La festa continua. Per qualcuno

Due giorni prima dell’attentato a Parigi, abbiamo letto che uno dei più grandi ghiacciai della Groenlandia sta cominciando a frammentarsi irreversibilmente; e nei soliti tempi imprevedibili, dovrà da solo far innalzare il livello globale del mare di mezzo metro.

Stiamo arrivando alla conclusione inevitabile di molti processi correlati, in un mondo in cui tutto tiene.

La crisi ecologica e di sovrappopolazione che sta distruggendo le fragili terre del Medio Oriente, mandando ondate umane sconvolte sull’Europa, che per qualche settimana ci siamo divertiti a trattare come pelouche per sentirci più buoni, noi che possiamo, degli ungheresi che innalzavano muri; per poi dimenticarcene quando gli inglesi hanno innalzato un muro a Calais (lo sapevate?).

L’esito sicuro e previsto da tutte le sagge cassandre, delle guerre contro Saddam Hussein e Gheddafi.

La crisi delle famiglie immigrate, che hanno costruito la ricchezza della Francia e vengono costantemente umiliate e provocate come ignoranti che non sanno apprezzare la laicité, di fronte ai loro figli persi in bainlieues terrificanti, dietro a fantasie televisive incontrollabili, in tempi in cui le braccia umane non servono più.

Dal gennaio 2015, tutti gli studenti francesi devono La Marseillaise in classe:

Sous nos drapeaux que la Victoire
Accoure à tes mâles accents !
Que tes ennemis expirants
Voient ton triomphe et notre gloire !

Ogni comportamento che metta in dubbio i valori della Repubblica e l’autorità verrà sistematicamente segnalato al preside” e seguito da un “dialogo educativo con i genitori.

A gennaio suo padre Omar aveva parlato al giornale belga Het Laatste Nieuws. «Sono disperato – diceva l’uomo -. La nostra famiglia deve tutto a questo Paese. Sono arrivato 40 anni fa per lavorare nelle miniere ma poi ho salito gli scalini, ho un negozio di vestiti e ne avevo comprato uno anche per mio figlio, che era diventato anche un buon commerciante. Stavamo bene, avevamo una vita fantastica. Ma di colpo Abdelhamid è partito per la Siria. Non ho mai capito come abbia potuto radicalizzarsi così all’improvviso»”

L’idea geniale di rifornire di armi tutti i nemici di Assad, che nulla aveva fatto contro la Francia, e poi di bombardare senza motivo e in maniera illegale l’unico nemico di Assad che riusciva davvero a vincere. Un nemico, l’Isis, che non nasce con alcun particolare “odio per l’Occidente”, perché tutta la sua carica di violenza era rivolta contro gli “idolatri persiani”, i “Magi”, gli “sciiti pagani”.

La gentrificazione che in questi anni sta portando alla deportazione di milioni di abitanti delle metropoli europee dai centri storici o dalle zone minimamente vivibili, spezzando ogni forma di vita comunitaria, sostituita con cittadelle armate per ricchi e localini da andarci in safari con il SUV.

Infatti, c’è chi non è per nulla in crisi, perché vive su un altro pianeta.

Compra fondi di artigiani e li trasforma in pub, vende prodotti di lusso, ristruttura appartamenti dopo che la polizia è intervenuta per cacciarne gli inquilini poveri, organizza l’outsourcing magari in Turchia, inventa app, scrive pubblicità che poi io devo tradurre, costruisce armi da usare in Siria:

L’esportazione di armi francesi è salita del 18 percento nel 2014, secondo una relaizone del ministero della difesa uscita martedì, la migliore performance nell’esportazione da 15 anni.”

O comunque si illude di poter essere un giorno parte di quel mondo, di avere un futuro, come dicono; e ritiene che la “vita comune” consista, non nel condividere e creare insieme, ma nel pagare il biglietto di ingresso a qualche locale o assistere alla partita organizzata dall’industria del calcio.

Come fa una persona così a spiegarsi ciò che è successo, evitando nel contempo di mettersi in discussione?

Facile, basta mentire.

Lo fa, a parole Ezio Mauro nel suo editoriale su Repubblica; e in immagini, la copertina del giornalino della sinistra-fighetta francese.

“L’uomo che esce di casa venerdì sera per andare allo stadio, in un ristorante o in un teatro non sa di essere braccato da altri uomini che in quel momento stanno stringendosi addosso una cintura di esplosivo, nascondono i fucili in una borsa, nell’altra i mitra e le bombe. Camminano per le strade della stessa città, la vittima inconsapevole e il carnefice che la cerca. Uno esercita la sua libertà nella serata che apre un week-end d’autunno, sapendo che la città dove vive è fatta per lavorare ma anche per il tempo libero, è organizzata con strade, piazze, bar, treni e stazioni per far incontrare la gente, ragazzi e ragazze, amici, richiamati fuori casa dagli appuntamenti di una grande metropoli, ma anche semplicemente dalla voglia di vivere, insieme con gli altri.

È esattamente questo spazio della civiltà europea, questo rito banale della vita quotidiana che diventa bersaglio del fanatismo jihadista. Un costume collettivo, un esercizio minore, quasi inconsapevole ma costante di libertà. Ci attaccano perché siamo liberi, nella nostra autonoma scelta di incontrarci al bar, correre ad un incontro, avere in tasca due biglietti per un concerto: ma anche di riunire i nostri Parlamenti, studiare e lavorare, pregare o non pregare, protestare e dire no, e attraverso questi gesti esercitare il nostro status di cittadini.

Cercando così di costruire per i nostri figli un futuro migliore del nostro presente. In questo, i terroristi islamici vedono qualcosa di grandioso e di terribile, la traduzione quotidiana della democrazia, la sua materialità, addirittura la sua capacità di farsi vita.”

generation-bataclan

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51 risposte a La festa continua. Per qualcuno

  1. mirkhond scrive:

    “Ci attaccano perché siamo liberi”

    ?????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????

    Ma se siamo tutti sorvegliati e controllati.
    E dopo questa replica dell’11 settembre, lo saremo sempre di più……

    • Francesco scrive:

      ma quello mica è un problema per ISIS, il problema è quel che resta della libertà di leggere i libri che vogliamo, attività che a loro pare molto disdicevole

      😉

  2. mirkhond scrive:

    “Infatti, c’è chi non è per nulla in crisi, perché vive su un altro pianeta.”

    Quando finiranno le risorse, finiranno anche per lorsignori.
    A meno che nel frattempo non abbiano scoperto un’altra cornucopia da saccheggiare, nell’infinità degli spazi siderali…….

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Mettiamola così: un centinaio d’anni altri scarso e finirà il fosforo, che è il principe dei fertilizzanti. Questo significherà un tracollo delle rese agricole, ma ovviamente non vorrà dire che chi si potrà permettere di fare incetta delle poche derrate disponibili ne risentirà. Solo che qualche miliardo di persone morirà di fame.

      • Miguel Martinez scrive:

        “Mettiamola così: un centinaio d’anni altri scarso e finirà il fosforo, che è il principe dei fertilizzanti.”

        Esatto.

        Se ci pensiamo, la notizia del ghiacciaio che si spappola, è quella vera, che riguarda tutti noi e cambierà la vita tua e la mia.

        A Parigi, è successo invece che una dozzina di coatti hanno fatto, come si dice a Roma, un macello, senza però colpire una sola persona importante o creare un problema economico a nulla di più grande di un club dove si fanno concerti. E questo è solo un fatto di cronaca.

        • mirkhond scrive:

          Per questo detesto il terrorismo.
          Se la prende sempre con chi non ha colpa.
          Quelli a Parigi, o erano agenti di qualche servizio segreto (pseudo)deviato, oppure dei drogati, perché per quanto odio uno possa avere contro il mondo, non si ammazza dela gente che non ti ha fatto niente…..

          • PinoMamet scrive:

            Ma… in questo caso, stranamente, mi sembri più ottimista tu, sulla natura umana, di quanto sia io.

            Il terrorismo funziona proprio ammazzando gente che non ha fatto niente, temo.

          • Francesco scrive:

            Duca

            mettiti nei panni dell’ISIS: cosa possono fare per indurre i francesi, e i governi stranieri in genere, a lasciarli in pace mentre realizzano il califfato?

            ciao

      • PinoMamet scrive:

        Bello passare da queste parti per una ventata di ottimismo 😉

      • Francesco scrive:

        davvero pensi che in un secolo non troveranno un sostituto per il fosforo? pensa ai soldi che farà chi ci riuscirà!

  3. Grazie per questo post che avrei voluto saper scrivere;
    le tue riflessioni concordano con le mie.

    • Miguel Martinez scrive:

      Grazie, ti conosco adesso… e senza per il momento soffermarmi, volo subito su questo fantastico testo che hai linkato:

      https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2015/11/16/la-voce-della-francia-libera-per-quel-che-ne-resta/

      16 novembre 2015
      La voce della Francia libera ( per quel che ne resta)
      Di ilsimplicissimus

      arton29590-fd8ceLa strage di Parigi ha indotto uno dei più famosi siti francesi di informazione alternativa, Le Grand Soir, a presentare ai propri lettori il comunicato che avrebbe dovuto fare l’Eliseo, quello che i francesi “non leggeranno mai”. Lo traduco anche per i lettori italiani rimbambiti da televisioni modello fox news e da giornali infeudati, oltre che da piccoli politicanti privi di pensiero e dignità.

      1) Considerando il sostegno di certi Paesi ai movimenti terroristici, sia con la loro creazione a fini geostrategici, sia con il loro finanziamento, sia per una sorta di compiacenza nei loro confronti, la Francia rivedrà le proprie relazioni con gli Stati Uniti, il Qatar, l’Arabia Saudita, Israele e la Turchia.

      2) Considerando il ruolo attivo giocato dalla stessa Francia al punto 1 i membri degli ultimi governi succedutisi annunciano le loro dimissioni in blocco e si mettono a disposizione della giustizia francese e internazionale, non senza aver prima iniziato azioni contro i personaggi della politica, della cultura e dei media che hanno difeso e incoraggiato queste politiche criminali

      3) Considerando che i 5 anni di intervento occidentale in Siria e i 15 anni di campagne “contro il terrorismo” hanno prodotto risultati inferiori a quello di un mese di intervento russo, la Francia rivedrà le sue alleanze strategiche in materia di lotta al terrorismo e riconsidererà i piani della Russia e di altri per una pace in Medio Oriente.

      4) Constatando il ruolo aggressivo e distruttivo della Nato negli ultimi 30 anni, la Francia si ritira da questa organizzazione e rinvia ai tribunali il compito di esaminare la responsabilità dei dirigenti di questa organizzazione per le sue guerre illegali e i suoi crimini contro l’umanità

      5) Riconoscendo il ruolo centrale dell’industria bellica in queste guerre, lo Stato Francese procederà alla nazionalizzazione senza indennizzo e alla liquidazione di tutte le industrie private impegnate nel commercio delle armi. Verrà organizzato un referendum popolare sul futuro di un eventuale settore pubblico dedicato esclusivamente alla difesa.

      6) Constatando che circolano liberamente armi proibite dalle convenzioni internazionali, la Francia chiederà dei mandati d’arresto contro i fabbricanti di armi e i gestori dei settori ricerca e sviluppo. L’argomento “non facevo che seguire le istruzioni” o ” se non lo facevamo noi lo avrebbero fatto altri” non sarò ritenuto valido ai fini processuali.

      7) Considerando che ” quando le nostre reazioni sono prevedibili diventiamo manipolabili” il governo francese si rifiuta di cascare nelle trappole e ritira tutte le misure di sorveglianza di massa che attentano alla libertà dei cittadini. Ingaggerà invece una vera lotta contro il terrorismo, in tutte le sue forme e da qualunque parte venga, contro i suoi promotori, alleati o sedicenti tali.

      Viva la Francia (per ciò che ne resta), viva la Repubblica (per quello che ormai vale).

      Scritto all’ Eliseo il 14 novembre 2015

      Il testo originale lo trovate qui

      • Francesco scrive:

        abbasso questi francesi, direi io. se c’è una cosa che non sopporto ancora è il tafazzismo, persino peggio del salvinismo

        come dicono i peggiori guerrafondai redneck, il problema è aver usato troppa poca forza e senza precisi scopi politici

  4. mirkhond scrive:

    Sarebbe bello un governo così.

  5. Dif scrive:

    Prendo solo un breve passo del tuo discorso per ribadire una cosa di cui mi pare aver già parlato. Mi riferisco a quando dici che i principali nemici dell’ISIS sono gli shiiti e gli idolatri persiani: sicuramente dal punto di vista teologico sarà così, ma dubito che al ragazzo delle banlieus importi qualcosa dei Magi, semplicemente perchè, essendo in fondo anch’egli occidentale, a queste realtà mi sembra assolutamente estraneo.

    • PinoMamet scrive:

      Ma infatti il ragazzo della banlieue fa la sua azione in Francia, e poi l’Isis ci mette sopra il cappello o la bandierina, per poter dire “siamo anche lì”.

      Oppure va a combattere in Siria, dove trova altri ragazzotti che ascoltano il rap e giocano alla playstation, ma invece di avercela col signor Dupont ce l’hanno con i “majoo”…

    • Miguel Martinez scrive:

      ” Mi riferisco a quando dici che i principali nemici dell’ISIS sono gli shiiti e gli idolatri persiani: ”

      Circa quarant’anni fa, potevi sempre trovare in libreria un testo che cercava – magari con un tocco dottrinario marxista eccessivo – di fare un’analisi sociale, storica, economica di qualche realtà.

      Oggi non si trova nulla del genere su ciò che sta succedendo in Siria e in Iraq.

      Trovi un sacco di notiziole politiche, roba come le cronache medievali; ma nessuno che ti spieghi come mai questo gruppo sia riuscito a imporsi su una fascia così ampia di territorio, abitata da gente decisamente non facile da sottomettere – tanto che l’intera potenza degli Stati Uniti non ci era riuscita.

      Molto sommariamente, credo che l’Isis abbia un vero radicamento sul posto, per motivi tutti da capire, che non ha molto a che fare con le cose di cui parliamo. Dove l’odio antico per gli sciiti è un elemento autentico e fondamentale.

      Contemporaneamente, l’Isis è riuscito a trasformarsi anche in un mito per le periferie occidentali, che ovviamente non hanno mai visto uno sciita in vita loro.

      Questo almeno è quello che penso alle 20.08 di oggi, domani, con altre informazioni, potrei cambiare opinione.

      • daouda scrive:

        Ma lo stesso fà la FM in Egitto giust’appunto.

      • Dif scrive:

        Capito, forse prima non ci eravamo capiti perchè per ISIS tu intendi l’organizzazione radicata sul territorio, che è “dentro” la storia secolare di quei posti.
        Io intendo i coatti delle periferie occidentali, che ne sono decisamente fuori.

        Comunque è interessante questo parallelismo tra cronaca moderna, che si basa su un gran numero di informazioni che devono essere vomitate addosso all’ascoltatore, senza che ci si possa fermare un attimo a fare un’analisi approfondita dei fenomeni in corso, e cronaca medievale, dove i mezzi per le analisi non c’erano proprio.
        In entrambi i casi si finisce a parlare di nemici venuti improvvisamente dalla Luna, che sia l’ISIS o i mongoli.

        • Miguel Martinez scrive:

          “Capito, forse prima non ci eravamo capiti perchè per ISIS tu intendi l’organizzazione radicata sul territorio, che è “dentro” la storia secolare di quei posti.
          Io intendo i coatti delle periferie occidentali, che ne sono decisamente fuori.”

          Infatti, è proprio qui il mistero. Io stesso non sono stato molto preciso nel distinguere i due fenomeni, e ovviamente capisco meglio il radicamento occidentale che il modo in cui si siano impossessati di Raqqa.

          Ma se è per questo, non capisco nemmeno Kobane, in un Kurdistan che è tre volte più “arcaico, patriarcale e reazionario” di tutto il mondo arabo, un Aspromonte all’ennesima potenza, dove da un giorno all’altro, hanno deciso di mettere in atto le teorie degli scrittori anarchici americani.

          • Dif scrive:

            “Ma se è per questo, non capisco nemmeno Kobane, in un Kurdistan che è tre volte più “arcaico, patriarcale e reazionario” di tutto il mondo arabo, un Aspromonte all’ennesima potenza, dove da un giorno all’altro, hanno deciso di mettere in atto le teorie degli scrittori anarchici americani.”

            A cosa ti riferisci?

          • PinoMamet scrive:

            Io non so se ho capito bene, e se c’entrino gli scrittori anarchici americani, ma i kurdi che conosco (per inciso: ex guerriglieri- forse anche non ex- che mantengono un legame molto stretto e postano notizie di prima mano dal Kurdistan) mi sembrano uno strano mix di culti pre-islamici, femminismo e ideologia, boh, vagamente di sinistra.

  6. mirkhond scrive:

    Concordo con Dif.
    I dirigenti e i teologi dell’isis ce l’avranno a morte con gli Shiiti, ma il “foerign fighters” frangistano viene reclutato nel serbatoio del disagio sociale INTERNO a quell’Occidente di cui è figlio (anche se i genitori o i nonni sono maghrebini o del Medio Oriente ex coloniale).

  7. mirkhond scrive:

    foreign fighter

  8. Z. scrive:

    Forse intendeva “parlare arabo” nel senso di “usare parole difficili”, perché dubito che qualcuno parlasse in arabo, stamattina, tra Imola e CSP…

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2015/11/16/news/tper_imola-127467374/

  9. Roberto scrive:

    Miguel,
    Ricolegandomi al discorso di ieri sul libero arbitrio
    “A gennaio suo padre Omar aveva parlato al giornale belga Het Laatste Nieuws. «Sono disperato – diceva l’uomo -. La nostra famiglia deve tutto a questo Paese. Sono arrivato 40 anni fa per lavorare nelle miniere ma poi ho salito gli scalini, ho un negozio di vestiti e ne avevo comprato uno anche per mio figlio, che era diventato anche un buon commerciante. Stavamo bene, avevamo una vita fantastica. Ma di colpo Abdelhamid è partito per la Siria. Non ho mai capito come abbia potuto radicalizzarsi così all’improvviso»”
    http://www.corriere.it/esteri/15_novembre_16/attentati-parigi-chi-la-mente-abdelhamid-abaaoud-allah-ha-accecato-miei-inseguitori-infedeli-5c4e5646-8c8b-11e5-b416-f5d909246274.shtml

    • Miguel Martinez scrive:

      Grazie Roberto

      brano molto interessante, tanto che l’ho inserito adesso nel post.

      Infatti, con l’immigrazione, la preoccupazione non è per la prima generazione, che per poter mettere salire dalla miniera al negozio di abbigliamento si fa un mazzo così in qualunque circostanza, ma proprio per la seconda e la terza.

  10. Mauricius Tarvisii scrive:

    Hanno hackerato Nawaat, il blog collettivo tunisino.
    Poi vedi in giro dei tizi vestiti da V per Vendemmia che ti vengono a dire che i criminali informatici sarebbero un caposaldo di libertà.

  11. carlo scrive:

    Ecco, scusate, a proposito della difficoltà a spiegarsi le cose che succedono….Ma come speriamo di potere capire, quando la nostra cornice di pensiero – quella di oggi, di ora, di questa post-post-modernità – ci impone di mettere tutto sullo stesso piano, come dire: pari diritti per ogni rivendicazione di diritti, o idea o ideologia o religione o cultura. Uno sciita e un wahabita sono “oggettivamente” “di fatto” la stessa cosa? Un cattolico e un protestante, due genitori omosessuali e due eterosessuali, un cavaliere Jedi e un cardinale, un gruppo metallaro e Maurizio Pollini? Mi si dirà: nella differenza tutti hanno diritto a coesistere, oppure mi si dirà (citando Bergoglio): chi sono io per giudicare. Ma è qui l’inciampo: pensare che “pensare” sia giudicare e che “giudicare” sia condannare e che “condannare” (quando anche ci fosse) sia sventagliare il prossimo a colpi di Kaslashnikov. Siamo sicuri che se dicessi “la tradizione di pensiero occidentale, dal pensiero greco all’illuminismo, all’idealismo tedesco fino alle conquiste scientifiche ha prodotto più risultati sia teorici che pratici degli ultimi duemila anni di pensiero prodotti dalle comunità Rom”, dico una cosa che ha in prospettiva lo sterminio dei Rom? Sicuri che avere posto Auschwitz come mito fondativo della nostra attuale cultura (si veda C. Preve) non sia stato più al servizio delle merci che del pensiero, non si sia asservito solo al “pari diritto” di tutte le merci di circolare di proporsi di stare sul mercato? Purtroppo nella mercificazione del pensiero ogni pensiero è stato pensato, quindi ogni cosa che diciamo finisce in una categoria merceologica. Quindi certo che “io-non-sto-con Oriana” e con Samuel Huntington ci mancherebbe, ma se dovessimo ancora occuparci di realtà (quella oltre l’ipotetico orizzonte di questa società di merce), nella realtà si potrebbe – prego notare l’intonazione interrogativa – con qualche giustificazione dire che un wahabita è un beduino di merda e il prodotto del suo pensiero religioso è orrendo, rozzo, mercantilista e pericoloso? Cioè: si può “dire” questo, nel senso di pensarlo e metterlo alla prova dei fatti e della logica (per poi magari rigettarlo)? O non “possiamo” nel senso che la nostra ricerca di correttezza equilibrio pacifismo rifiuto di Oriana eccetera ce lo vieta? No perché se così è (o fosse) allora quello che dobbiamo guardare, e guardare veramente, intensamente, e cercare di capire (per quanto ormai capire si possa con tutti questi lacciuoli) non sono quelli che sparano al Bataclan: quelli vanno da sé (cazzo), ma è il Bataclan stesso o meglio, il concerto delle Aquile del Metallo Morto. Perché quando dei ragazzi giovani e adulti in una qualunque epoca di un qualunque pianeta di un qualunque impero vanno a sentire “bacia il diavolo” di un gruppo che si chiama Aquile del Metallo Morto (e chiamano questo: divertimento), allora beh aspettati che qualcuno ti farà fuori e prenderà il tuo posto.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Carlo

      Grazie, una riflessione molto interessante.

      Aggiungerei alcune riflessioni problematiche.

      Forse dovremmo guardare a lungo termine le cose, e lì le risposte diventano più incerte.

      L’assalto dei tatari alla base genovese di Caffa ci ha dato la Peste Nera… che ci ha salvati per qualche secolo dalla crisi demografica e quindi ci ha aiutati a vivere relativamente bene oggi. E’ un esempio volutamente estremo, ma indica come nella valutazione non dobbiamo prendere in considerazione soltanto le intenzioni (e lì i wahhabiti, che vogliono garantire il paradiso eterno per il massimo numero di persone, battono alla grande i laicisti che vogliono solo dare qualche decennio di benessere qui sulla terra a gente condannata comunque a morire); ma non dobbiamo nemmeno prendere in considerazione le conseguenze a breve/medio termine come quelle che sottolinei tu: io trovo molto più interessante discutere “occidentalmente” con voi che leggermi e rileggermi gli stessi trattati di Ibn Taymiyya.

      Però in un mondo solo wahhabita (non parlo di wahhabiti più tecnologia occidentale) non sarebbero sorte le circostanze intellettuali che hanno permesso alla tecnologia di farci annegare sotto il ghiaccio polare che si scioglie.

    • Francesco scrive:

      >> Perché quando dei ragazzi giovani e adulti in una qualunque epoca di un qualunque pianeta di un qualunque impero vanno a sentire “bacia il diavolo” di un gruppo che si chiama Aquile del Metallo Morto (e chiamano questo: divertimento), allora beh aspettati che qualcuno ti farà fuori e prenderà il tuo posto.

      Sospetto di essere molto d’accordo, il massacro non deve nascondere che la normalità del concerto al Bataclan ha qualcosa di profondamente sbagliato, che questi giocavano alla morte e non si confrontavano veramente (come si faceva il Giorno dei Morti una volta). Per non parlare del fatto di giocare col diavolo.

      >> Però in un mondo solo wahhabita (non parlo di wahhabiti più tecnologia occidentale) non sarebbero sorte le circostanze intellettuali che hanno permesso alla tecnologia di farci annegare sotto il ghiaccio polare che si scioglie.

      Sospetto di essere in totale disaccordo, chi ha detto che Wahab non avrebbe mai inventato nulla? e l’astratto fanatismo religioso è utile premessa alla stupida devastazione dell’ambiente naturale (cosa un pelo diversa dall’uso dlle risorse).
      Credo che alla fine tutti i formalisti siano uguali.

      Ciao

    • Z. scrive:

      Death metal non significa “metallo morto” e stiamo parlando di un progetto ironico, oltretutto, nemmeno di un gruppo death metal.

      Comunque, l’idea che qualcuno meriti di essere fatto fuori in base ai propri gusti musicali mi sembra davvero molto singolare, come riflessione.

      • mirkhond scrive:

        E che significa?
        Morte metallica? 🙂

        • Z. scrive:

          Non si traduce. È un sottogenere di un genere musicale. Quando leggi “hard rock” mica lo traduci “roccia dura” 🙂

          • Francesco scrive:

            no, piuttosto “rumore eccessivo”

            😀

            PS spero tu non pensi che io voglia sparare a tutti quelli che ascoltano Gigi d’Alessio

            vorrebbe dire che non mi sono spiegato per nulla

            ciao

          • Z. scrive:

            No, Francè, io so che tu sei una persona migliore, e di molto, di quel cattivone che ti sforzi di sembrare!

            Al massimo, questo sì, penso che tu sia un po’ troppo frettoloso in certi giudizi. Ma che tu sia una persona per bene non ho mai avuto dubbi 🙂

      • Dif scrive:

        Tanto qui siamo arrivati a cercare di analizzare, comprendere e “giustificare” tutto e tutti, dai neofascisti di terroristi, ma per chi ascolta death metal (che a me non piace) no, siamo ancora ai livelli di chi li considerava tutti satanisti.

        • Miguel Martinez scrive:

          Veramente io non ho mai ascoltato un brano di questa banda.

          Ho dato un’occhiata ai testi delle loro canzoni, sono di una banalità stucchevole, tipo, “ciao ciao, mi sto annoiando qui, mi dai un bacio?”

          Preferisco decisamente i satanisti.

          • Z. scrive:

            Ma anche chi ascolta i Kyuss merita di essere fatto fuori, per caso?

            I loro testi non sono certo capolavori di poesia lirica, e Josh Homme ha fatto parte di entrambi i gruppi.

            A mia difesa (nonché a difesa di Izz e Gotcha) sottolineo comunque che il genere dei Kyuss non è “metallo morto” ma “roccia pietrificata”.

          • roberto scrive:

            comunque gli EOMD li conoscevo appena e risentiti per l’occasione li ho trovati abbastanza divertenti

  12. mirkhond scrive:

    Vabbè, ma uno puo’ ancora dire che non ama un certo tipo di musica, senza passare per un filoterrorista?

    • Z. scrive:

      Tra dire che un certo tipo di musica non ti piace e dire che chi lo ascolta merita di morire passa un pochino di differenza. Infatti non mi riferivo a te.

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