Tutoring a ritroso e flipped mentoring (2)

L’ultimo post, sul piano ministeriale per la formazione dei docenti 2016-2019, ha ricevuto numerosi commenti talmente significativi, da non meritare di restare nel commentaio.

Abbiamo quindi promosso in primo piano alcuni. Cominciamo con Pino Mamet, che scrive:

Allora traduciamo:

didattiche collaborative e costruttive: non fare confusione in classe;

rapporto tra saperi disciplinari e didattica per competenze: non bocciamolo anche se non sa niente;

rafforzamento delle competenze di base: ripasso;

passaggio dai… : ripasso, con un altro nome;

progressione degli apprendimenti: ripasso, con un terzo nome;

compiti di realtà e apprendimento efficace: ripasso a casa;

imparare ad imparare: non fare confusione in classe, e ripasso;

per un apprendimento permanente: ripasso, andare in biblioteca;

project based learning: chiamo un esperto esterno così mi riposo per due orette mentre lui spiega delle cose che non c’entrano niente col programma; oppure, compiti a casa;

cooperative learning: come sopra, ma divisi in gruppi;

peer teaching: il secchione fa copiare tutti gli altri;

peer tutoring: il bullo della classe fa star buoni tutti gli altri;

mentoring: un tizio a caso dice alla classe di ripassare;

learning by doing: nelle scuole non professionali non ha senso, nelle professionali vuol dire essere scuole professionali;

flipped classroom: classe sottosopra, cioè come la trovano i bidelli alla fine della giornata, e come la fanno trovare agli studenti a inizio giornata;
anche: ricerca da fare a casa e esporre alla classe in modo che una volta tanto non sia il professore a dire “non fate confusione”;

didattica attiva: esiste forse quella passiva?

peer observation: i ragazzi guardano intensamente le ragazze e viceversa;

ambienti di apprendimento formali e informali: ripasso a casa e copiare dal secchione;

rubriche valutative: voti.

Nel mio vero lavoro un’impresa che si occupa di promozione mi spedì una roba come questa, lunga venti (20) pagine, di aria fritta purissima, in cui descrivevano, a forza di sinonimi italiani e inglesi, come avrebbero fatto la promozione del film nel territorio di una regione italiana.
Secondo loro il documento di 20 pagine coincideva automaticamente con la promozione del film, e mi mandarono una fattura di più di 18.000 euro.
Immediatamente contestata, e che si misero al culo.

Ecco, questi documenti mi sembrano la stessa cosa, c’è un’assoluta confusione tra fini, mezzi, realtà, finzione…
la scopo finale è il pezzo di carta , il documento fine a sè stesso che sostituisce la realtà.

This entry was posted in Cialtroni e gente strana, riflessioni sul dominio and tagged , , . Bookmark the permalink.

19 Responses to Tutoring a ritroso e flipped mentoring (2)

  1. Francesco says:

    Ah, fino a qualche tempo fa avrei detto che questo andazzo è un sintomo di cosa non fa nelle organizzazioni non di mercato.

    Poi ho conosciuto il magico mondo dei consulenti.

    Poi, però, ho notato che le consulenze di quel tipo, dove il pezzo di carta è lo scopo finale di tutto, hanno per clienti le organizzazioni non di mercato, oppure eventi di pura rappresentanza. Nei quali che parli un consulente o una playmate è la stessa cosa.

    Quindi sono tornato a pensare che c’è un problema con le organizzazioni non di mercato: non sappiamo più come valutare un lavoro che non produca risultati monetari e abbiamo lasciato il campo ai cialtroni e alla burocrazia.

    • Per Francesco

      “Quindi sono tornato a pensare che c’è un problema con le organizzazioni non di mercato.”

      Nello specifico delle “consulenze”, mi ricordo una quindicina di anni fa un notevole fuffaio di Esperti che “formavano” venditori, non so se siano cambiate le cose da allora. E mi sembra anche i call center, con tutto il loro agitarsi rituale/simbolico/esaltante.

      E’ vero che non si tratta di semplice produzione di “carte non lette”, ma si tratta pur sempre di fuffa.

      Ma Izzaldin giustamente sottolinea che il meccanismo è generale: la ditta che taglia spietatamente sulle fotocopie e licenzia il consulente che non fa guadagnare, deve pur vendere i propri prodotti inutili su un mercato saturo. Riversa fuori di sé il disordine.

      • Francesco says:

        faccio sempre molta fatica a concepire l’idea di “vendere un prodotto inutile”.

        perchè mi metto nei miei panni quando devo pagare un qualsiasi prodotto con i miei soldi.

        mi pare possibile solo in un contesto in cui pago usando i soldi di qualcun altro e non devo rendergliene conto in termini monetari.

        ma forse sono io che manco di immaginazione ed esperienza.

        ciao

        • “perchè mi metto nei miei panni quando devo pagare un qualsiasi prodotto con i miei soldi.”

          Guardati attorno.

          E aggiungi anche i rifiuti: pensa alla quantità di roba che hai introdotto in casa, a spese tue, e che ogni giorno ne espelli.

          A Milano, che siete più civili, non avrete più i cassonetti con le ruote per strada, ma qui sono uno spettacolo, mentre strabordano di tutto il superfluo immaginabile.

          • Francesco says:

            beh, sugli imballaggi ti do pienamente ragione, odio la marea di robaccia inutile che mi fa solo perdere tempo a capire in quale sacco deve andare

            ma la decisione di ogni acquisto è ponderata gravemente, almeno dalla parte irrilevante della famiglia (aka il marito)

        • Andrea Di Vita says:

          @ francesco

          Ti faccio un esempio preso dalla cronaca recente. Alta tecnologia, mica pizza e fichi.

          Di recente una sonda dell’Agenzia Spaziale Europea si è sfasciata su Marte perché il computer di bordo ha fatto spegnere troppo in anticipo i retrorazzi (che dovevano rallentarne la caduta).

          Da un intervento al Festival della Scienza di Genova è risultato che il computer ha eseguito le istruzioni di un programma che era stato scritto considerando il solo moto verticale di discesa, e non anche l’inevitabile sballottamento laterale che un oggetto paracadutato subisce durante la caduta. Il computer ha dunque letto male i dati dei sensori e ha calcolato male la distanza dal suolo.

          Durante la lunga fase di preparazione della missione prima del lancio della sonda, anni fa, era previsto un test di caduta paracadutata sul deserto per provare l’accensione dei retrorazzi.

          Il test fu tagliato per sopravvenuti tagli al bilancio. Se fosse stato effettuato regolarmente, il problema sarebbe potuto venir fuori, e i soldi dei contribuenti non sarebbero stati buttati fra le sabbie marziane.

          Come sai, per i risparmi sul bilancio i manager prendono dei premi di produzione.

          Dunque dal punto di vista del manager coinvolto la missione della sonda Schiaparelli è stata, dopo tutto, un successo.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco says:

            quindi dici che mentre verrà impalato lentamente in una foresta della Baviera sarà anche lodato?

            perchè io sospetto che i nodi vengano al pettine, prima o poi. non sono certo che Frau Merkel si berrà delle scuse per un costosissimo e pubblico fallimento, minimo dovranno trovare un capro espiatorio, tipo il programmatore “distratto”

            PS lo sballottamento laterale “rallenta” la caduta verticale????

            • Andrea Di Vita says:

              @ Francesco

              Sarà ormai in pensione, non credo verrà impalato. E nel frattempo si è beccato i premi di produzione.

              Quanto allo sballottamento, tieni conto che sia su Marte sia qui da noi c’è un’atmosfera, e che più si sballotta più la resistenza atmosferica alla caduta aumenta, rallentando la caduta stessa. Fai cadere un sasso e poi fai fai cadere una piuma, e te ne accorgi. Solo due sassi cadono contemporaneamente, come Galileo -a dispetto della vulgata corrente – NON dimostrò mai dall’alto della Torre di Pisa. Se poi aggiungi che gli altimetri erano stati programmati per una caduta appunto priva di sballottamenti, puoi ben capire il povero computer della Schiaparelli…

              Ciao!

              Andrea Di Vita

    • Mauricius Tarvisii says:

      Il mentoring e il coaching sono pratiche molto diffuse nelle aziende, anche quelle che non hanno rapporti con la PA.

      • Francesco says:

        e sarebbero?

        da noi mancano ma siamo molto vecchio stampo

        grazie

        • Mauricius Tarvisii says:

          Non ho mai trovato nessuno che mi sapesse spiegare cosa diavolo siano e in che consistano, ma tutti assicurano che sono molto utili.
          Forse a perdete tempo e non lavorare.

        • Roberto says:

          Il mentoring non dovrebbe essere semplicemente affianchiamo al collega meno esperto uno più esperto?
          Noi eurocrati lo usiamo in questo senso e mi sembra semplice buon senso (o se volete essere up to date, è una best practice)

          • Mauricius Tarvisii says:

            Può essere. Ma mi hanno detto che è diverso dal mettere il nuovo accanto al vecchio.

          • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

            @ Roberto

            Anche nel contesto in cui sono inserito il mentoring è inteso in questo senso.

          • Francesco says:

            ah, allora è una vita che faccio mentoring ai colleghi su come funzionano i programmi di Office!

            e non lo sapevo neppure

            😀

  2. PinoMamet says:

    Grazie! 🙂

  3. Peucezio says:

    Nella marea di commenti me l’ero perso. Bellissimo in effetti!

  4. Grog says:

    I cassonetti con le ruote sono BELLISSIMI !
    Ci si può improvvisare una corsa tra ubriachi che diventa un vero spettacolo, purtroppo a Mestre non ci sono discese degne da percorrere!
    Se poi c’è una sezione del PD l’idea di finire la corsa rovesciando l’immondizia dentro è formidabile!
    Lo sapete che i PIDDINI quando vedono l’immondizia GRUFOLANO CONTENTI !?
    La toscana è collinosa potete farci delle belle gare MADONNA LEPRE!
    Grog! Grog! Grog!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *