E di ritorno…

Il commentatore Roberto scrive

“Io però devo dire che la stragrande maggioranza delle persone che conosco è contenta se ha un tetto sulla testa, un piatto di minestra la sera, la ragionevole speranza di mantenere tetto e minestra per se e i propri cari nel futuro e cose di questo tipo. forse sono sfortunato a frequentare persone banali, ma bandiere, inni, frontiere, sovrani, interessano poco e niente.”

Io, a tutto questo con cui concordo e che mi fa sentire maggioranza, vorrei aggiungere l’amore per il nostro mondo, qualunque sia.

L’amore per quel paesaggio, quelle pietre, quegli alberi, quelle persone, quel piccolo scorcio di mondo che ci è dato amare e difendere in questa breve vita.

Come il Carmine, visto attraverso un melograno

blog-carmine2o sotto lo sguardo curioso di un piccione

blog-carmineoppure il nostro Ardiglione, con tutti i suoi secoli di racconti che scorrono come un fiume, da Filippo Lippi figlio del beccaio, a quel marito che scacciò la moglie tutta ignuda di casa la notte, a tutto ciò che non si può raccontare perché si sente dire la notte di corte in corte:

blog-ardiglioneO le sfingi del nostro rione, a due a due:

blog-gattiOppure la croce – quasi irriconoscibile – che un montanaro aretino ha voluto piantare di nascosto, secondo la sua tradizione, nel nostro orto:

blog-giardino-croceInsomma, come dicono i Bianchi:

blog-bianchi

 

 

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188 Responses to E di ritorno…

  1. Grog says:

    Achtung toscanen!
    Se fedo toscanen diko kaputt!
    Che il più prafo è un figlio di ignut!
    Se fedo toscanen diko aiut!
    Che son terribilen come sturmtrup!
    Grog! Grog! Grog!

  2. mirkhond says:

    “l’amore per il nostro mondo, qualunque sia.”

    Non è sempre possibile, soprattutto se si abita tra casermoni e si è soli……

    • Andrea Di Vita says:

      @ mirkhond

      La bellezza deve essere nel nostro sguardo, più che nella cosa che guardiamo.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Z. says:

        Vero. Ma credo che “soli” pesi molto di più di “casermoni”, e lì non c’è sguardo che tenga.

  3. Andrea Di Vita says:

    @ martinez

    Bellissimo, specialmente i gatti.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  4. PinoMamet says:

    Adesso mi tocca rifare la parte di quello fascio, che per copione spetterebbe a Peucezio, ma inni, banidere ecc. contano proprio per la maggioranza delle persone;
    o forse che in Oltrarno non tifate per i Bianchi??

    Vorrei postare qui l’episodio de I Mostri con Gassmann pezzente ma imprescindibilmente e fanaticamente tifoso della Roma, ma non mi va di cercarlo: non per dire che siete pezzenti! ma che ognuno ha le sue, come dire, alienazioni.

    E del resto, anche l’idea della piccola o piccolissima patria, della comunità spontanea di persone che si aiutano ecc., è un ideale come un altro, in ciò non dissimile dal Regno delle Due Sicilie o dalla Tradizione o dal Sedevacantismo o dalla Grande Russia…

    • PinoMamet says:

      Naturalmente mi si potrebbe rispondere che gli abitanti dell’Oltrarno esistono davvero, e lo so;
      resta comunque un ideale;

      e anche la Grande Russia o che ne so, la Repubblica Italiana o l’Unione Europea esistono davvero
      (e incredibilmente, c’è persino gente che prova attaccamento – che poi è la terminologia buddhista per il marxiano “alienazione”, e non lo dico per giudicare- per l’Unione Europea!)

      • Peucezio says:

        Però devo dare atto a Miguel del fatto che è più innaturale amare qualcosa di immateriale o comunque che non guardi negli occhi, rispetto a persone in carne e ossa, che incontri continuamente.

        • PinoMamet says:

          è vero, ma le persone che incontri ogni giorno non vanno in giro con l’etichetta sulla fronte, come in quel gioco in cui devi indovinare la parola;

          e non portano l’etichetta “Oltrarno” (o che ne so, “Fidenza” o “Bari vecchia”) più di quanto portino quella di “Italia” o “Milan” o “Partito Liberaldemocratico”.

          Quelle sono etichette che mettiamo noi , se ci va di farlo.

          • PinoMamet says:

            Io per esempio mi trovo in genere molto bene con chi ha fatto il Liceo Classico…

          • Peucezio says:

            E’ vero.
            Ma penso Miguel sia poco interessato all’Oltrarno come etichetta, quanto invece agli oltrarnini in carne e ossa.

            • Francesco says:

              dai Peucezio, è chiaro che i due livelli non sono distinguibili nello sguardo di Miguel

              lui vedi gli Oltrarnini come Tolstoi vedeva i russi

              solo che non vorrebbe ammetterlo! :D

              PS io mi trovo molto bene con gli amanti del basket e con la maggioranza dei milanisti

            • Peucezio says:

              Mah, siamo sempre lì, mi sembra la notte in cui tutte le vacche sono nere.
              Allora qualunque pensiero, anche “mi è finito il sale, domani vado a fare la spesa” è astrazione, ideologia, bandiera…

      • Z. says:

        Uhm…

        capisco cosa vuoi dire in realtà secondo me è piuttosto difficile sentire “attaccamento” per la UE, o per la NATO, o per l’ente costituzionale “Provincia di Bologna” (o “Città metropolitana di Bologna).

        UE, NATO e la città metropolitana sono tre progetti: più che provare affezione o attaccamento diciamo che possiamo crederci o meno. Nel mio caso credo che il progetto UE sia importante per l’Italia, che il progetto NATO significhi qualcosa di diverso rispetto a quanto è nato, che la città metropolitana sia un discreto boh :)

        Si può provare attaccamento per l’Europa, per Bologna – oppure per il Bologna! – o anche per l’America. Ma per la UE o la NATO, uhm, boh… è una cosa differente.

    • ” ma inni, banidere ecc. contano proprio per la maggioranza delle persone;”

      Non sono in realtà contrario a inni e bandiere.

      Sono contrario a inni e bandiere che rappresentino qualcosa di più grande di ciò che una persona vera può conoscere, amare e capire.

      Perché a quella dimensione diventano necessariamente un inganno.

      La piccolissima patria è quella in cui anche la grande Fernanda, che ci sorveglia dall’alto del suo balcone al terzo piano, capisce da sola ciò che ci vuole. E a quel punto, ci può essere benissimo un Drago Verde a fare da simbolo, e canti e tutto il resto. Ma senza che la Fernanda venga ingannata.

      Andrea De Vita conoscerà sicuramente il Napoleone di Notting Hill…

      • Andrea Di Vita says:

        @ martinez

        Infatti.

        Ma non sono d’accordo con la tua affermazione:

        “Sono contrario a inni e bandiere che rappresentino qualcosa di più grande di ciò che una persona vera può conoscere, amare e capire.”

        Il fatto di essere “più grandi…” è precisamente il motivo per cui ci si innamora di inni e bandiere.

        Non si prova affetto il tifoso puzzone al nostro fianco alo stadio, si tifa per il Grifone.

        Non ci si arruola(va) volontari perché si vuole bene al commilitone bestemmiatore e ignorante che non si lava e che dorme nella branda a fianco.

        Non si fa(ceva) la Rivoluzione per i poveri che (teoricamente) se ne avvantaggia(va)no, si milita(va) per l’Ideale.

        E’ proprio questo richiudersi nel quotidiano, sul vicino di ballatoio e di pettegolezzo, che molti identificano con la decadenza della nostra civiltà.

        E’ quello che il Leverkuehn del Doktor Faust di Thomas Mann, dopo aver siglato il patto col demonio, trova che ‘non deve essere’. Il disinteressato gettare il cuore oltre l’ostacolo per cui l’essere umano sacrifica ogni cosa, quello che -visto che siamo in tema di citazioni chestertoniane- faceva perdonare al Chesterton dell’ “Uomo che fu giovedì” anche le cause che considerava sbagliate.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Per Andrea

          “Non si prova affetto il tifoso puzzone al nostro fianco alo stadio, si tifa per il Grifone.”

          Interessante, ci devo riflettere.

          Ma da noi si tifa sia per la Fiorentina – sgradevole impresa pubblicitaria in mano a imprenditori vari – sia per i Bianchi, che sono il muratore vicino di casa, il proprietario della trattoria dove si va a mangiare e il figlio del buono a nulla che tutti conoscono.

          Personalmente, scelgo di fregarmene della Fiorentina e limitarmi al secondo, però esiste sia l’uno che l’altro.

          E infatti quello che dici sulle cause sbagliate, mi fa pensare a quanti tifosi della Fiorentina conosco e stimo, in particolare quelli più, come dire, grintosi.

          • Z. says:

            Anni addietro ero in treno con due tifosi del Cesena che si vantavano di aver schiaffeggiato un bambino con la maglia del Bologna. Raccontavano questa cosa divertiti, ridevano.

            Probabilmente ridevano anche i tifosi viola che, a fine anni ottanta, avevano lanciato la molotov che rovinò il viso di Ivan Dall’Olio. Glielo aggiustarono rattoppandolo con brandelli di pelle presi dal resto del corpo.

            È divertente, per alcuni, purché capiti agli altri…

            Immagino che fossero tutti molto grintosi.

            • Andrea Di Vita says:

              @ Z

              “grintosi”

              Esattamente.

              La matrice (mirkhond mi perdonerà il termine caro all’UAAR) della violenza di qui tifosi è la stessa matrice che produce la dedizione suicida, il dimenticarsi di se’, il battersi per cause perse.

              In ‘Via col vento’ Clark Gable si arruola coi Sudisti alla viglia della loro sconfitta. Ne ‘La Bandera’ Terence Hill accetta stoicamente i peggiori soprusi da un superiore cui non si potrà ribellare, in una storia borderline fra l’avventuroso e il masochista. I legionari alla Ortega y Gasset vivevano nel culto della bella morte, e molti corsero ad arruolarsi entusiasti nelle Brigate Nere ben dopo l’8 settembre appena raggiunta l’età per farlo (“Le donne non ci vogliono più bene / perchè portiamo la camicia nera”).

              I personaggi interpretati da questi autori e attori sono le stesse identiche persone che, pur partite in assoluta buona fede e innocenza, si sono rese colpevoli di crimini orrendi.

              Le atrocità della bande di sbandati Sudisti riecheggiano edulcorate ne ‘La legge del Signore’ con Gary Cooper, primo capolavoro del ‘politically correct’ ante litteram che spero tutti abbiate visto e rivisto (vero marinez? :-) ).
              La Legione Straniera era notoriamente composta da tagliagole temuti in tuta l’Africa Francese. Quello che hanno fatto i repubblichini è fin troppo noto – o dovrebbe esserlo.

