L’Università della selfie-seduzione

Oltre vent’anni fa, il mediologo Régis Debray scrisse un meraviglioso e legibilissimo libretto, Lo Stato seduttore, in cui previde uno dei meccanismi decisivi dei nostri tempi. Guardando semplicemente il mondo televisivo, riuscì a profetizzare ciò che sarebbe successo ai tempi di Internet.

In sintesi, lo Stato (di cui quello francese è il più auto-aureolato di tutti) è intimamente legato alla cultura del libro. Le immagini sono poche e consistono in genere nella statua di qualche remoto personaggio a cavallo nella piazza pubblica.

I libri si leggono a scuola e in sequenza: prima si legge il Volume I, e solo dopo che l’Esame ha accertato che lo hai capito, passi al Volume II e così via finché lo Stato, custode di tutti i passaggi, non ha plasmato perfettamente il Cittadino.

Lo Stato ha il controllo delle comunicazioni. Se non censura direttamente, ha il monopolio delle poste e del telegrafo e comunque la stampa si informa su ciò che dicono i comunicati di palazzo. I media commentano lo Stato.

Con l’esplosione della cultura dell’immagine, con la sua simultaneità e mancanza totale di storia, tutto si rovescia.

Il Presidente del Consiglio si sveglia ogni mattina chiedendosi come deve reagire all’ultima notizia-spettacolo della televisione (o all’ultimo tweet, per aggiornare Debray), in modo da risultare simpatico e in empatia. Anche i provvedimenti dello Stato saranno continue leggi ondivaghe di emergenza per rispondere a qualche scarica emotiva di immagini (le demenziali oscillazioni sulla questione dei migranti/profughi in questi mesi ne è un caso estremo).

Nasce così lo Stato Seduttore. Lo Stato commenta i media.

La scuola diventa l’ultima (e più noiosa) fonte di informazioni, e si deve trasformare in una copia piuttosto ridicola e burocratica dei prodotti ben più divertenti che i media spettacolari producono.

Il risultato è ovviamente il collasso della sacralità laica dello Stato e della Scuola. Ma in fondo, Stato e Scuola esistono perché tanti ci credono; e quindi assieme alla sacralità, si dissolvono le strutture stesse.

Un clamoroso esempio.

L’Università di Parma, accanto al sito istituzionale, ha deciso di scendere ancora di un gradino, aprendo un apposito sito di marketing per sedurre giovani scarsamente interessati ad acquistarne le merci.

Il sito presenta al diciottenne di turno “Il mondo che ti aspetta”, raffigurato tra l’altro in questa immagine:

parma-birraCon un fruscio di hashtag e un sorrisino finale, il sito dell’Ateneo spiega:

Eccoci con il nostro consueto appuntamento del giovedì, relativo al progetto #StudiareAParma, ideato in collaborazione con @unipr.it. Complimenti quindi a @caterru che ci ricorda che studiare a #Parma significa anche poter sorseggiare una buona #birra artigianale in #pilotta con i #compagni di #corso, magari dopo una #lezione pesante o un #esame importante! È questa la foto Best of the Week scelta per voi dal team #IgersParma! Vi piace? Ricordatevi di contribuire con le vostre foto, usando gli hashtag #StudiareAParma, #UniPR e #IgersParma 😉

A Parma è evidentemente sempre primavera avanzata. Infatti, l’Offerta Formativa non è sempre alcolica, ma è sempre adatta alle belle giornate:

ciaccoLa didascalia spiega:

#Repost @ciaccogelato with @repostapp ・・・ Gusto tiramisù. Dedicato agli amanti dei gusti tradizionali. #ciaccogelato #gelato #tiramisu #italy #italian #realgelato #parmacityofgastronomy #unipr #studiareaparma

Nel Mondo che Ti Aspetta, tra un gelato e una birra, si può anche fare  cultura. E lo dimostra questo esempio, da leggere lentamente, par@la x par@la:

parma-selfie@the.strange.days ・・・ da venerdì 1° a sabato 3 aprile | 72 ore Strange Spaces SELFIE #EXPRESS YOUR FOOD IDENTITY – 3.0 a cura di Elena Fava Photo by Edoardo Fornaciari Selfie #Express your Food Identity è il workshop fotografico nato nel 2014 nell’ambito del @mastercomet_unipr, per rileggere la tipicità in chiave Selfie e comunicare in maniera creativa la relazione cibo-territorio-identità. Vero e proprio work-in-progress, ogni anno il progetto viene rivitalizzato da una nuova photogallery di Food-Selfie ideati dai corsisti del Master COMET con la regia del fotoreporter Edoardo Fornaciari. L’edizione Selfie #Express your Food Identity – 3.0 verrà lanciata al WoPa Temporary Parma, in occasione di @the.strange.days. L’esposizione proseguirà a Palazzo Pigorini nella mostra “The Art of Food Valley”, a cura di @chiaracanali – all’interno di @parma360festival! @federicabianconi @wopatemporary @spzentropia @solaris.events @parma360festival @comuneparma ‪‪#thestrangedays‬ ‬#wopatemporary #parma #events #artoftheday #artsy #instaart #instalike #tagsforlikes #visual #all_shots #snapshot #photooftheday #kitsch #strange #follia #mastercomet #universitàparma #studiareaparma #parmacityofgastronomy #parma #expressyourfoodidentity

Evitiamo di moralizzare. Quando uno si mette a fare il buffone, possiamo riderci. Quando un’intera società si mette a fare il buffone, c’è evidentemente in atto una trasformazione radicale del mondo, e dobbiamo capirla.

Non per adeguarci, ci mancherebbe, ma per sopravvivere all’inverno.

Print Friendly, PDF & Email
This entry was posted in riflessioni sul dominio, società dello spettacolo and tagged , , , . Bookmark the permalink.

260 Responses to L’Università della selfie-seduzione

  1. Zhong says:

    Nell’era Vittoriana inventarono le baby bottles. In effetti era progresso ma non sapevano ancora che bisognava lavarle e ci fu un ecatombe di neonati. Il progresso va avanti facendo errori. Credo che nel campo educativo siamo piu’ o meno a quel punto. Non credo che sia cosi’ nelle universita’ migliori, ma per la gran parte degli studenti e’ cosi’. Non ho ancora capito se tutti gli studenti formati in questo modo poi possono davvero fare disastri o se, in seguito, vengono resi innocui in un qualche modo.

    • “Nell’era Vittoriana inventarono le baby bottles. In effetti era progresso”

      Dipende cosa intendi per progresso.

      Dal punto di vista biologico, il latte artificiale – anche quello prodotto oggi con un secolo di scienza in più – non è assolutamente all’altezza del latte materno.

      Dal punto di vista imprenditoriale, avere le donne libere di tornare al lavoro a due settimane dal parto è in effetti un progresso, e permette di evitare leggi regressive che premiano le donne fannullone che fanno figli e pretenderebbero pure di farsi pagare uno stipendio 🙂

      • Andrea Di Vita says:

        @ Martinez

        In realtà credo che qui non ci sia nè un vero progresso nè un vero regresso.

        In passato l’Istituzione (il Governo, la Scuola ecc.) fondava la sua legittimità sulla salvaguardia di un Valore, la Virtù (temine elastico con cui si intendevano in realtà molte cose diverse). La Comunicazione era dunque finalizzata a mostrare quanto bene l’Istituzione difendesse la Virtù. Si esaltava il coraggio e la saggezza dei monarchi, l’industriosità degli imprenditori, l’oculatezza dei banchieri, la dottrina dei docenti, la santità del clero… con monumenti, dipinti, stemmi araldici, discorsi pubblici, poesie ecc. L’oggetto della Comunicazione poteva benissimo essere una menzogna (il monarca poteva essere un inetto, il docente un incompetente ecc.) e spesso lo era. La cosa, contrariamente a quanto afferma Debray nel tuo post, non era a senso unico. Lo dimostra tutta la serie di pesanti obblighi di cui era intessuta la vita del monarca, tesi ad esaltare la sacralità della sua persona: il re Sole defecava solo in presenza di tutta una serie di cortigiani, e non si alzava dal letto senza un marchese a porgergli la pantofola sinistra e un conte la pantofola destra. Ancora di recente, i Sottotenenti di complemento dell’Esercito Italiano erano chiamati N.H. (Nobili homines) ed erano ammoniti a non farsi mai trovare in compagnie di donnine di facili costume fuori dalle caserme, per non indebolire l’immagine di virile “abnegazione” (cito alla lettera) delle Forze Armate.

        Oggi la Virtù è la Competitività Sul Mercato. La Comunicazione prende la forma di uno spot pubblicitario, il che non stupisce visto che la pubblicità è la forma d’artigianato diffusa capillarmente oggi come lo era l’attività dei cantastorie e degli illustratori di vetrate di chiesa ieri. E’ altrettanto falsa e vuota del passato: i giochi di potere non vengono mai alla luce se non involontariamente, proprio come una volta. Oggi come ieri l’Istituzione rimane sensibile alla percezione della propria immagine da parte di quelli che ambisce a fare diventare suoi clientes/clienti.

        Cos’e’ cambiato?

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Peucezio says:

          E’ cambiata la sostanza.
          Fino a un certo punto (ancora in piena modernità: non sto facendo un discorso reazionario stavolta) si è perseguita la competenza, oggi no (in Occidente; vai in Cina o in India a proporre simili cazzate e vedi dove ti mandano…).

          Il problema non è tanto l’involucro più bello (di per sé non ci sarebbe nulla di male), è che il contenuto non c’è: in Occidente ormai si ritiene che una società possa funzionare senza che nessuno sappia fare un cazzo.

          • Andrea Di Vita says:

            @ peucezio

            Non sono d’accordo. Il contenuto c’é, e come se c’è! E’ la Capacità Di Stare Sul Mercato. Che NON è uguale alla Capacità Di Saper fare Le Cose, ma è uguale alla Capacità Di Vendersi.

            Lo spiega molto bene Leonardo Di Caprio nel film “Il Lupo Di Wall Street” .

            Se ha ragione MacLuhan a dire che “il mezzo è il messaggio”, allora non c’e’ dubbio che la comunicazione dell’Università di parma coglie nel segno.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • “Il contenuto c’é, e come se c’è! E’ la Capacità Di Stare Sul Mercato. Che NON è uguale alla Capacità Di Saper fare Le Cose, ma è uguale alla Capacità Di Vendersi.”

              La stessa università di Parma definisce quello un “sito di marketing”.

          • Z. says:

            Per decidere se la comunicazione di UniPR coglie nel segno, più che basarci su opere letterarie e cinematografiche, dovremmo vedere se e di quanto aumentano gli iscritti 🙂

          • Peucezio says:

            Andrea, ma se non ci sono cose che si sanno fare, che vendi?
            Il mercato non è un contenuto, è uno scambio. Presuppine qualcosa che venga scambiato.

        • “Cos’e’ cambiato?”

          Molte cose che dici sono vere.

          Debray comunque ha in mente una costruzione archetipico, che è lo Stato Francese, modello dell’organizzazione della modernità, con il rapporto tra istituzioni anonime: la Politica, la Scuola, l’Esercito.

          Lo Stato non può entrare in competizione che con altri Stati. Se entra in competizione con qualcosa che dovrebbe essergli sottoposto, è finito.

          Ma se è finito lo Stato, è finito anche ogni progetto politico. Ad esempio, quello di fare scuole che “formino”.

          Questo non è necessariamente un male: un mondo con meno tecnici delle armi e meno inventori di roba inquinante sarebbe un mondo comunque migliore 🙂 Non cadiamo nella retorica dei nostalgici dell’Ancien Régime.

          Però constatiamo che il Re è morto e al suo posto non c’è un nuovo progetto.

          • Andrea Di Vita says:

            @ Martinez

            L’Oltrarno è un esempio di politica senza Stato.

            Finito lo Stato, non finisce la politica, ma continua.

            Il che allo Stato non piace, perchè porta all’assenza di Stato pur rimanendo in presenza di regole convivenza condivise, ossia all’Anarchia. (Dubito che all’Oltrarno vi scanniate e stupriate vicendevolmente, pur in assenza di uno Stato nel pieno esercizio delle sue funzioni).

            La risposta dello Stato, fin qui molto efficace, si chiama Guerra.

            Per preparare la quale, come dimostra (stando a Bertrand Rusell) l’esempio del’Impero del Mikado, serve un’Istruzione di massa senza Educazione del cittadino, ossia la Scuola.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • “L’Oltrarno è un esempio di politica senza Stato.

              Finito lo Stato, non finisce la politica, ma continua. ”

              Certo, e infatti è questa la scommessa, forse non vincente ma l’unica possibile.

          • Z. says:

            Miguel,

            a meno che in Oltrarno non abbiate campi di grano, università autonome e miniere di coltan, mi sa che siete autonomi dallo Stato grosso modo quanto me 🙂

  2. Zhong says:

    OK ok ma era solo un esempio di un qualcosa di nuovo che sembra utile e poi e’ un disastro.

    L’ Eternit sarebbe un altro esempio valido..

    • “L’ Eternit sarebbe un altro esempio valido.”

      Certo, concordo totalmente.

      Ma qui non siamo di fronte alla proposta di un diverso metodo di studio.

      Qui siamo di fronte a un rimedio estremo al calo delle iscrizioni:

      http://www.parmaquotidiano.info/2015/01/12/studenti-fuga-da-parma-il-calo-delle-matricole/

      Il problema è che quando un burocrate di un ufficio dell’Ateneo si mette a fare concorrenza agli ultimi videogiochi, il risultato resta comunque perdente.

      Questo non vuol dire ovviamente che esista un’alternativa, che “dovrebbe fare diversamente.”

      Il collasso dello Stato e della Scuola sono fenomeni storici, come la dissoluzione del Comune medievale o delle monarchie assolute.

      Il punto però è che i sistemi storici precedenti sono stati dissolti da forze che andavano “oltre”, perché avevano infinite nuove frontiere e nuove risorse da conquistare, e infiniti luoghi in cui scaricare le scorie.

      Oggi abbiamo raggiunto il limite di ciò che si credeva “infinito”, e per questo non esiste alcuna “nuova” forza storica in grado di sostituire Stato e Scuola.

      • Peucezio says:

        Mah… a me però non sembra l’esito estremo di un fenomeno espansivo, ma il segno di una parabola storica ormai discendente.
        Perché – sarà la centesima volta che lo ripeto, ma credo sia un nodo cruciale per capire la contemporaneità in un’ottica non occidental-centrica, cioè provinciale, visto che l’Occidente sta perdendo l’egemonia – nei paesi emergenti non funziona così. Lo stato è fortissimo (incoraggia il potere economico privato ma lo indirizza e all’occorrenza lo limita; a volte lo crea e lo dirige) e i sistemi educativi sono serissimi.

        E non sono sicuro che anche lì presto faranno come da noi: l’umanità non può non accorgersi che serve saper fare le cose: oltre un certo limite si muore: non funziona più la distribuzione dei beni primari, del cibo, gli ospedali… O succede che qualche incompetente fa saltare per aria qualche centrale atomica e moriamo tutti, oppure si fa in tempo a correre ai ripari, inizialmente con qualche toppa e poi ricominciando a trasmettere competenze (d’altronde la trasmssione di competenze è un universale storico: quando apparentemente si è interrotta e ci sono state grosse cesure, non è mai scesa sotto il livello necessario alla sopravvivenza; peraltro nel Medioevo si sono smarrite competenze elitarie, si sono andate perse un’enorme quantità di opere letterarie e filosofiche, ma contemporaneamente la cultura materiale, la tecnologia agricola progrediva).

        • Andrea Di Vita says:

          @ peucezio

          “l’umanità non può non accorgersi che serve saper fare le cose”

          Certo che può: basta che muoia prima in trincea. Così il ciclo ricomincia.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco says:

            esagerato! basta che l’auto si fermi e vedi come la competenza torna a essere un Valore sociale

            😀

            • “esagerato! basta che l’auto si fermi e vedi come la competenza torna a essere un Valore sociale”

              L’esistenza dell’auto dimostra che di rado la gente agisce così razionalmente.

              Ogni auto costa molti soldi.

              Ogni auto crea dipendenze politicamente insostenibili da reti di rifornimento internazionale.

              Ogni auto arreca un danno ambientale e di salute incalcolabile, che ricade su tutti, utenti e parenti degli utenti fino alla settima generazione almeno.

              Ogni auto in più rende più frustrante l’esperienza degli automobilisti, che mentre sono bloccati in fila da altre centomila auto, sognano un mondo intero trasformato in parcheggio.

              Conseguenza di tutti questi ragionamenti?

              La gente vuole sempre più auto.

          • Francesco says:

            Miguel

            non sono ragionamenti, sono luoghi comuni

            e non inficiano il mio punto, che vale se si blocca la bicicletta o il PC o qualsiasi aggeggio che non si sa riparare da soli

            ciao

          • Mauricius Tarvisii says:

            “L’esistenza dell’auto dimostra che di rado la gente agisce così razionalmente”

            http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/11/26/il-paradosso-di-braess/

          • Roberto says:

            Miguel,
            Dai alla gente trasporti efficienti, veloci, puliti e pratici e lasceranno la macchina in garage.

            • OT

              fantastico, il capobanda che l’Occidente ha deciso deve essere il Presidente Legittimo della Libia, che finora però si nascondeva a Tunisi, è riuscito a sbarcare nella capitale della Libia… su di un gommone.

              Imperdibile svolazzo retorico, letta su Repubblica. Mentre chi controlla effettivamente Tripoli minacciava di arrestare l’immigrato clandestino,

              “L’arrivo di Serraj a Tripoli è stato accolto con grande soddisfazione dalla comunità internazionale. A cominciare dall’inviato dell’Onu, Martin Kobler, che ha sottolineato come si tratti di “un passaggio importante nella transizione democratica libica, sulla strada della pace, della sicurezza e della prosperità” e come sia “urgente un pacifico e ordinato passaggio dei poteri” al governo di unità nazionale libico.”

