Confessioni di un amore segreto, lungo una vita

The downland where the kestrels hover —
The downland had him for a lover.

Le terre di calcare dove volano i gheppi
le terre di calcare lo avevano come amante

Avevo forse undici anni, quando mi misi a sfogliare una grossa antologia di poesia in lingua inglese. Dove comparivano semplicemente i nomi dei poeti e qualche esempio delle loro opere, senza contesto e senza che si precisasse nemmeno di che paese fossero.

In tutto quel grande volume, restai colpito da un unico brano, che descriveva una caccia alla volpe.

Un paio di pagine, forse, che erano le più intense che avessi mai letto. Ci sono molte cose su cui non ho le idee chiare, ma so che quel brano doveva appartenere all‘opera più bella mai scritta da un essere umano.

Il libro scomparve; per anni cercai di ritrovarlo, a Roma, a Perugia, in ogni dove, ma non l’ho mai ritrovato.

Cercai quel libro persino in Messico, in un grigio giorno di febbraio mentre guardavo un colibrì su un albero.

Però mi ero imparato a memoria un unico verso:

“The fox raced on, on the headlands firm, where his swift feet scared the coupling worm ;
The rooks rose raving to curse him raw,
He snarled a sneer at their swoop and caw”

Che potremmo tradurre, penosamente, “la volpe corse e corse ancora sull’altura ferma, dove i suoi piedi veloci spaventarono i vermi che si accoppiavano; le cornacchie si alzarono per maledirlo, ma lui mandò un ghigno al loro volare in picchiata e ai loro versi”.

Solo che nell’0riginale, vi assicuro, suona molto meglio.

Per decenni, queste parole mi rimasero dentro, come una salvaguardia contro tutti quelli che offendono la meraviglia della lingua inglese, confondendola con le app del welfare day. L’amore per England è forte quanto l’odio per il British Empire e tutte le sue cosmopolite emanazioni.

Voi sapete quanto siano vani gli sforzi per far entrare la letteratura in testa ai giovani giustamente recalcitranti.

Immaginatevi invece qualcuno come me, impermeabile a qualunque pressione scolastica, che per decenni conservi vive dentro la testa alcune parole di cui non conosce la storia, e magari si sveglia la notte chiedendosi dove potrà ritrovarle.

Poi arriva Internet, e digito le parole che mi erano rimaste in memoria, e scopro che quelle parole volpe appartenevano a un lungo scritto di John Masefield, poeta inglese vissuto tra l’Ottocento e quasi gli anni in cui io stesso l’avevo letto, visto che è morto nel 1967.

Marinaio a diciott’anni in Cile, vissuto a New York, vagabondo e poeta di corte…

Morto, scopro da Wikipedia, con un testamento molto nordico:

Let no religious rite be done or read
In any place for me when I am dead,
But burn my body into ash, and scatter
The ash in secret into running water,
Or on the windy down, and let none see;
And then thank God that there’s an end of me.

Che non si compia e non si legga alcun rito religioso
per me quando muoio
che il mio corpo sia arso in cenere e disperdete
in segreto la cenere nell’acqua corrente,
oppure sulla ventosa terra di calcare, e che nessuno veda
e poi grazie a Dio, lì sarò finito.

L’opera che aveva segnato la mia vita, scopro, si chiamava Reynard the Fox or the Ghost Heath Run, e fu scritta nel 1919.

Vengo a sapere che era qualcosa di molto più complesso delle poche pagine che avevo letto tanti anni fa. Nel libro – stampato certo a grandi caratteri – fanno trecentonovantadue pagine, e le parti che ho passato queste notti a leggere sono straordinarie, quanto lo era il frammento che conobbi allora.

E’ il racconto di un’unica giornata di caccia alla volpe, in un luogo della provincia inglese ai confini con il Galles.

Nella prima parte, si descrive la vita e la storia di ogni cacciatore e dei contadini che vi assistono. Una descrizione che non è solo psicologica, ma di corpi e di vita, che sa cogliere anche i modi in cui le tre figlie sopravvivono alla furia del padre, lo squire, il signore locale:

For he was terrible in wrath,
And smashed whatever came to hand.
Two things he failed to understand,
The foreigner and what was new.

Che era terribile nella sua ira,
e faceva a pezzo ogni cosa che gli capitava sotto mano.
Due cose non riusciva a comprendere,
il forestiero e ciò che era nuovo.

Strano, la prima cosa che mi viene in mente sono i poeti arabi delle mu’allaqat, che raccontarono dei loro eroi, cacciatori, amanti e animali nei secoli prima dell’Islam (“dissi al lupo, tu fai così poco quanto me, ottieni così poco quanto me. Ciò che otteniamo, diamo via, è così che restiamo magri”); in luoghi decisamente diversi dal Herefordshire del primo Novecento, eppure Imru al-Qays e Masefield hanno entrambi saputo farci sentire intimamente parte di tempi scomparsi.

A pommle cob came trotting up,
Round-bellied like a drinking-cup,
Bearing on back a pommle man.
Round-bellied like a drinking-can,
The clergyman from Condicote.
His face was scarlet from his trot,
His white hair bobbed about his head
As halos do round clergy dead.

Un tozzo cavallino arrivò al trotto, con la pancia tonda come una coppa,
portando sul dorso un uomo tozzo.
Dalla pancia tonda come una coppa, il chierico di Condicote.
La sua facccia tutta rossa dal trotto, i capelli bianchi attorno alla testa,
come le aureole attorno ai chierici morti.

Persone diverse, complesse, ciascuna con una propria storia, violente, generose, stupide, degne di compassione, sensibili, che quel giorno vogliono uccidere:

His daughter Madge on foot, flush-cheekt.
In broken hat and boots that leakt,
With bits of hay all over her.
Her plain face grinning at the stir
(A broad pale face, snub-nosed, with speckles
Of sandy eyebrows sprinkt with freckles),

Sua figlia Madge, a piedi, dalle guance rosse.
Con il cappello bucato e stivali che perdevano,
pezzi di fieno su tutto il suo corpo
Un viso semplice che sorrideva alle redini
(un largo viso pallido, dal naso schiacciato, con
ciglia color sabbia macchiate da nei)

Ma quello che più  colpisce – come nelle mu’allaqat – è la capacità di rendere vive cose che per noi appartengono a mondi lontanissimi: cavalli, attrezzi, stalle, cani, tutto ciò che è, per dirla con la profonda espressione inglese, game.

In un attimo, Masefield ci porta dentro a mondi che ci sembrano lontanissimi, eppure che sono il mondo, se ci liberiamo da quella sorta di afasia e cecità egocentrica, di allucinata prigionia cementizia ed elettronica che oggi chiamiamo condizione umana.

I criminali che costruirono l’Impero Britannico, già secoli fa, si dovettero giustificare nel loro inno, chiedendo quasi scusa nel parificare il rural reign ai luoghi dei loro delitti:

To thee belongs the rural reign,
Thy cities shall with commerce shine;
All thine, shall be the subject main,
And ev’ry shore it circles thine.

A te appartiene il regno delle campagne,
le tue città scintilleranno di commercio,
tutto tuo sarà l’assoggettato mare
e ogni sponda che esso circonda, sarà tuo.

Nella seconda parte del poema di Masefield, si descrive la caccia stessa, una corsa di dieci miglia.

E qui vi dico che ho conosciuto un poeta all’altezza di Masefield, solo che né io né forse nessun altro ne ricorda il nome.

Era un carrettiere siracusano, già anziano verso il 1985, che ci raccontò delle gare dei carrettieri siracusani contro quelli catanesi, per la Scala Greca di Siracusa, descrivendo ogni singolo dettaglio, ogni momento della corsa, ogni gesto dei cavalli e dei cavalieri. Mio Dio, avessi potuto registrare le sue parole, non ci sarebbe oggi bisogno di studiare Omero.

Perché questa è la ricchezza universale della nostra parte, di tutti coloro che amano così profondamente il proprio spicchio di mondo, da cogliervi l’infinito, diventando così di colpo più universali dei giacobini.

Masefield  sa distinguere ogni siepe, ruscello, albero, fiore, frammento, e mentre leggi, capisci che questo mondo in cui gli dèi ci hanno concesso di vivere, è un unico immenso miracolo:

At the sixth green field came the long slow climb
To the Mourne End Wood, as old as time ;
Yew woods dark, where they cut for bows,
Oak woods green with the mistletoes.
Dark woods evil, but burrowed deep
With a brock’s earth strong, where a fox might sleep.

Al sesto campo verde iniziò la lunga lenta ascesa
al bosco di Mourne End, vecchio come il tempo;
boschi di tasso oscuro, che tagliavano per ricavarne archi,
querceti verdi con vischio
oscuri boschi malefici, ma scavati nel profondo
con la tana forte di un tasso, dove una volpe poteva dormire.

Dentro queste dieci miglia di sanguinaria corsa, vive una storia immensa, perché in ogni angolo è successo qualcosa in secoli passati, e ogni luogo ha un nome:

The moan of the three great firs in the wind
And the “Ai” of the foxhounds died behind ;
Wind-dapples followed the hill-wind’s breath
On the Kill Down Gorge where the Danes found death.

Il lamento dei tre grandi abeti nel vento
e l'”Ai!” dei cani da volpe si spense;
piccole onde di vento seguivano il soffio del vento della collina
su Kill Down Gorge dove i danesi avevano incontrato la morte.

 Ma la caccia la si descrive quasi interamente dalla parte della volpe:

On old Cold Crendon’s windy tops
Grows wintrily Blown Hilcote Copse,
Wind-bitten beech with badger baiTows,
Where brocks eat wasp -grubs with their marrows,
And foxes lie on short-grassed turf,
Nose between paws, to hear the surf
Of wind in the beeches drowsily.

Sulle vecchie cime ventose di Cold Crendon
cresce invernale il boschetto di Blown Hilcote Copse
il faggio morso dal vento con le tane del tasso
dove i tassi mangiano le larve di vespa con i loro midolli
e le volpi giacciono sull’erba corta,
naso tra le zampe, ascoltando la voce lenta
del vento tra i faggi.

Solo Henry Williamson – non a caso anche lui inglese – è riuscito a immedesimarsi così profondamente nell’essenza di un essere vivente non umano.

Senza alcuna concessione ai sentimentalismi dei nostri tempi, perché la volpe è un essere assolutamente feroce, nella sua fame, nella sua paura e anche nei suoi amori: percepisce la lontana presenza della femmina, “A faint rank taint like April coming, It cocked his ears and his blood went drumming”, “un debole fetido odore come aprile che arriva, gli fece rizzare le orecchie e il suo sangue si mise a tambureggiare”. Solo che rank non è esattamente “fetido”, come ci suggerisce il vocabolario, è più vivo e animale, e in questo sta la sensibilità diversa di un mondo meno giudicante di quello latino.

He heard the owl go hunting by
And the shriek of the mouse the owl made die,
And the purr of the owl as he tore the red
Strings from between his claws and fed ;
The smack of joy of the horny lips
Marbled green with the blobby strips.

Udì la civetta che passava cacciando
e lo strillo del topo che la civetta faceva morire
e le fusa della civetta mentre strappava le rosse
corde tra i suoi artigli e mangiava;
quello schiocco di gioia tra le labbra di corno
marmorizzate di verde strisciato”.

 Tutti i protagonisti di quella caccia, umani e non umani, sono ormai morti da tanti anni, e questo credo che renda relativa la gioia con cui gli umani si recano in taverna alla fine:

We’ve had a run that was great and strange;
And to kill in the end, at dusk, on grass.

 Abbiamo avuto una corsa che è stata grande e strana,
e uccidere alla fine, al crepuscolo, sull’erba

Mentre per il Nemico dell’Uomo,

Then the moon came quiet and flooded full
Light and beauty on clouds like wool,
On a feasted fox at rest from hunting,
In the beech-wood grey where the brocks were
grunting.

Venne allora silenziosa la luna e inondò piena
di luce e di bellezza su nuvole come lana
su di una volpe sazia a riposo dalla caccia
in un faggeto dove si udiva il grugnito dei tassi.

reynard

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63 Responses to Confessioni di un amore segreto, lungo una vita

  1. PinoMamet says:

    Sono gli inglesi.
    In fondo sono quelli che hanno inventato la pesca a mosca, nella quale, correttamente praticata, prendere il pesce è molto meno importante di osservare la schiusa degli insetti e discutere con un amico lungo le rive di un torrente a fondo calcareo.
    Consiglio la lettura di The Compleat Angler (1600 e rotti) che pare parlare di tutto fuori che di pesca ;)

    PS
    poi sono arrivati gli americani, con le esche di plastica fabbricate in fabbrica e pubblicizzate sulle riviste di plastica…

  2. Aspetto al varco Habsburgicus, per qualcosa di molto preciso che ho scritto qui :-)

    Vediamo se abbocca all’amo (se lo fa, sarebbe utile per tutti noi).

    • habsburgicus says:

      Lutero forse ? ma adesso ho appena potuto dargli un’occhiata…
      lo guardo meglio più tardi o domani !

      • habsburgicus says:

        ottimo..
        Imrulqays, 7 novembre 328 d.C
        iscrizione araba in caratteri nabatei

        • habsburgicus says:

          altre iscrizioni arabe in caratteri nabatei mi pare siano
          una del 267/268 d.C (Giordania ?)
          una del 356 d.C

          iscrizioni arabe i scrittura araba invece sono
          quella del 23 gorpiaios 823=23/9/512 d.C da Zebed in greco, siriaco e arabo
          quella del 528 d.C
          quella di Harran (non quella turca, una in SYR) del 568 d.C

          • habsburgicus says:

            iscrizione di an-Nemara

            si usava l’Era d’Arabia, con partenza dal 22 marzo 106 d.C [in età bizantina calcolata dal 1/9/105 d.C, per indizionizzarla]
            in quell’anno A. Cornelius Palma conquistò il Regno nabateo e lo annesse a Roma come “proivincia Arabia”..pare che fece proclamare Traiano divino nel Tempio a Petra
            molto più a nord, Traiano in persona assoggettava Decebalo nello stesso anno e creava la provincia Dacia sotto un consolare (l’Arabia era sotto un pretorio, molti però divennero in seguito consoli suffetti in absentia durante il governatorato, c’é un ottimo articolo sul tema, mi pare Jotnal of Roman Studies, del neozelandese albionissimo Sir Ronald Syme che come uomo non era simpatico-organizzò spionaggio in YU, ma era un gran dotto !)

            • habsburgicus says:

              a. Cornelius Palma mi apre divenisse cos II in 109 d.C, ma posso sbagliarmi (fu cos 99 d.C)
              sotto i primi imperatori uno poteva essere console anche 3 volte senza mai divenire eponimo, ad esempio il mitico T. Vestricius Spurinna, un etrusco (magari oltrarnino ? si può sognare) fu console 3 volte sotto i Flavi MA sempre suffectus dunque non compare mai nei Fasti eponimici e le sue date sono note alla buona (lo conosciamo da un’iscrizione che lo nomina cos tertium)
              dal 103 d.C (ultimo caso di un suff II) SEMPRE il secondo ordinario se c’era era eponimico
              in età tarda (III secolo d.C) noi magari conosciamo dei cos II dai Fasti, ma in quell’epoca non possiamo essere sicurissimi che siano mai stati cos (I) suff in anno indeterminabile..infatti in quell’epoca vi era l’abuso di contare gli ornamenta consularia dati dagli Imperatori effimeri come un consolato ! Roma si allontanava ormai dalla vera Roma
              l’albese Pertinace fu cos II in 190 d.c e suff in 175 d.C..veniva dalla gaveta, suo padre pare fosae uno schiavo..fu nell’ordo equester poi adlectus inter (boh ? praetorios ?)
              prima di Commodo nessuno osò fare una adlectio inter consulares
              però si poteva avere
              n° 1 laticlavus, nulla, in pratica era un permesso dell’Imperatore a farti la carriera senatoria pur non essendo di nascita giusta privilegio “misero”
              n°2, adlectus inter quaestorios entri in Senato COME se FOSSI STATO quetore (la questura da Silla dava acceso al Senato ipso facto)
              n° 3, adlectus inter aedilicios o adlectus inter tribunicios COME FOSSE STATO edile curule/plebeo o trib plebe, cioé poteva subito candidari alla pretura, a farla breve
              n° 4, adlectus inter praetorios COME FOSI STATO PRETORE potevi essere scelto per i governatorati pretorii, imperiali o pubblici, per le legioni era giàun bel premio
              adlectus inter consulares solo da Commodo in poi
              adlectus inter patricioa VENIVI FATTO PATRIZIO Cesare ebbe per primo quel diritto, Lex Saenia poi Augusto in 29 a.c (fece aptrixzi i plebei potenti quelliche i film chiamamo patrizi :D) indi Claudio in 47-48 d.C, censura (fece aptrizi i ricchi italici fra cui Otone e Vitellio), Veaspasiano e Tito, in 73-74 d.C, censura (fecer patrrizi i ricchi provinciali fra cui il padre di traiano) indi dall’85 d.C (Domiziano), sempre.pese ilmtitolo censor perpetuus non più ripetuto a i poteri rimasero
              Comodo sembra fece patrizi uno schiavo !
              ma ormai siamo in decadenza :D

              sotto la Repubblica a ragione si era patrizi solo pe sangue (incluse le adozioni) !

