O Daio Bečiri!

“O Mikeli, sono morta, è morto lo Zio Bèčir!”

Lo Zio Bečir se n’è andato, in qualche diroccata casa vicino al santuario di Gračanica.

“Russava molto”, spiegano.

La prima volta che l’ho visto, era uscito dritto dal mare, su di uno scafo veloce che portava chi fuggiva dalle notti in cui gli zingari sognavano sangue, e credeva di essere andato in Serbia, ma era l’Italia.

Lo Zio Bečir faceva paura a vederlo, la prima volta.

Il viso che sembrava cuoio nero d’India solcato dalle rughe, i grandi occhi che ti fissavano, un unico dente in bocca; poi capivi come attorno a quella bocca crescesse un sorriso tutto piegato e allegro, e un fiume di parole senza senso e di affetti intensi che abbracciavano il mondo intero.

Lo Zio Bečir aveva capito che ero gagiò, e quindi con cortesia mi parlava sempre in gagiokhanè, un serbo veloce e misterioso che nemmeno i suoi parenti capivano.

Dàio Bečìri, con i bambini degli scafi e dei campi in braccio, a reggere un mondo intero con compassione e dolcezza, Dàio Bečìri con cui improvvisavamo recite con qualunque cosa trovassimo per mano, e nelle nostre non lingue, inventavamo personaggi sempre più assurdi prima di crollare dalle risate.

I dottori lo guardavano e non capivano cosa avesse, magari possiamo sognare che non ci sia un nome per definire la sua stranezza, e lui rideva lo stesso.

In quel mondo di infinito dolore, di cadaveri annegati in fondo al mare, di gente che non sapeva dove sbattere la testa, di documenti incomprensibili, di donne sempre incinte ferite a pugni e bastonate (ma che fuggivano in universi di sogni premonitori), di fabbri che guardavano i figli morire e si chiedevano da dove venisse la maledizione, di vampiri che riempivano le notti e di poliziotti che riempivano i giorni, di uomini che avevano solo la sljivovica con cui passare notti al gelo, di maschi che si credevano pirinò e invece finivano incarcerati lasciandosi dietro una scia di figli affamati,  con sullo sfondo le case del Kosovo incendiate ad una ad una…

In quel mondo, hai portato tanta gioia, gioia di un’intensità che i signori del pianeta non potranno mai comprare.

In un modo misterioso e strano, eri parte davvero della mia familija.

Dàio Bečìri, bellissimo nella tua grandiosa bruttezza, so che nessun altro scriverà di te.

Perché degli zingari, non si scrive.

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60 Responses to O Daio Bečiri!

  1. PinoMamet says:

    Bellissimo.

    Nota che non c’entra:
    i miei, per ora, migliori vicini di casa, la famiglia rom-romena, quella che tutti i romeni del quartiere passavano per avvertirci “state attenti che sono zingari…” è stata rimpatriata.

    Anzi, a dire il vero la cosa è stata che lui (che non si capiva mai se fosse il fratello o il marito di lei, e il padre o lo zio del bambino piccolo che portava il suo stesso nome, e se un amico che lo veniva a trovare fosse invece suoi fratello… boh! non lo sapevano neanche i Carabinieri, che l’hanno chiesto a mia madre…)
    è stato per un po’ agli arresti domiciliari, per una roba non bene chiarita

    (qualcuno diceva perché aveva prestato un documento a un connazionale entrato clandestinamente, lui diceva perché doveva 18 euro a un tale in Romania, io per un certo periodo ho sperato che il fosse il misterioso rom residente da noi che, informava il giornale locale, faceva dei furti nelle ville dei ricconi a Cremona…)

    e insomma alla fine, con gran malincuore dei carabinieri che lo avevano preso in simpatia, e avevano tentato il possibile per ritardare il momento, è stato estradato in Romania.
    La famiglia lo ha seguito, anche se la madre, sua moglie o sorella, dice che continuerà a parlare italiano al bambino, perché spera di tornare in Italia.
    Anche lui mi ha sempre detto che in Italia stava benissimo e che aspirava solo a lavorare, prendere la cittadinanza e diventare un bravo italiano.

    Aveva un cognome strano, che non suonava romeno né slavo, e che su internet trovo solo riferito a italiani o spagnoli!

  2. MOI says:

    A proposito di Zingari e di scrittura :

    http://www.agoravox.it/Lettera-di-Dijana-Pavlovic-a.html

    Lettera di Dijana Pavlovic a Matteo Salvini

    • Thyrrenus says:

      C’è stata risposta? O ha mandato uno come Bonanni?

      • MOI says:

        Non so, ma il mio istinto mi dice che le Romnì amiche di Miguel non è che si sentano tanto “rappresentate” da un’ ex modella ex attrice ex attivista Syriza ex Serba (di cittadinanza) …

        • MOI says:

          Sui media mainstream Dijana Pavlovic è sempre presentata come la Portavoce Ufficiale degli Zingari … si esprime in ottimo Italiano (come tutti i Madre Lingua Slavofoni in qualsiasi lingua straniera …) e ha un aspetto curatissimo. Appunto per “combattere gli stereotipi malevoli” …

          • MOI says:

            Essenzialmente, la signora Pavlovic ricorda agli Italiani incollati davanti alle TV che invocare lo Sterminio degli Zingari NON si fa, perché lo ha già fatto Hitler !

          • Z. says:

            Beh, moi…

            ma queste sono cose da niente, su. Che vuoi che sia un po’ di sterminio a danno della “feccia”. Al massimo è una piccola intemperanza verbale, che è doveroso perdonare ai bravi seguaci della Lega.

            Molto, molto più interessante discettare del fatto che la signora è ex-modella!

          • La signora Pavlovic a pelle mi sta antipatica, ma non giudico. Avrà il diritto di dirsi Rom, immagino; cosa che non le dà diritto di parlare a nome dei Rom.

          • Z. says:

            Miguel, io al massimo ho qualche lontano ricordo di sguaiati cori da palazzetto sulla signora Djordjevic. Ma sulla signora Pavlovic non so nulla.

            Però mi accorgo che viviamo in un epoca dove tutti cercano di accreditarsi a nome di comunità più o meno grandi. I bolognesi dicono questo, i fiorentini rifiutano quello, le donne vogliono quell’altro, gli italiani non vogliono quell’altro ancora. E non parliamo poi dei giovani!

            Pressoché chiunque abbia un ruolo pubblico di qualsiasi tipo – non solo politici, a dire il vero – fa discorsi di questo tipo. E anche molti che non hanno alcun ruolo.

            Insomma, mi sembra un po’ come prendersela con chi dice “sciogliere” in luogo di “fondere”. Si rischia di lasciare in giro più colli che teste :)

          • MOI says:

            E’ un “pericolo” che nessun “Bianco”-Maschio-Eterosessuale-Frangistano potrà mai correre …

            Per capire com’è andata, basta ri-guardare una vecchia puntata dei “Robinson” e confrontarla con una ancor più vecchia dei “Jefferson” di 10 anni prima ! ;)

            O le prime e le ultime puntate di “Arnold” …

          • Moi says:

            Everybody “cries-‘n’-fucks” ;) just to get affirmative actions / positive discrimination !

          • Z. says:

            Moi,

            — E’ un “pericolo” che nessun “Bianco”-Maschio-Eterosessuale-Frangistano potrà mai correre … —

            Se ti riferisci a politici che caldeggiano il linciaggio sono d’accordo.

            Se ti riferisci a politici (o altri) che si ergono a rappresentanti non richiesti invece non è un rischio, è una realtà nella quale viviamo tutti! Anche noialtri bianchi eterosessuali etc.

          • Francesco says:

            scusa Moi, odio far emergere il mio lato comunista ma …

            hai mai sentito parlare Salvini? o Gasparri? o la Meloni? o la Santanchè?

            sembrano tutti la pessima copia di Malcom X

            ciao

  3. habsburgicus says:

    interessantissimo….
    che poi Bečir sarebbe l’albanese Beqir, no ? (nome divenuto celebre a causa del compagno Beqir Balluku, Ministro della Difesa e ritenuto uomo di Mao nel Politburo del PPSH, epurato dal compagno Enver nel 1974 e messo a morte, forse nel 1975..o magari già in 1974..all’epoca ciò fece sensazione e si ritenne che fosse il primo segno tangibile che l’ “amicizia eterna” Tirana e Pechino fosse ormai alla fine..anche se finirà ufficialmente solo in epoca proto-denghista nel 1978 e diciamolo, lo strappo-almeno rispetto a quelli del 948-1949 con Tito e del 1960-1961 co i sovietici, fu quasi indolore..e restò limitato ai Partiti e non agli Stati, giacché la Cima mai decadde nel girone dei kattivissimi rimasto una privativa di Tito, dei sovietici revisionisti e degli imperialisti nordamericani !)

    • habsburgicus says:

      la Cina, mi scuso…
      con la “m” pare fosse una deputata verde, all’epoca con una discreta popolarità :D

    • Ritvan says:

      —che poi Bečir sarebbe l’albanese Beqir, no ?habsburgicus—
      Beh, albanese….digiamo:-) arabo, va….ricordiamo Ebu Bekr, suocero del Profeta Maometto e primo Califfo.
      Piuttosto, “daio” (piu` precisamente “dajo”, con la “j”) in albanese significa non semplicemente “zio”, bensi` “zio materno”, mentre lo zio paterno viene chiamato “xhaxha`” (si legge “giagia` “). Vorrei chiedere a Miguel se anche nella lingua rom e’ presente questa differenza.
      P.S. Beqir Balluku non era “uomo di Mao”, era un sempliciotto devoto anima e corpo a Enver Hoxha, a cui nel 1956 aveva salvato il culo, circondando coi carrarmati la Conferenza del Partito di Tirana che si apprestava a scaricare Hoxha. Quel che disse a quel tempo (1974) il “telefono senza fili” della voce popolare fu che Balluku era diventato il n.3 del regime, dopo Hoxha e Shehu e che fu proprio quest’ultimo che, sentendo o immaginandosi di sentire sul collo il fiato di Balluku, organizzo’ il tutto ed Enver approvo’ senza remore.

  4. mirkhond says:

    “Perché degli zingari, non si scrive.”

    Ci sono tante persone e situazioni legate ad esse di cui non si scrive.
    Perché NON si possono scrivere…..

    • Moi says:

      In realtà nella frase di Miguel l’enfasi è su “scrive”, mica su “non” … in effetti la “Tradizione” (parola problematica finché si vuole, ma intendiamoci !) Rom è nell’ oralità, non nella scrittura.

      • mirkhond says:

        Volevo solo aggiunger che sono tante le vicende umane su cui non si è mai scritto e non si scrive.
        Un po’ per mancanza degli strumenti ideonei, tipo alfabeto e scrittura, mancanza di interesse da parte di chi conta (e che puo’ finanziare ricerche in merito), e infine perché ci sono questioni talmente delicate che il rivelarlo creerebbe problemi a chi ne parla…

        • Moi says:

          Ma infatti la frase di Miguel era volutamente (!) ambigua … pur avendo enfatizzato su “scrivere” alludendo all’ oralità che preserva la tradizione in luogo della scrittura.

          Penso che l’oralità rispetto alla scrittura sia inevitabilmente meno precisa, ma più appassionata.

  5. MOI says:

    Dijana Pavlovic Vs Gianluca Buonanno

    https://www.youtube.com/watch?v=VKflxaLbMO4

    La faccenda della “Feccia” [sic] è questa …

  6. Peucezio says:

    Miguel,
    mi vergogno a dirlo, ma non so cosa vuol dire pirinò.
    Il mio ròmani (anzi, la mia ròmani, visto che chib è femminile, come “lingua” in italiano) è molto arrugginito :-(

    A parte questo, molto bello…

  7. Thyrrenus says:

    Hai avuto molta fortuna ad incontrare un uomo così Miguel.

  8. MOI says:

    Video vecchio di due anni, da pochi giorni “riscoperto” dai giornalisti e che “impazza sul u’èbb” :

    http://www.panorama.it/panorama-tv/curiosita-video/cinesi-scoprono-e-picchiano-rom-borseggiatrice/

    la “Zingarella” (minorenne, vestita da valletta televisiva, ma tant’è …) prova a derubare due donne cinesi che reagiscono … insomma : niente Maschi-e/o-Bianchi-e/o-Occidentali per il ruolo tradizionale di Cattivi Violenti !

    • MOI says:

      Altro mondo, le Cinesi: interpretando il pianto della “zingarella” come “finto” e “strategico” si irritano intensificando gli smatafloni … e glielo dicono pure in faccia !

      • PinoMamet says:

        Mi pare che perlomeno la cinese con la camicetta gialla conosca un po’ di kung fu (o la applichi senza conoscerlo, chissà).

  9. Moi says:

    Mah, piegare un braccio dietro tirando una spalla potrebbe averlo appreso (pure meglio ;) ) facendo un po’ di lotta coi fratellini da piccola … più che altro c’è un forte senso di “solidarietà” (parola purtroppo sputtanatissima …) fra Cinesi e comunque s’incazzano con lei in quanto borseggiatrice e NON in quanto “ZìngaLa” ;) .

    • PinoMamet says:

      Mmm io facevo la lotta e non ho appreso niente, invece quella presa lì, così precisamente eseguita (anche se facilissima, per carità) è proprio una roba da “applicazione di qin-na del corso di taijiquan”
      (che poi sono tutte robe facilissime, solo insegnate- si spera- bene).

    • PinoMamet says:

      Riguardando bene, non la applica per niente bene, e la “zingara” avrebbe potuto liberarsi facilissimamente…
      forse hai ragione tu!

    • PinoMamet says:

      Invece, per la rubrica “pirinesia” o “pirinità” (come si dice?), secondo me quella che grida, all’incirca, “ha rag-gione, cuesto ti meriti” è la possibile complice…

  10. Moi says:

    @ MIGUEL

    Il Romanì è una lingua che “incentiva” idioletti e neologismi, tipo lo Yiddish ?

    Non so perché, ma ho questa impressione … “colpa” ;) di Moni Ovadia ? ;)

    • Non saprei. Certamente è pieno di prestiti da altre lingue.

    • Peucezio says:

      In che senso “incentiva” idioletti e neologismi?
      Piucchealtro è portata in alcuni casi a fondersi con le lingue autoctone (v. il caso del caló in Spagna), assorbendone i morfemi grammaticali e mantenendo il proprio lessico e, allo stesso modo a esportare elementi di tale lessico in linguaggi gergali o colloquiali sempre della lingua autoctona.
      Ma bisogna dire che il caso spagnolo è particolare, perché lì il livello di integrazione con la società autoctona, specialmente nel sud, è stato profondissimo, al punto che il folclore e l’immaginario popolare ne sono stati influenzati in modo determinante: è come se in Italia gli spaghetti e le canzoni napoletane fossero stati inventati dagli zingari.

      Per il resto, anche sul piano lessicale, per forza di cose è ricettiva, come dice giustamente Miguel, come è inevitabile per una lingua parlata da una minoranza che vive in mezzo ad alloglotti. Ma tenuto conto di questa condizione, il nucleo di base indoaria del lessico rómani (e anche delle strutture morfologiche) direi che si è mantenuto anche molto bene. Il rómani è di fatto un dialetto indiano moderno (non diversissimo dall’hindi, anche se immagino non ci sia mutua intellegibilità) con apporti lessicali europei, in particolare slavi e, in misura minore, greci.

      • PinoMamet says:

        In questo link, la suddivisione migliore delle lingue “zingare” che ho trovato fino a ora:
        http://www.arivista.org/riviste/Arivista/376/La%20lingua%20dei%20Rom.pdf

        (a pag. 68 uno schema della divisione dei dialetti dei Rom europei, molto più vasta ed elaborata della divisione rom-sinti che in Italia conosciamo tutti).

        • Peucezio says:

          Questo è fatto molto bene, mi pare un’ottima introduzione.

          Una cosa che colpisce del ròmani (ma credo accada qualcosa di simile anche nelle lingue indiane moderne) è come un sistema flessivo si sia trasformato in agglutinante (di solito accade il contrario).

      • PinoMamet says:

        Rispetto all’ hindi, il romanes o romanì ha mantenuto tutta la coniugazione dei verbi al presente indicativo, che in hindi è sostituita da una perifrastica (“sono facente”…)

  11. Mi accorgo soltanto ora di questa cosa, ed è per questo che scrivo.
    Ho letto anche qualche commento, e leggerò il resto più tardi. Però credo, qua dentro, di essere l’unico (a parte naturalmente Miguel) che lo zio Becir lo ha conosciuto di persona. E non mi riesce dire altro. Del resto, che cosa potrei dire che Miguel non abbia già detto. Ricordi di cose viste, e di cose raccontate; come lo zio Becir che si divertiva come un matto persino sul barcone, o sul motoscafo -non ricordo-. Sono certo che sul barcone che lo starà portando da un’altra parte (che sia il nulla, il lautes Nichts di Goethe o un qualche paradiso dei tanti sul mercato), si divertirà come un matto lo stesso. Gli vada un abbraccio, per quello che può valere.

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