              Piccolo problema: l’Occidente riconosce, oltre all’immigrato sul gommone, anche un finto parlamento, che si riuniva fino a non molto tempo fa su un traghetto greco affittato per l’occasione e piazzato in mezzo al mare davanti a Tobruk. E adesso quelli del traghetto non riconoscono quello del gommone.

        • “nei paesi emergenti non funziona così. Lo stato è fortissimo (incoraggia il potere economico privato ma lo indirizza e all’occorrenza lo limita; a volte lo crea e lo dirige) e i sistemi educativi sono serissimi.”

          in parte è vero.

          Ma proviamo anche a vedere altre ipotesi:

          – i “paesi emergenti” non sono paesi emergenti, sono paesi bolla, che con fantastica determinazione stanno ripetendo tutti gli errori che ha commesso “l’Occidente”, e che campano come parassiti dell’Occidente (vedi outsourcing, rimesse di emigrati, ecc.), finché rimane un dislivello tra Occidente e Cina/India ecc. Poi ci sarà una distesa infinita di rottami inquinanti e di sovrappopolazione, senza nemmeno i marziani a cui vendere qualcosa.

          – La scuola è seria, finché questa generazione sa che l’alternativa è la fame. Ma dubito che i figli dei miliardari indiani studino seriamente.

          • Andrea Di Vita says:

            @ martinez

            Ho conosciuto il figlio di un miliardario Pakistano.

            Con lui (mi confidò) usavano il frustino.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

          • izzaldin says:

            Ho conosciuto il figlio di un miliardario Pakistano.

            Con lui (mi confidò) usavano il frustino.

            🙂

            pensa che nella piccola/media borghesia palermitana (parlo di questa perché la conosco, non escludo fosse una moda nazionale, anzi..) fino agli anni ’50/’60, capitava di vedere bambini portati in giro con il guinzaglio. non scherzo eh.

          • Peucezio says:

            Miguel,
            a me sembra che sia l’Occidente a campare come parassita loro, visto che loro producono ancora e noi non lavoriamo e non produciamo più.

            Inoltre non darei per scontato che loro siano una fotocopia dell’Occidente in ritardo di qualche decennio.
            Il modello lo impone chi esercita l’egemonia. Siamo già in un mondo multipolare. E’ possibile che l’egemonia dell’Occidente finisca (è già stata erosa fortemente). A quel punto si impongono modelli nuovi e saremo noi, alla lunga, a diventare fotocopie dei cinesi (forse ci vorrà un secolo o due).

          • Lanzo says:

            dubito che i figli dei miliardari indiani studino seriamente.
            Rammento che a Dhaka (non e’ in India ora, ma apparteneva al Bengala, parlano la stesse lingua che si parla a Calcutta) Erano periodiche le proteste degli studenti che pretendevano il “diritto” di copiare agli esami.
            L’ India ha invaso, da decenni, il mondo anglosassone di medici e chirurghi incompetenti.
            Ricordo un certo Patel che ha spedito al creatore parecchi pazienti in Australia (Queensland) con operazioni che un qualsiasi macellaio avrebbe eseguito meglio. Inoltre, in quanto appartenenti a classi superiori sono arroganti e sanno che il colore scuretto della pelle li proteggera’ nelle lande P.C. come Australia e Canada che facendo parte del Commonwealth riconoscono le lauree indiane. Un medico italiano in Australia al massimo puo’ fare l’infermiere.

      • Francesco says:

        Miguel

        ma non è sempre così? quello che viene dopo la distruzione del vecchio non è comprensibile – è visibile ma non comprensibile – a chi ha imparato a pensare ai tempi del vecchio

        ciao

        • per Francesco

          “ma non è sempre così?”

          Ma infatti.

          E’ quello che cerco sempre di ricordare a chi considera eterni i feticci mentali dei nostri tempi. Ad esempio alle squadre contrapposte dei feticisti della Famiglia Tradizionale e dello Stato Laico.

          • Francesco says:

            la Famiglia Tradizionale non è Tradizionale, è Naturale.

            cioè ha il suo valore non nel rifarsi a qualche tradizione più o meno incerta ma alla natura dell’uomo, che invece è certissima.

            non ci sarà nessuna novità in tema, al più un periodo di decadenza e perversione, seguito da uno più sano

            ma tolte poche cose “naturali”, il resto cambia

            ciao

            • “cioè ha il suo valore non nel rifarsi a qualche tradizione più o meno incerta ma alla natura dell’uomo, che invece è certissima.”

              Tutti gli psichiatri, psicologi, antropologi, sociologi, demologi, sessuologi e affinologi del mondo, invece di sprecare anni a scuola a fare studi astrusi e impazzire dietro studi statistici e chimici e biologici, avrebbero potuto telefonare a Francesco e chiedergli di spiegare loro in due parole la Natura Umana.

          • Andrea Di Vita says:

            @ Francesco

            “la Famiglia Tradizionale non è Tradizionale, è Naturale.”

            Questa è una delle peggiori falsità della dottrina Cattolica, alla pari del geocentrismo in astronomia. Per fortuna anche da questa dottrina arbitraria ci stiamo faticosamente liberando. Fu falsificata da Malinowski già nel 1929:
            https://it.wikipedia.org/wiki/Bronis%C5%82aw_Malinowski

            Contrariamente ai fumi della dottrina, l’evidenza dei fatti “[…] does not establish the elemental family to be a universal model or the most ancient institution of human communities. For example, polygamous unions are prevalent in ethnographic data and models of household communities have apparently been involving a high degree of complexity from their origins.”
            https://en.wikipedia.org/wiki/Nuclear_family

            E’ certo una dottrina che sta alla base dei movimenti reazionari anche al di fuori dell’Italia
            https://en.wikipedia.org/wiki/Familialism
            Ciò è un ulteriore motivo per militare dalla parte della ragione.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

          • Mauricius Tarvisii says:

            ” falsità della dottrina Cattolica, alla pari del geocentrismo in astronomia”

            Infatti Tolomeo era un noto monaco benedettino.

          • Francesco says:

            Miguel

            non penserai che io mi ponga così in alto nella scala della Indiscutibili Autorità dalla Parola Certissma? (oggi mi piacciono le maiuscole 🙂 )

            Mi riferivo alla dottrina della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, naturalmente.

            Ciao

          • Peucezio says:

            Andrea,
            sulla storia della famiglia si fa molta confusione.
            La famiglia monogamica è una delle possibili forme tradizionali di famiglia, ma le forme attestate, per quanto varie, sono riducibili a tipologie limitate.
            E tutte basate sulla polarità dei due sessi. In questo senso è verissimo che la famiglia ha una radice biologica legata alla riproduzione, che fino a pochissimo tempo fa richiedeva tassativamente un uomo e una donna, senza eccezioni. Che poi questa polarità potesse strutturarsi in varie forme, anche poligamiche, è un’altra faccenda.

          • Andrea Di Vita says:

            @ peucezio

            Se parli della riproduzione hai ragione, e ce l’avrai finchè non si diffonderà l’uso dell’utero in affitto o (più in là nel futuro) la tecnologia dell’utero artificiale.

            Se parli dell’educazione dei figli, l’idea che siano i genitori biologici a doversene applicare in prima persona sarebbe parsa folle alla maggioranza degli Homo sapiens vissuti al di fuori dell’Eurasia degli ultimi diecimila anni, dato che altrove l’educazione della prole in età pre-puberale è prerogativa della tribù, dall’Amazzonia alla Micronesia al Congo.

            E’ con lo sviluppo delle società agricole e della relativa specializzazione tecnologica che i padri cominciano ad educare i figli al proprio mestiere (armaiolo, contadino, ciabattino ecc.) e che i figli smettono di essere allevati nella capanna comune coi figli dei vicini.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

          • Francesco says:

            >> alla maggioranza degli Homo sapiens vissuti al di fuori dell’Eurasia degli ultimi diecimila anni

            non proprio la mia idea di campione di riferimento, però

            non ho nessuna passione per i selvaggi

          • Peucezio says:

            Andrea,
            è che è la categoria stessa di individuo ad essere debole nelle società che una volta si chiamavano “primitive”, e quindi anche la famiglia nucleare come la concepiamo oggi, che era una sua emanazione.

          • paniscus says:

            Francesco:

            >> alla maggioranza degli Homo sapiens vissuti al di fuori dell’Eurasia degli ultimi diecimila anni

            non proprio la mia idea di campione di riferimento, però

            non ho nessuna passione per i selvaggi

            E allora perché ti ostini a straparlare di “natura” umana e di che cosa dovrebbe essere “naturale” per il comportamento umano?

            Naturale è ciò che avviene in natura, e i cosiddetti “selvaggi” sono l’espressione più autentica di come funzioni veramente la specie umana in natura.

            MI pare molto curioso il chiamare “naturali” certe abitudini culturali che sono state inventata artificialmente solo in una piccolissima parte della specie umana, e in una frazioncina recentissima della sua storia…

            …mentre si ignorano o si disprezzano tutte quelle che sono sempre esistite nella stragrande maggioranza della storia della specie, e che hannoplasmato la specie stessa, portandola ad essere proprio quello che appare oggi, e addirittura si sostiene che quei comportamenti e quelle abitudini “non siano naturali”?

            Come a dire che usare l’automobile è naturale mentre andare a piedi no, perchè andare a piedi è una cosa che facevano i selvaggi, mentre l’automobile è tipica della vera natura umana che è quella civilizzata.

            Ci vorrebbe un bel coraggio a sostenere una pecionata del genere.

            L.

          • Francesco says:

            in effetti, prof, lei ha sintetizzato bene la mia posizione

            l’uomo è un elemento anomalo della natura, si costruisce e si realizza se elabora cultura (e tecnologia)

            il selvaggio a miei occhi è un mezzo uomo, che non ha realizzato il suo potenziale naturale

            mi sa che la mia idea di natura umana è molto più vicina a Platone che alla zoologia

            saluti

          • paniscus says:

            mi sa che la mia idea di natura umana è molto più vicina a Platone che alla zoologia
            ———————————–

            Peccato che Platone stesso sia vissuto e si sia formato in una società in cui si viveva in condizioni concrete molto più simili a quelle dettate dalla zoologia, rispetto a noi.

            Cioè in una società senza vaccini, senza antibiotici, senza disinfettanti, senza saponi, detergenti e carta igienica, senza acqua corrente in casa, senza comunicazioni a distanza, senza ausili tecnologici per alleggerire le fatiche manuali, con un tasso di mortalità infantile spaventoso, e quasi tutti analfabeti.

            L.

          • Andrea Di Vita says:

            @ paniscus

            “una società senza vaccini, senza antibiotici, senza disinfettanti, senza saponi, detergenti e carta igienica, senza acqua corrente in casa, senza comunicazioni a distanza, senza ausili tecnologici per alleggerire le fatiche manuali, con un tasso di mortalità infantile spaventoso, e quasi tutti analfabeti.”

            Una società dominata dalla Religione E Dai Valori Indiscutibili Della Tradizione, insomma.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

          • Mauricius Tarvisii says:

            Io posso non avere tutte quelle cose ed essere irreligioso. Come i lombrichi, per esempio.

          • Francesco says:

            prof

            assimilare Platone a un selvaggio per volgari motivi tecnologici è risibile

            lui meno ancora dei suoi colleghi “cittadini benestanti e con pieni diritti”

            le serve a qualche recondito scopo?

      • Z. says:

        Miguel,

        il calo delle iscrizioni credo sia molto più facile da spiegare, senza scomodare i massimi sistemi.

        A differenza di quanto avviene in quasi tutti gli altri Paesi d’Europa, la laurea in Italia non è né particolarmente utile né particolarmente redditizia per la carriera futura. In periodo di crisi è una delle prime cose che si taglia.

        Per motivi analoghi sono crollate le iscrizioni al registro dei praticanti avvocati, ma siccome il fenomeno è meno conosciuto nessuno ci ha scritto articoli sul Crollo Irreversibile dell’Avvocatura 😀

        • Zhong says:

          “A differenza di quanto avviene in quasi tutti gli altri Paesi d’Europa”

          Su questo non ci giurerei!

          La laurea breve non e’ stata creata in Italia (sebbene sia associata al nome della citta’ di Bologna) .

          • Z. says:

            Infatti non credo che il problema sia la laurea, né che le università italiane siano peggiori di quelle estere, anzi.

          • giovanni says:

            vero che la laurea breve non è TM italiano (difatti è una scimmiottatura del sistema USA), ma è anche vero che nel resto d’Europa se un laureato racconta che deve cancellare la laurea dal CV se vuole lavorare grazie a “imprenditori” che dal medioevo non sono mai usciti (e infatti il fascismo è merda distillata della borghesia italiana, gli altri sono venuti dopo) e quindi quando leggono “laurea” sul CV non leggono, come nel resto del mondo “ho acquisito delle competenze che possono far crescere l’azienda”, ma “ODDIO ODDIO QUESTO VUOLE ESSERE PAGATO BENE, VADE RETRO SATANA!”. Abbiamo meno laureati di tutti, pagati peggio, e con la maggiore disoccupazione. I fascisti mascherati da imprenditori usano la scusa che si laureano in materie che alle aziende non servono, la realtà è che sono dei pezzi di merda che vorrebbero dei professionisti che accettano di farsi pagare meno di un apprendista lavavessi quindicenne. E infatti, a sputtanarli, sta la realtà nella quale questi presunti laureati in materie inutili, appena vanno all’estero un lavoro lo trovano, e spesso e volentieri ben pagato.
            Ho lavorato due anni presso i centri dell’impiego di città che dovrebbero fare della cutuura il proprio fondamento come Firenze, non ho mai avuto maggiormente la certezza che questo paese di merda dal medioevo non è mai uscito, e al 99% il merito è tutto di gente che si fa chiamare “imprenditore” per fare cose che in un qualsiasi paese civile lo farebbero finire all’ergastolo nel giro di una settimana.

            • “non ho mai avuto maggiormente la certezza che questo paese di merda dal medioevo non è mai uscito, e al 99% il merito è tutto di gente che si fa chiamare “imprenditore””

              Tolto qualche comprensibile eccesso retorico, credo che tu abbia ragione: l’Italia non somiglia per nulla al modello astratto ideale del Capitalismo Razionale. Come probabilmente – e forse per fortuna – nessun paese ci somiglia.

              Il primo pensiero di chiunque conti in Italia è, “sono arrivato fin qui e non voglio farmi superare!”, che se ci pensate è una riflessione assai umana e comprensibile. Mica dobbiamo stringerci il cappio al collo da soli.

              Questo significa un’incessante vigilanza contro ogni minimo segno di intelligenza.

              Dovresti vedere la fauna che costituisce l’ennesima incarnazione del Partito Unico, dove si vede tutto l’effetto della selezione al negativo.

              Per questo motivo, è naturale che sarà sempre premiato chi si laurea alla peggiore università in assoluto.

          • Francesco says:

            giovanni

            cazzo c’entra il Medioevo?

            ciao

          • Z. says:

            giovanni,

            secondo me non è una scusa: che se ne fa l’azienda Alfa di Tizio – laureato in lettere o in giurisprudenza o in scienze politiche – se può assumere Caio – illetterato – a minor costo?

            tu saresti disposto a pagare qualcuno di più solo per vantarti di avere alle tue dipendenze personale laureato?

          • Francesco says:

            Z,

            gli è però strano che i lavorati “inutili” in Italia trovino lavoro all’estero.

            Sempre che succeda davvero.

            Ora, da un lato potrebbe essere questione di quali posti di lavoro esistono in Italia: senza grandi imprese, moltissimi lavori di alta specializzazione non esistono.

            Dall’altro lato, però, c’è il fatto che in Italia il peso delle relazioni personali è molto alto, soprattutto a confronto del resto del mondo. Qui siamo umani e ragionevoli e il posto va al tizio che mi rafforza una relazione utile, là sono brutali e rozzi e il posto va al tizio più bravo.

            Almeno così mi pare di capire.

  3. Peucezio says:

    Il problema, stringi stringi, è sempre quello della mediazione.
    Ciò che si sta eliminando, è il principio per cui l’acquisizione di capacità e competenze costa fatica, non è immediata; e che è una costruzione per gradi, sequenziale, in cui non si possono fare salti, per cui appunto, come dicevi, per passare al volume II, devi aver assimilato bene il volume I.
    Ma credo che nessun sistema educativo in nessuna parte del mondo e in nessun’epoca, paleolitico compreso (anche imparare a usare la selce per cacciare le bestie richiede dei passaggi graduali) possa smarrire tali principi e perpetuarsi senza di essi.

    • Mauricius Tarvisii says:

      “possa smarrire tali principi e perpetuarsi senza di essi”

      Ma no: vedi tutti gli sciacazzari, i medici, gli economisti e gli scienziati laureati alla Youtube University. Loro se ne fregano del metodo.

      • ” vedi tutti gli sciacazzari, i medici, gli economisti e gli scienziati laureati alla Youtube University”

        🙂

        però pensa da quanti guai ci salva la loro incompetenza.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Non lo so. La riduzione della copertura vaccinale è un fatto che può avere conseguenze disastrose.

          • “La riduzione della copertura vaccinale è un fatto che può avere conseguenze disastrose.”

            Hai ragione, avevo capito male, anche se tu ti sei espresso bene: pensavo a chi ha delle “vere” lauree senza aver dovuto imparare assolutamente nulla.

      • Peucezio says:

        “Ma no: vedi tutti gli sciacazzari, i medici, gli economisti e gli scienziati laureati alla Youtube University. Loro se ne fregano del metodo.”

        C0’era un errore nela frase.
        In effetti avrei voluto dire che nessuna società può perpetuarsi senza un sistema educativo che smarrisca del tutto tali principi (nel sistema educativo metto anche il fatto che ho un’attività, assumo un dipendente e gli insegno cosa deve fare), invece mi sono espresso come se volessi dire che un sistema educativo non può sussistere senza tali principi, cosa che è palesemente falsa: in effetti ci sono fiori di sistemi educativi completamente inutili (la scuola secondo me lo è in larga parte), ma la società funziona lo stesso finché tali sistemi sono integrati da altre forme di trasmissione del sapere.

  4. Peucezio says:

    Aggiungerei che la distruzione (il responsabile di tutto è sempre il ’68, non c’è niente da fare) è dovuta anche alla perdita della gerarchia.
    Docente e discente sono ruoli necessariamente distinti: per insegnare qualcosa a qualcuno, ci vuole chi la sappia già fare (è lapalissiano). L’educazione contemporanea, creativa, intuitiva e non nozionistica, è anche paritaria, quindi non è educazione, ma una specie di maieutica, senza il maieuta.
    Ma l’uomo non è come le altre specie, che hanno le competenze iscritte nei geni. Non funziona.

    • “Aggiungerei che la distruzione (il responsabile di tutto è sempre il ’68, non c’è niente da fare) è dovuta anche alla perdita della gerarchia.”

      Come al solito, differiamo non tanto nel vedere i fenomeni ma nello spiegarli.

      “Il Sessantotto” (come Preve, scrivo il fenomeno culturale con le lettere, l’anno con i numeri) fu il prodotto di tante cose, tra cui la cultura dei libri: voglio vedere uno dei giovani che studiano “Strange Spaces SELFIE #EXPRESS YOUR FOOD IDENTITY” alle prese con Adorno o a cercare di operare un’analisi marxista delle trasformazioni della borghesia compradora in Vietnam, facendo ricorso a testi di antropologia senza le figure.

      E’ anche stato uno degli ultimi sussulti del vecchio mondo delle azioni volontarie e collettive, dell’idea di avere un futuro davanti da conquistare e non solo un presente da bere.

      E oggi sono ovviamente gli insegnanti “sessantottini” a lamentarsi dei giovani di oggi, a dire che ai Miei Tempi, si rischiava per un ideale, si saltavano i pasti per comprare libri, si pensava al prossimo e c’era il Senso dell’Impegno, ecc. ecc.

      • Anche la mia distanza dai “Sessantottini” è diversa dalla tua.

        Di “Sessantottini” (fino a “Settantasettini”) ne conosco molti, perché naturalmente sono le persone che ancora oggi sono rimaste più attive politicamente.

        Ora, sono anche le persone tendenzialmente più stataliste: credono alla scuola seria che forma, alla cultura, al dovere dei funzionari, alle leggi, alla Costituzione.

        Io capisco questo loro attaccamento alla civiltà: sappiamo bene che l’alternativa alla civiltà è tendenzialmente la barbarie.

        Ma se l’Impero sta crollando, è inutile montare la guardia lungo il limes. Meglio fondare un ordine monastico 🙂

        • Zhong says:

          La mia opinione e’ che la generazione di quelli nati negli anni 50 (per esempio Bersani :D) ha contribuito molto e tutt’ora contribuisce a fare disastri. Non so se costoro in effetti coincidono con i sessantottini… credo che i sessantottini siano nati un po’ prima..

          • “La mia opinione e’ che la generazione di quelli nati negli anni 50 (per esempio Bersani :D) ha contribuito molto e tutt’ora contribuisce a fare disastri.”

            Leggere Debray (fatelo, per favore!) è istruttivo anche perché parla della Francia.

            L’Italia ha una strana cultura ombelicale-masochista. Se leggete i testi sulla crisi della scuola prodotti da autori italiani, i “colpevoli” sono sempre questo o quel ministro italiano, la scuola è solo quella italiana, tutto sembra svolgersi qui; a differenza dei Paesi Seri dove tutto va benissimo. Dove i Paesi Seri in questo caso non sono – per una volta – quelli anglosassoni ma la Francia o la Germania.

            Debray spiega infatti, passo per passo – e scrivendo vent’anni fa – il collasso inevitabile del sistema scolastico della Magnifica République con il nasino all’insù.

            Certe cose non sono affatto un privilegio o una colpa italica.

          • Zhong says:

            “Leggere Debray (fatelo, per favore!) è istruttivo anche perché parla della Francia.”

            OK!

            PS Comunque rimango convinto che e’ la generazione degli anni 50 che ha contribuito molto a fare disastri, anche a livello internazionale, Sarkozy e’ del ’55, Blair del ’53.

          • izzaldin says:

            @Zhong
            rimango convinto che e’ la generazione degli anni 50 che ha contribuito molto a fare disastri, anche a livello internazionale, Sarkozy e’ del ’55, Blair del ’53.

            come te la pensano tutti i giovani americani che sostengono Sanders contro Hillary.
            La generazione dei Baby Boomers, che hanno fatto il ’68, le proteste pacifiste sul Vietnam, i diritti civili etc, sono visti come coloro che hanno mangiato il futuro dei entenni/trentenni americani di oggi, che infatti votano in massa Sanders che di anni ne ha 74 ed è di poco più vecchio della baby boomer Hillary. Esempio Classico: le case. In America negli anni ’60/’70 compravi una casa a New York con 50.000 dollari, fattibilissimo per chi aveva uno stipendio medio. oggi quella casa vale 800.000 dollari, e i proprietari ci hanno di fatto guadagnato. ma i loro figli e nipoti neanche lavorando tre vite potranno permettersela..
            io non me la sento di dare “colpe”, fatto sta che è così: i miei genitori,zii e cugini più grandi facevano i concorsi ed entravano nel pubblico. io no, posso morire di fame o emigrare.

          • izzaldin says:

            aggiungo
            ” i miei genitori,zii e cugini più grandi facevano i concorsi ed entravano nel pubblico. io no, posso morire di fame o emigrare.”
            cioè VOI, commentatori di questo blog con più di quarant’anni (se sopra Roma) o più di cinquant’anni (se sotto Roma)
            vi sentite in colpa, eh?!
            🙂 si scherza naturalmente

          • Zhong says:

            “La generazione dei Baby Boomers, che hanno fatto il ’68, le proteste pacifiste sul Vietnam, i diritti civili etc, ”

            In verita’, io non intendo chi ha fatto il 68, proteste pacifiste, etc.. Questi erano un po’ piu’ vecchi di quelli che intendo io.

            Io intendo quelli nel ’68 avevano meno di 20 anni. Nella terminologia delle generazioni, secondo Wikipedia, questi si chiamano “Generation Jones”, e sono caratterizzati soprattutto da fatalismo e da uno generale scazzamento…

          • giovanni says:

            ci sono medici che sostengono che meno si vaccina e meglio è, a parte ciarlatani che dovrebbero marcire in galera? Non mi risulta.
            Al contrario, economisti che sostengono che è un bene privatizzare la sanità, e che chi non è in grado di pagare crepi pure, ignorando nella loro ottusità che se vaccini tutti oggi, entro qualche anno la malattia è debellata e non c’è più bisogno di vaccinare nessuno, se vaccini solo chi può pagare, la malattia rimarrà per sempre,

          • Z. says:

            giovanni,

            ci sono medici di tutti i tipi. Alcuni praticano l’agopuntura, altri l’omeopatia e altri ancora bufale analoghe; nessuno di loro, che mi risulta, rischia la sospensione dal proprio ordine.

            Ora prova a immaginare cosa farebbe l’ordine degli avvocati se un penalista dicesse ad un condannato in I grado che anziché scrivere e depositare un appello si può praticare diritto alternativo, consistente nel digiunare una settimana invocando l’intercessione di Sant’Ivo presso Nostro Signore.

        • Peucezio says:

          Il fatto è che le conseguenze sono andate al di là delle loro aspettative.
          O forse pensavano di scherzare (ma il guaio è che hanno agito), poi si sono meravigliati che il prodotto dei loro atti “scherzosi”, sperimentali, è arrivato davvero (forse un po’ avevano smarrito per strada anche il principio di causalità).

          Quella è stata una delle ultime generazioni colte, che però ha deciso appunto di essere l’ultima, di interrompere la trasmissione intergenerazionale.
          E ancora adesso tra l’altro spesso se ne viene con cose ridicole, come l’idea che “autorità” sia una brutta parola, che l’insegnamento non debba basarsi sull’imposizione, ecc.

          Tra l’altro, insomma, da dove sono venuti tutti i nuovi programmi, le riforme, insomma, l’assetto attuale della scuola e dell’università? Chi ha creato un sistema normativo per cui il professore deve temere gli alunni e i loro genitori, anziché il contrario?
          Qual è il retaggio generazionale delle classi dirigenti degli ultimi venti o trent’anni?

          Poi ho presente il tipo umano di cui parli, ma al di là che bisogna vedere quanto abbia concretamente contribuito allo sfascio di cui oggi si lamenta (magari in alcuni casi no), ma non sarà che i meno peggio li conosci tu (anche perché a frequentare tanti cialtroni che ci sono in giro non ti ci vedo troppo)?

  5. Francesco says:

    secondo me i reggitori dello Stato devono inseguire la pubblica opinione dal XVIII secolo, lamentandosi molto che non ci sono più le mezze stagioni e, ogni tanto, comprando o eliminando un pubblicista

    quindi non credo affatto a quello che dice il Debray, che sembra ignorare le stampe popolari e i gazzettieri

    ciao

    PS sapersi vendere è arte difficile, in cui le Istituzioni un tempo venerabili fanno figuracce terribili. chiedi a Moi per infiniti esempi di cattiva auto-offerta da parte della Santa Madre Chiesa. di solito un buon sistema è fingere di non stare vendendosi

    😀

  6. Roberto says:

    “L’Università di Parma, accanto al sito istituzionale, ha deciso di scendere ancora di un gradino, aprendo un apposito sito di marketing per sedurre giovani scarsamente interessati ad acquistarne le merci.”

    Mi sono sempre chiesto come possa interessare la merce “studi universitari” offerta da 1000 università. Pensa alla via Emilia, se vuoi studiare giurisprudenza hai Ravenna, Bologna, Modena, Reggio, Parma, Piacenza….

    • Francesco says:

      è questo il bello del mercato: tra tutti quelli che starnazzano per vendersi, ce ne sarà uno che fa le cose seriamente e che tra 5 anni sarà l’unico in piedi

      l’unico rischio è un intervento pubblico per tenere in piedi tutti e/o omologare quello buono al nullismo altrui

      poi dite che sono innamorato di Maggie!

      😀

      • Andrea Di Vita says:

        @ francesco

        “l’unico in piedi”

        In fondo al cuore tu sei l’ultimo degli Illuministi.

        Bisogna vedere se per allora “l’unico in piedi” troverà qualcuno che non si sia ormai impoverito troppo per poterselo comprare a un prezzo allettante.

        Ché se non sarà così allora l’ultimo dei competenti butterà la sua competenza alle ortiche e si metterà anche lui a imitare il gallo, come il professore dell’ “Angelo Azzurro”.

        In fondo per trovare una gallina ci vuol poco di più.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

      • Roberto says:

        Tra cinque anni?
        Era così quando ho iniziato l’università….

      • “tra tutti quelli che starnazzano per vendersi, ce ne sarà uno che fa le cose seriamente e che tra 5 anni sarà l’unico in piedi”

        E perché mai un’università che “fa le cose seriamente” dovrebbe risultare minimamente interessante alle masse giovanili contemporanee?

        Non mi venire a dire, “perché si trova lavoro”.

        Siamo nel 2016, e devo decidere dove iscrivermi.

        Leggo che tutti quelli laureati in Hip-Hop all’università di Caltanissetta nel 2012 hanno trovato già lavoro come Disco-Director.

        Quindi decido di iscrivermi all’università di Caltanissetta, esco nel 2020 e scopro che la professione di Disco-Director è scomparsa dalla faccia della terra, manco si ricordano che cos’era.

        • Z. says:

          La professione di medico vedrai che se la ricorderanno anche tra cinque anni. E pure quella di ingegnere 🙂

          • paniscus says:

            “La professione di medico vedrai che se la ricorderanno anche tra cinque anni. E pure quella di ingegnere”
            ——————————-

            Non è detto: basterà assumere ingegneri cinesi e medici indiani.

          • Francesco says:

            Z

            ma perchè, perchè, perchè alla fine mi tocca assentire ai lampi di buon senso di un pericoloso comunista come te? perchè le uniche tracce di realismo togliattiano siamo noi due, miserelli e orfani? almeno gli altri seguono sogni splendenti e scintillanti e si divertono un sacco

            solo noi a ricordare che i ponti mal progettati e mal fatti cadono

            • “solo noi a ricordare che i ponti mal progettati e mal fatti cadono”

              Guarda che ci siamo anche noi a ricordarlo.

              Non siamo come quelli che inseguono sogni splendenti e scintillanti di Tunnel Tav o di Democratizzazione del Medio Oriente o follie simili.

          • Zhong says:

            “La professione di medico vedrai che se la ricorderanno anche tra cinque anni. E pure quella di ingegnere”

            No ma ingegneri e medici bravi ci sono ancora.
            E’ il voto di laurea che discrimina, e poi la specializzazione, etc..

            Il problema e’ la massa di gente che si “laurea” e basta. Sostanzialmente poi diventano burocrati. E’ una volta li’ perpetuano la specie, piu’ che altro per inerzia…

          • Z. says:

            Lisa,

            — Non è detto: basterà assumere ingegneri cinesi e medici indiani. —

            Quello già lo fanno. La Germania ha iniziato ad assumere medici e anche paramedici da cinque anni almeno, ad esempio. Ma non bastano comunque.

          • Z. says:

            (assumere dall’India, intendevo)

            Quanto agli ingegneri, il mercato italiano ne richiede 10 su 7. Cioè, per ogni 10 ingegneri che richiede, l’università italiana ne forma 7.

            Importare indiani e cinesi? Sicuro, ma perché dovrebbero venire in Italia anziché altrove, quando quegli stessi 7 di cui sopra sono incoraggiati sempre di più, ogni giorno che passa, ad emigrare?

            Se invece per “laurea” si intende uno dei tanti corsi di laurea in Passatempi Asseritamente Culturali (PAC) allora non ci sono dubbi: di norma non è un investimento redditizio.

          • Andrea Di Vita says:

            @ Z

            Parlo per esperienza personale e della mia Azienda.

            Importare ingegneri dall’India e dal terzo Mondo NON è sempre un buon affare.

            E’ vero che sono tantissimi. Ma è anche vero che hanno ancora un analfabetismo di massa, per cui buona parte dei loro anni di scuola lo passano a livello elementare.

            In più le scuole di eccellenza, a livello uguale o superiore alla media delle nostre facoltà di materie scientifiche e di ingegneria, sono poche e spesso a pagamento.

            E’ vero che hanno un rispetto religioso dell’autorità dei docenti; ma è anche vero che i docenti di livello sono relativamente pochi.

            Poi magari l’India manda con le proprie forze una sonda su Marte. Ma si tratta comunque di qualcosa che era stato fatto , e con tecnologie molto più rudimentali e per la prima volta, già cinquant’anni fa.

            La velocità dello sviluppo scientifico e tecnologico di parte dl Terzo Mondo non deve far dimenticare l’enormità del dislivello di partenza. Un mio ex-collega, che oggi lavora come dirigente in un’acciaieria nel Deccan, mi raccontava tempo fa quanto tempo perde semplicemente per organizzare il lavoro dei suoi collaboratori, che se non sono contadini col diploma sono comunque abituati a ritmi di lavoro da film di Checco Zalone.

            Si può obiettare che i Coreani e i Cinesi non sono certo così. Ma nel caso di persone provenienti dalla cultura Confuciana è raro trovare un alunno che prenda l’iniziativa anche solo di fare una domanda su quello che non ha capito – è sicuramente molto più difficile che con studenti Italiani, coi quali pure ho avuto a che fare. Tendono a memorizzare, più che a capire: non per pigrizia mentale, ma perché temono altrimenti di mancare di rispetto all’autorità del docente.

            Una nota personale. Ho tenuto un corso di ingegneria elettrotecnica a un gruppo di sette ingegneri (almeno questo era il loro titolo di studio) della Guinea Equatoriale. Avevano una conoscenza di matematica paragonabile a quella del nostro Ginnasio. Ho passato il tempo a spiegare i fondamenti dei numeri complessi usando un eserciziario come libro di testo. Siccome al paese loro parlano Spagnolo di cui io so dire solo due parole in croce, mentre io ho studiato quindici mesi di Russo e uno di loro era stato un anno alla Università Lumumba di Mosca, passavamo il tempo io a compitare i testi degli esercizi in un Russo elementare ad alta voce e uno di loro a tradurre lentamente ai compagni di corso.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

          • Zhong says:

            Comunque gli studenti cinesi BRAVI non ci pensano nemmeno a venire a lavorare in Italia.

            L’Università in Cina seleziona tantissimo, molto difficile entrare. I piu’ bravi si dividono tra la Cina e gli USA. Ora che la Cina si sta sviluppando tendono a tornare in Cina piu’ che altro..

          • Z. says:

            Francesco,

            perché siamo DUE pericolosi togliattiani ambedue, ecco perché. Solo che tu non vuoi ammetterlo davanti a te stesso.

            Per ora.

            🙂

          • Francesco says:

            @Z

            se penso che qui dentro l’unico che vota Renzi è Miguel … e poi si lamenta se gli sbucheltano l’Oltrarno per farci passare un tunnel griffato

            noi almeno ai ludi cartacei ci comportiamo in modo conforme alle nostre credenze o incazzature

            x ADV: non è questione di illuminismo, è che le bugie hanno le gambe corte anche da prima di Kant. come quella boaita di Carnap, che vale giusto come biglietto dei baci Perugina

            • “noi almeno ai ludi cartacei ci comportiamo in modo conforme alle nostre credenze o incazzature!”

              Ieri al giardino, avrò sentito una decina di mamme – le normali mamme medie dell’Oltrarno – inveire con furia e in dettaglio contro il PD, Renzi, Nardella, l’amministrazione comunale, descritto come il peggiore della storia fiorentina (con non pochi aneddoti) chiedendosi come fosse possibile che qualcuno desse loro ancora il voto.

              Ah, alle ultime elezioni, il 60% dei fiorentini (e il 50% degli oltrarnini) ha votato per quelli lì.

              Boh…

              • Del 50% di oltrarnini che hanno votato il PD, ne conoscerò rei confessi una decina:

                1) due consiglieri di quartiere che ti chiedono sempre scusa, dicendo, “purtroppo tocca essere nella maggioranza per poter fare qualcosa”

                2) alcuni militanti del circolo che quando nomini Partito o amministrazione ne parlano più o meno come ne parlano i grillini

                3) un solitario tizio fierissimo di aver votato per Nardella dopo aver organizzato la campagna elettorale precedente per il candidato della destra

                4) un mio amico che dopo aver inveito contro il PD come pochi, prima delle elezioni, riprende a inveire contro di loro dopo le elezioni, dicendo, “e pensa che io li ho pure votati!”

          • Francesco says:

            no Boh!

            Tafazzi!

            😉

            ciao

          • Francesco says:

            vabbè, Miguel, allora ti faccio schiattare d’invidia

            anche qui a Milano si vota il sindaco

            c’è un candidato moderato di destra per la sinista
            c’è un candidato moderato di destra per la destra
            c’è un candidato moderato di destra indipendente!

            sto pensando di non prendermi neppure il disturbo di andare a votare!

            😀

            PS in realtà cercherò qualche cattolico da eleggere in consiglio comunale

            PPS ci sono anche altri candidati, che nessuno si fila neppure di striscio, naturalmente

        • Lanzo says:

          Ho capito il senso, ma in tal modo ti attiri le ire dei nisseni.
          Meglio nominare “Canicatti” che non esiste e cosi’ stai tranquillo.

          • habsburgicus says:

            “Canicatti” che non esiste

            e perché non esiste ? Canicattì, provincia di Agrigento..é famoso, avro avuto 6 anni, forse meno, quando ne ho sentito parlare la prima volta

    • PinoMamet says:

      “se vuoi studiare giurisprudenza hai Ravenna, Bologna, Modena, Reggio, Parma, Piacenza….”

      Io non riesco a capire il proliferare delle sedi universitarie.
      Cioè, lo capisco in un’ottica affaristica, logico.

      Ma caspita, direi che due università, entrambe antiche, nella stessa regione, siano più che sufficienti…

      i reggiani si attacchino pure, caspita!

  7. Zhong says:

    “Ravenna, Bologna, Modena, Reggio, Parma, Piacenza….”

    L’MIT tiene dei “Massive Open Online Courses”… forse e’ questo il futuro..

    • Roberto says:

      Ci stavo pensando anche io senza riuscire a decidere se è una genialata o una idiozia….
      🙂

      • izzaldin says:

        moltissime università tengono corsi online.
        addirittura alcune facoltà fanno corsi online anche a chi segue.
        ad esempio: il prof Taldeitali ha a noi prendere l’autostrada e andare da Reggio a Modena, sede dell’università “fisica”?
        poco male, gli alunni iscritti a Modena in corsi non online potranno seguirlo online in teleconferenza 😉

        • Zhong says:

          “moltissime università tengono corsi online.”

          Si’ ma questo e’ diverso. Sono “massive courses” per migliaia di persone, o magari centinaia di migliaia..

          Ci sono problemi diversi, come rispondi alle domande?, come fai gli esami? etc..

          • Francesco says:

            le domande direi che sono escluse a priori … brutta cosa

            forse per i corsi iniziali, quelli di base

            ma è un modello di istruzione “asiatico” che non mi piace, preferisco quello socratico (con una piccola eccezione)

            ciao

  8. Z. says:

    Obiettivamente, a voi pare una “linea dura” oppure, come a me, un provvedimento quasi esclusivamente formale?

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/03/30/news/truffe_agli_esami_due_studentesse_punite_all_universita_di_bologna-136509369/

    Se non ricordo male, ancora una ventina di anni fa certi comportamenti erano puniti con l’espulsione…

    • “Se non ricordo male, ancora una ventina di anni fa certi comportamenti erano puniti con l’espulsione…”

      Ma calcola che all’epoca, nessuno aveva ancora avuto la fantasia di inventare un corso di laurea in:

      “Progettazione e gestione dell’intervento educativo nel disagio sociale”

      • Z. says:

        Touché.

      • izzaldin says:

        all’epoca, nessuno aveva ancora avuto la fantasia di inventare un corso di laurea in:
        “Progettazione e gestione dell’intervento educativo nel disagio sociale”

        mio nonno a 19 anni insegnava al ginnasio, avendo il diploma di liceo classico.
        mia cugina ha fatto il magistrale diplomandosi prima del 2000 e può insegnare, assunta dallo stato.
        io con due lauree prese negli anni 2000 dovrei pagarmi esami dati da esterno perché il cervellotico calcolo dei cfu non mi permette di insegnare, pur avendo di fatto gli strumenti per farlo.

        • giovanni says:

          1) il cervellotico calcolo dei cfu c’è sempre stato, anche prima dei cfu. Quando iniziai a studiare io (ma anche 40 anni fa quando iniziò mio padre), a lettere prima del mefitico 3+2, metà degli esami erano a libera scelta, ma il 99% sceglieva gli stessi esami per aggregazione di classi di concorso per l’insegnamento. (chi ha provato a insegnare sa cosa sono nello specifico, per gli altri a a grandi linee, per aver accesso a una classe di insegnamento ci volevano almeno 3 esami nella materia che si voleva insegnare, quindi se uno voleva avere più possibilità dopo la laurea, a lettere come esami dava 3 di letteratura italiana e simili, tipo storia della lingua italiana, 3 di lett.latina e simil, tipo storia romana, 3 di lett.greca, 3 di geografia, 3 di storia, 3 di filosofia, ecc.ecc. e quindi alla fine più o meno tutti facevano gli stessi esami.)
          2) l’articolo della Repubblica puzza di ufficio marketing lontano un miglio. Da quando sotto la Moratti si è legato il finanziamento delle università alla quantità di studenti promossi nel più breve termine possibile, le università di basso livello sono rimaste tali, quelle minimamente un po’ più serie della media, come appunto Bologna, sono diventate degli esamifici come le altre e infatti il CEPU è fallito, perchè sostanzialmente si promuovono cani, porci e unicorni (che non esistono, ma li cito apposta per far capire il concetto che va tutto bene a chi comanda in ateneo pur di far numero), e non ha senso sprecare soldi per il CEPU. Conosco abbastanza bene un professore di storia dell’ateneo bolognese che mi ha fatto leggere dei compiti scritti dei suoi studenti: roba da fare accapponare la pelle, a livelli di anacoluti senza soluzione di continuità, in cui individuare un solo periodo di senso compiuto era più difficile che trovare un ago in un pagliaio. E la sua conclusione sconsolata: “io questi devo promuoverli tutti, altrimenti il preside di facoltà mi chiude il corso per far pari coi mancati introiti da bocciature”,

    • Mauricius Tarvisii says:

      Be’, una ha cercato di commettere un reato, quindi la sospensione è il minimo. L’altra… vabbé, dopo quello che ho visto a dicembre è bene che stia zitto per bon ton 😀

      • “Be’, una ha cercato di commettere un reato, quindi la sospensione è il minimo.”

        Sottovaluti il mercato: se girasse voce che a Bologna ti denunciano solo perché copi a un esame, l’università si svuoterebbe.

        Non è una battuta, ma una considerazione pratica, che la direzione dell’università giustamente fa.

        • Francesco says:

          segnalo un errore di battitura: l’università si riempirebbe, almeno di pakistani dalla schiena segnata

          e ci guadagnerebbe un sacco, in qualità degli studenti

          Miguel, secondo me tu, non vedendola, alla pubblcità ci credi, ultimo dei mohicani!

          ciao

        • Inoltre, perché mai fare una denuncia?

          L’università riesce ad attirare un cliente-studente, vendendogli un servizio.

          Quello ne fa un uso improprio, ma senza danneggiare la proprietà dell’Università e senza diffamarla né farle perdere clientela.

          Sarebbe un po’ come se un ristoratore fiorentino denunciasse un cliente americano perché mette lo zucchero sugli spaghetti.

          • Roberto says:

            “L’università riesce ad attirare un cliente-studente, vendendogli un servizio.”

            Davvero? Sarebbe un’ottima notizia!
            Quando ci lavoravo all’università (fino al 2003) gli studenti venivano considerati una semplice ma enorme seccatura e come tali venivano trattati (non sempre è non da tutti, ma diciamo in maniera piuttosto regolare, altrimenti come spiegare che il qui presente ultimo sfigato di turno dovesse regolarmente sostituire il chiarissimo a lezione?)
            Bella l’idea studente-cliente, chissà se è vera….

        • Z. says:

          All’Università di Bologna la situazione è questa qui:

          http://bologna.repubblica.it/cronaca/2013/11/29/news/i_finti_poveri_negli_atenei_emiliani_180_le_borse_di_studio_revocate-72274358/?refresh_ce

          Nota bene, non stiamo parlando di evasione fiscale. Che in Italia le borse di studio vadano spesso e volentieri – per non dire quasi solo – ai figli degli evasori fiscali è cosa nota. Ma l’Università può farci poco, temo.

          Stiamo parlando di persone che dichiarano di non aver percepito reddito quando quel reddito risulta ufficialmente. Si tratta spesso di persone che autocertificano di non essere proprietari di immobili, ed è difficile presumere la buona fede quando uno si dimentica di avere una casa.

          Comunque, questi signori hanno autocertificato il falso, e quindi dovrebbero essere tutti spediti alla Procura competente: sarà poi il PM, e dopo di lui il giudice, a stabilire chi ha dichiarato il falso in buona e in mala fede. Questa la teoria.

          Ma parliamo, secondo l’articolo, di un quinto circa (17%) di tutti gli studenti. Ora, secondo UniBO gli studenti nello stesso anno erano 87.000

          http://www.unibo.it/it/ateneo/chi-siamo/luniversita-oggi-tra-numeri-e-innovazione/luniversita-oggi-tra-numeri-e-innovazione-2013

          il che significa un po’ meno di 15.000 false dichiarazioni.

          Insomma, se le autorità dell’Ateneo procedessero alla denuncia, ogni anno dovrebbero arrivare in Procura tra le dieci e le ventimila notizie di reato solo per questa fattispecie…

          • izzaldin says:

            Z. su questo sono abbastanza ferrato perché l’ho vissuta sulla mia pelle.
            a Palermo c’erano NOVE fasce di reddito, si pagava in base al reddito familiare.
            a Bologna solo due: poverissimo oppure prezzo pieno.
            sinceramente, se non avessi avuto borse di studio etc, non sarei mai potuto andare a studiare a Bologna.
            per una volta, mi è sembrato infinitamente più razionale il “bizantinismo” delle nove fasce di reddito rispetto al “dentro o fuori” di Unibo.
            Naturalmente, nel corso degli anni a Palermo si stanno adeguando a Bologna, poiché i poveri devono essere scoraggiati ad andare all’università.

          • Mauricius Tarvisii says:

            “ogni anno dovrebbero arrivare in Procura tra le dieci e le ventimila notizie di reato solo per questa fattispecie…”

            O forse dopo la prima infornata la gente smetterebbe. O si spera che smetta, perché il sistema non so se può permettersi una resa nel campo dell’autocertificazione: è come se non si perseguissero più i falsari di moneta.

          • Z. says:

            Izz,

            ho visto pubblicate liste di nominativi, alcuni con esenzione parziale e altri con esenzione totale. Posso informarmi e saperti dire con precisione, ma posso escludere sin d’ora con relativa certezza che le fasce siano solo due (con e senza esenzione).
            Dove anche fossero due ce ne sarebbe una di troppo: per me le borse di studio esisterebbero solo per merito, o non esisterebbero proprio.

            ***

            MT,

            può darsi che i casi più estremi vengano denunciati all’AG. Non saprei. Sia come sia, una cosa mi sento di escluderla: che ogni anno arrivino in Procura tra le dieci e le ventimila denunce.

  9. mirkhond says:

    “Naturalmente, nel corso degli anni a Palermo si stanno adeguando a Bologna, poiché i poveri devono essere scoraggiati ad andare all’università.”

    Come si vede, non tutto il bene viene da Bologna….. 🙂

    • Z. says:

      Sulle borse di studio sicuramente no. Decisamente troppe e – a quanto ne so – nemmeno ripartite per Scuola.

      Ah, anche il clima è pessimo 🙂

  10. PinoMamet says:

    Il già citato (dal sottoscritto) cantante Nuova-iorchese Paolo Simone, cantava:
    “se guardo indietro a tutta la cacca che ho studiato a scuola/
    è un miracolo che riesca davvero a pensare…”
    (la canzone è Kodachrome, lo scrivo perché l’altra volta non c’era arrivato quasi nessuno)

    e infatti stamattina pensavo:

    uno va a scuola, e impara delle cose;
    poi diventa professore, e le insegna, a delle persone che le imparano per poi insegnarle di nuovo…

    fossero tutte balle, tutte falsità, invenzioni: non cambierebbe proprio niente, il circolo continuerebbe indisturbato.

    Certo, io posso verificare che il triangolo costruito sull’ipotenusa è uguale a…
    e posso prendere in biblioteca un dizionario di swahili e andare a Zanzibar e vedere se dicono davvero le parole che ci stanno scritte sopra.

    Ma letteratura? filosofia? Storia?? Dico: Storia??

    Qualcuno mi garantisce che è esistito davvero una persona chiamata Napoleone, e non se l’è inventata un buontempone qualunque? E Kant coi suoi paesani che regolano l’orologio?

    Ma c’è di più: oltre al contenuto dell’insegnamento, e molto di più del contenuto dell’insegnamento, mi sembra che quello che si vuole mantenere a tutti i costi è la sua forma.

    Ma proprio fisica. Molti professori che ho conosciuto- non dico tutti, quando mai è esistito “tutti”- mi sembrano persone estremamente conservatrici, oserei dire ferocemente conservatrici quando si tratta del proprio lavoro.
    Non dico mica per via di stipendi, sindacati e così via, che c’entra.

    Ma nel senso che “io il latino l’ho imparato così, e continuerò a insegnarlo così”, anche se è lampante che si tratta di un metodo controproducente (per inciso: l’esempio è vero, e che fosse un metodo macchinoso e controproducente lo si sapeva già a inizio ‘900…)

    io per esempio alle Medie e Superiori mi chiedevo perché ci insegnassero a fare “il tema”: che cosa è, un “tema”? quando mai lo si troverà più, dopo la scuola?
    ci sono romanzi, novelle, racconti, articoli, poesie… ma “temi”, quando mai?

    Bene, la scuola dopo un po’ pare avermi ascoltato, e ha provato a insegnare agli studenti a fare altro:
    solo che si trattava di “articoli documentati”, “saggi brevi”, “scritture argomentative” , che non mi è ancora chiaro quale sia la differenza, e nessuno in pratica la ha mai saputa.

    Cioè, La Scuola, marchio registrato, che si re-impadronisce di sé stessa, blocca e anestetizza ogni tentativo di trasformarla, avvolge la preda come una piovra fino a metabolizzarla completamente….

    finché i prof di italiano, in riunione di dipartimento, stabiliscono a gran voce (caveat: altro esempio vero) che la sperimentazione ha fallito, e che è ora di tornare al Tema, “come si è sempre fatto”…

    • Mauricius Tarvisii says:

      Il tema, come diceva un mio professore di italiano, è una scusa come un’altra per farti scrivere in italiano. E’ una scusa che funziona, quindi va bene.
      Poi c’era quel mio compagno di liceo che ad un certo punto cominciò a svolgere i temi in forma di dialogo. Poi visto che funzionò coi temi, scrisse in forma dialogica anche alcuni compiti di filosofia.

    • Francesco says:

      io facevo schifo a fare i temi

      ma non ho mai dubitato che fosse colpa mia e quasi 20 anni di lavoro mi convincono ogni giorno di più

      impara a ragionare e scrivere bene (decentemente) di cose che non ti interessano ma hai dovuto studiare e saprai farlo sempre

      vale anche il contrario, però

      • Lanzo says:

        I “temi” sono stati la cosa che ho piu’ odiato. Li ho sempre percepiti come una violenza psicologica (scrivere in base ad un verso di un poeta o su argomenti che non ti interessavano) MA l’abilita’ a scrivere un tema e’ forse una garanzia per un futuro di politico e magari avvocato. Quello che manca nella nostra cultura scolastica e’ il “dibattito” – si prende un argomento a caso e 2 studenti opposti devono appunto dibattere civilmente ed intelligentemente. Infatti basta vedere un qualsiasi talk show, dove vedi politici o persone di censo che si interrompono di continuo, strillano che manco un pesciarolo semianalfabeta al mercato rionale.

        • PinoMamet says:

          “. Quello che manca nella nostra cultura scolastica e’ il “dibattito” – si prende un argomento a caso e 2 studenti opposti devono appunto dibattere civilmente ed intelligentemente. ”

          Verissimo, ma la colpa è anche degli studenti, eh?

          Su “intelligentemente” non voglio discutere, ma “civilmente” proprio non sono capaci…

        • Francesco says:

          l’abilità a scrivere un tema è alla base della capacità di presentare qualsiasi argomento in modo conciso, comprensibile, utile

          i dibattiti sarebbero utili ma per altre cose

    • Peucezio says:

      Pure io facevo schifo coi temi. Troppo arbitrari, poco logico-argomentativi. In fondo mi era più congeniale la matematica, anche se mi rompeva fare gli esercizi.

  11. mirkhond says:

    Le istituzioni tendono ad essere conservatrici per paura di perdere il potere……
    La scuola non fa eccezione…….

  12. Peucezio says:

    Comunque ho un amico che insegna all’università di Parma (ovviamente non ne faccio il nome).
    Gli chiederò cosa pensa di tutto ciò.

  13. Moi says:

    Con Youtube, moltissime Lauree DAMS vengono utilizzate per darsi credito nel gridare a squarcia gola “abuso della sospensione dell’ incredulitàààààà !!!” recensendo i film e/o i cartoni animati …

  14. Moi says:

    Comunque a Bologna Balotta-CosplayPolitico-Kazzeggio-Fattanza sono i Quattro Pilastri Economici del Turismo Universitario 😉 …

    • izzaldin says:

      non ci crederai, ma oltre a questa percentuale c’è gente che viene da voi per studiare e trovare un lavoro in zona, e magari sloggiare in qualche anno/decennio. senza il cazzeggio e la fattanza universitaria Bologna sarebbe Caserta, economicamente. Nel senso che da Foggia, Caserta, Lecce etc i soldi vengono da voi, a miliardi da decenni. Il “Pilastro Economico” di cui parli è in realtà quello su cui si reggono le casse della città di Bologna, ed è stato costruito anche dalla nutrita colonia proletaria panormita del bizzarro quartiere sovietico Pilastro, appunto 😉

      • Z. says:

        Izz,

        — senza il cazzeggio e la fattanza universitaria Bologna sarebbe Caserta, economicamente —

        Cioè, secondo te a Bologna non c’è vita oltre all’Ateneo? è questa l’impressione che hanno i fuorisede? Qua c’è gente che nasce, cresce, diventa adulta e muore senza avere mai avuto a che fare con l’Università, e credimi: ce n’è tanta 🙂

        — Nel senso che da Foggia, Caserta, Lecce etc i soldi vengono da voi, a miliardi da decenni. —

        Ecco, questa è la scusa che si danno i soggetti che praticano le attività descritte da Moi. Come se tutti i bolognesi, di professione, facessero i gestori di mescite o gli affittacamere 😀

        Per la maggior parte dei bolognesi, ivi inclusi gli studenti universitari indigeni, l’afflusso massiccio di fuorisede significa anzitutto più concorrenza, meno posti di lavoro liberi, affitti cari e buona parte del centro trasformato in un parco giochi per vacanzieri 24/7.

        Se vuoi dirmi che la rende particolarmente vivace e sfaccettata nonostante le sue modeste dimensioni, invece, siamo d’accordo.

        • Moi says:

          Mah … di solito chi “studia” 🙂 (parlo per conoscenza diretta !) a Bologna venendo da Sud NON cerca lavoro nel Privato … ma ha la Bazza nello Stato Prenotata,

          o almeno alle Poste, grazie agli Amici-Degli-Amici Paterni; specie se di origine Vecchia DC … alla “peggio” nella Dirigenza delle Cooperative; specie se di origine PCI o almeno-almeno già PDS: segnatamente Pugliesi Amici-Degli-Amici-Degli-Amici di D’Alema !

          Breve: il film al momento ultimo di Checco Zalone NON è fiction 😉 …

          • Moi says:

            E cmq almeno fra gli Anni Novanta e Inizio Crisi l’Aspirante Lavoratore nel Privato “Terza Media o Diploma” della “Marucònia” (che fino ad allora “si converitva” 😉 spesso funzionalmente dalla DC al PCI …) ha conosciuto la “concorrenza sleale” nonché lo “scavalcamento nel Welfare Comunale” VS l’ Omologo 😉 del “Maròch” … diventando così paradossalmente (?) pionieristico della Lega a Bologna !

          • Moi says:

            convertiva

          • Moi says:

            Di solito la Balotta NON Studentesca dei ForeverYoung 😉 Fans-Emuli di Vasco-Liga-Zucchero-MaxPezzali è “fuori città” appunto perché “andare in centro è da terroni universitari senza macchina” … e poi a molti piace proprio il guidare come divertimento in sé di “far delle gran tirate col ferro” (v.di Certe Notti del Liga o Rotta peri Casa di Dio di Max Pezzali o quella di Cesare Cremonini citata più volte da Pino). 😉

          • Moi says:

            Per non dire dei locali a localari “Oll-Bàichers” 😉 come se la Via Emilia fosse la Route66 in USA … vedi “Basta un Giorno Così” del Pezzali (che paradossalmente, come modus vivendi atque ballottandi 🙂 è più Emiliana Pavia di Piacenza)

          • Lanzo says:

            Intrigante e temo realistico il commento di MOI – 7.55 a.m.

          • Z. says:

            Moi,

            ho conosciuto parecchi studenti e studentesse del Meridione, credimi. Nessuno di loro, e dico nessuno, aveva il posto garantito in una PA.

        • izzaldin says:

          Z.
          ragazzi, io so bene che i bolognesi non amano lo schifo in centro, anche a me infastidirebbe.
          quello che voglio dire è che da decenni ci sono ingenti flussi di denaro che dai risparmi del Sud affluiscono alle città universitarie del Nord (Torino, Bologna, Milano, Padova etc).
          Questi soldi non sono solo affitti e alcool (che comunque non sono due spicci..) ma anche libri, vestiti, biglietti dell’autobus, tasse, multe, parcheggi, fotocopie, servizi internet, ospiti nei bed and breakfast, salumi, formaggi etc.
          Bologna se non avesse avuto il polo attrattivo dell’università negli ultimi secoli sarebbe Mirandola, o Maranello. Non si tratta solo di “sfaccettature”. Si tratta di una risorsa di fondamentale importanza nell’economia della vostra città, e mi stupisco che ne cogliate solo i più pittoreschi lati esteriori.

          Moi
          Il discorso dei terroni col posto nel pubblico già prenotato è forse appannaggio di una ristrettissima élite ormai. devi aggiornare i tuoi stereotipi. Non dico che non ne esistano, ma non sono certo la maggioranza.
          Per quanto riguarda la concorrenza dei “maròch”, ti posso dire che è sicuramente vero che moltissimi terroni sono diventati leghisti nell’arco anche di un solo decennio al nord. Però in fondo se arrivi da Taranto o dalla Nigeria, i motivi per cui ti sposti spesso sono abbastanza simili, alla fin fine.

          • Z. says:

            Izz,

            l’idea che Bologna senza fotocopie, salumi e formaggi venduti agli studenti sarebbe come Mirandola è molto suggestiva. Immagino possa dare qualche conforto a qualche fuoricorso di lunga data: quanto meno, è una cosa che ripetono spesso.

            Tuttavia non ho mai visto citare un dato, una statistica, un numero al riguardo.

            Ora, siccome qui ci abito da una vita, credo di avere più esperienza locale di loro. E posso nuovamente assicurarti che a Bologna esiste un’intera città – imprese, industrie, esercizi – che con l’Ateneo non ha mai avuto niente a che fare. Posso anche assicurarti che i residenti che si arricchiscono affittando camere agli studenti, o vendendo loro salumi formaggi e fotocopie, sono assai meno di quanto tu non creda.

            Per gli altri l’Ateneo è soprattutto causa di tutti i problemi sopra elencati, tra i quali di pittoresco non c’è proprio niente (nota che non avevo nemmeno indicato lo “schifo in centro”). Piuttosto, mi sembra a dir poco pittoresca l’idea che io mi arricchisca grazie alle tasse universitarie pagate dagli studenti 🙂

            Detto questo, se mi dici che l’Ateneo rende questa città meno provinciale, più aperta, più complessa e più curiosa io sono d’accordo con te. Di più: sono anche d’accordo con te se mi dici che il problema non sono gli studenti, o l’Università in sé, ma la cattiva gestione degli uni e dell’altra.

            Ma per favore, evitiamo di credere che i bolognesi siano tutti bottegai e affittacamere ai quali gli studenti “portano ricchezza” 🙂

          • izzaldin says:

            che gli studenti portino ricchezza alla città credo sia fuor di dubbio;
            che Bologna abbia un tessuto produttivo, culturale e di professionisti di alto spessore è verissimo;
            che la nascita e lo sviluppo di questo tessuto culturale/produttivo sia stato favorito e corroborato dall’istituzione universitario credo sia fuor di dubbio.

            p.s.
            ti ho teso una trappola: il paragone con Mirandola è stato fatto non da un “fuorisede di lungo corso” ma da un bolognesissimo professorone/barone dell’università di Bologna.
            Si chiedeva il perché, a parità di produttività agricola del contado, una città come Bologna si sia espansa fino a diventare il capoluogo e il centro di attrazione regionale prima e nazionale poi; come mai proprio Bologna? Perché non Mirandola, o Imola, o Molinella?
            il barone bolognese diceva che il motivo è stato esattamente la nascita dell’università.
            Mirkhond potrà confermare che, in passato, uno degli ultimi governanti attenti alle esigenze del Sud cioè Federico II 🙂 addirittura creò l’ateneo napoletano proprio per evitare che i migliori cervelli e soprattutto i loro capitali andassero a finire a Bologna, Pavia e Padova.
            io non dico che Bologna senza università non esiste, dico però che non bisogna sottovalutarne l’importanza, anche a livello economico.

          • Z. says:

            Izz,

            — che gli studenti portino ricchezza alla città credo sia fuor di dubbio —

            Ma certo. Arricchiscono direttamente gli osti, gli affittacamere e tutti quelli che lavorano attorno all’Università. Come il tuo amico di Molinella 🙂

            Per tutti gli altri c’è l’indotto, che è questione più complessa. Non puoi considerare solo le rimesse in denaro da oltre provincia, insomma. Devi considerare anche – ad esempio – il costo elevato degli affitti, l’affollamento delle professioni, il comprensibile disinteresse per la città e per i suoi cittadini di chi non la vive come propria (quello che tu chiami “lo schifo in centro” è una parte di questo aspetto), le spese per i servizi che le tasse coprono solo in parte.

            Il tuo amico , poi, non dovrebbe dimenticare che Bologna, oltre ad essere una città universitaria, è anche il primo e principale snodo logistico del centro-nord: cosa che non si può dire di Imola o di Molinella. E’ qualcosa di cui, secondo Miguel, si è accorto anche l’IS, e se domani gli studenti universitari si dimezzassero lo resterebbe ugualmente.

            Z.

            PS: nota che tutto questo non è esclusivo di Bologna. Buona parte delle questioni citate è già stata trattata da Miguel per Firenze.

          • ” Si tratta di una risorsa di fondamentale importanza nell’economia della vostra città, ”

            Io ho vissuto per anni vicino a Bologna, andandoci molto spesso, anche per lavoro, ma senza praticamente pernottare: quindi conosco una Bologna “diurna”.

            Devo dire che non ho mai incrociato o sentito parlare di studenti: da traduttore, ho visto soprattutto una città piena di uffici circondata da fabbriche che esportavano.

            E’ una visione parziale, e ovviamente non smentisce ciò che dice Izzaldin.

          • izzaldin says:

            Z.,
            Bologna, oltre ad essere una città universitaria, è anche il primo e principale snodo logistico del centro-nord:

            certamente, ma ciò avviene dopo che la città ha raggiunto uno status di importanza maggiore rispetto a quelle vicine. il discorso sull’importanza dell’Università va affrontato sul lungo periodo naturalmente, o almeno questo era il punto di vista del prof. bulgneis.

            @Miguel
            non metto in dubbio ciò che dici. e so bene che la Pianura Padana è ricca, ‘produttiva’ e all’avanguardia anche senza i pugliesi che bivaccano a piazza Verdi.
            Però, ecco, se andavi a Bologna e non vedevi neanche uno studente in pieno giorno, significa che magari non bazzicavi tanto il centro e la zona universitaria 🙂

            poi sul fatto che a Firenze è lo stesso, sono d’accordo. Anche Padova credo sia così.
            diciamo che si tratta di città universitarie medio-grandi che beneficiano dell’Ateneo ma hanno tante altre risorse.

            • “poi sul fatto che a Firenze è lo stesso”

              Gli studenti italiani sono stati esiliati in un’orrenda periferia lecorbuseriana, detta Novoli. Dove tra l’altro c’è un vampiresco incubo di “Palazzo di Giustizia” che è grande quanto tutto San Frediano meno il giardino Torrigiani.

              Il nostro guaio sono gli studenti statunitensi.

              Con tutto ciò che si può dire delle studentesse oche di Catanzaro o di Pordenone, sono comunque meno oche e meno alcoliche e meno ricche delle loro comari bionde dell’Ohio 🙂

          • Z. says:

            Izz,

            — il discorso sull’importanza dell’Università va affrontato sul lungo periodo–

            Lungo periodo? Ma se prima mi parlavi di decenni, cioè di un periodo del tutto trascurabile, vista l’età millenaria dell’Ateneo!

            Se parliamo di lungo periodo allora le cose cambiano, e siamo d’accordo. Lasciamo da parte robe tipo le rimesse dei papà dei fuorisede, le fotocopie e i biglietti dell’autobus – ammettilo, quella facezia sull’autobus l’hai messo come easter egg per vedere se stavo attento! – e diciamo pure che per la storia di Bologna l’Ateneo è stato di grande importanza.

            La zona universitaria – che è solo una parte del centro, ricordiamolo – coincide con Bologna solo per gli studenti fuorisede. Già il fatto che tu abbia abitato alla Barca fa di te un caso poco comune! E in effetti non credo che Miguel l’abbia frequentata particolarmente, visto che il tessuto produttivo della città è situato prevalentemente altrove.

            La speranza è che qualche amministrazione decida di allestire un campus fuori dal centro, come più volte è stato promesso in passato. Ma ci sono ragioni politiche che lo sconsigliano…

          • Moi says:

            La “Bigh Tàid” 🙂 dei Prenotati nel Pubblico Impiego penso sia passata … ma lascia dietro di sé un esercito di Pensionati Bèbbi nonché Aurei, che chiama i propri “Privilegi da Familismo Amorale” con l’ abracadabra di “Diritto Acquisito”.

            Conosciuto personalmente, tristissimo a dirsi, un autentico (!) Invalido del Sud che anziché indignato dei ConterrOnei 😉 Falsi Invalidi … ne ammirava l’ astuzia !

          • Andrea says:

            “…non metto in dubbio ciò che dici. e so bene che la Pianura Padana è ricca, ‘produttiva’ e all’avanguardia anche senza i pugliesi che bivaccano a piazza Verdi.”

            … Invece, dubito che sarebbe “ricca, produttiva e all’avanguardia” senza i pugliesi che hanno lavorato e lavorano nei centri di produzione e trasformazione…
            Così, tanto per essere banali… 🙂

          • izzaldin says:

            Z. diciamo che ho fatto mio un discorso fatto da altri e l’ho aggiornato 😉
            sui biglietti degli autobus, era certo un esempio per vedere se eri attento 🙂 , ma intendo dire tutte quelle spese/tasse comunali che una immigrazione ricca come quella degli studenti universitari può portare.
            poi siamo d’accordo, la ricchezza vera di una città la fanno altre cose, esempio classico Torino: la città avrà guadagnato tot fuorisede ma ha perso tipo 80mila posti di lavoro nell’industria in un ventenni o giù di lì.

            @Moi
            sugli invalidi ricordo una battuta del comico Vincenzo Salemme che in un monologo si vantava “io song invalido AL CENDO PER CENDO! hahaha e con la penzione campiamo in quattro hahaha”
            🙂
            ricordo ancora il caso (non so dove in Italia) della nonna morta tenuta nel congelatore per mesi al fine di incassare la pensione.. sinceramente questi pesci piccoli non mi fanno rabbia però se ti beccano è giusto che paghi

          • izzaldin says:

            @Andrea
            nel mio primo commento a Moi citavo proprio gli operai immigrati del quartiere Pilastro.
            oltre ai pugliesi che hanno fatto le fortune delle famiglie Agnelli, Pirelli, Marelli etc citerei anche tutti i “maruchein de la maruconia” (cit.) che in questi anni stanno versando contributi per le pensioni delle future zdaure bulgneis 😉

          • Andrea says:

            @ Izzaldin

            “… esempio classico Torino: la città avrà guadagnato tot fuorisede ma ha perso tipo 80mila posti di lavoro nell’industria in un ventenni o giù di lì.”

            Non sono aggiornato sui dati, ma credo che le cose stiano (purtroppo) proprio così. Ed è per questo che “ricca, produttiva e all’avanguardia” la Padania lo è sempre di meno…

          • Z. says:

            Izz,

            — intendo dire tutte quelle spese/tasse comunali che una immigrazione ricca come quella degli studenti universitari può portare. —

            Sono tasse e tariffe che nel migliore dei casi coprono solo in parte le spese, ma solo nel migliore dei casi. Nel peggiore – e più comune – dei casi, sono tasse e tariffe in buona parte non corrisposte 🙂

            Sui lavoratori forestieri, come quelli insediatisi a suo tempo al Pilastro o al Mazzini, il discorso è naturalmente diverso.

          • paniscus says:

            ricordo ancora il caso (non so dove in Italia) della nonna morta tenuta nel congelatore per mesi al fine di incassare la pensione..
            ————————

            Solo in Italia? Hanno beccato MIGLIAIA di casi del genere nel civilissimo e rigorosissimo Giappone, pochi anni fa:

            http://www.bbc.com/news/world-asia-pacific-11258071

            http://www.theguardian.com/world/2010/sep/10/japenese-centenarians-records

            Qualche caso estremo e surreale riguarda gente che se fosse viva avrebbe 150 anni, ma che in realtà è morta più di mezzo secolo fa… e in tali casi è anche possibile che si sia trattato di errori casuali e non di frodi deliberate (semplice dimenticanza di trascrizione anagrafica, per persone sole al mondo e senza familiari stretti, magari malate di mente, e morte in case di riposo o in ospedali psichiatrici).

            Ma per la maggior parte si trattava di normali ottantenni o novantenni, la cui morte non era mai stata trascritta all’anagrafe o era stata trascritta con 20 anni di ritardo, per decisione deliberata dei parenti, che in tal modo continuavano a riscuotere la pensione.

            Alla faccia del mito sulla straordinaria longevità dei giapponesi…

            L.

          • izzaldin says:

            @Lisa

            fantastico!
            sta a vedere che il mito della longevità dei giapponesi è dovuto alle truffe all’INPS 🙂

  15. Mauricius Tarvisii says:

    Non colgo l’ironia, oppure finalmente abbiamo un commento sincero?

    http://www.clickhole.com/blogpost/sorry-bernie-bros-your-candidate-just-doesnt-have–4201

    • Z. says:

      Beh, presumo proprio sia ironica. Dubito sia una critica riuscita male.

      Lo stesso concetto poteva essere espresso meglio, comunque: per dirla con l’autrice, peccato 🙂

  16. Francesco says:

    OT

    “Se nella vita cerchi garanzie, compra un tostapane”
    (Clint Eastwood)

    vecchiaccio!

    • Andrea Di Vita says:

      @ Francesco

      🙂 🙂 🙂 🙂 🙂

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Lanzo says:

      Una volta! oggi come oggi, se il tostapane ti si incricca, in quanto gia’ progettato per smettere di funzionare dopo un paio d’anni,lo butti. Chi te lo aggiusta ? Ese trovi uno che te lo aggiusta,ti costa meno comprarne uno nuovo, contribuendo al ciclo infinito dello spreco di risorse. E’ un meccanismo diabolico.
      E questo vale per qualsiasi elettrodomestico.
      “Se nella vita cerchi garanzie, compra un tostapane”
      (Clint Eastwood) Come gli vengano in mente ste’ cazzate al vecchio Clint sara’ l’ufficio stampa che gliele suggerisce ? Uno stramiliardario e’ anche un esperto di tostapane e garanzie ?

      • Francesco says:

        Lanzo

        dovresti aggiornarti all’immigrazione cinese. Riparano qualsiasi cosa, senza garanzia nè scontrino, a prezzi ragionevoli

        😉

        Clint è Clint, ricordo un bellissimo attacco a sedia vuota Obama, altro che le fesserie populiste che spara il Donald!

        😀

      • paniscus says:

        dovresti aggiornarti all’immigrazione cinese. Riparano qualsiasi cosa, senza garanzia nè scontrino, a prezzi ragionevoli
        ——————————–

        sì, ma si scassa di nuovo dopo altri sei mesi, perchè anche i pezzi di ricambio sono fatti apposta per durare poco…

  17. izzaldin says:

    @Miguel

    per tornare in topic, mi colpisce molto questo periodo:
    “Anche i provvedimenti dello Stato saranno continue leggi ondivaghe di emergenza per rispondere a qualche scarica emotiva di immagini (le demenziali oscillazioni sulla questione dei migranti/profughi in questi mesi ne è un caso estremo).

    Nasce così lo Stato Seduttore. Lo Stato commenta i media.”

    in questi giorni abbiamo assistito ad un’altra “demenziale oscillazione”, questa volta sul caso Regeni.
    La forza del racconto della madre che racconta le terrificanti torture sub^te dal figlio ha fatto “oscillare” il racconto mainstream: la Repubblica con Calabresi ha fatto appelli e controappelli, pochi giorni dopo aver realizzato una imarazzante intervista assolutoria al generale al-Sisi.
    Congiuntamente veniva ri-agitata la questione marò, con gli sforzi italiani al tribunale dell’Aia. le due notizie (il servizio suo politico che improvvisamente chiedono verità per la madre di Regeni; il servizio sull’impegno in sede internazionale per i nostri marò) così accostate espongono un messaggio ben preciso.
    Io non ho più tempo quindi il messaggio capitelo da soli 😉

    • Z. says:

      Sono un po’ stupido. Aiutami a capire il messaggio 🙂

      • izzaldin says:

        abbocco all’amo e rispondo 🙂
        il messaggio che vuole passare è quello ceh la politica italiana e i media sono al fianco dei loro cittadini che soffrono all’estero, siano essi soldati o giovani ricercatori.
        in realtà, e l’intervista ad al-Sisi della renzianissima Repubblica di Calabresi lo conferma, i governanti italiani non hanno reale interesse a cercare la verità. Sano bene con chi hanno a che fare..
        mi sembrava in topic perché Miguel ha parlato di una demente oscillazione dei media sui migranti (prima da accogliere e poi da respingere, vedi Merkel) e in questi giorni mi ha colpito questo voltafaccia improvviso su Regeni

    • “in questi giorni abbiamo assistito ad un’altra “demenziale oscillazione”, questa volta sul caso Regeni.”

      Molto interessante.

      Il para-presidente occidentalista appena sbarcato con il gommone a Tripoli è amico dei Fratelli Musulmani.

      I Fratelli Musulmani sono il nemico assoluto del regime egiziano e del suo dittatore (visto che chiamano così Assad, non vedo perché non si possa chiamare così al-Sissi).

      Il cliente degli egiziani, Haftar, controlla un terzo circa della Libia, a differenza dell’omino del gommone.

      E quindi l’Italia ha tutti gli interessi politici a fare la pace con l’Egitto, se vuole che l’omino del gommone non faccia la fine di Gheddafi.

      Ma si tratta di vicende di cui quasi nessuno in Italia sa qualcosa, mentre il povero Giulio torturato è roba esaltante per i media.

      Ecco un esempio in cui interessi politici e interessi mediatici si scontrano direttamente.

  18. mirkhond says:

    “Mirkhond potrà confermare che, in passato, uno degli ultimi governanti attenti alle esigenze del Sud cioè Federico II 🙂 addirittura creò l’ateneo napoletano proprio per evitare che i migliori cervelli e soprattutto i loro capitali andassero a finire a Bologna, Pavia e Padova.”

    Posso essere d’accordo, tranne sul fatto che Federico II fosse uno degli ultimi governanti ad essere attento alle esigenze del “Sud”.
    Francesco II (1859-1861) nel suo breve regno istituì due cattedre universitarie a Foggia e a Trani.
    In questo sulla scia dei suoi precedessori a partire da Carlo VII (1734-1759)!

    • izzaldin says:

      ecco vedi, non ne sapevo niente. grazie della condivisione

      • Andrea says:

        “… Federico II 🙂 addirittura creò l’ateneo napoletano proprio per evitare che i migliori cervelli e soprattutto i loro capitali andassero a finire a Bologna, Pavia e Padova”.

        @ Izzaldin, Mirkhond

        Ma l’Ateneo napoletano non è l’università di Stato più antica d’Europa? Il che credo sia indice – comunque la si pensi – della modernità del Regno medioevale…
        Le università di Bologna, Pavia e Padova credo esistessero all’epoca come corporazioni di studenti e docenti, non come istituzioni statali… Confermate?
        Confermate anche che il Parlamento del Regno (riunito per la prima volta nella mitica 🙂 Mazara del Vallo, prima ancora dell’unificazione definitiva e della proclamazione del Regno, vero?) sia uno dei più antichi del Continente?
        Mi farebbe piacere se approfondiste questi temi… 🙂
        Grazie!

        • izzaldin says:

          io purtroppo non ho qui con me gli appunti di Storia Medievale e il bellissimo “Storia del Mezzogiorno Medievale” di Tramontana, quindi lascio la parola a Mirkhond.
          Posso dire che sì, il Parlamento del Regno è (non unanimemente) considerato tra i più antichi del mondo addirittura, anche secondo la Wikipedia inglese
          https://en.wikipedia.org/wiki/Sicilian_Regional_Assembly#cite_note-2

          per quanto riguarda l’università di Bologna, so (per sentito dire, eh) che la data di “fondazione” venne stabilita da Carducci nel 1088 ma è una data scelta abbastanza arbitrariamente: i maligni dicono che l’allora influente docente Carducci volesse partecipare alle cerimonie per gli 800 anni, e decise di scegliere un anno vicino agli anni ’80 🙂
          C’è una disputa sull’antichità delle prime università italiane: Salerno rivendica di essere università (medicina) da prima di Bologna, ed effettivamente le differenze fra “studium”, cattedre e università all’epoca erano molto sfumate, e il primato è più una questione di prestigio e di blasone che non un dato che si può affermare in maniera incontrovertibile.
          L’Università di Napoli venne fondata da Federico II proprio per i motivi che ho scritto prima.
          Se riesco a trovare libro e appunti nei prossimi giorni approfondisco 😉

          • Andrea says:

            “L’Università di Napoli venne fondata da Federico II proprio per i motivi che ho scritto prima.”

            Grazie mille! Ma è unanimemente acquisito il fatto che l’Università di Napoli è la più antica università di Stato? Secondo me, al di là di tutti i blasoni e le pompe, è questo l’aspetto più significativo…

  19. habsburgicus says:

    @Lanzo
    curiosità
    sei quel lanzo che ho intravisto su “Pauper Class” o da Nessie (non rammento) ?
    ciao

  20. mirkhond says:

    “anche senza i pugliesi che bivaccano a piazza Verdi.”

    Tutte braccia rubate all’agricoltura, alla pastorizia all’artigianato e alla pesca.
    Sob!

  21. mirkhond says:

    “Il che credo sia indice – comunque la si pensi – della modernità del Regno medioevale…”

    Un Regno medioevale che distrusse l’Islam siciliano e impose un durissimo assolutismo di stato, da far impallidire i biekiSSimi Borbone.
    Però Federico II è un sovrano illuminato, i Borbone dei vongolari e camorristi…..
    Potenza della propaganda ideologica fatta SECOLI DOPO la morte di Federico II.
    A chi è interessato consiglio il libro di David Abulafia, Federico II, un imperatore MEDIEVALE.

    • Andrea says:

      @ Mirkhond

      “Un Regno medioevale che distrusse l’Islam siciliano e impose un durissimo assolutismo di stato…”.

      Non mi aspettavo un giudizio di carattere “etico”, né termini celebrativi o di condanna. Mi chiedevo piuttosto se la proclamazione di un parlamento dotato di poteri deliberativi e la fondazione di un’università statale non fossero provvedimenti orientati alla costruzione di un sistema statuale in senso “moderno”. Sul fatto che F. II fosse un imperatore medioevale (e che altro, diversamente 🙂 ?) non ho dubbi. 🙂

      • mirkhond says:

        Il Parlamento Siciliano c’era già sotto Ruggero II (1113-1154, dal 1130 re di Sicilia e Italia, dal 1135-1140 re di Sicilia e Puglia).
        Ma il potere vero era nelle mani del re.
        Un pò come nella coeva Anglofrancia normanno-plantageneta…..

        • Andrea says:

          “ll Parlamento Siciliano c’era già sotto Ruggero II (1113-1154, dal 1130 re di Sicilia e Italia, dal 1135-1140 re di Sicilia e Puglia).”

          Sì, questo l’avevo scritto sopra: infatti la prima assise avvenne a Mazara del Vallo prima ancora della proclamazione ufficiale del Regno. All’epoca della prima assise il Parlamento era riferito solo alla Grancontea di Sicilia, no?

          • mirkhond says:

            Fino alla conquista della Puglia, tra 1127 e 1150 credo proprio di sì.
            Il potere regio normanno nei territori più settentrionali, Marsica, Abruzzo Teramano, era meno forte che in Sicilia e Calabria.
            Anche se dopo la rivolta del baronaggio normanno di Puglia e delle città pugliesi nel 1155-1158, tale potere si fece più solido.
            E ancora di più sotto Federico I (1198-1250, Federico II come sacro romano imperatore dal 1220).

          • izzaldin says:

            se non erro, ma non vorrei sbagliarmi, durante la riconquista normanna ci fu per un breve periodo un parlamento a Troina, addirittura ai tempi del Guiscardo. però vado a memoria e potrei errare.

            Mirkhond sugli arabi ha ragione: finché c’erano i Normanni la convivenza era possibile, poi iniziarono i ‘pogrom’ svevi.
            I normanni in fondo erano soldati di ventura che non avevano problema a rapire il Papa 🙂 Gli svevi erano più attenti a mantenere gli equilibri politici visto che dovevano contrattare l’elezione del Re fra i principi tedeschi.
            Che bella la storia medievale, uno dei pochi rimpianti che ho 🙁

          • izzaldin says:

            All’epoca della prima assise il Parlamento era riferito solo alla Grancontea di Sicilia, no?

            guarda, il Tramontana chiarisce tutto. spero di rispolverarlo a breve.
            per chiarire il commento di sopra, agli Svevi serviva anche la legittimazione politica che si poteva avere con la crociata siciliana, mentre i Normanni la loro crociata siciliana la fecero a metà e la usarono come scusa per non partecipare alle crociate vere e proprie.
            sicuramente io eccedo in idealizzazione, però davvero il regno normanno soppiantò l’ultima dinastia musulmana decadente senza però distruggere la cultura dell’isola.
            insomma, i normanni impararono l’arabo a Palermo, gli svevi, come l’Isis, resero la regione omogenea da un punto di vista religioso.
            oltre ai musulmani se la presero anche con gli ebrei, come testimoniato dagli studi del dotto Isidoro La Lumia.

          • Andrea says:

            “… il regno normanno soppiantò l’ultima dinastia musulmana decadente senza però distruggere la cultura dell’isola.
            insomma, i normanni impararono l’arabo a Palermo…”.

            … Lo si vede, ad esempio, dalle architetture dagli stilemi arabi costruite durante il periodo normanno. A cominciare da San Giovanni dei Lebbrosi, che, se non ricordo male, fu costruita durante l’assedio normanno di Palermo e, proprio per questo, fuori dalle mura e, di conseguenza, esterna all’attuale centro storico…

          • izzaldin says:

            direi proprio di sì. lo stile arabo-normanno è un unicum.
            un giorno riusciremo anche a incontrarci e a parlarne di persona, chissà

          • Andrea says:

            “un giorno riusciremo anche a incontrarci e a parlarne di persona, chissà”.

            Sì, mi farebbe molto piacere 🙂 🙂 … Attualmente sono parecchio lontano da Balarm 🙂 , ma una soluzione si trova …

  22. mirkhond says:

    “Con tutto ciò che si può dire delle studentesse oche di Catanzaro o di Pordenone, sono comunque meno oche e meno alcoliche e meno ricche delle loro comari bionde dell’Ohio :-)”

    Braccia rubate alla calza e ai bambini. 🙂

    • Z. says:

      Vedila così, Duca: se una ragazza è oca e alcolista forse è meglio che frequenti l’università piuttosto che riprodursi 🙂

  23. mirkhond says:

    Oppure che venga educata a non essere oca e alcolizzata….. 😉

    • Z. says:

      Insomma, tu vuoi reintrodurre lo ius corrigendi sulle mogli! manesco!

      😀

      • Moi says:

        Sì, però se vuoi fare il Maschilista Tribale fatti furbo: ammàntati di “CulturaAltrismo” e sfutta i RadicalChic come Scagnozzi Intellettuali anziché come Oppositori Insipienti … vàira, Habs ? 😉

  24. mirkhond says:

    Fosse per me, tornerei all’Editto di Rotari! 🙂

  25. Moi says:

    Infatti basta vedere un qualsiasi talk show, dove vedi politici o persone di censo che si interrompono di continuo, strillano che manco un pesciarolo semianalfabeta al mercato rionale.

    ——

    sic est 🙁

  26. Moi says:

    Fa più rumore mediatico un Checco Zalonoide socialmente parassitario e strafottente di mille operai Pugliesi in un reparto alla FIAT … si chiama “Giornalismo”, dicono 🙂 .

  27. Moi says:

    Piccola osservazione forse un po’ banale : il Tedesco che parla male dell’Italia, al Sud e CentroSud è “Nazista” subito … al Nord e CentroNord “lo” è solo dopo aver espressamente rifiutato dei distinguo per latitudine !

    🙂

  28. Moi says:

    Ho conosciuto il figlio di un miliardario Pakistano.

    Con lui (mi confidò) usavano il frustino.

    Andrea Di Vita

    ———

    Eh, cazzarola : se non è ClericoFascismo questo 😉 …

  29. mirkhond says:

    “finché c’erano i Normanni la convivenza era possibile”

    Ehmmmm… le cose sono un pò più complesse.
    I primi conti e poi re normanni, furono relativamente tolleranti con la comunità musulmana siciliana conquistata, sia perché questi ultimi erano maggioritari nel Val di Mazara, e con forti nuclei nella Val di Noto, e sia perché gli stessi conquistatori erano inizialmente una minoranza.
    Però già il Gran Conte Ruggero I (1072-1101), se nei primi dieci anni della conquista normanna di Palermo, vi mantenne l’arcivescovo romeo-bizantino a capo della locale e minoritaria comunità ortodossa, già nel 1083 vi eresse un arcivescovato latino, dopo aver ricattato il Papa con la minaccia di passare alla Chiesa Ortodossa (minaccia che servì a fargli ottenere da papa Urbano II, la Legazia Apostolica sulla Sicilia nel 1098).
    Inoltre essendo l’Isola popolata per due terzi da musulmani e per un terzo da Romei ortodossi, concentrati questi ultimi prevalentemente nel Val Demone, ma con aree di dissolvenza fino a Catania e a Siracusa oltre a Palermo, Ruggero avviò già intorno al 1080 quel processo di latinizzazione religiosa della Sicilia, immettendovi immigrati Lombardi, provenienti dall’entroterra di Savona, dal Monferrato, e poi da Lucca.
    Le Lipari, unite in vescovato a Patti, già dal 1088 presentano una comunità latina formata da Longobardi di Puglia, provenienti da Potenza, da Amalfitani e da romagnoli della remota Ferrara.
    Processo di latinizzazione religiosa e anche linguistica, molto lento, ma continuo, tanto che intorno al 1150, i Lombardi erano maggioritari in una vasta area tra San Fratello e Caltanissetta.
    A Caltagirone, dopo la conquista normanna del 1090, Ruggero vi espulse la popolazione musulmana sostituendola con immigrati dalla Liguria.
    La tolleranza dunque, fu dovuta più al bisogno di governare una vasta popolazione non latina e non cattolica, ma con l’intenzione finale di “riportare” l’intera isola al Cattolicesimo Latino.
    Le abitudini e gli edifici di stampo arabo-bizantino da parte dei sovrani Altavilla, non devono farci dimenticare l’obiettivo finale da essi perseguito.
    Nel 1153 il “tollerante” Ruggero II fece ardere sul rogo il suo ministro, Filippo di al-Mahdia, colpevole di apostasia, cioé di aver abiurato il Cattolicesimo ed essere tornato al natìo Islam.
    Nel 1160-1161, al tempo della rivolta dei baroni normanni di Sicilia guidati da Matteo Bonello, esplosero dei pogrom antimusulmani in Val di Noto, guidati dai Lombardi di Piazza Armerina al comando del loro leader Ruggero Sclavo.
    Questa rivolta fu poi repressa dal re Guglielmo I (1154-1166), ma dopo tale data in Val di Noto, l’Islam è molto ridimensionato (tra l’altro, stando ad Abulafia, i Musulmani della Val di Noto, costretti a diventare cristiani, si convertirono più facilmente all’Ortodossia bizantina, ancora numerosa nell’Isola).
    Già con Guglielmo II (1166-1189) i funzionari di corte e dello stato sono tutti cattolici, anche se Arabi o Romei.
    Col regno di Tancredi (1190-1194) e poi con l’invasione e conquista del Regno di Sicilia e Puglia, da parte di Enrico VI di Hohenstaufen, imperatore del Sacro Romano Impero, la tolleranza e l’area musulmana ormai ridotta praticamente al solo Val di Mazara, salta sia col pogrom di Palermo, compiuto dalla popolazione latina cattolica ai danni dei Musulmani, e sia con la rivolta degli stessi Musulmani di Sicilia che per cinquant’anni (1197-1246) creano un vero e proprio emirato sulle montagne tra Palermo, Trapani e Girgenti (Agrigento), scatenandovi una lunga e sanguinosa guerriglia, che sarebbe stata poi soffocata da Federico I (II come sacro romano imperatore) tra 1224 e 1246, e conclusasi con l’estinzione dell’Islam siciliano, deportando tra i 20.000 e i 60.000 musulmani a Lucera in Puglia, per farne una sua guardia “svizzera” da utilizzare per le sue guerre e per la repressione dei moti all’interno della Puglia stessa (ma non in Sicilia dove fu loro PROIBITO di rimettere piede).
    Mentre ciò che rimase si nascose tra le montagne, ma ormai privo dei legami comunitari, finì per essere comunque assimilato e cattolicizzato nell’ethnos latino ormai divenuto maggioritario nell’Isola.
    Il locale linguaggio arabo-maghrebino, sopravvisse a Malta, perché anche dopo la deportazione della sua popolazione musulmana a Lucera nel 1224, anche la popolazione cristiana era divenuta arabofona, e a Pantelleria fino al XVII secolo, in seguito alla maggior vicinanza di quest’ultima alla Tunisia e per essere stata a lungo, insieme a Lampedusa, un covo di pirati barbareschi.
    Dunque con Federico di Svevia si venne a compiere la trasformazione etno-religiosa della Sicilia, già iniziata dal Gran Conte Ruggero I di Altavilla, avo materno di Federico.

    • Andrea says:

      @ Mirkhond

      Grazie mille per la completezza!
      Mi rendo conto del fatto che è del tutto antistorica l’immagine edulcorata della Sicilia arabo-normanna quale pittoresco e variegato presepe, dato che il grande poeta arabo-siciliano Ibn Hamdis fu costretto a lasciare l’Isola proprio in conseguenza dell’avanzata normanna.
      So che San Fratello è ancora oggi una delle principali comunità lombardofone in Sicilia.
      Quanto a Malta, prima o poi ce la riprenderemo 🙂 ….
      Ciao!!

      • mirkhond says:

        Andrea

        L’immagine oleografica della Sicilia, è frutto degli storici dell’800, in primis Michele Amari, uomo dottissimo ma pieno d’odio verso i Borbone, e dunque bisognoso di ricostruire un passato siciliano grandioso perché “illuminato” e “tollerante”.
        Da qui il fraintendere sia la dominazione araba che quella successiva normanno-sveva.
        Questa visione oleografica ci è stata insegnata a scuola, ma non ci spiegava come mai DOPO il XIII secolo, in Sicilia non si sente più parlare di Musulmani e l’immaginario (anche cinematografico) dell’Isola è tutto latino-cattolico.
        Le cause di tali cambiamenti etno-culturali li abbiamo appresi all’università……

    • izzaldin says:

      grande Mirkhond, ottimo e abbondante.
      naturalmente la conquista normanna fu, appunto, una conquista, ma lasciò spazio alla convivenza, quantomeno per i motivi da te elencati.
      Gli Svevi completarono il lavoro.
      Vero anche il fatto di San Fratello, da cui provengono gli avi di Maurizio Crozza che in una occasione raccontò del nonno siciliano “che parlava uno strano accento lombardo”.
      Però effettivamente io ho detto che la convivenza era “possibile”, non che era perfetta.
      In questo senso, la “dhimmitudine” tanto vituperata da Moi e dagli islamofobi fu un sistema che garantì il pluralismo religioso (previo pagamento di una tassa, naturalmente).
      Ultima osservazione: se non sbaglio i normanni inizialmente favorirono lo sviluppo o la ripresa di qualche monastero bizantino, ma ripeto vado a memoria e devo controllare.
      grazie comunque per il dotto ripasso 🙂

      • mirkhond says:

        Crozza in effetti mi dà di cognome siciliano.
        Se non sbaglio significa teschio.

        • Andrea says:

          “Se non sbaglio significa teschio.”

          Sì, confermo.

          • mirkhond says:

            Anche se sui siti dei cognomi italiani, non risulta esserci in Sicilia.
            Però c’è una canzone siciliana che s’intitola Vitti na’ crozza (Vidi un teschio), che divenne la colonna sonora del bellissimo film di Pietro Germi, Il Cammino della Speranza del 1950.

    • Andrea Di Vita says:

      @ mirkhond

      A Caltagirone il dialetto locale è pieno di espressioni Genovesi, come “carrugio” per “vicolo”. A Lucera nel castello si conservano ancora scritte in Arabo, che mia madre, nata lì, vide da giovane.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  30. mirkhond says:

    C’è da aggiungere che nel XIII secolo, vaste aree della Sicilia Occidentale rimasero praticamente spopolate in seguito alla distruzione dell’ethnos musulmano.
    Nel 1247-1248, abbiamo una lettera del vescovo di Girgenti, in cui lamenta la perdita dei suoi braccianti (villani nel linguaggio latino siciliano) musulmani, e possedimenti e terre rimaste incoltivate e disabitate.
    Federico II aveva ripreso il popolamento latino della piana di Monreale, già iniziato da Guglielmo II nel 1178-1182, e poi nel 1208 con una colonia lombarda guidata da Oddone di Camerana, con l’ultima grande migrazione lombarda del 1237-1243, guidata da Jacopo Mostacciolo da Parma, e che trasformò Corleone in una città latina e cattolica.
    Negli stessi anni vi fu una colonizzazione lombarda pure a Monte San Giuliano (oggi Erice), rinforzando la presenza latina a Trapani (già nel 1184-1185, il viaggiatore musulmano andaluso Ibn Giobayr descrisse le donne franche di Trapani di tale bellezza da essere degne di diventare schiave dei musulmani! 😉 ).
    Sempre Trapani, vide nel tardo XIII secolo un massiccio popolamento di famiglie provenienti dalla Calabria (Cosenza).
    Eppure nonostante la diffusione delle colonie lombarde e anche romee, vaste aree del Val di Mazzara rimasero spopolate ancora a lungo (Piana dei Greci, oggi Piana degli Albanesi, venne ripopolata da una folta colonia albanese di rito bizantino solo nel tardo XV secolo).
    Gli stessi Romei, tollerati perché cristiani, subirono a partire dalla metà del XIII secolo un forte processo di latinizzazione, con chiese e monasteri che passarono al rito latino, e lo stesso idioma “grecanico”, ancora presente a Messina, finì con l’estinguersi nel XVII secolo.
    Anche se il dialetto messinese, ancora nel XVIII secolo era un ibrido ricco di romeismi.

    • izzaldin says:

      tutto vero.
      aggiungo un dettaglio raccontatomi da una professoressa corleonese che aveva studiato la materia: Corleone era una delle poche città dell’isola a non avere il ghetto, in cui cioè gli ebrei vivevano come cristiani. Questo favorì il processo di marranizzazione che salvò la vita (e per un certo periodo, la cultura) a tanti ebrei.
      Ancora oggi si dice che le famiglie che hanno la tradizione di fare la cassata in casa abbiano lontane origini ebraiche…
      ..e la cosa non stupisce visto che la comunità ebraica romana ancora oggi prepara un dolce tradizionale che in qualche modo cassata: la crostata di visciole.

      https://www.youtube.com/watch?v=qC1LlrIA-GI

      Non l’ho mai mangiata ma sembra una delizia!

      inoltre, la vera cassata siciliana/ebraica NON è quella colorata di bianco e di verde, ma è la cosiddetta ‘cassata al forno’. quella verde e biana, la ‘cassata’ per antonomasia, è una rielaborazione abbastanza recente, fine ottocento, opera di un pasticcere napoletano trapiantato in sicilia, che ottenne un enorme successo con questa variante.

      Su Piana dei Greci, saprai bene che ancora oggi la lingua arbereshe è parlata da giovani, adulti e anziani. io stesso ho sangue arbereshe ma non di Piana..

      • mirkhond says:

        Da quale paese arbereshe sei originario?
        Palazzo Adriano? Contessa Entellina? Mezzojuso? Sant’Angelo Muxaro?

      • Roberto says:

        Interessante (la cassata, dico)
        C’è un dolce napoletano che si chiama raffiuolo, che è appunto una cassatina piccola (una delle mie nonne la chiamava proprio cassatella).
        Pensavo che l’origine fosse siciliana ed invece sembrerebbe il contrario!
        (Buonissima la crostata di visciole)

        • izzaldin says:

          @Mirkhond
          bisnonna di Mezzojuso
          @Roberto
          diciamo che cucina siciliana e napoletana hanno delle reciproche influenze e scambi: penso ad esempio al gatò di patate, ricetta nata nei monasetri di clausura, tipica sia a Napoli che a Palermo con qualche piccola variante (da voi mi pare con salsiccia e scamorza, da noi con prosciutto e mozzarella).
          Per quanto riguarda la cucina ebraica romana, sembra magnifica. qui un link per rifarsi gli occhi

          http://www.latavernadelghetto.com/ricette/page/2/

          spero un giorno di riuscire ad andare a mangiare al ghetto

          • Roberto says:

            Questo è in effetti un elemento decisivo per la mia ebreofilia. Gente che cucina così non può essere malvagia!
            Gli olandesi ed i danesi invece….

      • Andrea Di Vita says:

        @ izzaldin

        Di recente la rivista Fortune ha esaltato il sindaco di Riace n Calabria per la riuscita integrazione di 500 migranti nel centro storico. Un mio amico Calatino mi assicura che la stessa cosa avvenne a Piana secoli fa, con la sostanziale assenza di pogrom e persecuzioni di cui gli abitanti vanno ancora fieri. Ha anche aggiunto, da buongustaio Siciliano qual’e’, che la cassata di Piana passa per essere la migliore di Sicilia.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

  31. mirkhond says:

    “se non sbaglio i normanni inizialmente favorirono lo sviluppo o la ripresa di qualche monastero bizantino, ma ripeto vado a memoria e devo controllare.”

    Sì hai ragione.
    Nei primi anni della conquista, favorirono immigrazioni di Romei calabresi nel Val Demone, e gli stessi Ruggero I e Ruggero II favorirono la ripresa sull’Isola del monachesimo bizantino, anche in funzione della colonizzazione agricola e del drenaggio della fiumare soprattutto nel Val Demone, l’area più romaica della Sicilia prenormanna.
    Penso al monastero del Santissimo Salvatore in Lingua Phari a Messina, sotto il quale vennero sottoposti tutti i monasteri bizantini di Sicilia, e che ancora nel XV-XVI secolo era un vivace centro di cultura bizantina.
    Oppure ai monasteri di San Cosmo Gonata e di Santa Maria delle Giummare nelle Madonìe e verso Palermo.
    Del resto, come detto più sopra, Ruggero I ricattò a lungo il Papato con la minaccia di passare all’Ortodossia bizantina, se non avesse avuto il pieno controllo della nuova Chiesa latina siciliana, cosa che ottenne con la Legazia Apostolica del 1098.
    Legazia che sarebbe stata per secoli, terreno di contesa tra la Santa Sede che voleva eassumere il controllo diretto della Chiesa siciliana, e i re che invece ne volevano mantenere gelosamente la prerogativa.
    Ancora sotto i Borbone (1734-1861) era il re che sceglieva i vescovi e gli abati dell’Isola.
    Cosa giudicata nefasta dallo storico napoletano e BORBONICO Giacinto de Sivo (1814-1867), in quanto, a suo dire, i re, soprattutto Ferdinando II (1830-1859), scelsero alla guida di diocesi e monasteri uomini di dubbia reputazione e alla fine anche di dubbia fedeltà, visto che poi costoro sostennero la conquista piemontese del maggio 1860-marzo 1861.

    • Andrea Di Vita says:

      @ mirkhond

      Lo scrittore Camilleri, Siciliano autore della fortunatissima serie di Montalbano (che tanto ha fatto per far conoscere le cose più belle di Sicilia nel mondo) ha davvero come chiodo fisso nei suoi romanzi storici proprio il fatto che i re Borbone nominassero vescovi e abati. Lo vede come il sigillo stesso del malgoverno.

      (Non ti nascondo che parecchio di quello che definisci il mio pregiudizio anti Borbone nasce dalla mia ammirazione sconfinata per Camilleri e per la sua eccellente collega scrittrice Siciliana Dacia Maraini, che non è più tenera nei confronti dei Borbone in Sicilia).

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Francesco says:

        Camilleri? quello che ha con la Chiesa cattolica un rapporto che sarebbe vergognosamente rozzo se fosse un analfabeta cinese di campagna? che fa del pregiudizio più becero l’unica lente con cui guardarla?

        Bella fonte, caro Andrea.

        PS e Montalbano piace anche a me

      • mirkhond says:

        I Borbone però si ritrovarono la Legazia Apostolica come eredità risalente agli Altavilla.
        Però i Borbone sono dei vongolari, maccaronari e camorristi ottusi, gli Altavilla e gli Hohenstaufen dei sovrani illuminati.
        Potenza della propaganda massonica dei vari Michele Amari e Ruggero Bonghi…..

        • Francesco says:

          Duca

          sarà mica che si confrontano i comportamenti delle dinastie con l’epoca in cui hanno regnato?

          che i comportamente adeguati per Carlo Magno non lo sono per Carlo V o per Elisabetta II

          cosa ne pensi?

          • mirkhond says:

            Gioca il pregiudizio ideologico.
            Federico di Svevia ha commesso una tal quantità di crimini da far impallidire il più assolutista dei Borbone.
            Poi, certamente bisogna contestualizzare i tempi, ma a maggior ragione si dovrebbe biasimare la storiografia massonica otto-novecentesca che ha creato il mito dei “buoni” Normanni e Svevi, e criminalizzato i “kattivi” Borbone……

          • Francesco says:

            veramente dovrei vedere come esce il giudizio sugli Svevi e sui Borbone una volta storicizzato

            della massoneria e delle sue manovre me ne frega poco, l’Italia non era quella roba che serviva a loro ma c’era – senza confini precisi che solo le isole avevano, in tutto il mondo

            ciao

  32. Moi says:

    Quanto a Malta, prima o poi ce la riprenderemo

    Andrea

    ——–

    col … żob ! 😉

  33. Moi says:

    Con tutto ciò che si può dire delle studentesse oche di Catanzaro o di Pordenone, sono comunque meno oche e meno alcoliche e meno ricche delle loro comari bionde dell’Ohio

    [cit.]

    ———-

    Qui cedi al Sessismo 😉 … segnatamente, comportamentale. Anche se l’ “Em to Ef” è oggetto d’inquisizione ma l’ “Ef to Em” no !

    http://www.parolacce.org/2015/10/23/insulti-sessisti/

  34. Moi says:

    Presto il “Volgarometro” sarà Fonte Giuridica di Normative UE e di Nuovi Reati d’Opinione made in PD … se già non lo è ! E se non lo è, è questione di Quando, non (!)
    di Se !

    http://www.parolacce.org/wp-content/uploads/2014/09/volgarometro1.jpg

    • Z. says:

      Moi, secondo me il tuo è un caso tipico di Odium Sui. Cioè di Odium Tui 🙂

    • Mauricius Tarvisii says:

      Secondo me cazzone non ha quella carica offensiva: anzi, spesso è usato in maniera benevola/simpatica, per intendere uno a cui piace cazzeggiare, che a sua volta ha anche una connotazione positiva.

      Ma poi in che modo il volgarometro può portare all’emanazione di un regolamento UE per – che ne so – la regolamentazione dei “prezzi di alcuni prodotti ortofrutticoli”?

      • Z. says:

        …e anche quando vuol essere dispregiativo è di solito usato nel senso di “persona approssimativa”, “acciarpone”. Insomma, non è particolarmente offensivo comunque 🙂

  35. Moi says:

    Comunque, IN TOPIC, sulla Pubblica Istruzione :

    —————–

    Una scuola senza fondi non conta niente. E mi pare che la politica non abbia intenzioni in questo senso. Sono d’ accordo con il 5 in condotta, è giusto che siano sanzionati atteggiamenti violenti, irrispettosi. Ma mi sembra un’ operazione demagogica: non si può chiedere alla scuola di andare in una direzione opposta rispetto alla società. In più, oggi i genitori percepiscono la scuola come un negozio, dove il figlio è il cliente da soddisfare. Sempre.

    (Antonio Scurati ; giorni nostri)

    —————————————————————————————-

    La scuola fa male alla cultura perché non comunica. Perché il ceto del sottoproletariato intellettuale l’ha conquistata come proprio terreno di sicurezza economica sbattendosene della funzione. Lo schema che si ripete è quasi sempre lo stesso: studenti di fronte ad “educatori” spenti, preoccupati di finire un programma ministeriale, di riempire un registro, corollari fastidiosi alla vera occupazione della stesura dell’itinerario-vacanze. Non è neppure sfiorato uno dei principi della pedagogia classica: la trasmissione della passione per la lettura e la trasfusione della curiosità culturale. Si leggono i classici come se fossero la bolletta del telefono o le ricette del medico. Le parole lette, anche quelle dei grandi autori, restano solo parole, svuotate di tutta la loro forza, perché ridotte al rango di esercizio. La cultura non arriva al cervello perché è stata ridotta a compito da svolgere per il giorno dopo, a pedaggio da pagare per ottenere un voto, che poi darà diritto ad un diploma, e quindi, eventualmente e fortunosamente, ad un impiego, in attesa della pensione.

    (dal sito-blog Mina Mazzini, risposta a una lettrice; giorni nostri)

    —————————————————————–

    Corriere della Sera, 18 ottobre 1975 (!) :

    Aboliamo la tv e la scuola dell’obbligo

    http://www.corriere.it/speciali/pasolini/scuola.html

    di Pier Paolo Pasolini

    ——————————————————————————————

    «Tutto quello che non (!) so, l’ho imparato a scuola».

    Leo Longanesi, Anni Cinquanta (?) …

    • ” Lo schema che si ripete è quasi sempre lo stesso: studenti di fronte ad “educatori” spenti, preoccupati di finire un programma ministeriale, di riempire un registro, corollari fastidiosi alla vera occupazione della stesura dell’itinerario-vacanze.”

      Chiaro che tutti i lavoratori del mondo pensano alla “stesura dell’itinerario-vacanze”, ci pensera anche la signora Mazzini, immagino. Come dire, “i molisani pensano al sesso”, che sarà vero, ma ci fa pensare che invece siano più perversi dei liguri.

      Passando alle cose serie: gli insegnanti sono milioni, e sono una media degli italiani, accomunati soltanto dal fatto di aver studiato e di non aver scelto un lavoro che prometteva molti soldi.

      Quindi, se hanno delle caratteristiche in comune, quelle caratteristiche devono essere comuni all’istituzione per cui lavorano.

      E quindi ci deve essere qualcosa di strutturale nella scuola che obbliga a finire programmi ministeriali, fare un’infinità di adempimenti burocratici (ad esempio i “recuperi” obbligatori che fermano la didattica per settimane all’inizio del secondo quadrimestre, tutte le attenzioni speciali e i formulari da riempire per presunti casi di dislessia, “bisogni educativi speciali” e quant’altro) e compilare registri.

      La signora Mazzini evidentemente ignora poi che la maggior parte degli studenti italiani non passa la maggior parte del loro tempo scolastico a sentire poetesse intonare con emozione i “classici”.

      Gli insegnanti passano quel tempo che la scuola concede loro per insegnare, a insegnare ragioneria, equazioni di secondo grado, Diritto e tecniche amministrative della struttura ricettiva, trigonometria, economia aziendale, scienza della materia, chimica organica e tutta una serie di altre cose. Pazienza se poi le formule le leggono come se fossero “la bolletta del telefono”, ma nel concorso non è previsto il punteggio per abilità teatrale.

      • izzaldin says:

        “La scuola fa male alla cultura perché non comunica. Perché il ceto del sottoproletariato intellettuale l’ha conquistata come proprio terreno di sicurezza economica sbattendosene della funzione”
        il “sottoproletariato intellettuale” sarebbero i professori di scuola?
        vivere segregata in Svizzera non ha certo fatto bene alle capacità di analisi della più grande cantante italiana

        • “vivere segregata in Svizzera non ha certo fatto bene alle capacità di analisi della più grande cantante italiana”

          La signora Mazzini, a settantasei anni, è riuscita a realizzare un album intitolato Selfie. No, dico, Selfie. Con la copertina leopardata.

        • Z. says:

          Beh, spesso chi è ricco e famoso crede per ciò stesso di avere molte cose intelligenti da dire. Sulla scuola, poi, chiunque si sente in diritto di pontificare, dandosi delle arie da esperto…

        • Francesco says:

          Veramente ne ho incontrati, di questi SI, come studente e come padre di studenti.

          Non credo siano una fisima della Mazzini.

          Alle fesserie positiviste di Miguel sull’insegnamento dei classici non rispondo neppure. Ha davanti agli occhi un crimine e non vuole vederlo. Poi si lamenta se piallano un quartiere vecchio di 1.000 anni per fare un centro commerciale!

          😀

          PS ma il cliente non sono i genitori? da quando sono gli studenti?

    • Peucezio says:

      “non si può chiedere alla scuola di andare in una direzione opposta rispetto alla società.”

      Che cosa assurda.
      Da qualunque parte si parte, non va bene perché quella sola non basta e andrebbe controcorrente rispetto a tutto il resto. In questo modo non mettiamo nessun freno, anzi, assecondiamo la caduta verso il baratro.
      La solida idea per cui i fenomeni umani sarebbero come quelli astronomici.
      E’ curioso che una specie, quella umana, che ha dimostrato di stravolgere pesantemente gli assetti naturali del pianeta, si ritenga impotente rispetto ai fenomeni umani e sociali, che dipendono integralmente da lei.

      • Peucezio says:

        Invece a scuola dovrebbe vigere un codice penale autonomo rispetto a quello in vigore per il resto della società, con un’autocrazia dell’insegnante, che deve poter infliggere pene di vario tipo, comprese quelle corporali (almeno per tutto ciò che riguarda la condotta, non dico per i cattivo profitto nello studio, per quanto forse non guasterebbe neanche lì).

      • Andrea Di Vita says:

        @ peucezio

        “E’ curioso”

        Un conto è deviare il corso di un fiume erigendo dighe stando sulla riva del fiume. Un conto è fare lo stesso stando in mezzo al fiume, visto che in tal caso noi stessi siamo portati via dalla corrente.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          ma la scuola italiana è nata così, imponendo nella testa degli italiani di mille lingue e nazioni la sua lingua e l’Italia

          e pure erodendo la fede cattolica del 99% degli italiani ma non certo dei ministri dell’istruzione

          diciamo che è abituata a nuotare controcorrente

          😀

        • Andrea Di Vita says:

          @ Francesco

          Concordo al 100%.

          Lewis, il credente autore di “Narnia”, ebbe modo di scrivere che anche la peggiore scuola scuola pubblica ha comunque il vantaggio non di valorizzare l’intelligenza o la spiritualità, ma di far praticare l’uguaglianza ai futuri cittadini.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Peucezio says:

          Andrea,
          “Un conto è deviare il corso di un fiume erigendo dighe stando sulla riva del fiume. Un conto è fare lo stesso stando in mezzo al fiume, visto che in tal caso noi stessi siamo portati via dalla corrente. ”

          Se fosse come dici tu, le carceri per esempio funzionerebbero così: i secondini potrebbero prendersi sputi in faccia, contumelie, non solo, ma la disciplna dipenderebbe dalla buona volontà dei detenuti, che potrebbero fare quello che vogliono e anche uscire dal carcere a proprio piacimento, così come rifiutare sdegnosamente una condanna penale, facendo una bella pernacchia plateale al giudice.
          E invece non funziona così.
          Stessa cosa l’esercito. Ti risulta che il soldato semplice possa prendere a insulti e calci nel sedere il superiore e che se il superiore reagisce, si trova i genitori del soldato, i superiori sopra di lui e la magistratura contro che lo incriminano?

          E il sistema carcerario o le forze armate sono forse un corpo estraneo? Non fanno parte della società italiana attuale? E se sono un corpo estraneo, venuto da Marte, rendiamo corpo estraneo anche la scuola, applichiamole la stessa logica di disciplina interna (anche un pochino più morbida, magari, ma non troppo).

          • Mauricius Tarvisii says:

            “la disciplna dipenderebbe dalla buona volontà dei detenuti, che potrebbero fare quello che vogliono”

            L’equilibrio del potere nelle carceri è qualcosa di molto più complicato del semplice “il secondino comanda e il prigioniero ubbidisce”. In genere questo vale solo per il poveraccio, magari drogato, che può essere pestato a morte impunemente, ma non tutti i detenuti rispondono a questa descrizione.
            Mi sono fatto l’idea che, una volta che avviene un’iscrizione nel registro delle notizie di reato, le diseguaglianze e gli aspetti più deteriori del vivere associato iniziono a manifestarsi in modo più accentuato.
            Dall’investigazione difensiva (ci sono persone che possono permettersi una polizia parallela che lavora per scagionarli, altre hanno solo un avvocato d’ufficio incazzato perché il loro assistito non rientra nella fascia di reddito per il patrocinio a carico dello Stato, ma comunque non li potrà pagare il dovuto) all’idea radicata (e anche sensata) per cui se sei un bravo borghese non puoi finire in carcere perché altrimenti diventi socialmente più problematico invece che meno, per la legge non siamo tutti uguali. E dentro il carcere, poiché appunto lo sforzo istituzionale è orientato in prevalenza ad impedire che chi è dentro esca, non ci sono troppe garanzie che la legge venga poi rispettata: il problema della violenza sessuale esiste, come esiste quello dello spaccio di stupefacenti, cioè reati che mandano in paranoia il legislatore, ma che non si è in grado di reprimere nemmeno nel santuario della repressione.

          • Peucezio says:

            Diciamo che probabilmente non si vuole, perché non frega niente a nessuno purtroppo.

            Ma toglimi una curiosità, tu fai anche penale?

    • Peucezio says:

      “Corriere della Sera, 18 ottobre 1975 (!) :

      Aboliamo la tv e la scuola dell’obbligo

      http://www.corriere.it/speciali/pasolini/scuola.html

      di Pier Paolo Pasolini”

      Pasolini come sempre lucidissimo, un vero genio.
      Sarà una ventina d’anni che vado ripetendo questa sua proposta.
      Poi non c’è dubbio che c’è qualche fraintendimento egato a una visione datata: cosa c’entrano i piccoli borghesi? Finché erano egemoni loro, le cose camminavano bene. Non ho mai capito come mai Pasolini avesse questa ossessione del piccolo borghese e come mai ricollegasse i guasti della modernizzazione a tale categoria, che al massimo la subiva o la assecondava passivamente, e non alle élite di potere.
      Ma forse dovremmo essere vissuti in quella temperie per intendere bene questa sua apparente ossessione. E’ possibile che pensasse a qualcosa di simile a ciò che pensiamo oggi additando i ceti “semicolti”, come li chiama La Grassa, cioè la borghesia progressista e parassitaria di sinistra e che ci sia una continuità antropologica fra quella e questa, anche se a spanne a me non sembrerebbe: i piccoli borghesi di allora erano moderatamente conservatori, a volte reazionari, ma avevano l’unico difetto di non capire la portata sovversiva in termini sociali e di costume del progresso tecnico: volevano le autostrade e la cementificazione, ma poi votavano contro il divorzio.

      • PinoMamet says:

        “La scuola d’obbligo è una scuola di iniziazione alla qualità di vita piccolo borghese: vi si insegnano delle cose inutili, stupide, false, moralistiche, anche nei casi migliori (cioè quando si invita adulatoriamente ad applicare la falsa democraticità dell’autogestione, del decentramento ecc.: tutto un imbroglio). Inoltre una nozione è dinamica solo se include la propria espansione e approfondimento: imparare un po’ di storia ha senso solo se si proietta nel futuro la possibilità di una reale cultura storica. Altrimenti, le nozioni marciscono: nascono morte, non avendo futuro, e la loro funzione dunque altro non è che creare, col loro insieme, un piccolo borghese schiavo al posto di un proletario o di un sottoproletario libero (cioè appartenente a un’altra cultura, che lo lascia vergine a capire eventualmente nuove cose reali, mentre è ben chiaro che chi ha fatto la scuola d’obbligo è prigioniero del proprio infimo cerchio di sapere, e si scandalizza di fronte ad ogni novità). Una buona quinta elementare basta oggi in Italia a un operaio e a suo figlio. Illuderlo di un avanzamento che è una degradazione è delittuoso: perché lo rende: primo, presuntuoso (a causa di quelle due miserabili cose che ha imparato); secondo (e spesso contemporaneamente), angosciamente frustrato, perché quelle due cose che ha imparato altro non gli procurano che la coscienza della propria ignoranza. Certo arrivare fino all’ottava classe anziché alla quinta, o meglio, arrivare alla quindicesima classe, sarebbe, per me, come per tutti, l’optimum, suppongo. Ma poiché oggi in Italia la scuola d’obbligo è esattamente come io l’ho descritta (e mi angoscia letteralmente l’idea che vi venga aggiunta una “educazione sessuale”, magari così come la intende lo stesso “Paese Sera”), è meglio abolirla in attesa di tempi migliori: cioè di un altro sviluppo. (E’ questo il nodo della questione). ”

        Che dire…

        c’aveva ragione!

        • Z. says:

          Si, ciavéva ragione chi diceva che PCP giocava al rivoluzionario dicendo una mucchia di stupidaggini. E ce l’aveva alla grande!

          “Ah, pevche bisogna mandave a scuola i povevacci, a che gli sevve! i povevacci sono più felici se sono ignovanti!”

          😀

  36. izzaldin says:

    ritornando in topic, ecco uno dei trucchi con cui si gestiscono le dementi oscillazioni dell’opinione pubblica: ” l’ira di Renzi” 🙂

    http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/10/31/dies-irae/

    “Una volta all’università il nostro docente di Storia contemporanea Enrico Decleva ci ha spiegato il sistema con cui, durante il fascismo, il Minculpop gestiva eventuali magagne, problemi o scandali che potevano insorgere nel Paese: enfatizzando la rabbia del duce.”

    • Z. says:

      I dementi sono sempre e soltanto gli altri, che ci cascano in questi stupidi trucchetti del reGGime!

      Meno male che noi siamo tanto istruiti e intelligenti: perché l’Italia non sarà una dittatura ma.

      Un po’ come quelli che non sono razzisti ma 😀

      • izzaldin says:

        concordo con te sul fatto che Gilioli, pur essendo bravo, ha questo modo un po’ eccessivo e apocalittico a tratti.
        però questo articolo è stato scritto a ottobre e oggi, più di sei mesi dopo, ritorna ” l’ira di Renzi “.
        che poi Gilioli se la prende con Filippo Sensi, spin doctor di Renzi, come se avesse inventato lui queste tecniche. Parlare della rabbia del capo è come mostrare la rabbia del papà: serve a mantenere la disciplina.
        e per quanto possa stare antipatico Renzi, sarebbe davvero esagerato pensare che certe tecniche sono una sua peculiarità; sono tipiche di ogni potere..

  37. mirkhond says:

    “bisnonna di Mezzojuso”

    Sei un lontano parente di Mike Buongiorno? 🙂

    • izzaldin says:

      🙂
      guarda sinceramente ne dubito, quello è un ramo della famiglia che non conosco, però tutto è possibile.. quando potrò farò un salto da quelle parti e proverò a informarmi

  38. Mauricius Tarvisii says:

    Ritorna Carlo Nordio, il garantista a giorni alterni: intercettazioni telefoniche no, ma schedare il DNA di tutti invece va benissimo. Sarà che il DNA non serve assolutamente a nulla quando devi beccare i colletti bianchi.

    http://tribunatreviso.gelocal.it/regione/2016/03/30/news/nordio-terrorismo-in-italia-tante-cellule-silenti-1.13210260?ref=hftttrbr-4

  39. Moi says:

    per i dialettologi/glottologi

    https://www.youtube.com/watch?v=NU2mUmw7x_A

    En il Grischun vegn filmà il nov film da Heidi. Quirin Agrippi gioga il Peter. Ma co è quai per in giuven modern da giugar in pastur da pli baud? Nus avain accumpagnà Quirin durant la filmada.

    [cit.]

    • habsburgicus says:

      il Rumantsch Grischun è una koinè, un po’ artificiale (vi sono 5 varianti letterarie) del reto-romanzo, ad esempio surmiran, sutsilvan, putèr, vallàder
      in Slovacchia 1992 presero come modello il Grischun per codificare il rusyn , lingua est-slava negata dagli ucraini con veemenza (era già codificato il rusyn di Vojvodina, oggi SRB e un po’ CRO; il 27/1/1995, codificato il rusyn di Slovacchia; nel 2000 codificato il lemko o rusyn di Polonia; in alto mare codificazione del rusyn di Zakarpattja, mal visto dalle autorità ucraine; in Ungheria un tale codificò il rusyn parlato in 2 villaggi ! l’obiettivo è poi partire dalle codificazioni fatte per fare una super-codificazione, il rusyn comune come il Rumantsch Grischun ! ho qualche dubbio che ci riusciranno mai)

    • mirkhond says:

      Il piccolo Agrippi è ladino?
      Comunque ascoltandolo, sembra un mix di Pugliese, Friulano e Tedesco.
      In effetti il Grigioni, la terra di Heidi e Peter fino al XIV secolo era totalmente ladinofono.
      L’area di Mayenfeld (Maiavilla in Rumansch), divenne germanofona solo nel XVI secolo, mentre il contiguo Pratigau al confine col Voralrberg austriaco, rimase ladinofono fin verso il 1860.

  40. mirkhond says:

    Mayenfeld/Maiavilla è la cittadina nel cui contado si svolge la storia di Heidi (tranne la cattività a Francoforte).
    E la stessa Heidi, nel romanzo è descritta come una bambina bruna con i capelli ricci, e un aspetto più mediterraneo che nordico…..

    • Peucezio says:

      Per ovvie ragioni non le ho misurato l’indice cefalico orizzontale 🙂 , ma a occhio mi pare un tipo più alpino che mediterraneo.
      Non dimenticare che la razza mediterranea e quella nordica sono sostanzialmente simili, dolicocefale entrambe. La vera differenza è fra mediterranei e nordici da una parte e alpini e dinarici (o adriatici) dall’altra.

      • mirkhond says:

        Mi riferivo alle fattezze di Heidi descritte nel romanzo della Spyri.
        La quale doveva essere a conoscenza del fondo etnico ladino degli ormai germanofoni di Mayenfeld.

    • Moi says:

      Ma infatti avevo sempre pensato a una “Tziganella” 😉 in qualche modo adottata, anche se un po’ “fuori mano” 🙂 nell’ Impero (1880) …

  41. Moi says:

    @ hABS

    Ladini in Slovenia, ce ne sono (stati) ? Nel caso, che sorte hanno (avuto) ?

  42. mirkhond says:

    Pare che ce ne fossero fino al XVI secolo nell’area di Tolmino e di Idria, poi assorbiti dalla slavofonia slovena circostante.

  43. Moi says:

    Mi sa che la Tigre di Cremona (come sarebbe a dire “chi ?!” 😉 alluda ai Licei in generale e al Classico in particolare … secondo il vecchio adagio della “Futura Classe Dirigente”, per il quale rimando all’ ottimo “Midrash” Laico 🙂 di Pino sul “Castello dei Baffoni a Manubrio” [cit.] …

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *