Accendi la radio, va

Vuoi sconfiggere “i terroristi, le minacce dello Stato islamico, i venti di guerra”, ma da quando sei nato non hai fatto una cippa per:

- impedire che le strade belle delle città si riempissero di localini e di ricchi snob e che gli altri fossero mandati a marcire e arrabbiarsi nelle banlieue

- impedire che l’Europa venisse usata come base per bombardare per sette mesi la Libia

- obbligare il governo a togliere i soldatini dall’Afghanistan

- invitare la Francia a non fare leggi idiote che umiliassero le donne per come si vestono

- scendere per strada per impedire lo sfratto di qualche famiglia straniera

o almeno una delle migliaia di altre piccole cose che avrebbero potuto servire per ridurre un po’ il disastro in cui ci troviamo…

sei sempre in tempo per fare il miracolo: basta accendere la radio alle 9.10 a pieno volume, tipo discoteca, e far sentire un po’ di musica.

Il genio che ha avuto l’idea dice che questo rito magico, oltre ad annientare tutti i cattivi del pianeta, è un segno di “coraggio straordinario” e un modo pure per “ribellarsi alla morte”.

happy-idiot

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394 Responses to Accendi la radio, va

  1. Francesco says:

    Confermo di non aver fatto una cippa per codeste nobili cause

    Alcune delle quali non condividi affatto e sarei anzi favorevole a bombardare chiunque si metta a fare il terrorista per quei motivi

    Altre invece sono da me condivise ma sono leggermente in difficoltà nel fare pressione sul governo francese

    • “Confermo di non aver fatto una cippa per codeste nobili cause”

      Allora hai acceso la radio a pieno volume?

    • Moi says:

      Mah … in Inghilterra i loro Beduinazzi/Pastorazzi ;) li hanno lasciati regredire a raglio (addirittura con sentenze di Common Law multi-kulti pro Sharia, sdoganando Kalergicamemte, con incredibile insipienza per non sembrare razzisti, delle robe da Violazione dei Diritti Umani se le facessero in loco dei Kuffar !!!) nei loro quartieri autoghettizzati per “terraformare” i loro Paesi d’origine, nei Tribalismi da Sottosviluppo, in tutte le robe e le pretese che se laicamente (!) le facesse un Britannico AngloSassone gli chiamerebbero la Neuro … però il 7 Luglio 2005 sono finiti sotto attaccolo stesso !

      Ah: prima di scandalizzarsi perché Eric Zemmour ha detto (!) di bombardare Molenbeek come rappresaglia di Parigi, ci si ricordi che è ciò che Bibi Netanhyauha fatto (!) regolarmente su Gaza per rappresaglia di TelAviv …

      In Franca han voluto fare una via di mezzo fra Ateismo di Stato e AlteroMondiaismo da (spesso molto meno fondati delle apparenze) sensi di colpa PostColoniali … per questo hanno miseramente fallito !

      PS

      Stiam freschi se pensiamo che il Jihad sia una roba sempre e solo reattiva: priva di qualsivoglia aggressività intrinseca !

      Seppur non sempre ligissima al Contenimento dell’ Eccesso di Difesa :) : Vauro Senesi, SE certi parametri di MultiCulturalismo ;) fossero un po’ più “Multi-…” :) , sarebbe già stato smitragliato sottocasa almeno nel 1978 ;) e IlVernacoliere per conseguente squizza non avrebbe mai avuto neppure il primo numero ! … nevvero, Habs ?

      Comunque va be’ : Biffi _ da non confondersi con Bisi * … _ non aveva capito un cazzo e … stacco un attimo, che devo chiamare i vigili : c’è una slitta volante trainata da renne in divieto di sosta sul tetto, e il Comune non ha provveduto a metterci né Rita né Sirio !

      *
      Qualcuno l’ha sentito ierisera a In Onda su La7 ? … Ci fa o ci è ?!

      • izzaldin says:

        Moi secondo me è un problema di messa a fuoco: nei paesi cristiani, cattolici, soprattutto Italia Francia e Spagna, la blasfemia è in qualche modo tollerata se non accettata dai cattolici stessi. Non puoi fare il paragone col Vernacoliere, i secoli e secoli di blasfemia cattolica non ci sono stati nell’Islam. Secondo me un paragone del genere (tipico dell’ateo Charb) non è accettabile. è come dire: perché i beduinazzi non mangiano il maiale e il pesto alla modenese?

        • Francesco says:

          stai dicendo che c’è qualcuno che non mangia il maiale? uno così è sbagliato dentro e va controllato per benino

          :)

      • “prima di scandalizzarsi perché Eric Zemmour ha detto (!) di bombardare Molenbeek come rappresaglia di Parigi”

        Io mica mi scandalizzo.

        E che mi chiedo, una volta che Moi ha bombardato al napalm Molenbeek, cosa ha risolto?

        Secondo te, il tamarro della periferia di Torino che ha deciso di farsi saltare per aria al supermercato si dice, “oh no, devo stare attento se no per rappresaglia mi bombarderanno”?

        Uno che ha deciso di farsi saltare per aria non è che lo spaventi così.

        • Moi says:

          Sì, probabilmente sì. E ti dirò di più : arrivare all’ Israelizzazione della Pubblica Sicurezza in Europa sarebbe una vittoria pe i Mujahiddin anche se paradossalmente con più morti “dei loro”.

          Ma con le Classi Dirigenti e le Elites Culturali vigenti … forse il meglio è il nulla.

          • Moi says:

            rectius : “fra i loro” (partitivo; che in effetti in Israele-Palestina è numeri alla mano così)

          • “arrivare all’ Israelizzazione della Pubblica Sicurezza in Europa sarebbe una vittoria pe i Mujahiddin anche se paradossalmente con più morti “dei loro”.”

            In questi casi, rischiamo da entrambe le parti di sfruttare i bombaroli per i nostri fini:

            1) “questi vogliono che chiniamo la testa, bisogna dare una lezione a questi terroristi, mettiamo i crocifissi per legge in tutte le case!”

            2) “questi vogliono che smettiamo di vivere come liberi occidentali e che diffidiamo di tutti gli immigrati, non diamogliela vinta creando un sistema super-securitario!”

            Invece di fare propaganda a ciò di cui siamo già convinti, cerchiamo di metterci umilmente nei panni dei jihadisti. In questo ci aiutano molto i “libri delle bandiere nere” di cui parlavo.

            I jihadisti vedono l’emigrazione in “terra infedele” come un grandissimo male. Quindi se i musulmani in Occidente vengono emarginati o maltrattati, è un bene, perché li può rimandare in terre dove possono vivere da veri musulmani.

            In questo senso, l’islamofobia e l’emergenzialismo sono oggettivamente utili ai jihadisti, a prescindere da ciò che ne possono pensare destre e sinistre nostre.

  2. Moi says:

    Ma su Pìpol ev ze pàuer , sennò non funzia … ;)

    http://www.youtube.com/watch?v=dcr0ITujHOc

    • Non è una brutta canzone, e a modo suo non c’è niente di male nel sognare che “il popolo ferma le guerre e si vuole bene”: è un secolare utopismo anglosassone.

      Il problema sta nella frase: “people have the power”.

      Cosa vuol dire “people”?

      E come devono esercitare “the power”?

      Perché l’insieme di tutti i consumatori del pianeta che si fanno i fattacci loro e non si conoscono nemmeno tra di loro, non sono un “popolo”.

      Sono atomi fluttuanti di gas che possono costituire legami molto passeggeri tra di loro e solo per attimi.

      O popolo significa qualcosa di realmente esistente (tipo gli oltrarnini :-) ) oppure non significa nulla.

      Poi quello che potrebbe teoricamente spaventare i cattivi è un certo modo di organizzarsi, ancora più efficiente di quello che usano i cattivi con tutte le loro risorse.

      Ma gli atomi di gas non possono organizzarsi per definizione.

      E quindi possono solo accendere la radio, godere del piccolo piacere di sentirsi magicamente utili, e poi passare oltre.

      • Francesco says:

        sbagliato

        la tua affermazione per cui solo il modello Oltrarno crea un popolo è errata e egocentrica

        ciao

        PS e per fortuna, sennò avrebbero vinto loro

        • “la tua affermazione per cui solo il modello Oltrarno crea un popolo è errata e egocentrica”

          Egocentrica, di sicuro :-)

          Perché “errata”?

          • Francesco says:

            perchè hai deciso tu che esiste un solo modo di essere popolo

            ed è quello “di una volta”, legato al suolo (e al dialetto, e ai Bianchi), insomma mi sa che sei d’accordo con Manzoni

            invece io credo che rimarranno i popoli anche bel mondo “liquido”, come dice quel tipo troppo alla moda

            • “perchè hai deciso tu che esiste un solo modo di essere popolo”

              Che bello, il mio tema preferito!

              Ragioniamoci, perché credo che sia importante.

              Nel nostro caso, suolo, sangue e dialetto c’entrano poco. Cos’hanno in comune Duccio il bronzista, Yasmin la musulmana che viene dall’Egitto, la Angela con lo Spirito Santo tatuato sul braccio mentre scende sui Bianchi, Abduh che viene dal Senegal, Genesandra l’evangelica brasiliana che ci distribuisce ogni sera le brioche che ha raccolto sul lavoro?

              Hanno in comune un luogo, dei bambini che crescono, i sassi del nostro quartiere, il fatto di conoscersi direttamente, il fatto anche di essere molto diversi e quindi di doversi misurare ogni giorno tra di loro, e il fatto di raccogliere insieme le foglie che cadono dagli alberi, di dire “sì, vengo io a darti una mano!” quando serve.

              Questo per me è un “popolo”.

              Dimmi cosa è un popolo per te.

            • Sottolineo il concetto di “essere molto diversi”.

              Perché una caratteristica paradossale della società liquida è che tutti possono scegliere di passare l’intera vita all’interno del proprio ghetto, senza mai confrontarsi con gli altri.

              Padani reazionari con padani reazionari, gay con gay, islamisti con islamisti, fissati con gli scacchi con fissati con gli scacchi.

              Un popolo è invece necessariamente plurale, tutti sono costretti quotidianamente a confrontarsi con persone diversissime da loro e cercare di cogliere ciò che li unisce.

          • Peucezio says:

            Il sangue effettivamente non c’entra nulla.
            Il suolo e il dialetto sì, anzi, sono l’essenza della cosa: il luogo e la comunicazione (dia-lego), che non può che essere la lingua locale (non necessariamente il dialetto arcaico degli oltrarnini autoctoni), perché è l’unica lingua veicolare in un contesto così variegato e dopo una generazioni si perde anche l’accento straniero, ma si mantiene quello fiorentino.
            Quando vivevo a Madrid avevo un amico francese e, come è logico, parlavamo in spagnolo (io il francese lo mastico, ma non così bene).

          • Peucezio says:

            Bello e suggestivo il discorso sulla diversità della comunità di quartiere contro l’omogeneità delle comunità virtuali.

            Ma qui distinguerei le aggregazioni verticali da quelle orizzontali.
            Le comunità tradizionali, anche quelle molto omogenee, quando la gente si spostava pochissimo, erano basate su solidarietà verticali: uno era legato ai membri della sua famiglia, che erano di età e sesso diversi: ciò che legava non erano caratteristiche intrinseche, personali comuni, ma “genetiche”, cioè legate all’origine.
            Le comunità virtuali, come tutte quelle della modernità, anche reali (la modernità ha inventato scuole, ospizi, ospedali, manicomi, cimiteri: bambini con bambini, vecchi con vecchi, malati con malati, pazzi con pazzi, morti con morti) sono orizzontali, basate sulla condivisione di caratteristiche, non di provenienza: il ricchione italiano diventa amico di quello australiano e così l’amante degli scacchi, appunto, il vegetariano, il difensore dei diritti dei roditori, il feticista delle unghie dei piedi sporche.

            • “Ma qui distinguerei le aggregazioni verticali da quelle orizzontali.”

              Credo che sia una questione assolutamente decisiva.

              Però non possiamo affrontarla dal punto di vista contadino, perché al di fuori del Chiapas e del Kurdistan siriano, non è un mondo statisticamente significativo ormai.

              Dobbiamo affrontarlo dal punto di vista urbano, che ci piaccia o no; tenendo in considerazione il normale ricambio della popolazione che caratterizza le aree urbane.

              Il popolo quindi non è tanto da ricercare nel passato (l’origine) quanto nel presente e nel futuro condiviso con un’umanità assai varia, legata a un territorio e non a un hobby.

              Per il resto, sono d’accordo con te. Capisco il tuo uso di “orizzontale” e “verticale”, ma è opposto al mio (per me “verticale” vuol dire “uniti da qualcosa in alto”, tipo un capo oppure uno stato oppure un hobby; mentre orizzontale vuol dire alla pari, con gente diversa); l’importante comunque è capirsi.

          • gotcha says:

            esiste una comunità dei feticisti delle unghie dei piedi sporche? hai qualche indirizzo? dimmi di più!

          • gotcha says:

            comunque, il fatto che un individuo si possa sganciare dalla comunità verticale per me è una cosa buona, altrimenti non farebbe altro che ereditare le tare che gli vengono inoculate, che si ammucchierebbero fino ad assumere proporzioni catastrofiche. la comunità verticale ti obbliga ad essere la prosecuzione della comunità stessa, mentre un individuo può scegliere di rompere il cerchio magico.
            in quanto ai concetti tipo “società liquida” e “panopticon e simili” (tenendo presente che sono concetti interessanti), soprattutto se presentati sotto una luce eccessivamente sinistra, mi sembrano magagne di sociologi che hanno paura di perdere i loro privilegi, oppure che studiano troppo e si intristiscono in una perdita di contatto con la quotidianità.

            • “comunque, il fatto che un individuo si possa sganciare dalla comunità verticale per me è una cosa buona, altrimenti non farebbe altro che ereditare le tare che gli vengono inoculate, che si ammucchierebbero fino ad assumere proporzioni catastrofiche.”

              Accettiamo l’uso che fa Peucezio dei termini “verticale” e “orizzontale”.

              La comunità “orizzontale” è quella totalmente chiusa in sé: un esempio può essere il mondo neofascista italiano, che si riproduce ormai da quattro generazioni in totale isolamento, godendo dei propri simboli, dove il “camerata” di Catania non conosce i propri vicini di casa ma solo il “camerata” di Padova. Quasi indifferente a ciò che gli succede attorno, finché qualcuno non tocca un simbolo del suo gruppo.

              Più o meno come l’omosessuale che frequenta soltanto altri omosessuali e che se ne sbatte di licenziamenti, sfratti, inquinamento, ma scatta quando c’è il sospetto di “omofobia”.

              Mentre nella comunità “verticale” di quartiere, incontri la diversità in tutti i momenti, ti ci adatti, ne condividi la varietà – il tizio che ce l’ha con gli spacciatori marocchini o prende in giro gli omosessuali poi si trova benissimo con il pizzaiolo egiziano o con il ballerino omosessuale che vive sotto casa, e si preoccupa se l’uno o l’altro perde il lavoro o ha un problema.

          • PinoMamet says:

            “comunque, il fatto che un individuo si possa sganciare dalla comunità verticale per me è una cosa buona”

            OMDAG

            posso dire la verità?
            io sto bene da sradicato. Sono i radicati che non sopporto.

            Odio i modi dire e gli accenti locali, e quelli locali altrui ancora di più.

            Sono tutti codici autoidentificativi che mirano ad escludere: il parmigiano riderà quanto sentirà la barzelletta con l’accento parmigiano, quando la sente con l’accento reggiano dirà “che stronzata, e com’è odioso il tipo che la racconta!”

            Io, per motivi miei e famigliari, sono sempre stato un po’ per i fatti miei, e ho sempre trovato abbastanza escludenti anche molti codici che avrebbero dovuto includermi, e mi sono costruito una mia identità con i pezzi, i rottami che mi piacevano, di codici diversi.

            Popolo per me è e deve restare una roba vaga, giuridica, tipo che sulla carta d’identià ci scrivi impiegato e poi chi ti controlla, fai quello che ti pare, come gli americani che sul passaporto c’hanno scritto cittadino degli USA e poi magari sono mezzi cinesi un quarto francesi e un quarto svedesi e mangiano sushi e amano gli scacchi africani, ecco, una cosa così la posso accettare, ma “noi di qua facciamo questo, noi di qua facciamo quello, a noi piace mangiare questo…”
            no, no, grazie.

            • ““noi di qua facciamo questo, noi di qua facciamo quello, a noi piace mangiare questo…””

              Ma qui si parla di una cosa molto diversa: “noi siamo diversissimi tra di noi, ma siamo corresponsabili di questo territorio e dello spazio in cui viviamo e in cui cresceranno i nostri figli.”

              La persona che non si prende la responsabilità del proprio territorio fa una scelta per me assolutamente legittima, ma “a-politica”, cioè fuori dalla “polis”.

              E se la società tutta si fa “a-politica”, la “politica” (nel senso di controllo reale sulle cose) resta solo nelle mani di chi ha interessi concreti di potere e di sfruttamento.

          • gotcha says:

            …“noi di qua facciamo questo, noi di qua facciamo quello, a noi piace mangiare questo…”
            no, no, grazie.”…

            OMDAP!

            …”Mentre nella comunità “verticale” di quartiere, incontri la diversità in tutti i momenti, ti ci adatti, ne condividi la varietà – il tizio che ce l’ha con gli spacciatori marocchini o prende in giro gli omosessuali poi si trova benissimo con il pizzaiolo egiziano o con il ballerino omosessuale che vive sotto casa, e si preoccupa se l’uno o l’altro perde il lavoro o ha un problema.”…

            il tizio che prende in giro gli omosessuali e poi si preoccupa se questi perde il lavoro ha delle priorità da aggregazione verticale: “vada come vada, quando manca da mangiare allora è un problema vero”, mentre l’omosessuale penso che possa addirittura mettere “l’essere accettato” davanti alla priorità “mangiare”, e quindi troverà conforto in chi ha i suoi stessi problemi…

            d’altronde, se io fossi completamente soddisfatto dei miei confronti sociali mica sarei a scrivere qui: l’aggregazione verticale, di quartiere, che spinge estrazioni diverse all’unità di intenti, deve per forza conformarsi. sono convinto che miguel abbia ragione a vederne i lati positivi che vedo anch’io, ad esempio, nella mia compagnia di amici di paese (anche se a volte ho paura che si sconfini nel “mito”); ma se abbiamo la possibilità di aggregarci nei due modi, tanto di guadagnato!

            • “”, mentre l’omosessuale penso che possa addirittura mettere “l’essere accettato” davanti alla priorità “mangiare”,”

              Non lo so… parlo sempre dell’omosessuale “identitario”, ovviamente, che non so nemmeno se siano la maggioranza.

              Probabilmente soffre per la mancanza di mangiare quanto il “cristiano” (inteso nel senso di “persona comune all’antica”), ma è abituato a pensare che perdere il lavoro sia un fatto inevitabile come la pioggia, per cui deve soltanto cercare un nuovo lavoro, non combattere contro un’ingiustizia.

              In questo senso “pensa all’americana”.

          • gotcha says:

            “Ma qui si parla di una cosa molto diversa: “noi siamo diversissimi tra di noi, ma siamo corresponsabili di questo territorio e dello spazio in cui viviamo e in cui cresceranno i nostri figli.”

            infondo questa è già una aggregazione orizzontale: siete uniti da un interesse nuovo, che è quello della difesa del territorio nuovo che vi siete conquistati, non di quello “originario”.
            da un punto di vista biologico, penso che la famiglia di un individuo sia quella che si crea, non quella da cui proviene, sulla quale non ha alcun potere e sarebbe miseramente costretto all’adesione incondizionata.
            lo stesso vale per il territorio: se io mi trasferisco e divento adulto, maturo e responsabile in un territorio nuovo, “mio”, è ben diverso dal difendere il “territorio degli avi”, con motivazioni irrazionali, tautologiche.

            • “lo stesso vale per il territorio: se io mi trasferisco e divento adulto, maturo e responsabile in un territorio nuovo, “mio”, è ben diverso dal difendere il “territorio degli avi”, con motivazioni irrazionali, tautologiche.”

              Sì, sono abbastanza d’accordo. Con l’aggiunta però che una simile comunità, che è certo in gran parte elettiva, è comunque fatto di una rete di rapporti molto più ampia e diversificata di quella della “chat dei gattari” o del giro dei Testimoni di Geova.

              Il rapporto poi non si limita certo agli avi, ma per alcuni versi li include, in quanto i luoghi sono comunque luoghi in cui altri (non necessariamente nostri parenti biologici) sono vissuti e hanno creato, e quindi si include il passato: inevitabilmente, in un luogo come Firenze.

          • Mauricius Tarvisii says:

            il tizio che ce l’ha con gli spacciatori marocchini o prende in giro gli omosessuali poi si trova benissimo con il pizzaiolo egiziano o con il ballerino omosessuale

            O quelli che prendono in giro il terrone e stanno benissimo con il terrone. A patto che il terrone faccia buon viso a cattivo gioco e sopporti in silenzio accettando in questo modo la superiorità implicita della comunità dominante.
            Ecco, a me queste persone fanno abbastanza schifo e le sopporto solo grazie al mio complesso di superiorità. Chi non gode di questo mio privilegio, non ho idea di come le sopporti… ah, sì: diventando più realista del Re.

          • gotcha says:

            sono d’accordo con mauricius.
            magari faccio lo sforzo di apprezzare la “buona indole” di chi si preoccupa se un negro gay resta senza lavoro; resta il fatto che ha le spalle coperte dalla cultura dominante, ed il negro gay in questione deve essere un tipo veramente maturo e dinamico se non vuole rimanerci male..
            sarebbe tutta un’altra cosa se io, in solitaria, andassi in una comunità di negri gay e cominciassi a far amicizia senza togliermi lo sfizio di prenderli in giro. allora mi sentirei degno di ammirazione!

          • PinoMamet says:

            “O quelli che prendono in giro il terrone e stanno benissimo con il terrone. A patto che il terrone faccia buon viso a cattivo gioco e sopporti in silenzio accettando in questo modo la superiorità implicita della comunità dominante.
            Ecco, a me queste persone fanno abbastanza schifo e le sopporto solo grazie al mio complesso di superiorità”

            Mauricius ha descritto esattamente ciò che unisce l’Italia: l’odio!
            :D

            O perlomeno il disprezzo.

            Ieri leggevo sul noto social network il “carteggio” tra una mia amica lombarda e suoi amici napoletani, che la prendevano in giro come “nord europea” (per inciso, è una delle pochissime bionde naturali che conosca, Lombardia compresa, è davvero poco “italica” come aspetto, ma vabbè) e che non sapeva cos’era il sole, e l’antica civiltà ecc. ecc.
            e lei, come si dice, “abbozzava”.

            Però la situazione, ribaltata, aveva la stessa sgradevolezza di quella descritta da Mauricius: devo far finta di ridere, però lo trovo anche antipatico e dentro di me magari penso che sei un sottosviluppato se hai bisogno di sentirti “grosso” prendendomi in giro.

            I rapporti interregionali italiani sembrano spessissimo basati su questo principio
            (ma non solo quelli interregionali: i reggiani a Parma subiscono lo stesso trattamento, forse addirittura peggiore, e viceversa… i fidentini disprezzano i parmigiani, che ricambiano, solo che hanno ragione i fidentini :D e così via)

            ed è forse uno dei motivi per cui gli italiani, quando possono, in un modo o nell’altro scappano.

            Dice, valorizziamo le tradizioni locali.
            Ma diamogli fuoco, invece!

          • Z. says:

            Per me “popolo” è un termine strumentale che non significa niente di concreto. Al massimo implica “ho ragione io” oppure “io sono meglio di te”.

            • “Per me “popolo” è un termine strumentale che non significa niente di concreto.”

              Infatti, tutti gli enti collettivi sono discutibili.

              Però esistono gli interessi organizzati e armati, dove per “armato” intendo dotati di una qualche forza.

              Esistono eccome gli interessi economici, pronti a divorare ogni cosa.

              Esistono le “lobby”, che strutturalmente somigliano agli interessi economici, ma possono anche rappresentare interessi settoriali di ogni tipo: “non si tocchi il crocifisso nelle scuole”, “più fondi per la ricerca subacquea”, “mettiamo in galera chi dice frocio”, “basta maltrattamento mucche”, “gli Stati Uniti riconoscano il Kashmir indipendente”.

              Infine, esiste realmente la possibilità per persone molto diverse tra di loro, in un territorio, di darsi una mano e cercare di fare gli interessi di tutti invece di quelli di pochi. Questo lo chiamo “popolo”. Oppure “demos” se vogliamo fare i dotti.

          • gotcha says:

            bè, quango la vita fa schifo e non c’è nessuna speranza ci sono due opzioni: o quella targata kaukonen/casady/slick/kantner/balin, ovvero trovare somebody to love, oppure sfogare la propria frustrazione verso qualcuno.

          • gotcha says:

            il problema principale poi è che nella maggior parte dei casi, le battute fanno veramente cagare. va bene prendere per il culo ma almeno che si rida sul serio. abbozzare è doppiamente imbarazzante: disprezzi l’altro e ti tocca star sotto!

            • “l problema principale poi è che nella maggior parte dei casi, le battute fanno veramente cagare.”

              Condivido in pieno! Sono quasi sempre terrificanti.

              A parte una che conosco sui neri, ma proprio perché gioca su questo meccanismo.

          • Z. says:

            Miguel, credo che per definire l’ente di cui all’ ultimo paragrafo sia sufficiente, e più preciso, il termine comunità. Chi lo dice che il “popolo”, o il “demos”, pensa agli interessi di tutti? Anzi, per Aristotele “democrazia” era il governo che faceva gli interessi della maggioranza a scapito dell’ interesse collettivo.

            Alla fine “popolo” significa quasi sempre “io ho ragione, tu hai torto”. Facci caso :-)

            • “Alla fine “popolo” significa quasi sempre “io ho ragione, tu hai torto”. ”

              Non capisco, proprio non capisco.

              Arriva un tizio che dice, “che bello che è il tuo quartiere, compro tutto, vi butto fuori e lo vendo allo sceicco del Qatar che sta cercando un pied à terre qui”.

              Noi rispondiamo, “occhio alle penne”.

              Non ho idea chi abbia ragione dei due. Solo che noi siamo duemila persone, loro sono duecento milioni di euro, ma quattro persone.

          • Z. says:

            Miguel,

            veramente io pensavo a Moi e ai politici leghisti che tanto gli piacciono. Quelli che si sentono giustificati in tutte le loro oscenità perché “il popolo è con noi”: che significa null’altro che “io ho ragione e tu hai torto”.

            Ma a ben vedere si applica anche al tuo caso. Infatti tu ritieni giustificate le intimidazioni a un imprenditore perché lui è lo speculatore, mentre tu – insieme a qualche altro attivista, o a qualche centinaio di attivisti – sei il popolo.

            Per questo dico che “il popolo” significa quasi sempre “ho ragione io”.

            In altre parole, ho ragione io :P

            • “tu ritieni giustificate le intimidazioni a un imprenditore”

              Assolutamente no. Ragionando astrattamente, visto che non possiamo intimidire nessuno :-), lui usa la forza dei suoi contatti politici, dei suoi avvocati, dei giornalisti che conosce, dei magistrati che gli devono qualcosa; noi usiamo un altro tipo di forza, così alla fine siamo pari.

              Stiamo parlando di rapporti di forza, come tra ippopotami e leoni, mica di roba morale.

          • PinoMamet says:

            “noi usiamo un altro tipo di forza, così alla fine siamo pari.”

            Sarebbe bello, e ve lo auguro.

            Purtroppo temo che in questo sistema sociale la forza che avete voi sia inefficace se non controproducente.
            Naturalmente lo trovo profondamente ingiusto, perché sarebbe appunto un modo di riequilibrare la situazione.

            Tuttavia per vincere bisogna conoscere le regole del gioco che si sta giocando.

            Di carte giocabili voi ne avete una sola, cioè rompere il cazzo con la legalità, ancora, ancora e ancora, sviscerando i più oscuri cavilli, e sostanzialmente facendo ostruzionismo.

            Per ogni mossa che fa l’avversario, deve sapere che anche se vince, deve avere un prezzo da pagare: meglio se economico.
            E ogni cosa deve avere strascichi lunghissimi, in base al principio che voi lì avete interesse a starci il più a lungo possibile: loro, prima o poi si stancheranno.

            Per ultimo, ma non da meno, viene anche l’aspetto diciamo fisico.
            Certi beni dell’altra parte devono essere, come dire, deteriorabili.
            Sia chiaro che sto parlando in astratto…

            • “Di carte giocabili voi ne avete una sola, cioè rompere il cazzo con la legalità, ancora, ancora e ancora, sviscerando i più oscuri cavilli, e sostanzialmente facendo ostruzionismo.”

              All’incirca è così.

              Ma il punto da cui è partita la discussione è un altro.

              Questa azione ha un soggetto, che possiamo chiamare “popolo”, perché no?

              E questo “popolo” esiste anche in quanto portatore di interessi in conflitto con altri interessi, di tipo economico.

              E se il “popolo” non porta avanti quegli interessi, verranno portati avanti solo quelli economici.

              E tutto questo non ha molto a che vedere con “ho ragione io”. Io, che faccio parte del “popolo”, sono chiaramente convinto che il popolo abbia ragione, chi è dall’altra parte presumo sarà convinto del contrario.

          • Z. says:

            Miguel,

            scusa, ma non siamo ippopotami e leoni. Siamo esseri umani, e secondo me se uno studente americano ubriaco stupra la figlia della tua vicina di casa tu non tiri in ballo ippopotami e leoni dicendo “è la natura”.

            Né men che meno “è la natura” se qualche padrone di casa disonesto la affitta in nero, approfittandosi dell’inerzia e del timore reverenziale degli inquilini.

            Anzi, proprio perché siamo anche cultura e non solo natura ci sentiamo in dovere di elaborare un’ideologia – con tanto di etimologia classica, se siamo abbastanza istruiti per poterla riadattare e rielaborare; senza etimo, se siamo Salvini – che preveda concetti astratti come “polis” e idee fumiganti come “popolo” :)

          • Z. says:

            Pino,

            — Tuttavia per vincere bisogna conoscere le regole del gioco che si sta giocando. —

            Questa è una frase da incorniciare e da appendere sul muro davanti a noi. Davanti, e non dietro, perché altrimenti finisce che non la leggiamo e ce la scordiamo, come diceva una saggia bidella del mio liceo.

          • Z. says:

            Miguel,

            — Questa azione ha un soggetto, che possiamo chiamare “popolo”, perché no? —

            Possiamo eccome, chi dice di no? Solo non possiamo davvero credere che “popolo” sia una parola come un’altra, altrettanto neutra di “comunità”. Sappiamo che non è così.

            Infatti la parola che si usa quando si intende dire – semplificando – “ho ragione”. Più precisamente, “sto con le masse e quindi ho ragione”.

            Chi è in conflitto con l’interesse collettivo – o anche solo diffuso – di una massa di persone non le chiamerà mai “popolo”.

            • “Infatti la parola che si usa quando si intende dire – semplificando – “ho ragione”. Più precisamente, “sto con le masse e quindi ho ragione”.”

              Ma non è affatto detto che le masse stiano con te.

              Nel senso che la “massa”, la maggioranza degli abitanti di un quartiere, non è affatto detto che conosca la propria situazione: l’Oltrarno è sicuramente eccezionale per quello che riguarda il livello di informazione delle persone, ma nemmeno qui la maggioranza sa esattamente quali siano i beni pubblici, chi siano i proprietari delle società che speculano, le condizioni in cui vengono concessi certi permessi, come si misura l’inquinamento e così via.

              Per capire queste cose, devi studiare.

              Ma questo non vuol dire che non esista un interesse reale di cui la massa non è sempre cosciente.

          • Peucezio says:

            Pino:
            “Sono tutti codici autoidentificativi che mirano ad escludere: il parmigiano riderà quanto sentirà la barzelletta con l’accento parmigiano, quando la sente con l’accento reggiano dirà “che stronzata, e com’è odioso il tipo che la racconta!””

            Mah, tutte a voi capitano ‘ste cose.
            Io ho sempre apprezzato le identità storiche altrui (quelle reali, intendo, non quelle reinventate per identitarismo ideologico) e mi ci sono trovato bene: ho sempre amato immergermi nella tradizione altrui, nei suoni, odori, accenti, gesti e ne ho goduto piene mani, assaporando tutto ciò con voluttà e diletto (mentre francamente trovo infinitamente squallida la gioventù borghese internazionale di plastica di buonisti cosmopoliti e politicamente corretti, che dicono tutti le stesse cazzate: magari avessero un briciolo del senso critico e dell’originalità di pensero che hai tu o altri qui dentro).
            E ogni volta che ho proposto la mia (e lo faccio senza remore, sbattendo in faccia la mia pugliesità a chiunque) ha sempre riscosso simpatia e successo (poi qualche pirla lo trovi sempre, ma sono sempre i meno tradizionali, i più finti).

            E, per inciso, trovo che ogni decennio che passa l’umanità sia più scialba, meno espressiva, più anodina.
            Non vedo cosa ci sia di bello nel fato che la gente è più noiosa e ha un’espressività più povera. Potremmo sostituire agli esseri umani degli efficientissimi sistemi di sintesi vocale, per diminuire il senso d’oppressione generato dal radicamento.

          • gotcha says:

            non credo che una cultura povera e noiosa dipenda dallo “sradicamento”, anzi, senza rotture non si possono formare nemmeno le tradizioni.

          • PinoMamet says:

            “E, per inciso, trovo che ogni decennio che passa l’umanità sia più scialba, meno espressiva, più anodina.”

            C’è del vero in quello che dici, ma in fondo, l’identitarismo locale non è anch’esso una forma di scialberia, di anonimato, di piallamento?

            Oh, io sono uno a cui piacerebbe vedere in abiti tradizionali tutti… tutti gli altri, beninteso. Perché io mi stancherei dopo due minuti.

            E certo, mi chiedo, non si stancano dei jeans e delle scarpe da ginnastica?
            che inoltre sono uguali ovunque? Boh…

          • Peucezio says:

            gotcha:
            “non credo che una cultura povera e noiosa dipenda dallo “sradicamento”, anzi, senza rotture non si possono formare nemmeno le tradizioni.”

            Grazie tante… la stessa cosa in dosaggi diversi è una cosa diversa. A me sembra così lapalissiano e mi tocca spiegarlo ogni volta.
            E’ un po’ grottesco che in nell’epoca della telematica e degli aerei a reazione mi si continui a dire che la gente si è sempre spostata e c’è sempre stato interscambio.

            Nel paese della Murgia da dove viene parte della mia famiglia conobbi un’anziana che, in risposta a domande circa una certa famiglia del paese, residente in un altro quartiere (parliamo di un paese che ha raggiunto nel suo massimo picco i 20 mila abitanti), disse di non saperne quasi nulla, perché lei non si era mai mossa dal suo di quartiere.
            Ora, questa donna si sarà spostata eccome in vita sua, sicuramente è stata almeno una volta in tutti gli altri quartieri del paese, poi ogni tanto sarà andata in qualche ospedale o a fare analisi in cittadine più grosse o a Bari, inoltre qualche viaggetto l’avrà pur fatto, magari è stata a Roma, nel nord Italia o persino all’estero.
            La gente si sposta…

          • gotcha says:

            non stavo parlando di spostamenti tout court; in principio erano gli spaghetti al pomodoro, poi qualcuno si è rotto e ha pensato di aggiungere il basilico, poi qualcun’altra un goccio di vino o una punta di zucchero, e così via.

          • Z. says:

            Miguel,

            infatti è solo quando la massa la pensa come me, ossia quando ha ragione, che merita la definizione di “popolo”.

            Se la pensa diversamente ha torto, per definizione: dirò che non è informata, che non è consapevole, che non è un popolo ma – al massimo – un aggregato informe e abulico.

          • Peucezio says:

            “non stavo parlando di spostamenti tout court; in principio erano gli spaghetti al pomodoro, poi qualcuno si è rotto e ha pensato di aggiungere il basilico, poi qualcun’altra un goccio di vino o una punta di zucchero, e così via.”

            Dai, intuitivamente capisci anche tu la distinzione fra innovazioni che non snaturano e un mondo liofilizzato tipo pasticche da astronauti.

            ‘Sta mania di rifugiarsi nell’astrazione, come fanno Z. e Roberto col diritto.
            E’ l’errore di ritenere che, se studi un pezzo della realtà, magari non capirai il resto, ma capirai quel pezzo. Invece non capisci nulla, perché quel pezzo lo comprendi solo nel contesto e nel contesto può significare l’opposto di ciò che è il suo valore intrinseco.

          • gotcha says:

            perché dovrei studiare la totalità per dire “si il mondo fa schifo”? perché mi sembra che l’apologia della lamentela sia il tuo scopo. come riguardo all’ “ora”. la realtà è così, o te la fai andar bene o te la fai andar male, non è che ci siano parecchie alternative.

            • “perché dovrei studiare la totalità per dire “si il mondo fa schifo”?”

              Ci siamo un po’ persi, a chi stai rispondendo?

              Consiglio di fare come faccio io, citare sempre un pezzo del commento a cui si risponde.

          • gotcha says:

            ok.

            stavo rispondendo a peucezio.

          • Z. says:

            Peucè,

            non c’entra granché con l’argomento in discussione, ma mentre mi risulta difficile capire dove sia il rifugiarsi nell’astrazione di Roberto distinguo molto facilmente il tuo :)

            Immagino che sia una questione di prospettiva…

          • Peucezio says:

            Capire l’insieme significa non applicare principi astratti e metodi astratti, questo è tutto. Non voler studiare tutti gli aspetti di tutte le cose, perché per quello non basterebbe una vita.

          • gotcha says:

            @ peucezio

            appunto!

      • Moi says:

        E invece quella dell’ Eros Nazionale decisamente è più “Buonista” :

        http://www.youtube.com/watch?v=C6dpQWnRII0

  3. Roberto says:

    Per la prima volta da 11 anni mi sveglio oltre le nove e mi perdo la rivoluzione!

  4. Moi says:

    Ripeto che il problema del “vestirsi” è stato lo slancio di considerare “vestito” anche ciò sulla faccia … come se la Lucha Libre Mexicana fosse praticata da Lottatori “Vestiti”, ma siamo in piene Chestertonian Civil Wars, caro Habsburgicus ! ;)

    —–

    Un episodio drammatico ma significativo e di cui ho testimonianza diretta, sono le Squadre di Volontariato alle mense allestite per i Terremotati :

    Emiliani/Italiani Vegani e Vegetariani _ dopo aver ritualmente premesso di Credere nei Valori della Sinistra _incazzatissimi per il “Razzismo al Contrario” [sic] … del tipo : “Vi siete premurati di vedere quanti fossero i Musulmani per non dargli il maiale … e di noi ve ne siete fregati : vergogna !!!”

    Almeno le prime volte, poi le associazioni si sono adeguate a tutti !

  5. Moi says:

    il problema del “vestirsi” è stato lo slancio di considerare “vestito” anche ciò sulla faccia

    [auto-cit.]

    @ HABSBURGICUS

    E infatti è proprio dall’assimilazione dell’ Universalità del Ragione Umana all’ Imperialismo Occidentale che sento emanare una peserrima ;) gran landra :) di Zolfo !

    • Moi says:

      Davvero, non c’entra la religione : è come se mi parlassero di gare di nuoto e poi vedessi la gente “snadrazzare” coi materassini … chiaro, no ?

  6. Miguel, su… Fai il bravo che è natale…

  7. Moi says:

    - impedire che le strade belle delle città si riempissero di localini e di ricchi snob e che gli altri fossero mandati a marcire e arrabbiarsi nelle banlieue.

    —————

    Su questo sono completamente d’accordo … anche se esiste un po’ di “classismo al contrario”, fatto solitamente dai rapper dopo aver fatto i soldi. E ciò induce i “giovinastri tamarri” :) poveri veri (!) a pensare “se voglio fare anch’io uno sbrozzo di soldi e di fàiga col rap” … debbo anch’io far esperienza d’ Iddisagio ;) e d’ Iddegrado ;) … che con la Affirmative Action mi danno centinaia d’euro/dollari ma che si fottessero ! Voglio i milioni , con lo yacht brulicante di figa !

    • Francesco says:

      bah, considerando che la Affirmative Action ha a che fare con l’istruzione e i posti di lavoro pubblici e quote di appalti e forse corsie preferenziali per gli investimenti delle “minority companies”, direi che i poveri tamarri non sono destinati a beccarsi un centesimo

      e quindi solo figa di banlieu senza iakt, che è peggio

  8. Moi says:

    prova …

  9. Moi says:

    @ IZZALDIN

    Spero che tu sia d’accordo che è un eccesso di zelo dare ai Bedui ;) la Licenza d’Uccidere i Blasfemi per paura di essere altrimenti Suprematisti contro una Cultura Altra !

    PS

    Poi l’Italia _ Trava Senior ;) docet _ è specializzata in leggi nuove senza mai aver applicato le vecchie …

    • izzaldin says:

      io non do nessuna patente. dico che la satira sul cristianesimo ha una storia secolare e accettata anche dai preti, quella sull’Islam no. è errato paragonarle, questo dico, mica dico che bisogna sparare ai vignettisti..

    • Z. says:

      Trava Senior… aspetta pure, chi è? è quel pregiudicato che fa la morale agli indagati?

      o me lo confondo con quello là che sta vicino a Genova?

      Miseriaccia, sono vecchio, la memoria mi fa difetto!

  10. Moi says:

    Soldi e tanti fatti fin da giovani, finché l’oca tira anche senza le pillole blu … Amercan Dream allo stato puro d’ogni wanna-be Ethnic Rappin’ Rebel : sorry, Izzy ! ;)

    • izzaldin says:

      ti giuro non ho capito

    • Moi says:

      per gli Emilianismi (ma davvero non sono intuibili dal contesto ?!) Interpreti d’ Eccezione come Pino e Zeto mica mancano …

    • Z. says:

      Traduzione:

      Il sogno americano di ogni aspirante e velleitario musicista rap esterofilo e ribelle consiste nell’arricchirsi a dismisura durante la propria giovinezza, quando la sua virilità non abbisogna di essere coadiuvata da mezzi chimici

      • Moi says:

        ;) esatto !

        • izzaldin says:

          ora ho capito!
          “l’oca che tira” lo avevo intuito dal contesto :)
          però a noi terrungielli immigrati a Bolowood riesce di imparare lo slang giovanile urbano non certo il dialett. “Bazza”, “bombetta” e “balotta”, per capirsi.

          • Z. says:

            Ehm… quindi non ti eri mai domandato l’etimo del cognome per trovatelli Guazzaloca

            :)

          • Moi says:

            @ IZZALDIN

            Credo che “bombetta” sia l’ evoluzione vezzeggiativa di “bomba” o meglio “bumba” … il termine per il doping ciclistico ai tempi di Coppi e Bartali. Termine che, oltre ai Drughè ;) per le dire le pasticche in discoteca, lo usano anche i culturisti “NON-Natural” [sic] per “steroidi”, “anabolizzanti” , ecc …

          • Moi says:

            però “bumba” credo che sia termine di origine Milanese.

  11. Moi says:

    il messaggio di cui sopra NON partiva … poi devo aver capito perché :) ma meglio così : esprimere nomi commerciali mediante perifrasi è più divertente !

  12. Z. says:

    Miguel, seriamente, tu pensi…

    che a Bologna ci siano banlieue?
    che io potessi in qualche modo non dico impedire, ma dissuadere Sarkozy dal bombardare la Libia?
    che senza il contingente militare italiano in Afghanistan (anche qui trascuriamo il verbo “impedire”) non ci sarebbero stati gli attentati di Parigi?
    che i francesi facciano le leggi sull’abbigliamento in base ai miei inviti?
    che dovrei difendere il diritto degli stranieri a vivere gratis a casa d’altri?

    Trascuriamo anche il fatto, piuttosto intuitivo, che impedire uno sfratto significa danneggiare i piccoli proprietari e favorire gli immobiliaristi, e dimmi: ci credi davvero a quanto sopra?

    • izzaldin says:

      bombardare via Libia!
      :)

      • Z. says:

        Beh, come obiettivo strategico intraurbano sarebbe stata una scelta oculata, fino a qualche anno fa.

        Ma da quando Zanolini e Ranzani sono collegate da via Berlinguer l’importanza logistica del ponte di via Libia non è più la stessa!

    • “Miguel, seriamente, tu pensi…”

      A Bologna non ci saranno banlieue; a Firenze ogni giorno ascolto immigrati che mi dicono che dovranno abbandonarci perché il padrone di casa ha imposto un affitto (in nero) più alto, e quindi andranno in qualche periferia, dove ci sono soltanto altri immigrati.

      Vedrai dopo un paio di generazioni…

      Ma gli attentati di Parigi non sono figli della “follia”, come ci racconta il tizio che ha ideato la musica.

      Sono figli di un enorme complesso di fattori, che vanno dal collasso ecologico, demografico, economico, petroliocentrico, sociale del Medio Oriente alla maniera in cui sono stati impostati i rapporti tra i profughi (economici e non) dal Medio Oriente e gli autoctoni occidentali, alla maniera in cui sono impostate le città in cui viviamo.

      Ovvio che i nostri sforzi non contano quasi niente, anche se ci mettiamo dietro tutta la forza che abbiamo; ma almeno cerchiamo di capire le cose, invece di ricorrere alla magia musicale.

      • Personalmente, capisco poco di scienze economiche.

        E’ una scelta, perché riesco a seguire una quantità limitata di cose, e non capirò mai perfettamente il rapporto tra deflazione e ruolo delle banche centrali nel decidere i tassi di interesse, o come tutto questo possa significare che domani non trovo più nessuno disposto a pagarmi le traduzioni che faccio.

        Ammetto di essere ignorante, per mia scelta.

        Ma quando poi mi trovo a poter scrivere di più qui perché nessuno mi chiama per lavorare :-) non mi metto a fare magia musicale contro i “folli” che mi starebbero rovinando la vita perché sono cattivi.

        • Z. says:

          Se ti può consolare, in materia di economia credo di essere sostanzialmente ignorante quanto te, e non è che navighi esattamente nell’oro come crede il Duca (magari)…

          Ma questo non autorizza nessuno dei due a compiere gesti folli, inconsulti e atroci nei confronti del prossimo, tipo iniziare a comporre musica rap :P

        • Peucezio says:

          Miguel,
          qui c’entra molto l’immaginario post-sessantottino (in un senso molto lato):
          da una parte la pervasività della musica (e di solito musica del cavolo), dall’altra il potere magico delle cazzate, per cui basta evocare un principio, senza nessuno sforzo, nessuna mediazione, nessuna applicazione seria allo studio dei nessi causali e della complessità dei fenomeni, per risolvere magicamente le cose.

          • “qui c’entra molto l’immaginario post-sessantottino (in un senso molto lato):
            da una parte la pervasività della musica (e di solito musica del cavolo), dall’altra il potere magico delle cazzate,”

            Ti do abbastanza ragione, nel senso che erano due elementi diffusi nella “contestazione”.

            Poi c’è stato anche chi nel Sessantotto si è costruito la scuola con le proprie mani, chi ha fatto la lotta armata, chi è andato a fare il boscaiolo; ma per la maggior parte, ci fu sicuramente tanta musica e la fantasia del Potere Magico della Cazzate.

      • Z. says:

        Miguel,

        — A Bologna non ci saranno banlieue —

        Non so se non ci saranno. Però ora non ce ne sono!

        Per il resto, hai amici eccessivamente rispettosi dei loro padroni di casa: gente evidentemente pessima che tanto rispetto non lo merita. E la cosa mi dispiace. A mio avviso, se si attivassero per veder riconosciuti i loro diritti farebbero del bene a loro stessi e farebbero pagare ai padroni di casa disonesti ciò che meritano, e sarebbero due ottimi risultati.

        Il tutto senza sacrificare la possibilità di ascoltare musica rap, visto che – come hai notato nelle tue ricerche – il rap a Bologna non manca di certo!

        • Sul rap… noi abbiamo un Docente di Rap con tutti i crismi nel quartiere.

          Si tratta di un giovane nato in Nigeria e cresciuta a New York, che lavora per una cooperativa dove cerca di insegnare un po’ di disciplina e di serietà agli svaccati adolescenti autoctoni.

          Siccome si tratta di una persona intelligente, affidabile e carismatica, talvolta ci riesce, per la fortuna di tutti.

      • Francesco says:

        scusa ma il collasso demografico al Medio Oriente manca di brutto

        infatti non hanno abbastanza acqua nè terra nè niente, per la popolazione

        che emigra

        sai com’è, l’economia esiste perchè serve

        • “il collasso demografico”

          ovviamente era stenografia, per dire, “il collasso sociale dovuto all’aumento, in molti paesi, della popolazione al di là delle risorse”.

          Mica che collassa la popolazione :-)

  13. mirkhond says:

    Sempre il Pecchioli da sito di Blondet (non sono d’accordo sull’ostilità all’eutanasia) :

    2 – Russia: la grande cultura
    Maurizio Blondet 23 dicembre 2015

    di Roberto Pecchioli

    Gli artisti, i martiri.

    La cultura russa, ha prodotto , dall’Ottocento in poi, un universo, meglio sarebbe dire un pluriverso, ricchissimo, che anche nel secolo della Rivoluzione, e nei settant’anni dell’oppressione sovietica, ha regalato al mondo uomini e donne, artisti o semplici esseri umani dotati di energia spirituale, coraggio indomabile, tenuta morale, fede. Di questo popolo contadino , della sua capacità di resistere al male, di elaborare la sofferenza è simbolo un’antica espressione idiomatica: nicevò, niente, non fa niente . A denti stretti, nel gelo e nella sopraffazione, ma l’anima popolare regge: nicevò, tiriamo avanti , “non fa niente”.

    Di questa dolente umanità ferita, e di quegli straordinari artisti, Alexsandr Solzhenitsyn è stato simbolo e cantore: grande scrittore, uomo fierissimo, profondo pensatore, critico del comunismo e dell’Occidente di cui ha sferzato i vizi e descritto il declino negli anni di esilio trascorsi negli Stati Uniti. Nato nel 1918, l’anno tragico dei massacri rivoluzionari, simboleggiati dall’assassinio di casa Ipatev , in cui venne sterminata l’intera casata dello zar Romanov, studiò matematica e partecipò, da convinto comunista, alla guerra come ufficiale volontario e fu decorato al valore.

    Condivide con altri grandi della Russia il singolare destino di una formazione scientifica che sboccia in arte: Pavel Florensky, sacerdote ortodosso, filosofo , scrittore e martire , era un insigne fisico e matematico, Vladimir Zamyatin, lo scrittore che inventò , prima di Orwell ed Huxley il racconto distopico – l’utopia negativa – era ingegnere, ed il suo romanzo “Noi” fu ispirato tanto dal totalitarismo comunista quanto dalla sua esperienza in un cantiere navale inglese caratterizzato dalle infernali condizioni di vita e lavoro degli operai . Il grande musicista romantico Alexsandr Borodin, autore dell’opera Il Principe Igor , racconto della lotta dei principi cristiani della prima Rus’ di Kiev nel XII secolo contro i tartari , sul testo della prima grande opera della letteratura russo – antica, Il canto della schiera di Igor, di professione era chimico , autore di scoperte e testi specialistici , autodidatta nella composizionecui dedicava il raro tempo libero.

    Solzhenitsyn ,critico con Stalin in una lettera privata, riconvertito all’ortodossia in cui lo aveva educato la madre, fu deportato in Siberia per circa dieci anni, poi esiliato in Asia Centrale, dove iniziò la sua grande stagione letteraria con il romanzo “Una giornata di Ivan Denisovich “, descrizione cruda e brutale di classica sobrietà, che per nitore espressivo è stato paragonato alle dostoevskiane “Memorie di una casa morta”, in cui viene rappresentata per la prima volta una giornata qualsiasi in un campo di lavoro staliniano dove è rinchiuso un uomo semplice, Ivan.

    La stessa forza narrativa si ritrova negli scritti successivi. Nella “Casa di Matrjona” protagonista è un’anziana contadina, presso la quale va a vivere un ex deportato, alter ego dell’autore, una povera donna , simbolo del popolo russo, che mitemente subisce ripetute ingiustizie, e muore poverissima ed abbandonata. Nel racconto “Alla stazione di Krecetovka” , Solzhenitsyn scolpisce la parabola morale di un “uomo sovietico” nel quale il germe della sospettosità s’è tanto radicato da indurlo a commettere una mostruosa ingiustizia. Degli anni sessanta è anche il drammatico racconto “Padiglione Cancro “,ispirato alla sua personale vicenda di malato inspiegabilmente guarito, ricoverato in un infernale ospedale di dannati della vita, forse il vertice poetico dello scrittore.

    Ma l’opera della vita di Solzhenitsyn , quella gli è costata la proscrizione e l’esilio, e che si è trasformata in un terribile documento insieme di arte e di sofferenza è certamente Arcipelago Gulag, monumentale descrizione della condizione dei deportati nei campi di prigionia e di lavoro sovietici in Siberia. Saggio di indagine letteraria, così si autodefinisce il libro, impressiona sin dalle prime pagine per l’elenco dei 227 internati – gli “zekh” , che hanno collaborato al testo con le loro testimonianze fatte uscire dalla Siberia con i più svariati mezzi , e per lo sconcertante episodio citato in introduzione, il ritrovamento , sotto il ghiaccio eterno siberiano, da parte dei prigionieri, di alcuni pesci preistorici, dei tritoni, voracemente divorati , addirittura “volentieri”, dai poveri zekh. Gulag, acronimo russo della Direzione Principale dei Campi di Lavoro Collettivi , è diventata parola d’uso comune in tutte le lingue, antonomasia dei sistemi concentrazionari del secolo ventesimo.

    Il magistero spirituale di Solzhenitzyn, così intensamente russo e così integralmente spirituale, trascende la letteratura ed anche la politica. La sua gigantesca personalità , il suo risoluto vivere senza menzogna lo hanno portato a criticare con asprezza anche il sistema occidentale liberale, in numerosi interventi pubblici tra i quali spiccano i discorsi tenuti nelle Università americane di Harvard , Stanford e del Vermont.

    Il giorno del suo ultimo arresto, nel 1974, diffuse un nobile comunicato in cui affermava “Non c’è scappatoia: dalla parte della verità o dalla parte della menzogna : dalla parte dell’indipendenza spirituale o dalla parte della servitù dell’anima. (…)E chi non avrà avuto neppure il coraggio di difendere la propria anima dica semplicemente : sono una bestia da soma e un codardo, mi basta stare al caldo a pancia piena”. Parlava così di fronte ad un immenso meccanismo di oppressione, sanno gli europei occidentali pronunciare frasi simili di fronte alla dittatura della tecnica, della finanza, del materialismo, del “politicamente corretto” , del mercato misura di tutte le cose?

    Solzhenitzyn citava , al termine di quel memorabile documento, i versi di AlexsandrPushkin: “A che servono alle mandrie i doni della libertà? /Il loro retaggio, di generazione in generazione/ sono il giogo con i bubboli e la frusta”.

    Forse viene davvero dall’Est la luce per le mandrie- o le greggi – europee che leccano avide la mano del padrone che consente loro di consumare, produrre, correre al centro commerciale, sballare, drogarsi, sposarsi con esseri dello stesso sesso, affittare l’utero, adottare bambini perché anche essere genitori (genitore uno o due, non importa) è un “diritto”, donare sperma a pagamento , indebitarsi per la vita, pagare con carta di credito, essere sotto costante controllo panottico attraverso telecamere, telefoni, cards, facebook, morire a richiesta in quanto malati o depressi ( è l’ultima frontiera che viene dal Belgio: eutanasia per “sofferenza psichica”. Dall’Olanda abbiamo invece la possibilità di sopprimere i bambini sotto i 12 anni se è d’accordo il medico) . Mandrie, cui si addicono i bubboli, quei ridicoli sonagli sferici che si applicano al collare di certi animali domestici e ai finimenti delle bestie da tiro.

    E religiosa è la grandezza artistica dei suoi massimi romanzieri, Leone Tolstoj e l’immenso FedorDostojevsky.

    Tolstoj esprime, nella potenza della sua narrazione, lo struggente desiderio di fratellanza, così vivo nel popolo russo, ed una singolare visione cristiana che possiamo paragonare al Discorso della Montagna di Gesù nel Vangelo di Matteo, quello delle beatitudini; da lui ha tratto ispirazione un uomo come Gandhi. Ha descritto in Guerra e Pace, il dramma della guerra , la tragedia di un mondo in frantumi, e le vicende di famiglie animate da opposti principi , attraversate da destini diversi. Celebre è l’incipit dell’imponente romanzo: “Tutte le famiglie felici si assomigliano tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo” .

    Dostojevsky

    Se Tolstoj è un’ indiscutibile scintilla di spiritualità e senso morale, addirittura accecante è la luce prodotta dall’arte di FedorDostojevsky. Oppositore dello zarismo in giovinezza, graziato quando era già davanti al plotone d’esecuzione, romanziere eccelso quanto profondo pensatore , portatore di un cristianesimo integrale , innamorato della figura di Gesù, è stato forse il primo ad antivedere la dittatura dei “totalitarismi razionali “, ed a proclamare, per bocca dei suoi protagonisti, il diritto dell’uomo alla libertà, all’irrazionalità, ed in ultima istanza, dell’ineguaglianza nei confronti del mondo omologato; “Due più due fa quattro, ed è già l’inizio della morte” dice Ivan Karamazov, uno dei fratelli del suo massimo capolavoro.

    E nei “Demoni” disegna la nuova figura del nichilista, colui che non crede più a nulla, portatore del male morale assoluto, il febbrile Kirillov ed il rivoluzionario Stravrogin, assassini dello studente Ivanov, ma anche teorici del loro stesso suicidio. KIrillov è colui che proclama: “Se Dio non esiste, io sono Dio ! “ .

    Nichilismo ,la diagnosi severa del male oscuro del nostro tempo. Un termine che nasce nella Russia nell’Ottocento, usato per primo da un altro grande romanziere, Ivan Turgenev in “Padri e figli” . Nichilismo,allora, di un immenso territorio fermo e burocratizzato, violento e povero, ma capace di amore, sacrificio, abnegazione al limite della santità.

    Anche il termine “populismo”, che designa oggi una posizione politica favorevole alla gente comune ed ostile alle oligarchie, vocabolo utilizzato come accusa e disprezzo nel linguaggio mistificatorio corrente è di ascendenza russa. I populisti – narodniki – erano, nel diciannovesimo secolo, i sostenitori dell’emancipazione dei contadini russi e di un socialismo comunitario rurale. Tra di loro, uomini come Bakunin, Kropotkin, che sono passati alla storia come padri dell’anarchismo e del socialismo rivoluzionario (Herzen).

    Ritorniamo a Dostojevsky: egli è stato anche il primo a capire che l’uomo, un certo uomo nichilista e sciolto da ogni vincolo, sarebbe diventato il sostituto del Dio perduto, come Raskolnikov, il protagonista di Delitto e castigo, che decide di uccidere un’usuraia, non per giustizia o moralità, ma semplicemente come atto insindacabile, gesto di superiorità , decisione , possesso sulla vita altrui. Simile è l’attitudine di Ivan Karamazov, che istiga all’omicidio del padre il servo e fratellastro Smerdjakov, delitto di cui verrà poi accusato ingiustamente il fratello Dimitri .

    Per entrambi, il colpevole Raskolnikov e l’innocente Dimitri che prende su di sé le colpe familiari esiste un’unica salvezza, l’espiazione del male, il castigo. A ciascuno di loro l’artista assegna un deuteragonista: per Dimitri è il fratello Aliosha, simbolo del bene e della fede , per Raskolnikov è Sonia, la ragazza povera , prostituta per bisogno, ma di elevati sentimenti, che lo libera dalle sue ossessioni intellettualistiche e gli sarà vicina nel percorso di sofferenza e redenzione. Ma Sonia rappresenta anche un atto di accusa antiilluministica contro ogni velleità di razionalizzazione storica, come il principe Mishkyn, “L’idiota” , l’uomo puro che la vera o presunta malattia psichica mette al riparo dalla malvagità e che attraversa la vita, con i suoi mille intrighi e drammi quasi senza accorgersene , stupito e disarmato contro il male, sino alla dirompente intuizione che la bellezza salverà il mondo.

    Una piccola, ulteriore riflessione è quella del particolare rapporto tra corpo ed anima, bello e giusto nell’anima russa , che proprio Dostoevsky tratteggia nell’episodio della morte dello staretzZosima , il monaco santo direttore spirituale di Aliosha Karamazov.

    Il cadavere del venerato uomo di chiesa è visitato da tutto il popolo, ma lo sconcerto e l’incertezza si impadroniscono della folla : lo staretz puzza, e questo non coincide con l’idea fisica della santità, che per la gente semplice è incontaminazione, profumo, eccezione alle leggi materiali. Il povero Zosima , il cui corpo emana l’odore della decomposizione, era davvero uno staretz, un santo ed una guida, oppure era un peccatore ? Un dubbio molto russo….

    La particolare idea della libertà di Dostojevsky è forse uno dei massimi lasciti della cultura slava all’Europa Occidentale: libertà non come facoltà di scegliere tra bene e male, ma come metafisica, “andare oltre”, accettazione , che diventano il filo che congiunge la trama degli oppositori del materialismo e del positivismo . C’è molto del suo genio nella reazione di filosofi e scrittori , uomini come un Nikolaj Berdiaev contro la fede laica del marxismo , in nome della libertà negata, invocata , pensata nel racconto del Grande Inquisitore . Il morente Ivan Karamazov, in una grandiosa visione metà onirica e metà mistica, immagina il ritorno inutile di Gesù sulla terra, accusato dall’inquisitore di aver predicato la libertà e caricato l’uomo di un peso che non sa sopportare, riconsegnando quella stessa libertà alle chiese, alle ideologie, oggi diremmo alle agenzie di consenso, in cambio della sicurezza, della rassicurazione, del benessere materiale. Credo basterebbe questo gigantesco, febbrile racconto per dare a Dostojevsky un posto nella letteratura mondiale e nella storia del pensiero.

    Berdjaev afferma che quel grande genio russo ed universale che per primo ha saputo comprendere la profondità spirituale dell’uomo e prevedere il fatale disastro del mondo è il valore immenso col quale il popolo russo giustifica la sua esistenza nel mondo. Se Dio non esiste, tutto è lecito, conclude Ivan Karamazov, e fa, senza saperlo, il più grande elogio della trascendenza : senza una sanzione esterna, fuori da una tavola di principi forti, non c’è etica, non c’è limite, non c’è bene . Dio, il male, la colpa (cioè la morale) sono proprio la tematica fondamentale del nostro autore , i personaggi di Dostoevskij sono anime, spiriti. Anche nei suoi peccatori più immondi e sensuali il loro io carnale consiste non tanto nel corpo e nei loro nervi, quanto nell’essenza spirituale .

    Raskòlnikov, uccidendo a colpi di accetta la disgustosa usuraia, vuole chiarire a sé stesso se è un Napoleone o un pidocchio, se appartiene alla categoria della massa, degli uomini comuni, o agli uomini non comuni, destinati a grandi imprese, per i quali non valgono le leggi ordinarie. Per questo può dire: “Non ho ucciso una persona, io; ho ucciso un principio!”

    Quel principio è l’affermazione della superiorità delle leggi morali, e della superiorità di Dio che quelle leggi oggettive ha posto nel cuore dell’uomo : ai personaggi di Dostoevskij che vogliono affermare la loro illimitata libertà è chiaro il concetto che per fare ciò debbono sbarazzarsi di Dio, affermare la propria divinità, e divenire come Kirillov”uomo-dio” (se si scarta Dio è l’uomo ad essere assolutizzato).

    2 – Roberto Pecchioli

    • Z. says:

      C’è un solo Pecchioli. Ugo Pecchioli.

      • Moi says:

        Già … e dubito che ‘sto Roberto ne sia il figlio. Però non sempre si è a immagine e somiglianza dei genitori …

    • Francesco says:

      1) scrivere meno, per la miseria, signor Pecchioli. come dicevano gli antichi Romani, la sintesi è una grande virtù

      2) 2+2=4 è l’inizio della libertà, porca loca. altrimenti ha ragione Vladimir Luxuria

      • PinoMamet says:

        1- sono d’accordo

        2- anche, ma sono d’accordo anche con il contrario…

      • mirkhond says:

        Eh?

      • Moi says:

        1)

        Concordo … e direi che anche Maurizio Blondet, Massimo Fini e Franco Cardini sono prolissi. Tuttavia si concede l’attenuante della paragrafazione: i cosiddetti wall of text sono quanto più possa penalizzare i contenuti di un articolo.

        2)

        Nelle Guerre Civili Chestertoniane, dalla parte dei “Cattivi” ;) mi ci ritrovo mio malgrado … contrariamente a Francesco ;) .

  14. mirkhond says:

    E chi sarebbe sto Ugo Pecchioli?

  15. Moi says:

    L’ Analisi di Don Curzio Nitoglia :

    http://www.youtube.com/watch?v=ykHeEQRBa-0

  16. Moi says:

    Come direbbe Red Ronnie, siccome non esiste nulla di più potente della musica … l’ ISIS “adeguatamente” ;) reagisce :

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-offensiva-talebana-e-lisis-apre-una-sua-radio-14766.htm

    Radio VS Radio …

    • Immaginiamo quanti guai in meno per il mondo se…

      http://www.theguardian.com/world/2001/nov/05/afghanistan.terrorism3

      “Taliban agreed Bin Laden handover in 1998

      Brian Whitaker

      Monday 5 November 2001 02.26 GMT

      The Taliban leader, Mullah Mohammed Omar agreed three years ago to hand over Osama bin Laden, but changed his mind after US cruise missile attacks, the former head of Saudi Arabian intelligence said yesterday.

      The claim, by Prince Turki al-Faisal, is likely to raise questions about whether more efforts could have been made to negotiate Bin Laden’s extradition before launching the latest bombing campaign.

      In an interview with the Jeddah-based Arab News and Saudi-owned MBC television, Prince Turki described two secret visits he made to Kandahar, the first in June 1998.

      “King Fahd and Crown Prince Abdullah sent me to meet Mullah Omar to persuade him to hand Bin Laden over to the kingdom,” the prince said.

      “Mullah Omar asked me to inform the king and the crown prince that he wanted to set up a joint committee to arrange procedures for the handover.”

      One possible reason for the Taliban’s willingness to surrender Bin Laden at the time was that they were not keen to have him in the first place.

      “When they occupied the eastern city of Jalalabad in 1996, Bin Laden was there, being sheltered by Sheikh Yunus Khales, a former mojahedin leader,” the prince explained.

      After taking over the area, the Taliban promised to control Bin Laden but failed to do so. In August 1998 Bin Laden’s supporters bombed the US embassies in Nairobi and Dar es Salaam, killing hundreds of people. Shortly afterwards, the US launched reprisal attacks on Afghanistan and Sudan which seem to have scuppered the handover plans.

      Prince Turki returned to Kandahar the following September, but said in his interview: “I wish I had not gone.”

      Mullah Omar reversed his decision and was abusive about Saudi Arabia, he said. “I had no choice but to break off negotiations.”

      Prince Turki, who was relieved of his intelligence post on August 31, had been closely involved with Afghan affairs since the 1979 Soviet invasion.

      There were suggestions at the time of his removal that the US was unhappy about his relations with the Taliban and his failure to secure Bin Laden’s extradition.

  17. mirkhond says:

    “io sto bene da sradicato. Sono i radicati che non sopporto.”

    Perché sei una persona FORTE che non ha bisogno degli altri.
    La società che ami, gli Usa, sono un mondo di atomizzati, di solitudini, dove solo i più forti si reggono in piedi.
    Gli altri collassano nel baratro dell’indifferenza e dell’incapacità di essere solidali.
    Però anche la famiglia può essere soffocante laddove non ti capisce.
    Per quel che mi riguarda vorrei sradicarmi dalla società in cui vivo per radicarmi in un’altra più congeniale alla mia sensibilità.
    Il problema è trovarla, questa società……..

    • Mauricius Tarvisii says:

      Secondo me anche se ti trovassi in una società di tuoi cloni, presto o tardi ti sradicheresti anche da quella trovandola insopportabile e cercando qualcosa di diverso. Non è una critica: lo dico solo perché è quello che succederebbe a me.

    • Peucezio says:

      Non esistono persone che non hanno bisogno degli altri.
      E’ questa l’utopia dell’individualismo liberale.

  18. mirkhond says:

    “ed è forse uno dei motivi per cui gli italiani, quando possono, in un modo o nell’altro scappano.”

    E tu dove scapperesti? ;)

    “Dice, valorizziamo le tradizioni locali.
    Ma diamogli fuoco, invece!”

    Questo mi ricorda il tipico ragionamento ashkenazita alla Gd Lerner che tutto vuol distruggere, tutto vuole frullare, però per Israele la vuole eccome un’identità forte e radicata in un determinato territorio.
    Mentre il resto del mondo vive nel caos del magma sradicato cosmopolita e atomizzato.
    Pino, Pino, Pinoooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!1

    • PinoMamet says:

      Beh, ma io veramente di Israele non ho mica parlato…
      che poi se c’è un luogo poco “tradizionale”, in generale, è quello…

      • mirkhond says:

        Si è vero.
        Però sei entrato a far parte di un gruppo religioso che oggi lo vuole eccome un posto ben radicato in un determinato angolo del mondo, e vuole quello e non altri.
        Mentre per il resto del mondo vuole il caos perenne.
        Da qui le politiche di costante destabilizzazione di una vasta area dalla Tunisia all’Iraq…….

        • PinoMamet says:

          Mah, non so se giusto dire che il gruppo che dici voglia per forza quello che vuole Israele, che è uno Stato…

          e in realtà non so neanche se Israele voglia la destabilizzazione del Medio Oriente
          (sicuramente ha pensato a confini diversi per i vari paesi, con lo scopo di destabilizzare potenziali dittatori nemici, nello stesso tempo quegli stessi “nemici” sono stati sostanzialmente in pace con Israele per 30 anni, a volte… tipo l’Egitto, in cui Israele pare avere interesse a “stabilizzare”)

          e sicuramente non quella del mondo intero…

  19. mirkhond says:

    “Mauricius ha descritto esattamente ciò che unisce l’Italia: l’odio!”

    Aggiungici: l’odio reciproco.
    Comunque noto con interesse come, sia pure in maniera conflittuale, finalmente ti stia rendendo conto di essere un settentrionale.
    Purtroppo ogni identità si fonda sul conflitto contro chi non può esserne parte……

    • PinoMamet says:

      “, finalmente ti stia rendendo conto di essere un settentrionale.”

      ma no, Mi’, secondo me questa è la trappola da cui dobbiamo scappare invece.

      Io non credo di essere “un settentrionale”, ma sono circondato da gente che crede che essere settentrionali o meridionali sia particolarmente significtivo, come negli USA neri e bianchi…

      quando si accorgono che è tutta una finzione, tutta “maya” come dicono i buddhisti, che non è un olio di semi ma sarebbe il velo di illusione creato, in fin dei conti, da noi stessi, allora vedono che non c’è più bianco o nero, sono tutte scemenze, non c’è più giudeo né greco, come diceva quel tale con un messaggio universalistico…

      • mirkhond says:

        Vorrei darti ragione, anche perché io vorrei andarmene per sempre da dove vivo, in quanto non provo lo stesso attaccamento di Peucezio per la realtà in cui sono nato e vivo.
        Purtroppo però per motivi di politica internazionale che non dipendono da me, non posso andarmene a radicarmi in luoghi che mi hanno sempre attratto…….

      • Peucezio says:

        Settentrione e meridione non vogliono dire niente.
        E’ un po’ come l’invenzione dell’Occidente, che oggi va tanto di moda, per far finta di essere anti-islamici, come se l’Islam non fosse la quintessenza dell’Occidente, se un Occidente esiste.

        Tornando all’Italia, esiste un’Italia più direttamente legata alla tradizione greco-romana, anzi, direi proprio al retaggio magnogreco (con buona pace di Mirkhond: quello che sostiene lui paradossalmente è più vero per la Grecia che per l’Italia) e un’Italia che ne è stata influenzata, ma ha una fisionomia diversa, perché è un’Italia più “periferica”, ed è quella che potremmo chiamare padano-alpina.
        E infine c’è un’Italia che potremmo chiamare “etrusca” con elementi umbro-sabellici, che è quella centrale e che, in un certo senso, è il vero nucleo dell’Italia.

        Ma queste sono valutazioni di noi che abbiamo studiato: in Italia il sentimento di appartenenza non è nord-sud (lo è in tempi recenti, da quando si sono sviluppate identità fittizie, televisive, mitologiche), ma è municipale.
        E, prima ancora, è famigliare. Ma la famiglia non prescinde dalla comunità, perché non esistono famiglie autosufficienti.

        Poi, e qui do ragione a Mirkhond, nel sud c’è o c’era fino a tempi recenti un sentimento abbastanza radicato di napoletanità, di meridionalità delle Due Sicilie, non politico-ideologica o storica, ma culturale, che fa sì che nel sud tutti sentano le canzoni napoletane o le commedie di Eduardo come appartenenti al proprio linguaggio.

        Lessi un articolo di un linguista napoletano su dei fenomeni di frangimento vocalico, che andò tra l’altro a fare indagini a Trani e rilevava come, parlando in napoletano coi pescatori tranesi, questi si sentissero molto a loro agio, quasi come se parlasse il loro dialetto.

  20. mirkhond says:

    Non credo che gli italiani scappino via per i vari odii interregionali, ma piuttosto per mancanza di lavoro oppure perché non vanno d’accordo con i familiari.

  21. mirkhond says:

    “Non capisco, proprio non capisco.”

    Zanardo, con la tipica furbizia da avvocato, ti sta dicendo perché vota per il partito democratico e considera voi dell’Oltrarno dei fessi idealisti……

    • Peucezio says:

      Ma no, Z. si diverte a fare il bastian contrario.
      Lui è come se dicesse: il mondo sta diventando tutto una merda e io, invece di dare ragione a chi vuole difendere qualche angolino di bellezza che fortunosamente sta sopravvivendo alla marea di merda, mi accanisco (a parole per fortuna) contro quell’angolino.
      Tanto lui sa benissimo che né la sopravvivenza né la distruzione di quegli angolini dipendono da lui e in fondo, se dipendessero da lui, non credo che andrebbe in Oltrarno ad affossare di proposito quel poco che Miguel e altri riescono a fare, anzi, sono certo che non lo farebbe e magari una piccola mano per loro la darebbe.
      Però lui ama giocare il ruolo del gendarme del 1984 di Orwell, che deve normalizzare ogni elemento non completamente conforme.
      Il suo è un conformismo letterario, in fondo è un buon diavolo.

      • Moi says:

        Più che altro Zeta può mettere in discussione l’ Esistente solo se il PD è all’ opposizione … a “Voi” sembrerà strano, ma da “Noi” l’ontologia politicista da noi non è cosa troppo fuori dell’ordinario; oppure non lo è affatto ;) .

        • Z. says:

          Moi,

          ad essere onesti mi sembri più legato di me a una certa mentalità dualistica da guerra fredda, dove l’interlocutore va anzitutto classificato da uno dei due lati della barricata, e se è dal lato sbagliato – anche se è una persona per bene – ha per definizione un obiettivo che non può dichiarare.

          La nostra città deve molto a quegli anni: un po’ di guerra fredda ci è rimasta in eredità dentro di noi, e credo sia giusto così. Ma non si può andare avanti tutta la vita a spendere un’eredità :)

      • “Il suo è un conformismo letterario, in fondo è un buon diavolo.”

        :-)

      • Z. says:

        Ragazzi, io devo essermi spiegato male, ma stavo solo facendo un discorso lessicale.

        In particolare, stavo cercando di spiegare che quando un politico dice “il popolo sta con me”, a mio avviso, non sta dicendo assolutamente niente se non “ho ragione io”.

        Un po’ come quando Bush e Berlusconi dicevano “democrazia”, per capirsi: anzi, peggio ancora, visto che “popolo” non ha più neppure quelle vestigia di vox media che sono rimaste al termine “democrazia”.

        Ma non è una critica a Miguel (e men che meno all’attività che compie per la sua comunità, che con la mia riflessione – giusta o sbagliata che sia – non c’entra un tubo).

        E’ solo una constatazione su una parola, insomma. Forse, ad esser cattivi, parafrasando Peucezio, la si potrebbe qualificare come anticonformismo letterario. Ma in quella riflessione non c’entra la politica, né l’Oltrarno.

        Detto questo, essere considerato un buon diavolo mi fa piacere :)

        • Peucezio says:

          Sì, ma il discorso era più generale, al di là della discussione di questo post.
          Tu è come se dicessi sempre: “Miguel, fai bene a fare così nel tuo quartiere, ma il mondo deve funzionare in un altro modo ed è bene che funzioni in un altro modo”.

          Io invece penso che un mondo che funzionasse alla maniera di come Miguel cerca di far funzionare l’Oltrarno sarebbe immensamente più vivibile e piacevole, ma non per questo credo che tu sia complice diretto di chissà quali piani distruttivi.

          • Z. says:

            In un certo senso hai ragione: credo che un quartiere e il mondo intero siano due cose diverse e non possano funzionare alla stessa maniera.

            Non che non debbano o che non sia bello o giusto che etc., ma proprio che oggettivamente non possano, per ragioni che ritengo del tutto ovvie.

            Per questo, talvolta, obietto ad alcune conclusioni di Miguel che a mio avviso non tengono sufficientemente conto di questo aspetto.

            Ma non mi “accanisco” affatto contro Miguel e contro l’attività che svolge per il benessere della sua comunità, coniugando modernità e tradizione in una distinta ottica valoriale :)

          • Peucezio says:

            Spiegami una cosa però.
            Nel passato, quello che piace a me e, per molti versi, a Mirkhond, le cose non funzionavano affatto o funzionavano in un modo che tu non approvi?
            E se non funzionavano, come ha fatto l’umanità a sopravvivervi?

          • Z. says:

            Peucè, miseriaccia, cerca di essere un pochino più preciso! Dammi almeno qualche coordinata tipo chi, cosa, dove, quando e perché :)

            Ad esempio: se per “il passato” si intende, chessò, la musica degli anni Sessanta e Sessanta, allora io stesso sono un grandissimo nostalgico del passato. Forse il più grosso nostalgico che ci sia qui dentro (anche nel senso della mole fisica).

          • Peucezio says:

            Precedente alla rivoluzione industriale.
            Va bene così?

          • Peucezio says:

            Circa la musica degli anni ’60 e ’70, credo che Matteo Salvatore componesse già canzoni a quell’epoca, anzi, la maggior parte le avrà fatte allora, quindi in effetti posso dire di essere anch’io un estimatore della musica degli anni ’60 e ’70.

          • PinoMamet says:

            E chi è?

          • Peucezio says:

            Pino, non hai mai sentito nominare Matteo Salvatore?
            Sì, in effetti non è notissimo, nemmeno in Puglia (mentre è noto in genere a chi ama la musica popolare).
            Pensa che Italo Calvino diceva di lui “Le parole di Matteo Salvatore noi le dobbiamo ancora inventare”.
            Ma la cosa bella è che la generazione dei miei genitori (che se lo ricorda da ben prima del “revival ” recente dovuto soprattutto a Capossela) lo associa a canzoni da ridere, quasi da cabaret. D’altronde dubito che lui si sia mai considerato “impegnato”, anzi, sono proprio categorie che non gli appartenevano: cantava il suo mondo, nei suoi aspetti più comici e grevi, in quelli più drammatici e in quelli più delicati e poetici, così come gli veniva.

  22. mirkhond says:

    “Maurizio Blondet, Massimo Fini e Franco Cardini sono prolissi.”

    Veramente gli articoli di Fini sono piuttosto brevi e concisi.

  23. Moi says:

    A proposito di Indentitarismo Difensivo :

    http://www.youtube.com/watch?v=pW27Tr1dmVM

    Joe Formaggio : Muro & Ruspa … Modello Israeliano per il Veneto ?!

