Sono i lavelli, non i pozzi

Nella civiltà del telegiornale, la storia è fatta di emergenze, eccitanti tutte, ma scollegate tra di loro. E proprio perché sono solo emergenze, si pensa sempre che ciascuna abbia una propria soluzione.

Ogni questione viene isolata e moralizzata, con un possente aiuto dell’abuso di verbi e pronomi di prima persona plurale, come se il detentore di telecomando detenesse anche qualche potere reale: sono i malvagi fanatici musulmani che ci vogliono invadere (soluzione: cacciamoli!), oppure si tratta di quattro poveri profughi (soluzione: accogliamoli!)?

Noi invece, che non abbiamo e non guardiamo telegiornali, sentiamo che tutto è collegato, anche quando non sembra esserlo affatto.

I ghiacciai della Groenlandia che si sciolgono, i profughi/immigrati accalcati davanti ai muri che ogni paese europeo sta innalzando, le stragi in Messico come in Siria, gli sfratti a Londra e i localini per fighetti che invadono Istanbul, la Banca dei Regolamenti Internazionali – che costituisce la suprema autorità morale in campo finanziario – che annuncia che ogni misura per contenere la crisi è fallita e ci troviamo sull’orlo della tempesta…

Cosa colleghi tutto questo, ce lo spiega perfettamente Jacopo Simonetta, nostro concittadino esperto di conservazione, restauro e gestione di ecosistemi, in un articolo uscito in inglese prima sul blog di Ugo Bardi e poi sul blog dello stesso Simonetta.

La traduzione, o ritraduzione, in italiano, è mia. Come anche l’invidia per la capacità che l’autore ha di andare all’essenziale.

L’Entropia e il collasso della civiltà

di Jacopo Simonetta

Quando discutiamo della crisi imminente della nostra civiltà, guardiamo principalmente alle risorse di cui la nostra economia ha bisogno in quantità crescente. E spieghiamo il motivo per cui i rendimenti decrescenti di sfruttamento delle risorse rappresentano un freno crescente alla possibilità di un ulteriore crescita dell’economia globale. Si tratta di un argomento molto interessante, ma qui suggerisco di fare una svolta di 180 gradi e dare un’occhiata “dall’altra parte,” cioè a ciò che accade quando le risorse utilizzate vengono scartate.

Alla fine, la nostra società (come qualsiasi altra società nella storia) è una struttura dissipativa. Ciò significa che esiste solo perché è in grado di dissipare energia per accumulare informazioni al proprio interno. E c’è un feedback positivo: più energia permette di realizzare una maggiore complessità; e più complessità richiede, ma permette anche, un maggior flusso di energia. Questo, credo sia un punto cruciale: alla fin fine, la ricchezza è informazione immagazzinata all’interno del sistema socio-economico in forme diverse (ad esempio bestiame, infrastrutture, agricoltura, macchine, edifici, libri, il web e così via).

La popolazione umana è particolare perché in sé costituisce una grande parte delle informazioni immagazzinate all’interno del sistema società. Quindi, da un punto di vista termodinamico, è la parte fondamentale della “ricchezza”, mentre da un punto di vista economico gli esseri umani possono essere visti come il denominatore della ricchezza globale. L’accumulo di informazioni all’interno di un sistema è possibile solo grazie a un incremento di entropia di fuori dello stesso sistema. Accade lo srtesso con tutte le strutture dissipative, ma la nostra civiltà è unica nella sua dimensione. Oggi circa il 97% della biomassa vertebrata terrestre è composto da esseri umani e loro simbionti e usiamo circa il 50% della produzione primaria (400 TW?), Più un poco meno di 20 TW che abbiamo da combustibili fossili ed altre fonti inorganiche.

All’inizio, la nostra civiltà moderna si comportava allo stesso modo di tutte le altre nella storia: appropriandosi di forme di energia, quali cibo, bestiame, materie prime, schiavi, petrolio, carbone e così via. E buttando fuori entropia verso la biosfera in forme diverse, come inquinanti, trasformazioni di ecosistemi, estinzioni, calore e così via; mentre buttava entropia addosso ad altre società sotto forma di guerra, migrazioni, eccetera.

A mano a mano che l’economia industriale ha annullato e sostituito ogni altra, è diventato l’unica economia del mondo. E così, necessariamente, ha trovato sempre più difficoltà a dissipare energia fuori da se stessa. In pratica, i lavelli diventano problematici prima ancora dei pozzi. Ma ricordiamo che per attuare la propria complessità, un sistema dissipativo ha bisogno di un flusso di energia crescente, cioè ha bisogno di pozzi cornucopici di energia.

Oggi, sia l’inquinamento globale che la massiccia immigrazione in paesi più industrializzati dimostrano come il nostro sistema non sia più in grado di espellere l’entropia fuori di sé, semplicemente perché c’è sempre meno “fuori”. Ma se l’entropia non viene scaricata dal sistema, cresce necessariamente all’interno. E quando c’è più energia, c’è più entropia in una tipica dinamica di redditività decrescente. Forse, possiamo vedere qui un feedback negativo che ha fermato la crescita economica e che possibilmente farà collassare l’economia globale tra alcuni decenni.

Se questo ragionamento è corretto, la crisi politica ed economica, la disgregazione sociale e, infine, gli stati falliti sono semplicemente l’aspetto visibile della crescente entropia all’interno del nostro proprio meta-sistema. Alla fine, la società globale è così grande e complessa ed è articolato in molti sottosistemi correlati e per ora riusciamo a a concentrare l’entropia all’interno dei sottosistemi meno potenti: alcuni paesi ancora problematici, le classi inferiori e, soprattutto, i giovani. Ma questi fenomeni producono cambiamenti politici, rivolte e migrazioni di massa verso il cuore del sistema. Questo significa che anche le elite hanno perso la capacità di comprendere e/o controllare la dinamica interna del sistema socio-economico globale.

Nel frattempo, il sovraccarico di lavandini sta iniziando a causare il deterioramento dei pozzi. E’ evidente, per esempio, con l’inquinamento dell’aria e delle acque, l’acidificazione degli oceani, le estinzioni di massa, lo sconvolgimento degli ecosistemi e molto altro ancora. Alla fine, mentre l’economia cresce, il sistema globale perde necessariamente la capacità di dissipare energia, condannandosi alla rottura.

Possiamo trovare lo stesso fenomeno a scale più piccole, come per esempio con un singolo organismo, quale un essere umano. Se un buon flusso di energia è disponibile sotto forma di cibo e calore, un bambino può sviluppare diventando un adulto forte e sano. Buoni flussi di energia durante la vita adulta significano una vita migliore e la possibilità di sviluppare la cultura, le competenze, l’arte, la scienza e per mantenere la propria salute per un lungo periodo di tempo. Energia insufficiente significa fame e malattia. Ma è anche vero che se il corpo assorbe una quantità di energia maggiore della sua capacità di dissipare, abbiamo problemi come la malattia, l’obesità e, infine, una cattiva vita e una morte prematura.

Troviamo lo stesso fenomeno su scale più grandi. La Terra nel suo complesso è anche un sistema dissipativo, complesso. Essa non ha alcun problema con la sua principale fonte di energia: il Sole. Possiamo essere sicuri che gli 86.000 TW che riceviamo in media dal sole non stanno andando via, anche se gradualmente aumenteranno in periodi di tempo molto lunghi. Ma l’intera biosfera sta collassando in una delle crisi più grave mai affrontate nel corso dei 4,5 miliardi di anni della sua storia. Questa crisi è il risultato dell’attività umana che riduce la capacità dell’ecosistema di dissipare l’energia immessa, in particolare come risultato dell’effetto serra causato dalla combustione di combustibili fossili. Quindi l’entropia interna cresce con la conseguenza di danneggiare ancora di più gli ecosistemi e riducendo la complessità. Che possono portare ad un disastro globale su scala geologica.

In conclusione, suggerisco che, nei prossimi decenni, l’entropia sarà un problema molto più impegnativo di quello della fornitura di energia. Solo una drastica riduzione dell’apporto di energia potrebbe salvare la biosfera. Ma questo è un alto prezzo da pagare perché la riduzione del flusso di energia significa necessariamente una riduzione della complessità e le informazioni memorizzate all’interno del sub-sistema umano. Significa miseria e morte per l’attuale popolazione umana, anche se significa anche speranza per quella futura (supponendo che esisterà, ma gli esseri umani sono troppo flessibili e resistenti per estinguersi finché esisterà una biosfera funzionante). Quindi, nuove civiltà appariranno ma, perché ciò avvenga, l’attuale civiltà dovrà crollare abbastanza velocemente da lasciare un pianeta vivibile per i nostri discendenti.

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358 Responses to Sono i lavelli, non i pozzi

  1. Francesco says:

    Mah

    sento, meglio sospetto di sentire, una certa puzza di patafisica. Però devo ammettere di non comprendere bene il concetto di entropia e quindi potrei semplicemente non capire nulla.

    MA, ripeto, il monismo è ben presente, la presunzione di aver trovato il punto di vista universale che spiega il tutto, dal piccolo al grandissimo, la fiducia baffomanubrica nella possibilità di leggere la storia umana con le leggi della fisica.

    Come dire, non riesco ad andare a letto preoccupato

    🙂

    • Mauricius Tarvisii says:

      Dal punto di vista ambientale in fondo tutto va benissimo, le risorse naturali non sono in esaurimento e di fosforo per l’agricoltura ne abbiamo all’infinito. No, neppure io riesco ad andare a letto preoccupato, ma sarà perché non ho figli 😀

    • “Però devo ammettere di non comprendere bene il concetto di entropia”

      Male.

      Perché è la cosa più ovvia di tutte, anche se i fisici le hanno dato un nome altisonante.

      Nella vita comune si chiama variamente…

      monnezza, cacca, pecore che si mangiano tutto il prato, qui abbiamo consumato tutto e adesso dove andiamo, che bel muro tutto scartavetrato, adesso raccogliamo la polvere granello per granello, oppure, dove butto le scorie nucleari?

    • Andrea Di Vita says:

      @ Francesco

      E’ davvero patafisica!

      Da fisico, mi sono dedicato per parte della mia vita a studiare l’entropia, e condivido molto del tuo scetticismo su questo testo. Ho tenuto un corso ai dottorandi dell’Università di Genova proprio per smontare una parte del mare di fesserie di stampo new-age-ecologico-truffaldino-cialtronesco che va sotto il nome di “entropia”, e spero di pubblicare un testo quest’anno o più probabilmente l’anno prossimo. La natura specialistica dell’argomento preclude ahimè sin d’ora l’altrimenti ben meritato successo al botteghino… 🙂

      Parlando a non specialisti, metto in chiaro che l’ “entropia” è il nome scientifico di quello che nella vita di tutti i giorni chiamiamo “disordine”. La sua più nota proprietà -e quella che la rende così utile e onnipresente, a proposito e a sproposito- è il Secondo Principio, che tradotto nel linguaggio quotidiano dice che:

      “non si può mettere ordine in una stanza chiusa senza faticare”.

      Cosa che tutti i genitori di figli adolescenti sanno benissimo. Qui “faticare” è inteso proprio nel senso che la parola ha nel linguaggio comune. (Prima che tu me lo chieda, il Primo Principio è quello che dice che “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”).

      Il Secondo Principio sembra davvero essere universale, come e più di cosucce come E = mc^2 o la meccanica quantistica. Sta alla base di intere branche della scienza, e non solo della fisica. (Ad esempio, tutto il bailamme degli ultimi decenni sui buchi neri sta nella difficoltà di conciliare quello che sappiamo sui buchi neri col Secondo Principio, bailamme che tutti attribuiscono non al Secondo Principio ma alla nostra ignoranza sui buchi neri). Non mi stupisco che lo si sia voluto applicare allo studio della storia, dell’economia ecc. Non è questione di “fiducia baffomanubrica”: se gli esseri umani sono dei fenomeni naturali allora seguono le leggi dei fenomeni naturali, nè più nè meno che i neutroni, le amebe e i pianeti. (A meno di non tirare fuori di nuovo Tolomeo e Manitou e di buttar a mare Epicuro, Copernico, Galileo, Marx e Freud, naturalmente). Tira più il Secondo Principio che un carro di buoi, insomma.

      Il punto è che per applicarlo occorre avere due cose (chiedo scusa per le maiuscole, ma qui ci vogliono):

      a) una stanza CHIUSA ;
      b) un criterio per stabilire cosa vuol dire una stanza IN ORDINE.

      Ora, l’ecosistema terrestre è di sicuro complicatissimo, e l’umanità ne è parte integrante. Ma nè l’ecosistema nè l’umanità sono sistemi CHIUSI. Riceviamo energia dal Sole, e la Terra a sua volta irraggia nello spazio. Possiamo magari concordare sull’effetto devastante dell’effetto serra, e possiamo discettare fino a domani sulle proprietà (“omeostatiche”) di stabilità di sistemi NON CHIUSI come le società umane e i biomi naturali. L’Egitto dei Faraoni è durato migliaia di anni, e la foresta amazzonica per centinaia di migliaia. Ma NON è noto alcun principio universale per i sistemi NON CHIUSI paragonabile al Secondo Principio.

      Nella fattispecie, non è dunque il fatto che lo smaltimento dei lavandini diventi sempre più oneroso a implicare necessariamente la distruzione della civiltà occidentale/cristiana/liberal-capitalistica/tecnologica. Non sta scritto nell’entropia che sia impossibile trovare una soluzione che salvi sia la civiltà in questione sia l’ecosistema che la contiene. Sta scritto probabilmente nella falsa coscienza e nell’ignoranza delle leggi della storia, ma non in un qualche principio universale. La psicostoriografia rimane confinata fino ad oggi nelle Cronache della Galassia di Isaac Asimov. Questa ignoranza in effetti può costare cara (all’umanità, non alla Terra).

      E qui torno al punto b). Come l’esperienza insegna, anche se è un sistema CHIUSO quella stanza che è disordinata per la mamma può apparire in ordine accettabile o perfetto alla figlia. Il Secondo Principio stabilisce solo che per ordinare la stanza come si desidera, senza subire passivamente la situazione come la si è trovata, occorre per forza faticare. Non dice nulla su come dobbiamo desiderare la posizione dei calzini, se devono stare nel cassetto superiore del comodino o in quello inferiore. Non dice nemmeno chi debba faticare, la mamma, la figlia o qualcun altro. (Analogamente, è vero che l’Universo nel suo complesso sembra un sistema CHIUSO. Solo che non avendo noi idea di a che cosa dovrebbe assomigliare un Universo in ordine, non abbiamo un metro di paragone, e ogni applicazione del Secondo Principio in campo cosmologico rimane finora dubbia).

      Così, meno ci piace lo stato presente dell’umanità nell’ecosistema più ci tocca faticare per cambiarlo. Ma nulla è predeterminabile invocando l’entropia.

      A parte che andare a letto preoccupato non cambia di una virgola lo stato delle cose, anche volendo dormire preoccupati non è quindi l’entropia che ci deve togliere il sonno. Semmai è l’ignoranza.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • roberto says:

        bellissimo intervento, grazie!

      • Zhong says:

        E poi c’e’ l’entropia di Shannon!

        E spesso le due definizioni di entropia, quella fisica e quella della teoria dell’informazione vengono confuse, creando ancora piu’ confusione…

        Zhong

        • Andrea Di Vita says:

          @Zhong

          L’aver postulato l’identità fra l’entropia di Shannon e quella termodinamica ha portato alla popolare ma contestata (anche da me) “termodinamica dell’informazione” che ha prodotto fra le altre cose la famigerata “ipotesi di Gaia”.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

      • Peucezio says:

        Andrea,
        da profano totale: l’entropia non è la legge per cui se ho mezzo bicchiere di acqua bollente e mezzo di acqua gelida, dopo un po’ avrò dell’acqua a temperatura intermedia in tutto il bicchiere?
        Perché la polarizzazione della prima situazione sarebbe più ordinata dell’omogeneità della seconda? Non è il contrario semmai?

        Il punto è che dalla differenza di temperatura posso ricavare energia, dalla temperatura omogenea no, ho una situazione statica, di morte. Ma non capisco che c’entrino l’ordine e il disordine.

        • Andrea Di Vita says:

          @ peucezio

          Si’, il bicchiere diventa tutto tiepido per il Secondo Principio.

          Quanto al disordine, pensa al bicchiere come ad una stanza, entrambi CHIUSI.

          La stanza in disordine la descrivi semplicemente dicendo che è tutta incasinata. Il bicchiere tutto tiepido lo descrivi dicendo che e’ tutto caldo allo stesso modo.

          La stanza in ordine? La descrivi dando la posizione di ciascun calzino nei vari cassetti. Non te la cavi solo dicendo che è in ordine. La descrizione necessaria e’ più lunga di quella di una stanza disordinata. Il bicchiere non isotermo lo descrivi dicendo in che punto la temperatura è più alta. Non te la cavi dicendo solo che è un po’ caldo.

          L’entropia aumenta al diminuire dell’informazione necessaria a descrivere il sistema. Se per diminuire l’entropia devi fare del lavoro, dal suo aumento puoi ottenere un poco di lavoro (la figlia lascia aumentare il disordine nella sta za perché così evita di faticare, il fluido caldo espandendosi si raffredda e muove la locomotiva).

          Questo vuol dire che il disordine diminuisce al crescere dell’informazione. Non significa per forza che il disordine SIA il decrescere dell’informazione. Il disordine e’ una proprietà del sistema, ossia della distribuzione dei calzini della stanza. L’informazione è una proprietà dell’osservatore, nella fattispecie della mamma che può anche essere al lavoro e non essere presente per dare scappellotti alla figlia disordinata.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Peucezio says:

            Grazie della spiegazione.
            Ma quindi, se il bicchiere avesse una metà esatta tutta alla stessa temperatura e un’altra metà, tutta compattamente a un’altra temperatura, per l’entropia si livellerebbero in modo omogeneo o si creerebbero una serie di dislivelli e di microaree con temperature differenziate (anche se con differenze minori rispetto alla grande differenza iniziale)?
            Te lo chiedo perché nel secondo caso noi avremmo un incremento di complessità, una situazione intermedia che richiede più informazione per essere descritta.

            In generale continua a stupirmi un po’ quest’idea dell’entropia come diminuzione di complessità, perché ho sempre avuto una percezione (del tutto empirica, da profano totale) dell’entropia come mondo delle sfumature e dell’assenza di entropia come mondo del bianco e del nero, senza vie di mezzo, quindi ho sempre pensato (applicando la cosa anche alle società, diciamo a ogni tipo di sistema) all’assenza di entropia come qualcosa di rozzo e tagliato con l’accetta e all’entropia come incremento di complessità, di ricchezza, di articolazione del mondo.

      • Andrea says:

        @ Andrea Di Vita

        “Il Secondo Principio stabilisce solo che per ordinare la stanza come si desidera, senza subire passivamente la situazione come la si è trovata, occorre per forza faticare. Non dice nulla su come dobbiamo desiderare la posizione dei calzini, se devono stare nel cassetto superiore del comodino o in quello inferiore.”

        Questa è la ragione per cui non sono i valori dell’entropia di per se stessi ad avere senso fisico, bensì le variazioni di entropia, che quantificano lo scostamento dallo stato termodinamico di partenza verso stati di maggiore disordine (variazione positiva) o di maggiore ordine (variazione negativa), giusto?

        Come hai ottimamente sottolineato, l’enunciazione più ricorrente del Secondo Principio – “l’entropia di un sistema isolato non diminuisce mai” – vale solo per i sistemi isolati, per l’appunto 🙂 . Mentre i sistemi aperti, in grado di scambiare energia e massa con l’ambiente esterno, possono benissimo essere caratterizzati da trasformazioni termodinamiche che comportano variazioni di entropia negative. Tra i sistemi aperti a variazione di entropia negativa si collocano, senz’altro, gli organismi viventi, i quali, proprio in ragione di ciò, riescono a mantenere costante la propria organizzazione interna, come esplicitato da Ludwig von Bertalanffy nella “Teoria Generale dei Sistemi”.
        Il punto è che la diminuizione di entropia del singolo sistema aperto avviene comunque “a scapito” dell’ambiente esterno, perché l’Universo nel suo complesso, come hai sottolineato, è interpretato come sistema isolato. Di conseguenza, in ogni caso, la variazione di entropia dell’Universo (inteso come “sistema + ambiente esterno”) non può mai essere negativa. Quindi ogni diminuizione di entropia da parte del singolo sistema deve essere compensata da un aumento (maggiore della diminuizione in valore assoluto) dell’entropia da parte dell’ambiente esterno, giusto?

        Mi farebbe piacere se tu avessi modo di sviluppare ulteriormente queste tematiche (se hai il tempo e la voglia, ovviamente…)…

        Ciao!

        • Andrea says:

          “…mantenere costante la propria organizzazione interna…”.

          Mi correggo: non “costante”, ma “coerente” (rispetto alle funzioni da svolgere).

          • Andrea Di Vita says:

            @ Andrea.

            Tutto ok, tranne che per le “variazioni di entropia”. Quello che hai detto vale in meccanica classica. In meccanica quantistica ESISTE l’entropia “assoluta”, legata al concetto di “zero assoluto”. Se capiterà occasione tornerò sulla faccenda.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

          • Andrea says:

            “In meccanica quantistica ESISTE l’entropia “assoluta”, legata al concetto di “zero assoluto”.”

            Il fatto che lo zero dell’entropia sia fissato in corrispondenza dello stato di un cristallo perfetto alla temperatura di 0 K (che è condizione ovviamente “non fisica” e puramente teorica)?
            Sì, a ben ricordare, ce l’avevano detto… 🙂
            Mi farebbe piacere se riprendessi anche questo aspetto.
            Grazie, ciao.

          • Andrea Di Vita says:

            @ Andrea

            Calcolare il disordine di una stanza richiede innanzitutto sapere quanti cassetti ci sono nella stanza. Di questi, alcuni conterranno calzini, altri no.

            Nella fisica classica si dice ‘ ci stanno un’infinità di piccoli cassetti, riempiti così e così ‘.

            In fisica quantistica si contano ben bene i cassetti a uno a uno. E in ciascuno ci stanno solo due calzini, uno destro e uno sinistro, o tanti bottoni.

            Il cassetto più in basso lo chiamo Fondamentale. Chiamo ‘zero assoluto’ la temperatura alla quale i cassetti sono riempiti in ordine a partire dal Fondamentale. I calzini e i bottoni sono i fermioni e i bosoni. La regola che vieta più di due calzini per cassetto si chiama Principio di Pauli.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

      • giovanni says:

        b) un criterio per stabilire cosa vuol dire una stanza IN ORDINE

        veramente il criterio c’è già:
        “ogni volta che una certa quantità di energia viene convertita da una forma a un’altra si ha una penalizzazione che consiste nella degradazione di una parte dell’energia stessa in forma di calore. Questa parte non sarà utilizzabile per produrre lavoro.”
        La dispersione di energia per rendere la stanza disordinata è entropia.

        • Andrea Di Vita says:

          Solo se introduci una scala di temperatura assoluta che leghi la quantità di energia dissipata all’aumento di entropia.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

      • Francesco says:

        >>A meno di non tirare fuori di nuovo Tolomeo e Manitou e di buttar a mare Epicuro, Copernico, Galileo, Marx e Freud,

        stavo giusto per ringraziarti quando ho riletto questa interessantissima offerta

        ci devo pensare bene

        😀

  2. Oppure… non esiste un pranzo gratis, e il pranzo costa un po’ più di quel che vale.

    • Francesco says:

      la prima parte mi è familiare … non capisco perà la seconda 🙂

      in ogni caso, noi economisti avevamo il dogma dei rendimenti decrescenti, di cui parla il tuo amico Simonetta.

      fino verso la fine dell’Ottocento, poi abbiamo scoperto che ci sono anche rendimenti crescenti di scala

      o è una cosa diversa?

      PS pecore che si mangiano tutto il prato … ma il capitalismo non è quella roba che succede quando pensi anche al prato? magari come mero fattore della produzione ma ci pensi, ti organizzi, inventi la lana artificiale e quella di pecora la vendi a 10 volte tanto, insomma quella roba lì

      ciao

      • Mauricius Tarvisii says:

        “non capisco perà la seconda”
        L’energia che ci metto per far crescere la spiga di grano è superiore all’energia che mi fornirà la spiga stessa. L’energia che ci metto per dar da mangiare alla gallina è superiore all’energia che otterrò mangiando la gallina e le sue uova. L’energia prodotta dal consumo di benzina nel motore della tua auto è il doppio (se va bene, se no fino al triplo) dell’energia che effettivamente il tuo motore riesce ad usare per spingere avanti la tua auto. E così via.
        Però io starei attento quando si mescola il concetto di entropia a quello di sottoprodotto, che in fin dei conti sono cose diverse: l’ossigeno che respiriamo è un sottoprodotto della fotosintesi, tra l’altro un processo chimico con un rendimento bassissimo (cioè serve tantissima energia solare rispetto al glucosio prodotto, che però non è solo una fonte di energia, basta pensare alla cellulosa…).

        • Francesco says:

          i primi due esempi mi paiono sbagliati, gli agricoltori sarebbero morti all’inizio dei tempi e saremmo ancora cacciatori e raccoglitori, no?

          il motore dell’auto ha un rendimento inferiore al 50%, lo so

          entropia non aveva a che fare con l’ordine dell’universo? scusate ma io ho fatto studi classici

          • Mauricius Tarvisii says:

            “i primi due esempi mi paiono sbagliati”
            I primi due esempi sono corretti. Il problema è che noi, a differenza delle spighe di grano, non ci creiamo il glucosio bevendo, respirando e stando al sole 😀

            “entropia non aveva a che fare con l’ordine dell’universo”
            Sì, entropia è il disordine: tutto tende al livello minimo di energia ed alla massima entropia. Uno degli effetti ultimi dell’entropia sarebbe l’ipotizzata morte termica dell’universo.

            “scusate ma io ho fatto studi classici”
            Sì, anch’io preciso sempre di aver fatto il classico quando voglio che sia chiaro che non ho nessuna conoscenza o competenza in materia. In qualsiasi materia 😀

          • Francesco says:

            no, è proprio che una frase come “più energia permette di realizzare una maggiore complessità; e più complessità richiede, ma permette anche, un maggior flusso di energia. Questo, credo sia un punto cruciale: alla fin fine, la ricchezza è informazione immagazzinata all’interno del sistema socio-economico in forme diverse” non mi significa assolutamente nulla

            l’avesse scritta in cinese o in bergamasco sarei allo stesso punto

            solo che a differenza tua ritengo che tutto quello che non può essere compreso o intuito da un classicista sia fuffa

            😀

          • Francesco says:

            ah, non hai capito la mia obiezione

            se per coltivare una spiga uso più energia di quanta ne ricavo, il mio bilancio energetico negativo vuole dire che muoio di fame

            meglio non coltivare allora

            dove sbaglio?

            grazie

          • Mauricius Tarvisii says:

            Ah, ok, ho capito il fraintendimento. L’energia fisica che ci metto personalmente è molto bassa (una volta era di più, ma comunque inferiore rispetto a quella che guadagnavo mangiando), ma in compenso uso tantissima energia solare (per la fotosintesi), poi l’energia elettrica che serve a portare l’acqua per l’irrigazione, l’energia di varia origine che serve per l’estrazione del fosforo e di tutto ciò che serve per i fertilizzanti, ecc., ecc.
            Tutte queste fonti energetiche io non le posso usare direttamente per l’alimentazione, quindi sono costretto a “sprecarle” per coltivare la mia spiga. Ma l’energia che ne ricaverò sarà estremamente inferiore a quella che mi è costata, ma non c’è problema… finché posso attingere a quelle altre fonti energetiche.

          • Francesco says:

            e se fossi una mucca che aspetta che l’erba del campo cresca?

            varrebbe la stessa “economia energetica”?

            e tutto questo non equivale a dire “grazie a Dio c’è il Sole”, cosa che si sospettava già da tempo?

            ciao

          • Mauricius Tarvisii says:

            Le mucche non gestiscono le proprie risorse, quindi sono completamente alla mercé dei cicli naturali. C’è siccità? Le mucche muoiono e basta. In ogni caso la funzione dei predatori (lo so, messa così sa di finalismo, ma non vuole esserlo: la funzionalizzazione è a posteriori) nell’ecosistema è proprio tenere a bada il numero degli erbivori, ma rimanendo a loro volta in numero molto riodotto: più si è al vertice della catena alimentare e più la piramide deve restringersi.
            Comunque il discorso si applica all’ecosistema (almeno a quello terricolo: in acqua le cose si complicano), dove la catena alimentare tende ad essere abbastanza corta. Anche noi umani tra gli animali terrestri alleviamo e mangiamo quasi esclusivamente erbivori, anche (ma non solo, mi pare che qualcuno sostiene che una concausa sia la necessità di evitare che ponendoci al vertice di lunghe catene alimentari in pratica rastrelleremmo ogni sostanza dannosa accumulatasi ai vari anelli) perché accorciando la catena si limitano gli sprechi di energia, altrimenti dovremmo coltivare vegetali per nutrire gli erbivori da dare poi in pasto ai carnivori…

          • Francesco says:

            >> Le mucche non gestiscono le proprie risorse,

            scusa ma la mucca che si sposta nel prato per trovare l’erba da mangiare sta esattamente gestendo le proprie risorse, come una multinazionale che cerca di sbuchettare per far uscire il petrolio o il gas

            giusto?

    • Z. says:

      Il pranzo costa sempre quello che vale, come diceva il precettore ingaggiato da un re dei Balcani. E sono d’accordo con LF sulla libidine millenaristica.

      Piuttosto, al posto tuo mi preoccuperei di Paniscus, e del termine “entropia” in questo contesto sincretistico e spirituale. Ho conosciuto professori di fisica che mi hanno cinghiato per molto meno 🙂

      • Mauricius Tarvisii says:

        E sono d’accordo con LF sulla libidine millenaristica.

        Sì, concordava anche don Ferrante (citiamolo, se no diventerà geloso di sua moglie 😀 ) e la Storia gli diede ragione. Ops…

        • Francesco says:

          in effetti il mondo non è finito con la morte di Don Ferrante

          ma forse ho capito male la tua citazione

          • Mauricius Tarvisii says:

            Infatti la peste mica esisteva: era un’invenzione degli eco-comunisti per costringerci a limitare la libera circolazione delle merci.

          • Francesco says:

            ah, ecco

            peraltro il fatto di non avere alcuna idea di cosa fosse la peste e di come si trasmettesse rendeva pressochè inutile preoccuparsene o sbaglio?

            quel che potevano fare lo fecero, senza successo, il resto è mancia, compresa la polemica illuministica contro la metafisica

          • Mauricius Tarvisii says:

            E allora neghiamone l’esitenza, no? Così anche quel poco che puoi fare non lo fai.

          • Z. says:

            Io mica nego l’esistenza del problema, anzi. Trovo solo curiosa la gioia di chi invoca la catastrofe ambientale quasi fosse una meritata punizione divina.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Paradossalmente prima avverrà e meno miliardi di persone moriranno. Perché di questo parliamo.

          • PinoMamet says:

            “Paradossalmente prima avverrà e meno miliardi di persone moriranno. Perché di questo parliamo.”

            Scusami Maurì ma questo non ha troppo senso.

            Sembra uno che si taglia le palle per paura di generare un figlio criminale…

          • Mauricius Tarvisii says:

            Non ho detto che mi auspico che avvenga, ho detto solo che a furia di dimenticare e di sperare che avvenga “dopo” non si migliora affatto il problema, ma paraddosalmente si aumentano le vittime.
            Poi se vogliamo dire che la morte di X persone oggi è peggio della morte di 2X persone domani è un altro discorso: non entro nel giudizio di valore.

          • Francesco says:

            ehm

            la morte certa di X persone oggi a fronte della morte possibile di 2X domani pone qualche problema

            se poi quel possibile risulta dalle debolessime tesi avanzate da creature di grandissima ignoranza e scarsa capacità di modellizzazione delle informazioni come gli uomini, il problema è maggiore

        • Z. says:

          Don Ferrante è un personaggio immaginario, peraltro molto meno interessante di Max Payne, la cui esistenza fittizia non rende meno bizzarra la libidine millenaristica di cui sopra 🙂

          • Mauricius Tarvisii says:

            Don Ferrante è un archetipo, l’archetipo di chi nega qualsiasi cosa che ha sotto gli occhi ma che non riesce a ricondurre alla propria sistematizzazione del mondo.
            I menefregodellambientisti si comportano sempre come lui, negando il cambiamento climatico o l’esaurimento delle risorse naturali (si ripetono per esempio come un mantra che il MIT per il Club di Roma avrebbe toppato le previsioni e roba del genere…). La nuova frontiera è accusare chiunque non dica che tutto va benissimo di fanatismo disfattista: è la totale irrazionalizzazione del dibattito, quando si comincia a parlare di chi descrive i fenomeni e non più dei fenomeni stessi che sono diventati innegabili. Ma certamente si vive meglio e si fa vivere meglio chi dovrebbe prendere decisioni impopolari, ma non le prende perché si rende conto che non c’è nessuna pressione dell’opinione pubblica in quel senso.

          • Z. says:

            Più che un’accusa è un dato di fatto, a volte. L’uomo è cattivo, merita di estinguersi e blah.

            Altre volte lo stesso concetto è esposto con più sottigliezza, ma la fascinazione per la catastrofe resta palpabile.

            Questo non implica che la catastrofe non ci sarà, ovviamente. Ma su quello sono esonerato dal pronunciarmi, dato che ho fatto il classico 😀

          • Francesco says:

            >> l’archetipo di chi nega qualsiasi cosa che ha sotto gli occhi ma che non riesce a ricondurre alla propria sistematizzazione del mondo.

            a me pare che la questione si ponga soprattutto per i catastrofisti (e per il Donald)

            la cui sistematizzazione del mondo non ha nulla da invidiare alla stampa sportiva

  3. Grog says:

    La colpa è delle PUZZETTE emesse da quegli sporcaccioni dei TOSCANI.
    Si è passati dalla BIOSFERA alla PUZZOSFERA, i più sensibili distinguono le puzzette dei fiorentini da quelle dei pratesi.
    Grog!
    Grog!
    Grog!
    Grog!
    Grog!
    Grog!
    Grog!
    Grog!

  4. lordfranklin says:

    Non ne so nulla e sarà tutto vero (“purché ci si sbrighi”, mi limito a dire, se proprio), ma quella patina di libidine sottesa a *ogni e qualsiasi* discorso millenaristico, quale che sia la sua fondazione, mi affascina enormemente. Soprattutto quando proviene da padri di famiglia.

