Volandoci addosso…

Ieri sono stato alla Prima giornata nazionale di studio sugli effetti sanitari e ambientali del trasporto aereo, organizzata dalla International Society of Doctors for Environment (ISDE).

Un titolo che fa sbadigliare, per raccontarci invece di un fenomeno di enorme importanza, anche perché ci troviamo in un luogo bellissimo della Piana, più o meno esattamente dove – secondo il progetto per il nuovo aeroporto di Firenze – un missile al minuto si staccherà da terra giorno e notte.

Mentre in questo basso mondo, ci preoccupiamo per la piccola gente che si muove precariamente su barchette di gomme, in un’altra dimensione avviene un movimento di proporzioni incredibilmente più grandi, e che cresce incessantemente.

transportation-clustersCiampino, piccola pista militare dentro una periferia densamente abitata, esplosa in pochi anni fino ad arrivare quasi sotto le finestre delle case, per accogliere oltre quattro milioni di passeggeri in un anno.

Ufficialmente sono 162 voli al giorno, ma ai fini del calcolo dell’impatto sulla salute, i voli notturni valgono dieci voli diurni; mentre il Centro Regionale Infrastrutture Sistemi Trasporto Aereo ha certificato che il massimo numero di voli compatibili con la salute dei residenti sia 60. Come quasi sempre, le denunce dei cittadini e anche del sindaco restano prive di effetto.

rome-ciampino-airport_right_01Ciampino, pista e casa

Ovunque in Italia, succedono fenomeni simili, dovuti soprattutto alla crescita dei voli low cost.

Solo grazie a un convegno come questo, scopri ad esempio che tali voli vengono sussidiati in maniera massiccia da chi ne subisce le conseguenze: Ryan Air, l’anno scorso, ha ricevuto 5 milioni di euro dai contribuenti di Treviso (con il trucco del comarketing) per tenere artificialmente bassi i prezzi. Poi dicono che nel Veneto non amano i migranti.

Mentre il Comune di Treviso vara virtuose ordinanze che impediscono l’accesso in città alle vetture Euro 0, Euro 1 ed Euro 2,

Gli aerei che decollano dal Canova inquinano in un anno come 37 milioni di auto Euro 0 che coprono una distanza di 10 chilometri. Il conto è stato fatto dal comitato di cittadini che si batte contro l’ampliamento dello scalo. “Ogni decollo di un aereo di linea equivale a circa 5mila auto Euro 0 che percorrono dieci chilometri – si legge in un comunicato – e nel 2013 a Treviso ci sono stati quasi 7.400 decolli”.

Statistiche difficili da valutare, visto che gli aeroporti sono reticenti nel fornire informazioni, e lo stesso ente preposto a valutare i rischi è quello che incassa i soldi dalle linee aeree.

Comunque la Ryanair stessa ammette di regalare al pianeta quasi 8 milioni di tonnellate di CO2 l’anno; ed è certo che le emissioni aeree sono esentate da tutte le restrizioni che gli accordi di Kyoto e Parigi hanno imposto – negli Stati Uniti va ancora di moda poi il piombo nel carburante degli aerei.

Le emissioni comprendono tonnellate di particelle ultrasottili, misurabili in milionesimi di micron: interessante la relazione di un medico, che spiega come tali particelle riescano a penetrare  tranquillamente attraverso la placenta e da lì nei cervelli dei feti, dove poi condizionano epigeneticamente lo sviluppo dell’embrione, causando tutta una serie di simpatici fenomeni che sembra siano ovunque in aumento, e che ci colpiscono esattamente mentre il sistema sanitario entra in crisi.

Al convegno, un lavoratore dell’aeroporto della Malpensa ci spiega come lo obblighino a guidare il bussino che porta i passeggeri direttamente addosso alle turbine mentre scaricano, perché tale disposizione fa risparmiare spazio e soldi e rende più veloce il ricambio degli aerei: finora tutte le loro proteste sono rimaste senza risposta.

Gli apologeti correranno a dire che ci sono anche tante altre fonti di inquinamento, ripetendo così la stessa scusa avanzata proprio da tutte le altre…

Al piccolo aeroporto di Montichiari in rapida espansione, arrivano i posti di lavoro che in questi casi vengono sempre promessi – per qualche motivo, i voli sono soprattutto notturni, e vengono scaricati per 400 euro al mese da extracomunitari che a Montichiari, immaginiamo, siano arrivati per vie meno veloci, ma più costose.

Ma alla fine, il grande movimento è unico.

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151 Responses to Volandoci addosso…

  1. Moi says:

    Che Branco d’ Idioti i Padroni in tuba, panciotto e baffi a manubrio Ottocenteschi : potevano strolgarsi prima l’ Ecologismo di SX ?! … Si sarebbero evitati più di un secolo di Lotte Operaie e i poveri” sguazzerebbero” ancora come i Minatori nel Germinal di Emile Zola ;) … e sarebbero stati di “Imprenditori Messianici” di SX in senso contemporaneo da Leopolda, laicamete santificati da Alessandra Moretti nello studio televisivo di Lilli Gruber ! ;)

  2. PinoMamet says:

    “Ufficialmente sono 162 voli al giorno, ma ai fini del calcolo dell’impatto sulla salute, i voli notturni valgono dieci voli diurni”

    perché? Non lo capisco.

    • Pino Mamet

      “perché? Non lo capisco.”

      Il riposo notturno è considerato un bisogno fondamentale della salute umana.

      Un volo di giorno disturba (e infatti ha un impatto notevole sulle lezioni scolastiche), ma un volo di notte fa proprio ammalare (un medico ci ha fatto una lista impressionanti dei disturbi che ne derivano).

      Non sono un medico, tantomeno un medico dell’ambiente, ma immagino che il calcolo “dieci a uno” sia un po’ arbitrario, ma necessario per definire questa differenza fondamentale.

  3. PinoMamet says:

    Una curiosità a cui chiedo risposta.

    Io abito relativamente vicino (per le distanze aeronautiche, praticamente davanti) a un aeroporto militare.
    Sono abituato a vedere e sentire voli di aerei militari tutti i giorni, e noto che molte volte sono molto, molto bassi; qualche volta, più rara, sono bassi al punto da leggere quasi le scritte sulla fusoliera, se solo fossero così lenti da permetterlo.

    Bene, ovviamente fanno parecchio rumore: di giorno.

    E il punto è proprio questo, mi capita cioè di trovarmi di notte davanti casa, osservo il cielo, e to’, ecco le luci di posizione di un aereo. Dall’altezza, e dalla grandezza delle luci, e anche dalla velocità relativa del movimento, pare chiaro che non si tratti di un aereo di linea, infatti quelli viaggiano molto più in alto e appaiono perciò anche muoversi più lentamente (ovviamente non è vero, ma è l’impressione che danno da terra).

    Però non sento alcun rumore, le luci si spostano velocemente, ma in perfetto silenzio.
    Che è? stanno sperimentando qualcosa, o sono i famosi droni, o hanno una specie di silenziatore?

    All’ultima ipotesi credo poco, nel senso che praticamente ogni volta che si sente di una crisi regionale di qualche tipo (Libia, Iraq ecc. ecc.) gli aerei militari iniziano a muoversi anche di notte (per esercitazioni, o per arrivo di aerei da altri paesi NATO) con relativo rumore.

    Boh, sono solo curioso, non mi aspetto chissà quali complotti, ma magari qualcuno ha una spiegazione.

    • “Una curiosità a cui chiedo risposta.”

      Siccome chiedi :-) , la mia risposta è… non lo so!

      Però la domanda è affascinante. Se vuoi, scrivimi in privato per dirmi il nome dell’aeroporto, provo a chiedere ai “comitati”. Anzi, come li chiama il millantatore di Rignano, “comitatini”.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Credo che essendo più piccoli abbiano le turbine meno rumorose. Ma la butto lì.

      • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

        In realtà, il rumore dei velivoli non è causato solo dal sistema di propulsione, ma anche dal flusso altamente turbolento che si forma sempre prima del raggiungimento del bordo d’uscita (l’estremità posteriore) del profilo alare, ossia in corrispondenza della regione in cui, diciamo così, il flusso si distacca dal profilo. Non sono particolarmente informato sull’impatto ambientale dei velivoli in termini di inquinamento acustico, ma indubbiamente esistono delle precise disposizioni normative a riguardo e degli studi volti a ridurre il rumore, ad esempio ritardando il distacco del flusso. In generale, potrei dire che l’impatto in termini aeroacustici è tanto minore quanto più è elevato il livello tecnologico dei velivoli, anche se, ovviamente, non conosco il caso specifico di cui parlava Pino.

  4. Moi says:

    ho serie difficoltà di connessione …

    cmq : Jet privato dello Stronzetto Kapitalista da Leopolda … consuma sboranta ;) VS volo di linea per la Plebaglia … consuma sborantacinque ;)

    Chi dovrà “restare a casa sua”, visto che è di Sx la Salvaguardia della Grande Madre Gaia e dei Nimaléin che sono “i più deboli” rispetto agli Umani ?

    Fra i quali Umani è peggio tanti con un’ impronta ecologica piccola di pochi con un’ impronta ecologica grande … che mettere in discussione è demagogia-populismo-oclocrazia.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Un treno consuma più energia di un’auto, eppure nessun ambientalista ti dirà mai di prendere la macchina: ciò che conta sono le emissioni pro-capite.

      • Per Mauricius

        “Un treno consuma più energia di un’auto, eppure nessun ambientalista ti dirà mai di prendere la macchina: ciò che conta sono le emissioni pro-capite.”

        un interessante esempio. Chi comanda, ci dice che l’inceneritore che vogliono costruire qui, inquinerà meno di un caminetto a legna.

        Il trucco consiste nel fatto – vero – che un litro di emissioni da un camino è più inquinante di un litro di emissioni dall’inceneritore; soltanto che l’inceneritore emetterà (invento, non ho i dati) quanto cinque milioni di camini. E inquinerà “soltanto” quanto tre milioni. Urrà, siamo verdi!

        • Mauricius Tarvisii says:

          I caminetti sono un’apocalisse ecologica d’inverno…

          • Per Mauricius

            “I caminetti sono un’apocalisse ecologica d’inverno…”

            Preciso che gli inceneritoristi parlavano di caminetti a legna.

            Non fanno bene. Ma la quantità è talmente ridotta, rispetto alle emissioni “moderne”, da essere quasi insignificante.

            • Mauricius Tarvisii says:

              L’anno scorso buona parte dell’inquinamento urbano da polveri sottili era causato dai caminetti a legna.
              Irrilevante? Non lo so: noi l’anno scorso eravamo ridotti così

              http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2015/12/23/news/a-treviso-raggiunto-l-81esimo-sforamento-1.12667548?ref=hftttrec-17

            • Per Mauricius

              “noi l’anno scorso eravamo ridotti così”

              Interessante, ma in quell’articolo non c’è scritto nulla sulle cause (il che non vuol dire che tu non abbia ragione, ovviamente).

              Penso che a Firenze, i forni a legna delle pizzerie siano molto più significative, statisticamente, dei caminetti di legna.

            • Sull’inquinamento dovuto al crescente uso di stufe e forni a legna/pellet, ecco un articolo interessante:

              https://aspoitalia.wordpress.com/2015/12/30/inquinamento-il-colpevole-nascosto/

            • Peucezio says:

              Ma non è che stringi stringi il problema è il numero?
              Cioè che non avremmo mai dovuto superare qualche centinaio di milioni di anime su tutto il pianeta e qualche milione in Italia?

            • Per Peucezio

              “Ma non è che stringi stringi il problema è il numero?”

              E’ una di quelle questioni dove si finisce sempre in crisi isteriche moralistiche, motivo in più per cui diventa lecito discuterne qui.

              Il ragionamento di fondo di Malthus è ovviamente corretto: un numero infinito di persone non ci può stare su un pianeta finito, da qualche parte la natura segnerà brutalmente il limite.

              Però la questione è falsata da diversi fattori.

              Il primo, ovviamente, è che saccheggiando i carburanti fossili prodotti in cinquecento milioni di anni (sparo numeri a caso), siamo riusciti a guadagnare cent’anni di lussi inimmaginabili per un numero incredibile di persone.

              E’ vero, oggi ci sono più persone sul pianeta che vivono meglio di Luigi XVI, di quante ne vivessero ai tempi dello stesso Luigi XVI (sparo sempre cifre a caso, non ho controllato i dati, ma ci capiamo).

              Il secondo è che ognuno di questi Luigi-XVI (tra cui tu e io) non abbiamo l’impatto di un Luigi XVI, abbiamo l’impatto di tutto il palazzo di Versailles, ognuno di noi a testa. Insomma, non siamo sette miliardi, ma cento miliardi.

              E questo non può reggere: ci ritroveremo alla fine in pochi.

              La domanda è, se quando passeremo da cento miliardi come impronta a che cosa arriveremo? A sette miliardi che vivono con l’impronta di dieci miliardi, o a cento milioni che vivono con l’impronta di dieci miliardi?

            • Mauricius Tarvisii says:

              @ Peucezio
              Sicuramente sì. Ma non posso dirlo spesso, se no Moi mi accusa di essere un bieko kla$$i$ta che vuole sterminare gli africani.

  5. Moi says:

    a Bologna, fra Borgo Panigale e Quartiere Navile, gli aerei di linea diurni passan bassi e lenti “leggibilissimi” a decametri (!) da terra.

  6. Una cosa che mi colpisce sempre è il grado di lavaggio del cervello mediatico, per cui tanti etichettano immediatamente i comitati spontanei che sorgono ovunque come “ideologici” e “di sinistra”.

    Ieri c’erano un centinaio di persone, che venivano da tutta Italia.

    Età media piuttosto alta, aria media, provenienza la più disparata: la custode della scuola in pensione, il medico, l’ex-regista di mediaset, l’operaio, il tecnico elettricista, il facchino, la casalinga, accomunati dall’essersi scontrati con un aeroporto che avanza.

    O perché giorno e notte, gli tremano i vetri di casa, o perché c’è una strana impennata nelle malattie dei pazienti, o perché gli si è rovinato l’orto.

    Si rivolgono alle istituzioni, e trovano un muro di gomma. Anzi, ieri mi ha colpito il fatto che dicessero, “nessun politico ci aiuta”, non ho sentito parlare nemmeno del M5S.

    Solo dopo, cominciano a riflettere sul fatto che non si tratta di un caso singolo, che è solo un aspetto di un problema molto più grande, cioè della complicità tra istituzioni e speculazione; e da lì arrivano a riflettere, per forza, su questioni come il consumo energetico, la mostruosità della “crescita” e tutto il resto.

    Noi abbiamo vissuto la stessa esperienza: genitori della provenienza più diversa, accomunati dal fatto che uno speculatore li aveva privati di un bene pubblico storico, gente che non parla mai “di politica”, si trova accusata di “essere contro la proprietà privata per ideologia”. Mentre la maggior parte delle persone che si ribellavano, non si erano mai poste prima questi problemi.

    Lo stesso è successo con le “mamme no inceneritore”. Gente normale e teledipendente come tutti, un giorno scoprono che sotto casa loro ci sarà un impianto che sparerà sostanze tossiche addosso a loro.

    Poi ci pensano, e scoprono pure che dove abitano loro è il luogo in cui si scarica tutto quello che permette a Firenze di fare bella figura nel mondo; che stanno per spianarli pure con un nuovo aeroporto; che c’è un’oasi naturale bellissima, incredibilmente sopravvissuta, da difendere; che i rifiuti nascono perché un intero sistema si basa sulla “crescita” che implica la produzione di rifiuti in quantità sempre crescente.

    Ogni tanto, rompendo le scatole a tutti i politici, qualcuno di questi comitati riesce a sollecitare un atto dovuto – un’interrogazione, ad esempio.

    Questo fatto viene subito falsificato:

    il Comitato riesce a far sì che un consigliere di Sinistra e Libertà o del M5S faccia un’interrogazione in Comune, scritta peraltro dallo stesso Comitato? Conseguenza: “l’opposizione strumentalizza i poveri cittadini ignari per fare i propri interessi”.

    Però vorrei che almeno qui, non si cadesse in una trappola così banale.

  7. Pierluigi Vernetto says:

    tu conosci una sola persona che faccia obiezione di coscienza all’uso dell’aereo? (io conosco me: se in un posto non posso andarci in bici o in treno non ci vado e basta, si vive lo stesso).
    Eppure sappiamo ormai tutti che l’aereo fa un danno terribile all’ambiente. E’ una droga e la gente la usa, ormai e’ tutto un sistema che non va avanti senza droghe.

    • “tu conosci una sola persona che faccia obiezione di coscienza all’uso dell’aereo? (io conosco me: se in un posto non posso andarci in bici o in treno non ci vado e basta, si vive lo stesso).”

      Interessante.

      Io personalmente ho preso un solo volo a “prezzi popolari”, andando una volta in Sardegna. Per il resto ho speso sempre con due e talvolta con tre zeri, e comunque ho viaggiato poco in aereo (primo volo a trent’anni passati…).

      Però adesso esiste questa situazione folle, per cui con il prezzo di una pizza, io posso contribuire alla devastazione del mondo.

      Il guaio è che se domani venissi chiamato a partecipare a un convegno internazionale sui giardini autogestiti a Bruxelles, e dovessi scegliere tra un volo a 10 euro e un altro a 400, so da subito quale sceglierei. Sapendo che se non lo faccio io, lo faranno altri.

      Questi sono i casi in cui dovrebbero intervenire le istituzioni. E’ un po’ come la questione dei pannolini: quelli attuali sono un disastro ambientale; come alternativa esistono pannolini costosi, da lavare individualmente a mano unicamente perché “credi all’ambiente”.

      Bene, lo Stato dovrebbe massacrare di tasse i pannolini “normali” e garantire esenzioni fiscali per chi inventa pannolini veramente riciclabili, sono i produttori che devono cambiare.

      Non

      • Z. says:

        Eh, ma è come il discorso del volo a 10 euri: se l’Italia ipertassa i pannolini ordinari, qualcuno ne approfitterà e niente cambierà davvero. Ad esempio, le imprese si spostano in Francia e continueremo a usare gli stessi pannolini.

        Non è facile regolare il problema a livello di stati, insomma.

        • Per Z

          “Non è facile regolare il problema a livello di stati, insomma.”

          No, certo.

          Ma il principio è (cifre tutte inventate)…

          1) pannolini non riciclabili costano all’utente 0,50 euro l’uno

          2) costano alla collettività, tra spese (poche) di incenerimento e spese (tante) di cure mediche per tutti i malati di cancro che arrivano dopo, 100 euro l’uno

          3) i pannolini “riciclabili” (lavabili, ecc.) che esistono attualmente costano attualmente 2 euro l’uno tra sovrapprezzo di roba fighetta per eco-hipster e tempo che si mette a lavarli

          4) bene, lo stato imponga una situazione in cui le ditte debbano vendere i pannolini a 100 euro l’uno, oppure spendere grandi risorse nella ricerca, per inventare un pannolino più compatibile.

          • Z. says:

            Il principio mi è chiaro, Miguel, e poniamo che le tue cifre siano esatte.