    • Moi says:

      Si tratta della tesi “sposata” da Blondet :

      la Lobby Sionista vuole il Piano Kalergi “a casa degli Europei”, per dominare un Gregge Multietnico prodotto a tavolino … ma NON a “casa propria”, nei territori “usurpati” che conosciamo come Israele.

  24. mirkhond says:

    Più o meno……
    Pensiamo al ruolo di avanguardie del cosmopolitismo sradicato in nome dell’internazionalismo comunista e capitalista, che vedevano e vedono spesso khaz…ehmmm ashkenaziti……

  25. mirkhond says:

    “e sicuramente non quella del mondo intero…”

    Per ora si “accontentano” del Medio Oriente e del Nordafrica.

  26. Moi says:

    E anche lo Sradicamento Identitario dell’ Europadagli Anni Sessanta a oggi, quello che ci rende imbelli difronte all’ Islamizzazione e al Kalergic Jamming … sempre secondo Blondet & Soci, sarebbe stato pianificato dalla stessa Lobby.

  27. mirkhond says:

    Diciamo che le cause di tale sradicamento si trovano nelle politiche di colonialismo economico avviate dagli stati occidentali a partire dagli anni ’60-’70 del XX secolo…….

  28. Moi says:

    A proposito di reale o presunta Resistenza al Piano Kalergi :

    http://www.ticinonews.ch/ospiti-blog/260411/giorgio-ghiringhelli-la-battaglia-per-la-deislamizzazione-dell-europa-continua

    … interessante la definizione di donna senza hijab come lecca-lecca senza confezione … però la Boldrini di questi cedimenti al sessismo esotici non se ne accorge mai, quasi che le fossero funzionali a un progetto più grande : ovviamete se esistesse ;) !

    Ma si sa … tutti Occamisti a corrente alterna ! ;)

  29. Moi says:

    SE è vero, ma dovrebbe essere facilmente verificabile, che costui “a casa sua” ;) ha preso il 100% dei voti …

    http://www.youtube.com/watch?v=nrPa_wbaWKM

    … rappresenta il suo “popolo” ?

    • PinoMamet says:

      Moi, nonostante tutti i tuoi tentativi devo confessarti che non ho nessuna intenzione di interessarmi a un tizio che si chiama Joe Formaggio.

    • Z. says:

      Ecco Miguel,

      spero che ora sia abbastanza chiaro cosa penso della parola “popolo”, e del perché la ritenga fumigante quasi quanto la locuzione abuso del diritto.

  30. mirkhond says:

    “Chi è in conflitto con l’interesse collettivo – o anche solo diffuso – di una massa di persone non le chiamerà mai “popolo”.”

    E Zanardo da che parte sta?
    Da quella del padronato piddino?

    • Z. says:

      Beh, direi di sì. Sono padrone della casa dove abito, sono piddino, sto dalla mia parte: di conseguenza sto dalla parte del padronato piddino, cioè me stesso :)

      • ” Sono padrone della casa dove abito”

        Beh, la gente a cui penso io di case ne hanno qualche decina. E sono piddini di adozione, passati per Verdini, mentre tu tema lo sia di nascita :-)

        • Peucezio says:

          La differenza ovviamente è sostanziale, anche se giuridicamente irrilevante.
          Uno dei limiti del diritto contemporaneo è che non distingue la proprietà intesa come utilizzo effettivo dalla proprietà nominale.
          Z. nella casa di sua proprietà, se ho ben capito, ci vive.
          I mafiosi (chiamiamoli così per praticità, anche se non chiedono il pizzo e forse non sono coinvolti nel traffico della droga) oltrarnini no.
          Uno può anche dirmi che vuole farsi una casa non coi rubinetti, ma coi muri portanti e i pilastri in oro massicio e platino. Sarà un eccentrico, ma se poi se la gode, ci abita, anche come casa di vacanza qualche settimana all’anno, la ostenta con gli amici, è davvero roba sua.
          Ma i pezzi di carta, i titoli di proprietà astratti, che prorpietà sono?
          Oggi la carta vale più dell’oro, una volta ci si puliva il culo.

          • “Uno dei limiti del diritto contemporaneo è che non distingue la proprietà intesa come utilizzo effettivo dalla proprietà nominale.”

            Esatto.

          • Z. says:

            La proprietà è un diritto, l’utilizzo effettivo è una condizione di fatto. Sono due concetti diversi per natura oltre che per legge. Era così all’ epoca di Cicerone e così è oggi :-)

          • Mauricius Tarvisii says:

            Uno dei limiti del diritto contemporaneo è che non distingue la proprietà intesa come utilizzo effettivo dalla proprietà nominale.

            Non pensavo che avrei mai letto un contemporaneo riesumare la vecchia teoria della “proprietà utile”. Ora posso dire di averlo letto.

          • Z. says:

            Comunque, senza addentrarci troppo in disamine storiche, non bisogna confondere il diritto con la prova scritta del diritto stesso.

            Ad es., per fare un esempio caro a Miguel, il conduttore in nero è titolare di un contratto di locazione anche se non ha un contratto scritto da esibire, e infatti lo può dimostrare anche in altro modo.

        • Z. says:

          Miguel,

          — Beh, la gente a cui penso io di case ne hanno qualche decina. E sono piddini di adozione, passati per Verdini, mentre tu tema lo sia di nascita —

          Il senso della mia risposta al Duca, in effetti, era più o meno questo. Anche se, per altri versi, mi piacerebbe molto poter dire di essere nato dopo il PD :D

  31. mirkhond says:

    Quindi tu e Miguel state ai due lati opposti della barricata…… :)
    Ecco perché credo che il famoso raduno auspicato dal buon Peucezio non si farà mai….

    • Z. says:

      Scusa, che c’entra casa mia con la barricata di Miguel? non abito nemmeno a Firenze! :)

      • mirkhond says:

        Intendo dire che abbiamo talmente tanti contrasti tra di noi, che se ci incontrassimo davvero, si finirebbe a pugni e calci, come disse Daouda ;) anni fa…….

        • Z. says:

          Impossibile. Io e Robéluxe siamo troppo grossi perché vi venga voglia di prenderci a calci e pugni.

          :D

          Seriamente: no, siamo gente a cui piace troppo pensare per prenderci a calci e pugni. L’esperienza mi ha insegnato che le due cose tendono ad escludersi a vicenda :)

          • mirkhond says:

            Ma infatti.
            Molti di noi non potrebbero sostenere un confronto ad armi pari con voi. :)

          • Z. says:

            Mica solo io e Robéluxe! Siamo tutti gente a cui piace pensare sin troppo, qui!

            Ed è un’ottima cosa. Altrimenti mica frequenteremmo questo blog, dove la pensiamo quasi tutti diversamente su quasi tutto senza che la cosa degeneri in risse sanguinose come avviene quasi sempre altrove nel web :D

    • Peucezio says:

      Mirkhond, guarda che non è così.
      Io avrei potuto raggiungere Z., Roberto e Pino a Bologna. Quel giorno non potevo o mi era disagevole, non ricordo perché, e non l’ho fatto.
      Z. aveva capito che io avessi data per certa la mia adesione e mi ha dato amichevolmente del bidonaro :-)
      Ma come sai sono andato a conoscere Miguel a Firenze.
      Niente avrebbe impedito a Miguel stesso di raggiungere i tre a Bologna.
      Pino invece perché passa da Milano, come ha detto, e non dice niente e io me la lego al dito e la considero un’offesa mortale, che sto ancora pensando se esistano gesti al mondo da parte sua che potrebbero riparare (ammesso che voglia farlo e non sia rassegnato all’idea di essere diventato un mio mortale e irriducibile nemico). Ma questa è un’altra questione, non ideologica o politica.

      In generale la gente si fa abbastanza i fatti suoi, è abitudinaria, ha i suoi giri e vede sempre le stesse persone. E in fondo è poco curiosa e poco interessata a nuove conoscenze. O, quantomeno, l’abitudinarietà, la pigrizia mentale, la routine, prevalgono sulla curiosità e sull’interesse per le nuove conoscenze.
      Questo è l’unico motivo per cui l’incontro che io auspicherei (in realtà avevo caldeggiato a suo tempo, ora io per primo sono meno interessato, nel senso che se si facesse, potendo ci andrei, ma non mi sbatto certo per organizzarlo) non si farà mai, come hai detto. L’ideologia non c’entra nulla.

      • PinoMamet says:

        “Pino invece perché passa da Milano, come ha detto, e non dice niente e io me la lego al dito e la considero un’offesa mortale”

        A mia scusante: sono passato con i minuti contati, e per andare a trovare gente non troppo di tuo gradimento ;)
        a mia aggravante ;) : è già la seconda volta…

        dai, la prossima ci si organizza!

        (ma non tiro i pacchi solo a te, sono in debito di un pranzo a Z. dal romeo…)

      • Z. says:

        Peucezio,

        — Z. aveva capito che io avessi data per certa la mia adesione e mi ha dato amichevolmente del bidonaro —

        No, no, tranquillo… eri stato molto chiaro nel dire che la tua adesione non era certa! Se ti ho dato del bidonaro, come effettivamente ho fatto, è stato solo per il gusto di molestarti a gratis :P

  32. mirkhond says:

    “Mah, tutte a voi capitano ‘ste cose.”

    Probabilmente Pino vive con disagio la sua settentrionalità, ed ora sempre di più col sorgere e il rafforzarsi di identitarismi locali come inevitabile reazione al globalismo piallatutto…..

    • PinoMamet says:

      Io non mi sono mai sentito settentrionale, in realtà.
      Penso che esista un generico tipo “settentrionale”, come ne esiste uno “meridionale”, che per qualche ragione sembrano essere fatti, perlomeno nel mio immaginario, con i tratti meno gradevoli delle popolazioni delle rispettive zone.
      E non mi ci ritrovo, naturalmente.

      Poi c’è il fatto che tutto il fenomeno del campanilismo “anti-taronico”, per motivi su cui non mi dilungo, è stato “mancato” alla grande dalla mia famiglia.
      Che non ha assorbito, e di conseguenza non ha passato a me, il germe, per così dire, dell’animosità verso il meridionale funzionario statale, e il fatto di non “poter” più cantare canzoni napoletane o guardare Natale in casa Cupiello “perché lo fanno i taroni”.
      Beninteso, sono fissazioni di tre-quattro decenni fa almeno: ma la mia famiglia non le ha avute.

      poi c’è il fatto che, sempre nella mia famiglia, si parla di lontane origini campane almeno in un… rametto ;) e quanto agli altri rami, sono a volte più strani o più misteriosi ancora…. che è sempre un buon antidoto contro le identificazioni troppo strette.

      E poi c’è il fatto che in generale trovo insopportabili i razzismi: non è una posa, è proprio la verità, è più forte di me, tendo sempre a identificarmi col più sfigato, e se sono invitato a una cena, stai pur sicuro che finirò a parlare con i camerieri.
      Quindi una forma di identificazione ce l’ho anch’io, forse, solo che non ha niente a che fare col luogo.

      E infine, da ultimo, c’è da dire che il tipo “settentrionale”, anche nella forma molto annacquata di qua, è davvero molto lontano dalla mia personalità…

      • Peucezio says:

        Distinguerei però il razzismo dalla discriminazione verso i più sfigati.
        Spessissimo storicamente è stato così, ma oggi è il contrario: il razzismo è stigmatizzato ed è quindi una forma delegittimata di tentativo di riscatto da parte degli sfigati del mondo.
        Infatti troverai più razzisti fra i camerieri che fra i commensali.
        E soprattutto troverai molti antirazzisti fra i commensali.
        E l'”anti” è più significativo del “pro” dal punto di vista dei miti fondanti delle società.

    • gotcha says:

      ” il rafforzarsi di identitarismi locali come inevitabile reazione al globalismo piallatutto…..”

      questa descrizione mi sembra molto lusinghiera: l’imprenditore emiliano-lombardo-veneto può solo ringraziare il globalismo piallatutto; solo che dopo che arrivi a casa dopo 14 ore di lavoro e in tv c’è solo fazio e del debbio, con qualcuno te la devi prendere.

      • mirkhond says:

        Gotcha cosa intende per identità come la vorrebbe lui?

        • gotcha says:

          ma guarda a me va bene esattamente com’è ora. credo che nelle infinite possibilità alternative, la volontà scegliere una identità diversa, in un momento diverso, con situazioni migliori e peggiori, non abbia alcun senso.

          • Peucezio says:

            Guarda che l'”ora” non esiste, è un equilibrio precario dovuto al fatto che sopravvivono ancora pezzi di retaggio di ciò che dici di detestare e non è arrivato ancora alle estreme conseguenze (che non sappiamo quali sarebbero) ciò che dici di apprezzare.

          • gotcha says:

            si ma l’equilibrio di cui parli si sposta sempre, non è un equilibrio basato sulla quantità di cose che detesto e cose che apprezzo, ma sul mio adattamento ad esse.

          • Peucezio says:

            L’equilibrio non si sposta, viene meno.
            Non darlo per acquisito.

          • gotcha says:

            ma scusa, considerando che il mio corpo dopo i trent’anni comincia a dare i primi segnali di “equilibrio che viene meno”, che so, perdo i capelli e mi brucia lo stomaco ogni volta che mi ubriaco; è chiaro che non posso più andare a fare il figo al sabato sera..
            ma me ne faccio una ragione, e mi adatto al nuovo equilibrio, che si è semplicemente “fatto più in là”.
            devi considerare che cambiano gli strumenti stessi con cui ci si adatta alle nuove situazioni, tipo a trent’anni sono leggermente più maturo che a venti.

          • Peucezio says:

            Vabbè, anche la morte è un equilibrio.

          • gotcha says:

            non dico mica che sia bello, ma se vuoi stare al mondo secondo me funziona così, cioè, lo FAI prima di DIRLO.

          • Peucezio says:

            Ma, ripeto, stare al mondo è un equilibrio per modo di dire.
            Se una cosa è in equilibrio non cade.
            Invece uno che sta al mondo, per definizione prima o poi schiatta.

  33. mirkhond says:

    Se gli Usa fossero un paese socialista, credo che sarebbero la terra ideale per Pino….. ;)

    • PinoMamet says:

      Oh, non credo che riuscirei a vivere in un paese socialista.

      Ho conosciuto un ragazzo cresciuto in un kibbutz, e decisamente non fa per me.
      ;)

    • PinoMamet says:

      Diciamo che mi piacerebbero degli USA un po’ più italiani, via. Non come gente (sono già abbastanza italiani, per tante cose…) ma come leggi.

      • mirkhond says:

        Un Nord-America LATINO non dispiacerebbe neanche a me….. :) ;)

        • gotcha says:

          in un certo senso ci sei già. la puglia può essere il corrispettivo della florida.

          • mirkhond says:

            Per latino intendo anche ciò che dice Pino in fatto di tutele sociali.

          • gotcha says:

            avevo capito. se c’è un posto al mondo che si può avvicinare ad un nord-america latino, quello è l’Italia, credo.

          • mirkhond says:

            Essendo mezzo statunitense, cosa pensi davvero degli Usa?
            Ci vivresti?

          • gotcha says:

            è una cultura che amo, perché è la cultura di mia madre; siccome mio padre lavorava e lei mi accudiva, sai com’è..
            però è una cultura profondamente radicata di “manicheismo” in senso semplicistico e di ipocrisia, un’ipocrisia che purtroppo loro concepiscono come patriottismo, quindi è inguaribile. la doppia morale cattolica, che concede l’opportunità di “ripensamento” e di salvare se stessi dalle proprie idee, è il luogo in cui mi piace vivere!

          • mirkhond says:

            Tua madre è anglosassone protestante?

          • Moi says:

            Attenzione però alla Grande Maledizione del Familismo Morale e dell’ Assistenzialismo … che confermano i più beceri e prevenuti luoghi comuni sull’ indolenza dei Levantini.

          • Moi says:

            In Emilia Romagna, ove il Razzismo Biologico NON è concepibile … NON sono stati pre-giudizi sui Meridionali … ma post-giudizi ;) sui Democristiani !

          • gotcha says:

            no, è figlia di italiani cattolici.. ma devi calcolare che i ragazzi che partivano dai monti erano vergini di “cultura formativa”, cioè provenivano da una cultura spontanea di tradizioni stantie e funzionali alla sopravvivenza. io penso che la generazione di mia madre abbia ricevuto la sua bella dose di testadicazzaggine protestante.

          • mirkhond says:

            Gli avi di tua madre venivano da Bedonia e dalle montagne liguri-emiliane?

          • gotcha says:

            moi, come ormai dovresti aver capito, la “lunezia” è un distaccamento della terronia; il pregiudizio sul “familismo amorale” è corretto, a bedonia c’è.

          • gotcha says:

            @mirkhond

            si.

          • Z. says:

            Moi,

            ti ho già detto che quelle sui cattolici assistenzialisti etc. mi sembrano luoghi comuni privi di fondamento? e che molti Paesi che noi crediamo “protestanti” contano altrettanti cattolici (e a volte addirittura di più)?

            Oltretutto tu parli di “levantini”: ma nel Levante (includiamoci pure Grecia e Turchia, se vuoi) non è che il cattolicesimo sia esattamente schiacciante maggioranza…

            Boh, ho molti dubbi che la religione abbia granché a che vedere con l’onestà, la laboriosità o l’assenza di ambedue :)

          • gotcha says:

            alla fin dei conti, z, sono d’accordo con te.

          • Z. says:

            Goccia, fai bene ad essere d’accordo con me. Infatti ho sempre ragione :D

  34. mirkhond says:

    “E certo, mi chiedo, non si stancano dei jeans e delle scarpe da ginnastica?
    che inoltre sono uguali ovunque? Boh…”

    Infatti.
    Perché tutti vogliono vestirsi sempre allo stesso PESSIMO modo?

    • Roberto says:

      Trovo jeans e scarpe da ginnastica semplicemente comodi!
      Poi dovendo stare in giacca e cravatta tutto il giorno nel tempo libero ho la tendenza a privilegiare cose totalmente diverse per il tempo libero, e pazienza se tre miliardi di persone hanno le mie scarpe….

      • gotcha says:

        a me piacciono e sono anche facili a trovare sul mercato. ultimamente anche a prezzi contenuti.

      • PinoMamet says:

        Io concepisco le scarpe da ginnastica “classiche”, di colori sobri o tinta unita (o quasi, non facciamone una cosa esagerata), con suole non enormi e di forma, insomma, normale.

        Di fatto, sono le scarpe che indosso di più, almeno d’estate, insieme a quegli scarponcini leggeri tipo Clarks, che poi sono anche più traspiranti.

        Ma essendo uomo di sesso maschile, rivendico il diritto di primogenitura sulle scarpe classiche, che insieme agli scarponcini militari sembrano ormai portate in prevalenza, tra i giovanissimi, dalle ragazze…
        che stanno bene, per carità.

        Solo che mi fa sempre un po’ strano vedere questi gruppi di ragazzine in brogues o anfibi, coi coetanei in scarpe da ginnastica leggere, magari sotto la pioggia… i coetanei mi danno una leggera impressione di sfiga e, come dire, di castrazione.
        Non so, forse è una fissazione mia.

        Idem i cappotti, che mi sono sempre piaciuti, e che sotto i 20 anni non porta praticamente nessun maschio (o pochissimi: curiosamente, quei pochi che ho visto sono spesso ragazzi di colore) mentre molte ragazze sì.
        Boh!

        • gotcha says:

          bè, non c’è niente di meglio della tenuta da tamarro della lunezia, soprattutto del genere che pascola in centro o nei grandi magazzini: pettinatura rasata ai lati e “phonati” lunghi in cima, maglioncini con scollo a v, sotto niente e petto depilato in vista, collana spaventosa, braghe di felpa col cavallo nelle ginocchia e stile “acqua in casa”, scarponcini stile boscaiolo di seattle.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Non porto il cappotto: avendo una sola giacca per stagione, è fondamentale che sia impermeabile.

          • PinoMamet says:

            Scusa la domanda, ma perché devi avere una sola giacca per stagione??

          • Mauricius Tarvisii says:

            Controdomanda: perché dovrei averne più di una? :D

          • PinoMamet says:

            Per poter indossare un cappotto!!

