Profughi, mostri e bufale

Qui abbiamo sempre più la sensazione che ci sia qualcosa che non vada nello scambio di insulti tra opposte tifoserie, ogni volta che si parla della “questione dei profughi“.

Come se metà del pubblico sugli spalti stesse gridando, “Forza Juve” e l’altra metà, “Forza Lazio”, con tutti a dire la loro su rigori, assist e calci d’angolo, mentre dentro il campo  si stesse svolgendo una corsa di cavalli.

Ed è proprio così, come ci spiega molto semplicemente Gabriele Del Grande, che probabilmente è la persona che si è più impegnata, in questi anni, proprio a fianco dei migranti.

Leggete molto attentamente, perché ci va di mezzo il nostro futuro – pensiamo all’impatto della “questione profughi” sul referendum inglese o sulle elezioni in Austria o sui rapporti tra Europa e Turchia.

Ci sarebbe da discutere sulla semplicità della soluzione che Grandi propone, ma almeno si inquadra correttamente il problema.

Ringraziamo Rossana per la segnalazione.

“Abbiamo creato un mostro! ”
di Gabriele Del Grande

C’è gente che una volta faceva le manifestazioni antirazziste e oggi difende a spada tratta il sistema d’accoglienza (ideato da Maroni con l’emergenza Nord Africa)!

Mi riferisco al surreale dibattito tra pro-terremotati e pro-immigrati. Premesso che i terremotati vorremmo tutti vederli in una nuova casa quanto prima, il sistema di accoglienza italiano è indifendibile!

Lo dice uno che crede nella libertà di movimento.

E lo dicono tanti di quelli che ci lavorano, ma sottovoce per non essere fraintesi. Sapete cosa mi disse una volta in privato uno dei padri del Servizio Centrale a Roma? “Abbiamo creato un mostro! Un sistema di welfare parallelo. I più onesti si sono comprati le case!

Pochi mesi dopo, esplose lo scandalo di Mafia Capitale.

E guardate che non sono uno che si scandalizza per i 35 euro. Se un servizio funziona, per me può costare dieci volte tanto. Ma questo servizio non funziona! Perché è tutta la procedura che non ha senso.

Un trentenne di Lagos decide di emigrare dallo zio a Milano. L’ambasciata italiana gli nega il visto. La famiglia investe cinquemila euro per mandarlo via terra in Libia e da lì fargli attraversare il Mediterraneo sperando arrivi vivo. Ce la fa, ma in Sicilia scopre che l’unico modo per avere un permesso di soggiorno è chiedere asilo politico perché è entrato illegalmente in frontiera. Impara a memoria una storia falsa: l’infanzia da orfano, lo zio cattivo, un mandato d’arresto, il poliziotto corrotto. La Commissione che deve decidere sulla sua storia gli dà appuntamento un anno e mezzo dopo. Nell’attesa viene trasferito in una pensione in qualche paesino montano. Nel frattempo gli è vietato lavorare e gli è vietato ricongiungersi con i figli e la moglie, in compenso può fare volontariato e imparare l’italiano. Dopo un anno e mezzo la Commissione lo riceve e gli nega l’asilo politico perché non sussistono i requisiti giuridici. L’avvocato gli consiglia di fare ricorso, è gratuito, devono solo inventarsi una storia un po’ più credibile. Passa un altro anno. Il tribunale conferma il diniego. E così, due anni e mezzo dopo il suo arrivo, il trentenne di Lagos riceve l’ordine di allontanarsi dal territorio e lascia la pensione del paesino. Prende il primo treno per Milano e va a bussare alla porta dello zio, senza documenti e senza lavoro. Esattamente come se fosse sbarcato il giorno prima.

Se tre anni prima l’ambasciata italiana a Lagos gli avesse rilasciato un visto di turismo e ricerca lavoro (visto che ad oggi non esiste), quella stessa persona avrebbe investito i suoi cinquemila euro non nella mafia libica del contrabbando ma per mantenersi a Milano durante i sei mesi di durata del visto. E se avesse trovato un lavoretto magari avrebbe potuto rinnovare il visto di altri sei mesi in Questura (oggi è impossibile convertire un visto) e infine avere un permesso di lavoro l’anno dopo (altra procedura oggi impossibile).

L’italiano l’avrebbe imparato presso le scuole serali che nel frattempo il governo avrebbe dotato di nuovi finanziamenti (magari!). E se invece non avesse trovato il lavoro che cercava, anziché fare ricorso se ne sarebbe ritornato a Lagos o sarebbe andato a Berlino, sapendo che a Milano sarebbe potuto tornare in ogni momento.

Tre quarti delle centomila persone oggi in accoglienza non avranno nessun permesso di soggiorno come rifugiati politici. Tenteranno il ricorso per guadagnare tempo, ma sarà inutile. Servirà solo ai tanti avvocati che si sono precipitati sull’affare. Col gratuito patrocinio un ricorso vale sui cinquecento euro. Cosa mi dicono gli avvocati che ne fanno cento o duecento l’anno? Mettici pure una conferenza sul diritto d’asilo e sei a posto. Non è per i soldi. Per me se fai bene il tuo lavoro puoi guadagnare anche un milione. Ma se porti a casa cinquantamila euro di ricorsi farsa pagati dai contribuenti pubblici io la chiamo per quello che è: una truffa. In questo momento ci sono almeno 15mila ricorsi pendenti.

Nessuno ha il coraggio di dire che sono per tre quarti dei casi delle farse, ricorsi fotocopia, storie imparate a memoria prima di partire e ripassate nei centri di accoglienza. Perché? Perché è l’unico modo per avere una carta per lavorare nell’Europa razzista di oggi.

Non ce l’ho con chi mente. Io farei lo stesso al loro posto. Ce l’ho con una procedura insensata, che costa alla collettività miliardi di euro e che potrebbe essere cambiata in tre passaggi, salvando vite umane e risparmiando soldi.

Perché non si potenziano le Commissioni per l’Asilo in modo da dare risposte certe nel giro di una o due settimane? E soprattutto perché non si danno alle Ambasciate strumenti per rilasciare visti per ricerca lavoro e alle Questure strumenti per convertire i visti in permessi?

Liberate le frontiere e chiudete gli alberghi. Date alla gente la possibilità di spostarsi e di farlo in modo dignitoso, come abbiamo fatto noi cinque milioni di italiani che viviamo all’estero e come hanno fatto il 99% dei cinque milioni di emigrati che vivono in Italia.

L’accoglienza lasciamola ai terremotati veri, quelli che hanno perso tutto. Siano quelli di Amatrice o quelli di Aleppo, di Raqqa, di Mosul, di Kandahar, di Kabul, di Sanaa, di Mogadiscio. Perché l’asilo politico è una cosa molto seria ed è la misura di una civiltà giuridica.

Print Friendly, PDF & Email
This entry was posted in migrazioni and tagged , . Bookmark the permalink.

1,887 Responses to Profughi, mostri e bufale

  1. izzaldin says:

    ottimo articolo.
    qui in Sicilia poi ci si rende conto veramente di cosa è il business ei migranti.
    qualche settimana fa per strada mi diede a parlare un ragazzo che parlava inglese. era un traduttore assunto per lavorare nelle commissioni e tradurre dal tigrino. per lui gli sbarchi significano lavoro, per le cooperative significa arricchirsi o comprarsi le case, come dice Del Grande.
    l’articolo di Del Grande è realistico, scritto da chi conosce la realtà di cui parla e scritto fuori dai denti. sono d’accordo al 100% tranne che per un dettaglio, quello sugli avvocati.
    capisco che arricchirsi in questo modo possa sembrare sleale.
    ma se ciò accade è per colpa della legge italiana, non certi degli avvocati. non sono loro a costringere i richiedenti asilo a presentare ricorso, è il contrario. non vedo cosa potrebbero fare gli avvocati per opporsi: rifiutare i ricorsi ai richiedenti asilo? mi sembra assurdo.
    le leggi vanno cambiate al più presto, in questo Del Grande ha ragionissima

    • “l’articolo di Del Grande è realistico,”

      Mi chiedo però quanto sia una questione solo italiana. Mi viene il sospetto che lui attribuisca troppa importanza e sovranità ai legislatori italiani.

      • izzaldin says:

        probabilmente la situazione è simile anche in Grecia, altra meta di sbarchi.
        in Finlandia la situazione giuridica sarà diversa, ma è l’Italia la porta dei migranti.
        La soluzione è quella delle quote e dei visti, come era un tempo. La famiglia naturale di Balotelli arrivò a Palermo a fine anni ’80 NON su un barcone di disperati ma con l’aereo. Poi le leggi Turco Napolitano e Bossi Fini hann oreso tutto più difficile.
        sono d’accordissimo con la proposta di Del Grande, è stato così nei decenni scorsi per le grandi migrazioni da qui verso Belgio, Germania e Stati Uniti o dalla Turchi verso la Germania.
        così si eviterebbero stragi e situazioni legali paradossali.
        però si perderebebro tutti i soldi del business dell’accoglienza, spesso nelle mani di ONG (“di sinistra” o di istituzioni ecclesiastiche (“di destra”)

      • Francesco says:

        Miguel

        mettiti nei panni dei legislatori

        da una parte hanno una marea di negri affamati che cercano un posto per vivere in Europa

        dall’altra i loro elettori che non vogliono l’invasione di musulmani

        nessuna della due parti vuole sentire ragioni e la seconda vota pure

        capisci che lo scopo delle leggi diventa non l’impossibile soluzione del problema ma la generazione di confusione e nebbia che permetta ai politici di sopravvivere?

        la Merkel si è bruciata per aver cercato di prendere una posizione, cosa vuoi facciano Renzi e Bersani e Alfano?

        abbi pietà, per una volta

        ciao

        😀

        • “mettiti nei panni dei legislatori”

          Prima, dammi uno stipendio da legislatore.

          Anzi, da Consulente di Legislatore.

          Assicurami un futuro dopo in qualche partecipata statale, e visto che ci sei mettici pure i miei figli.

          Poi sono sicuro che avrò pietà, anche due o tre volte.

          • Francesco says:

            non capisco

            se è il lato puritano e quello messicano che emerge in te in queste risposte

            anch’io adorerei il Vitello d’oro per un posto di Consulente del Legislatore (e sarei anche bravino) ma non divento così spietato!

            😀

            PS avviso per il Nemico: scherzavo, non la farei lo stesso, la cosa del Vitello. massimo mi stacco due bistecchine auree

  2. Roberto says:

    al volo (ritorno perché ho varie cose da dire), il richiedente asilo può lavorare trascorsi due mesi dalla domanda (novità introdotta l’anno scorso, prima erano sei mesi

    • “il richiedente asilo può lavorare trascorsi due mesi dalla domanda”

      In Lussemburgo? In Europa (e quindi anche in Italia)?

      E cosa succede se il richiedente asilo si mette a lavorare, poi la sua richiesta viene respinta?

      • Roberto says:

        In Italia
        In Europa c’è una direttiva che stabilisce che i richiedenti asilo devono aver accesso al mercato del lavoro entro 9 mesi dalla domanda, salvo la possibilità per gli stati di stabilire norme più favorevoli per i RA

        In Italia sono appunto due mesi
        In Lussemburgo 9 (come in Francia)
        In Germania tre mesi

        In Germania e Lussemburgo i RA possono da subito iscriversi a formazioni professionali, in Italia mi sembra (ma dovrei verificare) che devono passare comunque due mesi

        • “In Italia”

          Cerco di capire.

          Il ragazzo di Lagos che arriva in barca e si dichiara perseguitato dal governo birmano può così lavorare in regola in Italia, poniamo, per un anno, prima di venire espulso o ridotto in clandestinità.

          Mentre il ragazzo di Lagos che chiede di poter venire a lavorare in Italia, viene respinto direttamente alla frontiera, o al consolato italiano in Nigeria?

          • rossana says:

            Qui tornano due ragionamenti, quello di Del Grande e quallo del video di Lorenzetto.
            Il primo dice: rilascio permesso da parte dell’ambasciata, il secondo che un permesso turistico e un volo aereo costano meno di quanto si dice i migranti paghino ai trafficanti.
            A parte la questione del dove e come riescano a mettere insieme quei 2/3mila dollari per il trafficante, visto il reddito medio di 1$ al mese, la domanda delle domande è: quel è la ragione per cui, avendo 2/3 mila $ da rischiare per tentare un’altra vita altrove, si preferisce fare traversate del deserto per arrivare in Libia (o in Egitto o dove si imbarcano), rischiando di tutto, anziché rischiare al minimo andando all’ambasciata italiana a Lagos, farsi rilasciare un visto turistico per prendere un aereo? Intanto non rischierebbero di morire in mare, poi una volta qui potrebbero cmq fare richiesta d’asilo, solo risparmiandosi viaggi pericolosissimi?
            Questa è per me una roba oscurissima…

            • “Questa è per me una roba oscurissima…”

              In effetti, Del Grande dice che a Lagos non puoi chiedere un visto per “ricerca lavoro”, ma non dice nulla del visto turistico.

              Adesso ho capito: 1 dollaro al mese per il 60% della popolazione che non ha reddito, o perché è fuori dal circuito capitalistico (e non sta necessariamente male) o perché ci sta dentro ma è disoccupato (e allora sta male, ma magari ha un parente che sta meglio).

              Nel primo caso non emigra sicuramente – infatti l’Italia NON è piena di immigrati contadini e analfabeti, infatti ripeto che emigrazione e “miseria” non sono sinonimi.

              Questo cambia leggermente la statistica – più che tra il 60%, dovremmo cercare tra il 40%, che però non naviga nell’oro, immagino. Per cui il problema resta.

            • Roberto says:

              Semplicemente, il visto turistico non viene dato a tutti quelli che lo chiedono.
              Devi dimostrare di avere soldi o un lavoro (in Nigeria), oltre che le cose tipiche (più facili da falsificare), come biglietti aerei, prenotazioni di alberghi e assicurazione sanitaria

        • Roberto says:

          Scusa, esiste il ragazzo di Lagos che attraversa mezza Africa e il mediterraneo per chiedere al doganiere se c’è lavoro per lui?

          • “Scusa, esiste il ragazzo di Lagos che attraversa mezza Africa e il mediterraneo per chiedere al doganiere se c’è lavoro per lui?”

            beh certo che no, visto appunto quello che scrive Del Grande.

            Quello che mi sorprende è che l’Italia, sapendo benissimo di essere il paese che ci mette di più ad approvare le richieste di asilo, sia quello che permette più celermente di lavorare.

            Non capisco bene.

            Se io mi autocertifico come laureato e vincitore di un concorso e mi faccio assumere come insegnante in una scuola; e poi si scopre che non sono laureato e non ho fatto il concorso, presumo che i diritti che ho acquisito grazie al lavoro fatto, tipo pensione ecc., siano quantomeno in discussione.

            Non succede lo stesso per chi si autocertifica profugo e poi trova che viene respinta la propria richiesta?

            • MOI says:

              … tipo Oscar Giannino , “Economista” ?

              Però secondo i Maligni 😉 , capisce meglio degli Econominsti “veri” … proprio perché autodidatta, mentre i Monti, le Fornero gli Amato (nel senso di Giuliano) sono usciti dritti dalla terribile MadraSSa 😉 della Bocconi a far macelleria sociale di popoli !

            • Roberto says:

              Scusa miguel, ma personalmente tu preferisci che il tipo nel limbo lavori o no?

              • “Scusa miguel, ma personalmente tu preferisci che il tipo nel limbo lavori o no?”

                Io preferisco capire, per quello che faccio delle domande.

                Se vuoi conoscere le mie preferenze, parliamo di cibo o di musica.

              • Stavo cercando di capire la controparte in questo dialogo con Roberto.

                Credo che il problema stia in una formazione molto diversa. Lui potrà raccontare la sua, ma per quanto riguarda me, ho sempre una visione da storico.

                Lo storico vede grandi passaggi e mutazioni, che in genere sfuggono ai diretti interessati, i quali oltretutto possono farci poco.

                Dentro questi grandi passaggi, lo storico coglie le piccole crepe in cui si annida il futuro, le contraddizioni che diventeranno insostenibili a lungo andare; sa che il re morirà avvelenato per aver negato una promozione a tale tizio, o che tra due secoli, la città a cui ha concesso troppi privilegi si ribellerà al suo erede; ma in tutto questo, non c’è un momento in cui si può dire, seriamente, “io preferisco”.

                Anche perché tutto è collegato al resto, quelli che se la prendevano con il governo siriano perché torturava gli oppositori sono anche causa della morte in mare oggi di bambini eritrei. E chi non coglie subito il nesso, non ragiona da storico.

            • Roberto says:

              “Non succede lo stesso per chi si autocertifica profugo e poi trova che viene respinta la propria richiesta?”

              Sono io che non capisco
              Vorresti che il tipo, dopo aver perso lavoro e possibilità di restare, restituisca i soldi guadagnati?
              Sul serio, prendiamo in considerazione la proposta grog, è molto più semplice ed economica….

            • Roberto says:

              In effetti io non ragiono da storico, ma da uno che sapendo che vive in una zona monsonica cerca di capire quali sono le cose migliori da fare per campare al meglio (non io, quelli che vivono nella mia zona)

              • “ma da uno che sapendo che vive in una zona monsonica cerca di capire quali sono le cose migliori da fare per campare al meglio”

                Capisco, ed è una cosa che apprezzo di te. Il guaio dello storico è che vede che per tener fuori i monsoni, hai impermeabilizzato la tua casa con l’amianto, e sa come va a finire in questi casi 🙂

            • Z. says:

              Miguel,

              il titolo per insegnare o c’è o non c’è, poi bisogna vedere cosa prevede l’ordinamento. Inoltre, è il titolo stesso che ti ammette al lavoro.

              La condizione di rifugiato si ottiene in base a fatti e non in base a titoli: fatti la cui prova difficilmente è documentale. Inoltre lo status di rifugiato non ti ammette in sé al lavoro, dà la possibilità di restare in Italia. Se te lo revocano vuoi che il Privante ti riprenda i soldi che hai guadagnato lavorando per lui?

              A tacer d’altro sarebbe un incentivo ad assumere gente per non pagarla…

              • “La condizione di rifugiato si ottiene in base a fatti e non in base a titoli”

                Infatti, il confronto è difficile. Non parlavo del “privato che si riprende i soldi”, visto che il lavoro sarebbe stato effettivamente svolto.

                Mi chiedevo dello status legale stesso di un lavoro ottenuto facendo un’affermazione ritenuta successivamente falsa dalle autorità. Ad esempio, sono dovuti i contributi, liquidazione, ecc.? Come si risolve il rapporto di lavoro? E’ il neo-clandestino a dover annunciare che non ha più il diritto di lavorare? E’ il datore di lavoro che si deve informare? Se il neo-clandestino continua a lavorare, qualcuno commette un reato?

                A novembre, 2016: “Ho il diritto di lavorare, perché sto chiedendo l’asilo in quanto perseguitato dagli extraterrestri”.

                A novembre 2017: “Lei non è perseguitato dagli extraterrestri, ha mentito e deve andarsene dall’Italia”.

                Ripeto, non mi interessano le domande tipo, “cosa preferiresti”, “cosa vuoi”. Mi chiedo come funzioni il meccanismo.

                E mi chiedo (ma è un’altra domanda) se effettivamente funziona. Cioè se esiste un certo numero di datori di lavoro in Italia disposti ad assumere in regola persone appena arrivate, sapendo che tra un anno circa avranno quasi certamente la possibilità di licenziarle.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Essere profugo non è condizione per l’esercizio di alcun lavoro. In generale, non esiste nessun requisito necessario per la stipulazione di un contratto di lavoro subordinato: ci mancherebbe altro 😀
              Se la richiesta di asilo viene respinta ed il richiedente rimpatriato, così che non sarà più possibile per lui svolgere la prestazione lavorativa, il contratto si risolverà, ma sicuramente non sarà dichiarato nullo e altrettanto sicuramente tutti i diritti maturati dal lavoratore (di natura privatistica, ma anche previdenziale) saranno fatti salvi. Non vedo nessun problema.

              Ma è così anche se io autocertifico di avere una laurea che non ho e insegno presso una scuola pubblica: una volta scoperto posso essere accusato di aver commesso uno o più reati e il mio datore di lavoro posso essere condannato eventualmente al risarcimento del danno, ma il rapporto di lavoro è comunque esistito nel frattempo con tutto quello che ne consegue.

            • Mauricius Tarvisii says:

              ” non esiste nessun requisito necessario per la stipulazione di un contratto di lavoro subordinato”

              Preciso che questo non significa che la legge non possa prevedere delle limitazioni (per esempio per i richiedenti asilo), ma appunto è il limite l’eccezione e la libertà la regola.
              Secondo me sono anche eccezioni discutibili: perché un soggetto può stipulare un contratto di compravendita e non un contratto di lavoro subordinato? Davvero la sua condizione personale può limitare in maniera così incisiva e arbitraria la sua libertà?

            • Roberto says:

              “Quello che mi sorprende è che l’Italia, sapendo benissimo di essere il paese che ci mette di più ad approvare le richieste di asilo, sia quello che permette più celermente di lavorare.”

              A me sembra sensato. Visto che sai che rischi di dover mantenere il tizio per i prossimi 18 mesi, tanto vale dargli la possibilità di mantenersi da solo

          • rossana says:

            @Roberto
            …Devi dimostrare di avere soldi o un lavoro (in Nigeria)

            Appunto. E se arrivi a pagare 2/3mila dollari al trafficante, i soldi in qualche modo li hai trovati, e visti i tassi elevati di malavita in praticamente ogni ambito della vita nigeriana (sfruttamento della prostituzione, droghe, ricatti, ecc. più tutto il sobbosco di mezzi che uno si inventa per campare, èerché la vedo dura con 1$ al mese in un paese dove il costo della vita negli ultimi 2 anni pare essere lievitato parecchio), allora rimane sempre la questione base: chi sono i migranti nigeriani che arrivano in Italia. Dove trovano i soldi per pagare il viaggio ai trafficanti? Se, come probabile, si tratta di persone che in patria hanno imparato a sopravvivere nei meandri dell’illegalità (e tieni conto che ritengo che certa illegalità sia perfino lecita, quando un paese arriva ad avere da una parte 10mila ultra ricchi e dall’altra il 60% che vive con 1 euro al mese), chi sono davvero i migranti?
            Fossero appena benestanti, arriverebbero con i visti turistici.
            Fossero vittime di Boko Haram, non si capisce perché affrontino simili spese e rischi anziché spostarsi nella parte (ampia e ricca) del paese dove Boko Haram non c’é
            Fossero anche solo migranti economici di una ipotetica “classe media” (probabile), resta misterioso l’obiettivo che si pongono per rischiare così tanti soldi con così poche reali speranze di riuscita
            E poi, perché l’Italia sta facendo grandi investimenti in Nigeria e, visto che Renzi era lì solo il mese scorso, non trova un accordo per dare un aiuto a risolvere lì il probema dei migranti anziché spendere e spandere quando (e se, visti i rischi) arrivano qui?
            Non torna nulla, e sto valutando solo la Nigeria, che è il paese africano più popoloso ma anche il più ricco

      • Roberto says:

        Se la richiesta viene respinta il permesso di lavoro non vale più (per il Lussemburgo non puoi fare un contratto a durata indeterminata per un RA, immagino sia così dappertutto)

      • rossana says:

        E cosa succede se il richiedente asilo si mette a lavorare, poi la sua richiesta viene respinta?

        Può lavorare solo finché è in attesa di risposta dalla Commissione che valuta la domanda per il riconoscimento dell’asilo.
        “La Commissione può non riconoscere lo status di rifugiato oppure rigettare la domanda per manifesta infondatezza. Contro le decisioni della Commissione territoriale si può ricorrere al Tribunale la sospensione quando ricorrono gravi e fondati motivi, che deve decidere nei cinque giorni successivi.”
        http://www.interno.gov.it/it/temi/immigrazione-e-asilo/protezione-internazionale/commissioni-territoriali-riconoscimento-protezione-internazionale
        A parte che i “cinque giorni successivi” sono un miraggio, il richiedente può lavorare solo in base a una specie di permesso temporaneo, che scade automaticamente all’arrio della risposta della Commissione. Da quel momento o fa ricorso, e quindi allunga i tempi del permesso temporaneo, o per legge dovrebbe essere espulso.
        Ovviamente, come spiega bene Del Grande, le espulsioni sono un capitolo a parte, con altre procedure che raramente vengono messe in atto.
        Questo si traduce con clandestini (a quel punto lo sono in senso pieno) di cui non si sa nulla.
        E, quando fermati dalle forze dell’ordine (capita spesso in occasione di controlli per ragioni diverse, vedi ad esempio un incidente in auto o liti fra extracomunitari per cui viene chiamata la polizia), vengono comunque rilasciati con foglio di via obbligatorio, non è che vanno in cella.
        Quindi si ri-dileguano, tentano di andare in altri paesi confinanti.
        Pare comunque, da quel che ho letto, che siano sempre di più gli immigrati che espulsi accettano la povera somma prevista per pagarsi il rimpatrio per tornarsene a casa loro.
        Ma lavorare no, a meno di trovare lavoro in qualche attività del sottobosco dei lavorettinon regolari con cui possono riuscire a sopravvivere grazie alla catena di solidarietà di altri extracomunitari o grazie a aziendine che non si fanno troppi scrupoli a prendere manodopera senza documenti pagandoli al ricatto da fame…

  3. Grog says:

    Perché non prenderli democraticamente a fucilate mentre violano i sacri confini?
    Una volta sparavano ai poveri contrabbandieri spalloni, adesso favoriscono le migrazioni per loschissimi fini economici e politici, tornerà la “Serenissima” e li affogherà tutti.
    Grog! Grog! Grog!

    • Roberto says:

      Semplice, elegante e popolare

      • Grog says:

        Grasie!
        Grog! Grog! Grog!

        • daouda says:

          Questo è il problema di non avere più alcuna quota della terra natia giuridicamente pubblica, ma privatamente partecipata.
          Se difatti non si può più sparare all’ostile, neanche si può più curare il bisognoso.
          A stabilirlo è chiaramente la Legge, di cui tutti si deve aver giurato ergo ci vuole un grave senso di Pietas. Meglio ancora se questa Legge viene da YHWH e dunque esige un kanone.
          Se legge di questo tipo non è, l’Italia è uno tra i più coerenti paesi del mondo.

    • rossana says:

      Eh, pare facile…
      Perfino la Svizzera, pur organizzata e intransigente, riesce a fermare gli “spalloni”, che si annidano perfino nelle istituzioni:
      http://www.cdt.ch/ticino/mendrisiotto/162183/bosia-mirra-fermata-in-dogana

      • Andrea Di Vita says:

        @ rossana

        Ci fu un politico alla sinistra del PDS che fece entrare di soppiatto Ocalan del PKK in Italia al tempo del governo D’Alema.

        Solo che era un alleato del governo, non lo si poteva far fermare alla frontiera.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

  4. MOI says:

    E che poi uno “Spallone”, a differenza di uno “Scafista” era sempre “l’ultima ruota del carro”, no ? Purtroppo NON occorre esser Marxisti per capire come l’assimilazione “persone-merci” sia tutt’altro che infondata.

  5. MOI says:

    Profugopoli : Stefano Lorenzetto, cifre e numeri

    https://www.youtube.com/watch?v=VmrpsvkHl5E

    (4 min : 20 sec)

    • rossana says:

      Ottimo intervento, grazie per la segnalazione..

      • rossana says:

        Interessante, di ciò che dice Lorenzetto, è l’analisi dei costi, insostenibili per il 60% dei nigeriani (ho verificato ora che vivono davvero con un reddito di meno di 1$ al giorno).
        Da una parte questo giustifica la migrazione per ragioni economiche, dall’altra apre parecchie scomode domande su dove o come riescano a reperire le somme necessarie per pagare i trafficanti.
        Contraggono debiti che si impegnano a ripagare una volta arrivati qui?
        Se fosse, anche i 2,5€ al giorno che vengono loro riconosciuti per le piccole necessità quotidiane assumono un valore significativo: 75€ al mese, spesati di tutto, possono già essere un guadagno.
        Se oltre a questi riescono a trovarsi qualche lavoretto (anche chiedere 1€ davanti al supermercato può rendere), mandano qualcosa a casa e qualcosa ai trafficanti per scontarsi il debito.
        Seguire (al solito) la pista dei soldi potrebbe forse chiarire non tanto il perché dell’accoglienza, che abbiamo capito essere il business sul welfare sia in Italia che sicuramente in altri paesi europei (anche se forse meno smaccato che da noi, anche lì associazionismo e onlus trovano una buona ragione per esistere), quanto il perché questi rischiano così tanto per finire a campare mesi nei centri di accoglienza, dove sicuramente si rompono le palle a dormire, mangiare, guardare la tv e far niente tutto il giorno.

        • “(ho verificato ora che vivono davvero con un reddito di meno di 1$ al giorno). ”

          Veramente Lorenzetto dice (e più volte) “1 dollaro al mese”, che è segno di un certo pressapochismo; inoltre non credo che i soldi dati alle cooperative possano essere esentasse – di solito la corruzione si fa in perfetta regola 🙂

          Comunque i problemi presentati sussistono tutti.

          • rossana says:

            Ha ragione Lorenzetto: è 1$ al mese…(sorry)

            • “Ha ragione Lorenzetto: è 1$ al mese…(sorry)”

              No, scusami… intendevo che Lorenzetto era disattento, non tu! La cifra di 1 dollaro al giorno che proponi tu è molto più credibile.

            • rossana says:

              Non è che lo “propongo”, è che lo cito sbagliato: è davvero di 1€ al mese, almeno secondo il documento qui sotto, prodotto dall’Enit che analizza la situazione socio-economica del paese per trarne indicazioni per gli scambi turistico/commerciali italiani:
              “…oltre il 60% della popolazione vive
              con meno di un dollaro al mese
              (National Bureau of Statistics).
              http://www.esteri.it/mae/pdf_paesi/africa/nigeria.pdf

            • Francesco says:

              meno di un dollaro al mese indica quasi solo che quelle persone vivono al di fuori dell’economia formale, però

              per fortuna, sennò mangerebbero al meglio due volte al mese che mi pare pochino

  6. MOI says:

    *** PROFUGOPOLI (presentazione) ***

    Profugopoli è un fiume di denaro che significa potere, migliaia di posti di lavoro, tanti voti. E che fa gola a molti perché, come è noto, «gli immigrati rendono più della droga».

    La società che organizza corsi per buttafuori e addetti alle pompe funebri ed è controllata dal noto paradiso fiscale dell’isola di Jersey. L’ex consulente campano che con gli immigrati incassa 24.000 euro al giorno e gira in Ferrari. La multinazionale francese dell’energia. E l’Arcipesca di Vibo Valentia. Ecco alcuni dei soggetti che si muovono dietro il Grande Business dei Profughi: milioni e milioni di euro (denaro dei contribuenti) gestiti dallo Stato in situazione d’emergenza. E proprio per questo sfuggiti a ogni tipo di controllo. Dunque finiti in ogni tipo di tasca, più o meno raccomandabile. Si parla spesso di accoglienza e solidarietà, ma è sufficiente sollevare il velo dell’emergenza immigrazione per scoprire che dietro il paravento del buonismo si nascondono soprattutto gli affari. Non sempre leciti, per altro.

    Fra quelli che accolgono gli stranieri, infatti, ci sono avventurieri improvvisati, faccendieri dell’ultima ora, speculatori di ogni tipo. E poi vere e proprie industrie, che sulla disperazione altrui hanno costruito degli imperi economici: basti pensare che, mentre il 95 per cento delle aziende italiane fattura meno di 2 milioni di euro l’anno, ci sono cooperative che arrivano anche a 100 milioni e altre che in dodici mesi hanno aumentato il fatturato del 178 per cento.

    Profugopoli è un fiume di denaro che significa potere, migliaia di posti di lavoro, tanti voti. E che fa gola a molti perché, come è noto, «gli immigrati rendono più della droga». Però l’impressione è che Mafia Capitale, che tanto ci ha indignato, sia solo l’inizio: c’è un pentolone da scoperchiare che non riguarda solo Roma, ma tutta Italia.

    Lo ha detto anche il capo dell’Anticorruzione Raffaele Cantone: «Temo abusi di un sistema diffuso». Diffuso sì, ma quanto? Leggendo queste pagine ne avrete un’idea. Profugopoli, infatti, vi anticipa gli scandali che stanno per scoppiare, e vi svela ciò che nessuno ha ancora svelato: le coop sospette che continuano inspiegabilmente a vincere appalti, i personaggi oscuri, gli affidamenti dubbi, i comportamenti incomprensibili di alcune Prefetture. Come si giustifica, per esempio, che nel Nordest si aggiudichi bandi di gara a ripetizione una coop modenese, guidata da uno studente ventiduenne, già segnalata per «gravi inadempienze, poca trasparenza e false comunicazioni»?

    Tutti gli scandali sono insopportabili. Ma quelli che si fanno scudo della generosità sono i peggiori. E vanno denunciati, in primo luogo per rispetto ai tantissimi volontari perbene: questo libro è dedicato proprio a loro, che ogni giorno tendono la mano al prossimo senza ritirarla piena di quattrini. E che, perciò, non possono essere infangati da chi ha trasformato l’accoglienza in una grande mangiatoia. Perché se i volontari aiutano gli altri è per cercare di guadagnarsi il paradiso. Quello vero, non quello fiscale.

    ____________________

    Mario Giordano

    • “La società che organizza corsi per buttafuori e addetti alle pompe funebri ed è controllata dal noto paradiso fiscale dell’isola di Jersey.”

      Anche in questo articolo di Mario Giordano, come in quello di Gabriele Del Grande, mi sembra che restiamo sempre “in Italia”.

      Ne so troppo poco per fare affermazioni, faccio solo domande.

      Quanto incide Schengen? Come organizzano l’accoglienza gli altri paesi? Come fanno a far restare in Italia (e quindi nelle mani di queste cooperative) i richiedenti asilo? La “giungla di Calais” in cosa si distingue da Ventimiglia? Quale percentuale di richieste di asilo viene accettata altrove? Quali sono i paesi che non qualificano per richieste di asilo? Anche in Francia, ogni paesino di montagna viene riempito da richiedenti asilo?

      • Francesco says:

        1) un sacco infatti lo hanno congelato quasi tutti
        2) alla cazzo di cane come in Italia, anche se il loro CC è meglio del nostro
        3) vedi il punto 1: i nostri amici europei hanno blindato le frontiere
        4) per le coordinate geografiche
        5) la minima possibile
        6) il massimo possibile
        7) questo non lo so, finora hanno riempito le periferie, no?

        ciao

      • rossana says:

        Al link sotto qualche numero sui paesi Ue, anche se relativo al lontanissimo 2014, quindi poco descrittivo della situazione degli ultimi mesi…
        http://it.euronews.com/2015/05/14/asilo-in-europa-una-politica-iniqua

      • Andrea Di Vita says:

        @ martinez

        Anche alla luce della risposta di Francesco, suggerisco di riformulare la domanda su Schengen in questo modo:

        Quant’è la percentuale di migranti arrivati in Italia che nonostante la sospensione di Schengen riescono a uscire dall’Italia e a raggiungere le loro mete negli altri paesi d’Europa, alla faccia dei doganieri dei Paesi nostri vicini?

        Ad es. molti dei migranti che stanno a Calais saranno ben passati dall’Italia…

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • “suggerisco di riformulare la domanda su Schengen in questo modo:”

          Giusto.

          Ma quanto sono sospesi realmente gli accordi di Schengen? Davvero se passo dall’Olanda in Belgio, sono costretto a una lunga coda come al confine tra Serbia e Croazia?

          • Roberto says:

            Ho perso un po il punto della situazione schengen, posso però dirti che all’aeroporto di Amsterdam, 10 giorni fa, abbiamo fatto quasi un’ora di fila al controllo passaporti per andare in Lussemburgo

  7. habsburgicus says:

    @Miguel
    ho scritto alle 3.13 in “Strafatti per la République” un commento ad un tuo breve commentino che è finito chissà dove, ma che desidero che tu legga e non ti sfugga 😀
    dunque eccotelo rammentato qui !

  8. MOI says:

    Quel che rende peculiare l’Italia è che c’è un grandissimo “giro di generosità” sincero che si presta al raggiro da parte di Faccendieri ipocriti.

  9. MOI says:

    http://www.ravennatoday.it/politica/profughi-quello-dell-accoglienza-e-un-business-per-le-coop-rosse-e-il-pd.html

    Profughi:

    “Quello dell’accoglienza è un business per le coop rosse e il Pd”

    „“Il Pd intende nascondersi dietro a perbenismo, umanità, descrizioni strappalacrime di fughe da persecuzioni e morte ancora per molto tempo? Noi quanto loro – prosegue Liverani – sappiamo perfettamente che la stragrande maggioranza dei richiedenti asilo non sfugge da guerre carestie o tirannie, ma semplicemente sa che in Italia verrà accudito e mantenuto.

    Se non ci fossero fondi per l’assistenza e l’ospitalità, il Pd sarebbe ugualmente umano e umanitario ?

    La risposta sta nei bilanci di ASP e cooperative rosse: la maggioranza dei segni più è data proprio dall’accoglienza. Dove sta il confine tra lucro e bontà d’animo ?”.

    [cit.]

    • Z. says:

      Quello degli asilanti è un bisnes QUINDI è giusto farsi giustizia da se?

      il nesso ci sfugge…

      • “Quello degli asilanti è un bisnes QUINDI è giusto farsi giustizia da se?”

        Non so se sia una risposta sufficiente.

        1) bisognerebbe accertare se Mario Giordano e Gabriele Del Grande (che sono su posizioni opposte, penso) abbiano ragione nelle loro affermazioni.

        2) Se è così, non è che siano buoni gli autoctoni o cattivi i migranti o viceversa.

        3) Se è così, è profondamente distruttivo l’intero sistema con cui lo Stato affronta la questione, e comporterà disastri per tutti gli interessati.

        4) Se è così, chi si mette a difendere il sistema con cui lo Stato affronta la questione sarà complice di tali disastri.

        5) Ripeto, se è così, e se non è così sentiamo volentieri l’altra campana.

        • Z. says:

          Miguel, tu corri sempre un sacco 🙂

          La mia era una domanda molto semplice.

          Poniamo che quello degli immigranti sia proprio un bisnes, come effettivamente parrebbe. Ci sta, almeno per quanto ci capiso io (poco).

          Nessuno critica la Lega per averlo sostenuto: che ci sia tanta gente che lavora nel settore è un fatto.

          Si critica la Lega per discorsi di altro tipo, come l’invito ai cittadini a farsi giustizia da sé, ed è a critiche di questo genere che Andrea Liverani risponde.

          Ecco: dov’è il nesso tra “quello degli asilanti è un business” e “è giusto sparare agli asilanti”?

          • MOI says:

            “Asilanti” t’al dì sòul té 😉 …

            • Z. says:

              Mica vero. Prova a cercarlo su Google e avrai una grossa sorpresa 😛

              Va benissimo anche “cittadini stranieri che hanno depositato domanda di asilo”, comunque. Era per farla più veloce…

  10. MOI says:

    Per chi ha voglia di dettagli … i primi 20 minuti sono “skippabili”, restan “solo” 🙂 due orette :

    http://www.youtube.com/watch?v=wW5jLQdkwMQ

    Mario Giordano presenta “Profugopoli”
    (libro)

    • MOI says:

      Per farla breve, in pratica i Furbastri dell’ Accoglienza coniugano Tradizione (Familismo Amorale, Clientele, Corruttele …) e Modernità (Mega Migrazioni di Massa) e in Italia c’è nettamente più “materiale umano” che altrove: sia fra i “Furbi” sia fra i Generosi.

      • MOI says:

        E non si parla solo di “gente che dà dei soldi”, ma anche di gente (che in Emilia Romagna esiste in massima percentuale planetaria … garantito !) capace di passare le ferie a fare volontariato per i Profughi (perché è giusto !) industriandosi con un 30% dei fondi a disposizione dell’ Associazione … e l’altro 70% ? Se li è “messi al sicuro” il Faccendiere a capo della stessa che per ottenerli ha simulato tanto bene dei sentimenti umani.

        • MOI says:

          e poi si deve (!) mantenere i poveri nella povertà e i bisognosi nel bisogno … sennò a che serve più l’Associazione che si occupa di ‘sti “Negr…” _ ahem _ questi Ragazzi di Colore che “rendono più della droga” [cit.] ?!

  11. habsburgicus says:

    O.T, ma qualora fosse una bufala ci starebbe in pieno

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2014/11-marzo-2014/altra-verita-pontelandolfoi-morti-furono-solo-tredici-2224196255275.shtml
    relata refero, eh…altrimenti mi tocca subire l’ira funesta di Mirkhond che è ben superiore e temibile a quella del Pelide Achille 😀

  12. mirkhond says:

    Si negano gli stermini nazisti, non vedo perché non debbano esserci i negazionisti dei crimini dei Piemontesi dal 1860 al 1875 circa.

  13. mirkhond says:

    Inoltre questa notizia, contrasta con quanto disse Giuseppe Ferrari (1811-1876), deputato milanese al Parlamento Italiano, quando nel novembre 1861 visitò Pontelandolfo e altre località interessate alla “passeggiata” del colonnello Negri.
    Ferrari, che, nella sostanza, concorda con le fonti borboniche e reazionare dell’epoca….

  14. mirkhond says:

    Sempre da una fonte filosabauda, il bersagliere valtellinese Carlo Margolfo (1837-1924), partecipante alla spedizione punitiva a Pontelandolfo, sul cui diario:

    « Al mattino del giorno 14 (agosto) riceviamo l’ordine superiore di entrare a Pontelandolfo, fucilare gli abitanti, meno le donne e gli infermi (ma molte donne perirono) ed incendiarlo. Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava; indi il soldato saccheggiava, ed infine ne abbiamo dato l’incendio al paese. Non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli cui la sorte era di morire abbrustoliti o sotto le rovine delle case. Noi invece durante l’incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava…Casalduni fu l’obiettivo del maggiore Melegari. I pochi che erano rimasti si chiusero in casa, ed i bersaglieri corsero per vie e vicoli, sfondarono le porte. Chi usciva di casa veniva colpito con le baionette, chi scappava veniva preso a fucilate. Furono tre ore di fuoco, dalle case venivano portate fuori le cose migliori, i bersaglieri ne riempivano gli zaini, il fuoco crepitava. »
    (Carlo Margolfo)

    http://www.brigantaggio.net/brigantaggio/storia/altre/VARIE/0032_memorie_bersagliere_lombardo.PDF

    • Andrea Di Vita says:

      @ mirkhond

      Naturalmente, tanto per ricordare che le atrocità non sono un monopolio di nessuno, va ricordato che la stessa fonte prosegue così:

      “Fu successo tutto questo in seguito a diverse barbarie commesse
      dal paese di Pontelandolfo: sentirete, un nido di briganti, e
      la posta la svaligiava ed ammazzava la scorta, fra i quali l’ultima
      volta che svaligiarono la posta era scortata da 8 soldati, e pure
      perirono i 8 soldati, lo stesso fu per il posti[gli]one e conduttore,
      e lasciarono in balia cavalli e legno. Prima di questo poi era successo un caso molto strano al paese: essendo di passaggio in perlustrazione, una compagnia ha pernottato in una chiesa, ed era piena di paglia; i soldati [erano]
      molto contenti col dire: «Questa notte riposeremo un poco».
      Come sia stato, i paesani volarono (65) la sentinella senza il
      minimo rumore, e l’hanno squartata, tagliata a pezzi, e diedero
      fuoco alla paglia da un buco di loro conoscenza, quindi che hanno
      fatto questi poveri soldati? la figura precisamente che facevano
      adesso loro: abbrustolire dentro. Proprio quale barbaro paese fu
      questo Pontelandolfo, ma ora si è domesticato per bene.”

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • mirkhond says:

        A maggior ragione, la cifra dei 13 morti non è credibile, proprio per l’inevitabile rappresaglia per i 45 piemontesu ammazzati, a cui se ne aggiunsero altri 25 uccisi in combattimento dalla banda partigiana di Cosimo Giordano (1839-1887), al momento di lasciare Pontelandolfo.
        Comunque, se i Piemontesi non avessero invaso le Due Sicilie, tutte queste vittime non ci sarebbero state, inclusi i soldati INVASORI.

      • Mauricius Tarvisii says:

        In genere da forze regolari ci si attende una maggiore capacità di autocontrollo.

        • mirkhond says:

          Non è sempre così, soprattutto se il territorio conquistato è considerato una colonia, a dispetto dei proclami di PSEUDOfratellanze, per giustificare la conquista del suddetto territorio…..

          • izzaldin says:

            per questo motivo la legge Pica, per quanto brutale e violenta, fu forse un freno e un tentativo di inquadrare giuridicamente la repressione antimeridionale.

            • mirkhond says:

              Si la la “legalizzazione” di quanto accadeva fin dal 1860-1861, e proposta da un ascaro abruzzese, così come la successiva Legge Crispi del maggio 1866 che prolungò fino al gennaio 1870, le misure eccezionali.
              Ossia la legalizzazione di una brutale conquista coloniale.
              I servi, a volte sono più crudeli dei padroni….

            • mirkhond says:

              Più che un “freno, la Legge Pica del 1863, come la successiva Legge Crispi sovracitata, furono casomai un ULTERIORE INCENTIVO al crimine colonialista che avveniva nelle Due Sicilie conquistate.
              Altro che freno!

  15. mirkhond says:

    14 agosto 1861

  16. mirkhond says:

    Le stesse notizie, le trovi anche a giustificazione delle atrocità italiane compiute nei Balcani nel 1941-1943, dimenticando però di aggiungere che gli Italiani erano gli invasori…..

  17. Z. says:

    Tornando in tema: metà del pubblico ha ragione!

  18. Grog says:

    Bisogna istituire un PROCURA NAZIONALE ANTI PD.
    Poi in base ad accordi bilaterali con SANTA MADRE RUSSIA spedirli tutti (I PIDDINI INFESTANTI ISTITUZIONI E TV) in NOVAJA ZEMLJA(*) con solo il costume da bagno magari firmato per i sinistri chic, il gruppo sarà capitanato da QUELLA SIMPATICA ED IMMENSA TESTA DI CAZZO di Fausto Bertinotti.
    Avevo sempre condiviso la lotta CONTRO I RADICALI LIBERI, ora visto che sono riusciti a fare un CONGRESSO A REBIBBIA perché farli uscire?!
    Se possibile i RADICALI sono peggio dei PIDDINI, bugiardi, succhiatori di denaro pubblico, culattoni, liberisti e guerra fondai filo atlantici, il defunto (era ora) Pannella (che bruci all’inferno rompendo le balle a lucifero) faceva il tifo per i “Montagnard” che sarebbe una popolazione di montagna vietnamita che si batteva con gli americani da questi poi ovviamente lasciati nella merda.
    Grog! Grog! Grog!
    P.S.
    (*) nella parte dove è esplosa la “Csar bomba” con livelli radio attivi elevati.

  19. Alberto says:

    Quando leggo tzar bomb, subisco erezione.
    Se immagino poi che le prossime, non su Novaja Zemlja, ma su Londra, New York, Tel Aviv, vicino a me mentre pesco col bigattino nei paraggi di Camp Darby e in chissa’quanti altri luoghi, gloriose esse folgoreranno…
    Ecco…. liquida sovviemmi estasi.

  20. Z. says:

    Moi, tu sei Charlie anche oggi?

    http://www.repubblica.it/esteri/2016/09/02/news/charlie_hebdo_vignetta_su_terremoto_in_italia-147049959/

    Oppure, come Calderoli, oggi no, visto che oggi CH non sfotte i musulmani?

  21. mirkhond says:

    Charli faceva SCHIFO quando offendeva il Cristianesimo e l’Islam, così come ha umiliato i poveri terremotati dell’antico confine tra il Papa e Noi……
    Poca fa, al tg2, una giornalista francese che vive in Italia, ha detto che Charli Merdò in Francia non se lo caga nessuno…….

    • Grog says:

      Mai che CH sfotta Ebrei però.
      Gli islamici ne hanno ammazzi pochi di vignettisti porci, incapaci!
      Grog! Grog! Grog!

      • Francesco says:

        codesta affermazione è falso

        quei minchioni insultano tutti e fanno male a farlo

        • MOI says:

          Sì … giustissimo : tuttavia, per come funziona il diritto NON teocratico, smitragliandoli sottocasa si passa dalla parte del torto, come qualcuno ha già fatto.

  22. MOI says:

    CH è stato più “Vaurista” di Vauro, considerando la seconda parte !

    A me sembra più grave offendere gente morta sotto un terremoto che un personaggio storico divenuto di fatto incriticabile … ma sarà pure soggettivo.

    comunque nessun parente dei terremotati è ancora andato a smitragliarli aspettandoli fuori dalla redazione.

    • MOI says:

      Li capirei di più che “quegli altri” per un personaggio storico di un millennio e mezzo fa !

    • Roberto says:

      Sono d’accordo con moi

      • Z. says:

        Robè, su cosa sei d’accordo? Sul fatto che sfottere i musulmani morti – magari i bambini morti scappando dalla guerra – è meno grave che sfottere gli italiani morti nel terremoto?

        Mah.

        Detto questo, spero che coloro che erano Carletto quando era di moda – qui spero non ce ne siano – si godano queste vignette. E auguro loro di essere bravi a giustificare il loro deprimente voltafaccia con arrampicate sugli specchi e ardite acrobazie lessicali.

        Così potranno fare bella figura sul web oggi come ieri, che in fondo è ciò a cui tengono.

        • Roberto says:

          No sul fatto che sfottere l’amico immaginario sia più grave che sfottere il morto reale e che per quanto uno possa essere antipatico prenderlo a mitragliate non è bello

          • Z. says:

            Pure tu… ma che c’entrano le mitragliate?

            Qualcuno qui ha forse sostenuto che sia una bella cosa smitragliare un vignettista, che sia quello che sfotteva il bambino morto o quello che sfotte i terremotati?

            Su, dai!

            • Roberto says:

              Di che parli? Non ho detto che qualcuno vuole smitragliarli, solo che non li smitraglierei per quella vignetta odiosa

            • Z. says:

              Ma nessuno di noi li mitraglierebbe, Robè! questo non era in discussione!

              Neppure Miguel, che col suo passato di addestra-scagnozzi all’asilo in Messico è l’unico tra noi che sa maneggiare armi da guerra con disinvoltura 😀

              Quel che trovo penoso è la moda di essere Carletti a ore alterne.

            • Roberto says:

              Ma invece è un modo normalissimo di reagire!

              A me CH sta abbastanza sulle balle, anche se a volte mi faceva ridere, e su alcune cose ero pure d’accordo con loro.

              Detto ciò, nel momento in cui vengono abbattuti a colpi di mitra, jesuischarlie.

              Poi riprendono a fare vignette ignobili e mi stanno sulle balle (come oggi). Se un gruppo di amatriciani li sterminasse, beh sarei di nuovo charlie.

              Non vedo cosa ci sia di strano in questo ragionenti che si basa sulla misura: fare vignette odiose è brutto, uccidere dei deficienti è peggio

            • Z. says:

              Quindi se domani ammazzano un imam fondamentalista tu diventi un imam fondamentalista?

              Per me il concetto è semplice: non si ammazza la gente. Riga. Né CH, né gli imam fondamentalisti, né altri.

            • Peucezio says:

              A questo giro sono d’accordo con Roberto.

              Il motivo per cui molta gente (fra cui non io) ha scritto je sui Charlie è che smitragliare uno per quello che dice, a maggior ragione facendo dell’umorismo, per quanto di cattivo gusto, è visto come un’aggressione al principio stesso della libertà di parola.
              Si può essere d’accordo o meno con la libertà di parola, ma il discorso è coerente e non vedo nessuna contraddizione nel fatto che la solidarietà manchi del tutto nel caso delle vignette sul terremoto, in cui essa non è minimamente implicata.

              La mancanza di coerenza la trovo semmai nel fatto che gli stessi non dicono “io sono revisionista” ogni volta che un revisionista (o un apologeta di fascismo e/o nazionalsocialismo, o un difensore della sessualità pedofila, o persino del terrorismo islamico, ecc. ecc.) viene arrestato o comunque perseguitato (gli anni di reclusione non è che siano molto meglio delle mitragliate).

              • “La mancanza di coerenza la trovo semmai nel fatto che gli stessi non dicono “io sono revisionista”

                Io credo che sia importante rispettare la parte “forte” di una persona.

                Charlie Hebdo (facciamo finta che sia un individuo) è un tizio che ama rischiare forte, insultando la gente, un po’ come lo schiaffeggiatore pazzo di Milano recentemente scomparso alla giustizia.

                Poi è anche vittima.

                Il “revisionista” è uan persona disposta a notevoli rischi e sacrifici per quella che lui ritiene sia la verità.

                Poi è anche vittima.

                Il guevarista turco che decide di fare lo sciopero della fame contro la morte in nome del suo sogno del comunismo, ha un grande ideale.

                Poi è anche vittima.

                Sforzandomi, mi posso identificare con la “parte vittima” di tutti costoro, perché qualche sopruso l’ho subito sicuramente anch’io, anche se faccio fatica a ricordarmelo.

                Ma non posso identificarmi con la “parte forte” di costoro, che a pensarci è la parte più interessante e valida, che a essere vittime siamo bravi tutti.

                Lo stesso vale per me.

                Se – diciamo per gioco – mi dovesse succedere qualcosa, voglio che si identifichi con me soltanto chi comunque si è battuto per le cose a cui ci tengo.

            • Peucezio says:

              Z.
              “Per me il concetto è semplice: non si ammazza la gente. Riga. Né CH, né gli imam fondamentalisti, né altri.”

              Giustamente.
              Ma come la esprimi la solidarietà alle vittime di chi viola questa tua giusta prescrizione?

            • Z. says:

              Peucezio,

              — Ma come la esprimi la solidarietà alle vittime di chi viola questa tua giusta prescrizione? —

              Credo che la lingua italiana, come quella francese, sia ricca di espressioni adeguate.

              In effetti, il tuo esempio ha senso. Trovo che sia ingiusto sbattere in galera qualcuno perché scrive bischerate in materia di storia, specie quando chi ne dice in ambito medico – e ha sulla coscienza la morte evitabile di persone innocenti – gira libero e felice.

              Ma non mi sognerei di scrivere “io sono un negazionista della Shoah”: non lo sono!

            • Peucezio says:

              Z.,
              si chiama “empatia” 😛
              Ognuno ha il suo modo di esprimerla la solidarietà, ci mancherebbe, ma non ho capito perché trovi discutibile questo.

            • Z. says:

              Perché a mio avviso l’empatia e il gioca-jouer sono due cose differenti.

            • habsburgicus says:

              @Peucezio (vorrei che lo legga anche Miguel)

              hai posto il problema in modo perfetto….le cose stanno così
              la ragione tuttavia è semplice, credo (e ne abbiamo già parlato)
              ogni società DEVE avere dei tabù, la libertà assoluta esiste solo nella propaganda dei gonzi
              nella società d’oggi, post-giacobina (e i Francia più che altrove) le religioni non sono considerate alcunché, “tutte balle”, in primis quella cristiana ma anche quella musulmana (se non osano dirlo di più è solo per due motivi: 1.lo “strano” odio massonico anti-cattolico che tende per riflesso pavloviano ad appoggiar i “concorrenti” del Cristianesimo, per quanto sia ormai agonizzante, a prescindere, come ben notò più volte Moi; 2.la paura che i musulmani ispirano 😀 la paura, in senso di timore di finire in gattabuia, vale anche per la terza religione) dunque insultare le religioni anche volgarmente è “cool”
              i poveracci, talora untuosamente “lodati” dai potentes, valgono altrettanto poco, purtroppo..e dunque offendere dei poveri terremotati, per giunta di un paese debole governato da politici privi di dignità nazionale, è anche “cool” (per quanto volgare e schifoso..ma a loro non interessa)
              l’unico modo per tutelarsi sarebbe l’arma avvocatizia del denaro ed è il motivo perché non oserebbero fare “satira” su un riccastro di etnia dubbia ma soldi veri 😀 quello inizierebbe cause legali che li ridurrebbero al lastrico ! purtroppo ‘ste cose non possono valere per noi mortali..ed è l’ l’errore di Z e Mauricius che continuano a credere che la giustizia sia eguale per tutti ! mentre chi ha l’argent è più eguale 😀
              [fra l’altro è una delle ragioni per cui io sono contrario alle leggi liberticide….”offese” vere o presunte da un potente ad un debole, magari solo un potente “mediatico” come ora certe categorie, continuerebbero a non avere conseguenze per il potente, mentre il viceversa finirebbe e finisce male ! perché chi ha potenza e visibilità può fare tutto..molto meglio il sistema classico, anni ’50, che puniva certo le offese conclamate e calunniose ma, senza ossessione per privacy e politically correct, almeno dava qualche garanzia di più per i meni sfortunati..almeno di sfogarsi 😀 fra l’altro ritengo che una civiltà decade quanto più vi siano procedimenti legali per inezie, più avvocati meno civiltà 😀 nei ’50 si andava in tribunale solo per cose seriew non perché si dava un epiteto al primo che capitava, suvvia ! all’epiteto si rispondeva con un altro epiteto ancora più pesante o con lo sprezzante silenzio 😀 questa americanizzione con i suoi avvocati dappertutto farà le fortune di Mauricius e forse ha fatto quelle di Z, ma è la rovina d’Italia]
              invece oggi vi è u tabù, quello sì, da cui tutto deriva (in un certo senso è il culto pubblico dell’Occidente con la sua festa e i suoi riti)
              dunque chi infrange quel tabù non avrà difensori !
              e non li ha
              chiaro ? è inutile parlare di ipocrisia..l’ipocrisia c’è ma è connaturata alle cose

            • Mauricius Tarvisii says:

              Cioè secondo te per me chi è ricco è potente non ha una marcia in più in tribunale?

            • Roberto says:

              Bravo Luttazzi e grazie izz!

            • habsburgicus says:

              no…
              però talora ti comporti come se facessi finta di crederci 😀

            • Z. says:

              habs, noto che ogni tanto nei tuoi ragionamenti inserisci dei giudizi bizzarri sulle persone. Specie su di me o su MT…

              Chissà poi perché. Voglio dire, dovresti conoscerci ormai 🙂

            • habsburgicus says:

              appunto 😀

            • Z. says:

              …e allora non scrivere amenità! E soprattutto non confondere mai noi aristocratici chelebecchiani con la gentaccia tua amica su FB 😛

  23. MOI says:

    e poi c’è stata anche la “Trinità-Trenino” e il “Conclave Girotondo” sodomitici , eh …

  24. MOI says:

    Cmq CH sono ANARCHICI , cosa che sfugge sempre a tutti … io NON l’ho scoperto “dopo Maometto”.

  25. MOI says:

    @ PEUCEZIO

    Ti ho risposto su “corda e sapone” nel post su Aminullah … però un po’ mi sorprende che un Nostalgico dell’ Ancien Régime ignori la differenza tra impiccagione “a secco” e “lubrificata”: dovrebbe bastare qualche spaghetti western 😉 però.

    • Peucezio says:

      “dovrebbe esserci anche il discorso sadico che “a secco” è più facile morire per spezzamento cervicale che non per soffocamento …”

      Però ho sentito che spesso viene usato o comunque cercato dagli aspiranti suicidi.

  26. MOI says:

    un’ altra vignetta di altra (!) provenienza che mostra il sismogramma italiano che scrive “MAFIA”

    http://www.courrierinternational.com/dessin/italie-le-seisme-la-reconstruction-et-lombre-de-la-mafia

  27. MOI says:

    1

    la Vignetta sul Sisma Italiano NON mi piace, neanche la seconda che dà la spiegazione “Vaurista” …

    2

    Il “Je suis Charlie” (che personalmente penso che essere solidali a qualcunaltro NON significhi essere qualcunaltro) è venuto fuori dopo che li hanno smitragliati, NON dopo che han disegnato …

    Cmq se (come mi pare di capire) avete scoperto CH con Maometto e pensate ancora che sia satira di rivista “Fascista” perché attacca l’ Islam (come se durante la II GM …) be’ … di CH NON ne sapete un cazzo ora come allora: semplice !

  28. habsburgicus says:

    Fra l’altro ciò è un indizio di quanto poco conti la solidarietà europea..a loro frega nulla di noi ! (nella migliore ipotesi, quelli di CH pure offendono)..solo gli italiani fanno il contrario..sarebbe ora di chiuderci più in noi, a tutti i livelli, e iniziare a tornare a fare i propri interessi, a partire dalla politica ! possibile che SOLO IN ITALIA nel’universo Orbe sia d’uopo per i politici NON FARE gli interessi del nostro popolo perché il farli sarebbe “fascista” ?..basta ! non ci amano, i francesi ci han sempre odiato…a loro dobbiamo gli stupri del 1944 via marocchini/algerini, la perdita dell’Istria in 1946-1947 (gli USA, pur odiati dai “sinistri” ce l’avrebbero lasciata, almeno Pola), mille colpi bassi cui la DC seppe rispondere (a sua unica, ma eterna gloria), (quasi certamente) Ustica, l’appoggio ai teroristi assetati del sangue dgli italiani da ultimo quello ce porta il nome di un patriota trentino, gli avvenimenti del 2011 in Libia fatti solo contro di noi in odium Italiae ! è ora di tornare persone serie..ed evitare di mendicare la loro “amicizia” (che non c’è)
    L’Europa non esiste e non potrà mai esistere..bon
    L’Italia dovrebbe cambiare tuto..abbandonare l’UE, e mantenere invece legami (facensosi pagare !) con gli USA, la Gran Bretagna e un’altra Potenza 😀 magari anche con i russi, se offrono di più…..pure i cinesi (e chi se ne fotte del Tibet)… abbiamo ancora una buona posizione geografica da “affittare” per basi militari..mettiamoci sotto ualcujno..sia finita con l’Europa e specialmente con Parigi
    Ma faranno nulla 😀

    • habsburgicus says:

      per il terremoto nessun aiuto dai galli…né dagli USA..qualcosa solo Putin
      nell’1980 invece gli USA ci aiutarono..c’era Carter, uomo buono e in più allora eravamo strategici
      bisognerebbe ricordarle ‘ste cose
      il nazionalismo è la panacea !
      parole al vento 😀

      • izzaldin says:

        Carter uomo buono
        definizione azzeccatissima!
        infatti in america è considerato letteralmente un coglione 🙂

    • habsburgicus says:

      scusate gli errori
      ma oltre alla fretta, sono indignato
      bisognerebbe trovare un Ataturk italico che faccia scrivere su tutti i muri e anche sui monti
      “Che gioia per un uomo poter dire..io sono italiano !”
      Ne mutlu türküm diyene !, come Miguel sa (29/10/1933 per il decennale, era ancora Gazi Mustafa Kemal Paşa, il cognome-titolo gli fu attribuito in 1934)

    • habsburgicus says:

      ho volutamente nominato i crimini gallici contro di noi solo di epoca post-fascista 😀
      Mirkhond potrebbe aggiungerne 1000 altri prima !

    • Mauricius Tarvisii says:

      Ho i miei dubbi che Ustica sia stata opera dei francesi: da come è stata ricostruita nell’istruttoria la faccenda, il responsabile doveva essere legato al sistema di difesa NATO, perché sarebbero stati gli italiani a segnalare la presenza dell’aereo libico.

    • PinoMamet says:

      Leggo che la Libia è ufficiosamente divisa in due, una parte pro-stronzonì e l’altra a guida Italia-Usa.

      Una buona occasione per rafforzare i legami con gli USA (che sono pur sempre una potenza vera) e mandare affanculo i bucaiolì ricordandogli di non rompere le sfere… d’influenza altrui 😉

      • habsburgicus says:

        hai ragione Pino
        gli USA possono non piacere ma sono imprescindibili…e una buona politica consisterebbe nel cercare di “usarli” e di farsi usare ovvero puntare a essere il n° 4 (n° 2 ° è il noto Stato, n° 3, è la Gran Bretagna, quelle due posizioni NON possono essere sfidate; però il n° 4 in lista delle “relazioni speciali”) quello sì, ce lo potremmo giocare !)

      • Mauricius Tarvisii says:

        Dobbiamo quindi stare con Tripoli o con Tobruk? O se dovessimo scegliere la parte sbagliata siamo pronti a sparire dalla Libia per una scommessa?
        Non sono nemmeno tanto propenso a dire che il nuovo signore della guerra paracadutato laggiù dalla comunità internazionale sarà in grado di schiacciare nel sangue tutte le opposizioni e diventare il nuovo tiranno come auspicato dall’ONU.

        • PinoMamet says:

          Scusa, ma che garanzia abbiamo invece che vinca il tiranno sostenuto dai francesi??
          Tra i due, sempre meglio tifare per quello che farà i nostri interessi, mi sembra ovvio.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Chi è il tiranno sostenuto dai francesi?
            Le due fazioni che mi vengono in mente sono il parlamento di Tripoli (fino a ieri i cattivi islamisti, oggi diventati i buoni perché appoggiano Al Sarraj) e quello di Tobruk (fino a ieri i buoni laici, ma oggi i cattivi perché non appoggiano quell’altro). Con chi dobbiamo stare per essere filousani e antifrancesi?

          • PinoMamet says:

            Ripeto: con quello che sosteniamo noi e gli USA. non con quello che sostengono i francesi.
            Mi sembra abbastanza lapalissiano, e non capisco, Maurì, il tuo accanimento.
            Se sta a Tobruk o Tripoli, cazzo ne so, e non me ne frega niente.

            Poi se tu invece vuoi stare con i francesi, convinto che faranno meglio gli interessi nazionali italiani, beh… sono scelte.
            😉

            • PinoMamet says:

              Tiè, ho controllato: quelli sostenuti da Italia, USA e, guarda un po’, ONU, stanno a Tripoli.

              I francesi, tanto per rompere il cazzo, sostengono quelli di Tobruk.

        • Z. says:

          Mah, sgond a me nessuno di noi chelebecchiani sa bene cosa accade laggiù. Io di certo non ne so manco mezza.

          Spero che chi ne sa più di me decida per il meglio…

    • Roberto says:

      Scusa Habsb, quando mai noi abbiamo amato i francesi?
      Mi sembra un’antipatia molto reciproca fra due paesi molto più simili di quel che vorrebbero che fosse

      • PinoMamet says:

        A me i francesi come popolo sarebbero altamente indifferenti, a tratti anche simpatici.
        Fanno belle commedie, hanno una cucina il più delle volte mangiabile, e come dici tu sono molto simili agli italiani.

        Il problema è che loro sono convinti di essere tanto meglio; e sarebbe un peccato veniale (chi non crede di essere meglio di tutti, in fondo?), quello che mi disturba è che vogliano anche farsi i loro interessi a spese nostre.

        Non è un fatto culturale (a loro piaccino gli intellettuali che se la tirano e le fighe di legno che se la tirano, vabbè, contenti loro…) è un fatto politico.

  29. Grog says:

    I galli di buono han solo le donne che SONO DELLE GRANDI SPORCACCIONE perchè avare con bidet e sapone per cui hanno UN FAVOLOSO ODORE DI FIGA E DI CULO le porche!
    Grog! Grog! Grog!

  30. MOI says:

    La Passione di Cristo ?

    … Orgia SadoMasoGay !

    http://www.bolognatoday.it/cronaca/cassero-venerdi-credici.html

    … chi ha da ridire è omofobo !

  31. MOI says:

    Oh … a proposito di Fascismo ma “in senso lato” … c’è chi lo sa “latare” 😉 più di Zeta :

    “Il ministero si inventa il Fertility Day, la giornata per l’ingravvidazione collettiva della femmina”

    http://gayburg.blogspot.it/2016/09/il-ministero-si-inventa-il-fertility.html

    ———————————————–

    “I cattofascisti si alleano con il ministro Lorenzin per chiedere la produzione di figli”

    http://gayburg.blogspot.it/2016/09/i-cattofascisti-si-alleano-con-il.html

    Duro è anche il commento di Roberto Saviano, che su Twitter scrive: «Il #fertilityday è un insulto a tutti: a chi non riesce a procreare e a chi vorrebbe ma non ha lavoro»

    [cit.]

    • Carlo says:

      La sottigliezza intellettuale non è proprio il forte di quelli di gayburg visto che una volta per dare addosso alla Chiesa Cattolica hanno riportato le frasi molto dure verso l’omosessualità di un autoproclamatosi “ministro del Vangelo” di nome Giacinto Butindaro: peccato solo che Butindaro, come si evince anche dal titolo che si è dato, non sia cattolico, ma protestante (per la precisione pentecostale).

      • MOI says:

        Comunque le polmiche sul # Fertility Day non sono venute soltanto dai gruppi LGBTQecc… , anche se nessun* 😉 ne ha scatenate più di loro.

    • Z. says:

      In realtà non mi pare di usare spesso il termine “fascista”… a cosa ti riferisci?

      • habsburgicus says:

        stavolta Z ha ragione…
        per quelli della sua parte politica, è parsimoniosissimo nell’uso del termine

  32. MOI says:

    Fascismo è in questo caso NON mettere sullo stesso piano IVF-ET (In Vitro Fertilization with Embryo Transfert) e “Surrogacy” / “Maternità Surrogata” / “Gippi-à”…

  33. MOI says:

    Magari con la Egg Provider e la Embryo Breeder diverse … come ha fatto il “Miglior Amico delle Donne” Ex “Governatore” (si vedon le virgolette del Giornalistese ?) della Puglia.

  34. Mauricius Tarvisii says:

    Interessante. Primo segno del riavvicinamento con la Russia, il cui patriarca Cirillo è da tempo in guerra aperta con Costantinopoli? Oppure è una faida interna, ma motivata da cosa?

    http://www.lastampa.it/2016/09/01/vaticaninsider/ita/nel-mondo/turchia-la-stampa-accusa-il-patriarca-bartolomeo-di-complicit-con-il-golpe-fallito-Zzs3LHlvqs5RawqjriSRVK/pagina.html

    • habsburgicus says:

      saranno questioni interne….
      il Patriarcato è da decenni soggetto al potere turco, ora meno duro talora più duro..forse ora RTE ha deciso di mostrare il suo potere al Patriarcato, così come ai tempi Menderes eliminò i greci di Istanbul (massacri del settembre 1955, seguiti da una massiccia emigrazione in Grecia), che erano stati “salvati” nel famoso scambio del 1923, con quelli di Imbros e Tenedos
      il Cristianesimo va estinguendosi in Turchia, triste ma è meglio non farsi illusioni (sperando di sbagliarsi !)
      storicamente, questa è un’altra colpa dei rivoluzionari russi (e di chi li finanziò)..se la Santa Russia non fosse stata pugnalata alle spalle nel marzo 1917 (purtroppo per la debolezza del suo Zar), Costantinopoli sarebbe stata ridata al Cristianesimo così come Trebisonda, in mano russa dall’apr 1916 (leggere sul “Journal des Savanta” del 1917 i progetti del grande bizantinista Uspenskij, inviato in missione là durante l’occupazione russa, di ritrasformare in Cattedrale ortodossa la Grande Moschea fa piangere e rende tristi)
      questa è una delle ragioni per cui sto rivedemdo il mio giudizio sulla Grande Guerra..forse la vittoria dell’Intesa, q ella vera, pre-Wilson, sarebbe stata migliore ! ne ho già accennato
      purtroppo avrebbe vinto anche la Francia..l’ideale sarebbe stata una sconfitta tedesca non troppo dura (in Europa), per rendere possibile più tardi una Strafexpedition germanica, ben vista da SPB, Roma e forse anche Londra, che annientasse i “pretesi cugini” 😀
      la fine della Russia nel 1917 fu una catastrofe..anche la Palestina non sarebbe stata data a chi lo fu, con la Santa Russia in piedi ! e nel 1916 infatti si parlava di regime internazionale
      e la Russia avrebbe giustamente vendicato il sangue dei nostri fratelli armeni
      ancora oggi in Vicino Oriente tutto il male deriva da lì, dalla fine della Russia che era ad un passo dala Vittoria
      se solo i russi, fessi, avessero ascoltato la ragione e mandato in un luogo che non nomino i rivoluzionari, agenti dello straniero
      o fessi i governanti, perché da Pietro il Grande, a Stalin a Putin il russo va trattato con durezza..e solo si acquista l’amore di quel popolo !
      chi fu buono, da Alessandro II, a Nicola II, a Gorbaciov fa una brutta fine (nell’ultimo caso solo metaforicamente)..e la causa anche al suo popolo !

      • Mauricius Tarvisii says:

        Allora devi prendertela coi crucchi, non coi francesi 😀 Ma capisco che al cuor non si comanda.

        • habsburgicus says:

          i tedeschi non c’entrano (o forse sì, ma poco e indirettamente, vedi Zeman, non quello che fa calcio :D) con l’inizio del crollo, marzo 1917..
          i tedeschi semmai c’entrano con la leninizzazione, che viene in conseguenza
          il marzo 1917 è dovuto in parte agli intrighi britannici (li denunciò Katkov, russo in esilio) e qualcosa ai francesi.ma non Paléologue, l’Amb ; soprattutto è dovuto alle forze massoniche, agli ambienti militari anti-tedeschi e, non per ultimo, alla dabbenaggine della Monarchia
          la Russia si svenò sin dal 1914 per far piacere ai francesi, in Prussia orientale…si svenò nel 1916 per far piacere a francesi e noi
          la strategia doveva essere diversa
          lasciare stare la Germania, troppo forte
          qualche punturina all’Austria-Ungheria, ma non troppo
          fare invece l’offensiva contro gli ottomani, il ventre molle della Quadruplice e unico teatro ove i russi anche così erano in vantaggio
          da Trabzon-Erzurum-Erzincan (conquistate dai russi nel 1916), con nuove truppe tratte dai fronti occidentali [fra l’altro nel Caucaso e in Anatolia sarebbero state meno rivoluzionalizzabili] sferrare un’offensiva giganteca per giungere in Cilicia e Siria, e spaccare gli ottomani in due
          contemporaneamente, spedizione navale da Odessa e Crimea contro Costantinopoli..provocare la caduta dei Giovani Turchi, imporre al Sultano un Badoglio turco ante litteram che accetasse tutto, impiccare poi un congruo numero di giovani turchi (Norimberga ante litteram) per vendicare gli armeni, trasformare Santa Sofia in Chiesa e da ultimo cacciare il sultano badoglizzato in qualche remoto angolo dell’Anatolia..e ridare Smirne ai greci !
          eliminare gli ottomani, quello avrebbe dovuto essere il piano di guerra russo, l’unico che i mugik avrebbero capito rendendo impossibile ogni propaganda marxista
          eh, no, lui fece versare il sangue del miglior popolo russo contro l’eroica Germania, per far piacere ai massoni di Parigi !

          • habsburgicus says:

            in segreto, usando canali dinastici, ciò poteva pure essere detto, in parte, a Berlino
            in modo che la Oberste Heeresleitung si regolasse di conseguenza e non attaccasse i russi, sennò qualcosina per i gonzi 😀
            il do ut des segreto proposto sarebbe stato più o meno così “voi ci lasciate distruggere gli ottomani (lo so siete alleati, ma la politica si fa così !) in cambio noi vi lasciamo distruggere i francesi [idem] (se ci riuscite)..ogni tanto faremo una battaglietta per i gonzi in Lituania, ma così per scherzo, e pazienza per le inevitabili vittime del resto il nostro Rasputin ha profetizzato che un tale dirà fra una ventina d’anni: mi servono poche migliaia di morti per potermi sedere al tavolo della pace” 😀 sugli Asburgo, non ci accordiamo; vedremo poi se la parte del leone toccherà a voi o noi..ci state ?”

          • Mauricius Tarvisii says:

            Scusa se chiedo conferma, ma tu stai dicendo che il crollo del fronte orientale e la quasi-resa dei russi furono voluti dagli inglesi? A me risulta che furono i tedeschi a offrire uno strappo in treno a chi fece uscire la Russia dal conflitto…
            Ma poi siamo realistici: se l’Intesa avesse perso la guerra a Ovest Germania e Austria avrebbero davvero abbandonato i turchi al loro destino in barba alle alleanze?

            • habsburgicus says:

              gli inglesi non volevano il crollo del fronte ma per varie ragioni, massoniche e no, pensavano che una Russia orbata delol Zar avrebbe combattuto meglio..cioé si sarebbe fatta massacrare allegramente ancor di più, sui fronti decisi da lorsignori, perché i ricchi borghesi di Parigi e Londra avessero più soldi da dedicare alle orgie 😀
              sbagliarono ! lo Zar era odiato da quegli ambienti ma la sua caduta rischiò di provocare la loro caduta anche..se non fossero entrati gli USA (ingresso pieno facilitato dalla fine dello zarismo però, tutto è complesso nel mondo reale.. rottura diplomatica USA/D già il 3 febbraio 1917, a Zar sul trono)
              i tedeschi non c’entrano fino in marzo 1917 [tranne vaghi tentativi di pace, soprattutto da parte di A-H e qualche sabotaggio]
              la rivoluzione pone fine alla Russia allora in marzo 1917 (anche se certo, angli e galli avrebbe voluto uomini “loro”, come ci furono per qualche mese)
              poi entrano i tedeschi che scovano un fanatico, tipo quelli del PMLI :D, in Svizzera..e puntano su di lui
              ma non mi occupo di leninismi vari, non ho tempo da perdere

      • daouda says:

        Stolypin.

  35. MOI says:

    @ LISA PANISCUS

    Ovviamente il dubbio è d’obbligo … ma sarebbe saltato fuori un uomo (che sarebbe ancor più raro) 146enne (!) in Indonesia:

    http://www.supereva.it/qual-e-il-segreto-di-mbah-gotholuomo-piu-vecchio-del-mondo-16065?ref=virgilio

    Mbah Gotho

  36. MOI says:

    Guareschi “faceva stupire” perfino il Crocifisso di Legno di Don Camillo per la generositàdegli Italiani … unici “ipocriti al contrario” almondo, che vogliono apparire peggio della realtà.

  37. mirkhond says:

    Forse è un segno di umiltà cristiana, che, se vera, fa solo onore agli Italiani……

  38. MOI says:

    Scende in campo la “Pasionaria” dell’AntiBerlusconismo per antonomasia :

    ——————————

    Sabina Guzzanti: “Charlie Hebdo dice quello che pensiamo tutti”

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/charlie-hebdo-dice-che-pensiamo-tutti-1302586.html

    ” Non ci sentiamo tutti carne da macello e quindi potenziale ragù per le lasagne?”

    ——————————-

    … forse era meglio se NON ci scendeva

  39. Dif says:

    Dico brevemente la mia su CH:
    – le vignette non fanno ridere, né queste né quelle sull’Islam.
    – dubito comunque che debbano “far ridere”, visto che credo che lo scopo degli autori sia proprio quello di offendere e far incazzare.
    – le vignette giocano, credo volutamente, sul confine tra satira e insulto gratuito: da una parte una critica all’integralismo islamico che sfocia nell’insulto a tutti i musulmani, dall’altra una critica su come in Italia non ci siano misure di sicurezza antisismiche adeguate che sfocia nel prendere in giro i morti.
    – c’è indubbiamente tanta gente che era Charlie nel momento in cui questo insultava i musulmani e che adesso augura un altro attentato (letto con i miei occhi su FB).
    – credo che difendere la libertà di espressione non significhi necessariamente trovare giuste e divertenti quelle vignette, quindi chi difende CH non era necessariamente islamofobo prima, né senza rispetto per i morti oggi.
    – credo che incolpare tutti i francesi di quelle vignette sia squallido e si inserisca sulla solita retorica francofoba nello stile “ridateci la Gioconda”.
    – rispetto quelle persone che oggi sono indignate, ma che anche all’epoca lo erano. Evidentemente hanno una sensibilità diversa dalla mia ma di certo sono persone coerenti.

    • Carlo says:

      In realtà la vignetta sul terremoto mi pare giochi un po’ anche sul razzismo anti-italiano (gli italiani-popolo della pasta)

      • PinoMamet says:

        Mah, più che altro gioca sul luogo comune, ma non lo trovo gravissimo.

        Sulle vignette non ho detto nulla perché secondo me c’è poco da dire, e comunque la vedo come Dif:

        è satira, è bruttarella, la si può benissimo trovare schifosa ma, come dicono anche Moi e Roberto, non è il caso di andarli a mitragliare per questo.

        E dicevo lo stesso anche quando se la prendevano con Maometto (Gesù… i rabbini… credo un po’ tutti).

        • Z. says:

          Ma nessuno vuole mitragliarli per quella vignetta, infatti.

          Invece mi pare obiettivamente penosa l’indignazione a comando, a convenienza e a targhe alterne.

          • “Invece mi pare obiettivamente penosa l’indignazione a comando, a convenienza e a targhe alterne.”

            Ma quello che colpisce è il sistema mediatico.

            La vera notizia non è che una rivistina francese, che pochi leggono e che ha dei pessimi grafici privi di senso dell’umorismo, ogni tanto fa più o meno la stessa vignetta intercambiabile, per mancanza di fantasia.

            La vera notizia è che tutti i quotidiani italiani hanno messo in prima pagina una di queste vignette intercambiabili e poi se le sono commentate e ricommentate tra di loro, dicendo che erano uno scandalo.

            • Francesco says:

              beh, i quotidiani italiani non sono una razza nè sana nè bella

              ah, colgo l’occasione per dichiarare che sono diventato comunista, per merito di Mario Monti (che ha detto la stessa cosa che il Duca ripete da anni ma che mi è più autorevole perchè parla da dentro il castello d’avorio di noi economisti)

              chissenefrega me lo dico da solo

              ciao

            • Z. says:

              Che ha detto Monti?

              Comunque tu sei bolscevico da sempre 🙂

            • Francesco says:

              stalinista, non bolscevico

              mi interessa la funzionalità del sistema, non sono un volgare criminale nè un moralista

              saluti

            • Mauricius Tarvisii says:

              Francesco, Renzi e il PD non sono comunisti solo perché lo diceva Silvio. Quindi tranquillo, non sei diventato comunista 😀

            • Francesco says:

              ragazzì!

              ho detto che sono diventato comunista, non che appoggio Renzi, non faccia confusioni nè tragga indebite conclusioni

              o sarò costretto a sfidarla a duello per difendere il mio onore

              😀

              PS il PD rimane italo-comunista, nel senso più deteriore dei due termini

            • Z. says:

              Francesco, ma tu non ce l’hai un onore 😀

              Z.

              PS: il PD è effettivamente rivale di Berlusconi, e in questo senso – l’unico che conta – immagino sia effettivamente “comunista”!

      • Dif says:

        Sì, credo che c’entri anche la visione degli italiani come popolo che pensa solo a mangiare a e cazzeggiare senza preoccuparsi delle cose serie.
        Però seriamente, chi è che può offendersi per una cosa del genere?

    • Roberto says:

      Sono d’accordo con pure con dif

  40. habsburgicus says:

    @Mauricius (si parla di monache), Mirkhond (tratta del Regno SUO :D) e Grog (tratta di cose porche :D) e chiunque !

    http://www.ecampania.it/napoli/cultura/storia-suor-giulia-religione-ed-eros-nella-napoli-600
    secondo voi, se l’attuale Pontefice introducesse la “carità carnale”, le chiese tornerebbero a riempirsi ? direi di sì, pure nelle Toscane atee… vero, Moi ? e allora si potrebbe abolire il Concilio 😀 f.. batte concilio 100 a 0, in Italia, almeno !

    P.S
    il darla con abbondanza è pure una forma di carità, no ? 😀

    • PinoMamet says:

      La storia è molto interessante, e proprio quel genere di storie che uno si immagina nella Napoli del Seicento.
      Che forse dovrebbe far suonare un campanello d’allarme, o forse no. Più che altro me lo fa suonare il fatto che la suora sia stata denunciata da un’altra suora in odore di santità… poi i processi di quegli anni, mah, chissà quanto c’è di vero nella confessione e quanto di falso, di aggiunto in base alle fantasie dei giudici…

      comunque ci verrebbe fuori un bel film!!

    • Mauricius Tarvisii says:

      Perché dovrebbero riempirsi? Esistono già i troiai laici che monopolizzano il mercato…

  41. mirkhond says:

    A me, sembra una storia in gran parte romanzata.
    Tutta quella fila di gente, vicerè e consorte in primis, mi puzza di fregnaccia.
    Questo non vuol dire che non ci siano stati porci e porche di Cristo, ma insomma tutto quel viavai, quel traffico, non mi convince.
    Vero però che a Napoli, un’anima oscura, pagana, legata all’anarchia sessuale, non è mai stata davvero annientata.
    E il pensiero va all’orrendo satyricon e al mostruoso tempio-bordello di priapo, dove le sacerdotesse praticavano la prostituzione sacra, nella Graeca Urbs che altro non è che Neapolis (sob!).

    • habsburgicus says:

      anche a me il Vicere fa suonare il campanello…
      il Santo Uffizio non scherzava..e lui era spagnolo ! potevano prenderlo pure in Spagna
      la condanna, se ci fu, dimostra la mitezza degli inquisitori….infatti non fu il rogo 😀

  42. Roberto says:

    Come spesso succede, i belgi danno lezione di stile, umorismo e surrealismo a tutti
    Ecco la risposta di le soir ad una vignetta stupida e antipatica di CH

    http://mobile.lesoir.be/1166562/article/soirmag/actu-soirmag/2016-03-30/ou-est-charlie-quand-belges-repondent-une-charlie-hebdo

  43. MOI says:

    Solo in “corollario” all’ ottimo intervento di Dif …

    Le Vignette su Maometto sfruttavano anche una scia emotiva di senso d’impotenza della sicurezza; una specie di “sfogo vendicativo infantile” (“cacca, piscia, cazzo, culo per tutti e a tutto” … il CH ha questi discutibilissimi “Pilastri della Libertà d’ Espressione” ) … purtroppo quando in nome di una religione succedono cose aberranti diventa difficile “disgiungere” come invece si dovrebe: i meccanismi dell’anti-islamismo, ripeto, sono molto simili a quelli dell’anticlericalismo (evito termini come “islamofobia” o “cristianofobia” perché quasi sempre cercano molto i “punti-vittime e vittimi e vittim*” e poco di capire cosa stia succedendo …)

  44. MOI says:

    Il Tempo prova a “far capire cosa si prova ricambiando” … Libero addiritturra dice che vien voglia di andare a sparargli di persona un’atra volta :

    http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2016/09/03/charlie-hebdo-per-libero-viene-voglia-sparargli-per-tempo-tartare-parisienne_2gJ7IGN06UhhrQhfLdhOuK.html

  45. MOI says:

    Premetto ripetendo per l’ennesima volta che le Vignette Danesi non erano minimamente paragonabili a quelle Francesi …

    Comunque, se aveste letto il libro postumo di pochi mesi di Charb Lettera ai Truffatori dell’ Islamofobia in esso il Direttore spiegava

    *** [“nel più contropriducente dei modi possibili”, ce lo aggiungo io … perché a lui non passava minimamente per la capa, e ai superstiti continua a NON passargli !] ***

    che nella Laicità Maometto deve essere un personaggio storico suscettibile di metodo storico-critico come tutti gli altri … NON una specie di Spirito Eterno che ogni volta che lo si nomini o lo si senta nominare si può soltanto salmodiare acriticamente “Pace e Benedizione su di Lui” o altri salamelecchi (donde il termine) senza commettere dei reati !

  46. MOI says:

    Questo (!) dovrebbe “far molto più notizia”, e invece …

    http://www.corriere.it/cronache/16_settembre_01/direttore-lavori-scuola-terremoto-4056bc9c-6fc2-11e6-856e-2cdca5568f05.shtml

    TERREMOTO

    Terremoto, il direttore dei lavori alla scuola di Amatrice crollata:

    Sicurezza al 100% è troppo costosa

    PS

    scusate refusi …

  47. MOI says:

    @ PINO

    Ho deciso : Alicia Keys è Maltese 😉 … bona lé ! 😀

    • PinoMamet says:

      Ma li hai mai visti i maltesi? sono… italiani!

      Alicia Keys è una mulatta, semplicemente. Una mulatta molto chiara, e con lineamenti molto europei, probabilmente perchè molti “neri” americani sono già piuttosto chiari e molto mescolati con gli europei
      (una ragazza americana nel mio non-capoluogo si stupiva di quanto fossero neri i neri in Italia!)

      Quello che mi stupisce di lei è che lei sembri convintissima di essere “black”, nonostante l’aspetto sia chiaramente meticcio, e il cognome (vero) sia italiano, come suo padre.

      • MOI says:

        una ragazza americana nel mio non-capoluogo si stupiva di quanto fossero neri i neri in Italia!

        —————

        Per forza, vengono direttamente dall’ Africa … gliel’hai spiegato ?

      • MOI says:

        appunto,per me AK è “White” (vagaente sul Levantino) … nemmeno “Brownie” ! E come dici tu, è l’eccesso wannabe identitario “razziale” opposto a quanto accadesse nell’ Ottocento.

        • MOI says:

          Anche gli “Arabi” … adesso si sono fissati di non essere più “Bianchi” per convenienza, così come sempre per convenienza erano smaniosi di affermare di esserlo fino agli Anni Cinquanta e oltre.

  48. MOI says:

    http://www.cdn.gelestatic.it/deejay/www/2016/06/swizz-beaz.jpg

    la sua foto più “al naturale”, dicono …

  49. MOI says:

    prova

  50. MOI says:

    boh … mi dava errore 501 Implemented

  51. MOI says:

    NOT … implemented

  52. MOI says:

    Insomma, per farla corta : ocio a chi ostenta ” Bontà Organizzata ” 🙂 … alta probabilità di raggiro !

  53. MOI says:

    *** BBSN 😉 (Bianchi Buoni Salva-Negri) Business : ***

    BENEVENTO

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/ecco-chi-luomo-ferrari-che-fa-i-milioni-i-profughi-1228464.html

    Questo qui che “tiene ” gli Amici-degli-Amici Giusti “si è fatto il Ferrarino” …

    RIMINI

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/i-profughi-hotel-guadagnavo-45-mila-euro-mese-li-rivoglio-1153131.html

    “Con i profughi in hotel guadagnavo 45 mila euro al mese, li rivoglio”
    Un albergatore di Riminese si dice pentito di aver lasciati andare in altre strutture: “Meglio loro dei turisti”

    FIRENZE

    «Il mio business con i profughi»
    Nell’agriturismo rimasto aperto grazie al progetto di accoglienza
    Il gestore: ma per loro sono quasi un padre. La Prefettura: ci sono mancanze
    Dallo Stato mille euro al giorno ma i migranti non hanno neanche i vestiti

    http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/14_dicembre_06/mio-business-profughi-d9f14ed0-7d25-11e4-8beb-30b887a25295.shtml

    • izzaldin says:

      proprio ciò di cui parlava Del Grande.
      bisogna cambiare le leggi ma finché ci sarà gente che ci guadagna ci saranno sempre delle resistenze.
      non hai idea qui quante cooperative ci mangiano coi migranti, il caso di Mineo è esemplare a proposito.
      per decenni un centro sociale palermitano, il Laboratorio Zeta, ospitò decine di profughi del Sud Sudan in guerra, ma si parla dei primissimi anni 2000 quando ancora non c’era il flusso di denaro europeo e loro con il volontariato davano una mano al comune che non sapeva cosa farsene.
      cose simili capitano anche a Roma, col centro Baobab, recentemente sgomberato e rinato quasi subito.
      quindi in realtà la gente di “sinistra-sinistra” si occupa dell’accoglienza *anche* senza tornaconto. le coop cattoliche o vicine al centrosinistra o gli albergatori magari di destra ci guadagnano alla grande.

      • Z. says:

        Solo per precisare che non sono collegato in alcun modo né al Laboratorio Zeta né alla sinistra sinistra 😀

        • Mauricius Tarvisii says:

          Tu eri lo sceneggiatore di World War Z, invece, no? 😉

          • Z. says:

            Mi sa che giocai alla demo molti anni fa. Era quel FPS della guerra virtuale che sostituiva quella reale?

            Cmq Zeta la formica mi piaceva 😀

        • MOI says:

          In Emilia Romagna le due categorie principali sono chi il Volontariato lo pratica e chi lo organizza … la prima si cura poco delle etichette politiche, e pensa solo a fare tutto il possibile per il massimo numero di altre persone; la seconda invece a volte rasenta il cosplayeristico.

          Solitamente chi vuole “fare” lo sbandiera poco pensando magari ingenuamente, ma non senza fondamento, che “i circuiti” più grandi sono quelli con più risorse e dentro i quali “si può dare di più” [cit.]

          Ma il mondo reale è da sempre impietoso con gli idealismi, e non è raro vedere la gente migliore affacendarsi per conto della gente peggiore. Purtroppo, nel mondo della cooperazione, la frase che co’ li negri e li zingheri se famo più soldi che co’ a droga resterà per sempre a gravare come un macigno !

  54. MOI says:

    Altro che Master in Economia e puttanate varie in AngloAziendalese 🙂 … diventa un Master in senso Inglese Letterario Ottocentesco in giù 🙁 ed entra anche tu nel Magggico Mondo del BBSN Business :

    http://www.economia-italia.com/2015/04/guadagnare-affittando-casa-profughi.html

    Come guadagnare affittando ai profughi: il grande affare di oggi

    • Riporto per intero l’articolo citato da Moi, più alcuni dei commenti più interessanti (tolti quelli soliti anti-immigrati):

      http://www.economia-italia.com/2015/04/guadagnare-affittando-casa-profughi.html

      Come guadagnare affittando ai profughi: il grande affare di oggi

      Condividi:
      Tweet
      33
      3-400 mila profughi arriveranno in Italia e avranno bisogno di case, gli italiani possono guadagnare affittando di profughi, e si parla di ottimi guadagni.

      Insomma, c’é da riempirsi le tasche di soldi, sfruttando questa situazione, da buoni capitalisti, bisogna cercare di cogliere l’attimo e spremere quanto più possibile questo che é l’affare di questo periodo.

      Il Governatore della Regione Toscana, sig. Rossi, ieri ha addirittura lanciato un appello a tutti i cittadini di buona volontà ( che vogliono fare dei soldi facili) e dare disponibilità di case da affittare alla Prefettura per poter mettere a disposizione dei profughi che arriveranno a decine di migliaia dalla Siria, dall’Iraq, dalla Libia, dalle nazioni in cui c’é guerra in Africa , si parla di quasi mezzo milione in tutto il 2015.
      Altri lavori non convenzionali:
      Come aprire un B&B Quanto rendono gli immigrati
      Turismo in Italia Modi concreti per aiutare Rifugiati

      Come poter ospitare un profugo:

      Fino ad oggi, non tutti potevano ospitare profughi, la decisione arriva dalle Prefetture e dalla regioni. Possono ospitare profughi strutture adeguate di:
      Enti locali
      Enti pubblici
      Fondazioni
      Associazioni e ONLUS
      Cooperative
      Consorzi
      Con questa nuova emergenza, però tutto sembra cambiare. Ora bisogna dare la disponibilità presso le locali Prefetture.
      Il vero problema, consiste nell’essere presi nella graduatoria come struttura in grado di ospitare profughi. Una volta che la Nostra casa verrà presa in considerazione, come dicevamo, entrerà in una graduatoria, nella quale, con il tempo, si arriverà ad un punto che avremo la possibilità di ospitare profughi e prendere soldi dallo Stato per aver affittato la Nostra casa.

      Ovviamente , se si è dei privati, sono indispensabili delle caratteristiche, come quella di essere un Albergo, o una pensione, o un ostello, oppure un semplice Bed & Breakfast , ma se la situazione precipiterà – come tutti gli operatori del settore sperano – si potranno iniziare ad affittare camere di private abitazioni.

      Finora sono state privilegiate le strutture pubbliche, o comunque le strutture di cui sopra, ma nei bandi di concorso, come ci insegna la vicenda di Roma Capitale, contano molto le conoscenze politiche; l’importante é rimanere in un ambito di legalità, che – lo sottolineiamo – non significa rispettare la morale propria o degli altri.

      La cosa più importante comunque , é che più profughi arrivano più c’é la possibilità per tutti di fare soldi, tanti soldi, con facili guadagni; tanto poi alla fine pagano i contribuenti.

      D’altronde, si tratta di dare vitto e alloggio nonché vestiario minimo a delle persone disperate, e si potranno avere 35 euro al giorno per ogni persona ospitata.
      Per chi fosse interessato, la cosa migliore é andare presso la locale Prefettura, e dare la propria disponibilità.
      Se volete farvi un’idea, potete scaricare gli ultimi Bandi di gara e Concorsi della Prefettura di Prato (qui)

      33 commenti:

      Anonimo2.10.15

      ma se volessi affittare casa mia a chi dovrei rivolgermi… essendomi dovuta separare e non riuscendo a pagare mutuo questa e’ una soluzione alla quale ultimamente penso spesso…
      Rispondi
      Risposte
      []
      Massy Biagio2.10.15

      Signora: deve rivolgersi alla SUA locale Prefettura
      []
      Anonimo24.2.16

      Rivolgersi alla Prefettura di zona.
      Rispondi
      []
      Anonimo15.10.15

      La mia prefettura mi ha dato l’ok, dalla prossima settimana arrivano 5 ragazzi africani

      speriamo bene
      Rispondi
      []
      Anonimo14.1.16

      Non ho capito.può ospitare solo chi e proprietario di una casa oppure anche chi e già in affitto.
      Rispondi
      Risposte
      []
      Anonimo24.2.16

      al momento solo i proprietari di casa… poi si vedra.
      Rispondi
      []
      Anonimo14.1.16

      Vorrei sapere si una persona che vive in affitto può ospitare un rifuggiato
      Rispondi
      Risposte
      []
      Massy Biagio14.1.16

      Dovrfebbe cambiare contratto di affitto, cioè dovrebbe aggiungere al contratto di affitto che vuole subaffittare ma ovviamente in una eventuale graduatoria della Prefettura sicuramente sarebbe l’ultima loro scelta mandare un gruppo di profughi presso una abitazione in cui c’è già gente che ci vive e addirittura non ne è neanche la proprietaria.
      Rispondi
      []
      Anonimo24.2.16

      L’OSPITALITA’ DEI PROFUGHI NELL’IMMOBILE DI PROPIETA’ E’ A TEMPO DETERMINATO O INDETERMINATO?? QUALI SONO LE CONDIZIONI DELL’OSPITALITA’?? SI POTRA’ UN GIORNO RIAVERE INDIETRO L’APPARTAMENTO???
      Rispondi
      []
      Lidia15.3.16

      Chiedo scusa per il mio italiano, sono una straniera. Allora sono andata in prefettura di Cremona a chiedere come funziona. Mi hanno spiegato che proprietario di casa può dare per un profugo in affitto la stanza però avrà solo 200 euro al mese compreso la luce e gas. Niente 35 euro al giorno!
      Rispondi
      Risposte
      []
      Accogliamo i Profughi15.3.16

      Signora si informi bene, la Unione Europea da circa 35 euro a profugo, se questi gliene danno solo 2, il resto, chi li prende?

      C’è qualcosa che non torna
      Rispondi
      []
      Lidia15.3.16

      Mi hanno spiegato che lo stato dà i soldi per una cooperativa (carità cristiana) che dopo loro sono responsabili di tutto.
      Rispondi
      Risposte
      []
      Accogliamo i Profughi15.3.16

      Interessante, è la prima volta che sentiamo che le cooperative subaffittano questo lavoro.
      Ma in pratica lei dovrebbe pagare da mangiare, da vestire, le coperte, la luce, l’acqua, il gas ed il telefono, per 20 euro?
      Oppure a queste spese pensa la cooperativa ?
      Perchè se deve pensare tutto Lei e la cooperativa non fa niente ed intasca solo i soldi beh, non va bene.
      Se invece la cooperativa gli passa da mangiare ( 2 volte al giorno) i vestiti, gli da 1,50 euro al giorno per il telefono, allora va bene, Lei in pratica non ha spese, solo 20 euro di guadagno al giorno, perchè anche se deve passare gas e elettricità, capirà che la spesa è bassissima,. specialmente ora che arriva il caldo

      Lidia15.3.16

      Più precisi informazioni saprò dopo la telefonata di cooperativa che sto aspettando questi giorni. Se mi chiamano però

      Ammesso che si riesca ad affittare ad un profugo di guerra una stanza, i fatidici 35 euro giornalieri sono tassati?

      Lidia17.3.16

      niente 35 euro per un profugo! Questi sicuro che non pagano! Ne meno 200 euro al mese! Sono tassati! Solo le bollette gas e la luce . Mi hanno chiamato da cooperativa. Puoi prendere non più di 5-6 ragazzi in 4 stanze, con 200 euro al mese e questi non puliti 200. Qualcosa trattengono .

      Anonimo16.6.16

      Io o 2 appartamenti in provincia di Ragusa sono composti piano terra e primo piano totale camere da letto 5 cucine 2 bagni 2 più terrazza di100 metrò più garage con piccolo bagnetto. Dal garage si entra in cucina e molto spazziosa. Possono dormire almeno 20 persone 4 per ogni camera volevo affittare ai profoghi ma non so a chi mi devo rivolgere a quale comune o da chi devo andare mi fate sapere grazie

      Anonimo16.6.16

      Provi a chiedere informazioni presso la Prefettura di Ragusa

  55. Grog says:

    Grog vuole fare sghei par giocarseli a scopone scientifico in quel di Mestre,
    per questa ragione ha messo su un’attività di vendita di BASTONI QUADRATI CON SPIGOLI, affibbiati sul groppone dei politici fanno UN OTTIMO EFFETTO, per i più esigenti ci sono anche bastoni con TRE SPIGOLI da 60° invece che 4 da 90°, per i POLITICI GOBBI sono ideali.
    Grog! Grog! Grog!

  56. Mauricius Tarvisii says:

    Spese militari fuori dal patto di stabilità? Secondo il governo si può, anzi, si deve!

    http://www.repubblica.it/esteri/2016/09/05/news/piano_italiano_difesa_europea-147191747/

    Il che fa riflettere sulla differenza tra il bellicismo “muscolare” di destra ed il bellicismo zuccheroso della post-sinistra (o dei democratici americani, che per la post-sinistra sono il modello ispiratore).

    • Z. says:

      Vedila così: se non ci sono spese militari da tagliare, come fanno sindacalisti e sinistri di ogni dove a chiederne il taglio? 🙂

  57. Grog says:

    I miei amici Serbi disen che quei che se dise de sinistra in Itaglia xè una banda de BASTARDON che ghan bombardà Belgrado e altri posti civil ostaria.
    Domanda
    “parchè nel grupo de Mestre che gioca a scopon ghé xe dei simpaticisimi Serbi* (ancha se un pochin risosi) e non neancha un de “sinistra?”
    Risposta
    “parché quei de sinistra non gioca a scopon ma a l’inteletual “bridge” e no beve ombrete e slivovitz (roba per i amici Serbi*) e aman prenderla nel cul invece che ciavar tose.
    Grog! Grog! Grog!
    (*)
    I Serbi e ancha i Croati che sarian dei Serbi catolici servivan San Marco come combatenti STRADIOTI e li xera dei valorosi in tera come nu en mar!
    Alora i roti nel cul divartivano le ciurme che stavan tanto in mar, li si meteva in un baril con un buso per l’uso.

    • PinoMamet says:

      Gli stradiotti mi sa però che erano in maggioranza greci-albanesi, e non andavano troppo d’accordo con gli schiavoni (slavi), anche se entrambi militavano per Venezia

      Credo fossePaulo Fambri, autore veneto (che poi sarebbe stato Paolo Fabbri, ma a lui piaceva formarsi così) rissoso e amante delle scherma, a ricordare episodi di botte e duelli tra i due gruppi, nelle terre venete “da mar”.

      • PinoMamet says:

        Errata: firmarsi.

      • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

        @ Pino

        “… con gli schiavoni (slavi) …”.

        A Palermo il Seralcadio (il quartiere in cui si tiene il mercato del Capo) era detto “Quartiere degli Schiavoni”… Però non mi ricordo se ciò facesse riferimento all’etnia prevalente od alla semplice presenza di mercenari… Adesso non ho tempo di approfondire, ma mi sembra cmq interessante…

        • PinoMamet says:

          Chiedi a Mirkhond, credo che lui lo sappia!

          • mirkhond says:

            Gli Schiavoni erano gli Slavi del Balcano Occidentale, oppure i Dalmati in senso lato (anche se magari questi ultimi, parlavano un idioma romanzo).

        • PinoMamet says:

          Eredità degli stradiotti:

          -il cognome Stradiotto, presente nel NordEst (Stradiotti più in Lombardia);
          -pugnale “alla stradiotta”, o “a orecchie”, versione di armi turco/balcaniche (se qualcuno è stato a Creta e ha visto i coltelli locali popolarmente venduti ai turisti ha visto com’è fatto);
          -sella “estradiota”, uno dei due modelli tradizionali spagnoli (l’altra è arabo/berbera, “jineta”), antenata della sella col pallino dei vaqueros e di alcuni butteri, e delle selle western americane (che gli americani chiamvano nell’Ottocento “spagnole”).

          Eredità degli schiavoni, non saprei.

          • PinoMamet says:

            Ah, come no? la spada da fante “schiavona”, diffusissima da Venezia a tutto il mondo, spedita in quantità industriali in Inghilterra e Scozia, dove poi ha dato origine ad alcuni design locali (curiosamente in Scozia le lame migliori vengono attribuite a un favoloso fabbro italiano, il cui nome, leggermente storpiato, dovrebbe comunque essere Ferraro o Ferrari… sempre che non fosse la denominazione professionale, o meglio, probabilmente era entrambe le cose 😉 )

        • izzaldin says:

          Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già “Andrea”)

          non so se c’entra, ma a Palermo per secoli c’è stata la chiesa di San Giovanni dei tartari.
          non sapevo che il Capo era detto degli Stradiotti.
          so però che l’Albergeria, il quartiere vicino a Ballarò (lo dico per gli altri non per te eh) era il quartiere che ospitava i migranti recenti, fossero essi di Corleone, Rom, Slavi o sudanesi

    • Abd al-Jabbar Ibn Hamdis (già "Andrea") says:

      @ Grog

      “… e no beve ombrete e slivovitz (roba per i amici Serbi*) …”.

      “Fuck the cola, fuck the pizza! All we need is slivovitsa!!”… 🙂 🙂

      [Me l’ha insegnata Dusan, il mio grande (tanto fisicamente quanto moralmente 🙂 ) amico serbo… 🙂 ]

    • Roberto says:

      Devo dire che a me la slivovitz piace molto (ma la conosco con un’altra ortografia slijvovica, il mio spacciatore è sloveno)

  58. Andrea Di Vita says:

    @ Grog

    Ehm…

    Tanto per cominciare io mi considero di sinistra (anche se qualcuno in questo blog può non essere d’accordo) e vado pazzo per lo slivovitz. Mio suocero ne distilla litri e litri, e sono stato recentemente promosso al delicato incarico di controllare il gorgogliamento della CO2 nell’alambicco. In Croazia ho passato un intero pomeriggio all’ombra di un pergolato non lontano da Vukovar a sorseggiare slivovitz insieme col mio ospite Croato; alla fine ci capivamo benissimo pur non sapendo una parola uno della lingua dell’altro. Poco tempo dopo Vukovar fu rasa al suolo dall’artiglieria Serba, dunque non è che i Serbi mi siano particolarmente simpatici, tanto più dopo l’apartheid che ho visto coi miei occhi praticare da parte loro in Kosova. La bufala Serva che “dove vive un Serbo lì è Serbia” risale alla metà dell’Ottocento, ed è fonte di un’infinità di massacri.

    (In compenso, è vero, gioco malissimo a carte, ma da buon Genovese non gioco mai a soldi così non mi faccio spennare).

    Tanto per continuare non ti azzardare a dare dei ‘Serbi catolici’ ai Croati se vuoi evitare una BRUTTISSIMA fine 🙂 . Se vuoi farti amico uno Slavo è buona norma mettersi a parlar male dei suoi vicini davanti a lui.

    Quanto ai Croati che servivano l’ormai spelacchiatissimo leone sanmarcino, forse li confondi con quei mezzo-terroni (al meno dal punto di vista linguistico) dei Dalmati, i cui reggimenti effettivamente salutarono per l’ultima volta Venezia con una salva di fucileria dopo Campoformido. I Croati sulla bandiera tengono a scacchiera bianco-rossa: i colori sono in onore degli Asburgo, ma la scacchiera ricorda la leggendaria partita a scacchi con cui il loro re vinse la libertà contro il Doge Orseolo.

    Il ”buso per l’uso” mi sa che la Serenissima l’ha copiato dalla gloriosa marineria della Compagna (la Repubblica di San Giorgio) come del resto tante altre cose tipo la legislazione della bancarotta (che a furia di MOSE vi tornerà presto utile) e il gioco del Lotto. Dovete ancora copiarvi la nostra metropolitana, ma diamo tempo al tempo, ci arriverete anche voi… 🙂

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  59. Andrea Di Vita says:

    @ Grog

    Lanterna tuttora in uso e non trasformata integralmente in museo delle stantìe glorie passate, al contrario del vostro Arsenale.

    Lanterna che ricorda ancora i fasti del matrimonio del Doge (il nostro, l’originale) con la regina di Cipro… sai, quell’isoletta che vi siete giocati contro il Turco con conseguente saccheggio di Famagosta, scorticamento dello scalognato Bragadin (scalognato ad essere Veneziano e non Genovese, s’intende: noi si commerciava lucrosamente coi Khan a Caffa) e successive leggendarie gelosie di Otello, che hanno dato la stura alla musa di Shakespeare e Verdi.

    E mentre voi vi prendevate a cornate con Milanesi, Papalini, Austriaci e Turchi -stavate proprio sul belìn a tutti, a furia di stare imbottigliati in cima a quel mare stagnante d’Adriatico! 🙂 🙂 – noi Genovesi si navigava gli oceani.

    Come diceva il mio concittadino di nove secoli fa:

    “E tanti sun li Zenoexi, e per lo mondo sì destexi, che und’eli van o stan un’atra Zena ge fan”

    Altro che Serbi… 🙂

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Mauricius Tarvisii says:

      A Caffa? Veramente quando Venezia perse Cipro Caffa ve l’eravate giocata da un pezzo 😀

      • habsburgicus says:

        Mauricius ha ragione
        1475
        1571
        (96 anni)

        • habsburgicus says:

          Cipro però era veneziano solo da 1488
          Caterina Cornaro, l’ultima Regina di Cipro, una veneziana, era quindi contemporanea all’inizio di Caffa !
          pure i nostri Duchi presero titolo di Re di Cipro
          nel XVII secolo i Savoia ptretesero con questo trucco di ottenere il “trattamento regio” alle loro Ambasciate e Legazioni..quasi sempre nulla !
          solo nel 1713 divennero Re di Sicilia e nel 1720 Re di Sardegna..ma non obliarono Cipro né Gerusalemme
          le monete anteriori al 1859/1861, ad esempio il venti lire d’oro del 1855, portavano in latino, da un lato lo scudo sabaudo con la scritta, tradotta, Vittorio Emanuele II per Grazia di Dio, Re di Sardegna, Cipro e Gerusalemme
          dall’altro lato, il ritratto del Sovrano e le scritte
          Duca di Savoia
          Marchese del Monferrato
          Duca di Genova [titolo avuto nel 1815]

          ancora il 17/3/1861 l’immortale decreto che crea il Regno d’Italia, o meglio l’assunzione del titolo di e d’Italia, é intitolato per l’ultima volta
          Noi, Vittorio Emanuele II, Re di Sardegna, Cipro e Gerusalemme ecc [per Grazia di Dio non c’era, mi pare..sotto il rgine massonico cavourriano la formula scomparve di soppiatto tranne a Parigi 1856, in francese e lo notò con arguzia don Margotti]
          il titolo Re di Cipro fu abolito o passò d’uso, cambia nulla (nel 1940-1941 Mussolini pensò vagamante di riesumarlo e pure il Re, se lo conosco un po’ 😀 anche Gerusalemme e lì entrava l’altissima plitica religiosa)
          la formula italiana del 1861 fu, come sapete
          Noi, Vittorio Emanuele II,
          per Grazia di Dio e Volontà della Nazione [formula che conciliò i conservatori con i massoni]
          Re d’Italia

          così mantenuta da Umberto I e per i primi 36 anni di Vittorio Emanuele III

          nel 1936 alterata in
          Noi, Vittorio Emanuele III,
          per Grazia di Dio e Volontà della Nazione
          Re d’Italia, Imperatore d’Etiopia

          nel 1939 alterata in
          Noi, Vittorio Emanuele III,
          per Grazia di Dio e Volontà della Nazione
          Re d’Italia e d’Albania, Imperatore d’Etiopia

          a fine nov 1943, dopo brutali minacce americane, alterata (il Re voleva secondo l’uso mantenere la formula vecchia sino alla pace; non é che si illudesse, conosceva la diplomazia…gli anglosassoni, ignorantissimi, no :D] in
          Noi, Vittorio Emanuele III,
          per Grazia di Dio e Volontà della Nazione
          Re d’Italia

          Nel maggio 1946 alterato in
          Noi, Umberto II
          Re d’Italia
          [non si poteva parlare di volontà della Nazione pendente il referendum e si tolse anche la Grazia Di Dio…é probabilmente che vinto il referendum avrenne ripreso la vecchia formula]

          poi finis Sabaudicae domus

          • habsburgicus says:

            non tutti sanno che per un momento, alla morte di Vittorio Emanuele II (9 gennaio 1878), si pensò di dare un qualche numerale ad Umberto (non mi é chiaro quale !) contando i semi-leggendari Umberti antichissimi, dal Biancamano in poi…ciò avrebbe lusingato noi piemontesi e avrebbe risancito che il Regno d’Italia era l’estensione del nostro Regno, purtroppo senza capitale, rubataci dai toscani nel 1865, dopo aver fatto massacrare in lega con gli emiiani il buon popolo torinese nell’autunno 1864
            ma il massonissimo Crispi si oppose con violenza..e Umberto prese il numerale I !
            storici sabaudi ufficiosi cercarono più tardi di conciliare tutto dicendo che V.E II fu legittimamente tale perché c’era V.E I mentre mai un Umberto fu Re (quegli Umberti arcaici erano conti)..soluzione ingegnosa che conciliava i piemontesi [Italia regia=continuazione del Regno sabaudo] con gli altri [Italia regia=Stato nuovo]
            in Spagna i numeri contano gli antichi Re delle Asturie, poi Leon indi Castiglia..ma erano Re appunto, e non conti
            là tuttavia la continuità é stata mantenuta !
            Alfonso XIII, abd 1931 quando fuggi e l’ultimo di una serie che Alfonso I il Cattolico, 739-757, mitici, che prese Lugo, dove-pare certo si recitò il Corano per una ventina d’anni; di lui si ricorda la sua opera di ricristianizzazione di quelle terre lontane nel profondo Nord-ovest..mentre a Cordoba dominavano i settatori di Malcometto, massacrandosi fra di loro (nel 756 salirono gli Omayyadi di Spagna, ‘Abd ar-Rahman I, 756-788, sfuggito alla carneficina abbasida pochi anni prima nel lontano Oriente, in 750 d.C)..tutto sembrava perduto per noi cristiani..eppure verrà il 1492 ! ricordiamocelo ! e lo dico anche a me stesso !

            • MOI says:

              Però VE II, appunto, NON si rinominò I … e comunque, poiché “governare è far credere” [cit.] per governare l’ esistenza dell’ Unico Popolo Italiano ; be’ … Roma Capitale era il minimo “sindacale” !

            • MOI says:

              ciò avrebbe lusingato noi piemontesi e avrebbe risancito che il Regno d’Italia era l’estensione del nostro Regno

              [cit.]

              ——————-

              … Chi l’avrebbe mai detto, eh Mirkhond 😉 ?

            • habsburgicus says:

              Cavour anche per questo, e sin dal 25/3/1861, fece proclamare Roma capitale
              non fu solo massonismo [che ci fu]
              c’erano ancora le ragioni cui accenni tu !

              il marchese genovese Antonio Brignole Sale, cattolico e conservatore, che nel 1814 a Vienna cercò di salvare Genova dall’annessione ai Savoia, fallendo, poi entrò a servizio dei Savoia e fu da ultimo loro Amb a Parigi sino al 1848 (era amico di Solaro),
              nel marzo 1861-UNICO-si dimise dal Regio Senato sbattendo la porta rifiutando di accettare il “sacrilego” Regno d’Italia, usurpatore delle terre ecclesiastiche e ciò farà piacere a Mirkhond, dei Borbone e degli altri Sovrani !
              non é un caso che sia stato un ligure e non un piemontese a far questo ! Don Bosco stesso, piemontesissimo, pur duro all’occorrenza cercò sempre di attaccare troppo i Savoia

            • habsburgicus says:

              NON attaccare troppo

            • habsburgicus says:

              dunque un Giusto si trovò persino a Sod… pardon nel Senato di Cavour ! 😀

            • habsburgicus says:

              fu nominato da Carlo alberto, che io sappia
              Cavour fece nominare in genere il peggio del peggio 😀 bancatottieri, gente di dubbie qualità settari al’ultimo stadio 😀
              rendendo il Senato una cloaca !
              Carlo Alberto nominò anche dei prelati..ma commise la carognata di non nominare Solaro della Margarita che lo servì per quasi 13 anni..Solaro tornò in Parlamento, ma alla Camera, eletto dai cattolici, finché Cavour-sempre di classe :D.gli fece abolire il collegio di San Quirico accorpandolo a uno “rosso” in cui i cattolici erano ovviamente umiliati
              nel 1865, a Italia unita, i cattolici di Modena (!) parlarono di candidarlo là, dunque rompendo la barriera fra ex-Stati, ma non se ne fece nulla
              fra i pochissmi cattolici eletti nei 1860′ da ricordare
              il conte Crotti di Costigliole, già uomo di Solaro prima del 1848, eleto a Verres..egli giurò fedeltà “Salvis legibus divinis et ecclesiasticis” e la massoneria lo fece decadere (1867), ma fu rieletto..morì poco prima del XX settembre
              e il barone siciliano Vito d’Ondes Reggio, un po’ più a “sinistra” (giurò in modo tradizionale e in più non amava i Borbone) che si dimise per protesta dopo la breccia di Porta Pia
              da allora più nessun cattolico sedette in Parlamento dal 1870 al 1904
              sono gli anni più cupi della Terza Italia o Italia laica, in cui il settarismo del liberalismo perse Modena (ancora cattolica nel 1870, rossa nel 1904), molta Toscana e vaste aree..! tutto per il “piacere” di perseguitare la Chiesa..certo che il Nobel dell’Intelligenza, e ci fosse, non sarebbe da negar a quella classe dirigente 😀
              in quegli anni foschi, epitomizzati dal monumento al frate eretico nolano (1889) due sole luc1
              1.la cultura classica molto alta nelle scuole
              2.la politica estera di Francesco Crispi (pessimo all’interno) contro la Francia, con i primi vaghi segni del nazionalismo

            • Z. says:

              Crispi è il padre della giustizia amministrativa. E per questo ha il Nostro rispetto 🙂

  60. Mauricius Tarvisii says:

    Ultimissime inquietanti dal grande raduno dei neonazisti di Revine Lago (TV): i figli dei partecipanti fanno il saluto romano.

    http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2016/09/05/news/il-saluto-nazi-dei-bimbi-al-raduno-skin-1.14063091?ref=hftttrel-1

    Denunciare, processare, condannare e (non) arrestare, le parole d’ordine della Santa Indignazione.

  61. MOI says:

    http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/sport/calcio/calciatori-fascisti/calciatori-fascisti/calciatori-fascisti.html

    … perché i calciatori (per non parlare di atleti d’altri sport espressamente “violenti” ma minoritari) professionisti sì e loro no ?

    • Z. says:

      Già l’articolo è da chissenefrega, e poi non è una lista di proscrizione: è una polemica de Il Tempo contro Serra. Il giornalista non intendeva offendere le persone in lista…

  62. MOI says:

    Onda nera, Malnatt, Topo neri, Ultimium Rock ‘n Roll, Krátky Proces,Hobbit – Rock Nazionalista, Garrota, Gesta Bellica: queste alcune delle band. E ancora: Stigger, SkrewYou, Nemesis, Linea Ostile, Acciaio Vincente, La Vecchia Sezione, Razza Fuorilegge, DDT (Dodicesima Disposizione Transitoria), Mistreat, Jolly Rogers, Oi-Kor, Sachsonia, Katastrof aryan rock, KdF Berlin, Stevie (Son of Skrewdriver).

    ————

    Si tratta di ciò che pensa un dialettofono delle mie parti (“malnàtt” [doppia “tt” finale] = “mal-netto” = “sporco”) o è un’a assonanza casuale ?!

    • MOI says:

      dal listone dell’articolo che linka Mauricius …

    • MOI says:

      a quanto pare è un gruppo di Bologna (NON lo conoscevo) , perciò … direi di sì;

      forse nel resto d’Italia (nel senso di fuori regione) evoca “malnato/i” … ma nel caso sarebbe “malnè” …

    • Mauricius Tarvisii says:

      No, sono proprio bolognesi

      https://it.wikipedia.org/wiki/Maln%C3%A0tt

      • Z. says:

        E dove li mettiamo i Legittima Offesa, a proposito di Bologna?

      • izzaldin says:

        ci sono due Malnatt.
        i bolognesi che cita Mauricius e i milanesi. i bolognesi sono più metal, i milanesi sono punk sinhead.
        i malnatt milanesi suonano un pezzo nel film ACAB.
        lo so perché un membro storico, il bassista Vortex, oltre a essere uno dei più vecchi nazipunk italiani, aveva un negozio a Palermo che io da ragazzino, innocentemente, frequentavo.
        tra l’altro vendeva anche gadget antifascisti. magliette di mussolini e di cheguevara una accanto all’altra

        • izzaldin says:

          questo per dire che igruppi nazipunk soffrono di un complesso di inferiorità che li spinge a ricalcare molte cose dagli skinhead/punk antifa.
          i legittima offesa facevano cover degli Erode, un gruppo di skinhead comunisti di Como

          • Z. says:

            Ma no, è che sia il Dusce che l’Esportatore di Dittature Staliniste tirano alla grande. Alla fine un negozio deve vendere 🙂

            • izzaldin says:

              assolutamente, questa è la risposta che davano loro.
              la cosa assurda è che vendevano gadget dei Public Enemy, con una Black Panther che punta il mitra verso i bianchi, e poi la sera andavano a picchiare i punk anarchici e gli extracomunitari.
              un negozio antifa non venderebbe mai cose del duce, ma effettivamente c’è un problema di egemonia culturale e di produzione assai maggiore/migliore

            • Z. says:

              izz,

              — un negozio antifa non venderebbe mai cose del duce —

              Immagino di no, perché perderebbero la clientela di chi ha certe idee.

              Ora tu mi chiederai: perché non succede viceversa? Ossia, perché puoi vendere gadget antifascisti senza perdere i clienti con certe idee? Ma perché quelle fasciste non sono idee 😀

            • izzaldin says:

              allora la pensi come Bobbio, che diceva che il fascismo non aveva una cultura

            • MOI says:

              Credo che Zeta stia citando Giacomo Matteotti …

            • MOI says:

              … solo la prima metà della frase, segnatamente.

            • Z. says:

              In realtà era la battuta di un personaggio – interpretato, mi pare, da Massimo Dapporto – in un film di Ettore Scola.

            • Francesco says:

              Dire che il fascismo non aveva una sua cultura è un atto di prepotenza politica e culturale.

              E del resto è tipico di chi cerca di derubricare 20 anni di storia a un incidente di percorso. Questo per parlare degli intellettuali seri, poi ci sono gli antifa col cervello alla Uruk-Hai che servono giusto a bilanciare i fasci post-1945.

              Io direi che quella cultura si rivelò alla fine un fallimento e sospetto che il motivo sia stata la decisione di rimuovere la libertà personale dalla storia.

              Ciao

              • “E del resto è tipico di chi cerca di derubricare 20 anni di storia a un incidente di percorso. ”

                Condivido.

                Fascismo vuol dire comunque due cose.

                1) Pittoreschi personaggi che nelle osterie facevano disegni dadaista sulla tovaglia e poi si rifiutavano di pagare il conto e facevano bere l’olio di ricino all’oste. Colpevoli di un numero impressionante di schiaffeggiamenti e di alcune centinaia di omicidi.

                Incidente di percorso, gli unici eredi che io conosca sono i quattro gatti di Casa Pound che fanno diventare isterici certi di sinistra.

                2) Gente in grado di decidere le scelte economiche, militari, politiche del paese. Gente nata e cresciuta molto prima del fascismo, e ampiamente sopravvissuta al fascismo. Colpevole – se vogliamo usare questo termine moralistico – della devastazione fisica dell’Italia, nonché di due guerre mondiali. Non sono un “incidente di percorso”, visto che almeno a Firenze i cognomi sono rimasti esattamente quelli.

            • Z. says:

              Alt giovani.

              Sto solo dicendo che muscoli, botte e viva er Dusce non sono idee.

              Il resto sono discussioni che vanno al di là della mia, di cultura, la quale è certamente modesta. Le lascio agli antropologi 🙂

            • Z. says:

              Comunque non credo che il fascismo sia stato condannato dalla limitazione della libertà personale.

              Che era sì limitata, intendiamoci. Ma occorre fare il paragone con le altre società dell’epoca, e non è che nelle democrazie di allora “libertà” avesse lo stesso significato di oggi.

              Pensa al trattamento inflitto dai britannici ad Alan Turing dopo la guerra, nonostante il servizio che questi avesse reso al suo Paese.

            • PinoMamet says:

              “1) Pittoreschi personaggi che nelle osterie facevano disegni dadaista sulla tovaglia e poi si rifiutavano di pagare il conto e facevano bere l’olio di ricino all’oste. ”

              Vorrei ricordare a tutti il parente della mia amica, Dunen fassìsta, “Donnino (è un nome di battesimo maschile diffuso in Emilia e Toscana, il santo omonimo è seppellito nella mia cittadina) fascista”

              che “an gh’èva mia vojia ed lavurèr, alor l’é andè int’i fassìsta”.

            • Z. says:

              Miguel,

              se come tu dici i cognomi sono ancora quelli oggi, e già erano quelli prima del fascismo, allora a mio avviso i ricchi fiorentini di cui parli sono esattamente un incidente di percorso.

              Anzi, direi che è una definizione esatta come poche.

          • izzaldin says:

            a proposito del raduno nazi

            https://www.youtube.com/watch?v=8uu4SRvJbD0

            🙂

            • MOI says:

              A Bologna si chiama “Pogo”, con anche il verbo “pogare” … lo fanno tutti gli “Alternativi”, o sedicenti tali.

            • MOI says:

              A proposito di Nazismo Quotidiano … ci sono degli Adepti USA del Politically Correct Estremo che ritengono che sia un film più (!) razzista Soul Man di Der Ewige Jude e con questo spero di non dover aggiungere altro.

              … e che non concepiscono gli Iraniani / Persiani come “Bianchi” (quasi sicuramente convinti che siano Arabi), cosa che paradossalmente li accomuna ai Razzisti, solo dando per positivo ciò che essi danno per negativo e viceversa.

            • Peucezio says:

              Moi,
              “A Bologna si chiama “Pogo”, con anche il verbo “pogare” … lo fanno tutti gli “Alternativi”, o sedicenti tali.”

              Se ti riferisci al fatto di darsi forti spinte con le spalle l’uno con l’altro ai concerti rock, ti assicuro che non è bolognese, ma panitaliano. Mi ricordo che si diceva negli anni ’90.

            • Roberto says:

              Soul man, quello del tipo che fa finta di essere nero per avere una borsa di studio? E che ha di razzista?
              Me lo ricordo come un film abbastanza divertente e finto impegnato

  63. MOI says:

    @ PINO

    Interessante la tua teoria sulla “limitatezza intrinseca” dei tratti somatici per cui ci sono sosia di origine etnica completamente diverse … forse qualcosa di simile avviene dalla genetica alla fonetica : per questo abbiamo assonanze “buffe” del tutto casuali fra lingue diversissime. Tipo “tegami” (composto dei kanji di “mano” e di “carta”) in Giapponese che è la “lettera epistolare” o “bestemming” che in Neerlandese è la “destinazione”.

    • Z. says:

      Beh, al posto di “bestemmiare” si dice talvolta “mandare dei cancheri”: e tutto ciò che si manda ha una destinazione…

    • izzaldin says:

      a proposito di sosia di etnie diverse (ammesso che siano così diverse..)

      http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Tot%C3%B2_Cuffaro

      Cuffaro e Nasrallah, il leader di Hezbollah 🙂

      • Z. says:

        Ecco chi mi ricordava, Nasrallah. Aveva un che di già visto 🙂

      • PinoMamet says:

        In effetti non credo che siano etnie diverse…

        persino dal punto di vista dei classificatori “entomologici” a baffi a manubrio, ancora diffusi nei forum di internet, credo appartengano tranquillamente allo stesso “fenotipo”. Mediterraneo di nome, diffuso attorno al Mediterraneo ma ovviamente non solo (fino alle Highland scozzesi in effetti).

        • izzaldin says:

          noi siamo fenici, Nasrallah è libanese.. tutto torna! 🙂
          cmq guardavo una di quelle mappe genetiche che tanto piacciono ai Sizzi sparsi per il web (a proposito, Mario è chiaramente Sizzi sotto falso nome 😉 ) e vedevo che geneticamente ebrei ashkenaziti e sud italia praticamente coincidono, da un punto di vista genetico si sovrappongono!

        • PinoMamet says:

          Non è strano: gli ebrei italiani vengono in maggioranza dal sud (tuttora diffusi cognomi come Picciotto oppure Muggia, che faceva peraltro un diffusissimo dolce di Natale- ebraico in realtà, oppure antico romano, o entrambe le cose- dalle noste parti; adesso un Muggia israeliano è autore del famoso video acclamato dei Coldplay) e gli ebrei ashkenaziti vengono in maggioranza da quelli italiani…

          io però sapevo che, geneticamente, coincidevano con gli italiani del nord .
          Si vede genotipo e fenotipo non corrispondono o, più realisticamente, che chissenefrega, sono robe complicate e senza troppo senso 😀 , comunque sono italiani 😀
          (e antichi romani, pure…)

          • mirkhond says:

            Muggia però è alle porte di Trieste.
            Quanto all’origine degli Ashkenaziti, la questione resta controversa, con un predominante apporto dalle steppe e dalle pianure tra Caucaso, Ucraina, Bielorussia e Lituania…..

          • PinoMamet says:

            Da quello che vedo pubblicato online su studi genetici ecc., il ca si no è non minore (forse anche maggiore) che nella e sorpassata “antropologia fisica”.
            Uno studio dice una cosa, uno un’altra, e in generale sono discorsi in cui gli specialisti capiscono poco, e i profani (come me) niente.

            (Si vedono un sacco di schemi in cui- dico a caso, ma non irrealisticamente- i “sardi” sono a metà strada tra i “finlandesi” e i “berberi marocchini”, ma poco sopra i “baschi”, mentre i “berberi tunisini” sono di fianco ai “sefarditi” ma un po’ a destra degli “egiziani”… e ogni termine tra parentesi indica un campione che magari, chissà, non è detto sia proprio rappresentativissimo…)

            secondo me, per dirla in termini semplici, se becchi un ashkenazita ucraino, non sarà difficile che sia simile agli ucraini e ai turchi;
            se ne becchi uno renano, non sarà difficile che sia vicino agli italiani e ai francesi…
            😉

  64. Grog says:

    Don Bosco era un SANTO COME SI DEVE e PORTAVA UNA TIGNA DIABOLICA A CHI MARAMALDEGGIAVA CON LE PROPRIETA’ DELLA CHIESA.
    Don Bosco aveva predetto tutte le sfighe a CASA SATROIA, il rozzissimo e giustamente superstizioso Vittorio Emanule II aveva una FIFA NERA DEL FUTURO SANTO ed impedì una sua bastonatura per tema di ulteriori conseguenze.
    Don Bosco avrebbe potuto vivere tranquillamente a VENEZIA perché sarebbe stato rispettato e nessun esponente vaticano si sarebbe permesso di mettere lingua con lui di mezzo e la Serenissima Repubblica ne avrebbe tutelato i beni.
    Grog! Grog! Grog!

    • Mauricius Tarvisii says:

      Quale Serenissima Repubblica? Don Bosco è nato nel 1815, quindi a Venezia avrebbe trovato solo crucchi.

  65. MOI says:

    Un miliardo e 300 milioni: è quello che ha speso finora lo Stato per assistere le persone fuggite da Libia e Tunisia. Un fiume di denaro senza controllo. Che si è trasformato in business per albergatori, coop spregiudicate e truffatori

    http://espresso.repubblica.it/attualita/cronaca/2012/10/15/news/chi-specula-sui-profughi-1.47304

    di Michele Sasso e Francesca Sironi

  66. Z. says:

    Oggi come ieri in Iraq si guarda all’Europa occidentale per l’acculturazione giuridica…

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/06/iraq-lisis-vieta-burqa-nei-suo-centri-militari-di-mosul-motivi-di-sicurezza/3015881/

  67. mirkhond says:

    “ciò avrebbe lusingato noi piemontesi e avrebbe risancito che il Regno d’Italia era l’estensione del nostro Regno

    [cit.]

    ——————-

    … Chi l’avrebbe mai detto, eh Mirkhond 😉 ?”

    Esprime il comprensibile punto di vista piemontese.
    Che non è il mio. 😉

  68. mirkhond says:

    “Se vuoi farti amico uno Slavo è buona norma mettersi a parlar male dei suoi vicini davanti a lui.”

    Non solo Slavo, ma anche Romeo e Rumeno, almeno per la mia esperienza personale.
    Nei Balcani il nazionalismo risorgimentale ha raggiunto gli estremi della follia omicida.
    Però, ci sono anche là, persone con cui si può discutere, anche se sono rare…..

    • roberto says:

      secondo la mia esperienza con i greci basta parlar bene della grecia (dei vicini non gli passa manco p’à capa)

      • PinoMamet says:

        Simile la mia esperienza: per i greci, direi che i vicini non sono pervenuti, non sono cosa da prendere in considerazione.

        Invece i romeni ce l’hanno con gli ungheresi e con gli zingari.

        In compenso l’altro giorno ho visto in un bar un gruppone di persone, come dire, visivamente zingare, che chiaccheravano in romeno: un gruppo misto, ragazzini ragazzotti uomini fatti.
        Pareva che discutessero di qualcosa che aveva a che fare con la politica, i confini, o forse i parenti: ho distinto le parole “turco” e “Cipro”.

  69. Mauricius Tarvisii says:
    • Mauricius Tarvisii says:

      List of Meeting Participants

      Mr Yvan BIEFNOT, President of the European Association for Free Thought
      Mr Andrzej DOMINICZAK, President, Polish Humanist Association
      Mr Pierre GALAND, President of the European Humanist Federation
      Ms Nieves Bayo GALLEGO, Grand Master of the Gran Logia Simbólica Española
      Mr Marc MENSCHAERT, President, Alliance Maçonnique Européenne, Grand Master, Grand Orient de Belgique
      Ms Nada PERATOVIC, President, Center for Civil Courage (Croatia)
      Ms Yvette RAMON, Grand Master of International Order of Co-freemasonry, “Le Droit Humain”
      Ms Régina TOUTIN, Vice-President, Institut Maçonnique Européen, Women’s Grand Lodge of France
      Mr Oscar de WANDEL, Grand Master Grand Lodge of Belgium
      Mr Frieder Otto WOLF, President, Humanistischen Verbandes Deutschlands (HVD)

      • Z. says:

        Non mi piace, Marc.

        Una volta mi ha lasciato intendere che secondo lui il GODO – il Grand Orient de l’Occident – non è una vera loggia massonica. E ridacchiava pure, mentre lo diceva.

        Cosa devo fare per dimostrare il contrario? Andare in giro per tutta BXL col mio 28 metri che ora è ormeggiato a Zaventem? mostrare a tutti le foto di mio prozio insieme allo zio di Gelli?

        Non mi piace proprio quel tizio, no no no.

        Grr.

        😀

      • “List of Meeting Participants”

        E’ un elenco notevole, che a prima vista sembra veramente il Complotto Kalergico 🙂

        Proviamo a fare alcune riflessioni.