            Non appena lo stato bastona i produttori di pannolini ordinari, loro si trasferiscono oltre la frontiera e continuano a vendere in Italia. Magari a 0,60 al pezzo anziché a 0,50. Ma pur sempre a meno che a 2.

            Non credo che si possa regolamentare questa materia a livello di stato. Se si decide di farlo, credo occorra farlo ad un livello di governo superiore.

            Per la ricerca vale pressappoco lo stesso discorso: io Italia investo nella ricerca di un ecopannolino, ci butto i miei sghei e gli altri Paesi ne approfittano più o meno agra. Anche qui il livello statale non mi sembra il migliore.

            E se vuoi è la stessa ragione per cui difficilmente si vedrà uno Stato decidere unilateralmente misure drastiche e punitive in materia di economia e ambiente.

            L’estrema mobilità che descrivi nell’articolo che stiamo commentando, naturalmente, è parte della questione.

            • Per Z

              “Non appena lo stato bastona i produttori di pannolini ordinari, loro si trasferiscono oltre la frontiera e continuano a vendere in Italia. Magari a 0,60 al pezzo anziché a 0,50. Ma pur sempre a meno che a 2.”

              Certo, teoricamente si potrebbe imporre loro un dazio di 4 euro, ma è appunto un ragionamento teorico.

              Infatti, da una parte è l’unica “soluzione”, dall’altra come giustamente sottolinei, quella soluzione è impossibile.

              E’ un po’ come la questione dei rifiuti comunali a Firenze, che semplicemente non si possono buttare per un disposto combinato di dispositivi (dai, mi piace il gioco di parole).

            • Francesco says:

              Piccola nota noiosa: e se lo Stato decide di tassare il bene, con una “accisa” di diciamo 4 euro a pannolino eco-cattivo?

              Questo elimina il problema dei pannolini cattivi importati a prezzo basso dall’estero, no?

              Ciao

      • Mauricius Tarvisii says:

        Sì, ma non riesco a capire come il tuo viaggiare a 400 euro riduca l’inquinamento. Non è che non viaggi, né impedisci a qualcuno di viaggiare: semplicemente spendi di più per farlo.E’ un po’ come autofustigarsi, che non serve a niente.

        • Per Mauricius

          “Sì, ma non riesco a capire come il tuo viaggiare a 400 euro riduca l’inquinamento”

          E’ proprio quello che dico io.

          Non spetta a me fare obiezione di coscienza, e infatti non la faccio: non mi capita di viaggiare spesso in aereo, ma se dovessi farlo, cercherei di risparmiare.

          Spetta (spetterebbe) allo Stato massacrare di tasse qualunque cosa crei danno ambientale, cioè costi che ricadranno per sempre su tutta la collettività.

          Alla fine tutti dovrebbero pagare, non 20 euro e non 400, ma – poniamo – 300.

          • Zhong says:

            “Alla fine tutti dovrebbero pagare, non 20 euro e non 400, ma – poniamo – 300.”

            Suggerirei un emendamento: non la stessa tassa per tutti, ma calcolata in base alle ragioni per cui si deve viaggiare in aereo.

            Zhong

            • Francesco says:

              Ottima idea. Io mi offro come consulente, ben pagato, per la Commissione di Valutazione delle Motivazioni del Volo.

              In attesa di spostarmi, per paga più alta, alla Commissione Generale di Valutazione delle Motivazioni del Viaggio.

              L’apoteosi sarà la mia consulenza, remunerata lautamente, per la Commissione Europea di Valutazione Comparata dei Meccanismi Nazionali di Valutazione delle Motivazioni di Viaggio.

              :D

        • Roberto says:

          Credo che voglia dire che se costasse tanto di più molta gente non potrebbe permettersi di volare e quindi ci sarebbero in generale meno voli

  8. Roberto says:

    Essendo drogato di miglia, come dice giustamente Pierluigi, intervengo giusto per dire che non intervengo su questo thread

    Saluti dagli USA, dove senza aereo non potrei andare e dovrei rinunciare a vedere i miei famigliari che abitano qui

    • Per roberto

      “dove senza aereo non potrei andare e dovrei rinunciare a vedere i miei famigliari che abitano qui”

      Però credo che dobbiamo imparare a distinguere tra le cose che ci piace fare, e le conseguenze.

      Poniamo un mondo magico, in cui ogni volta che voglio bere un sano e innocente bicchiere di vino, io debba prima dare uno schiaffo in faccia a qualche passante innocente.

      Non è che il vino sia cattivo perché devo dare uno schiaffo al passante.

      Ma il fatto che il vino sia innocente, non toglie la realtà dello schiaffo al passante.

    • Roberto says:

      Certo ed infatti giustamente Pierluigi parla di droga. Il drogato si preoccupa di cosa implica il mercato della droga?
      Pure io, pur sapendo che l’aereo inquina e fa rumore, lo prendo 5-6 volte all’anno, perché, da drogato, non riuscirei a rinunciare ai viaggi (che siano per il gusto di viaggiare o appunto per vedere famigliari sparsi per il mondo).
      Posso giusto dire che vivo a 15 km da un aereoporto, quindi capisco chi si lamenta di rumori ed inquinamento

      (andiamo a raccogliere la zucca per il nostro jack ‘o lantern e goderci un po’ di foliage)

      • “Pure io, pur sapendo che l’aereo inquina e fa rumore, lo prendo 5-6 volte all’anno”

        Capisco perfettamente, e ti do ragione. Infatti, nelle questioni ambientali, io cerco di evitare le colpevolizzazioni individuali, oltre i limiti dell’ovvio: qui a Firenze i bambini stanno scoprendo l’incredibile possibilità di diversificare i rifiuti, mi chiedono se il pacchetto della merendina va nella carta, ma sono tutte scelte che non hanno e non devono avere grandi costi.

        Colpevolizzo, criminalizzo e chiedo la pena capitale per gli amministratori di Treviso che versano milioni di euro dei loro cittadini perché guadagnino qualcosina in più, ma che costerà loro decine di volte di più alla fine.

        • Peucezio says:

          Infatti il problema sono i decisori.
          Spostare il problema sui comportamenti individuali, come fanno gli ecologisti fanatici (in buona fede, ma la stupidità è peggio della cattiva fede) è controproducente, perché esime dalle decisioni politiche strategiche, che fanno capo a pochi, non ai molti.
          Se si facesse quello che dice Miguel, cioè tassare pesantemente i voli aerei, Roberto sarebbe costretto a viaggiare di meno, per risparmiare e a me spiacerebbe sinceramente, perché anch’io sono uno che viaggerebbe molto (non lo faccio per altre ragioni) e avendo soldi, tempo e la compagnia giusta, prenderei pure un aereo ogni due mesi, ma mi rendo conto che per evitare certi disastri alcuni compromessi sono inevitabili.

          Per inciso, un mio mondo di sogno sarebbe quello in cui al posto dell’Atlantico ci fosse un’immensa superficie tutta d’asfalto dove automobili speciali di nuovo tipo potessero sfrecciare a velocità di diecimila km/h.

          • Mauricius Tarvisii says:

            A quel punto credo che gli aerei sarebbero più ecologici.

            • Peucezio says:

              E’ ovvio, Mauricius!
              Pensa all’impatto ambientale di milioni di mezzi privati che sfrecciano a diecimila all’ora! Sull’asfalto oltretutto: già solo l’attrito…!!
              Il sogno sarebbe proprio che non avessero impatto, che potessero funzionare senza inquinare per opera dello Spirito Santo.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Speravamo nell’ITER, ma Andrea di Vita ci ha smontati :D

          • PinoMamet says:

            Credo che Peucezio sia l’ultimo dei Futuristi ;) anche se i Futuristi apprezzavano anche i motoscafi ;)

            Memento Audere Semper! ;)

            • Peucezio says:

              :-D
              L’ultimo insieme al mio amico docente universitario, che corre pure come un pazzo (io con l’età sono diventato posato e prudente, lui no: mantiene uno spirito giovane!).

  9. werner says:

    Qui a Bergamo il problema é molto sentito… D’altra parte l’aeroporto e Ryanair hanno portato uno sviluppo turistico e una possibilità di connessione che sta generando ricchezza per molti ( non solo i padroni dell’aeroporto)… Senza contare gli effetti positivi non economici sulla città e i suoi abitanti.

    • Per Werner

      “D’altra parte l’aeroporto e Ryanair hanno portato uno sviluppo turistico e una possibilità di connessione che sta generando ricchezza per molti ”

      Infatti, il punto è proprio quello. A me interessa volare spendendo poco; a te interessa che io venga a comprare da te. Peccato che in mezzo io avveleno tuo figlio, trasformandolo in uno zombie che dovrai mantenere per il resto della tua vita e renda insopportabile le vita a tuo fratello che abita accanto all’aeroporto, ma i problemi appaiono più lentamente dei risultati apparentemente positivi.

      D’altronde, nessuno potrà stabilire esattamente se la zombizzazione di tuo figlio sia dovuta alle particelle calate dal mio volo, alle auto che fanno la fila per andare alla discoteca che ha dato lavoro a tuo cugino, all’inceneritore che risolve i tuoi rifiuti e ti tiene pulita casa…

      • werner says:

        Tutto verosimile… Eppure mi sembra più dannoso e stupido inquinare per 50Km al giorno in auto andando e tornando dal lavoro.

  10. Ugo Bardi says:

    L’aviazione civile è un curioso ircocervo della globalizzazione. Non durerà molto a lungo; il problema è che non ci sono alternative ai combustibili fossili per gli aerei. Ovvero, non si possono fare aerei “sostenibili”. Vedi per esempio il mio ultimo post qui sull’idea dell’aereo a idrogeno:

    http://cassandralegacy.blogspot.it/2016/10/hydrogen-powered-planes-what-could-be.html

    Seguiranno un paio di altri post su altre possibili idee che non funzionano (tipo biocombustibili). Allora, anche i ricchi stanno cominciando ad accorgersi che a) non ci sono abbastanza combustibili fossili per tutti e b) non possiamo permetterci di bruciare nemmeno quello che resta. A questo punto, diranno ai meno ricchi di stare a terra e andare a piedi o in bicicletta (non dico i poveri, che quelli già lo fanno). Magia: le linee aeree spariranno come neve al sole.

    • Grog says:

      Vietato ZOMBIZZARE!
      D’ora in avanti bisogna MIGUELIZZARE tutti
      – anda anda andalé Tepepa!
      – chiudi il gas e vieni via con la bicicletta sei gia mia!
      – piace al elettricista, piace al terorista, piace al miguelista!

      Grog! Grog! Grog!

    • “http://cassandralegacy.blogspot.it/2016/10/hydrogen-powered-planes-what-could-be.html”

      Grazie!

  11. Grog says:

    Ma cazzo!
    Non ci sono più i terremoti di una volta! L’unico deceduto è uno sfortunato di 73 anni morto per un colpo al cuore volgarmente detto coccolone.
    Secondo me ci ha attaccato la maledizione lanciata da quel gran figlio di puttana di vice ministro israeliano, i giudei a mandare maledizioni sono peggio dei napoletani, mentre i napoletani sono sostanzialmente buoni e ti fanno al massimo venire la caghetta, i giudei sono cattivissimi e ti impestano con le sette piaghe d’Egitto! Guai anche solo a guardarli di traverso, minimo il giorno dopo non si sa perché ti ritrovi con 10 attentati terroristici in casa naturalmente di terroristi islamici, qui GATACICOVA(*).
    Grog! Grog! Grog!
    (*) GATACICOVA ministra all’agricoltura israeliana di provenienza russa

    • paniscus says:

      “GATACICOVA ministra all’agricoltura israeliana di provenienza russa”
      ————————–

      No, quella era GALINA KOCIMILOVA :)

      • PinoMamet says:

        Ricordo il caso di un italiano residente in Belgio che scriveva lettere ai giornali firmandosi con nomi inventati di questo tipo, giochi di parole in italiano, ma assolutamente incomprensibili al lettore belga.
        Ci hanno messo anni a scoprirlo.

        Purtroppo delle sue firme ricordo solo FIGHINA SEMINOVA ;)

        • paniscus says:

          Credo che la maggior parte di quei nomignoli inventati abbia avuto un’origine ben precisa e ben localizzata nel tempo: ossia, le olimpiadi di Roma del 1960, che furono anche le prime ben seguite dai media in maniera “moderna”.

          In quell’occasione, per la prima volta, affluirono in Italia (e sui giornali e notiziari nazionali) atleti di tutto il mondo, molti dei quali dai nomi impronunciabili o vagamente ridicoli per un orecchio italiano, che furono prontamente parodiati, con successive aggiunte e varianti infinite.

          In effetti, quando io ero bambina (cioè, comunque, 15 o 20 anni dopo quei fatti), la maggior parte dei personaggi citati in quelle liste consisteva in improbabili campioni sportivi, dall’ostacolista cinese Chin Chan Pai al tuffatore giapponese Kifuki Maspinto, al lanciatore di peso turco Buttallah.

          Le integrazioni meno sportive, ma più pecorecce o più politiche, sono arrivate dopo.

          • izzaldin says:

            Credo che la maggior parte di quei nomignoli inventati abbia avuto un’origine ben precisa e ben localizzata nel tempo: ossia, le olimpiadi di Roma del 1960, che furono anche le prime ben seguite dai media in maniera “moderna”.

            osservazione illuminante! andrebbe individuato il “paziente zero” nella trasmissione di questo meme, cioè capire chi è stato a diffondere queste facezie dai bar sport ai media nazionali.

            tuffatore giapponese Kifuki Maspinto

            qui il tuffatore giapponese aveva un nome in dialetto:
            Kufuka Mammuttò
            :)

            • paniscus says:

              “Kufuka Mammuttò”
              ————————–

              Per non parlare dell’altrettanto improbabile panchina delle riserve della nazionale di calcio del Giappone, che includeva personaggi come :

              – Nunsose Yoko
              – Yokopoko Mayoko
              – Yokopoi
              – Noyoko Mayi

              Ma quelli credo che non fossero della mandata originaria, bensì almeno degli anni ottanta inoltrati…

          • Z. says:

            Chissà se si ispirò ai giochi olimpici quel tizio della Bassa Romagna che chiamò la figlia col nome, solo apparentemente slavo, di “Antavleva”.

            (an t’avleva, “non ti volevo”).

            • paniscus says:

              ” “Antavleva”. (“non ti volevo”).
              ———————

              Questa francamente non so se sia una leggenda, magari si usava come soprannome, ma non sono sicura che sia mai stato scritto su un documento anagrafico.

              Invece è sicuramente attestato, fino a tutta la prima metà del novecento, il nome “Finimola”, dato all’ultimogenita (o almeno,a quella che si sperava fosse l’ultimogenita) di una famiglia già parecchio numerosa.

              Se poi ne arrivava ancora un altro, non so a quale nome si ricorresse, tipo “Daccapo” o “Cirisiamo” ????

            • Roberto says:

              Ho conosciuto una finimola!
              (In Emilia, era vecchissima 20 anni fa…)

              Su antavleva sembra che ce ne siano 9 in Italia
              http://www.name-statistics.org/it/prenume.php?prenume=Antavleva

            • PinoMamet says:

              Non riesco a immaginare nome più emilianoromagnolo di Antavleva Bottazzi!

            • Peucezio says:

              Ma an è un’unica negazione o va scissa in a, clitico soggetto (in questo caso “io”, sempre che non sia un espletivo) + ‘n, negazione?

              Esiste del teatro dialettale bolognese di cui sia visibile o scaricabile qualcosa in rete?

            • PinoMamet says:

              “Ma an è un’unica negazione o va scissa in a, clitico soggetto (in questo caso “io”, sempre che non sia un espletivo) + ‘n, negazione?”

              Bella domanda.
              I dialetti del gruppo emiliano, tra quelli gallo-italici, mi sembrano i più spinti in questo senso evolutivo, con un forte uso di queste vocali clitiche, la sparizione di molte vocali non accentate ecc.
              Non saprei perché, visto che sono anche i più vicini geograficamente all’area dell’italiano “centrale”, mentre sintatticamente mi sembrano tra i più distanti.

              Comunque credo che non ci sia una vera o propria risposta alla tua domanda, o meglio, sono vere entrambe le cose.

              Sicuramente “an” è derivato da una “n” che indica la negazione, con una vocale d’appoggio;
              ma è anche l’unione di questa con la “a” che segna la prima personale singolare, come rafforzamento del pronome di prima persona o da sola
              (“me a digh” ma anche solo “a digh”).

              La difficoltà maggiore per i non “madrelingua dialettali”, e quella che li fa riconoscere al primo colpo, molto più degli scivoloni lessicali, è proprio il maneggiare tutte queste particelle inesistenti in italiano, e che a volte cambiano posto:

              “non vorresti?” “an t’avrìss?” ma anche “vrìssat mìa?”

            • Peucezio says:

              Pino,
              “I dialetti del gruppo emiliano, tra quelli gallo-italici, mi sembrano i più spinti in questo senso evolutivo, con un forte uso di queste vocali clitiche, la sparizione di molte vocali non accentate ecc.
              Non saprei perché, visto che sono anche i più vicini geograficamente all’area dell’italiano “centrale”, mentre sintatticamente mi sembrano tra i più distanti.”

              In questo caso la contiguità geografica credo sia ininfluente.
              I dialetti emiliani hanno un forte accento d’intensità, un po’ come quelli pugliesi, il che comporta una maggiore enfasi articolatoria della sillaba tonica, con conseguenti frangimenti e alterazioni e con l’indebolimento delle atone, col risultato di avere molte parole monosillabiche o comunque brevi e molti nessi consonantici dovuti a sincopi di vocali atone.
              Si nota, rispetto al resto del settentrione, con l’eccezione del Piemonte, è questo fatto che l’elemento vocalico nei clitici viene sempre prima anziché dopo quello consonantico (credo sia un dato dei più caratterizzanti e vistosi delle vostre parlate), per cui forme come am, at, an, ecc. ecc., con un’a non etimologica che giustamente hai definito d’appoggio: la trafila dovrebbe essere più o meno te/tibi > t > at, in cui la caduta della parte vocalica diopo t è dovuta a quello stesso meccanismo di indebolimento e caduta delle atone.

              Prima o poi ti proporrò di scrivere qualcosa a quattro mani sui vostri dialetti! :-)

            • PinoMamet says:

              Ci sto! :D

            • Peucezio says:

              E’ uno scherzo fino a un certo punto :-)
              Tu non avrai magari tutti gli strumenti metodologici specialistici che posso avere io (che, non credere, ho le mie lacune sul piano teorico, ci sono modelli che conosco pochissimo, altri che maneggio con difficoltà, anche perché ongi giorno esce fuori qualche nuova teoria), ma hai una conoscenza profonda della realtà linguistica del territorio e, soprattutto, hai l’orecchio, la sensibilità linguistica, l’intelligenza dei fenomeni, che è ancora più importante degli strumenti metodologici (sapessi quanti specialisti molto attrezzati dal punto di vista della linguistica teorica scrivono bestialità, perché non capiscono le parlate che studiano e le loro strutture).

              A proposito, devo muoverti però un appunto :-)
              Leggo sul Morani che la legge di Grassmann non è poi così tassativa: qualche eccezione esiste.

            • Z. says:

              Peucezio,

              — Ma an è un’unica negazione o va scissa in a, clitico soggetto (in questo caso “io”, sempre che non sia un espletivo) + ‘n, negazione? —

              Direi la seconda, se ho decifrato il lessico di settore. Non direi che è espletivo, insomma: quella “a” ci deve essere.

              Ad es., per dire “(io) vado” direi (me) a veg, per dire “(essi) vanno” direi (lo) i va.

              E per dire “(io) non ti volevo”, “(me) an t’avleva.

              Il soggetto spesso viene omesso, la particella – che mi risulti – mai.

              Riguardo alla pronuncia, la “e” di “me” è pronunciata simile a una “e” francese muta – insomma, non accentata.

              Del resto, “L’automedonte al ataché”, frase di un celebre sonetto di Stecchetti, è costruita esattamente come in francese, con tanto di inversione.

            • Peucezio says:

              Z.,
              per la verità espletivo vuol dire proprio che non è omissibile.
              Cioè non sempre tassativamente.
              Un pronome espletivo è un pronome semanticamente vuoto, cui non corrisponde di solito una persona grammaticale reale, animata o inanimata.
              Un esempio di espletivo è l’impersonale delle lingue non pro drop, es. fr. il pleut, che non vuol dire nulla, perché non è che c’è uno che piove, però, appunto, non si può omettere.
              Allo stesso modo a in me a veg è un mero riempitivo, che però ci vuole, perché lo richiede la sintassi specifica di quel dialetto, che, anche quando si specifica il soggetto con un pronome tonico (me), richiede comunque il clitico soggetto.
              Nelle lingue pro drop come l’italiano (ma non il toscano popolare, che ha caratteristiche non pro drop) in genere non ci sono clitici espletivi.

            • Z. says:

              Grazie della spiegazione… a quanto pare, dopotutto non avevo decifrato il lessico. Però ci ho provato, dico davvero!

              :)

              A parte questo, si tratta di una particella che cambia a seconda del soggetto:

              me a vèg
              te t’vé
              lo e va
              etc.

              e naturalmente “piove” è e piov: un po’ come in francese, in effetti.

            • Peucezio says:

              “A parte questo, si tratta di una particella che cambia a seconda del soggetto:

              me a vèg
              te t’vé
              lo e va
              etc.

              e naturalmente “piove” è e piov: un po’ come in francese, in effetti.”

              Allora non è espletivo, è un pronome soggetto clitico.
              Tranne nell’ultimo caso, di e piov.

      • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

        @ Paniscus

        “Galina Kocimilova” è favolosa: sto ancora ridendo… :) :) :)

        • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

          Idem per “Fighina Seminova”… :) :) :)

          • Moi says:

            Si vede che sei giovanissimo : una volta, prima del Politically Correct Totalitario, diventavan già e arcinote e stravecchie dalla prima alla terza elementare !

      • Grog says:

        Si vede che sei una PROFIA cara Paniscus!
        Come si chiamava la prostituta greca per eccellenza?
        MIKA LA DO (o INSEGNO) GRATIS
        Grog! Grog! Grog!

        • Peucezio says:

          Vabbè, visto che siamo in tema,
          il primario dell’ospedale di Hong Kong:
          Shittusang
          Il suo aiutante:
          Dang Han

          La capirà solo Mirkhond, temo, ma vabbè…

          • PinoMamet says:

            Dang Han mi suona misterioso in effetti…

            • Moi says:

              un conto è basare ‘sti “simil-grammelots” (o come si chiamano) sull’ Italiano o tutt’al più sul romanesco, un conto su di un dialetto non- medianofono …

            • Moi says:

              tipo lo PseudoTedesco del “Sinkegenkispurgen” (scritto alla Tedesca) … che capiranno almeno Pino e Zeta.

              E forse, dopotutto, Peucezio e Francesco su base Milanese … o Habs su base Torinese (già meno probabile).

            • Peucezio says:

              Scìitte u sanghe
              [ˈʃiə̯tt u ˈsaŋɡə]
              “getta il sangue”

              da nganne
              [da ˈŋɡannə]
              lett. “da in canna”, “da in gola”.

              Cioè “sputa il sangue dalla gola!”, quindi, in epoche in c’era la tisi e quando uno tossiva sangue vuol dire che ne era affetto “crepa!”.

              Invece
              scìitte u velène da nganne
              vuol dire “sputa!”, “spara!”, “esprimiti!”, cioè è un’esortazione a mettere da parte ogni reticenza e parlare.

            • paniscus says:

              “scìitte u velène da nganne”
              ——————

              Cioè, equivale a “sputa il rospo”?

            • Peucezio says:

              Lisa,
              esattamente.

              Quando ci spieghi la faccenda della genetica (se hai tempo e voglia, s’intende)?

            • Moi says:

              penso che resteresti deluso, Peicezio … per Lisa siam tutti simil-Bonobo Degenerati ;)

            • paniscus says:

              Cioè, quale “faccenda della genetica” dovrei spiegare esattamente? Quella sulla erre moscia? Ma GIURO che non ne so nulla!

            • Peucezio says:

              La questione sui movimenti delle popolazioni, le varie componenti genetiche dell’Europa, come fanno a ricostruire il passato dal genoma attuale.
              Nel post “Si geme nel giardino” ti ho invocato più volte per avere qualche lume in merito.

  12. PinoMamet says:

    Io di Miguel invidio molto una cosa: il viaggio in nave.

    A me è capitato solo una volta di traversare l’Adriatico, non chissà che Oceano, su una nave, e ho apprezzato l’esperienza.
    Da ragazzi, con un mio amico, pensavamo di trascorrere le vacanze lavorando come mozzi su una nave da crociera, grazie a conoscenze di mio padre; poi purtroppo non se ne fece nulla.
    Più avanti, aveva mezzo progettato (era e, anche se ormai dotato di figli, è ancora pieni di progetti di questo genere) di viaggiare su una nave cargo come passeggeri, e mi aveva assolutamente convinto, perché mi convince sempre ;) .
    Ho leggiucchiato anche il blog di uno che l’ha fatto diverse volte (ora non ricordo come si chiamasse) e sembra un’esperienza interessante.

    Ecco, soluzioni pro o contro l’aereo non ne ho, ma magari si potrebbero rivalutare i viaggi in nave, farli tornare a essere (come in realtà sono sempre stati) fighi, interessanti.
    Non solo le crociere, anche proprio la nave intesa come mezzo di trasporto.

    Certo, ci vuole più tempo…

    • Mauricius Tarvisii says:

      Obiezione: se io ho una settimana di ferie e voglio andare negli USA non posso trascorrerla in nave per poi prendermi anche un po’ di aspettativa perché appena sceso devo imbarcarmi sulla nave che mi riporterà a casa!

    • PinoMamet says:

      Hai perfettamente ragione, in effetti, e la mia soluzione- che risolverebbe anche il problema della disoccupazione ;) – sarebbe meno lavoro per tutti! e più ferie per tutti!
      :)

    • “Io di Miguel invidio molto una cosa: il viaggio in nave.”

      :-)

      Credo che oggi i lunghi viaggi su navi merce, con la bocca piena di sale e le stelle in cielo, siano diventati assai costosi.

      • paniscus says:

        Se non altro perché, per riuscire a farli, si dovrebbero prendere settimane di aspettativa non pagata dal lavoro, sempre che venga concessa :)

        • Grog says:

          E vi va di gran culo!
          Ai tempi della Repubblica Veneta avreste fatto le vacanze al remo a frustate sulla schiena!
          Grog! Grog! Grog!

      • Moi says:

        … fra gli EcoHipsters tira di brutto , oggi ! ;)

        • Moi says:

          Intendevo la vacanza a bordo della barca _ preferibilmente a vela _ con l’equipaggio, un po’ s’impara a veleggiare con il learning by doing e si mangia quel che si pesca.

          … poi probabilmente ci sarà anche la versione “ad alghe” per i Vegani.

  13. Uno degli argomenti degli sfasciamondo più diffusi suona all’incirca così…

    c’è un comportamento diffuso.

    Si scopre che questo comportamento diffuso è devastante.

    Appena lo si fa notare, si alza un urlo, “il popolo ha il diritto di farlo, sei forse uno snob che vorrebbe che potessero farlo solo i ricchi?”

    Per far capire la malafede di questo ragionamento, basta pensare al caso inverso, il golf che a modo suo certamente è uno sport “ecologico”.

    Per permettere a tutta la specie umana di esercitare il proprio sacrosanto diritto di giocare a golf, bisognerebbe distruggere autostrade, fabbriche, città, campi, allevamenti di carne, stadi, centri commerciali…

    Come mai non ci si batte con lo stesso accanimento per il Golf al Popolo?

    Infatti, io che non gioco a golf, non ho problemi a lasciare tale sport ai ricchi; e se si permettono di invadere qualcosa che mi è caro, di impedirlo pure a loro.

    • Moi says:

      Mah … io al green del golf una volta (che pagava qualcunaltro) ci sono stato … pallosissimo ! Davvero: era decisamente più divertente il minigolf di Cervia da cinno ! ;)

    • Roberto says:

      “Per far capire la malafede di questo ragionamento, basta pensare al caso inverso, il golf che a modo suo certamente è uno sport “ecologico”.

      1. Non è affatto malafede, basta farsi la domanda “chi vuoi che paghi per salvare il mondo”.
      La risposta può essere i poveri (rendiamo cose come i voli più costose), tutti (vietiamo i voli), i nostri figli (lasciamo le cose come stanno)

      2. Il golf è forse ecologico in Scozia, ma hai idea della quantità d’acqua sprecata per avere un green in California o a Dubai?

      • Mauricius Tarvisii says:

        Non è detto che tutto vada contingentato sulla base della ricchezza. Certo, nella logica dell’UE è difficile anche concepire qualcosa di diverso dal libero mercato :D ma basta sforzarsi per essere fantasiosi.

        • Roberto says:

          Certo, ma se tu mi dici rendiamo più cari i voli, o la carne, o la benzina stai oggettivamente chiedendo ai meno ricchi di sopportare lo sforzo.
          Se elimini ryanair, Berlusconi in aereo in Sardegna ci va lo stesso…

          • Per roberto

            “Se elimini ryanair, Berlusconi in aereo in Sardegna ci va lo stesso…”

            Questo non riesce a turbarmi più di tanto.

            Sarebbe pur sempre un aereo solo al giorno invece di cento.

            Poi siccome Berlusconi mi sta antipatico, glielo vieterei anche lui, ma sarebbe solo per dispetto.

            Però è chiaro che questo significa anche la necessità di riorientare l’economia sarda;

            come andrebbe anche riorientata l’economia oltrarnina: qui entrano in apparenza tanti soldi con i bed and breakfast grazie anche a Ryanair; e quindi arrivano agenzie che comprano case qui per gente che non mette nemmeno piede nel quartiere, ma affittano soltanto come bedenbrecfas; e così il quartiere si svuota e i soldi che arrivano vanno altrove; e alla fine non vale la pena di vivere in un quartiere morto.

            Che poi appena cambia qualcosa nell’economia mondiale (che so, risalgono i prezzi del carburante), chiuderanno i bedenbrecfas e resteranno soltanto i ruderi di case vuote.

            L’economia ha bisogno di basi stabili e locali, nei limiti ovviamente del possibile, non di “cogliere le occasioni al volo” e poi sperare di poter saltare a qualcos’altro.

            • werner says:

              Puntare sullo sviluppo tecnologico per avere aerei sempre più silenziosi e meno inquinanti no? Con auto, case ed elettrodomestici inizia a funzionare.

            • “Con auto, case ed elettrodomestici inizia a funzionare.”

              Non “inizia a funzionare”.

              In Europa e negli Stati Uniti, inizia a rallentare l’aumento di certi fenomeni distruttivi.

              Il problema sta nella struttura stessa di un sistema basato interamente sulla combustione, che fino a un secolo fa era l’eccezione, che riguardava un minimo di riscaldamento, il lavoro dei fabbri e dei vasai, la cucina. Tutte attività inquinanti, ma con un impatto complessivo minimo.

              Se io brucio un pezzo di legno, ne ricavo un po’ di calore, molta cenere e moltissimo fumo. Per quanto possa rendere “efficiente” la produzione di calore, non si esce da questo meccanismo.

              Il calore, una volta sfruttato, diventa anch’esso inutile e si disperde, contribuendo (assieme ad altri fattori ovviamente) al riscaldamento globale, mentre la cenere e il fumo non sono recuperabili, perché non puoi correre dietro a palline che misurano milionesimi di un centimetro e riacchiapparle tutte.

              Lungo tutta la linea, si possono introdurre geniali sistemi per ritardare e ridurre lo spreco (ad esempio, usando il calore emesso dalle auto per far funzionare dei pannelli che forniscono un po’ di corrente elettrica), ma lo spreco è l’essenza inevitabile di tutto il sistema.

              La soluzione consiste, ovviamente, nel fare a meno il più possibile proprio della combustione; ma questo non è conciliabile con una società che si fonda idealmente sulla crescita e l’espansione.

              E questo è dettato dalla necessità di avere un ritorno sugli investimenti.

          • Mauricius Tarvisii says:

            È sempre possibile contingentare e calmierare, soprattutto in settori maniacalmente controllati come quello del trasporto aereo.

            • Per Mauricius

              “in settori maniacalmente controllati”

              Una riflessione interessante. In effetti, oggi tutto è maniacalmente controllato (mica solo il trasporto aereo), in funzione di una sola e precisa cosa: la causa che una persona che si fa male può intentare al responsabile di turno.

              Dove “si fa male” però significa un danno diretto e facilmente dimostrabile.

              Un brusco movimento dell’aereo, ti fai un taglietto al dito? Processi e megarisarcimenti e misure incredibili per evitare che succeda mai più.

              L’aereo sparge veleni che contribuiranno per il 10% alla morte atroce di 100.000 persone? Non se ne parla nemmeno.

            • paniscus says:

              Miguel (e anche per Pino che su questo argomento mi pare diventato molto sensibile): esattamente come le prassi che hanno preso piede a scuola. L’accusa di “violazione del diritto allo studio” o di “violazione degli obblighi istituzionali della scuola” di fronte ai diritti del singolo utente, esiste solo in funzione ciò che può offendere, indispettire o deprimere la singola persona in quel momento, senza la minima consapevolezza delle eventuali conseguenze collettive, a lungo termine, per gli stessi soggetti tra qualche anno o qualche decennio, e per tutta la società in generale.

              In una classe, abbiamo una certa percentuale di alunni che, nonostante tutti gli sforzi della scuola per organizzare lezioni di recupero e per sensibilizzare le famiglie, continuano a ottenere risultati insufficienti, e che quindi dovrebbero essere bocciati?

              Beh, le alternative sono due:

              a) o si bocciano davvero, e allora si rischia una serie infinita di contestazioni individuali, alle quali potrebbe facilmente essere dato ragione in tribunale sulla base di microscopici cavilli burocratici che non c’entrano NULLA con l’effettivo livello di preparazione dei ragazzi stessi

              (ossia, che so, la bocciatura non è valida perché la scuola “non aveva fatto abbastanza per accertarsi che la famiglia fosse a conoscenza della situazione critica del ragazzo” , cioè aveva mandato solo quattro o cinque avvisi scritti invece che dieci.. oppure la bocciatura non è valida “perché l’ultima interrogazione andata male era stata tenuta in un giorno in cui il ragazzo era in eccessive condizioni di ansia“, e poco importa se in quella stessa materia aveva sempre avuto 4 per tutto l’anno e se aveva altre quattro o cinque materie insufficienti, l’importante è sostenere che fosse stato traumatizzato dall’ultima interrogazione fatale)

              b) oppure non li si boccia, proprio per evitare complicazioni del genere, e per fare questo si abbassa l’asticella delle richieste per tutti, con il risultato di certificare competenze false e di abbassare il livello medio di preparazione anche di quelli bravi, sfornando generazioni di diplomati e di laureati sempre più incompetenti, che poi andranno, da incompetenti, a svolgere lavori di responsabilità e di utilità pubblica, peggiorando il livello generale dei servizi per tutti, sia pubblici che privati.

              Ma quando sarà peggiorato il livello generale dei servizi per tutti, non ci sarà mica nessuno che si ricorderà più che questo potrebbe essere stato causato 10 o 20 anni prima…

              …da una scuola che promuoveva cani e porci, pur di non far demoralizzare troppo il povero Pierino che soffriva di ansia, o di non far imbestialire troppo i genitori della povera Paoletta che soffriva di scarsa autostima!

            • Peucezio says:

              La cosa folle è che la promozione sia considerata la cosa normale, “di default, “non marcata” direbbe un linguista, invece la bocciatura una misura particolare, positiva, quasi un’eccezione.
              Invece la normalità (non dico statistica, ma di principio) dovrebbe essere la bocciatura.
              Cioè io devo certificare davanti alla società e al mondo che tu hai acquisito certe competenze. Tu mi chiedi di farlo e cerchi di dimostrare la tua preparazione. Se hai tutti i requisiti, io lo attesto. Ma è una cosa in più, come ottenere un certificato: se esiste il minimo, infinitesimale dubbio sul livello della tua preparazione, io ti boccio e basta. E a calci nel sedere.

            • Peucezio says:

              Ricordo un mio professore di liceo, un simpatico e coltissimo signore senese, che diceva: “io quando meritate non ho problemi a darvi un buon voto: mica ci rimetto del mio!”.
              Lui era onesto davvero: valutava con oggettività.

              Ma in effetti non sarebbe male introdurre una tassazione all’istituto scolastico per ogni promozione e, all’università, per ogni esame passato e per ogni laurea.
              Invece si fa il contrario.

              Ma io dico, a ‘sto punto stampate diplomi e lauree e mandateli direttamente a casa dei ragazzi rispettivamente di 18 e di 23 anni: risparmieremmo stipendi a professori, bidelli, funzionari vari.
              Poi verrebbero fuori istituti privati che attesterebbero in maniera ufficiosa la preparazione vera, per poi trovare una posizione lavorativa a chi le competenze le ha acquisite davvero, anche senza titoli giuridicamente riconosciuti.
              Quelli ufficiali invece potrebbero all’occorrenza essere un ottimo sostituto della carta igienica. Anzi, andrebbero fatti in carta molto morbida e magari profumata (così il culo dopo profuma di più e uno annusandoti dice: “ah, ti hanno mandato il diploma a casa?”).

            • paniscus says:

              “Ma io dico, a ‘sto punto stampate diplomi e lauree e mandateli direttamente a casa dei ragazzi rispettivamente di 18 e di 23 anni: risparmieremmo stipendi a professori, bidelli, funzionari vari.”
              ————–

              Sehhhhhh, e poi i genitori che vogliono assolutamente che lo stato garantisca loro un servizio di sorveglianza che tenga i loro figli a deposito per qualche ora al giorno, chi li sente?

              Magari all’università il fenomeno è più labile (ma NON ILLUDERTI che sia nullo)… ma per tutta la fascia di età delle superiori, compresi i maggiorenni, e compresi quelli che sono ancora minorenni ma comunque fuori dall’obbligo scolastico, è un martellamento continuo!

            • Peucezio says:

              Già, ci hai ragione pure tu.

              Sostituissero i diplomi con attestati di frequenza, anzi, di avvenuta sorveglianza.

            • PinoMamet says:

              L’asilonidizzazione della scuola!
              Di fatto è quel che è avvenuto: anziché chiamare gli aisli “scuole materne”, bisognerebbe chiamare tutti gli ordini scolastici “asilo nido, asilo meno nido, asilo per implumi, asilo per uccellacci”, comunque “ricovero per persone ritentute da un lato preziose, intoccabili e sacre, dall’altro incapaci di prendere decisioni, indifese e da proteggere”.

              Che imparino o meno è secondario: da parte di molti genitori, lo si dà per scontato, “mio figlio è così intelligente” (no, cretino, tuo figlio è un asino tal quale te, lo cose non gli entrano in testa neanche a martellate), da parte dei figli è considerato un imprevisto e un incidente di percorso, essendo per loro il fine della scuola continuare a fequentare il loro giro di amici.

              Comunque il vero buco nero della scuola italiana sono le medie inferiori, mi sa:
              lì spesso (non sempre per carità) entrano ragazzini ben preparati dalla maestra o maestro delle elementari, che ne lgiro di tre anni vengono trasformati in piccoli delinquenti ignoranti che credono di trovarsi in qualche telefilm scolastico in cui il fine ultimo della scuola sia quello di essere “popolari”, un termine del tutto ignoto ai miei tempi ma che sembra un’ossessione per i ragazzini di oggi.

            • Peucezio says:

              Devo essere stato l’unico in Italia ad aver ricevuto più stimoli culturali dalle medie che dagli altri cicli scolastici.

              Nel mio caso merito di un signore, allora ventisettenne, allievo di Cesare Segre (ma questo l’ho scoperto per caso un paio d’anni fa).

            • Zhong says:

              “b) oppure non li si boccia, proprio per evitare complicazioni del genere, e per fare questo si abbassa l’asticella delle richieste per tutti, con il risultato di certificare competenze false e di abbassare il livello medio di preparazione anche di quelli bravi, [….]”

              Mi ripeto, credo di aver gia’ postato un commento simile:

              Il fatto che il titolo in se’ non vale piu’ nulla e’ palese. Invece secondo me non e’ vero che ci debbano rimettere i piu’ bravi. I voti sono quello che ancora puo’ discriminare.
              Insomma c’e’ una bella differenza tra un 6 e un 10!

              Zhong

            • Peucezio says:

              Ah, quello sì.
              Sempre che non siano regalati anche i 10.
              Ma il guaio è che per la maggior parte delle attività il voto di laurea conta poco, per cui uno passa sempre con i 6 e si diploma, poi passa sempre con i 18 e si laurea (non so neanche qual è il voto minimo di laurea), il risultato è che poi abbiamo una società in cui nessuno sa niente né sa fare niente.

            • paniscus says:

              per Zhong:

              e invece è verissimo, che i più capaci e più motivati ci rimettano, perché, essendo costretti a seguire il passo dei più scarsi, e quindi ad annoiarsi a morte sentendo rimasticare sempre le stesse banalità che sanno già… ci rimettono eccome, non avendo alcuna occasione di migliorarsi. Tanto, a loro basta aprire bocca per prendere 10, anche se non fanno nulla!

              E soprattutto, ci rimettono ancora di più quelli delle fasce intermedie, quelli “bravini ma non eccellenti” che potrebbero avere ottime occasioni per migliorarsi, raffinarsi e aumentare veramente di livello impegnandosi di più, ma che non lo fanno perché non sono affatto motivati a farlo, constatando che prendono comunque voti altissimi già così.

              D’altra parte, l’unico modo per dare 6 in massa anche a chi meriterebbe 3 è proprio quello di abbassare vergognosamente il livello delle richieste per tutti e riscalare i voti verso l’alto per tutti… per cui, chi dovrebbe avere un 6 preciso preciso prende 7 o 8 (per “differenziarlo” da quello che ha preso il 6 fasullo ma in realtà doveva avere 3 o 4), e chi è già sui livelli dell’8 ha il diritto automatico al 10, convincendosi di essere “un’eccellenza” quando invece è solo dignitosamente bravo, ma non certo un’eccellenza estrema.

              Poi succede che questi (alla prima prova di selezione VERA della loro vita, in cui non ci sono aiutini, voti di consiglio gonfiati e “premi per l’impegno”), non riescono a passare i test di accesso universitari o a superare selezioni lavorative, e non si capacitano del perché, e si sconvolgono dal trauma… dato che erano sempre stati abituati ad essere considerati bravissimi, e se n’erano convinti anche loro per primi.

            • PinoMamet says:

              Sono regalati anche i 10.

              Ai miei tempi- sì, lo so che è un discorso da vecchio, ma è così- un 8 era considerato un buon voto; un voto ottimo, in effetti, e il massimo che si potesse ottenere ragionevolmente.

              Di 10 se ne vedeva uno l’anno, in una materia, e nemmeno tutti gli anni.

              Adesso se dai 7 a uno studente ha da ridire, dice che gli abbassi la media.

            • PinoMamet says:

              Vedo che Lisa ha spiegato meglio di me il meccanismo attuale dei voti.

            • paniscus says:

              E teniamo conto anche del fatto che non è solo una questione di mentalità bacata all’interno della categoria, ma che esiste effettivamente un sistema burocratico calato dall’alto, che INCORAGGIA e che PREMIA le scuole che agiscono così.

              Una persona normale non ci crederebbe, ma esiste addirittura qualcosa che si chiama RAV (Rapporto di Auto Valutazione) che finisce in una statistica complessiva, in cui le singole scuole acquisiscono punteggio se dimostrano di aver ridotto le bocciature e innalzato la media dei voti in uscita…

            • Zhong says:

              “..convincendosi di essere “un’eccellenza” quando invece è solo dignitosamente bravo, ma non certo un’eccellenza estrema.”

              OK sono d’accordo, ma in effetti non mi sono spiegato bene.

              Io non volevo assolutamente riferirmi a risultati di eccellenza.

              Intendevo dire che i voti servono per discriminare gli incapaci dai dignitosi, appunto. Sebbene si prenda un titolo con il 6, dovrebbe essere chiaro a tutti che un titolo dignitoso, si prende dall’8 in su.

              Zhong

            • paniscus says:

              “Ai miei tempi- sì, lo so che è un discorso da vecchio, ma è così- un 8 era considerato un buon voto;

              Di 10 se ne vedeva uno l’anno, in una materia, e nemmeno tutti gli anni.”
              —————-

              Però è anche vero che ai tempi nostri il voto dell’esame finale era completamente scollegato dal curriculum precedente, e quindi lo studente che era sempre stato veramente bravo poteva benissimo prendere il massimo anche se per tutti gli anni precedenti aveva preso la media dell’8 e non certo del 10.

              E comunque, non era considerato automatico che tutti quelli bravi avessero il diritto a prendere il massimo: di diplomati con il massimo assoluto, in media, ogni anno ce n’erano uno o due nell’intera scuola, non c’era l’aspettativa automatica di averne almeno uno o due per ogni classe, come adesso!

              Invece adesso, grazie a una delle tante norme ispirate all’ “oggettività” e alla “trasparenza“, che a suo tempo fu propagandata proprio come una misura di democrazia e di civiltà per evitare di dare troppo potere all’arbitrio dei singoli insegnanti, una percentuale notevole del voto finale di esame dipende direttamente dal cumulo di “crediti” messo insieme negli anni di scuola precedenti, e che dipende in gran parte dalla media dei voti riportati in questi anni, almeno nel triennio superiore.

              Per cui, ad esempio, due ragazzi entrambi molto bravi, che fanno un bellissimo esame, possono avere voti diversi, magari entrambi alti, ma comunque diversi, a seconda che Pippo sia sempre stato eccellente per tutti gli anni precedenti, mentre Piero ha fatto lo sfaticato in passato, ma è “sbocciato” nell’eccellenza solo in quinta.

              Ma d’altra parte, se lo spirito della legge era proprio quello (ossia, tenere conto di tutto il percorso formativo svolto nel corso di anni e non solo del rendimento immediato nei pochi giorni di esame o nelle ultime settimane di preparazione all’esame, che può avere anche una componente casuale), mi pare assolutamente GIUSTO che Piero prenda un po’ meno di Pippo.

              E invece NO: già a partire dal terzo anno, esistono pressioni MOSTUROSE sugli insegnanti perché comincino a gonfiare i voti a chiunque si dimostri minimamente promettente (ma appunto, non eccellente)… con la minaccia di terrificanti sensi di colpa perché “se tu adesso ti ostini a dargli solo 8 invece di passarlo a 9, forse un giorno, tra due anni, non potrà prendere il massimo dei voti per colpa tua!

            • Roberto says:

              Faccio una domanda ingenua su questo punto:

              “esistono pressioni MOSTUROSE sugli insegnanti”

              Pressioni da chi e che si concretizzano in cosa?

            • Peucezio says:

              “Una persona normale non ci crederebbe, ma esiste addirittura qualcosa che si chiama RAV (Rapporto di Auto Valutazione) che finisce in una statistica complessiva, in cui le singole scuole acquisiscono punteggio se dimostrano di aver ridotto le bocciature e innalzato la media dei voti in uscita…”

              Alla faccia del complottismo.
              Che sia per mero cupio dissolvi, che sia per il modello capitalista che vuole masse di dequalificati, che sia per la paura sinistroide verso l’impegno e la disciplina, che sono cose fasciste e autoritarie, o anche per quella destrorsa verso la cultura (una certa destra che non concepisce che possa avere un senso l’acquisizione di nozioni che non abbiano un riscontro pratico immediato: tipo ti insegno a fare questa cosa, tu domani la fai e dopodomani viene un tizio e te la compra a mille euro; ma non credo, perché anche per questo un minimo di selezione edi acquisizione di capacità strutturate ci vuole), insomma, chiunque sia, persegue scientemente il mondo degli ignroanti analfabeti decerebrati.
              E’ una scelta politica precisa.

      • Per roberto

        “Non è affatto malafede”

        Concordo ovviamente sul “poco ecologico in California”, ma citavo il golf perché ci toglie almeno come immaginario dalla questione “questi cattivi che vogliono bene alle foche ma non amano gli esseri umani che vogliono viaggiare, consumare, divertirsi”.

        Invece la malafede c’è.

        Io, che guadagno meno di te, dico: “è un fatto, appurato al recente congresso scientifico XYZ, che se si continua a usare [poniamo] i tablet arriveremo entro due anni alla fine dell’acqua sul pianeta. Il problema c’è, anche se nessuno sa come risolverlo e non faccio alcuna proposta”.

        E mi sento rispondere: “Ah sì, e tu vorresti strappare il tablet a mio figlio che ci fa i videogiochi, per averlo solo tu che sei un miliardario! Non mi freghi! Viva la lotta proletaria! Tavolette al Popolo!”

        Questo è il meccanismo della malafede.

        Invece, il tuo commento (“la risposta può essere i poveri, tutti, i nostri figli”) è perfettamente sensato e corretto, però non è così che ragionano certi.

        • Z. says:

          Non è necessariamente male fede, Miguel.

          Non dico che sia giusto, eh: di queste cose non ne capisco granché, ma se qualcosa è capace di distruggere il pianeta, allora siamo d’accordo che la povertà non è una giustificazione (e nemmeno la ricchezza).

          Ma non ci vedo necessariamente mala fede.

        • PinoMamet says:

          Io la vedo abbastanza come Z.

  14. Moi says:

    poi c’è la pseudointerpretazione di “I find my love in Portofino” in “Ai ‘n fan mai l’ov in Portofino ” …

  15. Moi says:

    volendo il Bolognese e l’ Emilianese ;) in genere è facilmente “arabizzabile” mediante l’ articolo “al” ;) … cosa già non fattibile con il Romagnolo (dall’ Imolese in giù), che usa ” ‘e” al posto di “al” ! ;)

  16. Moi says:

    @ PEUCEZIO

    A proposito di studi un po’ più aggiornati rispetto agli studiosi manubriobaffuti :

    http://www.adelphi.it/libro/9788845913365

    … l’hai letto ?

    ——————————————————

    Come e da dove ebbero origine le diverse popolazioni umane? Quali percorsi seguirono via via che si distribuivano nei vari continenti, si differenziavano tra loro e si moltiplicavano? Che ruolo ha avuto l’evoluzione culturale e tecnologica?

    A queste domande, affascinanti e grandiose, offre risposta un’opera che fin dalla sua comparsa è stata definita un caposaldo della ricerca.

    Decenni di studi, spedizioni in ogni parte del mondo per osservare le tribù più primitive e isolate, indagini di biologia molecolare in laboratorio, impiego di procedimenti quantitativi matematici e statistici: una ricchezza straordinaria di contributi ha permesso di delineare un atlante genetico dell’umanità che è, insieme, la più completa e aggiornata ricostruzione della nostra storia evolutiva. Dopo aver rilevato dalla letteratura scientifica esistente decine di migliaia di frequenze geniche su diverse migliaia di campioni di popolazioni, gli autori hanno applicato a tali dati – opportunamente elaborati – metodi di analisi innovativi che permettono di sintetizzare in immagini a colori la multidimensionalità storica e geografica della diversità genetica. Questo approccio è integrato da uno spettro di modelli filogenetici grazie ai quali è possibile ricostruire il percorso storico della variabilità genetica fra i gruppi umani – in base al principio che la misura della diversità genetica fra gruppi umani è proporzionale al tempo trascorso dal momento in cui essi si separarono. Questo semplice presupposto, unito alle datazioni fornite dalla paleoantropologia, consente di seguire migrazioni e colonizzazioni, e dunque di scandire i tempi della storia evolutiva degli ultimi centomila anni.

    I dati genetici, messi poi a confronto con le testimonianze dell’archeologia e con le più moderne acquisizioni della linguistica, concorrono così a delineare una prospettiva unitaria – perché unica è l’origine (africana) dell’«uomo anatomicamente moderno», e perché la storia genetica e culturale della nostra specie si compongono nello stesso quadro evolutivo.

    Dall’elaborazione di tutti questi dati multidisciplinari apparirà infine con precisione e univocità che cosa si cela dietro i nebulosi discorsi sulle razze umane, e non potrà che scaturire una implicita confutazione scientifica di ogni razzismo.

    [cit.]

  17. Moi says:

    [VEDI SOPRA]

    Alberto Piazza, Luigi Luca Cavalli-Sforza, Paolo Menozzi
    Storia e geografia dei geni umani

    Traduzione di Giuseppe Matullo, Nazario Cappello, Rosaria Maria Griffo, Sabina
    Rendine
    Biblioteca Scientifica

    1997, pp. XXII-791 , 229 figure, 71 tabelle, 40 tavv. a colori

    Temi: Antropologia, Biologia, Linguistica

    • Peucezio says:

      Ne lessi anni fa uno più vecchio degli stessi autori.
      Segnalazione molto interessante, comunque!

  18. Peucezio says:

    Moi,
    “Sinkegenkispurgen”

    No, il milanese non mi è di nessun aiuto in questo caso.
    “Spurgen” immagino sia legato all’azione di spurgare, ma il resto mi è del tutto oscuro…

  19. PinoMamet says:

    Comunque Moi la tua battaglia contro Halloween ormai è di retroguardia; il fronte si è spostato al Giorno del Ringraziamento!

    C’è già una parrocchia (cattolica eh?) dalle mie parti che lo festeggia, proprio il giorno in cui lo festeggiano gli americani.
    Una festa pensata dai protestanti, per festeggiare la sopravvivenza in America…
    vabbè!

  20. Grog says:

    Fan culo adesso!
    EL PAPITO TANGHERO FESTEGGIA I PROTESTANI
    invece di
    METTERLI GIUSTAMENTE SUL ROGO
    fan triplo culo a lui ai protestanti ad hallocaz e a tutte le MERDOSE AMERICANATE!
    Grog! Grog! Grog!

    Grog è INFEROCITO

    • Mauricius Tarvisii says:

      E’ noto che i tribunali dello SCV hanno piena giurisdizione sulla Svezia.

      • Peucezio says:

        Mettere al rogo un eretico è un diritto di qualsiasi persona in qualsiasi luogo al mondo, come il diritto a nutrirsi e a respirare :-P
        Giurisdizione universale.

        • Grog says:

          Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
          – eretici
          – protestantume vario
          – grembiulini (tolto l’amico di Miguel)
          – piddini
          – piddini della minoranza che sono veramente buffi e faranno ridere anche sul rogo
          – udiccini
          – merdacce varie
          – papiti tangheri
          – toscani (tolti gli amici di Miguel ed i miei, tolti i Livornesi troppo grezzi per non essere simpatici, tolti i cavatori di marmo, tolte alcune belle fighe di Lucca)
          TUTTI AL ROGOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
          Grog! Grog! Grog!

  21. werner says:

    @Miguel

    Non “inizia a funzionare”.
    In Europa e negli Stati Uniti, inizia a rallentare l’aumento di certi fenomeni distruttivi (…)
    La soluzione consiste, ovviamente, nel fare a meno il più possibile proprio della combustione; ma questo non è conciliabile con una società che si fonda idealmente sulla crescita e l’espansione.
    E questo è dettato dalla necessità di avere un ritorno sugli investimenti”

    Non riesco ad essere così pessimista. L’aumento della quota di energia da fonti rinnovabili é costante, le auto elettriche sono ormai una realtà, le case iniziano (finalmente!) a diventare più efficienti… E gli investimenti in questo senso sono in costante aumento.

    Potendo scegliere la via per cercare di evitare la catastrofe tra “meno sviluppo” e “più sviluppo” punto sulla seconda.

    • Francesco says:

      anche io ma per un motivo diverso: il “meno sviluppo” è uno sperare nel “già noto” che non ha precedenti storici.

      la storia umana è un fiume che non passa mai due volte davanti alla stessa spiaggia

      il che non toglie che le possibilità di fallimento restino molto alte

    • Francesco says:

      Mah, a parte la notazione sulla mancanza di popolo cristiano in Svezia, anche per me frutto del Luteranesimo, mi pare un po’ troppo ingolfato di pregiudizi blondettiani

  22. Francesco says:

    Una curiosità: se in 7 miliardi ci mettiamo a bruciare legna per scaldarci, azzerando le industrie estrattive di carbone, petrolio, gas naturale, uranio, quanti giorni ci mettiamo a finire gli alberi?

  23. Giorgio says:

    Ulrike Lohmann è una docente di Fisica dell’atmosfera presso l’ETH di Zurigo ed è specializzata in nefologia. Nel 2013 la professoressa Lohman eseguì delle analisi presso l’aeroporto di Zurigo, insieme con l’Ufficio federale dell’aviazione. Gli esami erano finalizzati a stabilire la composizione chimica dei gas di scarico delle turbine. Fu reperita in primo luogo fuliggine che è essenzialmente carbonio, come nel gas di scarico degli autoveicoli. Non solo, furono rilevati sedici (16) diversi metalli tra cui bario ed alluminio, ma anche ferro, nickel, piombo, rame oltre al calcio.

    Ella dichiara di aver trovato metalli nei gas combusti degli aviogetti, ma anche nel carburante aeronautico. Tra questi metalli, ovviamente, si annoverano alluminio e bario.

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