            • habsburgicus says:

              secondo Gelzer 1913 (1912 ? siamo lì)
              per Tacito nobiles erano solo quelli che potevano vantare un consolato sotto la Repubblica..alcuni lo corressero “e sotto Augusto”..mitiche polemiche in piena Grande guerra.gli storici ‘sso ggente strana, che volete farvi ? :D
              Tacito pare non considerasse più nobiles chi ottenne il consolato dal 27 a.c (lui) o dal 14 d.C (altri)
              tesi contestata però
              fu ortodossia dai 1930′ ai 1970′
              oggi é attaccata
              se per scientificità o sinistrismo, é da vedere :D

              più tardi nobiles assunse un altro significato
              nel Tardo Impero era tutto diverso
              mai ai tempi di Gelzer il Tardo impero era una parolaccia :D

            • habsburgicus says:

              scusate i molti errori..ma quando vedo ‘ste cose, scrivo di getto :D
              grazie Miguel !

        • “Imrulqays, 7 novembre 328 d.C
          iscrizione araba in caratteri nabatei”

          Come avrei dovuto prevedere, mentre io presidiavo una porta, tu sei entrato da un’altra.

          Notevole, ma l’esca per Habs era un’altra, più recente.

          • habsburgicus says:

            mah, non saprei
            rileggendo…
            danesi che trovarono la morte ?
            dunque 1066 o un po’ prima in Danelaw…o Knud the Great

            • “mah, non saprei”

              dai, era Henry Williamson!

            • habsburgicus says:

              si, ma Williamson è un nome comune, quasi come Rossi !
              si può dire che non manchi un Williamson famoso in qualcosa :D
              ad esempio, leggendo il cognome Williamson e senza pensare ad Henry, per un momento mi è venuto in mente Richard Williamson, uno dei 4 vescovi lefebvristi, ora cacciato pure dalla FSSPX..ma ho subito ripiegato su altro, perché mi pareva troppo strano che l’ esca fosse quella :D

  3. mirkhond says:

    “la sensibilità diversa di un mondo meno giudicante di quello latino.”

    Questa sensibilità inglese, è condivisa anche da resto del mondo germanico?

    • Roberto says:

      Non so tutto il mondo germanico ma almeno i tedeschi mi sembrano gli esseri più giudicanti del pianeta (a parte forse i francesi che però hanno un pizzico di anarchia mediterranea della quale i tedeschi sono assolutamente privi)

  4. mirkhond says:

    Non è che questo essere meno giudicanti, è dovuto ad una reazione contro gli eccessi del puritanesimo calvinista?

  5. Mauricius Tarvisii says:

    Perché il riferimento (nel titolo, ma anche in qualche verso) al Roman de Renart?

    • “Perché il riferimento (nel titolo, ma anche in qualche verso) al Roman de Renart?”

      Credo perché in inglese ogni volpe si chiama Reynard, solo lontanamente in onore del Roman.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Interessante questo ingresso nell’immaginario inglese del nome di una volpe di un ciclo di racconti francesi del XII secolo.

        • “Interessante questo ingresso nell’immaginario inglese del nome di una volpe di un ciclo di racconti francesi del XII secolo.”

          Ma lo vedo molto normale: Inghilterra e Francia del nord hanno sempre formato un unico “sistema” culturale.

  6. izzaldin says:

    davvero ‘memorabile’ questa poesia, in special modo l’imitazione della natura, l’arte nasce come tentativo di imitare la natura e qui la poesia è la natura stessa, i lombrichi che si spaventano al cospetto delle zampe della volpe.
    per parlare del rapporto fra arte e natura nella cultura anglosassone ci vorrebbe un libro di mille pagine, quindi mi limeterò a mettere due link.
    Le farfalle di Nabokov
    http://www.doppiozero.com/materiali/le-farfalle-di-nabokov

    Tribes of Neurot: Adaptations and survival
    https://neurotrecordings.merchtable.com/artists/tribes-of-neurot/tribes-of-neurot-adaptation-and-survival-the-insect-project-2xcd/?no_redirect=true#.V9XfOLWc3-Y
    https://www.youtube.com/watch?v=fwyDLPZgNas

    per quanto riguarda le corse olimpiche dei centauri omerici etnei mi viene in mente questo:

    https://www.youtube.com/watch?v=FII7oysc8bY

    :)

  7. Grog says:

    E’ verissimo, gli inglesi scrivono cosi bene degli animali perché essi stessi non SONO ESSERI UMANI, infatti Dio ha creato gli uomini e gli inglesi, in un momento di pausa gli sono scappati anche i Messicani che non sono ne umani ne inglesi.
    Grog! Grog! Grog!