          • Mauricius Tarvisii says:

            Il che vuol dire che dovrei comprare più soprabiti per poter comprare più soprabiti, il che è illogico :D

          • PinoMamet says:

            Devi ricorrere a un gioco linguistico per dimostrare l’illogicità della mia affermazione!
            ;)

          • PinoMamet says:

            Che poi, chissenefrega della logica: un cappotto devi averlo perché è bello , mica perché è logico.

            E non escludo di usare anche il tabarro, come mio nonno, se solo ne trovassi uno a un prezzo umano.

            Comunque il cappotto è giusto giusto la versione appena un po’ più portabile del tabarro-mantello:
            il cappotto in tedesco è mantel, mentre un capote portoghese è un mantello…

            la versione aggiornata, cioè, del paludamentum dei consoli romani e della cappa dei film di cappa e spada (che sarebbe il Seicento dei più noiosi manuali di Storia);
            mentre il tabarro, o la capa sesena (aggiungere tilde) di Madrid, non sono manco aggiornati, sono quelli proprio.

            Non penso a un cappottino di quelli moderni, lunghi come una cappottella da marinaio (peacoat in inglese): nulla contro i cappotti da marinaio, ma un vero cappotto che arriva almeno alle ginocchia, avvolge in una serie di pieghe dall’effetto drammatico, lasciato aperto permette teatrali svolazzi, copre e corregge le imperfezioni fisiche non macroscopiche, dona una figura autorevole e imponente.
            C’è un motivo per cui i senatori si avvolgevano nella toga! e non si accontentavano di più pratici giacconi col cappuccio o senza (che pure esistevano, mica erano fessi nell’antichità).

            Dracula svolazzava in mantello di notte, ma a un the delle cinque sarebbe andato con un elegante Chesterfield avvitato;
            Mao, Stalin e Churchill troneggiavano in cappotto doppiopetto militaresco;
            ma che figura avrebbero fatto presentandosi in giacca a vento colorata?
            Nessuna donna sarebbe svenuta, nessun popolo sarebbe stato trascinato (che forse non è neanche un male) e in generale nessuno li avrebbe presi sul serio…

          • Roberto says:

            “ma un vero cappotto che arriva almeno alle ginocchia, avvolge in una serie di pieghe dall’effetto drammatico, lasciato aperto permette teatrali svolazzi, copre e corregge le imperfezioni fisiche non macroscopiche, dona una figura autorevole e imponente.”

            Bellissimo!
            Non per nulla sono il felicissimo proprietario di un Vero Cappotto, con tanto di cappello assortito :-) (ovviamente non lo metto con jeans e sneakers, ma quando sono vestito da eurocrate :-)

      • Peucezio says:

        Capisco i jeans: li porto anch’io per pura praticità e per approfittare del fatto che dimostro dieci anni di meno, adeguando anche il look… ma come cavolo riuscite a trovare comode le scarpe sportive! D’inverno ti ci ghiacci e d’estate ti esplodono i piedi doppo essere andati arrosto. E comunque hanno i lacci, che sono una spina nel didietro.

        • PinoMamet says:

          Non credo che metterei mai una scarpa senza lacci…

          posso accettare stivaletti con l’elastico (quelli tipo australiano vanno pure di moda) o scarpe eleganti con la cinghietta come mio cugino al suo matrimonio…

          oppure gli stivali alti da equitazione, se proprio!

          ma nessuno mi vedrà mai in un paio di mocassini…

          per le scarpe da ginnastica, hai anche un po’ ragione… la loro stagione è la mezza ;)

          sai quei sandali di gomma, non so se hai presente, che mi comprava mia mamma da bambino, e odiavo perché mi segavano le dita?
          Li indossa “Drugo” Lebowski nel film, non so dove se li sia procurati in america…
          comunque: ho scoperto che ripetono, in plastica, la forma di quelli in pelle inventate dai futuristi.

          Ahò, siamo troppo avanti ;)

          • Peucezio says:

            Allacciarsi le scarpe, come farsi la barba, trovo che faccia parte di quell’insieme di azioni noiose che abbassano vertiginosamente la qualità della vita
            1) perché sono atti di pura necessità, senza nessun piacere (nessuno si allaccerebbe le scarpe per divertimento, se non servisse),
            2) sono una forma di differimento della vita: prma di uscire devi allacciarti le scarpe, prima di andare in certi contesti un po’ formali devi farti la barba.
            E questo dà il senso che la vita non è a portata di mano, ma c’è sempre un ostacolo, qualcosa che si frappone, che ti dà il senso che il tuo muoverti nel mondo sia impacciato, legato, vincolato.

            Se usassi le scarpe coi lacci non uscirei più di casa per la pigrizia di allacciarmele.

          • PinoMamet says:

            Eh però che esagerazione, saranno dieci secondo in tutto…
            ;)

          • PinoMamet says:

            “prima di andare in certi contesti un po’ formali devi farti la barba”

            Oppure tenertela, come fa Roberto. E se non lavora in un contesto formale lui… ;)

            comunque per me la barba di due o tre giorni è come i mocassini, proprio non mi ci vedo.

          • Peucezio says:

            Ah, per me i mocassini d’estate sono una benedizione.
            Quei mocassini leggerissimi, veri guanti per i piedi: ti sembra di non averli eppure ti senti il piede protetto. Te lo tengono fresco che è una goduria.

            Comunque il mio capo preferito, che secondo la mia migliore amica mi caratterizzerebbe più di ogni indumento da città, è la veste da camera oblomoviana.

          • Z. says:

            Confermo quello che dice Pino: la barba si può benissimo tenere anche in contesti formali…

            Certo, va tenuta in ordine, ma se è per questo bisogna pure lavarsi tutti i giorni prima di uscire di casa! E questo bisogna farlo, o per lo meno bisognerebbe farlo, anche se si frequentano ambienti non particolarmente formali :D

        • roberto says:

          vabbé le scarpe da tennis o simili non le metti né in inverno né per andare in spiaggia, è ovvio, ma per il resto le trovo veramente comode (per il turismo in città sono irrimpiazabili)

          per la barba non la faccio esattamente da vent’anni tranne una spuntatina che mi prende 10 minuti ogni 2-3 settimane
          :-)

  35. mirkhond says:

    A me il tessuto jeans piace come gonne che indossano le donne.
    Come pantaloni alla lunga segano fra le gambe.
    Infatti da molti anni porto pantaloni di fustagno e di tessuti leggeri per l’estate……

    • Z. says:

      Pensa che invece a me le gonne in denim non sono mai piaciute!

    • PinoMamet says:

      “Come pantaloni alla lunga segano fra le gambe.
      Infatti da molti anni porto pantaloni di fustagno e di tessuti leggeri per l’estate”

      Pure io! I jeans saranno andati bene per Joe Magarac…

  36. mirkhond says:

    Denim?
    Ma non era un dopobarba?

  37. mirkhond says:

    Comunque concordo con Gotchardo che è meglio il Cattolicesimo che il protestantesimo, quello usa in particolare.

  38. mirkhond says:

    Inoltre la cosiddetta Lunezia è l’area del nord Italia che più amo e che ho sempre amato.
    Ricordo ancora un esame sulla Lucca del ‘500, preparato in un giorno e in cui presi 30 e lode! :)

  39. mirkhond says:

    Pino sei mai stato a Borgotaro/Burgu?
    A Bedonia?
    In Lunigiana e in Garfagnana?
    Che ne pensi?

    • PinoMamet says:

      A Borgotaro mi sa di no (vergogna) ma in Lunigiana naturalmente sì…

      è una bella zona, e ha ragione Gotcha, è piena Taronia ;)

      • mirkhond says:

        Adesso capisco perché mi è sempre piaciuta fin da bambino.
        Anche se l’ho vista solo in foto, sob!

  40. mirkhond says:

    Gli emiliani della Bassa e di Fidenza-Salsomaggiore come vedono i ligurofoni di Borgotaro e Bedonia?
    Si considerano due mondi diversi a vicenda?
    Se Pino e Gotcha si parlassero nei rispettivi dialetti si capirebbero?

    • PinoMamet says:

      Non so come la pensino lassù, ma nessuno qua pensa che siano due mondi differenti.
      Per i dialetti, credo che ci comprenderemmo abbastanza bene, oltretutto c’è tutta una serie di parlate “bastarde” che vanno da Pellegrino Parmense in su, e calcola che mezzo mondo viene da Pellegrino Parmense (l’altro mezzo, come tutti sanno, dalla Puglia)… ;)

      • mirkhond says:

        La parlata di Fidenza ha elementi ligurofoni?
        E quella di Morfasso e delle montagne piacentine?

        • PinoMamet says:

          Quella delle montagne piacentine assolutamente sì
          (dalle parti di Ferriere è ligure pure, direi);

          quella di Fidenza “storica”, il borghigiano (“al burgzàn”) credo di no, anche se è (era) un po’ particolare riguardo al vocalismo…

          da Salsomaggiore in su, e sicuramente da Pellegrino in su, le influenze liguri decisamente c’erano.

          Adesso poi anche i dialetti sono stati “piallati” (per i pochi che li parlano ancora) ma calcola che la mia nonna non-parmigiana aveva un dialetto con desinenze vocaliche (maschili in -u ecc.), passati remoti e così via.

          Ed era nata e cresciuta poco sopra Salsomaggiore…

      • gotcha says:

        forse pino farebbe qualche fatica a capire il dialetto stretto sopra berceto direzione liguria, quindi dell’alta val taro, perché sostanzialmente è ligure.

        • mirkhond says:

          Quindi almeno una parte delle radici di Pino (montagne piacentine) sono liguri?

        • Moi says:

          Boh … mai capito finché a che punto il Ligure sia Gallo-Italico, SE lo è.

          • mirkhond says:

            Il suo sostrato prelatino dovrebbe essere mediterraneo con affinità remote col Basco e col Berbero, su cui si sovrappose un superstrato celtico.
            Al momento della lunga e dolorosa conquista romana delle terre liguri tra III e I secolo a.C., la vasta area tra l’Arno e le foci del Rodano doveva essere meticcia celto-ligure (con l’enclave greca di Massalia/Marsiglia).

          • gotcha says:

            a ferriere parlano un dialetto molto simile al bedoniese, molto più musicale e “cantilena” del parmigiano, che come tutti gli emiliani (sprtt il bolognese), tende a creare gruppi di consonanti. nel ligure vincono le vocali, le sonore e le palatalizzate: l’unica consonante che si trova in finale di parola è la n palatale (tipo “panca”), che è quasi una semivocale.

          • gotcha says:

            altre particolarità sono le dieresi o/u e u/i, e gli accenti di lunghezza, che credo siano assenti nell’emiliano normale.

  41. Moi says:

    @ GOTCHA

    http://www.corrierepadano.it/wp-content/uploads/2012/05/Lunezia.jpg

    cazzo è ‘sta superLunezia che tira dentro da Reggio a Piacenza e persino Cremona e Mantova ?!

    @ ZETA

    Il Levantinismo è inter-culturale e inter-religioso … penso che Netanhyau _ ad esempio_ alludesse a quello sulla Shoah:

    la proverbiale Efficienza Teutonica dei Tedeschi Nazisti realizzò in pochi anni quel che l’altrettanto proverbiale Indolenza Levantina degli Arabi Musulmani non si prese mai la briga di fare (perché richiedeva organizzazione e alacrità nel lavoro … roba di cui i Levantini NON vogliono saperne !) in tanti secoli.

  42. mirkhond says:

    “cazzo è ‘sta superLunezia che tira dentro da Reggio a Piacenza e persino Cremona e Mantova ?!”

    Effettivamente la sua estensione è esagerata.
    Dovrebbe comprendere solo il paese tra l’Appennino e il Mare, l’area tra Lucca e Borgotaro e Bedonia, ma non più a nord!

    • PinoMamet says:

      Si tratta di una vecchia fissazione del vecchio direttore della Gazzetta di Parma, che come molti parmigiani era pontremolese, e voleva a tutti i costi che Parma fosse un capoluogo regionale (come tutti i parmigiani), che comprendesse un territorio largo (come tutti i campanilisti) e centrato su Pontremoli… ;)

  43. Moi says:

    Differenza Lunigiana vs Lunezia, sarebbe ?

  44. mirkhond says:

    La Lunezia dovrebe essere una Lunigiana più grande, come dalla cartina che hai postato sopra.
    Roba che nemmeno i Liguri Apuani in lotta mortale contro Roma, nel II secolo a.C. si sognavano! :)

    • gotcha says:

      come “regione storico-politica” corrisponde alla descrizione di pino, come “regione culturale” dovrebbe consistere nelle valli taro-ceno fino a fornovo, il tigullio e le provincie di la spezia e massa.

      • mirkhond says:

        A Bedonia parlate in ligure?

        • mirkhond says:

          E in famiglia?

          • gotcha says:

            nella mia famiglia il dialetto ligure di carniglia è la lingua madre, ed ogni paese incluso bedonia ha ancora il dialetto ligure come lingua madre, che, non essendo regolamentato, possiede infinite varianti morfologiche e fonetiche che tirano verso il ligure man mano che ci si avvicina al passo del bocco. a santa maria del taro, l’ultimo avamposto emiliano, posto che mirkhond adorerebbe, si parla in sostanza un dialetto più vicino al chiavarese che al bedoniese. la cosa curiosa è che mentre il dialetto ligure arriva sino a borgotaro, l’accento ligure si ferma nella zona di santa maria del taro, probabilmente perché abbiamo imparato a parlare italiano in contatto “amministrativo” con parma, piuttosto che con genova o la spezia.

          • PinoMamet says:

            “… ha pochissimi chilometri, era di un pensionato che la usava una volta l’anno per andare a Chiavari…”
            ;)

            la frase sentita mille volte da chi ti voleva vendere un’auto usata..

            e poi c’è Deiva Marina, ovvero Fidenza Marittima… ;)

      • gotcha says:

        nella “regione culturale” ho dimenticato tutta la zona collinare e montuosa della provincia di piacenza, e forse l’estremità della lomellina piuttosto che altre zone più vicine, tipo l’Appennino ad est della cisa o la garfagnana, che secondo me è molto più toscana. quindi le montagne piacentine rientrano a pieno diritto.

  45. Moi says:

    Cmq dubito che Mantova (!) accetterebbe di “esser da meno” di Parma … Cremona e Piacenza (l’odio campanilistico di cui sopra …) in un’ unica regione poi …

  46. Moi says:

    Ha già meno insensatezza la cosiddetta Magna Romagna da Senigallia a Imola …

  47. mirkhond says:

    Casomai dal Panaro all’Adriatico e da Ferrara a Senigallia.
    In sostanza l’antico Esarcato di Ravenna chiamato col tempo ROMAGNA! ;)

  48. Moi says:

    @ GOTCHA

    Sai perché abbiano messo in Piemonte Novi … Ligure ?! Avevo già chiesto ma nessuno, qui, aveva saputo dare risposte soddisfacenti.

    • mirkhond says:

      Si chiama Novi Ligure perché fino al 1797 fece parte della REpubblica di Genova.
      Le cui famiglie patrizie vi soggiornavano in villeggiatura.

      • mirkhond says:

        Comunque l’antica Liguria romana andava dal Mar Ligure alla sponda meridionale del Po.
        Le aree tra Cuneo e Tortona erano Liguria in età romana.
        E’ possibile che la regione augustea ricalcasse, almeno in parte un’area ligure preromana (sia pur con mescolamenti celtici) più vasta della regione che oggi porta lo stesso nome.

        • Moi says:

          Ma ch’è successo, dopo ? Quando furono istituite le regioni, che in fondo più o meno tutte han qualcosa di “opinabile” ;) ?

          • mirkhond says:

            Le regiones romane furono istituite da Augusto (30 a.C. 14 d.C.) nel riassetto dell’Italia, uscita da una lunga serie di guerre civili della tarda repubblica che avevano travolto e modificato l’antico assetto repubblicano che la vedeva divisa tra territorio romano, colonie latine e territorio rimasto ai socii (alleati, ma de facto sudditi) italici non cittadini romani.

          • gotcha says:

            secondo me si sono resi conto che una regione come la lunezia avrebbe soggiogato il mondo intero, ha fatto la fine della repubblica di venezia.

    • gotcha says:

      per macchiare l’esistenza di gigi moncalvo?

      • mirkhond says:

        Moncalvo si vergogna delle sue origini liguri?
        In Piemonte i Liguri vengono visti come gente che non vuol lavorare, come mi fu detto da un piemontese di Fossano (Cuneo).

        • gotcha says:

          i liguri hanno una cultura ed un’indole particolare, come tutte le regioni del nord, ma credo che la loro sia inserita nello scacchiere in modo più netto e disarmonico.

  49. gotcha says:

    “Beh allora è meglio essere levantini indolenti ;) che norreni efficienti….. :)”

    sto sprecando la mia vita cercando di inoculare ad ogni persona che conosco questo concetto.

  50. Moi says:

    sulla vexata quaestio ;) delle fumatrici :

    http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/articoli/2004/05_Maggio/19/donne_fumo.shtml?refresh_ce-cp

    … considerando che, come notava Mauricius, la donna è più “colpevolizzata” se fuma. Nel senso che Blondet non smette di ricordare storicamente di quali donne di quale professione ;) abbiano inagurato lo stile di vita e di estetica delle donne emancipate …

    • Moi says:

      … e che son passati 10 anni.

      Cmq, l’idea _ penso universalmente qui condivisa_ è che la donna fuma per ostentare emancipazione a mò di “naja del femminismo” ;) , l’ ‘uomo perché vuol farlo.

      • Mauricius Tarvisii says:

        No, le donne come gli uomini cominciano a fumare per una sola ragione, ovvero perché tutti siamo stati adolescenti stupidi e portati all’imitazione acritica degli altri. O, meglio, del peggio degli altri.

        • Moi says:

          Sì, ma la fissa maschile è semplice “sentirisi grandi”, la fissa femminile (con lo sdoganamento popolare del male bashing da parte di una potentissima e popolarissima Star della Misandria come Luciana Littizzetto !) è duplice “sentirsi grandi + emamcipate” …

          • Moi says:

            Uno che fa le punte e le contropunte ai chiodi e ai controchiodi sul filioque non può darsi a letture facilone della realtà per salvaguardare il Politically Correct !

        • Z. says:

          Credo che Mauricius abbia ragione. Non è necessario passare ogni volta dall’ UCAS :-)

    • gotcha says:

      quelle a cui “pensa” di più?

  51. Moi says:

    Falsi Debunkers al soldo del PD :

    http://voxnews.info/2015/10/02/butac-it-e-bufale-net-i-finti-siti-anti-bufale-convocati-dal-pd/

    Butac e Bufale.net escono allo scoperto ?

  52. mirkhond says:

    “Non credo che metterei mai una scarpa senza lacci…”

    ……….

    “ma nessuno mi vedrà mai in un paio di mocassini…”

    Totalmente d’accordo!

  53. Moi says:

    UCAS = Occamismo a corrente alterna … e poi, ripeto: sui media main stream, quelli gggiovanilistici in primis, non c’è alcun elogio del patriarcalismo, anzi !

    E con “anzi”, intelligenti pauca ! ;)

  54. Moi says:

    Attivissimo dev’essere anche lui del PD … cosa che deve aver indotto l Onorevole Tatiana Basilio del M5S a prendere sul serio Mermaid The Body Found, al punto di evocare Sirene come minoranze etnolinguistiche (da aggiungere alla Lista dei Rifugiati Asilanti Ecologici della Boldrini ?) in Parlamento ;) .

    PS

    Il linguaggio dell’ Homo Sapiens Aquaticus sarebbe il cosiddetto bleep degli Oceanografici … e tu, Zeta, prima di irriderli, pensa al potenziale elettorato PD sul fondo degli Abissi ! :D

    • Z. says:

      Se avete perso sinanco Attivissimo – con le idee politiche che ha – allora state proprio inguaiati :-D

    • roberto says:

      se puoi per natale farmi il regalo di rispondere per una volta ad una domanda (ci provo una volta all’anno), cosa ti fa pensare che attivissimo sia in quota PD?
      a parole tue, senza rimandi a link che non voglia di seguirli….