              Il fenomeno lo descrive in prosa poeticae Nietzsche, nel capitolo “Delle tre metamorfosi” di “Così parlo’ Zarathustra”. Prima di arrivare allo stadio del leone ribelle e poi a quello dell’innocente fanciullo creatore, lo spirito sincero crede suo dovere sobbarcarsi dei pesi più intollerabili per provare a se stesso e al mondo il proprio valore, come un paziente cammello. L’abbracciare cause destinate a sicura sconfitta, sia nella guerra vera sia nelle discussioni intellettuali e nella vita di ogni giorno, è esplicitamente indicata da Zarathustra come segno inequivocabile della condizione masochista di uno spirito nobile, ma ancora acerbo, che aspira a migliorarsi.

              L’eroismo più puro è dunque cugino primo della crudeltà più abietta, perché chi non ama se stesso difficilmente amerà il prossimo.

              In realtà i tifosi che hanno picchiato il bambino nell’episodio che ci hai raccontato, Z, a casa loro sono probabilmente delle bravissime persone.

              Questo è l’aspetto spaventoso della civiltà, perché non si dà civiltà senza eroismo, ma non si dà neanche eroismo senza ferocia.

              Il legame fra civiltà ed eroismo è uno dei temi di “L’uomo che fu Giovedì” d Chesterton, e ricorre in Nietzsche e -si parva licet- nel nostro Blondet.

              Il legame fra civiltà e crudeltà è discusso bene nella chiusa dell’ “Isola del Dottor Moreau” di Wells, ma ancor meglio da Freud. Nel suo saggio sulle origini del monoteismo, quest’ultimo parla del momento cruciale in cui i figli ammazzano il padre; e la colpa unisce l’intera tribù nei secoli dei secoli.

              Probabilmente l’umanità è composta quasi integralmente da potenziali vigliacchi; ed è proprio per questo che è in grado di costruire civiltà.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

            • roberto says:

              “In realtà i tifosi che hanno picchiato il bambino nell’episodio che ci hai raccontato, Z, a casa loro sono probabilmente delle bravissime persone”

              è una frase che si legge spesso, anzi è quasi una frase fatta quando leggi di simili storie (“probabilmente sono delle brave persone”, “probabilmente è un ottimo padre e marito irreprensibile”)

              beh, non abbiamo nessun elemento per dirlo e ho dei grossissimi dubbi

            • “In realtà i tifosi che hanno picchiato il bambino nell’episodio che ci hai raccontato, Z, a casa loro sono probabilmente delle bravissime persone”

              Voi sapete che non amo il calcio, orrendo spettacolo gestito da delinquenti di varia natura (uno degli esemplari più famosi di questa feccia è un viscido personaggio che sarebbe pure padrone di parecchi millesimi del palazzo in cui abito).

              Ma se esiste una categoria di capri espiatori in Italia, sono i tifosi.

              Tutti quelli che si prodigano a difendere, a ragione o a torto, qualunque altra categoria si sfogano con lo stesso identico astio contro i tifosi, doppiamente disprezzati perché in genere proletari e pure indigeni.

              Gente contro cui sono state fatte infinite leggi vessatorie perché il calcio sia solo il gioco dei padroni delinquenti, perché sia solo “spettacolo”, oggetto televisivo e non vita vissuta.

              Quello dei tifosi è un mondo spontaneo, non mediato da tutto ciò che piace agli intellettuali, e nella spontaneità c’è sicuramente anche un elemento di violenza.

              Ma c’è anche gente spontaneamente straordinaria, “di cuore”, come si dice.

              Non sono “bravissime persone”, come nel gergo offensivo dei media. Non vogliono essere rispettati come “persone perbene”.

              Proprio perché la loro generosità, la loro capacità di opporsi alle ingiustizie, la loro sensibilità per gli altri, non parte da qualche laida astrazione, ma dalla vita stessa.

              La maggior parte di coloro che parlano male dei tifosi, lo fa per paura della propria fisicità, per tutto ciò che hanno perso nella vita.

            • Sui tifosi, invito gli anglofoni a leggere questo splendido articolo, anche a prescindere dalla specifica questione palestinese:

              https://www.theguardian.com/commentisfree/2016/aug/27/why-celtic-fans-flew-flag-for-palestine

            • Z. says:

              ADV,

              — In realtà i tifosi che hanno picchiato il bambino nell’episodio che ci hai raccontato, Z, a casa loro sono probabilmente delle bravissime persone. —

              Ti assicuro che sulle facce di entrambi, e sulle risate di entrambi, c’era scritto l’esatto contrario.

            • Mauricius Tarvisii says:

              “Gente contro cui sono state fatte infinite leggi vessatorie perché il calcio sia solo il gioco dei padroni delinquenti, perché sia solo “spettacolo”, oggetto televisivo e non vita vissuta”

              Chi sono i tifosi? Da un terzo a metà degli italiani si definisce tifoso, quindi dubito che sia stata approvata qualche legge vessatoria contro quella che è una maggioranza.
              Le leggi che quella parte di tifosi che frequenta lo stadio trovano vessatorie sono leggi che cercano di affrontare i problemi di ordine pubblico che gli assembramenti possono creare. Inoltre mi chiedo come mai schedare il tifoso sarebbe “vessatorio” mentre schedarmi quando vado in albergo o viaggio in cuccetta non lo sarebbe.

            • “Chi sono i tifosi? Da un terzo a metà degli italiani si definisce tifoso, quindi dubito che sia stata approvata qualche legge vessatoria contro quella che è una maggioranza.”

              ok, come precisa Moi… non mi piacciono i tifosi, mi piacciono gli ultrà.

            • Andrea Di Vita says:

              @ Z

              “Ti assicuro che sulle facce di entrambi, e sulle risate di entrambi, c’era scritto l’esatto contrario”

              Sì, mentre picchiavano, o magari mentre sfidavano i poliziotti a toglier loro quel ghigno dalla faccia con le minacce di rito che a tipi simili servono come medaglie da esibire.

              Ma il punto è che chiunque, in qualunque momento, può mettersi a sfregiare bambini.

              Basta mettergli/metterle in mano un motivo per farlo, come una bandiera.

              Ecco perché sono stati inventati le milizie e l’esercito di leva, ecco perché gli Stati si sono spesso basati su eserciti di massa anche se i professionisti della guerra sono assassini più efficienti, ecco perché molte religioni si danno una veste militare (dalle varie interpretazioni di ‘jihad’ giù giù fino alla cresima del nostro catechismo).

              La carne da cannone non è solo quella che salta per aria dilaniata dalle cannonate, è anche quella che il cannone lo carica, lo punta e spara.

              Ecco perché molti in passato si sono detti anarchici: per l’orrore umanitario provato nel constatare che la violenza, anche solo potenziale, è un cemento inevitabile dello Stato, che per definizione è ciò a cui si riconosce un legittimo uso della violenza.

              Per esempio, l’assassino in nome dello Stato è ammesso pure dalla religione il cui fondatore disse ‘porgi l’altra guancia’.

              Lo Stato però è stato mallevadore di ogni civiltà. Checché ne dicano gli anarchici, non si è mai data infatti civiltà senza Stato.

              La mia frase sui tifosi violenti che a casa loro sono brave persone l’ho presa da un dissidente Cecoslovacco all’epoca del patto di Varsavia, che descriveva appunto il canuto capo guardiano Sovietico del suo carcere come un amorevole capofamiglia che gioca coi nipotini dopo aver passato le sue otto ore di servizio a manganellare prigionieri affamati.

              Siamo talmente predi dalla nostra visione romanzata dell’essere umano che non ci rendiamo conto che tutti, di fatto o in potenza, siamo quel capo guardiano.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

  5. Roberto says:

    Grazie per la citazione
    :-)

    Come già detto sono d’accordo con la tua aggiunta
    (Belle foto)

  6. Roberto says:

    Pino,
    Io non voglio dire che inni e bandiere non contano, ma semplicemente che la maggiorparte delle persone hanno preoccupazioni più materiali. Sennò come ti spieghi i milioni di persone che abbandonano casa, famiglia, Patria, giusto per lavorare in una miniera o in una fabbrica lontana da dio e dagli uomini?

    • PinoMamet says:

      Capisco ma non c’entra, perché uno può amare, per esempio, la Patria, anche se vive migliaia di chilometri lontani (e spesso, la ama di più proprio in questo caso).

    • Roberto says:

      È questo che cerco di dire!
      Joao adora il Portogallo, il mare ed il baccalà,ma fa il muratore qui in Lussemburgo perché riesce a mettere insieme pranzo e cena per se e per i figli…figli che ha mandato in un asilo lussemburghese perché pensa che così sarà più facile la loro vita così, piuttosto che lasciarli a casa con la balia portoghese, e pazienza se parleranno meglio il lussemburghese

    • Peucezio says:

      Roberto,
      “hanno preoccupazioni più materiali”

      Mi presenti codesti uomini in contatto con la materia? Nella realtà con cui ho a che fare quotidianamente la gente non ha più idea della materia da almeno due generazioni, non tocca nulla con le mani, non sa cosa sia la consistenza delle cose.
      Certo, gli smartphone sono fatti di materia, ma non interessano come enti materiali, ma per gli scambi di messaggi che producono: sono solo un’interfaccia per vivere la virtualità.

      • Roberto says:

        Vabbè ma se tu vivi in mezzo a poeti, filosofi, artisti e hippies, un po’ ti invidio….

        • Peucezio says:

          Vivo in mezzo a gente del XXI secolo.

          • Z. says:

            Peucezio, a dire il vero io conosco parecchie persone che fanno due lavori, a volte entrambi manuali, per mettere insieme pranzo cena e affitto.

            Non costruiscono capanne su palafitte a mani nude, certo, ma la loro preoccupazione principale – non necessariamente angosciosa, eh, ma comunque principale – è assicurarsi un minimo di sicurezza nel proprio futuro.

            Poi hanno le loro idee su immigrazioni, matrimoni gay e altre delle cose su cui discutiamo qua. Ma si interessano principalmente di altro, e non passerebbero mai il tempo che noi passiamo a discutere…

          • Peucezio says:

            Ma il punto non è questo.
            Un po’ è quello del nuovo post di Miguel.
            Un po’ è il fatto che per spogliarsi della dimensione ideologica bisogna scendere a un livello di indigenza molto più profondo di quello che citi tu (che non voglio minimamente dire sia un bel vivere o volerlo sminuire nella sua difficoltà).
            Per meglio dire, non è l’indigenza in sé, la fame. E’ il rapporto meno mediato con le cose e le persone.
            Non è che i poveri di oggi non vedano comuque il mondo attraverso a televisione, non usino lo smartphone, siano analfabeti, ecc.
            Oggi per arrivare a questo, devi andare nel villaggio dell’Africa più sperduto. Quando anche in Occidente (ma non penso che mai ci arriveremo) saremo al punto da non poterci più permettere nemmeno queste cose, forse saremo anche noi meno ideologici e meno virtuali (so bene che sono due questioni distinte: l’ideologia c’è da almeno due secoli, la virtualità di cui parla Miguel sì e no da una ventina d’anni).

      • “Mi presenti codesti uomini in contatto con la materia? Nella realtà con cui ho a che fare quotidianamente la gente non ha più idea della materia da almeno due generazioni, non tocca nulla con le mani, non sa cosa sia la consistenza delle cose.”

