Autunno nel Granducato (1)

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41 Responses to Autunno nel Granducato (1)

  1. mirkhond says:

    Bellissimo paesaggio, Miguel!
    Dove si trova?

    • “Dove si trova?”

      Non scrivo qui in pubblico il luogo, perché per me è troppo prezioso. Siamo al confine tra Toscana ed Emilia Romagna, ma decisamente NON in Emilia Romagna culturalmente 🙂

      Per me e per chi mi è caro, è assieme all’Oltrarno il luogo più importante del mondo (ti lascio volentieri Gerusalemme 🙂 ).

      • mirkhond says:

        Tu, almeno puoi andare ad ossigenarti nei luoghi a te più cari. 🙂

        • “Tu, almeno puoi andare ad ossigenarti nei luoghi a te più cari.”

          Vieni anche tu qualche volta!

          • mirkhond says:

            Figurati, a me piacerebbe vivere in una casetta tra i boschi simile a quella che hai fotografato.
            Solo che non saprei come fare per i rifornimenti….

          • mirkhond says:

            E poi non so nemmeno dove sia esattamente.
            Scendendo dal treno a Bologna, potrei raggiungerla a piedi? 🙂

          • PinoMamet says:

            Beh… Marco Polo ci è andato in Cina, quindi sicuramente sì 😀

            ma ci metteresti un bel po’…

            io a piedi me so’ fatto i Monti Sibillini (bellissimi) ma a un certo punto un giorno volevo ammazzare l’amico che mi aveva convinto alla gita (che brutta parola trekking!)

          • roberto says:

            io a piedi sono andato una volta dalla poltrona al frigorifero (andata e ritorno), e mi è bastata….

          • roberto says:

            sulla casetta nei boschi,
            ne abbiamo una sui pirenei dove andiamo (ahimé troppo) regolarmente.
            niente TV
            niente WIFI
            niente giornali
            solo un camino per riscaldarsi
            il paese più vicino per i generi di prima necessità è a 25 minuti di camminata in discesa (un ora in salita, con la spesa)

            certo il panorama è bello, ma dopo due giorni mi sento come se fossi il protagonista di shining

          • Francesco says:

            Roberto

            ok niente TV, WIFI, giornali ma … troppo isolato, io un’ora e mezza a piedi per andare a prendere la Nutella non la reggo

            🙁

          • Z. says:

            Francesco = Nanni Moretti.

            😀

      • Francesco says:

        come autunno? da ieri qui a Milano è inveno, c’è pure la nebbia!

        adeguatevi, ritardatari!

        PS gli alberi sono uno spettacolo anche qui in città

  2. roberto says:

    leggendo il titolo ho pensato che eravate qui, nel vero granducato.

    poi ho visto delle foglie tristemente verdi rispetto ai mille colori dell’autunno da queste parti
    🙂

    • “leggendo il titolo ho pensato che eravate qui, nel vero granducato.

      poi ho visto delle foglie tristemente verdi rispetto ai mille colori dell’autunno da queste parti”

      🙂

      E’ vero, per noi il Granduca è il compianto Leopoldo II…

      Sì, è incredibile quanto sia ancora verde sui nostri monti.

  3. PinoMamet says:

    Oh, non per fare il campanilista, ma sul versante emiliano-romagnolo c’è pieno di posti identici 🙂

    • mirkhond says:

      Il problema è come raggiungerli, per chi non è automunito…….

      • roberto says:

        scusa ma perché non ti prendi la patente?
        poi una macchina la puoi pure affittare quando ti serve

    • roberto says:

      “sul versante emiliano-romagnolo c’è pieno di posti identici”

      devo dire in effetti che non saprei distinguerlo dai boschi dalla parte di bologna

      • “devo dire in effetti che non saprei distinguerlo dai boschi dalla parte di bologna”

        Ma la gente sì 🙂

        I romagnoli sono quelli che calano la domenica con il Motòre Rombante o vengono a fare le battute di caccia al cinghiale, tra gli sguardi ironici degli indigeni.

        • MOI says:

          NON “calano” col motore … semmai “caccian delle gran tirate” col motore.

          • MOI says:

            “gran tirate” che prevedono “gran sgasate”, “gran impenne”, “gran gobbe”, ecc … tutte esperienze che implicano afflati mistici che in Marucònia la gente preferisce riservare a Padre Pio 😉

        • Z. says:

          Credo che “penne” e “gobbe” siano termini molto felsinei e molto poco romagnoli 🙂

          Oh, e “motore” con la seconda “o” chiusa!

          • PinoMamet says:

            “Oh, e “motore” con la seconda “o” chiusa!”

