivo, che prende una iniziativa autonoma, per “attività di interesse generale”, che poi si va definendo -come vedremo – con il concetto di beni comuni. Beni Comuni che possono essere materiali – come una strada – oppure immateriali, come la salute.

Pensateci, si introduce per la prima volta la figura delle persone che realmente esistono e vivono in un luogo, cioè coloro che –  da una prospettiva umana – gli conferiscono qualità, attraverso la loro vita reale.

Lo scopo è la cura di un Bene Comune (non quello astratto, stiamo parlando di una parola che ha il plurale, Beni Comuni, esattamente come la parola casa ha il plurale case).

Un bene pubblico è il giardino delle Scuderie, qui vicino.

Dove se ho una cartaccia in mano, e sono più educato di tanti, butto la cartaccia in un cestino.

Grazie a un processo che ignoro totalmente, il fatto che io mesi prima abbia pagato in banca una tassa che va, presumo in un conto a Roma, una misteriosa mano svuoterà quel cestino (indifferenziato) a Firenze.

Invece, al giardino del Nidiaci, siamo noi che buttiamo i rifiuti (differenziati) dentro i bidoni che ci abbiamo messo noi e li svuotiamo noi (e quindi stiamo attenti a produrre meno rifiuti possibili). Questo è un Bene Comune.

A occuparsi del Bene Comune possono essere cittadini singoli o associati. Finora, gli amministratori potevano fare convenzioni solo con società – tipicamente cooperative e associazioni, cioè con organizzazioni rigorosamente strutturate e modellate sul diritto societario, cioè sull’impresa economica.

Associazioni e volontari hanno fatto e fanno molte cose buone, di cui è inutile parlare qui, ma esiste anche un ampio lato oscuro che viene spesso ignorato. Pensiamo a

– le grandi Associazioni Sportive che forniscono voti e riciclano “sponsorizzazioni” (la ditta mi dà 100.000 euro, gliene restituisco sottobanco 70.000)

– le “associazioni culturali” che sono le uniche intitolate a organizzare mostre in luoghi pubblici per i piccoli artisti che si trovano quindi costretti ad associarsi

– certe cooperative che fanno (involontariamente) campagna elettorale per Salvini, intascandosi 35 euro al giorno per far vivacchiare richiedenti asilo

– le grandi Associazioni Nazionali, in genere legate a partiti e Chiesa a perenne caccia di nuovi bandi e che si prendono una bella commissione su ogni singolo socio di ogni associazione aderente

– le associazioni senza scopo di lucro che in realtà sono semplicemente dei bar senza scopo di tasse (spesso grazie al pizzo concesso alle Associazioni Nazionali)

e attorno a questo, si forma un mondo di esperti sfigati, proletariato intellettuale che campa di perizie psicologiche per certificare alunni, di “formazione”, di “mediazione culturale”, di “stage per formare formatori di mediazione culturale”, sperando ogni giorno in un problema che magari nemmeno esiste, per potersi portare a casa la cena.

Ecco tutti questi devono improvvisamente fare i conti con la famiglia che si offre di tenere pulito il marciapiede sotto casa, o di aprire un orto sulla scarpata della ferrovia. Il mondo dell’associazionismo potrà fare tante cose, ma non più in regime di monopolio, e questo farà bene anche all’associazionismo.

L’associarsi diventa infatti occasionale: al posto del carrozzone che cerca convenzioni e decide dall’alto che “lì c’è un problema”, ci sono gli abitanti reali di un luogo che fanno comunità, e sanno da soli cosa vogliono, senza bisogno dell’esperto che li “animi” e glielo suggerisca. Che l’esperienza poi fa il maestro.

Ora, mentre la cultura della quantità tende a uniformare, la qualità è per definizione diversità. Ecco che R. cerca di fare in modo che i patti riguardino le cose più diverse e che ogni regolamento sia diverso, perché ogni luogo è qualitativamente diverso da ogni altro.

Tenere aperto un giardino, rimettere in piedi una fabbrica senza padroni, mantenere sentieri in montagna, fare un museo, il paesino di montagna che diventa cooperativa di comunità, aprire una scuola a corsi di ginnastica per adulti, trasformare edifici abbandonati in case…

Il tutto cercando di non sostituirsi gratuitamente agli impiegati statali (questo è in soldoni il senso della parola sussidiarietà). E siccome le esigenze reali delle persone sono tante, ci saranno anche tante cose che sembreranno assurde o sono strumentali a interessi privati.

Trattandosi di Costituzione, l’articolo 118 è fonte di diritto, e quindi prevale sul diritto amministrativo. Il funzionario deve “favorire l’autonoma iniziativa”. Dove favorire è quasi il contrario del vecchio controllare. Il cittadino fa un patto per l’amministrazione condivisa dei beni comuni con l’amministrazione, un patto in cui è alla pari.

Finora, infatti, gli amministratori pubblici controllavano le convenzioni che facevano, ispirandosi alla legislazione sul lavoro: in fondo, il membro di un’associazione che si prendeva cura, per convenzione, di un parco, era qualcuno che lavorava gratuitamente agli ordini del funzionario, con risultati estremamente restrittivi in termini di quello che poteva fare e forti vincoli di sicurezza e assicurativi. Adesso anche questo cambierà, in una maniera ancora tutta da definire.

Il 31 agosto del 2016, la Hanjin Shipping Company, la più grande società di trasporti della storia umana, veicolo primo della globalizzazione del pianeta, ha dichiarato fallimento. Un segno dei tempi, esattamente speculare a questa rilocalizzazione di cui l’Art. 118 è appena uno dei primi segnali.

Print Friendly, PDF & Email
This entry was posted in Il clan dei fiorentini, Italia, resistere sul territorio and tagged , , , , . Bookmark the permalink.

193 Responses to Viva la Costituzione Italiana!

  1. Z. says:

    Lo vedi che ho ragione, Miguel, quando dico che la vostra comunità è un livello di governo? 🙂

    Al di là del messianesimo finale, il tema che tratti è molto interessante. La sussidiarietà è una questione chiave, che non sempre la sinistra ha apprezzato a dovere ma che potrebbe essere una strada – tra l’altro – per arginare la moltiplicazione dei centri di spesa.

    • Per Z

      “Lo vedi che ho ragione, Miguel, quando dico che la vostra comunità è un livello di governo?”

      In questo senso va anche bene 🙂

      C’è una cosa che mi affascina: l’articolo 118, nei termini presentati dalla nostra amica R., introduce qualcosa di molto più rivoluzionario dei modi di “rappresentare” i cittadini a Roma.

      Eppure se ne sente parlare molto, molto meno.

      Credo che il primo motivo sia che non ci sono parti mediaticamente potenti, da una parte o dall’altra.

      Il funzionario non lo capisce, ma in fondo non ci rimette lo stipendio, se perde il controllo su una parte del territorio.

      Il politico non è contrario, perché se i cittadini fanno gratuitamente più bello un posto, lui potrà sempre farsene vanto.

      I cittadini autorganizzati non sono un pericolo elettorale, perché agiscono su un altro piano e spesso in modo trasversale.

      Interessante che non reagiscano nemmeno i “giacobini”, cioè quelli che hanno voluto uno Stato contrapposto al singolo Cittadino.

      Al massimo, qualche impiegato statale (più che funzionario) teme legittimamente che questo possa essere usato come grimaldello per licenziare, che so, un bibliotecario, sostituendolo con un volontario, e questo è un punto a cui bisogna stare attenti.

      • Mauricius Tarvisii says:

        L’art. 118 è norma programmatica, che fissa un obiettivo per il legislatore, il quale lo perseguirà come lo riterrà più opportuno. In genere utilizzandolo come grimaldello per un massiccio ricorso al lavoro gratuito.

        • Z. says:

          Eeeh, sei proprio retrogrado. Non sai che non va più di moda, nella Vera Sinistra, distinguere le norme costituzionali tra precettive e programmatiche? 🙂

      • Z. says:

        Miguel,

        — In questo senso va anche bene —

        Ma è proprio in questo senso che siete un livello di governo.

        Tra l’altro, la costituzionalizzazione del principio di sussidiarietà dovrebbe aver spazzato via ogni dubbio sul cosa significhi “senza oneri per lo Stato” riguardo alle scuole private.

        Invece niente, persino Rodotà ci è cascato. Immagino che anche l’età abbia un suo peso: di recente ha persino condiviso un appello in cui si sosteneva che il divieto di dimora (ma non gli arresti domiciliari!) è una misura fascista…

        • izzaldin says:

          più che fascista mi pare medievale, mettere una pergamena fuori le mura con la faccia di Z. con scritto ‘io non posso entrare’. 😉

          • Z. says:

            …e allora gli arresti domiciliari che sono, paleolitici?

            però per quelli non ha protestato nessuno 😀

            • izzaldin says:

              gli arresti domiciliari servono come pena alternativa e per non intasare le carceri, o sbaglio?

            • Moi says:

              Per dirla con l’ ineccepibile Trava Senior 😉 :

              la situazione carceraria Italiana è quello che è perché abbiamo una Classe Dirigente & Politica che fa di tutto per restarne fuori !

              [sic]

      • Francesco says:

        >> Il funzionario non lo capisce, ma in fondo non ci rimette lo stipendio, se perde il controllo su una parte del territorio.

        speriamo ma io ci vedo due grossi pericoli:

        1) quelli stipendiati per occuparsi di quella cosa lì (una funzione o una parte di territorio) vedono messo in pericolo il motivo per cui hanno uno stipendio. e hanno un ottimo movente per agire

        2) quelli stipendiati ecc. ecc. in ogni caso perdono una quota di potere e di “auto-rappresentazione” come persone importanti. cosa che potrebbe essere un movente ancora più forte.

        3) quelli che avevano appalti e/o consulenze per occuparsi (o fingere di occuparsi) hanno un movente fortissimo per darsi da fare, in proprio o tramite i politici di riferimento. e pare che non sempre siano specchiati gentiluomini.

        4) i fanatici del rapporto di lavoro “alla MarxEngelsLenin” come il nostro amico MT o la Susanna Camusso sono pronti a fare il lavoro sporco per conto dei signori di cui sopra. Anche perchè la Susanna mica può inventarsi un “sindacato dei cittadini” che si auto-organizzano per fare qualcosa, temo, e perderebbe posto, potere e faccia.

        Insoma, tanti auguri!

  2. Grog says:

    Per riuscire a fare qualcosa di decente è necessario mettere mano a due elementi:
    – il dizionario;
    – un buon revolver ’44 magnum(*).
    Ora spiego la relazione tra di due elementi.

    Chi pronuncia la parola “RIFORME”
    DEVE ESSERE COSTRETTO A SPIEGARE PER ISCRITTO IN NON MENO DI 40 PAGINE FORMATO A4 COSA INTENDE
    se la spiegazione non viene data o è ritenuta non chiara o sfuggente l’imbroglione va ABBATTUTO SUL POSTO CON DUE COLPI , UNO ALLA NUCA ED UNO AL CUORE.

    Chi pronuncia la parola “SUSSIDIARIETA'”
    DEVE ESSERE COSTRETTO A SPIEGARE PER ISCRITTO IN NON MENO DI 40 PAGINE FORMATO A4 COSA INTENDE
    se la spiegazione non viene data o è ritenuta non chiara o sfuggente l’imbroglione va ABBATTUTO SUL POSTO CON DUE COLPI , UNO ALLA NUCA ED UNO AL CUORE.
    l’ottimo Miguel è in buona fede per cui con lui ci accontenteremo di fargli fare il giro di Firenze a calci nel sedere (due giri)

    Chi pronuncia la parola “PROJECT FINANCING'”
    va
    ABBATTUTO SUL POSTO CON SEI COLPI, UNO ALLA NUCA ED UNO AL CUORE PRECEDUTI DA QUATTRO COLPI AI PIEDI ED ALLE MANI.

    Il motivo è presto detto, chi la mena con questi termini vuole mettere le mani sul denaro pubblico,

    Grog! Grog! Grog!
    (*) Stile ispettore Callaghan

    • “Per riuscire a fare qualcosa di decente è necessario mettere mano a due elementi:
      – il dizionario;
      – un buon revolver ’44 magnum(*).”

      Su “riforme” e “project financing”, condivido.

      “Sussidiarietà” ha un’origine curiosa.

      Pare che la parola Subsidiarität, già in uso nel diritto tedesco, sia comparsa nella traduzione tedesca della frase latina

      ” quo perfectius, servato hoc « subsidiarii » officii principio, hierarchicus inter diversas consociationes ordo viguerit, eo praestantiorem fore socialem et auctoritatem et efficientiam, eoque feliciorem laetioremque rei publicae statum “,

      Nell’enclica Quadragesimo anno, che nella versione italiana diventa “funzione suppletiva”:

      “Si persuadano dunque fermamente gli uomini di governo, che quanto più perfettamente sarà mantenuto l’ordine gerarchico tra le diverse associazioni, conforme al principio della funzione suppletiva dell’attività sociale, tanto più forte riuscirà l’autorità e la potenza sociale, e perciò anche più felice e più prospera la condizione dello Stato stesso. ”

      e da lì si sia diffusa in traduzione, in ambienti cattolici, in altre lingue, per indicare soprattutto alcuni principi della “dottrina sociale cattolica”.