        Infatti.

        • Francesco says:

          Infatti si vede che non considerate con quanta cura gli addetti al marketing dei telefonini studiano la consistenza materiale dei telefonini, per venderli meglio

      • roberto says:

        “Mi presenti codesti uomini in contatto con la materia? ”

        mi accorgo di un equivoco abbastanza curioso (curioso perché mi sembrava molto chiaro quello che avevo scritto)

        io non parlo di contatto con la materia ma di “preoccupazioni più materiali”. cosa intendo? beh quello che nell’accezione comune si intende per preoccupazioni materiali: avere una casa, cibo, vestiti, soldi per curarsi e la speranza di averli domani. quindi “preoccupazion materiali” è tutto ciò che non è spirituale, ideologico filosofico.

        ora, immagino che tu sosterrai che il XXI secolo è il secolo dei grandi ideali o delle piccole ideologie.
        può darsi.

        io però intorno a me vedo in massima parte gente che lavora solo ed esclusivamente per guadagnare (o credi che miguel traduca contratti perché si diverte? o perché animato da una profonda convinzione pro mercato e quindi lo fa per contribuire agli scambi commerciali?), che ha paura di perdere il lavoro, che si lamenta perché guadagna poco, paga troppe tasse e lavora troppo.

        quanto agli ideali, prova a chiedere agli uomini del XXI secolo chi sarebbe disposto a pagare una tassa di 1 euro al mese per finanziare il diritto al matrimonio dei ricchioni. secondo me ci troviamo solo io e vendola (che però è ricchione e non conta)

        il XXI secolo è proprio il secolo della crisi finanziara, con i greci che muoiono di fame, gli italiani strangolati dalla concorrenza dei cinesi e tutti che si preoccupano di poter conservare il minimo di benessere che erano riusciti ad ottenere nel XX secolo.

        poi che ci sia chi ha come unico scopo di vita ed unica preoccupazione impedire ai ricchioni di sposarsi, beh non lo metto in dubbio, però mi sembrano dei casi piuttosto irrilevanti

        • Francesco says:

          mi sembra una presa di posizione molto ideologica la tua, caro Roberto

          parti dal presupposto che ci si muove solo per motivi materiali, più che dedurlo da qualche fatto

          immagino sia un dibattito che dura dai tempi di Socrate, su cosa davvero spinge gli uomini ad agire

          ciao

          • roberto says:

            togli il “solo” e metti “in genere” ed è in effetti la mia posizione.
            posizione che non è affatto ideologica (dai, in fin dei conti io sono uno di quelli che ha lasciato il belpaese, la dolce vita, cuore sole & ammore, nonché un lavoro abbastanza sicuro per un contratto temporaneo, proprio per seguire un ideale*)
            non so, io al portoghese che lavora con un martello pneumatico nella la strada davanti a casa mia per mettere non so quale tubo, non ho il coraggio di chiedere “lo fai per contribuire al progresso e al benessere globale? sei qui in lussemburgo perché ami le monarchie mitteleuropee, o, peggio mi sento, perché vuoi kalergicamente sfruttare la libera circolazione delle persone?”

            *malvagio, certo, ma sempre ideale è

            • ” io al portoghese che lavora con un martello pneumatico nella la strada davanti a casa mia per mettere non so quale tubo, non ho il coraggio di chiedere ”

              :-)

              Però io vedo che in ogni momento, la vita pratica si scontra con questioni “ideologiche”.

              Quando ti dicono che ci sono tanti di quei rifiuti, che bisogna costruirti un inceneritore sotto casa, ti poni una serie di domande molto grosse sul senso del progresso.

              Quando l’insegnante a scuola viene posto sotto accusa perché l’alunno X su Facebook ha detto che l’alunna Y la dà a tutti, ti trovi tutto insieme a porti domande sul senso della scuola, sul concetto di responsabilità, sui nuovi media, sui pregiudizi sessuali…

              Quando l’anziano nato e cresciuto nel quartiere viene espulso, ti poni delle domande sul senso della proprietà privata.

              E così via, potrei tirarne fuori mille altre di domande del genere.

            • “” io al portoghese che lavora con un martello pneumatico nella la strada davanti a casa mia”

              aggiungo che quasi tutte le mie discussioni “ideologiche” (al di fuori di questo particolarissimo forum) sono con “portoghesi al lavoro con un martello pneumatico”.

              Tutti i giorni, mi trovo a parlare con artigiani, anziani, operai immigrati, badanti o quello che volete, del senso delle cose, di quello che è “giusto” e no, di come si vorrebbe vivere, di come cambia il mondo… è così che mi nasce lo spirito di “vedere il mondo in una goccia d’acqua”, perché è quello che viene spontaneo quando un’idea nasce dall’esperienza e non vive in un mondo di pura astrazione.

              Faccio in genere molta più fatica a “parlare di ideologia” con persone colte, proprio perché le loro riflessioni non si legano alla vita. Anche se sicuramente sanno ragionare meglio, sanno vedere anche l’altro lato della medaglia, e magari non ti dicono che il Rinascimento l’ha fatto Carlo Magno.

            • roberto says:

              non vorei sembrarti cinico (o più cinico di quello che sono), ma se l’inceneritore lo construiscono sotto casa mia, o sotto casa di peucezio ti poni le stesse domande?

              il *tu* è ovviamente impersonale, e so benissimo che ci sono gli attivisti di greenpeace che rischiano la vita per salvare le balene a miliardi di chilmetri da casa loro….ma tutti gli altri?

            • “ma se l’inceneritore lo construiscono sotto casa mia, o sotto casa di peucezio ti poni le stesse domande?”

              Ovviamente no.

              Siete tu e Peucezio che dovete reagire e difendervi, noi vi aiutiamo con la nostra esperienza (che serve molto agli inizi di una lotta), e insieme diciamo, né nella Piana, né in Lussemburgo né a Milano.

              Chi non si difende resterà con il cerino acceso, peggio per lui.

              La difesa dagli inceneritori inizia quando tu ti rifiuti di comprare il cibo nelle vaschette di polistirolo al supermercato sotto casa tua, e io ti copio qui.

            • roberto says:

              Miguel

              “aggiungo che quasi tutte le mie discussioni “ideologiche””

              beh, non mi sorprende!
              ma più che di discussioni, io ti parlo di scelte concrete di vita.

              il portoghese paradigmatico, non sta li a rompersi i timpani perché crede in qualcosa, ma perché deve arrivare a fine mese (e ha un figlio da mantenere)

            • “non sta li a rompersi i timpani perché crede in qualcosa, ma perché deve arrivare a fine mese”

              certo, su questo siamo d’accordo.

            • Però anche il “portoghese”, se fosse qui, potrebbe portare i propri figli al giardino anziché tenerli chiusi in casa.

              E facendolo, potrebbe aiutare nel tempo libero a sistemare il tetto dello sgabuzzino, differenziare i rifiuti, firmare una richiesta al Comune, rivolgersi allo sportello delle Acli (noi siamo ecumenici, è il sindacato che ha sede nel quartiere ed è abilitato a fare una serie di pratiche), trovare un lavoro saltuario per la moglie presso il fornaio nostro amico…

              Insomma, fare scelte concrete “ideologiche” pure nella costrizione in cui lui, come tutti noi, vive.

          • “parti dal presupposto che ci si muove solo per motivi materiali, più che dedurlo da qualche fatto”

            Io credo che l’uomo si muova solo per motivi psicologici.

            L’unico motore materiale che io mi possa immaginare per gli esseri umani sarebbe uno tsunami, in grado di spingere i corpi della gente di qua e di là.

            • Peucezio says:

              “L’unico motore materiale che io mi possa immaginare per gli esseri umani sarebbe uno tsunami, in grado di spingere i corpi della gente di qua e di là.”

              Eheh, questa è una bella immagine.
              Miguel, però il tuo è un caso particolarissimo, perché, da colto e portato all’astrazione più raffinata, ma avendo anche un temperamento inclinato profondissimamente verso la comunicazione e l’empatia, ti sei accostato a un mondo umano e integrato in una comunità, riuscendo a legare l’analisi dei fenomeni con il rapporto diretto, pratico ed emotivo, con essi.

              Ma la quasi totalità delle persone o pensa al proprio interesse individuale o al massimo della sua famiglia, oppure pensa al matrimonio di ricchioni che non ha mai visto neanche in fotografia, per pura questione di principio. E c’è pochissima integrazione fra questi due piani.

            • “Ma la quasi totalità delle persone o pensa al proprio interesse individuale o al massimo della sua famiglia, oppure pensa al matrimonio di ricchioni che non ha mai visto neanche in fotografia, per pura questione di principio.”

              Capisco, ma per fortuna esiste un’ampia minoranza di persone che pensa innanzitutto al proprio interesse individuale/familiare, eppure riesce a vedere oltre.

              Il ciabattino di fronte casa, con la sua folta barba archetipica da artigiano e il suo cane che dorme sul marciapiede, era arrabbiatissimo oggi e si sfogava con me: di fronte alla sua bottega, c’è un negozio dove vendono pane, panini, vino al bicchiere di plastica, pizza ecc.

              E sono mesi e mesi che il padrone della catena di questi negozietti assume delle donne che hanno perso casa, delle ragazze che non trovano lavoro, le fa lavorare in piedi otto o nove ore al giorno, e poi si dimentica di pagarle, finché queste non se ne vanno, tanto lui trova subito un’altra disgraziata (peraltro tutte italiane).

              E il ciabattino era talmente arrabbiato per come si comportava questo imprenditore, che voleva farlo sapere a tutto il quartiere.

              Ecco, il nostro ciabattino – che lavora benissimo e per poco – si pone problemi più grandi di lui stesso.

            • Peucezio says:

              Miguel,
              una cosa però è vedere oltre, cioè capire meccanismi più ampi, ma comunque meccanismi pratici, la cui ricaduta, per quanto indiretta, è su di te, la tua famiglia, il tuo lavoro, ecc.
              Una cosa sono le astrazioni ideologiche, che invece presuppongono tutta un’antropologia.
              Un padre di famiglia medio degli anni ’50, un operaio diciamo, poteva votare il PCI perché riteneva che per una serie di meccanismi nazionali e mondiali il comunismo potesse migliorare le sue condizioni di vita. Magari si svagliava, magari no, ma la sua era una preoccupazione pratica, anche se lo proiettava su considerazioni molto ampie, di carattere economico, filosofico, antropologico, ma che restavano mezzi, non fini. Non gli sarebbe mai saltato in mente di sostenere il diritto degli omosessuali a sposarsi.
              Il bisogno di cibo, di sicurezza per la propria famiglia, ecc. sono bisogni universali, quello degli omosessuali di avere un riconoscimento giuridico e sociale no, altrimenti si ritroverebbe in tutte le epoche e in tutte le culture. E comunque viene sostenuto anche dagli eterosessuali. Nello studente che negli anni ’70 sosteneva le ragioni degli operai c’è qualcosa di profondissimamente alienato infatti, tanto che poi s’incontravano e non si capivano: avete presente La classe operaia va in paradiso di Petri, con un efficacissimo Gian Maria Volontè in versione meneghina?

            • “Non gli sarebbe mai saltato in mente di sostenere il diritto degli omosessuali a sposarsi.”

              Faccio fatica a seguirti.

              Se tu avessi parlato di immigrazione, avrei anche potuto darti in parte ragione, da messicano immigrato: ci sono circa quattro miliardi di persone pronte a immigrare in Europa, se vedono che non ci sono ostacoli, e capisco che questo possa preoccupare.

              Ma non capisco quale sia il problema, se un dispositivo burocratico abbastanza sgradevole, denominato “Repubblica Italiana”, gestito da furbetti per conto di delinquenti, decide di distribuire timbri di qualche tipo a questa o quella categoria di persone che già vivono insieme e qui, e quindi non cambiano in nulla la realtà.

              Il 10 dicembre, in Palazzo Vecchio, saremo al matrimonio della nostra amica un po’ barbona con le incredibili verruche e il bel sorriso, alta un puffo e mezzo, che parla toscanaccio… con la sua convivente da decenni, dall’aria stralunata e con i dentoni.

              E si farà pure la festa al bar più tradizionale del quartiere.

            • Peucezio says:

              Miguel,
              non ho detto che si sarebbero opposti (data la mentalità e il costume dell’epoca probabilmente sì, ma ciò non toglie che a persone e comunità di oggi altrettanto radicate una cosa del genere potrebbe risultare del tutto indifferente), ma che non si sarebbero sognati di sostenerlo attivamente.

        • Peucezio says:

          Roberto,
          “poi che ci sia chi ha come unico scopo di vita ed unica preoccupazione impedire ai ricchioni di sposarsi, beh non lo metto in dubbio, però mi sembrano dei casi piuttosto irrilevanti”

          Mi rappresenti un mondo idilliaco, che trovo poco reale.
          Però ammetto che devo sfumare un po’ il discorso (anche perché altrimenti non si capirebbe bene la mia difesa dei ceti bassi e dei populismi che a tali ceti fanno appello): c’è anche un dato cetuale.
          Però è vero che l’imborghesimento dei ceti bassi continua a crescere, o lo faceva fino a pochissimo tempo fa.
          Insomma, a ogni decennio il favore verso il matrimoni dei ricchioni e tutto il resto cresce, perché anche i figli degli operai, malgrado tutto, sono aperti di vedute, progressisti, tolleranti. Insomma, sono più ideologici.

          Comunque spero di cuore che il ritratto che dai tu abbia una base di realismo, ma sono molto scettico (almeno sull’oggi, poi può accadere di tutto).

          • roberto says:

            “Mi rappresenti un mondo idilliaco”

            come idilliaco?
            io rappresento un mondo da incubo!

            :-) o :-( ?

            • Francesco says:

              chè il nostro Peucezio è convinto del detto “scarpe grosse, cervello fino” più o meno

              in materiam stat virtus, in astrationem stant segationes mentales

              spera che in qualche modo il materialismo protegga dal “boldrinismo”. come se le due cose non andassero a braccetto dal ‘700

            • Peucezio says:

              Beh, no, il materialismo deriva dal fatto di spogliare il mondo e la natura della sua spiritualità immanente, quindi va di passo con l’astrazione e l’ideologia.

            • Peucezio says:

              Roberto,
              non è idilliaco in sé il deprimersi delle condizioni di vita della gente, ci mancherebbe.
              Sarebbe idilliaca la morte dell’ideologia e di tutte le forme di alienazione che derivano dal percepire il mondo filtrato attraverso le astrazioni.

            • Z. says:

              Perché dai per scontato che resterà una sola ideologia, ossia la tua…

              Ma non succederà :)

            • Francesco says:

              >> percepire il mondo filtrato attraverso le astrazioni.

              cioè essere esseri umani?

              ammesso e non concesso che i lupi percepiscano il “vero” mondo e che ce ne freghi qualcosa, di quello che percepiscono i lupi

            • Z. says:

              Le astrazioni, come le ideologie, sono sempre quelle degli altri. Le nostre è difficile vederle, e spesso siamo convinti che non esistano :)

            • Peucezio says:

              Z.,
              ammettiamo pure che la mia sia un’ideologia (al massimo è una nostalgia), ma qui la distinzione non era fra me da una parte e te o Roberto o gli attivisti omosessuali o immigrazionisti dall’altra, ma fra noi e chi vive in una società di sussistenza.
              Non è che i contadini avessero un’ideologia diversa dalla tua, è proprio che pensavano al pane e non alle ideologie.

            • Z. says:

              Hanno un’ideologia anche loro, invece. E’ solo diversa dalla nostra, e probabilmente è un po’ più rigida, ma sempre ideologia è. Si scappa poco.

              Un francese scriveva: “Il filosofo è il meno metafisico tra gli uomini, il fisico lo è un po’ di più, l’uomo comune lo è perdutamente”.

            • Francesco says:

              sospetto che Z abbia pienamente ragione ma non ho affatto l’intelligenza necessaria per sostenere questa tesi

              diceva un tale: chi pensa di pensare con la propria testa, pensa senza saperlo con la testa dei filosofi di 100 anni prima

            • Peucezio says:

              Z.,
              ho l’impressione che la tua sia una petizione di principio.
              Ricordo un mio vecchio informatore, nato a metà degli anni ’10, che diceva che c’erano i buoni e i cattivi sia fra i socialisti che fa i fascisti (si riferiva al biennio rosso e al successivo avvento del fascismo), e lui veniva da una zona di braccianti pugliesi dove rossi e neri si massacravano.
              Un ragazzo della borghesia milanese degli anni ’70, sentendo un discorso del genere avrebbe tirato fuori la spranga, perché il discorso del vecchio è borghese, reazionario, ecc..

              Tu puoi dire che quella del mio informatore è ideologia e che è la stessa cosa di quella dello sprangatore milanese, io invece la chiamo buon senso e dico che è diversa.
              Sarà questione di termini…

            • Z. says:

              Pensare che le persone per bene siano equidistribuite tra le categorie umane è tanto frutto di ideologia quanto pensare che siano tutte dalla stessa parte, infatti.

              Anche perché concetti come “categoria” o “per bene” non hanno lo stesso significato per tutti noi.

              I TdG che visitavano casa mia mi dicevano: noi leggiamo la Bibbia per com’è, gli altri cristiani la interpretano. Io rispondevo loro: pure voi la interpretate, magari nel modo più corretto, ma sempre interpretazione è.

              Poi certo, la semantica ha il suo peso.

            • Francesco says:

              Peucezio

              in fondo l’ideologia è buon senso che ha perso il senso della misura.

              Fino a quando sappiamo che la vita ci riserverà delle sorprese, delle cose inaspettata, che possiamo ogni giorno impare qualcosa, qualsiasi ideologia è ancora buon senso.

              Ma vale anche il contrario.

              Ciao

            • Peucezio says:

              Qua bisogna che c’intendiamo sui termini, altrimenti davvero diventa un dialogo surreale, perché io dico una cosa, voi obiettate a un’altra, io anziché contro-obiettare alla vostra obietto a una cosa diversa, ecc.

              E’ chiaro che l’uomo ha la facoltà di astrarre e categorizzare. Cioè, a partire dalla visione di singoli cavalli, di creare, come dicevano i medievali, l’universale del cavallo.
              Questa però, con tutti gli sforzi, farei fatica a chiamarla ideologia.

              L’ideologia io la intendo nel senso di un’idea aprioristica che prevale sul dato di esperienza (o, meglio, lo sostituisce) e diventa metro di giudizio sul mondo o sulle cose.

              Per esempio: uno che conosce di persona Berlusconi (che oggi compie 80 anni e gli faccio i miei migliori auguri) si forma un’opinione su di lui: è simpatico, è uno stronzo, ecc.
              Un ideologo (mi ci metto anch’io all’opposto, in senso celebrativo e agiografico, così andiamo d’accordo) dice:
              Berlusconi = sesso = brutto, perché la Bibbia, il marxismo rivisitato, Travaglio, le femministe dicono che il sesso è cattivo.

              Ora, non pretendo di essere l’unico ad aver diritto di stabilire il significato del termine “ideologia”, ma io la intendo in questo senso e ritengo che, almeno in questa accezione, ci siano persone che la praticano e persone che non lo fanno (che, ripeto, non significa non astrarre, che è un’operazione di pensiero che fa qualunque persona che non abbia disfunzioni neurologiche molto gravi, tali da ridurla a uno stato vegetativo, ma significa non valutare aprioristicamente, prescindendo dal dato di esperienza, in base a uno schema, a un absolutum assiologico non negoziabile, non falsificabile e universale).

              Ci riusciamo a capire ora? O non vi ritrovate neanche così?

            • “L’ideologia io la intendo nel senso di un’idea aprioristica che prevale sul dato di esperienza (o, meglio, lo sostituisce) e diventa metro di giudizio sul mondo o sulle cose.”

              Concordo assolutamente, più di Peucezio stesso :-) Perché ho di mezzo l’esperienza di comunicazione, per quanto limitata, con i Rom. Dove il livello di astrazione è zero, proprio perché manca delle basi scritte dell’astrazione.

              Mentre tutte le istituzioni cercano di “astrarre” i Rom in qualche maniera, mi vanto :-) di essere cercato di concretizzarmi con loro.

              Pensiamo al concetto di “proprietà”.

              Generalizzando un po’, per i Rom può essere tradotto in:

              1) quel poliziotto prepotente che ti picchia se passi dove c’è un cartello illeggibile

              2) o viceversa quella donna che piange quando tu prendi gli ortaggi che lei ha seminato per sfamarsi.

              Che non è nemmeno un concetto astratto come “la proprietà è un furto”, oppure “viva la piccola proprietà, abbasso quella grande”.

              E’ semplicemente un tizio arrogante o una tizia che soffre.

              E’ lo stesso spirito “materialista” con cui si crede ai vampiri. Che non hanno bisogno di essere catalogati, teorizzati più delle vespe o dei poliziotti.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Ma anche così chi decide cosa è aprioristico e cosa è esperienza? Non è una distinzione in fin dei conti molto soggettiva e potenzialmente aprioristica?

            • Peucezio says:

              Questo è vero in astratto.
              In realtà empiricamente è facilissimo distinguere le persone portate all’astrazione e alla categorizzazione (mi ci metto io per primo; io sono meno ideologico perché ho una minore componente di giudizio, astraggo, ma per constatare, più che per dire: “male, bene”; nella misura in cui anch’io mi pongo assiologicamente, sono ideologico anch’io, anche se la mia è l’ideologia dell’anti-ideologia) da quelle portate all’esperienza.

              E in questo senso, come c’insegna anche il buon Miguel, l’alfabetizzazione fa moltissimo.
              Ci sono studi antropologici sui diversi modelli cognitivi degli analfabeti e sul fatto che procedono meno per astrazioni e generalizzazioni e si concentrano di più sulle cose nella loro specificità.