        La prima è che si tratta di qualcosa di decisamente esteriore: in fondo sono chiacchiere, ampiamente pubblicizzate, in cui non si nasconde assolutamente il ruolo massonico dei partecipanti.

        Anzi, si ha l’impressione che i diretti interessanti abbiano fatto di tutto per mettersi in mostra.

      • habsburgicus says:

        lì si riuniscono uomini che hanno potere vero 😀
        o, come minimo, sono i mandatari di chi ha questo potere !
        è quasi certo che ciascuno di questi sa già in anticipo cosa avverrà nei prossimi 5 anni, almeno in politica “interna” e “culturale” (oltre è troppo anche per loro)..ad esempio quello polacco saprà, più o meno, quando verrà introdotto il gender in Polonia, dove per ora devono corrompere ancora un po’ la mentalità non essendo malridotti come noi 😀
        di fronte a persone così, ci sente dei comuni mortali 😀 e ci si rende conto della propria inutilità 😀

        • PinoMamet says:

          ” quando verrà introdotto il gender in Polonia”

          oh, credono che ne abbiano già due: maschile e femminile 😉

        • “lì si riuniscono uomini che hanno potere vero”

          non lo so, e quando dico, “non lo so”, lo intendo letteralmente.

          Perché il vicepresidente dell’Unione Europea fa un convegno pubblico fuffaldino e retorico, convocando proprio questi personaggi?

          Tra l’altro, non è che abbia convocato sei massoni e che so, due saggi induisti, un mormone e un gesuita, come si fa quando si fa finta di fare qualcosa di equilibrato, per far passare qualcosa di molto serio.

          Il problema è probabilmente che a noi “profani” sfugge qualcosa sulla Massoneria, che non riguarda il suo vero o presunto potere, ma il modo di esprimersi nel mondo.

          Chiederò lumi anche ai miei amici treppuntini 🙂

          • Roberto says:

            Clicca su article 17 e vedrai la lista degli incontri (ebrei e cristiani ci sono di sicuro)

            • Mauricius Tarvisii says:

              Questi sono quelli dell’ultimo anno

              30 June 2016: Brussels, First Vice-President Frans Timmermans hosted the annual High-level Meeting with Non-Confessional Organisations
              1 June 2016: Brussels, dialogue seminar on “Facing european crisis: refugees, intolerance, role of youth”, jointly organised by the European Commission – DG Justice and Consumers, Association européenne de la pensée libre (AEPL), Alliance maçonnique européenne (AME), Contribution des obédiences maçonniques libérales et adogmatiques à la construction européenne (COMALACE), Egalité Laïcité Europe (EGALE), Fédération humaniste européenne (FHE)
              22 April 2016: First Vice-President Frans Timmermans met Bishop Bedford-Strohm and the Council of the Evangelical Church in Germany
              27 January 2016: Message pdf(43 kB) Choose translations of the previous linkby President Jean-Claude Juncker to the Jewish community on the occasion of International Holocaust Remembrance Day
              15 December 2015: First Vice-President Frans Timmermans meeting with Cardinal Gerhard Müller in Strasbourg.
              13 December 2015: speech pdf(214 kB) Choose translations of the previous linkheld by First Vice-President Frans Timmermans during the celebration of Hanukkah at the Grande Synagogue de l’Europe, Brussels.
              8 December 2015: speech pdf(203 kB) Choose translations of the previous linkfrom First Vice-President Frans Timmermans during the celebration of EuroHanukkah.
              4 December 2015: message from First Vice-President Frans Timmermans on the occasion of Hanukkah 2015.
              2 December 2015: Brussels, dialogue seminar on “Beyond the refugee crisis: integration of migrants into society and labour market”, jointly organised by the European Commission – DG Justice and Consumers, the Conference of European Churches – CEC, the Churches’ Commission for Migrants in Europe – CCME, and the Commission of the Episcopates of the European Communities – COMECE.
              18 November 2015: Brussels, dialogue seminar on the topic of “Living together in Europe” (“Vivre ensemble en Europe”), jointly organised by the European Commission – DG Justice and Consumers, and COMALACE – Contribution des Obédiences Maçonniques Libérales et Adogmatiques á la Construction Européenne. The meeting was focussed on the integration of migrants into society.
              16th June 2015: First Vice-President Timmermans hosted the annual high level meeting with religious leaders.

        • habsburgicus says:

          quando parlo di ‘ste cose [in fin dei conti ininfluenti per noi mortali], ci son sempre tanti commenti 😀
          quando parlo di donne [che a me interessa di più :D] mai nessuno !

      • Roberto says:

        Non vorrei rovinare la poesia, ma c’è una disposizione nel trattato che obbliga le istituzioni UE a dialogare con chiese, religioni & affini. Regolarmente ci sono incontri di questo tipo con varie associazioni, mi sa che sono chiacchiere più che altro (mia moglie per anni ha lavorato per la COMECE, una lobby chiesastica, e appunto mi diceva che erano un mucchio di blablabla)

        • Mauricius Tarvisii says:

          Sì, ci sono incontri analoghi con esponenti delle confessioni religiose (cardinali, rabbini, pastori, ecc.) e con le organizzazioni rappresentative delle chiese europee (oltre alla COMECE ce ne sono altre due o tre, se non vado errato).
          Certo è che sorprende il ruolo importante ricoperto dai rappresentanti dei Massoni, che dal punto di vista strettamente demografico sono poco o nulla, anche all’interno del mondo irreligioso.

          • Roberto says:

            Si, questo è vero

          • “Certo è che sorprende il ruolo importante ricoperto dai rappresentanti dei Massoni”

            Infatti.

            Poi la realtà è forse una via di mezzo. I massoni sono molto più importanti e “politici” di quello che pensano i “liberali”, e molto meno importanti e “politici” di quello che pensano gli “antimassoni”.

            In un certo senso, il potere è sempre “massonico” nel senso in cui si usa questa parola a Firenze: cioè le decisioni che contano vengono prese a cena tra poche persone che si conoscono bene, senza mettere nulla per iscritto.

            Ma oggi non c’è bisogno di una loggia per cenare insieme.

            • Comunque, quando verrete a trovarmi in Oltrarno, vi porterò:

              1) a pranzo all’Osteria del Paradiso, da un cattocomunista storico amico degli zingari che canta mentre ti serve il mangiare e si fa pagare la ragionevole cifra di 5 euro per un ottimo pasto

              2) e poi a pochi metri da lì, al museo massonico, dove potrete conoscere il nostro Massone di Quartiere, che sulla sua Vespa anni Sessanta porta a spasso il suo anziano ma simpatico cane dal pelo arruffato.

              Nel Museo Massonico, potrete ammirare una quantità di bizzarri costumi e documenti di logge di estrema sinistra e di estrema destra e di molto altro.

            • Peucezio says:

              “1) a pranzo all’Osteria del Paradiso, da un cattocomunista storico amico degli zingari che canta mentre ti serve il mangiare e si fa pagare la ragionevole cifra di 5 euro per un ottimo pasto”

              A me non mi ci hai portato, però! 🙁

          • habsburgicus says:

            sorprende

            sorprende te perché non hai letto, o non hai meditato, i grandi autori cattolici conservatori del 1850-1950, soprattutto 1870-1920..lì c’è tutto
            io mi son laicizzato molto, tantissimo direi [e ritengo, e mi spiace non averlo compreso prima, che la cosa importante non è la cultura che serve a nulla, ma la f… :D], ma quell’impronta è indelebile in me, anche ora !
            l’appresi allora da ragazzo
            e l’ho ancora..magari laicizzandola e adattandola..ma c’è tuttora !
            e quell’interpretazione non è mai stata smentita, storicamente..finora

        • “Non vorrei rovinare la poesia,”

          Capisco quello che dici, e su questo argomento ho una posizione schizofrenica. Nel senso che una vita di studi, mi porta a capire che l’antimassonismo di matrice cattolica ha qualcosa di profondamente sbagliato.

          Ma sbaglia anche chi ritiene che la Massoneria politica sia un’invenzione di cattolici paranoici.

          Come sbagliano anche quelli di sinistra che pensano che la Massoneria sia una malvagia setta di trafficanti di estrema destra.

          Infine, i massoni che ho conosciuto e conosco sono tutte ottime persone, capaci di riflettere con grande distacco su tante cose (in questo senso veri “razionalisti” ma non atei), tranne un unico orrendo individuo.

          Che poi un altro massone mi ha raccontato sarebbe stato espulso per indegnità dalla loggia a cui rubava gli spiccioli.

          • habsburgicus says:

            era del PSI ? 😀

          • Roberto says:

            Concordo in linea di massima. Però aggiungo che continuo a pensare che la stragrande maggioranza delle decisioni prese, più che da grandi filosofie o complotti per conquistare il mondo,nascono da improvvisazione, pigrizia, necessità di gestire l’urgenza, istinto di sopravvivenza e cose simili. Non un piano, ma un tirare a campare

  70. MOI says:

    http://www.youtube.com/watch?v=XAvrrcHbp4o

    … secondo me ai massoni in realtà piace (!) essere immaginati così.

  71. L’Italia è piena di piccoli finti partiti personali, e non so nulla di questo in particolare…. ma riporto questo articolo per il ragionamento in sé, che è interessante.

    Alcuni discorsi sui politici ladri sono un po’ banali, ma condivido il dubbio su tutto il circo dei “buoni sentimenti” mediatizzati.

    http://www.lecodelsud.it/scusate-terremoto-non-do-neanche-un-euro

    “Scusate, ma io per il terremoto non do neanche un euro”
    239
    By La Redazione | 29 agosto 2016 Politica

    Non è facile andare controcorrente, specie quando questa è mossa da umanità, da quel senso di benessere che scaturisce dalla solidarietà, che oltre a giovare a chi la riceve appaga chi la fa. Diciamolo, quanti sono gli italiani che con una telefonata al 45500, donando un euro, si sono convinti di essere generosi, solidali con i terremotati di Amatrice e dintorni, e l’hanno chiusa lì con la partecipazione al dolore e lo strazio?

    La solidarietà ha consentito di raccogliere già 6 milioni di euro per terremotati del centro Italia. Nemmeno un centesimo di questi 6 milioni è uscito dalle tasche di Lino Ricchiuti, presidente del movimento politico “Popolo Partite Iva”. E’ cattivo? E perfido? Gode delle disgrazie altrui? Niente di tutto questo, Ricchiuti ha ampiamente spiegato perché lui per il terremoto non darà neanche un centesimo. E a chi riesce ad andare oltre la mano battuta sul petto e l’sms solidale ad effetto catartico, la spiegazione piace, convince. Ecco cosa dichiara Ricchiuti:

    “Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms. Non partiranno bonifici da banche che non hanno avuto neanche il pudore di azzerarsi le commissioni. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

    Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no-stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.

    Non do un euro perché è la beneficenza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficenza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro. Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo.

    Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti e grandi evasori che attraversano l’economia del nostro Paese o ai politici di lungo corso che non hanno mai lavorato in vita loro e hanno yacht arenati in porti turistici o mega ville. E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella. Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori.

    Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho ascoltato la “classe dirigente” dire che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme – da generazioni – gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è. Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mio padre, che ha lavorato per 40 anni in campagna, prende di pensione in un anno meno di quanto un qualsiasi parlamentare guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa?

    A proposito. Quando ci fu il Belice i miei nonostante avevano una vita dura, diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate. Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente e poi l’Aquila con quella casa dello studente. Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?

    Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto sarà il paravento per giustificare tutto anche le migliaia di suicidi di Stato per ragioni economiche e vessatorie sui quali volutamente hanno fatto cadere il silenzio. Vergognatevi. Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

    Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know-how del Sol Levante fosse solo un’esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

    E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia. Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso. Come la natura quando muove la terra, d’altronde”.

    • Z. says:

      Dare due lire costa: poco, ma costa.

      Lo sdegno a comando invece è gratis, e aiura a ottenere visibilità. Che al giorno d’oggi è la metà dell’ opera.

      A Bologna vent’anni fa si diceva che non c’è niente di più falso di una persona indignata. Eravamo ingenui. C’è qualcosa di più falso: una persona indignata che conta i click.

      • PinoMamet says:

        “A Bologna vent’anni fa si diceva che non c’è niente di più falso di una persona indignata. ”

        Sempre detto che Bologna è avanti!!

        • Z. says:

          Sì, ma il manifesto attribuiva la frase a Nietzsche. Chissà se poi Nice l’aveva scritto veramente 😀

    • Francesco says:

      Mamma che coglione.

      Vuoi tenerti i tuoi due euro? prego fai pure ma almeno taci. Io non ti ho chiesto spiegazioni.

    • izzaldin says:

      questo Ricchiuti anti elemosina non può che portare alla mente questa scena

      https://www.youtube.com/watch?v=K3_76tMXFZg

      🙂

      • PinoMamet says:

        Provate a farlo negli USA e ne vedrete delle belle
        (ci ho provato, o meglio, mi ci ha costretto a provare un amico residente con la scusa che ero straniero e non sapevo come funzionava…)

  72. Grog says:

    Siamo stufi di aspettare che il VESUVIO SI METTA AD ERUTTARE
    per i campani sarà un godere PIZZA ALLA LAVA A PIACERE
    i siculi poveretti con un VULCANO DI SERIE B SONO COSTRETTI
    Grog! Grog! Grog!

    • MOI says:

      Se il Vesuvio eruttasse, nessuno saprebbe cosa fare …
      [cit.]

      ————————-

      Quello sarebbe davvero un tragico “Coniugare Tradizione e Modernità” :

      https://www.youtube.com/watch?v=2kLrkxuV2rA

      PS
      (cedendo al sessismo, ma spero non troppo …)

      SE c’è qualche “lurkress” 😉 appassionata di film romantici … be’ “care amiche” 😉 se vi manca fra i Preferiti il bacio della giovane Patrizia Romana Cassia (che oggi sarebbe figlia di un Massone Professionista da Leopolda del Fare Cooperativa …) e del giovane Gladiatore Celtico Milo (che oggi con il Brexit sarebbe di nuovo un “Shbabbaro” …) , semplicenente non l’avete mai visto :

      https://www.youtube.com/watch?v=9oPoRlBlfpA

  73. mirkhond says:

    E con 2.000.000 di persone che vivono ai piedi di uno dei vulcani più pericolosi del mondo.
    Anni fa, lessi che una prossima eruzione del Vesuvio provocherebbe anche una gigantesca esplosione che distruggerebbe lo stesso vulcano……

  74. MOI says:

    L’Etna invece è meno “silente” e della stessa “taglia” se non più … ma potenzialmente NON meno pericoloso,mi risulta.

  75. mirkhond says:

    Diciamo che l’Etna (3368 metri), molto più imponente del Vesuvio (1277 metri), è però un vulcano più “costante” e sempre in ebollizione, e dunque più facilmente “monitorabile”, rispetto al Vesuvio con i suoi lunghi “silenzi” che possono durare anche secoli.
    Per cui le sue eruzioni hanno carattere molto più distruttivo, di quelle pur altrettanto distruttive del’Etna.

    • Mauricius Tarvisii says:

      L’Etna, con le sue eruzioni effusive, facilmente fa molti danni, ma difficilmente fa vittime, visto che l’avanzata della lava è lenta e le aree interessate possono essere evacuate. Un’esplosione del Vesuvio o – peggio – della gigantesca caldera che è l’area del Golfo di Napoli (per fortuna le esplosioni di quel tipo di caldere sono rarissime!) non lascia scampo, invece.

      • Andrea Di Vita says:

        @ mauricius tarvisii

        Per la precisione, la caldera mi sembra data dai Campi Flegrei (nomen omen). Che quanto a dimensioni non sono molto più piccoli della Yellowstone del geyser Od Faithful e dell’orso Yoghi. Va detto che con tutto il bradisismo a Pozzuoli un’eruzione dei Campi Flegrei darebbe verosimilmente ampio preavviso di sè. Ma sarebbe anche la fine del Mediterraneo centrale come lo conosciamo, e i prodotti dell’eruzione ridurrebbero sensibilmente l’abitabilità dell’Europa -come minimo. Al confronto Tambora e Krakatoa sarebbero dei petardi. La cosa più simile nel passato è stata probabilmente l’eruzione del Toba. Lo sottolineo perchè sono convinto che siccome -millennio prima o millennio dopo- prima o poi un simile cataclisma accadrà, e anche se tutte le abitazioni fossero antisismiche non ci si potrebbe fare proprio nulla, l’unica misura preventiva seria sia emigrare nello spazio.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Peucezio says:

          Ragazzi, ma siete pure esperti di geologia e vulcanologia…?

        • Mauricius Tarvisii says:

          Sì, ma oltre all’esplosione dei Campi Flegrei sono possibili anche episodi minori, tra l’altro documentati in epoca storica (nell’ultimo millennio), come vulcani temporanei. Un esempio è la storia del Monte Nuovo di Pozzuoli, un vulcano comparso e scomparso in pochi giorni nel ‘500 che ha raso al suolo un paese. All’epoca la densità abitativa ha permesso una fuga rapida dall’abitato, tanto che a morire furono solo dei curiosi che salirono sul vulcano per dare un’occhiata, ma oggi cosa succederebbe?

  76. mirkhond says:

    Poi tutta l’area dalla Sicilia all’Italia Centrale, è fortemente soggetta a sismi e ad eruzioni vulcaniche tra Etna, Stromboli e Vesuvio…..

  77. MOI says:

    PRETE ANTI-KASTA :

    Amatrice, don Fabio bacchetta Renzi e Boldrini. “I loro fiori in chiesa non possono stare”

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/amatrice-don-fabio-bacchetta-renzi-e-boldrini-i-loro-fiori-1301068.html

    Il giovane don Fabio, parroco di Posta e Cittareale, ha voluto far levare le corone inviate dalle cariche di Stato durante i funerali ad Amatrice. La giustificazione: “Soldi buttati. Perché chi ha firmato quegli addobbi floreali non ha fatto un assegno di pari valore?”

    • Roberto says:

      Che grandissimo cagacazzi! Scommetto che senza corone di fiori sarebbe stato lì a protestare contro l’assenza delle cariche di stato…

      • “Scommetto che senza corone di fiori sarebbe stato lì a protestare contro l’assenza delle cariche di stato…”

        Non è detto. Non sai quante manovre facciamo per NON avere qualche autorità a tagliare nastri o portare corone 🙂

      • Z. says:

        Roberto,

        — Scommetto che senza corone di fiori sarebbe stato lì a protestare contro l’assenza delle cariche di stato… —

        Ormai tutto fa brodo per farsi notare. In effetti non è facile, in un epoca in cui si strilla sempre più forte.

    • PinoMamet says:

      Ci ho pensato su.

      Prima ho pensato: sarebbe una protesta giusta se gli avessero chiesto 5000 euro; per un euro è un’assurdità.

      D’altra parte, ho pensato, un euro preso da solo per i terremotati non ha valore partico, è solo un simbolo;
      e allora- a patto, sia chiaro, che non inviti tutti a fare come lui- se è un simbolo fa bene a dire che è un simbolo sbagliato, se la pensa così.
      Viva la libertà di parola!

  78. MOI says:

    In effetti, anche se magari non Rieti capoluogo, almeno quella sua provincia “incuneata” è “fuori posto” in Lazio, le sarebbe decisamente più appropriato l’ Abruzzo che n’è stato “moncato” …

    Così come l’attuale regione denominata Campania è stata di netto “menomata” di Ponza e Ventotene, Gaeta e il suo golfo, nonché Terracina.

  79. mirkhond says:

    In effetti, anche se magari non Rieti capoluogo, almeno quella sua provincia “incuneata” è “fuori posto” in Lazio, le sarebbe decisamente più appropriato l’ Abruzzo che n’è stato “moncato” …

    Infatti Accumoli, Amatrice, Antrodoco, Cittaducale, Cittareale, Borbona, Borgorose e l’intero Cicolano erano provincia dell’Aquila fino al 1927.
    Idem metà delle provincie di Frosinone e Latina, con la decapitazione di metà Terra di Lavoro, dal Garigliano in su.

  80. mirkhond says:

    E sarebbe ora che TORNASSERO alle rispettive regioni!

    • Z. says:

      Non credo che la cosa interessi a chi ci abita. Non dico in questo momento, com’è scontato che sia, ma proprio in generale…

      • Peucezio says:

        E chissenefrega.

        Semmai il problema è di merito: l’Abruzzo è un po’ un’astrazione che comprende cose diverse e non ne abbraccia altre che le apparterrebbero.
        L’Aquila non ha nulla a che fare col resto dell’Abruzzo e i confini preunitari spezzavan anch’essi la Sabina in due parti, mentre sul piano linguistico anche il versante tirrenico (diciamo quella fascia di territorio fra la Ciociaria e la Campania in senso stretto, che ha le atone finali indistinte, ma diversi fenomeni di tipo abruzzese) andrebbe ascritto all’Abruzzo occidentale (quello a ovest di Maiella e Gran Sasso).

        • Mauricius Tarvisii says:

          A ‘sto punto possiamo anche annettere mezza provincia di Latina al Veneto. La verità è che quella zona sarà anche Camorraland, ma non è più propriamente Campania.

          • mirkhond says:

            Il paese a nord della Linea Fondi-Sora, NON è Campania/Terra di Lavoro.

            • Peucezio says:

              Il problema è che anche quelli a sud, che pure una volta erano Terra di Lavoro, non sno linguisticamente campani, ma abruzzesi.
              Questo non lo sa nessun linguista, perché i linguisti, per quanto assurdo possa sembrare, non guardano le isoglosse.
              Eppure è del tutto evidente.

            • mirkhond says:

              A Gaeta però parlano Napoletano.

            • PinoMamet says:

              “Questo non lo sa nessun linguista, perché i linguisti, per quanto assurdo possa sembrare, non guardano le isoglosse.”

              Questo è interessante!

              ti va di spiegare?

            • Peucezio says:

              Mirkhond,
              a Gaeta mi pare di ricordare di aver letto che ci sono due dialetti diversi, ma dovrei approfondire.

              Pino,
              allora, il discorso va un p’ sfumato, perché è un’area dai confini molto incerti.
              Il punto è che ci sono alcune isoglosse che dividono la campania “napoletana” dall’area abruzzese-molisana.
              Per esempio l’esito del nesso -SJ-, [s] in campano e [ʃ] in abruzzese ([ˈvasə] vs [ˈvaʃə] “bacio”), oppure l’esito di -BJ-, -VJ-: [ddʒ] in campano e [j] in abruzzese ([ˈraddʒə] vs [ˈrajə] “rabbia”).
              Inoltre ci sono elementi morfologici: in abruzzese c’è un livellamento analogico della vocale dei possessivi di II e III pers. su quelli della prima, per cui si ha uno schema tipo “mio”, “tio”, “sio”, cosa che in Campania non avviene; inoltre vi sono gli avverbi di luogo con la triade ECCUM, IPSUM, ILLUM (es. lancianese [aˈɣɛkkə], [aˈɣɛssə], [aˈɣɛllə], “qui, costì, lì”, con prostesi), mentre in campano vengono da ECCUM HAC, *ILLOCO (incrocio di LOCUM con ILLOC), ILLAC (nap. [ˈkka], [ˈllɔkə], [ˈlla]).
              Bene, in tutti questi casi i dialetti di quella fascia del Lazio (in parte ex Campania, prima ancora Terra di Lavoro) rispondono con le forme abruzzesi e non quelle campane.
              Più a nord invece passa la linea della mancata centralizzazione delle postoniche, per cui si hanno le finali in -u, -o, -i, ecc., quindi non siamo più in area altomeridionale, ma siamo ormai in area “sabina”, in senso molto lato, cioè ciociaro-sabino-picena, che arriva fino alla linea Roma-Ancona (escluse entrambe). Alcuni linguisti la chiamano “mediana”, che non vuol dir nulla.

        • mirkhond says:

          L’Aquila, col Cicolano, Amatrice, Accumoli, Antrodoco, Cittaducale e Citareale sono terre del Regno di Sicilia e Puglia, poi Napoli, dal 1150.

          • Peucezio says:

            E adesso sono terre della Repubblica Italiana.
            E prima ancora erano terre del Ducato di Spoleto.
            E prima ancora dell’Impero Bizantino.
            E così via.

            A me non interessano i confini politici, che sono irrilevanti.
            Mi interessano i popoli e le lingue.

            • mirkhond says:

              A me interessano i confini politici della Napolitania, perché 800 anni di storia COMUNE, non possono essere buttati nel cesso della storia…..

            • Peucezio says:

              800 anni però non sono poi così tanti.
              In ogni caso non hanno influenzato a fondo quei popoli.
              Quello che conta è il risultato, non il discorso a priori, per quanto ragionevole possa apparire. Se io faccio un esperimento attendendomi un certo risultato e poi il risultato è un altro, devo prenderne atto.

              Un popolo io lo intendo come portatore di tratti caratterizzanti e a loro modo omogenei nel tratto, nel gesto, nella prosodia, nella lingua in genere, insomma, in tutto quello che forma un’espressività, un carattere, un’impronta culturale, linguistica e morale.
              E giuro che non riesco a immaginare in cosa la Sabina pontificia possa differire in ciò da quella “napoletana” o in che senso il Tronto possa essere un confine di qualche genere.

              Evidentemente in queste cose hanno influito
              1) i Longobardi, creando confini nuovi e divindendo l’omogenea Italia bizantina precedete (e prima ancora gotica e romana),
              2) e i popoli preromani. So che da questo punto di vista non ci senti, però a un certo punto bisogna pur arrendersi di fronte a certi riscontri.
              Il mondo non è stato creato da Dio nel 1000 o pochi decenni dopo, quando Roberto il Guiscardo ha conquistato il meridione. Esisteva anche prima: lo dice la Genesi e lo confermano la geologia e la paleantropologia!
              E pensare che i retaggi di millenni e di secoli siano stati spazzati via e l’Italia del 1000 o del 1100 fosse una tabula rasa dove sono stati creati popoli, nazioni e confini scritti e scolpiti nella pietra e nei geni una volta per sempre, in saecula saeculorum non va!

              Non ti ho mai parlato dello studio di Francesco Avolio sul confine sabino-vestino all’Aquila?

          • Roberto says:

            Che poi parlate di banalissimi confini amministrativi, ancora più irrilevanti!

            • Peucezio says:

              Beh, no, Mirkhond insiste soprattutto sui confini politici.
              Il punto è che non sono così importanti.
              Proprio ora sono stato nel Canton Ticino, dove sono più milanesi che a Milano!

            • Andrea Di Vita says:

              @ peucezio

              “più milanesi che a Milano”

              Non esageriamo.

              A Milano nessuno al ristorante si sogna di chiedere un cappuccino insieme con la pasta alla carbonara.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

            • Peucezio says:

              Intendevo dal punto di vista linguistico.

  81. MOI says:

    “Napolitana” … più che “Campana”. Il dialetto è transizionale,molto più di altri pochissimo più a Sud decisamente più “tipo Napoletano”.

    In pratica tipo Senigallia “nell’ altro senso” …

    D’altronde, lo Stato Pontificio era il più “multietnico” di quelli “da espressione geografica” [cit.] , per gli standard allora possibili.

    • mirkhond says:

      Infatti tra Romagnoli e Ciociari vi erano davvero delle differenze abissali.

      • Moi says:

        Ma la Fede si prefiggeva da sempre di essere Universale !

        • Mauricius Tarvisii says:

          Ok, ma questo ha poco a che vedere con l’omogeneità demografica.
          Che poi secondo me è una cazzata. Un esempio delle mie parti: cadorini e ladini altoatesini, che nelle grandi manovre dovrebbero finire insieme, in realtà in comune hanno solo qualche affinità dialettale. Per il resto i due versanti del Falzarego sembrano in due pianeti diversi.

          • PinoMamet says:

            Questo in effetti credo sia il grande difetto delle divisioni decise “dall’alto”, sulla carta geografica, magari in base ai criteri ottimi… sulla carta, appunto.

            La realtà non sempre corrisponde con le isoglosse o con i confini storici…

  82. mirkhond says:

    Così come le provincie di Avellino, Benevento e Salerno MAI furono Campania fino al maledetto 1860-1861, costituendo invece i due Principati Ulteriore (con capoluogo Avellino dal 1806) e Citeriore (con capoluogo Salerno).
    Mentre Benevento era un’anacronistica enclave pontificia (salvo diverse interruzioni per i rivolgimenti politici del Regno di Napoli nei vari secoli), dal 1077 al 1860.

    • Moi says:

      Benevento una delle due “nostre” Enclavi … l’altra Pontecorvo, da non confondersi con l’ Enclave del Diavolo [cit.] 😉 Pontelungo … anche se l’Ultimo Papa Re era già stato deposto.

      https://it.wikipedia.org/wiki/Il_diavolo_al_Pontelungo

      « È venuto davvero – disse appoggiandosi alla spalletta bollente – il diavolo al Pontelungo! E questa volta di qui Satana spiccherà il volo per la liberazione di tutto il mondo »

      [cit.]

  83. mirkhond says:

    Quanto a Rieti, essa non è mai stata Lazio, fino al 1922, e la sua parte sabina NON napoletana era legata al Ducato di Spoleto/Umbria, pur all’interno dello stesso Stato Pontificio.

  84. Grog says:

    Colpa di quelle troie delle Sabine che vista la misura dei cazzi romani si sono fatte rapire e hanno dato vita alla TRASCURABILE STORIA DI UNA TRASCURABILE CITTA’ DEL CAZZO CHE ROMPE I COGLIONI CON LA SUA CONTINUA PRESENZA SUI MEZZI DI INFORMAZIONE.
    Grog! Grog! Grog!

    • “TRASCURABILE STORIA DI UNA TRASCURABILE CITTA’”

      Sicuramente si sta avverando la mia profezia (lo so che non ci voleva molto), per cui Roma si sarebbe magnata viva la Raggi e magari pure Grillo.

      E’ successo a chiunque abbia cercato di governare su/a Roma, a partire almeno da Giulio Cesare.

      • PinoMamet says:

        In effetti però la storia di Roma come intesa da molti romani (“a mejo città che domina er monno”, all’incirco) pare interessare solo a loro, sostanzialmente è poco più che un fatto calcistico.
        Un’antica polis ellenistica che è diventata molto potente: vabbè.

        Tutto sommato, più influente l’Ellade che fa schifo a Mirkhond.

        Invece la storia della Roma universale, cioè sostanzialmente il fatto linguistico e cattolico, è davvero influente a livello mondiale.
        Poi è vero che per molti “latin” vuol dire un tizio abbronzato con la camicia aperta fino all’ombelico che balla la salsa, e non un contadino laziale che aggiusta il trattore fumando un mezzotoscano: ma lì è anche ignoranza…

        • Andrea Di Vita says:

          @ pino mamet

          “Un’antica polis ellenistica che è diventata molto potente”

          …e che magari ha dato qualche contributo non del tutto trascurabile alla giurisprudenza in qualche paese del mondo… 🙂

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Z. says:

            La mia insegnante di lettere diceva: “il greco è la lingua dei filosofi e dei poeti, il latino è la lingua dei militari e dei legulei”. Con una punta di disprezzo sul finale, ovviamente 🙂

            Ora, io ero troppo stupido per fare il filosofo, troppo arido per fare il poeta, troppo debole per fare il soldato. Così non avevo scelta. Quintum non datur!

          • PinoMamet says:

            “…e che magari ha dato qualche contributo non del tutto trascurabile alla giurisprudenza in qualche paese del mondo…”

            verissimo, ma questo rientra nella Roma universale: Roma non è stata certo la prima civiltà a dotarsi di leggi, e neppure quella dotata di leggi più funzionali o più “umane”, in origine (quanto ci è voluto per permettere il matrimonio tra patrizi e plebei? per permettere a questi ultimi di accedere a tutte le cariche? per non parlare dei rapporti con i non-Romani, compresi popoli alleati da sempre e abitanti nelle immediate vicinanze dell’Urbe…)

            le leggi che tutti invidiano e che tutti hanno preso come modello sono quelle sistemizzate da Giustiniano, dopo lunghi secoli di elaborazione…

        • Z. says:

          Perché “latino” in quel contesto è abbrev. di “latino americano” 🙂

          Ah, Argan Veltroni e Carraro son sopravvissuti benino. Anche Rutelli. Qui poi nessuno ha davvero iniziato ad amministrare Roma, a dirla tutta: per ora stanno provando a riciclare alemanni al grido di “onesthà”. Vedremo.

          Comunque anch’io ho votato Virgy alle comunali!

          • Moi says:

            … vero, però gli accade che dopo un po’ che le robe si danno per scontate, per sottintese … poi vanno perdute.

            Per questo dire “Latino” è oggi peggio che dire “decade” … e magari fra qualche tempo il “secolo” lo chiameranno “la centuria”; del tipo, qualche Digèi Forèveriàngh che lanci la moda come digià la “i lunga” che adesso è l’ eccezione mentre “gèi” la norma per indicare la “J ; j”.

            • Z. says:

              “Decade” ormai compare anche sui dizionari nel senso di “dieci anni”…

              Forse ci aspetta davvero la “centuria”.

        • Moi says:

          Già, lo stile “tamarro romantico” 😉 in Spagnolo mangiandosi unpo’ di esse …

          https://www.youtube.com/watch?v=iX6u2GGEyoo

          … étto nò mé gùtta, étto nò mé gùttaaaààààhhhhààààaaa !!!

      • Grog says:

        UN RINOMATO CONSORZIO DI VANDALI E LANZICHENECCHI si proporrà per il governo di Roma.
        I Vandali si occuperanno dei beni artistici ed i Lanzichenecchi della riscossione imposte.
        Il principale obbiettivo della nuova amministrazione sarà di riportare il numero degli abitanti al più ragionevole dato preunitario di 200.000 unità incentivando l’abbandono dell’Urbe senza esagerare con i genocidi, non più di uno la settimana.
        I nuovi amministratori puntando tutto sulla trasparenza hanno ingaggiato un ASSESSORE AI GENOCIDI che dia garanzie di professionalità e conoscenza approfondita della materia, per cui è stata contatta la comunità ebraica locale che di genocidi se ne intende parecchio, avendoli subiti e anche aver appoggiato incondizionatamente quelli praticati dai loro correligionari israeliani a danno dei palestinesi, la proposta di un assessore TURCO non è passata per la ferma opposizione di un influente e ricchissimo signor KAZZIKIAN che nega di essere di origini Armene.
        Grog! Grog! Grog!

        • Mauricius Tarvisii says:

          Ma no: se facesse cagare almeno un quarto di Venezia e Mestre la gente se ne andrebbe da sola come fanno i veneziani 😀

        • Andrea Di Vita says:

          @ Grog

          🙂 🙂 🙂

          Come diceva il Gassmann a Sordi nella ‘Grande Guerra’ di Monicelli: ‘A sud di Parma, tutti Romani!’

          Ciao!

          Andrea Di Vita

      • Peucezio says:

        Miguel,
        “E’ successo a chiunque abbia cercato di governare su/a Roma, a partire almeno da Giulio Cesare.”

        Secondo me il problema non è romano, ma italiano.
        In Italia non si deve governare, governare è considerato un crimine e chi lo fa deve essere criticato e vilipeso fin dal primo giorno di mandato, per principio, per il fatto stesso che sta governando.
        Ovviamente non parliamo di chi è davvero determinante per il funzionamento del sistema (in questo caso delle città), cioè i vari anonimi funzionari assunti, che tanto non pagano mai, non rieschiano mai il posto, non vengono eletti da nessuno e non hanno bisogno di riconferma né di voti o preferenze.
        Ma di chi, avendo un potere vincolato in infiniti modi, ci mette comunque la faccia.
        Che si chiami Raggi, Marino, Alemanno, Renzi o Berlusconi.

        • “Secondo me il problema non è romano, ma italiano.”

          Condivido la tua analisi – tempo fa, qualcuno segnalò qui una meravigliosa satira sulla politica italiana, un video dove si vedevano semplicemente un tizio che cercava di riparare un’auto guasta, e un altro che lo prendeva in giro, dicendo come aveva sbagliato tutto; alla fine, esasperato, il primo sfida il secondo, “e provaci tu”, quello non ci riesce e trova tutte le scuse che aveva usato il primo per giustificarsi. Una metafora perfetta.

          Detto questo, però, Roma è un caso molto particolare, e lo dico perché sono in un certo senso romano, essendoci vissuto dagli undici ai venticinque anni circa.

          Infatti, nemmeno Napoli conosce il meccanismo della palude con risucchio ghignante, come a Roma.

          • Peucezio says:

            “lo dico perché sono in un certo senso romano, essendoci vissuto dagli undici ai venticinque anni circa.”

            E come mai non hai l’accento romano?

        • Francesco says:

          Caro Peucezio

          concordo in larga misura con la tua analisi e per questo andrò a votare Sì al referendum.

          la riforma proposta fa schifo ed è scritta con il culo ma va nella direzione di dare vero potere al pirla che ci mette la faccia. e vero potere implica vera responsabilità (chiedete al mascellone).

          molto più importante della riforma è la legge elettorale, che potrebbe venir massacrata dalla suprema corte (come già l’ottimo porcello) con scuse oscene e al fine di imporre la palude.

          la cosa triste sono le non poche persone per bene che difendono la palude chiamandola democrazia – un tragico esempio di errore di persona

          intanto Mastella&Salvini rule

      • Mauricius Tarvisii says:

        Ma non è Roma che si sta mangiando la Raggi: è il suo partito che lo sta facendo.

        • “Ma non è Roma che si sta mangiando la Raggi”

          Il protagonista fondamentale di Roma è il custode della villa del cardinale.

          Un personaggio simpatico, dotato anche di un discreto senso dell’umorismo, che sa tutto sull’affezione del cardinale per i chierichetti, e spera di rifilare al cardinale anche il figlio del proprio cugino.

          Il custode in fondo vuole bene al cardinale, con un affetto intimo e alla pari, fatto di sguardi ammiccanti tra peccatori.

          Il custode non viene pagato quasi nulla, eppure pane e vino non gli mancano mai; e non solo ha il diritto di rubarsi una buona parte della porchetta che i fedeli regalano a Sua Eminenza, ma si è costruito un vasto seguito di persone cui ha fatto capire che forse un giorno potranno godere degli avanzi del tavolo del cardinale.

          Certo, il custode non esiterebbe un attimo a mettere il veleno nel vino del cardinale dietro pagamento, ma non mancherebbe certo al funerale del porporato, a cui si recherebbe autenticamente dispiaciuto.

          Ecco, la democrazia consiste nell’adattarsi alle legittime richieste di questo tipo di elettorato.

        • Z. says:

          MT, che il problema non sia (solo) Roma lo penso anch’io, come dicevo, nel senso che fanno tutto da soli.

          Ma secondo me non è nemmeno colpa del M5S.

          O meglio, non dipende da questa o quella bugia detta da Di Maio, dalla stessa Raggi o da altri.

          Mettiamo che tu sei Virginia Raggi, giovane avvocato in affari e/o in attività con diverse persone vicine ad Alemanno e Previti.

          Un giorno ti capita un’occasione ghiotta: ti candidi per una lista che ha buone possibilità di giocarsi la corsa al municipio. Si trata di una lista dove si strilla che gli altri sono tutti ladri, il cui elettorato vorrebbe discontinuità rispetto al passato, e prendi qualcosa come due terzi dei voti validi al ballottaggio.

          Il che significa che raccatti voti da destra e da sinistra, anche grazie ad una campagna elettorale in cui fai molta attenzione a non sbilanciarti su niente: infatti il problema n. 1 di Roma su cui intervenire, come ricordi, era la creazione di un’onda verde nei semafori.

          L’ambiguità che ti ha nutrito è la stessa ambiguità che ti intossica, esattamente come i cibi grassi che mangio con gran gusto sono gli stessi che mi fanno sballare i trigliceridi. Sigh.

          Sarà ora che io inizi a fare attività fisica 🙂

          • Mauricius Tarvisii says:

            Secondo me in questa crisi ciascuno ci vuole vedere una conferma di ciò che aveva predetto in passato, quando secondo me è tutto più semplice: la Raggi ha preso sottogamba il compito non preparandosi adeguatamente prima della vittoria scontata (contrariamente a quanto ha fatto la sua collega a Torino che la giunta l’ha tirata subito fuori dal cassetto nonostante la sua vittoria fosse molto meno probabile), quindi non si era portata al ballottaggio una lista di nomi blindata, è stata circondata da direttorii, staff, ecc., ciascun membro dei quali voleva contare quanto il sindaco eletto ed il risultato inevitabile del “comandano tutti” è che non comanda nessuno, che il partito a Roma è preda delle fazioni.
            Guerra di fazioni che non riguarda la capacità di governo (nessun atto di governo della Raggi è stato criticato, come nemmeno la carenza di atti di governo), non riguarda le competenze degli assessori (non si è mai discusso di capacità), ma il problema è di nomenclatura.
            La stessa storia dell’indagine è un pretesto, visto che riguardava la Muraro e non De Dominicis o Marra.
            La palude romana, il piddì, la malagestione, i Poteri Forti, Previti, la Chiesa, Alemanno e chi più ne ha più ne metta non hanno avuto proprio alcun ruolo in tutto questo.

            • habsburgicus says:

              P.S
              leggo adesso su fb (non so se sia vero) uno che dice più o meno le stesse cose tue, ma sottolinea che quella di TO viene da Rif Com e ha stretti legami con i centri sociali..così tutto si spiega
              nella Torino rossa gli eredi del PCI paradossalmente hanno vinto con lei e non con Fassino ! 😀
              e dunque trova tutto un humus favorevole..che a lei gioverà
              che giovi ai torinesi sono più scettico 😀

              la Raggi invece dal poco che so (di fatto nulla) ha questi svantaggi
              1.lei é sostanzialmente a-ideologizzata forse addirittura con vaghe e lontane simpatie per la dx romana o almeno il centro-dx [e ciò la esclude dall’appoggio sincero dei sx che controllano i posti chiave dei 5 Stelle e a Roma hanno mille posti di potere]
              2.il modo in cui é stata eletta contro il PD (erede del PCI) fa sì che ha dovuto imbarcare esponenti più o meno “mascherati” della dx romana [donde, di nuovo, contasti con il sinistrismo dei 5 stelle]
              3.oggettivamente come dice Miguel la situazione di Roma é spaventosa..con ogni sindaco…dunque i problemi aumentano ipso facto
              però la Raggi é una bella donna 😀

            • Andrea Di Vita says:

              @ tutti

              Allego una citazione da Benedetto Croce, “Etica e politica”, ripubblicato nel 1994 da Adelphi.

              “Un’altra manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica è la petulante richiesta che si fa della onestà nella vita politica. L’ideale che canta nell’anima di tutti gli imbecilli e prende forma nelle non cantate prose delle loro invettive e declamazioni e utopie, è quello di una sorta di areopago, composto di onest’uomini, ai quali dovrebbero affidarsi gli affari del proprio paese. Entrerebbero in quel consesso chimici, fisici, poeti, matematici, medici, padri di famiglia, e via dicendo, che avrebbero tutti per fondamentali requisiti la bontà delle intenzioni e il personale disinteresse, e, insieme con ciò, la conoscenza e l’abilità in qualche ramo dell’attività umana, che non sia peraltro la politica propriamente detta: questa invece dovrebbe, nel suo senso buono, essere la risultante di un incrocio tra l’onestà e la competenza, come si dice, tecnica. Quale sorta di politica farebbe codesta accolta di onesti uomini tecnici, per fortuna non ci è dato sperimentare, perché non mai la storia ha attuato quell’ideale e nessuna voglia mostra di attuarlo. Tutt’al più, qualche volta, episodicamente, ha per breve tempo fatto salire al potere un quissimile di quelle elette compagnie, o ha messo a capo degli Stati uomini e da tutti amati e venerati per la loro probità e candidezza e ingegno scientifico e dottrina; ma subito poi li ha rovesciati, aggiungendo alle loro alte qualifiche quella, non so se del pari alta, d’inettitudine. E’ strano che laddove nessuno, quando si tratti di curare i propri malanni o sottoporsi a una operazione chirurgica, chiede un onest’uomo, e neppure un onest’uomo filosofo o scienziato, ma tutti chiedono e cercano e si procurano medici e chirurgi, onesti o disonesti che siano, purché abili in medicina e chirurgia, forniti di occhio clinico e di abilità operatorie, nelle cose della politica si chiedano, invece, non uomini politici, ma onest’uomini, forniti tutt’al più di attitudini d’altra natura”.

              http://www.ilfoglio.it/lettere/lettera_del_giorno.htm

              Ciao!

              Andrea Di Vita

            • Z. says:

              MT,

              — Secondo me in questa crisi ciascuno ci vuole vedere una conferma di ciò che aveva predetto in passato, —

              Questo è abbastanza vero per tutte le crisi e per tutti noi: per il nostro amico Habs – che come Franco imputa ogni rovescio storico a comunisti, ebrei e massoni – la vittoria di Appendino è conseguenza del comunismo (Habs si scherza!) 😀

              Tu dici che Raggi avrebbe dovuto preparare la giunta prima. Vero, ma forse si è rimandato tutto per non mettere a rischio il successo elettorale, per tenere insieme tutti finché la bolla non è scoppiata.

              Anzi, a ben vedere, il fatto che le sue possibilità di vittoria fossero stimate di gran lunga superiori di quelle di Appendino forse ha aggravato il problema anziché semplificarlo. Una sconfitta del M5S a Torino sarebbe stata considerata naturale; una sconfitta del M5S a Roma sarebbe stata una grande delusione.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Preparare la giunta prima non vuol dire necessariamente rivelarla prima (anche se secondo me non avrebbe potuto fare alcun danno: alcuni nomi in effetti erano stati fatti e non mi pare che Berdini abbia fatto perdere voti al centro o a destra. E quello di Berdini è un nome molto radicale): vuol dire tirare fuori dal cassetto la lista dei nomi il giorno dopo la vittoria, mettere il partito davanti al fatto compiuto costringendo i vari staff e direttorii a prendere o lasciare senza dare loro il tempo di divorarti nella lotta tra correnti. E invece la Raggi si è fatta circondare di persone che rispondono ad altri ed il risultato di quest’ultima crisi è stata la perdita di un ulteriore suo fedelissimo, che immagino sarà sostituito da una figura più vicina a non si sa bene che corrente del MS. Ma, cosa ancora più grave, ora sarà quanto mai difficile trovare un tecnico esterno disposto a farsi fucilare in mezzo al fuoco incrociato delle lotte di partito, come è successo all’ultimo quasi-assessore al bilancio.

            • Z. says:

              Uhm, non so.

              Mettere di fronte il M5S al fatto compiuto… quanto può durare Raggi senza i buoni uffici e la propaganda del vertice del M5S?

              Secondo me circa due minuti. La pensano allo stesso modo sia lei sia Grillo, che ha organizzato il megaevento di propaganda per spiegare che c’è stato qualche errore ma il PD ha fatto gli F35 e le foibe.

              Senza quell’evento probabilmente ci sarebbe stata una mezza guerra civile nel M5S romano.

              Prometti tutto a tutti; non riesci a trovare un nemico (neppure i sindaci precedenti: Marino, perché destituito dallo stesso PD; Alemanno, perché facevi parte del giro); sei circondata da un sacco di gente che si aspetta qualcosa in cambio… ci sta che succeda qualche guaio, insomma.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Per ora l’unica vera fonte di problemi per la Raggi è stato proprio il M5S. Dubito che 24h dopo il voto qualche direttorio avrebbe sfidato apertamente un sindaco plebiscitario e anche se lo avesse fatto non è detto che i consiglieri neoeletti avrebbero seguito le indicazioni del partito contro la propria giunta. Alla peggio la Raggi sarebbe diventata un Pizzarotti bis, con molti più problemi, ma anche molta più rilevanza.
              Invece stando ferma a seguire il partito si è fatta fagocitare dalla guerra intestina e involontariamente l’ha alimentata, perché le fazioni si muovono dove trovano un vuoto di autorità.

            • Z. says:

              MT,

              — Dubito che 24h dopo il voto qualche direttorio avrebbe sfidato apertamente un sindaco plebiscitario —

              Questo no, ma se è stata un’elezione così plesbiscitaria è dipeso dall’impegno di tutto il part… ehm, il movimento, non solo della candidata sindaca.

              Inoltre i problemi ad amministrare Roma, quelli veri, prima o poi verranno fuori. E secondo me, mettere di fronte i vertici al fatto compiuto e creare immediatamente una frattura sarebbe stata una garanzia del fatto che, alla prima occasione di crisi, non solo ti avrebbero scaricato ma ti avrebbero pure buttato sopra il carico da 11.

              Così invece l’eventuale fallimento di Raggi sarà, nel caso, un fallimento di tutto il M5S, che tutto il M5S ha interesse a prevenire.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Ragionevolmente così sarebbe dovuta andare. Ma ora è accaduto che il primo e unico avversario della Raggi sia stato proprio il partito su cui lei faceva affidamento. Un regolamento dei conti allora, con il trionfo elettorale in una mano ed una giunta di fedelissimi nell’altra, sarebbe stato per lei più semplice del regolamento di conti che è iniziato adesso, con una giunta piena di uomini altrui, quelli di sua scelta che vengono fatti dimettere e una posizione precaria che costringe il sindaco (ormai nemmeno più tanto neo-) a barcamenarsi nella tempesta delle fazioni senza poter contare su nessuno.

              Parlo col senno di poi: nessuno aveva previsto ciò che sta succedendo, quindi è verosimile credere che non lo potesse prevedere neppure la Raggi, fatto sta che secondo me quel suo errore ha avuto come conseguenza imprevedibile uno tsunami.

            • Z. says:

              Sull’imprevedibile ho qualche dubbio. Sono cose che, date certe premesse, possono capitare con una certa facilità.

              Se ti ricordi, tempo addietro, ti dissi che immaginavo che tutto sarebbe finito in un megarissone in caso di vittoria di Grillo alle politiche.

              Non c’è (ancora) stata la vittoria alle politiche, e a dirla tutta nemmeno a Roma c’è (ancora) stato un megarissone, e forse non ci sarà. Però ci siamo vicini.

  85. Altra profezia facile facile che si avvera, cioè l’insostenibilità e la fragilità del sistema planetario di commercio:

    http://www.repubblica.it/economia/2016/09/07/news/crac-_hanjin_la_flotta_fantasma_coreana_manda_in_tilt_il_commercio_mondiale-147344050/

    Crac Hanjin, la flotta fantasma coreana manda in tilt il commercio mondiale

    La compagnia di Seoul dichiara bancarotta e le sue 85 navi (senza soldi) sono bloccate fuori dai porti con a bordo migliaia di container. Nike, Hugo Boss e Samsung, come molti big mondiali, temono contraccolpi sulle forniture. Bloccati 14 miliardi di merci la cui logistica va rivista da zero

    • Andrea Di Vita says:

      @ martinez

      Ne ha parlato la stampa Genovese, perchè si annunciano licenziamenti inaspettati in porto.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Grog says:

        Colpa dei GENOVESI che per quattro palanche farebbero fallire la nonna e impegnerebbero la sua dentiera.
        Grog! Grog! Grog!

        • Andrea Di Vita says:

          @ Grog

          Voi a Venezia non correte di questi pericoli.

          Le porta-container non entrano a San Marco, non c’è spazio, ci stanno già le mega-navi da crociera.

          🙂

          Ciao!

          Andrea Di Vita

    • Francesco says:

      Ehm, Miguel, capisco che la tua interpretazione è coerente con la tua Weltanshaung ma così rischi di fare la fine del giornale del PMLI, che annuncia la Fine del Capitalismo più spesso di quanto i TdG annuncino la Fine del Mondo!

      😀

      • “ma così rischi di fare la fine del giornale del PMLI”

        🙂

        Però non prevedo “la fine del capitalismo”, solo la “insostenibilità” della crescita infinita sia di quanto mangiamo, sia di quanta cacca facciamo 🙂

        Poi ogni volta si riesce ad affrontare queste cose aumentando lo squilibrio complessivo, come il tizio che guadagna 1000 euro al mese ma deve pagare le rate della Ferrari senza rinunciare a cenare fuori ogni sera.

        E’ una situazione insostenibile, eppure tanti ci riescono con giri incredibili.

        • Andrea Di Vita says:

          @ Martinez

          ‘Poi ogni volta si riesce ad affrontare queste cose aumentando lo squilibrio complessivo, come il tizio che guadagna 1000 euro al mese ma deve pagare le rate della Ferrari senza rinunciare a cenare fuori ogni sera. E’ una situazione insostenibile, eppure tanti ci riescono con giri incredibili.’

          Perché mai ‘insostenibile’? Si sa bene come far sostenere il tutto. Basta ridurre l’impatto dei consumi mantenendo le diseguaglianze, come in Siria.

          “La guerra è, essenzialmente, un modo di fare a pezzi, di dissolvere nella stratosfera, ovvero di sprofondare negli abissi del mare, quei materiali che altrimenti si sarebbero potuti usare per render più comoda la vita delle masse, e quindi, a lungo andare, renderle
          anche più intelligenti. Quando le armi per la guerra non vengono propriamente distrutte le une dalle altre, la produzione delle stesse costituisce anch’essa un modo assai conveniente di spendere l’energia senza produrre nulla che possa essere consumato. […] E nello stesso tempo la consapevolezza d’essere in stato di guerra, e quindi del continuo pericolo che da essa deriva, fa parere del tutto naturale quel rimettere
          il potere in mano a una casta minore, e come una inevitabile condizione per sopravvivere.
          La guerra, come si vede, non solo viene incontro al bisogno di distruzione necessaria, ma si raffigura anche in una forma psicologicamente
          accettabile. Come principio, sarebbe altrettanto semplice, per tenere occupate e quindi disperdere le eccedenze di mano d’opera del mondo, costruire templi e piramidi, far buche nel terreno e poi riempirle di nuovo, o anche semplicemente produrre vaste
          quantità di beni, e poi distruggerle appiccando incendi. Ma tutto questo servirebbe soltanto ai bisogni economici e non a quelli psicologici d’una società gerarchica.”

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco says:

            chi è questo furbone che pensa di aver scoperto il Segreto del Potere?

            mi commuove l’ingenuità con cui parla di “far crescere l’intelligenza” di masse di umani

            sarà mica un rettiliano ribelle?

            • Andrea Di Vita says:

              @ francesco

              Orwell, 1984.

              Furbone, eh?

              Ciao!

              Andrea Di Vita

            • Francesco says:

              Beh, a parte che la immortale fesseria rimane tale anche se detta dall’ottimo Orwell (un socialista, ti ricordo), in che parte la dice?

              Peggio, però, la sua incapacità di capire la religione.

              Ah, parlando di buche, Mastella insegna che GO si sbagliava pure su quello.

          • Andrea Di Vita says:

            @ francesco

            “in che parte”

            Nella ‘Teoria e pratica del collettivismo oligarchico”, che è saggio incompleto letto dal protagonista circa a metà del libro.

            Tralasciando il resto dei tuoi giudizi, che c’entra l’ineffabile Mastella?

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Z. says:

              Più che incompleto è il protagonista che non lo legge per intero…

              Sei un compagno che sbaglia, ADV 🙂

            • Francesco says:

              che sulla soddisfazione materiale e psicologica per essere assunti dal parastato come bucaioli e riempibuche (rigorosamente fittizi) il buon Clemente ci campa da 40 anni o giù di lì!

              ciao

              PS allora ci avevo preso, era il libriccino di spiegazioni su come va davvero il mondo

  86. Francesco says:

    Ah, a seguito della mia conversione al comunismo, ho scoperto con sommo dispiacere che di offerte politiche seriamente comuniste non ce ne sono in giro molte.

    Dei fighetti liberal, dei borghesi LGBT, dei maneggioni con baffoni posticci ma devo andare fino in Iran e Arabia e Turchia per trovare qualcuno potabile.

    Che Putin non capisce un tubo di economia e la Merkel è troppo morbida.

    Qualcosa, forse, in Finlandia … la Cina è OK ma troppo lontana.

    Mi sento solo come uno spettatore alle partite del Milan!

  87. Moi says:

    @ ROBERTO

    Cos’è sta Storia del Muro di Calais ?!

    Come potrebbe mai innalzarlo l’ UK “Brexato”(che comunque SE vuole innalzarlo deve (!) però “brexarsi” a busso sul serio, no ?) essendo Francia ?

    Capirei se transennassero il Tunnel o se facessero un muro in mezzo alla Manica coi materassini gonfiabili 😉 sotto 😀 … ma che roba l’è, ‘sto Muro di “Calè” 🙂 …

    • Z. says:

      Do la mia interpretazione, chiedendo a Robélux se secondo lui ci ho preso.

      Il Regno Unito non è ancora brexato, e resta ad oggi un Paese membro.

      Ora, visto che i governi di Francia e Germania hanno una fifa boia di perdere le elezioni, forse brexerà tra anni e anni e forse non brexerà proprio. I due Paesi più importanti della UE, terrorizzati dalle opposizioni di destra, continueranno a coprirsi il viso con le mani, proprio come i ragazzini indifesi – che non si rendono conto che è esattamente ciò che i bulli aspettano per ridere di loro, picchiare più forte e farsi una reputazione con le ragazzine che assistono divertite alla scena.

      Così, anziché aspettare che siano gli inglesi a transennare il tunnel, o meglio ancora inviare nel Regno Unito barconi di migranti, i francesi praticano una politica di appeasement a guisa del buon Chamberlain un’ottantina di anni fa.

    • Roberto says:

      Da quel che ho capito il muro è francese ma pagato dal contribuente inglese

      Quanto a brexarsi a busso, mah non li vedo molto motivati….

    • Andrea Di Vita says:

      @ Moi

      C’è un accordo bilaterale di qualche tempo fa fra Francia e Inghilterra, indipendente da UE, Schengen e Brexit. Dal punto di vista giuridico, sembra sia sulla base di quello che si potrà costruire il muro.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Peucezio says:

      La cosa che colpisce in foto come questa (e in mille altre di quell’epoca) è come non ci sia nulla di disarmonico col resto.
      Se si guarda una foto contemporanea, l’impressione è che ci siano elementi di civiltà diverse, come quando un turista con cappellino e macchina fotografica va a vedere l rovine di un tempio greco.

  88. Grog says:

    A Calais gli asilanti fanno il bidet Ye Ye!
    A Calais i britannici prendono il thé!
    A Calais i galli si beccano un “tié”!
    Grog! Grog! Grog!

    • PinoMamet says:

      Gradevolezza degli intellettuali d’antan!
      (e della vecchia televisione, se si tratta di un’intervista televisiva).

  89. mirkhond says:

    “Non ti ho mai parlato dello studio di Francesco Avolio sul confine sabino-vestino all’Aquila?”

    No, e la cosa mi interessa dal punto di vista linguistico.
    Perché al momento dell’invasione piemontese del 1860-1861, l’Aquila e il Cicolano erano e SI SENTIVANO napoletani!
    Sono stato chiaro, adesso?
    800 anni non sono l’eternità, ma nemmeno il niente di cui parli a vanvera……-

    • PinoMamet says:

      Mi sembra però, se posso permettermi di intromettermi, che stiate parlando di cose diverse.

      Tu parli del sentimento unitario dei popoli del Regno Borbonico, di cui non voglio discutere, e avrai sicuramente ragione;

      Peucezio parla invece delle diversità dialettali, sostenendo che ricalcano spesso i confini linguistici dei popoli pre-romani
      “accusandoti” (nota le virgolette) di aver la tendenza a far cominciare il mondo nel Medioevo… 😉

      come sai (non prendertela) credo anche io che tu abbia un po’ questa tendenza, ma c’è di peggio: Mauricius per esempio 😀

      (scherzo, ma anche Mauricius mi sembra un saldo anti-antichista, e con la tendenza a credere che prima del Medioevo non esistesse nulla, o perlomeno nulla di valido… credo siano i Cattolici ad aver iniziato questa tendenza, insieme ai giochi dei computer, ma vabbè, lo sopportiamo lo stesso… 😉 e sì che lui crede che il Medioevo fosse brutto !!)
      😉

      Gente: notare le faccine, si scherza un po’, via.

      • mirkhond says:

        A sembra che per Peucezio ammettere le indubitabili differenze dialettali all’interno di uno stato, serva a negare l’esistenza di un sentimento COMUNE che le genti della Napolitania provarono per 800 e più anni.
        Lo stesso Silone, ancora in Fontamara, ambientato nella Marsica del 1929, usa il termine PIEMONTESI per indicare i funzionari pubblici civili e militari del Regno d’Italia!

        • Peucezio says:

          Mah, io credo che le popolazioni del sud avessero il sentimento della famiglia, del clan e tutt’al più della comunità municipale.
          E penso abbia ragione Carlo Levi quando spiega come per i contadini lucani lo stato fosse solo un nemico e borbonici, piemontesi, fascisti ecc. fossero tutti la stessa cosa.
          Gli alianesi peraltro non avevano in casa né il ritratto di Franceschiello, né di Garibaldi, ma quello di Roosevelt!
          Che dobbiamo dire, che erano americani?

          Il problema è che l’autoattribuzione significa poco, è una cosa molto artificiale, legata alle situazioni contingenti.
          I materani sono convinti di essere lucani e sono lucani quanto tu sei salentino. Ma tanto dicono i confini amministrativi attuali e loro tanto sanno.
          E’ normale che se per otto secoli i confini erano quelli, la gente dicesse: sono un suddito del Regno di Napoli, un napoletano.
          Ma non sono identità, sono autoattribuzioni legate al fatto che la gente è il prodotto della storia, la incarna, ma non la conosce (mica sono tutti colti come noi!) quindi si basa sull’hic et nunc o,tutt’al più, sul passato più recente, quello al massimo del proprio nonno o poco oltre.

          • mirkhond says:

            Carlo Levi ha dato un grande contributo al meridionalismo, ma lui era un poeta, non uno storico ne un antropologo.
            E da uomo di sinistra vedeva Borbone, Savoia, o lo statoin genere come un nemico indifferenziato.
            Però le memorie popolari che ha raccolto, erano memorie FILOborboniche, e nel 1946, gli abitanti di Aliano e Grassano votarono per la monarchia dei Savoia!
            Savoia, perché quelli allora erano i re, e il sentimento di fedeltà al re, identificato con lo STATO era comune da secoli da noi, e su cui si appoggiarono i discendenti degli oppressori del 1860-1875, per ABITUDINE, visto che da noi le innovazioni politiche venivano accolte con diffidenza!

            • mirkhond says:

              Nel testo di Levi, si parla bene di re Francesco, e male di Garibaldi, tanto che il confinato piemontese comprende l’impopolarità di Garibaldi in Basilicata (a dispetto di una certa retorica neorisorgimentalista da qualche anno al contrattacco).
              Le memorie popolari sono antipiemontesi (la Fossa del Bersagliere ad Aliano) ma NON antiborboniche.
              Non cadiamo nella prospettiva errata del pur ottimo Molfese……

      • Mauricius Tarvisii says:

        “lui crede che il Medioevo fosse brutto ”

        In che senso?

      • PinoMamet says:

        Forse è una fissa un po’ mia, Maurì, ma mi pare che molti amanti del Medioevo ne diffondano, un po’ paradossalmente, non la “leggenda bianca” ma quella “nera”.
        Mi rifaccio per esempio alla querelle sul prezzo delle spade: va da sè che ho ragione io 😉 ma a parte questo, chiunque abbia ragione, dalla mia visione discende in controluce l’idea di un Medioevo più equo, con maggiore mobilità sociale, dalla tua il contrario.

        Poi oh, il Medioevo è durato mille anni, giova sempre ripeterlo, su un territorio molto vasto, e in senso lato non è neanche facile farlo finire: in Polonia e Russia europea settentrionale (altrove non c’erano le condizioni) la servitù della gleba è iniziata quando in Europa occidentale era finita da un pezzo…

        però voglio dire, una volta divulgavano che i cavalieri, per salire a cavallo, avevano bisogno di una carrucola o montacarichi.
        Era una balla (presa, o divulgata a sua volta, da un libro di Mark Twain) ma soddisfaceva l’approccio simil-scientifico di molti, e quindi piaceva:
        un’armatura pesa tot chili, per sollevare tot chili serve una carrucola, ergo…
        oh, ci sono voluti i tanto diffamati archeologi sperimentali e reenactors per dimostrare quello che qualunque persona di buon senso sapeva da un pezzo, cioè che un’armatura si porta benissimo e si sale benissimo a cavallo senza montacarichi
        (che poi in torneo ancora ancora, ma in una battaglia chi l’avrebbe portato?)

        Idem, nel mondo antico, le spade dei celti “che si piegano perché di acciaio scadente”, altra balla che però soddisfaceva il gusto per lo “stano” degli appassionati della domenica di archeologia e quello “scientifico” dei semicolti.

        In generale, comunque, restando sul Medioevo, direi che a molti ne piacciono proprio gli aspetti di ingiustizia, violenza, sopraffazione, e mettono gli accenti su quelli.
        Poi ovvio che c’è modo e modo, non ti metto sullo stesso livello di uno di quegli appassionati di fantasy deteriore che vengono a spiegarti che… in realtà… i cavalieri avevano bisogno di una carrucola 😉

        • Z. says:

          Beh, immagino che tra una spada a doppio taglio forgiata nuova con acciaio di qualità e un coltellaccio riciclato passasse anche molta differenza di prezzo.

          Mi sa che è un po’ come dire “quanto costa un’automobile”. Ci sono le Ferrari e le auto così cionche che se ti va bene puoi vendere a peso…

          Comunque il Medioevo è figo. Vuoi mettere i cavalieri grandi e grossi che picchiavano tutti con gli sfigati dell’antica Roma che giravano in toga e in sandali anche a Natale? 😀

        • Mauricius Tarvisii says:

          “che poi in torneo ancora ancora”

          In torneo non era troppo diverso. E’ vero che nella forma della giostra l’area interessata era circoscritta, ma c’erano tornei che si svolgevano su superfici enormi ed erano una vera e propria guerra simulata. Hai voglia a mandare in giro quelli con le carrucole per aiutare ogni volta i cavalieri a salire e scendere da cavallo 😀
          Che poi anche quella della carrucola doveva provenire a chi non ha mai letto nemmeno mezza cronaca di eventi bellici dell’epoca, visto che era assolutamente normale montare e smontare da cavallo nel corso delle operazioni.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Comunque non ho capito: perché lo considererei brutto? Perché l’equipaggiamento militare di prima scelta costava oggettivamente un botto e si assegnavano feudi perché il cavaliere potesse vivere preparandosi alla guerra e pagarsi tutto l’ambaradan?
          Che poi l’ascensore sociale nel Medioevo più che la cavalleria (o, meglio, lo fu certamente almeno nei secoli centrali, quando il cavaliere non era propriamente un membro dell’aristocrazia feudale, ma in seguito molto meno), quanto la Chiesa e – sembrerà strano a qualcuno – gli studi. E poi ovviamente le attività economiche, che fossero il commercio, la produzione di lana, l’attività bancaria o la formazione di compagnie di ventura 😀

          • Z. says:

            Beh, nel Medio Evo io quasi certamente avrei fatto il prete. Ho pure il fisìkk diu roll, mi dicono.

            Vabbè, sono ateo, ma mica era necessario andarlo a dire a tutti 🙂

          • PinoMamet says:

            “Che poi l’ascensore sociale nel Medioevo più che la cavalleria (o, meglio, lo fu certamente almeno nei secoli centrali, quando il cavaliere non era propriamente un membro dell’aristocrazia feudale, ma in seguito molto meno), quanto la Chiesa e – sembrerà strano a qualcuno – gli studi. E poi ovviamente le attività economiche, che fossero il commercio, la produzione di lana, l’attività bancaria o la formazione di compagnie di ventura 😀 ”

            D’accordissimo.

        • PinoMamet says:

          “Beh, immagino che tra una spada a doppio taglio forgiata nuova con acciaio di qualità e un coltellaccio riciclato passasse anche molta differenza di prezzo.”

          Immagino proprio di sì.
          Peraltro nelle sepolture longobarde, sassoni ecc. si trovano molti più “seax” o “sax” o “scramasax”, secondo le le lingue, cioè coltellacci (vuol dire proprio quello) che vere e proprie spade.
          La machaira del soldato greco medio era appunto un coltellaccio, come i khukri dei Gurkha, e così via.
          (I Romani non fan testo, forniva tutto la Res pubblica).

          E probabilmente quando i var iregolamenti delle milizie comunali chiedevano che il fante o l’arciere venisse dotato di spada, si aspettavano che si presentasse con un “falcione” (sempre coltellaccio) mica con chissà che opera d’arte…

          però ancora no ncredo che occorresse far fuori tutto un bosco per fare ‘na spada, via 😉

          • Mauricius Tarvisii says:

            Sì, da quel che ne so nel Trecento gli arcieri e in generale gli altri combattenti di estrazione popolare portavano una lama corta.

          • PinoMamet says:

            Ora che ci penso: conosco uno, ex fabbro ora monaco zen, che ha forgiato personalmente una spada giapponese.
            Un lavoraccio. Ha anche fatto l’elsa in legno coperta di pelle di squalo (altro lavoraccio a trovare quella adatta), il fodero laccato e così via. Il risultato è davvero notevole.

            La lavorazione dell’acciaio è più complessa di quella delle spade occidentali, e lui non credo abbia anche acceso e alimentato il fuoco a legna come un artigiano tradizionale giapponese, ma se lo rivedo ho diea di chiedergli una stima dei costi.

            Oggi una vera (e sottolineo vera) spada giapponese fatta da un artigiano ecc. ecc. è cara parecchio; ma se ne trovano di ottime non artigianali per un centinaio di euro…

            all’epoca, sospetto da letture che oltre a quelle ottime, ce ne fossero moltissime di mediocri e scadenti, che non dovevano costare molto più di quelle industriali di oggi (tant’è vero che furono emanati editti per disarmare la popolazione).

            Il che mi riporta alle letture sul Seicento europeo, quando qualunque soldataccio o bravaccio aveva la sua brava spada da due lire
            (magari, come quella di Chisciotte “non di quelle che tagliano bene, col marchio del cagnolino”, o come Lazarillo de Tormes “una di quelle vecchie di Cuellar”).

            • Mauricius Tarvisii says:

              “che non dovevano costare molto più di quelle industriali di oggi”

              Il raffronto tra i prezzi in epoche diverse è sempre un’operazione molto difficile. Però dall’Ottocento in poi disponiamo di acciaio in quantità infinitamente maggiori di quelle precedenti grazie alla semplicità con cui si estrae.

            • Francesco says:

              scusi ma da quando l’acciaio si estrae?

      • PinoMamet says:

        Una delle leggende nere più diffuse sul mondo antico, in compenso
        (ma non diffuse su questo blog, grazie a lsottoscritto 😉 ) è che i gladiatori morissero tutti e che ogni spettacolo di galdiatori fosse una carneficina.
        A morire sempre erano i condannati a morte.

        I gladiatori erano divisi in categorie, prima si esibivano i liberi aficionados “amatori”, che certo non si ammazzavano e tornavano a casa dalla moglie (o dal marito, ricorda Giovenale);
        poi, dopo tutto l’ambaradan di flautisti, danzatrici ecc., quelli “professionisti” schiavi o liberti, di proprietà di un impresario che certo non avevano interesse a veder ogni volta dimezzato il suo patrimonio…
        altrimenti i giochi gladiatori sarebbero finiti molto, molto prima 😉

        Poi certo, c’erano anche le morti e anche l’imperatore o chi ne fa le veci che urla “iugula” e così via, quindi non voglio dire che fosse uno spettacolo edificante e dipingerlo a tinte tenui, ma le morti dovevano essere- di norma- l’ eccezione e non la regola, e perlopiù doveva trattarsi di una specie di wrestling un po’ più sanguinoso.
        (I gladiatori erano sul grassoccio apposta, per poter farsi scalfire sanguinando senza troppo danno… sospetto anche che ci fossero coppie fisse di “buono” e “cattivo” ma forse sto pindareggiando troppo).

  90. mirkhond says:

    “In ogni caso non hanno influenzato a fondo quei popoli.”

    Falso, in quanto nei secoli si era creato un sentimento regnicolo NAPOLETANO, perché uniti in un UNICO STATO con capitale Napoli (dal 1282).
    E dunque, pur con le differenze dialettali al loro interno, gli abitanti della NAPOLITANIA si sentivano NAPOLETANI.
    La capitale di un aquilano e di un teramano stava a NAPOLI, non a Roma……
    Per non parlare della fortezza di Civitella del Tronto, ultimo baluardo dell’indipendenza NAPOLETANA, capitolata il 20 marzo 1861.
    La più settentrionale fortezza NAPOLETANA, cao Peucezio.
    Eh, quando si è fascisti……

    • Peucezio says:

      Senti, sul fascismo te l’ho già spiegato, perché mi devi ridire la stessa cosa sbagliata ogni volta?

      Sul resto, ripeto, identità è ciò che si è, sono le caratteristiche intrinseche delle cose, non ciò che si pensa di essere.
      Se io ti dico che la mia macchina è grigia metallizzata, ti sto dicendo quello che è, non quello che sente di essere.
      Altrimenti, come diceva Preve, seguiremmo la logica del manicomio, quella per cui se uno crede di essere Napoleone, è Napoleone.

      • mirkhond says:

        Siccome non fai che negare il sentimento identitario napoletano, tirando in ballo in continuazione le differenze dialettali (che sono esistite ed esistono, e chi lo mette in dubbio), allora sorge legittima la domanda sul perché di tale negazione.
        E la risposta sul fascismo mi sorge spontanea, visto che OGGI gli avversari più tenaci della rinascita di un sentimento identitario napoletano (o come cavolo lo vuoi chiamare) sono i fascisti.
        Almeno nei forum relativi all’argomento.

        • Francesco says:

          beh ma Peucezio lo conosci troppo bene per usare questo genere di vaghe inferenze!

          forse è solo convinto di quello che dice, senza secondi fini, come la maggioranza delle persone per bene e che non sono pagate per fingere di credere in qualcosa

          a me non di danno un soldino nè i neocon nè i cattolici conservatori nè i milanisti che odiano Galliani, e neppure la Playmobil!

          😀

  91. mirkhond says:

    “Il punto è che non sono così importanti.”

    Forse oggi, ma non ieri.

  92. mirkhond says:

    In questi giorni, sto avendo problemi di connessione, e dovendo star lontano dal computer, mi sono riletto Vino e Pane di Silone, ambientato nella Marsica (con una puntata a Roma) nell’aprile-dicembre 1935. *
    Rispondendo a ciò che ha detto Peucezio, mi viene in mente un dialogo, svoltosi il 3 ottobre 1935, giorno della dichiarazione di guerra italiana all’Abissinia, nell’immaginario paese di Fossa dei Marsi, tra don Paolo Spada (in realtà Pietro Spina, alto dirigente comunista in incognito) e l’avvocato ex socialista Marco Tullio Zabaglia, detto Zabaglione, in cerca di una nuova verginità politica nell’ordine fascista (cosa che non gli riesce del tutto).
    Zabaglione, sentendosi escluso dal gruppo degli oratori di regime, che decantano agli abitanti della Marsica, la grandezza “risorta” di Roma, si sfoga in privato con don Paolo, affermando che la romanità nella Marsica, ha lasciato ben pochi ricordi, sottolineando la diversità linguistica ed etnica degli antici Marsi, osco-umbri, dai Latini di Roma.
    Zabaglione inoltre dice che le memorie identitarie dei Marsicani, risalgono al massimo al Viceregno Spagnolo (1504-1707) e ai Borbone (1734-1861), con un contorno di leggende cristiane e/o cristianizzate.

  93. mirkhond says:

    * Purtroppo, per quante ricerche stia facendo, non riesco a trovare l’edizione originale del romanzo di Silone, che fu scritto e pubblicato nel 1936 in Tedesco, e nel 1937 in Italiano col titolo Pane e Vino (Brot und Wein).
    Silone infatti, nel dopoguerra, riscrisse i suoi capolavori che, nella forma che conosciamo risalgono alle edizioni degli anni ’50 (Vino e Pane, al posto di Pane e Vino, edizione del 1955).

  94. PinoMamet says:

    “che come Franco imputa ogni rovescio storico a comunisti, ebrei e massoni ”

    Posto qua perché è un OT assoluto.

    Credo che una delle conseguenze (certo non la maggiore né la peggiore) dell’antisemitismo, sia quella che è diventato impossibile dire “mi stanno antipatici gli ebrei”. Ed è un grosso peccato, credo anche per gli ebrei stessi.

    Fateci caso: è il risultato paradossale di ogni forma di razzismo. Per esempio, metti che a uno stiano antipatici gli arabi, per qualcuno dei motivi irrazionali per cui nascono le simpatie o le antipatie: non gli piace il loro accento, o che ne so, odia il kebab.
    Bon: non può più dirlo. Perché se lo dice, entra automaticamente, e aldilà del suo volere, nel gruppone degli antiarabi che “sono tutti terroristi”, “dicono che non bevono invece si ammazzano di birre e sono sempre ciucchi” e “tornino al loro paeseeee con i cammelli”.

    • mirkhond says:

      E’ la tirannia del politicamente corretto, conseguenza delle tragedie della seconda guerra mondiale.
      Però ai ragione sul fatto che oggi sia impossibile detestare i Giudei, senza passare per anti”semita” e nazistoide pericoloso.
      Di questo clima, ne risente anche la ricerca storiografica sul periodo 1933-1945, che NON è libera di esprimersi e di giungere a conclusioni differenti da quelle della versione ufficiale, scaturita dal 1945 in poi……

    • Z. says:

      Mi sembra che in realtà “mi stanno antipatici gli arabi” si possa dire eccome, almeno in Italia.

      E ultimamente si può dire sempre più spesso anche in Europa.

      Poi magari le cose cambieranno, un domani.

      • PinoMamet says:

        Vabbè ma non stavo contestando questo. Non facevo un discorso legale.

        certo in Italia puoi dire “mi stanno antipatici gli arabi”, e troverai anche molte simpatie se lo dici.

        Il punto è che l’unica persona che li trova, semplicemente, antipatici (che è un sentimento lecito, umano) si trova nella cattiva compagnia dei razzisti.

        Pensa a questo: io, mettiamo, ho molti cugini, tra cui Ermes. Ermes mi sta sulle balle perché se la tira un po’ e porta delle camicie che trovo orribili. Ma vabbè, c’è di peggio al mondo, e non ho mai detto niente.

        Poi scopro che gli altri cugini iniziano a dire che Ermes complotta per fregargli la loro parte di eredità. Che è uno stronzo. Che per hobby ammazza i gatti; non paga i contributi ai suoi dipendenti; ha tentato di avvelenare nonna…
        per Ermes la cosa si fa un po’ pesante, no?

        Se poi cominciano anche a picchiarlo per strada e a urlargli “torna al tuo paese”, con che faccia mi metterei io a dire “beh, secondo me Ermes porta proprio delle brutte camicie”??

        • Z. says:

          Non facevo un discorso legale… se è per quello, non è che qualcuno ti processa nemmeno se dici “mi stanno antipatici gli ebrei”!

          Sto dicendo che l’antipatia per gli arabi è socialmente accettata. Magari non sempre accolta con gioia (in alcuni casi sì), ma socialmente accettata.

          A destra ti rende popolare; a sinistra magari non ti rende la persona più popolare del mese, ma tutto qui; al di fuori di destra e sinistra, non dà problemi salvo che con gli arabi, o con chi ha un partner arabo.

          Insomma, non finisci a frequentare solo esaltati di estrema destra, o all’isolamento come unica alternativa.

          • habsburgicus says:

            ma socialmente accettata.
            A destra ti rende popolare

            @Z
            Z questa volta ha ragione…le cose stanno così, analisi perfetta
            dove sta la differenza fra me e lui ?
            nel fatto che lui vorrebbe dis-accettare pure quella
            io vorrei sdoganare tutte le altre 😀
            in nome del libertarismo ! e dell’assoluto rispetto della libertà individuale e del rifiuto di ogni “politicamente corretto” [ho spiegato in un commento perlopiù ignorato di qualche giorno fa il perché lo ritenga opportuno]

        • PinoMamet says:

          Vabbè, allora facciamo conto che gli ebrei siano Ermes 😉

          non se ne può più di spettacoli sulla musica ebraica, il teatro ebraico, mia zia ebraica, il genio ebraico, l’umorismo ebraico…
          ma anche basta, dai!
          😀

          seriamente, in generale trovo che ci sia un po’ troppa autoreferenzialità.

  95. mirkhond says:

    “aver la tendenza a far cominciare il mondo nel Medioevo… ;)”

    Certamente il mondo comincia prima, ma è nel bistrattato Medioevo che si formarono le identità etno-culturali da cui discendiamo.
    Poi è chiaro che i nostri avi, chiunque fossero, c’erano anche prima e venivano da chissà dove, se osserviamo i massicci importi servili, immessi nell’Italia romana tra II secolo a.C. e II secolo dopo Cristo.
    Del resto, in un forum, un commentatore affermò che i veri indoeuropei italiani, sono quelli da Roma in su, mentre da Roma in giù, tutta gente semitico-armenoide che lui associa geneticamente 😉 ai Giudei! 🙂

  96. Grog says:

    L’ultima grande vittoria veneta fu ottenuta sul IMPERIALREGI LEGNI AUSTRIACI nel 1866 con equipaggi veneto dalmati contro quegli incapaci (come marinai) dei SATROIA con equipaggi genovesi e napoletani (POARETI FACEVAN AMMUINA), l’ammiraglio Teghetoff parlava all’equipaggio in LINGUA VENETA e diceva al suo timoniere “DAGHE TONI CHE LI CIAPEMO!”
    Grog! Grog! Grog!

    • Andrea Di Vita says:

      @ Grog

      E vabbè, allora ditelo che rimpiangete l’ammiraglio Persano (lo Schettino della situazione)! 🙂

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  97. mirkhond says:

    Mi chiedo con quanto entusiasmo i neosudditi napoletani, combattessero per Vittorio Emanuele II e il tricolore con la Croce svergognata…..

    • mirkhond says:

      A Roma, allora ancora papalina, alla notizia della disfatta sabauda di Lissa (20 luglio 1866), tra l’aristocrazia napoletana in esilio, si brindò alla vittoria austriaca! 🙂

  98. mirkhond says:

    “Peucezio parla invece delle diversità dialettali, sostenendo che ricalcano spesso i confini linguistici dei popoli pre-romani”

    E, in sostanza, ha ragione.
    Ma questo non preclude il formarsi di un sentimento identitario comune napoletano, per 800 e più anni, tra le genti tra Tronto, Capo di Leuca e Reggio Calabria.

    • Peucezio says:

      Questo non lo nego.
      Anche se ho qualche dubbio sul fatto che i sudditi del Regno, per la maggior parte contadini, pastori e pescatori, avessero grandi preoccupazioni identitarie.

      • mirkhond says:

        Si sentivano Napoletani quando il Regno venne invaso e annesso dal Piemonte.

        • Peucezio says:

          Per forza: depredavano, uccidevano, obbligavano al servizio militare…
          Se prima dei piemontesi ci fossero stati i marziani, si sarebbero sentiti pure marziani.
          Con questo non voglio negare che sia esistito un sentimento di appartenenza al regno napoletano, ma fa parte degli eventi e dei rivolgimenti storici e politici.

  99. mirkhond says:

    De resto, anche l’area dialettale emiliana va da Pavia al Polesine.
    Però i territori in cui si parlano questi dialetti, non furono MAI parte di un unico soggetto statale.

  100. Grog says:

    Italia espressione geografica
    Grog! Grog! Grog!

    • PinoMamet says:

      Vabbè, allora rilancio:
      Venezia è bella, ma non so se ci abiterei 😀

      rosso di sera… che ci lascia lo zampino la donna al volante, e così via 😉

      • Mauricius Tarvisii says:

        Saresti pazzo ad abitarci. E non tanto perché è invivibile, i prezzi sono alti, il centro abitato è disperso in mezza laguna e sulla terraferma il degrado la fa da padrone. Quanto perché ci sono i veneziani 😀
        Come si dice, Venezia e Mestre, Colera e Peste!

  101. izzaldin says:

    @Mirkhond
    “Lo stesso Silone, ancora in Fontamara, ambientato nella Marsica del 1929, usa il termine PIEMONTESI per indicare i funzionari pubblici civili e militari del Regno d’Italia!”

    Beh, ancora meglio, il Papa nel comunicato post breccia di Porta Pia si riferisce all’attacco subito “dall’esercito sardo”!
    🙂

    p.s.
    hai sentito che sta uscendo il nuovo libro di Pino Aprile sul genocidio terrone?

    • mirkhond says:

      Ce l’ho e vi è un capitolo dedicato alla Sicilia.

    • habsburgicus says:

      @Izzaldin
      c’è poco da ridere 😀
      quello era l’uso diplomatico universale sino al 1860 “Regno sardo, suddito sardo, Cuneo in Sardegna (!)” i diplomatici in particolare nei loro dispacci parlavano sempre di sardi “gabinetto sardo”, “opinione pubblica sarda” [non quella dell’isola, quella di Torino !]
      il Papa non riconosceva il Regno d’Italia (come sino al 1866 neppure Vienna, fino al 1865 neppure Monaco di Baviera) dunque non poteva usare altra formula..Vittorio Emanuele II era, per Roma, il Re di Sardegna..punto
      gli stessi annuari pontifici, nella parte ecclesiastica, separavano dagli altri i territori LEGALMENTE in mano al Re di Sardegna (Regno sabaudo pre-1859; Lombardia ottenuta il 10/11/1859 e, dal 1866, Veneto ex foedere del 3/10/1866 e non ex plebiscitu che solo ornamento per i gonzi 😀 fra l’altro, i venetisti mi perdonino, il Veneto non fu ceduto CAUSA plebiscito, lo fu già tramite Francia con tutti i crismi della diplomazia più pura 😀 invece il Regno delle due Sicilie quello sì mancò sempre di altro titolo che non fosse il plebiscito, donde anche l’esaltazione toponomastica Piazza del Plebiscito a Napoli, non credo che in Veneto ve ne siano almeno così importanti)

      • Z. says:

        Ma perché specificare “in Sardegna”? perché non Cuneo e basta?

        forse per distinguerla dall’omonima città statunitense?

        https://it.wikipedia.org/wiki/Cuneo_(California)

        😀

        • habsburgicus says:

          metti un diplomatico russo che scrive a un diplomatico svedese, in francese..nessuno sa nulla di Cuneo 😀
          scrivono in Sardegna per dire che appartiene al Re di Sardegna
          come Varsavia in Russia
          e sino al 1867, Buda in Austria !

          • PinoMamet says:

            Io ho visto una vecchia cartina di non so che anno dell’Ottocento con i territori, per dirla facile, jugoslavi indicati come “Turchia”, mi pare abbastanza legittimo come uso politico… anche se obbrobbrioso dal punto di vista linguistico e culturale.

      • mirkhond says:

        Fino a quando la diplomazia pontificia utilizzò il titolo di Regno di Sardegna, per indicare il nuovo Regno d’Italia?

        • habsburgicus says:

          credo non osassero più esplicitamente dopo il 1870..nel 1871 non uscì l’annuario Pontificio, nel 1872 “La Gerarchia cattolica” è reticente (sostituì l’annuario sino al 1912)..e Civiltà Cattolica scappò a Firenze (più sicura..strano, visto oggi !), la massoneria faceva paura in quei giorni folli in cui la caduta della Chiesa era data per quasi certa a breve distanza
          credo che solo in 1878 ciò fu almeno “ufficiale”
          strictissimo et plenissimo iure [ma non nella pratica eh], solo in 1929

      • habsburgicus says:

        l’ideale (Mirkhond non mi fulmini !), per me che amo la diplomazia perfetta :D, sarebbe stato impadronirsi di Francesco II e con le buone (o se necessario con le cattive :D) fargli firmare, con tutti i crismi (e senza una sola snagliatura), un Trattato con cui cedeva il suo Regno ai Savoia..e comunicarlo all’Europa ! così il Sud sarebbe stato legalmente sabaudo…e invece non lo fu mai, strictissimo iure
        anche se i Savoia avrebbero potuto sfruttare il plebiscito del 1860 (unico titolo ri-sottolineo), nel 1946, per proclamare Umberto II Re delle Due Sicilie..e porre fine all’Italia unita !
        Umberto II non lo fece, nonostante il popolo del Sud fosse non ostile, anzi
        salvò l’Italia che non gli fu grata e lo farà morire vergognosamente e impietosamente in esilio
        ma si sa così van le cose in questo mondo 😀

        • Mauricius Tarvisii says:

          E gli italiani avrebbero accettato una guerra civile nel ’46?

          • mirkhond says:

            Più che gli Italiani, gli Usani, col rischio di vedere il centro-nord, o parte di esso, diventare un’altra repubblica sovietica.
            Grazie a Dio, nel 1946, vinse il buonsenso…..

        • mirkhond says:

          Grazie a Dio il “vile” e “pusillanime” Francesco II, non cedè MAI i suoi diritti regali all’invasore sabaudo.
          Eppure, anni dopo la conquista piemontese, Vittorio Emanuele II propose a Francesco ormai esule, la restituzione dei beni privati della Real Casa di Borbone-Napoli, in cambio della rinuncia ai suoi diritti sul trono delle Due Sicilie.
          Francesco II, mostrando una dignità davvero regale, disse che i suoi diritti non erano in vendita.

          • habsburgicus says:

            e in quello ha tutta la mia stima e ammirazione !
            così farà Georg V di Hannover “il Re cieco” (la cui vicenda ha similitudini con i Borboni, ma senza garibalderie !) detronizzato da Bismarck in 1866..donde la questione guelfa (non anti-tedesca ma anti-prussiana)
            invece Adolf duca di Nassau cedette e nel 1890 i tedeschi lo faranno G.D Lussemburgo

  102. Peucezio says:

    Mirkhond,
    su Avolio,
    con calma te lo spiego meglio.
    Ti accenno che lui ha trovato, nella zona dell’Aquila, una perfetta corrispondenza fra gli attuali confini linguistici fra i dialetti di tipo “sabino” e quelli di tipo abruzzese (quindi mediano vs. altomeridionale, cioè postoniche distinte vs. indistinte) e il confine fra gli antichi Sabini e i Vestini.

    http://www.ediorso.it/tra-abruzzo-e-sabina.html

  103. Peucezio says:

    Avolio comunque è interessantissimo, si è occupato proprio di questi fasci di isoglosse che dividono i dialetti italiani centro-meridionali.
    Insegna a L’Aquila ma è napoletano. Tra l’altro l’ho visto in un filmato su internet: è anche molto simpatico.

  104. Peucezio says:

    http://www.youtube.com/watch?v=fqXST1m9yiI&index=2&list=PLA797617DDFDDCBAB

    Questo guardalo, perché spiega proprio quello che stavo dicendo.

  105. mirkhond says:

    “ma quello di Roosevelt!
    Che dobbiamo dire, che erano americani?”

    Roosevelt, simboleggiava l’America, l’emigrazione, il benessere.
    Tieni conto che il fascismo aveva bloccato l’emigrazione nelle Americhe, e limitato fortemente quelle interne all’Italia stessa, soprattutto a Roma.
    Tranne per le migrazioni volute dallo stesso governo, come quella veneta nell’Agro Pontino, oppure quella (non attuata, per il sopraggiungere della guerra) di Romagnoli e Marchigiani nel Tavoliere delle Puglie e nel Marchesato di Crotone.
    Oltre ovviamente alla colonizzazione in Libia e Africa Orientale.
    Dunque, Roosevelt, in quegli anni ad Aliano, era il simbolo del BENESSERE, che non si trovava in patria.

    • Peucezio says:

      Certo.
      Era per dire come i sentimenti di appartenenza e i legami territoriali e nazionali possono essere dovuti a ragioni molto contingenti.

  106. Peucezio says:

    Ma volevo un’opinione sulle tesi di Avolio, che mi pare molto più interessante delle nostre querelle sull’identitarismo del regno napoletano.

  107. mirkhond says:

    Appena mi aggiustano la connessione internet, gli do uno sguardo.
    Tieni conto che non sono un linguista e isoglossa per me è una parola giaggianese! 🙂

    • Peucezio says:

      Nel video comunque spiega in modo molto divulgativo, con un approccio storico, per niente tecnico, che troverai molto interessante.

      Ma che è successo alla connessione?

      • mirkhond says:

        Forse è un problema del modem.
        L’amico che ieri ha visto il computer, mi farà sapere se è necessario comprarne uno nuovo.
        Forse si è troppo surriscaldato perché lo lasciavo acceso anche di notte, quando spengo il computer.

  108. Moi says:

    Facciamo un altro esempio di quel che diceva Pino … che, per come l’ho capita, concordo.

    fino ai primi Anni Novanta, potevi dire _ ad esempio _ che la Cucina Siciliana ti fa schifo perché troppe mandorle e troppo marzapane, e la cosa finiva sostanzialmente lì; e se avevi detto prima tante cose positive sulla Sicilia, NON venivano “inficiate” in blocco.

    Adesso invece no : se la nomini, quel tipo di cucina lì ti deve per forza piacere ! E se prima avevi apprezzato altre cose sulla Sicilia, svanisce tutto. E i Siciliani del Web, suscettibili fino al parossismo poiché diseducati (!) dal politically correct, ti fanno uno “Strommen” grande come un Colosso di Rodi 😉 :

    “Ah, è così … eh ?! Cuciniamo con marzapane e mandorle, e poi ?! Andiamo anche in giro con la coppola in testa e la lupara a tracolla, vero ?! Ammettilo che pensi che siamo tutti Mafiosi … ammettilooo !!!!!”

    SE poi dopo che ti chiedono di dove sei e rispondi una località sopra a Firenze … ecco che partono subito a testa bassa contro “Voi di Sopra” , il “tu” diventa un “voi” monolitico … con l’immancabile nebbia e tutto il resto sempre immutabilmente uguale a sé stesso fin dagli Anni Cinquanta ma ogni volta detto come se fosse la prima volta ! 🙂

    • Mauricius Tarvisii says:

      A me la loro pasta di mandorle non piace.

    • Z. says:

      Moi,

      non mi dedico ai social videogame, sicché prendo per puono quel che mi dici.

      Anche perché volevo soltanto dire una cosa diversa: nel noioso mondo reale, se dici “mi stanno antipatici gli arabi” non ti succede proprio niente del genere (e anzi puoi guadagnarne in popolarità).

      A meno che tu non lo dica a un arabo, il quale potrebbe aversene a male.

      • PinoMamet says:

        Ripeto: non credo che ti succeda qualcosa.
        Ma neanche se dici che ti stanno antipatici gli ebrei.

        Solo che diventa indicibile, se sei una persona di buon gusto, perché entri, anche se volerlo, nel coro dei razzisti.
        E se non ci entri lo stesso, come fa notare Moi, ti ci mettono gli altri.

        • PinoMamet says:

          Errata: anche senza.

        • Z. says:

          Forse, ma c’è razzismo e razzismo.

          In Italia, il razzismo verso gli ebrei è stigmatizzato più o meno universalmente.

          Invece, il razzismo verso gli arabi è ampiamente accettato, tollerato e in certi casi visto di buon occhio.

          Gli altri stanno in mezzo, a diverse posizioni. Non so in quale gradino stia quello contro i siciliani.

          Questo nel mondo reale. Sui social videogames non metto becco, non essendo pratico: posso dire che razzismo su Diablo III non ne ho mai visto 😀

    • “Adesso invece no : se la nomini, quel tipo di cucina lì ti deve per forza piacere ! E se prima avevi apprezzato altre cose sulla Sicilia, svanisce tutto. E i Siciliani del Web, suscettibili fino al parossismo poiché diseducati (!) dal politically correct, ti fanno uno “Strommen” grande come un Colosso di Rodi”

      verissimo, ma il problema è che siamo tutti connessi. Una volta, facevi la tua battuta sulla cucina siciliana tra persone che conoscevi, con cui potevi mediare e farti capire. E se per caso un siciliano permaloso leggeva qualcosa che avevi scritto contro la cucina siciliana, doveva scriverti una lettera, pagando il francobollo di tasca sua e senza audience.

      All’interno di un guscio comunicativo, vige il conformismo totale; ma una volta almeno c’erano tanti gusci diversi.

      • mirkhond says:

        Concordo con Miguel, e aggiungo che nella famiglia di mia madre (in parte di origine siciliana), la permalosità e il capire asso per figura, è stata ed ed è causa di conflitti, insanabili neppure con le morti.
        E questo in epoche in cui internet non esisteva.
        Però certamente internet ha contribuito alla diffusione della permalosità globale.
        Da cui pare esente solo Miguel…… 😉

  109. mirkhond says:

    “anche se i Savoia avrebbero potuto sfruttare il plebiscito del 1860 (unico titolo ri-sottolineo)”

    Un plebiscito fasullo, in cui votò circa il 19% degli aventi diritto, ed estorto a suon di brogli e minacce.
    Come rilevò l’ambasciatore inglese a Napoli, nel novembre 1860.
    Lo stesso in Sicilia, anche se qui l’elettorato era diviso tra repubblicani e indipendentisti.
    Chi di broglio ferisce, di broglio perisce…… 🙂

    • habsburgicus says:

      😀 si, ammetto che c’è il contrappasso ! [e persero pure Piemonte, Liguria e Sardegna dove avevano diritti dinastici chiari]

  110. mirkhond says:

    Cosa profetizzò Don Bosco a Vittorio Emanuele II nel 1855?
    La famiglia di CHI RUBA A DIO è tribolata e non giunge alla quarta generazione.
    Come di fatto è avvenuto!

    • Z. says:

      Beh, la quarta generazione per esserci c’è pure.

      Solo che è un tizio che, a tacer d’altro, pare abbia donato (indirettamente) al mondo la “medicina germanica” di Hamer.

      • mirkhond says:

        La quarta generazione è riferito a Umberto II che regnò (per modo di dire) soltanto un mese.
        Per generazione, Don Bosco intendeva generazione REGNANTE.

  111. OT

    La nostra cara L., moglie del calciante che ha da tre anni ha fatto vincere i Bianchi, mi dice…

    “Quest’estate a i’mmi figliolo, gli ho spiegato i’Rispetto della Diversità, che si era al mare, e lui ha visto un bambino con la maglietta della Juve, e allora lui mi fa, ‘mamma, lo devo picchiare?’ e gli spiego, ‘ma no, tesoro, al mondo ci sono anche juventini, santa pazienza”.

  112. mirkhond says:

    Per Peucezio

    Ho visto e ascoltato con attenzione la conferenza del professor Avolio che hai linkato.
    Ovviamente parlava di cose interessantissime, e ha confermato il carattere umbro-sabino del dialetto aquilano (ma non di alcune sue frazioni, che rientrano nel tipo meridionale).
    Detto questo però il professore ha anche confermato che Aquila fu città del Regno di NAPOLI.
    Dunque una varietà di dialetti NON è necessariamente in contrasto con un sentimento di appartenenza statale e nazionale di cui il Re che risiedeva a NAPOLI, era il simbolo per secoli.

    • Peucezio says:

      D’accordo, l’avevi già visto quando ti ho scritto l’ultimo commento.

      Ma non era per dimostrare qualcosa, era per spiegare la rilevanza del sostrato.
      Avolio dovrebbe essere pazzo per negare che l’Aquila facesse parte del regno di Napoli. Non è mica Alinei!

      • habsburgicus says:

        mitico il riferimento ad Alinei 😀
        dal che ne deduco che non credi all’IE paleolotico 😀

        • Peucezio says:

          Vabbè, Alinei è un caso psichiatrico.

          • Andrea Di Vita says:

            @ peucezio

            Intendi l’Alinei dell’origine paleolitica delle lingue indoeuropee?

            Nel caso: eterodosso OK, ma forse non psichiatrico…

            Ciao!

            Andrea Di Vita

  113. mirkhond says:

    Ripeto ancora:

    La vasta area dialettale emiliana che va da Pavia a parte del Polesine, non è MAI coincisa con un unico soggetto statale.
    Mentre gli “Emiliani” da Piacenza al Panaro, per secoli furono Lombardia.
    E, come detto da Messori da Sassuolo (Modena), se gli “Emiliani” devono guardare ad una qualche capitale, essa è Milano……

    • Z. says:

      Zeta da Bologna (Emilia-Romagna) ti assicura che gli unici emiliani – nel senso più lato del termine – che potrebbero guardare a Milano come a una capitale sono, forse, i piacentini… e forse nemmeno:

      http://www.parmatoday.it/cronaca/province-parma-piacenza-no-referendum.html

      Se già arrivi a Parma, è un’altra storia: per un parmigiano, l’unica capitale è Parma. Che del resto ha pure il fiume, come Parigi…

      Per i reggiani è indifferente, purché la capitale non sia Parma; ed è indifferente anche per i modenesi, purché non sia Bologna 😀

      A Bologna pensiamo – anzi, sappiamo – che non c’è altra capitale oltre all’Urbe Rossa. Tzè.

      • mirkhond says:

        Bologna è in Romagna però! 🙂
        Reggio di Lombardia testimonia di una diversa identità nel passato delle terre tra Piacenza e il Panaro…..
        E infine Messori è di Sassuolo…..

        • Z. says:

          Mah, te l’ho detto Duca – che una volta Bologna fosse collocata in Romagna, sotto il Papa, è vero. Ma nessun bolognese si ritiene romagnolo, oggi. Non so allora.

          Però è vera una cosa: probabilmente non sono molti nemmeno i bolognesi che pensano a se stessi come “emiliani”, e non si usa spesso “emiliano” per indicare un bolognese. A regola, se si parla di musicisti emiliani si parla dei CCCP e degli Offlaga Disco Pax, non di Luca Carboni e degli Stadio; se si parla di squadre emiliane si parla del Modena o del Sassuolo, e non del Bologna; il termine “scrittore emiliano” è più usato per Tondelli che per Brizzi.

          “Emilia”, insomma, si usa soprattutto per tutto ciò che sta in regione ad ovest di Bologna.

          Forse l’ho già detto, l’Emilia-Romagna è un po’ come il Belgio: c’è l’Emilia, c’è la Romagna e poi c’è Bologna-Capitale, l’Urbe Rossa. Arancione, a voler essere precisi. Ma se ne accorge meglio chi viene da fuori.

          • habsburgicus says:

            Bologna..Belgio

            finalmente un paragone gusto, caro Z
            in passato tenderei più per la posizione di Mirkhond (con qualche puntino sugli i) e tu stesso ammetti che non conosci come si sentissero illo tempore,
            ma per l’oggi la tua definizione é perfetta, da manuale !

      • PinoMamet says:

        Confermo la versione di Z.

        Per i parmigiani, c’è Parma che è la petite capitale (rigorosamente in francese) e di cui si ricordano i legami culturali con la capitale francese, semmai. Per i parmigiani, i bolognesi sono gente strana, che parla un dialetto molto simile ma è stata suddita del Papa, vive in una città che sarebbe bella (non quanto Parma) ma ci sono i punkabbestia che ti rompono le scatole per venderti il fumo;

        in questo, io non la penso come i parmigiani, ma, come la minoranza parmense, adoro Bologna.

        Poi, per i parmigiani, ci sono i reggiani, che sono dei pesanti testequadre noiosoni e un po’ rozzi, capaci solo di seguire le regole, creatori di pessimi cantanti
        (“cosa, ascolti Ligabue?? quel vaccaro reggiano??”)

        e i piacentini, che sono gente scura, ombrosa, disonesta e cattiva, e comunque sono cazzi dei lombardi e dei liguri con cui hanno a che fare.

        Per i parmigiani, la Romagna è ssostanzialmente quella striscia di ombrelloni dove finisce l’Emilia sul mare, e dove dei furbacchioni hanno trovato un modo simpatico per spennare i turisti
        (non come i liguri, che li spennano in modo antipatico, pure).

        Milano, per i parmigiani è la capitale dei fighetti; per i parmensi che si appostano all’uscita dell’Autostrada presso l’outlet di Fidenza, è la capitale dei gonzi e dei polli da spennare 😉
        (assieme a Firenze).

        • Z. says:

          Il Papa, il dialetto… sì, hanno ragione tranne su una cosa:

          a Bologna il fumo ai passanti lo vendono i tunni, mica i punkabbestia 😀

      • PinoMamet says:

        “Se già arrivi a Parma, è un’altra storia: per un parmigiano, l’unica capitale è Parma. Che del resto ha pure il fiume, come Parigi…”

        Verissimo, ed è proprio la frase che direbbe un parmigiano; solo che il fiume di Parma d’estate è quasi sempre asciutto…
        (d’inverno però si gonfia e allora tutti i parmigiani devono citare ironicamente la “Pèrma voladòra” di una vecchia canzone dialettale).

  114. “Un plebiscito fasullo, in cui votò circa il 19% degli aventi diritto, ed estorto a suon di brogli e minacce.”

    E’ un episodio che non ho mai capito.

    Da una parte, è ovvio che ovunque una parte vince con il 99% dei voti, c’è il trucco. In questo senso, il risultato stesso dà la certezza del broglio.

    Ma qualcuno ha mai approfondito la maniera in cui è stato organizzato?

    Non sapendone nulla, intuisco due possibilità:

    1) una rete di decine di migliaia di agenti savoiardi che in ogni seggio d’Italia, hanno falsificato le schede, terrorizzando gli scrutatori;

    2) un semplice comunicato ufficiale dallo stato savoiardo, che annunciava che le votazioni erano andate così.

    Ma in una società relativamente libera, dove i borghesi potevano polemizzare all’infinito, non ci fu nessuno che abbia scritto, “nel mio Comune, c’erano 20 votanti per i Savoia, 18 contro, e sul giornale ho letto che il 100% ha votato per i Savoia”?

    Esiste qualche traccia di questa immensa operazione di broglio, che ha legittimato lo Stato in cui viviamo oggi?

  115. mirkhond says:

    Ne accennano, ovviamente gli storici borbonici Giuseppe Buttà e Giacinto de’ Sivo, essi stessi coevi agli eventi.
    In un libro sulla storia di Bitonto (Bari) scritta alla fine del XIX secolo, dal massone filosabaudo, Luigi Sylos, si accenna con scherno, che il 21 ottobre 1860, giorno del plebiscito, in città regnava un silenzio, interrotto solo dai filounitari che controllavano i seggi elettorali.
    Questi bellimbusti invitavano con scherno, i borbonici più dichiarati a farsi avanti a votare, ma quelli restarono impassibili, ben consapevoli dei rischi che correvano nell’esporsi (de ‘Sivo, afferma che chi votava NO, veniva bastonato o accoltellato dagli squadristi garibaldini, guardie nazionali e camorristi, visto che il voto si teneva all’aperto e in presenza dei nuovi padroni (e di molti vecchi padroni riciclatisi all’ultima ora…..).
    Alla fine gli unitaristi dell’alta società bitontina, presero quattro schede, ci scrissero NO, e le buttarono nell’urna.
    Il tutto tra scherni e lazzi……

  116. mirkhond says:

    A Bari, che nel 1860 contava circa 35000 abitanti, votarono solo 5431 persone, di cui 5430 favorevoli e contrari 1!
    E quell’unico che aveva OSATO votare NO all’unità sabauda, un certo Vito Albergo di professione commerciante, si vide invadere la casa da squadristi in camicia rossa che volevano murarlo dentro, e costringendolo a saltare da un balcone.
    Da quel giorno a Bari, Vito Albergo già soprannominato Cacone :), venne risoprannominato Cud’ du’ NO!

    • Peucezio says:

      Commerciante? Ma non era un contadino?

      • mirkhond says:

        No, un commerciante di Bari Vecchia.

        • izzaldin says:

          bellissima la storia di Vito Albergo, non la conoscevo!
          i bastian contrari ci sono in ogni paese, e a seconda delle contingenze storiche possono diventare eroi o reprobi

          • mirkhond says:

            Non credo che fosse tanto un bastian contrario, quanto piuttosto uno che non si era piegato alle minacce garibaldine, a differenza dei 5430 votanti a favore del si.
            Tieni conto infine che Bari aveva circa 35.000 abitanti, di cui solo una minoranza fu chiamata ad esprimersi nel plebiscito-farsa……

  117. mirkhond says:

    Padre Giuseppe Buttà, disse che in un seggio di Caserta, da 51 voti che poteva dare, ne uscirono 167 schede.
    Inoltre votarono i comandanti garibaldini anche stranieri.
    Nei paesi ai contadini (dove era permesso loro di votare), il de’Sivo affermò che si diceva loro che il SI era a favore di Francesco II (Fontamara antelitteram!).
    Sul Gargano e in alcuni centri della Capitanata, si rimandò il voto al 6 novembre, in quanto era scoppiata un’insurrezione armata, capitanata da 1500 soldati borbonici che entrarono nei suddetti comuni tra le folle festanti e fedeli a Francesco II!
    La ribellione dovette essere sedata, prima di procedere al broglio anche lì.
    In Basilicata, soprattutto nell’area meridionale della regione, esplose un’insurrezione borbonica il 14-21 ottobre 1860.
    In Calabria, attorno a Catanzaro, nei giorni del plebiscito scoppiò un’altra insurrezione, capitanata da un certo Pellicano Spina, già guardia del corpo di Ferdinando II.
    Non parliamo poi negli Abruzzi, in Molise, nel Principato Ultra (Irpinia), dove le insurrezioni popolari, capitanate da gruppi di combattenti dell’esercito, in molti luoghi impedirono l’apertura dei seggi.
    Negli Abruzzi, i cafoni, si misero la coccarda rossa col Giglio borbonico in mezzo, sul cappello e si fecero scrivere su dei foglietti a tinte grosse NO.
    In un paese dell’Abruzzo, i Piemontesi da poco sopraggiunti, fucilarono addirittura i locali comandanti della collaborazionista Guardia Nazionale, i Fratelli De Fabio, nel novembre 1860, colpevoli di essere passati dalla parte del legittimo Sovrano e di essersi messi alla testa della popolazione locale a favore di Francesco II.
    Infine non votarono i 40.000 soldati nostri, ancora in armi tra Volturno, Gaeta e Sora, ne le aree ancora controllate dal Re.
    In Sicilia, disse padre Buttà, regnò l’ordine come a Varsavia, col ricorso alle squadre mafiose e garibaldine per assicurare il consenso di massa all’unità sabauda, NON voluta dai Siciliani.
    Infine in un rapporto a Cavour del novembre 1860, scritto da Farini, nuovo luogotenente sabaudo in Napolitania, succeduto a Garibaldi, si affermò che su 7.000.000 di Napoletani, non arrivavano a 100 quelli che volevano unirsi col Piemonte sabaudo!

  118. mirkhond says:

    L’ambasciatore inglese a Napoli, affermò che il plebiscito rappresentava la volontà dei Napoletani, come lui era il rappresentante del Sultano ottomano!

  119. mirkhond says:

    Nei giorni del plebiscito era già esplosa quella sollevazione popolare che sarebbe passata alla storia come “brigantaggio” e che sarebbe stata spenta in un mare di sangue, solo intorno al 1875.

  120. Grog says:

    Certo che dire che gli inglesi hanno LA FACCIA COME IL CULO è un insulto sanguinoso al CULO.
    Prima fanno di tutto per affossare il Regno delle due Sicilie, poi per non farsi mancare nulla innaffiano di merda i loro protetti sabaudi.
    L’unica è sperare in DUE GROSSE TESTATE ATOMICHE CHE VETRIFICHINO la perfida albione.
    Grog!

    • Roberto says:

      Prima ci illudono che si tolgono dai maroni e poi stanno ancora qua….

    • PinoMamet says:

      A proposito, notizie dal Regno Unito? come va la carestia? sono già tutti morti di fame? si sono registrati casi di cannibalismo?
      No, perché dopo l’uscita dalla UE queste erano le cose che qualcuno (la UE stessa) prospettava ai britanni 😉

      PS
      Comunque io dal Regno Unito ho visto, dopo la Brexit, dei filmatini abbastanza odiosi di ggggiovani che dicevano, all’incirca, “andate affanculo brutti vecchiacci campagnoli che avete votato per l’uscita e avete rovinato il nostro futuro rendendoci più difficile (ma dove??) i viaggi all’estero e facendoci passare per razzisti!!”

      il che mi ha reso ancora più simpatica la Brexit 😀

      • Mauricius Tarvisii says:

        ” dopo l’uscita dalla UE”

        Quale uscita? 😀

      • PinoMamet says:

        Ma come, non dovevano essere cacciati in malo modo? senza spazio per negoziazioni? o dentro o fuori? adesso è la volta buona che mi (contribuente tedesco) avete stancato, ora vengo lì e vi faccio il culo?
        😉

        boh, nella scuola cui sono stato assegnato continuano tranquillamente a pianificare i soggiorni all’estero, UK compreso, compresissimo, e nulla pare essere cambiato.

        Vuoi vedere che- incredibile, eh?- avevano ragione i britannici, e si poteva liberarsi dalle antipatiche pastoie di Bruxelles, tenendosi tutto il buono?

        • Mauricius Tarvisii says:

          Sì, li si caccia a pedate appena loro comunicano di voler uscire. Ma sembra che vogliano ancora rimanere dentro, tanto è vantaggioso il Brexit 😀

          • PinoMamet says:

            Per loro in effetti si sta rivelando vantaggioso: in pratica, fanno quel cazzo che gli pare, fregandosene altamente delle miancce teutoniche.

            • Mauricius Tarvisii says:

              Veramente è il contrario: sono costretti a sottostare alle regole europee (per loro valgono ancora), mentre sono praticamente estromessi dal processo decisionale.

            • Roberto says:

              Che poi è il famoso modello della “clausola norvegese” tanto decantata oltre manica 😀

            • PinoMamet says:

              Ma costretti a che? se tanto quando gli apre escono?
              mi pare ovvio che hanno il coltello dalla parte del manico, mentre in UE, poracci, sono ancora convinti del contrario…

            • Mauricius Tarvisii says:

              Attualmente il Regno Unito è nell’Unione, è vincolato dal diritto dell’Unione, le sue corti applicano il diritto dell’Unione, se il suo governo viola il diritto dell’Unione viene sanzionato dai competenti organi dell’Unione ed i suoi cittadini possono in ogni momento far valere i diritti che derivano dal diritto dell’Unione e qualsiasi legge inglese violante il diritto dell’Unione sarà disapplicata. Questa è la realtà fattuale, al di là dei desiderata degli euroscettici.
              Poi appena gli inglesi faranno la dovuta comunicazione, si aprirà una fase nuova in cui tutto questo sarà messo in discussione. E in quel momento tu potrai parlare del Regno Unito come paese deunionizzato di Bengodi.
              Ma fino ad allora, la triste realtà è quella di cui sopra.

            • Roberto says:

              Tralasciando per un attimo la descrizione, perfetta, della realtà fatta da Mauricius, ma quale sarebbe questo coltello in mano agli inglesi?

            • PinoMamet says:

              Semplice: gli inglesi vogliono andarsene, gli europei vogliono convincerli a restare.

              Io sono a cena da te. Mi rompo le balle, mi alzo e me ne vado. Benissimo, puoi fregartene e siamo pari. Invece tu mi dici “dai resta”.
              “No”.
              “Se te ne vai muori di fame”.
              “Ahah bella battuta”.
              “Se resti ti do una fetta di dolce”.
              “Tutto”.
              “Due fette…”

              Mi pare abbastanza evidente.

            • Roberto says:

              Non vedo però nessuna doppia porzione di dolce offerta agli inglesi….anzi, la prima cosa che gli è stata detta dopo il referendum è che la famosa lettera di cameron con le condizioni dettate da UK per restare (che io gli avrei infilato dove non si può dire) non è più sul tavolo delle trattative

            • Mauricius Tarvisii says:

              A me invece sembra che gli inglesi vogliano a tutti i costi rimanere…

        • Z. says:

          Pino,

          — Vuoi vedere che- incredibile, eh?- avevano ragione i britannici —

          Sì, a quanto pare basta minacciare i deboli, così potrai ricevere senza dare. Finché i deboli cambiano governo, eleggono Marine Le Pen, e allora dall’UE escono loro prima di te.

        • Roberto says:

          Pino

          “boh, nella scuola cui sono stato assegnato continuano tranquillamente a pianificare i soggiorni all’estero, UK compreso, compresissimo, e nulla pare essere cambiato.”

          Perché ovviamente nulla è cambiato….pensa però al dopo brexit e agli scambi universitari.
          UK esce dal programma erasmus (UKIP ha già detto che troppi stranieri studiano in UK rispetto ai britannici che vanno a zonzo per l’Europa) => gli studenti stranieri pagano tasse universitarie in Inghilterra + assicurazione sanitaria (due precise richieste elettorali dell’UKIP). Ce ne saranno ancora molti di studenti italiani a studiare in Inghilterra? Certo per la famiglia agnelli o tronchetti provera non cambia nulla, giusto due spicci in più, ma per i figli del signor Rossi?

          • Moi says:

            Tutti a far una gran balotta da biassanòt 😉 in Oltrarnoooooooo !!!! 😉 😀 🙂

          • PinoMamet says:

            Secondo me, scusa la franchezza Robbè, non cambierà esattamente un cazzo.

            Le università e le scuole continueranno a fare accordi e scambi, come ormai fanno da tempo, e raiga.

          • Roberto says:

            Scusa Pino ma,concretamente, oggi, per uno studente lambda è più facile farsi un semestre a Londra o a New York? È evidente che le due cose sono possibili e che la prima è più facile della seconda.
            Con il brexit, senza accordi tipo erasmus, Londra diventerà New York
            Mi sembra abbastanza semplice

            • PinoMamet says:

              Ma gli accordi Erasmus continueranno, come tuttora difatti comprendono anche non paesi UE.
              E poi ci sono anche accordi tra scuole e univesità non-Erasmus, mica il mondo finisce lì.

            • Roberto says:

              Pino,
              Ripeto, capisco che il mondo non finisce lì e che anche oggi puoi andare a studiare a Tokyo o New York, ma vuoi veramente sostenere che è la stessa cosa che studiare in Europa?
              Poi che gli accordi continueranno, io lo spero, ma la “guerra agli stranieri che costano tanti soldi al povero contribuente inglese”‘ compresi i perfidi studenti che sfruttano il sistema, non sono io che la faccio ma quelli che hanno voluto il brexit

      • Roberto says:

        Pino,
        Faccio umilmente notare che hanno fatto un casi no pazzesco per uscire e tre mesi dopo non hanno manco iniziato a pensare di uscire.

        Vorrebbero discutere ora le condizioni dell’uscita (in soldoni vogliono restare nel mercato unico ma non vogliono la libera circolazione delle persone) in modo da togliere agli altri Stati l’arma nucleare (dal momento in cui dicono ufficialmente che vogliono uscire, devono completare gli accordi entro due anni sennò escono punto e basta e ciao ciao clausole favorevoli & co).
        Ovviamente commissione e altri Stati hanno risposto, da subito, “nessun negoziato prima della vostra letterina di partenza”… È questo sembra aver un po raffreddato gli inglesi 🙂

        Ergo restano nelle antipatiche pastoie finché non capiscono che in un mondo normale uno scambio vuol dire dare e ricevere non solo ricevere

        • Z. says:

          Sì Robbè, ma nella sostanza Pino ha ragione: per ora agli inglesi non sta andando particolarmente male.

          Finché i governi di Francia e Germania si lasceranno prendere a schiaffi per la paura di perdere le elezioni – paura giustificata, dato che è esattamente ciò che meritano – la Brexit non iniziarà nemmeno.

          Poi a forza di farsi schiaffeggiare diventeranno ridicoli agli occhi dei loro elettori, la destra populista vincerà le elezioni in Francia e Germania e allora altro che Brexit.

        • Roberto says:

          Non gli sta andando né meglio né peggio perché la loro situazione è esattamente identica a quella del 22 giugno.
          Quindi l’affermazione di Pino “avevano ragione che potevano liberarsi dalle pastoie tenendosi il buono” non corrisponde al vero, nel senso che non si sono liberati da nessuna pastoia (noto incidentalmente che non c’è più il commissario inglese…)

        • PinoMamet says:

          Vabbè Robbè, risentiamoci tra due anni, quando dovrai darmi ragione 😀 😀

          • Mauricius Tarvisii says:

            Dici che tra due anni saranno finalmente usciti? Sei ottimista 😀

          • Roberto says:

            Due anni a partire dalla data della letterina 😉

            Ma fammi sognare: nel frattempo la city si trasferisce a Lussemburgo, lussemburgo diventa Manhattan, io vendo la mia casa a 10 volte il suo valore e ci incontriamo nell’isola greca che mi comprerò e dove mi ritirerò a godermi una pensione leggermente anticipata

            Benissimo
            🙂

            • PinoMamet says:

              Non riesco a vedere un solo motivo per cui la City dovrebbe trasferirsi, con tutti i posti del cazzo che ci sono al mondo (sempre in modalità scusa la franchezza) proprio in Lussemburgo!
              Ma magari a Singapore! alle Bahamas! o magari stare in un bel posto fuori dalla UE… tipo Londra?
              😉

            • Mauricius Tarvisii says:

              Diverse multinazionali hanno già fatto i bagagli alla volta di Dublino. E credo che l’appartenenza all’Unione abbia avuto in questa scelta un peso più determinante della qualità della birra.

            • PinoMamet says:

              C’è sempre chi si lascia fregare dalla propaganda 😉

            • Mauricius Tarvisii says:

              Pino, ti rinnovo l’invito che ti fece Z una volta: usa questi buoni argomenti per convincere gli inglesi a levarsi dalle palle in fretta, perché mi pare che stiano tergiversando un po’ troppo alla luce delle magnifiche sorti e progressive a cui li dovrebbe condurre l’uscita dall’Unione 😀

            • Roberto says:

              Un motivo c’è.
              Per vendere i loro prodotti del cazzo in Europa (vivono di quello in fin dei conti), le banche hanno bisogno di una sede nell’UE. Sennò niente passaporto UE.
              Certo, possono scegliere Dublino o forse Parigi ma sicuramente qualcosa arriverà pure nel granducato

              Qui qualche spiegazione più tecnica, ma se googli “servizi finanziari passaporto UE” troverai il motivo che cerchi

              https://www.assinews.it/07/2016/caccia-al-passaporto-ue/660022300/

            • Roberto says:

              Sempre sul l’unico motivo, vi avevo raccontato del caso jpmorgan (il lunedì dopo il referendum hanno comunicato che entro Natale trasferiranno 700 impiegati da Londra a Dublino)

              https://www.ft.com/content/c1b5a3cc-4905-11e6-8d68-72e9211e86ab

              Ma quelli sono banchieri americani, si lasciano fregare dalla propaganda 😀

            • PinoMamet says:

              Grazie del tentativo, siete quasi convincenti.
              😀

              Maurì: credo che il numero esorbitante di tuoi omloghi frenatori britannici sia il motivo- l’unico- per cui il Regno Unito tergiversi. Oltre a quello si trappare condizioni migliori alla bolsa UE, naturalmente 😀

              Robbè: se la City, dice l’articolo, è il centro finanziario dell’Europa, finito il momento di terrorismo psicologico spinto fortemente voluto dalla UE saranno i paesi UE a cercare passaporto britannico, e non vicersa. 😉

              Provare per credere!!

            • PinoMamet says:

              “Ma quelli sono banchieri americani, si lasciano fregare dalla propaganda 😀 ”

              bella battuta, ma ne ho una migliore:
              quelli la propaganda la fanno 😉

            • Roberto says:

              Ti lascio per il momento con una domanda: ad una banca americana, o coreana, o giapponese, che oggi ha la sede al Londra per il solo ed unico motivo di cui sopra (passaporto UE), che gli frega di restare a Londra nelle more delle discussioni fra UK e UE?

            • Mauricius Tarvisii says:

              “credo che il numero esorbitante di tuoi omloghi frenatori britannici sia il motivo”

              Ah, ecco, ci sono i gufi, i disfattisti e i sabotatori che impediscono al Governo di fare il Bene del Paese 😀

            • habsburgicus says:

              gli inglesi sono un grande popolo..non sbagliano mai (o almeno, non troppo)
              è una triste verità cui mi ha convinto la Storia e l’esperienza
              il cuore è per la Germania (il 1914, venuto troppo presto, e dunque causante la fine della prospettiva di un’Europa a guida tedesca, è stato una catastrofe) ma la ragione è per gli inglesi…
              i tedeschi non sanno far politica…e perdono sempre !
              dunque se gli inglesi scelgono il brexit vuol dire che a loro conviene..mica sono italiani, loro ! dove fanno cose disastrose per l’Italia solo “perché ce lo dice l’Europa” !
              perché allira no escono ?
              forse perché nel limbo, al momento, godono ancor di più ! e l’inglese sa fare i suo interessi, ribadisco
              comunque molto creda dipenda dalle elezioni USA
              vincesse l’America (cioè Trump) non è impossibile che colà ove si puote si decida di abbandonare al suo destino la UE, causando una rivoluzione diplomatica
              se invece vincesse l’ossessa Hilary è possibile che decidano di imporre il ritorno di Londra nell’UE ed in tal caso converrebbe non essere ancora usciti

            • Mauricius Tarvisii says:

              Ho descritto la situazione attuale e perché non è affatto un limbo.
              Io capisco che in confronto agli amati crucchi gli albionici ti sembrano delle cime, ma io speravo nel Brexit proprio perché odio gli inglesi 😀

            • Roberto says:

              Habsb,
              Io ho seguito abbastanza attentamente la campagna brexit e francamente sono convinto che più che la razionalità (= saper fare i loro interessi) abbia giocato l’antipatia per l’Europa.
              Gli inglesi da sempre detestano l’UE, prima di tutto a livello semplicemente epidermico (complice anni di stronzate pubblicate sulla stampa scandalistica). Poi certo ci sono quelli che fanno discorsi più o meno condivisibili ma in ogni caso razionali, ma il primo livello è quello dell’antipatia tout court. Immagino che dipenda dal disprezzo per i continentali, dall’illusione di avere ancora un impero e di contare ancora qualcosa, da un mai sopito senso di superiorità o cose simili. Ma tutto questo non ha nulla a che vedere con la razionalità.

            • Roberto says:

              Sempre Habsb,
              Ti faccio un esempio di discussione che ho avuto
              Tizio che lavora in una fabbrica di macchine “noi vendiamo a voi il 70% della nostra produzione, avete bisogno di noi”
              Io “ok, ma se l’Europa vorrà eliminarvi dal mercato per favorire i suoi produttori, basterà cambiare uno standard, chessò motori euro15, e voi dovrete adattarvi, senza poter influire sulle regole”
              Tizio “non potete farlo perché avete bisogno di noi”

              Ora, magari sbaglio, e spero che qualcuno abbia argomenti razionali per farmi capire l’errore, ma a me questa cosa di subire le regole di un mercato senza poter influire (clausola norvegese) mi sembra una vera cazzata.

            • PinoMamet says:

              Io già scrissi all’epoca che i giapponesi non sono nella UE, eppure io guido una macchina giapponese (e di quel modello in giro ne vedo parecchie…)

              non mi risulta che per doversi adeguare alle regole europee i giapponesi siano ridotti a mangiare un pugno di riso…

            • Roberto says:

              Ah già il Giappone, questa la dovete leggere perché è divertente (c’è pure un link alla lettera)

              http://uk.businessinsider.com/japan-brexit-note-to-britain-2016-9

            • Roberto says:

              Qui rispondono ancora a Pino sul motivo per cui la city dovrebbe trasferirsi a Lussemburgo

              “If Japanese financial institutions are unable to maintain the single passport obtained in the UK, they would face difficulties in their business operations in the EU and might have to acquire corporate status within the EU anew and obtain the passport again, or to relocate their operations from the UK to existing establishments in the EU.”

              Anche loro vittime della propaganda?

            • Peucezio says:

              Gli inglesi diventeranno il cinquantunesimo stato degli Stati Uniti (di fatto lo sono già) e glie ne fregherà di stare in Europa quanto frega al Wyoming.

            • Roberto says:

              Diventeranno? Lo sono già…

            • PinoMamet says:

              “Anche loro vittime della propaganda?”

              Più che altro non c’entra niente.
              La financial institution Peppino Yamashita ha sede europea a Londra, sospetta che dopo la brexit gli converrà aprirne una anche a Dublino.

              Ottimo per l’Irlanda, suppongo- insomma, meglio di niente- poco più di una seccatura per la Peppino Yamashita, e probabilmente si faranno due o tre potacci di accordi e non si farà nulla del tutto e rimarrà tutto come prima.

            • Roberto says:

              Vabbè Pino,
              Lascio perdere perché non porta a niente discutere così.

              Ricordo che siamo partiti dalla tua osservazione:
              “Non vedo un motivo per il quale la city si dovrebbe trasferire in Lussemburgo invece che Singapore o Bahamas”

              Ti ho dato un motivo più che concreto: a chi lavora nella city serve una sede nell’UE per continuare a lavorare (non ti parlo di simboli e ideali: proprio di cose concrete, niente sede UE, cambi lavoro)

              Ti ho fatto notare che banche americane e governo giapponese dicono quello che dico io

              …e mi rispondi “tutto sarà come prima”….

              Auguro agli amici inglesi che tu abbia ragione è che si scavino dai maroni prima possibile

              • “a chi lavora nella city serve una sede nell’UE per continuare a lavorare”

                Ecco, è questo che non mi è chiaro.

                Se pensiamo al Regno Unito come una specie di mega Isola Cayman che intercetta i traffici planetari tra Dubai, Hong Kong e New York, perché deve stare dentro l’UE?

                Guarda che lo dico da ignorante, non da persona che pretende di avere ragione.

            • PinoMamet says:

              “Ti ho fatto notare che banche americane e governo giapponese dicono quello che dico io”

              Ma non è vero.
              Stanno dicendo “ forse ci servirà aprire anche una sede da qualche altra parte”.
              Non mi pare affatto la stessa cosa.

            • Roberto says:

              Miguel,
              Vabbè che è domenica e siamo pigri, ma leggili quelle cose che ti ho linkato, spiegano chiaramente il meccanismo del passaporto UE (per le banche non per le persone)

              • “Vabbè che è domenica e siamo pigri, ma leggili quelle cose che ti ho linkato,”

                più che pigrizia, devo consegnare tre traduzioni contemporaneamente, vengo qui come quelli che prendono un caffè in pausa lavoro 🙂

                Dei tre link che vedo, Assinews non si apre (problemi di “sicurezza” con l’ultima versione di Firefox), Financial Times è solo per gli abbonati, mi limito quindi all’articolo sui giapponesi.

                Colgo due questioni:

                1) i giapponesi vogliono mantenere il rapporto tra le loro aziende sul Continente e quelle sull’isola

                2) non vogliono restrizioni sull’immigrazione, presumibilmente di tecnici giapponesi, ma forse anche di manodopera generica.

                Due obiezioni comprensibili, cui posso obiettare:

                1) le imprese giapponesi sono importantissime e certamente hanno bisogno di costituire un’unica rete commerciale all’interno del continente/isola. Però non so quanto siano rappresentative dell’economia mondiale oggi.

                2) Brexit può rendere più difficile il passaggio sul continente, ma di per sé non implica particolari restrizioni sull’immigrazione extra-europea.

            • Roberto says:

              Pino siamo razionali:

              Hai una banca americana con 2000 impiegati a Londra (piccolina quindi).
              1000 gestiscono fondi europei e quindi dopo il brexit non potranno più lavorare per la storia del passaporto europeo.

              Che fa la banca, li lascia lì a non far niente e mette altri 1000 a Dublino?
              Li trasferisce a Dublino e mantiene due sedi con i relativi costi?

              • “Che fa la banca, li lascia lì a non far niente e mette altri 1000 a Dublino?
                Li trasferisce a Dublino e mantiene due sedi con i relativi costi?”

                Esempio chiaro.

                Butto lì la mia ipotesi.

                Apriranno la sede a Dublino con 1000 impiegati per gestire i fondi europei, ma terranno 2000 impiegati a Londra per gestire i nuovi rapporti con Dubai e Hong Kong, liberati dai vincoli europei.

            • Roberto says:

              Ok miguel allora Google passaporto europeo servizi finanziari

            • Mauricius Tarvisii says:

              “per gestire i nuovi rapporti con Dubai e Hong Kong, liberati dai vincoli europei”

              Tanto è vero che nella City erano per rimanere nell’asfissiante UE, tanto è vantaggioso per loro il Brexit (o anche quelli della City si faranno condizionare dalla propaganda della City? Ma chi è che orchestra ‘sta propaganda allora?) 😀
              Mi pare invece che se tu restringi il mercato finanziario londinese dal lato europeo, questo sarà meno interessante anche per gli investitori extracomunitari.

          • PinoMamet says:

            Tra due anni spero che saremo usciti tutti.
            Troppo ottimista? 😉

            • habsburgicus says:

              sempre più d’accordo con Pino ! 😀

            • Mauricius Tarvisii says:

              Allora dovete solo convincere gli inglesi, visto che a quanto pare siamo io e Roberto a strattonarli dentro 😀

            • Z. says:

              No Pino, a mio avviso può essere che tu abbia ragione.

              Se Marine Le Pen vince le elezioni in Francia, e Hollande sta facendo tutto il possibile perché succeda, non è improbabile. Capiamoci: probabilmente non avremo già finito il processo – richiede tempo – ma saremo avviati a chiudere.

              Quello che cerco di sostenere – al di là del battutismo da Scanzi e dell’aforistica da blog, che non mi interessano – è che il Regno Unito non se ne andrà a meno che, e fino a che, non verrà cacciato fuori.

            • Zhong says:

              Gli inglesi sono poco teorici e molto pratici.. secondo me usciranno solo se e quando chiaramente gli conviene.

            • PinoMamet says:

              ” è che il Regno Unito non se ne andrà a meno che, e fino a che, non verrà cacciato fuori.”

              certo.
              e io ho avuto una straordinaria esperienza di produzione cinemtografica, addirittura internazionale, e ho capito una cosa: che a volte occorre proprio farsi buttare fuori… quando conviene 😉

            • Z. says:

              Se starsene fuori convenisse se ne andrebbero di corsa. Invece non hanno nemmeno deciso formalmente se farlo o meno, e cercano di non farlo proprio.

              Quelli che hanno promosso il referndum sono i primi a non volersene andare. Farage ha dichiarato che non c’è fretta e che prima di dieci anni non se ne parla…

              Io ero e resto per la Brexit, e quindi miseriaccia, che brescano 🙂

            • Zhong says:

              “Quelli che hanno promosso il referndum sono i primi a non volersene andare. ”

              Infatti Theresa May, che non era per la Brexit, ha affidato proprio a Boris Johnson la preparazione della Brexit 😀

      • “A proposito, notizie dal Regno Unito? come va la carestia? sono già tutti morti di fame? si sono registrati casi di cannibalismo?”

        Immagino, da ignorante, che ci siano molti livelli diversi in questioni di questo tipo. Anche accettando tutti i ragionamenti che fanno gli “europeisti” sull’utilità di restare nell’UE, la vocazione economica di Londra è sempre stata roba che gli “europei” manco si sognano: petrolio, zanne d’avorio, oro, incenso, mirra e schiavi, e gli inchini e gli intrighi di inturbantati potenti d’Oriente e d’Africa, in mano a signori dai cappelli buffi che creano e fanno svanire denaro con un sorriso appena accennato.

        Il Continente mi sembra più che altro una zavorra, per queste cose.

    • PinoMamet says:

      ..e devo dire, tutto sommato realistico (poi ok, sei di Parma anche se sei un orribile fighetto che frequenta via Farini o una figa di legno travestita da fashionista niuorchese o uno studente fuori sede che qui non c’è il sole del Salentu e scrive ciao beddhra- sì, è di Parma anche lui- ma vabbè…)

      PS
      per Mirkhond: sì, le colline che si vedono nell’inquadratura finale sono quelle del parmense.

  121. Moi says:

    A proposito, di Briganti, Tribalismi “Autoctoni” Identitari , “Mores” Ottocenteschi e altri temi che “tirano”, qui :

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/09/04/news/bisceglie_duello_rusticano_tra_famiglie_un_uomo_accoltellato_al_torace_e_grave-147153700/?ref=drnh21-2

    Bisceglie (BAT), duello rusticano tra famiglie: un uomo accoltellato al torace, è grave
    Le continue liti tra i due nuclei che abitano nello stesso condominio sono finite nel regolamento di conti in piazza. Si sono affrontati i maschi delle famiglie armati di coltelli e mannaie

    • izzaldin says:

      quante ne succedono di queste faide.
      quest’anno a Palermo nello stesso giorno ci furono un morto a causa di una questione di panni stesi e un altro per discorsi fra figli minori