      • Moi says:

        Be’, anche “Solidarietà” (che in Laicistese 😉 ha inglobato anche “Carità”, che era però un’ altro paio di maniche ….) deriva dal CattolichesePreConciliare …

        poi il senso semantico si è decontestualizzato 😉 con la Laicità, per cui “il Sociale” NON è più “un Dovere dinanzi a Dio” … ma “Far Vedere Quanto Siamo Buoni”, cosa però che va “a mode”: una volta i poveri (autoctoni), poi messi fuori moda dai “migranti” (poveri), a loro volta messi fuori moda dai gay (magari se già ricchi) e dagli animali (nel senso dei “pets” dei ricchi …) … e così via.

      • rossana says:

        …si sia diffusa in traduzione, in ambienti cattolici, in altre lingue, per indicare soprattutto alcuni principi della “dottrina sociale cattolica”

        Appunto. Vedi Acli, CL, associazionismo cattolico ma, dal Meeting di Rimini del 2011, dove c’é stato l’abbraccio fra Formigoni e Bersani proprio sulla sussidiarietà, questi “principi” sono esattamente quelli che hanno dato vita a ciò che sta trasformando la società in un mondo di precari facilmente ostituibili da manodopera gratuita.
        Tutta la politica italiana è stata negli ultimi 5/6 anni impostata sul concetto di “sussidiarietà”, dove questa si intende attuata quando l’associzionismo si mette al servizio (gratuito) della politica: Compagnia delle Opere e Cooperative conducono il ballo. Prova a fare un’associazione che vada contro gli interessi piccoli o grandi in mano alle associazioni o alle cooperative di parte (che non facciano diretto riferimento al mondo cattolico o a quello politico e sindacale), e poi mi sai dire quanta libertà di agire per il “Bene Comune” ti lasceranno.

        • Per Rossana

          “Prova a fare un’associazione che vada contro gli interessi piccoli o grandi in mano alle associazioni o alle cooperative di parte”

          Più che “contro” (chi gestisce un bene comune non ha molto tempo per campagne “contro” qualcosa), direi “fuori da”.

          Noi non diamo mai indicazioni di voto, ma poniamo che un politico togliesse alla nostra associazione il giardino, per affidarlo a una cooperativa cattolica:

          1) la cooperativa cattolica, a differenza di noi, non lavorerebbe gratis, e quindi il passaggio comporterebbe un danno erariale

          2) alle elezioni, la cooperativa cattolica potrebbe offrire i voti di cinque cooperanti; noi potremmo contare su quelli di cinquecento famiglie del quartiere.

          L’autenticità (cioè il fatto di non fare le cose per i soldi e il fatto di essere davvero quello che diciamo di essere) a volte può costituire una grande forza.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Su cosa la gente intenda erroneamente per sussidiarietà si potrebbero riempire libri…

  3. Moi says:

    Insomma, la sola forma di “Associazione” che faccia notizia sui media Main Stream … sono le barricate in stile Gorino … lo so: è poco edificante, ma qui il discorso cessa di essere razionale e si fa emotivo. Un limite del Marxismo (che io sappia) troppo poco studiato è il “mischione” _spesso “saltabeccante”, perfino_ fra emotività da Romanticismo Ottocentesco e mero calcolo da polveroso e poderoso librone (almeno ai tempi di Karl Marx) Formulario del tutto asettico, due cose in apparenza opposte.

    D’altronde c’è cho dice anche che purtroppo è diventato molto più difficile “prendersela” con chi sta sopra : NON ci sono più “i Padroni” nel senso di personaggi acrchetipici che potevano essere Ipocriti Perbenisti che si divertivano “nel torbidume” 😉 dell’ Ottocento, né i Gaudenti Scanzonati e ostentati degli Anni Ottanta … adesso il Capitalista è un personaggio “Apolide” (paradossalmente come lo Zingaro) che esiste nei numerini (ai quali difatti, a cifre espresse in elevatissime potenze di dieci , NON corrispondono “pezzi di carta”, men che meno ricchezze materiali …) che sposta con dei gingilli elettronici in giro per il Globo Terracqueo.

    Insomma : sono solo numerini con sboranta zeri, fini a sé stessi, esistenti solo su degli schermi … che reggono le sempre più incerte _ anzi “precarie” …_sorti del Pianeta …

    • Per Moi

      “la sola forma di “Associazione” che faccia notizia sui media Main Stream … sono le barricate in stile Gorino ”

      Gorino… ne so troppo poco, ma posso presumere alcune cose:

      1) che sia una “iniziativa autonoma dei cittadini”, e quindi diverso dalle azioni novecentesche che partono dall’alto.

      2) fatti del genere spesso fanno notizia quando arriva il politico, ma nemmeno questo vuol dire che sia realmente “in mano” al politico: finché non girano posti di lavoro, appalti e simili, i politici, specie se di opposizione, contano poco. Spesso arrivano solo a rimorchio dei cittadini

      3) questa “iniziativa autonoma dei cittadini” non è esattamente di “cura di un bene comune”, perché non promuove (credo) nulla di propositivo

      4) il fatto stesso che un’iniziativa sia “mediatica” non depone a suo favore: il vero lavoro deve essere sempre invisibile e a lungo termine, anche se “occasionale” nel senso che riguarda una specifica “occasione” o “situazione”.

      per gli altri punti, sono abbastanza d’accordo, infatti è bene non prendersela troppo con nessuno, conta quello che si riesce a costruire.

      • Moi says:

        Intendevo che quel modo di “associarsi” (che “Ha Fatto Scuola” nel Mondo Reale, prima nel resto del Polesine e poi nel resto d’Italia, ad una velocità “da Connessione Internet” 😉 … impensabile anche solo a Fine Novecento) è talmente antropologicamente arcaico che NON abbisogna dei Timbri & Scartoffie del Checco Zalone (accorso dalla Pausa Caffé per l’ Emergenza 🙂 …) di turno per tradursi in realtà dei fatti.

        • Moi says:

          Il Gorinengeist NON è Piovuto dal Cielo, né Emerso dagli Inferi … si è solo Risvegliato, e probabilmente le massicce dosi di Politically Correct come potente sedativo cultural-mediatico del Pensiero Critico hanno ottenuto l’ effetto diametralmente opposto come “ripicca”, contro il severgnino 😉 del Pensiero Unico di turno sui Media Main Stream …

          se il PD fosse all’ opposizione, Zeta capirebbe e condividerebbe.

          • Per Moi

            “Il Gorinengeist NON è Piovuto dal Cielo, né Emerso dagli Inferi”

            Faccio fatica a seguire questo tipo di discussione.

            1) riconosco piena dignità a tutte le rivolte delle comunità contro “esperti”, decreti di prefetti, gente mandata da fuori a decidere come devono vivere

            2) non entro in merito alla questione delle grandi migrazioni dei nostri tempi, se non per dire che se a Gorino devono fare un centro di accoglienza, che ne facciano uno anche agli Uffizi o a Palazzo Pitti (come vedete, non faccio il NIMBY, dico “anche nel mio orto!”), che sono beni demaniali e quindi perfettamente utilizzabili a questo scopo: non credo che sia un caso che il problema venga sempre scaricato sulle più improbabili località periferiche

            3) detto questo, ciò che conta è ciò che si riesce a costruire. Se invece di fare barricate contro, cominceranno a proporre e organizzare da soli un utilizzo diverso degli spazi concessi ai richiedenti asilo, avranno la mia simpatia. Prima, no.

            • Moi says:

              Stiam dicendo forse le stesse cose, ma solo da punti di vista diversi … mi ha colpito molto (fra le tante) la frase di Giovannino Guareschi che crediamo di fare la Storia mentre in realtà subiamo la geografia per cui un Quartiere Popolare in una Città Pietra Miliare della Cultura Umana è un conto … un villaggetto nel Finis Terrae di una Palude avvolta nel sempiterno “nebbiazzo” in Lotta Atavica appena vinta Vs la Pellagra è un altro.

              Intendendo la geografia come l”uogo in cui vengano plasmate culturalmente le persone”, le “distanze”
              NON sono quelle segnate dai satelliti di Google Maps !

              😉

              • Per Moi

                “crediamo di fare la Storia mentre in realtà subiamo la geografia”

                trovo affascinante questo tuo commento, potresti sospendere un attimo la tua modalità creativa, per dare qualche dettaglio in più?

            • Z. says:

              Miguel,

              — non entro in merito alla questione delle grandi migrazioni dei nostri tempi, se non per dire che se a Gorino devono fare un centro di accoglienza, che ne facciano uno anche agli Uffizi o a Palazzo Pitti —

              Su questo sono d’accordo con Moi (anche se a quanto pare se l’è scordato): i centri per profughi io inizierei a farli proprio a partire dal centro storico.

              • Per Z

                “Su questo sono d’accordo con Moi (anche se a quanto pare se l’è scordato): i centri per profughi io inizierei a farli proprio a partire dal centro storico.”

                Ricordo che Palazzi Pitti fu il luogo in cui visse una gran parte della popolazione fiorentina negli ultimi giorni dei combattimenti a Firenze, durante la Seconda guerra mondiale; e a pochi passi, c’è un’area che ancora oggi gli anziani chiamano Campo de’ Morti, ma i turisti che girano per Boboli non lo sanno.

              • Moi, potevi copincollare per una volta l’intero brano, merita:

                “da Giovannino Guareschi, Tutto Don Camillo. Mondo piccolo, I, BUR, Milano, 2008, p. 6

                Non si può fare un paragone tra un fiume e una strada perché le strade appartengono alla storia e i fiumi alla geografia.

                E con questo? La storia non la fanno gli uomini: gli uomini subiscono la storia come subiscono la geografia. E la storia, del resto, è in funzione della geografia.

                Gli uomini cercano di correggere la geografia bucando le montagne e deviando i fiumi e, così facendo, si illudono dì dare un corso diverso alla storia, ma non modificano un bel niente, perché, un bel giorno, tutto andrà a catafascio. E le acque ingoieranno i ponti, e romperanno le dighe, e riempiranno le miniere; crolleranno le case e i palazzi e le catapecchie, e l’erba crescerà sulle macerie e tutto ritornerà terra.

                E i superstiti dovranno lottare a colpi di sasso con le bestie, e ricomincerà la storia. La solita storia. Poi, dopo tremila anni, scopriranno, sepolto sotto quaranta metri di fango, un rubinetto dell’acqua potabile e un tornio della Breda di Sesto San Giovanni e diranno: «Guarda che roba!».

                E si daranno da fare per organizzare le stesse stupidaggini dei lontani antenati. Perché gli uomini sono delle disgraziate creature condannate al progresso, il quale progresso porta irrimediabilmente a sostituire il vecchio Padreterno con le nuovissime formule chimiche. E così, alla fine, il vecchio Padreterno si secca, sposta di un decimo di millimetro l’ultima falange del mignolo della mano sinistra e tutto il mondo va all’aria.”

            • Mauricius Tarvisii says:

              Spiegatelo ai pesci dell’Oceano Indiano che in realtà il Mediterraneo in cui nuotano e si moltiplicano incontrollati è un’illusione 😀

            • rossana says:

              @Miguel
              …Se invece di fare barricate contro, cominceranno a proporre e organizzare da soli un utilizzo diverso degli spazi concessi ai richiedenti asilo, avranno la mia simpatia. Prima, no.