  5. Val says:

    Alcuni dei concetti espressi da Mauricius potrebbero essere applicati all’entropia stessa come concetto. L’energia che mi serve per comprenderlo a fondo, l’energia che mi serve per adottare una visione olistica della complessità, è maggiore di qualsiasi risultato pratico io possa raggiungere risolvendo un’emergenza alla volta. Detta in altre parole, piacerebbe anche a me avere una chiave per capire e collegare tutto, ma alla fine la vita non è una lunga teoria di emergenze? Sul breve periodo quelle ci tocca risolvere. Sul lungo, saremo comunque tutti morti.

    • Francesco says:

      obiezione non campata in aria, mi pare

      in effetti a me nessuno ha dato il compito di custodire l’universo nel suo insieme, e neppure la terra tutta

      dite che sono io che non ho ascoltato bene o che ho adottato un punto di vista adeguato alle capacità di comprensione dell’uomo?

      che ricordo essere alquanto limitate

      • Mauricius Tarvisii says:

        “in effetti a me nessuno ha dato il compito di custodire l’universo nel suo insieme, e neppure la terra tutta”

        AHEM! AHEM!
        “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse”
        Ma Gn 2, 15 si sa che è un’interpolazione postconciliare progressista dei teologi della liberazione.

        • Francesco says:

          😀

          un campicello per volta, visto che nessuno è in grado di prevedere le conseguenze lontane delle proprie azioni

          e che il principio di precauzione è veramente roba da Don Ferrante e avrebbe impedito pure di scoprire e usare il fuoco

          è una questione di limite della nostra potenza di calcolo

          • Mauricius Tarvisii says:

            Già, come quando quei criminali ci hanno vietato di smaltire l’amianto tritandolo nel mangime per i bovini. Bastardi oscurantisti! Ci avrebbero vietato perfino di usare il fuoco per incendiare i parchi naturali!

          • PinoMamet says:

            “un campicello per volta”

            questo però ce lo metti tu. Nel testo biblico non c’è.
            Nel testo biblico c’è quello che ha riportato Mauricius.

          • Mauricius Tarvisii says:

            La questione è che ci dimentichiamo spesso di avere avuto in dotazione un cervello, oltre a uno stomaco. Non a caso il motto della nostra società, codificato dal suo grandissimo teorico Steve Jobs (non sono ironico: credo veramente che questa figura sia una delle incarnazioni più riuscite della nostra civiltà), è proprio “siate affamati, siate folli”.
            Finché, divorato tutto, in preda alla nostra follia non ci divoreremo a vicenda.

            Ora direte che è brutto, che io sono kattivo e krudele a pensare a queste cose, che tanto non ci possiamo fare nulla quindi parlarne non serve e che comunque saranno cazzi di chi verrà dopo di noi e quindi ci vuole continenza verbale in modo da non scandalizzare le educande. Ma nessuno ha mai detto che il mondo è bello.

          • Z. says:

            In effetti, se non ci possiamo far niente, le alternative mi sembrano tre:

            1) divertirci a divorarci a vicenda;
            2) parlare forbito ed educato e far finta di niente;
            3) parlare forbito ed educato mentre ci divoriamo a vicenda.

            Ma così a occhio batterci il petto non servirebbe a molto, a meno che non fosse solo un modo per godere del fatto che ci divoriamo a vicenda 😉

          • Mauricius Tarvisii says:

            “se non ci possiamo far niente”

            E’ infatti questa premessa ad essere assolutamente errata.

          • Z. says:

            Ah, ok, ora ti seguo. Mi pareva di ricordare che tu fossi convinto del contrario.

          • Mauricius Tarvisii says:

            Io sono convinto che sia possibile fare tantissimo, ma appunto facendo tantissimo, nel senso che dovremo cambiare radicalmente la nostra società e la nostra vita. Credo che per la maggior parte di noi sarà insopportabile, ma l’alternativa sarà peggio, molto peggio.

          • Z. says:

            Ad esempio facendo o cambiando cosa (a grandi linee, ovviamente)?

          • Mauricius Tarvisii says:

            La cosa più banale sono le automobili: le usiamo tutti, ma non sono la cosa meno sostenibile. Anche la nostra dieta potrebbe cambiare radicalmente: molti additivi alimentari (come gli oli, il più usato dei quali è quello di palma – che no, a quanto pare non fa male e ha anche rese migliori degli altri oli vegetali, ma si coltiva proprio nelle regioni dove sopravvivono le poche grandi foreste vergini rimaste) semplicemente non ce li possiamo permettere. So che non piace a Moi l’argomento, ma non possiamo permetterci di arrivare a 10 mld, ma neppure a 8.5-9, visto che già ora la produzione alimentare sarebbe appena sufficiente a nutrire la popolazione attuale, se per assurdo ogni anno ammassassimo tutti i raccolti e dividessimo equamente. Forse gli OGM potrebbero migliorare le rese (ma fino a che punto? E a che prezzo?), ma cambiare forse passa anche per smettere di sperare che l’anno prossimo arriverà lo scienziato-zietto buono che ci regalerà la panacea. Per concludere, non sono sicuro che il libero mercato potrebbe sopravvivere in un’economia fortemente razionata. Oppure se sopravviverà dovrà farlo in forme che non riesco a immaginare.

            Oppure c’è la soluzione “alla Asimov” (ovvero la Terra come diventa nei romanzi del Ciclo dei Robot), con una trasformazione radicale del pianeta per farne una sorta di habitat per soli umani. Ma da quello che so non siamo così tecnologicamente avanzati.

            Una parentesi
            Qualche tempo fa lessi un articolo che affrontava il problema fantascientifico della colonizzazione spaziale: se trovassimo un pianeta abitabile e volessimo mandarci – che ne so – un milione di coloni per abitarlo come potremmo fare? Secondo il futurologo di turno il modo più efficace sarebbe imbarcare un’intera società in un habitat artificiale e spedire questa arca in modo che siano i discendenti delle persone partite ad arrivare a destinazione.
            Inutile spiegare che una società del genere si ritroverebbe in uno spazio ristretto, con risorse limitate e senza un pianeta da depredare e riempire di propri rifiuti. Ecco, credo che ci salveremo adottando una mentalità simile a questa: siamo su un’astronave con 7,3 mld di passeggeri, che non riceverà rifornimenti da altrove e che non vedremo mai arrivare a destinazione.
            Piccolo appunto. Il futurologo era abbastanza pessimista: la prima generazione di viaggiatori saranno persone selezionate e addestrate, tutte volontarie, ma dalla seconda in poi così non sarà e servirà una organizzazione ferrea per tenere in ordine una società chiusa in una lattina nel vuoto infinito. Sarebbe difficile una democrazia in queste condizioni ed è difficile il libero mercato.

            La fantascienza, quella migliore, in genere si lancia sempre in una sociologia intuitiva. Immagino che prima o poi qualche bravo scrittore (o comunque qualcuno migliore di me) vorrà cimentarsi con questa ambientazione stimolante, se non lo ha già fatto: mi interesserebbe molto la sua idea/previsione su come andrebbe a finire. Chi scrive, nella propria pigrizia, ci sta provando e deve comfessare che si immagina esiti disastrosi. Ma lo sapete benissimo che non brillo di ottimismo 😀

          • Francesco says:

            >> già ora la produzione alimentare sarebbe appena sufficiente a nutrire la popolazione attuale, se per assurdo ogni anno ammassassimo tutti i raccolti e dividessimo equamente.

            scusa ma se questo fosse vero come farebbe la popolazione mondiale a crescere? mangiamo lo scorte? e quali?

          • Peucezio says:

            Una soluzione, inumana, tremenda, ma, ahimè efficace, ci sarebbe: un virus o un qualsiasi espediente chimico o biologico che rendesse tutta in una volta sterile il 90% della popolazione mondiale.
            Si invertirebbe di colpo la crescita della popolazione e nel giro di una generazione già calerebbe enormemente.
            Ovviamente dovrebbe essere reversibile, se no nel giro di un secolo o due ci estingueremmo.
            Non ho idea (in questo senso la soluzione non ce l’ho neanch’io, ammesso che una cosa del genere sia una “soluzione”) di come si attui tecnicamente, ma non dovrebbe essere così difficile.

            In ogni caso è più umano impedire alla gente di nascere, o, meglio, di venire concepita, piuttosto che poi dover uccidere (in qualche guerra mondiale) o far morir di fame miliardi di persone vive.

          • Mauricius Tarvisii says:

            “scusa ma se questo fosse vero come farebbe la popolazione mondiale a crescere?”

            Infatti c’è una bella fetta di popolazione denutrita. L’essere denutriti non vuol dire, però, non riprodursi.

          • Francesco says:

            mi sembra che riproduzione e denutrizione siano concetti incompatibili

            e mentre il primo è un dato di fatto oggettivo e incontrovertibile, il secondo pare una soglia statistica arbitraria

            giusto?

          • Mauricius Tarvisii says:

            Esiste un intero continente a contraddirti.

          • Francesco says:

            l’Africa?

            ribadisco la mia obiezione metodologica: se la statistica A mi dice che gli africani sono denutriti e la statistica B mi dice che la popolazione dell’Africa cresce, posso con ragionevole certezza dire che la statistica A è sbagliata

            come quell’altra di “tot miliardi di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno”, che ignora che quelle persone vivono in economie in larga parte non monetarie

            non sto dicendo che va tutto bene e non c’è nulla da migliorare, quella è la deduzione che fanno coloro che già hanno deciso di fregarsene

            ciao

        • Moi says:

          Mica c’è scritto “Il Signore Dio prese Francesco e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” ..

        • Francesco says:

          1) mai detto di fare cose che sappiamo essere cretine. sono le altre su cui sarei meno sicuro degli ecologisti (che per inciso sono gli ultimi essere umani pieni di sicurezze rimasti)

          2) volendo essere biblici, dopo tutto si parlava del Giardino dell’Eden, il resto è mancia, giusto?

          3) quindi secondo MT dovremmo trasformare il pianeta del Paradiso di Baffone per sfiducia nella nostra capacità di risolvere i problemi che emergeranno? mi offro volontario per un posto da alto gerarca

          • Mauricius Tarvisii says:

            Tu pretendi che io abbia risposte a problemi di cui tu non sospetti nemmeno l’esistenza? 😀
            Io sono sicuro che c’è in giro gente competente in grado di trovare risposte adeguate. Solo che fino ad ora non mi ci sono imbattuto.

          • Francesco says:

            anche io sono convinto che ci sono

            e che spunteranno fuori appena li pagheranno il giusto

            adesso stanno facendo le quote per le scommesse sportve

            😀

  6. Francesco says:

    >> le elite hanno perso la capacità di comprendere e/o controllare la dinamica interna del sistema socio-economico globale.

    su questo non ho mai avuto dubbi, a mio parere le elites passano la storia a illudersi di comprendere e controllare, cosa che riesce loro solo in circostanze eccezionali e di breve durata

  7. Francesco says:

    >> esiste solo perché è in grado di dissipare energia per accumulare informazioni al proprio interno

    questa parte non la capisco. se ci fosse scritto “utilizzare” invece di “dissipare” capirei ma così non riesco a vederne il senso

    potete aiutarmi?

    grazie

    • Andrea Di Vita says:

      @ Francesco

      Innanzitutto una definizione (scusa il tono didattico):

      “dissipare” = “trasformare energia utilizzabile in energia inutilizzabile”.

      Se è vero che l’energia è la “capacità di sollevare un peso”, allora, Francesco, tu sei letteralmente circondato da oceani di energia di ogni tipo, radiante, meccanica, nucleare ecc. Il mare ad esempio immagazzina una quantità di energia termica uguale a quella di miliardi di bombe come quella di Hiroshima. Lo stesso vuoto interplanetario è visto come sede di immagazzinamento di energia – in quantità, appunto, astronomiche.

      Il guaio è che la gran parte di questa energia è inutilizzabile, e solo una piccola parte è utilizzabile. In particolare, l’energia utilizzabile qui e ora da Francesco è l’energia messa in ORDINE, ossia a disposizione qui e ora, davanti a Francesco: quella energia elettrica che Francesco trasforma in energia luminosa quando accende una lampadina, ad esempio.

      Il resto dell’energia è sparpagliata nell’Universo, ossia in DISORDINE.

      Per usarla, Francesco o chi per lui deve metterla in ORDINE, e questo, per il Secondo Principio cui Francesco, da buon fenomeno naturale, è soggetto , richiede fatica. Questa fatica (“lavoro sulle coordinate estensive”, nei test di fisica) è la stessa di chi “solleva un peso”, e per essere fornita richiede appunto …energia! In altre parole, mettere a disposizione di Francesco energia DISORDINATA richiede A SUA VOLTA energia. Quando la dissipazione è troppo forte l’energia non svanisce, ma smette semplicemente di essere utilizzabile da Francesco (o da chi per lui).

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      P.S. Avrai notato che non ho parlato di sistemi CHIUSI, che invece ho invocato parlando in un altro post del Secondo principio che pure qui ho invocato. La mancata comprensione del perchè di questa omissione è alla base di buona parte della fuffa new-age sull’entropia, per cui vale la pena di fare una piccola digressione. Francesco, la lampadina e il sistema che gli mette a disposizione energia utilizzabile spendendo energia si possono considerare nel loro insieme un sistema CHIUSO – così da applicare il Secondo Principio – a patto di immaginarli liberi da influenze di corpi sufficientemente lontani. Così, la lampadina di Francesco si accende allo stesso modo sia se siamo nel segno dei Gemelli sia che siamo nel segno del Leone, perchè la lampadina fa parte del sistema CHIUSO (composto da Francesco, la lampadina, la centrale elettrica e il traliccio dell’alta tensione che collega la centrale elettrica alla lampadina di Francesco) a sufficiente distanza dalle stelle delle costellazioni dei Gemelli e del Leone. Se questa distanza NON è supposta sufficiente, allora Francesco e la lampadina sono soggetti alle “influenze cosmiche”, e allora prima di accendere la lampadina Francesco farà bene a consultare l’oroscopo.

      • habsburgicus says:

        @Andrea Di Vita
        [a meno che tu non un omonimo]
        contentissimo che tu sia tornato !
        (dicci qualcosa della Polonia et viciniora :D)

      • Moi says:

        Di solito, mai capito perché, le donne vengono istigate fin dalla più tenera età a credere all’oroscopo e all’astrologia … e molto spesso funziona.

        Dopo la dipartita della compianta Margherita Hack, mi sa che la Prof. Paniscus si senta un po’ come la famosa e famigerata Particella di Sodio della pubblicità … 😉

        • paniscus says:

          dopo la dipartita della compianta Margherita Hack, mi sa che la Prof. Paniscus si senta un po’ come la famosa e famigerata Particella di Sodio della pubblicità
          ————————
          E perché mai? Credi davvero che le donne siano tutte in massa una manica di deficienti svenevoli che non vedono l’ora di affidarsi all’oroscopo?

          Boh.
          L.

          • Moi says:

            Non credo, odo.

          • PinoMamet says:

            Mah… non essere esagerato, Moi.

            A me pare, a naso, che ci sia una certa preponderanza femminile tra le persone che si divertono a citare gli oroscopi.

            Quante di queste persone ci credano davvero non saprei, suppongo una minoranza;

            è un gioco di società come un altro.

        • Andrea Di Vita says:

          Dillo a Madame Curie (donna, e anche u a gran bella donna; premio Nobel in chimica e premio Nobel in fisica).

          Dillo a Emma Noether, che ha trovato il legame fra fisica classica e quantistica che porta il suo nome.

          Dillo a quella diva di Hollywood che inventò la commutazione di frequenza…

          • Francesco says:

            ma le donne sono tante

            e in effetti tendono a tirare fuori gli oroscopi, per confermare le loro intuizioni sulle persone

            “X è uno stronzo” “di che segno è?” “ah sì deve essere un …” “eh vedi? sono tutti stronzi quelli lì”

            (alla bisogna, citare anche gli ascendenti)

            😀

          • Andrea Di Vita says:

            @ Francesco

            L’astrologia e’ una fesseria. Ma e’ meno insensato invocare l’astrologia come spiegazione che la fede politica o calcistica, argomento preferito nelle valutazioni di molti maschi. L’unica cosa che frega le donne e’ la mancanza di autostima.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

          • Francesco says:

            ehm, non capisco la comparabilità dei due enti, astrologia e tifo calcistico

            gli uomini tifano perchè gli piace farlo, non perchè credono che sia vero

            a meno che anche le donne parlino di astrologia solo per il gusto di parlare tra loro

            ciao

          • Mauricius Tarvisii says:

            La gente si immedesima spesso nelle proprie passioni: i tifosi si disperano se la squadra sbaglia il gol nemmeno come se gli fosse morto un parente. Gli cambia la vita? No. Si comportano così perché DEVONO immedesimarsi completamente nelle sorti della squadra.

          • paniscus says:

            a meno che anche le donne parlino di astrologia solo per il gusto di parlare tra loro
            ———————-

            Guarda che la quasi totalità delle persone che parlano di astrologia (sia maschi che femmine) lo fa esattamente solo per quello, ossia per il gusto di farsi una chiacchieratina frivola del più e del meno, senza pericolo di impegno intellettuale: davvero non lo sapevi?

            Magari è vero che le donne che indulgono in tale frivolo passatempo sono di più degli uomini… ma non penserai mica che “ci credano davvero” in misura maggiore degli uomini?

            L .

          • Peucezio says:

            Ho conosciuto ragazze e donne che sono delle vere scienziate dell’astrologia, che la studiano in modo sistematico e metodico, con molta serietà.
            E in generale le ragazze che conosco che ne parlano, anche non da espertissime, ci credono.

            Va da sé che a me sono completamente estranei i vostri pregiudizi scientisti sull’astrologia, quindi non sto ironizzando su di loro.

          • Z. says:

            Quali sono i pregiudizi sull’ astrologia?

      • Andrea says:

        “Se è vero che l’energia è la “capacità di sollevare un peso”, allora, Francesco, tu sei letteralmente circondato da oceani di energia di ogni tipo, radiante, meccanica, nucleare ecc. Il mare ad esempio immagazzina una quantità di energia termica uguale a quella di miliardi di bombe come quella di Hiroshima. Lo stesso vuoto interplanetario è visto come sede di immagazzinamento di energia – in quantità, appunto, astronomiche.

        Il guaio è che la gran parte di questa energia è inutilizzabile, e solo una piccola parte è utilizzabile.”

        Questo, dal (limitato 🙂 ) punto di vista di un ingegnere, si traduce nel fatto che “non esiste la macchina monoterma”. Se esistesse, l’ambiente nel suo complesso sarebbe una fonte inesauribile di energia e tutti i problemi energetici (e non solo …) sarebbero risolti. 🙂

        • Moi says:

          E gli Antennoni di Tesla proposti da Grillo e Casaleggio per sfruttare i Raggi Cosmici ?

          😉

          PS

          Proposta vera … almeno teorizzata.

          • Moi says:

            Il genio visionario di Nikola Tesla…

            http://www.meetup.com/it-IT/M5S-VicenzaSud-AreaBerica/messages/boards/thread/36142442

            Un grande sogno il suo… Energia elettrica per tutto il mondo, a bassissimo (quasi nullo) impatto ecologico e soprattutto a bassissimo costo (quello di un’antenna ricettrice).

          • Moi says:

            n destino, il suo, comune a molti genii del passato…! Essere riconosciuti come tali, solo dopo essere morti tra gli stenti economici e il discredito totale dei loro contemporanei.

            Pensateci…niente più lobbies…niente più emiri…niente più buchi per cercare il petrolio…niente più centrali nucleari… Sarebbe bastato che i suoi progetti ed i suoi brevetti, non fossero finiti nelle mani sbagliate…!!! Con l’oscillatore ed i trasmettitori di Tesla hanno creato il progetto Haarp, l’arma geofisica che sarà in grado di cambiare le sorti di qualunque conflitto. In grado di piegare qualunque resistenza, anche la più organizzata.
            Il progetto di Tesla non aveva nessuna finalità bellicosa e/o criminale, tanto è vero che ha personalmente distrutto il suo piccolo oscillatore, quando s’è accorto delle potenzialità distruttive dello stesso, come perfettamente documentato nel bellissimo documentario che vado a linkarvi a fondo pagina.

            Onore al merito di una delle menti più brillanti e visionarie della storia dell’intera umanità.

            [cit.]

          • roberto says:

            “il progetto Haarp, l’arma geofisica ”

            https://www.youtube.com/watch?v=GppnUQ9l1Hg

          • Andrea Di Vita says:

            Gli antennoni non erano una macchina monoterma!

          • Mauricius Tarvisii says:

            Io confido di più nel Raggio della Morte di Marconi.

          • Francesco says:

            COSA è una macchina monoterma?

          • paniscus says:

            n destino, il suo, comune a molti genii del passato…! Essere riconosciuti come tali, solo dopo essere morti tra gli stenti economici e il discredito totale dei loro contemporanei.
            ———————–

            Se ti riferisci a Nikola Tesla, a me pare che sia stato esattamente il contrario:

            ossia che da vivo sia stato omaggiato, coccolato, ammirato e richiestissimo… e che dopo la morte la sua memoria sia stata completamente snaturata, facendone una sorta di santo protettore di freaks, ufologi e cialtroni assortiti.

            Tranne un breve periodo intermedio di difficoltà transitorie, questo signore, per tutta la sua lunga vita (87 anni, che è una bella età anche adesso, ma che per la sua generazione era piuttosto rara)…

            … riuscì sempre, sistematicamente, a trovare una discreta platea di ricchissimi investitori disposti a fidarsi di lui e a concedergli finanziamenti indefiniti, per mantenerlo nel benessere a oltranza, compresi anni di residenza fisse nelle suite di alberghi di lusso, e roba del genere.

            E questo perdurò continuamente per quasi tutta la sua vita, sia nelle fasi di più felice produttività intellettuale, in cui mise a punto invenzioni veramente epocali, sia nei periodi di stallo in cui non combinava quasi niente… ma qualche magnate dell’imprenditoria americana disposto a finanziarlo lo trovava sempre.

            E appunto, si trattava di imprenditori dalla mentalità affaristica squalesca, che lo facevano perché pensavano seriamente di averne qualche vantaggio… NON di mecenati rinascimentali che lo facevano per la gloria della cultura.

            Che poi lui non ne abbia approfittato per arricchirsi a lungo termine, e diventare un magnate squalo a sua volta, questo è vero;

            ma dipendeva solo dalla sua indole personale (cioè, di fare l’imprenditore, non gliene poteva fregare di meno, e non ne sarebbe stato capace), non certo dalla mancanza di successo.

            La leggenda che Tesla sia stato screditato e disprezzato da vivo e poi rivalutato dopo la morte arriva soprattutto da ambienti pseudoscientifici, new age, ufologici, o roba del genere…

            …che hanno pensato bene di esaltare solo le scemenze incontrollabili alle quali si era dedicato da vecchio dopo essere andato fuori di testa, e NON CERTO le sue innovazioni scientifiche vere, che avevano sempre avuto il loro riconoscimento ufficiale quando era ora.

            L.

          • Moi says:

            citavo dal blog targato m5s …

          • paniscus says:

            Se ti interessa, prova a leggerti questo:

            http://ilmiolibro.kataweb.it/recensione/catalogo/2736/il-signore-della-luce-la-favolosa-storia-di-tesla-genio-che-dialogava-con-i-lampi/

            Non è una biografia scientifica, è scritta da un romanziere, comunque per quanto ne so io è davvero realistica.

            L.

      • Francesco says:

        domanda ignorante: un pannello a energia solare che rende utilizzabile l’energia solare disordinata mi pare violare la Seconda legge, nel senso che produce (“ordina”) più energia di quella necessaria a crearlo

        o sbaglio?

        • Mauricius Tarvisii says:

          I rendimenti dei pannelli fotovoltaici sono inferiori rispetto a quello del motore della tua auto.

        • Andrea Di Vita says:

          @ Francesco

          Non viola il Secondo Principio perché l’energia solare va dal Sole al pannello, dunque del tutto disordinata non è. Però ci va vicino, e difatti l’efficienza e’ bassissima. Per dire: una quercia porta l’acqua dal terreno ai rami più alti usando la sola energia solare. Solo che una goccia d’acqua ci mette anche una settimana. Il rapporto fra potenza meccanica prodotta e potenza solare assorbita e’ ridicolo. Ecco perché la Rivoluzione Industriale ha richiesto l’abbandono del legname (pardon, biomasse) come combustibile.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

      • Francesco says:

        grazie mille

        ma è possibile imparare a rendere utilizzabile l’energia non utilizzabile ora? è una questione di tecnologia?

        ciao

        • Andrea Di Vita says:

          @ Francesco

          Questo è quelli che dicono i new-age: che col progressi tecnologico tutto diventa possibile, anche avere energia infinita senza inquinare o parcheggiate la macchina sotto casa in un’isola pedonale. Un fisico da che anche se tutto fosse possibile molte cose sono dannatamente improbabili. Ad esempio, nessuno probabilmente costruirà mai una macchina che rimetta nel tubetto spremuto il dentifricio una volta usato. I veri scientisti non sono mai gli scienziati.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco says:

            l’acqua che scorre nel fiume ha un sacco di energia che non serve a nulla perchè non è sfruttabile

            fino a che non invento le barche e i mulini ad acqua

            allora diventa molto sfruttabile

            dove entra l’entropia in questo processo?

            grazie

          • paniscus says:

            l’acqua che scorre nel fiume ha un sacco di energia che non serve a nulla perchè non è sfruttabile fino a che non invento le barche e i mulini ad acqua

            allora diventa molto sfruttabile
            dove entra l’entropia in questo processo?

            ————————–

            C’entra nel fatto che, nel momento in cui costruisci una macchina, e quindi rendi quell’energia “più utilizzabile” rispetto a prima…

            … è vero che tu togli di mezzo una certa quantità di entropia dalla regione di universo che hai davanti agli occhi e che ti interessa direttamente, ma di fatto quell’entropia la sposti da un’altra parte, aggiungendocene anche dell’altra in più.

            Non è così difficile da capire, sul serio.

            L.

          • Francesco says:

            giuro prof, ho bisogno di capire il meccanismo di “spostamento” dell’entropia perchè non mi è affatto chiaro

            e di capire cosa ci sarebbe di preoccupante per noi nel fatto che a costruire una canoa aumenta l’entropia, su un piano più generale

            grazie

        • Andrea Di Vita says:

          A proposito: anche se non è un termine rigoroso, una macchina monoterma e’ una macchina con tutte le parti alla stessa temperatura. Tale macchina è impossibile per il Secondo Principio:un sistema a temperatura uniforme, come nel caso del bicchiere pieno d’acqua, ha un massimo di disordine, e ogni sua modificazione comporta una diminuzione di entropia, e dunque richiede del lavoro: altro che fornire del lavoro a noi!

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Andrea Di Vita says:

            @ Francesco

            Atte zione a non fare confusione. L’acqua che scorre nel fiume ha un’energia data dalla somma di due termini. Uno e’ l’energia che ha perché scorre verso il mare, grazie alla gravità. Questa la sfrutti con una diga e la trasformi in elettricità. Tanto l’energia così trasformata dell’acqua quanto l’energia elettrica finale sono energie ordinate: l’aumento di disordine nel corso della trasformazione e’ piccolo, tanto piccolo che con un piccolo sovrapprezzo puoi invertire il processo e spendete elettricità per riempire bacini di montagna che servono da riserva per i momenti in cui il consumo di elettricità e’ massimo. Poi c’è l’energia contenuta nell’acqua in forma disordinata, che dipende solo da quanto è calda. Quella energia li’ e’ disordinata e non la puoi trasformare in forma ordinata utilizzabile senza rimetterci altra energia. Nell’acqua le due forme di energia si trasformano con grande difficoltà l’una nell’altra. Altrove e’ diverso: ecco come funzionano motori a scoppio e turbine.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

          • Francesco says:

            scusa ma esiste una definizione di “energia ordinata”?

            sennò mi sembra una cosa molto flessibile e comoda per “difendere” il principio di non diminuzione dell’entropia

            ciao

          • Andrea Di Vita says:

            @ Francesco

            La risposta alla tua domanda è Sì.

            Un sistema che ha una certa quantità di energia ce l’ha in modo tanto più ordinato quanto minore è la sua entropia. Questa entropia si calcola ESATTAMENTE a partire dalle leggi che governano il sistema stesso e conoscendo i valori di alcune variabili come il volume, ecc.

            Da qui capisci perché il testo che ci ha proposto Martinez è fuffa. L’entropia la calcoli una volta che conosci le leggi che governano il sistema. E’ vero che in un sistema chiuso vale il Secondo Principio, e che quest’ultimo è una proprietà dell’entropia. Ma te ne fai poco, se l’entropia non la sai calcolare perchè non conosci le leggi del sistema. Meno la sai calcolare, meno sei in grado di estrarne molte predizioni confrontabili con l’esperienza, più fai fuffa.

            Mi potresti obiettare che questo sembra un argomento circolare, una tautologia. Che me ne faccio di sapere come si comporta l’entropia in generale se non la conosco nel caso particolare? Non è forse comunque necessaria una conoscenza dettagliata delle leggi che governano il sistema?

            La mancata chiarezza nel rispondere a questa domanda è alla base di molta fuffa patafisica e new-age.

            Se voglio conoscere il dettaglio di tutti i comportamenti del sistema allora devo per forza conoscere le leggi che lo regolano, e dell’entropia non me ne faccio nulla. Se -come quasi sempre succede- non sono in grado di conoscere tutte le leggi che regolano il sistema, allora il fatto che comunque esista una cosa che si chiama entropia che soddisfa il Secondo Principio mi dà comunque qualche informazione utile.

            (Cento anni fa non si sapeva nulla del diamante, tranne il fatto che era molto duro. Si cominciò a studiarlo guardando alla sua entropia. La meccanica dei cristalli è venuta dopo. Oggi da decenni si guarda all’entropia di un buco nero. Il che dimostra quanto ne sappiamo).

            Il fatto è che – venghino signori venghino – il Secondo Principio NON trae la sua validità da una qualche specifica forma delle leggi che governano il sistema e della corrispondente modalità di calcolo dell’entropia. Invece, per sistemi macroscopici (= fatti da un grande numero di componenti) il Secondo Principio trae la propria validità DAL FATTO STESSO che esistano delle leggi che lo regolano, indipendentemente da come siano fatte.

            Invocare l’entropia serve a fornire informazioni su ciò che conosciamo poco e male, non a rendere inutili ulteriori approfondimenti della nostra conoscenza.

            Ecco perchè bisogna sempre DIFFIDARE da chi invoca l’entropia SENZA INDICARE come l’ha calcolata e a partire da QUALE modello per la descrizione del sistema in esame.

            Già è difficile calcolare l’entropia di un gelato. Figuriamoci di un sistema economico.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

          • Andrea says:

            “Tanto l’energia così trasformata dell’acqua quanto l’energia elettrica finale sono energie ordinate”.

            Infatti, i rendimenti delle macchine elettriche (tanto dei motori elettrici, che trasformano potenza elettrica in potenza meccanica, quanto dei generatori, che trasformano potenza meccanica in potenza elettrica) sono di gran lunga più elevati di quelli delle macchine termiche.

            “Quella energia li’ e’ disordinata e non la puoi trasformare in forma ordinata utilizzabile senza rimetterci altra energia. Nell’acqua le due forme di energia si trasformano con grande difficoltà l’una nell’altra. Altrove e’ diverso: ecco come funzionano motori a scoppio e turbine”.

            I motori endotermici operano secondo cicli termodinamici (inclusivi di compressioni ed espansioni) che ricevono il calore ad alta temperatura (e quindi di qualità elevata), ricavato dalla combustione della miscela aria/combustibile, trasformandolo in parte in potenza meccanica utile, in parte in calore di bassa qualità, poiché a bassa temperatura, reimmesso in ambiente tramite il rilascio dei gas combusti.
            Il calore “di scarto” a bassa temperatura non può essere annullato, il che, come si è detto, è la manifestazione ‘tangibile’ 🙂 del Secondo Principio.

            “… un sistema a temperatura uniforme, come nel caso del bicchiere pieno d’acqua, ha un massimo di disordine, e ogni sua modificazione comporta una diminuzione di entropia, e dunque richiede del lavoro: altro che fornire del lavoro a noi!”.

            E’ il caso dei frigoriferi che hanno bisogno di essere alimentati per mantenere una temperatura continuativamente inferiore a quella ambiente: mica fanno miracoli, violando il Secondo Principio! 🙂

  8. Moi says:

    So che “supportare” 😉 idee politiche con parallelismi dalle scienze è tanto allettante per stroncare sul nascere i punti di vista diversi dal proprio, titillandosi compiaciutamente il baffone a manubrio 😉 dx o sx … ma può bastare una lieve, liveissima imperfezione in un’analogia per sputtanare tutto quanto, anche quel che di “buono” effettivamente c’era.

  9. Moi says:

    I ghiacciai della Groenlandia che si sciolgono,

    [cit.]

    ————–

    NON nego il Fattore Antropico (o come si chiama…sì insomma: le attività umane economico-tecnologiche) ma in Danese “groen” al vol dir “vàird” 🙂 … intelligenti pauca.

  10. PinoMamet says:

    Che poi secondo me il pasto gratis esiste.

  11. Moi says:

    Non meno fredda, ma quanto non meno fredda ? In parte i cambiamenti climatici sono dovuti a precessione di asse terrestre …

    In Inghilterra la vite si coltivava meglio nel XVIII Secolo che adesso … mi risulta.

    Ripeto che NON nego l’uno aspetto, ma mi sembra che gli EcoCatastrofisti neghino l’altro.

  12. Moi says:

    Entropia e (cosiddetta !) Prima Repubblica 😀 :

    http://www.youtube.com/watch?v=7S_issyHh5A

  13. Moi says:

    Beato chi ha fame, perché non farà indigestione :

    http://www.youtube.com/watch?v=DmjYAmGzQ0U

  14. Moi says:

    Gas-Powered Chinese Helicopter Rescues Global Warming Loons Trapped in Antarctic Ice

    http://www.thegatewaypundit.com/2014/01/gas-powered-chinese-helicopter-rescues-global-warming-scientists-trapped-in-antarctica-video/

    So … you were sayin’ ? 😉

    (senza meme, eh … tranqui !)

  15. Moi says:

    Nino Frassica – Canzone esagerata (c’è chi c’ha)

    http://www.youtube.com/watch?v=pbSIGM6RmYo

  16. Moi says:

    @ Zeto

    LF … chi él ?

  17. Moi says:

    «L’uomo non c’entra nulla col global warming». Lo dice il co-fondatore di Greenpeace

    http://www.tempi.it/l-uomo-non-centra-nulla-col-global-warming-lo-dice-il-co-fondatore-di-greenpeace#.VuCbYPnhDIU

    Ogni sciocco sensazionalismo messo in piedi da attivisti privi di ogni cultura scientifica finisce immediatamente nel telegiornale della sera»

    • Mauricius Tarvisii says:

      Una domanda sorge spontanea: perché devi deliziarci di ogni cazzata che dice il primo coglione che passa?

    • “lo dice il co-fondatore di Greenpeace”

      Moore ha fatto parte di Greenpeace fino al 1986, poi ha fatto l’imprenditore per conto proprio (fabbriche per la lavorazione del salmone), dopo di che si è scavato una nicchia come “ecologista pentito” che rilascia dichiarazioni a pagamento per varie multinazionali (Monsanto in primis ma anche diverse altre) su qualunque tema interessi ai suoi committenti di turno.

  18. Moi says:

    SCENARIO

    la generazione nata a bordo dell’ astronave decide di oKKuparla volendo Tutto & Subito … déjà vu ? 😉

    • Mauricius Tarvisii says:

      Sì, possibile, ma forse non subito. Le prime generazioni potrebbero voler tornare indietro e comunque in breve si passerebbe da una tecnocrazia ad uno Stato di polizia. In ogni caso la gestione dei beni dovrebbe essere accentrata e pubblica, quindi nella migliore delle ipotesi si potrebbe aspirare ad una sorta di democrazia socialista, che già sappiamo non poter funzionare perché da un lato si crea parassitismo, dall’altro c’è la naturale avidità umana (lo stomaco prevale sempre sul cervello). E’ quindi facile che prima o poi si passi al mercato e alla libertà del consumatore, situazione è in cui è difficilissimo impedire alla generazione di oggi di consumare più di quanto il ristretto habitat possa rigenerare per la generazione di domani.
      Ma il problema più grosso credo che sia il controllo demografico: la popolazione deve rimanere perfettamente stabile, obiettivo difficile senza l’impiego di mezzi coercitivi per costringere le persone ad avere figli o a non averceli a seconda delle necessità collettive. Insomma, alla CEI non piacerebbe 😀

      • Francesco says:

        diciamo che un’astronave è un sistema piccolo e calcolabile, la terra finora ha eluso alla grande le aspettative dei sapientoni

        • Mauricius Tarvisii says:

          un’astronave è un sistema piccolo e calcolabile, la terra finora ha eluso alla grande le aspettative dei sapientoni

          La terra è calcolabilissima. Ed è anche molto piccola vista da lontan0, ma questo lo insegnava già Dante.

          • Francesco says:

            dipende dai punti di vista, mi sa

            da quello religioso la terra è piccolissima, da quello termodinamico pare sia un pò più grande, da quello futurologista pare sfuggente

            ciao

      • Z. says:

        Ma è previsto il punto in cui l’equipaggio si divide in sette fazioni e ciascuna di essi tenta separatamente l’atterraggio sotto un cielo alieno?

        Il mio preferito era Morgan, comunque.

      • Peucezio says:

        “la popolazione deve rimanere perfettamente stabile, obiettivo difficile senza l’impiego di mezzi coercitivi per costringere le persone ad avere figli o a non averceli a seconda delle necessità collettive. Insomma, alla CEI non piacerebbe :D”

        Peggio per la CEI.
        In Cina ci sono riusciti per decenni (beh, lì la CEI non c’è).
        Poi si sono accorti che hanno esagerato e hanno fatto marcia indietro.
        Ma secondo me l’errore più grave è stato far nascere più uomini che donne. Semmai si deve fare il contrario. Peraltro in un sistema economico non più basato sulla forza muscolare, non si capisce bene la funzione del maschio.

        • Francesco says:

          potenza della cultura

          il governo comunista cinese mica voleva razionare le femmine, solo che cultura cinese+legge del figlio unico+aborto selettivo delle femmine hanno prodotto uno dei più interessanti esperimenti di sociologia della storia

          • paniscus says:

            il governo comunista cinese mica voleva razionare le femmine, solo che cultura cinese+legge del figlio unico+aborto selettivo delle femmine hanno prodotto uno dei più interessanti esperimenti di sociologia della storia
            ———————————-

            Ma siamo sicuri che questa storia dell’aborto selettivo delle femmine (per quanto molto efficace per impressionare l’opinione pubblica contro gli orrori e le crudeltà del regime cinese) abbia DAVVERO influito così tanto sulla demografia dei decenni successivi?

            Voglio dire, l’epoca dell’offensiva più pesante della “politica del figlio unico”, prima che cominciassero ad arrivare deroghe ed eccezioni, è stata negli anni settanta, ossia 40 anni fa.

            Che in quel periodo ci siano state decine di milioni di aborti (in parte volontari e in parte forzati), posso pure crederci, ma è così plausibile che fossero “aborti selettivi delle femmine”?

            Ossia, è verosimile che 40 anni fa esistessero già mezzi diagnostici sicuri (e per di più, a disposizione di qualsiasi famiglia contadina delle immense province della Cina rurale), per stabilire se il feto fosse maschio o femmina, a un’epoca gestazionale in cui si può ancora abortire con facilità?

            Non so, ma io, in Italia, la prima volta che ho sentito parlare di ecografie talmente dettagliate che “addirittura” svelavano il sesso del nascituro è stato a metà degli anni ottanta.

            Di sicuro quando è nato mio fratello, anno 1978, non avevamo idea se fosse maschio o femmina, e abbiamo regolarmente “aspettato la sorpresa” alla nascita (nonostante mia madre avesse avuto qualche complicazione, e quindi fosse sotto controllo medico più frequente e più approfondito della media dell’epoca).

            E anche negli anni successivi, per un periodo molto lungo, ricordo che le determinazioni ecografiche del sesso erano molto vaghe e con altissimo tasso di errore, perché la risoluzione delle immagini era molto più scarsa di quella di adesso… e comunque, al massimo, si vedeva qualcosa dopo il settimo o ottavo mese, non certo all’inizio.

            Diciamo che le ecografie con dettagli affidabili non hanno preso piede in maniera diffusa fino all’inizio degli anni novanta. E parlo appunto di società urbane in Europa, non di villaggi di contadini cinesi.

            Già dagli anni sessanta esistevano forme grossolane di analisi cromosomica a seguito di amniocentesi, ma erano rarissime, costosissime e rischiosissime, mi pare molto improbabile che siano state praticate a tappeto su miliardi di donne cinesi.

            Per cui, come si spiega tutta questa incidenza di “aborti selettivi delle femmine” in epoche abbastanza lontane? Che la sciagurata abitudine possa aver preso piede 20 o 30 anni dopo, è possibile, ma gli effetti demografici di massa non si sarebbero ancora visti su grande scala…

            L.

          • Francesco says:

            prof

            io sono ignorante ma tutto parte dalle statistiche demografiche cinesi, da cui risulta la crescita anomala della quota di maschi tra i nati

            mentre la predominanza della quota di femmine e pure il valore di quella quota sono una “costante” della demografia umana

            giusto?

          • roberto says:

            Lisa,

            la legge sul divieto del secondo figlio è del 1979.
            credo che non ci sia nessun dubbio sul fatto che esista un enorme squilibrio fra bambini e bambine in cina.
            certo tale squilibrio non dipende tanto da “aborti selettivi delle femmine”, che come dici tu, sono difficili da immaginare nella campagna cinese degli anni 80, ma da:
            1. infanticidi di massa
            2. abbandoni di massa (penso basti guardare un po’ di statistiche sulle adozioni per rendersi conto che sono quasi sempre bambine ad essere adottate)
            3. bambine non registrate all’anagrafe

          • lochlomond says:

            Sì più che aborto selettivo la soppressione delle femmine è avvenuta direttamente per infanticidio, che era pratica comune già precedentemente in Cina: “Una delle piaghe della società cinese
            tradizionale era l’infanticidio femminile,
            vale a dire l’uccisione (in genere
            per annegamento) delle neonate femmine.
            A volte queste ultime non venivano
            uccise direttamente, ma
            sottoposte, subito dopo la nascita, al
            freddo e alle intemperie: solo se sopravvivevano
            a questi rischi venivano
            accettate e nutrite.Altre volte venivano
            semplicemente abbandonate, e solo il
            buon cuore di un passante poteva salvarle.
            Queste pratiche, testimoniate da
            molte fonti antiche, letterarie e giuridiche,
            erano riprovate, ma ammesse di
            fatto” http://online.scuola.zanichelli.it/sofrigeografia/wp-content/uploads/Zanichelli_Sofri_Cina_04.pdf

      • paniscus says:

        Mi sembra la stessa cosa che è sempre avvenuta in qualsiasi gruppo ristretto, isolato, molto coeso e e fortemente motivato all’inizio, quando POI ha superato una determinata soglia di consistenza numerica e di durata nel tempo. Da Nomadelfia a Damanhur, ai “reietti dell’altro pianeta”, agli “orfani di Helix”…

  19. Moi says:

    Blondy voleva tacere, ma …

    http://www.maurizioblondet.it/hanno-scelto-il-male-e-questa-la-diagnosi-censurata/

    “Stiamo entrando ad alta velocità in zone sconosciute della psiche umana”.

    ————–

    Per questo credo che sia più prbobabile un Toron Classista (sulla Terra invece un’ immensa “Ruscopoli” …tutta co’ l’ insihurezza e iddegràdo 😉 ) alla Elysium della Colonizzazione Spaziale Modello Padri Pellegrini.

    • Mauricius Tarvisii says:

      E’ interessante che se l’assassino è un bisessuale diventa un “bisessuale amorale”, mentre se è un etero non sarà mai un “eterosessuale amorale”.

      Invece lo sciacallaggio che fa con le due suore uccise è semplicemente indegno.

      • Francesco says:

        veramente lo suore uccise sono quattro

        più gli aiutanti del loro centro di assistenza, a memoria otto yemeniti musulmani

    • Zhong says:

      Blondet dice chiaramente, e in due punti diversi, di ritenere uno dei due assassini di roma peggiore dell’altro…
      …ma non ho capito come fa a scegliere qual’e’ il peggiore?!

  20. Val says:

    “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse”

    A me è sempre piaciuto Matteo 6,25-34

    C.E.I.:

    Matteo 6,25-34

    25 Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? 27 E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? 28 E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. 29 Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30 Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? 31 Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? 32 Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. 33 Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34 Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

    • “Matteo 6,25-34”

      E’ bellissimo. E se lo leggete attentamente e senza pregiudizi, sembra il manuale del giovane in partenza per arruolarsi nell’Isis.

      • Mauricius Tarvisii says:

        E’ il manuale di chiunque compie scelte radicali.

      • Z. says:

        Temo sia quello che molti giovani pensano quando decidono di intraprendere la carriera forense.

        Gli è che non conoscono i grandi classici.

        And then one day you find ten years have got behind you
        No one told you when to run, you missed the starting gun

      • Andrea Di Vita says:

        Concordo

      • Francesco says:

        infatti non bisogna leggere un pezzo di Sacre Scritture senza considerarle tutte, se si vuole conoscere la Sua parola

        invece se si cerca una scusa per le proprie scelte va benissimo così

      • Peucezio says:

        “E’ bellissimo. E se lo leggete attentamente e senza pregiudizi, sembra il manuale del giovane in partenza per arruolarsi nell’Isis.”

        Non lo so.
        C’è un fatalismo quasi napoletano (nel senso stereotipico, ma che qualche base ce l’ha) o, se vogliamo, taoista.
        Uno dell’ISIS è uno che vuole andare a uccidere e morire, è uno che vuole rivoltare il mondocome un calzino: in un certo senso è l’opposto: è la scelta d’impegno per definzione.

        • “Uno dell’ISIS è uno che vuole andare a uccidere e morire, è uno che vuole rivoltare il mondocome un calzino”

          Sono cose difficili da definire, soprattutto a 20 tremendi anni.

          Ma il muslim (come ci insegnano secoli di propaganda antislamica vecchio stile) accetta ciò che Dio manda e non credere di muovere foglia da solo.

          • Francesco says:

            insomma, a me pare che voglia smuovere un bel pò di foglie, chi parte per combattere e morire

            anche perchè potrebbe benissimo restare a casa

            nel brano di Vangelo c’è scritto di non preoccuparsi delle cose piccole per preoccuparsi di quelle grandi – e partire per la guerra santa è una delle cose grandi

        • PinoMamet says:

          Strano però come nello stesso testo si possano vedere cose così diverse.

          Io per esempio lo trovai citato nelle 101 storie Zen, di D. T. Suzuki, libricino che contribuì a sputt… diffondere la dottrina buddhista zen in Occidente;
          un maestro buddhista, leggendolo, diceva che chi l’aveva scritto gli sembrava un illuminato.

          Quindi buddhismo, celo.

          Anche la lettura islamica di Miguel mi pare abbastanza evidente: basta leggersi qualche storia di Sufi (poi non troppo diverse da quelle dei Padri del Deserto).

          Invece fatico a vederci del fatalismo. Mi sembra uno spirito molto diverso, non rassegnato ma “accettante”.

          • lordfranklin says:

            Non l’ha curato D.T. Suzuki. Anche se capisco si sia portati ad associarvelo; i suoi Saggi (inutilmente ridondanti, complessi e fumosi imho, ma è un’altra storia…) sono stati un altro tassello dell’importazione occidentale e vi sono anche menzionate le storie, se ben ricordo.

          • PinoMamet says:

            Mmm con cosa l’ho confuso?

    • roberto says:

      ” Di tutte queste cose si preoccupano i pagani;”

      presente!

      • Z. says:

        Eccomi. Anch’io debbo confessare il mio paganesimo.

        Sono certo però che Nostro Signore avrà notato come molti ne siano ormai del tutto mondi. Fanno debiti per andare in vacanza all’ estero, comprano a rate beni superflui, collezionano cartelle esattoriali: né si preoccupano punto delle conseguenze del loro stolto agire. E quando alla lor porta bussano pagani e pubblicani a chieder loro il conto, costoro si stracciano le vesti, gridano all’ ingiustizia, si adirano con Cesare e incolpano le genti straniere della lor miseria.

        Se quindi è vero che non mancano i pagani, vi è altresì chi delle parole di S. Matteo ha fatto pieno tesoro. Gioisca dunque il Signore, e perdoni noi miserabili pagani, poiché non sappiamo ciò che facciamo!

  21. Grog says:

    Avrete UN SOLO DIO

    GROG

  22. Moi says:

    Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani;

    ———

    E allora perché nell’ Ebraismo e nell’ Islam e Cristianesimi “regrediti” tipo gli Amish ‘ste robe sono spessissimo prassi e prescrizioni maniacali (!) border-line (pure beyond border 😉 ) con l’idolatria ?!

    • PinoMamet says:

      Non so cosa mangino gli Amish, sinceramente.

      Per quanto riguarda l’Ebraismo, è vero che ci sono prescrizioni alimentari precise, che vengono poi applicate- da alcuni di quelli che le applicano- in modo abbastanza maniacale.

      Però non vedo cosa c’entro l’idolatria…

      • Moi says:

        L’attacamento maniacale alla rituialità (manco fosse magia) e all’ esteriorità di appartenenza (manco fossero tatuaggi tribali in Oceania !) talvolta fino al feticismo (!) ipso facto di vestiti, cibi, prassi “strane” mal si addice a un Unico Dio Trascendente … credimi, mi sembra un’ obiezione assolutamente intuitiva !

    • Z. says:

      Moi,

      che diamine… il senso della frase non è “vestitevi come vi pare” o “ubriacatevi a vostro gusto”, ma piuttosto “non preoccupatevi di non avere da mangiare, da bere o da vestirvi” 😀

      • Moi says:

        A me sembra invece più il Dio Padre-Padrone sul …

        Piuttosto che mangiare la roba proibita preferisco che moriate di fame ! Piuttosto che coprirvi con roba non conforme preferisco che moriate di stenti ! Piuttosto che dissetarvi con roba proibita preferisco che moriate di sete ! A chi sgarra una curiosa consuetudine inspiegabile (nel senso che IO non ve la spiego e voialtri mutismo e rassegnazione !) pene durissime, pure di morte !

        In ogni caso, non vi dico neppure perché ve le proibisco perché Io so’ Dio e voi non siete un … 😉

        Così che anche Francesco ripassa l’uso vero (!) di “piuttosto che” …

        • PinoMamet says:

          “Piuttosto che mangiare la roba proibita preferisco che moriate di fame ! Piuttosto che coprirvi con roba non conforme preferisco che moriate di stenti !”

          Ma questa è una roba lontanissima dalla realtà.

          Prima di tutto, il testo biblico, che per chi ci crede funge da “voca da Dio”, non è stra mega preciso in termini di regole alimentari
          (per non parlare di abbigliamento, di cui dice davvero pochissimo).
          E non mi risulta che sia stata fissata alcuna punizione, umana o divina, per chi trasgredisce a queste regole, che vengono presentate come una roba pensata “a beneficio dell’uomo”

          (pensa un testo scritto da un bolognese: ti direbbe “mangia il maiale, non mangiare il cane; perché? perché il maiale è buono, il cane no e poi mi sa di poco igienico”)

          Per questo motivo, qualunque di queste leggi può essere trasgredita per salvaguardare la vita.

          Per quanto riguarda il feticismo maniacale, poi, direi che sono semmai le interpretazioni umane che vi indugiano
          (nel senso famoso che “c’è scritto non cuocere il capretto nel latte, ma per prudenza evitiamo di mangiare il gelato dopo aver mangiato la bistecca…”)

          • PinoMamet says:

            Fino ad arrivare a “controlla gli additivi alimentari contenuti nella merendina per vedere se per caso ce ne sono alcuni di origine animale…”

            ovviamente si tratta di un iper-correttismo, per così dire, umano
            (che poi spesso, si dice, nasconde anche un discreto business).

          • Andrea Di Vita says:

            @ pino mamet

            Un mio collega astigiano mi diceva che dalle sue parti i repubblichini aiutavano i nazisti a rastrellare gli Ebrei andando a vedere chi pranzando in trattoria evitava di mangiare maiale.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

  23. Moi says:

    Andrea De Vita direbbe che i testi sacri sono “antiwittgensteiniani” … a ragione, mi sa 😉 .

  24. Moi says:

    Ma da quand’è che esistono i bollettini del meteo per il “popolo” ?

    Seconda metà dell’ Ottocento ?

    Per determinare ” il prima ” come fai ?

    Testimonianze scritte ? Senz’altro, ma … solitamente sono diari e corrispondenze epistolari, romanzi ecc … cose molto descrittive ma prive di grandezze misurate scientificamente.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Allora, le rilevazioni iniziano a metà Ottocento. In particolare, nel grafico che ho postato prima erano riportate quelle dal 1856 in poi.
      Per i periodi precedenti si usano metodi diversi, che NON includono le testimonianze dell’epoca: questa è la storia che Habs una volta confessò che non gli piace, quella che prescinde completamente dalle fonti e fa ricorso ad altro.
      Ma cosa sarebbe l’altro? Tra le altre cose abbiamo lo studio degli anelli degli alberi (l’accrescimento cambia a seconda del clima), lo studio dei sedimenti glaciali, lo studio dei pollini (se abbiamo pollini di palma in Germania possiamo ipotizzare un periodo caldo).

    • Andrea Di Vita says:

      @ Moi

      Uno dei pionieri delle previsoni meteo fu il grande Richardson, che ebbe una vita da romanzo, film hollywoodiano o …post di Kelebek! 🙂

      Giovane e geniale matematico in erba nonche’ quacchero e fervente pacifista, alla vigilia della prima guerra mondale sacrificò una brillante carriera universitaria in Inghilterra alla propria obiezione di coscienza. Ando’ nelle retrovie sul fronte della Marna, dove escogito’ un sistema numerico per la risoluzione delle equazioni fondamentali della meteorologia mentre lavorava in infermeria. Sua fu la prima previsione del tempo (sbagliata per mancanza di dati) nel 1916. Quando si accorse che il Ministero della Guerra, cui aveva sottoposto il suo lavoro, intendeva usarlo per sviluppare un sistema di aerofoni per individuare da lontano l’artiglieria tedesca, bruciò tutti i suo appunti. Dopo la guerra trovo’ lavoro come bibliotecario. Passo’ gli ultimi anni della sua vita a cercare di misurare sulle carte nautiche la lunghezza delle coste dell’Inghlterra. Dmostro’ così che il valore misurato dipendeva dalla scala della mappa usata secondo una legge regolare che sta alla base del concetto di frattale poi formulato indpendetemente da Hausdorff e Madelbrot. Per finire formulò l’idea base della turbolenza dei fluidi (quella per cui vortici grandi generano vortici via via più piccoli) che saraà poi riformulata da Kolmogorov nella sua fondamentale teoria del 1941 tuttora alla base dei modern codici di calcolo fluidodnamico.

      (Il sistema di aerofon fu poi perfezonato da quel Blackett che dà il nome ai laborator dell’Imperial College a Londra).

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • “Uno dei pionieri delle previsoni meteo fu il grande Richardson”

        Grazie, grande gente i quaccheri!

      • Andrea says:

        @ Andrea Di Vita

        “Per finire formulò l’idea base della turbolenza dei fluidi (quella per cui vortici grandi generano vortici via via più piccoli) che saraà poi riformulata da Kolmogorov nella sua fondamentale teoria del 1941 tuttora alla base dei modern codici di calcolo fluidodnamico. ”

        E’ da notare che al corso di Flussi Turbolenti ci è stata introdotta come “teoria di Kolmogorov”, mentre non mi pare che ci abbiano mai parlato di Richardson (di cui, infatti, in tutta sincerità, non mi ricordavo proprio 🙂 ).

  25. Grog says:

    Non dovete avere paura dell’entropia, il vero pericolo è la GROGPIA , chi o cosa è colto da GROGPIA sente un IRRESISTIBILE IMPULSO di recarsi a MESTRE e di giocare a SCOPONE SCIENTIFICO, la GROGPIA è inarrestabile e può essere lenita solo da “ombrette”.
    Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog!

    • Peucezio says:

      Ma come si gioca a scopone scientifico a Mestre? Immagino con le carte trevisane, ma secondo le regole del Chitarrella (le quattro carte a terra all’inizio, niente napola o cose simili) o in modo diverso?

      • Mauricius Tarvisii says:

        In modo bavbavico 😀
        Il Re di Denari fa punto, c’è la napoletana/napoli, a volte l’asso piglia tutto e non vale la scopa finale. Ah, e almeno a Treviso non conoscono il significato delle parole “sparigliare” e “riapparigliare”.

        • Moi says:

          Invece a Bologna c’è “Sbarazzino”:

          re bello (denare), sette bello (denare), primiera (contare i “sette” e a parità di sette i “sei”), carte (> di 20) e denare : i cosiddetti “punti di mazzo”

          … valgon sempre asso pigliatutto, scope e si “accusano” i punti : (7 punti con tre qualsiasi carte uguali; 3 punti con 2 carte uguali e 1 diversa che faccian meno di 10; 2 punti con 3 carte diverse che faccian meno di 10) :
          i cosiddetti “punti di gioco”.

          Si gioca con le carte “normali” 😉 … e cioè le Piacentine con figura sdoppiata a mezzobusto.

          ———————-

          Un classico nei giochi con il “massimo di punti contato”, tipo briscola, sono gli umarell e le zdàure che ricordano le carte, contano i punti dell’ avversaio/a/* 🙂 e … non appena l’Opponente (come dicono i bimbiminkia …) arriva tipo a 61 punti a briscola …. sbattono sul tavolo il mazzetto che avevano in mano, dichiarandosi immediatamente sconfitti !

          • Peucezio says:

            “Invece a Bologna c’è “Sbarazzino”:

            re bello (denare), sette bello (denare), primiera (contare i “sette” e a parità di sette i “sei”), carte (> di 20) e denare : i cosiddetti “punti di mazzo”

            … valgon sempre asso pigliatutto, scope e si “accusano” i punti : (7 punti con tre qualsiasi carte uguali; 3 punti con 2 carte uguali e 1 diversa che faccian meno di 10; 2 punti con 3 carte diverse che faccian meno di 10) :
            i cosiddetti “punti di gioco”.”

            Conosco bene questo gioco, da ragazzino ci ho anche giocato un sacco di volte. L’unica differenza, nella versione che conoscevo io, è che anche l’asso di denari faceva punto. E forse anche qualcos’altro, perché a me pare di ricordare che i punti di mazzo fossero 7.
            Ad ogni modo lo conoscevo come “sbarazzina”, con la -a. E non avevo idea che fosse bolognese (io ovviamente lo facevo con le carte napoletane).

          • Peucezio says:

            Invece, Moi, spiegami una cosa:
            il Tarocco Bolognese c’è qualcuno che ancora lo gioca a Bologna (col relativo mazzo ovviamente)?
            Credo di aver letto che è il più complesso gioco di carte esistente al mondo.

            Ed è vero che a Bologna si usano solo le carte piacentine e che la Primiera Bolognese, come mazzo, si usa solo nei dintorni (o addirittura in provincia di Ferrara)?.

          • Z. says:

            Il tarocco è diciamo pure complesso, le carte locali sono le piacentine ma i molti esuli adoperano le loro, la primiera bolognese la conosco solo di nome, lo sbarazzino una volta si giocava anche a Ravenna (ora non so)…

          • Peucezio says:

            Sullo sbarazzino mi correggo, ho detto una fesseria.
            Ricordandomi meglio i punti di mazzo effettivamente sono solo 5, perché c’è in più il re bello, ma l’asso di denari non c’entra.

            Il tarocco quindi non si fa col tarocco bolognese?

          • Roberto says:

            Non saprei ma mi è venuta in mente questa

            http://youtu.be/Ek39IDeKPaY

          • Z. says:

            “Era meglio morire da piccoli/ soffocati da un bacio di Muccioli”

            Allora versi come questi te li passavano, perché prostestare significa rimestare, e certe cose più le rimesti più puzzano.

            Sono rimasti in silenzio, hanno fatto passare vent’anni, e ora anche Miguel è convinto che Muccioli fosse criticato perché vicino a Forza Italia (che a Sanpa non era neanche il primo partito della coalizione, se ricordo bene).

            Insomma, ha funzionato alla grande.

          • Roberto says:

            Sai che stavo pensando la stessa cosa? Tra l’altro mi ricordavo il verso “suicidarsi col cavaturaccioli” e non quello di muccioli, sono rimasto sorpreso quando l’ho sentita stamattina

          • Francesco says:

            Miguel

            da come tutti si affannano a dire che le banche italiane sono solidissime, dovrebbe aver ragione il tuo articolo

            d’altra parte, le banche vivono di fiducia e muoiono di sfiducia, mica di bilanci

            quindi in questo caso parrebbe che volere sia potere davvero

            ciao

        • PinoMamet says:

          Mi sa che a Parma/Piacenza siano giocate tutte:

          scopa, scopone, tresette, briscola, briscola in cinque… ecc. ecc.

          io perlomeno ho degli amici (ma soprattutto un paio di amiche) che li conosco tutti, e molti altri
          (burraco, scala quaranta ecc. ecc.)

          Per la scopa, io ne ricordavo una con la “napola, re bello, sette bello, e nella quale (se non mi confondo) si “cucivano” i punti (non ricordo se era lo stesso gioco) ma le mie amiche ne giocano una senza napola.

        • Mauricius Tarvisii says:

          La versione che conosco io, quella che mi ha insegnato mio nonno, è più semplice.
          I punti sono:
          – carte (chi ne ha di più)
          – denari (chi ne ha di più)
          – settanta o primiera (dove i 7 valgono 21 punti, i 6 18, gli assi 16, i 5 15, i 4 14, ecc a scalare
          – sette di denari/bello
          – le scope, inclusa quella finale

          Il particolare della scolpa finale è importantissimo, perché è un punto sicuro per la coppia cartara… finché le carte non sono sparigliate! Obiettivo della prima fase di gioco della coppia servita dovrebbe essere, messa al sicuro la carta a terra per evitare una vertigine di scope, proprio “sprecare” carte piccole al fine di sparigliare o costringere l’avversario a farlo. Intere partite possono portare ad uno stillicidio di carte e di punti per lo spariglio/riappariglio.
          Se i cartari saranno bravi o i serviti non abbastanza bravi, la scopa finale sarà sicura e ci sarà una buona probabilità di fare nel finale di partita anche una o due scope in più. Il che significa da 1 a 3 punti extra.

          • Z. says:

            Noi qui si gioca col re bello, e senza scopa finale. Complimenti, comunque, sei uno dei pochissimi che sa ancora contare la primiera!

            Noi giochiamo anche a sbarazzo ladro: il gioco è come quello descritto da Moi, ma con le prese e le dichiarazioni coperte. L’avversario può denunciarle e chi sbaglia regala punti all’ avversario. Trasforma un gioco di fortuna in un gioco di bluff e memoria 🙂

          • Peucezio says:

            In quello scientifico (napoletano, quello del maestro Chitarrella, per intenderci) non c’è la scopa finale. Vale comunque, in sostanza, ciò che ha detto Mauricius, cioè che scopo dei cartari è evitare che si spariglino le carte e viceversa.
            Ma la cosa importante è il gioco dei 7: se i cartari ne hanno almeno due, devono evitare come la peste che vengano sparigliati.

            Circa il calcolo della primiera, ricordo quando insegnai la scopa a una ragazza russa (mi trovavo a Voronež): le spiegai bene le regole, ma lei non riusciva a capire come fosse possibile che avendo io un sette e tre sei e lei tre sette e una figura, la primiera potesse essere mia.

            Vi risulta la regola per cui se a uno mancano tutte le carte di un seme, anche se la somma delle tre carte più alte degli altri tre semi supera la somma delle quattro dell’avversario, non fa comunque la primiera ma la fa l’altro?

          • Z. says:

            No, la tua variante credo sia ignota dalle mie parti. Anche napoli e asso pigliatutto mai viste. All’ estremo nord della Romagna si giocava senza re bello, però.

          • Mauricius Tarvisii says:

            ” avendo io un sette e tre sei e lei tre sette e una figura, la primiera potesse essere mia. Vi risulta la regola per cui se a uno mancano tutte le carte di un seme, anche se la somma delle tre carte più alte degli altri tre semi supera la somma delle quattro dell’avversario, non fa comunque la primiera ma la fa l’altro?”

            Bisognerebbe calcolare coi punti, ma ad occhio sembra così.
            Tu avevi 21+18+18+18=75
            Lei aveva 31+31+31+10=73
            Se lei avesse avuto un due avreste pareggiato, mentre se avesse avuto un 3 avrebbe vinto lei.
            Ma sai che forse una volta mi trovai in una situazione del genere, dove credevo (o il mio avversaro credeva) di avere la settanta perché con tre sette, ma non andò così?

          • PinoMamet says:

            ” ricordo quando insegnai la scopa a una ragazza russa (mi trovavo a Voronež)”

            Dov’è Habsburgicus quando serve?
            😀

          • Peucezio says:

            Mauricius,
            io lo so mnemonicamente: col tre si vince, col due si pareggia, con la figura la primiera la fa l’altro.
            Però per scrupolo faccio sempre il calcolo.
            In genere non occorre sommare il tutto, ma le differenze: mi spiego con questo esempio:
            Io 7+7+7+2
            tu 7+6+6+6
            Per il primo seme siamo pari, per il secondo vinco di 3 (21-18), per il terzo idem (e siamo a 6 d differenza a favore mio), per il quarto tu ne gudagni sei (18-12) e quindi pareggiamo la primiera.

            In Spagna invece la giocata è più complessa, perché la tua carta con quella o quelle che prendi deve sommare quindici, il che significa che con un sette prendi un otto o un tre e un cinque e così via. Il che significa che è anche più facile fare scopa.
            Però loro la primiera la chiamano los siete e se si hanno due sette ciascuno, è pari, tutte e altre carte non contano.
            Una volta quindi spiegai a delle amiche spagnole il calcolo della primiera nella scopa italiana. Loro pensavano che servisse a calcolare il punteggio generale, poi rimasero esterrefatte quando capirono che era solo per assegnare un punto!

          • habsburgicus says:

            A Voronež non sono stato, deve essere interessante..parlacene un po’
            ad inizio XX secolo un nazionalista ucraino Rudnyc’kyj rivendicava per un’ipotetica Ucraina in fieri [che poi nascerà, ancorché sovietizzata, ma qui si era prima del 1917] anche (perlomeno) metà della gubernija di Voronež (Voroniž in ucraino)

          • habsburgicus says:

            presumo che anche lì le donne siano bellissime
            lo sono ad ovest in Ucraina, lo sono più a nord in Russia centro-settentrionale, tutto sommato lo sono anche quelle di Rostov e del Don a sud, sarebbe quindi uno strano scherzo della natura se fossero racchie solo a Voronež 😀

          • Peucezio says:

            Habsb, ti devo proprio deludere, temo.
            Voronezh è un cesso (infatti loro dicono Воронеж, хуй догонешь?): quel poco di storico che c’era, l’hanno distrutto i tedeschi nei bombardamenti durante la II G. M. (è rimasta una chiesetta pregevole e qualche vecchio edificio in legno non brutto).
            Il resto è architettura sovietica semifatiscente.
            Ha il fascino di un tipo di posto così, moderno decadente, ma di cittadine moderno-decadenti in Russia, compresa tutta la Siberia, ce n’è un fottio.
            Quanto alle ragazze, lasciamo stare: niente di particolarmente bello, e oltretutto non sanno proprio curarsi: si vestono classico, in un modo che non le valorizza, che qui sembra da signore mature, ma, quel che è peggio, si mettono del trucco vistoso, rossetto acceso, volgare, insomma, molto “cozzale”.
            Un posto che non ti consiglio, in conclusione.

            Io sono contento di esserci stato, perché vedi la Russia profonda, ma, ripeto, in centinaia di altre cittadine russe sarebbe stato uguale.

          • Peucezio says:

            Tra l’altro èuna città universitaria, quindi dovrebbe essere vivace, piena di gioventù, invece ci trovi solo qualche ragazzo vestito di nero (almeno all’epoca, una decina d’anni fa: una specie di moda un po’ dark) e ricordo una sera una discoteca abbattutissima dove ci saranno state sì e no sei persone.
            Il resto pizzerie italiane, sushi e un centro commerciale modernissimo, forse l’unico edificio non fatiscente.
            Dicono anche sia pericolosa. Io ero con una ragazza che studiava lì, quindi non mi portava nei posti pericolosi.

            La gente un po’ sbrigativa, ma cordiale e comunicativa, come sono i russi.
            Una cosa che mi ha colpito è l’efficienza degli autobus: sono vecchissimi e comprati da mezza Europa, con le scritte in finlandese e nelle lingue più strane, ma ne passa uno dietro l’altro e arrivi comodamente ovunque.
            Oltre al guidatore, c’è il bigliettatio (come a Milano quando ero piccolo io), sempre con la faccia ingrugnita.

          • Peucezio says:

            bigliettaio

          • Peucezio says:

            Comunque, a proposito della rivendicazione di cui parli, lì c’è il fatto che si tratta di un confine fittizio, perché i fenomeni linguistici lo attraversano bellamente.
            Io sfottevo la mia amica di Lipeck (pochi km più a sud, capoluogo dell’Oblast’ confinante) per la sua vistosa realizzazione fricativa della velare sonora.
            Lei sostiene che la velare ucraina sarebbe molto diversa, ma alla fin fine sono gradi dello stesso fenomeno.

          • Roberto says:

            “Io sfottevo la mia amica di Lipeck (….) per la sua vistosa realizzazione fricativa della velare sonora”

            Come non volervi bene?

          • Z. says:

            Povera fanciulla… tutta felice di uscire con un italiano che invece pensava solo a giocare a carte e a discutere di fonetica 😀

          • Peucezio says:

            Le cose stanno un po’ diversamente.
            Lei a Voronezh, dove studiava, non aveva amici, la sera andava a letto alle dieci, le undici, si alzava tardi e dormiva anche dopo ogni pasto; tutt’al più si usciva per fare la spessa e per fare una passeggiatina pomeridiana in cui mi faceva vedere qualcosa della città.
            Praticamente faceva una vita da monaca di clausura.
            Alla fine, quando, disperato, tanto per cercare un diversivo, tirai fuori il mio mazzo delle carte napoletane, ne fu felicissima, perché avevo trovato un passatempo e l’avevo scossa dal suo torpore, suscitando la sua viva curiosità. Mi ricordo che le studiava con atteggiamento quasi scientifico.

          • PinoMamet says:

            Proviamo a evocare Mirkhond:

            le carte piacentine e romagnole appartengono al gruppo di quelle meridionali/spagnole!

            Invece le bolognesi (ma si usano ancora?) a quello delle settentrionali, che ho usato una sola volta tanti anni fa in caso d’emergenza 😉
            (mazzo prestato dai vicini d’ombrellone) e che mi fanno molta confusione
            (mo’ non so se fossero trevigiane, bolognesi o che altro, le differenze mi sembrano entomologiche).

            Di fatto invece le napoletane e affini sarebbero la versione a figura intera delle piacentine, probabilmente la versione originaria: più belle da vedere, ma un po’ più scomode per giocarci suppongo.

          • Mauricius Tarvisii says:

            A me le napoletane sono sempre sembrate le più semplici: figure intuitive, semi che si distinguono bene… ma sarà perché ho sempre usato quelle.

          • Andrea says:

            @ Pino

            “…le carte piacentine e romagnole appartengono al gruppo di quelle meridionali/spagnole!”.

            “Di fatto invece le napoletane e affini sarebbero la versione a figura intera delle piacentine, probabilmente la versione originaria”.

            Ecco perché le carte piacentine somigliano così tanto a quelle napoletane! Non sono certo un esperto, ma mi è capitato di giocare con amici con entrame le “tipologie” 🙂 .

            La cosa strana è che le carte siciliane sono, invece, piuttosto diverse: infatti, sulle prime avevo un po’ di difficoltà a “decifrare” 🙂 sia le piacentine, sia le napoletane …

          • Andrea Di Vita says:

            @ Andrea

            Da pccolo ho giocato a scopa per anni con mia prozia (che aveva vissuto anni a Napoli) e una cara amica di famiglia, piacentina che di più non si può. Giocavamo a carte col mazzo di carte dell’amica, piacentine ma -stando alle parole di mia zia- del tutto identiche a quelle napoletane.
            (Nella scopa che ricordo io i punti erano carte, carte d’oro, primiera e settebello).
            Carte invece del tutto ignote in Polonia, nonostante tutti i Polacchi di una certa età che conosco siano accaniti giocatori. Nessuno di loro conosce la scopa della mia infanzia o anche una versione lontanamente simile.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

          • Peucezio says:

            Allora,
            in Italia ci sono 17 tipi di carte regionali.

            Di seme spagnolo (denari, spadre, coppe, bastoni):
            – Siciliane
            – Napoletane (regno di Napoli continentale, quindi Calabria, Campania, Basilicata, Puglia, Molise, Abruzzo),
            – Sarde,
            – Piacentine (ex Stato Pontificio, quindi Emilia, Marche, Umbria e Lazio; a Roma una volta si usavano le viterbesi, estinte già durante l”800, le piacentine in origine erano a figura intera, credo siano diventate a doppia figura nell”800 o nel primo ‘900)
            – Romagnole.

            Seme italiano (denari, spade, coppe e bastoni, ma è diverso il disegno: le spade si intrecciano e sono ricurve, i bastoni si intrecciano ma sono dritti): nord-est in genere (ma anche i Tarocchi sono di seme italiano), quindi:
            – Primiera bolognese (ormai usata residualmente in qualche zona circoscritta dell’Emilia, ma sarebbe da verificare),
            – Bergamasche,
            – Bresciane,
            – Trevigiane (usate nel Veneto in genere),
            – Trentine,
            – Triestine.

            Seme francese:
            – Toscane (fino a qualche decennio fa c’erano anche le fiorentine, un po’ diverse), unico mazzo di seme francese a figura intera),
            – Piemontesi,
            – Genovesi (comprese quelle per il Baccarà; si usano anche in zone di confine fra Lombardia e Piemonte, fin nel Canton Ticino, ma non so se sia mai stata fatta una rilevazione esatta della distribuzione geografica dei mazzi di carte, quindi si va a spanne),
            – Milanesi (Lombardia Occidentale, compresa la Valtellina: l’aria cisabduana dei linguisti, al qua dell’Adda).

            Seme tedesco (fiori, campanelli, cuori e ghiande):
            – Salisburghesi (nell’Alto Adige). E’ il seme che si usa in Austria e Germania meridinale (in quella settentrionale si usano mazzi locali ma di seme francese).

            Fuori dall’Italia prevale il seme francese, quello spagnolo in Ispagna e in una zona del sud-ovest della Francia.
            Poi ci sono quelle portoghesi, analoghe a quelle di seme italiano, ma con le spade non ricurve: sopravvivono solo nel tarocchino siciliano (i tarocchi sopravvissuti in Italia sono solo quello piemontese, di origine marsigliese, e quelli autoctoni bolognese e siciliano; poi in Francia hanno i tarocchi di seme francese anziché italiano, mentre i tarocchi marisgliesi, di seme italiano, si usano ormai solo come carte da divinazione).
            Inoltre ci sono i semi svizzeri che sono ancora diversi: ghiande, campanelli, scudi e rose.

            A quanto mi risulta i semi spagnolo e italiano sono più antichi, importatici con variazioni dagli Arabi, che li hanno presi dall’estremo oriente. Quello francese credo sia un’evoluzione di quelli tedeschi o svizzeri, a loro volta evoluzione di quelli mediterranei, ma sarebbero cose da approfondire e verificare.
            I Tarocchi invece sono nati come gioco d’élite nelle corti rinascimentali italiane.

          • Peucezio says:

            Circa la composizione del mazzo, è variabile: alcune ne hanno solo 40, altre solo 52, altre hanno mazzi variabili, per cui puoi comprare versioni diverse, secondo i giochi che devi fare.
            I tarocchi hanno quattro figure oltre alle dieci carte, quindi 56 + i 22 trionfi (che sarebbero delle specie di briscole, ma nella divinazione, inventata nell”800 da un tizio che si accreditava come ebreo ma non lo era e che sosteneva di averla imparata dagli antichi egizi, si chiamano “arcani maggiori”): fante, cavaliere, regina e re.
            Nei semi italiani e spagnoli è sparita la regina e il fante è stato reinterpretato come donna (ma dal disegno si vede che è una donna strana, vestita in abiti maschili), in quele di semi francesi è sparito il cavallo.

          • Z. says:

            Adoro quando scrivi “in Ispagna” 🙂

            Qua i trionfi sono chiamati brutalmente “numeri”. O meglio, venivano chiamati così quando c’era ancora qualcuno che ci sapeva giocare…

          • Peucezio says:

            Aggiungo,
            in Portogallo (non l’ho detto) le portoghesi sono state soppiantate da quelle di seme francese.
            Che si usano ormai praticamente dappertutto.
            In Russia anche esiste un mazzo russo, ma di seme francese: cose sette o ottocentesche.

            Le carte internazionali altro non sono che carte inglesi, ovviamente di seme francese, cui gli americani hanno aggiunto l’indicazione della lettera o del numero nell’angolino, che poi si è diffusa anche negli altri tipi di mazzi di carte nazionali di seme francese (come le stesse carte francesi, ovviamente con l’iniziale della parola nella rispettiva lingua) o russe.

          • PinoMamet says:

            Molto interessante, però Piacenza (e Parma: le piacentine si usano in entrambe le province) non hanno a che fare con gli stati pontifici, e e suppongo perciò siano arrivate (a figura ancora intera, come ci ricordi) direttamente da Napoli, con i Borbone…

            Mirkhond??

          • PinoMamet says:

            A meno che non le abbiano portate gli spagnoli direttamente…
            insieme alla “pilotta” 🙂

          • Peucezio says:

            “Adoro quando scrivi “in Ispagna” ”

            La prostesi 🙂
            In effetti lo scrivo perché lo dico. Come “in istazione”, “in istudio”, ecc.

  26. Moi says:

    Ma il Raggio della Morte (qualunque cosa sia, da un’ ispirazione fantascientifica all’ Esercito USA che fa i crop circles nottetempo dando la colpa agli Alieni 😉 !) non era di Tesla ?

  27. Mauricius Tarvisii says:

    Se nei prossimi anni la bottiglia d’acqua si sfonderà e vi laverete mentre cercherete di bere, saprete chi ringraziare.
    No, non gli scienziati giapponesi, ma i vostri simili che non differenziano la plastica.

    http://www.lescienze.it/news/2016/03/11/news/batterio_degragazione_pet_bottiglie_plastica-3011333/?rss

  28. Grog says:

    Visto che parlate di “raggio della morte” dovete essere istruiti su alcuni principi fondamentali in materia
    – Il raggio della morte dell’arma dello spaziale fa “BZAZZZZZZZZ”
    – Chi è colpito dal raggio della morte fa “grrrmmmmp” prima di essere ridotto in atomi
    – La pistola paralizzante dello spaziale, settabile a diverse intensità fa “PLUMFFFF”
    – Chi è colpito dal raggio paralizzante prima di immobilizzarsi completamente fa “urrrrpppp”
    – Chi paralizzato dallo spaziale viene sodomizzato da un culattone venusiano fa “AIOOOOOOOOO !”
    Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog!

  29. Moi says:

    @ ANDREA DI VITA :

    E il discorso energie rinnovabili vs non-rinnovabili ?

    • Andrea Di Vita says:

      @ Moi

      Parafrasando la coppia Mondaini-Vianello:

      “Beato chi ci crede / Noi no non ci crediamo…”

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  30. Moi says:

    Battutaccia becera e sessista che “gira in rete” per spiegare in termini semplici dovulgativi l’entropia : esperienza di ragazzina la prima volta in discoteca :

    “entro-pia esco-troia” 😉

  31. Moi says:

    UE vs Peti Bovini per salvare il Pianeta dall’ Effetto Serra :

    http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/11811814/L-ultima-follia-di-Bruxelles-.html

    …te, Roberto, che versione dei fatti sai ? 😉

    • Mauricius Tarvisii says:

      Che l’articolista è un caprone che non ha nemmeno ritenuto di doversi documentare: basta recuperare il letame per produrre biogas ed ecco che il metano è stato recuperato e non disperso nell’atmosfera senza fare bioingegneria.
      Però è bello essere caproni ed esprimersi su argomenti di cui non si sa una fava 😀

    • Roberto says:

      Moi, mica vorrai che clicco su un link di libero che dice follia Bruxelles…

      Ma ti faccio un regalo se vuoi una vicenda veramente esplosiva.
      Googla kessler+immunità e cerca di ricostruire questa vicenda

      • Mauricius Tarvisii says:

        In teoria ad essere competente non potrebbe essere solo la Corte di Giustizia secondo l’art. 11 del prot. 7 dei trattati?

        “Sul territorio di ciascuno Stato membro e qualunque sia la loro cittadinanza, i funzionari ed altri agenti dell’Unione:
        a) godono dell’immunità di giurisdizione per gli atti da loro compiuti in veste ufficiale, comprese le loro parole e i loro scritti, con riserva dell’applicazione delle disposizioni dei trattati relative, da un lato, alle regole delle responsabilità dei funzionari ed agenti nei confronti dell’Unione e, dall’altro,
        alla competenza della Corte di giustizia dell’Unione europea per deliberare in merito ai litigi tra l’Unione ed i propri funzionari ed altri agenti. Continueranno a beneficiare di questa immunità dopo la cessazione delle loro funzioni”

        E la Commissione può quindi dichiarare che l’atto non è stato compiuto nell’esercizio delle funzioni e che quindi la norma non si applica? Ma in tal caso non dovrebbe esprimersi la Corte di Giustizia?

        • Roberto says:

          Per questo le autorità belghe hanno chiesto di togliere l’immunità. Che l’atto sia stato compiuto nell’esercizio delle funzioni mi pare fuori di dubbio (per quanto le istituzioni tendono ad interpretare la nozione di “in veste ufficiale” in modo molto restrittivo)

          • Mauricius Tarvisii says:

            Alla faccia del giudice precostituito.

          • Roberto says:

            Sai che per una volta non ho capito cosa vuoi dire?

            (Quello del giudice precostituito è comunque un buco nero nel sistema giurisdizionale dell’Unione, ci sarebbe da fare uno studio serio su come vengono attribuite le cause)

          • Mauricius Tarvisii says:

            Perché per così come è scritta la disposizione non siamo davanti ad un’autorizzazione a procedere (Tizio ha commesso un illecito e l’organo di cui fa parte decide se la sua immunità vale o meno), ma ad una riserva di giurisdizione (o comunque ad un’esclusione di giurisdizione): in forza del trattato, il giudice precostituito per Tizio non sarà quindi il giudice nazionale.
            Se però l’organo può decidere se far valere o meno la previsione del protocollo, allora di fatto cessa di esistere un giudice precostituito per il funzionario che invece sarà soggetto alla giurisdizione che deciderà un terzo (l’organo di cui fa parte) a seconda delle circostanze.
            O si prevede l’esistenza di un tribunale speciale per i funzionari UE esclusivamente competente (e allora il giudice precostituito è quello di questo tribunale: da noi esiste una cosa simile ed è il c.d. Tribunale dei Ministri), oppure si prevede un’autorizzazione a procedere e la giurisdizione resta dei giudici nazionali.

            A meno che io non abbia capito come funziona 😀

          • roberto says:

            capisco.

            si è come dici tu.

            è una regola che esiste per tutte le organizzazioni internazionali, anche se ovviamente la differenza sta nell’azione incomparabilmente più penetrante dell’Unione europea rispetto alle organizzazioni internazionali classiche (il caso dell’OLAF è chiaro, ma pensiamo anche ai poteri di accertamente della commisisone in materia di concorrenza)

            aggiungo solo che la decisione di togliere l’immunità può essere attaccata dal funzionario davanti alla corte di giustizia (i.e. tribunale della funzione pubblica, finché esisterà, poi Tribunale)

            è tutto sommato sorprendente che non ci siano stati molti incidenti in questo campo.
            a memoria ricordavo quest’autista che aveva investito un pedone durante una missione, e la commissione ha affermato che non era nell'”esercizio delle sue funzioni”.
            poi due casi di licenziamento uno di un tipo che prendeva mazzette in una delegazione e un’altra che falsificava documenti per avere dei prestiti agevolati. in nessuno dei due casi l’immunità è stata nemmeno invocata (ed il primo è, o è stato, in galera in belgio, la seconda credo che aspetti ancora il processo in francia)

  32. Moi says:

    Le donne credono nell’astrologia più degli uomini? Ecco il perchè

    http://cosedadonna.lemontube.it/astrologia/

    vi voglio parlare del perché le donne credono così tanto, e premetto, non perché siano più creduloni rispetto agli uomini, anzi il contrario.

    Le donne hanno compreso seppure inconsciamente, il magnetismo che c’è tra le stelle e la persona umana. L’astrologia infatti non è altro che lo studio che si occupa dei collegamenti ritenuti esistere tra le posizioni dei pianeti al momento della nascita di una persona e il il suo carattere. Lo sviluppo, la professione, il matrimonio e la vita.

    Inventato dai babilonesi nel secondo millennio aC, praticato da letterati “saggi” della società. Oltre a identificare buoni e cattivi presagi, l’astrologia è stata utilizzata anche per effettuare esorcismi. Il vero motivo per cui una donna crede di più rispetto ad un uomo è perché tendono a credere di più nel soprannaturale.

    [cit.]

    • Moi says:

      Per me NON è l’articolo di una Donna, ma di un zelante Maschietto 😉 che a priori “sa le cose” sulla base di generalizzazioni, poi a posteriori (!) si prodiga a dimostrare il dogma politically correct che la Donna è meglio.

      • Z. says:

        La mia personale esperienza coincide con la sua, in materia di donne che credono nel soprannaturale. Che si tratti di Dio, oroscopi o poteri paranormali. Non ne faccio una statistica, ma così è…

  33. Moi says:

    @ PECUEZIO :

    Tarocco Bolognese

    ———–

    NON lo conosco, se non per nomea: forse ti sembrerà strano … ma così è.

    Confermo “Sbarazzino”, anche in dialetto è (lessicalmente calcato) maschile.

  34. Moi says:

    https://it.wikipedia.org/wiki/Tarocchino_bolognese

    WIKIPEDIA lo chiama “Tarocchino” …

    ————-

    Poi c’è “Bestia” come gioco d’azzardo “pericoloso” per la posta di gioco alta …

  35. Moi says:

    http://video.repubblica.it/dossier/unioni-civili-stepchild-adoption-cirinna/unioni-civili-calderoli-chi-vota-la-legge-va-all-inferno-e-renzi-concorre-con-lucifero/230025/229443

    Calderoli spiana la strada alla Shi’ia CattoIslamica, Unioni Civili: “Chi vota la legge va all’Inferno. E Renzi concorre con Lucifero”

    • Z. says:

      A noialtri non battezzati il Regno dei Cieli è comunque precluso. Gente come Salvini o Calderoli a S. Pietro basterà guardarla in faccia. E alla fine ci ritroveremo tutti Laggiù.

      • Moi says:

        Diobò, gran balotta allora ! 😉

      • habsburgicus says:

        sei ancora in tempo per farti battezzare, Z, e divenire cristiano…
        pure Costantino si fece battezzare solo sul letto di morte (anche se era catecumeno)
        lui però era romano, non romagnolo 😀

        • Z. says:

          Credi che Iddio non sappia distinguere chi si battezza per fede da chi finge di credere per calcolo e opportunità?

          Credi che non sappia che anche tu sei ateo, habs?

          In verità, in verità ti dico: un giorno siederai alla mia tavola, all’ Inferno. Vèstiti leggero, dicono che laggiù faccia caldo 🙂

  36. Z. says:

    Per una volta torno in topic: scrivo ben poco di metafisica (dato che capisco poco sia di meta sia di fisica) ma quando ce vò ce vò!

    Infatti secondo me il vero topic non è l’articolo un po’ bizzarro citato da Miguel, ma le motivazioni che traspaiono dalle righe di introduzione e che hanno indotto Miguel stesso – generalmente molto rigoroso nonché, si presume, attenzionato da qualcuno poco indulgente a certe teorie! – a citarlo.

    Ecco, secondo me il nostro padrone di casa è avviato su di una strada un po’ panteistica e un po’ sincretistica – una sorta di via di mezzo tra l’amore per il creato e la Teoria del Tutto, un po’ come quei gruppuscoli spirituali di cui Miguel stesso ci ha parlato più volte – in cui esiste necessariamente una risposta necessaria a qualsiasi domanda futura.

    La posizione di Miguel mi stupisce, comunque, perché sono abituato a considerarlo come curioso e rigoroso indagatore delle particolarità e delle differenze. Insomma, è un po’ come se si fosse addentrato talmente tanto nel dettaglio e nel particolare da aver fatto il giro ed essere uscito dall’altra parte 🙂

    Confrontandosi con questioni analoghe a quelle che affronta Miguel, un grande francese trasse conclusioni diverse. Scrisse infatti che in ogni pensatore ciò che contano sono le singole intuizioni. Il resto, ossia il sistema, è la struttura – noi oggi diremmo: l’ideologia – che si mette in piedi a posteriori, per dare alle intuizioni un fondamento accettabile e universale.

  37. Zhong says:

    “Scrisse infatti che in ogni pensatore ciò che contano sono le singole intuizioni. Il resto, ossia il sistema, è la struttura – noi oggi diremmo: l’ideologia – che si mette in piedi a posteriori, per dare alle intuizioni un fondamento accettabile e universale.”

    Verissimo. Chi e’ il grande francese? Tiro a caso: Jacques Lacan

    Anche Musil ha scritto pagine bellissime su questo tema.

    Zhong

    • Z. says:

      Henri Bergson. Va detto che la mia è una sintesi, probabilmente raffazzonata e poco corretta, del poco che ricordo di quello che ho imparato a suo tempo. Se c’è qualche imprecisione nell’ipersintesi, la colpa è mia e non sua 🙂

      • Andrea says:

        @ Z.

        “Henri Bergson”.

        Avevo incentrato la “tesina” di maturità su Bergson, perché al liceo mi aveva affascinato.
        Con il senno di poi, non so se lo rifarei. La concezione metafisica della realtà di Bergson, in estrema sintesi, mi risulta sia fondata sul conflitto tra due spinte: una di natura “materialistica” – qualsiasi cosa ciò significhi – , ed una di natura “vitalistica” – qualsiasi cosa ciò significhi. Da questa contrapposizione deriverebbe un cosmo in “evoluzione” tale che dalla “materia” scaturirebbe la vita, dalla vita la coscienza, e da quest’ultima la “deità” (non chiedetemi di che si tratta… 🙂 ).
        Ne ho fatto un quadro forse un po’ caricaturale, dovuto anche al fatto che lo conosco poco e che me ne sono disaffezionato. Mi pare che Ludovico Geymonat derubricasse la filosofia bergsoniana a “pensiero d’evasione”, e credo avesse ragione… Ma lascio giudicare a chi ne sa di più.
        Secondo la mia prof. di filosofia, la contrapposizione bergsoniana materialismo/vitalismo sarebbe accostabile alla contrapposizione forma/vita in Pirandello.

        • Z. says:

          Beh, non mi stupisce che Geymonat mostrasse scarso interesse per Bergson. Inoltre, anche se non ricordo la progressione che hai citato – sono passati molti anni da quando lo studiavo – il principio enunciato sopra vale anche per lui, naturalmente. Finite le intuizioni bisogna far tornare i conti, e per far tornare i conti si ricorre a quel che c’è.

          A mio avviso, oltre all’intuizione citata, resta interessante la differenza tra fabbricato e organizzato, così come la sua riflessione sull’incapacità dell’uomo a tener dietro al progresso tecnologico (e non c’erano gli aifòn, all’epoca).

          • Andrea says:

            “…resta interessante la differenza tra fabbricato e organizzato.. “.

            Questo sembra interessante, e credo di non averne mai sentito parlare. Potresti sviluppare più estesamente che cosa intendeva B. con “fabbricato” e “organizzato” e a quale contesto si riferiva?
            Grazie!

          • Z. says:

            Il motore a scoppio è un oggetto, è fabbricato; il cervello umano è un organo, è organizzato. Significa, tra l’altro, che non è stato costruito per uno scopo.

            Le implicazioni di questo concetto molto sinteticamente possono essere riassunte nel terzo paragrafo di cui al link:

            https://it.wikipedia.org/wiki/Georges_Canguilhem#Una_filosofia_della_scienza

            Vorrei essere più preciso, e ti chiedo scusa se non ne sono in grado, ma purtroppo si tratta di ricordi ormai marinati dall’età che avanza 🙂

    • Moi says:

      si noti che in Veneto gli “inshallah” sarebbero qualcosaltro 😀 😉 con stesso referente 🙂 , stessa frequenza, stesso uso sintattico ma diversa 😉 immagine.

    • Zhong says:

      Ma sono seri o si stanno prendendo per il culo a vicenda!? 😀

  38. Moi says:

    @ Andrea Di Vita

    Però sul lento ma inevitabile sviluppo del sentimento di empatia assieme al benessere* Bergson aveva visto giusto …

    * Laddove nelle classi soviali oggi è in crisi il sentimento di empatia, lo è appunto assieme al benessere …

    Tieni conto che Bergson è in controtendenza, in un contesto cultural-intellettuale in cui “tiravano” 🙂 i proverbiali baffi a manubrio …

    • Andrea Di Vita says:

      @ Moi

      Oltre ai manuali scolastici liceali, le mie fonti su Bergson sono il mio professore di Geometria e quello di Storia della Fisica all’Università. Il primo diceva che il diffondersi del pensiero di Bergson aveva collaborato alla decadenza della scuola matematica Italiana dopo Peano. Il secondo concordava con Geymonat. Non sono dunque molto obiettivo su Bergson.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  39. Moi says:

    sociali :

    e.c.

  40. Grog says:

    Ma dove vai se il GAZEBO non ce l’hai?

    Grog!

  41. Moi says:

    @ ANDREA & LISA

    Shishi Odoshi :

    http://www.animeclick.it/news/42350-date-un-tocco-zen-al-vostro-giardino-con-lo-shishi-odoshi

    NON è macchina del moto perpetuo perché la fonte di energia idrica va rinnovata costantemente, però il rumore perpetuo lo fa … inizialmente, usviglio 😉 da tenere le bestie lontano dai campi, poi diventato un classico della meditazione Zen dei Samurai: come tutti sappiamo (o almeno siamo tenuti a sapere) ci è nota da tanto tempo come la “fontanella di Goemon Ishikawa (trad.: “Sasso-fiume”) in Lupin III o Rupan Sansei nonché nel giardino del Maestro Arashi (trad.: “Tempesta”) in Taiga Masuku o L’ Uomo Tigre oltre che naturalmente opere più “seriose” di Akira Kurosawa (trad.: “OscuraPalude”) … e ripresa ovviamente per Kill Bill da Quentin Tarantino.

  42. Moi says:

    In realtà le Piacentine _ con le figure a mezzo busto speculare sopra e sotto, tipo quelle da Bridge … probabilmente ispirandovisi _ hanno due “autori” (in realtà “editori” …) che le han disegnate ciascuno secondo il suo stile : Dal Negro vs Modiano.

    Le Dal Negro sono le prime carte da gioco che abbia mai visto, ancor prima di quelle da Bridge, che qualcuno chiama anche “Carte Americane” … e qualcunaltro “Carte Francesi”. Dev’essere un po’come le patatine fritte: universalmente ritenute “Americane” ma in USA le chamano “French Fries”, mentre in Francia sono attribuite ai Belgi 😉 .

    • PinoMamet says:

      Non è che sono due autori, Moi, sono semplicemente due fabbricanti.
      Penso che ce ne siano stati diversi altri, comunque mica le hanno inventate loro.

    • Roberto says:

      Le patate fritte le ho sempre considerate come universalmente riconosciute di origine belga o francese, e poi importate negli USA (da li il nome curioso di french fries)

      • Z. says:

        Beh, i Paesi che confinano col Belgio – specialmente la Francia – abbondano di barzellette su belgi e patatine fritte. Molti le considerano il cibo belga per antonomasia!

    • PinoMamet says:

      Onestamente non ho mai pensato che gli americani avessero inventato le patate fritte…
      ho seri dubbi anche sull’attribuzione dell’invenzione ai belgi:
      mi sembra una di quelle robe (non oso neanche chiamarla “piatto di cucina”) talmente semplici da essere universale. Peli delle patate, le tagli, le friggi: che ci vuole?

      Non ho problemi invece a pensare che siano tipiche del Belgio, magari fatte in modo particolare; che è un’altra cosa…

      • Z. says:

        Massì, credo sia quello che intendevano sia Muà che Robbè 🙂

      • Andrea Di Vita says:

        @ PinoMamet

        Ospite di un funzionario della Commissione di Bruxelles, mi sono sentito raccontare dal mio anfitrione il seguente aneddoto, che mi si garantiva essere veritiero.

        Alla mensa dei funzionari della Commissione, ogni tanto di organizza a turno una intera settimana in onore della cucina di uno dei paesi membri. In qella Italiana abbondano ovviamente i maccheroni, in quella francese le zuppe di cipolle, in quella tedesca le salsicce.

        Quella inglese la evitano tutti, e quella belga si riconosce subito perchè ci sono immensi vassoi colmi di patatine fritte.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Roberto says:

          Confermo e rincaro, la settimana britannica da me saranno dieci anni che non la fanno più!
          Per la belga comunque fanno cose buone (cozze e patatine, waterzooï, stammpoet) e le montagne di patatine ci sono sempre

    • Z. says:

      Forse c’è chi le chiama “carte americane” come a dire “carte da p o k er”, ma io le ho sempre sentite chiamare “carte francesi”. Al più, “carte da p o k e r” appunto, o “carte da ramino”.

  43. Moi says:

    Le Modiano e Bologna sono, o sono state, più rare rispetto alle Dal Negro.

  44. Moi says:

    A proposito di “Taiga Masuku” 😀

    http://www.youtube.com/watch?v=1z8l32jDqTw

    Beppe Grillo si Maschera da Uomo Tigre per evitare i giornalisti

    a 1:30 si rivela 😉

    16-02-2016

  45. Moi says:

    Il brano Pòcher Féis al pianoforte (stile rétro “soul” ?) , Lédi Gaga :

    https://www.youtube.com/watch?v=laIr_d0hFB8

    vs

    https://www.youtube.com/watch?v=lcioXWfioa4

    (original)

    in effetti mi sa che c’è un filtro per i giochi d’azzardo …

    😉

  46. Peucezio says:

    Miguel,
    devi avere qualche strano filtro su certe parole:
    in un intervento parlavo di carte internazionali e, per spiegare meglio, avevo specificato “da p o k e r ” (lo scrivo separando le lettere, se no mi succede la stessa cosa) e mi dava errore, non mi consentiva di pubblicare il commento. Poi ho avuto l’intuizione che il sistema dovesse avere una qualche antipatia per il gioco d’azzardo, ho tolto “da p o k e r ” e me l’ha pubblicato immediatamente.

    • Z. says:

      Sì, ma cosa potrà mai scatenare l’ira del provider in un sonetto di Stecchetti? sigh!

    • “devi avere qualche strano filtro su certe parole:”

      non capisco.

      I commenti per me si dividono in “Pending”, “Approved”, “Spam” e Trash”.

      In “Pending”, ci finiscono sempre i commenti di giovanni, non so perché; ci finiscono poi i commenti di quelli che accedono da un altro indirizzo email o computer; e ci finiscono i nuovi commentatori.

      Ma non trovo commenti né tuoi né di Z tra questi.

      • Peucezio says:

        Probabilmente devi smanettare sui settaggi (se ne hai tempo e voglia), per trovare da qualche parte una lista di parole vietate o semplicemente un filtro generico preimpostato, attivabile o disattivabile.
        Sempre che non sia un filtro attivo in tutta la piattaforma, quindi in tutti i blog che la utilizzano, e non disattivabile dal singolo blogger.

      • Z. says:

        Boh, a me viene scritto “Forbidden”…

        • Mauricius Tarvisii says:

          Sì, a volte capita anche a me.

          • Z. says:

            Pace, vorrà dire che a Habs non parlerò di Negri e del sonetto che Stecchetti scrisse su Denina….

            🙂

          • Andrea Di Vita says:

            Una parola che fa bloccare tutto e arrivare il messaggio Forbidden sul mio PC è (la scrivo a caratteri spaziati in modo da poterla postare senza problemi): c a s i n o

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • “Una parola che fa bloccare tutto e arrivare il messaggio Forbidden sul mio PC”

              Tra le impostazioni che vedo, c’è solo il divieto di postare più di 5 link insieme.

              Ma forse sta cambiando qualcosa sul server, visto che mi segnalate tutti insieme questi problemi.

              Certo mi sembra strano che si vieti addirittura l’innocuo termine con in italiano si designa comunemente il disordine (o l’entropia?).

            • proviamo a far casino anche noi!

          • roberto says:

            potresti nominarci tutti amministratori così facciamo un bel ca si no
            🙂

  47. Moi says:

    Se ci fosse un filtro molto politially correct, dovremmo chimare “Dal Nero” le carte; e “Toni Neri” il famigerato Ideologo Attivo; e “Neroni” i famosi cocktail e salami; ecc … e “Aldo Buchi” il filosofo (?) , ecc …

    😉

  48. Moi says:

    Forse il problema con “c a s i n o” NON è che il server lo interpreta come “casa di tolleranza” o “confusione”… ma come “Casinò”, e quindi sempre gioco d’azzardo o come si dice ora “ghèmblingh on làin” 🙂

    • Moi says:

      che poi non ho mai capito perché questo uso della stessa parola per “casa di tolleranza” e “casa da giuòco 🙂 d’azzardo” …

      • Andrea Di Vita says:

        @ moi

        Forse perchè si intendeva “tolleranza” = “disordine” = “vizio”. La chiesa cattolica chiama l’omosessualita’ un “disordine”.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Moi says:

          l’assimilazione del disordine al vizio ci può stare … però “tolleranza”, fino al fatidico 1958 e almeno per il decennio successivo, non aveva un significato così benevolente come ora.

  49. Moi says:

    gambling

  50. Moi says:

    gamble

    ghèmbol 😉

  51. Moi says:

    @ MIGUEL MARTINEZ

    As a Professional Translator, whatchoo [quot.] think ’bout that ?!

    The Elderly Man* and the Sea? Test Sanitizes Literary Texts

    http://www.nytimes.com/2002/06/02/education/02REGE.html?pagewanted=all

    *by Ernest Hemingway ( flippin’ in his own grave 😉 )

  52. Moi says:

    Ricordo che mi facevano sorridere gli “extrascolastici” 😉 costrutti “gonna” e “gotta” … come se fossero il capo d’abbigliamento (in teoria) femminile e la grave malattia per fortuna oggi ottocentesca. 😉

    • Andrea Di Vita says:

      @ Moi

      Io mi inca@@@avo parecchio con i miei insegnanti di Inglese che non me l’avevano mai insegnato. Mi sentivo turlupinato… 🙂

      Ciao!

      Andrea Di Vita

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