            Cioè… normale no? come andrebbe pronunciato (o come lo pronuncio io, che è la stessa cosa 😀 )

          • Z. says:

            Diciamo che suona quasi come fosse “motoure”, con l’accento acuto sulla seconda “o” 😀

        • Roberto says:

          Parlavo dei bolognesi non dei romagnoli
          🙂

        • Francesco says:

          vorresti dire che gli indigeni non cacciano i cinghiali? o che loro li cacciano senza bisogno della scenografia che si portano dietro i romagnoli?

          che poi, per un milanese in missione di elevazione culturale dei selvaggi, siete indistinguibili!

          😀

          • “vorresti dire che gli indigeni non cacciano i cinghiali?”

            Poco e soprattutto in maniera meno scenografica.

            I toscani di quelle parti parlano poco e dicono sempre di non essere bravi a fare cose che poi nei fatti fanno benissimo, e guardano con distaccata ironia gli eccessi dei romagnoli.

          • Francesco says:

            che gusto c’è a possedere dei fantastiliardi, se non fai un pò di scena? (cit.)

            e questo vale a prescindere dai fantastiliardi, senza scena non c’è gusto

          • Z. says:

            Miguel dica quel che vuole, ma i toscani dell’Appennino che conosco io cacciano eccome. Vegetariani da quelle parti ne conosco, uhm, esattamente zero 😀

          • PinoMamet says:

            Come si fa a cacciare in maniera scenografica o meno?
            Comunque è vero che i romagnoli hanno una certa tendenza a fare gli sboroni (anche gli emiliani eh? in effetti, credo che il termine “sborone” sia proprio di origine emiliano-romagnola, qualcosa vorrà dire) più o meno come i toscani hanno la tendenza a fare gli incazzosi (per cosa poi, chi lo sa).

            • “Come si fa a cacciare in maniera scenografica o meno?”

              Immagina un lungo corteo di fuoristrada (di cui cinque o sei con targa Repubblica di San Marino), che si arrampicano coraggiosamente lungo una stradina percorribile da qualunque auto normale, poi parcheggiano dove parcheggiano le altre auto.

              Su ogni fuoristrada, un gran cartello giallo, BATTUTA AL CINGHIALE, e grandi adesivi che rappresentano cinghiali e cani incollati dappertutto.

              Scende una folla di settantenni ridanciani, con i fucili e vistosi abiti fosforescenti, che poi mettono d’assedio tutta la zona. Con i battitori che urlano e schiamazzano, mentre i cacciatori poi si piazzano lungo il ciglio della strada in posa militare, comunicando con l’auricolare tra di loro.

              Infine, bestemmiata finale perché il cinghiale è scappato.

          • PinoMamet says:

            Oh, mamma… peggio dei bresciani, direi.

      • Per Roberto

        comunque, se il Lussemburgo tuo c’entra poco, esiste il Lucemburgo nostro:

        http://www.archeogr.unisi.it/repetti/dbms/skcm.php?id=2480

        LUCEMBURGO, LUCCIMBURGO, e LUXEMBURGO nella Valle transappennina della Foglia. – Casale con parrocchia (S. Maria) filiale della chiesa arcipretura di Sestino, da cui dista circa 3 miglia toscane a libeccio, ed alla quale Comunità e Giurisdizione il suo popolo appartiene, nella Diocesi di San Sepolcro, già di Monte-Feltro, Compartimento di arezzo.
        Risiede sopra un aspro monte, fra le scaturigini del fiume Foglia, ossia dell’antico Isauro, nella provincia dell’Alpe Appennina descritta da Paolo Diacono, e da noi all’articolo BADIA TEDALDA stata debolmente delineata.
        Questa località probabilmente fece parte del territorio, che Ottone I nell’anno 967 donò ad un suo fedele con la Massa Verona, il monte dell’Alvernia, il castello di Chiusi e le foreste del Trivio e di Caprile nell’Alpe fra il Tevere e la Foglia. In seguito vi acquistarono ragione per diritto di eredità o per effetto di conquista i signori della Val di Verona; consorti dei conti di Montedoglio da Pietramala, dai quali molte bicocche dello stesso Appennino vennero o per diritto o a rovescio in potere di Uguccione della Faggiuola e quindi di Neri suo figlio.
        Infatti nel trattato concluso a Sarzana nel 1353 fra la repubblica di Firenze e Giovanni Visconti arcivescovo di Milano, fra gli aderenti di quest’ultimo fu compreso anche Neri di Uguccione della Faggiuola, conservando a lui tutti i castelletti e ville che possedeva il di lui padre per privilegio di Lodovico il Bavaro. I quali castelletti si riscontrano per la maggior parte situati nella provincia dell’Alpe Appennina, cioè, fra le valli superiori del Savio, della Foglia, del Metauro, della Marecchia e del Tevere, in mezzo a cui esiste ancora il prenominato casale, o dir si voglia castello di Lucemburgo.
        Mancato Neri della Faggiuola, il castello di Lucemburgo fu dalla Repubblica fiorentina confermato ai Tarlati di Montedoglio per atto di accomandigia dell’agosto 1385. Senonchè cotesti irrequieti magnati, essendosi di nuovo gettati nel partito dei Viscionti, quando mossero nel 1440 altra guerra alla Repubblica fiorentina, questa di buon diritto s’impossessò di tutti i dominii baronali dei conti di Montedoglio, ad esclusione de’possessi e proprietà allodiali. Le quali cose a titolo ereditario verso il 1500 passarono nella casa Schianteschi di Sansepolcro insieme con le tenute di Monte Rotondo, di Gorgo Scura e di S. Sofia di Marecchia. – Vedere SOFIA (S.) di MARECCHIA e MONTE ROTONDO di SESTINO.
        In quanto all’origine e derivazione del nome dato al Castello di Lucemburgo, si potrebbe credere che essa non fosse più antica del 1310, quando cioè i nobili di contado, e specialmente i Pietramalesi ponevano ogni speranza nella venuta in Italia dell’Imperatore Arrigo VII di Luxemburgo; in guisa che Saccon Tarlati diede il nome di Luxemburgo a un figlio suo, nato probabilmente nel tempo che Arrigo VII era sceso in Italia.
        Infatti i figli di questo Luxemburgo de’Tarlati erano signori del castelletto di Montanina nel Casentino, quando cotesti, per atto pubblico del 1385, vollero mettersi sotto l’accomandigia della Repubblica fiorentina insieme con diversi altri consorti della stessa numerosa prosapia.
        La parrocchia di S. Maria a Lucemburgo nel 1833 contava 145 abitanti.

  4. habsburgicus says:

    e io che leggendo Granducato ho subito pensato al Lussemburgo 😀
    manco Roberto 😀

  5. MOI says:

    @ MIGUEL

    Quanto dista, più o meno, codesto luogo ameno dal Lago Scaffaiolo ?

    • “Quanto dista, più o meno, codesto luogo ameno dal Lago Scaffaiolo ?”

      Non conoscevo, grazie!

      No, qui siamo tra Sansepolcro e San Marino.

      Interessante il confine etnico-culturale tra due mondi (se vuoi, la Toscana longobarda e la Romagna bizantina).

      Dove stiamo noi, ci si arriva a piedi in Romagna in un paio d’ore, senza stancarsi. Però è linguisticamente e culturalmente un mondo completamente diverso: il dialetto più dialetto sembra un italiano colto, forse anche più comprensibile del fiorentino stretto.

      Anche se economicamente legata in parte a Rimini oggi, storicamente gravitava – per quanto possa sembrare sorprendente – addirittura sulla Maremma, l’altro capo del percorso della transumanza, dei carbonai e dei butteri.

      I romagnoli in visita si notano subito, all’incirca come gli americani del Middle West in visita a una riserva indiana 🙂

  6. Mauricius Tarvisii says:

    Immagina un lungo corteo di fuoristrada (di cui cinque o sei con targa Repubblica di San Marino), che si arrampicano coraggiosamente lungo una stradina percorribile da qualunque auto normale, poi parcheggiano dove parcheggiano le altre auto.
    Su ogni fuoristrada, un gran cartello giallo, BATTUTA AL CINGHIALE, e grandi adesivi che rappresentano cinghiali e cani incollati dappertutto.
    Scende una folla di settantenni ridanciani, con i fucili e vistosi abiti fosforescenti, che poi mettono d’assedio tutta la zona. Con i battitori che urlano e schiamazzano, mentre i cacciatori poi si piazzano lungo il ciglio della strada in posa militare, comunicando con l’auricolare tra di loro.

    😀

    Io ho visto una volta a Treviso, in città, della gente che usciva da un locale simil-americano vestita con mimetiche e cappelli da cowboy, che saliva su tre pick-up (con qualcuno che si metteva in piedi nel cassone) incolonnati, i cui conducenti comunicavano usando radio di bordo. Il tutto per immettersi su una strada urbana bella larga, perfettamente in piano, diretti verso il paese accanto raggiungibile percorrendo ben 500 metri di strada extraurbana con limite a 70 (perché quel tratto, pur non essendo città, poco ci manca 😀 ).

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