            • “Ci sono studi antropologici sui diversi modelli cognitivi degli analfabeti e sul fatto che procedono meno per astrazioni e generalizzazioni e si concentrano di più sulle cose nella loro specificità.”

              Infatti, per questo io sono meno critico della modernità di tanti modernisti.

              Riconosco che l’alfabetizzazione mi ha plasmato quasi totalmente, quanto la disciplina militare plasmava un giovane azteco; ma non per questo ritengo che sia un valore assoluto.

              La decadenza della cultura alfabetista, della scuola, delle istituzioni “razionali”, non mi fa quindi soffrire. Per questo non sono un “uomo di ancien régime”, nella definizione di Tiqqun.

              Noto soltanto che è bene ricordare che dopo aver spento le nostre facoltà fisiche, stiamo anche spegnendo quelle razionali.

            • Francesco says:

              >> E’ lo stesso spirito “materialista” con cui si crede ai vampiri. Che non hanno bisogno di essere catalogati, teorizzati più delle vespe o dei poliziotti.

              l’unico problema di questa tua versione zingara del materialismo è che i vampiri non esistono. quindi sì che sono una entità astratta e immaginaria!

              il che mi fa venire in mente le descrizioni dei contadini come “analfabeti, ignoranti, superstiziosi”, cioè gente tutt’altro che materialista ma prona a seguire fole e fandonie.

              sarà che sotto sotto sono un illuminista? e soprattutto che su qualcosa avevano ragione gli illuministi?

            • “l’unico problema di questa tua versione zingara del materialismo è che i vampiri non esistono. quindi sì che sono una entità astratta e immaginaria! ”

              Immaginaria sì, ma non astratta.

            • Peucezio says:

              Francesco,
              tocchi un punto fondamentale:
              la scienza moderna si basa su processi di astrazione,
              il mito e la magia su dati esperienziali.

              Miguel,
              ma come cacchio riesci a infilare i tuoi commenti in mezzo ad altri già scritti? Privilegi dell’amministratore? :-)

            • “ma come cacchio riesci a infilare i tuoi commenti in mezzo ad altri già scritti? Privilegi dell’amministratore?”

              Probabilmente l’amministratore vede diversamente la disposizione dei commenti. Io in genere rispondo direttamente al singolo messaggio, mettendo comunque una citazione perché si capisca a cosa sto rispondendo (e inviterei tutti a fare la stessa cosa).

              “la scienza moderna si basa su processi di astrazione,
              il mito e la magia su dati esperienziali.”

              non esattamente. Mito, magia e scienza si basano su dati esperienziali; il razionalismo su processi di astrazione. Stavo infatti leggendo un testo affascinante sulla Spagnola – cento milioni di morti, in massima parte giovani, nel giro di sei mesi nel 1918 – dove si spiega tra l’altro come la medicina “tradizionale” di origine greca e praticata fino all’Ottocento non aveva nulla di religioso (anzi), ma si basava esclusivamente su procedimenti razionali.

              Semplicemente, il mondo non è razionale.

            • Peucezio says:

              In effetti io non ho frequentato i rom (bisogna che prima o poi mi decida).

              Ma ho degli amici che lo hanno fatto.
              Era interessante per esempio l’interpretazione che questi amici rom davano di un chiosco notturno dei panini.
              Dicevano: in questo posto posto si possono mangiare panini con salsiccia, prosciutto, ecc.
              Uno di noi direbbe: questi posti sono utili, di notte, quando sono chiusi ristoranti, fast food, tavole calde, ecc., perché consentono di sfamarsi con poco prezzo.
              Noi cioè diamo un’interpretazione relazionale e funzionale: esistono le tipologie di luoghi di ristorazione, il chiosco dei panini copre una parte di questa richiesta legata a un orario e a una situazione specifica.
              Loro isolano l’esperienza: nel chiosco dei panini si mangiano i panini con questo o quel ripieno.
              In realtà complessivamente la nostra interpretazione in questo coglie meglio l’essenza del chiosco, che, come quella di tutte le cose, è relazionale, rispetto a un puro dato percettivo irrelato: qual è il senso dell’esistenza del chiosco dei panini nel mondo?
              Il problema è che lo sbilanciamento verso l’astrazione, tipico degli sviluppi ultimi dell’alfabetizzazione, regredisce a forme di banalizzazione cognitiva, perché perseguendo la relazionalità pura si perdono di vista gli oggeti e i contenuti, quindi si distrugge la complessità e l’articolazione e si sprofonda nel mare dell’indistinto e del generico, mentre almeno le percezioni irrelate dei rom avevano un radicamento nella molteplicità degli stimoli sensoriali ed esperienziali.

              Un sengo di questa decadenza è molto visibile nell’uso del lessico. Ogni generazione usa sempre meno parole, sempre più astratte, e le usa per sempre più cose. In pratica saremo sempre meno in grado di descrivere il mondo.

            • roberto says:

              “Dicevano: in questo posto posto si possono mangiare panini con salsiccia, prosciutto”

              io però devo avere un modo di ragionare un po’ zingaro, visto che è esattamente quello che direi
              :-)

            • “io però devo avere un modo di ragionare un po’ zingaro, visto che è esattamente quello che direi”

              infatti, per molti versi direi di sì.

            • Peucezio says:

              Comunque il copyright non è mio, ma dei miei amici frequentatori di rom.
              Non parlo solo dell’osservazione, ma dell’interpretazione.
              Prima di attribuirmi indebitamente idee che non sono farina del mio sacco :-)

            • Peucezio says:

              Roberto,
              ti conferiremo la cittadinanza onoraria :-)

            • Peucezio says:

              Miguel,
              quado lo faccio io, quando siamo all’ultimo livello gerarchico dei messaggi, viene comunque in fondo. Boh…

              “Mito, magia e scienza si basano su dati esperienziali”

              Devo rifletterci su.
              Di primo acchito ti potrei dire che in effetti è vero e che quindi bisognerebbe capire come mai l’esperiente scientifico, cioè l’uomo moderno, esperisce in modo atomizzato e irrelato mentre l’esperiente magico esperisce le cose in un sistema di relazioni, in cui tutti i livelli sono in contatto fra loro in una sorta di sistema cosmico.

              Ma la cosa paradossale è che in questo senso l’uomo scientifico è più affine al rom, col suo mondo di enti irrelati, e l’uomo magico all’uomo alfabetizzato moderno, col suo sistema di relazioni.

            • Z. says:

              Il senso del’esistenza del chiosco di panini?

              Nessuno.

              Qui siamo romagnoli e preferiamo il chiosco di piadine :D

            • Peucezio says:

              A Bologna siete romagnoli?

  7. Moi says:

    SEGNALAZIONE !!!

    Nuova “Esecuzione Jihadista” per il Reato di Vignetta … però stavolta la vittima era un Levantino Arabofono : il Giordano Nahed Hattar !

  8. Moi says:

    http://www.clarionproject.org/sites/default/files/Cartoon-Shows-Allah-640-580.gif

    V.O.

    … icché dicono e chi sono, a parte Allah [dall’aspetto però da immaginario Occidentale “Simil-Zeus”, come già in Marjane Satrapi nel sogno in cui incontra Dio e Marx] e le Hurì, i personaggi ?

    • PinoMamet says:

      Potrei sbagliarmi ma mi pare che ci sia un tal Abu Saleh, per la traduzione però chiedere a Miguel ;)

      • Moi says:

        Be’, sì ma SE è una specie di “gergo da Tamarri della Casba” ;) Miguel ha sempre detto di avere grosse difficoltà …

  9. Moi says:

    Urbanistica, Alienazione, Controllo Sociale, Socializzazione …

    http://www.villaggiocrespi.it/

    Qualcuno ha visitato il Villaggio Crespi ? ;)

    • Moi says:

      Paradigmatico dei cosiddetti “Padron Bon” SocialDemocratici dai baffi a manubrio … oggi, nell’ Era del PD Renziota e della Finanza Apolide, roba che nemmeno più i Black Bloc :) (pare che la “k” finale non ci vada, ma mi fa strano …)

  10. Moi says:

    IlFattoQuotidiano ha questa interpretazione … purtroppo però NON dice di chi sarebbe la traduzione, che probabilmente sarà “mediata” dall’ Inglese :

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/25/vignetta-offensiva-per-lislam-assassinato-davanti-al-tribunale-lo-scrittore-giordano-nahed-hattar/3055785/

    Nel testo il jihadista è a letto con due donne in una lussuosa tenda, e Dio si affaccia dall’esterno, chiedendogli:

    “Buona giornata, Abu Saleh, hai bisogno di qualcosa?”.

    Il jihadista risponde:

    “Sì Signore, mi porti un altro bicchiere di vino e chieda a Jibril (l’arcangelo Gabriele) di portarmi noccioline. Dopo, mi mandi un servitore eterno per pulire il pavimento e sparecchiare insieme a lei”.

    E poi aggiunge:

    “Non dimentichi di mettere una porta davanti alla tenda, così la prossima volta bussa prima di entrare, sua beatitudine”.

  11. Moi says:

    SE è attendibile …

  12. Moi says:

    In teoria dovrebbe essere chiaro che si tratta di satira alla “religio instrumentum regni” … però, appunto, in teoria. Sappiamo come “ce l’abbiamo finalmente fatta” ;) :) a fare strame del Pensiero Razionale Occidentale … nevvero, Habs ? ;)

    I Jhadisti dell’ Isis sono fanatici come Cammellieri del VII Secolo Anno Domini (e NON rompete il cazzo con le riformulazioni politically correct tipo “Common Era” …) e hanno lo stesso senso critico dei BimbiminKia ! … Loro sì che comiugano Modernità e Tradizione !

    • Z. says:

      Tutti fanatici come Cammilleri? miseriaccia, e poi Miguel continua a sottovalutare il pericolo dell’ISIS!

      :D

    • Moi says:

      interessante, purtroppo sono robe che non fanno nemmeno notizia.

    • habsburgicus says:

      tutto vero sulla questione ! purtroppo…
      temo però che l’estero non sia molto meglio (un po’ sì, certo…alcuni tipi di nepotismo diretto e/o indiretto sarebbero impossibili e le promozioni “per meriti sessuali” di cui non parla, sarebbero più difficili), specialmente come qualità
      comunque è la fine
      il sistema migliore sarebbe quello sovietico, dei ’50 e ’60, al netto dell’ideologia (ho letto memorie di professori USA dei ’50 e primi ’60, quando l’America era ancora “seria”..non era male neppure lì, l’intelligenza era spesso premiata..purtroppo là è il soldo a farla da padrone e questo non è giusto)
      Krusciov (non uso i diacritici) disse nel 1959 ad Eisenhower “da voi è più intelligente chi è più ricco, da noi è più intelligente chi è più intelligente”..e aveva ragione ! [anche se in URSS c’era la pesantezza ideologica, quella DA NON IMITARE, e lui furbetto non ne parla :D]
      però, ripeto, l’America “vera”-se uno aveva la fortuna di avere qualcosa come partenza-era molto meritocratica..anche nei campi che a me più interessano e conosco meglio
      povera Italia nostra !

    • Peucezio says:

      Vabbè, è un po’ catastrofista, descrive solo una parte della realtà.

    • Peucezio says:

      Comunque è meglio che ci siano meno iscrizioni. Scèssere a zappà, che oltretutto è una nobile occupazione!
      E’ giusto che chi non sente inclinazione per lo studio, non studi e l’inclinazione allo studio è per forza di cosa un fatto minoritario.

      • mirkhond says:

        Purtroppo spesso, sono i genitori a voler mandare i figli all’università.
        Almeno era così quando ci andavo io.

        • Peucezio says:

          Vabbè, ma tu eri appassionato, sicuramente ci sei voluto andare di tuo, ma i genitori che costringono figli refrattari ad andare all’università meriterebbero i lavori forzati.

          • mirkhond says:

            La maggior parte dei miei colleghi di allora, erano braccia rubate all’agricoltura, alla pesca, ai lavori di cucito, ecc. :)

          • paniscus says:

            La cosa peggiore è l’incredibile baraccone del cosiddetto “orientamento universitario” meso in scena con impegno frenetico dalle università stesse, con la connivenza BOVINA di tutte le scuole superiori, nessuna esclusa.

            Per tutto l’anno scolastico è un martellamento infinito di open day, di stage di accoglienza, di “alternanza scuola-università” (non bastava la buffonata della scuola-lavoro)… per tutto il corso della quarta e della quinta, in ogni classe, ci sono gruppetti di quattro o cinque ragazzi alla volta che perdono giorni di scuola per andare a (far finta di) seguire lezioni universitarie, il tutto con un dispendio di tempo e di energie spaventoso, anche da parte di chi si deve accollare l’organizzazione della cosa…

            L’idea che dei ragazzi di 18-19 anni abbiano bisogno assoluto di qualcuno che li prenda per la manina e li aiuti a capire cosa vogliono fare all’università perché da soli non ci riuscirebbero (o che li convinca che devono fare l’università a tutti i costi anche quando non sono convinti), la trovo agghiacciante.

            • PinoMamet says:

              Io anche, e comunque gli studenti continuano a iscriversi alle facoltà inadatte a loro, tale e quale come prima

              (sarebbe interessante anzi uno studio per vedere se, con tutti questi open day, il numero di chi poi cambia facoltà dopo un anno o pochi esami è diminuito oppure, come sospetto, aumentato…)

            • roberto says:

              magari bisogno assoluto no, ma è veramente così tragico arrivati al 5° anno dare ai ragazzi un minimo di informazioni su quello che è realmente una certa facoltà?

              ai miei tempi di studente l’avevo trovato utile e non è che avessero organizzato chissà che, giusto studenti o neolaureati che venivano a parlarci di cosa studiavano, che lavoro volevano fare o facevano e cose così.

              ammetto che l’ho fatto pure io (anzi lo faccio ancora se capita) di andare in una scuola a raccontare come è stato (per me) studiare giurisprudenza, e mi sembra che gli alunni siano in genere abbastanza interessati

            • ” ma è veramente così tragico arrivati al 5° anno dare ai ragazzi un minimo di informazioni su quello che è realmente una certa facoltà?”

              Quando l’insegnante di casa tornerà dal suo dovere, ti risponderà meglio.

              So che per un insegnante, trovarsi a perdere, che so, 15 giorni di scuola, perché i ragazzi vogliono andare a 15 facoltà diverse, crea non pochi problemi, visto che così spesso non riesce nemmeno a interrogarli e saltano i compiti in continuazione.

            • Francesco says:

              a me mi avrebbe fatto piacere, era pesantemente indeciso tra giurisprudenza, storia, filosofia, lettere … alla fine scelsi economia politica

              :D

            • PinoMamet says:

              Nella scuola nella quale mi trovo a insegnare quest’anno, gestita da teste quadre, la burocrazia regna sovrana;

              e visto che la legge prevede che ci siano:

              -scambi culturali
              -viaggi all’estero
              -viaggi in Italia
              -alternanza scuola-lavoro
              -orientamento delle università presso la scuola superiore
              -orientamento delle scuole superiori presso le scuole medie inferiori
              -attività di “potenziamento”
              -attività culturali aggiuntive, incontri, laboratori…

              i testa quadra, puntualmente, eseguono, eseguono TUTTO.

              Talché viene da chiedersi dove resti agli insegnanti il tempo per insegnare, e agli studenti quello per studiare…

    • PinoMamet says:

      Non ho letto tutto l’articolo, ma purtroppo il nepotismo è diffuso nelle università, non solo meridionali…

      • Peucezio says:

        Sì, è vero.
        Ma, non per fare l’avvocato del diavolo (oppure sì: ogni tanto ci vuole l’avvocato del diavolo :-) ), è anche vero che se uno è figlio, chessò, di un grande filologo, ha respirato quell’aria, aveva la casa piena di libri, non è implausibile che diventi un buon filologo anche lui.
        Per cui non sempre, automaticamente, il figlio dell’accademico che diventa professore anche lui, lo diventa solo in quanto figlio dell’accademico, senza averne le capacità.

        • PinoMamet says:

          Mah… non so se sono molto convinto da questo discorso.

          Ci sono sicuramente casi di persone che emergono come geni o luminari in quello che è, per così dire, l’affare di famiglia da una o più generazioni;

          più spesso però mi pare che succeda il contrario, cioè, in una famiglia che “da sempre” si occupa di commercio, boom salta fuori un musicista geniale, in una famiglia di venditori di castagne (che ne so, dico per dire) nasce un grande navigatore e così via.

          Poi magari il genio in questione ha dei figli, che naturalmente vengono avviati alla carriera paterna, ma restano comunque degli epigoni di seconda fila.

          Naturalmente in casa di un medico sarà più facile avviarsi allo studio della medicina e così via;
          ma se il risultato è comunque, come dire, ampiamente nella media, non trovo comnque giusto che “soffi il posto” a chi ha più capacità di lui, ma manca del genitore giusto.

          Che così subisce oltre al danno la beffa: si deve fare doppio culo per studiare, e poi viene scippato da chi, nel migliore dei casi, gli è pari solo perché facilitato dall’ambiente famigliare;
          nel più comune, invece, non gli è neanche pari…

          • “più spesso però mi pare che succeda il contrario, cioè, in una famiglia che “da sempre” si occupa di commercio, boom salta fuori un musicista geniale, in una famiglia di venditori di castagne (che ne so, dico per dire) nasce un grande navigatore e così via.”

            Non lo so, qui entriamo nel vecchio dibattito tripolare tra educazione, genetica e genio individuale, a cui nessuno ha trovato ancora la risposta definitiva.

            Anche perché qui parliamo di “musici, navigatori e medici”, che hanno un’aura – e uno stipendio – che confondono le cose.

            Diciamo, se in una famiglia di cantanti lirici, nascesse un bravo commercialista? Esiste il “commercialista nato”? La persona in grado di calcolare l’IVA merita per questo solo fatto un posto di lavoro ben retribuito?

            • PinoMamet says:

              Beh, mi sembra evidente che in una famiglia di musicisti possa nascere un “genio commercialista” o che so, il miglior impiegato comunale del mondo, solo che ovviamente non ci sono le pagine di Wikipedia sui commercialisti bravissimi e non ci sono premi e memorial intitolati agli impiegati comunali.

              Il fatto è che secondo me la genetica c’entra più o meno zero

              (può esserci una predisposizione genetica, cioè, alla musica, o ai numeri, ma non è affatto detto che questa sia presente in una famiglia di musicista e quella in una famiglia di commercialisti…

              e lo stesso, un genio della navigazione nato in una famiglia di impiegati comunali può emergere grazie a innate doti genetiche che la famiglia non sa di avere, ma magari anche solo per il duro lavoro)

              mentre è indubbio che un ambiente famigliare di “cultori della materia” favorisca l’inserimento nella materia stessa
              (voglio fare l’attore, ammettiamo che sia più che mediocre come predisposizione alla recitazione, ma papà produttore mi paga le lezioni di recitazione, mi manda ai casting “giusti”, mette una buona parola col regista ecc. ecc.)

            • “Il fatto è che secondo me la genetica c’entra più o meno zero”

              Ipotesi sul bravo commercialista, frustrato perché figlio di musicisti:

              . ha una roba di geni, magari la combinazione tra il bisnonno matematico del babbo e il trisavolo truffatore della mamma (genetica)

              – è capitato per caso in una scuola dove tutti gli altri sognano di diventare commercialisti, e vuole fare bella figura anche lui (cultura)

              – genio individuale/grazia innata/meriti accumulati in una precedente incarnazione

            • PinoMamet says:

              Te ci scherzi (credo ;) ) ma in effetti un perfetto commercialista in pectore, nato in una famiglia di musicisti che lo vuole a tutti i costi musicista, è frustrato come un ipotetico grande pittore costretto dalle vicende della vita a fare il bidello.

              Comunque non credo esista una predispozione genetica a robe come il “commercialismo” o la “musica rock” o la “regia teatrale”, ma neanche per “il bidellismo”;

              può essere invece che ci sia predispozione per i numeri, il ritmo, l’, armonia, le lingue…

              solo che, vallo a sapere chi ce l’ha! Mica il fatto di avere famigliari che fanno un determinato lavoro vuol dire qualcosa in materia.

              Che poi: Ustad (maestro) Nusrat Fateh Ali Khan era predisposto alla musica?
              Boh?
              quale musica poi? c’è gente che ascoltando le sue lunghissime melopee è tentata al suicidio, come ce ne sono altri che vanno letteralmente in estasi…

              anche l’idea di “bello” in un’arte o l’altra (e quindi relative predisposizioni) è un fatto culturale.

            • Francesco says:

              >>> La persona in grado di calcolare l’IVA merita per questo solo fatto un posto di lavoro ben retribuito?

              beh, questo credo proprio di sì, soprattutto con le regole sulle tasse che ci sono in Italia e in Europa!

            • Francesco says:

              https://goo.gl/images/9SOrUY

              carissimo Miguel, qualcuno ci aveva già pensato!

              :D

            • “https://goo.gl/images/9SOrUY

              carissimo Miguel, qualcuno ci aveva già pensato!”

              bellissimo

            • Francesco says:

              quel libro è uno dei motivi per cui sono un bieco reazionario con molti dubbi sul progresso

              ha colpito a livello estetico ed etico, oltre che intellettuale

              :D

            • “quel libro è uno dei motivi per cui sono un bieco reazionario con molti dubbi sul progresso”

              Tra botte e risposte, non riesco a capire a quale libro ti riferisci.

            • Andrea Di Vita says:

              @ francesco

              “https://goo.gl/images/9SOrUY”

              Eh, ma lo credo bene! Novello è un grandissimo, paragonabile anche a Guareschi!

              Ciao!

              Andrea Di Vita

            • Francesco says:

              Miguel

              il libro è “il signore di buona famiglia” di Novello

              ciao

        • PinoMamet says:

          Poi sinceramente ho sentito abbastanza attori “figli d’arte” lamentarsi che per loro non è così semplice, che tutti sono prevenuti contro di loro

          (che è un bel rovesciamento della realtà, specialmente in un mondo come quello dello spettacolo… mica c’è il concorso pubblico per attori! e certo nessuno ti spiega i meccanismi per entrare “dentro” il sistema o ti facilita particolarmente se non ci ha il suo bel tornaconto)

          beh, anche sapendo che hanno respirato quell’aria fin da bambini; anzi, proprio sapendolo;
          quanti ti pare che abbiano le stesse capacità dei loro genitori?

          • Moi says:

            è vero anche che chi ha genitori professionisti già avviati può avere fin da quando si alza definitavamente dal passegino formazione gratuita 24 ore su 24, 7 giorni su 7 cosa impensabile per chi può solo “andare a scuola” …

            • Moi says:

              … e che (!) scuola.

              L’unica sarebbe (ma è impensabile) reintrodurre la possibilità di bocciare a man bassa e senza limite di volte fin dalla prima elementare, o “primaria”, o come accidenti si chiama ora.

              Oppure, meglio ancora: abolire la scuola e la validità dei titoli di studio ai concorsi: un tablet fornito a ogni bambino dallo Stato in cui c’è solo da “sditazzare” ;) il touch screen con dei video didattici mentre ai genitori si ripete la Massima Pajettiana e nient’altro ;) !

              Per chi “deve parcheggiare il pupo”, trasformare le scuole in discoteche mattutine e pomeridiane (che una volta almeno le seconde esistevano, come documentato storicamente* :) … basterà istituire le prime) … Servizio d’ Ordine con Licenza di Sculaccioni ;) contro il Bullismo, e via andare.

              ——————————

              *

              https://www.youtube.com/watch?v=4fBo2NooAqk

            • Moi says:

              … con lo stipendio mensile di un solo insegnante umano, quanti tablet durevoli per decenni contenenti pressocché tutto lo scibile umano può comprare lo Stato, a prezzi di fabbrica ?

            • Moi says:

              la Scuola Perfetta …

              https://www.youtube.com/watch?v=U0BfZz8JVEE

              … o forse no ;) ?

            • Moi says:

              https://www.youtube.com/watch?v=kuzv3y30m2c

              però neppure su Vulcano possono negare che questa didattica “è logica” ! ;)

            • paniscus says:

              “quanti tablet durevoli per decenni
              —————————–

              Hai un’idea molto bizzarra di cosa sia davvero un tablet, e in particolare un tablet di quelli che girano per gli ambienti scolastici.

              Al primo anno di sperimentazione del registro elettronico nella mia scuola, dopo sei mesi se n’erano scassati la metà. E si erano limitati a darli agli insegnanti, non agli studenti… se avessero dovuto comprarne abbastanza per tutti gli studenti, avrebbero preso quelli che costavano ancora meno, e si sarebbero scassati dopo due settimane invece che dopo sei mesi.

          • Peucezio says:

            Pino,
            “Poi sinceramente ho sentito abbastanza attori “figli d’arte” lamentarsi che per loro non è così semplice, che tutti sono prevenuti contro di loro

            (che è un bel rovesciamento della realtà, specialmente in un mondo come quello dello spettacolo…”

            In effetti…

  13. Moi says:

    In Italia l’ultimissimo baluardo identitario Mediterraneo mi sa che sia il bidet / bidè in hotel ;) … ma perché sopra le Alpi non esiste più ?! … Perché, Dio Santo, perché ?!

    PS

    Per la Francia la risposta la so, me la diedero in loco durante uno “scambio” scolastico lasciandomi esterrefatto:

    “Ah, bon, ouais c’est vrai : on l’ inventa en France pour permettre aux putes de se laver l’ essentiel, mais à présent y’ a plus de bordels en France … ça sert plus à rien donc, le bidet !”

    • Roberto says:

      Non la pasta? Il campionatopiubellodelmondo? La dolce vita? I latin lovers?

      • Moi says:

        tutti in crisi : gender, starbucks, vegani, crisi economica, calciopoli …

      • Moi says:

        Ma negli altri Paesi … perché non c’è il bidet ? Si tratta davvero dell’ultimissimo baluardo ;) d’ un po’ d’amor proprio senza stravedere per il Nor de Uropa ;) o gli “Angloz’àz’zz’oni” per dirla con Marco Damilano !

        • Z. says:

          No bee-day, no civilization!

          E anche il piumone nel letto, quello che ci stai dentro tipo hot dog, un um piés miga…

          :D

        • Grog says:

          Perché le coppie innamorate DEVONO LAVARSI LE PARTI INTIME A LECCONI (buchi compresi) ignorante!
          Grog! Grog! Grog!

  14. roberto says:

    OT di aggiornamento sul brexit

    come sappiamo i nostri amici inglesi hanno deciso di separarsi da noi, contestando, fra le altre cose, il fatto che la sciagurata libera circolazione delle persone, fa si che degli orrendi stranieri calpestino con i loro sudici piedoni il suolo inglese.

    e allora coerentemente che fanno? supportano l’entrata della turchia nell’unione! (un vecchio cavallo di battaglia di washington, nevvero peucezio?)

    http://www.politico.eu/article/boris-johnson-uk-will-help-turkey-join-the-eu/

    sapete che farei solo per fargli un dispetto?

    farei entrare domani la turchia nell’unione, in modo da permettere ai turchi di invadere il regno (ancora per poco) unito nell’attesa della loro letterina e dei negoziati….

  15. habsburgicus says:

    OT
    qualcuno, oltre a me, ha visto il dibattito Hillary-Donald ?
    per quanto mi spiaccia, mi è parso sin da subito che abbia vinto la Clinton..e oggi vedo che tutti o quasi concordano (vabbè, uno del PD-ovviamente di Bologna-su fb, era esaltatissimo :D calma, ci sarebbe quasi da dirgli, ha vinto, non lo ha stracciato !)
    ciò probabilmente segna il canto del cigno del sogno di una presidenza Trump [che non mi è piaciuto su due tre cose, sull’Iran è stato ostilissimo, sbagliando !]
    presidente sarà Hillary..come era scritto e come avevano deciso là dove si puote ciò che ci vuole
    prepariamoci :D
    c’è un aspetto positivo..l’ho trovata molto anti-russa…e una sua russofobia potrebbe costringere Putin a radicalizzarsi…tanto peggio tanto meglio :D è l’unica carta che resta

    P.S
    premesso che secondo me tutto è finito, non vi sono più ideali né possibilità, l’unica è seguire il vecchio Epicuro :D
    tuttavia se volessimo per ipotesi (0, 000000000000000000000000001%) pensare ad una soluzione (improbabilissima 1) di uscita dal sistema attuale (nel web lo chiamano spesso “mondialismo” insomma ci siam capiti) vi sarebbero 4 strade
    1.carta anglosassone (brexit che mi sta deludendo; Trump cioè avvento dell’America “vera” :D 1b.sarebbe Hillary se provocasse suo malgrado la radicalizzazione russa :D
    2.carta russa qui preferita da Peucezio e Mirkhond io non ho fiducia in Putin credo sia interno al “mondiakismo2 ma una radicalizzazione imostagli da Hilary (o da altri) potrebbe “svegliarlo”
    3.carta UE si, lo so vi stupirete !!! ma ammettiamo che tutti i sogni di Roberto e Mauricius diventino realtà, cioè che la UE si consolidi, divenga uno Stato federale, insomma che gli eurocrati ci impongano il loro giogo; uno schifo, chiaro (oggi vorrebbe dire gender al cubo, orge nelle scuole, profanazioni di chiese, immigrazione totale, femminismo estremo :D) però ci sarebbe un’Europa unita che MAGARI fra 50 anni finirebbe in mano a qualcun altro e non più alla ex-didierrina ! (la rinascita sarebbe così facilitata esattamente come l’Impero romano unito facilità l’espansione del Cristianesimo che pure fu da esso perseguitato !) così capitò con l’Italia, fatta dai massoni nel 1859-1861 ma tornata cristiana col Sacrosanto Concordato nel 1929..e poteva iniziare un’epoca gloriosa, che ci fu ma solo per dieci anni, poi il 10 giugno rovinò tutto…dunque UE in sé, come pura ipotesi di scuola, non sarebbe neppure malissimo !
    4.Cina o altre forze esterne
    altre non ne vedo..anzi non credo neppure a queste :D la sorte dell’Europa e della Civiltà cristiana, romana ed europea è stata decisa per sempre nella prima metà del XX secolo..allora finì la storia come la conobbero i nostri avi,..queste 4 possibiltà son solo per incoraggiare gli ottimisti :D

    • habsburgicus says:

      a XX secolo, aggiungere
      “e suggellata dall’auto-distruzione nel Concilio che pose de facto fine al Cattolicesimo, almeno nelle forme note e più usuali, esistito quasi 2000 anni”

    • PinoMamet says:

      Ma, sai come la vedo io?

      -gli USA contano sempre meno
      -la Russia conta moltissimo, in Russia
      (con gran rabbia degli USA)
      -l’Unione Europea non conta nulla
      -la Cina conta sempre di più

      l’unica alternativa alla Cina, anzi, l’unico contrappeso alla Cina, è l’Impero Romano.
      Unica capitale possibile, Roma.

      Sì, è assurdo, è inconcepibile, “stai vaneggiando”, “dai parliamo di cose serie” ecc.

      Però a lungo termine è così, vedrete.

      • PinoMamet says:

        Ovviamente non credo che rinascerà l’Impero Romano con Augusto imperatore e le bighe, così come in Cina oggi non c’è l’imperatore né lo zar in Russia…

        intendo dire che l’unico “potere” occidentale può essere un potere europeo, in qualche modo strutturato, e l’unica capitale universale (per esso) concepibile è Roma, le altre sono tutte locali
        (capitale dell’Impero francese, britannico, spagnolo, russo… la seconda Roma, la terza Roma… ma allora, la Roma vera??)

        • habsburgicus says:

          può essere, Pino…e hai colto una questione importantissima
          solo che mi pare troppo bello per essere vero :D

        • Roberto says:

          Roma caput mundi mi piacerebbe moltissimo, peccato che nel mondo reale non abbiano manco l’ambizione di organizzare le olimpiadi

          • Z. says:

            Vero. E la cosa peggiore è che probabilmente è una decisione saggia.

            Comunque senza una vera federazione di stati – tipo gli Stati Uniti o la Svizzera, per capirci, non tipo la UE che conosciamo noi – né l’Europa né Roma avranno serie speranze di un radioso futuro, secondo me.

            Realisticamente questo non succederà e la Cina ci comprerà un passo alla volta. Per un progetto su scala limitata come la CECA – importante sì, ma assolutamente parlando pur sempre limitato – è servito Hitler, figurarsi un impero multinazionale europeo.

      • Andrea Di Vita says:

        @ pino mamet

        Tu regere populos, Romane, memento:
        parcere victis, et debellare superbos.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

      • “l’unica alternativa alla Cina, anzi, l’unico contrappeso alla Cina, è l’Impero Romano.”

        Non lo escludo, ma mi piacerebbe capire chi ne dovrebbe fare parte.

        • PinoMamet says:

          Mah, questione interessante.
          Con l’arrivo dell’Islam in Nord Africa si è spezzato il cerchio quasi perfetto del confine romanità/cristianesimo;

          non è stata l’unica frattura (ci sono i cristiani ortodossi e i protestanti) ma sicuramente la maggiore e la meno sanabile
          (mentre, per distanti che siano ortodossi e protestanti, conto che in un paio di secoli di dialogo ecumenico ritrovino l’unità con Roma, grazie- secondo me- soprattutto all’elasticità e intelligenza di Roma, va detto).

          D’altra parte, una Romanitas ridotta alla sola parte europea sarebbe non solo monca, ma in qualche modo un tradimento di sè stessa. Nel senso che la Romanitas aspira a essere universale…

          PS
          Non c’entra tanto ma leggo che sono stati trovati degli scheletri, verosimilmente di cinesi, risalenti all’epoca romana, nella periferia di Londra romana. Che doveva essere una cittadina del tutto secondaria e periferica…
          e non sono manco gli unici!! Per esempio, ne avevano già trovati a Gravina.

          PPS
          Questo spiega abbastanza il mio odio per i formaggi e l’unghia biforcuta del mignolo del piede di mia madre e mio, tipica dei cinesi Han e, leggo, uno dei “marcatori” abbastanza infallibili di origine cinese
          ;)

          PPPS
          Comunque alla fine siamo tutti parenti!

      • Francesco says:

        il problema della Cina è che sta sulle palle a tutti i suoi vicini, per cui mi pare esserci un’oggettivo fronte filo-americano nippo-coreano-taiwanese.

        sta sulla palle pure agli indiani e ai vietnamiti, giusto per aprire un paio di fronti a sud.

        sta sulle palle ai russi ma quelli sono in via di estinzione per cui non credo possano dare veramente fastidio.

        mi interessa l’emergere di potenze regionali: Turchia, Persia, Germania, Thailandia forse, con ambizioni regionali e senza visione generale

        dovrei veramente entrare nel settore “difesa”!

        ;)

    • Andrea Di Vita says:

      @ habsburgicus

      “l’unica è seguire il vecchio Epicuro”

      :-) :-) :-) :-)

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Roberto says:

      Devo ammettere che della politica USA non mi è mai interessato molto.

      Un razzista misogino mi sta antipatico di per se, e avendo famiglia laggiù, uno che se la prende un giorno sì e l’altro pure con gli stranieri certo non mi piace.

      Ma ciò detto non mi appassiona per nulla la questione e chiunque sarà eletto sono affari degli americani

    • Peucezio says:

      Mah,
      è da quando Trump si è affacciato alla politica che tutti danno per utopica la sua elezione. Nessuno avrebbe scommesso sulla sua nomina per il Patito Repubblicano (così come d’altra parte nessuno avrebbe scommesso per la vittoria della Brexit in Gran Bretagna), poi, qualche settimana fa lo davano spacciato nei sondaggi, ma invece è risalito e sono testa a testa.
      Più sento dire che perderà, più mi convinco che sta per vincere e che il vento della storia va in quella direzione.

      • roberto says:

        “così come d’altra parte nessuno avrebbe scommesso per la vittoria della Brexit in Gran Bretagna”

        a parte robelux
        ;-)

      • roberto says:

        sulla possibilie elezione di trump, credo che tu abbia ragione, anche se mi sembra che trump faccia di tutto per inimicarsi dei bei settori della popolazione (il che può essere una tecnica voluta: me la prendo con froci, ispanici e negracci dei ghetti, che non mi voteranno, ma allo stesso tempo raccatto i voti di chi odia froci, ispanici e negracci e che magari prima non votavano perché non trovavano un candidato che esprimesse questi nobili sentimenti)

        comunque, just for the fun, quest’estate nel wyoming, uno stato che mi sembra il più lontano possibile dalla clinton, se non fosse semplicemente perché pure i gatti girano armati, alla domanda “che ne pensate di trump” mi hanno risposto “socialist scum”
        :-)

  16. mirkhond says:

    Purtroppo non sono solo affari degli Americani, visto il potere mondiale che hanno gli USA…..

    • Peucezio says:

      In effetti per noi chi vince le elezioni americane è importante come lo era per un suddito di qualche provincia dell’impero chi venisse eletto imperatore a Roma.
      La differenza è che quelli, governando direttamente, si prendevano anche la briga di tenere stabili e in ordine le province, questi no, per cui abbiamo gli svantaggi ma non i vantaggi.

  17. Moi says:

    @ MIGUEL

    Forse confondi(amo) i “Tifosi” e gli “Ultrà” … comunque fra un giovanotto ipertestosteronico frustrato disposto a far del male o uccidere un altro essere umano per una religione tribale naturaliter aggressiva ipocritamente definita “di pace” e un altro giovanotto ipertestosteronico frustrato disposto a far del male o uccidere un altro essere umano per undici tamarri (come lui se non peggio, ma bravi coi piedini) ultra-arricchiti compiaciutamente semianalfabeti che corrono appresso a una sfera di cuoio per metterla con i piedi in una specie di nassa … disprezzo antropologicamente meno i primi.

    Forse queste “dichiarazioni” sororenderanno qualcuno … ma in fondo quando “si vien su” ;) (in senso fraseologico NON geografico) nella Città-Vetrina dell’ Egemonia Culturale della Sx, un po’ almeno è impossibile NON risentirne ;) !

    • Moi says:

      sorPrenderanno

    • per Moi

      “un giovanotto ipertestosteronico frustrato”

      è esattamente questa definizione che permette agli intellettuali borghesi di sinistra, che di solito tu non ami, di disprezzare gli ultrà.

      Io non capisco cosa ispiri certe persone a impazzire “per undici tamarri (come lui se non peggio, ma bravi coi piedini) ultra-arricchiti compiaciutamente semianalfabeti che corrono appresso a una sfera di cuoio per metterla con i piedi in una specie di nassa” (definizione stupenda)…

      ma mi capisco perfettamente con i “giovanotti ipertestosteronici” di cui parli, molto meno frustrati di quello che puoi pensare.

      Senza di loro, non ci sarebbe l’energia vitale che ci permette di andare avanti.

      ma

  18. mirkhond says:

    “Non c’entra tanto ma leggo che sono stati trovati degli scheletri, verosimilmente di cinesi, risalenti all’epoca romana, nella periferia di Londra romana. Che doveva essere una cittadina del tutto secondaria e periferica…
    e non sono manco gli unici!! Per esempio, ne avevano già trovati a Gravina.”

    E’ la prima volta che ne sento parlare!
    Tu non hai certo i tratti di un cinese! ;)

    • PinoMamet says:

      Eh direi di no! Ma credo siano antenati di duemila anni fa, un pochino di trasformazioni ci stanno ;)
      (comunque la cosa del mignolo è vera, come anche il fatto della mia avversione ai formaggi, che condivido con il popolo cinese- a differenza di quello tibetano, ad esempio; anche se mi dicono che i cinesi stiano importando del parmigiano e lo mangino, addirittura, ma credo sia un fatto di moda, fingeranno di apprezzarlo).

  19. Moi says:

    Mah, capisco di più che “certa gente” affolli il pubblico degli sport da combattimento, in cui due omoni (o due virago emancipate, facendo rivicere miti pagani come Amazzoni o Valchirie, o similari …) vogliono semplicemente vedere chi è più forte (con abbracci prima e dopo il combattimento, che significano “nulla di personale, pure se ci stiamo a scambiare mazzate da orbi impensabili per la gente normale”) cosa che in passato ha dilettato sempre anche i Nobili e i Gentiluomini, eh …

  20. Moi says:

    riviVere

  21. mirkhond says:

    Che, se davvero si sono incontrati, sicuramente non parlavano in Inglese :) tra di loro.

  22. Moi says:

    Be’, la Via della Seta era nota ai Romani … ma per gli standard dell’Antichità era come se fossero su pianeti diversi ! ;)

  23. mirkhond says:

    Infatti.
    E gli scambi avvenivano tra vari intermediari tra i due terminali della Via della Seta.

  24. Moi says:

    Ma perché sprangare qualcuno ritenuto colpevole di essere (!) “Laziale” o “Romanista” con immancabile epiteto “di merda”, come fanno gli Ultrà … dovrebbe essere tanto diverso da fare la stessa cosa però ai danni di “Negri” o “Froci”, come fanno i Naziskin con stesse modalità ideologiche e trattamenti ?

    • Andrea Di Vita says:

      @ MoI

      Concordo in pieno. Non c’è alcuna differenza, la matrice è la stessa e si chiama “volontà di potenza”.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Moi says:

        In realtà un’obiezione c’è … ma è veritiera solo in alcuni casi, parzialmente :

        Le Tifoserie Ultrà sono come “Eserciti”, anzi come “Orde Barbariche” che quando s’incontrano non possono far altro che scambiarsi insulti beceri e combattere !

        Però non di radissimo è sufficiente avere la macchina con la targa “sbagliata”, o una sciarpettina/cuffiettina “sbagliata”, o parlare con l’ accento “sbagliato” che il peggio diventa inevitabile.

        NON succede solo con il Calcio, succede forse più spesso (anche se di solito con conseguenze minori) nelle discoteche … ove però le logiche da “it’s fight or flight” indi “it’s do or die” diventano ineluttabili se subentra il “Fàiga Factor” ! ;)

        • Andrea Di Vita says:

          @ Moi

          Mi pare che fosse appunto Orwell fra i primi ad affermare che le partite di calcio sono surrogati delle guerre, in specie quelle internazionali.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

  25. Peucezio says:

    Miguel,
    OT totale:
    ma l’inventario fonologico dell’americano standard (o comunque di quello, anche parlato e gergale, ma più neutro, meno diatopicamente e diastraticamente marcato, chessò, quelo del cinema, compreso quello più mimetico e crudo) è lo stesso dell’inglese britannico standard?
    Cambiano solo le realizzazioni fonetiche dei fonemi?

    • “ma l’inventario fonologico dell’americano standard è lo stesso dell’inglese britannico standard?”

      Devo pensarci, ma direi di no.

      Se non altro grazie a quegli americani che ancora mantengono certi suoni medievali andati persi in Inghilterra :-)

      Tipo la -r finale, o (secondo le zone) la “wh-” distinta dalla “w”.

      • Peucezio says:

        Molto interessante.
        Quini è probabile che l’inventario fonologico dell’inglese americano sia più ricco, non abbia conosciuto delle neutralizzazioni verificatesi in quello britannico.

        Mi sa che mi comprerò il nuovo Assimil dell’inglese americano (visto che come metodo lo raccomandi e per quel poco che l’ho usato col tedesco e col russo, non mi sembra malaccio), visto che sono allergico all’inglese british e però un po’ di inglese mi serve per la letteratura specialistica (e tra l’altro i grandi linguisti anglosassoni sono più americani che inglesi).

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