  8. silviu' says:

    strepitosa la trouvaille (sic), da far invidia alla (ex) matta di Gorizia…
    ma l’animale in copertina è la mia gatta sputata
    ciao

  9. Z. says:

    Eccezionalmente in tema!

    http://www.lastampa.it/2016/09/12/esteri/vietato-ubriacarsi-nei-pub-e-morire-in-parlamento-dFWqZYJPdNjbmdm4nPB9gP/pagina.html

    Vabbè, nel common law esiste l’istituto della desuetudine. Però questi elenchi sono sempre divertenti :)

  10. mirkhond says:

    Zanardo è mai stato in Inghilterra?
    Che ne pensa davvero?

  11. Francesco says:

    1919 AD?

    siamo in pienissimissima Era Imperiale Britannica allora

    questo non getta un’ombra inquietante sul poema? la caccia alla volpe non sarà un effetto collaterale della fine dei terreni comuni? oppure il contrario, una estrema resistenza della vera nobiltà di campagna?

    ciao

  12. Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

    @ Miguel

    “… tutti coloro che amano così profondamente il proprio spicchio di mondo, da cogliervi l’infinito, diventando così di colpo più universali dei giacobini.”

    Questa è bellissima. Penso di rendermi pienamente conto di ciò che intendi.

    • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

      Del resto, shopenhauerianamente parlando :) , ogni individualità rappresenta tutta quanta l’indivisa e indivisibile Volontà… :) :)

      • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

        P.S. “Schopenhauerianamente”: perdonate il refuso: me ne accorgo solo adesso… :) :)

    • Francesco says:

      si può illudersi di cogliere l’Infinito in ampiezza razionalistica o in profondità impressionistica

      sempre un’illusione è!

      solo la Bellezza lo coglie, quindi torno da Cindy Crawford

      :D :D

  13. Moi says:

    … Gli Inglesi non (!) sono giudicanti ?

    … Sbaglio o quando c’era Silvio trituravano i maroni a manetta ?!

    … Non solo, nella Letteratura del Grand Tour fiorivano commenti sull’ Italia in generale e il suo Meridione in particolare sobri e moderati ;) tipo “Paradiso abitato da Diavoli”, o “la principale differenza fra Napoli e Calcutta è che a Napoli manca il Quartiere Inglese” … tutta roba rinvenibile e leggibile.

  14. Moi says:

    @ MIGUEL

    Succede in Messico … però a quanto pare niente sparatoria ;) !

    http://regeneracion.mx/nino-enfrenta-a-multitud-que-protesta-contra-matrimonios-igualitarios/

    Niño enfrenta a multitud que protestaba contra matrimonios igualitarios

  15. Moi says:

    Considerando gli Statunitensi WASP alla stregua di IperInglesi … e gli Italiani specie del Sud i più “Europei” di tutti :

    —————–

    http://www.maurizioblondet.it/europei-vi-siete-ridotti/

    “L’individualismo americano è quello del pioniere. Il pioniere si assume i rischi e si prende i duri colpi che gli si abbattono sopra – da cui anche il capitalismo americano, così feroce, “è vissuto come un fattore della potenza americana, la sua dinamica proiezione del mondo”:

    L’individualismo europeo, ohimé, “è in larga misura il prodotto dello Stato-provvidenza, che assicura a ciascuno di dispiegare la Propria libertà individuale nella sicurezza. E’ una differenza fondamentale”.

    • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

      I soliti schemini usati, abusati e sclerotizzati…
      Eppure, dal microcosmo della mia piccola comunità d’origine ai margini della più europea tra le metropoli (fieramente) nordafricane :) , mi giungono testimonianze dirette e indirette di persone che, per garantire il piatto di pasta alla propria famiglia, creano attività dal nulla (ad esempio, ragazze e signore che si associano per produrre e vendere gioielli di pregio a prezzo economico…); gente che torna a lavorare nelle campagne (tra autoctoni e migranti, con tutte le insicurezze e le ingiustizie del caso: non c’è da negarlo…)… E tutto questo in conseguenza del venir meno di ogni certezza acquisita… Sono piccole cose – lo so – , tali da sfuggire del tutto ai superficiali, però… Staremo a vedere…
      Per il resto, non credo sia necessario, in nessun caso, sconfinare così spesso nella spiacevolezza e nella volgarità (non mi riferisco al confronto con Calcutta e con l’India in generale, che a me fa piacere, ma che secondo te sarebbe dovuto risultare offensivo, il che mi sembra indicativo di una certa “forma mentis”…), e non mi pare ciò abbia nulla a che vedere con la correttezza politica, bensì con la semplice e tradizionale civiltà…

      • Moi says:

        gli Inglesi (con visibilità mediatica, no i Chavs che non se li caga nessuno … se non i Bollettini di Risse in Discoteca) anche soltanto dagli Anni Cinquanta in giù erano molto diversi da ‘sto Politicallycorrectume In Odium Sui odierno …

        • Moi says:

          Tipico del “Mondo AngloSassone” passare da un eccesso all’altro, ma sempre spingendoci sopra … secondo il Messori è l’inevitabile conseguenza del successo storico dell’ Eresia Protestante e cioè un Aut-Aut (che poi si secolarizza) VS un Et-Et della Religione Cattolica.

  16. Moi says:

    The rooks rose raving to curse him raw,
    He snarled a sneer at their swoop and caw
    [cit.]

    ———–

    In effetti rende molto bene, in V.O.

    Alle medie una Prof ci disse : avete presente il classico cagnazzo stupido che non distingue i passanti dai ladri e vi ringhia da dietro il cancello ? … Ecco: in Inglese la “erre”, più o meno, si fa così !

  17. Moi says:

    Però gli Inglesi hanno Politici più sinceri :

    http://www.bloomberg.com/news/articles/2016-09-12/u-k-ex-premier-cameron-to-quit-parliament-pa-says

    Cameron Says He’s Quitting U.K. Parliament After Brexit Defeat

  18. Grog says:

    Gli inglesi sono dei simpatici ed incredibili figli di troia, sono stati cosi abili da riuscire a condizionare quel pittoresco cretino austriaco di Hitler a spedire la CRUCCONIA A ROMPERSI LE CORNA IN RUSSIA .
    Ovviamente i Russi non l’hanno presa bene per via delle MODESTE PERDITE UMANE SUBITE, l’hanno aggiunta ALLO SCHERZETTO GIOCATO DAGLI INGLESI NEL 1917 e se la sono legata al dito, da bravi asiatici se lo ricorderanno per circa un MILLENNIO.
    Con l’avvento delle armi nucleari gli inglesi devono are MOLTA ATTENZIONE perché non possono più fare i bulli furbetti, gli spitfire non intercettano i missili e l’isoletta può essere ridotta ad un patinoire di vetro fuso.
    Grog! Grog! Grog!

  19. Z. says:

    Giornalismo all’italiana: o meglio metagiornalismo, per una volta in senso puro, senza politica di mezzo.

    Leggo questo articolo di Gomez, che inizia e finisce come un articolo di scuse.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/14/tiziana-cantone-il-caso-sul-web-il-suicidio-e-le-nostre-negligenze/3032639/

    E penso: beh, ci sarà chi pensa male ma intanto è un’ammissione di responsabilità, una presa di coscienza su certo modo di fare giornalismo. Una bella cosa, insomma. Tanto di cappello.

    Poi mi accorgo che le scuse e l’autocritica sono solo il prologo e l’epilogo, e che il senso dell’articolo è racchiuso in un’unica frase…

    [S]enza il nostro pezzo del 2015 le cose non sarebbero cambiate di una virgola.

    …e mi rendo conto, da povero fesso, di essere di fronte al solito articolo autoassolutorio.

    Ben mi sta, me la sono cercata.

    • Francesco says:

      se leggi Gomez, come ti aspetti?

      te la sei proprio andata a cercare!

      • Z. says:

        Ora tu mi dirai che mi voglio del male, e forse è vero, ma a mio avviso Gomez è il meno peggio nell’area d’affari (giornali, editoria, politica, comunicazione, TV…) che potremmo definire “cairo-peppista”. Ha delle consegne editoriali da osservare, ma cerca di farlo con rispetto dei propri principi da giornalista.

        Ad esempio, fu l’unico del suo giornale a dissociarsi da Travaglio – seppur su insistenza dell’intervistatore – quando il Trava sr. disse che la strage al Tribunale di Milano era colpa delle opinioni che Renzi aveva espresso in materia di magistratura.

        Quindi è vero, sono stato ingannato dal titolo; è vero, me la sono cercata. Ma qualche attenuante ce l’ho!

    • Mauricius Tarvisii says:

      È giusto e doloroso dire però che anche noi abbiamo avuto una parte, sia pur piccola, in questo misfatto compiuto dal web. Poco importa che senza il nostro pezzo del 2015 le cose non sarebbero cambiate di una virgola

      È un concetto molto semplice da capire: colpa di tutti non significa colpa di nessuno. Poi se volevi che scrivesse che è stata solo colpa del FQ è un altro discorso :D

      • Z. says:

        Colpa di tutti significa che l’operato di tutti ha contribuito a cambiare le cose, in peggio: ciascuno per la sua piccola o piccolissima parte, naturalmente. Se Gomez ritiene che questo sia il caso, fa bene a fare autocritica e per me fa pure bella figura.

        Se invece senza l’operato di Tizio le cose non sarebbero cambiate di una virgola, va da sé che Tizio non ha contribuito a cambiare le cose (in peggio), nemmeno di una virgola. E se Gomez la pensa così, né lui né il FQ hanno nessuna colpa nella vicenda.

        Dici che l’articolo non voleva essere autoassolutorio? A me pare di sì, e quanto meno quella frase mi sembra una pilatesca caduta di stile.

        • Moi says:

          Tutti colpevoli, nessun colpevole.

          [cit.]

        • “Colpa di tutti significa che l’operato di tutti ha contribuito a cambiare le cose, in peggio”

          Allora, togliamo di mezzo la fuffa delle “colpe”.

          Non è possibile “controllare” Internet, punto e basta. E’ sufficiente un cretino su un milione, e succede il disastro (ci sono ben 9000 “uno-su-un-milione” al mondo, pronti a scattare).

          Quindi mi danno anche fastidio tutti quelli che dicono, “bisogna educare”. “Educare” vuol dire rendere conformisti tutti, e quindi alla schiera dei cretini, si aggiunge anche la schiera dei bastiancontrari.

          Invece trovo allucinante che i giornali – che hanno un direttore responsabile di fronte ai tribunali, a differenza dei gestori di pagine facebook – abbiano raccontato la vicenda, abbiano dato NOME E COGNOME della disgraziata, abbiano intervistato la mamma, abbiano fatto foto…

          Quello sì che si poteva controllare.

          • Z. says:

            Miguel,

            se non ti piace la parola “colpa” possiamo usare la parola “responsabilità”, oppure – come fece un celebre economista – la parola “banana” :)

            Condivido quando scrivi che la banana dei giornali – con un direttore, appunto – sia diversa da quella degli utenti comuni, e proprio per le ragioni che scrivi tu. Credo la condivida anche Gomez, donde l’autocritica per lo spazio che alcuni quotidiani – in particolare il suo – hanno dato alla notizia.

            Trovo pilatesco, quindi, buttarci dentro un inciso assolutorio dicendo “comunque non cambiava niente”: quello che (non) ha fatto, insieme a quello che hanno fatto tanti altri, ha contribuito a cambiare le cose, e non in meglio. Quindi anche lui come tanti altri ha la sua piccola – piccolissima – parte di banana: e si parla appunto di un direttore di giornale, non di un esaltato X sul Tomo de’ Ceffi.

            Detto questo, mica è necessario fustigarsi o peggio. Se oggi intervistasse la madre non ci troverei nulla di male, ormai; inoltre, va detto che nel suo pezzo non rivendica il diritto di giudicare nessuno, né lo assegna ad altri come dovere.

  20. Andrea Di Vita says:

    @ martinez

    “Dark woods evil”

    Ma è l’episodio del Signore degli Anelli, dove solo Tom Bombadil libera uno dei membri della Compagnia dell’Anello dalla presa maligna dei rami di un albero invidioso della capacità che hanno gli hobbit di camminare.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  21. Roberto says:

    Non mi ricordo chi diceva che gli piacevano i visti ed i timbri sui passaporti
    Voilà, accontentato!

    http://www.theguardian.com/politics/2016/sep/09/britons-may-have-to-apply-to-visit-europe-under-eu-visa-scheme

  22. Moi says:

    A PROPOSITO DI ROBE ALBIONICHE … ;)

    Un interessante vecchio articolo-invettiva di Blondet sull’ Identità attraverso il linguaggio metteva impietosamente (sennò che Blondy sarebbe ? ) a confronto la “normalità” di un Borghese IndoPakistano che, forte della meritocrazia, assimila nelle migliori Università un perfetto accento Britannico molto meglio dei Chavs negli Slums … VS Italici Studenti o addirittura Professori Universitari Meridionali (arrivati carrieristicamente fin lì solo perché “tengono gli Amici degli Amici” …) che prima (!) del primo giorno delle elementari come Checco Zalone da semianalfabeti parlavano … e anche dopo la mitica Laurea così continueranno per sempre a parlare !

    • Roberto says:

      Certo come no…

      Di a blondet che il paki di cui parla ha una nanny inglese da quando è nato….

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