      • Moi says:

        @ Roberto

        Paolo Attivissimo (credevo fosse il nickname per inducare un “Attivista Molto Attivo” … ma si chiama proprio così ?!) Finisce per sempre il gioco dello Status Quo, i suoi debunking tendono sempre a strawman e/o cherrypicking o simili !

        @ PINO

        Mi sa che Mauricius ha poco “vestiario” ;) per fare più EcoFriendly conformemente alle Omelie Post-Conciliari con Placet dell’ Assessore all’ Ambiente che, come chiosano Gnocchi & Palmaro, ritengono che Peccato Mortale significhi “portar via il rusco senza separare il Secco dall’ Umido” ;)

      • Z. says:

        Quindi fino a qualche anno fa PA era berluschino, poi è diventato montiano e ora è renziano? sta col potere a prescindere, dici?

  55. Moi says:

    Se scrivete in “Google” e “Attivissimo” (un Servo dei Media Main Stream, secondo Maurizio Blondet e Giulietto Chiesa) e PD assieme …

  56. Moi says:

    C’è o c’era anche un certo Gaetano (!) Attivissimo ex Segretario del PD di Trani … ma quindi “Attivissimo” è (anche ?) un cognome vero ?!

  57. Moi says:

    @ PEUCEZIO

    Cosa ne pensi della teoria della “sessualità libera” come “masturbazione all’interno di corpi altrui” ?

    • Peucezio says:

      Di che si tratta?

      • Moi says:

        Pensavo l’avessi già sentita dire … penso sia un’esagerazione, ma in certi casi di esasperato edonismo (che non è mai soddisfatto), specie se “rozzo”, un fondo di verità c’è.

        • Moi says:

          Quello in cui dell’altra persona in quanto tale non frega nulla, spesso di natura orgiastica sotto sostanze psicotrope, musiche stordenti e simili (con il presunto continuum sabba – rave party)… ripeto: è un concetto che se preso alla lettera è un conto, se preso come spunto di riflessione è un altro.

          • gotcha says:

            moi, fai un giro per strada quando c’è pieno di gente, e dimmi quante donne scoperesti e quante donne conosceresti approfonditamente. se le prime superano le seconde (nel mio caso è così), lo spunto di riflessione a cui sono indotto riguarda la mia timidezza, non “masturbarsi nei corpi altrui!

            ad ogni modo l’attrazione sessuale è anche voglia di “conoscere”.

          • habsburgicus says:

            dimmi quante donne scoperesti e quante donne conosceresti approfonditamente.

            dipende dal tipo di donne che si incontrano
            non voglio dire, magari da te son tutte modelle :D
            altrove no, però !
            per trovare qualcosa del genere (cioè 80-85 % strafighe :D), puoi provare a Marijampolė in Lituania o a Daugavpils in Lettonia, o fianco a Viciebsk a Bielorussia :D ma anche lì ti deve andar bene (chessò, se un Emiro è già passato, son vacche magre :D :D :D vero, Moi ?) altrimenti si “scende” al 40-45 %, cifra peraltro alta, per gli standard italici [tranne da te, pare]

          • gotcha says:

            grazie tante habs..

            per “conoscere” intendevo costruire un rapporto; approccio, uscita a cena, affetto e balle varie..

          • gotcha says:

            habs, tu mi dici che vorresti conoscere approfonditamente TUTTE le donne italiche e scopartene un 40%?

          • habsburgicus says:

            mi accontenterei di applicare la percentuale ad un numero leporelliano di super-modelle..che siano italiche o no :D
            sufficienti per un annetto pieno :D

          • gotcha says:

            allora non hai capito: stavo cercando di spiegarti che è più impegnativo costruire un rapporto che la classica “botta e via”. di conseguenza, tra le donne che incontro, me ne scoperei un buon 45%, ma solo con un 5-10 potrei pensare di iniziare una relazione. mi sembra un ragionamento semplice.

          • habsburgicus says:

            qualcosa comprendiamo pure noi..
            specialmente quanto è lapalissianamente vero !
            io ponevo il tutto sullo scherzo :D
            (nei fatti, senza dubbio è più o meno così–chi potrebbe congruamente obiettare ?)

          • gotcha says:

            stavo cercando di capire dove voleva andare a parare moi. tipo “la decadenza della società occidentale” o roba simile.

          • Z. says:

            Goccia, devo ammettere che mi stupisci. Ti facevo meno selettivo!

          • gotcha says:

            bè, diciamo che 10-45% è la percentuale tipo “dopo-pranzo”. se dovessi restare senza mangiare per un po’ facciamo pure 50-75% (dai almeno con l’immaginazione fammi dire di no a qualcheduna.)

  58. Moi says:

    @ Chi interessasse :

    https://vimeo.com/channels/cafeteologico/147820267

    conferenza di Francesco Agnoli sullo Spirito del Sessantotto e del suo persistere … insomma: l’ Anti-Mario Capanna ! ;) (il cui pensiero, ricordiamolo, ha raggiunto le masse nate “nel Dopo” attraverso Red Ronnie) !

  59. Moi says:

    @ PINO

    A proposito di Spagnolerie … come saprai,a Saragozza hanno riadattato l’ex Arena, l’ ex Plaza de Toros a residence ultrafighetto. Che tristezza … forse perfino la moschea era un male minore ! ;)

  60. Moi says:

    @ PINO

    A proposito di “Borgheserie” fastidiose … esistono ancora, che tu sappia, a Parma, quelle robe già ottocentesche negli Anni Cinquanta come il Gran Ballo delle Debuttanti
    che inevitabilmente inducono ogni Uomo del Popolo a Cedere al Sessismo :D ?!

    • PinoMamet says:

      …fino a qualche anno fa sì, adesso credo anche…

    • Z. says:

      Non sono sicuro che gli uomini del popolo siano invitati a quei balli :-)

      • Roberto says:

        So che a Modena si fa ancora e non è affatto difficile che “gente del popolo” partecipi perché i cadetti possono invitare la ragazza di loro scelta (che deve essere accettata in base a criteri a me sconosciuti, ma ho un mio amico che ha appunto fatto l’Accademia e poi invitato la fidanzata dell’epoca al ballo)

  61. mirkhond says:

    “Tornando all’Italia, esiste un’Italia più direttamente legata alla tradizione greco-romana, anzi, direi proprio al retaggio magnogreco (con buona pace di Mirkhond: quello che sostiene lui paradossalmente è più vero per la Grecia che per l’Italia”

    Non tutto il meridione però fu magnogreco.
    Penso alla Daunia, al Sannio, alla Marsica, ai Peligni, Frentani, Vestini ecc.
    Esiste un Mezzogiorno che non fu MAI magnogreco.
    Nella stessa Peucezia e in Lucania il Greco fu al massimo la lingua (o meglio una delle) franca, ma il popolo parlava in una lingua illirica di cui non ci è giunto nulla, proprio per la tipica difficoltà delle lingue illiriche ad essere traslitterate (vedasi l’esempio moderno dell’Albanese, che ha raggiunto una forma scritta solo tra XVIII e XX secolo).

    • Andrea says:

      @ Mirkhond

      “vedasi l’esempio moderno dell’Albanese, che ha raggiunto una forma scritta solo tra XVIII e XX secolo”.

      Sinceramente, non credevo che la codificazione scritta della lingua albanese fosse avvenuta in epoche, tutto sommato, così recenti. Ma quindi, prima del XVIII secolo, l’albanese veniva utilizzato dai parlanti solo nelle situazioni informali?

      Durante la fase ottomana, il greco, nello spazio imperiale, oltre ad essere utilizzato come lingua liturgica dai cristiani ortodossi, era affiancato al turco nei contesti formali, o almeno in alcuni di essi?

      Quando, esattamente, si inzia a parlare di Albania – indipendentemente dall’ascendenza illirica – , se non proprio come “nazione” in senso ottocentesco, come civiltà e cultura? Per ciò che riguarda la codificazione della lingua scritta, ricordo di avere letto che c’è stata una reciproca influenza tra l’Albania balcanica e quella italiana (Arberia): che ruolo ha giocato l’Arberia nella formalizzazione dell’albanese moderno?
      Grazie, ciao!

      • Andrea says:

        P.S. Per “contesti formali” intendevo quelli giuridici, letterari, etc.

        • PinoMamet says:

          La produzione letteraria greca è continuata durante il periodo ottomano, sia in patria sia nelle varie “diaspore”;
          il greco ha avuto sicuramente un ruolo formale, oltre che nella liturgia, anche nell’amministrazione e nell’educazione, legate al clero ortodosso e alla classe “nobiliare” dei Fanarioti.

          • Andrea says:

            @ Pino

            Grazie!

          • PinoMamet says:

            Figurati!
            cerco se c’è qualcosa di letterariamente notevole, ma onestamente dubito che ci sia nella produzione “alta”, che, in mano a preti e gente che si vantava di ascendenze nobiliari bizantine, mi sa tanto che sarà stato un rigido e un po’ posticcio manierismo…

            secondo me più interessante la tradizione popolare dei canti cleftici…

      • habsburgicus says:

        @Andrea
        hai in parte ragione tu

        il primo documento in albanese è già del XV secolo
        il 1° libro in albanese è del 1555
        entro il 1619-1620 c’era già abbastanza, dovuta quasi sempre solo ai cattolici, come riconoscono molti albanesi musulmani

        ecco qui, in breve
        (1210, forse testo in albanese in un ms di Teodoro da Scutari, finito il 9/3/1210, scoperto nel 1998 dall’albanese Musa Ahmeti in Vaticano conteneva anche una storia dal 154 d.C al dic 1209) io non ci credo, per quanto vale la mia opinione o almeno sono scettico, dunque partiamo dal XV secolo

        1462, 1° documento scritto in albanese, formula di battesimo dell’Arcivescovo di Durazzo Paulus Angelus=Pal Engjeli (c.a 1417-1470)
        1483, maledizione in albanese
        1497, lessico albanese di Arnold von Harff (c.a 1471-1505), in ortografia tedesca
        Vangelo di Pasqua o di Pericope, in tosco e alfabeto greco, XV o XVI secolo
        1555, Messale di Gjon Buzuku , in ghego, edito probabilmente a Venezia, in dialetto ghego nordoccidentale (forse di zone oggi montenegrine), in alfabeto latino più 5 caratteri cirillici ne esiste solo una copia scoperta nel 1740, nella biblioteca del Collegio di Propaganda Fide a Roma dal gesuita Gjon Nikollë Kazazi (1702-1752), Arcv Skopje, di Gjakova (ed. critica, preparata da Eqrem Çabaj, stampata nel 1968 a Bucarest)
        (1584, Catechismo albanese, originato da Loreto, non ve ne è traccia)
        1592, versione albanese, ad opera di Lekë Matrënga (1567-6/5/1619 come arciprete, un arbëresh siciliano), del catechismo dello spagnolo Ledesma, S.J (1516-1575), edita a Roma, in alfabeto latino puro, 2° pubblicazione in albanese e 1° in tosco
        1618, traduzione albanese [usata questa parola] ghega, di 169 pag, della Dottrina Cristiana di Bellarmino, di cui esiste solo una copia originale, donata dall’autore alla Vaticana il 29/1/1622 (del 1597; tradotta pure in inglese, gallese, arabo nel 1613 e greco nel 1616) ad opera del prete, e poi vescovo cattolico di Sapa e Sarda, Pjetër Budi (1566-dic 1622, nativo di Gur i Bardhë nel Mati; studiò al Collegio Illirico di Loreto; a 21 anni fu ordinato sacerdote e mandato immediatamente in Macedonia e Kosovo allora parti della provincia ecclesiastica di Serbia dipendente dal’Arcv di Antivari e nei primi 12 anni fu in varie parrocchie; nel 1599 nominato vicario generale di Serbia, posto che tenne per 17 anni; nel 1610 era a Skopje e nel 1617 era definito come cappellano di Prokuplje in Serbia meridionale ove, nel 1616, ebbe contatti con ribelli antiturchi; dal 1616 al 1618 fu a Roma; dal marzo 1618 a c.a sett 1619 andò in pellegrinaggio a Santiago de Compostela e al ritorno a Roma, in autunno 1619, cercò di ottenere l’attenzione della Santa Sede per la la liberazione dei cristiani albanesi; dal 20/7/1621 vescovo di Sapa e Sarda; nel 1622 tornò in Albania e nel dicembre 1622 annegò nel fiume Drin; molto di quello che sappiamo di lui deriva da una sua lettera al Card. Gozzadini del 15/9/1621), ed. Roma in appendice 53 pagine di poesia religiosa in albanese, la prima poesia in ghego arcaico (riedito 1636, 1664 e 186; nel 1759 c’erano 960 copie alla Propaganda), in alfabeto simile a quello di Buzuku che non nomina mai
        1621, traduzione albanese (“epirotica”) del Rituale Romano (commenti in albanese, 319 pag) e dello Specchio della Confessione (401 pag, adattamento dello Specchio di Confessione di Emerio de Bonis), entrambi seguiti da versi, più una terza breve opera (16 pag) che non compare nel titolo, ad opera di Pjetër Budi, Roma, in ghego arcaico, in alfabeto simile a quello di Buzuku che non nomina mai
        (una o due delle poesie da lui pubblicate sono di Pal prej Hasit=Paolo di Hasi)
        30/5/1635, pubblicato a Roma da parte di Frang Bardhi=Franciscus Blancus (1606-9/6/1643), il 1° dizionario latino-albanese scrisse in ghego; nasce a Kallmet presso Lezhë da una famiglia che tradizionalmente dava ecclesiastici e militari a Venezia; studiò al Collegio Illirico di Loreto e poi a quello di Propaganda a Roma; vescovo di Sapa e Sarda dal 30/3/1636 al posto dello zio, trasferito ad Antivari; prima di partire per l’Albania, l’8/4/1636, ottenne l’imprimatur per la 2° edizione della traduzione “in lingua epirotica” della Dottrina Cristiana di Budi; negli archivi di Propaganda sono conservate 19 sue lettere e rapporti in italiano e latino fra cui uno dell’8/2/1637 in cui diceva di aver tradotto altre opere ecclesiastiche in albanese di cui non si sa nulla; nel 1641 si recò di persona a Roma per fare un rapporto personalmente; la sua opera, di 238 pagine, contiene 5640 termini latini tradotti in albanese “epirotico”; prefazione in albanese di 6 pag; appendice di 33 pagine, divisa in 7 parti (l’ultima contiene 113 proverbi), per la maggior parte quadrilingue (latino, italiano, albanese, turco); il suo è il 1° dei 22 dizionari albanesi pubblicati sino al 1850 e il più importante (nel 1759 nella Biblioteca di Propaganda ce n’erano 360 copie); ebbe difficoltà nel rendere i termini astratti in albanese; pubblicò nel 1636 a Venezia anche un libro latino di 76 pagine su Skanderbeg, in cui confutò l’opinione del vescovo bosniaco Tomeus Marnavitius che lo voleva bosniaco
        1685, Cuneus prophetarum, a Padova in italiano ed “epirotico” (albanese), di Pjetër Bogdani/Pietro Bogdano (c.a 1630-dic 1689; nacque a Gur i Hasit presso Prizren, in Kosovo; pare ricevette la prima educazione dai francescani a Čiprovci in Bulgaria nordoccidentale e poi al Collegio Illirico di Loreto come pure Budi e Bardhi; dal 1651 al 1654 fu prete a Pult, dal 1654 al 1656 fu al Collegio di Propaganda a Roma; vesc Shkodër dal 1656 al 1677 e dal 1671 anche amministratore dell’Arcv Antivari/Bar; nel 1664-1669 si nascose nei villaggi di Barbullush e Rjoll presso Shkodër; Arcv Skopje dal 1677, ove successe allo zio Andrea Bogdani c.a 1600-1683, autore di una grammatica latino-albanese ora perduta, e parimenti amministratore di tutto il Regno di Serbia; dovette fuggire a Ragusa, indi a Venezia e Padova ove fu ben accolto dal vescovo Card. Gregorio Barbarigo, 1622-1697, che fondò a Padova la Tipografia del Seminario con caratteri ebraici, arabi, armeni; dopo la pubblicazione del suo libro, tornò nei Balcani nel marzo 1686 e operò contro i Turchi, specialmente in Kosovo; fornì 6000 uomini alle forze austriache che avevano catturato Prishtinë e li condusse a prendere Prizren; purtroppo scoppiò la piaga e dovettero ritirarsi; egli stesso morì del morbo a Prishtinë, dove era ritornato, in dic 1689; più tardi i Turchi e i Tatari esumarono il suo cadavere e lo gettarono ai cani nella piazza centrale di Prishtinë, come raccontò nel 1698 il nipote Gjergj), in alfabeto latino come usato in italiano con le stesse lettere cirilliche già utilizzate da Budi e Bardhi, opera scritta originariamente in albanese, già pronta da una decina d’anni almeno per quanto riguarda la parte albanese; nel titolo latino si definisce macedone (ristampato 1691 e 1702 a Venezia, con titolo italiano); il 1° libro (soprattutto relativo all’Antico Testamento), preceduto da elogi in latino, albanese, italiano e serbo, contiene due poemi albanesi, uno del cugino Luca Bogdani e uno di Luca Summa; nel 2° libro (soprattutto relativo al Nuovo Testamento) vi è traduzione dal libro biblico di Daniele in 8 linguaggi (latino, greco, armeno, siriaco, ebraico, arabo, italiano, albanese) egli menziona nel 1665 l’esistenza di un Vangelo in albanese (quello di Buzuku ? che però era un Messale), scrisse in ghego, è il padre della prosa albanese, in lui si trova per la prima volta quello che si può chiamare un linguaggio letterario, capace anche di esprimere astrazioni, il che riusciva ancora faticoso a Frang Bardhi 50 anni prima

        • mirkhond says:

          Ho salvato questi dati che hai fornito.
          Comunque questi autori albanesi si esprimevano anche in Latino, Italiano e Serbo.
          E sono quasi tutti gheghi.
          Sarebbe curioso capire come traslitteravano il Ghego, senza i segni aggiuntivi a Monastir nel 1908.

          • habsburgicus says:

            i più, come accennato, usavano 5 segni cirillici
            ma sino al 1908, o almeno 1878, vi era confusione…credo che Hahn abbia riprodotto tutti gli alfabeti usati nei suoi “Albanesische Studien” in XIX secolo
            tre cose sono certe, e dubito che vi siano albanesi seri che le neghino (magari metteranno, come è anche giusto, i puntini sugli i e ciascuno farà il Cicero pro domo sua :D)
            n° 1, la lingua scritta nacque e si sviluppò grazie ai cattolici e a Roma
            n° 2, l’Austria aiutò gli albanesi con costanza, già in XVII-XVIII secolo ma soprattutto da metà/fine Ottocento (per ragioni politiche ma interessa il risultato)
            n° 3, l’Italia stessa, pur così antiasburgica, aiutò l’Albania (in particolare nel 1912-1913) idem
            dunque, come corollario, ogni italiano colto, tradizionale e fiero dell’eredità del proprio passato cristiano e romano, non potrà che appoggiare sempre le aspirazioni albanesi (magari si litigherà fra noi e si discuterà animatamente sul 7-12 aprile 1939 :D ma ci si unirà sempre in fundamentalibus..o così dovrebbe essere in un mondo non del tutto irrazionale..dunque non oggi :D)

        • Andrea says:

          @ Habsburgicus

          Grazie. E’ possibile, dunque, far risalire la nascita di una vera e propria cultura letteraria abanese alla prima metà del XVII secolo con Frang Bardhi.
          Ciao!

          • Andrea says:

            “Sarebbe curioso capire come traslitteravano il Ghego, senza i segni aggiuntivi a Monastir nel 1908″.

            @ Mirkhond

            “Messale di Gjon Buzuku , in ghego, edito probabilmente a Venezia, in dialetto ghego nordoccidentale (forse di zone oggi montenegrine), in alfabeto latino più 5 caratteri cirillici”.

            La butto lì a casaccio… :) Ma forse i 5 caratteri cirillici aggiuntivi nel testo del 1555 erano stati usati per rendere i fonemi non direttamente riproducibili con i caratteri latini?…

          • mirkhond says:

            Non saprei Andrea, non sono un linguista! :)

          • habsburgicus says:

            e infatti è così Andrea
            (P.S un alfabeto misto latino-cirillico, una vera oscenità :D, ci fu anche in Romania nei 1830′-1840′ e soprattutto nei 1850′, per le stesse ragioni ! testi, orribili a vedersi, in tale mistura si trovano ancora nel 1863 e non mi stupirei 1864)

    • Peucezio says:

      Mirkhond,
      “Non tutto il meridione però fu magnogreco.
      Penso alla Daunia, al Sannio, alla Marsica, ai Peligni, Frentani, Vestini ecc.
      Esiste un Mezzogiorno che non fu MAI magnogreco.
      Nella stessa Peucezia e in Lucania il Greco fu al massimo la lingua (o meglio una delle) franca, ma il popolo parlava in una lingua illirica di cui non ci è giunto nulla, proprio per la tipica difficoltà delle lingue illiriche ad essere traslitterate (vedasi l’esempio moderno dell’Albanese, che ha raggiunto una forma scritta solo tra XVIII e XX secolo).”

      Precisazione ineccepibile.
      In effetti pensavo più al sud in un certo senso più illustre (senza voler togliere nulla ad abruzzesi, ecc.), cioè Napoli, la Sicilia…
      D’altronde la stessa centralità della capitale ha influenzato non poco, anche quando ha smesso di essere capitale: non so se avremmo avuto un abruzzese come Croce (Pescasseroli è Marsica a proposito?) senza la scuola degli idealisti napoletani e la temperie in cui si è di conseguenza formato.

  62. mirkhond says:

    In Lucania si parlava un linguaggio sabellico sia pure con alfabeto greco.

  63. mirkhond says:

    Per Andrea

    Dunque gli Albanesi dal Medioevo utilizzavano quattro lingue franche a seconda delle aree di provenienza.
    Il Latino nelle aree costiere e dopo il XIV-XV secolo anche nell’entroterra sempre del Nord.
    Il Serbo o meglio il Paleoslavo nelle aree settentrionali interne e kosovare, almeno fino al XVI secolo.
    Il Romaico nelle aree meridionali.
    Il Turco pre-Ataturk, scritto in caratteri arabi e infarcito di persianismi dal XV ai prmi del XX secolo.
    E con l’aggiunta del Persiano, ovviamente solo dai pochi dottissimi, per lo più musulmani dal XV ai primi del XX.
    L’Albanese, o meglio le due parlate ghega e tosca erano utilizzate solo oralmente.
    Fu proprio in area Arbereshe, con Giulio (Jul) Variboba nel XVIII secolo, e poi con Girolamo De Rada (1814-1903) che nasce una letteratura albanese in caratteri latini.
    Questa letteratura albanese delle Due Sicilie influenzò nel XIX secolo la cultura albanese ottomana, i cui rappresentanti in un clima di risorgimentalismi e nazionalismi, nel 1908 riunitisi in un congresso a Monastir (oggi in Macedonia), stabilirono di utilizzare l’alfabeto latino per veicolare la propria lingua, aggiungendovi dei segni particolari per rendere in maniera più precisa la pronuncia albanese.
    Nel 1972 sotto la tirannia di Enver Hoxha, ci fu una riforma della lingua standard albanese, basata sul Tosco, l’Albanese meridionale e linguaggio materno dello stesso Hoxha, al posto di una lingua standardizzata sul Ghego del nord, come era stato stabilito a Monastir.
    Ciao!

  64. mirkhond says:

    Quanto al sentimento di identità albanese, esso comincia ad apparire nel XIII secolo (il termine Albania e Albanese sono già menzionati nell’Alessiade, redatta nel 1137-1148 c., in riferimento alle campagne balcaniche di Roberto il Guiscardo e di suo figlio Boemondo nel 1080-1085, per indicare delle tribù montanare viste come dei selvaggi).
    Ma l’identità albanese moderna è frutto inizialmente dell’intellighenzia arbereshe delle Due Sicilie, e da qui nel XIX secolo in seguito proprio ai rapporti tra le “due” Albanie, quella italiana e quella balcanica, si sviluppa in quest’ultima.
    Col paradosso di adottare il cattolico-uniate ortodosso serbo Giorgio Castriota Skandebeg (1405-1468) e il suo stemma di famiglia, l’Aquila Bicipite nera in campo rosso, come vessillo della nuova Albania, in maggioranza musulmana!

  65. mirkhond says:

    Skanderbeg

  66. mirkhond says:

    Per uniate cattolico-serbo ortodosso in relazione a Skanderbeg si intende la religione, non l’etnia che è quella albanese ghega,

  67. Moi says:

    @ ZETA

    Certe robe _ come “Ballo delle Debuttanti” … _ basta sapere che esistono, perché t’inizi a fermentare nello spirito la bestemmia liberatoria … nevvero, Pino ?

    • Z. says:

      Occhio Muà, stai scherzando col fuoco!

      Pino e altri qui sul blog di Miguel, qualche annetto fa, spiegavano perché ritenevano giusto punire i bestemmiatori per legge. Limitati quindi a bestemmiare con lo spirito :D

      • mirkhond says:

        ???????????

        • Moi says:

          SPIRITUALITA’ POPOLARE IN EMILIA-ROMAGNA

          Il Rito ;) Bestemmia Liberatoria è quello che si esegue battendo forte una volta le mani e alzando lo sguardo al cielo e poi scotendo la testa “a no” … preceduta da un “mo” se in dialetto o un “ma” se in Italiano.

          Altrimenti è soltanto una bestemmia e diventa … una cosa becera immotivata :D !

          I Bimbiminkia Globalizzati , invece, mettono un nerdissimo “féispàlm” su “Féisbuch” ;) !

  68. Moi says:

    Il progetto della città-piramide di Shimizu a Tokyo, lo conoscevate ?

    https://en.wikipedia.org/wiki/Shimizu_Mega-City_Pyramid

    versione 2 minuti e 23 secondi :

    http://www.youtube.com/watch?v=aS2ob2wAnmU

    versione 40 minuti

    http://www.youtube.com/watch?v=_hwAu0epG-k

    ————-

    Sembra fatta apposta perché vengano dei Daikaiju a distruggerla … non so come dire.

  69. Moi says:

    SCUSATE sbagliato post …

  70. mirkhond says:

    “In generale la gente si fa abbastanza i fatti suoi, è abitudinaria, ha i suoi giri e vede sempre le stesse persone. E in fondo è poco curiosa e poco interessata a nuove conoscenze.”

    In effetti è così.
    A cominciare dai commentatori abituali di questo blog! ;)

    • Z. says:

      Veramente tre dei commentatori abituali di questo blog si sono visti, e due più di una volta, nella Capitale del Mondo!

      Z.

      PS: in una cittadina toscana di minore importanza, inoltre, pare che il titolare del blog abbia incontrato numerosi commentatori abituali a più riprese :D

      • Peucezio says:

        Numerosissimi: a quanto mi consta 3 per la precisione: una volta quel ragazzo siciliano di cui ora mi sfugge il nickname, un’altra volta, in separata sede, me e Tortuga.
        E dire che io sono a 300 km (che non è tanto), voi bolognesi a 100, cioè dietro casa!

        • mirkhond says:

          Izzaldin

        • Z. says:

          Dimentichi Maria, Venturi, Ritvan e forse pure qualchedun altro. Oh, poi parliamo di una sparuta comunità di lettori, mica di folle oceaniche… se siamo dieci in tutto vedersi on cinque o sei è tanta roba!

          Piuttosto, tu pensa a non tirare bidoni :P

          • mirkhond says:

            Maria e Venturi sono di Firenze.
            E poi chi è che tira i bidoni? ;)

            • “Maria e Venturi sono di Firenze.”

              ma veramente la Maria l’ho incrociata oggi, davanti allo Sforno, e ci siamo scambiati gli abbracci di fine anno.

          • Z. says:

            Moi è di Bologna ma mica ci viene al romeo con noi. Ognuno ha i suoi gusti :)

          • PinoMamet says:

            Regà, non per raffreddare gli entusiasmi norrenamente, ma io frequento il blog di un appassionato di baschi (copricapo, e incidentalmente anche un po’ la cultura basca) neozelandese, che poi è un olandese trasferito in Nuova Zelanda…
            mi trovo benissimo, ma mica mi sogno di andarlo a trovare a Auckland…

          • mirkhond says:

            Auckland non è Bologna però….. ;)

          • Peucezio says:

            Miguel
            “ma veramente la Maria l’ho incrociata oggi, davanti allo Sforno, e ci siamo scambiati gli abbracci di fine anno.”

            Salutamela appena la rivedi!!
            Ho ancora uno splendido ricordo di quello scampolo di pomeriggio passato con te e Tortuga (e con Mirkhond in collegamento telefonico) in quell’accoglientissimo e caldo salotto di casa sua e soprattutto della sua amabilità e piacevolezza!

          • Peucezio says:

            Già… non è esattamente la stessa cosa andare in Nuova Zelanda o dall’Emilia occidentale a Bologna o a Firenze.

            Comunque, Pino, sei strano.
            Io, che da qualche mese sono in contatto con una procugina austaliana che condivide con me la passione per le origini e la storia della famiglia, sto già programmando, con mio procugino, suo cugino primo, che abita in Puglia, di andarla a trovare prossimamente a Sidney (tra l’altro lì c’è sua madre, che conosco bene, perché l’ho portata pure in gita a visitare la Trinità di Venosa, senza trascurare la casa di Orazio – per la verità quattro muri e una specie di pavimento musivo minimale, attribuiti arbitrariamente al poeta, in un vicoletto – e anche, mi sembra, una sorella e un fratello).
            Metto il culo su un sedile di aereo e nel giro di alcune ore sono dall’altra parte del mondo: è così comodo.

  71. mirkhond says:

    Ci sono altri commentatori che NON si conoscono tra di loro, e addirittura, almeno in un paio di casi non si sa nemmeno come si chiamino DAVVERO.
    E dopo ANNI che ci si “ritrova” in questo blog…… ;)
    Uno poi è specializzato in sòle……. ;)

  72. mirkhond says:

    “Teodoro da Scutari”

    Alludi al chierico romeo di Scutari d’Anatolia (oggi Uskudar) vissuto tra 1230 e morto dopo il 1282, vescovo di Cizico nel 1277-1282?

  73. mirkhond says:

    “n° 1, la lingua scritta nacque e si sviluppò grazie ai cattolici e a Roma”

    Concordo pienamente.
    I primi ecclesiastici ad utilizzare l’Albanese Ghego furono i missionari cattolici che hai citato, nel XVI-XVII secolo.
    Però i Toschi ortodossi e musulmani così come i Gheghi musulmani (musulmani divenuti maggioritari nel XVII-XVIII secolo) NON utilizzavano l’Albanese scritto ghego o tosco, ma il Romaico-Bizantino e il Turco infarcito di persianismi e scritto in caratteri arabi.
    E i Musulmani come ricordato diventano la MAGGIORANZA degli Albanesi tra XVII e XVIII secolo, mentre gli Ortodossi erano/sono rimasti in numero maggiore rispetto ai Cattolici.
    Dunque il linguaggio Albanese Ghego scritto e utilizzato dai Cattolici, era LIMITATO alle aree gheghe del nord e del Kosovo tra gli Albanesi cattolici.
    Dunque in sostanza utilizzato da una MINORANZA, seppure dotata di grande cultura.
    E’ solo nel XIX-XX secolo, col formarsi di un’identità nazionale panalbanese, che vede emergere un’intellighenzia musulmana e ortodossa che vuol servirsi della propria lingua, che si avrà il trionfo dell’Albanese scritto, adottando l’alfabeto latino con alcuni segni adatti per veicolare la propria lingua, come stabilito a Monastir nel 1908.

    • habsburgicus says:

      è uno dei rari casi, in epoca moderna, in cui noi cattolici abbiamo svolto una funzione “egemonica” e di “successo”….quanto venne ideato e sviluppato da “noi” [metto le virgolette sennò Miguel a ragione si adira :D], fu adottato in seguito dagli intellettuali musulmani e (quelli non grecizzati) ortodossi, poi dai “laici”
      verrebbe voglia di dire
      “e vissero tutti e felici e contenti”
      si, ma fino all’arrivo del compagno Enver a fine 1944 :D lì sta la differenza tra le fiabe e la triste realtà !

  74. mirkhond says:

    Lo zio Enver nel 1972 riformò l’Albanese standard su basi tosche, soppiantando quello Ghego stabilito a Monastir nel 1908.
    Però da ateo comunista di tradizione sunnita, NON POTE’ eliminare l’eroe CATTOLICO Skanderbeg e la sua bandiera con l’aquila bicipite nera in campo rosso! :)

  75. mirkhond says:

    Comunque persino il primo patriarca ortodosso della Chiesa Ortodossa Albanese, Fan Noli (1882-1965), nel suo studio su Skanderbeg sostenne il grande contributo dato dal Cattolicesimo nell’affermazione dell’identità albanese.

  76. mirkhond says:

    Il più antico documento scritto in lingua Albanese, la citata formula di Battesimo del 1462, dovrebbe essere conservata alla Laurenziana di Firenze.
    Chissà se Miguel l’ha mai vista.

  77. mirkhond says:

    “ma veramente la Maria l’ho incrociata oggi, davanti allo Sforno, e ci siamo scambiati gli abbracci di fine anno.”

    Non abitate vicino?

  78. mirkhond says:

    “ma io frequento il blog di un appassionato di baschi (copricapo, e incidentalmente anche un po’ la cultura basca) neozelandese, che poi è un olandese trasferito in Nuova Zelanda…
    mi trovo benissimo, ma mica mi sogno di andarlo a trovare a Auckland…”

    Questo ci ricorda quanto la tecnologia telematica accorci le distanze virtuali, anche tra persone che abitano agli antipodi tra di loro.
    Poi, però torniamo alla REALTA’ vera con le sue distanze.
    In fondo Pino ha ragione, se è faticosissimo muoversi da Bari a Fidenza, figuriamoci da Fidenza ad Auckland…….

    • “Poi, però torniamo alla REALTA’ vera con le sue distanze.”

      Io personalmente gioco in entrambi i campi, sicuramente.

      A volte a discutere con un misterioso Habsburgicus di manoscritti medievali, poi invece a sentirmi mezz’ora di sfogo della consigliere comunale che mi racconta di come è arrivata a fine anno, scoprendo di aver cercato di fare talmente tante cose per gli altri, senza riuscirci, da essere rimasta svuotata dentro.

      La “realtà” di cui parla giustamente Mirkhond comunque ho imparato – in tarda età :-) – a privilegiarla.

  79. mirkhond says:

    “Moi è di Bologna ma mica ci viene al romeo con noi. Ognuno ha i suoi gusti :)”

    E le sue reciproche diffidenze, come dimostrate proprio tu e Moi, dopo anni di frequentazione in questo blog….. ;)

  80. mirkhond says:

    Per Miguel

    Credo che anche sul concetto di distanza, valga il discorso sugli anni 60′ fatto da Zanardo.
    E cioè che il progresso tecnologico e il benessere economico da esso creato, unito alla dialettica sindacale di ispirazione marxista, hanno creato una fase unica e irripetibile di mobilità sociale fino a raggiungere il cosiddetto “villaggio globale”.
    Solo che, come a ragione ha detto Zanardo, tale fase è ormai in declino, e siamo nuovamente in fase di vacche magre.
    Se poi aggiungiamo le guerre democratiche a guida Usa e il terrorismo e l’instabilità da esse provocate, anche alle nostre porte, ti rendi conto che DEVI ridimensionarti.
    Solo che in questo necessario ridimensionamento, non tutti riescono ad adattarsi…….

  81. mirkhond says:

    Secondo tre storici britannici, Finlay, Duggan e Mack Smith, la decadenza della Sicilia sarebbe iniziata proprio con la rottura dei rapporti di contiguità mediterranea col Maghreb, a partire dalla conquista e “ricattolicizzazione” normanno-sveva che portarono l’Isola e la Longobardia minor/Puglia/Napolitania nell’orbita franca, condannandoci a divenire un’appendice marginale di un mondo e di interessi lontani da noi e dal nostro naturale bacino che è il Mediterraneo.
    La conquista piemontese del 1860-1861 portò il colpo di grazia nella “norrenizzazione” delle Due Sicilie e alla decadenza di un’Italia incapace di orientarsi nei suoi VERI interessi nel Mediterraneo e nel Medio Oriente, oltre che nei Balcani.
    Dunque il nostro ritrarsi nel piccolo guscio non può che impoverirci tutti.
    L’Oltrarno forse si può salvare con il suo passato ampiamente valorizzato anche dal mondo anglosassone, ma noi a Bari come ci riorientiamo se veniamo costretti dalla catena euroamericanocratica a non rinforzare i legami con la Russia e l’Est mediorientale?

  82. mirkhond says:

    E questo ci riporta allo stantìo ma sempre attuale disagio dialettico nord-sud.
    Come meridionale NON posso seguire Habsburgicus nella sua orientofobia islamofobica, ortodossofobica e russofobica.
    Perché è proprio nella realtà frangistana amata e difesa da Habsburgicus che vi sono le cause della nostra decadenza.
    E dunque della follia di un’Italia unita in cui gli interessi delle sue varie componenti erano e sono diversissimi……..

    • gotcha says:

      di interessi e passioni diverse si può parlare quando in quattro ci dividiamo una torta in quattro spicchi giusti. ma se io mi prendo i tre quarti, e il restante ve lo dovete dividere in tre, allora uno può reclamare quello che vuole ma la realtà è che io sono uno stronzo..

  83. Moi says:

    Matteo Salvatore componeva in che idioma ? … Cioè, anche in dialetto ?

  84. Moi says:

    Qualcosa di Matteo Salvatore sul tubo c’è :

    FACTEVE LI CAZZA VOSTRA

    https://www.youtube.com/watch?v=U-N3rlDak84

    Gente de lu vicenete
    faciteve li cazza vostra
    e nun penzete a li nostre
    pecché nuij c’avimma spusà
    no v’impiccete no tredechete
    questa è la rabbia ca ve fa parlà
    cuncettina quann va a la messa
    ce port semb lu zit appresso
    e ce lu port cu tanta allegria
    zitta oi ma ca jè lu zit mij
    cuncettina quann bianchieva
    ma de bellezza ne teneva assaje
    ma de bellezza ne tene assaje
    bianchieva c’a fatt uacià
    non me ne frec a me m’ha uaciet
    sto nnammuret m’ha fatt mpazzì
    ca te pozzn accid cuncettì
    statt attenta oi figlia mia
    tu n’ha capit la malatia
    e quann l’omm c’è ncapunit
    tromba la ciustarella e po t’adda lassà
    e quann l’omm c’è ncapunit
    tromba la furnacella e po t’adda lassà

    ———————————-

    Però NON mi sorprende che la Lobby della PizziKa Politically Correct Gender Defender da CSO lo lasci nel dimenticatoio :) :

    LU FROCIO

    https://www.youtube.com/watch?v=VCpMD3sPG-Q

    Vs

    LA RONDINELLA

    https://www.youtube.com/watch?v=E9_Ccze0GyQ

    • Moi says:

      tredechèt , zit, uaciét … sarebbero ?

      “trombare la furnacella” vuol dire dare il soffietto nel forno o più Toscanamente ;) “trombarsi la fornaia” ? O “ce” ? ;)

  85. Moi says:

    A proposito di Sydney …ho visto che a 70 km dal porto esiste veramente una località denominata Sun Valley, visto che nell’anime di Lady Georgie / Redi Joji il Dottor “Skiffins” (ma esiste ‘sto nome in Inglese ?! “Lowell”, per quanto raro, ho visto che sì …) Gerald va a cercare la figlia del fratello nella “Valle del Sole”, l’ insediamento umano più vicino al Campo di Lavori Forzati da cui era scappato il fratello Conte Fritz assieme alla figlia (adottata dai contadini più vicini *) e alla moglie (Contessa Sophie, che “ci resta” subito sotto a un albero). Insomma, Yumiko Igarashi (Bimba dell’ Arco Cinquanta Tempeste ?!) si è documentata …

    * Due soli figli in quel tipo di economia di agricoltura e allevamento mi sembra strano … ma tant’è.

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