              La contestazione degli abitanti di Gorino forse fa al caso tuo, perché nasce proprio dal fatto che l’edificio che il prefetto aveva destinato ad accogliere le 12 profughe era esattamente un caso di “associazione di cittadini” che, a proprio lavoro e a proprie spese, hanno ristrutturato l’ostello, di proprietà della Provincia, trasformandolo così da poter offrire delle stanze ai pochi turisti amanti della natura che arrivano fin lì per poter fare dei giri in barca con i pescatori che li portano a fare roba tipo birdwatching, ecc.
              Quindi, quando dici che “…invece di fare barricate contro, cominceranno a proporre e organizzare da soli un utilizzo diverso degli spazi concessi ai richiedenti asilo…” avranno la tua simpatia, o ti stai tirando la zappa sui piedi da solo o (caso più probabile) non conosci la realtà di Gorino e le ragioni delle barricate dei gorinesi.
              Intendo che, se questi cittadini si sono tirati su le maniche, senza chiedere un euro a nessuno, e in un posto dimenticato da dio sono riusciti a creare uno spazio dove ospitare quei pochi sfigati che arrivano fin lì per andare a guardare la natura della zona, poi non me li puoi massacrare perché non mettono l’unico posto che hanno dove ospitare i naturalisti, a disposizione del prefetto e dei profughiche questo gli appioppa usando del loro lavoro gratuito il cui scopo è dar qualche palanca in più a pescatori che già faticano a campare…
              Comunque, per me, io sto con i gorinesi…
              E sull’idea romantica che hai della sussidiarietà, non è talmente vero che nn se ne parli e non se ne sappia a livello politico, che fu il tema del Meeting di Rimini del 2011. Quello dove a parlare di sussidiarietà andarono tutti e fra i molti Bersani il quale, abbracciando CL e cioè la Compagnia delle Opere, santificò la sussidiarietà grazia alla quale da lì ha preso la via distorta che ha preso trasformando l’associazionismo di ogni natura e genere nell’unica forma di sussidiarietà idealmente e governativamente condivisa da destra, sinistra, centro, sindacati, acli, Caritas e mettici tu chi vuoi…(chiedere a Casini o Formigoni, tanto per dirne 2 che di sussidiaretà hanno campato e campano…ma la lista è lunghissima)

              • Per rossana

                “non conosci la realtà di Gorino e le ragioni delle barricate dei gorinesi”

                Esatto, infatti ti ringrazio molto della precisazione.

                Sull’uso ciellino del termine sussidiarietà, non è che possiamo farci granché. Quello che a me interessa è l’uso, completamente diverso, che ne fa Labsus con i Regolamenti per l’Amministrazione Condivisa dei Beni Comuni.

          • rossana says:

            @Miguel

            Copio/incollo dal Patto di Accessibilità urbana sottoscritto fra il Comune di Narni e le 2 associazioni citate nel testo pubblicato sul sito di Labsus (qui ti ringrazio io, non conoscevo…e però non mi stupisce: sempre il linea con lo spirito di CL, ora diventato Fondazione per la Sussidiarietà il cui Presidente, guarda caso, è lo stesso che fu Presidente del Meeting di Rimini e promuove la Sussidiarietà anche attraverso incontri con industriali e banche…):
            “…Valorizzare il confort ambientale di aree degradate o sottoutilizzate per promuoverne la r
            i-
            generazione
            anche a fini turistici;

            Soddisfare la domanda sociale di “paesaggio” recuperando gl
            i spazi pubblici con finalità s
            o-
            ciali e di miglioramento anche estetico del paesaggio urbano, incrementandone l‟efficienza e
            valorizzando il concetto di bene comune;

            Attivare forme di contributi a vario titolo al fine di finanziare i progetti di cui al pre
            sente
            pa
            t
            to
            ;

            P
            romuovere progetti ad alto riscontro economico e sociale e dotati di una solida sostenibilità
            finanziaria in grado di generare un positivo impatto nel territorio, per attrarre anche eventu
            a-
            5
            li Investitori Sociali interessati alla loro realizza
            bilità e diffusione su scala locale utilizzando
            risorse provenienti dai canali istituzionali ma anche da innovativi strumenti finanziari

            L’obiezione, in estrema sintesi è questa: nessun Comune fa Patti con singoli cittadini, i quali per diventare interlocutori devono prima diventare giuridicamente un’Associazione. L’associazione, oltre a poter partecipare a Bandi per l’assegnazione di risorse su progetto, ha poi fra i suoi compiti quello di attivarsi per la ricerca di risorse finanziarie c/o privati (singoli, ma anche Banche, industrie, ecc). I progetti presentati devono essere sottoposti all’approvazione dei rappresentanti incaricati dal Comune i quali riferiscono al Consiglio Comunale il quale approva (o no) un progetto di intervento sul territorio (un’associazione rappresenta una piccola parte di cittadinanza, in genere facendosi portavpce di esigenze specifiche di un ristretto numero di singoli portatori di esigenze specifiche, quindi ogni progetto deve passare per l’intero consiglio comunale oltre che per la Giunta, la quale ha l’ultima parola sull’approvazione o meno). Alla fine, ammettando che, come ormai in molti casi succede, il progetto venga approvato, i fondi per la realizzazione di un’opera sono sostanzialmente responsabilità solo parziale del Comune, il quale affida tali progetti appunto ad associazioni interessate così da alleviare il peso sulle casse comunali di opere necessarie alla cittadinanza tutta (v. nel caso di Narni, la messa a norma di edifici pubblici per l’accessibilità ai portatori di handicap).
            Queste procedure, grazie al lavoro volontario delle associazioni, le quali si sbattono a trovare fondi sul territorio andando a battere cassa da azienda, banche, ecc, ha contribuito e contribuisce in maniera massiccia alla morìa di aziende piccole o medie, che fino a ieri potevano partecipare ai bandi comunali, provinciali, regionali per la realizzazione di opere necessarie alla comunità e pagate con denaro pubblico, cioè con parte delle risorse che affluiscono a Comuni, Province e Regioni grazie alla tassazione.
            La sussidiarietà, cioè il volontariato e l’associazionismo in genere, sostituendosi in sostanza alla libera impresa, crea quella disoccupazione che poi le associazioni benevolmente si occupano di reinserire nel tessuto sociale vuoi dedicandosi a reperire spese gratis (v. sempre nel sito l’altro Patto pubblicato), vuoi interponendosi fra il dovere dei Srvizi Sociali (dello Stato) nel provvedere ai bisogni materiali dei cittadini vuoi, in ultima analisi, contribuendo a mantenere in stato di dipendenza (sociale e alla fine emotiva) chi viene prima escluso dalla società grazie alla perdita del lavoro, poi non deviando risorse verso l’associazionismo anzichè e stesse risorse distribuirle direttamente ai cittadini attraverso un reddito di cittadinanza o di sopravvivenza.
            Per capire il danno sociale che la “sussidiarietà” crea al tesuto sociale, è necessario prima retrocedere nella catena fino all’origine da cui partono e si reggono in piedi le associazioni; poi, studiare i bilanci di quelle 3/4 ultime realtà italiane cui finiscono per fare riferimento tutte le Associazioni (qualunque siano gli scopi per cui nascono o i progetti sociali cui partecipano): ne troverai solo appunto 3/4, con bilanci miliardari e partecipazione finanziaria dei soggetti più diversi ma tutti finalizzati a far girare denaro a valanghe.
            Sia chiaro, non sto entrando nel merito dell’Associazione di cui tu Miguel fai parte, né discuto le ottime iniziative che hanno contribuito a farsi diventare un soggetto giuridico (se ricordo bene avete dovuto diventare associazione, per poter sperare di diventare interlocutori del Comune come cittadini: nessun singolo cittadino può agire in nome della sussidiarietà nemmeno per piantarsi un alberello grazioso nella striscia di erba dell’isola spartitraffico su una stradina di campagna, pena multa (se beccato) piuttosto salata).
            Mi scuso per la valanga di parole, ma il tema è così complesso che mi riesce difficile esaurirlo fermandomi alla lettura dell’art. 188 della Costituzione…

            • Roberto says:

              Questa di Rossana è un’obbiezione molto seria che riguarda proprio l’essenza della sussidiarietà, cioè quando il livello base fa meglio del livello superiore.
              Io risponderei che il privato può fare meglio negli spazi già abbandonati dal pubblico (il giardino di Miguel è esemplare in questo senso) ma all’obbiezione successiva “come impedire che il pubblico abbandoni spazi essendo certo che qualcuno se ne occuperà” non ho nessuna risposta.

              • Per Roberto

                “Questa di Rossana è un’obbiezione molto seria che riguarda proprio l’essenza della sussidiarietà, cioè quando il livello base fa meglio del livello superiore.”

                Concordo, infatti ho scritto in privato a Rossana chiedendole di rielaborare quello che ha scritto, in modo da farne un post a sé stante, in modo da permettere una discussione specifica.

            • Lucia says:

              Grazie Rossana è interessantissimo
              @Miguel anche io avevo già sentito dell’origine tedesca e cmq cristiano-cattolica di sussidiarietà, se non è troppo lungo puoi mica scrivere le tue fonti?

  4. Moi says:

    per “groggarla” un po’ …

    il Capitalista di oggi _ Lo Inimico 😉 _ può essere contemporaneamente con un gingillo elettronico in un Hotel di Dubai ove la sua sessualità promiscua è esen-sharia 😉 per reddito anche s’è un Kafir ; altempo stesso a Tokyo e a New York per il “tréidingh on làin” 😉 ; in video nella stanza della figlia di 6 anni a Sboronate 😉 sul Seveso mentre la moglie si fa trombare selvaggiamente dal Maggiordomo Mandingo 😉 … che magari non vede l’ora di poter votare Salvini (!) nel Segreto dell’ Urna, temendo la potenziale Concorrenza che ogni notte ed ogni dì sbarca incessantemente a Lampedusa.

    • Per Moi

      “per “groggarla” un po’ …”

      hai colto il senso dell’intercambiabilità.

      Che è possibile soltanto quando ogni oggetto è stato privato di ogni qualità.

      Cito da Guénon, che a parte altre stranezze sue, ha colto perfettamente l’essenziale del meccanismo:

      “negli individui la quantità predominerà tanto più sulla qualità, quanto più saranno ridotti ad essere, se così si può dire, dei semplici individui, e quanto più saranno, appunto per questo, separati gli uni dagli altri, il che, si badi, non vuole affatto dire più differenziati, poiché v’è anche una differenziazione qualitativa che è proprio l’inverso di quella differenziazione del tutto quantitativa che è la separazione in questione. Tale separazione fa degli individui solo altrettante «unità», nel senso inferiore del termine, e del loro insieme una pura molteplicità quantitativa; al limite, questi individui saranno praticamente paragonabili ai pretesi «atomi» dei fisici, sprovvisti cioè di ogni determinazione qualitativa; e benché, di fatto, questo limite non si possa raggiungere, è pur questo il senso in cui il mondo attuale si dirige. Non c’è che da guardarsi intorno per constatare che, ovunque e sempre di più, ci si sforza di ricondurre ogni cosa all’uniformità, si tratti degli uomini stessi, o delle cose in mezzo alle quali vivono, ed è evidente che un risultato del genere non può ottenersi se non sopprimendo, per quanto possibile, ogni distinzione qualitativa; ma quel che veramente è degno di nota è il fatto che, per una strana illusione, taluni scambiano volentieri questa «uniformizzazione» per un’«unificazione», mentre, in realtà, essa ne rappresenta esattamente l’inverso, cosa del resto evidente dal momento che essa implica un’accentuazione sempre più marcata della «separatività». La quantità, torniamo ad insistere, può soltanto separare, non unire”

      • Moi says:

        … ma davvero io e Guénon abbiam detto la stessa cosa ?!

        … in termini altrettanto comprensibili per chi passa per strada ?!

        😉 😀 🙂

        • PinoMamet says:

          😀 😀

          in effetti…

          dopo attenta rilettura, mi pare di aver capito che Guénon ce l’abbia con la società del “tutti uguali (nelle apparenze, nei gusti, nei modi di fare)” e “tutti divisi (nella sostanza, nella comunicabilità, nell’azione comune e sociale)”, che è l’esatto opposto dell’Oltrarno di Miguel…

          • Per Pino Mamet

            “in effetti…”

            Esatto.

            Pensiamo a un timido esoterista dall’aspetto decisamente buffo, autore di cose secondo me molto discutibili sull’induismo e su simbologie arcaiche, che si ritira il più che può da tutto e da tutti, e nel 1945 manda dal Cairo a Parigi un manoscritto in cui spiega l’andazzo del mondo, senza mai citare la prima o la seconda guerra mondiale o l’Inghilterra o la Germania o gli Stati Uniti o il comunismo o la fascismo o la democrazia o il socialismo.

            Quel libro del 1945 è l’unico testo che io conosca che riesca ad andare oltre a tutti i sintomi e cogliere l’essenza della situazione odierna. E proprio perché non parla dei propri tempi, riesce ad analizzare perfettamente i nostri tempi. Parlando volutamente solo per principi astratti, per cui il testo è insieme rigoroso e noioso.

            Dopo di che Guénon è stato apprezzato soltanto da alcuni estremisti di destra (“evviva, ecco qualcuno contro l’uguaglianza!”) e soprattutto da massoni (“evviva, ecco il tizio che ci ci dice che la pietra filosofale corrisponde al sassolino induista!”), finendo per essere ignorato da quasi tutti gli altri (a parte, pare, il Principe Carlo d’Inghilterra).

            Invece, tra gli occultisti, Guénon è bandito perché ha attaccato tutto ciò che tanti anni dopo avremmo chiamato “New Age”, per cui è totalmente ignorato in quegli ambienti.

  5. Grog says:

    Banda di plagiatori!
    Avete anche creato un neologismo a spese mie il GROGGARE!
    Potrete pagare le vostre obbligazioni morali in un solo modo
    RULLO DI TAMBURI
    MANI SUL CULO DELLA PRIMA DONNA CHE SI INCONTRA ANCHE SE E’ UN’ISLAMICA NOVANTENNE IN CARROZZINA ( si fa alzare urlando ALLAH E’ LAH!”)

    TUMBA CHUMBA TUMBA CHUMBA TUMBA CHUMBA TUMBA CHUMBA TUMBA CHUMBA
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    VOTA NO
    Grog! Grog! Grog!

    • rossana says:

      GROG, sei insopportabile…quindi Voto No (ma l’avrei fatto comunque e sei mi fai leggere un altro Vota No finisce che Voto Sì solo per farti smettere di scriverlo…)

      • Grog says:

        Rossana ciccina mia TESORO ti mando tanti tanti bacetti da applicare dove vuoi tu! Ti prometto di essere più moderato nei no.
        Io per le profie comandine ho un vero debole!
        Pensa che nei miei sogni erotici mi facevo frustare sulle natiche nude da Margaret Tatcher e sto facendo pensierini impuri su Teresa May!
        Il tuo e solo tuo (*)
        Grog! Grog! Grog!
        (*) ci faremo unire in matrimonio quando Miguel diventerà sindaco

        • rossana says:

          Mai!
          Come disse il saggio Alberto (Sordi), non mi metto un estraneo in casa…(figuriamoci uno con faticosi gusti erotici che pretendono pure di venir frustati, magari a gratis, sulle natiche…Ovvoveee…

          • Francesco says:

            ci sono comode macchine fustigatrici per coniugi con esigenze faticose, comunque

            e votate Sì per pensionare Matteo (Salvini)

            😀

            • Z. says:

              Bastasse quello, a pensionare i Salvini…

            • Francesco says:

              sta spendendo tutto il suo capitale politico per saltare sul carro del No

              dove Grillo non gli lascia nessuno spazio, comunque

              però se passa il Sì credo che la Lega lo farà fuori (e io dovrei nel caso chiedere un Te Deum in Duomo)

            • Z. says:

              Uhm, ma poi chi mettono al suo posto? alla fine Salvini ha permesso alla Lega di raddoppiare e forse triplicare i consensi…

  6. Mario says:

    Ricordo anche una devota visitazione all’arcivescovo Mons. Lefebvre, alla fine degli anni ’80, quando l’apostasia dilagava tra le nazioni e la Messa antica era stata obrogata. Raggiungemmo una amena località della Svizzera francese –di cui non posso rivelare il nome per evidenti ragioni di riservatezza–, ove era sito, appena in disparte rispetto al grazioso abitato, il castello tardogotico in cui aveva preso degno riparo il sant’uomo.
    L’ufficio era decorato da putti di conio rococò, con qualche accenno liberty nelle decorazioni e toni sfumati di rosso fuoco nella finissima tappezzeria. Antiche boiseries, una immagine di San Pio X scolpita nell’architrave che divideva l’ufficio da un sontuoso salotto in rovere smaltato, e un immenso archivio comprendente, tra l’altro, tutti gli errori pronunciati e pensati da Paolo VI, completava la scena quasi hopperiana. L’arcivescovo si levò dalla poltrona gestatoria di acciaio antimodernistico, e ci accolse con un preziosismo quasi bizantino: roteando e volteggiando il corpo aitante, come derviscio alla corte di qualche impero proibito.
    Quasi inavvicinabile eppure caritatevolmente inflessibile, ci offerse un thé di Fauchon e delle deliziose pastafrolle ripiene alla crema di vaniglia, simili a quelle che ricorda Proust –condannato, lo si ricordi senza infingimenti, per immanentismo– nella “Recherche”; senza dimenticare le delicatissime teste di cigno in vellutata di mentuccia romana (evidente l’allusione, pure discreta, alla prima sede). Pur cordiale e attento ad ogni singolo lemma che fuoriusciva dalle nostre menti traviate dal mondo, Sua Eccellenza pareva fissare un punto nel vuoto, che ci sovrastava quasi nel senso dell’uccello del tuono: il Padre eterno, pensai io, ma trattenni, pure a stento, l’ardita cogitazione, che ricacciai nelle viscere della mente da cui era stato tratto senza consenso, dunque venialmente. Confermato in questo mio giudizio, ripresi la strada di casa: l’errore era stato distrutto dal piccolo resto.

    • Grog says:

      Mario, se si tratta di fare una SANTA ALLEANZA contro:
      – preti culattoni da impalare (moriranno godendo);
      – papi abortisti da bruciare vivi ( con la mordacchia perché non dicano più eresie )
      Grog potrebbe anche starci!
      Ma se si tratta di farsela con RELIGIOSI FRANCESI CULATTONI(*) anche raffinati
      Grog LI COPA TUTI
      Grog! Grog! Grog!
      (*) è un mistero come i francesi riescano a riprodursi, probabilmente partoriscono dal buco del culo.

    • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

      @ Mario

      “… simili a quelle che ricorda Proust …”.

      Sì, mi ricordo. Le focaccine della zia Leonie ne “La Strada di Swann”, il romanzo con cui – se non sbaglio – si apre il ciclo “Alla Ricerca del Tempo Perduto”. Una di quelle stesse identiche focaccine, addentate dal Narratore a distanza di anni, scatena la “memoria involontaria” – affastellamento caotico di vissuti sedimentati – che lo riconduce direttamente all’infanzia e all’adolescenza. La “memoria involontaria”, secondo me, si avvicina molto allo “stream of consciousness” dell'”Ulysses” e del “Dedalus” di Joyce.

    • Per Mario

      “Ricordo anche una devota visitazione all’arcivescovo Mons. Lefebvre”

      Grazie del quadro affascinante di mondi scomparsi.

      Credo che uno dei punti davvero nascosti sia la storia dei corpi, di come le persone di diverse epoche si sono mosse fisicamente.

      Senza disturbare il più recente Lefèbvre, che hai descritto in modo magistrale, penso alle foto dei partigiani dell’Oltrarno, ragazzi di diciassette, diciott’anni con volti e soprattutto espressioni inimmaginabili oggi.

    • habsburgicus says:

      Raggiungemmo una amena località della Svizzera francese –di cui non posso rivelare il nome per evidenti ragioni di riservatezza–, ove era sito, appena in disparte rispetto al grazioso abitato, il castello tardogotico in cui aveva preso degno riparo il sant’uomo.

      e dai, Mario….é noto a tutti che era Ecône 😀 adesso non esageriamo

  7. Premessa la libertà assoluta di divagazione, mi sembra che solo Z sia rimasto in tema… Mi piacerebbe sentire anche qualche altro commento proprio sul tema del post.

    Senza censurare altre divagazioni, ovviamente.

  8. Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

    “Il mondo dell’associazionismo potrà fare tante cose, ma non più in regime di monopolio, e questo farà bene anche all’associazionismo”.

    Non potrei essere più d’accordo.

  9. Mauricius Tarvisii says:

    In teoria sussidiarietà dovrebbe essere che lo Stato non interviene dove “sarebbe meglio” (a parere di chi?) che intervengano i cittadini. Per cui art. 118 è quando le regioni privatizzano la sanità sostituendo alle strutture pubbliche convenzioni con quelle private.

    • Per Mauricius T.

      “Per cui art. 118 è quando le regioni privatizzano la sanità sostituendo alle strutture pubbliche convenzioni con quelle private.”

      Infatti, è una delle possibili interpretazioni, e non escludo che sia quella voluta dagli autori.

      E infatti, le possibilità offerte da questo breve paragrafo sono innumerevoli. La lettura che vogliamo noi è questa 🙂

      • PinoMamet says:

        Io sono sicuro che la lettura che vogliate voi in Oltrarno sia la migliore possibile, e credo sarebbe anche la mia e quella di ogni persona di buon senso.

        Però credo anche che le persone di buon senso in Italia non contino nulla, e che all’articolo, nel concreto, verranno date due letture, che i giurisperiti del blog spiegheranno compiutamente ma nei fatti queste:

        1- “è un articolo di belle parole che non vuol dire niente perché mancano le norme attuative, anzi, quello che fate ora che ci penso è fuorilegge e dovete pagare una multa”

        2-“to’, sono state inserite le norme attuative e salta fuori che l’articolo chiaramente vuol dire che il consigliere regionale può fare una convenzione con suo cognato magnasoldi imprenditore perché si occupi della gestione delle multe- sanità- strade- riscaldamento fregandosi paccate di soldi, ogni altra intepretazione è la bizzarra fantasia di qualche barbone da sgomberare con i reparti antisommossa”.

        Questo è il paese, ricordiamolo, dove “senza oneri per lo Stato” è interpretato (chiaramente! evidentemente!) come “a spese dello Stato”.

        • Grog says:

          PinoMamet sei arruolato d’ufficio nel gruppo
          ’44 MAGNUM
          Grog! Grog! Grog!

        • Z. says:

          Pino,

          MT, che è più istruito di me in materia, forse ti racconterá la storia dei servizi pubblici in Italia e la storia della sussidiarietà: sive, del perché Rifondazione ci ha venduto balle (anche a me, tranquillo!) 🙂

          Io posso dirti da subito che l’estensore intervenne all’Assemblea costituente per dire: questo significa che il privato che apre una scuola non acquista per questo diritto a essere finanziato.

          Ora ci sembra banale, allora non lo era. Poi forse si poteva scrivere meglio, come capita nelle costituzioni…

  10. Mauricius Tarvisii says:

    Io già me lo vedo Nardella ad applicare la norma a favore dei localari…

    http://www.repubblica.it/sapori/2016/11/26/news/legge_stop_mcdonalds_kebab_centri_storici-152878219/?ref=fbpr

    • Moi says:

      Andy Warhol mi è sempre stato sulle balle … 😉

      [cit.]

    • Moi says:

      Adesso poi McDonald’s in realtà ha fatto da anni (dal 2010 ?) la svolta localistica con McItaly , così che chi vuò ffà l’ Americano [cit.] si trova le cose “autoctone” presentate come “esotiche” ed “etniche” …

      http://www.youtube.com/watch?v=PypkJt49yiM

      si noti “ammazza !” sottotitolato in versione Inglese con “mamma mia !” … oltre al “u’òrm” 😉

    • Per Mauricius T.

      “Io già me lo vedo Nardella ad applicare la norma a favore dei localari…”

      In realtà sulla questione McDonalds, Nardella alla fine ha tenuto fermo, bisogna dargliene atto.

      Poi non è una causa che mi interessa: la sua motivazione è unicamente, “che figura ci facciamo davanti ai turisti”, mentre io trovo irrilevante che tipo di mangiatoia ci sia al Duomo, finché l’intera area resta a tutti gli effetti inaccessibili ai fiorentini stessi.

      Per quanto riguarda i kebabbari, non capisco proprio che problema ci sia: mi preoccupano casomai i bengalesi che vendono alcol la sera.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Quando si parla di dare a un sindaco una pistola carica non si deve pensare solo al motivo per cui l’ha chiesta (voglio proteggere la Bellezza da McDonald), ma anche a tutti i modi diversi in cui la potrà usare.
        Ipotizziamo che domani l’associazione X decide di inaugurare una qualsiasi iniziativa in un locale al pianterreno di un’immobile del centro storico. Ipotizziamo anche che il sindaco decida che l’immobile in questione non vada affidato ai selvaggi che ci porteranno i loro marmocchi, ma che debba essere invece destinato ad una nuova vetrina della Bellezza Italiana, cioè Gucci. Che farà il sindaco? Avrà il potere di boicottare qualsiasi iniziativa del proprietario dell’immobile per spingerlo a venderlo.
        La stessa tecnica si può usare nei confronti di qualsiasi artigiano/bottegaio che non si rivolga alla fascia alta del mercato, bollando la sua attività come degrado.
        Però bisognerà vedere come sarà il testo definitivo e quanto potere illimitato sarà dato ai comuni.

        • Per Mauricius

          “Quando si parla di dare a un sindaco una pistola carica non si deve pensare solo al motivo per cui l’ha chiesta (voglio proteggere la Bellezza da McDonald), ma anche a tutti i modi diversi in cui la potrà usare.”

          Giustissimo

          • Francesco says:

            per me siete leggermente suonati, veramente pensare che l’unico governo buono sia quello che non può governare?

            oppure ho capito male io, che non sono un genio?

            • Mauricius Tarvisii says:

              Il governo non pericoloso è quello che si può controllare.

            • Francesco says:

              no scusa su cosa stiamo litigando allora?

              sono assolutamente d’accordo – se per controllare intendi “sapere quello che fa”, non certo “impedirgli di agire”

              ciao

            • Mauricius Tarvisii says:

              Controllare è anche il potere di impedire a qualcuno di agire se si comporta male. Altrimenti è più un “guardare impotenti”.

            • Francesco says:

              Figa Maurizio, “il potere di impedire a qualcuno di agire”, quando quel qualcuno è il governo, a chi lo affideresti?

              Io di candidati ragionevoli non ne ho.

              Ciao

  11. Moi says:

    Un “acciaio antimodernista” è stupendo :
    …sembra il materiale brevettato dalla Fortezza della Teologia per un Meka (Robottone Giapponese) Vaticano degli Anni Cinquanta 😉 che esce dal Cupolne che si divide in due con un giunto di snodo al centro 🙂 !

  12. Moi says:

    @ MAURICIUS

    Dite che il Piano Kalergi non esiste … ma ora ha coinvolto perfino i pesci !
    😀
    Come ci sono arrivati, quegli IttioProfughi, nel Mediterraneo dall’ Oceano Indiano … Alfano e la Boldrini cosa controllano, allora ?!
    😀

  13. Roberto says:

    Il principio di sussidiarietà, che vuol dire più o meno “prendere le decisioni al livello più basso possibile, lasciando intervenire il livello superiore solo se quello inferiore non può utilmente decidere”, è una delle cose per le quali devi ringraziare l’Europa, visto che in Italia se ne parla solo da quando è stato iscritto nel trattato di maastricht.
    🙂

    Detto ciò, quando parli di questo tema, io mi sento sempre combattuto tra il fascino della sussidiarietà (io ho due stelle polari, competenza e sussidiarietà: senza competenza non mi alzo nemmeno dal letto, e in applicazione del principio di sussidiarietà lascio la preparazione del caffè ad altri che lo fanno meglio di come lo farei io) e la paura di una società divisa in tante piccole tribù. Esempio: il giardino ora pubblico, una volta diventato bene comune della comunità X, resta aperto a quelli della comunità Y?

    • Peucezio says:

      Ma esattamente qual è lo scopo della disponibilità condivisa di risorse fra la comunità X e la comunità Y?

      • roberto says:

        in che senso “scopo”?

        faccio un esempio per capirci.
        il comune di iammeammare decide di non pulire più una spiaggetta, la sola spiaggia libera del litorale.
        un gruppo di cittadini decide di occuparsene: la puliscono, mettono pure una rete per giocare a pallavolo, portaceneri all’ingresso, si occupano di tenerla pulita, fanno corsi di nuoto per bambini e di yoga per adulti ecc. (insomma un nidiaci balneare).
        la signora caruso non ha participato a nessuna attività: lavora come una schiava, abita troppo lontano dalla spiaggia, e ha altre cose a cui pensare.
        tuttavia in estate, la domenic,a era solita frequentare con il figlioletto la spiaggia libera (quando era “pubblica”)
        adesso che la spiaggia non è più pubblica ma “bene comune”, potrà continuare a frequentarla? o detta in altro modo, quante domeniche dovranno trascorrere prima che chi si è occupato della spiaggia inizi a notare (non senza ragioni!) che beh “noi abbiamo speso ore, anche un po’ di soldini e adesso arriva della gente che ne approfitta”?

        • Per roberto

          “tuttavia in estate, la domenic,a era solita frequentare con il figlioletto la spiaggia libera (quando era “pubblica”)”

          Per noi, la soluzione sarebbe ovvia: dal momento in cui la signora Caruso “era solita frequentare con il figlioletto la spiaggia libera” è già “una di noi”: non siamo l’Associazione ARCI-Cacciabandi che arriva da fuori.

          Casomai, si porrebbe il problema di contribuire con una piccola quota al pagamento delle assicurazioni cui il Comune di Iammeammare certamente obbligherebbe i volontari, e magari anche alle spese per la rete di pallavolo – noi chiediamo 10 euro l’anno, i cui benefici vanno comunque anche alla signora Caruso (non è quindi un “pagamento”).

          Piuttosto, la cosa si farebbe complessa se ci fossero migliaia di gitanti che arrivano ogni domenica senza pagare nulla (come è giusto, una spiaggia libera ci vuole) e buttano giù i posaceneri tra urli di gioia: e qui non ti saprei rispondere, il problema effettivamente si porrebbe.

          Casomai (ma non so legalmente come starebbero le cose) il sindaco potrebbe:

          – togliere la concessione di una spiaggia a pagamento al signor Salvatore Camorruso

          – concedere la stessa spiaggia – a un prezzo molto più basso – a una cooperativa di comunità cui possono partecipare tutti i cittadini di Iammeammare (così i soldi persi dai cittadini che prima guadagnavano sull’affitto pagato da Camorruso li recuperano con i guadagni della spiaggia)

          – mettere nel contratto la clausola che per avere tale concessione, devono anche tener pulita la spiaggia libera a titolo gratuito.

        • roberto says:

          vedo che hai capito perfettamente i miei dubbi (e ripeto, in generale io vedo con molto favore questo tipo di “associazionismo”).
          aggiungo solo che temo che non tutto il mondo sia come voi….

          due questioni periferiche:

          su
          “togliere la concessione di una spiaggia a pagamento al signor Salvatore Camorruso”
          anche per questo ringrazia l’europa che obbliga l’italia a eliminare lo sconcio delle concessioni di 99 anni…..

          http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2016-07-14/spiagge-stop-concessioni-vita-170734.shtml?uuid=ADQKtus

          su
          “noi chiediamo 10 euro l’anno, i cui benefici vanno comunque anche alla signora Caruso (non è quindi un “pagamento”)”
          certo che è un pagamento: offrite un “servizio” chiedete a chi usufruisce del “servizio” di pagarvi qualcosa per rientrare nelle spese
          forse volevi dire che non lo fate per scopo di lucro
          🙂

          • Per Roberto

            “certo che è un pagamento: offrite un “servizio” chiedete a chi usufruisce del “servizio” di pagarvi qualcosa per rientrare nelle spese”

            Probabilmente stai pensando alle tante finte associazioni che esistono in giro, dove la quota è effettivamente qualcosa che “io” pago a “loro”.

            Qui i soci sono tutti uguali (poi se non gliene importa niente di partecipare, è un loro diritto). Quindi i soldi della quota vanno da “io” a “noi”, e “io” posso partecipare alla decisione su come spenderli, nel “nostro” comune interesse.

            Per questo motivo, tra l’altro, le quote non sono detraibili dalle tasse, perché non sono soldi che noi “diamo” a qualcuno, come invece sono le donazioni.

            • Z. says:

              Sempre pagamento resta, però (e non donazione: paghi per un servizio che ricevi).

              E il punto che solleva Roberto non è di poco conto. Se io inizio a frequentare la spiaggia libera dopo che voi l’avete attrezzata – e mentre la state manutenendo, il che vi richiede spesa di tempo e danaro continua – che succede?

              Finché siamo pochi e noti (manutentori e utenti) la cosa non dovrebbe creare problemi. Il problema è quando i numeri crescono.

            • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

              Condivido la preoccupazione di Roberto e Z riguardo al rischio di frantumazione sociale legato al fatto che ogni “bene condiviso” verrebbe gestito da una comunità che, per forza di cose, non potrebbe non avere delle frontiere, per quanto permeabili ed elastiche. Proprio per questo, però, mi piacciono le risposte di Miguel. 🙂 Tra l’altro, posso aggiungere che il comune di Iammeammare potrebbe essere benissimo il mio paesino d’origine – “terra ‘e nisciun’ ” 🙂 – , in cui, in effetti, la cura e la pulizia delle spiagge è stata di fatto a lungo portata avanti da “associazioni” molto alla buona 🙂 e certamente non a scopo di lucro. Problemi non me ne vengono in mente, forse proprio perché si tratta di un fazzoletto di terra nella parte orientale della Conca d’Oro, ignoto e assolutamente di passaggio, nel mezzo di un comprensorio pieno, invece, di ben altri siti interessanti e piuttosto noti.

        • Peucezio says:

          Roberto,
          sostanzialmente ti ha già risposto Miguel, sviscerando anche le questioni pratiche.

          Io aggiungo un aspetto più sociologico.
          L’apertura fra gli esseri umani non è proporzionale.
          In questo senso viene bene la citazione di Guénon di Mario, che tanto è piaciuta, giustamente, a Miguel.
          Le comunità ampie, o la comunicazione fra comunità, non servono ad ampliare la rete di rapporti, ma a isolare gli individui.
          E siccome sono un inguaribile aristotelico e credo nello zóon politikón, trovo che la dimensione comunitaria “chiusa”, cioè dall’osmosi limitata, sia l’unica che si confà alla natura umana.

          • Per Peucezio

            “E siccome sono un inguaribile aristotelico e credo nello zóon politikón, trovo che la dimensione comunitaria “chiusa”, cioè dall’osmosi limitata, sia l’unica che si confà alla natura umana.”

            Credo che qui rischiamo di cadere nelle preferenze individuali.

            La storia è piena di comunità che non erano né chiuse, né spalancate, ma elastiche.

            Mi ricordo sempre come Essad Bey raccontava di come si diventava cosacchi. Bastava rispondere di sì a tre domande:

            “Ti chiami Ivan?”

            “Credi alla Trinità?”

            “Bevi vodka?”

            Il vero nemico non sono le commistioni, gli incontri improbabili, le contraddizioni assurde, ma l’anonimato e l’intercambiabilità.

            • Andrea Di Vita says:

              @ martinez

              L’intercambiabilità, sottolineata anche da Guénon, è la caratteristica tipica del prigioniero del lager nel dominio totalitario secondo Hannah Arendt.

              Il vigile del fuoco -incendiario di libri- in ‘Fahrenheit 451’ di Ray Bradbury dice: “Gli esseri umani non nascono uguali; è la Costituzione a renderli uguali”.

              Secondo Arendt, l’atto fondamentale del totalitarismo è appunto quello di rimuovere l’unicità degli individui per ottenere fasci di nervi, muscoli e bisogni assolutamente intercambiabili.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

            • Peucezio says:

              Miguel,
              “Il vero nemico non sono le commistioni, gli incontri improbabili, le contraddizioni assurde, ma l’anonimato e l’intercambiabilità.”

              In realtà siamo d’accordo.
              Sono appunto le comunità spalancate che mi preoccupano, non quelle elastiche.
              Sempre tenendo conto che l’elasticità può avere caratteristiche molto lontane da come le immaginiamo oggi e in altre epoche c’erano forme di estrema permeabilità dei gruppi e forme di chiusura a volte rigidissima, in alternanze e combinazioni infinite e variabilissime.

            • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

              @ Andrea Di Vita

              Condivido pienamente. Colgo l’occasione per parafrasare ciò che sottolineava Huxley in “Back to Brave New World”. Gli esseri umani sono animali sociali – senz’altro – , ma c’è una distinzione fondamentale tra la socialità e l’alveare. Noi siamo in grado di dare luogo ad organizzazioni sociali – snodi di rapporti tra singolarità autonome e interrelate (“agorà”, appunto 🙂 ), inevitabilmente policentrici e in perpetua trasformazione – , non ad organismi sociali (il formicaio, l’alveare). “Brave New World” è un incubo ben peggiore di “1984” proprio perché è l’Umanità-Alveare, in cui le individualità sono sostituite da tipologie caratterizzate fisicamente ed intellettualmente all’unico scopo dell’espletamento di una funzione predeterminata e conforme alle esigenze dell’Organismo.

          • Francesco says:

            Quindi il mio sogno di trovare un lavoro negli USA ed emigrare là, raggiungendo un nutrito esercito di lontani parenti, figli di emigrati un secolo fa e rotti, è un’aspirazione contro-natura?

            Orpo!

            Ciao

            PS a parte i risultati del Milan, il momento più bello degli ultimi tempi è stato fare la spesa sabato mattina. il supermercato era infestato da una classe di giovinastri (16-17 anni credo) che faceva la Colletta alimentare. Gente delle razze peggiori (bianchi, negri, indiani, cinesi), con capelli improponibili, totalmente imbranati, felici ed emozionati, oppure distratti e intimiditi, che faceva qualcosa di sensato insieme.

            • Peucezio says:

              Ma scusa, hai famiglia e lavoro a Milano…
              Non lasciare Milano: Milan l’è on gran Milan! 🙂

            • Francesco says:

              sì ma Milano è purtuttavia in Italia, che è un posto deprimente a livelli belgi o gallesi

              🙁

            • roberto says:

              “Quindi il mio sogno di trovare un lavoro negli USA ed emigrare là,”

              se vince marine in francia e finisce tutto, mi sa che io perseguirò il tuo sogno (dedicandomi alla ristorazione, altro che cose pallose come il diritto….)

            • Peucezio says:

              L’America in salsa trumpista ha ancora appeal, sia sui ciellini che sugli europeisti progressisti.

              Prometto che vi verrò a trovare per mangiare nel nuovo ristorante di Roberto a Little Italy!

            • roberto says:

              e che mi frega di trump (a meno che non voglia decidere di rendere difficile la vita agli immigrati regolari)?
              quando sarà morto il grand canyon, sarà ancorà la, gli americani mangeranno ancora ottime bistecche, e i boston celtics continueranno a giocare.

              sei invitato, anzi, potrai festeggiare il tuo matrimonio da me e ti faccio prezzo e menù da amico

            • roberto says:

              togliere la virgola dopo “canyon” e spostarla dopo “morto”

            • Peucezio says:

              Roberto,
              “sei invitato, anzi, potrai festeggiare il tuo matrimonio da me e ti faccio prezzo e menù da amico”

              Se mi trovi anche la sposa, giuro che vengo subito (sono un po’ esigente in fatto di donne, ma mi fido di te 🙂 ).

            • Z. says:

              roberto,

              — se vince marine in francia e finisce tutto, mi sa che io perseguirò il tuo sogno (dedicandomi alla ristorazione, altro che cose pallose come il diritto….)–

              Mi prendi come inserviente? Costo poco, non sporco e tengo pulita la cuccetta!

            • Peucezio says:

              Z., non ho capito: se vince Marine in Francia, gli avvocati a Bologna non lavorano più?

  14. izzaldin says:

    Miguel sulla sussidiarietà e sull’utilizzo dei beni comuni ti potrà interessare l’esperimento napoletano dell’asilo Filangieri che per la prima volta in Italia ha fatto una “dichiarazione di uso civico e collettivo urbano” cioè un bene non va ad una associazione/collettivo di occupanti etc ma direttamente all’assemblea di volta in volta riunita, aperta a tutti. loro si definiscono municipalisti e il loro percorso potrebbe interessare voi oltrarnini. recentemente ne hanno parlato anche dalle mie parti.
    a parte il linguaggio a volte un po’ ridondante, ci sono riflessioni sul concetto di ‘bene comune’ e un passaggio interessante:

    “un bene per essere attratto alla categoria dei beni comuni deve essere caratterizzato da una forma di governo che sia ispirata ed attui forme di partecipazione diretta delle comunità di riferimento alla cura e alla gestione del bene;

    la titolarità di un simile bene, indipendentemente dal titolo di proprietà, deve considerarsi “diffusa”;”

    link
    http://www.exasilofilangieri.it/regolamento-duso-civico/

    • Per Izzaldin

      “la titolarità di un simile bene, indipendentemente dal titolo di proprietà, deve considerarsi “diffusa””

      Bello, infatti può essere necessario per motivi legali costituire una Associazione di promozione sociale o una cooperativa o altro, ma la vera titolarità deve restare sempre comunitaria.

      L’Associazione infatti è solo un’interfaccia con la magistratura: deve avere un presidente che si assume la “responsabilità legale”, un segretario che vede che siano rispettate le leggi e un tesoriere che tiene conto dei soldi. Sono funzioni verso terzi, che non ci dicono nulla di come debba essere davvero l’Associazione.

  15. Visto che si discute di sussidiarietà, preciso che questo è un tema che io seguo tramite Labsus e il suo progetto, quindi le opinioni che cito nel post non sono farina del mio sacco (come sapete,sono abbastanza allergico a tutto ciò che sa di magistrati, tribunali, leggi, ecc.).

    Ecco l’essenziale del progetto Labsus (si accenna anche alle obiezioni giustamente poste da Rossana):

    http://www.labsus.org/progetto/

    “allora è chiaro anche il nostro obiettivo: far sapere al maggior numero possibile di persone che nella nostra Costituzione c’è questa grande novità rappresentata dal principio di sussidiarietà e che questa novità può cambiare il loro modo di stare, come cittadini, in questa società. Pochi, infatti, si sono accorti delle enormi potenzialità di questo nuovo principio. E, fra quei pochi, ce ne sono alcuni che ne danno un’interpretazione riduttiva, in negativo, secondo la quale se i privati si attivano il pubblico deve ritrarsi, come se la presenza dei soggetti pubblici in certi settori fosse un male da sopportare in mancanza di meglio.

    Non è questa la nostra idea di sussidiarietà. Non solo perché, sia pure con tutti gli aggiustamenti necessari, il ruolo dei soggetti pubblici nel garantire i diritti civili e sociali riconosciuti dalla Costituzione rimane essenziale. Ma soprattutto perché la vera essenza della sussidiarietà non sta tanto nel fungere da principio regolatore dei confini fra una sfera pubblica ed una privata considerate fra loro ineluttabilmente confliggenti, quanto nell’essere la piattaforma costituzionale su cui costruire un nuovo modello di società caratterizzato dalla presenza diffusa di cittadini attivi, cioè cittadini autonomi, solidali e responsabili, alleati dell’amministrazione nel prendersi cura dei beni comuni.

    E’ un modo di essere cittadini del tutto nuovo e finora irrealizzabile, perché l’ordinamento non consentiva ai cittadini comuni di occuparsi della cosa pubblica pur continuando ad essere semplici cittadini. Anzi, era considerata assurda la sola idea che un cittadino, senza iscriversi ad associazioni di volontariato o similari, potesse in quanto tale avere la voglia e le capacità per prendersi cura dei beni comuni insieme con altri cittadini e con l’amministrazione.”

  16. Per Rossana

    “questi “principi” sono esattamente quelli che hanno dato vita a ciò che sta trasformando la società in un mondo di precari facilmente ostituibili da manodopera gratuita”

    La direi diversamente.

    1) La storia sta spazzando via Lavoro e Stato, avanza ovunque il Privante neofeudale. Ci sono di mezzo un sacco di uomini cattivi, ma non è il prodotto della cattiveria umana, come la precedente ondata che ci ha dato servizi sociali, lavoro sicuro ecc. non fu il prodotto della bontà umana.

    2) In Italia, uno dei nomi usati per abbellire questo fenomeno è “sussidiarietà”.

    3) Esiste un dispositivo giuridico, dove si cita la parola “sussidiarietà”, che contiene anche l’unico antidoto possibile, che non è il ritorno a Stato/Lavoro/Acciaierie/Esercito di Leva, ma è l’autonomia, la biodiversità delle comunità locali.

    4) Le leggi non sono mai buone o cattive, sono degli attrezzi come tutti gli altri e quello che conta davvero è l’esistenza, in Italia, non solo di carrozzoni di partiti e affini, ma anche di tante tante persone che da un capo all’altro del paese fanno cose notevoli in autonomia.

    • rossana says:

      @Miguel

      In parte concordo, cioè là dove scrivi che esistono tante persone che da un capo all’altro del paese fanno cose notevoli in autonomia.
      Ma questo era più vero (o forse più nelle mie corde) fino a pochi anni fa, cioè fino a prima dell’esplodere (non casuale) del fenomeno dell’associazionismo e delle cooperative, che oggi gestiscono tutto il disagio, ambientale e sociale.
      La mia idea di Stato è quella di uno Stato laico fino in fondo e a tutti i livelli.
      Mai come in questo momento lo stato delega a terzi quelle che fino a ieri erano le proprie funzioni: gestione del territorio, gestione del disagio sociale e della cultura. L’associazionismo non è alla fine mai innocente, proprio perché finisce per essere la causa dei mali (dei diversi mali) che si prefigge di alleviare.
      Uno Stato laico deve fornire mezzi e risorse affinché il singolo cittadino sia in grado di prima provvedere autonomamente a se stesso e alle sue necessità, poi di partecipare al benessere sociale in forma ludico/ricreativa, cioè senza fare del proprio associazionismo la propria primaria condizione di sopravvivenza e di esistenza.
      Ciò che viene capovolto con l’entrata in Costituzione dell’art. 118 sulla Sussidiarietà, è lo spostamento delle responsabilità del benessere degli individui (del corpo sociale), su soggetti terzi, i quali fanno da ammortizzatore fra le responsabilità del degrado sociale delle azioni di governo e il riscatto dalla colpa del drop-out grazie alla partecipazione attiva in percosri guidati di reinserimento sociale.
      A monte, c’è il vecchio concetto cattolico di colpa ed espiazione, di cui l’associazionismo, anche quando laico (ma interessato ai fondi che girano) si fa prete che assolve la pecorella smarrita ma a condizione che partecipi alla bonifica di se stesso operando cristianamento alla bonifica del mondo dal male.
      Ma il drop-out, la discarica abusiva, il recupero di beni artistici e territorio, sono il risultato di precise responsabilità dello Stato, che pare essere riuscito a far passare con successo il concetto che il disastro che abbiamo intorno è dovuto al fatto che “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre responsabilità”, e il Comune non ha soldi per provvedere a tutto/i, la Regione ha bilanci in miseria per i Patti di Stabilità, lo Stato non può pensare a tutti perché…
      Ce lo chiede l’Europa non di sforare i bilanci (ma lo Stato schiavo non può che produrre cittadini sottomessi e schiavi a loro volta),; bisogna salvare le banche (sempre perché ce lo chiede l’Europa) e bisogna risparmiare (per via dei bilanci imposto dall’Europa).
      Ecco che i cittadini di buona volontà e di buone intenzioni, anziché veicolare le proprie giuste incazzature verso i responsabili dei vari degradi, si tirano su le mancihe per soccorrere proprio quelli che l’hanno messo in miseria: deviano le proprie energie negative (cioè la giusta rabbia) facendo “qualcosa di buono per tutti”.
      Ma sarà proprio questo far “qualcosa di buono per tutti”, a realizzare gli obiettivi dello Stato succursale della Eu Corporations che sempre di più è la Nato economica.
      I cittadini, chi più chi meno, sanno bene che le risorse investite nella militarizzazione dei territori e nel commercio di armi prosciuga proprio quelle risorse che non sono più disponibili per i cittadini, per il territorio, per la cultura (o la scuola, la sanità, ecc).
      Però fanno la cosa più buona nelle intenzioni e più disastrosa per la società in cui sempre più stiamo vivendo: drenano risorse da chi ancora ne ha, vanno a batter cassa da cittadini più abbienti con il ricatto dell’aiuto al prossimo (detraibile, quindi innocente, giustificato e però “buono”), dalle banche e financo dalle finanziarie. Quelle stesse banche e finanziarie che poi sponsorizzano i vari Banchi alimentari e Farmaceutici, che hanno ormai tutte in home page il bravo richiamo agli investimenti “etici” che non solo sono convenienti (sono detraibili e non tassabili), ma finsicono per fare soldi pure con il sociale.
      E’ una catena perversa che anziché allegerire le pene delle scelte sbagliate dei vari governi, contruibuisce ad un ulteriore impoverimento delle risorse (in questo caso quelle private) senza avere un’idea dei disastri a lungo termine.
      Ricordi l’autonomia e la biodiversità delle comunità locali come antidoto. Posso non concordare?
      E tuttavia, se questa autonomia e biodiversità non si perseguono all’interno di un’idea di contesto più ampio e più complesso dove queste si inseriscono, il rischio è dietro l’angolo: una volta prosciugate le risorse disponibili della comunità locale, in assenza di un’economia che non sia di mera sussitenza, chi salverà le comunità da futuri disastri a venire?

      • Francesco says:

        >> Uno Stato laico deve fornire mezzi e risorse affinché il singolo cittadino sia in grado di prima provvedere autonomamente a se stesso e alle sue necessità

        l’inferno svedese giusto? con l’aggiunta che le risorse per questo scopo DEVONO esserci, sennò peggio l’aritmetica dei bilanci pubblici.

        >> a condizione che partecipi alla bonifica di se stesso operando cristianamento alla bonifica del mondo dal male.

        cioè il problema è trattarli da essere umani e non da poveri vittimi del Sistema???

        >> il concetto che il disastro che abbiamo intorno è dovuto al fatto che “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre responsabilità”

        magari, sarebbe un primo passo verso la sanità mentale e la salvezza sociale ed economica. invece votano 5 Stelle perchè è colpa dell’Europa, delle banche, dei negri, dei marziani, di “chiunque altro” da me.

        • Mauricius Tarvisii says:

          E’ la prima volta che sento definire la Svezia un “inferno”.

        • rossana says:

          …l’inferno svedese giusto? con l’aggiunta che le risorse per questo scopo DEVONO esserci, sennò peggio l’aritmetica dei bilanci pubblici

          Per esserci, le risorse, lo Stato dovrebbe “creare le condizioni” per un’economia sana così che sani siano anche i bilanci e magari anche i posti di lavoro utili ai cittadini per provvedere alle proprie necessità, no?
          A spanne, ho la sensazione che lo Stato abbia creato negli ultimi (15/20) anni le condizioni per poter fallire e con lui mandare in miseria i bilanci suoi e a seguire quelli delle famiglie (ha iniziato negli anni ’90 con le prime delocalizzazioni, ha proseguito con la svendita e la privatizzazione di aziende poi andate in malora e siamo in buona posizione per mandare in malora pure la sanità e la scuola…).
          Ora, io non sono un’economista ma mi ritengo una discreta massaia, e se sono a corto di risorse non metto quelle poche a disposizione del primo venditore di pignatte che passa, ti pare?
          Sul come voti o chi voti, passo: non ho più fisico per prendere partito: votare è ormai inutile, quindi nocivo.

          • Francesco says:

            >>> A spanne, ho la sensazione

            ecco, diciamo che questo esime dal considerare il resto, posso?

          • Z. says:

            rossana,

            — votare è ormai inutile, quindi nocivo —

            Diciamo che dipende anche da chi voti.

            Però non sono tra quelli che biasima gli astensionisti.

      • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

        @ Rossana

        “… senza fare del proprio associazionismo la propria primaria condizione di esistenza e di sopravvivenza”.

        Sono d’accordo.

  17. Moi says:

    e se l’ Antidoto al TurboCapitalismo … al foss clu-là mort l’ètar dé a Cuba ?! 😉

    —–

    Probabilmente anche “TurboCapitalismo” è un espressione obsoleta … come l’ Umarell
    che duce che adesso ci sarebbero le “MultiNazionali”, che erano già in definitiva obsolescenza negli Anni Novanta, come effetto collaterale delle comunicazioni informatiche nuove che si sostituivano alla mitica “macchina col telefono” Baüsciamobile 😉 .

    https://www.youtube.com/watch?v=MfyUlv0k-pA

    “lavorano in basic” 😀

    [cit.]

  18. Moi says:

    un’

    ————-

  19. Mario says:

    L’unico, valevole antidoto al turbocapitalismo è costituito dalla immortale dottrina sociale della Chiesa, che toglie moderatamente al ricco epulone per distribuire al miserabile alla canna del gas, senza che questi divenga abbiente e quindi sia più facilmente indotto alla radice di tutti i mali: la dimenticanza di Dio. Questo, in poche parole, ci spiegò il glorioso arcivescovo Mons. M. Lefebvre, anticomunista e antiliberale per amore della Chiesa, per costituzione e per equazione personale.
    Il grandissimo G.K. Chesterton, che a volte peccava di afflati pirotecnici e di iperboli letterarie, e non capiva nulla di metafisica, compendiò tutto ciò, nell’immondo contesto anglosassone –perennemente infettato dai bachi massonico-libertari e dai fuochi fatui della rivolta contro l’autorità costituita–, nella teoria del distributismo.
    Sulle madeleines: cinque eoni fa, in un anno caratterizzato da tre inverni, ne degustai alcune nelle secrete di St Michel e a Montparnasse, luogo notoriamente frequentato, nei roaring twenties, da apostati, sbandati e letterati disturbati in vena di burle ontologiche; qual differenza di tono e di sfumature estetico-culinarie con i volgari e sincretici kebab o le cineserie da asporto massificato!
    Ora come allora, comprendo la grandezza di Occidente, splendido anche nel crepuscolo, decadenza dell’occaso in cui trovasi una stilla di albore.

    • Per Mario

      “L’unico, valevole antidoto al turbocapitalismo è costituito dalla immortale dottrina sociale della Chiesa, che toglie moderatamente al ricco epulone per distribuire al miserabile alla canna del gas, senza che questi divenga abbiente e quindi sia più facilmente indotto alla radice di tutti i mali: la dimenticanza di Dio.”

      Non contesto il principio, ma da queste poche righe che tu scrivi, non riesco a ricavare alcuna affermazione concreta riguardo alle forme di proprietà, alle tasse, al rapporto tra potere politico ed economia, al senso da dare al lavoro, a questioni come il commercio internazionale, la moneta, il rapporto con le risorse, gli effetti dell’economia sull’urbanistica e sulla natura e soprattutto lo scopo complessivo dell’economia.

      • Mario says:

        Non sono un esperto di questi temi, io mi occupo di metafisica. Comunque:

        forme di proprietà: essa ha una funzione sociale; va tutelata, ma non è “sacra”. Tutto appartiene a Dio, che ne concede l’uso all’uomo (cfr. Dante);

        tasse: è doveroso pagare le tasse, in proporzione al reddito percepito ed ai beni detenuti, in misura equa;

        rapporto tra potere politico ed economia: rapporto di subordinazione gerarchica della seconda alla prima; le banche , ad es. (mi scusi, signor Francesco) vanno nazionalizzate per imbrigliarle nelle maglie dell’autorità dello Stato, conquista peculiare di Occidente;

        senso da dare al lavoro: mezzo e non fine, esso va tutelato con la reintroduzione delle corporazioni in parlamento, abolendo i sindacati e distruggendo Confindustria e analoghe cricche di lobbisti usurocrati;

        questioni come il commercio internazionale, la moneta, il rapporto con le risorse, gli effetti dell’economia sull’urbanistica e sulla natura e soprattutto lo scopo complessivo dell’economia: l’economia è una funzione della morale, da cui dipende; a sua volta, questa è connessa con la ontologia. La natura va tutelata senza però infatuazioni ecologiste, di promanazione panteistica. La virtù è l’espressione degli attributi divini. L’uomo, quando è buono, esprime un “riflesso” della Bontà trascendente.

        Perchè Dio permette il male? Per infittere la trama.

        • per Mario

          “Non sono un esperto di questi temi, io mi occupo di metafisica. Comunque:”

          Grazie!

        • Mauricius Tarvisii says:

          in proporzione al reddito percepito

          Insomma, sei contrario alla progressività…

        • Francesco says:

          concordo pienamente con il signor Mario (anche se credo basti regolamentare le banche senza nazionalizzarle tout court)

          sui decreti attuativi di siffatti principi, ci sono ahimè varie difficoltà pratiche, come rileva il brocardo “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”

          difficoltà NON legate a questioni di potere (come mentono i rivoluzionari) ma di non avere idea di come fare

          per esempio, non mi pare che le corporazioni siano in grado di mantenere quello che il signor Mario si attende da esse, ri-ahimè

          saluti cordialissimi e pre-natalizi

    • Z. says:

      Apprezziamo il riferimento al Fimbulwinter, e non ci aspettavamo niente di meno!

      Ci dispiace che tu non abbia mai provato un kebab o un cinese come si deve 🙂

      • roberto says:

        che poi, pure le madeleine, e tralasciando il fatto che per una madeleine decente da sempre bisogna spostarsi in lorena, se mario fosse stato a parigi dopo gli anni 80, sarebbe scappato di fronte all’orrore delle madeleine plastificate o congelate

        • Mario says:

          Sono stato a Parigi, la prima volta di ritorno dall’incontro col sant’uomo che salvò la Messa e la Chiesa. Effettivamente, la decadenza plastificante –derivante in ultimo da un errore metafisico– era già allora ben verificabile. Eppure, rimanevano anche allora isole di buon gusto, come squisiti fortini dell’antimodernismo da salon de patisserie rétro: Fauchon era, e a quanto dicono i miei amici sedeprivazionisti, rimane, uno di questi, strenuamente avvinghiato alla tradizione perenne ed una, inconsutile come la tunica del Cristo.

  20. Ancora per Mario, sulla dottrina sociale della Chiesa…

    “togliere” cosa al ricco epulone?

    Se intendi denaro, nella mia esperienza il denaro in sé è oggi un bene molto incerto e non particolarmente indispensabile.

    Servono un tetto, la salute e la sicurezza a lungo termine, tanto che ognuno possa permettersi di mettere su famiglia: certo, sono cose che si possono forse anche ottenere con il denaro, ma vengono prima del denaro.

    Poi la società attuale è strutturata con una quantità tale di spreco, che per quanto riguarda abbigliamento, cibo, oggetti vari di ogni sorta, potremmo campare tutti per sette anni su quello che viene buttato nella pattumiera.

    Se potessimo avere tutti i primi tre (tetto, salute e sicurezza a lungo termine), potremmo vivere tutti con mille euro l’anno giusto per farci le vacanze…

    • izzaldin says:

      Servono un tetto, la salute e la sicurezza a lungo termine, tanto che ognuno possa permettersi di mettere su famiglia: certo, sono cose che si possono forse anche ottenere con il denaro, ma vengono prima del denaro.

      le tre necessità descritte dagli antropologi, cui va sommata la cosiddetta Quarta Necessità:
      https://www.youtube.com/watch?v=WsK6dEWZW5A

    • Francesco says:

      >> Se potessimo avere tutti i primi tre (tetto, salute e sicurezza a lungo termine),

      vivremmo nel Paese di Cuccagna, di cui esistono numerose precise descrizioni

      manca solo la via per arrivarci

      PS a sentir voi, gli economisti sono per metà cretini e per metà venduti

      • roberto says:

        immagino che volevi dire
        un terzo cretini, un terzo venduti, ed un terzo cretini e venduti

        😉

      • Z. says:

        No, il problema non sono gli economisti. È la realtà che si sbaglia continuamente 😀

        • Francesco says:

          lo strano è che voi sapientoni insistete a chiedere agli economisti se riescono a capirci qualcosa, invece di sfruttare la visione chiara e limpida delle cose per trovare la facile soluzione!

          mi chiedo perchè lo facciate

          😀

          • Z. says:

            Mah…

            in un certo senso non hai torto. Più precisamente, secondo me lo strano è che al giorno d’oggi pare assodato che chi si professa esperto di economia debba essere investito di poteri divinatori.

            Che sia un accademico, un tecnico, un laureato in Lettere che predica la decrescita o un ex comico che dirige un sito pieno di banner e clickbait poco importa.

            Però, quanto a me, scrivo certe cose solo per farti arrabbiare 😛

            • Francesco says:

              sui poteri divinatori forse c’è una leggera arroganza della mia parte accademica

              però siete voi a chiederlo!

          • PinoMamet says:

            Io sono un Laureato in Lettere che predica la crescita , in effetti, ma sono Classiche quindi qualcosa vorrà dire… 😉

  21. Mario says:

    Servono un tetto, la salute e la sicurezza a lungo termine

    Perfettamente d’accordo. L’unica forma politica (in senso platonico) che li garantì integralmente, nel secolo breve, promanò dall’Idea fascista.

    • Francesco says:

      veramente se ricordo bene durante il Ventennio l’emigrazione proseguì, la miseria impediva che tutti avessero cure adeguate e la sicurezza comprendeva un certo numero di guerre

      diciamo che l’Idea e il Fenomeno c’era un tantinello di differenza

      se poi uno era Antifascista le cose si facevano durette assai

  22. Mario says:

    veramente se ricordo bene durante il Ventennio l’emigrazione proseguì, la miseria impediva che tutti avessero cure adeguate e la sicurezza comprendeva un certo numero di guerre

    Asserzioni totalmente destituite di ogni fondamento.

    diciamo che l’Idea e il Fenomeno c’era un tantinello di differenza

    Distinzione kantiana condannata infallibilmente dal Magistero.

    se poi uno era Antifascista le cose si facevano durette assai

    Falso, temerario e urticante per orecchie ben temperate.

    Però si poteva lasciare aperta la porta di casa. Non che ci fosse molto da rubare, in casa…

    Vero. Sobrietà, onestà, rettitudine e porte spalancate come segno di convivialità e di ospitalità verace furono tra i segni di una autentica rivoluzione dello spirito, attuata per il tramite di una metapolitica stellare.

    • Francesco says:

      per l’emigrazione rimando a MT, massimo esperto di fatti deprimenti che conosco

      sulla miseria e sanità è facile, basta ricordare cosa era l’Italia del dopoguerra al netto della guerra

      ma sulle guerre … è dura provare a negare, molto molto dura! 😀

      niente Kant? ottimo e abbondante! possiamo dire che la propaganda era ed è una gran menzogna? che manca l’adequatio rei et verbi o come diceva Lui?

      pure Gramsci era finito al confino, lui che voterebbe Sì al referendum!

      • Andrea Di Vita says:

        @ francesco

        “pure Gramsci era finito al confino, lui che voterebbe Sì al referendum!”

        🙂 🙂 -)

        Saluti di classe!

        Andrea Di Vita

    • Mauricius Tarvisii says:

      L’emigrazione è continuata fino al secondo dopoguerra. Ricordiamoci che nella CECA l’Italia ci entrò mettendoci la forza lavoro per le industrie e le miniere continentali.

  23. Mauricius Tarvisii says:

    Segnaliamo il salto di qualità

    http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2016/11/28/news/bombe-a-vittorio-rivendicazione-venetista-1.14483036?ref=hftttrea-1

    Una delle piste per dare una spiergazione agli attentati di Vittorio Veneto ( quattro molotov contro il municipio , due bombe rudimentali in centro ) si conferma essere quella venetista. A guidare gli investigatori su questa traccia anche un volantino di rivendicazione lasciato all’interno della cassetta dlele lettere dle giornalsta Panzarino, di oggi Treviso, da un gruppo che si è denominato “I love Venethia” (un semi inglese che però non rappresenterebbe in pieno la linea linguistica dei gruppi venetisti).

    • Mauricius Tarvisii says:

      “A rivendicare il gesto è un sedicente gruppo venetista che si firma con “I love Venethia” inserendo un cuoricino al posto del “love” e mischiando così simboli, veneto arcaico e inglese in un’unica frase.
      Una firma “fatta anche sul lato destro del municipio di Vittorio Veneto e prontamente cancellata dai servizi dello stato italiano”, aveva dichiarato nella rivendicazione il gruppo. Un’affermazione smentita poi dalle forze dell’ordine che hanno dichiarato come la scritta, poco evidente, fosse da tempo sul lato del municipio”

      http://www.oggitreviso.it/attentato-municipio-bomba-centro-arriva-lesercito-vittorio-150293

      Come ultimo tocco di colore, il sindaco vuole l’esercito.

      • Andrea Di Vita says:

        @ mauricius tarvisii

        “esercito”

        Sì. Come nel 1866…! 🙂

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Mauricius Tarvisii says:

          Secondo me sono due le cose divertenti:
          1) Non se li è filati nessuno, ma proprio nessuno
          2) Il gruppo terroristico scrive rivendicazioni coi cuoricini

  24. Mario says:

    Secondo la mia miserabile opinione, è proprio la commistione a costituire il nemico culturale. Sincretismo sul piano rituale (“riforma della riforma”, appoggiata ad es. dal cardinale negro): opzione ratzingeriana, modernismo di destra. Sincretismo delle razze: per distruggere la nazione indoeuropea. Sincretismo culinario, a base di nouvelle cuisine per palati annoiati. Sincretismo delle religioni, il cui esito –le sintesi sovraformali– è la pedofilia giustificata metafisicamente da Schuon.
    Solo il Cristo salva. Il resto sono tutte puttanate.

    • Per Mario

      “Sincretismo delle religioni”

      Tipo prendere la biografia di un predicatore mediorientale, mescolarla con il libro delle imprese di un popolo di montagna cugino dei fenici (già ampiamente “ispirato” dalla mitologia babilonese), far diffondere il tutto da mercanti di varia origine, frullare con la filosofia greca e l’architettura mediterranea e mettere alla testa del fritto misto un tizio con il titolo del capo dei sacerdoti dell’antica Roma. aggiungendo un ruolo decisivo per l’antica Dea Madre preindoeuropea 🙂

  25. Moi says:

    @ MARIO

    http://www.pagebypagebooks.com/Gilbert_K_Chesterton/Heretics/Concluding_Remarks_on_the_Importance_of_Orthodoxy_p7.html

    di Chesterton :

    Truths turn into dogmas the instant that they are disputed. Thus every man who utters a doubt defines a religion. And the scepticism of our time does not really destroy the beliefs, rather it creates them; gives them their limits and their plain and defiant shape. We who are Liberals once held Liberalism lightly as a truism. Now it has been disputed, and we hold it fiercely as a faith. We who believe in patriotism once thought patriotism to be reasonable, and thought little more about it. Now we know it to be unreasonable, and know it to be right. We who are Christians never knew the great philosophic common sense which inheres in that mystery until the anti-Christian writers pointed it out to us. The great march of mental destruction will go on. Everything will be denied. Everything will become a creed. It is a reasonable position to deny the stones in the street; it will be a religious dogma to assert them. It is a rational thesis that we are all in a dream; it will be a mystical sanity to say that we are all awake. Fires will be kindled to testify that two and two make four. Swords will be drawn to prove that leaves are green in summer. We shall be left defending, not only the incredible virtues and sanities of human life, but something more incredible still, this huge impossible universe which stares us in the face. We shall fight for visible prodigies as if they were invisible. We shall look on the impossible grass and the skies with a strange courage. We shall be of those who have seen and yet have believed.

    • Per Moi

      “Truths turn into dogmas the instant that they are disputed.”

      La spiegazione precisa del motivo per cui l’antifascismo ha bisogno dei “fascisti”, deve scovare un sedicenne che su Facebook ha scritto Viva il Duce oppure uno sconosciuto in Germania che a pagina 156 di un libretto autopubblicato mette in dubbio le camere a gas.

    • per Moi/Z

      “Tre Cosplayers han cercato di fare sul serio …”

      Per una volta, un ministro dice qualcosa che sembra retorica, ma è una verità (che i Cosplayer in questione difficilmente capiranno mai):

      Sul posto è arrivato il ministro Gian Luca Galletti con il comandante regionale generale Adolfo Fischione e il comandante provinciale colonnello Valerio Giardina. “Un attacco vigliacco – ha detto il ministro – esprimo la mia vicinanza ai carabinieri. Se l’obiettivo era rendere piu deboli i carabinieri, sappiano che questo è il modo migliore per rendere più forte lo Stato“.

      Che poi a pensarci mi sembra una sorta di apologia ministeriale del terrorismo.

  26. Moi says:

    @ ROBERTO

    Ma davvero sei convinto che finirebbe la UE se in Francia vincesse la Donna della Provvidenza ?! 😉

    … per me sarebbe solo un Paese membro in meno, per quanto “ghiotto” ai Baksters.

    • Roberto says:

      Che senso avrebbe una UE senza la Francia?
      Che vinca la le pen mi sembra possibilissimo (corna facendo un attentato a due settimane dall’elezione sarebbe decisivo).
      Poi un referendum sulla UE, chissà….la Francia non è certo il Regno Unito, ma sarebbe apertissimo

      (Io spero che la perfida Albione si spicci a scavarsi dalle balle, ameno vedremo empiricamente se uscire dall’UE è un buon affare o no…)

    • Roberto says:

      Puoi spiegare come ad un bambino di tre anni cosa vuoi dire con “ghiotti ai ban$ter”?

      • Moi says:

        in Francia per le banche c’è molto da “ladrare” …

        • Roberto says:

          Oddio hai sicuramente molte qualità ma sei scarso a capacità didattica…
          Ladrare = ???
          E perché un paese deve essere nella UE per permettere ai bankster di ladrare (qualsiasi cosa questa buffa frase voglia dire)?
          Poi il brexit insegna che i bankster contano meno della paura dell’idraulico polacco o del profugo siriano….

  27. Moi says:

    Banksters, anzi : BanK$t€r$ …

  28. izzaldin says:

    notizie di mirkhond?

  29. Grog says:

    E’ tutta colpa di quei DEFICIENTI DEI FASCISTI PERCHE’
    Hanno avuto a tiro gran parte della banda di DELINQUENTI MASSO-CULATTONI EUROPEISTI ANTE LITTERAM come Spinelli e affiliati, invece di ammazzarli dopo avergli strappato le unghie li hanno MANDATI IN VACANZA IN LUOGHI AMENI A GODERSELA
    La prossima volta bisognerà sostituire il fascisti incapaci, mollaccioni, imbelli e forse collusi con un organismo analogo al CONSIGLIO DEI DIECI dopo di ché affogare gli europeisti nella cloaca massima.
    Grog! Grog! Grog!

  30. La nostra elite all’opera all’estero:

    “Lapo Elkann simula sequestro:
    è stato arrestato a New York
    Poi rilasciato, è accusato di falsa denuncia
    Voleva ottenere dalla famiglia 10mila dollari dopo
    aver speso tutto il contante in bagordi con una escort”

    • habsburgicus says:

      mah..
      c’é qualcosa che non quadra…
      uno straricco come lui non dovrebbe avere altri modi per disporre, all’evenienza, di 10.000 $ ? (fra l’altro cifra enorme e apprezzabile per molti di noi, ma per gente come lui, presumo, sia come 5 centesimi !)
      pensando a tipi come lui che potrebbero avere tutte le donne del mondo (incluse le super-modelle) e invece sprecano tutto con altro, si pensa subito al noto detto “chi ha pane non ha denti..e chi ha denti, non ha pane”..quanto é vero !

      • habsburgicus says:

        P.S
        quando lessi lo stesso titolo, pensavo che fosse una donna..almeno quello !
        e invece no 😀 (leggendo meglio)
        sapete, io sono all’antica, e quando si dice “una escort” [in altre epoche, una mignotta !] penso subito al genere femminile 😀

      • Per Habs

        “uno straricco come lui non dovrebbe avere altri modi per disporre, all’evenienza, di 10.000 $ ”

        Si vede che i parenti hanno trovato il sistema per tenerlo a corto.

        • Francesco says:

          visto che siamo ridotti al gossip, per me era troppo fatto per pensare lucidamente

          costa meno pagargli i vizi che farlo finire sui giornali, a meno di ripudiarlo proprio

          mi dispiace per lui, è palesemente infelice e fuori di testa

          Francesco

          ps Duca, ci sei? come te la passi? come voti al referendum? batti un colpo (sulla schiena di Grog, possibilmente) 🙂

  31. Vedo che persino The Guardian si ricrede sui pericoli apocalittici dell’uscita dall’UE, che rimanda al futuro:

    https://www.theguardian.com/business/2016/nov/28/scepticism-brexit-vote-eu-referendum-imf-oecd-uk-economy

    Ovviamente siamo sempre all’interno dei soliti criteri dove tutto ciò che conta è la “crescita” statistica.

    Una riflessione non tanto sull’esserci o no nell’Unione Europea (argomento che non mi appassiona), quanto sulle temibili minacce che i media tendono a lanciare contro chi vota contro i pareri dei singoli organi.

    Adesso leggo che le principali banche italiane dovrebbero collassare se non passa la riforma di Renzi, riforma che mi sembra non riguardi affatto il sistema bancario italiano.

    • Mario says:

      Adesso leggo che le principali banche italiane dovrebbero collassare se non passa la riforma di Renzi

      Sarebbe il millesimo motivo per votare NO. Le banche vanno nazionalizzate, o distrutte e gli edifici trasformati in asili, giardini, scuole, orfanotrofi, palestre, centri per anziani, luoghi dove si pratica il combattimento e la milizia, strutture per la rieducazione dei prelati modernisti, degli invertiti e dei loro compari libertari. Dal basso della mia posizione di precario tradizionista, posso dire che solo il Fascismo –l’Idea incarnatasi nello Stato organico– garantì la cancellazione dell’usurocrazia liberale, la giustizia sociale, la costituzione dell’uomo nuovo, il cui carattere primo fu la nobiltà d’animo.

      • Per Mario

        “strutture per la rieducazione dei prelati modernisti”

        Bellissimo, l’appalto subito a Mario e Z. Insieme.

      • Francesco says:

        Sì però voi due, cari Miguel e Mario, novelli Gatto e Volpe, mi spiegate come fare a costruire quelle robe lì senza finanziamenti bancari!

        😀

        • Per Francesco

          “Sì però voi due, cari Miguel e Mario, novelli Gatto e Volpe, mi spiegate come fare a costruire quelle robe lì senza finanziamenti bancari!”

          Si rinchiude il dott. Bergoglio e gli si fa evocare un numero sufficiente di demoni per compiere il lavoro. Altrimenti chiamiamo Grog.

        • Mario says:

          Quale roba? Gli antichi egizi hanno costruito le piramidi senza strutture di peccato (anche se l’espressione, coniata dal polacco amico di Marcinkus, è teologalmente scorretta: però, è evidente che in certi luoghi non si possa se non compiere crimini mortali), vuoi che non si possano requisire questi immonde cattedrali dell’usurocrazia e destinarle al bene comune?

          • Francesco says:

            Gli antichi Egizi avevano la schiavitù e il bilancio dello Stato (o patrimonio personale del Faraone-Dio).

            Voi due cos’avete? Mi rido pensando che entri in banca alla testa dei tuoi bravi convinto di requisire chissà quali tesori e scopri che non ci sono più contanti dal 1997 …

            😀

    • Francesco says:

      Miguel

      ricordo che il Regno Unito ha sempre la sua moneta, è un pò la differenza tra lasciare il marito con cui hai la comunione dei beni e lasciare un moroso, tra Italia e UK

      ciao

  32. Mario says:

    Lapo Elkann, rampollo di una stirpe putrida come le paludi infraumane in cui Bergoglio conduce le anime, responsabilmente ignoranti e colpevoli dell’imperdonabile fallo di essere nate a questo mondo infernale.

  33. Mario says:

    Scusate il fuori tema, ma l’occasione è troppo significativa per lasciarla cadere nella latenza dell’insignificanza situazionista. Oggi, Via Napoli 58 (angolo Via Nazionale), Roma, nella sala del tempio episcopaliano, il santo vescovo Mons. R. Williamson, già noto alle cronache per il suo coraggio da leone, già espulso dalla Fraternità San Pio X per aver rifiutato non meramente gli accordi con la setta conciliare, ma anche l’idea e il fatto stesso dei colloqui con essa, terrà una Conferenza dal titolo: “Il modernismo”. Ad introdurre la lectio magistralis, quale mastro di cerimonia assolutamente privo di ogni rispetto umano, ma ricolmo di carità premoderna, il leggendario Don Curzio Nitoglia, da decenni autentico clericus vagans della Tradizione Una.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *